“Tu come vivrai?”: il viaggio dantesco di Hayao Miyazaki

Appena usciti dalla visione di “Kimi-tachi wa Dō Ikiru ka” (in Italia, seguendo il titolo inglese, “Il ragazzo e l’airone”) di Hayao Miyazaki, regna un silenzio contemplativo nella sala. Come un imperativo non detto: rimanere in silenzio alla fine di un’opera creata da un “ragazzino” di ottant’anni, che ancora oggi interpreta la realtà con gli occhi di un sognatore, la rivisita con la creatività di un visionario, la comprende con la profondità di un contemplativo.

Opera visivamente straordinaria, intensamente emotiva, viaggio fuori dal tempo e dallo spazio e un vero racconto di formazione giovanile che affonda le radici letteralmente negli inferi dell’animo umano.

Breve contesto di luoghi, tempo e personaggi: Il film è ambientato nel contesto storico e culturale del Giappone durante gli anni finali della Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista, Mahito Maki, è un ragazzo di 10 anni che, dopo la morte di sua madre, si trasferisce dalla città alla campagna. Il film presenta come sempre forti elementi autobiografici, riflettendo l’infanzia dello stesso Miyazaki, che ha vissuto esperienze simili durante la guerra, con suo padre impegnato nella produzione di componenti per aerei da caccia.

Il motore narrativo è il libro “E voi come vivrete?”, regalo della madre al giovane protagonista. Dalla sua lettura emergono scelte e scoperte, attraverso un viaggio dantesco tanto reale quanto profondo, dove rimpianto e dolore sono trasformati.

Dopo quella lettura, la storia prosegue in un mondo surreale, dove metafore e simbolismi diventano concretezza reale da vivere in un equilibrio dinamico fra bellezza e realismo crudo. La narrazione si allontana da un percorso lineare tipico, richiedendo al pubblico di accettare salti logici e rivelazioni improvvise, similmente a come Mahito si lascia trasportare dall’avventura. La pellicola è notevole per la sua animazione tradizionale a mano, una caratteristica distintiva dello Studio Ghibli, che riesce a catturare emozioni intense e un equilibrio tra bellezza e realismo crudo.

Joe Hisaishi compone un contrappunto perfetto alla ricchezza visiva del film con una musica minimalista. Temi composti da poche note, accordi tenuti di pianoforte, archi cupi e arpe solitarie si oppongo e si sposano con sfondi straordinari, invenzioni visive, acquarelli mutevoli, tunnel alla Jodorowsky e sipari alla Lynch.

Musica pittorica per un per un racconto di opposti: acqua e fuoco, radici passate e futuro incerto, dolore e speranza, morte e rinascita. In ogni scena, un motivo immenso, in ogni silenzio fra due note, l’apeiron.

Il personaggio del protagonista, Mahito, rappresenta una figura chiave nell’esplorazione di temi come il dolore, la crescita e l’esperienza umana. La sua interazione con altri personaggi significativi, come il Grande Zio, riflette un dialogo interiore che sembra avvenire tra Miyazaki adulto e il suo io bambino, esplorando il conflitto tra il mantenimento del mondo immaginario di Studio Ghibli e il ritorno alla realtà quotidiana. Questo aspetto del film lo rende particolarmente potente, poiché risona con la memoria individuale, familiare e nazionale, offrendo una provocazione esistenziale sul significato della vita e sulle scelte che facciamo.

Emblematico risulta quindi il testo, struggente, della canzone finale, composta ad-hoc. Sotto dei semplici e delicati titoli di coda, la canzone “Spinning Globe” sublima quanto visto e strappa finalmente agli spettatori quelle lacrime che che Miyazaki ha intenzionalmente scelto di non evocare in modo esplicito durante la visione. Il finale diviene quindi catarsi e sfogo, comprensione del mistero presentato e, allo stesso tempo, accettazione di ciò che rimane incompreso.. Questo potente finale minimalista rappresenta il culmine perfetto di un’opera cinematografica straordinaria, testimoniato dall’atteggiamento del pubblico: nessuno si è mosso fino alla fine dei titoli di coda; tutti sono rimasti seduti, in un silenzio stupefatto, davanti allo schermo ormai bianco.

Kimi-tachi wa Dō Ikiru ka” è davvero diventato, con gli ultimi minuti, l’invito del regista a riflettere seriamente su come utilizziamo le nostre “pietre buone” nell’edificare la nostra esistenza. Nel silenzio che avvolge la sala al termine della proiezione, il vero messaggio di ‘emerge con chiarezza disarmante. Le vicende vissute dai protagonisti, forgiati dalla maestria narrativa di Miyazaki, diventano in quella quotidiana luce artificiale un riflesso delle scelte e delle azioni che ciascuno di noi affronta nella vita di tutti i giorni. È un momento di rivelazione: il confine tra il mondo cinematografico e il nostro quotidiano si sfuma, lasciando emergere un’intima verità su come viviamo e affrontiamo la nostra esistenza..

