Eutanasia: l’insostenibile leggerezza del non-essere

vita

Nella vita di una cosa sono sicuro: non mi trovo qui per volontà mia.

Sarò breve, non voglio scrivere un post polemico anche perché non nego che la vicenda della morte di Fabiano Antoniani abbia suscitato il mio malumore (sia per la vicenda del singolo individuo, sia per i risvolti sulla società che inevitabilmente ormai avranno presto o tardi luogo). Voglio tentare tuttavia di farvi almeno sfiorare una sorta di intuizione epifanica che mi ha colto.

È chiaro che una grandissima parte delle persone abbia guardato con occhio favorevole la scelta del dj di togliersi la vita. Vorrei chiedere a queste persone di seguirmi per un attimo e riflettere insieme a me, a partire da una semplice frase. Dj Fabo affermò: “Questa non è vita.” Ora, se noi riteniamo che l’estrema decisione di quel povero ragazzo sia stata ragionevole, vuol dire che abbiamo dei motivi oggettivi per credere alla sua frase, motivi che evidentemente coincidono con le sue dolorose condizioni fisiche. Non potrebbe essere altrimenti infatti: se una persona giovane e perfettamente sana fisicamente affermasse che la propria non può definirsi vita quantomeno lo guarderemmo con perplessità e difficilmente riusciremmo a sentirci d’accordo con una sua eventuale scelta di togliersela. Pertanto, affermando la ragionevolezza di una scelta come quella di Fabiano implicitamente finiamo per concordare che esistono condizioni che “non sono vita” oggettivamente.

Una volta giunti a questo punto però non è più possibile poi fare un passo indietro di fronte a chi, in simili condizioni, decide invece di proseguire la propria esistenza. Abbiamo già fatto piombare (volenti o nolenti) il nostro giudizio anche su di loro: in quello stato non si può parlare di vita, perlomeno non quella con la “V” maiuscola. L’unico modo per salvarsi da questa deprecabile situazione (la nostra coerenza alla quale dovrebbe paradossalmente portarci a convincere le suddette persone a porre fine alla propria “non-vita”) è giocare la carta del relativismo: in fin dei conti, ciò che conta nella definizione di dignità della vita è la volontà dell’individuo in questione di preservarla o meno. Ma è una scappatoia illusoria: in questo caso non si capisce perché allora la questione dovrebbe riguardare solo i malati gravi e non invece per esempio le persone in perfetta salute ma depresse, oppure afflitte da una dolorosa ferita interiore che di solito il tempo rimargina ma che sul momento non si ha la lucidità di affrontare (un grave lutto, una forte delusione amorosa: “Solo che però adesso io… vorrei morire,” come recitava una struggente canzone di Riccardo Cocciante).

E ai più duri e puri che almeno in apparenza non si sentono turbati neppure da queste estreme conseguenze in cui la coerenza logica li sembra portare chiedo un’ultima riflessione: un insieme di individui “monadi”, ognuno decidente per sé e ognuno preoccupantesi solo del proprio bene auto-stabilito può definirsi davvero “società”? Cosa dovrebbe essere allora il bene comune?

E allora di fronte all’ipotetico, assurdo giovane prima evocato sentiamo l’impulso di obiettare qualcosa ma non sappiamo più bene cosa, né perché dovremmo farlo.

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Categorie:Attualità cattolica

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83 replies

  1. Un graditissimo ritorno su blog del caro Law! Grazie di questo prezioso contributo che sistema una volta per tutte la menata che viene scritta oramai in automatico dagli schiavi nei vari media: “ma a te cosa ti cambia se lui…?”
    Tutto caro. Tutto.

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    • Grazie Minstrel per l’accoglienza che manifesti sempre, nonostante le mie lunghe latitanze. 🙂
      Nonostante il poco tempo a disposizione e i periodi di assenza, tornare su Croce-Via è come tornare a casa.

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  2. Hai perfettamente colto nel segno. Qui si gioca il passaggio da un’etica della sacralità della vita ad un’etica della ‘qualità’ della vita, laddove – varcato il ponte – il suo ‘valore di essere’ dipenderà da una ‘qualità’ del suo esprimersi, da stabilirsi secondo un certo standard: esisteranno persone umane non degne di vivere, perché vivono una vita ‘non degna’, in quanto non ascrivibile alle condizioni di soddisfabilità della stessa previamente stabilite e protocollate. Il valore della vita da ‘intangibile’ e protetto da ‘condizioni’ e parametri di qualità, sarà consegnato al dibattito pubblico e protocollato da delle leggi. Chiunque si trovi fuori da tali standard, in una condizione ‘compromessa’, sarà dunque teoricamente ‘suicidabile’ o ‘terminabile’. Quando ciò diventerà cultura condivisa, si dovrà dunque pian piano giustificare la scelta di non farlo per rimanere a carico del servizio sanitario nazionale e della collettività, laddove con 13€ di barbiturici si potrebbe risolvere in fretta la situazione. La cultura dello scarto coerentemente attuata. Ne ho parlato in modo approfondito qua: https://www.academia.edu/10056737/L_eutanasia_fra_etica_dell_inviolabilit%C3%A0_ed_etica_della_qualit%C3%A0_della_vita_umana

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  3. A proposito di “individuo monadi”, leggo da qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-valeria-la-fidanzata-di-fabo-che-sentiva-di-esseresola-al-mondo-ingannata-dalle-filosofie-orientali-19110.htm:

    “Quello che impressiona di più, però, è il video di Omraam Mikhaël Aïvanhov, un esoterista bulgaro formatosi in India (dove Valeria e Fabiano hanno vissuto 5 anni prima dell’incidente) noto per le sue tecniche di perfezionamento necessarie a superare se stessi, il proprio limite e male e quelli altrui. Aivanhov spiega che non bisogna aspettarsi mai amore da nessuno, così da non rimanere delusi e che l’unico modo per essere in pace “è amare, amare, amare noi”, così “da riempirci con il nostro amore” senza necessità di dipendere dagli altri.”

    Poi rileggo Nembrini: https://pellegrininellaverita.com/2017/02/25/franco-nembrini-luomo-e-rapporto-il-rapporto-e-generosita/

    E mi chiedo: quanto è grande l’inganno antropologico moderno se trova nell’uomo stesso il costruttore di una logica antiumana?

