Paolo e la parusia: una risposta a Flores D’Arcais

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Tra le principali critiche espresse da coloro che reputano totalmente inconciliabile la figura del Cristo storico e quella del Cristo della fede cristiana e cattolica, c’è sicuramente il riferimento alla parusia, cioè la seconda venuta di Cristo, aspettata per la fine dei tempi dalla Chiesa, ma creduta imminente dalla prima comunità cristiana.

Nel suo libro “Gesù, L’invenzione del Dio cristiano” il filosofo e pubblicista ateo Paolo Flores d’Arcais fa una rapida ed efficace sintesi delle tesi proprie della storicistica laicista che avrebbero “sbugiardato” le convinzione cattoliche sulla parusia alla fine dei tempi. Egli scrive: ”L’apostolo Paolo smentisce e sbugiarda Ratzinger. Gesù ha predicato l’euaggelion della fine dei tempi qui e ora. “Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore” (1 Ts 4, 16). Non c’è possibilità di equivoco. Il trionfo apocalittico del Regno avverrà nel corso della generazione degli apostoli”. Per Flores D’Arcais anche nella prima lettera ai Corinzi Paolo manifesta la sua convinzione in un imminente ritorno di Cristo: “mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Cor 1, 8) per “noi per i quali è arrivata la fine dei tempi” (1 Cor 10, 12). Così anche ai Romani Paolo assicura che la salvezza è più vicina di quando si è diventati credenti (Rm 13, 11) e questo incombere della Parusia sarebbe spiegato anche dai consigli che Paolo dispensa di “vivere tra privazioni che non sarebbero sopportabili di fronte al futuro indefinito di cui favoleggia Ratzinger”.

Sempre secondo Flores D’Arcais sarebbe stato proprio questo l’insegnamento di Gesù, che nel vangelo dice: “In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute” (Mc 13, 30). Per D’Arcais il vangelo di Marco è immediatamente successivo alla distruzione del tempio di Gerusalemme, il 70 d.C., quindi “siamo già due generazioni dopo la crocifissione di Gesù” cosicché le comunità che usano i vangeli avrebbero sperimentato il fatto che il “Regno” non si è per niente avverato.

L’obiettivo di Flores D’Arcais e dei laicisti è chiaro: svuotare il cristianesimo della sua origine storica e del suo legame con Gesù, considerato un semplice predicatore ebreo che non aveva alcuna intenzione di fondare una nuova religione, per presentarlo come un prodotto artificioso creato a Nicea per volontà dell’imperatore Costantino (sic). Ma la tesi di Flores D’Arcais non regge, infatti non esiste motivo fondato per pensare che Paolo fosse convinto di una imminente seconda venuta di Gesù. Nella seconda lettera ai Tessalonicesi, scritta a pochi anni dalla prima, l’apostolo delle genti, proprio per dipanare confusioni che si erano create tra i Tessalonicesi, chiarisce bene questo punto affermando che la venuta del Signore non è affatto prossima ed incombente: “Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente” (2 Ts 2, 1-2).

Questa lettera, siccome fa cadere tutto il castello di carte laicista, dev’essere screditata cosicché Flores D’Arcais continua scrivendo: “Ma mentre 1 Tessalonicesi è la prima delle lettere autentiche di Paolo, 2 Tessalonicesi è una delle lettere pseudoepigrafiche, opera di un esponente tardivo della scuola di Paolo […] probabilmente un capo ecclesiastico che scrive intorno all’anno 100”. Si tratterebbe, quindi, di un falso, una correzione tardiva per modificare il pensiero di Paolo in modo da spiegare ai credenti il fatto che la parusia tardava ad arrivare. Qui Flores D’Arcais gioca d’azzardo cercando di far credere che 2 Tessalonicesi sia considerata unanimemente una lettera pseudoepigrafica, cosa che è ben lungi dall’esser vera. In realtà esiste incertezza in ambito accademico sull’identità dell’autore, anzi sembra oggi prevalere l’orientamento a riconoscere la paternità paolina (Piero Stefani, “La Bibbia“, Il Mulino, Bologna, 2009 – pag. 71). Le due lettere indirizzate ai Tessalonicesi, infatti, pur avendo un contenuto teologico che può sembrare difforme, hanno uno stile molto simile. I dubbi sono generati principalmente dalla divergenza teologica riguardo la parusia. Ma tale difformità è solo apparente e determinata dal fatto che sono state scritte in due circostanze differenti. Le precisazioni circa le caratteristiche della parusia, non ritenute necessarie nella prima lettera ed aggiunte nella seconda, sono servite per spiegare meglio e togliere i dubbi e le fantasticherie insorte nel frattempo.

