Annichilimento, inferno e “scomparsa” delle anime

La recente intervista al Papa pubblicata da Scalfari (di cui purtroppo sono stati smentiti i riferimenti letterali ma non i contenuti) ha creato in molti dubbi e confusione sul concetto di “scomparsa delle anime”, che in termini tecnici si chiama “annichilimento” come concetto opposto a “creazione”.

“Creazione” indica il fare esistere qualcosa che prima semplicemente non c’era. La creazione è dal nulla, non è un semplice modificare una cosa che già esisteva. Prima della statua c’era il marmo. Prima della creazione del marmo non c’era nulla. Annichilire non significa soltanto spostare la statua o distruggerla, ma porla nel nulla. Una cosa che, naturalmente, potrebbe fare solo Dio.

Nella famigerata intervista, in parte smentita, il Papa parrebbe dire che le anime dei peccatori che non si convertono (o non si pentono) non vanno all’inferno ma “spariscono”.

A parte il fatto che non è chiaro che cosa significhi dire che le anime si pentano. Chi si pente è la persona mentre è pienamente tale in questa vita: cioè, prima della morte. Secondo la dottrina cristiana, infatti, non ci si può pentire dopo la morte. L’anima separata dal corpo non si può pentire ma è già definitivamente determinata al bene o al male che ha scelto nella vita terrena.

Nella migliore delle ipotesi, quindi, il Papa potrebbe aver voluto dire che le anime delle persone che, in questa vita terrena, non si sono pentite del male commesso scompaiono. Nella peggiore, il Papa potrebbe aver (forse inavvertitamente) negato l’intera dottrina cattolica sul giudizio finale e i novissimi.

Per capire quello che intendo, si leggano questi pochi stralci del Catechismo della Chiesa Cattolica:
«1021 La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo [Cf ⇒ 2Tm 1,9-10 ]. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro [Cf ⇒ Lc 16,22 ] e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone [Cf ⇒ Lc 23,43 ] così come altri testi del Nuovo Testamento [Cf ⇒ 2Cor 5,8; ⇒ Fil 1,23; ⇒ Eb 9,27; ⇒ Eb 12,23 ] parlano di una sorte ultima dell’anima [Cf ⇒ Mt 16,26 ] che può essere diversa per le une e per le altre».

«1022 Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, [Cf Concilio di Lione II: Denz.-Schönm., 857-858; Concilio di Firenze II: ibid., 1304-1306; Concilio di Trento: ibid., 1820] o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, [Cf Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz.-Schönm., 1000-1001; Giovanni XXII, Bolla Ne super his: ibid., 990] oppure si dannerà immediatamente per sempre [Cf Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz.-Schönm., 1002]».

«1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” (⇒ 1Gv 3,2), faccia a faccia: [Cf ⇒ 1Cor 13,12; ⇒ Ap 22,4 ]».

«1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo».

«1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” (⇒ 1Gv 3,15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli [Cf ⇒ Mt 25,31-46 ]. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”».

Di passi simili se ne potrebbero trovare tanti, ma il concetto di fondo è chiaro: la morte segna il tempo ultimo per la conversione della persona. Le anime separate dal corpo, dopo la morte, non si potranno più “pentire”.

A parte questo, dicevo, è ancora meno chiaro che cosa abbia potuto intendere il Papa (sempre che poi non smentisca di averlo detto a Scalfari) con il concetto di “scomparsa delle anime”.

Ho letto in un commento di un amico che avrebbe potuto voler semplicemente intendere che queste anime “scompaiono” dalla presenza di Dio, nel senso opposto all’essere in Paradiso al “cospetto” di Dio. Per quanto mi commuovano questi tentativi di salvare a tutti i costi quello che dice il Papa, non credo che questa sia un’interpretazione attendibile di quella intervista, soprattutto perché il concetto incriminato viene espresso nel contesto della negazione dell’inferno.

L’interpretazione più plausibile è invece che il Papa abbia inteso dire che questa anime “scompaiono” dalla creazione precisamente nel senso dell’annichilimento.

Ho letto da poco in un altro commento che questo concetto sarebbe in contraddizione con quello dell’immortalità dell’anima. Questo è un errore filosofico. L’immortalità dell’anima attiene alla modalità di esistenza della natura spirituale. In poche parole, la morte è un evento che riguarda la natura corporea e che consiste nella separazione tra la materia di cui è composto un vivente e la forma che organizza e tiene insieme questa materia. Quando la forma (anima) si separa, la materia vivente rimane priva del proprio principio organizzatore e unificatore e decade o si decompone. Questo è vero per qualsiasi essere vivente. La differenza con l’uomo è che la forma che vivifica il corpo umano ha natura spirituale. Pertanto, al momento della separazione o della morte, tale forma spirituale (a differenza di quelle della mucca o dell’albero) non scompare ma continua ad esistere separata dal corpo (che si decompone).

Immortalità dell’anima spirituale significa che la natura della forma dell’essere umano è tale (cioè, spirituale) che non può cessare di esistere dopo la separazione dal corpo. L’immortalità dell’anima spirituale, in altre parole, è il modo di funzionamento di un particolare ente che Dio ha creato.

Come parlare e discutere di matematica sono contraddittori con la natura dell’asino, o come esistere nello stato gassoso è contraddittorio con la natura della pietra e del legno (ma non dell’acqua), così smettere di esistere al momento della separazione dal corpo è contraddittorio rispetto alla natura della forma spirituale. Tuttavia, non è contraddittorio con la natura di alcuna di queste entità che Dio le faccia smettere di esistere. Smettere di esistere, infatti, proprio come il suo contrario (la creazione) non è un passaggio da un modo di essere ad un altro che debba rispettare il modo di essere originario della cosa. Affinché bruci nel momento B, il materiale deve essere combustibile nel momento A. Smettere di esistere però non è un momento o un passaggio da A a B e non ha nulla a che vedere con la condizione di esistenza in cui versa un certo ente.