“[…] non posso fare a meno di disegnare, come la terra di ruotare […] Raccolgo il vento e inizio a correre, superando le macerie. Alla fine di questa strada, qualcuno mi sta aspettando “.

Forse il film migliore di Miyazaki, probabilmente il migliore film d’animazione dell’ultimo ventennio, ovviamente il film migliore del 2023.



Categories: Sacra Arte

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7 replies

  1. Voi che siete più grandi alla luce di questo dovete spiegarmi come Giovanni il calibita abbia scelto.
    Giacchè forse non c’è anche forse la scelta di non scegliere nell’abbandono o no?

    Grazie

    • Lasciamo chi sceglie di non scegliere sguazzare, annegandosi, nel vomito del Cristo Apocalittico assieme agli altri tiepidi. Non ti pare?
      In Pace

      • No Simon.

        Fu scritto:

        -O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: «Malvagio, tu morirai», e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato.

        Ma fu anche tramandato:

        -In un cenobio, un fratello fu falsamente accusato di impurità: e si recò dal padre Antonio. Vennero allora i fratelli dal cenobio, per curarlo e portarlo via. Si misero ad accusarlo: -Tu hai fatto questo. Ed egli a difendersi: -Non ho fatto nulla del genere. Accadde per fortuna che si trovasse colà il padre Pafnuzio Kefala; egli disse questa parabola: -Sulla riva del fiume vidi un uomo immerso nella melma fino al ginocchio; e vennero alcuni per dargli una mano, ma lo fecero affondare fino al collo. E il padre Antonio, riferendosi al padre Pafnuzio, dice loro: -Ecco un vero uomo, capace di curare e di salvare le anime. Presi da compunzione per la parola degli anziani, essi si inchinarono davanti al fratello; poi, esortati i padri, lo riportarono al cenobio.

        In cosa Francesco è più grande di un ortolano santo, se non perché DIO volle da lui quel che fece in libertà autoaffermantesi propria alla sua missione vocata?

        • Il sugo del discorso: chi non sceglie può essere superiore a chi sceglie, dipende alla luce di CHI si sceglie e di CHI non si sceglie.
          L’ammonimento a me fatto permane e rifletto su tue parole, ma anche io con tutto affetto vedo troppo incasellamento in te Simon. Perché sennò te lo ripeto, a rigore il bancomat è da vietare, ma è esso che determina la reale mia adesione a DIO, o l’ammettere che ho bisogno di lui e fargli spazio e dargli il tempo?
          Oggi viviamo io e te, Francesco d’Assisi per citare il più notorio oggi sarebbe un drogato od un suicida. Siamo meglio? Siamo peggio?
          Ma che importanza avrebbe ( facile a scriversi )?
          Che vuol dire realmente edificare la propria esistenza? Qualora un familiare come profetizzato nel Vangelo ci tradisse, visto che la famiglia sembra essere un corollario dell’edificazione dell’esistenza, si dovrebbe essere tristi più o meno rispetto al resto degli umani passibili di perdizione di cui potremmo far parte anche noi?
          D’altronde, dato che nella Glorificazione Divinizzata dell’epekstasis, le pene dei dannati fanno parte del giubilo e del godimento correlato, ha senso qui ed ora rincrescersi della perdita di un figlio od un genitore empi, se la sua scelta è tale?
          Perché anche questo è scegliere difatti, ossia scegliere che, se realmente si potesse determinare la dannazione di qualcuno, per il fatto che ci sia caro non sia giusto che tale venga annoverato, considerando che non tutte le empietà sono evidenti.
          L’eresia poi non è una scelta d’altronde?

          • Comunque si ragazzi, mi scuso di fare il bastian contrario quasi a priori. Una buona quaresima

  2. Caro Minstrel,
    grazie per questa recensione che mi fa nascere il desiderio di vedere questo film di animazione, sperando che lo sia presto su una piattaforma di streaming.
    Non mi sorprende il fatto che a ottant’anni “La narrazione (di Hayao Miyazaki, ndr) si allontana da un percorso lineare tipico, richiedendo al pubblico di accettare salti logici e rivelazioni improvvise“: sono salti logici in quanto tali o sono salti logici in relazione ad uno sviluppo temporale (non avendo visto il film non saprei rispondere)? La logica del tempo non è altro, infatti, che epifenomenica e prendendo età ci si rende conto che la logica vera della propria vita non è quella della logica temporale per l’appunto.
    Siamo nel campo dell’essere in quanto tale, dove ci si rende conto che i processi temporali come anche le strutture di potere sono solo sabbia svolazzante al vento e vanità umana che non azzecca con l’essenza profonda delle cose.
    In Pace

    • Ti dico solo questo: c’è una parte di film dove il tempo è per così dire sospeso… 😉
      I salti logici sono rispetto ad una narrazione che vuole essere lineare, diciamo che a volte pare proprio divertirsi ad aprire varchi alla Lynch, con un gusto della sorpresa, del poetico e del fantastico che però gli sono propri.

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