Il Crimine Perfetto contro la Santa Trinità

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Per conoscere quale sia questo crimine dobbiamo prima riflettere e capire e accettare nella nostra vita carnale e spirituale quale sia l’Assoluto degli Assoluti, l’Amore degli Amori e da questa contemplazione la nostra umana coscienza, unendo la nostra intelligenza, lo spirito e la volontà, immediatamente individuerà quale atto compiere per peccare in modo radicale e altrettanto assoluto contro il primo comandamento.

La risposta alla domanda l’abbiamo da P. Pierangelo Sequeri, classe 1944, teologo milanese di fama mondiale, attuale Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, nella sua conferenza data il 10 maggio scorso al convegno su Paolo VI organizzata dall’Università Cattolica di Milano e riprodotta in intero su Avvenire e accessibile qui in tutta la sua interezza, lettura che consigliamo di fare calorosamente a tutti i nostri utenti:

La prima Parola della vita, l’assoluto di tutti gli assoluti, il fondamento di tutte le possibilità e le giustizie dell’amore, si lascia intendere alle nostre orecchie e ai nostri sguardi quasi increduli, come generazione del Figlio. Quella che definisce l’increata disposizione della vita di Dio e interpreta l’amore creativo di Dio per la vita….

 … la generazione del Figlio – che … è un dogma vero, se mai ce n’è uno che qualifica la singolarità della fede cristiana – è un principio che va più generosamente svolto, se si vuole venire a capo dell’enigma e del mistero dell’amore. La beatitudine di Dio è felicità della generazione (e amore che non ripiega semplicemente su sé stesso, ma si effonde come Spirito). Di qui procede, verosimilmente ogni amore e ogni giustificazione dell’amore

Continua l’autore riferendosi al matrimonio: “La responsabilità dell’amore reciproco e quella della generazione filiale sono intrinsecamente unite: si comprendono nella loro correlazione, si definiscono nella loro armonizzazione, si sostengono nella loro alleanza. Lungi dal mortificarsi a vicenda, devono esaltarsi nella dinamica della loro storia familiare. Rimane però il fatto che, a rigore, la generatività dell’amore definisce, qui, la giustizia dell’attrazione di eros che vi si iscrive e la modulazione del pathos affettivo che la sostiene. La vocazione generativa, qui, è il principio unificante dell’affezione che articola l’intera storia coniugale-familiare, giustificandone la bellezza e la benedizione

Una risposta alla quale ci identifichiamo completamente anche perché, esattamente nello stesso contesto di riflessione sugli insegnamenti di Humanae Vitae, avevamo espresso una simile posizione cattolica  più di tre anni fa , il 30 gennaio 2015, discutendo e commentando una disputa tra P. Fessio s.j e Andrea Tornielli, circa il fatto di sapere se fosse più grave un atto contraccettivo o un atto abortivo, e che suggeriamo con forza di rileggere qui in extenso.

Dopo aver ricordato l’insegnamento della Chiesa affermammo con sicurezza che: La Chiesa si indirizza primariamente alle coppie cattoliche che vivono del Sacramento del Matrimonio e dice loro che il loro fine è di continuamente dilatare ed arricchire la famiglia di Dio: questo è un insegnamento di cui tutti i padri di famiglia si devono impregnare e cioè che la vocazione prima del vivere il sacramento del Matrimonio è quello di dare giustizia all’infinita Gloria di Dio cooperando alla creazione di nuove anime di santi che Lo loderanno per tutta eternità

Già all’epoca avevamo espresso e messo il dito su quel che è il crimine perfetto contro l’umanità e contro la Trinità e che risiede nello spirito e negli atti contraccettivi: “Avere uno spirito contraccettivo, cioè una mentalità che per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano, è essere proprio nel peccato il più assoluto al quale si possa immaginare: è proprio un atteggiamento satanico intrinsecamente ingiusto e vizioso, frontalmente contro i primi Tre Comandamenti.”

Padre Sequieri si chiede “come mai, nella pur generosa e pertinente ripresa sentimentale della eloquenza delle metafore nuziali, e persino erotiche, del simbolismo d’amore che illumina la relazione appassionata e struggente di Dio per il suo popolo, questo primato dogmatico della generazione del Figlio rimanga oscurato.”

Questa sua domanda desidero farla mia e condividere con voi, cari utenti, alcune riflessioni da essa causata. Concordo con lui che “un qualche eccesso di innocente contaminazione romantica, nell’illustrazione dell’analogia trinitaria e cristologica, chiede forse di essere sorvegliata più riflessivamente” è incidentale in questa negligenza della teologica cattolica quando tratta della materia, malgrado il linguaggio sponsale sempre usato nelle Scritture e spessissimo nelle espressioni dei Santi i più mistici riconosciuti dalla Santa Chiesa.

Eppure, lo sappiamo tutti, il paradiso di Abrahamo è il contemplare la sua discendenza più numerosa delle stelle visibili nel cielo, mentre l’inferno è l’essere limitato dalla e nella propria sterilità: chi tra di noi ha sperimentato nella propria carne la visione della propria numerosa discendenza, sa quanto questa sia un’esperienza mistica molto concreta del paradiso cioè di Dio.