Il concetto di “scomparsa” delle anime non è quindi in contraddizione con quello di immortalità dell’anima. E’ invece in contraddizione con la sapienza e onnipotenza di Dio. L’idea che Dio ponga nel nulla qualcosa che ha creato implica infatti che, in qualche modo o in una certa misura, Egli riconosca di aver commesso uno sbaglio. “Ho creato qualcosa, ma non ha funzionato, quindi la elimino”. Questa idea è in effetti contraddittoria. Se Dio è onnipotente e sa tutto, sa anche che cosa farà una certa persona che crea. Sa che noi faremo tanti peccati ma li accetta in vista del bene superiore che deriva dalla nostra esistenza. Per questo ci crea, perché il bene che viene dall’essere è superiore a quello che seguirebbe al nostro non essere.

Inoltre, il concetto di annichilimento di un anima implicherebbe una valanga di contraddizioni successive e concatenate. Che cosa significherebbe infatti annichilire l’anima? L’annichilimento, come la creazione, è fuori dal tempo e dallo spazio. Annichilire l’anima significherebbe che tutto quel che quell’anima ha fatto e significato (unita o separata dal corpo) verrebbe automaticamente posto nel nulla. Dio dovrebbe quindi cambiare la storia umana in tutte quelle cose ed eventi che si siano in qualche maniera intrecciati all’esistenza di quella anima o persona. Parenti, figli, account e post su internet, attività lavorativa, messaggi e telefonate: tutto verrebbe posto nel nulla come se non fosse mai esistito. Dio dovrebbe quindi riconoscere di aver fatto un errore grosso e variegato nella stessa storia del mondo e dovrebbe andarla a epurare e cambiare come un regista distratto va a cambiare o togliere alcune scene girate per un film. Che confusione!

L’inferno è diverso dall’annichilimento delle anime. Non è un errore di Dio. L’inferno è l’accettazione da parte di Dio di un male minore in vista del bene maggiore della libertà umana e della Redenzione operata da Cristo.

Libertà e Redenzione implicano necessariamente che la libertà venga utilizzata male da alcuni e che la Redenzione non possa avvenire negando tale libertà. Se la Redenzione avvenisse senza pentimento o in contrasto con esso allora non riguarderebbe più l’essere umano libero. Sarebbe una redenzione per schiavi, che è in effetti un concetto contraddittorio. Se Dio ci ha voluti liberi non può poi determinarci al bene contro la nostra volontà senza negare quello stesso modo di esistenza che aveva voluto per noi. L’inferno è quindi prova e conferma della bontà della creazione di un essere libero e del disegno amorevole della Redenzione.

Forse (mi piace pensarlo) chiarire questi concetti è uno dei beni maggiori per i quali Dio ha permesso il male di quella famigerata intervista con Scalfari.

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, Fulvio Di Blasi

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47 replies

  1. Ottime riflessioni.
    Vorrei giusto aggiungere che se questa posizione teologica affibbiata da Scalfari a Bergoglio non fosse smentita allora quest’ultimo sarebbe di fronte ad un’altra contraddizione circa la pena di morte contro la quale lotta nel quadro del suo pontificato.
    In Pace

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  2. Minstrel
    ” Il concetto di “scomparsa” delle anime non è quindi in contraddizione con quello di immortalità dell’anima. E’ invece in contraddizione con la sapienza e onnipotenza di Dio. L’idea che Dio ponga nel nulla qualcosa che ha creato implica infatti che, in qualche modo o in una certa misura, Egli riconosca di aver commesso uno sbaglio.”

    Nocciolo della questione, in brevi parole la sostanza è propria questa, inoltre se l’inferno non esiste e le anime saranno annichilite, non si capisce perché satana non sia stato anch’egli annichilito, visto che è il maggior responsabile della disfatta delle anime, suppongo che le eresie dei primi secoli si stiano risvegliando.

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  3. “Il concetto di “scomparsa” delle anime non è quindi in contraddizione con quello di immortalità dell’anima. E’ invece in contraddizione con la sapienza e onnipotenza di Dio.”
    Io posso solo razionalmente e logicamente supporre che il concetto di “scomparsa” sia in contraddizione con la Sapienza e l’Onnipotenza di Dio, ma non posso averne la certezza perché altrimenti sarei a conoscenza di cosa “pensa” Dio.
    Io posso invece ritenere con certezza che il concetto di “scomparsa” delle anime è in cotraddizione col Vangelo: “E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».” (Mt 25.46)

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    • Nel Vangelo c’è anche scritto che “lo Spirito v’insegnerà tutte le cose”, e quindi trarre delle conclusioni razionali rettamente ispirate non significa presumere di entrare pienamente nella mente di Dio. Direi piuttosto che il concetto di “scomparsa” entra in contraddizione anche con la giustizia di Dio.

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      • “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.”
        Qualsiasi cosa io possa razionalmente e logicamente pensare riguardo alla Sapienza, alla Onnipotenza ed alla Giustizia di Dio, viene dallo Spirito se e solo se non entra in dissonanza con quanto di Lui rivelano i Vangeli.