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    • Beh sembra l’inno di Satana.
      In Pace

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    • Secondo me questa Valeria è una grande ipocrita: non solo non amava questo Fabo al punto che questi ha preferito morire che vivere ma, per giunta, per una grande sportiva della boxe, essa è anche una gran vigliacca che non ha avuto il coraggio di semplicemente soffocare sotto un cuscino o con un sacco di plastica intorno alla testa il suo “amore”. Già, le porcate lasciamole fare agli altri e restiamo così colle mani pulite a difetto di una coscienza pulita.
      Comunque sul piano etico, anche se non su quello legale, è lei la prima assassina del suo “fidanzato” con la sua perfetta assenza di empatia.
      Questa è una squallida storia di totali anti-eroi.
      In Pace

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  4. Il problema di fondo è gestire l’arrivo del baby boom degli anni cinquanta che ormai si traduce nelle rendite boom, pensionati boom, malati boom, vecchi boom, costi boom in una società la cui piramide demografica è invertita.

    Il meglio è preparare il tutto per eliminarli il più presto possibile: il suicidio assistito già in Olanda è proposto con insistenza ai vecchietti un po troppo soli, un po troppo malati, un po troppo costosi alla loro società.

    Certo, dall’altro lato dell’arco delle età, in quello stesso paese molto prgredito c’è la proposta dell’aborto post partum, cioè il pure e semplice infanticidio di chi già è nato.

    Contraddizione di una società che non accetta più il rischio come elemento vitale importante e crea uno stato di welfare ma che si contraddice in quanto questa stessa nozione di assenza di rischio vuole l’assicurazioni di zero nascite impreviste e quindi l’automatica inversione demografica e l’impossibilità di sostenere lo stesso welfare: il prezzo da pagare per garantire l”assenza dei rischi della vita è assicurarsi di ammazzare chi è malato, malformato, improduttivo, anziano.

    La morte come garanzia dell’assenza di rischio.

    Per forza, la vita stessa è rischio.

    In Pace

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  5. L’ha ribloggato su l'ovvio e l'evidentee ha commentato:
    “Un insieme di individui “monadi”, ognuno decidente per sé e ognuno preoccupantesi solo del proprio bene auto-stabilito può definirsi davvero “società”? Cosa dovrebbe essere allora il bene comune?”

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  6. Uni dei migliori articoli letti in rete:
    http://www.maurizioblondet.it/povero-fabo-dj-ingannato-sempre-cattivi-attori/

    Un estratto:

    “L’ho appreso stamattina coi giornali progressisti, illuministi e avanzati che, tutti, a un segnale convenuto, hanno battuto la grancassa in prima pagina, con i grandi titoli del caso, di questo Fabo dj che si è dovuto far ammazzare in Svizzera. “Via da un paese che mi tortura!”, la Stampa (Il paese lo tortura?) Il Corriere: “Fabo in Svizzera: lasciatemi libero” ( e chi ti voleva fermare?, infatti sei andato in Svizzera e ti sei ammazzato). “L’artista ha dovuto andare in Svizzera” (un dj è un artista?) “Voleva morire ma non così lontano da casa”, piange Il Fatto Quotidiano ( Che t’importa, se hai deciso di farti uccidere, essere “lontano da casa”? Lontano ci starai per sempre, ormai). “In Svizzera per l’eutanasia – “Vergogna! tradito dall’Italia”, accusa Repubblica (di cosa devo vergognarmi, io?) “Chi ci nega la nostra dignità” dice una tizia in prima pagina. Apprendo così che “dj Fabo” ha “fatto un appello a Mattarella: lasciatemi morire” ( E chi te lo impedisce? Infatti sei morto).

    A metà giornata, “L’annuncio di Cappato dalla Svizzera: “Alle 11,40 se ne è andato con le regole di un Paese che non è il suo” (fosse stato il suo, sarebbe stato meglio?).

    “ Domani al mio rientro in Italia andrò ad autodenunciarmi per il reato di aiuto al suicidio” (gli tocca, perché nessuno s’è sognato di arrestarlo alla frontiera).

    “ Filomena Gallo, segretario dell’associazione Coscioni: “Rischia 12 anni di carcere” (ma no, ma no: riconosceranno l’alto valore morale del tuo delitto, Cappà, scommettiamo?). “

    In Pace

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    • Ottimo Blondet, come sempre! (Anche se nell’articolo si mette un po’ nella parte di Dio, spedendo il povero Fabo direttamente all’inferno, giudizio che andrebbe lasciato a Qualcun altro).

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    • Dopo aver scritto questo, l’ottimo Blondet avrà comunque bisogno di una buona riconciliazione col Signore. L’arroganza con cui si erge a giudice del destino post mortem del povero ragazzo, mi lascia sbigottito. Dovrà stare molto attento, perchè la bilancia su cui sarà pesato sarà questa.
      Per il resto, articolo più che condivisibile.

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      • Hai mai letto i salmi imprecatori?
        Possibile tu non riesca a leggere in quello scritto un atto d’amore verso una persona sacrificata sull’altare del politicamente corretto?

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        • Lorenzo:
          Nella totale certezza della dannazione eterna di questo ragazzo, leggo solo poca accortezza e superbia. Tu ovviamente sei libero di leggerci ciò che preferisci, compreso l’amore… non pretendo di aver ragione, è solo una mia sensazione.

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          • Ho letto attentamente l’articolo e “Nella totale certezza della dannazione eterna di questo ragazzo” non riesco proprio a leggerla;
            leggo solamente una sarcastica risposta al Cappato che afferma: “Sollevato da un inferno di dolore non grazie allo Stato”.

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            • Il giudizio di Blondet è palese, in realtà:

              Temo che nel posto dove sta ora, e sul limitare del quale l’avete accompagnato, Fabo il dj (il dj?) starà molto peggio di quando non ci vedeva ed era paralizzato. E non possiamo nemmeno pregare per lui; chi sta laggiù non vuole, aumenta la sua disperazione… “Lasciatemi libero” dite che abbia detto; e glielo avete fatto credere, che il suicidio sia una liberazione.

              Ora è in qualcosa che non può essere descritto. Che antiche parole – carcer, pernicies, exilium – non possono descrivere, perché ciò che laggiù si fa alle anime “avviene senza il controllo della parola, in cantine afone”. Là infatti “tutto finisce, ogni pietà, ogni grazia, ogni riguardo”, e naturalmente ogni parola per dirlo.

              Devo essere sincero, questo passaggio è parso fuori luogo anche a me.

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              • Se quel passaggio fosse preso da solo avresti ragione ma, preso come sarcastica risposta al definire un inferno la vita terrena di Fabo, il senso che io vi leggo è questo: come potete definire inferno la sua vita precedente se adesso, spinto da voi, fosse veramente all’inferno?

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            • Rileggilo con più attenzione, allora.

