Il Crimine Perfetto contro la Santa Trinità

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Per conoscere quale sia questo crimine dobbiamo prima riflettere e capire e accettare nella nostra vita carnale e spirituale quale sia l’Assoluto degli Assoluti, l’Amore degli Amori e da questa contemplazione la nostra umana coscienza, unendo la nostra intelligenza, lo spirito e la volontà, immediatamente individuerà quale atto compiere per peccare in modo radicale e altrettanto assoluto contro il primo comandamento.

La risposta alla domanda l’abbiamo da P. Pierangelo Sequeri, classe 1944, teologo milanese di fama mondiale, attuale Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, nella sua conferenza data il 10 maggio scorso al convegno su Paolo VI organizzata dall’Università Cattolica di Milano e riprodotta in intero su Avvenire e accessibile qui in tutta la sua interezza, lettura che consigliamo di fare calorosamente a tutti i nostri utenti:

La prima Parola della vita, l’assoluto di tutti gli assoluti, il fondamento di tutte le possibilità e le giustizie dell’amore, si lascia intendere alle nostre orecchie e ai nostri sguardi quasi increduli, come generazione del Figlio. Quella che definisce l’increata disposizione della vita di Dio e interpreta l’amore creativo di Dio per la vita….

 … la generazione del Figlio – che … è un dogma vero, se mai ce n’è uno che qualifica la singolarità della fede cristiana – è un principio che va più generosamente svolto, se si vuole venire a capo dell’enigma e del mistero dell’amore. La beatitudine di Dio è felicità della generazione (e amore che non ripiega semplicemente su sé stesso, ma si effonde come Spirito). Di qui procede, verosimilmente ogni amore e ogni giustificazione dell’amore

Continua l’autore riferendosi al matrimonio: “La responsabilità dell’amore reciproco e quella della generazione filiale sono intrinsecamente unite: si comprendono nella loro correlazione, si definiscono nella loro armonizzazione, si sostengono nella loro alleanza. Lungi dal mortificarsi a vicenda, devono esaltarsi nella dinamica della loro storia familiare. Rimane però il fatto che, a rigore, la generatività dell’amore definisce, qui, la giustizia dell’attrazione di eros che vi si iscrive e la modulazione del pathos affettivo che la sostiene. La vocazione generativa, qui, è il principio unificante dell’affezione che articola l’intera storia coniugale-familiare, giustificandone la bellezza e la benedizione

Una risposta alla quale ci identifichiamo completamente anche perché, esattamente nello stesso contesto di riflessione sugli insegnamenti di Humanae Vitae, avevamo espresso una simile posizione cattolica  più di tre anni fa , il 30 gennaio 2015, discutendo e commentando una disputa tra P. Fessio s.j e Andrea Tornielli, circa il fatto di sapere se fosse più grave un atto contraccettivo o un atto abortivo, e che suggeriamo con forza di rileggere qui in extenso.

Dopo aver ricordato l’insegnamento della Chiesa affermammo con sicurezza che: La Chiesa si indirizza primariamente alle coppie cattoliche che vivono del Sacramento del Matrimonio e dice loro che il loro fine è di continuamente dilatare ed arricchire la famiglia di Dio: questo è un insegnamento di cui tutti i padri di famiglia si devono impregnare e cioè che la vocazione prima del vivere il sacramento del Matrimonio è quello di dare giustizia all’infinita Gloria di Dio cooperando alla creazione di nuove anime di santi che Lo loderanno per tutta eternità

Già all’epoca avevamo espresso e messo il dito su quel che è il crimine perfetto contro l’umanità e contro la Trinità e che risiede nello spirito e negli atti contraccettivi: “Avere uno spirito contraccettivo, cioè una mentalità che per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano, è essere proprio nel peccato il più assoluto al quale si possa immaginare: è proprio un atteggiamento satanico intrinsecamente ingiusto e vizioso, frontalmente contro i primi Tre Comandamenti.”

Padre Sequieri si chiede “come mai, nella pur generosa e pertinente ripresa sentimentale della eloquenza delle metafore nuziali, e persino erotiche, del simbolismo d’amore che illumina la relazione appassionata e struggente di Dio per il suo popolo, questo primato dogmatico della generazione del Figlio rimanga oscurato.”

Questa sua domanda desidero farla mia e condividere con voi, cari utenti, alcune riflessioni da essa causata. Concordo con lui che “un qualche eccesso di innocente contaminazione romantica, nell’illustrazione dell’analogia trinitaria e cristologica, chiede forse di essere sorvegliata più riflessivamente” è incidentale in questa negligenza della teologica cattolica quando tratta della materia, malgrado il linguaggio sponsale sempre usato nelle Scritture e spessissimo nelle espressioni dei Santi i più mistici riconosciuti dalla Santa Chiesa.

Eppure, lo sappiamo tutti, il paradiso di Abrahamo è il contemplare la sua discendenza più numerosa delle stelle visibili nel cielo, mentre l’inferno è l’essere limitato dalla e nella propria sterilità: chi tra di noi ha sperimentato nella propria carne la visione della propria numerosa discendenza, sa quanto questa sia un’esperienza mistica molto concreta del paradiso cioè di Dio.

Ma, allora, come mai la “brava” gente è esasperata dal crimine dell’aborto ma non si rende conto che la mentalità contraccettiva è ancora più peccaminosa di tutti gli aborti del mondo messi assieme?  Come mai la stessa “brava” gente non si rende conto che non onorare concretamente il padre e la madre è molto più peccaminoso che non soccorrere tutti gli sconosciuti del mondo? Come mai la “brava” gente non si rende conto che non essere perfettamente pio nella liturgia divina sia molto più peccaminoso che il furto dei poveri di tutti i possidenti del mondo?

A che serve per vivere con Dio non abortire se si ha una mentalità contraccettiva? Ad occuparsi degli infermi anche del mondo intero se non ci si occupa dei propri genitori? A lavorare per la giustizia sociale se non ci si occupa di quel che è dovuto a Dio?

E le discussioni e le preoccupazioni di troppi cattolici laici e della gerarchia stanno lì a contare metri e a pesare quantità, tra piccoli peccati e grandi peccati, a cercare quali potrebbero essere le regole per passare per il rotto della cuffia, per forzare la cruna dell’ago malgrado il cammello: francamente, quanto poco sarebbe interessante vivere in una chiesa farisaica di questo stile. Certo, con giustezza, anche se, onestamente, un po’ sfasato con il momento storico e le oggettive contingenze del popolo cattolico, Papa Francesco lotta contro lo gnosticismo e il pelagianesimo che potrebbe essere presente nella Chiesa odierna, ma lo fa al rischio molto costoso di reintrodurre involontariamente il farisaismo: una Chiesa dove si vada a pulire i piatti e filtrare i moscerini mentre in realtà si mangia roba scadente, una Chiesa dove si vanno a cercare mille ragioni per liberarsi con buona coscienza dall’obbligo di accudire i genitori, di essere fedeli al coniuge, di essere fertili nel matrimonio, di convertirsi per davvero e così poter comunicarsi alla Tavola con buona coscienza.

Concretamente, la difficoltà per comunicare correttamente su questo piano ha l’origine profonda nella grossolanità della nostra vita spirituale: chiaramente avere lo spirito contraccettivo ferisce l’intimo stesso della relazione trinitaria non realizzando nella coppia umana l’eterna generazione del Figlio, di conseguenza impedendo intrinsecamente lo Spirito di spirare dal Padre e dal Figlio negli sposi come Dio vuole; chiaramente l’aborto, abominio degli abomini, trucidando l’innocente nel ventre di chi dovrebbe proteggerlo per propria natura, non impedisce però l’atto generatore di Dio, ma limita il crimine da creatura a creatura prendendo il posto di Dio.

Ritorniamo un poco alla riflessione del post precedente a questo: l’atto contraccettivo e la sua mentalità sono un’omissione,  sono un non voler sposare l’azione di Dio per renderla attuale nel reale; l’assassinio dell’aborto è un atto malvagio che vuole stoppare l’azione di Dio già attuale.

La prima concerne il passaggio dalla potenza all’atto dell’Opera di Dio, cioè la potenza generativa di Dio stesso, quel che ne fonda l’infinità e l’onnipotenza, l’assoluta giustizia e perfetta misericordia, che sono quel che caratterizzano Dio nella Sua essenza la più profonda; la seconda tenta di frenare quel che è già generato: è grave, ma non intacca quel che fa l’intimo della natura divina.

Ma allora, perché è così difficile percepire l’orrore della prima a paragone della seconda?

Il fatto è che solo l’uomo spirituale può vedere la suprema gravità della prima, l’uomo carnale, anche se di buona volontà, senza la Grazia di Dio percepisce solo la seconda e considera la prima poco rilevante.

Bisogna dire che in queste materie la gravità dell’atto corrisponde alla responsabile colpevolezza personale solo proporzionalmente all’attuale vicinanza di Cristo con il peccatore: in altre parole, chi non vive profondamente della vita di Cristo non può vivere nell’intimità della Trinità e non può percepirne la profonda generosità generativa, ma non conoscendoLa bene non può amarLa e desiderarLa e, come conseguenza, i suoi atti e atteggiamenti contraccettivi benché oggettivamente orribili, non possono essergli tenuti in rigore come colpa ma va da essere perdonato “perché non sa quel che fa” (cf. Lc 23, 34).

Questo è forse il più gran miracolo e la manifestazione la più magnifica della Misericordia divina: mentre noi ci indaffariamo a non peccare secondo la nostre proprie idee e opinioni, correndo dietro mulini a vento o cercando di rotolare i macigni di Sisifo, occupandoci così di peccati spiritualmente grossolani che ci limitano, gustando le regolari vittorie di Pirro su di essi dandoci l’impressione di essere dei “bravi” cristiani , in realtà non ci occupiamo per niente o ben poco di quel che realmente urta la natura stessa la più intima della Trinità e che è spiritualmente il più sottile e divino, Lui già ci ha perdonato, già ci ha liberato dalla colpevole e criminale responsabilità di aver scelto di omettere di pregare con Lui a Getsemani.

La missione della Chiesa è una, la Salus animarum, cioè il condurci in  Paradiso, il farci entrare nella grande Liturgia apocalittica: questo non è solo un obiettivo escatologico ma è una necessità attuale e a ciscun di noi contemporanea; la Chiesa ha il ruolo di indurci ad essere sempre più coinvolti nella vita stessa di Dio già adesso, hic et nunc, perché non c’è un cambiamento di natura tra la vita in questo mondo e quella in paradiso, ma un suo perfezionamento divino: chi non vive già di Cristo non Vivrà in Cristo, chi vive più vicino alla Santa Trinità Vivrà più Vicino alla Santa Trinità, chi già vive nella letizia Vivrà nella Letizia.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, For Men Only, Simon de Cyrène

79 replies

  1. Come è che capisco tutto e sento dentro di non intendere nulla? La ragione è pronta. Lo spirito è ancora lontano. Anzi, ancora più lontano. Sono molto simile all’immagine che apre questa meraviglia terribile d’articolo
    Per ora non aggiungo altro. Grazie Simon.