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  4. Temo che in questo frangente la realtà sia tragicamente più terra terra. Se si sostiene che l’inferno non esiste o è vuoto (cosa che suppongo possa essere al massimo un auspicio), automaticamente devi postulare la salvezza universale (cosa che mi pare abbia fatto in altre occasioni). Ma stavolta ha invece contemplato le anime non salvate. A ‘sto punto però, avendo abolito l’inferno, sorgeva il problema di dove metterle, queste povere anime. E oplà, ecco pronta la soluzione: svaniscono, evaporano. Ma è mai possibile che siamo arrivati a un livello simile? Mi auguro davvero che Scalfari sia impazzito…

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  5. Voglio citare, al proposito, Benedetto XVI http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2008/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20080207_clergy-rome.html
    “Quando non si conosce il giudizio di Dio, non si conosce la possibilità dell’inferno, del fallimento radicale e definitivo della vita, non si conosce la possibilità e la necessità della purificazione. Allora l’uomo non lavora bene per la terra perché perde alla fine i criteri, non conosce più se stesso, non conoscendo Dio, e distrugge la terra. Tutte le grandi ideologie hanno promesso: noi prenderemo in mano le cose, non trascureremo più la terra, creeremo il mondo nuovo, giusto, corretto, fraterno. Invece, hanno distrutto il mondo.(…) E come dice Adorno, un grande marxista, solo la risurrezione della carne, che lui ritiene irreale, potrebbe creare giustizia. Noi crediamo in questa risurrezione della carne, nella quale non tutti saranno uguali. Oggi si è abituati a pensare: che cosa è il peccato, Dio è grande, ci conosce, quindi il peccato non conta, alla fine Dio sarà buono con tutti. È una bella speranza. Ma c’è la giustizia e c’è la vera colpa. Coloro che hanno distrutto l’uomo e la terra non possono sedere subito alla tavola di Dio insieme con le loro vittime. Dio crea giustizia. Dobbiamo tenerlo presente. Perciò mi sembrava importante scrivere questo testo anche sul purgatorio, che per me è una verità così ovvia, così evidente e anche così necessaria e consolante, che non può mancare. Ho cercato di dire: forse non sono tanti coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno. D’altra parte, sono certamente pochi — o comunque non troppi — coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione di Dio. Moltissimi di noi sperano che ci sia qualcosa di sanabile in noi, che ci sia una finale volontà di servire Dio e di servire gli uomini, di vivere secondo Dio. Ma ci sono tante e tante ferite, tanta sporcizia. Abbiamo bisogno di essere preparati, di essere purificati.”
    Penso che sia un discorso molto bello e soprattutto le seguenti parole
    “FORSE NON SONO TANTI coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno”
    Danno speranza.

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    • @ Antonio

      Bella l’affermazione di Benedetto XVI
      “Oggi si è abituati a pensare: che cosa è il peccato, Dio è grande, ci conosce, quindi il peccato non conta, alla fine Dio sarà buono con tutti. È una bella speranza. Ma c’è la giustizia e c’è la vera colpa.”

      Non è come pensa papa Francesco fautore del Misericordismo, il quale alla fine Dio perdona tutti, purtroppo non è solo Bergoglio che scardina la Giustizia di Dio, lasciando da parte Origene, ci furono i Padri Misericordiosi, tra i quali sant’Ambrogio e san Girolamo fautori del misericordismo in quanto alla fine Dio avrebbe reintegrato tutti gli uomini compresi quelli morti in peccato mortale, allora ci fu sant’Agostino che si schierò contro tale pensiero.
      Sembra che attirino più le neo-eresie che il Kerygma gesuano insegnato dalla Chiesa da ben 2000 anni.
      Mah.

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      • Certamente esiste la Giustizia e la vera colpa, e altrettanto certamente non sono tutti salvi e l’inferno esiste.
        Però appunto, quelle parole di Benedetto “FORSE NON SONO TANTI coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno” lasciano intravedere la speranza che, forse, non siano poi così tanti i dannati (non come numero, il quale è ovviamente una enormità, intendo in percentuale).
        E anche quello è un pensiero consolante.
        Papa Benedetto XVI aveva espresso concetti simili anche nella Spe Salvi ai paragrafi 45 e 46, laddove scrive http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi.html
        “Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno [37]. Dall’altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d’ora l’intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono [38]. Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l’uno né l’altro è il caso normale dell’esistenza umana. NELLA GRAN PARTE DEGLI UOMINI – COSÌ POSSIAMO SUPPORRE – rimane presente nel più profondo della loro essenza un’ultima apertura interiore per la verità, per l’amore, per Dio.”
        Dopodiché parla del Purgatorio al quale sarebbe sottoposta questa “gran parte degli uomini”.
        E il link che ho postato prima, del 7 Febbraio 2008, è ancora (se ce ne fosse bisogno) più chiaro al riguardo di ciò che pensa Benedetto XVI.
        Di sicuro non nega l’inferno nè l’esistenza delle anime dannate, però ha comunque uno sguardo abbastanza ottimista, non crede che la grande maggioranza delle persone vadano in perdizione, come era convinzione comune un tempo.