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      • Infatti, grande errore sarebbe quello di condannare il suicidato o colui che desidera suicidarsi in queste condizioni, in quanto non ci è possibile misurare il suo grado di disperazione involontaria.

        Dobbiamo essere chiari: ad ogni richiesta di suicidio, corrisponde un rimprovero contro chi avrebbe dovuto amare il malato e non lo ha fatto.

        Bisogna quindi essere attenti a sempre rimettere le giuste priorità e responsabilità li dove devono essere e certamente non alleviare il sentimento di colpevolezza di chi, invece di mettersi al servizio del prossimo il più prossimo, cerca di lavarsene le mani rimettendo l’infermo tra le mani dei carnefici.

        In una società che sta a piagnucolare per la messa a morte per iniezione letale di criminali agguerriti, per la sola e unica (pseudo-)ragione che sarebbero vittime di un sistema, è contraddittorio spingere all’assorbimento degli stessi farmaci letali chi, innocente, è vittima sacrificale di una famiglia e di una società che non gli dà l’amore necessario per voler vivere.

        In Pace

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        • Ma magari fossimo al solo bando della condanna a morte, Simon. Su fb ho visto un poster vegano presente a Londra, raffigurante un vitello e una mucca, con il quale si invita a non bere latte perché in questo modo il vitello resterà per sempre con sua madre. Figuriamoci ad uccidere uno e l’altro. Già mi avvedo le lacrime della Cirinnà…

          Sono sempre più convinto che il tutto nasce da una concezione antropologica completamente erronea, ateo materialista di fondo, egoistica in superficie. Quando law fa notare che la società spinge ad essere “individui monadi” giunge al succo del discorso: che società vuoi?! Che uomo vuoi che porti avanti la società degli uomini? Un uomo che è relazione o un uomo che è monade? Stamane ascoltavo una telefonata ad una trasmissione di radio3 e l’ascoltatore diceva al giornalista (un quasi sempre preciso Marcello Veneziani): “voi cattolici non riuscite proprio ad accettare quello che vogliamo, mentre inveve noi atei possiamo accettare tutto quello che volete. Voi non potete accettare che io voglia andarmene, è giusto nel vostro privato. Ma uno stato deve essere laico e non può non accettare la MIA volontà!”
          Ed eccoci al punto! Lo stato per questi è LAICO solo quando accetta la visione di un individuo considerato come isola deserta, che ha una SUA VOLONTA’ unica e senza conseguenze, implicitamente credendo che tale volontà NON SI RIFLETTA SUGLI ALTRI, mentre è il contrario! Ci sarebbe moltissimo da dire al riguardo, ma -senza entrare in un discorso filosofico alto- rimando alle lezioni del Nembrini quando parla di libertà e dell’uomo come relazione.
          Ogni nostra azione ha riflesso negli altri, perché l’uomo è relazione, non monade! E uno stato che implicitamente accetta una visione erronea dell’uomo, è uno Stato che si vuole suicidare.
          E’ il vero enorme inganno questo, ed è il vero punto che discosta la visione moderna dalla realtà naturale di quel che l’uomo è. Una visione che ci demolirà.

          Bisogna salvare i semi.

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  7. Sperando che questo commento non venga moderato e cancellato, come ormai purtroppo sempre più spesso mi succede, mi azzardo a scrivere qualcosa anche io, scusandomi fin dal principio perchè magari a molti non è gradito. Mi ostino ancora a pensare che una voce argomentata che porti anche le posizioni di chi non è d’accordo sia una linfa per il il blog. Forse sono un illuso.
    Tornando al punto ho la sensazione che ogni volta che si affronta questo tema si passi in un attimo dal caso specifico ai principi generali, in un muro contro muro che impedisce ogni interlocuzione.
    Intanto mi piacerebbe che si uscisse dal comodo e rassicurante termine “egoismo” per descrivere queste situazioni.
    Qui si tratta di persone che vivono realtà ai confini della realtà, che nessuno di noi vive e ci vorrebbe un po più di rispetto umano e cristiano quando si parla di questi temi, invece di far immediatamente partire il giudizio sulla persona e sui parenti della stessa. Purtroppo non si può augurare a nessuno di passare una esperienza simile, ma di certo ad alcuni sarebbe di grande illuminazione sulla realtà vivere quello che purtroppo ogni giorno qualcuno vive (un po come una volta si diceva : ti ci vorrebbe di fare il servizio militare)
    Nessuno dei malati o di quelli che vivono intorno ad essi si sentirebbe mai di fare la considerazione che hai fatto tu Law, circa il fatto che se per loro quella “non è vita”; allora “non è vita” per nessuno di tutti gli altri nelle stesso condizioni. Ne ho ascoltato alcuno farla, se non in questo blog.
    Il paradigma è completamente inverso , e cioè se , senza impedire agli altri di vivere serenamente la loro condizione drammatica, sia possibile però scegliere per se stessi una strada diversa.
    Ogni giorno nel mondo avvengono migliaia di suicidi, per le più diverse cause, e vengo presto archiviati come situazioni di disagio.
    A nessuno poi viene negato un cristiano funerale, secondo il principio che nessuno può sapere cosa sia passato per la testa del suicida un attimo prima di piombare a terra dopo un volo di 8 piani, o mentre il gas di scarico pervadeva in modo letale i propri polmoni.
    La Chiesa, ma sopratutto la società e persino i parenti, vogliono presto dimenticare e limitare le proprie responsabilità preventive.
    Poi però c’è una categoria a parte , sulla quale si accaniscono invece tutti : Quelli che la capacità di salire su una finestra o di prendere un veleno molto semplicemente non ce l’hanno perchè ridotti su un letto immobili o semi-immobilizzati, con prospettive di vita incerte se non funeste.
    A costoro non basta la croce che gli è capitata. Qualcuno gliene mette anche un’altra, e cioè quella di aver il dovere (non il potere o la possibilità , ma il DOVERE) di essere anche di esempio etico per tutti gli altri, e mostrare come si può con dignità portare croci terribili , che coinvolgono noi stessi ma anche tutti quelli che ci sono attorno, ne condizionano e ne limitano e scelte di vita.
    Essi possono lamentarsi ma non hanno il diritto di disperarsi, ne hanno il diritto chiedere , singolarmente e per se stessi , di porre fine alle proprie sofferenze.
    Costoro e le loro famiglie non chiederebbero di meglio che avere voglia di vivere, ma noi da loro pretendiamo che siano super-uomini, pretendiamo di vedere il miracolo morale compiersi in queste povere persone.
    E così quello che in fondo dovrebbe essere un diritto di tutti, e cioè decidere per la propria vita e decidere, perchè no , se fare consapevolmente un atto che può portare all’inferno, diviene un fatto comunitario, una responsabilità sociale e morale. In altre parole non siamo liberi nemmeno di peccare contro noi stessi , c’è qualcuno che ce lo deve impedire, in nome di un amore per quella stessa vita che però, in altre occasioni, viene considerata solo un passaggio verso la vita vera , e quindi rinunciabile.
    Sicchè la donna che per non essere violata si getta dalla finestra è considerata Santa, pur avendo posto fine alla sua vita per evitare un fatto che, per quanto grave , le avrebbe comunque lasciato la possibilità di vivere ancora e di lavorare nella vigna del signore, e nessun peccato di certo le sarebbe stato rinfacciato.
    Invece al disperato, nella situazione di questo povero ragazzo, non viene data questa possibilità, anzi, la sua vita è considerata più preziosa ora di quando era sano, e la sua volontà NON CONTA.
    Ed i poveri medici chiamati a svolgere questo ingrato compito peccano essi stessi, perchè uccidono una vita umana. Peccato che quando il Boia ottocentesco tagliava la testa ai condannati a morte (che non volevano morire), in quel caso egli non era un peccatore, ma semplicemente un servitore dello stato. I medici invece , che uccidono chi vuole morire, sono considerati degli assassini .
    Solo io leggo tante contraddizioni in tutto questo ? Non credo, visto che anche tra i Cattolici tantissimi ormai si pongono questi interrogativi , di fronte a pratiche mediche che sono in grado di mantenere in vita le persone per anni, mentre fino a pochi anni fa questi casi non esistevano.
    Spero di aver la possibilità di veder pubblicato questo post, e mi rimetto ai moderatori perchè non limitino libertà di chi esprime un’opinione nel rispetto delle altre.