Un’altra inesattezza che scrive Flores D’Arcais sarebbe quella secondo la quale i vangeli, e la 2 Tessalonicesi, risalirebbero a ben due generazioni dalla crocifissione di Gesù, in un periodo, quindi, in cui era ormai chiaro che la seconda venuta di Cristo non si sarebbe verificata nello spazio di una generazione. Ma dalla prima lettera ai Tessalonicesi, scritta attorno al 50 d.C,. fino alla composizione del vangelo di Marco, poco dopo il 70 d.C., ci sono circa vent’anni, un periodo troppo esiguo per far passare due generazioni. La seconda lettera ai Tessalonicesi, pur volendo ammettere la sua pseudoepigrafia, non può essere datata oltre la fine del primo secolo. L’epistola era, infatti, compresa nel Canone muratoriano, della prima metà del secondo secolo, ed è citata da Ignazio di Antiochia e Policarpo, vissuti tra la fine del primo secolo ed inizio del secondo (Guthrie, Donald “New Testament Introduction” Hazell Books, 1990, p. 593). Anche ammettendo che la seconda lettera ai Tessalonicesi non sia stata scritta da Paolo, può esserci al massimo una cinquantina d’anni tra le due lettere, un periodo ancora troppo esiguo per far passare due generazioni. Ciò significa che al momento in cui i cristiani di Tessalonica lessero la seconda lettera a loro indirizzata da Paolo, o da chi per lui, molti di quelli che avevano letto la prima erano ancora vivi e, quindi, non si era ancora esaurito il tempo di una generazione. Ciò, ovviamente, rende inconsistente la tesi di una correzione redazionale postuma, perché non ancora necessaria. C’è anche da sottolineare il fatto che è molto improbabile che una comunità, come quella di Tessalonica, che aveva già ricevuto una lettera autentica da Paolo, ne accetti un’altra come tale se palesemente falsa (G. Milligan, “Saint Paul’s Epistles to the Thessalonians” 1908, p448).

In questo suo libro Flores D’Arcais dimostra anche di non conoscere bene le lettere di Paolo e tantomeno i vangeli. Infatti nella stessa 1 Tessalonicesi Paolo già afferma che non è possibile conoscere il momento esatto della parusia: “Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte” (1 Ts 5, 1-2) e ciò dimostra quanto sia sbagliata l’interpretazione che Flores D’Arcais fa di 1 Ts 4, 16. D’altronde anche nei vangeli Gesù avverte chiaramente che non è possibile prevedere il momento della sua venuta: “Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo” (Mt 24, 36) e “Anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate” (Lc 12, 40). Non c’è nulla nelle lettere di Paolo e nei vangeli che lascino pensare ad una parusia imminente.

I passi citati da Flores D’Arcais, quindi, hanno un significato che non ha nulla a che vedere con determinazione esatte del momento della parusia. In 1 Ts 4, 16 “Noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore” Paolo si riferisce al tempo della Chiesa, cioè il Corpo mistico di Cristo, l’unione di tutti i credenti in Cristo, concetto che Paolo spiega bene nella sua lettera ai Romani. Il “noi che viviamo” si riferisce alla vita in Cristo, nell’unità della Chiesa. Il “che saremo ancora in vita” indica il fatto che la Chiesa esisterà fino alla fine dei tempi, cioè il tendere della Chiesa verso la parusia, ma non un’indicazione temporale. E’ lo stesso modo di espressione usato da Gesù in Mc 13, 30: “In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute”. Anche qui vi è il riferimento ad una comunità, in ebraico il termine “generazione” ha il senso di “gente”, “stirpe”, “famiglia”, quindi, Gesù predice che il popolo ebraico esisterà fino alla sua ultima venuta, senza alcun riferimento temporale.

