San Paolo e il gender: cosa insegna la disputa fra Amato, Di Blasi e Sesta

Amato, Fulvio, Luciano Sesta e… Paolo

ERRATA CORRIGE: Per mero errore materiale il professor Sesta è stato indicato nell’articolo come uno degli astanti mentre è stato uno dei relatori invitati al convegno. Ci scusiamo per l’inesattezza.

Galeotto fu un convegno dell’Avv. Amato e della Dott.ssa Silvana de Mari a Bagheria del 17 novembre 2017. Quella sera sedeva anche Luciano Sesta, docente cattolico di Antropologia Filosofica e Bioetica dell’Università di Palermo. Invitato a dire la sua opinione su quanto ascoltato, ha voluto provocare dichiarando che a suo avviso il primo manifesto gender si trova nella lettera ai Galati 3,28 di San Paolo, nella parte ove l’apostolo scrive “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. In neretto la parte citata dal prof. Sesta. Procedendo con l’ascolto si comprende meglio la posizione di Luciano Sesta: il movimento gender è una risposta sbagliata ad un’istanza giusta, cioè “l’istanza di uguaglianza” di tutti gli uomini fra di loro. San Paolo dunque, avendo fatto sua tale istanza, ha per certi versi scritto il primo manifesto pro-gender.

Va da sé che tale riflessione, oltre che illogica (vedremo perché), era in primis una provocazione che i protagonisti del convegno – presi probabilmente alla sprovvista da una simile forzatura delle scritture – forse non hanno saputo cogliere a pieno, non riuscendo quindi a fornire in quel contesto una risposta definitiva. L’Avv. Amato ha infatti risposto citando completamente il passo e dichiarando che “è un problema sociale, siamo semplicemente tutti uguali”. Applausi degli astanti.
Sembrerebbe tutto risolto, ma non è così in quanto tale risposta si basa soltanto su aspetti ermeneutici, cioè di esegesi della Scrittura: meglio leggere San Paolo in termini letterali o in termini sociali? Cercare una risposta alla provocazione soltanto in prospettiva esegetica porterebbe o ad affidarsi al Magistero (che con buona pace di Sesta denuzia il fondamentalismo letteralista) o agli studi esegetici contemporanei i quali, essendo in fieri, non rispondono definitivamente ad alcunché. A dirla tutta, la risposta dell’Avvocato coglie sul finale il quid, ma non ne riesce a chiarirne tutti gli aspetti.

Ad analizzare questi ultimi ci ha pensato il nostro Fulvio di Blasi che, come tutti i fedeli lettori di Croce-Via sanno, è Presidente di Thomas International University. In un video apparso sulle pagine della tv dell’università l’amico Fulvio delinea i fatti accaduti e fornisce accurata risposta alla provocazione. Inizia la prolusione dichiarando la motivazione per la quale ha deciso di fare il video: “l’amico Sesta mi ha dichiarato anche in privato che a suo avviso c’è un nesso logico per questa provocazione”. L’intento del video è proprio chiarire che tale nessuno logico in realtà non esiste.
Fulvio passa quindi a declinare i dettagli del cosiddetto principio di uguaglianza dichiarando che non è possibile, proprio per quel principio, trattare tutti nel medesimo modo materiale in modo indistinto, questo perché banalmente se voglio trattare allo stesso modo un neonato e un anziano affamati dovrò comportarmi in modo diverso: ad uno posso dare un panino al salame, ad un altro forse no. Così anche nelle legislazioni dovrò tener conto di questa differenza che attua, proprio grazie a questa differenza, il principio di uguaglianza.
Dopo aver fornito ottimi esempi per esplicare questo concetto, Fulvio dichiara che per comprendere l’uguaglianza in casi particolari occorre comprendere le specificità di detti casi. L’istanza del movimento gender infatti non si basa sul principio di uguaglianza generico, fondamentale possiamo dire, ma si “esprime su una applicazione specifica dello stesso su un caso che è tutto da dimostrare”. E qui arriva al dunque: il problema non è di esegesi o di progressismo militante contro tradizionalismo ottuso, bensì è un problema logico.
Seguitemi. Se io definisco un ente lo faccio in termini di genere prossimo e differenza specifica. L’uomo pertanto è definibile come “animale (genere prossimo) razionale (differenza specifica)”. Questa definizione chiarisce che l’uomo è animale, cioè fa parte di quegli enti animati che rispondono a questa categoria, ma è tale in quanto razionale. Non mi posso permettere, basandomi proprio sulla definizione di uomo, di dire che anche il leone, essendo animale, è quindi uomo (cioè animale razionale). Come non posso coniare un termine specifico come “gender” per dire che la differenza tra il corpo maschie e quello femminile è indifferente rispetto all’applicazione del principio di eguaglianza e poi applicare questo termine specifico a San Paolo, come se lui avesse voluto esprimere questa presunta irrilevanza del sesso rispetto all’eguaglianza. La dichiarazione di eguaglianza di San Paolo non implica sposare tesi specifiche su quali siano i fattori da prendere in considerazione per applicare una eguaglianza reale tra gli esseri umani.
Boom: 1 a 0. Palla al centro.

Sesta risponde con un altro video sulla sua pagina facebook nel quale comincia dichiarando di nuovo che per lui il movimento gender sia una risposta sbagliata ad una esigenza giusta e che, quello che gli premeva quella sera, era mettere in luce proprio questa prospettiva generale: la transessualità, la bisessualità e così via sono tutte caratteristiche che appartengono a delle persone in generale. La chiama “primato della persona”. A questo punto fa rientrare la provocazione dichiarando che “non ha mai dichiarato che San Paolo sia il primo rappresentate delle teorie gender”. Primo ottimo risultato. Continua dichiarando che così come non c’è rilevanza sessuale rispetto alla salvezza operata da Cristo mutatis mutandis anche le teorie del gender affermano l’irrilevanza della differenza sessuale rispetto alla condizione di persona di ciascun uomo. Rispondiamo subito a questo: Sesta compie di nuovo l’errore descritto da Fulvio di prendere una istanza specifica di uguaglianza e proporla come generale. O meglio, tolta di mezzo la provocazione, il problema è irrisorio: sta dicendo che banalmente se guardi alla persona “in generale” essa sarà sempre una “idea” che ingloba tutte le differenze specifiche delle varie persone, rendendole inutili. E’ come dire che esiste un “primato degli animali” e prendere il concetto di “animale” per dichiarare che non c’è più né leone né zanzara, né uomo né cavallo: tutti animali. Alla stessa stregua potrei rispondergli che, visto che ho a cuore la metafisica, voglio far luce sugli enti in generale e quindi mi permetto di dichiarare che agli occhi di Dio non c’è più né sasso né uomo in quanto essi “sono”. E’ un circolo vizioso che non dimostra nulla se non quel che sta a cuore a Sesta (in primis la persona, sempre). Il difetto logico dunque persiste: si tende ancora a ridurre ogni istanza di eguaglianza al principio generale di eguaglianza, che è il problema logico di fondo che Fulvio ha evidenziato. Lasciamo il video e sul finale concentriamoci sui commenti.

Uno esplicativo della posizione di Sesta, ovviamente di pubblico dominio, merita di essere riportato per intero:

“Il problema non è logico ma etico. Durante il fascismo esisteva la tassa sul celibato, perché si avvertiva il bisogno di un incremento demografico per il bene comune. I preti, per ragioni politiche facilmente intuibili, ne erano esenti. Eppure i preti impongono al loro corpo, proprio come il trans, una convinzione soggettiva che contrasta con la sua finalità oggettiva. Non sto dicendo che le due fattispecie sono equivalenti, ma che il tuo argomento per respingere la richiesta di cambiare sesso all’anagrafe basato sul contrasto con l’evidenza biologica estrapola un solo aspetto della persona, imponendoglielo come se coincidesse con lei. Se i preti possono fare del loro corpo un uso diverso da quello a cui, per natura, esso è destinato, non permettere a un trans di cambiare generalità all’anagrafe è una discriminazione. Significa accettare che la persona non si riduca al corpo solo nel caso dei preti ma non in quello dei trans. I preti sono persone che trascendono la loro biologia, i trans no, sono ciò che dice la loro biologia. Rifiutare la richiesta di cambio generalità all’anagrafe, in tal senso, non è solo un rifiuto di un’istanza specifica di uguaglianza, ma una violazione del principio stesso di uguaglianza delle persone al di là delle istanze specifiche che possono rivendicare”.

Sembrerebbe di primo acchito, nonostante quello che abbiamo finora scritto, una procedura logica giusta, ma così non è. Di nuovo Sesta compie l’errore di accomunare due istanze di giustizia specifica con la scusa di aver a cuore la giustizia generale della persona. Alla stessa stregua, dice Fulvio, “potresti dirmi che io condivido questa tua istanza perché sono d’accordo col principio di eguaglianza, ma non la condivido come risposta…” il che, va da sé, è un modo assurdo ed illogico di complicare la questione: condividere e non condividere una posizione, allo stesso tempo e sulla stessa cosa, puzza un po’.
Lo stesso Fulvio ci lascia un commento che mi pare chiudere definitivamente la questione:

“Cadere nella casistica di ogni possibile singola istanza va fuori tema. Ognuna va valutata a sé. In ogni caso, non esiste un’istanza di giustizia che non ricade in qualche modo sugli altri perché le istanza si fanno per definizione rispetto agli altri e rispetto all’ambiente comune. Perfino il diritto di riunione può essere limitato fino quasi a scomparire in caso di guerra o epidemia. Il diritto di libertà di espressione è importante ma può essere limitato in tantissimi casi, gay a parte. In altre parole, questi casi non riguardano i gay, ma ci riguardano tutti. Non mi risulta che ai gay si limiti in maniera particolare il diritto di manifestare. La carta d’identità è un caso diverso perché serve a identificare le persone. Se uno si sente nero ma è bianco non potrà chiedere di scrivere nero nella carta di identità e di fare il fotoritocco nella foto ufficiale. Insomma, ripeto… lasciamo stare le casistiche infinite e rimaniamo sulla logica della predicazione. Se un gruppo di persone conia un termine per dare un nome alla loro rivendicazione di eguaglianza specifica sulla base di un presunto fattore rilevante o irrilevante rispetto alla valutazione delle discriminazioni, quel nome non lo si può riferire a chi non è d’accordo sull’interpretazione di quel fattore ma è d’accordo sul principio di eguaglianza”.

Ma non è finita, Sesta quindi dichiara “è fuorviante dire che se uno è nero e si sente bianco non deve essere assecondato, proprio come uno che è anatomicamente maschio e si sente donna. Dipende. Che grado di sofferenza c’è nel proprio sentirsi diverso da una parte di se’ – ripeto, da una parte di se’, perché il colore della pelle e il sesso fenotipico non esauriscono ciò che uno è – ? Non si può ridurre la persona a una parte di se stessa, fissandola come l’unica a cui essa deve necessariamente uniformarsi”. E di nuovo Fulvio non deve far altro che far notare all’amico Luciano che è entrato in un circolo vizioso “Ogni volta che io ti ripeto che una certa istanza di giustizia (giusta o sbagliata che sia) non si può predicare della giustizia in generale tu mi rispondi con altri casi [specifici] facendo leva sui sentimenti di qualcuno”.

Insomma la partita è finita 1 a 0, inutile girarci in giro. Al di là della provocazione gratuita (adesso credo si possa proprio dirlo), anche l’idea di fondo del professor Sesta non ha alcun appiglio in sede logica. Ma cosa ci insegna questa vicenda?

In primis, la calma. Di fronte a parole che all’inizio possono anche sembrarci agghiaccianti bisogna sempre agire con la prudenza del saggio. E questo vale per tutti. Questo significa sia comprendere a fondo la posizione dell’altro, sia prendersi il tempo necessario per replicare in modo sostanziale e magari, come in questo caso, definitivo.

Secondo: bisogna riconoscere che esistono dei pregiudizi di fondo in entrambi gli schieramenti e bisogna cercare di combatterli. Getto la maschera. Pure io all’inizio ho pensato “ma chi è questo?! Ma che vuole? Ma non si rende conto delle enormità che sta dicendo?” E naturalmente “se questi sono gli studiosi cattolici non ci salviamo più…”. Eppure durante questi momenti non avrei saputo spiegare bene e a fondo perché tale ritenissi tale opinione completamente erronea. Lo “sentivo”, mi appariva ovvio, ma non basta.
Croce-Via (si sa) sta con l’Avv. Amato e le istanze dei prolife, ma questo non può portare ad un sentimento di chiusura tale che ogni voce fuori dal coro debba necessariamente e incontrovertibilmente essere esecrata. Ma anche la “parte avversa” deve smettere con quel sentimento di superiorità radical chic per la quale, se si viene criticati, è certamente per ignoranza invincibile.
Questo non significa che l’Avv. Amato o il prof. Sesta si comportino in questo modo, ma certamente molto del loro pubblico lo fa.

Terzo: è necessario studiare e tanto. Sia da una parte che dall’altra. In una conferenza aperta a tutti e con un taglio non accademico ovviamente non è sempre possibile tener traccia di tutti i possibili interventi finali, pertanto è possibile che si possa essere presi alla sprovvista. Certo non si può pretendere che ai relatori venga in mente una controargomentazione raffinata come quella di Fulvio e soprattutto che la stessa possa essere spiegata con la chiarezza dello stesso, da qui alcuni consigli.
Il primo ai prolife: non è possibile oggi presentare una conferenza solo con la propria conferenza studiata a menadito in testa, occorre sempre e continuamente confrontarsi sui suoi contenuti con moltissime persone esperte in diversi ambiti, soprattutto quelli filosofici. E bisogna fare in modo di avere l’appoggio di gente preparata in diversi ambiti che possano fornire risposte dettagliate e chiare ad ogni provocazione, magari anche in momenti diversi. Si potrebbe ad esempio avere una redazione di esperti che prende in carico alcune domande fondamentali o più profonde pervenute e dichiarare in sede di conferenza “a questo forniremo risposta dettagliata fra pochi giorni su questo sito ad opera di…”. D’altra parte perché bisognerebbe rispondere sempre a tutti al momento e magari nel tono sbagliato dato dalla foga?
Il secondo consiglio per chi vuole criticare: una conferenza, sempre che non dica castronerie plateali da terrapiattisti, ha di fondo una seria preparazione e documentazione. Nei casi dell’Avv. Amato questa documentazione è per altro spiattellata nero su bianco ogni due per tre. Volete criticare? Ebbene abbiate almeno l’accortezza di rifinire le vostre obiezioni in modo puntuale, preciso, chiaro e soprattutto sul merito della conferenza stessa! La posizione di Sesta, al di là della illogicità illustrata da Di Blasi, risulta estranea a tutto quello denunciato di solito da Amato, il quale non si è mai sognato, in nessun momento e in nessuna conferenza, di dichiarare che alcuni soggetti non siano delle persone in senso generale, ma anzi da sempre denunzia le istanze erronee specifiche di una parte di persone e lo fa proprio in forza del loro essere persone valevoli di essere amate e per questo corrette nei loro errori! Insomma: state nel tema! E se non è possibile allora, perdonatemi, fatevi la vostra conferenza personale. Nessuno vuole togliervi la parola, semplicemente piacerebbe a tutti essere presi sul serio. A voi e anche agli altri.

Quarto e ultimo: c’è sempre più bisogno di gente che, come Fulvio, abbia la saggia prudenza necessaria per ascoltare fino in fondo le opinioni e la competenza e l’acume per rispondere a tono. Ma per far questo è necessario fornire a queste persone il tempo per pensare e gli strumenti per replicare. E per farlo serve “carburante” alle realtà che permettono questo. E allora non posso che concludere questo articolo rinnovando l’invito a voi lettori di sottoscrivere un aiuto economico al Thomas International Center, aderendo alla raccolta fondi reperibile qui.

Together, we will change our Culture!

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica

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170 replies

  1. Ma per favore…:
    « … poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.
    Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.
    E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa. »
    Qui si sta parlando di eredi della promessa di Abramo che era legata agli ebrei liberi e maschi e che Cristo estende a tutti i battezzati indipendentemente dalla razza, dallo stato sociale e dal sesso biologico: forse che l’essere designati eredi annulla le differenze razziali sociali o biologiche?
    Questo è un tipico esempio di come un testo, isolato dal contesto, diventi un pretesto.

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    • È come dici tu, Lorenzo: un punto interessante che si desume dal video originale del prof. di Blasi è che, applicando il “metodo Sesta”, sulla base delle stesse parole di S. Paolo è possibile giustificare a posteriori pressoché ogni istanza (anche future, ancora da immaginare!), essendo il principio di eguaglianza generale (“tutti gli esseri umani sono uguali”) condiviso in linea teorica da praticamente tutte le persone.
      Per esempio potrebbe nascere un movimento di persone perfettamente sane che rivendichi il proprio diritto a un posto letto in ospedale, in virtù del fatto che sono esseri umani come le persone malate (cioè al grido di “tutti gli esseri umani sono uguali”) e che quindi un’eventuale negazione di tale diritto costituirebbe un’ingiusta discriminazione nei propri confronti. Il che è evidentemente assurdo. E come questa un’infinità di altre situazioni (alcuni altri ottimi esempi li porta il prof. di Blasi nel video) possono essere pensate sulla interpretazione del prof. Sesta delle parole di S. Paolo: uguaglianza non può coincidere con indistinto.

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  2. Grazie, Minstrel! Ottima delucidazione dell’intervento di Blasi, che non ero riuscito a cogliere fino in fondo. Per non parlare del terzo e del quarto punto, che sarebbero da incorniciare

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  3. Mi collego al commento di @Lorenzo, che era più o meno ciò che volevo dire anch’io dopo aver letto tutto il post questa mattina presto…

    Ma di che stiamo parlando???

    Io non ho alcun attestato accademico, ma c’era veramente bisogno di tutto uno sfoggio di tesi e antitesi o addirittura auspicare di avere un adeguato tempo per preparare una adeguata risposta ad una simile st****ata esposta dal sig. Balsi??

    Con il suo “metodo” (prendo una frase, la estrapolo e ve la spiego io…) si può far dire qualunque cosa a chiunque, Scrittura compresa.

    Come si apre la Lettera ai Gàlati in oggetto?

    «1 O stolti Gàlati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso? 2 Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? 3 Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver incominciato con lo Spirito, ora volete finire con la carne? 4 Tante esperienze le avete fatte invano? Se almeno fosse invano! 5 Colui che dunque vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della legge o perché avete creduto alla predicazione?»

    Parla o no della contrapposizione tra le “opere della Legge” e lo Spirito o meglio della Fede?
    E il passaggio “non c’è più uomo né donna..” non fa parte di una casistica più ampia utilizzata come immagine esplicativa, “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero…” che la Fede tutti riunisce (e non annulla o ne fa massa indistinta e indistinguibile) in Cristo?