Ma, allora, come mai la “brava” gente è esasperata dal crimine dell’aborto ma non si rende conto che la mentalità contraccettiva è ancora più peccaminosa di tutti gli aborti del mondo messi assieme?  Come mai la stessa “brava” gente non si rende conto che non onorare concretamente il padre e la madre è molto più peccaminoso che non soccorrere tutti gli sconosciuti del mondo? Come mai la “brava” gente non si rende conto che non essere perfettamente pio nella liturgia divina sia molto più peccaminoso che il furto dei poveri di tutti i possidenti del mondo?

A che serve per vivere con Dio non abortire se si ha una mentalità contraccettiva? Ad occuparsi degli infermi anche del mondo intero se non ci si occupa dei propri genitori? A lavorare per la giustizia sociale se non ci si occupa di quel che è dovuto a Dio?

E le discussioni e le preoccupazioni di troppi cattolici laici e della gerarchia stanno lì a contare metri e a pesare quantità, tra piccoli peccati e grandi peccati, a cercare quali potrebbero essere le regole per passare per il rotto della cuffia, per forzare la cruna dell’ago malgrado il cammello: francamente, quanto poco sarebbe interessante vivere in una chiesa farisaica di questo stile. Certo, con giustezza, anche se, onestamente, un po’ sfasato con il momento storico e le oggettive contingenze del popolo cattolico, Papa Francesco lotta contro lo gnosticismo e il pelagianesimo che potrebbe essere presente nella Chiesa odierna, ma lo fa al rischio molto costoso di reintrodurre involontariamente il farisaismo: una Chiesa dove si vada a pulire i piatti e filtrare i moscerini mentre in realtà si mangia roba scadente, una Chiesa dove si vanno a cercare mille ragioni per liberarsi con buona coscienza dall’obbligo di accudire i genitori, di essere fedeli al coniuge, di essere fertili nel matrimonio, di convertirsi per davvero e così poter comunicarsi alla Tavola con buona coscienza.

Concretamente, la difficoltà per comunicare correttamente su questo piano ha l’origine profonda nella grossolanità della nostra vita spirituale: chiaramente avere lo spirito contraccettivo ferisce l’intimo stesso della relazione trinitaria non realizzando nella coppia umana l’eterna generazione del Figlio, di conseguenza impedendo intrinsecamente lo Spirito di spirare dal Padre e dal Figlio negli sposi come Dio vuole; chiaramente l’aborto, abominio degli abomini, trucidando l’innocente nel ventre di chi dovrebbe proteggerlo per propria natura, non impedisce però l’atto generatore di Dio, ma limita il crimine da creatura a creatura prendendo il posto di Dio.

Ritorniamo un poco alla riflessione del post precedente a questo: l’atto contraccettivo e la sua mentalità sono un’omissione,  sono un non voler sposare l’azione di Dio per renderla attuale nel reale; l’assassinio dell’aborto è un atto malvagio che vuole stoppare l’azione di Dio già attuale.

La prima concerne il passaggio dalla potenza all’atto dell’Opera di Dio, cioè la potenza generativa di Dio stesso, quel che ne fonda l’infinità e l’onnipotenza, l’assoluta giustizia e perfetta misericordia, che sono quel che caratterizzano Dio nella Sua essenza la più profonda; la seconda tenta di frenare quel che è già generato: è grave, ma non intacca quel che fa l’intimo della natura divina.

Ma allora, perché è così difficile percepire l’orrore della prima a paragone della seconda?

Il fatto è che solo l’uomo spirituale può vedere la suprema gravità della prima, l’uomo carnale, anche se di buona volontà, senza la Grazia di Dio percepisce solo la seconda e considera la prima poco rilevante.

Bisogna dire che in queste materie la gravità dell’atto corrisponde alla responsabile colpevolezza personale solo proporzionalmente all’attuale vicinanza di Cristo con il peccatore: in altre parole, chi non vive profondamente della vita di Cristo non può vivere nell’intimità della Trinità e non può percepirne la profonda generosità generativa, ma non conoscendoLa bene non può amarLa e desiderarLa e, come conseguenza, i suoi atti e atteggiamenti contraccettivi benché oggettivamente orribili, non possono essergli tenuti in rigore come colpa ma va da essere perdonato “perché non sa quel che fa” (cf. Lc 23, 34).

Questo è forse il più gran miracolo e la manifestazione la più magnifica della Misericordia divina: mentre noi ci indaffariamo a non peccare secondo la nostre proprie idee e opinioni, correndo dietro mulini a vento o cercando di rotolare i macigni di Sisifo, occupandoci così di peccati spiritualmente grossolani che ci limitano, gustando le regolari vittorie di Pirro su di essi dandoci l’impressione di essere dei “bravi” cristiani , in realtà non ci occupiamo per niente o ben poco di quel che realmente urta la natura stessa la più intima della Trinità e che è spiritualmente il più sottile e divino, Lui già ci ha perdonato, già ci ha liberato dalla colpevole e criminale responsabilità di aver scelto di omettere di pregare con Lui a Getsemani.