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  2. Serie di riflessioni molto interessanti.

    “A che serve per vivere con Dio non abortire se si ha una mentalità contraccettiva? Ad occuparsi degli infermi anche del mondo intero se non ci si occupa dei propri genitori? A lavorare per la giustizia sociale se non ci si occupa di quel che è dovuto a Dio?”

    Giuste domande che impongono un esame di coscienza.

    Quanto alla gravità della mentalità contraccettiva e agli atti che questa mentalità generano, né è una riprova la stessa azione del Maligno.

    Non è forse lui che da sempre è oggi più che mai, ha sobillato l’Uomo affinché la dimensione procreativa fosse disgiunta in toto dalla sessualità?
    Non ha forse sradicato nella mentalità del mondo, la giustificazione dell’eros (voluto Dio) relegandolo a pura e semplice concupiscenza?
    Lo stesso attacco diretto alla famiglia non mira forse a impedire la possibilità che l’uomo compartecipi alla creazione di nuovi Santi Figli di Dio?
    E lo scimmiottare di improbabili e inevitabilmente sterili pseudo-famiglie mai neppure considerate tali un tempo, da dove viene?

    Ultima nota a margine:
    “Papa Francesco lotta contro lo gnosticismo e il pelagianesimo che potrebbe essere presente nella Chiesa odierna, ma lo fa al rischio molto costoso di reintrodurre involontariamente il farisaismo…”

    Strano, io ho proprio l’impressione contraria, infatti i tanti cattolici che lo vedono come fumo negli occhi, sono proprio coloro che temono di vedersi sottrarre tutte quelle “regole” su cui poggiava o le proprie certezze.

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    • Bariom le certezze dei cattolici che criticano papa Francesco non poggiano sulle regole ma esattamente il.contrario: le regole che non vogliamo che siano cambiate o adattate al mondo moderno ( che poi sono I dieci comandamenti, la Legge, non uccidere, non commettere adulterio,non rubare, non desiderare la moglie o.la roba degli altri)poggiano sulle certezze o almeno su una certezza :la Legge divina , pur se espressa in regole e’amore e porta alla felicita’mentre la trasgressione e’menzogna e porta all’infelicita’.
      La falsa misericordia del giorno d’oggi deriva dal falso assioma sessantottino:vietato vietare.
      Oggi I farisei e il fariseismo si mostrano proprio con la faccia della falsa misericordia e del vietato vietare.
      Per questo l’Humanae vitae e’cosi’attaccata cosi ‘come fu attaccata quando usci’, in un clima ecclesiale in cui.lo un certo sedicente “spirito del Concilio”aveva fatte proprie le false.ideologie sessantottine.
      L’inizio della contraccezione accettata socialmente, l’inizio dell disgiunzione fra sesso e procreazione, l’inizio della (non) morale sessuale ch e oggi.imperversa ha inizio con l’inganno della “liberazione” sessuale . Io mi ricordo gli anni settanta , in cui ero una ragazzina. Gli stessi cattolici, entusiasti scambiavano l a “liberazione” come la proponeva il.mondo come qualcosa di positivo. Io mi ricordo che al.liceo noi ragazze gua’cominciavamo a prendere la pillola. Anche le cattoliche.
      Questo ottimo articolo di Simon, ci apre gli occhi sul grande inganno. Non solo liberta sessuale, sesso precoce contraccezione, aborto, non liberano.l’uomo ma lo.rendono schiavo.
      Se ora io faccio parte dei definiti “rigidi”da papa Francesco.perche’ si attengono alla regole, perche’non vogliono mutare di uno.Iota la Legge.
      e’perche’ho vissuto sulla mia pelle.cosa significa “trasgressione”e quanto porta lontano da Dio.
      Dunque non sono le certezze dei cattolici fedeli che si basano sulle regole , ma sono.le regole che ci sono state tramandate che si basano sulla Verita’
      Pensateci quando vi ostinate a dare dei “farisei”ai critici dell’odierno andazzo.

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      • Cristina.

        Concordo con Bariom nel ricordarti che prima di questo Papa, ma dopo il 68, se ne sono susseguiti altri e non è certo l’ultimo che possa riassumere le presunte responsabilità di tutti.
        Inoltre ricordo che il 68, come ogni grande movimento sociale umano, non è certo nato dal nulla ma è stato lungamente preparato nella società. In realtà i movimenti di “ribellione” rispetto alla morale sessuale cristiana sono nati già dal 1800.
        Evidentemente non tutto era così chiaro, nel modo comune di considerare la sessualità per i cattolici, se poi c’è stato bisogno di HV per chiarirlo, e se così tanta presa ha avuto la c.d. rivoluzione sessuale anche tra i cattolici.
        E’ possibile che nella vita di tutti i giorni tra i preti ed i parroci ( nelle omelie e confessioni ) le famose proprietà unitive e procreative non fossero così ben spiegate e si preferisse tagliar corto verso indicazioni semplici e dirette e non così sofisticate come si evidenzia nella HV, con la conseguenza che il sesso nei discorsi comuni (che poi sono quelli che contano) è stato per secoli “demonizzato”.
        Personalmente trovo che su tutto il tema della rivoluzione sessuale si abbia una visione troppo orientata a giudicare il presente, che non tiene conto del percorso attraverso il quale si è arrivati a certe cose. Anche la tua testimonianza ha valore solo perchè tu ti rendi conto dei danni fatti a te stessa, ma te ne rendi conto perchè ci sei passata. Immagina se a leggere un discorso radicale come il tuo fossi stata te stessa 30 anni fa. La vecchia “Cristina” . Lo avresti ascoltato ? Probabilmente lo avresti respinto con sufficienza.

        Per quanto riguarda le c.d “regole” che ci sono state tramandate, ti ricordo che anche i comandamenti hanno bisogno della Chiesa per essere tradotti in pratica.
        “Non Uccidere”, per esempio, se fosse preso alla lettera , escluderebbe la possibilità di legittima difesa (propria ed altrui).
        E lo stesso vale per altri comandamenti, che indicano una strada ma vanno letti alla luce delle “istruzioni per l’uso” che la Chiesa progressivamente da ed approfondisce, anche adeguandole ai fatti nuovi della società.
        Per esempio sul fine vita la necessità di discriminare accanimento terapeutico dall’eutanasia è relativamente recente. Fino a 100 anni fa, a fronte di certi eventi, semplicemente si moriva e non esisteva quindi la possibilità di alcun accanimento terapeutico. Stessa cosa per quanto riguarda alcuni “divorziarti risposati” di cui si parla in una parte della AL. Casi inesistenti fino a 50 anni fa, quando non esisteva neppure il divorzio civile, e nessuno si trovava nella condizione di subire un divorzio contro la propria volontà.

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    • @bariom e Cristina
      Rispetto alla “nota a margine”.
      Sono cosciente essere stato un tantino elittico, ma lo sono stato volontariamente per evitare una digressione troppo lunga rispetto al corpo del soggetto. Approffitto di rispondervi per meglio precisare il fondo della mia opinione in materia:
      (a) la tentazione “gnostica” secondo me non è specifica al cattolicesimo del XXI secolo, ma riguarda chi cattolico non è e segue le influenze New Age: meglio avrebbe fatto il Santo Padre di riferirsi a questa corrente di religiosità abbastanza pervasiva culturalmente. Gnostico non vuol dire un gran che nel 2018.
      (b) anche il riferirsi al pelagianesimo è, secondo me, come dare un colpo di spada nell’acqua, in quanto sfido chiunque identificarsi con questa eresia di quasi due milenni fa. Molto più parlante sarebbe stato di parlare di giansenismo (o neo-giansenismo se proprio si deve): questa eresia di Port-Royal, reazione al protestantesimo, ma, in fin dei conti, molto “protestante” anch’essa, è quel che impedisce tanti cattolici di vivere nella semplice gioia dell’incontro con Cristo.
      (c) rispetto al farisaismo, dobbiamo renderci conto che esso ha due faccie, come le medaglie, che Cristo ha condannato in quanto tale. Mi spiego: da una parte il farisaismo obbliga a seguire scrupolosamente regole precise per essere “giusto” di fronte a Dio; ma da un’altra parte le stesse regole erano usate per evitare di dover applicare le “vere” regole di Dio (esemplare quando Gesù critica l’alibi di “consacrare” il proprio denaro al Tempio per non dover sovvenire ai bisogni dei genitori). Per questo Gesù li chiama ipocriti: utilizzano formalmente la legge per autogiustificarsi e, al contempo, autoassolversi dai loro veri doveri.
      (d) Papa Francesco criticando i “pelagiani” condanna implicitamente la prima faccia della medaglia farisaica, ma dimentica la seconda. Anzi, il suo approccio molto pastorale, quasi tenterebbe sempre di trovare scusanti al non adempimento dei propri doveri dell peccatore (il “misericordismo” che gli è rinfacciato) , in un certo qual modo, potentialmente ed involontariamente, chiudendo un occhio sulla seconda faccia del farisaismo, che è l’”autoassoluzione”.
      (e) il risultato è che tutta l’ala “progressista” della Chiesa si sta facendo fagocitare da un atteggiamento profondamente farisaico: sarai salvato se ti occupi dei migranti, anche se non vai a messa o se sei un divorziato risposato inducendo uno stile di ragionamento “mercantile” nella relazione con Dio, il Quale, invece, vuole tutto da noi e non scambi di “buoni” procedimenti.
      (f) ovviamente questa non può essere l’intenzione del Santo Padre stesso, ma è comprensibile che alcuni cattolici, forse influenzati, magari senza colpa loro, da forme contemporanee di giansenismo, risentano il “misericordismo francescano” come l’ultima “versione” degli atteggiamenti farisaici finalizzati a non dover fare quel che si deve fare e cioè quel che Dio vuole che si faccia come ce l’ha insegnato.
      In Pace

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  3. @Cristina, lascia stare il “vi”, io non mi inserisco in nessuna “corrente” e non ho dato del “fariseo a nessuno”.

    Ho parlato di coloro che vedono il Santo Padre come “fumo negli occhi”.
    Tu sei una di questi? Forse si visto che intervieni come chiamata in causa.

    Sul resto sulle Regole, la Verità, la Legge, sull’abbandono progressivo delle stesse che oggi è la triste continuazione di ciò che è avvenuto nel ’68, sul senso dell’articolo qui in oggetto (che mi pare di aver apprezzato e sostenuto nel mio commento o sbaglio?), non ho nulla da aggiungere a quanto dici.

    Sul giudizio verso il Santo Padre, che più di una volta sconfina in giudizi inamissibili rivolti alla Figura come alla Persona (e non parlo di te che se lo hai fatto è un serio problema tuo…), che va ben oltre la filiale critica di questa o quella iniziativa, forse non ci troviamo d’accordo.
    Ti senti “giudicata” da Papa Francesco? Domandati perché.
    Senti talvolta le sue parole come un attacco personale? Domandati perché.

    Oppure non ne fai una questione personale (ma sei tu che ti sei schierata tra i “rigidi” definiti da Papa Francesco), ma temi il Santo Padre ci porterà al “disastro” (come fosse possibile che Dio lo permettesse).
    Però non esiste “rigidità” o piena osservanza alla Legge che abbia concreto valore, se si è in profonda discomunione con Pietro.