    Mi ricorda tanto altra frase di San Paolo Atti 10
    “34 Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone,»”
    riferendosi all’azione dello Spirito Santo.

    Quindi, sarà un accademico accreditato, sarà docente cattolico di Antropologia Filosofica e Bioetica (e già la cosa un tantinello mi preoccupa), ma una st****ata resta tale, chiunque la pronunci e anzi, se è pronunziata con cognizione di causa fa temere un preciso malevolo intento.

    Mi meraviglio quindi di tanto dispendio di energie che formulano risposte che finiscono esse stesse per elevare una assurda tesi a livello di una qualsiasi dignità logica o filosofica.

    La mia cara nonna avrebbe semplicemente detto: “Ma va là, va là! Va a scopare il mare!” (per quanto assurdo lavoro certamente più utile) 😛

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    • L’altro macroscopico errore del gender è innanzitutto dimenticare che il neutralismo/ibridismo aggiunge un terzo genere non contemplato distruggendo la dicotomia paolina e che il cambio di sesso ne ribadirebbe comunque l’istanza ergo non potrebbe esserci alcuna eguaglianza effettiva neanchr operandosi!!!

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    • Rubo le parole che mi ha scritto il nostro sodale Hofer a commento privato di questo mio articolo: “Molti in effetti pensano di liquidare la questione del gender con generici appelli al “buon senso antico” e alle ovvietà. Ma non si rendono conto che questi sanno benissimo “come vanno le cose”. È precisamente questo che non accettano: non accettano che ci sia un collegamento tra la realtà e la verità delle cose. E questo richiede uno sforzo per approfondire questo legame e liberarlo, in caso, da certe incrostazioni abusive, chiamiamole così.”
      Direi che non v’è nulla da aggiungere.
      È fondamentale invece rientrare in un alveo più complesso è profondo proprio perché chi sta cercando appigli contro il buon senso ed il realismo lo fa presupponendo di essere profondo e complesso. I commenti di Sesta dopo la partita palesemente finita 1 a 0 erano comunque di uno che non si rassegnava la sconfitta, con appelli incredibili al non essere troppo razionali e al mistero della persona non riducibile ad affermazioni logiche. Il problema qui non è solo di aver a che fare con una psicologia “bloccata” in una ideologia che stoppa l’accettazione di aver perso e quindi di non poter più andare oltre con l’argomento (mi pare), ma il pensiero di queste persone di essere nel giusto perché “erronei”… Non so se mi spiego. E gli allievi gli vanno dietro.
      C’è bisogno eccome di riflessioni così. Ahimè…

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    • A me era venuto in mente che San Paolo dice che siamo tutti membri del corpo di cristo, tutti organi diversi e tutti necessari, SAn Paolo si sarebbe contradetto allora?

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      • Corretto e quindi proseguiamo:

        1Corinzi 12

        “E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi (uomo o donna, potrebbe starci come sopra); e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. 14 Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. 15 Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. 16 E se l’orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. 17 Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato? 18 Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. 19 Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20 Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. 21 Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi».”

        Ma qualcuno vorrebbe insinuare che in questo Corpo. le membra sono “intercambiabili”, anzi che ogni membro, può decidere da sé che membro sia, dove collocarsi e quale la sua funzione…

        E via discorrendo.

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        • Tutti d’accordo su questo, pure Sesta il quale si è “nascosto” fin da subito dicendo che l’utilizzo di San Paolo è stata “una provocazione”. Quel che aveva in cuore era dimostrare che il movimento gender avesse, nonostante tutte le brutture, qualcosa di positivo cioè il fatto che il gender consideri nella sua struttura antropologica fondante tutti gli uomini uguali, cioè usi l’istanza generica di uguaglianza tipica del cristianesimo. E’ questo da smontare, non San Paolo usato a razzo di cane, palese a chiunque abbia un poco di dimestichezza con le Scritture. Perchè questi, capita l’antifona che la provocazione non ha dato alcun esisto sperato, si nascondono dietro al “è polemico, non fossilizzatevi come vostro solito, siete talmente lontani dal capire gli altri che vi fermate al letteralismo e non andate alla sostanza!”
          E hanno ragione: la sostanza qui non è esegesi biblica, bensì la loro volontà di trovare un fiore striminzito nel letamaio e se non c’è piazzarne uno morto e sostenere che è lì da sempre!
          Far notare che tale fiore non esiste se non forzando la logica è l’unico modo per vincere questa battaglia di realtà.

          E’ ovvio che ora, dopo l’intervento di Fulvio, tutto quando detto da Sesta risulta facilmente fuffa, anche se egli si ostina a dire “la persona umana è un mistero, troppo razionalismo lo uccide”. Come si risponde a questo? Perchè l’argomento pare reggere e appellarsi all’ovvio buon senso non è un contro argomento. Si risponde con razionalità: se la persona umana è un mistero completo di cui nulla è dicibile con certezza l’unico modo per parlarne è il silenzio. E allora addio primato della persona di Sesta. Fine. Capite il modo?

          Oramai, smontato San Paolo, smontata la logica, smontata l’idea di mistero, quel che è rimasto in piedi è questo: in ogni movimento umano c’è qualcosa di positivo. Cioè a cercarlo attentamente per Sesta, nel letamaio un fiore c’è sempre. Ma qui siamo al banale: anche nello stupro c’è l’utilizzo della sessualità che è quanto di più bello ci ha donato il Creatore (cioè il partecipare alla Creazione), ma il suo utilizzo violento non mi pare un fiore di questo atto da letamaio, no?! Alcuni su fb sono arrivati a dire “anche un orologio rotto segna 2 volte l’ora giusta”. Ma cosi facendo dimenticano che l’orologio rotto non ha alcun BENE in sé, è il bene esterno degli orologi funzionanti che permettono agli altri di dire “vedi, ora è esatto anche questo rotto!”. E’ ovvio che non esista il rotto assoluto essendo l’errore nient’altro che la mancanza di verità dunque essendo a questa relativa. Così come non esiste il male assoluto essendo invece il male sempre relativo al bene essendone la mancanza. Non avere presente questa banalità sulla natura dell’errore e quindi del male porta a voler trovare il bene all’interno di un orologio rotto invece di comprendere che è grazie al bene esterno ad esso che capiamo che è rotto e quindi dobbiamo cominciare ad aggiustarlo…
          Si attaccano a tutto pur di salvare questa ideologia del “troviamo qualcosa di buono, non può essere tutto marcio”. E questo è un caso emblematico. Da qui il mio appello accorato a non far cadere nel dimenticatoio questa disputa.

          Fra l’altro l’articolo ora è nelle mani del caporedattore de “La Croce Quotidiano” e forse verrà pubblicato, vi faremo sapere. 😉

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          • Ovviamente Minstrel vi possono essere diversi piani ci confronto su questo tema e sulla cosiddetta “provocazione”…

            Io mi attengo ai miei limiti di conoscenza di non-accademico, non-fislosofo, non-tantealtrecose.

            Ciò che mi premeva sottolineare, è che basta una minima conoscenza delle Scritture per smentire e stoppare simili scempiaggini funamboliche che hanno peraltro un molto dubbio obiettivo e non rimanere imbarazzati o muti difronte a (supposti) saccenti sapienti.

            «Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23 noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
            Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti… » (e i potenti e i sapienti).

            Ovviamente sempre San Paolo, 1 Corinzi (guarda caso Ufficio Letture di oggi)

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          • Caro Minstrel,
            prima cosa da dire è che ammiro il sangue freddo di Fulvio di fronte a tale tipo di provocazione.

            La seconda cosa da dire è che non è sempre utile tentare di rispondere a delle provocazioni, anzi può essere addirittura controproduttivo.

            Possiamo avere due tipi di provocazione: quelle a scopo maieutico con l’obiettivo di far avanzare e approfondire il discorso e questo tipo di provocazione è necessario e utile; vi è poi la provocazione gratuita che ha lo scopo diametralmente opposto, cioè quello di non voler nessuno dialogo ma solamente uscire dal discorso razionale, demolire invece di costruire, offendere e rifiutare il dialogo.

            Questo Professor Sesta con la sua provocazione ha mostrato solamente un atteggiamento di sprezzo e di offesa nei riguardi di Amato e di Fulvio: mal gli è venuto, in quanto appare ormai, agli occhi di tutti, come egli è in fondo in fondo: una persona incapace di inserirsi in un rapporto dialogante intelligente e rispettoso.

            Avesse, tale Sesta, avuto il minimo rispetto dei suoi interlocutori, in vece di usare a sproposito San Paolo facendo uso al contempo di mezza dozzina di fallacie argomentative (che è supposto conoscere), egli avrebbe semplicemente esposto cosa ci sarebbe di “specifico” alle teorie del genere che sarebbe “buono” : probabilmente non c’è niente di “specifico” al genderismo che sia buono e quindi non è capace di mostrarlo.

            In altre parole, tale Sesta ha mostrato solo una cosa: la sua propria personale profonda disonestà intellettuale. Per aiutarlo serve poco argomentare con lui, in quanto egli non crede nella capacità della razionalità di disputare positivamente: il suo problema va ricercato a livello psicologico personale, nel suo vissuto individuale, nell’assenza o insufficienza di certe specifiche virtù, tutte cose che sono fuori dal nostro campo di investigazione per forza di cose.

            Di tali palloncini gonfiati bisogna stare alla larga: sono l’incarnazione della prepotenza.

            https://pellegrininellaverita.com/2014/06/13/lateismo-contemporaneo-la-superstizione-dei-palloni-gonfiati/

            In Pace

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            • E’ sia maleducazione non rispondere sia connivenza rispetto al nemico. L’insulto e lo sbugiardamento sono fondamentali e doverosi.
              In ogni caso l’amore per il nemico ed il fare del bene a coloro che ci odiano non permettono mai l’indifferenza

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              • Hai uno strano modo di intendere l’amore per il nemico, non mi risulta che il catechismo faccia riferimento all’insulto come strumento di amore al nemico. Magari abbiamo edizioni diverse 🙂

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              • Non l’insulto in sé stesso. Intendevo la parola forte che per l’altro in questione vista la prepotenza messa in luce si percepirà come insulto

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      • Io penso che il discorso ed il parallelo di Sesta stravolga il vero significato delle parole di S.Paolo.
        Allo stesso tempo andrei cauto nella critica nei suoi confronti ed eviterei di scendere sul personale al limite quasi dell’offesa, per non farlo passare dal torto alla ragione transitando per il vittimismo.
        E’ pur sempre un addetto ai lavori che non può certo essere accusato di ignoranza o di poca cristianità, e bene ha fatto Minstrel ad argomentare una risposta invece di ignorare la domanda.
        Io credo che su certi argomenti, in tutto emersi solo in tempi moderni, sia impossibile trovare nei vangeli o nelle lettere degli apostoli dei riferimenti diretti, e che letture pro o contro siano spesso forzature interpretative.
        Magari mi sbaglio ma penso che le rivelazioni del vecchio e nuovo testamento contengano elementi rivoluzionari di novità rispetto alla realtà che hanno trovato, e che il linguaggio nelle quali sono espresse fosse, per le epoche, il massimo di innovativo che poteva essere espresso per poter essere capito. Un linguaggio ancora più moderno non sarebbe stato compreso dai contemporanei.
        Per questo sospetto che la grandezza dell’onnipotenza e della bontà di nostro Signore siano ancora oggi sottocomprese e sottostimate, costrette all’interno degli schemi della nostra carnalità, che ha bisogno sempre di certezze, non potendo sopportare una realtà senza parametri, primo fra tutti un amore veramente gratuito.

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        • Resta la grande delusione di vedere una persona teoricamente ben formata usare di tali metodi indegni del mondo accademico e intellettuale: la sua assenza di rispetto dell’intelligenza dei suoi interlocutori è agghiacciante.

          Quanto a quel che Antico a Nuovo Testamento vogliono dirci atteniamoci a quel che ce ne dice il Magistero Autentico della Chiesa cattolica, visto che è il solo garante della loro autentica ispirazione divina.

          In Pace

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          • E’ però innegabile che solo in tempi recenti la Chiesa abbia sentito l’obbligo, o per meglio dire l’urgenza , di rispecficare in modo più dettagliato alcuni argomenti.
            Quasi tutta la pastorale sulla famiglia è del ‘900, così pure la recente AL , e c’è quindi da chiedersi : ma perchè non prima ? La famiglia, la sessualità, il rapporto sponsale, non erano gli stessi anche 500 o 1000 anni fa?
            E’ probabile che laddove in passato alcuni concetti erano espressi in modo più netto, dovendosi adeguare ad un uditorio poco alfabetizzato e poco incline e preparato ai sofismi, ora la rinnovata platea , certamente più colta e preparata, e rinnovate/nuove situazioni, mai di fatto affrontate in passato , abbiano spinto lo spirito ad ispirare le Chiesa verso forme più complete di comunicazione , che tengano conto di situazioni complesse.
            Allora mi chiedo : se solo dopo 2000 anni la Chiesa ha affrontato in modo così completo alcuni temi, avendo evidentemente qualcosa di rinnovato da dire , non nella sostanza ma certamente nella forma ed anche nella specificità, perchè la stessa cosa non potrebbe avvenire in futuro anche su altri temi, magari oggi affrontati in modo sommario ?
            Salve

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            • “La famiglia, la sessualità, il rapporto sponsale, non erano gli stessi anche 500 o 1000 anni fa?”: infatti lo è e lo era, anzi fin dall’inizio, ci dice Gesù, e lo sarà!
              L’insegnamento sul matrimonio di certo non è cambiato ed è sempre stato incontrovertibile intorno ai suoi pilastri naturali: l’indissolubilità che garantisce la protezione e l’aiuto reciproco in seno alla coppia, la procreazione che garantisce la continuazione della specie umana e, quindi, l’onorare e adorare sempre dovuti a Dio dal e nel Creato.

              L’uditorio era sempre il clero e la gerarchia ecclesiastica i quali erano molto più sofisticati nel loro modo di pensare dei nostri contemporanei: basta guardare come ragiona tale Sesta per capire che mille o duemila anni fa avevano più sale in zucca che certi nostri contemporanei.

              La Buona Novella sul Matrimonio non ha fatto altro che approfondirsi e a mettere in risalto il ruolo santificatore della vita matrimoniale: leggendo Amoris Laetitia è ormai definitivamente chiaro per la Chiesa e anche espresso esplicitamente, che il Santo Matrimonio è cammino vocazionale e di santificazione per eccellenza. Al punto che, di fronte agli sfregi alla relazione matrimoniale che la società odierna impone allo sguardo di tutti, la Chiesa si lancia in un apostolato specifico di metanoia universale, dalle coppie che vivono more uxorio a quelle che sono in situazioni illecite chiamandole tutte ad un percorso di crescita che sfoci in una reale piena comunione con la Chiesa.

              Di sicuro la Chiesa rimarrà sempre fedele ai testi da Lei stessa dichiarati sacri: infatti solo un autore ha assoluta autorità sui propri scritti; solo lo Spirito può interpretare lo Spirito; solo la Chiesa può intepretare le Scritture. Nessuna interpretazione umana, esegesi evanescente, teologia e ideologia potrà mai porsi come guida e interprete delle stesse.

              In Pace

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            • Non è difficile ribaltare la questione…

              Non sarà solo perché in anni relativamente recenti l’Uomo (maschi e femmine), hanno sempre più avocato a sé scelte e risposte su tematiche certamente importanti, ma che si sono sempre più avviluppate e incancrenite dentro visioni personalistiche e individuialistiche, spesso perdendo del tutto di vista il significato profondo, ontologico di certe tematiche?

              E per significanto ontologico, ammetto anche quello non necessariamente fideistico.

              Non sarà perché la mentalità mondana ha attecchito profondamente anche tra i “credenti”, che hanno iniziato o voler fare dei distinguo e a reclamare delle ipotetiche “libertà” o più semplicemente escludendo Dio da determinati ambiti (su questo decido io, c’entra poco Dio…), per trovarsi magari poi a pretendere “regole” nero su bianco, tanto per poter dire: “io sono a posto… c’è scritto qui o lì, agisco secondo la legge” (ricorda niente?).

              Non sarà perché anni addietro non c’era da dire semplicemente nulla di più di quanto detto su Matrimonio e Sessualità e certo non c’erano dubbi su tematiche che riguardano omosessualità o “gender” (praticamente “fantascienza” per tempi addietro)?

              La Chiesa, che da sempre non rincorre ogni nuova “emergenza” o pseudo tale per prudenza e saggezza – anche se nelle sue espressioni umane può talvolta peccare di ritardo – oggi affronta nuove temetiche e certamente nuove sfide e risponde, come certamente sarà chiamata a rispondere nel futuro.

              Ma qual è il senso dell’ultima domanda: “perchè la stessa cosa non potrebbe avvenire in futuro anche su altri temi, magari oggi affrontati in modo sommario?”

              Certamente lo farà come è anche Suo compito, ma ho decisamente molti dubbi che le nuove tematiche scaturiranno da “una platea …certamente più colta e preparata”.
              O quanto meno bisogna capire in COSA è “colta e preparata”…

              Hai poi utilizzato un termine errato, rivolto al comunicare della Chiesa, quale che siano gli uditori

              “E’ probabile che laddove in passato alcuni concetti erano espressi in modo più netto, dovendosi adeguare ad un uditorio poco alfabetizzato e poco incline e preparato ai sofismi,…”

              La Chiesa non utilizza “sofismi” (ragionamento capzioso, in apparenza logico ma sostanzialmente fallace…), sono altri gli specialisti in simile tipo di ragionamenti.

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        • “Allo stesso tempo andrei cauto nella critica nei suoi confronti ed eviterei di scendere sul personale al limite quasi dell’offesa, per non farlo passare dal torto alla ragione transitando per il vittimismo.”

          Mah!

          Ve bene lasciamo perdere le offese gratuite sempre se possibile, ma teniamo presente le offese all’altrui intelligenza, alla Verità e allo stesso San Paolo se mi permetti.

          Poi, come ho scritto, una str****ata se è tale, resta tale, indipendentemente da chi la pronuncia.
          Ciò non significa offendere la persona, perché anche quando uno non è oggettivamente uno stupido, il battito d’ali della stupidità a volte si avverte (e ben inteso può riguardare chiunque).

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  4. Riflessione, velocissima:
    In cosa consisterebbe questa “uguaglianza” espressa nel principio di uguaglianza generale, se è evidente che tratto in maniera diversa una persona adulta e un neonato per sfamarli?
    L’unica cosa che hanno di uguale i due casi è… “per sfamarli”! Cioè senza guardare allo scopo, al fine (azzardo: al telos?) l’uguaglianza si perde per strada, non ha più significato, diventa dannosa (immaginate di dare il panino al neonato…).