La missione della Chiesa è una, la Salus animarum, cioè il condurci in  Paradiso, il farci entrare nella grande Liturgia apocalittica: questo non è solo un obiettivo escatologico ma è una necessità attuale e a ciscun di noi contemporanea; la Chiesa ha il ruolo di indurci ad essere sempre più coinvolti nella vita stessa di Dio già adesso, hic et nunc, perché non c’è un cambiamento di natura tra la vita in questo mondo e quella in paradiso, ma un suo perfezionamento divino: chi non vive già di Cristo non Vivrà in Cristo, chi vive più vicino alla Santa Trinità Vivrà più Vicino alla Santa Trinità, chi già vive nella letizia Vivrà nella Letizia.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, For Men Only, Simon de Cyrène

26 replies

  1. Come è che capisco tutto e sento dentro di non intendere nulla? La ragione è pronta. Lo spirito è ancora lontano. Anzi, ancora più lontano. Sono molto simile all’immagine che apre questa meraviglia terribile d’articolo
    Per ora non aggiungo altro. Grazie Simon.

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  2. Serie di riflessioni molto interessanti.

    “A che serve per vivere con Dio non abortire se si ha una mentalità contraccettiva? Ad occuparsi degli infermi anche del mondo intero se non ci si occupa dei propri genitori? A lavorare per la giustizia sociale se non ci si occupa di quel che è dovuto a Dio?”

    Giuste domande che impongono un esame di coscienza.

    Quanto alla gravità della mentalità contraccettiva e agli atti che questa mentalità generano, né è una riprova la stessa azione del Maligno.

    Non è forse lui che da sempre è oggi più che mai, ha sobillato l’Uomo affinché la dimensione procreativa fosse disgiunta in toto dalla sessualità?
    Non ha forse sradicato nella mentalità del mondo, la giustificazione dell’eros (voluto Dio) relegandolo a pura e semplice concupiscenza?
    Lo stesso attacco diretto alla famiglia non mira forse a impedire la possibilità che l’uomo compartecipi alla creazione di nuovi Santi Figli di Dio?
    E lo scimmiottare di improbabili e inevitabilmente sterili pseudo-famiglie mai neppure considerate tali un tempo, da dove viene?

    Ultima nota a margine:
    “Papa Francesco lotta contro lo gnosticismo e il pelagianesimo che potrebbe essere presente nella Chiesa odierna, ma lo fa al rischio molto costoso di reintrodurre involontariamente il farisaismo…”

    Strano, io ho proprio l’impressione contraria, infatti i tanti cattolici che lo vedono come fumo negli occhi, sono proprio coloro che temono di vedersi sottrarre tutte quelle “regole” su cui poggiava o le proprie certezze.

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    • Bariom le certezze dei cattolici che criticano papa Francesco non poggiano sulle regole ma esattamente il.contrario: le regole che non vogliamo che siano cambiate o adattate al mondo moderno ( che poi sono I dieci comandamenti, la Legge, non uccidere, non commettere adulterio,non rubare, non desiderare la moglie o.la roba degli altri)poggiano sulle certezze o almeno su una certezza :la Legge divina , pur se espressa in regole e’amore e porta alla felicita’mentre la trasgressione e’menzogna e porta all’infelicita’.
      La falsa misericordia del giorno d’oggi deriva dal falso assioma sessantottino:vietato vietare.
      Oggi I farisei e il fariseismo si mostrano proprio con la faccia della falsa misericordia e del vietato vietare.
      Per questo l’Humanae vitae e’cosi’attaccata cosi ‘come fu attaccata quando usci’, in un clima ecclesiale in cui.lo un certo sedicente “spirito del Concilio”aveva fatte proprie le false.ideologie sessantottine.
      L’inizio della contraccezione accettata socialmente, l’inizio dell disgiunzione fra sesso e procreazione, l’inizio della (non) morale sessuale ch e oggi.imperversa ha inizio con l’inganno della “liberazione” sessuale . Io mi ricordo gli anni settanta , in cui ero una ragazzina. Gli stessi cattolici, entusiasti scambiavano l a “liberazione” come la proponeva il.mondo come qualcosa di positivo. Io mi ricordo che al.liceo noi ragazze gua’cominciavamo a prendere la pillola. Anche le cattoliche.
      Questo ottimo articolo di Simon, ci apre gli occhi sul grande inganno. Non solo liberta sessuale, sesso precoce contraccezione, aborto, non liberano.l’uomo ma lo.rendono schiavo.
      Se ora io faccio parte dei definiti “rigidi”da papa Francesco.perche’ si attengono alla regole, perche’non vogliono mutare di uno.Iota la Legge.
      e’perche’ho vissuto sulla mia pelle.cosa significa “trasgressione”e quanto porta lontano da Dio.
      Dunque non sono le certezze dei cattolici fedeli che si basano sulle regole , ma sono.le regole che ci sono state tramandate che si basano sulla Verita’
      Pensateci quando vi ostinate a dare dei “farisei”ai critici dell’odierno andazzo.

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      • Cristina.