    Se oggi ci troviamo come ci troviamo, e a partire dal ’68 (tanto per dare una data) o per “colpa” del CVII (cosa su cui assolutamente dissento) e non mi risulta allora ci fosse Papa Francesco e abbiamo avuto decisamente Papi di grande levatura, forse dovremmo (anche) farci domande diverse e darci risposte diverse, che interrogano tutti personalmente invece di additare sempre colpe e colpevoli al difuori di noi.

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    • Quanto ti sbagli Bariom!
      Io mi sento giudicata ( e voglio essere giudicata) da Dio e da Cristo non da papa Francesco e mi importa fare la volonta’ di Dio e seguire l’ insegnamento di Cristo. I papi non sono Dio e non sono Cristo, sebbene nel caso di Papa Francesco si tenda ad una “ papolatria” che mette in primo piano la figura del Papa piuttosto che quella di Dio e di Cristo. Una papolatria che non c’ e’ mai stata prima nella storia millenaria della Chiesa.
      A me non importa nulla se Papa Francesco mi definisce “ rigida” se seguo la Legge , sono problemi suoi non miei. Lui odia e disprezza i cattolici che seguono i Comandamenti di Dio ? Problemi suoi , ne dovra’ render conto lui a Dio del suo atteggiamento. Se poi col suo atteggiamento porta invece che alla salvezza alla perdizione le anime , se la dovra’ veder lui, papa Francesco, col Padreterno.
      Per esempio l’ ultima notizia e’ che Papa Francesco avrebbe detto a un vittima di Karadima: Dio ti ha creato gay e ti ama cosi’ come sei.
      Non so se sia vero. Se fosse vero il problema e’ suo di fronte a Dio, di Papa Francescose insegna questo. Come suo d’ Il problema se dice altre cose non esattamente in linea con la dottrina cattolica( vedi interviste con Scalfari) .

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      • Ma sei Giacomo o Cristina? (o un giacomo che si sente una Cristina?)

        “Lui odia e disprezza i cattolici che seguono i Comandamenti di Dio ?”

        Questa affermazione invece è tutta un problema tuo… anche tu come tutti, te la vedrai con il Padreterno.

        Ti saluto.

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  4. Cito :
    “Già all’epoca avevamo espresso e messo il dito su quel che è il crimine perfetto contro l’umanità e contro la Trinità e che risiede nello spirito e negli atti contraccettivi: “Avere uno spirito contraccettivo, cioè una mentalità che per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano, è essere proprio nel peccato il più assoluto al quale si possa immaginare: è proprio un atteggiamento satanico intrinsecamente ingiusto e vizioso, frontalmente contro i primi Tre Comandamenti.”

    Mi limito ad osservare che il termine contraccettivo deriva da “contro accettare” , quindi non accettare. Quindi non significa “non dare” a Dio, ma non accettare la volontà di Dio, che essendo buono è una volontà “buona”, un regalo quindi. Si tratta di non accettare i doni di Dio, non di rifiutarsi di dargli qualcosa. Non mi risulta che Dio abbia bisogno di noi più di quanto noi abbiamo bisogno di lui. Anche il “dare gloria a Dio” è funzionale al nostro completamento spirituale, al sentirci uniti a lui e quindi felici, a meno di non pensare che Dio abbia “bisogno” di essere glorificato da noi. Si tratta di uno scambio reciproco, dove però il vero bisognoso è l’uomo, più che Dio.

    Cito:
    “A che serve per vivere con Dio non abortire se si ha una mentalità contraccettiva? Ad occuparsi degli infermi anche del mondo intero se non ci si occupa dei propri genitori? A lavorare per la giustizia sociale se non ci si occupa di quel che è dovuto a Dio?”

    Si potrebbe costruire la frase all’opposto :
    A che serve adeguarsi completamente ai dettami della HV se dopo , quando si aspetta un figlio, si abortisce ? A che serve occuparsi solo dei propri genitori, e lasciare abbandonati a se stessi tutti i bisognosi che ci circondando? A che serve occuparsi di quel che è dovuto a Dio se ci si dimentica del prossimo?

    Non credo che nessuna di queste attività sia mutualmente esclusiva, e non vedo perchè debbano essere messe in alternativa. Tutta la vita di Gesù , descritta nel vangelo, è stata un “et” “et” , pregare ed agire, meditare e soccorrere. Si tratta di dare un tempo a tutto. D’altra parte anche Gesù parlando del Sabato (dedicato a Dio) diceva : “Chi di voi , dice loro, vedendo cadere il proprio Bue, ovvero Asino dentro una fossa in giorno di Sabato , non corre subito per trarnelo?”

    Mi sorge una domanda spontanea per Simon : E’ più peccatore colui che utilizza il preservativo ma che, in caso di rottura accidentale e conseguente gravidanza, decida di NON abortire, oppure colui che non faccia uso di alcun preservativo ma che , alla prima gravidanza, decida di abortire ?
    Peccano entrambi, e so che non c’è una “classifica”, ma si può dire che il secondo sia migliore del primo?
    Non pensi che rinunciando ad abortire, il primo dimostri che la sua mentalità contraccettiva era solo apparente, mentre il secondo dimostri che la sua apertura alla vita era solo apparente ?

    Salve.

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    • Domande magnifiche queste. Bravo. Ho fatto ragionamenti molto simili.

      In effetti la mentalità contraccettiva vera e propria conduce all’aborto, in genere.

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    • Caro ML,

      (1) Mi pare ovvio dal testo stesso che questo “dare” a Dio è accettare, e non frenare, l’atto di creazione che fa passare dal non essere all’essere la nuova vita; per giunta i nuovi possibili santi a cui mi riferisco sono questi bambini da lasciar creare da Dio e il cui fine è a gloria di Dio. Ovviamente Dio non ha “bisogno” che lo glorifichiamo, Lui che è “perfettamente glorificato” in Cristo, ma Dio è in tutto sovrabbondante, anche nella gloria che riceve da noi ad opera dello Spirito Suo.

      (2) No, quella frase non può essere detta in senso opposto, se non da persone superficiali: i due aspeti non sono simmetrici, infatti mentre chi adora Dio con profonda carità per forza deve occuparsi de prossimo, il contrario non è sempre vero; così anche chi si occupa dei genitori con reale carità si occupa per forza della famiglia, poi degli amici, evia via fino ai bisognosi; e chi davvero rfiuta la mentalià contraccettiva per forza non abortirà, mentre il contrario non è per forza vero.

      (3) Quindi non sono esclusive nel senso che chi da a Dio ciò che è di DIo, si occupa dei genitori e non ha un atteggiamento contraccettivo ingloba per forza la giustzia verso gli altri, la carità verso gli infermi e il rifiuto dell’aborto. Ma non sono simmetriche visto che il contrario è possibile come lo consttatiamo quotidianemente.

      (4) L’esempio che tu dai è stato discusso nell’articoloetto qui sopra e nella refernza a quell’altro articolo di tre anni fa: strano che tu non abbia trovato la risposta. E certamente concordo con te: infatti chi viveva contro Dio vivendo di uno spirito contraccettivo si è convertito accettando la nuova vita, mentre nel secondo caso avevavmo solo un ipocrita o un ideologo che non ha resistito di fronte alla realtà.

      In Pace

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      • “infatti chi viveva contro Dio vivendo di uno spirito contraccettivo si è convertito accettando la nuova vita“

        Ma se era già convertito, nel senso che non avrebbe mai e poi mai abortito? Lo spirito contraccettivo, quando è tale per davvero, porta all’aborto.

        Io concordo con Ml nel dire che nel caso descritto sopra lo spirito contraccettivo è solo apparente.

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        • Non è apparente: veramente si oppone al movimento proprio della Trinità nella generazione del Figlio, ma non aggiunge al primo crimine un secondo: tutto qui.
          Ad esempio un persona può voler commettere un crimine, uccidere un nemico personale, ma non voler rubargli i suoi averi una volta ucciso per rispetto degli eredi: questa “delicazezza” non rende il suo primo crimine una cosa buona pertanto, nè gli toglie nessuna responsabilità.
          In Pace

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          • Simon, tu scrivevi

            “Avere uno spirito contraccettivo, cioè una mentalità che per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano, è essere proprio nel peccato il più assoluto al quale si possa immaginare”

            E io osservavo semplicemente che chi ha una mentalità che “per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano“ finirà per cercare l’aborto. Il discorso mio e di Ml64 era tutto lì.

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            • Certo, chi ha una mentalità contraccettiva finirà forse per cercare l’aborto, ma non tutti coloro che abortiscono hanno per forza sempre una mentalità contraccettiva.
              In Pace

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              • “chi ha una mentalità contraccettiva finirà per cercare l’aborto”

                E infatti questo era il nostro punto, cioè che laddove uno o una non cercherebbe mai l’aborto non vi è certamente quella mentalità di negare per principio il diritto di Dio di avere nuovi possibili santi che Lo glorifichino.

                Cioè, è difficile sentire che, ad esempio, una donna che sarebbe la vita per salvare il proprio figlio che ha nel grembo, abbia una mentalità contraccettiva solo perché di fatto, magari, quel figlio è stato concepito nonostante la contraccezione.

                “non tutti coloro che abortiscono hanno per forza sempre una mentalità contraccettiva”

                Vero anche questo, anche se è abbastanza raro.

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                • Il caso di donne con spirito contraccettivo che si ritrovano incinte è molto comune contrariamente a quel che affermi. Leggi la mia risposta quando ti ho dato l’esempio del criminale assassino però non pronto a defraudare la vedova.
                  Non mi far ripetere le cose e ricominciare i tuoi girotondi illogici per favore.
                  In Pace

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                • “Il caso di donne con spirito contraccettivo che si ritrovano incinte è molto comune contrariamente a quel che affermi. ”

                  Si, ma come ti avevo detto, chi ha uno spirito contraccettivo vero e proprio, cioè quello che “per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano”, in genere finisce col cercare l’aborto, ed è sicuramente più raro che una persona che non ha quello spirito contraccettivo abortisca, sebbene non sia impossibile.

                  “Leggi la mia risposta quando ti ho dato l’esempio del criminale assassino però non pronto a defraudare la vedova.”

                  Sono due cose diverse, perché lo spirito contraccettivo, quando è tale, porta all’aborto (come ammesso anche da te nel post sopra), uccidere un nemico e derubare la vedova sono due cose più slegate, non è un caso dove l’uno porta all’altro come nel caso della mentalità contraccettiva.

                  Nessun girotondo illogico in quello che abbiamo detto io e ML65. Per me comunque il discorso si chiude qui.

                  P.s: nel post precedente è “darebbe la vita”, non “sarebbe”.