    Rifiutato il finalismo, questo mondo ha perso lo strumento di misura (se il fine non esiste, uguaglianza non può che essere “alla lettera”) e storture ideologiche come il gender sono possibili.
    Che ne pensate?

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    • Penso che l’uguaglianza risiede nella finalità ultima di tutte le creature ciascuna secondo la sua natura che sia minerale, vegetale, animale e umana: rendere Gloria a Dio e questo lo realizza diventando perfettamente ciò che esso è.

      L’uguaglianza è quindi un concetto escatologico che sfugge alla constatazione fenomenica: ogni esperienza che ho del reale mi da accesso all’individualità dell’ente conosciuto in quanto differente, cioè non uguale, agli altri enti.

      Rimane il problema degli enti la cui propria entelechia non potrà mai realizzarsi pienamente (i malati, gli accidentati, i “diversi” , i “devianti” rispetto alla loro natura, eccetera…): come potranno escatologicamente divenire ciò che sono, mentre oggettivamente non lo possono più? Questa è negazione dell’universale uguaglianza escatalogica. E non è dicendo loro che è rimanendo malati, accidentati, “diversi”, “devianti” che si rende loro l’uguaglianza: anzi prorpio si vieterebbe loro ogni uguaglianza.

      Qui solo il Cristo che è Taumaturgo è capace di rendere l’accesso a quest’uguaglianza escatologica aperto di nuovo a tutti.

      In Pace

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  5. Perché la nostra società deve trattare da donna un uomo che ritiene donna e non deve trattare da Imperatore di Roma un uomo che si ritiene Giulio Cesare?

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    • Penso che tratterebbe da Imperatore di Roma una donna che si ritiene Giulio Cesare… credo che ci siano siano già dei casi….

      Ovviamente un uomo che si ritiene Giluio Cesare sarebbe solo un matto…

      In Pace

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      • Un matto o un essere umano che non si identifica con la sua natura biologica?

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        • Se definiamo matto una persona che non si “sintonizza” con il reale, come chi crederebbe essere Cesare (Cesare a parte, ovviamente), come chiamresti uno che non si identifica con la propria reale natura biologica?
          Sono sempre negazioni della realtà, in finis.
          In Pace

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          • … e negare la realtà è negare Dio… anche se c’è una gran bella differenza tra il negarLo scientemente ed il negarLo senza colpa…

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            • Penso che l’intero argomento sia malposto.
              Il matto che crede di essere Giulio Cesare non sa di non esserlo.
              Le persone che invece sono di un sesso biologico ma si sentono dell’altro sesso sanno perfettamente di essere in questa situazione. sono perfettamente coscienti di essere biologicamente maschi ma di sentirsi psicologicamente donna e viceversa. Sanno bene quindi di essere “diversi”. La loro istanza però è differente: essi vogliono essere uguali a tutti in termini di opportunità di felicità. Se infatti la società o la medicina non sono in grado di riportarli (o di portarli) ad avere una coincidenza tra biologia e psicologia, essi di fatto possono essere considerati “incurabili” (se cosi vogliamo dire). Analogamente a quello che si è fatto per i portatori di handicap fisici (abbattimento delle barriere architettoniche, adeguamento della società anche alle loro esigenge) , queste persone pretendono che ove possibile vengano abbattute le barriere che gli impediscono di avere una vita coerente tra mente e corpo , e delle possibilità affettive complete.
              D’altra parte per una persona che non cammini si usano 2 strategie. Da una parte si tenta di capire se esiste una cura, dall’altra gli si fornisce una carrozzina, una pensione , una assitenza, e si abbassano marciapiedi e tastiere dell’ ascensore. Forse che tutte queste cose gli restituiscono l’uso delle gambe ? no, egli resta “diverso”. Ma non si sentirà piu “così” diverso , e con la tecnologia avremmo sopperito al suo handicap fisico, il quale cmq alcune cose gliele negherà.
              Chi mai oserebbe dirgli : “poiché sei diverso e sarai sempre diverso , è inutile abbattere le barriere architettoniche e darti una sedia a rotelle, resterai diverso. Quindi adattati alla tua diversita e passa tutta la vita a letto” ?
              Semmai in futuro si riuscisse ad individuare e risolvere in modo reale le cause di questa loro diversità allora si avranno altre scelte. Per ora è un mistero, ma l’esistenza di costoro è un fatto inequivocabile

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              • Penso che il problema come lo poni tu è mal posto, ML: la coscienza o no della propria follia non ha nulla a che vedere con essa. Ci sono matti, la maggior parte in realtà, che sanno perfettamente essere matti, e ne soffrono, altri che se ne rendono conto saltuariamente e altri ancora che non se ne rendono conto per niente.
                Quel che definisce la follia è proprio l’incapacità di relazionare con il reale non il sentimento soggettivo del matto rispetto alla propria pazzia.
                Ci sono poi casi ovvi e casi meno ovvi: credere di essere un cagna quando si ha il corpo di un umano maschio, ad esempio, è un caso estremo di dissociazione dal reale; per uno scientifico essere convinto che il moto perpetuo sia possibile è un caso leggerissimo e irrilevante.
                Chiaramente bisogna aiutare in primis tutte queste persone a guarirsi qualora possibile e negli altri casi, quelli attualmente impossibili da evitare fare sì che la loro malattia non danneggi altrui in primis eppoi loro stessi. Uno con un corpo di donna che credesse essere un falco, non può essere lasciato volare dal tetto. Un altro che si crederebbe un giustiziere sociale convinto della teoria del complotto deve essere come minimo tenuto sotto sorveglianza. E così via di seguito. Di certo non possiamo dire che queste persone relazionano bene con il reale e non possiamo fare finta che non siano matti, anche se sempre si deve usare della massima carità nei loro confronti, non li si può confortare nella loro malattia, perché sarebbe mancare del più elementare rispetto dovuto ad ogni persona umana che è di permettergli di agganciare con la realtà il più possibile.

                In Pace

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              • C’ era anche stato il caso di una donna americana bianca che si sentiva nera. Non era matta nel senso che sapeva bene di essere bianca e guardandosi allo specchio vedeva la realtà’ del colore della sua pelle, nonostante ciò’ lei sceglieva di essere nera perche’ si sentiva nera. Il nocciolo del problema e’ se il proprio sesso, come il colore della pelle, si possa ” scegliere” o sia un dato di fatto. Se si ammette che si possa scegliere il sesso è che una donna possa scegliere di essere un uomo, non si vede perche’ non si possa anche scegliere il colore della pelle, o altre cose , tipo l’eta’. Questi dati che sono obbiettivi diventerebbero così soggettivi e per esempio un maschio anziano nero potrebbe scegliere di essere una donna giovane bianca.

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              • Insomma “vorrrei la pellle neeera!” come cantava Nino Ferrer 😉

                Ci può anche stare che uno si senta “nero dentro”, non come un “tizzone d’inferno” spero, ma per aspirazioni artistico-musicali o per “rivendicazioni politico-libertarie” (come in tempi orsono), ma che si veda bianca – perché tale è – e si senta “nera” mah!

                Non sarà “matta”, ma nemmeno tutta a posto… 😛

                C’era in rete un bel filmato su Youtube di una associazione di giovani cattolici (non in Italia) che facevano interviste ad altri ragazzi…

                Domanda uno: «Ma tu cosa pensi di un tuo amico (maschio) che ad un certo punto ti dice “sai mi sento donna…” e inizia a vestirsi da donna?”»
                Risposta uno: «Boh, a me va bene… se lui dice che è così… se si sente bene così…»

                Dopo un po’ di altro intrerloquire in modo innoquo…

                Domanda due premessa: «Senti, io secondo te di che nazionalità sono?» Risposta scontata…
                Domanda due: «E se ti dicessi che è già da un po’ di tempo che io sento di essere Cinese?» Risatine dell’iterlocutore…
                «No, dico davvero io sono cinese!»
                Risposta/commento due: «Secondo me sei un po’ matta…» (altre risatine).

                Non credo ci sia bisogno di spiegare la morale. 😉

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              • Forse bisognerebbe provare ad affrontare il tema in modo meno grottesco.
                Qui non siamo di fronte ad un capriccio estetico (come quelli che vogliono somigliare a Barbie o ad un gatto) ma ad un aspetto centrale nella vita di una persona, e cioè l’aspetto sessuale. Un aspetto determinante per l’identità profonda di un essere umano.
                Non a caso centinaia di persone nella storia si sono tolte la vita per la confusione personale e la mancata accettazione sociale.
                E non a caso nessuno nella Chiesa perde tempo a stigmatizzare il comportamento di chi cambia aspetto del viso o colore degli occhi o misura del seno, o di chi voglia cambiare cittadinanza o addirittura cognome. Anche se questo fa parte di ciò che in teoria è vano e vanità, non è certo un punto centrale per la Chiesa se un maschio rafforza artificialmente un simbolo maschile (che so..i muscoli delle braccia).
                Se però un maschio si aggiunge il seno, assomigliando ad una donna, allora il problema non è più un capriccio estetico, ma un problema di identità profonda della persona. Non cambio per sembrare qualcos’altro che so comunque di non essere , ma cambio perchè mi sento qualcos’altro che mi sento profondamente di essere. E di questo si sta parlano.

                Provo, così per gioco, ma neppure poi tanto, ad affrontare il problema ad un punto di vista totalmente diverso.
                Qualcuno si è chiesto come mai un docente cattolico di Antropologia Filosofica e Bioetica Universitario come il dott. Sesta abbia avuto una uscita simile? Invece di analizzare l’uscita in se, proviamo ad indagare sulle motivazioni che possono aver spinto una persona del genere a dire una cosa così lontana da quello che probabilmente ha da sempre appreso e magari insegnato su quel passo di San Paolo.

                Le possibilità sono 4 :
                1) E’ improvvisamente impazzito
                2) Voleva prendere in giro gli astanti
                2) E’ Ignorante
                3) E’ il segno di un disagio personale/intellettuale su questo aspetto

                Tralascio le prime 3 ipotesi, perchè le trovo francamente molto improbabili ed anche poco degne di essere approfondite in un contesto come questo blog, dove si cerca di non fermarsi all’apparenza, e mi concentro sulla 4^ ipotesi, e provo ad approfondirla (scusatemi per le definizioni un po rozze nei termini, fate uno sforzo per capire il senso di quello vorrei dire, anche se magari uso termini poco appropriati)

                A) Il dott Sesta nel corso della sua vita personale e dei suoi studi specifici ha maturato , in piena coscienza, la convinzione che le persone con tendenze o desideri transessuali esistano ed abbiano un vera esigenza, e forse diritto, di adeguare il proprio essere esterno a quello che provano internamente, e di vivere la propria sessualità secondo le proprie inclinazioni, e non secondo biologia Non importa se sia giusto o meno, il dottore ha maturato nel profondo questa convinzione .

                B) allo stesso tempo il dott. Sesta è profondamente cattolico, e fermamente convinto della bontà di tutto quello che c’è sulla Bibbia e di come la Chiesa lo traduca per noi. Non riesce pertanto a concepire come apparentemente il Signore , chè è un Dio giusto, abbia escluso il diritto di cui al punto A) per queste persone. In pratica come sia possibile che siano condannate o alla infelicità terrena o al peccato mortale, per una cosa per la quale (sempre secondo il punto A)) egli ritiene non abbiano colpa.

                C) Nel marasma del non poter conciliare queste due cose che sente entrambe reali (diritti dei transessuali e infallibilità della Chiesa sulle Scritture) , egli fa quello che tutti noi facciamo quando cerchiamo di far stare insieme due cose che non possono stare insieme: cerca un fatto nuovo . Ed il fatto nuovo è una nuova interpretazione forzata, non sostitutiva ma aggiuntiva , di qualche brano di qualche scrittura che di fatto possa conciliare le due posizioni A e B. In fondo non è raro che brani dei Vangeli e delle Lettere abbiano significati letterali e significati più profondi e nascosti che ad essi si aggiungono.Egli cerca quindi di aggiungere un significato al brano dei Galati, per tacitare la propria coscienza che evidentemente stride con gli insegnamenti della Chiesa, in cui lui però crede! Il fatto di essere professore di Antropologia Filosofica e Bioetica lo supporta nella sua autoconvinzione che quanto egli fa sia ortodosso.

                Questa ipotesi, che descrive una situazione che secondo me è trasversale e nascosta in numerosi studiosi cattolici, anche se non espressa, vi sembra così assurda..?

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              • ML65, ancora una volta non leggi quel che gli altri utenti hanno scritto e parti in diagonale cercando di sviare il discorso.

                (1) Un matto, definito come qualcuno che non è capace di relazionare con la realtà, non ha niente a che vedere con sentimenti estetici, ad esempio un attore che si traveste impersonando qualcun altro: visto che in quest’ultimo caso sa chi è , sa chi impersona, e la sua volontà rimane intatta e non “succube” del personaggio che interpreta.

                (2) Ci sono diversi gradi di pazzia: una persona equilibrata si accetta come è, non come gli altri la vedono secondo canoni mondani, in alre parole, se è “brutta” si accetta come brutta, e non tenta di farsi fare delle plastiche chirurgiche per somigliare ad una Barbie; se è nera non cerca di sbianchirsi; se è bianca non cerca cerca di diventare nera; se ha seni troppo grossi per i canoni attuali non se li fa diventare più piccoli o viceversa. Accettare la realtà di quel che si è, è segno di sanità mentale. Si è anche potenza, nel senso in cui se sono ignorante posso coltivarmi, allora debbo coltivarmi. Ma tu fai appposta di confondere i piani: la Chiesa non condanna chi si fa rifare i seni nella misura in cui chi lo fa probabilmente non relaziona correttamente con il reale, vi è un disturbo recondito che impedisce a questa persona vedere da sé che è sfasata con il reale, non perché sarebbe una cosa buona fare tale operazione chirurgica; però la Chiesa condanna la vanità che può essere il meccanimso peccaminoso alla radice di questo posizionarsi fuori dal reale. Ad una persona in questa situazione di sfasamento, il solo consiglio da dare, non è di farsi operare, ma è di fare una lunga psicoterapia per ben capire quali sono i motori profondi all’origine di questo squilibrio sul piano della psiche da un lato; e dall’altro una vita spirituale più genuina ed intensa per combattere vanità, orgogli e altri atteggiamenti che sempre limitano la sana relazione con altrui ed il reale. Satana è detto il padre della menzogna non a caso: infatti il discostarsi dal reale è menzogna.

                (3) Quanto al perché Sesta si è comportato in un modo tanto orripilante è una domanda che bisogna porgli a lui e cessare di fargli processi di intenzione (che è sempre stato un po’ il tuo problema ML…). Possiamo solo constatare che Sesta ha preso in giro gli astanti. La sola cosa che possiamo inferire è che per poter prendere in giro quegli astanti lì in quel modo li, si constata che doveva (a) non rispettare l’intelligenza e la cultura dei detti astanti; (b) non usare del testo di San Paolo secondo nessun criterio scentifico, religioso e etico. Il perché e il percome sono fuori del nostro campo di investigazione e non presentano nessun interesse ammenocché lui stesso ce ne faccia parte pubblicamente.

                In Pace

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              • Quello della nazionalità però è un argomento scivoloso.

                Per esempio un individuo nato in Cina da genitori italiani e che ha sempre vissuto in Cina, può definirsi cinese?

                Cosa rende un cinese cinese?

                Cosa rende un italiano italiano?

                Balotelli ad esempio è stato definito italianissimo anche da Salvini http://www.video.mediaset.it/video/openspace/clip/salvini-balotelli-e-un-italiano-al-100-per-cento_569152.html

                Ho detto questo per dire che forse il parallelo con la nazionalità è infelice, perché essa non può essere paragonata all’essere uomo o donna.

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              • Ma infatti chi ha parlato di “nazionalità”? Era evidente che si parlava di “razza” (sempre che a qualcuno non dispiaccia il termine) ed era chiaro anche all’intervistato, che non ha saputo spiegare perché fosse per lui logico e normale che un uomo si dicesse donna, mentre non lo era che una ragazza bianca e nordica si dicesse cinese (o africana tanto per restare nel caso di partenza)…

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              • La mia ultima risposta era rivolta a Bariom.

                E formulerei le seguenti domande

                “Cosa rende un cinese cinese?

                Cosa rende un italiano italiano?”

                In un altro modo, e cioè:

                1. Cosa rende italiano un italiano?

                2. Cosa rende cinese un cinese?

                Volevo solo mettere in evidenza che il parallelo con l’essere cinese o italiano non si presta molto bene, perché per l’appunto la nazionalità è una cosa decisamente più liquida.

                Il fatto che gli italiani in genere siano identificabili in certi stereotipi non rende certo meno italiano di noi un individuo come Balotelli, per dire, sebbene prima facie nessuno, senza conoscerlo, penserebbe che sia italiano.

                Eppure lo è, è italiano ed europeo, non ghanese ed africano.

                Insomma, per dire che il discorso

                “Domanda due premessa: «Senti, io secondo te di che nazionalità sono?» Risposta scontata…
                Domanda due: «E se ti dicessi che è già da un po’ di tempo che io sento di essere Cinese?» Risatine dell’iterlocutore…”

                Si prestava a risposte decisamente diverse da una risatina, che poi l’interlocutore non abbia saputo rispondere è un altro paio di maniche, ma resta il fatto che portare una cosa di per se abbastanza “liquida” come la nazionalità e l’ “essere” cinese o italiano poteva essere un bel boomerang.

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              • Solo che essere Cinesi o Italiani sono due cose assolutamente non paragonabili, così come un Balotelli anche se italiano a tutti gli effetti, sarebbe ridicolo andasse in giro a dire “io sono un bianco”. Siccome tiri a fare quello che non capisce e insisti seguendo una logica asimmetrica (ma cosa fa di una mela una mela? E se fosse nata innestata su di un pero?), ti lascio alle tue amletiche domande.

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              • “mentre non lo era che una ragazza bianca e nordica si dicesse cinese (o africana tanto per restare nel caso di partenza)”

                Ma il punto è proprio questo: cosa rende cinese un cinese?

                Se lo stesso Ratzinger che conosciamo fosse nato e cresciuto in Cina, magari abbandonato dalla madre e cresciuto da genitori cinesi, egli sarebbe a tutti gli effetti asiatico e cinese.

                Esattamente come Balotelli è a tutti gli effetti italiano ed europeo.

                È per quello che quella domanda può avere un effetto boomerang non indifferente.

                Balotelli non è meno italiano di me e te, e Ratzinger non sarebbe meno cinese di Mao-Tse Tung nell’esempio fatto sopra.