        Concordo con Bariom nel ricordarti che prima di questo Papa, ma dopo il 68, se ne sono susseguiti altri e non è certo l’ultimo che possa riassumere le presunte responsabilità di tutti.
        Inoltre ricordo che il 68, come ogni grande movimento sociale umano, non è certo nato dal nulla ma è stato lungamente preparato nella società. In realtà i movimenti di “ribellione” rispetto alla morale sessuale cristiana sono nati già dal 1800.
        Evidentemente non tutto era così chiaro, nel modo comune di considerare la sessualità per i cattolici, se poi c’è stato bisogno di HV per chiarirlo, e se così tanta presa ha avuto la c.d. rivoluzione sessuale anche tra i cattolici.
        E’ possibile che nella vita di tutti i giorni tra i preti ed i parroci ( nelle omelie e confessioni ) le famose proprietà unitive e procreative non fossero così ben spiegate e si preferisse tagliar corto verso indicazioni semplici e dirette e non così sofisticate come si evidenzia nella HV, con la conseguenza che il sesso nei discorsi comuni (che poi sono quelli che contano) è stato per secoli “demonizzato”.
        Personalmente trovo che su tutto il tema della rivoluzione sessuale si abbia una visione troppo orientata a giudicare il presente, che non tiene conto del percorso attraverso il quale si è arrivati a certe cose. Anche la tua testimonianza ha valore solo perchè tu ti rendi conto dei danni fatti a te stessa, ma te ne rendi conto perchè ci sei passata. Immagina se a leggere un discorso radicale come il tuo fossi stata te stessa 30 anni fa. La vecchia “Cristina” . Lo avresti ascoltato ? Probabilmente lo avresti respinto con sufficienza.

        Per quanto riguarda le c.d “regole” che ci sono state tramandate, ti ricordo che anche i comandamenti hanno bisogno della Chiesa per essere tradotti in pratica.
        “Non Uccidere”, per esempio, se fosse preso alla lettera , escluderebbe la possibilità di legittima difesa (propria ed altrui).
        E lo stesso vale per altri comandamenti, che indicano una strada ma vanno letti alla luce delle “istruzioni per l’uso” che la Chiesa progressivamente da ed approfondisce, anche adeguandole ai fatti nuovi della società.
        Per esempio sul fine vita la necessità di discriminare accanimento terapeutico dall’eutanasia è relativamente recente. Fino a 100 anni fa, a fronte di certi eventi, semplicemente si moriva e non esisteva quindi la possibilità di alcun accanimento terapeutico. Stessa cosa per quanto riguarda alcuni “divorziarti risposati” di cui si parla in una parte della AL. Casi inesistenti fino a 50 anni fa, quando non esisteva neppure il divorzio civile, e nessuno si trovava nella condizione di subire un divorzio contro la propria volontà.

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    • @bariom e Cristina
      Rispetto alla “nota a margine”.
      Sono cosciente essere stato un tantino elittico, ma lo sono stato volontariamente per evitare una digressione troppo lunga rispetto al corpo del soggetto. Approffitto di rispondervi per meglio precisare il fondo della mia opinione in materia:
      (a) la tentazione “gnostica” secondo me non è specifica al cattolicesimo del XXI secolo, ma riguarda chi cattolico non è e segue le influenze New Age: meglio avrebbe fatto il Santo Padre di riferirsi a questa corrente di religiosità abbastanza pervasiva culturalmente. Gnostico non vuol dire un gran che nel 2018.
      (b) anche il riferirsi al pelagianesimo è, secondo me, come dare un colpo di spada nell’acqua, in quanto sfido chiunque identificarsi con questa eresia di quasi due milenni fa. Molto più parlante sarebbe stato di parlare di giansenismo (o neo-giansenismo se proprio si deve): questa eresia di Port-Royal, reazione al protestantesimo, ma, in fin dei conti, molto “protestante” anch’essa, è quel che impedisce tanti cattolici di vivere nella semplice gioia dell’incontro con Cristo.
      (c) rispetto al farisaismo, dobbiamo renderci conto che esso ha due faccie, come le medaglie, che Cristo ha condannato in quanto tale. Mi spiego: da una parte il farisaismo obbliga a seguire scrupolosamente regole precise per essere “giusto” di fronte a Dio; ma da un’altra parte le stesse regole erano usate per evitare di dover applicare le “vere” regole di Dio (esemplare quando Gesù critica l’alibi di “consacrare” il proprio denaro al Tempio per non dover sovvenire ai bisogni dei genitori). Per questo Gesù li chiama ipocriti: utilizzano formalmente la legge per autogiustificarsi e, al contempo, autoassolversi dai loro veri doveri.
      (d) Papa Francesco criticando i “pelagiani” condanna implicitamente la prima faccia della medaglia farisaica, ma dimentica la seconda. Anzi, il suo approccio molto pastorale, quasi tenterebbe sempre di trovare scusanti al non adempimento dei propri doveri dell peccatore (il “misericordismo” che gli è rinfacciato) , in un certo qual modo, potentialmente ed involontariamente, chiudendo un occhio sulla seconda faccia del farisaismo, che è l’”autoassoluzione”.
      (e) il risultato è che tutta l’ala “progressista” della Chiesa si sta facendo fagocitare da un atteggiamento profondamente farisaico: sarai salvato se ti occupi dei migranti, anche se non vai a messa o se sei un divorziato risposato inducendo uno stile di ragionamento “mercantile” nella relazione con Dio, il Quale, invece, vuole tutto da noi e non scambi di “buoni” procedimenti.
      (f) ovviamente questa non può essere l’intenzione del Santo Padre stesso, ma è comprensibile che alcuni cattolici, forse influenzati, magari senza colpa loro, da forme contemporanee di giansenismo, risentano il “misericordismo francescano” come l’ultima “versione” degli atteggiamenti farisaici finalizzati a non dover fare quel che si deve fare e cioè quel che Dio vuole che si faccia come ce l’ha insegnato.
      In Pace

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  3. @Cristina, lascia stare il “vi”, io non mi inserisco in nessuna “corrente” e non ho dato del “fariseo a nessuno”.