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    • Il nostro Mentelibera viene a farci la lezioncina come se noi non fossimo già al corrente dei suoi argomenti propinati dal Pensiero Unico di orwelliana memoria che tutti i media ci sbattono in faccia a lunghezza di giornata volendo rimpiazzare il Buon Senso nello spirito del popolo bovino.

      Già, ma vedi, se tu avessi letto l’articolo di Law pubblicato qui sul nostro blog come anche i vari interventi, qui NON si indica con il dito quel poveraccio di Fabo (ormai pace all’anima sua) ma chi intorno a lui (fidanzata, amici, famiglia, società, medici, etc) non ha fatto il suo lavoro, non ha avuto un comportamento etico e il comportamento etico unico possibile è quello di fare di tutto per dare gusto alla vita e quel che da gusto alla vita è l’amore e l’amore è dare la propria vita all’amato e non di toglierlela!

      Vergogna a te, Mentelibera, di usare argomenti degni delle assemblee di frammassoni quando ridicolizzi mettendo sullo stesso piano chi decide di morire perché disperato con chi invece decide di morire per speranza e per salvare la vita spirituale altrui: una Santa Maria Goretti ha compiuto in primis un atto di amore verso il suo persecutore preferendo rendere testimonianza dell’unico dono di Gesù alla Sua Chiesa , preservando la propria verginità; persecutore che si è convertito e non ha perso la propria vita eterna grazie al dono della Santa vergine.

      Al disperato non gli si da disperazione, ma amore: guarda Santa Teresa di Calcutta, ella si che aveva da fare con veri poveri e gente che avrebbe dovuto morire disperata e alla quale invece ha dato l’unica risposta umanamente sensata: presenza e amore.

      E vuoi paragonare chi, criminale, si è meritato in tutta giustizia una condanna a morte e l’obbligo che ha lo stato di comminarla? Ma ci sei o lo fai?

      E non fare apposta, con tua sovente disonestà intellettuale, di mischiare le carte in tavola: qui non si parla di terapie aggressive di fine vita oltre il ragionevole, qui stiamo parlando di ammazzare di sangue freddo una persona che mendica amore e al quale gli si risponde con un iniezione di veleno.

      In Pace

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    • Più leggo della ragazza di Fabo e più mi convinco che lo ha istigato al suicidio facendolo sentire un peso inutile che prima si toglieva dai piedi meglio era.

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    • Ml-65 non preoccuparti, anche qualora non venisse pubblicato un tuo commento, i lettori di questo blog verrebbero comunque a conoscenza del tuo pensiero. Basta ascoltare un tg o leggere un giornale: il tuo pensiero coincide sempre con la vulgata mainstream, che assorbi senza alcuna valutazione critica e di cui ti fai megafono ad ogni tuo intervento.

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    • Nessuno dei malati o di quelli che vivono intorno ad essi si sentirebbe mai di fare la considerazione che hai fatto tu Law, circa il fatto che se per loro quella “non è vita”; allora “non è vita” per nessuno di tutti gli altri nelle stesso condizioni. Ne ho ascoltato alcuno farla, se non in questo blog.

      Credo che il punto focale dell’intervento di ML sia questo. Mi sembra, rapidissimamente, che tu non colga il banale fatto che una legge è sempre generale e si basa su implicite prassi o visioni filosofiche. Ebbene, qualora passasse in una legge statale l’idea che un individuo possa considerarsi non più “vitale” a certe condizioni, quell’idea generale farebbe costume. Alcune leggi derivano dai costumi, da tutte le leggi derivano usi e costumi. Un cambio di questo genere è necessariamente generale, di cultura e di visione antropologica oltre che politico (che è una conseguenza delle prime due).
      Come ti spieghi i 50 casi nel primo anno nel quale fu approvata l’eutanasia in Olanda contro i migliaia di casi del 2015?
      Cosa ti cambia a te? Tutto. Cambia ad esempio che vedo una figlia di 15 mesi in ospedale che non potrà più avere una vita normale, circondata dall’amore della famiglia che cerca di andare avanti verso un destino costruito giorno per giorno. E vedo i medici che invece vorrebbero l’eutanasia perché oramai non c’è più nulla da fare, non si riprenderà mai più (e poi chissà quanto costa. Di fatiche ai genitori neh…). E il destino della piccola? lo deciderà un Tribunale! Cercatevi la notizia e gioite con me! Che bella questa libertà… EBBENE tenetevela tutta!

      Ridatemi quei fottuti anni in cui morivano 50 milioni di persone di peste, ma – maledetta modernità – nei quali eri circondato da una comunità di fedeli, ti accoglievano Basiliche come quelle di Orvieto, c’erano uomini e donne con un coraggio che oggi non ha nemmeno il più forte dei martiri e poi 20 figli – figli del coraggio e della fede -, figli senza una pre-adolescenza-adolescenza-post adolescenza e ritorno d’adolescenza che sapevi avrebbero imparato almeno la disciplina della terra…
      Accidenti.