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              • Tornando a questo

                “perché fosse per lui logico e normale che un uomo si dicesse donna, mentre non lo era che una ragazza bianca e nordica si dicesse cinese (o africana tanto per restare nel caso di partenza)…”

                Una ragazza con le fattezze di Nicole Kidman potrebbe benissimo definirsi cinese, se, come nell’esemlio su Ratzinger, fosse nata e cresciuta in Cina.

                Potrebbe anche definirsi ghanese, se fosse nata e cresciuta in Ghana, anche se ha quelle fattezze.

                Non potrebbe definirsi nera perché non lo è, ma africana si. Nessuno potrebbe obbligarla a sentirsi non africana o dargli della matta perché si sente africana, solo perché ha delle fattezze che non rispondono agli stereotipi di chi in genere è africano.

                È per questo che ho detto che quel paragone è estremamente scivoloso.

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              • CINESE: occhi a mandorla – non alto di statura – generalmente glabro – pelle non esattamente rosacea.

                Infatti riconosciamo subito certi gruppi di turisti omni-fotografanti 🙂
                tra cui abitualmente si aspettiamo di trovare donne dalle fattezze di Nicole Kidman 😛

                Cmq dato che io riportavo una scenetta vista tempo addietro e non mi prendo la briga di tornare a cercare il video, facciamo che l’intervistatrice abbia usato paragoni meno “scivolosi” a beneficio dell’amletico Antonio, ciò che conta è che i paragoni usati, secondo logica, producevano esattamente l’effetto desiderato.

                Che si badi bene non era quello di discriminare questi o quelli, ma dimostrare come tanto giovani sull’argomento non si ponevano in alcun modo la domanda, ma c’è una logica nell’affermare che un uomo può dirsi donna o viceversa (o altro ancora)? E’ una logica sana? Perché aderisco a questa logica?

                Per lo più infatti costoro aderiscono a simile logica per semplice effetto di adesione totale (illogica) al cosiddetto pensiero “mainstream”.

                Buona Domenica

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              • Effettivamente, il nostro Antonio non ha brillato di onestà intellettuale. Tipico esempio di chi cerca di confondere le idee e non il dialogo genuino.
                In Pace

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              • Attenzione ai paragoni che non rendono l’idea, quando mettiamo davanti la questione “razza” o “cittadinanza” stiamo usando categorie da chiarire (la prima) o di diritto positivo (la seconda) che complicano la cosa e la rendono confusa. La paragone funzionale è quello che di solito usa Silvana de Mari: vado in un negozio di vestiti e dico “mi dia una gonna taglia 42 perché io ho 24 anni e mi sento di pesare 45 kg. E se il negoziante mi dice che non è vero o non mi vende quel che chiedo lo denuncio”. Questo è il punto cardine del paragone con la realtà nuda e cruda. Poi è vero, come dice il nostro Fumaneri nel suo libro, che sesso e genere è una distinzione che comunque non è completamente campata per aria. Scrive: “dire che sesso e genere non sono perfettamente sovrapponibili non inquieta nessuno, a condizione che la separazione fra sesso e genere non si muti in separazione”.
                Il discorso quindi si fa lunghissimo, ma qui già lo trattammo in altri luoghi. Ora scappo, nel caso ci si risente per cercare di capire meglio quanto richiesto da ML65. Grazie dei commenti!

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              • Vi chiedo come favore di cancellare il commento delle 11:41 che è pieno di refusi.

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              • Antonio io qui cancello tutto: questa è una presa dei fondelli dei tuoi interlocutori.
                L’esempio di Bariom è ovvio e comprensibilissimo con semplice buon senso e intenzione retta.
                Smettila.
                In Pace

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              • “L’intento era buonissimo e lo condivido in toto, il mezzo invece è inefficace e con un interlocutore un minimo smaliziato gli si sarebbe ritorto contro.”

                Ma così non è stato.

                “Era tutto li quello che volevo dire.”

                E ce ne hai messe delle parole e dei commenti.
                Qual è il punto? Vuoi che ti si dica: “hai ragione”?

                Non ce l’hai anche perché nel tuo riproporre una monotonia di pensiero e di esempi non dici nulla di nuovo, quindi la domanda è: ci fai o ci sei?

                Io chiudo qui.

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              • Aggiungo alla risposta di Simon a ML64-5

                « … ma ad un aspetto centrale nella vita di una persona, e cioè l’aspetto sessuale. Un aspetto determinante per l’identità profonda di un essere umano. »

                Ah ecco… identità « profonda »… bisognerebbe capire cosa si intende per « identità profonda ».
                E’ possibile esista una « identità profonda » (per adesso prendiamola così) disarmonica, in conflitto, in contrasto, in antitesi con una… come vogliamo chiamarla? « identità di superficie » « identità esteriore »?
                Si, a questo mondo è possibile (a questo mondo è possibile ahinoi di tutto).
                Molte di queste dicotomie, sono considerate patologiche, ma oggi, grazie al pensiero dominante, un uomo che si consideri un cavallo o un angelo o quel che volete, è considerato patologico, ma chi si considera appartenente ad una sesso diverso da quello biologico no… anzi, oggi bisogna promuovere addirittura subodorare la possibilità che sia abbia questa esigenza e la possibilità di scegliere (lo stanno facendo con i nostri figli! Se è così che vi piace…).
                Non restiamo quindi alla superficie, ma andiamo alla profondità dell’Uomo, e quale è la profondità dell’Essere se non quella determinata dalla sua parte *spirituale*?
                Cosa impariamo da Cristo e dagli insegnamenti della Chiesa (fatto salvo che qui non arrivi il solito illuminato a partire da Sesta e discepoli – vedi ML65? – a dire che la Chiesa è rimasta indietro e che le parole di San Paolo – il passo a Cristo è breve – son da aggiornare e rivedere nel senso profondo)?
                Da dove vengono tutte le dicotomie e le divisioni, anche quelle personali e interiori?
                Dai « malesseri » dello spirito, dell’anima, che siano dovuti alla caducità, al peccato o all’azione del Maligno.
                Ecco appunto… chi è il « divisore » per eccellenza? Satana appunto, che fa leva sulle nostre povertà, i nostri dubbi, le nostre malevoli inclinazioni, per operare divisioni interiori ed esteriori, personali e sociali?
                Chi ha come massima aspirazione introdurre tali dicotomie all’interno della chiesa stessa? domanda retorica…

                Le possibilità sono 4 :
                1) E’ improvvisamente impazzito
                2) Voleva prendere in giro gli astanti
                2) E’ Ignorante
                3) E’ il segno di un disagio personale/intellettuale su questo aspetto
                Il secondo 2 probabilmente 3) e il 3 a seguire probabilmente 4)
                Ecco tralasciamo le prime 3
                E’ certamente un segno di « un disagio personale/intellettuale su questo aspetto » (quello di cui si sta parlando)…
                E cosa fa il Sesta? Difronte ad un « disagio » che possiamo anche definire una dicotomia, tra ciò che sente o vive a livello personale (non so e non mi interessa) o sociale, e ciò che la Chiesa insegna, cerca « nuove strade »… forte della sua « sapienza » e cultura (che è sempre a rischio di hybris), distorce il significato – quello si profondo – di una passo della Scrittura a suo uso (o di altri) consumo e beneficio.
                Ma siccome per qualcuno ciò è mosso da un buono zelo – teso ad alleviare le sofferenze di molti (e/o personali), questo è positivo.
                Bene (forse), ma di nuovo scendiamo un po’ più in profondità…

                A) Il dott Sesta nel corso della sua vita personale e dei suoi studi specifici ha maturato , in piena coscienza, la convinzione che le persone con tendenze o desideri transessuali esistano ed abbiano un vera esigenza, e forse diritto, di adeguare il proprio essere esterno a quello che provano internamente, e di vivere la propria sessualità secondo le proprie inclinazioni, e non secondo biologia non importa se sia giusto o meno, il dottore ha maturato nel profondo questa convinzione.

                Lasciando da parte cosa può aver « maturato » Sesta (cosa che non sappiamo) cosa starebbe a significare: « Non importa se sia giusto o meno » !?
                Importa eccome! E importa ancor più se ci si dice Cristiani Cattolici… e non perché peculiarità del cattolico sia « stigmatizzare » qualcuno (cosa che tu ML sembri sempre stigmatizzare a tua volta nei comportamenti dei cattolici e della Chiesa in toto), ma per aiutare chiunque ad uscire da profondi inganni ed andare verso la Verità – e quindi la Libertà – che si trova in Cristo e nella Sua Chiesa e non « altrove ».

                Non riesce pertanto a concepire come apparentemente il Signore, che è un Dio giusto, abbia escluso il diritto di cui al punto A) per queste persone. In pratica come sia possibile che siano condannate o alla infelicità terrena o al peccato mortale, per una cosa per la quale (sempre secondo il punto A) egli ritiene non abbiano colpa.

                Di nuovo, non sappiamo se questo sia il pensiero di Sesta… detto questo chi ragiona così, di nuovo si trova diviso perché « non riesce a concepire che… », ma di fatto pensa, teme, ha il dubbio che Dio agisca ingiustamente e cerca FUORI di Dio e della Sua Parola (piegando la Parola alla sua visione o cercando significati « nascosti ») di ricucire questa « divisione » (ho già detto mi pare da dove proviene la divisione, o sbaglio?).
                Dio non condanna nessuno alla sofferenza, né tanto meno al peccato! Questo è un pensiero eretico…
                Vero è che osserviamo con sgomento a vite di persone che paiono « destinate » ad una continua sofferenza… ma cristianamente parlando, oltre alle tante risposte che possiamo avere – queste si, di profondo significato – vivendo « avvinti alla propria Croce », appoggiati a Cristo, non facciamo forse esperienza che ogni sofferenza, ogni Croce, brilla della Gloria del Signore, diviene esperienza di Resurrezione?
                Oppure affermiamo che Cristo è morto invano! Che la morte NON è stata vinta…
                E se il nostro interlocutore, nella Croce, nell’inganno o nel peccato, non conosce Cristo, siamo forse autorizzati ad indicare lui una « strada alternativa »? O seguire le proprie inclinazioni perché ciò li renderà felici, o più felici, o meno sofferenti??
                Questo è il tipico ragionare del Demonio, peraltro menzogna perché chiunque ha seguito le proprie disordinate inclinazioni, credendo di trovarvi la felicità, ha sperimentato la morte – questa si come condanna a vita.
                Lo stanno a dimostrare le tantissime storie di uomini e donne che non solo hanno seguito ciò che loro piaceva, ma pur avendo tutto ciò che il mondo invidia – soldi, potere, sesso e chi più ne ha più ne metta – come sono finiti il più delle volte, quando la loro dicotomia interiore, l’assenza di un profondo legame con Dio e il senso che Dio dà al tuo Essere intimo e profondo (quella « identità profonda » di cui sopra) li ha sopraffatti?
                SUICIDI!
                Incapaci di reggere spiritualmente il COMBATTIMENTO che la vita interiore richiede e che a tutti è RICHIESTO.

                Questa ipotesi, che descrive una situazione che secondo me è trasversale e nascosta in numerosi studiosi cattolici, anche se non espressa, vi sembra così assurda..?

                Assurda? Forse no… forse è persino realistica, ma da qui a dire che ciò è una cosa buona e giusta, mi spiace caro ML, ma ce ne corre e dare corpo a simili ipotesi è oltre che un bel rischio a mio giudizio assolutamente pernicioso… ma ognuno sceglie da sé anche il male da farsi.
                Sarebbe sufficiente quello che si fa a se stessi, ma purtroppo se ne fa anche ad altri e se si ha una posizione di responsabilità e che ha un seguito, è colpevole non « stigmatizzare » (per usare un termine che a te piace) o addirittura propagandare!
                (Non ho il temo di rileggere… mi perdonerete eventuali strafalcioni) 😉
                P.S. ogni tanto sarebbe cosa buona andarsi a rileggere il passo delle tentazioni di Cristo nel deserto e saperne leggere il profondo senso ontologico (senza autonomi svolazzi personali).

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              • @ml65-3
                Il matto che crede di essere Giulio Cesare è psicologicamente convinto di essere ciò che in realtà non è.
                L’uomo che si crede donna è psicologicamente convinto di essere ciò che in realtà non è.
                Il matto che crede di essere Giulio Cesare non ha coscienza di vivere in contrasto con la realtà.
                L’uomo che si crede donna ha coscienza di vivere in contrasto con la realtà.
                Essere coscienti di vivere in contrasto con la realtà è causa di inevitabili traumi psicologici.

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              • Non sono per niente sicuro che quello che si predne per Giulio Cesare ne sia sempre convinto…
                La follia è una situazione di disturbo che non tocca per forza l’insieme di tutte le funzioni cognitive, né è una situazione per forza stabile.

                Per altro il trauma piscologico è già nel fatto di credersi Giulio Cesare o donna nell’esempio da te portato. La coscienza del proprio disturbo aggiunge sofferenza, questo di certo sì.
                In Pace

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              • @Simon.
                So benissimo che i “disturbi” hanno infiniti livelli, ma volevo semplicemente raffrontare il tipico “pazzo” non cosciente di esserlo e chi, pur cosciente di ciò che è in natura, pretenderebbe sia la natura ad adeguarsi ai suoi desideri… ed arriva addirittura al punto di incolpare del suo malessere chi gli ricorda semplicemente la verità dei fatti.

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  6. L’articolo è stato pubblicato su La Croce Quotidiano di oggi a pag. 6. 🙂

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  7. Minstrel intanto grazie per la risposta e per il tempo che vi hai dedicato, segno che hai comunque preso sul serio le mie elucubrazioni, un po rozze magari.
    Vorrei però approfondire un attimo il discorso, portando qualche caso concreto.
    Tu sai che anche tra gli esseri umani esistono dei casi di ermafroditismo

    Chi è un ermafrodita :
    “L’ermafrodita è quella persona che possiede organi genitali sia maschili che femminili. Nei pochissimi casi conosciuti è stato compito dei genitori “scegliere” il sesso del bambino, dopo alcuni esami che valutano la predisposizione a livello ormonale, ovvero la prevalenza di testosterone (ormone maschile) o di estrogeni (ormoni femminili). Dopo questa decisione, cioè alla così detta attribuzione dei genitali e quindi del sesso, si interviene chirurgicamente per asportare l’organo sessuale in eccesso. Per fortuna queste vicende sconvolgenti sia dal punto di vista psicologico che fisico, sono davvero rare”

    Esiste inoltre la sindrome di Morris :
    “tra le persone più famose che hanno questo disturbo si ricorda la bellissima attrice Kim Novak. Chi è colpito da questa malattia è un maschio a livello genetico (per cui ha un cromosoma X e uno Y), ma non assimila, già a livello fetale, gli ormoni maschili. La netta conseguenza alla nascita è che il bambino presenta tutte le caratteristiche femminili: non ha il pene, i testicoli sono nascosti, ha la vagina, ma non possiede l’utero (e dunque non potrà avere figli). In ogni caso sia a livello fisico che psicologico questa persona, si sente in tutto e per tutto donna, e spesso, i tratti somatici sono particolarmente delicati e femminili, così come il modo di pensare”

    Tu sai anche che la scoperta dei cromosomi risale all’inizio del ‘900 ma in realtà fu cominciata ad essere studiata veramente intorno al 1930.

    Ti pongo quindi una domanda : Prima che esistesse la genetica che stabilisse a livello genetico se una persona è donna o uomo, da cosa si stabiliva il sesso di una persona ?
    La risposta è facile : dall’aspetto fisico .
    E per gli ermafroditi, dove l’aspetto fisico era incerto ?
    E ancor di più per i malati si sindrome di Morris, dove c’era una persona uguale in tutto ad una donna ma che geneticamente era un uomo ?
    Direi quindi che non è una novità la presenza nel mondo di persone che universalmente vengono riconosciute come donne, ma che geneticamente sono uomini (ed il contrario).

    La domanda è : Ad una persona come la Novak, in tempi moderni di chirurgia plastica, sarebbe più cristiano che, badando ai suoi geni maschili, si tagliasse il seno e gli si formasse un fallo artificiale (per consentirle di essere il maschio che è , perchè geneticamente era maschio) o invece è stato corretto assecondare la sua parte femminile , che non soltanto era fisica ma anche comportamentale?
    Io non ho una risposta, ma spero che questi fatti aggiungano elementi poco considerati.

    Da cosa si stabilisce se una persona è un uomo o una donna ?
    Perchè se guardiamo alla mente la Novak era donna, se guardiamo ai cromosomi era uomo.

    E se considerassimo per un attimo la possibilità che queste persone siano malate…ma che in realtà la malattia sia l’opposto di quello che pensiamo?
    E cioè che ci siano persona che abbiano una mente (ed un anima) femminile, in un corpo geneticamente maschile ? Sicuramente c’è una anomalia, ma chi stabilisce con certezza quale sia ? E’ vero che “uomo e donna” li creò, ma chi stabilisce con certezza cosa creò Dio quando pensò a queste persone ?

    Non vorrei essere scandaloso, il mio è solo uno stimolo ad una discussione meno superficiale , che tenga conto anche delle ragioni dell’altro che esistono e pertanto meritano una misericordia speciale , verso persone di cui in fondo, noi che non viviamo una situazione simile, non riusciremo mai a capire le sensazioni.
    Ho conosciuto personalmente una persona che ha cambiato sesso da uomo a donna, e sentire il dramma della sua storia, gli anni di psicologi, di trattamenti chimici ed operazioni , di perizie del tribunale, esami di tutti i tipi, tesi a capire se effettivamente quello fosse il suo desiderio (più di 12 anni di tempo dalla scelta fino alla conclusione, una vita), e vedere come fosse contenta di quella scelta, e sentirmi dire che tornando indietro la rifarebbe mille volte anche dovendo fare 100 operazioni , mentre prima piangeva ogni notte….ecco….non si può restare impassibili di fronte a tutto questo. Almeno…io non riesco.

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    • ML non si capisce bene dive vuoi andare a parare con i tuoi esempi.

      Ci presenti dei casi di malattia o di deformazione congenitale (un cervello di un tipo e un corpo di un altro, o una psiche che non è sintonizzata con il corpo che la genera, etc): la base sarà sempre di constatare ed accettare la realtà in quanto tale. Sia questa realtà è curabile sia non lo è e in questo caso il meglio è viverla (o aiutare chi vi si trova a viverla) bene in quanto tale: ricercare il proprio cammino di santità e di sana gioia nel contesto dato.