    Ho parlato di coloro che vedono il Santo Padre come “fumo negli occhi”.
    Tu sei una di questi? Forse si visto che intervieni come chiamata in causa.

    Sul resto sulle Regole, la Verità, la Legge, sull’abbandono progressivo delle stesse che oggi è la triste continuazione di ciò che è avvenuto nel ’68, sul senso dell’articolo qui in oggetto (che mi pare di aver apprezzato e sostenuto nel mio commento o sbaglio?), non ho nulla da aggiungere a quanto dici.

    Sul giudizio verso il Santo Padre, che più di una volta sconfina in giudizi inamissibili rivolti alla Figura come alla Persona (e non parlo di te che se lo hai fatto è un serio problema tuo…), che va ben oltre la filiale critica di questa o quella iniziativa, forse non ci troviamo d’accordo.
    Ti senti “giudicata” da Papa Francesco? Domandati perché.
    Senti talvolta le sue parole come un attacco personale? Domandati perché.

    Oppure non ne fai una questione personale (ma sei tu che ti sei schierata tra i “rigidi” definiti da Papa Francesco), ma temi il Santo Padre ci porterà al “disastro” (come fosse possibile che Dio lo permettesse).
    Però non esiste “rigidità” o piena osservanza alla Legge che abbia concreto valore, se si è in profonda discomunione con Pietro.

    Se oggi ci troviamo come ci troviamo, e a partire dal ’68 (tanto per dare una data) o per “colpa” del CVII (cosa su cui assolutamente dissento) e non mi risulta allora ci fosse Papa Francesco e abbiamo avuto decisamente Papi di grande levatura, forse dovremmo (anche) farci domande diverse e darci risposte diverse, che interrogano tutti personalmente invece di additare sempre colpe e colpevoli al difuori di noi.

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    • Quanto ti sbagli Bariom!
      Io mi sento giudicata ( e voglio essere giudicata) da Dio e da Cristo non da papa Francesco e mi importa fare la volonta’ di Dio e seguire l’ insegnamento di Cristo. I papi non sono Dio e non sono Cristo, sebbene nel caso di Papa Francesco si tenda ad una “ papolatria” che mette in primo piano la figura del Papa piuttosto che quella di Dio e di Cristo. Una papolatria che non c’ e’ mai stata prima nella storia millenaria della Chiesa.
      A me non importa nulla se Papa Francesco mi definisce “ rigida” se seguo la Legge , sono problemi suoi non miei. Lui odia e disprezza i cattolici che seguono i Comandamenti di Dio ? Problemi suoi , ne dovra’ render conto lui a Dio del suo atteggiamento. Se poi col suo atteggiamento porta invece che alla salvezza alla perdizione le anime , se la dovra’ veder lui, papa Francesco, col Padreterno.
      Per esempio l’ ultima notizia e’ che Papa Francesco avrebbe detto a un vittima di Karadima: Dio ti ha creato gay e ti ama cosi’ come sei.
      Non so se sia vero. Se fosse vero il problema e’ suo di fronte a Dio, di Papa Francescose insegna questo. Come suo d’ Il problema se dice altre cose non esattamente in linea con la dottrina cattolica( vedi interviste con Scalfari) .

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      • Ma sei Giacomo o Cristina? (o un giacomo che si sente una Cristina?)

        “Lui odia e disprezza i cattolici che seguono i Comandamenti di Dio ?”

        Questa affermazione invece è tutta un problema tuo… anche tu come tutti, te la vedrai con il Padreterno.

        Ti saluto.

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  4. Cito :
    “Già all’epoca avevamo espresso e messo il dito su quel che è il crimine perfetto contro l’umanità e contro la Trinità e che risiede nello spirito e negli atti contraccettivi: “Avere uno spirito contraccettivo, cioè una mentalità che per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano, è essere proprio nel peccato il più assoluto al quale si possa immaginare: è proprio un atteggiamento satanico intrinsecamente ingiusto e vizioso, frontalmente contro i primi Tre Comandamenti.”

    Mi limito ad osservare che il termine contraccettivo deriva da “contro accettare” , quindi non accettare. Quindi non significa “non dare” a Dio, ma non accettare la volontà di Dio, che essendo buono è una volontà “buona”, un regalo quindi. Si tratta di non accettare i doni di Dio, non di rifiutarsi di dargli qualcosa. Non mi risulta che Dio abbia bisogno di noi più di quanto noi abbiamo bisogno di lui. Anche il “dare gloria a Dio” è funzionale al nostro completamento spirituale, al sentirci uniti a lui e quindi felici, a meno di non pensare che Dio abbia “bisogno” di essere glorificato da noi. Si tratta di uno scambio reciproco, dove però il vero bisognoso è l’uomo, più che Dio.