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      • Siccome in passato, quando ho citato la Spe Salvi, sono stato accusato di strumentizzare le parole di Ratzinger, e mi sono sentito dire che non è vero che egli ha una visione della salvezza relativamente ottimista e che io gli stavo facendo dire ciò che non aveva detto, ho ritenuto opportuno citare ben due fonti dove Benedetto XVI reitera il medesimo concetto.
        Non solo nella Spe Salvi, ma anche in quel documento del 2008 era afferma che, probabilmente, non sono tanti i perduti, e che ancor meno sono quelli che vanno in Paradiso senza purificarsi in Purgatorio. In altre parole, ciò che emerge dalle sue affermazioni è che ci sono due minoranze, chi va all’inferno e chi è talmente giusto da meritare subito il Paradiso. Nel mezzo ci sta la maggioranza di persone che quando muore deve purificarsi prima di andare in Paradiso.
        Queste parole del documento del 2008
        “Ho cercato di dire: forse non sono tanti coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno. D’altra parte, sono certamente pochi — o comunque non troppi — coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione di Dio”
        Non potrebbero essere più chiare.
        Lo stesso concetto appunto lo aveva già ribadito nella Spe Salvi, documento di Magistero che quindi ha il suo peso.

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  6. ‘Non è come pensa papa Francesco fautore del Misericordismo, il quale alla fine Dio perdona tutti’

    Qualche citazione a supporto?

    ‘sant’Ambrogio e san Girolamo fautori del misericordismo’

    non credo abbiano fatto santi degli eretici, per cui o non avevano questa idea o l’hanno poi ritrattata

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    • @ Enrico
      ” non credo abbiano fatto santi degli eretici, per cui o non avevano questa idea o l’hanno poi ritrattata”

      In effetti non furono eretici, ma bisogna anche comprendere che la comprensione in quel tempo non era proprio così chiara come oggi, prendi ad esempio sant’Agostino, al suo tempo non c’era l’ipotesi del “Limbo” sant’Agostino spediva all’inferno anche i neonati appena morti, a soffrire con i peggiori peccatori.
      Tale affermazione ha provocato nel tempo grande disagio tra il popolo il quale non capiva del perché un neonato appena morto debba soffrire nell’inferno.
      Fu solo nel medioevo che si escogitò il “Limbo” grazie ad Abelardo, il quale fu ben accetto da tutti, migliore del giustizialismo di Agostino.

      Così anche per sant’Ambrogio e san Girolamo pareva più piacevole pensare ad un Dio Misericordioso, il quale avrebbe perdonato anche persone con peccato mortale, ma non ne fecero una dichiarazione di fede, come anche noi desideriamo che nell’inferno ci siano meno persone possibili, anche se nei vari mistici (riconosciuti dalla Chiesa) sembra dimostrare il contrario

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      • “anche noi desideriamo che nell’inferno ci siano meno persone possibili, anche se nei vari mistici (riconosciuti dalla Chiesa) sembra dimostrare il contrario”

        Non proprio, seguo i mistici e dichiarazioni sul numero dei dannati non ne ho mai trovati, e anzi, spesso ho trovato testimonianze confortanti, che fanno ben sperare.

        Ad esempio Gesù ha mostrato l’inferno a Santa Faustina, ma gli ha anche mostrato la Sua grande Misericordia e la volontà di salvare.

        Cito dal suo diario

        “O Dio, salvezza incomparabile, io vedo che ogni cosa ha inizio dalla tua misericordia e, nella tua misericordia, giunge al termine. Ogni grazia scaturisce dalla
        misericordia e l’ora della morte ne trabocca. In quest’ora estrema, nessuno dubiti della bontà di Dio. Che il peccatore socchiuda, almeno un poco, la porta del suo cuore ai raggi della divina misericordia: Dio farà il resto. Mi trovo spesso in rapporto di unione interiore coi morenti. Da parte di Dio, vi sono misteri di misericordia che fanno stupire gli angeli del cielo. Tacciano i nostri giudizi sulle anime, perché la misericordia di Dio verso di esse è sorprendente.”

        “La misericordia di Dio raggiunge molte volte il peccatore nell’ora estrema in un modo singolare e misterioso. Esteriormente si direbbe che ormai tutto
        sia perduto, ma non è così. L’anima, illuminata dal raggio di una potente ultima grazia, nel momento conclusivo può rivolgersi a Dio con tanta forza d’amore che, in un attimo, riceve da lui il perdono delle colpe e il condono delle pene. Esternamente però, non vediamo nessun segno di pentimento, né di contrizione, perché il morente non reagisce più visibilmente. Quanto la misericordia di Dio è imperscrutabile! Ma, orrore! Vi sono ancora delle anime che, volontariamente e coscientemente, respingono perfino l’estrema grazia con disprezzo!
        Sia detto, dunque, che anche in piena agonia, la divina misericordia depone nell’intimo dell’anima questo momento di chiarezza, mediante il quale l’anima, se vuole, trova la
        possibilità di ritornare a lui. Accade tuttavia che vi siano anime di un tale interiore incallimento, da scegliere consapevolmente l’inferno, rendendo vane non solo le preghiere innalzate a Dio per esse, ma vanificando perfino gli sforzi medesimi di Dio.”

        Ciò detto, concordo con tutto il tuo post.

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        • Antonio
          ” L’anima, illuminata dal raggio di una potente ultima grazia, nel momento conclusivo può rivolgersi a Dio con tanta forza d’amore che, in un attimo, riceve da lui il perdono delle colpe e il condono delle pene.”
          In effetti Antonio, sapevo di questa particolarità dell’Amore di un Padre verso un suo figlio e dell’ultima possibilità che gli offre, per questo questo sento certi “giustizialisti” in quali affermano che certi peccati sono compiuti nella “Piena Consapevolezza” mi fanno pensare come sia difficile possedere questa “Piena” consapevolezza, preferendo il termine una ragionevole consapevolezza, ed è proprio in quell’attimo da te evidenziato che si ha la piena consapevolezza dei propri atti, i quali possono indurre l’anima al pentimento.