      L’approccio che sembri tentare mi sciocca: ti esprimi come se ci fossero due realtà distinte in una persona, come se ci fosse un realtà più reale di un altra e che fosse come “dentro” quest’ultima. Hai usato del termine “anima”. Ma questo non corrisponde a niente di reale: solo esiste un corpo (sinolo di anima e materia) e in questo corpo ci sono varie funzioni, la pische ad esempio ne è una e se tale pische fa a pugni con il corpo di cui è una funzione allora vuol dire che c’è un disturbo; a volte disturbo fisico a volte disturbo psichico, a volte i due.

      Se tale Kim Novac ha le fattezze e la psiche femminile benché i suoi cromosomi siano maschili: non si vede bene quale sia il problema a parte il non poter sposarsi validamente visto che non può avere progenitura. Ma può vivere una vita di santità senza che niente glielo impedisca.

      Il Signore stesso parlò degli eunuchi di nascita e lasciò una Buona Novella: essi possono essere come quelli che scelgono di essere eununchi in vista del Regno dei Cieli.
      In altre parole, specialmente in ua società ebraica del I° secolo dove la paternità era importantissima per definire cosa fosse un uomo, fare della propria povertà la leva della propria santificazione, accettandola e vivendola in quanto tale.

      Per rispondere alla tua domanda, caro ML; quel che è più cristiano è aiutare tale persona ad accettarsi come è, senza tagliare ed aggiungere niente, ma vivendo una vita di virtù e la prossimità con il Cristo Gesù: come tutti noi. Nessuno è esentato dal scegliere il reale, perché solo lì si incontra il nostro Salvatore.

      In Pace

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      • Purtroppo non sono riuscito a descrivere la situazione .
        Un malato di sindrome di Morris che fosse nata prima del 1900 sarebbe stata esteticamente e irriconoscibile rispetto ad una donna normale.
        Quindi si sarebbe sposato/a (non so come definirlo) e avrebbe avuto rapporti sessuali con uomini, pur essendo geneticamente uomo. Non essendo consapevole della sua situazione non avrebbe probabilmente commesso peccato.
        Se invece fosse nata dopo la scoperta della sua malattia, cosa avrebbe dovuto fare? Astenersi dallo sposarsi ed avere rapporti sessuali, perchè a conoscenza del fatto che i suoi cromosomi erano di un uomo? E’ una domanda a cui credo si possa dare risposta,

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        • Siamo tutti chiamati alla santità: non c’è nessuno che non lo sia.
          Questa è la Buona Novella: questa è l’uguaglianza fondamentale, essere tutti figli di Dio per adorarLo e glorificarLo.
          In Pace

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          • Però qui non è stata data risposta in merito alla domanda precisa che ha fatto.

            Mentelibera ha detto che

            “Un malato di sindrome di Morris che fosse nata prima del 1900 sarebbe stata esteticamente e irriconoscibile rispetto ad una donna normale.”

            E che

            “Quindi si sarebbe sposato/a (non so come definirlo) e avrebbe avuto rapporti sessuali con uomini, pur essendo geneticamente uomo. Non essendo consapevole della sua situazione non avrebbe probabilmente commesso peccato.”

            E questo è verissimo.

            Dopodiché ha chiesto

            “Se invece fosse nata dopo la scoperta della sua malattia, cosa avrebbe dovuto fare? Astenersi dallo sposarsi ed avere rapporti sessuali, perchè a conoscenza del fatto che i suoi cromosomi erano di un uomo? E’ una domanda a cui credo si possa dare risposta”

            E a questa domanda non è stata data risposta.

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            • Certo che la risposta è stata data e con molta precisione: tutti siamo chiamati alla santità, cioè siamo tutti chiamati alla sequela del Cristo, anche i matti, i malati, i delinquenti, gli anziani, i poveri.
              Il Signore è venuto per costoro! Anche loro possono (e devono) sottomettersi al dolce giogo di N.S.G.C. portando la loro Croce e facendone uno strumento di salvezza per loro stessi e per gli altri.
              Anche loro sono chiamati a vivere del Cristo imitandoLo e completandone in unione con Lui le Sue sofferenze che ci hanno redento.
              Anche loro hanno la possibilità, che li salverà, di vivere con fiducia nel Signore le virtù cristiane con eroismo sostenuto dallo Spirito Santo.
              Non ne abbiamo nessun dubbio: siamo tutti ugali e figli di Dio agli occhi del nostro Salvatore! A tutti è ormai aperta la Via Stretta che è il Cristo Stesso e nessuno vi è precluso a priori.
              In Pace

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              • “Certo che la risposta è stata data e con molta precisione: tutti siamo chiamati alla santità, cioè siamo tutti chiamati alla sequela del Cristo, anche i matti, i malati, i delinquenti, gli anziani, i poveri.”

                Tutti siamo chiamati alla santità, cioè alla salvezza, ma per alcuni ciò assume significati profondamente differenti.

                La vecchietta che ha tenuto alla famiglia ed è stata una donna d’oro per tutta la vita, e muore in Grazia di Dio nel suo letto dopo una felice vecchiaia attorniata da figli e nipoti, è salva? Si.

                Il bambino battezzato morto prima dell’età della ragione è salvo? Si.

                Il martire cattolico in Siria al quale, dopo una infanzia di stenti e privazioni è chiesto di morire male in odium fidei e lo fa, è salvo? Si.

                Ma mi sembra evidente che al terzo è stato chiesto molto, molto, molto di più che ai primi due.

                Tutti e tre questi individui sono salvi, ma ciò che è stato richiesto a loro per essere salvi e il peso che è stato caricato sulle loro spalle è ben differente.

                “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
                Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi “ (Matteo 20,1-16).

                I lavoratori dell’undicesima ora hanno lavorato molto meno di quelli che hanno lavorato tutto il giorno, eppure a loro viene data la stessa paga di chi ha lavorato di più.

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              • Su questo, espresso in questo modo, non ci piove, Antonio
                In Pace

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              • “La vecchietta che ha tenuto alla famiglia ed è stata una donna d’oro per tutta la vita, e muore in Grazia di Dio nel suo letto dopo una felice vecchiaia attorniata da figli e nipoti, è salva? Si.”

                Attenzione Antonio, per la Chiesa (prudentemente e correttamente) è una eresia stabilire noi – normalissimi credenti – ed affermare chi CERTAMENTE di salva, come chi CERTAMENTE si danna.

                Quindi “E’ salva” (la vecchietta)? Probabilmente, forse, speriamo, preghiamo…si

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              • @Bariom

                “Attenzione Antonio, per la Chiesa (prudentemente e correttamente) è una eresia stabilire noi – normalissimi credenti – ed affermare chi CERTAMENTE di salva, come chi CERTAMENTE si danna.

                Quindi “E’ salva” (la vecchietta)? Probabilmente, forse, speriamo, preghiamo…si”

                Bariom, leggi bene ciò che ho scritto.

                “La vecchietta che ha tenuto alla famiglia ed è stata una donna d’oro per tutta la vita, e muore IN GRAZIA DI DIO nel suo letto dopo una felice vecchiaia attorniata da figli e nipoti, è salva? Si.”

                È certo che chi muore in Grazia di Dio si salva, e nell’ipotesi la vecchietta è morta in Grazia di Dio, quindi è certamente salva.

                Non c’è nulla di eretico in ciò che ho detto, nemmeno materialmente.

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              • Inoltre anche il fatto che non possiamo sapere chi certamente si è salvato è vero solo in parte, c’è una ben nota eccezione, perché per i bambini morti prima dell’età della ragione ne siamo assolutamente certi almeno nel caso dei battezzati.

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              • Si è vero, hai scritto “e muore IN GRAZIA DI DIO”.
                Possiamo quindi ben sperare e la speranza si fonda sulla certezza della Fede (ma comprendi bene la differenza nell’affermare “costei/costui” è salva/salvo).

                Persino per il martire, potrebbe esistere la malaugurata ipotesi che egli offra la propria vita “a gloria propria”.
                E’ sempre la Chiesa che dopo accurato esame dichiara al mondo lo stato di Beato o di Santo (e quindi di “certamente salvo”.)

                Per molti nostri Cari che ci hanno preceduto, possiamo anche avere l’intima certezza che essi godano della visone beatifica del Volto di Dio, ma chi di noi è tanto avventato da smettere di pregare per queste anime pur chiedendo al contempo la loro intercessione?

                L’eccezione dei bimbi battezzati è appunto eccezione.

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              • @Bariom

                “Si è vero, hai scritto “e muore IN GRAZIA DI DIO”.
                Possiamo quindi ben sperare e la speranza si fonda sulla certezza della Fede (ma comprendi bene la differenza nell’affermare “costei/costui” è salva/salvo).”

                Certamente, ma nell’ipotesi fatta sopra la vecchietta era certamente salva perché GIÀ morta in Grazia di Dio. Il fatto che fosse certamente morta in Grazia di Dio era parte del discorso che stavo facendo, e sebbene non possa dire che “quella” vecchietta del mondo reale sia certamente morta in Grazia di Dio, posso certamente dire che “molte” indefinite vecchiette del mondo reale sono morte in Grazia di Dio.

                “Per molti nostri Cari che ci hanno preceduto, possiamo anche avere l’intima certezza che essi godano della visone beatifica del Volto di Dio, ma chi di noi è tanto avventato da smettere di pregare per queste anime pur chiedendo al contempo la loro intercessione?”

                Certamente, mai detto il contrario (anche se secondo alcuni che credono che Dio lasci andare in perdizione la grande maggioranza del genere umano -tesi che io non sostengo affatto- l’assunzione più ragionevole dovrebbe essere quella opposta).

                Bariom, io sono d’accordo, nell’esempio che ho fatto sopra parlavo di “una delle tante” vecchiette che hanno vissuto una vita tranquilla e (magari almeno in buona parte) gioiosa e sono morte circondate dall’effetto di figli e nipoti.

                Ho detto che non ci è dato sapere perché a certi umani sia dato di vivere così mentre ad altri sia dato di avere una vita che non augureremmo nemmeno ad Hitler redivivo.

                L’unica spiegazione razionale sarebbe il karma, ma non possiamo sostenerla perché palesemente eretica, perciò su questo punto siamo privi di spiegazioni razionali intellegibili in questo mondo.

                Non possiamo capire perché Dio ad alcuni abbia donato tutto, salute, nascita in un paese florido, Fede, famiglia e amore, e abbia permesso che altri nascessero in zone disastrate e che morissero in odium fidei.

                Nè possiamo capire perché alcuni si salvino e siano “attirati” dalla Grazia di Dio dopo aver commesso 75.000 aborti http://www.amicidilazzaro.it/index.php/ho-fatto-75-000-aborti-vi-spiego-le-strategie-abortiste/ mentre altri si dannino al primo peccato (secondo alcuni Santi è successo anche questo, e la scusa del “Dio ha previsto che sarebbero peggiorati sempre di più e allora li ha fatti morire subito per evitare loro maggiori pene all’inferno” non regge, perché avrebbe potuto farli morire prima dell’età della ragione, salvandoli).

                Su questo, cioè sul perché Dio con alcuni sia decisamente “esoso”, esigente, e con altri largheggi in tutta la Sua Misericordia, regna il mistero più assoluto.

                Ma comunque sono d’accordo con tutto ciò che hai scritto, spero a mia volta di essere riuscito a spiegarmi meglio.

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              • E io sono d’accordo con te nel dire che talvolta é un vero mistero la storia che Dio fa con alcuni suoi Figli… Questo dovrebbe farci riflettere quando andiamo elucubrando sulle vite altrui. Ciò che veramente importa é che l’agire di Dio non resti un mistero per la NOSTRA vita 😉 ‘notte

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              • @Bariom

                Spiego meglio il seguente punto per non essere frainteso

                “sebbene non possa dire che “quella” vecchietta del mondo reale sia certamente morta in Grazia di Dio, posso certamente dire che “molte” indefinite vecchiette del mondo reale sono morte in Grazia di Dio.”

                Quello che volevo dire è che è vero, non possiamo dire che una specifica vecchietta che conosciamo sia CERTAMENTE morta in Grazia di Dio, ma possiamo certe dire che molte indefinite vecchiette sono morte in Grazia di Dio.

                La vecchietta del mio esempio faceva parte di tale sottoinsieme.

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              • “E io sono d’accordo con te nel dire che talvolta é un vero mistero la storia che Dio fa con alcuni suoi Figli… Questo dovrebbe farci riflettere quando andiamo elucubrando sulle vite altrui. Ciò che veramente importa é che l’agire di Dio non resti un mistero per la NOSTRA vita 😉 ‘notte”

                Certamente.

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          • Si ma non gli è stata data risposta. Ha fatto una domanda precisa che è rimasta inevasa.

            Mentelibera, a mio avviso la risposta è si, sia alla tua prima domanda che alla seconda.

            Ammesso ovviamente che l’individuo in questione sia cattolico.

            So che sembra ingiusto ma del resto è un po’ come la questione dei divorziati risposati. I risposati ortodossi è quasi impossibile che siano in colpa mortale, perché la loro Chiesa benedice le seconde nozze e così facendo toglie loro una delle necessarie condizioni affinché un peccato sia mortale, e cioè la piena avvertenza.

            Lo stesso vale per un individuo con quella sindrome nato prima del 1900 e uno nato oggi.

            Potresti chiedere: “ma perché ad alcuni è dato di vivere prima del 1900 con quella sindrome e poter essere felici e quelli che ce l’hanno oggi devono stare soli a vita” ma purtroppo è una domanda a cui non c’è risposta.

            Esattamente come non c’è risposta sul perché ad alcuni, se si risposano dopo essere stati abbandonati (gli ortodossi) , è dato di risposarsi con la coscienza pulita mentre altri, che magari lo fanno per le medesime ragioni (i cattolici) mettono seriamente a rischio la loro salvezza.

            Non c’è nemmeno risposta sul perché ad alcuni sia chiesto di finire la propria vita morendo orrendamente uccisi in odium Fidei sotto pena di colpa mortale mentre ad altri sia dato di finire la propria vita serenamente e tranquillamente nel proprio letto.

            Se quello che ti stai chiedendo è: perché per alcuni la salvezza ha un prezzo molto più salato che per altri (non nel senso che uno compri la sua salvezza, ma nel senso che gli sono chieste molte più cose affinché non si autoescluda dalla salvezza offerta da Cristo) la risposta a questa domanda purtroppo non c’è, o meglio c’è ma non siamo ancora in grado di conoscerla.

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            • Al contrario di quel che tu sembri affermare il “prezzo più salato” è richiesto a chi ha avuto di più e non a chi ha avuto di meno dalla “vita”. In altre parole rinunciare al matrimonio e vivere come un eunuco per il Regno dei Cieli in obbedienza alla chiamata di Gesù è un prezzo da pagare molto più salato per qualcuno che è perfetamente sano nel corpo e nello spirito che per qualcuno che sarebbe impotente. Nei due casi c’è un’obbedienza al comandamento del Cristo; ma rinuncia di più chi ha di più.

              Il prezzo il più salato di tutti è stato pagato da N.S. Gesù Cristo, Uomo Perfetto in tutti i sensi umanamene concepibili e dotato di tutte le grazie umane e spiritiuali possibili in quanto anche Dio.

              In Pace

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              • Io parlavo di ciò che è richiesto agli umani.

                I bambini morti dopo il Battesimo e prima dell’età della ragione sono certamente salvi senza aver fatto nulla per meritarselo.

                Poi magari un altro vive da santo per 70 anni e poi muore in colpa mortale. Mentre un altro vive come un disgraziato tutta la vita e poi si salva con un pentimento all’ultimo minuto.

                Quello che volevo dire è che non possiamo sapere il perché di queste differenze, perlomeno non possiamo saperlo ora.

                Ma che queste differenze ci siano è innegabile.

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              • Nessuno dice il contrario, Antonio.
                In Pace

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              • “Al contrario di quel che tu sembri affermare il “prezzo più salato” è richiesto a chi ha avuto di più e non a chi ha avuto di meno dalla “vita””

                Non sempre. Per esempio chi nasce disgraziato non ha certo “avuto di più”, eppure non può togliersi la vita se essa diventa insopportabile, nemmeno se l’intenzione è di raggiungere il Signore in un mondo migliore di questo.

                Questi ha avuto ben poco, eppure gli è chiesto di sopportare fino alla fine, non è “lecito” per lui togliersi la vita (poi se lo fa ovviamente ci possono in alcun casi essere attenuanti, ma dal punto di vista oggettivo non può togliersi la vita).

                “ In altre parole rinunciare al matrimonio e vivere come un eunuco per il Regno dei Cieli in obbedienza alla chiamata di Gesù è un prezzo da pagare molto più salato per qualcuno che è perfetamente sano nel corpo e nello spirito che per qualcuno che sarebbe impotente.”

                Con la differenza che quella è una scelta che uno fa, visto che uno non è obbligato a diventare Sacerdote.

                Invece l’individuo affetto dalla sindrome di Morris di cui parlava Mentelibera, se è cattolico, è costretto a stare da solo tutta la vita.

                Quello che volevo dire è che capire perché ad alcuni sia caricato sul capo un simile fardello mentre ad altri sia dato di vivere una vita serena e (per la maggior parte almeno) gioiosa e di concluderla serenamente e ad altri addirittura non sia data nemmeno l’occasione di peccare (i bambini battezzati e morti prima dell’età della ragione) è impossibile razionalmente, a meno di non tirare fuori teorie eretiche come il karma.

                Probabilmente una spiegazione c’è ma non è alla nostra portata.

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              • Non capisco il tuo ragionamento Antonio: chi nasce disgraziato ha avuto meno e quindi deve sacrificare meno.
                Ad esempio, prendiamo il caso di una persona perfettamente “normale” fisiologicamente e psichicamente: quando questa decide di essere come un “eunuco” per il Regno dei Cieli, deve rinunciare alla gioia della partenità umana e ai piaceri di una vita sessuale attiva nel matrimonio. Colui che sarebbe “diminuito” di nascita, ad esempio perché sterile, quando decide di darsi per il Regno dei Cieli deve rinunciare liberamente ai soli piaceri di una vita sessuale matrimoniale attiva ma il non accesso alla paternità non è una rinuncia propriamente detta, in quante tale facoltà non la ha mai avuta. Il sacrificio è quindi “minore” rispetto al primo. E se è vero che nessuno è obbligato a diventare Sacerdote , tutti siamo nell’obbligo di vivere nella castità secondo il nostro stato di vita, in particolare, se non sposato, nell’astinenza completa dagli atti sessuali.
                Ad alcuni, chi ha avuto di più, è stato dato un fardello ed una responsabilità superiore, ad altri di meno: a me sembra che tutto questo sia giusto.
                In Pace

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              • Purtroppp un altro commento mi è andato nel cestino.

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              • “chi nasce disgraziato ha avuto meno e quindi deve sacrificare meno.”