    Cito:
    “A che serve per vivere con Dio non abortire se si ha una mentalità contraccettiva? Ad occuparsi degli infermi anche del mondo intero se non ci si occupa dei propri genitori? A lavorare per la giustizia sociale se non ci si occupa di quel che è dovuto a Dio?”

    Si potrebbe costruire la frase all’opposto :
    A che serve adeguarsi completamente ai dettami della HV se dopo , quando si aspetta un figlio, si abortisce ? A che serve occuparsi solo dei propri genitori, e lasciare abbandonati a se stessi tutti i bisognosi che ci circondando? A che serve occuparsi di quel che è dovuto a Dio se ci si dimentica del prossimo?

    Non credo che nessuna di queste attività sia mutualmente esclusiva, e non vedo perchè debbano essere messe in alternativa. Tutta la vita di Gesù , descritta nel vangelo, è stata un “et” “et” , pregare ed agire, meditare e soccorrere. Si tratta di dare un tempo a tutto. D’altra parte anche Gesù parlando del Sabato (dedicato a Dio) diceva : “Chi di voi , dice loro, vedendo cadere il proprio Bue, ovvero Asino dentro una fossa in giorno di Sabato , non corre subito per trarnelo?”

    Mi sorge una domanda spontanea per Simon : E’ più peccatore colui che utilizza il preservativo ma che, in caso di rottura accidentale e conseguente gravidanza, decida di NON abortire, oppure colui che non faccia uso di alcun preservativo ma che , alla prima gravidanza, decida di abortire ?
    Peccano entrambi, e so che non c’è una “classifica”, ma si può dire che il secondo sia migliore del primo?
    Non pensi che rinunciando ad abortire, il primo dimostri che la sua mentalità contraccettiva era solo apparente, mentre il secondo dimostri che la sua apertura alla vita era solo apparente ?

    Salve.

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    • Domande magnifiche queste. Bravo. Ho fatto ragionamenti molto simili.

      In effetti la mentalità contraccettiva vera e propria conduce all’aborto, in genere.

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    • Caro ML,

      (1) Mi pare ovvio dal testo stesso che questo “dare” a Dio è accettare, e non frenare, l’atto di creazione che fa passare dal non essere all’essere la nuova vita; per giunta i nuovi possibili santi a cui mi riferisco sono questi bambini da lasciar creare da Dio e il cui fine è a gloria di Dio. Ovviamente Dio non ha “bisogno” che lo glorifichiamo, Lui che è “perfettamente glorificato” in Cristo, ma Dio è in tutto sovrabbondante, anche nella gloria che riceve da noi ad opera dello Spirito Suo.

      (2) No, quella frase non può essere detta in senso opposto, se non da persone superficiali: i due aspeti non sono simmetrici, infatti mentre chi adora Dio con profonda carità per forza deve occuparsi de prossimo, il contrario non è sempre vero; così anche chi si occupa dei genitori con reale carità si occupa per forza della famiglia, poi degli amici, evia via fino ai bisognosi; e chi davvero rfiuta la mentalià contraccettiva per forza non abortirà, mentre il contrario non è per forza vero.

      (3) Quindi non sono esclusive nel senso che chi da a Dio ciò che è di DIo, si occupa dei genitori e non ha un atteggiamento contraccettivo ingloba per forza la giustzia verso gli altri, la carità verso gli infermi e il rifiuto dell’aborto. Ma non sono simmetriche visto che il contrario è possibile come lo consttatiamo quotidianemente.

      (4) L’esempio che tu dai è stato discusso nell’articoloetto qui sopra e nella refernza a quell’altro articolo di tre anni fa: strano che tu non abbia trovato la risposta. E certamente concordo con te: infatti chi viveva contro Dio vivendo di uno spirito contraccettivo si è convertito accettando la nuova vita, mentre nel secondo caso avevavmo solo un ipocrita o un ideologo che non ha resistito di fronte alla realtà.

      In Pace

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      • “infatti chi viveva contro Dio vivendo di uno spirito contraccettivo si è convertito accettando la nuova vita“

        Ma se era già convertito, nel senso che non avrebbe mai e poi mai abortito? Lo spirito contraccettivo, quando è tale per davvero, porta all’aborto.

        Io concordo con Ml nel dire che nel caso descritto sopra lo spirito contraccettivo è solo apparente.

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        • Non è apparente: veramente si oppone al movimento proprio della Trinità nella generazione del Figlio, ma non aggiunge al primo crimine un secondo: tutto qui.
          Ad esempio un persona può voler commettere un crimine, uccidere un nemico personale, ma non voler rubargli i suoi averi una volta ucciso per rispetto degli eredi: questa “delicazezza” non rende il suo primo crimine una cosa buona pertanto, nè gli toglie nessuna responsabilità.
          In Pace

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          • Simon, tu scrivevi

            “Avere uno spirito contraccettivo, cioè una mentalità che per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano, è essere proprio nel peccato il più assoluto al quale si possa immaginare”

            E io osservavo semplicemente che chi ha una mentalità che “per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano“ finirà per cercare l’aborto. Il discorso mio e di Ml64 era tutto lì.