Per poter eseguire un’analisi storica credibile non basta semplicemente leggere uno scritto e trarne delle personali conclusioni, occorre essere in possesso di una specifica competenza, caratteristica di cui Flores D’Arcais è evidentemente carente. Il filosofo pubblicista di “Micromega”, infatti, non ha alcun titolo accademico in materia storica, teologica ed esegetica. Certamente ognuno è libero di scrivere quello che vuole, sarà affidato al lettore il compito della valutazione, ma è innegabile che insultare Ratzinger dandogli del bugiardo, quando non si ha la minima competenza in materia, qualifica Flores D’Arcais come un degno rappresentante della categoria dei laicisti.

Bibliografia

Flores D’Arcais “Gesù L’invenzione del Dio cristiano” ADD Editore, 2011;

Stefani, “La Bibbia“, Il Mulino, Bologna, 2009;

Milligan, “Saint Paul’s Epistles to the Thessalonians” 1908

Guthrie, Donald “New Testament Introduction” Hazell Books, 1990;

Penna “Prefazione in Le lettere di Paolo” EDB, 2009;

http://www.gliscritti.it/

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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27 replies

  1. Salve a tutti!!
    Dopo un lungo silenzio mi rifaccio vivo con questo piccolo articolo.
    L’ho scritto di getto una volta che mi sono imbattuto nelle corbellerie di Flores D’Arcais, non ho resistito!
    Spero vi piaccia.

    PS
    Al caro Minstrel chiedo di avere pazienza se sono così imbranato nel postare articoli.

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  2. Come diceva Pascal c’è abbastanza luce per credere è abbastanza buio per non credere.
    Se ho ben capito le prime parole di Paolo si riferiscono alla nascita della comunità cristiana, non alla seconda venuta di Cristo.
    Articolo molto interessante, grazie.

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    • L’articolo è interessante ma le critiche a Flores D’Arcais un pò troppo ingenerose.
      Sull’imminenza della parusia si parla dai tempi di Cristo, e le spiegazioni della Chiesa sono tutte “post” quel periodo, facile dire oggi (che la parusia non è avvenuta) che fosse tutto chiaro un tempo.
      Concordo con la frase di Pascal ben nominata da Aleudin. Quando ci sono cose contraddittorie ognuno legge quel che vuol leggere, adatta gli studi a quello che vuol studiare e trova quello che vuol trovare, e non è solo una questione di preparazione, ma sopratutto di inconsapevole tendenza da una parte o l’altra. Buona Serata.

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      • Diciamo pure che Flores D’Arcais se le cerca, senza se e senza ma.

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      • Non condivido questo tuo parere.
        Flores D’Arcais nel suo libro si vanta di aver “scoperto” l’inganno di papa Ratzinger e lo accusa di essere un bugiardo. Un atteggiamento che trovo insopportabile proprio perché sotto intende una cattiva fede ed è attuato da una persona che non ha la sufficiente competenza in materia.
        L’imminenza della parusia è stato un pensiero tipico della prima comunità cristiana, ma nessun scritto cristiano, tra quelli che confluirono nel canone, giustifica una credenza nel suo verificarsi in un periodo ben preciso.

        Io credo che Pascal, con quella sua frase, volesse riferirsi ad altro. In questo caso non vedo contraddittorietà: le lettere di Paolo ed i vangeli sono molto chiari sul fatto che non sia possibile sapere con precisione il momento della parusia.

        Un saluto

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      • “Quando ci sono cose contraddittorie ognuno legge quel che vuol leggere, adatta gli studi a quello che vuol studiare e trova quello che vuol trovare”
        Sono d’accordo con te e aggiungo che le parole di San Paolo e quelle di Gesù cui si riferisce Flores D’Arcais (che, per inciso, non mi sta per nulla simpatico) sono piuttosto ambigue e fanno davvero pensare a una parusia imminente, tant’è che – come scrive lo stesso Luis – la prima comunità cristiana era appunto convinta che non mancasse molto alla seconda venuta di Cristo.