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                • Ultima risposta che ripete quel che ti ho già detto: il crimine della contraccezione non implica sempre quello dell’aborto, come quello dell’omicidio non implica sempre quello del furto.
                  Se non hai capito che sono crimini su due piani diversi ti invito a rileggere l’articolo qui sopra.
                  E adesso mi hai fatto fare un girotondo di troppo e la chiudo qui con te.
                  In Pace

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                • Non mi par di aver capito molto bene dove i pensieri miei e di Antonio collimerebbero in toto, non vorrei che avesse dato per scontati alcuni miei pensieri.
                  In ogni caso è certamente vero che , al di la della teoria e della teologia, sia tra i cristiani che tra i non cristiani il caso di persone che, pur facendo ricorso alla contraccezione, una volta concepito un figlio poi lo accettino (senza ricorrere all’aborto) è un caso molto diffuso. I figli di un “errore” di contraccezione sono molti, soprattutto in coppie comunque stabili.
                  Di fronte al fatto compiuto , infatti, emergono tutti quegli istinti (che per un cristiano sono stati iscritti nel cuore dell’uomo e della donna da Dio) che fanno si che quella che sembrava una decisione scontata (aborto) in molti casi diventi prima un dubbio e venga poi mano a mano respinta.
                  Cosa centra questo con la mentalità contraccettiva ?
                  A mi parere la mentalità va misurata sui casi concreti e non sulle ipotesi che poi non sono realmente vissute.
                  Tra l’altro io personalmente , ma non credo di essere così lontano dal pensiero della Chiesa, non mi iscrivo certo al partito di coloro che non vedono l’ora di riempire l’inferno di dannati, forse nella speranza di trovarlo saturo quando sarebbe il loro turno.
                  La visione assai semplicistica di “peccato mortale non perdonato = inferno certo” non tiene conto dell’insieme complessivo della vita di una persona , la quale insieme ad un peccato mortale potrebbe avere fatto mille cose virtuose. L’idea che la vita sia un po come un concorso ippico, dove per vincere devi arrivare per forza con 0 penalità alla fine del percorso, indipendentemente dagli ostacoli magari immensi che hai superato, come si fa ad adattare ad un Dio così sofisticato di aver creato l’universo , i pianeti, le stelle, la vita in genere e centinaia di migliaia di varianti della vita stessa perfettamente in equilibrio tra loro ?
                  E’ evidente che alla fine della vita, verremo giudicati per quanto fatto in tutta la vita , e non soltanto in alcune fasi della stessa. Come dice Papa Francesco, riprendendo San Giovanni della Croce, «Alla fine della nostra vita saremo giudicati sull’amore, cioè sul nostro concreto impegno di amare e servire Gesù nei nostri fratelli più piccoli e bisognosi»,
                  Amare e servire i nostri fratelli più bisognosi, non certo soltanto quelli lontani ma i “prossimi” (figli, genitori, vicini di casa, etc ) e non certo solo col denaro, ma col tempo, l’attenzione , la pazienza , etc etc. Dando quindi la vita.
                  In tutto questo “calcolo” immenso, come si può isolare un singolo peccato , pur grave anche se spesso commesso in modo non totalmente consapevole della gravità e delle conseguenze, senza valutare tutto il resto?
                  Penso che si abbia del giudizio di Dio una visione molto “umana” ed inevitabilmente alterata dal nostro modo limitato di pensare.
                  Io mi limito a considerare che se Dio è il dio della Giustizia (con la G maiuscola) , sarà ben in grado di giudicare ognuno di noi secondo reale Giustizia, tenendo conto del 100% della nostra vita, pensieri parole opere e omissioni, aggiungendo semmai la Grazia (come la Chiesa ha sempre tramandato) e non la severità. Se così non fosse , sarebbe allora inutile ricercare una forma di “logica” (fede e ragione) nella sua azione. Se infatti una “ragione” esiste, essa non può essere contraria alla ragione che la mente umana (che pure è stata creata da Dio) possa percepire come giusta.
                  Se l’obiettivo di tutti i sistemi giudiziari del mondo (che pure sono imperfetti) è quello di pesare con la massima attenzione fatti, aggravanti ed attenuanti, per arrivare ad una sentenza “sartoriale”, cioè ritagliata esattamente sulla responsabilità di ognuno, valutando anche minime differenze tra caso e caso, tanto più la Giustizia di Dio sarà in questa valutazione perfetta, con in più la Grazia, considerando anche che poi la sentenza è “eterna” ….

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                • Caro ML,
                  concordo con te nel dire che è una pena ridurre il discorso di cosa vuole Dio da noi, e cioè il nostro bene perfetto nella Sua glorificazione ad una discussione circa chi sarà punito o premiato.
                  Infatti, nell’articolo qui sopra l’accento è messo su quel che piace a Dio e questa dovrebbe essere la nostra unica preoccupazione: a Dio l’aborto non piace e lo spirito contraccettivo piace ancora meno, quindi da cristiani che amano per davvero il loro Dio ci impieghiamo come possiamo, con tutte le nostre forze a non fare quel che a Lui non piace e a concentrarci su quel che Gli piace e cioè adorarLo nella perfetta obbedienza e amare il nostro prossimo.
                  La problematica del grado di colpevolezza in fin dei conti non è interessante, in quanto a parte poter dare qualche linee generali nessuno a parte Dio è capace di valutare con esattezza quale essa sia nel caso individuale particolare: chi si ferma a questa dimensione è grossolano nella vita spirituale.
                  Concentriamoci sulla bellezza di vivere assieme ai Santi dello Spirito generativo di Dio che è motivante e da figli di Dio adulti e non lasciamoci abbagliare spiritualmente dall’orrore oggettivo dell’opporvirsi nello spirito contraccettivo.
                  In Pace

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                • Simon, grazie comunque per la pazienza nelle risposte…mi rendo conto da solo che spesso la mia è una “teologia”, un po grossolana, se non proprio nella sostanza certamente nei termini… 🙂

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                • “Non mi par di aver capito molto bene dove i pensieri miei e di Antonio collimerebbero in toto, non vorrei che avesse dato per scontati alcuni miei pensieri“

                  Concordavo in particolare laddove dicevi

                  “ E’ più peccatore colui che utilizza il preservativo ma che, in caso di rottura accidentale e conseguente gravidanza, decida di NON abortire, oppure colui che non faccia uso di alcun preservativo ma che , alla prima gravidanza, decida di abortire ?
                  Peccano entrambi, e so che non c’è una “classifica”, ma si può dire che il secondo sia migliore del primo?
                  Non pensi che rinunciando ad abortire, il primo dimostri che la sua mentalità contraccettiva era solo apparente, mentre il secondo dimostri che la sua apertura alla vita era solo apparente ?”

                  In particolare le domande nelle ultime due righe.

                  “Io mi limito a considerare che se Dio è il dio della Giustizia (con la G maiuscola) , sarà ben in grado di giudicare ognuno di noi secondo reale Giustizia, tenendo conto del 100% della nostra vita, pensieri parole opere e omissioni”

                  Se però la valutazione fosse sull’insieme della vita, e fosse l’insieme della vita a determinare la destinazione eterna di un’anima, le conversioni in punto di morte come quella di Rudolf Höss sarebbero inutili, perché una persona sarebbe già condannata.

                  Infatti hai fatto bene a scrivere

                  “aggiungendo semmai la Grazia (come la Chiesa ha sempre tramandato) e non la severità”.

                  In caso contrario varrebbe quanto ho scritto sopra. Poi comunque è insegnamento certo della Chiesa che un solo peccato mortale (cioè commesso con piena colpevolezza) di cui non ci si è pentiti è sufficiente per condannare all’inferno, perciò semmai la Grazia qui non sta nell’accogliere in Purgatorio persone morte in peccato mortale (cosa impossibile) ma semmai nel dargli la possibilità di pentimento e redenzione fino all’ultimo secondo di vita.

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                • Antonio, chi mai commetterebbe un atto, avendo la piena convinzione e consapevolezza che la conseguenza è certamente patire in eterno le pene dell’inferno ? Più che un peccatore sarebbe un folle.
                  Poniamo per esempio un rapporto sessuale prematrimoniale, oggi praticamente diffuso capillarmente.
                  E’ talmente sproporzionata la pena rispetto all’atto in se, che è evidente che nessuno abbia la consapevolezza profonda (che significa certezza) che questo atto lo porti a questa pena.
                  In realtà molti di noi (mi ci metto pure io) agiamo nella vita di tutti i giorni con una consapevolezza spesso limitata e superficiale dei nostri atti, rispetto alle conseguenze per la vita eterna. Altrimenti, tra l’altro, ne saremmo terrorizzati.
                  Come ho detto in un post di qualche tempo fa , ci sono delle cose che non capisco del catechismo , anche se non ho dubbi che siano parola della Chiesa. Tra queste cose c’è certamente questo rapporto un po sproporzionato tra azioni, peccati e pene. Probabilmente perchè sono talmente infarcito di giustizialismo umano, che il metodo di giudizio del Signore (così come l’ho capito) non riesco ad accettarlo. Per questo mi autoconvinco che sia più sofisticato meno legato a fatti contigenti e casuali di quanto possa invece sembrare (muori all’improvviso, non hai avuto tempo di confessarti, hai fatto qualche peccato magari dopo una vita generalmente retta, etc etc..) .
                  So bene che ogni fatto non è casuale, ma allora casi in di questo tipo sarebbe il Signore ad aver predeterminato una morte sanza possibilità di riconciliazione? Non ci arrivo….posso solo dire “Signore abbi pietà di me che sono peccatore”…

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                • Caro ML, se però ci mettiamo nella veste di un vero cristiano, cioè di qualcuno che vuole quel che Dio vuole per amore (caritas) e che, quindi, fa tutto quel che può per obbedirGli, chiaramente peccherà solo venialmente o, nel caso di un peccato oggettivamente grave, non avrà che una responsabilità molto diminuita in quanto lo farà solo per ignoranza o perchè non pienamente libero a causa di circostanze a lui proprie o esterne.

                  Nel caso, tutto teorico, della persona che nell’insieme non ha mai commesso gravi peccati o anche agito piuttosto bene ma proprio in fin di vita commette scientemente e liberamente un atto che sa dispiacere a Colui che è supposto amare di tutta la sua mente, il suo spirito e il suo corpo, allora è chiaro che il suo cuore non è lì dove dovrebbe essere, cioè in paradiso con Dio.

                  Questo lo possiamo constatare anche nelle nostre realzioni terrene: se davvero amiamo qualcuno non facciamo coscientemente niente che non sia per il suo bene, a nessun momento e se lo facciamo allora vuol dire che non lo amiamo realmente che ciò sia dopo qualche giorno, qualche anno o qualche decennio. Ovviamente finchè siamo in vita possiamo sempre chiedere perdono e convertirci per amarlo nuovamente, ma se venissimo a morire prima di tale moto allora dobbiamo avere l’onestà di dire che, in fin dei conti, non amiamo quell’amico.