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            • Certo, chi ha una mentalità contraccettiva finirà forse per cercare l’aborto, ma non tutti coloro che abortiscono hanno per forza sempre una mentalità contraccettiva.
              In Pace

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              • “chi ha una mentalità contraccettiva finirà per cercare l’aborto”

                E infatti questo era il nostro punto, cioè che laddove uno o una non cercherebbe mai l’aborto non vi è certamente quella mentalità di negare per principio il diritto di Dio di avere nuovi possibili santi che Lo glorifichino.

                Cioè, è difficile sentire che, ad esempio, una donna che sarebbe la vita per salvare il proprio figlio che ha nel grembo, abbia una mentalità contraccettiva solo perché di fatto, magari, quel figlio è stato concepito nonostante la contraccezione.

                “non tutti coloro che abortiscono hanno per forza sempre una mentalità contraccettiva”

                Vero anche questo, anche se è abbastanza raro.

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                • Il caso di donne con spirito contraccettivo che si ritrovano incinte è molto comune contrariamente a quel che affermi. Leggi la mia risposta quando ti ho dato l’esempio del criminale assassino però non pronto a defraudare la vedova.
                  Non mi far ripetere le cose e ricominciare i tuoi girotondi illogici per favore.
                  In Pace

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                • “Il caso di donne con spirito contraccettivo che si ritrovano incinte è molto comune contrariamente a quel che affermi. ”

                  Si, ma come ti avevo detto, chi ha uno spirito contraccettivo vero e proprio, cioè quello che “per principio non vuole dare a Dio quel che è il diritto di Dio cioè nuovi possibili santi che Lo glorificano”, in genere finisce col cercare l’aborto, ed è sicuramente più raro che una persona che non ha quello spirito contraccettivo abortisca, sebbene non sia impossibile.

                  “Leggi la mia risposta quando ti ho dato l’esempio del criminale assassino però non pronto a defraudare la vedova.”

                  Sono due cose diverse, perché lo spirito contraccettivo, quando è tale, porta all’aborto (come ammesso anche da te nel post sopra), uccidere un nemico e derubare la vedova sono due cose più slegate, non è un caso dove l’uno porta all’altro come nel caso della mentalità contraccettiva.

                  Nessun girotondo illogico in quello che abbiamo detto io e ML65. Per me comunque il discorso si chiude qui.

                  P.s: nel post precedente è “darebbe la vita”, non “sarebbe”.

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                • Ultima risposta che ripete quel che ti ho già detto: il crimine della contraccezione non implica sempre quello dell’aborto, come quello dell’omicidio non implica sempre quello del furto.
                  Se non hai capito che sono crimini su due piani diversi ti invito a rileggere l’articolo qui sopra.
                  E adesso mi hai fatto fare un girotondo di troppo e la chiudo qui con te.
                  In Pace

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                • Non mi par di aver capito molto bene dove i pensieri miei e di Antonio collimerebbero in toto, non vorrei che avesse dato per scontati alcuni miei pensieri.
                  In ogni caso è certamente vero che , al di la della teoria e della teologia, sia tra i cristiani che tra i non cristiani il caso di persone che, pur facendo ricorso alla contraccezione, una volta concepito un figlio poi lo accettino (senza ricorrere all’aborto) è un caso molto diffuso. I figli di un “errore” di contraccezione sono molti, soprattutto in coppie comunque stabili.
                  Di fronte al fatto compiuto , infatti, emergono tutti quegli istinti (che per un cristiano sono stati iscritti nel cuore dell’uomo e della donna da Dio) che fanno si che quella che sembrava una decisione scontata (aborto) in molti casi diventi prima un dubbio e venga poi mano a mano respinta.
                  Cosa centra questo con la mentalità contraccettiva ?
                  A mi parere la mentalità va misurata sui casi concreti e non sulle ipotesi che poi non sono realmente vissute.
                  Tra l’altro io personalmente , ma non credo di essere così lontano dal pensiero della Chiesa, non mi iscrivo certo al partito di coloro che non vedono l’ora di riempire l’inferno di dannati, forse nella speranza di trovarlo saturo quando sarebbe il loro turno.
                  La visione assai semplicistica di “peccato mortale non perdonato = inferno certo” non tiene conto dell’insieme complessivo della vita di una persona , la quale insieme ad un peccato mortale potrebbe avere fatto mille cose virtuose. L’idea che la vita sia un po come un concorso ippico, dove per vincere devi arrivare per forza con 0 penalità alla fine del percorso, indipendentemente dagli ostacoli magari immensi che hai superato, come si fa ad adattare ad un Dio così sofisticato di aver creato l’universo , i pianeti, le stelle, la vita in genere e centinaia di migliaia di varianti della vita stessa perfettamente in equilibrio tra loro ?
                  E’ evidente che alla fine della vita, verremo giudicati per quanto fatto in tutta la vita , e non soltanto in alcune fasi della stessa. Come dice Papa Francesco, riprendendo San Giovanni della Croce, «Alla fine della nostra vita saremo giudicati sull’amore, cioè sul nostro concreto impegno di amare e servire Gesù nei nostri fratelli più piccoli e bisognosi»,
                  Amare e servire i nostri fratelli più bisognosi, non certo soltanto quelli lontani ma i “prossimi” (figli, genitori, vicini di casa, etc ) e non certo solo col denaro, ma col tempo, l’attenzione , la pazienza , etc etc. Dando quindi la vita.
                  In tutto questo “calcolo” immenso, come si può isolare un singolo peccato , pur grave anche se spesso commesso in modo non totalmente consapevole della gravità e delle conseguenze, senza valutare tutto il resto?
                  Penso che si abbia del giudizio di Dio una visione molto “umana” ed inevitabilmente alterata dal nostro modo limitato di pensare.
                  Io mi limito a considerare che se Dio è il dio della Giustizia (con la G maiuscola) , sarà ben in grado di giudicare ognuno di noi secondo reale Giustizia, tenendo conto del 100% della nostra vita, pensieri parole opere e omissioni, aggiungendo semmai la Grazia (come la Chiesa ha sempre tramandato) e non la severità. Se così non fosse , sarebbe allora inutile ricercare una forma di “logica” (fede e ragione) nella sua azione. Se infatti una “ragione” esiste, essa non può essere contraria alla ragione che la mente umana (che pure è stata creata da Dio) possa percepire come giusta.
                  Se l’obiettivo di tutti i sistemi giudiziari del mondo (che pure sono imperfetti) è quello di pesare con la massima attenzione fatti, aggravanti ed attenuanti, per arrivare ad una sentenza “sartoriale”, cioè ritagliata esattamente sulla responsabilità di ognuno, valutando anche minime differenze tra caso e caso, tanto più la Giustizia di Dio sarà in questa valutazione perfetta, con in più la Grazia, considerando anche che poi la sentenza è “eterna” ….