      Ma è mai possibile che l’ignoranza laicista moderna mi spinga addirittura a diventare un qualunquista del “si stava meglio quando si stava peggiorando”? Tira veramente fuori il peggio di tutti.

      La notizia comunque è questa: http://www.interris.it/2017/03/02/114353/posizione-in-primo-piano/primopiano/francia-i-medici-chiedono-leutanasia-per-una-bimba-di-15-mesi.html
      Perchè la Francia dovrebbe spendere migliaia di euro per un capriccio dei genitori, quando con 15 euro di principio attivo gestisce il problema al meglio?

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    • Ciao Mentelibera,
      Ti rispondo in merito a quando affermi: “Nessuno dei malati o di quelli che vivono intorno ad essi si sentirebbe mai di fare la considerazione che hai fatto tu Law, circa il fatto che se per loro quella “non è vita”; allora “non è vita” per nessuno di tutti gli altri nelle stesso condizioni. Ne ho ascoltato alcuno farla, se non in questo blog.”
      Il mio punto voleva essere più sottile. Prendiamo per esempio la fidanzata di Fabo, anche lei ha asserito che non si poteva più parlare di vita nelle condizioni del suo ragazzo. Ora, ti rendi conti della gravità del passaggio di giudizio da lui a lei? Finché uno pensa che la propria vita abbia poco valore, annebbiato dalla disperazione e dalla sofferenza è un conto (pur sempre sbagliato, beninteso), ma quando è una terza persona a permettersi di pensarlo cambia tutto! E cosi come si è permessa di esprimere un giudizio così tranchant e apodittico su una terza persona, cosa dovrebbe impedirle di estendere il proprio giudizio su altre persone che versano in condizioni simili? Magari pubblicamente lo cela bene, però in cuor suo inizia a covare un sentimento malsano.
      Per quanto riguarda invece quanto affermi sul suicidio fai bene attenzione: il fatto che una persona sia in possesso della possibilità di suicidarsi non significa che il suicidio sia per quella persona un atto lecito. Non esiste un diritto alla morte.

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    • ML proviamo a guardare alla questione in questi termini: è giusto uccidere chi soffre? Se rispondiamo di si allora l’atto di uccidere assume un valore morale, tu mi dirai: “è giusto solo se il paziente vuole essere ucciso”, allora in quel caso è ancora peggio perchè si fa dipendere il valore morale dalla volontà di una persona e questo significa obliterare il valore morale.

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  8. “in questo caso non si capisce perché allora la questione dovrebbe riguardare solo i malati gravi e non invece per esempio le persone in perfetta salute ma depresse…”.

    Già fatto e già visto… Poi basta rivolgersi a “Exit” e avere 10.000 euro da spendere ed è fatta.
    Pacchetto “full optional”. Cremazione e trasporto ceneri (o salma) compresi.

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  9. Stasera è la sera delle contraddizioni.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/software_app/2017/03/02/facebook-ai-per-prevenire-i-suicidi_bf2e567a-7097-421e-89e7-f18bc2dd8e70.html

    Ma come si permette Facebook di voler far qualcosa per i suicidi di gente che pensa che “quella non è vita”?! Ingerenza! Subito una legge!

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  10. Flannery O’Connor ne Il cielo è dei violenti, ad un certo punto immagina un dialogo tra un personaggio e il diavolo – naturalmente il personaggio non sa che l’altro è il diavolo – e il personaggio dice: ma insomma, allora la vera alternativa nella vita in fondo è tra Dio e il diavolo. E il diavolo gli risponde: ma no, il diavolo non esiste, te lo dico per esperienza personale; l’unica vera alternativa è tra Dio e se stessi. Nella sofferenza questa dinamica è particolarmente presente, direi che la sofferenza impone questa scelta. Arrendersi alla sofferenza è l’unica possibilità di salvezza, che non significa arrendersi nella sofferenza, diabolica alternativa. Arrendersi nella sofferenza è in definitiva scegliere se stessi come lo è incaponirsi per orgoglio e vedere la sofferenza come una antagonista rispetto al nostro Io. Arrendersi alla sofferenza è scegliere la lieta compagnia, “l’agnello immolato fin dalla fondazione del mondo”. Anche nelle piccole sofferenze della vita io mi sono accorto che è proprio così, la dinamica è sempre la stessa o il nostro io o vi rinunciamo.
    C’è un passo nelle le lettere di Berlicche in cui viene ben evidenziata questa cosa “Berlicche a Malacoda: Quando dice(Dio) che devono perdere il loro io, intende solamente dire che debbono abbandonare la volontà propria; una volta fatto ciò, in realtà dà loro indietro tutta la loro personalità, e si vanta (sinceramente, ho paura) che se saranno completamente suoi saranno più che mai se stessi. Quindi, mentre gode nel vederli sacrificare perfino le loro innocenti volontà a Lui, odia vederli allontanare dalla loro natura per qualsiasi altra ragione. E noi invece dovremmo sempre incoraggiarli a farlo.

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    • Se non ho capito male:
      chi si arrende nella sofferenza sceglie la morte per non soffrire,
      chi si arrende alla sofferenza sceglie la vita pur nella sofferenza.

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      • Non credo che sia così semplice l questione.
        Chi si arrende nella sofferenza sceglie la morte per non soffrire, ma anche chi resta in vita per inerzia
        Chi sceglie la vita pur nella sofferenza ponendo la sofferenza come un’antagonista al prorio io.
        Sono situazioni anche queste diaboliche secondo me.
        La questione è più profonda, appunto nella scelta fra Dio e Io, arrendersi alla sofferenza è ammettere a se stessi che nel suo profondo non la possiamo comprendere. Nella risposta di Dio a Giobbe abbiamo la chiarezza di questo.In Gesù crocifisso abbiamo la guida in questo.

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  11. Ringrazio tutti delle risposte. Purtroppo i miei commenti vengono moderati (e cancellati) , e questo, oltre ad impedire le risposte, fa sembrare anche che io non abbia argomenti o sia maleducato.
    Purtroppo c’è qualche moderatore qui che ha deciso di opporre al Pensiero Unico generale un altro Pensiero Unico, cioè il suo senza se e senza ma .
    Ringrazio quindi Minstrel (fai attenzione , il blog è ricco se aperto a diverse voci, non lasciarlo monopolizzare da chi vorrebbe farne proprietà privata) , Law, T3 e gli altri (tranne uno) , per le loro risposte.
    Ora ho provato a creare un nuovo account, nella speranza che passi le maglie della censura e mi permetta di segnalarvi questo mio disagio. Altrimenti lo stesso che mi censura leggerà questo mio commento (come tanti altri) e sorridendo lo cestinerà. Per fortuna c’è qualcuno in cielo che vede tutto.