                  In Pace

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                • Ecco, Ml, ti rispondo ora, sperando che il mio post venga pubblicato, visto che hai scritto delle cose molto interessanti a cui tengo dare una risposta.
                  “Come ho detto in un post di qualche tempo fa , ci sono delle cose che non capisco del catechismo , anche se non ho dubbi che siano parola della Chiesa. Tra queste cose c’è certamente questo rapporto un po sproporzionato tra azioni, peccati e pene. “
                  Si, è lo stesso mio problema.
                  Facevo l’esempio qualche giorno fa del vivere in un ipotetico Stato nel quale c’è la pena di morte sia per chi stermina la propria famiglia sia per chi evade 10.000 euro di tasse.
                  L’esempio è un po’ tirato, però rende l’idea.
                  “Per questo mi autoconvinco che sia più sofisticato meno legato a fatti contigenti e casuali di quanto possa invece sembrare”
                  Sono d’accordo anche io su questo, però con qualche sfumatura diversa dalla tua.
                  Mi spiego: poi scrivi
                  “muori all’improvviso, non hai avuto tempo di confessarti, hai fatto qualche peccato magari dopo una vita generalmente retta, etc etc”
                  E infatti non credo che le cose stiano così. Ma attenzione, non perché sia metafisicamente possibile che qualcuno muoia in colpa mortale (che non significa aver commesso un peccato mortale dal punto di vista oggettivo, ma averlo commesso ed esserne del tutto imputabili) e si salvi. Per un’altra ragione: non abbiamo ancora ben chiaro cosa significhi morire.
                  Sappiamo che la morte vera e propria avviene quando l’anima si separa dal corpo, momento dopo il quale, se si è morti in colpa grave, non è più possibile redenzione.
                  Però non sappiamo quando avvenga minuziosamente questo momento. Un tempo si pensava che nei casi da te citati (incidente, omicidio magari con pallottola alla testa ecc) avvenisse istantaneamente, e quindi non ci fosse tempo per altro.
                  Ma probabilmente le cose non sono così lineari, come ho cercato di spiegare e motivare qui https://pellegrininellaverita.com/2018/03/30/annichilimento-inferno-e-scomparsa-delle-anime/#comment-35001
                  E anche qui https://pellegrininellaverita.com/2018/03/30/annichilimento-inferno-e-scomparsa-delle-anime/#comment-35005 spiegavo e motivavo perché alcune affermazioni della Chiesa sui suicidi non avrebbero alcun senso, se il momento della separazione dell’anima dal corpo, cioè il momento della morte vera e propria, fosse così istantaneo.
                  “So bene che ogni fatto non è casuale, ma allora casi in di questo tipo sarebbe il Signore ad aver predeterminato una morte sanza possibilità di riconciliazione? Non ci arrivo….”
                  Nemmeno io ci arrivo. E infatti non penso che sia così, come ho cercato di motivare.
                  Per la cronaca, nemmeno Santa Faustina la pensava così, come ho mostrato qui https://pellegrininellaverita.com/2018/03/30/annichilimento-inferno-e-scomparsa-delle-anime/#comment-34878 , e lei era un tantino più vicino e intima a Gesù di ciascuno di noi.
                  Quando una cosa ci sembra andare contro il più elementare senso di giustizia (che nonostante il peccato originale ci è stato instillato da Dio stesso e quindi non può essere, in noi, totalmente offuscato e stravolto) ci sono buone probabilità che non sia vera. E l’idea che Dio predetermini una morte senza possibilità di riconciliazione per una persona che commette magari i peccati da te detto sopra mentre allo stesso tempo lascia a carnefici e spietati assassini come Rudolf Höss una lunga vita e possibilità di pentirsi, è certamente parte di quelle cose che il nostro senso di giustizia non può accettare, perché sembrano rimandare ad un Dio arbitrario e calvinista, che se ti ha scelto non scappi dalla Sua amorevole mano nemmeno se hai diretto Auschwitz e hai milioni di vite sulla coscienza, mentre se non sei nella Sua “lista” alla prima occasione dove sbagli “ZAC, GOTCHA!” e finisci nella Gehenna per l’eternità.
                  Un Dio del genere, in effetti, sarebbe facile solo da temere, non da amare.

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  5. Si Simon…ma se dal “non amare” quell’amico derivasse una condanna eterna, diremmo che quello era veramente un “amico” , o piuttosto lo considereremmo un “amico poco amichevole ?”
    E’ un discorso assai più profondo di quello che sembra, quando coinvolge peccati verso Dio (più che verso gli altri, come l’omicidio o altro). Per quale motivo questo “amico” ha bisogno di essere amato ? E’ una domanda che attraversa l’umanità, e che si sono poste molte persone prima di me. Difficile capire tutto…..e dare a tutto un senso, con la mente umana. Difficile capire perchè, se nessuno di noi ha chiesto di nascere e di essere fatto in un certo modo, e se poi l’Amore di Dio è gratuito, poi però comporti un riscontro cosi “obbediente”, Ancora oggi il fior fiore dei teologi si interroga su tanti aspetti della salvezza… io mi limito a confidare (magari un po bambinescamente) sullo sguardo di Gesù Cristo che dice “perdonali perchè non sanno quello che fanno”.

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    • Se noi fossimo come ipotizza ML 65-A solo dei bambinoni ignoranti che fanno il male ingenuamente , senza saperlo, certo sarebbe un Padre ben cattivo un Padre che lascia i figli nell’ ignoranza e poi li punisce se sbagliano. Ma che dire se il Padre invece instancabilmente per bocca di vari suoi inviati e da ultimo per bocca anche del suo Figlio Primogenito ha continuamente indicato a noi la via del bene e della nostra salvezza, e noi non la seguiamo ? Possiamo allora invocare l’ ignoranza e definire il Padre troppo severo e la pena sproporzionata? La pena e’ semplicemente la scelta di non essere salvati! La scelta di non seguire tutto quello che Dio e Gesu’ ci hanno rivelato per il nostro bene.
      Siamo noi stessi che ci riteniamo dei bambini anzi dei bamboccioni ignoranti le cui azioni devono essere tutte scusate e perdonate, ma in realta’ non facciamo che un po’ i furbi e siamo molto piu’ cinici e calcolatori di quanto diamo a vedere. Chi ama non finge di essere ignorante , chi ama non chiede giustificazioni, chi ama fa di tutto per piacere all’ essere amato . Se noi amiamo Cristo la pena piu’ grande e’ quella di crocifiggerlo ancora coi nostri peccati . Noi crocifiggiamo ogni giorno Cristo con le nostre azioni malvagie ma non possiamo dire che “ non sappiamo quello che facciamo” .

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      • Se sapere che qualcosa è sbagliato bastasse per non sbagliare non avremmo avuto bisogno che Cristo morisse per il genere umano, e sarebbe bastata la Legge.
        Invece le cose sono un tantino diverse.

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      • “Sappiamo infatti che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, riconosco che la Legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mia ragione, servo la legge di Dio, con la mia carne invece la legge del peccato” – Rm 7,14-25
        Del resto nessuno sceglie con un atto di volontà di nascere con l’inclinazione al peccato data dal peccato originale. Anzi, se si potesse rinunciarvi, chi non lo farebbe?
        Il discorso sulla scelta di non essere salvati da te fatto sarebbe giusto se l’uomo fosse diverso da come è, completamente, ma daccapo, Cristo non avrebbe avuto bisogno di morire per il genere umano in tal caso.

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        • Ho capito male io o tu affermi che Cristo ha avuto bisogno di morire per il genere umano?

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          • Noi abbiamo avuto bisogno che Lui morisse per il genere umano.

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            • Che sia morto per il genere umano è un fatto.
              Che avrebbe potuto salvare il genere umano senza incarnarsi e senza morire in croce è innegabile facoltà divina.
              Perché abbia scelto di incarnarsi ed accettato di morire in croce è elucubrazione teologica.

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              • “Che avrebbe potuto salvare il genere umano senza incarnarsi e senza morire in croce è innegabile facoltà divina“
                E chi lo nega? Quello che mettevo in luce era l’impotenza del genere umano di salvarsi principalmente da se (per quello ho scritto “se sapere che qualcosa è sbagliato bastasse per non sbagliare” ecc) e soprattutto l’impossibilità che la Legge possa svolgere funzione giustificatrice.
                A questo proposito voglio citare un post parecchio vecchio di Simon https://pellegrininellaverita.com/2014/01/22/odori-di-scisma-lo-stile-mafioso-del-card-mariadaga/#comment-1894
                “Quanto alla tua ultima domanda essa sembra sottintendere che il fine ultimo è l’osservanza: questa è certamente una condizione, un punto di partenza, ma, secondo me, l’osservanza condanna più che salva, è lì per mostrare la nostra indigenza e, a volte, se non è vissuta come caritas può anche diventare sorgente di orgoglio presuntuoso.
                Lo dico in quanto cattolico “molto” osservante e che conosce perfettamente nella propria vita quanto questa osservanza non lo salvi di per sé. Il fine ultimo del cattolico è quello di partecipare al festino celeste, offrire i propri peccati al Cristo in cambio della propria redenzione e di quella del mondo tutto: solo un peccatore può farlo, non uno che è giusto.”

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          • E questo proprio perché la Legge, anche se santifica, NON giustifica.
            “ Ora, noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice per quelli che sono sotto la Legge, di modo che ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio. Infatti in base alle opere della Legge nessun vivente sarà giustificato davanti a Dio, perché per mezzo della Legge si ha conoscenza del peccato. Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perchè tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù.” (Rm 3,19-24)
            E quando ho scritto
            “Se sapere che qualcosa è sbagliato bastasse per non sbagliare non avremmo avuto bisogno che Cristo morisse per il genere umano, e sarebbe bastata la Legge. Invece le cose sono un tantino diverse.“
            Non facevo altro che ripetere quanto detto da San Paolo in Galati 2,21 “infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano.”

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            • Questo tuo scritto non risponde in alcun modo al perché Dio abbia scelto di incarnarsi e di lasciarsi crocefiggere: forse che noi non avremmo potuto essere redenti anche se Gesù non moriva in croce?

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              • lorenzo, hai una risposta certa su questo ? Credo che non lo sappia nessuno nello specifico. Si può solo presumere che lo abbia fatto perchè solo un Uomo poteva redimere gli uomini, per riscattare il peccato di un altro Uomo (Adamo) che tutti gli uomini aveva condannato. Serviva un Uomo, ma nessun uomo avrebbe potuto farlo, se non un uomo speciale. Gesù era vero Dio e vero Uomo.
                E, ma questa è una mia personale conclusione magari pure un pò eretica, l’unica cosa che non poteva fare Dio è sapere cosa si prova a non essere Dio. Per questo Gesù , da Uomo, è in grado di commuoversi per la condizione umana , i cui limiti prova sulla sua pelle senza possibilità di sconti.
                Quindi un Dio si è fatto Uomo, assumendo la condizione di servo, come estremo atto di Amore.