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          • La piena consapevolezza non aggiunge niente alla gravità dell’atto peccaminoso, solo aumenta la responsabilità del criminale.
            L”assenza di consapevolezza dovuta ad esempio ad una acoscienza errata, è per altro segno certo di dannazione.
            https://pellegrininellaverita.com/2016/09/29/coscienza-errata-dannazione-certa/
            In Pace

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            • Interessanti e giuste puntualizzazioni.

              Dobbiamo anche renderci conto che perlomeno per i 4 peccati che gridano “vendetta davanti a Dio”

              – Omicidio volontario
              – Peccato impuro contro natura
              – Oppressione dei poveri
              – Defraudare la giusta mercede a chi lavora

              c’è poco da schernirsi parlando di coscienza non pienamente consapevole (anche se è soprattutto sui peccati di impurità contro natura, che la coscienza dell’Uomo è stata parecchio distorta e sviata dalla mentalità del mondo che è dominio del Maligno).

              Sono peccati che la coscienza di ogni Uomo è in grado di percepire come errore, mai come un “bene”.

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            • @Simon

              “L”assenza di consapevolezza dovuta ad esempio ad una acoscienza errata, è per altro segno certo di dannazione.”

              Ad esempio chi cresce in una società dove la poligamia è costume comune è probabile che non percepisca tale costume come peccaminoso.

              Dici che non è possibile che tale coscienza sia errata innocentemente, cioè non per propria colpa?

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        • E’ peraltro cosa inconfutabile che l’azione di grazia di Dio nell’animo umano e spesso non percepibile per i più dall’esterno, in special modo quando mancano un tempo durante il quale questa grazia si evidenzi in un cambiamento di vita concreto o in professioni di fede, pentimento e rinuncia al peccato (vedi il caso di persone ormai prossime alla morte).

          Verosimilmente a queste anime attende un “tempo” di Purgatorio (come tanti di noi attende), ma ciò compete appunto alla Giustizia e al necessario purificarsi dell’anima …e Purgatorio è già Salvezza.

          Niente di ciò deve incidere il giusto e santo “timor di Dio” e la consapevolezza che l’anima nostra (Dio non voglia) non può presumere della propria Salvezza, né ignorare il rischio della dannazione eterna, prima per sé e poi per gli altri, dove per gli altri questa eventualità dovrebbe essere vissuta non come soddisfazione di una giustizia che non ci appartiene, ma come la sollecitudine e il sentimento di pietas che viena dal “charitas Christi urget nos”, l’avere cioè verso il peccatore lo stesso sguardo di Cristo.

          Il fatto che difronte a certi peccati, a certi crimini, a certa iniquità, la nostra mente si ribelli e chieda, invochi, “giusta” condanna, appartiene più al nostro limite che altro…

          Superfluo ripetere, che lo sdegno e la condanna senza appello alcuno, sia rivolto alle azioni ai peccati, ma non nello stesso modo ai peccatori che di tali azioni si macchiano.

          Potrebbe aiutarci a volte immaginare una situazione e dirsi: “ma se questa azione – per quanto orrenda – l’avesse compiuta mio figlio, mia figlia, pur nell’orrore di tale consapevolezza, nel dubbio atroce di non aver fatto io quanto necessario perché mio figlio/a non commettesse tale azione, sarei disposto io ad alzare la mia mano per dargli “giusta” morte? (perché di questo parliamo, non di giusta punizione…).

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          • Per questo la convinizone personale di Bergoglio tale quale la presenta Scalfari che Dio ucciderà le anime dei dannati non ha senso ed è anti-misericordiosa.
            Ricorda in un certo qual modo il misericordismo degli eutanasisti che preferiscono uccidere una persona che soffre invece di accompagnarla nella vita, la quale sempre meglio della morte è.
            In Pace

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          • @Bariom
            “E’ peraltro cosa inconfutabile che l’azione di grazia di Dio nell’animo umano e spesso non percepibile per i più dall’esterno, in special modo quando mancano un tempo durante il quale questa grazia si evidenzi in un cambiamento di vita concreto o in professioni di fede, pentimento e rinuncia al peccato (vedi il caso di persone ormai prossime alla morte).”
            Concordo. Oltretutto anche sul processo della morte stesso (cioè sul momento in cui si passa da vivi a morti e la propria volontà resta irrevocabilmente fissata nel bene o nel male), alcuni vecchie convinzioni date per assunte non sono poi così certe. E lo vediamo anche nella procedura con la quale la Chiesa amministra l’estrema unzione.
            Questo articolo sull’estrema unzione è abbastanza significativo https://catholicnewslive.com/story/565130
            Faccio una citazione
            “the Church hasn’t defined exactly when a person is dead because, frankly, we just don’t know. We know that death occurs when the soul separates from the body definitively. It may be that the separation occurs suddenly. It may be that the separation occurs gradually. It may be that it occurs swiftly. It may be that it occurs slowly. It could be different for one person than for another. We all have heard stories of the resuscitation of those who have died, even apparently for some length of time. It would seem that, in those cases, the soul had not left the body in a definitive way.”
            E
            “Also, in the old manuals of theology, there was discussion of the point made before, about the way the soul separates from the body.
            “In Sabetti-Barrett I found [……..] In a nutshell, this says that if in most cases a person dies suddenly of natural causes then there is probably still some life remaining after the last breath. In the case of a slow death from illness it may remain for a few minutes maybe six or, according to some experts 30 minutes. (See how the authors are divided… auctores scinduntur.) In the case of a sudden death some life might remain longer, even perhaps to the point of putrefaction. If a priest finds the person and he is morally certain that he is there in the time that life could still be present to some extent he can and indeed ought to anoint, but conditionally. In the case of illness the author thinks that a half hour is the length of time that the priest has to get there after apparent death from illness and one hour in the case of sudden death. If, after that time but before corruption sets in, he can anoint. Whether or not he ought to the author leaves to those wiser than he.“
            Questo maturata consapevolezza è, a mio avviso, dietro alcune decisioni prese dalla Chiesa nel recente passato, ad esempio quella di non proibire i funerali ai suicidi.