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    • Diciamo solo che cancello dove insulti chi non è d’accordo con le tue posizioni filo-naziste e di mengeliana memoria
      In Pace

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    • Guarda ML, a me sta benissimo avere delle voci fuori dal coro, che Croce-via sarebbe altrimenti? Ad esempio sull’eutanasia non ti sei mai espresso, ora l’hai fatto e infatti sei stato tranquillamente pubblicato. Anzi, del tuo intervento ti ringrazio! Semplicemente mi pare però che se la voce continua a ripetere la solita nota, quando un direttore ti ha fatto notare più volte la stonatura, può sembrare una presa in giro.

      Esattamente come possono suonare prese in giro dei complimenti eccessivi con tanto di “vi amo fratelli” che stanno giungendo in redazione e che non vengono pubblicati. Per altro non certo per l’eccesso di afflato emotivo sopra citato (evvabeh, ognuno sente quel che sente), ma proprio per mancanza di argomenti di approfondimento.

      E così rispondo anche a due utenti.

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      • Cari Fratelli,

        non mi sarei mai aspettato una motivazione del genere, mi scuso allora per il mio “…eccesso di afflato emotivo…”, e per la mia “…mancanza di argomenti di approfondimento…”, ma era tale la mia gioa nel vedere finalmente un post nel quale veniva ripreso pari pari il mio pensiero che giuro di aver sentito uno slancio emotivo di commozione “degno” di essere comunicato ai MIEI fratelli. Come dicevo nel commento, purtroppo, non ho avuto neanche il sostegno di mia moglie a riguardo, e pur cercando di rendere partecipe il mio vicino del mio malessere nei confronti dell’opinione generale pr questi argomenti, mi trovo sempre solo con i miei pensieri, e quasi penso di dover abbandonare tutto per non sentirmi schiacciato da quello che ogni giorno sembra IMPORTANTE per tutto il resto del mondo.
        e solo nella notte i dubbi e i demoni mi assalgono. Da questo travaglio interiore è partporita la mia commozione nel leggervi: “EVVIVA QUALCUNO LA PENSA COME ME? NON SONO SOLO…VI AMO, PER IL CORAGGIO CHE DATE AI MIEI PENSIERI…” evidentemente sbagliavo.

        A me sembrava tra l’altro di avere reso officio all’argomento presentandomi con un’esperienza diretta, e del disagio interiore che una persona come me, SOLA, (in quanto non ho comunità vicino a me che mi possano sostenere), che cerca di lottare contro un mondo esterno che apparantemente non prova nessun interesse a considerare il proprio vicino un fratello (vivo in Francia), e per il fatto di avere vissuto una situazione da “non-vita” tramite il dolore (la passione) di mia madre.

        Al momento mi sento molto a disagio a non essere stato considerato “degno”, o meglio che il mio contributo non sia stato considerato “degno” di essere postato. Eppure di commenti ironici, sarcastici, e umoristici direi, che non hanno in se per definizione un intento di approfondimento, ne ho letto parecchi.

        Io vi amo lo stesso Fratelli.

        E per quanto mi riguarda, dovremmo ripetercelo piu spesso per lottare contro l’astio che invece impera soprattutto nelle discussioni on line.

        Vi amo e vi amero per sempre.

        Amo anche mentelbera, e non credo che denigrare i suoi interventi serva a rendere un servizio. Anzi le sue argomentazioni le ho trovate leggermente diverse da quelle dei vari opinionisti main stream e degni di risposta seria. Mi hanno fatto riflettere ulteriormente e lo ringrazio di cuore.

        Vi faccio presente inoltre che molte persone si sentono ridicole a fare dei pensieri come i nostri, e se ne allontanano semplicemente perché quando se ne parla al bar si vieni derisi, se anche noi deridiamo chi sinceramente cerca di avvicinarsi, boh…non so…non mi sembra la strada giusta.

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        • Ok, in questo commento c’è qualcosa di più, ed eccoci qui. Ora però che hai chiarito definitivamente che ami tutti ecc ecc, ti chiedo cortesemente se nei possibili prossimi commenti vai dritto al punto senza molti preamboli. Grazie ancora dei commenti.

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        • Che Troll….
          Almeno mi ha fatto ridere di buon cuore.
          In Pace

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          • Caro Simon, provo una sincera ammirazione per te. Ho letto gli 8 quaderni disponibili su ISSUU, come pure “Evoluzione e creazione” (che ho proposto ad un mio amico ingegnere e ateo, ma che considero onesto intellettualmente, che sta vivendo dei problemi con sua moglie a cuasa del suo ateismo), “Telesforo.Dialoghetti Filosofici”; e ho scaricato le lezioni di metafisica e teologia razionale di padre Biraghi (che ascolto in macchina appena posso, o mentre faccio i turni a lavoro cercando di prendere appunti). Troll non so neanche cosa significhi. Sono sincero. E cerco di amare veramente il mio prossimo. La tua deduzione non mi sembra corretta questa volta e sono dispiaciuto per questo. Anche la mia commozione è sincera, perché ti assicuro che nella vita di tutti i giorni, non ce ne sono persone disposte ad affrontare argomenti che mettano a rischio le convizioni del mondo “APPLE”. E mi sento molto solo per questo. Leggo voi, prego e mi sento sollevato. Perché questo astio nei miei confronti?

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        • Grazie! 🙂

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  12. Ecco un documento favoloso di UCCR:

    http://www.uccronline.it/2017/03/01/eutanasia-dieci-grandi-ragioni-contro-il-suicidio-di-stato/

    L’argomento di Law mi sembra efficacemente sintetizzato nel motivo n. 3. Buona lettura!

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  13. Ok, entro lunedi pubblicherò i nuovi libri: feser in Iperurania e Mauro nel quaderno di Croce-via dedicato al tema eutanasia! Grazie a tutti!

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  14. Qui la miriano fa capire come una legge può diventar cultura e la cultura può anche andare oltre il dettato più specifico e meno preciso della stessa legge.

    https://costanzamiriano.com/2017/03/03/due-o-tre-cosette-da-ricordare-a-gramellini-sulla-194/

    Si parla di aborto ma la sostanza è quella che qui si va dicendo.

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  15. Che società! Anzi che fine di società! Che suicidio di società!