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                • Caro ML,
                  concordo con te nel dire che è una pena ridurre il discorso di cosa vuole Dio da noi, e cioè il nostro bene perfetto nella Sua glorificazione ad una discussione circa chi sarà punito o premiato.
                  Infatti, nell’articolo qui sopra l’accento è messo su quel che piace a Dio e questa dovrebbe essere la nostra unica preoccupazione: a Dio l’aborto non piace e lo spirito contraccettivo piace ancora meno, quindi da cristiani che amano per davvero il loro Dio ci impieghiamo come possiamo, con tutte le nostre forze a non fare quel che a Lui non piace e a concentrarci su quel che Gli piace e cioè adorarLo nella perfetta obbedienza e amare il nostro prossimo.
                  La problematica del grado di colpevolezza in fin dei conti non è interessante, in quanto a parte poter dare qualche linee generali nessuno a parte Dio è capace di valutare con esattezza quale essa sia nel caso individuale particolare: chi si ferma a questa dimensione è grossolano nella vita spirituale.
                  Concentriamoci sulla bellezza di vivere assieme ai Santi dello Spirito generativo di Dio che è motivante e da figli di Dio adulti e non lasciamoci abbagliare spiritualmente dall’orrore oggettivo dell’opporvirsi nello spirito contraccettivo.
                  In Pace

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                • Simon, grazie comunque per la pazienza nelle risposte…mi rendo conto da solo che spesso la mia è una “teologia”, un po grossolana, se non proprio nella sostanza certamente nei termini… 🙂

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                • “Non mi par di aver capito molto bene dove i pensieri miei e di Antonio collimerebbero in toto, non vorrei che avesse dato per scontati alcuni miei pensieri“

                  Concordavo in particolare laddove dicevi

                  “ E’ più peccatore colui che utilizza il preservativo ma che, in caso di rottura accidentale e conseguente gravidanza, decida di NON abortire, oppure colui che non faccia uso di alcun preservativo ma che , alla prima gravidanza, decida di abortire ?
                  Peccano entrambi, e so che non c’è una “classifica”, ma si può dire che il secondo sia migliore del primo?
                  Non pensi che rinunciando ad abortire, il primo dimostri che la sua mentalità contraccettiva era solo apparente, mentre il secondo dimostri che la sua apertura alla vita era solo apparente ?”

                  In particolare le domande nelle ultime due righe.

                  “Io mi limito a considerare che se Dio è il dio della Giustizia (con la G maiuscola) , sarà ben in grado di giudicare ognuno di noi secondo reale Giustizia, tenendo conto del 100% della nostra vita, pensieri parole opere e omissioni”

                  Se però la valutazione fosse sull’insieme della vita, e fosse l’insieme della vita a determinare la destinazione eterna di un’anima, le conversioni in punto di morte come quella di Rudolf Höss sarebbero inutili, perché una persona sarebbe già condannata.

                  Infatti hai fatto bene a scrivere

                  “aggiungendo semmai la Grazia (come la Chiesa ha sempre tramandato) e non la severità”.

                  In caso contrario varrebbe quanto ho scritto sopra. Poi comunque è insegnamento certo della Chiesa che un solo peccato mortale (cioè commesso con piena colpevolezza) di cui non ci si è pentiti è sufficiente per condannare all’inferno, perciò semmai la Grazia qui non sta nell’accogliere in Purgatorio persone morte in peccato mortale (cosa impossibile) ma semmai nel dargli la possibilità di pentimento e redenzione fino all’ultimo secondo di vita.

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