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          • @Bariom

            Concedimi inoltre una ulteriore implementazione su queste righe che ho scritto

            “Questa maturata consapevolezza è, a mio avviso, dietro alcune decisioni prese dalla Chiesa nel recente passato, ad esempio quella di non proibire i funerali ai suicidi.”

            Queste righe le ho scritte anche perché il Catechismo afferma che

            “ Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2283)

            Ora, la ragione mi dice che tale paragrafo sarebbe un completo nonsense qualora la Chiesa credesse in una subitanea separazione dell’anima dal corpo, perché sappiamo che una volta che l’anima si è separata dal corpo non è più possibile pentirsi, e nemmeno peccare (che poi è la ragione per la quale la condizione di salvato e di dannato è, dopo la morte, irreversibile). Di più, sarebbe un paragrafo eretico tanto quanto se vi fosse scritto che le anime dei dannati vengono annichilite da Dio.

            È vero che, nel paragrafo immediatamente successivo, è scritto che “Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida“ ma è altrettanto vero che un suicida morto con pesanti circostanze attenuanti non avrebbe bisogno che Dio preparasse per lui l’occasione di un salutare pentimento, perché il suo suicidio non sarebbe colpa grave personale (sarebbe solo materia grave ma non colpa grave), e dove non vi è colpa grave personale non vi è dannazione.

            Perciò quel paragrafo, unito alla modalità con la quale la Chiesa amministra il Sacramento dell’estrema unzione, credo sia significativo.

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  7. Il misericordismo è in contrasto con l’annichilimento delle anime, magari non addossiamo a Francesco tutto ed il suo contrario

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    • Il fatto e’ Enrico che mentre la dottrina autentica
      dell chiesa e’ logica ed armonica e ogni sua parte non contraddice il tutto,cosicche’ puo’ essere paragonata ad una grande cattedrale e ogni mattoncino che la compone ha la sua parte e il suo perche’ queste nuove idee eterodosse non sono fra loro ne’ logiche ne’ possono costruire nulla, anzi distruggono ogni fede. Se si togli un solo mattoncino all’ intero edificio si fa crollare tutto: se per esempio il concetto di “ misericordia” diventa preponderante, ipertrofico, come se fosse a se’ stante, senza i contrappesi della giustizia e della verita’ , si costruisce una teoria che non sta in piedi. Misericordia e salvezza per TUTTI. ed annichililazione delle anime si contraddicono e’ vero, ma altre cose si contraddicono nella “ nuova” e stravagante CONCEZIONE che da cinque anni a questa parte ci viene imposta .

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  8. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose:
    «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.
    Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.
    Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.
    Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità!
    Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
    Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
    Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».(Lc 13.23-30)

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    • “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.”
      Molti non significa la maggioranza. Significa molti.
      Ma forse Papa Benedetto XVI non conosce il Vangelo.

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    • Per fare un esempio banale, l’1% di 7.000.000.000 è 70.000.000. Più della popolazione italiana. Non credo che se anche solo l’1% degli abitanti della terra attuali si perdesse non sarebbero “molti”.
      Va bene non destrutturare o contraddire i dogmi, ma non bisogna nemmeno dogmatizzare ciò che la Chiesa non ha mai dogmatizzato, tanto più che ci sono anche diversi santi pienamente ortodossi, come San Francesco di Sales, oltre a Papa Benedetto XVI, che sostenevano che Dio non lasciasse andare in perdizione la maggioranza del genere umano.

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      • Se avessi affermati io che “… molti sono chiamati, ma pochi eletti”, avresti pienamente ragione a criticare le mie parole,
        siccome però queste parole non farina del mio sacco, tua critica è rivolta a chi quelle parole ha pronunciato…

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        • Non c’è un solo modo per interpretare quelle parole, altrimenti non esisterebbero dottori della Chiesa ortodossi che le hanno interpretate in altro modo.
          Ma ripeto, forse Benedetto XVI, quando scriveva ciò che ho quotato sopra, si era dimenticato il Vangelo.

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          • Mi indichi per favore dove avrei interpretato le parole di Cristo?
            Io le ho semplicemente riportate: se avessi voluto commentarle sarei partito dall’originale greco e dal modo di pensare semitico…

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          • A me, poi, poco importa sapere se all’inferno ci sono 10, 100, milioni o miliardi di persone: la mia attenzione è focalizzata su quel “Sforzatevi di entrare” che sento rivolto personalmente a me…