                Non sono d’accordo. C’è chi nasce con patologie che li porta a vivere in un modo che non augureremmo al nostro peggior nemico, altroché sacrificare meno.

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          • Se questa era la risposta alla mia domanda, confesso di non averla capita.
            In Pace.

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            • Allora prega e capirai.
              In Pace

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              • Hai ragione, tutti dobbiamo pregare.
                Soprattutto chi più pensa di non averne bisogno.
                E’ infatti molto triste vedere cristiani , spesso in situazioni privilegiate , che non sanno distinguere tra una scelta libera ed una scelta obbligata.
                Prego per me perché mi faccia meglio accettare le parole della Chiesa, e per costoro perché gli faccia sciogliere il cuore con la stessa compassione (com-passione, passione insieme, vivere nel cuore la stessa sofferenza dell’altro) che ha avuto Gesù Cristo quando di fronte alla sofferenza dei parenti di Lazzaro e che gli ha fatto sciogliere il cuore e quindi donargli la risurrezione momentanea.
                Una scelta ingiustificata in fondo…perché tutti prima o poi muoiono, e non si vede perché per Lazzaro si sia fatto un trattamento speciale.
                Ma il Signore ha prima di tutto lasciato alla Chiesa l’eredità della carità, di cui fa parte la compassione.
                Quanto ha bisogno questo mondo di patire insieme a chi soffre, invece di giudicarlo da fuori senza subirne le sofferenze! Che il Signore ci conservi il nostro Papa Francesco, che in questo ha un carisma speciale.

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              • Caro ML,
                tanto per cominciare una scelta obbligata è un ossimoro. E in quanto non è una scelta essa non ha nessuna valenza morale.
                Semmai la scelta viene dopo: scegliere tra accettare la realtà come tale o rifiutarla; scegliere di viverla come una grazia o come un inferno.
                L’infinita Carità di Cristo e che noi cristiani dobbiamo vivere e offrire è quella del compartire la Sua Croce: concretamente vivere le nostre croci, o aiutare altrui a vivere le proprio croci, in unione con quella di Cristo, perché così è Lui che le porta e ne fa uno strumento oggettivamente santificante.
                Se uno, perché di nascita o in seguito ad una malattia o un incidente, si trovasse menomato in modo da precudergli l’accesso alla riproduzione non ha nessuna scelta morale da fare a questo livello, ma solo decidere come, in quella situazione, può del suo meglio rendere grazie a Dio e santificarsi, come unire la propria croce (una vera croce non è mai scelta ma è sempre imposta da altri che sé stessi, in quanto è espressione della Santa Obbedienza che unisce il Fglio al Padre) a quella del Cristo. Chiaramente niente impedisce una persona in questa situazione di vivere nella Carità, dedicarsi ad altrui, forse anche in modo più radicale di chi avrebbe una famiglia, uno sposo o una sposa. Insegna San Paolo che è nella nostra debolezza che siamo forti.
                Questa è la Carità di Cristo: incontrare le nostre croci, portarsele assieme alla Sua, e condurci alla pienitudine della santità di Figli di Dio: non prendere questa via è fuga dal reale, il solo luogo dove Dio è.
                Di certo no, lasciare il malato e il peccatore e il povero invischiarsi nei propri vizi a nome di una “carità” pietosa e assassina della figliolanza divina alla quale siamo tutti chiamati…
                In Pace

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    • Tu stai parlando di quelle rare anomalie genetiche che rendono coloro che ne sono affetti non definibili come esclusivamente maschio o femmina.
      Qui si sta parlando di individui con coppia cromosomica XX o XY che pretendono di dettare legge alla natura.

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  8. Riprovo a ricaricare il commento di Bariom inspiegabilmente scomparso… boh!

    Aggiungo alla risposta di Simon a ML64-5

    “… ma ad un aspetto centrale nella vita di una persona, e cioè l’aspetto sessuale. Un aspetto determinante per l’identità profonda di un essere umano.”

    Ah ecco… identità “profonda”… bisognerebbe capire cosa si intende per “identità profonda”.

    E’ possibile esista una “identità profonda” (per adesso prendiamola così) disarmonica, in conflitto, in contrasto, in antitesi con una… come vogliamo chiamarla? “identità di superficie” “identità esteriore”?

    Si, a questo mondo è possibile (a questo mondo è possibile ahinoi di tutto).

    Molte di queste dicotomie, sono considerate patologiche, ma oggi, grazie al pensiero dominante, un uomo che si consideri un cavallo o un angelo o quel che volete, è considerato patologico, ma chi si considera appartenente ad una sesso diverso da quello biologico no… anzi, oggi bisogna promuovere addirittura subodorare la possibilità che sia abbia questa esigenza e la possibilità di scegliere (lo stanno facendo con i nostri figli! Se è così che vi piace…).

    Non restiamo quindi alla superficie, ma andiamo alla profondità dell’Uomo, e quale è la profondità dell’Essere se non quella determinata dalla sua parte *spirituale*?

    Cosa impariamo da Cristo e dagli insegnamenti della Chiesa (fatto salvo che qui non arrivi il solito illuminato a partire da Sesta e discepoli – vedi ML65? – a dire che la Chiesa è rimasta indietro e che le parole di San Paolo – il passo a Cristo è breve – son da aggiornare e rivedere nel senso profondo)?

    Da dove vengono tutte le dicotomie e le divisioni, anche quelle personali e interiori?
    Dai “malesseri” dello spirito, dell’anima, che siano dovuti alla caducità, al peccato o all’azione del Maligno.
    Ecco appunto… chi è il “divisore” per eccellenza? Satana appunto, che fa leva sulle nostre povertà, i nostri dubbi, le nostre malevoli inclinazioni, per operare divisioni interiori ed esteriori, personali e sociali?

    Chi ha come massima aspirazione introdurre tali dicotomie all’interno della chiesa stessa? domanda retorica…

    Le possibilità sono 4 :
    1) E’ improvvisamente impazzito
    2) Voleva prendere in giro gli astanti
    2) E’ Ignorante
    3) E’ il segno di un disagio personale/intellettuale su questo aspetto

    Il secondo 2 probabilmente 3) e il 3 a seguire probabilmente 4)
    Ecco tralasciamo le prime 3

    E’ certamente un segno di “un disagio personale/intellettuale su questo aspetto” (quello di cui si sta parlando)…
    E cosa fa il Sesta? Difronte ad un “disagio” che possiamo anche definire una dicotomia, tra ciò che sente o vive a livello personale (non so e non mi interessa) o sociale, e ciò che la Chiesa insegna, cerca “nuove strade”… forte della sua “sapienza” e cultura (che è sempre a rischio di hybris), distorce il significato – quello si profondo – di una passo della Scrittura a suo uso (o di altri) consumo e beneficio.

    Ma siccome per qualcuno ciò è mosso da un buono zelo – teso ad alleviare le sofferenze di molti (e/o personali), questo è positivo.

    Bene (forse), ma di nuovo scendiamo un po’ più in profondità…

    A) Il dott Sesta nel corso della sua vita personale e dei suoi studi specifici ha maturato , in piena coscienza, la convinzione che le persone con tendenze o desideri transessuali esistano ed abbiano un vera esigenza, e forse diritto, di adeguare il proprio essere esterno a quello che provano internamente, e di vivere la propria sessualità secondo le proprie inclinazioni, e non secondo biologia non importa se sia giusto o meno, il dottore ha maturato nel profondo questa convinzione.

    Lasciando da parte cosa può aver “maturato” Sesta (cosa che non sappiamo) cosa starebbe a significare: “Non importa se sia giusto o meno” !?

    Importa eccome! E importa ancor più se ci si dice Cristiani Cattolici… e non perché peculiarità del cattolico sia “stigmatizzare” qualcuno (cosa che tu ML sembri sempre stigmatizzare a tua volta nei comportamenti dei cattolici e della Chiesa in toto), ma per aiutare chiunque ad uscire da profondi inganni ed andare verso la Verità – e quindi la Libertà – che si trova in Cristo e nella Sua Chiesa e non “altrove”.

    Non riesce pertanto a concepire come apparentemente il Signore, che è un Dio giusto, abbia escluso il diritto di cui al punto A) per queste persone. In pratica come sia possibile che siano condannate o alla infelicità terrena o al peccato mortale, per una cosa per la quale (sempre secondo il punto A) egli ritiene non abbiano colpa.

    Di nuovo, non sappiamo se questo sia il pensiero di Sesta… detto questo chi ragiona così, di nuovo si trova diviso perché “non riesce a concepire che…”, ma di fatto pensa, teme, ha il dubbio che Dio agisca ingiustamente e cerca FUORI di Dio e della Sua Parola (piegando la Parola alla sua visione o cercando significati “nascosti”) di ricucire questa “divisione” (ho già detto mi pare da dove proviene la divisione, o sbaglio?).

    Dio non condanna nessuno alla sofferenza, né tanto meno al peccato! Questo è un pensiero eretico…

    Vero è che osserviamo con sgomento a vite di persone che paiono “destinate” ad una continua sofferenza… ma cristianamente parlando, oltre alle tante risposte che possiamo avere – queste si, di profondo significato – vivendo “avvinti alla propria Croce”, appoggiati a Cristo, non facciamo forse esperienza che ogni sofferenza, ogni Croce, brilla della Gloria del Signore, diviene esperienza di Resurrezione?

    Oppure affermiamo che Cristo è morto invano! Che la morte NON è stata vinta…

    E se il nostro interlocutore, nella Croce, nell’inganno o nel peccato, non conosce Cristo, siamo forse autorizzati ad indicare lui una “strada alternativa”? O seguire le proprie inclinazioni perché ciò li renderà felici, o più felici, o meno sofferenti??

    Questo è il tipico ragionare del Demonio, peraltro menzogna perché chiunque ha seguito le proprie disordinate inclinazioni, credendo di trovarvi la felicità, ha sperimentato la morte – questa si come condanna a vita.
    Lo stanno a dimostrare le tantissime storie di uomini e donne che non solo hanno seguito ciò che loro piaceva, ma pur avendo tutto ciò che il mondo invidia – soldi, potere, sesso e chi più ne ha più ne metta – come sono finiti il più delle volte, quando la loro dicotomia interiore, l’assenza di un profondo legame con Dio e il senso che Dio dà al tuo Essere intimo e profondo (quella “identità profonda” di cui sopra) li ha sopraffatti?
    SUICIDI!

    Incapaci di reggere spiritualmente il COMBATTIMENTO che la vita interiore richiede e che a tutti è RICHIESTO.

    Questa ipotesi, che descrive una situazione che secondo me è trasversale e nascosta in numerosi studiosi cattolici, anche se non espressa, vi sembra così assurda..?

    Assurda? Forse no… forse è persino realistica, ma da qui a dire che ciò è una cosa buona e giusta, mi spiace caro ML, ma ce ne corre e dare corpo a simili ipotesi è oltre che un bel rischio a mio giudizio assolutamente pernicioso… ma ognuno sceglie da sé anche il male da farsi.
    Sarebbe sufficiente quello che si fa a se stessi, ma purtroppo se ne fa anche ad altri e se si ha una posizione di responsabilità e che ha un seguito, è colpevole non “stigmatizzare” (per usare un termine che a te piace) o addirittura propagandare!

    (Non ho il temo di rileggere… mi perdonerete eventuali strafalcioni) 😉

    P.S. ogni tanto sarebbe cosa buona andarsi a rileggere il passo delle tentazioni di Cristo nel deserto e saperne leggere il profondo senso ontologico (senza autonomi svolazzi personali).

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    • Minstrel: Il commento di Bariom era finito ben 7 o 8 volte nel cestino…. allora ho cestinato il tuo e rimesso il suo….
      LOL
      In Pace

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    • Vedo che c’è stato un problema di sintassi di chiusura del “blockquote” dopo la citazione di
      “3) E’ il segno di un disagio personale/intellettuale su questo aspetto”

      quindi tutto e proseguito come citazione e citazione di citazione 😛
      ma il ogni caso ML64-5 non si è degnato di replicare…

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      • scusa Bariom ma avevo replicato al commento riportato da mistrel che solo ofa ho capito fosse il tuo . ora è sparito quello e anche la mia replica , che tra l’altro compare sempre dopo moderazione ed a volte non compare proprio. purtroppo questo mi fa passare per maleducato , ma ti assicuro che cerco di rispondere a tutti.

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        • Mai pensato tu sia maleducato…

          Semmai che avessi motivi (a me ignoti) per ignorarmi 😉

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          • No figurati. Ho il massimo rispetto per chi risponde nel merito sui singoli punti, prendendosi la responsabilità di cose scomode o poco di moda, ma sempre mantenendo l’attenzione all’altro.
            Diventa per me una forte tentazione, invece, giudicare (peccando) chi risponde alterando il senso della domanda, o variandone qualche piccolo ma determinante particolare, in modo da avere una risposta più agevole, se non addirittura divaga su altri temi più comodi.
            Sono fermamente convinto che la storia della Chiesa non si fermi qui, e che troppe cose siano accadute negli ultimi 200 anni e troppe ne accadranno nei prossimi (studi, scoperte, etc..) , perché su alcuni temi si continui una strada immutabile, sopratutto quando questi temi erano talmente lontani dalla realtà dei temi di Cristo che diventa difficile rintracciare per loro un riferimento diretto ed inequivocabile nei vangeli o nelle lettere apostoliche.
            So che a tutti piacerebbe un mondo ordinato e perfetto, ma ti posso garantire che il Signore non ama la perfezione dei perfetti, ma piuttosto la debolezza degli imperfetti che a lui si volgono, e bisogna stare molto attenti a non allontanare le persone dalla Chiesa facendole sentire escluse su argomenti che finiscono con l’essere il 150esimo , 151eseimo, 152esimo etc etc comandamento
            Se è vero che alla fine saremo giudicati sulla carità , sempre di più dobbiamo dare un senso a questa parola.
            Salve!

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  9. Come medico posso dire che i casi di ermafroditismo o le sindromi citate da MenteLibera sono MOLTO MOLTO RARE, sono casi dell’ ordine dell’ 1 : 10000000
    Trovo scorretto fare di casi eccezionali e rarissimi un cavallo di Troia per portare avanti la teoria del gender. Lasciando da parte questi casi rarissimi, la maggior parte dei trans o delle persone che vogliono cambiare il loro sesso , e che cioe’ essendo maschi vogliono diventare femmine o viceversa , ha a che fare con problemi psichici piu’ che fisici.
    Ci sono uomini che si  » sentono » donne. E donne che si senton uomo. E la chirurgia e la medicina moderna grazie alla tecnica e’ in grado di dare loro cio’ che vogliono : un aspetto esterno femminile o maschile. Ma la medicina può ‘ cambiare solo i caratteri sessuali secondari non e’ in grado di cambiare il DNA cioe’ il codice genetico trasformando i cromosomi di un individuo maschio in quelli di un individuo femmina. Perche’ il codice genetico e’ lo stampo con cui ogni individuo nasce. Che non dipende da lui che non si è’ scelto che gli e’ dato.
    I disturbi di personalità’ sono molti, fra questi anche i disturbi dell’ identita’ sessuale.
    Sono appunto disturbi psichici. Farli passare per normalita’ e metterla sul piano dei  » diritti » non ha senso. Nessuno ha il diritto di falsificare il proprio DNA : se e’ maschio non puo’ trasformarsi in femmina.
    Il diritto alla menzogna, alla falsificazione non esiste.

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    • Giacomo , non sono certo che tu abbia compreso i termini della questione. Non si sta parlando di cosa è in grado la medicina di fare, ma di ciò che per la Chiesa è lecito fare, e di alcuni concreti casi particolari che , anche se rari e di frontiera, dovrebbero far riflettere circa la complessità dell’argomento , anche dal punto di vista teologico.

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      • È opportuno, MenteLibera, stabilire le regole sulla base di eccezioni?

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        • @Law
          Intanto va capito se ci sono delle eccezioni, e cosa differenzia queste rare eccezioni da eccezioni meno rare. La cosa che più mi colpisce è che queste c.d. eccezioni emergono dal momento in cui, in tempi moderni, si è in grado di capire la biologia e la genetica. Il che rischia di contraddire quanto si faceva in passato, prima che queste possibilità scientifiche ci fossero.

          Qui non si tratta di stabilire nessuna regola, ma di capire se il sesso è determinato soltanto dalla Biologia .

          In passato Ratzinger aveva escluso il matrimonio per costoro, il che significa che al di la dell’aspetto fisico, sia nel caso si di una persona diventata donna dopo un intervento chirurgico, sia nel caso di una persona affetta dalla sindrome di Morris, quello che conta sono i cromosomi.

          Prima dei cromosomi , quindi, nessuno poteva mettere in dubbio che fossero donne. Il che secondo me dovrebbe far riflettere su questa domanda : può il Signore aver pensato un regola che si applica solo dopo la scoperta scientifica dei cromosomi?

          Allego l’estratto di quanto sostenuto da Ratzinger :
          “[…] Si tratta … di una persona da assegnarsi secondo la biologia a un sesso, la quale si sente psicologicamente appartenente a un altro sesso e che, dopo particolari interventi medici, presenta solo fenotipicamente quest’altro sesso. Di conseguenza tale persona non può essere ammessa alla celebrazione del matrimonio sacramentale, perché ciò equivarrebbe a sposare una persona che appartiene biologicamente al proprio sesso […].”
          Card. Joseph Ratzinger

          E’ leggibile qui, insieme anche ad un approfondimento sul tema della disforia di genere e sui disordini della identità di genere.

          http://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Transessualita-e-matrimonio.-Cosa-dice-la-dottrina-cristiana

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          • @ML65-4
            Non riesco a capire dove vuoi andare a parare, però provo lo stesso a risponderti:

            E ancor di più per i malati si sindrome di Morris, dove c’era una persona uguale in tutto ad una donna ma che geneticamente era un uomo ?

            Che chi soffre della sindrome di Morris sia uguale in tutto e per tutto ad una donna al di là di una mera lettera dell’alfabeto per ogni sua cellula è tutto da dimostrare MenteLibera: spesso queste persone presentano compresenze di elementi genitali (ma non solo) maschili/femminili che non sono mai completamente sviluppati. Quindi chi soffre di questa patologia non può esserne certo ignaro.

            Il che rischia di contraddire quanto si faceva in passato, prima che queste possibilità scientifiche ci fossero.

            Per quanto detto sopra, cade il tuo argomento sulla presunta contraddizione tra « dottrina imposta e scoperte scientifiche postume » perché fa riferimento ad assunti sulla sindrome di Morris che sono tutti da dimostrare. E prima di partire a testa bassa su elucubrazioni circa il « quale rapporto sessuale potrebbero mai avere queste persone? » bisognerebbe innanzitutto chiedersi se queste persone sentono il desiderio in primo luogo (altrimenti ogni altro discorso solo elucubrazione rimane).