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        • Secondo me occorre distinguere tra quello che pensavano molti cristiani delle primitive comunità, in balia di confusioni e millantatori, da ciò che effettivamente è stato il messaggio di Gesù a cui si riferisce quello di Paolo. La seconda lettera ai Tessalonicesi fa chiarezza su questo punto: Paolo testimonia l’esistenza di una certa convinzione nell’imminenza della parusia, ma è lucido e netto nel considerarla infondata.

          Le parole di Marco 13, 30 e 1Ts 4, 16 possono sembrare ambigue a chi non conosce bene i vangeli e la teologia di Paolo e, a quanto pare, Flores D’Arcais si trova proprio in questa condizione.

          Un saluto.

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  3. Segnalo che il card. Burke, considerandola non più eventuale ma ormai probabile, ha annunciato la tempistica della correzione formale che intenderebbe fare al Papa, cioè dopo l’Epifania qualora non ci fossero risposte ai Dubia:
    https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-cardinal-burke-suggests-timeline-for-formal-correction-of-pope-fr

    Chiedo scusa all’autore dell’articolo perché è all’80 % OT, ma mi sembrava che il thread dei Blogs dei blogs fosse ormai pieno. Sottintendo che al 20 % è IT perché, com’è noto, una delle perplessità che i suoi critici rivolgono a Burke è proprio questa, che lui si crede san Paolo che corregge Pietro, mentre dovrebbe avere più rispetto.
    Vi vendo la notizia per com’è scritta nel titolo e nel primo paragrafo, non essendo un drago in inglese: per esempio, non ho capito se Burke intende che sarà seguito dagli altri cardinali presentatori dei dubia nell’atto di correzione oppure no.
    Personalmente per correttezza dico la mia: credo già si sappia che condividevo la presentazione dei dubia ma non il preannuncio (di qualche settimana fa) della possibilità di atto di correzione. Ora questa nuova fretta mi dispiace maggiormente, e anche dal punto di vista diplomatico mi pare rischi di far passare dalla parte del torto lo zelante Burke. Comunque lui dice che in realtà (se leggo bene l’inglese) che sarà semplice e consisterà in una sorta di documento di confronto col precedente magistero. Vedremo… in questo periglioso 2017 che si avvicina… (doppie corna napoletane di scongiuro).
    Ovviamente qualora Minstrel ritenga inopportuno il post in questo thread accetto e metto in conto sin d’ora qualsiasi spostamento.

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    • Articolo interessante (come anche i commenti che vi stanno sotto), vale la pena di leggerlo, secondo me, specie nei commenti si chiarisce bene la polarizzazione che sta avvenendo nella Chiesa, oggi, e probabilmente anche le origini di tale problema.

      http://traditioliturgica.blogspot.it/2016/12/ricevo-e-rispondo.html

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    • Giá che siamo OT:

      http://edwardfeser.blogspot.com.ar/2016/12/denial-flows-into-tiber.html

      Sembra che non tutti i tomisti la pensano come Simon.

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      • Ho letto il link postato, e mi sembra che Feser non centri il punto.

        Infatti se il Papa fosse andato a coonestare le nuove unioni o a negare l’indissolubilità di un matrimonio sacramentale valido avrebbero ragione a parlare di eresia, ma il Papa ha semplicemente affermato che anche coloro che vivono in una situazione oggettiva di peccato possano essere soggettivamente in Grazia, cosa che la Chiesa riconosce già, ad esempio, per i membri delle altre religioni (che sono in stato di oggettivo peccato grave contro il primo comandamento, compresi gli ortodossi, colpevoli di scisma, materialmente scismatici ed eretici e quindi peccatori oggettivi contro il primo comandamento, che lo proibisce).

        Il primo comandamento afferma che

        “L’incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. « Viene detta eresia l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti ».30”

        Ora, gli ortodossi rifiutano di sottomettersi al Sommo Pontefice e quindi sono materialmente colpevoli di scisma. Eppure la Chiesa Cattolica accetta l’intercomunione con gli ortodossi perchè, oltre ad avere i Sacramenti validi (sebbene illeciti), e la nostra stessa Fede nell’Eucaristia, presume che siano in buona Fede e quindi in stato di Grazia.