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        • Riguardo al “molti sono chiamati, ma pochi eletti” e le diverse interpretazioni a cui ho accennato
          http://www.newadvent.org/cathen/05374a.htm
          “If it be asked why the name elect was given to the members of the Church Militant, we may assign a double reason: first, they were freely chosen by God’s goodness (Romans 11:5-7, 28); secondly, they must show in their conduct that they are choice men (Ephesians 4:17). In the sentence “many are called, but few are chosen”, the latter expression renders a word in the Greek and Latin text which is elsewhere translated by elect (Matthew 20:16; 22:14). It is agreed on all sides that the term refers to members of the Church Triumphant, but there is some doubt as to whether it refers to mere membership, or to a more exalted degree. This distinction is important; if the word implies mere membership in the Church Triumphant, then the chosen ones, or those who will be saved, are few, and the non-members in the Church Triumphant are many; if the word denotes a special degree of glory, then few will attain this rank, and many will fail to do so, though many are called to it. The sentence “many are called, but few chosen” does not, therefore, settle the question as to the relative number of the elect and the lost; theologians are divided on this point, and while Christ in the Gospels urges the importance of saving one’s soul (Luke 13:23, 24), he alternately so strengthens our hope and excites our fear as not to leave us any solid ground for either presumption or despair.”
          Chi vuole interpretare quelle parole nel senso che anche il Purgatorio è chiuso alla grande maggioranza delle persone, è libero di farlo, ma come ho dimostrato e come avevo detto in precedenza, in nessun caso l’interpretazione è univoca, qui.

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    • Smettiamo si sovrainterpretare le parole di Gesù al soggetto: a forza si finisce per fargli dire quel che Lui non ha mai detto, tipo “l’inferno è vuoto”.
      Leggiamolo nel testo stesso dei Vangeli con somma semplicità come i Padri della Chiesa e la Chiesa durante 2000 anni e non edulcoriamolo: Lui la Verità non ci può mentire a proposito.
      Molti saranno quelli che passeranno per la via larga, appunto perchè larga, in opposizione ad una via stretta che è stretta in quanto non è larga.
      Molti non può diventare tutti, nè stretto largo.
      E anche se i molti fossero pochi sarebbero sempre troppi.
      Ma fossero i pochi da esserere salvati tanto pochi da essere nessuno, lo stesso il Sacrificio di Gesù sarebbe l’atto di adorazione il più perfetto che una creatura potrebbe fare al suo Fattore e quindi “ne” valeva la pena e doveva essere fatto: Cristo ha già vinto quand’anche i molti fossero tutti.
      In Pace

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      • Concordo totalmente, ma infatti io non credo affatto che l’inferno sia vuoto o che vi siano solo le anime dei demoni.

        Concordo in particolare con questa frase

        “E anche se i molti fossero pochi sarebbero sempre troppi.”

        Infatti facevo presente che anche se solo l’1% della popolazione attuale vivente sulla terra si perdesse, saremmo di fronte a 70.000.000 di dannati, e questo solo contando i viventi attuali, non tenendo conto di quelli che sono già vissuti e che vivranno.

        Come si vede, anche se solo l’1% si dannasse si arriva a centinaia di milioni e anche miliardi di dannati.

        Perciò io credo eccome che i dannati esistano e che siano MOLTI.

        Tuttavia credo, insieme a Benedetto XVI, che i salvati siano anche di più.

        Se abbiamo ragione è impossibile dirlo con certezza, quello che è certo è che l’inferno esiste e non è vuoto. Questo è il punto di partenza.

        Spero che sia chiaro che io non credo nell’inferno vuoto, perché anche i commenti di Giacomo in risposta a me, oltre a questo tuo, mi hanno messo il dubbio che ciò che ho scritto sia stato male interpretato.

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      • Corrige

        “solo le anime dei demoni.”

        Volevo dire che non credo che vi siano solo i demoni. Parlare delle “anime dei demoni” non ha molto senso, essendo essi creature puramente spirituali.

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  9. “Mi indichi per favore dove avrei interpretato le parole di Cristo?
    Io le ho semplicemente riportate: se avessi voluto commentarle sarei partito dall’originale greco e dal modo di pensare semitico”
    Le hai chiaramente riportate per contraddire ciò che avevo affermato. Il che va anche bene, se non fosse che il significato da dare a quelle parole, con buona pace di tutti, non è univoco.
    Ho pensatori cattolici piuttosto importanti che la pensano come me, sebbene anche la visione Teologica opposta sia tenibile, perciò non ha senso esprimersi in termini assoluti come se si stesse parlando di una dottrina di Fede definita.
    Aggiungo un pensiero a margine: sembra che molti teologi, sia oggi che nel passato, abbiano preso Apocalisse 12,4 “ la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra” come indicante gli angeli che si ribellarono a Dio.
    In pratica, la maggioranza degli angeli si sarebbe salvata, stando a questa esegesi. Sinceramente penso anche io che sia così, e a maggior ragione non credo che la specie umana, inferiore agli angeli sotto praticamente ogni aspetto, sia sottoposta ad una prova così più dura di quella a cui furono sottoposti gli angeli (più dura in senso relativo e proporzionale), tale che, mentre la maggioranza degli angeli si sono salvati, la specie umana in gran parte andrebbe in perdizione.
    Lo trovo incongruente anche col fatto che Dio si sia incarnato per redimere proprio la specie umana.

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  10. “Io le ho semplicemente riportate: se avessi voluto commentarle sarei partito dall’originale greco e dal modo di pensare semitico…”
    Appunto https://pellegrininellaverita.com/2018/03/30/annichilimento-inferno-e-scomparsa-delle-anime/comment-page-1/#comment-34865

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    • http://isoladipatmos.com/linferno-esiste-e-non-e-mai-stato-abolito-perche-neppure-modernisti-e-buonisti-possono-abolire-il-libero-arbitrio-donato-da-dio-alluomo/
      secondo me Padre Cavalcoli centra come al solito il nocciolo del problema: ci ricorda che l’esistenza dell’Inferno è strettamente legata all’esistenza del libero arbitrio e della capacità di scelta che è un DONO di Dio all’uomo.
      le scelte che facciamo . durante questa vita terrena, sono legate alla sorte nella vita eterna.
      Sostenere che l’Inferno è vuoto presuppone che tutti o quasi si salvino anche MALGRADO LORO e malgrado la loro volontà. Mi pare che Dante quando dovette descrivere la PORTA dell’Inferno scrisse le famose parole “Fecemi la Divina Potestate la Somma Sapienza e il Primo AMORE”.
      SI’, può sembrare paradossale alla mentalità moderna ma l’Inferno esiste e non è vuoto proprio perchè DIO ci ama e ci ha creati liberi di accettare o di rifiutare il suo amore. non siamo burattini e il libero arbitrio non ci è dato per finta!Non siamo nel mondo delle fiabe e la vita umana non ha l’happy end di default.