            Un malato di sindrome di Morris che fosse nata prima del 1900 sarebbe stata esteticamente e irriconoscibile rispetto ad una donna normale.

            Come vedi tu stesso ti riferisci a « malattia », « sindrome »: sei il primo a denunciare implicitamente la presenza di un male che affligge queste persone, cioè di un bene di cui mancano che nel caso in esame è la presenza di caratteri sessuali biologici ben definiti (che altro potrebbe essere sennò?).
            E quindi, di che cosa stiamo dibattendo? I casi patologici dovrebbero costituire un riferimento per le persone che non ne soffrono?
            PS: se ti consola pure i miei commenti subiscono l’aspra « pre-moderazione »; non ti affannare che stiamo combattendo tutti ad armi pari! 😉

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            • eh law ! allora mal comune mezzo gaudio:-)
              A parte gli scherzi è suffcente andare su google e digitare « sindrome di morris immagini » ed escono le immagini di qualcuna di queste « malate’ (che non sono poi cosi poche : 1 ogni 13.000 , quindi ogni anno in italia circa 40 persone)
              Sfido chiunque a definirle uomini, e sfido chiunque sia nato prima del 1800 ad avere avuto il coraggio di dire « non sono donne ».
              Secondo me sono le tipiche fenomenologie che invitano a moderare la presunzione rispetto al fatto di aver trovato una logica a tutto.
              È vero che bisogna saper accettare la vita che ti manda il Signore , ma dove sta scritto quale fosse esattamente il progetto di Dio su queste persone ? Se i disabili dovessero adattarsi a come sono nati , allora dovrebbero rinunciare a ogni forma di cura e mitigazione della propria disabiita’.

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              • @ML65-3 o 4,
                continui a portare l’argomento del ‘900 (o ‘800), quasi che fosse allora impossibile distinguere un uomo con la sindrome di Morris da una donna, però poi porti esempi riferiti ai giorni nostri (“sfido chiunque a definirli uomini”) senza tenere conto che:
                1) Nell’epoca che indichi non c’erano i cosmetici moderni
                2) Nell’epoca che indichi non c’era una chirurgia plastica sviluppata come quella moderna.
                Questi due punti sicuramente aiutano a definire una fisionomia più femminile che magari nell’800 non era possibile. Ma anche concedendoti questo fattore, perfino nei casi più marcati della patologia non è possibile il rapporto sessuale senza l’intervento chirurgico e comunque sono assenti le mestruazioni: quindi né l’individuo, né un eventuale “marito” potevano essere ignari della situazione già dall’800 (e già dall’800 se il matrimonio non può essere consumato, è da ritenersi nullo. E anche se la persona ha occultato la propria sindrome con l’inganno il matrimonio è da ritenersi nullo).
                Descrivi pertanto una situazione di “indistinguibilità uomo/donna” in una situazione passata che semplicemente non poteva darsi. Spero di essere stato chiaro.

                Inoltre considera che se reputi valido l’argomento “sfido chiunque a riconoscere il loro vero sesso originale”, devi reputarlo valido per qualsiasi situazione. Io per esempio potrei dirtelo di tanti transessuali, magari nati con un sesso ben definito in origine. Vale anche in questo caso quello che tenti di affermare?

                Quanto alla proposta di vita cristiana concordo con Simon quando dice:

                Quanto alla questione « quale rapporto sessuale potrebbero mai avere queste persone? » non c’è nessun dovere etico ad avere rapporti sessuali, salvo nel quadro del matrimonio ovviamente.
                La sessualità è una necessià della specie in quanto tale non di un individuo particolare.

                Quindi queste persone non mancano a nessun dovere etico se non hanno relazioni sessuali: possono santificarsi al di fuori del matrimonio come chiunque vivendo castamente.

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              • Io più che altro ho perso il bandolo del dove dovrebbe portare questo discorso nelle intenzioni di ML65 😛

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              • Caro Bariom, ho lo stesso sentimento….
                In Pace

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              • “Ma anche concedendoti questo fattore, perfino nei casi più marcati della patologia non è possibile il rapporto sessuale senza l’intervento chirurgico e comunque sono assenti le mestruazioni: quindi né l’individuo, né un eventuale “marito” potevano essere ignari della situazione già dall’800 “

                Ma come è riportato qui https://sorberasilvestra.wordpress.com/tag/sindrome-di-morris/ solo nei , per l’appunto in molti casi i rapporti sessuali sono possibili senza interventi chirurgici, e riguardo alle mestruazioni suppongo che non sapessero la ragione, all’epoca, ma per sposarsi avrebbero potuto sposarsi come può sposarsi una coppia sterile.

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              • Nuovo codice di diritto canonico

                “Can. 1084 – §1. L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio.
                §2. Se l’impedimento di impotenza è dubbio, sia per dubbio di diritto sia per dubbio di fatto, il matrimonio non deve essere impedito né, stante il dubbio, dichiarato nullo.
                §3. La sterilità NÈ PROIBISCE NÈ DIRIME IL MATRIMONIO , fermo restando il disposto del ⇒ can. 1098.”

                Perciò un individuo affetto da sindrome di Morris all’epoca avrebbe effettivamente potuto sposarsi senza vedersi imposto sul capo il fardello di restare solo a vita.

                E per quanto riguarda l’aspetto, in davvero molti casi sono indistinguibili dalle donne http://www.aciclico.com/salute/da-wallis-simpson-jamie-lee-curtis-attrici-e-personaggi-famosi-con-la-sindrome-di-morris.html

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              • Grazie Law

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          • Il ragionamento tuo ML è confuso.

            Prima o dopo la scoperta dei cromosomi l’insegnamento della Chiesa è sempre stato chiaro: una persona che non può avere figli in quanto il coito non può meccanicamene aver luogo non può sposarsi; D’altronde quando si seguono coppie in preparazione al matrimonio questo è uno dei punti che va da essere discusso onestamente: impossibilità intrinseca di rapporto sessuale completo pienamente riuscito implica impossibiltà intrinseca di matrimonio. Quindi quel che insegna Ratzinger è giusto l’applicazione di una regola generica a quel caso particolare: nessuna contraddizione in vista.

            Quanto alla questione « quale rapporto sessuale potrebbero mai avere queste persone? » non c’è nessun dovere etico ad avere rapporti sessuali, salvo nel quadro del matrimonio ovviamente.
            La sessualità è una necessià della specie in quanto tale non di un individuo particolare.

            Quindi queste persone non mancano a nessun dovere etico se non hanno relazioni sessuali: possono santificarsi al di fuori del matrimonio come chiunque vivendo castamente.

            In Pace

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            • “Prima o dopo la scoperta dei cromosomi l’insegnamento della Chiesa è sempre stato chiaro: una persona che non può avere figli in quanto il coito non può meccanicamene aver luogo non può sposarsi; “

              Ma le persone con Sindrome di Morris non possono avere rapporti sessuali solo in alcuni casi, non in tutti, come è spiegato qui https://sorberasilvestra.wordpress.com/tag/sindrome-di-morris/

              Non possono avere figli, ma prima che venisse scoperto che fossero geneticamente uomini, questi individui avrebbero potuto sposarsi senza nessun problema di coscienza, esattamente come può sposarsi un cattolico sterile.

              Invece oggi ad una tale persona è imposto sul capo l’obbligo di stare sola a vita e non poter avere una normale vita affettiva e sessuale, cosa che non sapendo di quel suo problema avrebbe potuto avere anche se cattolica senza problemi per la sua coscienza.

              E benché questo sia vero

              “La sessualità è una necessià della specie in quanto tale non di un individuo particolare.”

              Non è certo una bella cosa essere costretti a rinunciare ad una vita sentimentale e sessuale normale, specie se sai che in altri tempi lo avresti potuto fare senza nessun problema.

              Si fa presto a dire

              “La sessualità è una necessià della specie in quanto tale non di un individuo particolare.”

              Ma le persone non sono anonimi ingranaggi di una impersonale macchina, e non è facile sentirsi dire “tu devi rinunciare perché il tuo desiderio di avere una vita non è una tua necessità specifica, ma solo della specie”.

              Non sto dicendo che dottrinalmente il discorso sia incorretto, sto solo dicendo che forse occorrerebbe meno freddezza glaciale da ragionieri quando si trattano di queste cose.

              Non è un caso che la Chiesa, sui problemi relativi alla sessualità, abbia sviluppato in maniera sempre più profonda tutto il discorso della legge della gradualità, cosa che non fa ad esempio con gli abortisti o coi mafiosi.

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              • Certo Antonio, meglio sarebbe stato essere tutti nati in buona salute, belli, intelligenti, ricchi, in un paese sviluppato, cattolico romano.
                Ma non è così, questo desiderio è fuga dal reale: in realtà siamo chi siamo, come siamo ed è con questo che dobbiamo santificarci e aiutare gli altri a santificarsi.
                Questa è la Buona Novella e la Carità di Dio: a noi tocca parteciparvi attivamente con l’aiuto che non mancherà mai dello Spirito Santo.
                In Pace

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              • “Certo Antonio, meglio sarebbe stato essere tutti nati in buona salute, belli, intelligenti, ricchi, in un paese sviluppato, cattolico romano.
                Ma non è così, questo desiderio è fuga dal reale”

                Ma io non discuto questo, sto solo dicendo che, effettivamente, una persona con Sindrome di Morris che riesce ad avere rapporti sessuali, in altri tempi avrebbe potuto sposarsi senza problemi di coscienza, oggi le viene imposto sul capo il fardello della solitudine a vita.

                Per i motivi esposti qui https://pellegrininellaverita.com/2017/11/29/san-paolo-e-il-gender-cosa-insegna-la-disputa-fra-amato-di-blasi-e-sesta/comment-page-1/#comment-33946

                E questo è un fatto.

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              • Secondo me, Antonio, tu hai proprio un problema di sguardo sul cristanesimo e la sua etica, cioè la Via che è Cristo: vedi questa via Via Stretta come una cappa di piombo.
                Sembra che la vita non ti abbia ancora insegnato che la cappa di piombo si cala sulla testa di chi sceglie la via larga, correndo dietro un’effemero piacere che scambia con la gioia.
                La vita di Gesù e quella dei santi è una vita di gioia non di tristezza: se non ne sei convinto, ma che ci vieni a fare e disquisire “da cristiano” su questo blog?
                Tu credi che la felicità sia nel “ricevere” mentre è nel dare: niente impedisce tuoi malati della Sindrome di Morris accedere alla felicità dedicandosi ad altri come noi tutti dobbiamo! I rapporti sessuali sono specifici solo ad uno stato della vita, quello matrimoniale il quale è sempre proteso alla generazione della vita, ma fuori da questo contesto non è necessario alla gioia, tant’è che in Paradiso non ci saranno più né mariti né mogli.
                In Pace

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              • Per il resto (i rapporti sessuali) devono essere subliminati in Cristo, nell’offerta di sé a Dio – cosa che da sempre è stata e ancora dovrebbe essere, per tutti i celibi indistintamente – cosa che per la mondanizzazione del pensiero, anche cattolico, pare oggi assolutamente improponibile come impraticabile.

                Si torna alla “via (o porta) stretta” su questo argomento, che è stato poi ingigantito come fosse quello PIU’ IMPORTANTE per la vita dell’Uomo (cosa che non è).

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              • Simon,

                Mi attribuisci una serie di cose che, a dire il vero, hanno poca attinenza con quello che ho scritto.

                Io ho scritto che un individuo con quella sindrome un tempo si sarebbe potuto sposare senza problemi di coscienza nè rischiando di mettere a repentaglio la propria salvezza, anche se cattolico.

                Oggi, invece, gli è imposto di stare solo a vita.

                Ho semplicemente esposto questo fatto, e non credo che quelli nati con questa sindrome, nati prima del ‘900, siano stati infelici quando si sposavano.

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              • Per essere chiari, Nicole Kidman ha la sindrome di Morris, quindi se vogliamo dirla tutta è geneticamente un uomo.

                Il fatto che stavo esponendo è che in passato, prima che si sapessero queste cose, ci saranno stati sicuramente individui del genere che si saranno sposati, pur senza poter avere figli, senza alcun problema di coscienza nè soprattutto di rovinare il proprio rapporto con Dio.

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              • Ma poi pare che queste cose siano mie invenzioni quando è San Paolo stesso ad insegnare che “ il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge” (1 Cor 15,56).

                Questo è un caso eclatante di conferma di quel passo scritturale, visto che la stessa identica persona che magari prima del ‘900, essendosi sposata nonostante quella sindrome, si e santificata, facendolo oggi metterebbe a rischio la sua salvezza eterna.

                Non credo di poter essere accusato anche io di aver strumentalizzato San Paolo, adesso.

                Desidero inoltre ricordare che non è un caso che la Chiesa, da ben prima di questo pontificato, abbia sviluppato tutta la dottrina sulla legge della gradualità e l’abbia applicata in particolare alle questioni sessuali.

                Per esempio, questo è un Vademecum del 1997 http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740.html dove si applica la legge della gradualità (viene addirittura menzionata la regola di Sant’Alfonso di lasciare in buona Fede il peccatore ove si preveda che non si emenderebbe, al fine di non metterlo in condizione di trasformare il suo peccato abituale materiale in peccato formale) a chi fa uso di contraccezione.

                Non credo sia un caso che non esistano documenti simili su chi lavora in una clinica abortista o su chi fa il sicario. Eppure la contraccezione è materia grave come l’omicidio, cambia solo il comandamento ma è sempre materia grave.

                La Chiesa, pur non venendo meno al principio, da molti decenni ha optato per una applicazione meno draconiana del medesimo nella pratica, a mio avviso per evitare di creare masse sterminate di peccatori formali abituali.

                La Chiesa, pur non venendo meno alla dottrina, sa di avere una dottrina estremamente esigente su questi punti, e non sono punti da poco perché entrano nel merito di questioni molto concrete e che riguardano tutti, e quindi da lì la fedeltà al principio seppur con una applicazione meno draconiana che nel passato (ad esempio nei manuali per Confessori degli anni ‘30 veniva imposto agli stessi di far subito sapere ai penitenti che non potevano fare uso di contraccezione, anche laddove si sarebbe previsto che non si sarebbero emendati).

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              • “…il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge” (1 Cor 15,56).

                E’ abbastanza noto che le Legge di cui parla Paolo è quella Ebraica cioè quella derivata dalla Legge Mosaica (che non passa di validità) estrinsecata ed elaborata nei 613 precetti del Talmud, e ancora piùnel modo farisaico di vivere e applicare quei precetti.

                In senso più ampio si potrebbe dire che anche le leggi evangeliche e quelle della Chiesa, possono essere vissute e interpretate in modo farisaico e in anche tal caso la “legge” non salva.

                Quanto alle applicazioni “meno draconiane”, queste non possono che ricadere sotto la responsabilità e il discernimento dei singoli confessori o guide spirituali (come è sempre stato).

                Ecco perché è assolutamente inutile (a mio parere) continuare a riportare casi singoli a specialissimi (sindrome di Morris e sig.ra Kidaman o chi lei), visto che i singoli particolarissimi casi sono degni di singole e particolarissime attenzioni.
                Dove, dirò di più, forse la sindrome o la particolare situazione, potrebbe non essere il più grave dei problemi (spiritualmente parlando) o potrebbe dover essere spiritualmente affrontata in modi diversi in relazione alla realtà spirituale del singolo.

                Non comprendo quindi il continuo “tirar fuori dal cilindro” simili questioni, tra persone che non credo siano qui per una formazione come confessori o padri spirituali (o è questo il consesso??) e ancor meno da queste eccezioni voler trarre la conclusione che le regole certe sarebbero opinabili.

                Sarebbe come dire che è buona regola per tutti indossare una giacca a vento in Agosto, perché la neve ad Agosto può anche cadere o per contro, che non è del tutto sensato, per la possibile neve di cui prima, vestire unicamente in Agosto, una maglietta di cotone.

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              • @Bariom

                “E’ abbastanza noto che le Legge di cui parla Paolo è quella Ebraica cioè quella derivata dalla Legge Mosaica (che non passa di validità) estrinsecata ed elaborata nei 613 precetti del Talmud, e ancora piùnel modo farisaico di vivere e applicare quei precetti”

                È il Catechismo stesso ad insegnare che senza piena avvertenza (o senza deliberato consenso) un peccato in materia grave rimane grave solo materialmente, ma dal punto di vista soggettivo l’imputabilità può essere diminuita o anche annullata.

                Perciò non capisco proprio perché limitare quelle parole di San Paolo alla legge mosaica, quando è evidente che siano applicabilissime anche, ad esempio, a materie come la contraccezione o altri peccati che hanno poco a che vedere con le mitzvot.

                Tanto più che lo stesso San Paolo dice “Senza la Legge infatti il peccato è morto. E un tempo io vivevo senza la Legge ma, sopraggiunto il precetto, il peccato ha ripreso vita e io sono morto.” (Rm 7,8)

                Qua San Paolo parla della morte spirituale, data dal peccato (ovviamente dal peccato formale/mortale) e non vedo come questo possa applicarsi solo alle 613 mitzvot.

                Poi è chiaro, cose come l’omicidio, la calunnia, il parricidio ecc hanno una carica di malizia talmente evidente a chiunque abbia un briciolo di moralità che, pazzia a parte, è impossibile commettere tali peccati senza esserne imputabili, ma ci sono tante altre cose classificate come peccato mortale che nessuno penserebbe siano tali senza la Legge ad indicarle.

                Quindi di fatto la Legge aumenta l’imputabilità, o meglio aumenta gli atti che, se compiuti, pongono un individuo fuori dalla Grazia di Dio, e quindi dalla salvezza, nel senso che lo rende imputabile per cose di cui, senza la conoscenza della Legge, non sarebbe stato imputabile.

                “Quanto alle applicazioni “meno draconiane”, queste non possono che ricadere sotto la responsabilità e il discernimento dei singoli confessori o guide spirituali (come è sempre stato).”

                E, di grazia, dove avrei affermato il contrario? Tuttavia anche il discernimento dei Confessori è inevitabilmente condizionato dalle direttive papali, prova ne è il vademecum da me segnalato sopra. Negli anni ‘30 del secolo scorso le direttive date ai confessori erano ben diverse, e cioè indicavano di imporre al penitente di astenersi categoricamente da qualunque atto contraccettivo, senza nessuna applicazione della legge della gradualità, anche laddove si sarebbe previsto che tale persona poi sarebbe passata a peccare mortalmente.