        Ovvero la Chiesa Cattolica presume che dei peccatori oggettivi, dei cristiani materialmente scismatici ed eretici (e l’eresia e lo scisma sono peccati peggiori dell’adulterio), possano essere in stato di Grazia.

        La stessa cosa che fa nei confronti dei divorziati risposati.

        Perciò o si chiarisce che i peccati contro il sesto comandamento sono peccati speciali, talmente gravi che non possono darsi circostanze attenuanti o coscienza incolpevolmente erronea che preservi dalla colpa mortale pur permanendo la materia grave del peccato, oppure Amoris Laetitia non afferma nulla di formalmente eretico.

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      • Concordo con Luigi per dire che Feser non centri il punto.

        Il raginamento di Feser rimane ad un livello di dottrina che in realtà non è stato toccata dalla AL in alcun momento: la non risposta del Santo Padre non è a livello della dottrina, il quale può solo corrispondere alla fattispecie (b) contemplata da Feser.

        Anzi , il Principle of Charity, sempre molto difeso da Feser in tante altre circostanze, non ammette altro che il caso (b) come risposta sul piano della dottrina.

        Se applichiamo il principle of Charity ai 5 dubia una sola risposta è possibile dal punto di vista cattolico ed è 5 volte sì: lo abbiamo già spiegato in lungo ed in largo nel post ad hoc. Siamo nel caso (b) e il Papa non ha da rispondere di nuovo: tutto è scritto.

        L’accesso alla comunione per chi si trova in situazione oggettiva di peccato mortale eppure personalmente non resposnabile e quindi non colpevole di tale situazione, è stata trattata da millenni e quel che AL fa non è altro che ricordare di applicare queste pratiche pastorali anche nel caso dei divorziati risposati.

        In Pace

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        • Bene addesso sappiamo che ha l´etichetta di “tomista” é salvo di essere chiamato “clown” o traditore.:)

          Pare che chi non coglie il punto di Feser siate voi. Quello che lui sostiene é semplicemente come dicono qua in Argentina “la palla ce l´ha Francesco”. E lo fa chiaramente AL permette letture non cattoliche (Spadaro-Vescovi argentini), Non basta che ci siano letture ortodosse(Buttiglione Simon) i dubia sono legitimi il Papa deve risolvere la questione perché e cita Felice III in qualcosa che io ho commentato qui: “An error which is not resisted is approved; a truth which is not defended is suppressed.”
          Fin qui sono in completo accordo con Feser, forse non mi trovo d´accordo con le sue previsioni forse per mancanza di Speranza. Lui dice che Bergoglio non risponderá mai con l´opzione (a), ma infatti potrebbe aver giá risposto (a) quando sull´aereo il giornalista gli ha posto una domanda molto simile nel senso al primo dubbia. Disse “Potrei dire si punto”. Per fortuna poi ha aggiunto chiedetelo a Schombroen che é lo stesso che mandarmi a me a leggere un testo in cirilico.
          La seconda previsione é che se non Francesco sará il prossimo Papa a risolvere la questione ma quando gli errori nonsisopprimono alla radice le veritá si eliminano come é gia accaduto con HV.

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      • In buona sostanza la mia tesi è estremamente semplice:

        1) la Chiesa accetta che i cristiani ortodossi possano fare la Comunione, nonostante siano materialmente scismatici ed eretici, pubblici peccatori, e una controtestimonianza vivente a quella che dovrebbe essere l’unità della Chiesa sotto il Sommo Pontefice;

        2) la Chiesa li accetta perché presume che siano in buona Fede e quindi, sebbene rimangono scismatici ed eretici materialmente (fino a quando e se si convertiranno), non lo siano formalmente, ovvero non portino colpa mortale, nonostante perseverino nel loro stato di scisma.

        Al contrario:

        1) la Chiesa proibisce che i divorziati risposati possano accedere alla Comunione, perché sono pubblici peccatori e una controtestimonianza vivente dell’indissolubilità del matrimonio;

        Tuttavia:

        2) Papa Francesco afferma che, sebbene siano oggettivamente in una situazione di peccato grave, possano darsi delle attenuanti che rendano la loro colpa non mortale, e quindi possano essere in Grazia di Dio, nonostante perseverino nel loro stato di adulterio, e quindi vuole cambiare la disciplina di FC84.