    Suicidio di una società invertita con valori invertiti e confusi: che ti dice di ammazzare chi non è ancora nato , o appena nato come in Belgio e Olanda, senza aspettare che questi individui possano ever espresso il loro parere e, tantissimi, sono i bambini “differenti” felici di vivere e di diventare adulti perché amati; la stessa società che ti dirà che puoi ammazzarti perché ne hai espresso il desiderio.

    In altre parole si ha il diritto di ammazzare altrui quando non può ancora esprimere opinioni e di ammazzare se stessi se lo si desidera: e il fondamento di questo ragionamento è esattamente lo stesso dell’omino con i baffetti che sta vincendo sempre di più la battaglia delle idee: in una società data ci sono solo due categorie di esseri umani, quelli che hanno il diritto di vivere e ammazzare gli altri e gli Untermenschen ai quali si può negare il diritto alla vita in quanto questa non avrebbe “valore” sufficiente.

    Tutto questo perché si dimentica una realtà sociale e morale fondamentale che è il “dovere” alla vita: è constatando che ogni individuo ha il “dovere” di vivere che si può costruire una società dove ognuno prende in carica il proprio fardello collettivo e genera quel “diritto” alla vita altrui.

    E non possiamo, da perfetti egoisti narcisisticamente auto-centrati, dire che qualcuno ha il “diritto” individuale di morire in oblivione del fatto che è nell’aiutarlo nel suo dovere di vivere che mi costituisco in quanto società dove c’è un diritto alla vita.

    Accettare e, peggio ancora, mettere a disposizione degli individui i mezzi per suicidarsi o per trucidare bambini e malati vuol dire negare a queste persone quel che fa l’essenza stessa dell’umano slancio vitale e la sua intrinseca e naturale dignità e lo costituisce in quanto società: il dovere che ha ogni umano di vivere, dovere che è fondamento del suo diritto alla vita.

    Criminale, antropofobo, biofobo chi sostiene logiche di morte di qualunque tipo.

    In Pace

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  16. Copio incollo il commento dell’amico Jerim, postato su fb:
    “E’ vero, ognuno è libero di poter decidere. Ma questa libertà è una libertà fisica, non una libertà giuridica. Il problema è proprio il passaggio da una libertà fisica, che è individuale, inizia e finisce con il singolo, ad una libertà giuridica, che implica diritti e obbligazioni, e che quindi riguarda tutti. L’eutanasia non è una scelta personale, è una scelta sociale, è una scelta che incide profondamente sul diritto e sugli immaginari sociali e morali. Benché a prima vista sembri una libertà, in realtà è un frutto avvelenato che piano piano erode le libertà e i diritti di tutti.”

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    • Questo un commento mio su CS:

      Il dovere di vivere è come qualunque dovere: non dipende dall’opinione di chi ne porta carico. Chiunque ha il dovere di pagare tasse, deve pagare le tasse e non può esserne esonerato ad esempio anche se ormai non se la sente più di pagare le tasse. Oppure tutti hanno il dovere di lavorare e nessuno ha la possibilità di esserne esonerato.anche se non ha più voglia di lavorare.
      Il dovere ( da “de” “habere” cioè non avere, essere in debito) di vivere viene dal fatto che, visto che nessuno può darsi la vita da sé, nessuno la possiede e, in controparte, nessuno gliela può togliere perché nessuno la possiede, da dove questo diritto alla vita che la società deve garantire che decorre da questo dovere di vivere.
      Come decorre il diritto sociale al lavoro, dal dovere individuale di lavorare; come decorre il diritto di partecipare alla gestione dello stato, da questo dovere di pagare tasse.
      Dunque a nessuno deve essere dato l’abusivo “diritto” (ossimoro) di togliersi la vita, mentre invece c’è l’obbligo sociale di aiutare ciascuno a vivere a salvaguardia del suo diritto alla vita.
      Il caso di Fabo è chiaramente contro gli interessi di Fabo e della società intera, anche se Fabo, come colui che non vuole più pagare tasse, non se la sente: alla società, agli amici, ai familiari di prendersi tutti assieme e secondo le specificità di ciascuno in carica il dovere di vivere che ha Fabo, ovviamente nelle migliori possibili condizioni.

      In Pace

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  17. La libertà è una condizione, non è secondo me la possibilità di fare quello che si vuole ma è la possibilità di scegliere la cosa più giusta. Scegliere la cosa sbagliata può essere una possibilità determinata dalla non conoscenza della verità, non è libertà.
    Essa è legata alla verità in quanto a una conoscenza maggiore della verità corrisponde una maggiore libertà, dunque anche i fini e i mezzi saranno legati a questo pricipio.
    La condizione della libertà implica dei doveri e dei diritti in questo senso togliersi la vita e togliere la condizione di possibilità per la ricezione dei diritti ma soprattutto per l’esercizio dei doveri dunque il primo dovere sarà quello di restare vivi per se stessi e per gli altri.

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  18. Ed ecco il funerale religioso.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/03/06/news/dj_fabo_eutanasia_marco_cappato-159881534/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

    E la domanda sorge spontanea: la Chiesa ha sbagliato finora (vietando per il suicida i funerali religiosi e la sepoltura in terra consacrata) o sbaglia asesso (consentendoli)? Per me ha sbagliato in passato.

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    • Innanzitutto non si tratta di funerale religioso. Non può esserci, perché Dj Fabo ha chiesto di essere cremato in India. Si tratta invece di una concessione strappata alla diocesi: poiché di messa esequiale non si può parlare, almeno hanno chiesto una preghiera. Poi la compagna di DJ Fabo ha divulgato su Facebook che chi vorrà salutare Dj Fabo lo potrà fare ecc. negli ambienti della parrocchia, dalle ore alle ore. Notare il sapiente uso delle parole, che non usa mai la parola funerale (perché non può…) ma fa il possibile che chi legge (René tra questi) capisca che si tratta di funerale. Eccellente anche – dal punto di vista della scaltrezza – l’uso delle parole fatto da Marco Cappato nel suo post “10 anni fa il Vaticano chiuse le porte in faccia a Welby. Per Fabo, le porte della Chiesa saranno aperte». In realtà per entrambi non c’è il funerale, ma chapeau a Cappato che se la gira come vuole, in modo da far rilevare l’incoerenza della Chiesa Cattolica.
      Ed ora dico la mia: ma che fai, applaudi a Cappato? si dirà. A Cappato no, ma all’intelligenza (si dice in astratto) contro la dabbenaggine, sì. Personalmente sono assolutamente contro l’eutanasia, ma va dato atto all’ex radicale di essersi “ottimamente” approfittato della situazione di estrema fragilità in cui si trova la chiesa italiana ultimamente, sempre pronta prima di tutto a non dare l’idea di chiudere e a mostrarsi misericordiosa; laddove però la sua misericordia incontra prima di tutto l’astuzia di chi la vuole strumentalizzare. E non serve che Mons. Martinelli dica (cito dall’articolo http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_marzo_02/diocesi-serve-grande-rispetto-la-triste-vicenda-deejay-fabo-111c1a4c-ff75-11e6-9d9a-77b6de6db49f.shtml ) che “non bisogna strumentalizzare un dramma umano”. Quando la paura di essere scorretti porta comunque il parroco a dire: “va bene, in qualche modo apriamo” alla compagna di Dj Fabo, e il vescovo Martinelli mielatamente a dire “si dovrà giustamente continuare a discutere di testamento biologico e di fine vita… sapiente via media…”… non c’è diplomazia che tenga: Marco Cappato ha vinto.