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                • Dopo aver concordato con te sul fatto che nessuna creatura potrebbe dare una risposta certa sul perché il Creatore si è comportato in un modo piuttosto che in un altro ed aver fatta mia la frase di Sant’Agostino, “O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!”, provo ad ipotizzare, sulla falsariga dell’incipit del libro di Giobbe, un colloquio immaginario tra Satana e Dio.
                  S.: Quando hai deciso di incarnarti?
                  D.: Da sempre.
                  S.: E perché ti sei incarnato in un essere che appena fatto ha tradito la tua fiducia?
                  D.: Per Amore.
                  S.: Per Amore?
                  D.: Non sai che l’Amore presuppone la libera scelta dell’amato?
                  S.: Però, per quella libera scelta, poi Tu sei dovuto morire in croce!
                  D.: Ho voluto, non ho dovuto morire in croce.
                  S.: In che senso lo hai voluto?
                  D.: Nel senso che se il primo Adamo non si è liberamente fidato dell’Amore del Padre per la sua creatura e non ha tenuto in alcun conto le Sue parole riguardo a ciò cui andava incontro, il secondo Adamo si è liberamente fidato dell’Amore del Padre e, pur potendo sottrarsi senza alcuna conseguenza a ciò cui stava andando incontro, si è volutamente e scientemente sottomesso alla morte in croce.
                  S.: Quindi tutto si ridurrebbe ad un lasciarsi o a un non lasciarsi liberamente amare dall’Amore?
                  D.: Vedi un po’ tu…

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                • Scusate se magari è già stato detto (ma difficile seguire tutti i commenti), ma non dimentichiamo l’azione di Satana, che ha il suo peso nella morte in croce di Cristo.

                  A partire dalle tentazioni nel deserto (per tornare poi “al tempo fissato”), sino all’entrata in Giuda perché portasse a termine il suo tradimento.

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                • “Non sai che l’Amore presuppone la libera scelta dell’amato?”
                  Vero, ma come ho detto bisogna vedere in cosa consiste la libertà.
                  La libertas minor è la possibilità di fare indifferentemente o il bene o il male, e la libertas maior è di fatto la libertà di scegliere il bene, ormai al sicuro dal rischio di fare anche il male.
                  Questa seconda condizione è certamente preferibile alla prima, sia in ottica di felicità, che di prospettive di salvezza, che di libertà.
                  Se la libertà fosse avere due tensioni opposte verso il Bene e il Male e scegliere faticosamente di assecondare solo quella verso il Bene, Maria non sarebbe stata libera e i beati in Cielo sarebbero in situazione di schiavitù.
                  Le cose invece sono molto diverse. Gesù insegna che “chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8, 34), perciò tanto più uno è lontano e di fatto impossibilitato a cadere in tale schiavitù, tanto più è libero.
                  La possibilità fattuale, concreta, di scegliere il male, è una restrizione della nostra libertà, non certo un perfezionamento della medesima. In caso contrario, ancora una volta, Maria non sarebbe stata libera.

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                • Bariom, la figura di Satana, così come descritta nel Libro di Giobbe, non è esattamente sovrapponibile al Satana del NT.
                  Il Satana del NT ha certamente “brigato” al fine indurre la natura umana di Cristo a scegliere liberamente di non fidarsi, come aveva fatto Adamo, della Volontà del Padre.

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                • @Lorenzo, mi pareva ovvio da quanto scritto che mi riferissi al Satana nel NT.
                  E qui non ha forse “brigato” per la crocefissione di Cristo, credendo così di annullare la Sua opera redentrice e quella del Padre?

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                • Antonio, vedo che hai studiato, ma hai studiato male:
                  Libertas minor: possibilità di scelta tra diverse opzioni come il bianco o il nero, l’alto o il basso, la destra o la sinistra, il bene o il male…
                  Libertas maior: stante la possibilità di scelta tra il bene ed il male, adesione consapevole e volontaria al bene.
                  Perché taluni scelgono allora il male invece che il bene?
                  La spiegazione è nella Genesi: in Adamo si insinua il dubbio che quanto ordinato da Dio non sia per il suo bene e fa quello che gli era stato vietato di fare convinto di fare invece ciò bene per lui; questa tendenza a non fidarci di Dio l’abbiamo ereditata dal quel nostro progenitore.
                  Perché Maria non ha mai peccato?
                  Perché ha sempre anteposto la volontà di Dio alla propria ed ha sempre fatto quello che Lui le chiedeva nonostante talvolta non riuscisse umanamente a vedere dove stava il bene.

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                • Maria non ha mai peccato principalmente perché era la “piena di Grazia”, oltre che senza peccato originale. Dio certamente avrebbe potuto creare solamente umani simili a Maria dopo il peccato originale.
                  Esseri umani che non solo scelgono il Bene, ma per cui la scelta del male è fattualmente impossibile (al contrario di quanto fu per i progenitori).
                  Ancora una volta, prima di lanciare frecciatine arroganti, assicurarsi di non dire sciocchezze.

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              • Si, il mio punto era che il genere umano aveva bisogno di qualcosa completamente diverso dalla mera Legge. Proprio perché essa non giustifica, ma condanna

                “ Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica. E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, perchè in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito”. (Galati 3,10-14)

                Questa è la ragione per la quale ho scritto a Cristina queste parole (in risposta alle sue)

                “Se sapere che qualcosa è sbagliato bastasse per non sbagliare non avremmo avuto bisogno che Cristo morisse per il genere umano, e sarebbe bastata la Legge.
                Invece le cose sono un tantino diverse.”

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                • Io ti domando se “noi non avremmo potuto essere redenti anche se Gesù non moriva in croce?”
                  E tu mi rispondi “Si, … il genere umano aveva bisogno di qualcosa completamente diverso dalla mera Legge… perché essa non giustifica, ma condanna”.
                  Quindi, se non ho capito male, tu affermi che la morte di Gesù in croce era necessaria perché c’era la Legge?

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                • Era necessaria perchè dopo ciò che il peccato originale ha fatto alla natura umana la Legge poteva solo condannarci.

                  Quindi la morte in croce di Cristo, o comunque uno degli altri modi in cui Dio avrebbe potuto redimerci, era necessaria.

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                • Prima affermi che la morte in croce era necessaria,
                  poi affermi che avrebbe potuto redimerci anche in altro modo diverso dalla morte in croce:
                  apprezzo la coerenza logica del ragionamento…

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                • Il tuo modo di fare da azzeccagarbugli è irritante, te l’ho già detto altre volte. Prima di accusare gli altri di incoerenza assicurati di aver compreso il ragionamento.

                  La morte in Croce era necessaria perchè il piano divino la prevedeva come strumento di Redenzione del genere umano. Era quindi necessaria in relazione al piano divino, non era necessaria in assoluto, come se per Dio fosse intrinsecamente impossibile salvare gli uomini senza la Croce. *

                  Chiaro? Se ogni minima sfumatura ti fa gridare all’incoerenza fai più attenzione, perché poi diventa stancante.

                  *Ad esempio, uno dei primi che mi viene in mente, avrebbe potuto preservare ogni uomo dal peccato originale come ha fatto con Maria. In questo modo non avremmo avuto l’inclinazione al peccato e saremmo stati infinitamente più liberi già su questa terra, visto che Maria, che nemmeno poteva immaginare di peccare, era infinitamente più libera di chi deve lottare tra due tensioni, una verso Dio e una verso il peccato (l’inclinazione al peccato, eredità del peccato originale).

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                • Ciò che invece era assolutamente necessario per la Redenzione e la Salvezza era appunto un intervento divino che riparasse al danno fatto col peccato originale. Era assolutamente necessario per noi, che altrimenti non avremmo avuto speranza.

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                • “Quando si parla della possibilità teorica da parte di Maria di dire no al piano di Dio, ci si dimentica lo statuto speciale di cui godeva la Madonna. Vale a dire, la si mette sul medesimo piano dei comuni mortali, sebbene con un grado più elevato di grazia.
                  Maria invece appartiene ad un ordine speciale.
                  Preservandola dal peccato originale e dalla inclinazione al male, Dio ha riversato su di Lei una quantità di grazia superiore a quella di tutta la Chiesa messa insieme.
                  Questo eccezionale grado di santità ha reso Maria ancor più libera, nel senso che l’ha spinta liberamente (ad esempio, alla verginità) andando contro tutte le consuetudini dell’Antico Testamento. (….)
                  Scrive il p. Reginado Garrigou-Lagrange: “In Maria c’è stata un’assistenza speciale della Provvidenza, la quale, meglio ancora che nello stato d’innocenza, preservava tutte le sue facoltà da deviazioni e, anche nelle circostanze più dolorose, manteneva la sua anima nella più perfetta generosità.
                  Questa assistenza preservatrice era un effetto della predestinazione di Maria, come la confermazione in grazia è un effetto della predestinazione dei santi.
                  Questa preservazione dal peccato, lungi dal diminuire la libertà o il libero arbitrio di Maria, faceva sì che essa avesse la piena libertà nell’ordine del bene senza alcuna deviazione verso il male, come la sua intelligenza non deviava mai verso l’errore. Così la sua 1ibertà, ad esempio di quella della santa anima di Gesù, era un’immagine purissima della libertà di Dio, che è insieme sovrana e impeccabile” (La Mère du Sauveur, pp. 58-59).
                  Sottolineo la bella espressione del grande teologo domenicano: la libertà di Maria “era un’immagine purissima della libertà di Dio”, di quella libertà che è allo stesso tempo sovrana e nello stesso tempo impeccabile.
                  Maria è perfettamente signora del suo sì e, in forza del suo altissimo grado di amore e di umiltà, è preservata da Dio non solo dalla possibilità di peccare ma anche da qualsiasi imperfezione dei suoi atti.
                  È stata preparata infatti ad essere degna Madre del Salvatore.” https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1676

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                • Antonio, come al solito te la canti e te la suoni: ho forse affermato che la Sempre Vergine Maria non era piena di Grazia o che il Lei vi fosse la macchia originale?

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                • “Antonio, come al solito te la canti e te la suoni: ho forse affermato che la Sempre Vergine Maria non era piena di Grazia o che il Lei vi fosse la macchia originale?”
                  E dove avrei detto che tu avresti affermato il contrario?
                  Il mio punto era che Maria, anche se a tutti gli effetti molto ma molto più libera di qualunque altro essere umano, anzi, proprio a causa di questo, non avrebbe mai potuto non solo peccare, ma nemmeno pensare o desiderare di peccare.
                  Ho esposto questo punto perché effettivamente Dio avrebbe potuto creare tutti uomini privi del peccato originale e rivestiti di ogni sorta di Grazia possibile e immaginabile, come ha fatto con Maria. Non era una cosa intrinsecamente impossibile, quindi Dio avrebbe potuto farla, volendo.
                  Quindi con questo rispondevo al punto della necessità della Croce (che come ho detto era necessità in relazione alla volontà di Dio, nel senso che era volontà di Dio che la Redenzione avvenisse in quel modo, il che non va confuso con una necessità assoluta come se Dio non avrebbe potuto redimere il genere umano in altro modo), col punto della libertà della Vergine Santissima, molto più libera di chi può effettivamente peccare, mi premeva chiarire un altro equivoco sulla libertà, che è ben lungi dal poter fare indifferentemente il bene come il male. Questa infatti è una restrizione di libertà, ed è la ragione per la quale i Beati non possono fare, nemmeno ipoteticamente, il male: non perché meno liberi di chi è ancora in vita, ma perché ormai perfettamente liberi e liberati.
                  Il commento di cui sopra sarebbe dovuto andare sotto a questo https://pellegrininellaverita.com/2018/05/16/il-crimine-perfetto-contro-la-santa-trinita/comment-page-1/#comment-35484 , ho sbagliato io a postarlo.
                  Il punto focale è che:
                  1. Se da un lato possibilità di rovinarsi è un segno che c’è libertà, è altrettanto vero che da ciò non si può, assolutamente, inferire il contrario, ossia che dove non c’è possibilità di rovinarsi non c’è libertà.
                  2. Il “lasciarsi amare”, come tu lo chiami, non è meno libero (anzi) in una creatura come Maria di quanto lo sia in una normale creatura umana nata col peccato originale. Ergo non si può dire che il fatto che Dio abbia predisposto le cose di modo che la perdizione sia possibile per ciascuno di noi sia un incremento/aumento della nostra libertà, perché saremmo molto più liberi se fossimo stati creati senza macchia di peccato e continuamente sostenuti da Grazie potentissime che, citando il post di prima, preservassero tutte le nostre facoltà da deviazioni e, anche nelle circostanze più dolorose, mantenessero le nostre anime nella più perfetta generosità.