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      • “Il fatto è che a Dio, più che il fatto che tutti scelgano Lui, interessa che tutti facciamo la nostra scelta, dovesse essere anche contro Lui. Egli vuole che Lo scegliamo liberamente, non che ci indirizziamo verso di Lui deterministicamente, per legge fisica, come gli animali, le piante e i sassi. Pertanto, pur di rispettare la nostra scelta, Egli addirittura accetta di mettere in gioco Se stesso, accettando anche di essere rifiutato. Ma quello che Egli comunque vuole è che ognuno faccia la sua scelta. Se uno Lo rifiuta, non lo costringe ad accoglierLo, però costui deve attendesi le inevitabili logiche conseguenze, che neppure Dio può evitare, perché comporterebbero contraddizione, dato che c’è contraddizione tra la vita e la morte. Non può infatti continuare a vivere chi sceglie la morte. Ma le suddette conseguenze sono appunto l’Inferno. Ora l’Inferno, come dice l’Apocalisse, è la «seconda morte» [Ap 20,14]. E morte e vita non possono coesistere simultaneamente nello stesso soggetto, perchè si escludono reciprocamente. ”
        padre Cavalcoli su l’Isola di Patmos

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        • @Giacomo
          “Sostenere che l’Inferno è vuoto presuppone che tutti o quasi si salvino anche MALGRADO LORO e malgrado la loro volontà. Mi pare che Dante quando dovette descrivere la PORTA dell’Inferno scrisse le famose parole “Fecemi la Divina Potestate la Somma Sapienza e il Primo AMORE”.
          SI’, può sembrare paradossale alla mentalità moderna ma l’Inferno esiste e non è vuoto proprio perchè DIO ci ama e ci ha creati liberi di accettare o di rifiutare il suo amore. non siamo burattini e il libero arbitrio non ci è dato per finta!Non siamo nel mondo delle fiabe e la vita umana non ha l’happy end di default.”
          Concordo con entrambi i tuoi commenti, infatti io credo che l’inferno esista e che vi siano sia demoni e umani al suo interno.

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  11. Che se poi il vocabolo πολύς spostasse l’attenzione dall’eternità della pena alla sua corretta interpretazione nel contesto della frase (troppi… tanti… tutti…), l’eternità della pena per i dannati è ben chiarita anche dalle parole “… è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.” (Mc 9.47b-48)
    Questa concisa descrizione dell’inferno ha anche il pregio di mettere in chiaro che saranno eterne:
    – sia le pene che partendo dall’interno coinvolgono anche l’esterno, rappresentate dallo “σκώληξ”, il verne che inizia a mangiare i cadaveri dal di dentro verso fuori e che continuerà a divorare il dannato senza mai morire,
    – sia le pene che dall’esterno coinvolgono anche l’interno, rappresentate dal fuoco che non smette mai di bruciare (τὸ πῦρ οὐ σβέννυται), avvampando dal di fuori verso dentro.

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  12. Mi pare una discussione assurda e molto improntata alle categorie, troppo umane, del delitto e castigo…. Gesù stesso è stato estremamente cauto nel parlare del Regno quasi mai ha parlato esplicitamente di al di là. Cullman ha posto la questione, per altro non pienamente risolta, se alla fine del tempo ci sarà la resurrezione dei corpi o la semplice immortalità dell’anima (i due concetti non sono pienamente compatibili). Gran parte delle categorie usate nel catechismo della Chiesa cattolica sono frutto di elaborazioni medievali o tardo antiche e comunque non riferibili direttamente ai primi testimoni della fede, i quali erano essenzialmente ispirati da due concetti: il Signore è risorto e presto ritornerà per instaurare il suo Regno. Tutte le dissertazioni sull’anima e sul suo destino si sono innestate sull’originario messaggio cristiano a partire dalle interferenze prodotte dal contatto con il neoplatonismo. Io starei ai fatti: dell’aldilà è Signore Dio. Solo lui conosce il destino dell’uomo e del creato e solo lui ne dispone. Tutto ciò che se ne dice da qui è prova di superbia.

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    • “ Gesu’ .. quasi mai ha parlato di aldila’ “
      Circa cinquanta volte nei Vangeli sinottici! ha spiegato anche chi finira’ nella Geenna e che il fuoco della Geenna e’ eterno.in una parabola quella di Lazzaro e del ricco Epulone ha persino detto che , dopo la morte, nessuno potra’ passare dall’ Inferno in Paradiso e viceversa.
      “ e se ne andranno questi all’ eterno supplizio, i giusti invece alla vita eterna ( Matteo 25, 46) . Piu’ chiaro di cosi’!
      Altro che medievali: a meno che Claudio Rossi pensi che il capitolo di Matteo sul Giudizio finale ( Matteo 25, 31-46) sia stato scritto nel Medioevo oppure che non essendoci i registratori siano parole mai proferite da Gesu’

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