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      • Il coraggio: uno che non ce l’ha, non se lo può dare. Grazie Marco dell’analisi.

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        • Grazie di aver capito la mia amarezza, Minstrel. Personalmente ripeto a me stesso che una preghiera a Fabiano comunque gliela devo. Però se anche fossi di Milano… di andare a una veglia così pubblicizzata… no, non me la sentirei.
          Grazie ancora. Marco N.

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      • Grazie a Marco per la precisazione. Però la mia domanda resta valida, perché una volta ai suicidi veniva negata anche la “cerimonia” in chiesa (e, ripeto, la sepoltura in terra consacrata).

        Su Cappato la penso come Marco N.: è un stato molto abile. La strumentalizzazione è un’arte e i radicali la sanno padroneggiare molto bene.

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        • Perché un tempo la Chiesa teneva molto più in conto gli aspetti propedeutici del suo agire… Credo poi su questo aspetto credo vi siano tutt’ora precise indicazioni di Diritto Canonico. Il fatto che oggi non si comprendano scelte di “altri tempi”, su una azione tanto grave come il suicidio seppur generalmente motivata da grandissima disperazione, sta proprio a dimostrare come l’azione educativa/propedeutica avrebbe ancora avuto la sua ragione d’essere. Questa decisione peraltro aveva molto più ragione d’essere come monito per i vivi piuttosto che per il suicida, la cui sorte eterna era in ogni caso rimessa alla Misericordia di Dio, funerale si o funerale no.

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          • Proprio perchè tutto è rimesso alla misericordia di Dio (funerale o non funerale) negare il funerale ai suicidi , e consentirlo a coloro che invece hanno ucciso o stuprato qualcuno (pure quando non hanno fatto in tempo a confessarsi, perchè magari morti in una sparatoria) , è sempre stata una occasione di mormorazione e scandalo per i credenti.
            La chiesa deve applicare la Misericordia, ma sopratutto deve anche dare sensazione di applicare la giustizia secondo quello che è possibile fare. L’approccio teologico non deve essere in contrasto con quello logico.
            Se tanto alla fine deciderà Dio , chi siamo noi per negare ai suicidi e sopratutto ai parenti ed amici la vicinanza e la compartecipazione effettiva (e non di straforo o semi-clandestina) della Chiesa?

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            • A quanto pare non hai capito nulla delle motivazioni…

              Poi come sempre aggiungi casi e casistiche e fai una bella zuppa che non serve ad un bel nulla!

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              • E io credo che, come spesso accade, vengo giudicato in base a quello che si presume pensi, dando sempre una accezione negativa a quello che effettivamente scrivo .
                E’ evidente che quando mi esprimo , esprimo un mio parere, quindi quando dico “deve” intendo dire “dovrebbe” (a mio parere).
                Gli esempi che faccio sono all’ordine del giorno. Per delinquenti che muoiono durante un conflitto a fuoco sono celebrati i funerali. Non credo che gli stessi , un minuto prima della sparatoria, fossero tutti in in confessionale.
                Basterebbe dare regole certe partendo dall’assunto che sul vangelo non si fa mensione del caso, e che la prassi secolare può pure cambiare, che ci fossero aspetti propedeudici o meno.
                Che stia cambiando già con Francesco è evidente (non mi si dica che per un argomento così delicato e sotto gli occhi di tutti la curia abbia agito senza avere il placet del Vaticano, immagino le telefonate impaurite).
                Per Welby è stato fatto un trattamento di chiusura. Qui di apertura. E credo (spero) che farà “giurisprudenza” come si dice in gergo giuridico.
                D’altra parte non sono il solo :
                http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-teologo-nessun-parroco-puo-rifiutare-un-funerale-ne-a-boss-ne-a-suicidi.aspx

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              • Mah! Io non ho idea di cosa tu pensi, non presumo nulla e tanto meno giudico…

                Ho semplicemtne letto ciò che hai scritto e ribadisco il mio commento.

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              • (non mi si dica che per un argomento così delicato e sotto gli occhi di tutti la curia abbia agito senza avere il placet del Vaticano, immagino le telefonate impaurite).

                Certamnete qui sei tu che presumi… 😛

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            • Presumo utilizzando un minimo di logica, perchè casi del genere restano impressi e immagino che il Vaticano non vorrà lasciare che a creare precedenti così “famosi” siano un Parroco, avendo il tempo per intervenire in prima persona. Il mio non è un pregiudizio ma un assunto logico.
              Comunque nessuno ha commentato l’articolo di Famiglia Cristiana del teologo Sirboni. è pure quello nella lista delle letture sconsigliate ? 🙂

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          • Appunto. E poi è vero che ci sono ancora precise indicazioni, infatti secondo i giornali la curia di Milano non ha soddisfatto il parroco, che aveva chiesto la messa funebre per il suicida. Però quanta confusione no? Il prete vuole fare la messa, la curia nega, poi si fa la commemorazione in chiesa……. A me sembra un grande pasticcio. Ci vorrebbe una terapia a base di sì-sì / no-no. Chiarezza insomma. Poi è come dici te, Bariom, siamo tutti nelle mani di Dio.

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  19. Un aspetto molto inquietante è il fatto la perdita di sensibilità per la vita tra i medici. Una volta ogni dottore metteva la vita del paziente al primo posto. Oggi i dottori si arrendono molto facilmente: se il paziente è molto malandato preferiscono rottamarlo. Da quando la gente studia medicina perché spera di guadagnare bene (ma sbaglia: io conosco un diversi medici che sono a spasso o fanno la fame) la cura della vita è passata in secondo piano. E’ molto grave!

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