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                • Noti qualche differenza tra A e B?
                  Se si, quale?
                  A – Un diabetico ha di fronte a se una torta di panna montata e zucchero caramellato ed un piatto di pasta e fagioli e non può voler consapevolmente scegliere la torta di panna montata e zucchero caramellato.
                  B – Un diabetico ha di fronte a se una torta di panna montata e zucchero caramellato ed un piatto di pasta e fagioli e non vuole consapevolmente scegliere la torta di panna montata e zucchero caramellato.

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                • La differenza è che il primo soggetto, essendo autenticamente libero, non può volere ciò che sarebbe il male per lui stesso in quanto diabetico (mangiare la torta non è un male di per se, lo è nel suo caso per via della malattia), il secondo invece ha due impulsi, uno verso il bene e uno verso la scelta sbagliata, può quindi fare indifferentemente il bene come il male, proprio perché meno libero del primo soggetto.
                  I beati non potranno mai, nell’Eternità, avere la possibilità di compiere fattualmente il male, proprio perché la loro libertà è stata perfezionata rispetto alla nostra.
                  Esattamente come un mondo dove, ad esempio, una madre non riesce nemmeno a concepire l’idea di abortire sarebbe un mondo molto migliore e libero rispetto ad un mondo dove tale possibilità può inverarsi su base regolare.

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                • Vorrei farti sommessamente notare che il mio: “non può voler consapevolmente scegliere”,
                  non equivale al tuo “non può volere ciò che sarebbe il male per lui”.
                  Ti sei per caso accorto che il tuo “non può volere ciò che sarebbe il male per lui”,
                  equivale al mio “non vuole consapevolmente scegliere la torta” dell’esempio B?
                  Tu potresti farmi notare che il tuo “non può volere” non è lo stesso del mio “non vuole”, ma io ti chiedo: forse che Gesù nell’orto ha detto “sia fatta la Tua e non la Mia Volontà” tanto per dire qualcosa sapendo che non poteva fare diversamente?

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                • “Vorrei farti sommessamente notare che il mio: “non può voler consapevolmente scegliere”,
                  non equivale al tuo “non può volere ciò che sarebbe il male per lui”.”
                  Non è così.
                  “Ti sei per caso accorto che il tuo “non può volere ciò che sarebbe il male per lui”,
                  equivale al mio “non vuole consapevolmente scegliere la torta” dell’esempio B?”
                  No, per il semplice motivo che una persona imperfettamente libera può decidere, con un atto di volontà, di assecondare la sua tensione verso il Bene e di non soddisfare la tensione verso l’atto sbagliato, una persona perfettamente libera la tensione verso l’atto sbagliato non l’avrà proprio.
                  Gli esseri umani macchiati dal peccato originale non sono mai perfettamente liberi su questa terra, proprio perché hanno l’inclinazione al peccato, il fomes peccati, che è eredità del peccato originale.
                  “Tu potresti farmi notare che il tuo “non può volere” non è lo stesso del mio “non vuole”, ma io ti chiedo: forse che Gesù nell’orto ha detto “sia fatta la Tua e non la Mia Volontà” tanto per dire qualcosa sapendo che non poteva fare diversamente?”
                  È una cosa diversa. Gesù prima ha chiesto “Padre, se vuoi allontana da me questo calice”. Proprio perché la Redenzione non necessitava in senso assoluto della morte in Croce, Dio avrebbe potuto operare la Redenzione in altri modi.
                  Perciò Gesù non ha desiderato peccare, in quel frangente, tuttalpiù la Sua natura umana può aver desiderato comprensibilmente che la Redenzione venisse operata in altro modo, il che non sarebbe stato peccaminoso.
                  E il fatto che la natura umana di Gesù fosse incontaminata dal peccato originale lo si vede proprio anche dalla perfetta obbedienza manifestata al Padre.
                  D’altronde se in Maria vi è stata una “assistenza speciale della Provvidenza, la quale, meglio ancora che nello stato d’innocenza, preservava tutte le sue facoltà da deviazioni e, anche nelle circostanze più dolorose, manteneva la sua anima nella più perfetta generosità” quanto più potrà esservi stata in Cristo?

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                • Del resto il fatto che la libertà non sia il mero assecondare la tensione verso il Bene reprimendo quella verso il Male (o meglio, questa è una forma inferiore di libertà, la libertas minor che ho menzionato sopra) lo dimostra anche il caso dei bambini battezzati morti prima dell’età della ragione, i quali essendo stati battezzati erano in Grazia ed essendo morti prima dell’età della ragione non possono che essere morti in Cristo, e quindi essere salvi. *

                  Che “possibilità concreta di rovinarsi” hanno mai avuto? Nessuna, eppure non credo che in Paradiso siano infelici, nè che rimpiangano la supposta mancanza di libertà derivante dall’esser stati privati della possibilità di commettere peccato o di rischiare di perdere la vita eterna.

                  *E, al contrario di quanto mi è stato contestato in passato proprio su questo blog, per i bambini battezzati morti prima dell’età della ragione è corretto parlare di certezza della salvezza

                  “Come vedi, caro Vito, la Chiesa è certa della salvezza solo per i bambini che muoiono con il battesimo.
                  Per quelli che muoiono senza il battesimo confida nella loro salvezza.” https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=840

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                • Se fosse come dici tu, perché Adamo, che non aveva il peccato originale, ha scelto il male invece che il bene?

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                • Adamo non godeva delle Grazie di cui ha goduto Maria, perciò, anche se libero dall’inclinazione al peccato, non era invulnerabile.

                  Al contrario, Maria godeva di una “un’assistenza speciale della Provvidenza, la quale, MEGLIO ANCORA CHE NELLO STATO D’INNOCENZA (cioè prima del peccato originale), preservava tutte le sue facoltà da deviazioni e, anche nelle circostanze più dolorose, manteneva la sua anima nella più perfetta generosità” citando quanto da me riportato sopra.

                  Infatti quando scrivevo

                  “ Maria, anche se a tutti gli effetti molto ma molto più libera di qualunque altro essere umano, anzi, proprio a causa di questo, non avrebbe mai potuto non solo peccare, ma nemmeno pensare o desiderare di peccare.
                  Ho esposto questo punto perché effettivamente Dio avrebbe potuto creare tutti uomini privi del peccato originale e rivestiti di ogni sorta di Grazia possibile e immaginabile, come ha fatto con Maria. Non era una cosa intrinsecamente impossibile, quindi Dio avrebbe potuto farla, volendo.”

                  Se ci badi mi sono sempre riferito a Maria.

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                • E dimmi, dato che nella Genesi è scritto che Dio, dopo aver creato l’Uomo vide che “era cosa MOLTO (λίαν: grandemente, molto, oltre misura) BUONA (καλά: magnifico, adatto allo scopo, bello a motivo della purezza di cuore e di vita, eccellente nella sua natura e caratteristiche)”,
                  quale privata rivelazione ti porta supporre che la Grazia che era in Maria fosse superiore alla Grazia che era in Adamo?

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                • Antonio, spero che la seguente lettura,
                  http://www.agostinotrape.it/pioniere/liberta_e_grazia.pdf
                  ti sia di aiuto nel risolvere alcune problematiche che traspaiono dai tuoi scritti.

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                • Enfasi mia
                  “La Madonna è Colei che ha amato di più PERCHÈ Dio ha infuso in lei un grado di amore così grande da superare quello di tutti gli Angeli e i santi messi insieme (…..)
                  La Madonna non ha avuto l’intralcio delle inclinazioni al male.
                  Non ha avuto quegli ostacoli che costituiscono per tutti noi un impedimento a crescere nella santità e nell’amore.
                  Ma PROPRIO PERCHÈ questi impedimenti non c’erano, possiamo comprendere quanto grande sia stato in ogni istante della sua vita il suo amore per il Signore e anche per ognuno di noi.
                  In riferimento ad Eva, che pure è stata creata in grazia, la Madonna ha avuto una santità MOLTO E MOLTO superiore a quella di Eva.
                  LA CHIESA, come ho detto, ritiene che la santità di Maria sia superiore a quella di tutti gli Angeli e di tutti i Santi MESSI INSIEME , dunque anche a quella di Eva.
                  D’altra parte, la Madonna ebbe una quantità così grande di grazia perché era predestinata dal divino beneplacito ad essere nell’ordine della grazia Madre provvidentissima di ogni vivente.” https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4759
                  Ho capito dove vuoi arrivare, perfettamente, ma direi che possiamo anche fermarci qui, che ne dici?

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                • Noto adesso il tuo post delle 13:53, e ti ringrazio per aver postato uno scritto che conferma interamente quanto ho già detto.

                  È incredibile come tu riesca a citare uno scritto che conferma quanto ho detto come se mi contraddicesse.