        Se si vuole rigettare la tesi di Amoris Laetitia, dichiarandola eretica, bisogna quindi:

        1) dimostrare il valore dogmatico di FC84 e, quindi, la sua irreformabilità;

        OPPURE

        2) chiarire dogmaticamente che i peccati in materia grave contro il sesto comandamento sono talmente gravi che, mentre per un peccato come lo scisma e l’eresia possono darsi attenuanti che sgravino dalla colpa mortale, presso tali peccati basta la materia grave per peccare mortalmente.

        Altre vie di uscita non ne vedo, onestamente.

        Infatti non riesco a capire perché, grazie a circostanze attenuanti e/o una coscienza incolpevolmente erronea uno possa essere scismatico ed eretico (quindi in stato di peccato grave continuato e impenitente contro il primo comandamento) ed essere in stato di Grazia mentre le circostanze attenuanti e/o una coscienza incolpevolmente erronea non possano far si che uno sia in stato di Grazia pur essendo un pubblico peccatore in stato di peccato grave continuato e impenitente contro il sesto comandamento.

        E nemmeno la giustificazione che il Confessore non potrebbe giudicare del foro interno vale, poichè:

        1) il Confessore non può giudicare del foro interno ma può giudicare la presenza o meno di attenuanti oggettive e/o di una coscienza incolpevolmente erronea (se ha esperienza);

        2) se così fosse allora a maggior ragione bisognerebbe negare la Comunione pure agli scismatici eterodossi orientali, in quanto anche li non ci sarebbe la possibilità di giudicare del foro interno.

        Nessuno ha ancora fatto presente questa cosa?

        A mio avviso può essere un argomentazione vincente. Ammesso che la logica, per chi ha fatto della dottrina matrimoniale della Chiesa un’ideologia, abbia ancora un valore.

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      • Non è mica l’unico tomista a non pensarla come Simon. Ho avuto dispute interessantissime in questi giorni e se avessi il tempo scriverei due righe al riguardo, ma prima voglio parlarne con Simon per tenere una linea unica su blog. Per ora non mi pronuncio. 😉

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        • Puoi sempre riassumere altri punti di vista nella misura che non sono stati già discussi e quindi “chiusi”: in particolare evitare le argomentazioni che non riescono a tener conto della tomistica epikeia nell’articolazione tr ateoria morale e pratica, in quanto esprimono una confusione intelelttuale certa.

          Per giunta, la morale delle virtù è la morale di Gesù e San Paolo ed è stat espressa con tonalità differenti da Aristotele a Confucio a San Tommaso ed è parte intergrale dell’insegnamento della Chiesa: difficile farne astrazione per rifugiarsi dietro un legalismo, necessario ma solo in quanto sostesgno e di certo non in quanto fine.

          In Pace

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          • Il punto è proprio questo. Non ne so moltissimo, non l’ho mai nascosto, e quindi potrei riportare cose che sono già state discusse sotto altre prospettive e non riesco a coglierlo. Per questo volevo parlarne in privato, in modo da capire se potevano avere senso. 🙂

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  4. Sarebbe appena il caso di ricordare a D’Arcais che il passo in questione di S. Paolo è inteso a confortare i “viventi” sul destino di coloro che si sono “addormentati”, cioè già morti, e quindi, indirettamente, di coloro che stanno per morire [1 Ts, 4, 13]. Paolo rassicura i viventi che i morti resusciteranno, come Cristo è risorto, e che saranno “rapiti in cielo” insieme ai viventi al momento della parusia. E’ un modo per confortare i viventi sul loro destino e su quello dei loro cari morti, e per confortare anche coloro che sono vicini alla morte. In generale l’espressione neotestamentaria “questa generazione” indica l’umanità riscattata dalla resurrezione di Cristo, cioè “rigenerata”. Per dirla con S. Giovanni (prima lettera) questa nuova epoca è “l’ultima ora”: “Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri.” L’ultima ora è quella che “data” dalla vittoria di Cristo sulla morte con la Resurrezione; ed è quindi anche l’ora degli “anticristi”. L’ “ultima ora” è il tempo di “questa generazione”. E buon Natale.

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