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                • Cito alcune parti dello scritto da te linkato mettendole in parallelo con alcune cose scritte da me nei precedenti posts.
                  L’articolo da te citato scrive
                  “Ti inganna, gli dice, la definizione che hai dato del libero arbitrio. Hai detto: il libero arbitrio non è altro che la possibilità di peccare e di non peccare… Con questa definizione tu togli il libero arbitrio a Dio… Inoltre gli stessi santi nel regno di Lui perderebbero, poiché non possono peccare, il libero arbitrio ». Inoltre la definizione giulianea ci riporta alla beatitudine ciclica dei platonici e all’apocatastasi di Origene: Origenis nobis instaurabis errorem6.
                  La questione, come si vede, è intricata. Per scioglierla Agostino opera una distinzione su cui si è riflettuto poco o, per dire meglio, affatto. Distingue tra libero arbitrio per acquistare il merito e libero arbitrio per ricevere il premio. «Dio non può peccare per natura, ma la creatura partecipe di Dio, riceve da Lui il non poter peccare. Nel dono divino doveva esserci come una gradazione: prima il libero arbitrio con il quale l’uomo potesse non peccare, poi, per ultimo, il libero arbitrio con il quale l’uomo non potesse peccare… illud ad comparandum meritum, hoc ad recipiendum praemium » 7. Tra l’uno e l’altro c’è una profonda differenza: il primo richiede il potere di volere e il potere di non volere, cioè il potere di volere il bene e di volere il male, potere necessario per acquistare il merito ed esercitare la virtù, che Agostino, facendo eco alla libertas minor, chiama virtus minor; mentre il secondo, quello dei beati, importa il potere di volere il bene ma non quello di non volerlo, costituendo la beata condizione della libertas maior e della virtus maior”
                  E qui concordo praticamente su tutto, meno sul fatto che il potere di voler il bene e di voler il male sia NECESSARIO per acquistare il merito ed esercitare la virtù, poiché in caso contrario la Vergine Santissima, che come è noto non poteva peccare nè desiderare di peccare, non avrebbe alcun merito.
                  Infatti scrivevo , qui
                  “col punto della libertà della Vergine Santissima, molto più libera di chi può effettivamente peccare, mi premeva chiarire un altro equivoco sulla libertà, che è ben lungi dal poter fare indifferentemente il bene come il male. Questa infatti è una restrizione di libertà, ed è la ragione per la quale i Beati non possono fare, nemmeno ipoteticamente, il male: non perché meno liberi di chi è ancora in vita, ma perché ormai perfettamente liberi e liberati.”
                  E, per l’appunto, l’essere perfettamente liberi e liberati coincide con la libertas Maior di cui avevo già parlato prima e di cui ha parlato anche lo scritto che hai linkato.
                  L’unico errore dello scritto da te linkato è che sembra presentare la libertas minor su questa terra come condizione NECESSARIA per guadagnare il merito ed esercitare la virtù, cosa smentita dall’esistenza della Vergine Maria, che è una eccezione perché Dio ha voluto che fosse così, poiché non era certo intrinsecamente impossibile, per Dio, creare tutti gli esseri umani, dopo il peccato originale, preservandoli dal peccato originale stesso e rivestendoli di tutte le Grazie di cui ha rivestito Maria. Come Maria è stata l’unico essere umano che, anche dopo essere arrivata all’età della ragione, ha goduto della Libertas Maior da subito, senza “gradazioni”, già su questa terra, lo stesso sarebbe potuto avvenire per ogni essere umano, se Dio così avesse voluto.
                  Infatti sempre in quel commento scrivevo
                  “Se da un lato possibilità di rovinarsi è un segno che c’è libertà, è altrettanto vero che da ciò non si può, assolutamente, inferire il contrario, ossia che dove non c’è possibilità di rovinarsi non c’è libertà.”
                  In caso contrario i bambini morti battezzati prima dell’età della ragione, salvati quindi unicamente per Grazia senza avere nessuna possibilità di peccare e perdersi (ovviamente loro non hanno avuto possibilità di peccare unicamente perché non arrivati all’età necessaria per farlo, ma anche il loro caso è un esempio abbagliante della gratuità della Grazia e della Salvezza), dovrebbero protestare vibrantemente e chiedere di essere reincarnati, per avere la tanto agognata opportunità di rischiare di “meritarsi” un soggiorno nello stagno di fuoco (Apocalisse 20,15).
                  Tuttavia non accade, perché l’uomo in Paradiso è felice, e la felicità è la cosa più importante, con buona pace di Don Giussani e del suo celebre “Dio ama più la nostra libertà che la nostra salvezza”.

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                • P.s: il mio post che ho autoquotato per mettere a confronto quanto da me scritto con quanto scritto nell’articolo da te riportato è questo https://pellegrininellaverita.com/2018/05/16/il-crimine-perfetto-contro-la-santa-trinita/comment-page-1/#comment-35497

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                • Ha provato ma ci rinuncio.
                  Se non riesci nemmeno a vedere la differenza tra quanto afferma il link che ti ho postato, col quale concordo in pieno e che non afferma esattamente quello che affermi tu, non so proprio cosa farci: se non sbaglio, anche altre persone ti hanno già fatto notare che, mentre concordano con i link degli amici domenicani da te indicati, e con i quali pure io concordo, quando tu provi a riassumerne il contenuto di quei link, non sono più d’accordo.
                  Io te l’ho detto, poi tu fai quello che vuoi.

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                • Chiunque può leggere il contenuto di ciò che ho postato e verificare se corrisponde a ciò che dico io o a ciò che dici tu, perciò non mi preoccupo.
                  Sentiti libero di postare i punti che mi smentirebbero, se ci sono.

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                • Estendo lo stesso invito anche agli altri, naturalmente.

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                • Mi permetto infine anche di far notare che in passato mi è stato contestato anche l’aver detto che dei bambini battezzati morti prima dell’età della ragione abbiamo la certezza della salvezza, poiché si affermava che la Chiesa non afferma tale certezza per nessuno.
                  Invece in quel caso, a meno della possibilità tutta particolare che sia stato somministrato un Battesimo invalido, la certezza l’abbiamo eccome, e per un motivo molto semplice (se il Battesimo è valido sono in Grazia e morendo prima dell’età della ragione non possono peccare e perderla).
                  Morale: che uno sia d’accordo con me oppure no conta relativamente, ciò che conta è che riesca a dimostrare dove sbaglio. Per esempio se cito un testo che afferma cose molto precise e si afferma che io do un’interpretazione sbagliata occorre dimostrare dove e perché sarebbe sbagliata, se non ci si riesce invece forse sarebbe il caso di farsi venire il dubbio che, magari, stai leggendo quel testo forzandolo al fine di non fargli dire ciò che dice e di fargli dire ciò che non dice.
                  Per esempio, come ho detto, citami delle parti del link da te postato che smentiscano quanto da me detto oggettivamente, cioè secondo l’oggettivo significato delle loro parole.
                  In caso contrario quello che rinuncia è il sottoscritto, non certo tu.

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                • “Chiunque può leggere il contenuto di ciò che ho postato e verificare se corrisponde a ciò che dico io o a ciò che dici tu, perciò non mi preoccupo.”

                  Che hai postato, volevo scrivere.

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                • Cito un’ultima cosa da qui https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1826
                  “Dio ha permesso il peccato di Adamo in vista di un bene più grande.
                  E questo bene lo vediamo già in Maria che proprio a motivo dell’incarnazione di Dio diventa sua Madre.
                  3. Dio ha dato ad Adamo una grazia sovrabbondante per non peccare.
                  Certo DIO AVREBBE POTUTO ANCHE CREARE UN MONDO CON PERSONE TUTTE SANTISSIME COME LA MADONNA*
                  Ma questo non lo ha fatto. E se non lo ha fatto, deve aver avuto i suoi motivi, che vedremo alla dei tempi.
                  Ma quando li vedremo non potremo non dire con gli abitanti del cielo: “Veri e giusti sono i tuoi giudizi!” (Ap 15,7).”
                  *e questa frase da me enfatizzata in maiuscolo si ricollega a quest’altro post https://pellegrininellaverita.com/2018/05/16/il-crimine-perfetto-contro-la-santa-trinita/comment-page-1/#comment-35485 dove viene messo in evidenza, non con parole mie ma con quelle di colui col quale tu dici di concordare e con cui molti concordano e che io traviserei, che Maria godette a tutti gli effetti di una Grazia incomparabilmente superiore a quella di Adamo. Lo stesso concetto venne ribadito qui https://pellegrininellaverita.com/2018/05/16/il-crimine-perfetto-contro-la-santa-trinita/comment-page-1/#comment-35510 , dove quella medesima persona afferma che Maria godette di più Grazie di tutti gli angeli e Santi messi insieme. Giusto perché mi chiedevi “cosa ti porta a supporre che la Grazia che era in Maria fosse superiore alla Grazia che era in Adamo?”.
                  Ultimo e finale inciso, le parole di Padre Angelo Bellon di cui sopra secondo le quali Dio avrebbe potuto creare un mondo di persone tutte santissime come la Vergine Maria, è esattamente l’argomento attorno al quale è stato sviluppato tutto questo discorso, ed è precisamente ciò che ho sostenuto da inizio argomentazione, quando si parlava di modi alternativi in cui sarebbe potuta avvenire la Redenzione.
                  Qui https://pellegrininellaverita.com/2018/05/16/il-crimine-perfetto-contro-la-santa-trinita/comment-page-1/#comment-35497 infatti scrivevo
                  “Il mio punto era che Maria, anche se a tutti gli effetti molto ma molto più libera di qualunque altro essere umano, anzi, proprio a causa di questo, non avrebbe mai potuto non solo peccare, ma nemmeno pensare o desiderare di peccare.
                  Ho esposto questo punto perché effettivamente Dio avrebbe potuto creare tutti uomini privi del peccato originale e rivestiti di ogni sorta di Grazia possibile e immaginabile, come ha fatto con Maria. Non era una cosa intrinsecamente impossibile, quindi Dio avrebbe potuto farla, volendo.”
                  Ma, tranquillo, ho sicuramente travisato Bellon e sono certissimo che qualcuno troverà il modo di (ri)leggere le sue parole per far dire loro che ciò non dicono e non far dire loro ciò che dicono, accusando il sottoscritto di travisare il loro significato nel processo.

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  6. @Bariom, scusa se continuo, per semplicità, qui sotto.
    Io non credo che Satana fosse a conoscenza di chi fosse esattamente Cristo e di quale fosse esattamente la Sua missione, anche se ritengo possa essere arrivato a supporre un qualche collegamento col peccato di Adamo, anche a motivo dell’Incarnazione Verginale.
    Tuttavia credo che, anche se molte cose gli erano state velate, abbia dato fondo a tutta la sua intelligenza al fine di insinuare, nella mente umana Gesù, almeno una parvenza di dubbio sul fatto che la Volontà Divina fosse finalizzata esclusivamente al Bene.

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    • @Lorenzo, io al contrario credo che Satana forse perfettamente a conoscenza di chi fosse il Cristo…
      Non lo erano forse anche i demoni che Cristo scacciava e a cui imponeva il silenzio ?
      Credo anche che abbia operato attivamente perché Cristo fosse condannato a morte credendo così di cancellare la Sua opera di salvezza (non è stato forse Satana ad entrare in Giuda perché portasse a termine il suo tradimento?).
      Ovviamente ciò che pensiamo noi può essere del tutto ininfluente… ricordo però di aver letto qualcosa di molto più comprovante delle mie semp0lici affermazioni. Se riesco ne riporterò traccia.
      P.S. E’ evidente che l’azione di Satana in Giobbe è ben diversa da quella del NT, come mi pareva chiaro a quale io mi riferissi.

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      • So benissimo che molti traggono da Mc1.24 (Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!) la convinzione che i diavoli sapessero che Gesù era Dio.
        Io invece mi limito a ritenere che i diavoli lo avessero si riconosciuto come il Messia, e la riprova è nel fatto che con il termine ἅγιος {santo} τοῦ {di} θεοῦ {Dio} ci si riferisce al Messia, ma che nemmeno loro fossero a conoscenza che il Messia era Dio stesso.
        A sostegno di questa mia tesi adduco che il termine greco ἅγιος {santo}, non indica propriamente la persona di Dio, ma persone o cose che Dio sceglie ed usa per scopi esclusivamente Suo.
        Il Satana di Giobbe è una “figura” che dialoga faccia a faccia con Dio, cosa te non ritengo possa fare il satana che noi chiamiamo diavolo e che vive l’inferno.

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