                “Non comprendo quindi il continuo “tirar fuori dal cilindro” simili questioni, tra persone che non credo siano qui per una formazione come confessori o padri spirituali (o è questo il consesso??) e ancor meno da queste eccezioni voler trarre la conclusione che le regole certe sarebbero opinabili.”

                E dove, di grazia, avrei affermato o suggerito, anche implicitamente, che “le regole certe sarebbero opinabili”?

                Da nessunissima parte.

                Ho affermato che la dottrina della Chiesa su certi punti è decisamente ostica ed esigente, non ho affermato che il fatto che sia ostica ed esigente renda tali insegnamenti falsi.

                Pensare che io volessi affermare questo è una inferenza del tutto gratuita.

                Io ho affermato che la Chiesa, pur rimanendo salda sui principi, da molti decenni ha attenuato il rigore nell’applicazione pratica dei medesimi, e ripeto che non è un caso che esistano Vademecum come quello da me segnalato sulla contraccezione ma non ne esistano su chi pratica aborti o fa il sicario.

                E, si badi, dal punto di vista MERAMENTE teorico nulla impedirebbe ciò. Infatti un atto contraccettivo non è meno intrinsece malum dell’omicidio, entrambi sono materia grave.

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              • “È il Catechismo stesso ad insegnare che senza piena avvertenza (o senza deliberato consenso) un peccato in materia grave rimane grave solo materialmente, ma dal punto di vista soggettivo l’imputabilità può essere diminuita o anche annullata.”

                Si, direi di essere ben al corrente di ciò che GIUSTAMENTE afferma il CCC.

                Non credo che questa giusta indicazione derivi direttamente dal Passo di San Paolo che tu citi… ma passiamo oltre.

                Io non ho detto che tu hai detto…

                Avrei però dovuto meglio usare il condizionale: “…da queste eccezioni si potrebbe trarre la conclusione che le regole certe sarebbero opinabili.” perché questo è un rischio.

                Non concordo nel definire “ostica” la Dottrina della Chiesa…

                Ostico – Sgradevole, difficile. Etimo: dal latino [hòsticus] ‘ostile’, derivato di [hostis] ‘nemico’

                Esigente certo come lo è il Vangelo e lo stesso Gesù Cristo (in tanti dopo averlo ascoltato se ne andarono).
                Dov’è il problema?

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              • “Non credo che questa giusta indicazione derivi direttamente dal Passo di San Paolo che tu citi… ma passiamo oltre.”

                San Paolo non potrebbe essere più chiaro:

                1. “Senza la Legge infatti il peccato è morto.” (Rm 7,8)

                2. “ Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge” (1 Cor 15,56)

                Anche se oggi c’è la mania dell’ermeneutica dell’ermeneutica, tale per cui affermare il senso chiarissimo di un testo diventa sempre “strumentalizzazione”, o “estrapolazione”, non mi pare proprio che si possa affermare la stessa cosa in questo caso.

                San Paolo è chiarissimo, la Legge è, in un certo senso, il “lievito” del peccato.

                “ La Legge poi sopravvenne perché abbondasse la caduta; ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20).

                “ Ora, noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice per quelli che sono sotto la Legge, di modo che ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio. Infatti in base alle opere della Legge nessun vivente sarà giustificato davanti a Dio, perché per mezzo della Legge si ha conoscenza del peccato.” (Rm 3,19-20)

                Il peccato, senza la Legge ad indicarlo come tale, è come un serpente a cui sono stati strappati i denti, danneggia comunque perché è comunque un male, una privazione, ma non porta alle conseguenze spirituali nefaste che porterebbe se commesso con piena avvertenza e deliberato consenso.

                Ovviamente il fatto che la Legge sia in un certo senso il lievito del peccato non la rende cattiva in se ( Rm 7,13), perché è l’uomo che decide di peccare, non è la Legge che lo fa peccare.

                La Legge però provvede a fornire le condizioni necessarie e sufficienti affinché la scelta libera dell’agente abbia determinate conseguenze spirituali.

                Ecco perché bisogna pregare sempre, per avere la Grazia efficace di seguire i comandamenti e di pentirsi, qua http://www.ewtn.com/library/theology/grace7.htm Lagrange spiega bene tutto l’insegnamento tomista sulla Grazia.

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              • Scusa Antonio, ma di cosa mi devi convincere con le citazioni che riporti?

                Di quello che San Paolo dice rispetto la Legge il Peccato e la Giustificazione??

                Io ho solo detto che non sono così convinto che la buona regola sul peccato e la conoscenza di peccato, derivi direttamente o sia così chiarmente implicita (come tu sembri sostenere), dai passi che riporti.

                Punto.

                Dato che per quanto ne so la lettura che io faccio dei passi su citati, mi deriva da ciò che la Chiesa mi ha insegnato negli anni e sinceramente è la prima volta che sento accostare ai distinguo su “peccato mortale, materia grave e piena avvertenza” i passi che citi.

                Se vai al CCC che ti è piaciuto riportare alla

                PARTE TERZA
                LA VITA IN CRISTO

                SEZIONE PRIMA
                LA VOCAZIONE DELL’UOMO:
                LA VITA NELLO SPIRITO

                CAPITOLO PRIMO
                LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA

                ARTICOLO 8
                IL PECCATO

                e più in particolare

                IV. La gravità del peccato: peccato mortale e veniale

                dall’articolo 1854 al 1861

                MAI si ritrova rimando alcuno ai passi che suggerici come attinenti.
                MAI compare come virgolettato o nei riferimenti Rm 7 (altro passi di San Paolo certo), neppure negli altri articoli che completano l’Articolo 8

                Quindi se permetti, io mi permetto di dubitare dell’attinenza dei tuoi passaggi interpretativi e attuativi.

                Che tu ti sia dato altre chavi di lettura o che riporti chiavi di lettura di altri (magari certamente più sapienti del sottoscritto), ciò non è sufficiente ad allontanare da me l’idea di partenza che mantengo confortato da ciò che leggo nel CCC.

                Se non altro di estremamente aderente da aggiungere, io per parte mia lascerei qui la “disputa” che non mi appassiona più di tanto.

                P.S. O forse il tuo dubbio è che qualcuno qui (o io in particolare) metta in dubbio il fatto che per avere peccato mortale debbano essere tenute ben in contro le tre condizioni?

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              • “The Fathers, especially St. Augustine. Thomists quote many texts of St. Augustine dealing with mediate knowledge; cf. also Del Prado, op. cit., II, 67-259. It is sufficient to quote here the words of Augustine (De gratia et libero arbitrio, chap. 16, 32): “It is certain that we will when we will, but God causes us to will; it is certain that we act when we act, but God causes us to act, supplying most efficacious forces to the will.” Therefore God confers grace, efficacious of itself, by which the hard heart is overcome and made obedient, yielding consent.

                Similarly, in the De correptione et gratia, chap. 14: “It is not to be doubted that human wills cannot hinder the will of God, which did whatever it willed in heaven and on earth, from doing what it wills, when as a matter of fact it does what it wills, when it wills, with these very wills of men. . . . Having, beyond any doubt, the most omnipotent power of inclining human hearts to what it pleases.” But this would be false if grace were rendered efficacious by our consent. Indeed, Augustine declares (ibid.) that “God acts within, takes hold of hearts, moves hearts, and draws men by their wills which He Himself operates within them”

                “This doctrine instils a profound sense of the necessity of prayer, of continual, interior prayer, full of confidence. For hidden, interior, most e6cacious grace, which leads up to consent, to the overcoming of temptation and drawing near to God must be sought. Thus the Sacred Scripture teaches us to pray: “Have mercy on me, O Lord, according to Thy great mercy. . . .God, be merciful to me, a sinner. . . . I am not worthy to be called Thy son . . . Father, I have sinned against heaven and before Thee. . . . Help Thou my unbelief. Create a clean heart in me, O God: and renew a right spirit within my bowels . . . Convert me, Lord, to Thee, and I shall be converted.” Again, it is written: “Thy will be done on earth as it is in heaven,” that is, give me Thy grace to perform in my actions what Thou commandest, and this perseveringly until death. Hence St. Augustine used to say: “Lord, give what You command, and command what You will.”

                The Church prays in the same way in her Missal, as St. Augustine shows (Epist. ad Vital., 217) and Bossuet in his Défense de la tradition, Bk. X, chap. 10: “That God may compel our rebellious wills; that of infidels refusing to believe He may make believers.2 That He may apply our hearts to good works. That He may give us a good will. That He may convert and draw us to Himself. That He may remove our hearts of stone and give us hearts of flesh, or docile hearts. That He may transform our wills and incline them toward good. That He may not permit us to be separated from Him.” Cf. the prayers of the Mass before the priest’s Communion.”

                http://www.ewtn.com/library/theology/grace7.htm

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              • “MAI si ritrova rimando alcuno ai passi che suggerici come attinenti.
                MAI compare come virgolettato o nei riferimenti Rm 7 (altro passi di San Paolo certo), neppure negli altri articoli che completano l’Articolo 8 “

                Bariom, penso di avere mostrato perché quei passi siano attinenti, il loro significato lo è.

                Ma comunque non importa, se ritieni che non siano attinenti amen.

                A me sembra di aver motivato razionalmente ciò che ho scritto, se poi tu ritieni che Rm 7,8 e 1Cor 15,56 non c’entrino nulla pazienza, me ne farò una ragione,

                Ho semplicemente fornito una chiave di lettura sul perché la Chiesa, pur mantenendo inalterato il principio, abbia addolcito la sua applicazione pratica, se poi non sono stato convincente non so che farci.

                Buona giornata.

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              • Scusa Antonio, ma tu confondi i piani…

                Ho semplicemente fornito una chiave di lettura sul perché la Chiesa, pur mantenendo inalterato il principio, abbia addolcito la sua applicazione pratica, se poi non sono stato convincente non so che farci.

                La TUA chiave di lettura è errata perché errato il contesto a cui applichi i passi citati ed è errato – o quanto modo “forzato” – allo stesso modo in cui il Sesta ha “forzato” il senso del passo di San Paolo per dimostrare il suo pensiero, con l’aggravante e la profonda differenza che Sesta lo porta ai limiti di ciò che è anche dottrinalmente accettabile, mentre tu non dici nulla che la Dottrina non dica, quando parli di applicazione della “regola” sulla valutazione del peccato e in particolare del peccato mortale, ma, ripeto, sei fuori contesto.

                Ho cercato di mostrarti perché CCC alla mano la TUA chiave di lettura è, o può essere errata o è comunque fuori contesto.
                Perché non trova conferma nei riferimenti del CCC stesso.
                Se poi non sono stato convincente non so che farci… 😉

                A me sembra di aver motivato razionalmente ciò che ho scritto, se poi tu ritieni che Rm 7,8 e 1Cor 15,56 non c’entrino nulla pazienza, me ne farò una ragione,

                Qui la razionalità non c’entra un bel nulla…
                “Rm 7,8 e 1Cor 15,56 non c’entrano nulla” con COSA? Con quale contesto?

                Non c’entrano nulla nel contesto in cui ti forzi a farle entrare (ho cercato di dimostrarti perché, sempre CCC alla mano).

                A me non importa sinceramente nulla se tu te ne farai una ragione o meno.
                Importante sarebbe tu ti facessi una ragione se realmente seguire il tuo ragionamento è corretto o meno, ma prima di tutto è importante per te stesso.
                Sei convinto di essere nel giusto? Bene, ma se io o chiunque altro ha il dubbio fondato che un Fratello nel giusto non sia, fa cosa buona a farlo presente, come penso tu faresti con me.

                Buon resto di giornata anche a te… anzi Buon Avvento!

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              • “MAI si ritrova rimando alcuno ai passi che suggerici come attinenti.
                MAI compare come virgolettato o nei riferimenti Rm 7 (altro passi di San Paolo certo), neppure negli altri articoli che completano l’Articolo 8 “

                Bariom, penso di avere mostrato perché quei passi siano attinenti, il loro significato lo è.

                Però pare che il fatto che il CCC (che tu per primo hai tirato in ballo) non li ritenga così attinenti – parrebbe strano in un tema tanto delicato – per te non ha importantza alcuna…

                Per te sono attinenti e guarda caso vi trovi uno specifico significato (torniamo alla modalità del Sesta), punto e basta e il problema è di chi condivide… Mah!

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              • Bariom, vediamo di chiarirci.

                Tu ad esempio scrivevi

                “E’ abbastanza noto che le Legge di cui parla Paolo è quella Ebraica cioè quella derivata dalla Legge Mosaica (che non passa di validità) estrinsecata ed elaborata nei 613 precetti del Talmud, e ancora piùnel modo farisaico di vivere e applicare quei precetti.”

                E io avevo risposto

                “non capisco proprio perché limitare quelle parole di San Paolo alla legge mosaica, quando è evidente che siano applicabilissime anche, ad esempio, a materie come la contraccezione o altri peccati che hanno poco a che vedere con le mitzvot.”

                E, se non bastasse http://taylormarshall.com/2013/10/paul-mean-by-faith-and-works-of-the-law.html

                “Saint Paul includes the moral precepts (for example, “thou shalt not covet”) as belonging to the “works of the law” (Rom 7:6-8). Consequently, the Catholic Church has officially followed the interpretation of Saint Augustine, who taught that the phrase “works of the law” refers to the entire Law of Moses—to the moral precepts, to the ceremonial precepts, as well as to the judicial precepts. Augustine recognized the “works of the law” referred specifically to the ceremonial precepts in their Jewish context, but he also understood that the message extended to a general interpretation of “works.”

                The Council of Trent and the Augustinian Tradition
                Corresponding to this Augustinian tradition, the Catholic Church, at the Council of Trent, declared with Paul that none of the works of the law could justify a man:

                Canon I. If any one says that man may be justified before God by his own works, whether done through the teaching of human nature, or that of the law, without the grace of God through Jesus Christ—let him be anathema.
                This canon from the Council of Trent demonstrates that the Catholic Church does not distinguish between “works” and “works of the law” when stating that a man is not justified by “works of the law.” Instead, the Catholic Church condemns anyone who attempts to justify himself “by his own works,” regardless of whether the works belong to the moral precepts or to the ceremonial precepts of the law. Hence, one cannot be justified even if he perfectly fulfilled the moral precepts of the Ten Commandments, since these do not equip a man for the beatific vision of God’s essence. The ceremonial precepts (“do not eat swine’s flesh”) cannot transform us into the righteousness of Christ. Moreover, not even obedience to the moral precepts (“thou shalt not kill”) can fill us with the Holy Spirit”

                I passi da me citati su San Paolo che spiegava che senza la Legge il peccato è morto erano per rispondere alla questione delle persone affette da Sindrome di Morris in un’altra epoca dove non c’erano le conoscenze di oggi e quindi non sapendo di essere geneticamente uomini la loro coscienza non poteva essere vincolata a non sposarsi e a restare soli per rimanere in Grazia.

                Non vedo in che cosa quanto da me scritto sia fuori contesto. San Paolo insegna che senza la Legge il peccato è morto e che la Legge è la forza del peccato perché, tra le altre cose, da le necessarie condizioni (come la conoscenza) affinché l’uomo sia ritenuto colpevole e perda la Grazia se trasgredisce.

                Ecco perché la Legge è la forza del peccato.

                La Legge è necessaria perchè vi sia piena avvertenza, ad esempio nel caso segnalato sopra sulla contraccezione, in quel Vademecum, ne hai un esempio lampante.

                Questo non significa che la Chiesa possa contraddire la sua stessa dottrina, ma come già detto può applicarla in maniera più leniente nella pratica laddove prevedesse che l’imposizione subitanea della Legge in tutta la sua pienezza metterebbe il fedele in condizione di peccare più gravemente, mortalmente. Laddove, cioè, la Legge potrebbe diventare la forza del peccato.

                A me sembra molto chiaro come quei passi di San Paolo si relazionino con la dottrina della Chiesa sulle condizioni del peccato formale/mortale.

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              • “Ecco perché la Legge è la forza del peccato.”

                Veramente la Legge è la forza del peccato perché la Legge è (nel senso biblico-mosaico) è NON –COMPIBILE dall’Uomo sulle sue forze.
                La legge ci troverà SEMPRE,TUTTI, in difetto.

                “Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!”
                Romani 11,32

                Come vedi, nuovamente un lettura, la tua, che ritengo non pienamente aderente nel senso profondo, che si limita ad una visione dire “giuridica” di definizione di colpa o non-colpa, quanto TUTTI siamo colpevoli e NESSUNO è Giusto (a meno che non si voglia fare di Cristo un bugiardo 1Giovanni 1,10) e siamo stati racchiusi sotto la Grazia della Misericordia attraverso il Sangue versato di Cristo.

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              • Quindi la Legge non è necessaria SOLAMENTE perché vi sia *piena avvertenza* del peccato…

                E’ quanto meno una visione fortemente riduttiva.

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              • Dimenticavo

                “Buon resto di giornata anche a te… anzi Buon Avvento!”

                Buon Avvento anche a te.😉

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              • “Se ‘l confessore prudentemente giudica che l’ammonizione sia per nocere al penitente, allora devefarne a meno e lasciare il penitente, nella sua buona fede; ed in ciò s’accordano anche gli autori più rigidi. La ragione si è, perché si devemaggiormente evitare il pericolo del peccato formale che del materialle, mentre Dio solamente il formale punisce, poiché da questo solo si reputa offeso. Ciò sta provato pienamente nel Libro colla opinione de’ dd. a eccezione di pochi (6, 610).” http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P2RD.HTM

                Io l’attinenza con Rm 7,8 e 1 Cor 15,56 la vedo chiara e cristallina.

                Per fortuna come ho mostrato un paio di post fa citando Lagrange, pregando è possibile impetrare con certezza la Grazia di osservare tutti i comandamenti, anche quelli più ostici, per via della Grazia efficace di Dio (che si impetra con la preghiera, anche perché già l’atto di pregare stesso lo facciamo sotto la mozione di tale Grazia), ma quanto dice Sant’Alfonso (il celeste patrono dei Confessori e moralisti, non il primo che passa) mi pare che sia davvero attinente con San Paolo e ciò che afferma laddove dice “senza la Legge il peccato è morto” (Rm 7,8) e “il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge” (1 Cor 15,56).

                Li Sant’Alfonso parla dei casi dove l’ammonizione, cioè il far conoscere al fedele la Legge togliendogli l’ignoranza, avrebbe come effetto, poiché il fedele non si pentirebbe, di “dare vita” a, suo peccato. Quei casi sono proprio casi dove la Legge può ben diventare la forza del peccato.

                Spero che non ci siano obiezioni a questo e di aver spiegato bene dove stesse l’attinenza che avevo individuato e che è tutto meno che campata in aria.

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              • Ultima cosa

                “che si impetra con la preghiera, anche perché già l’atto di pregare stesso lo facciamo sotto la mozione di tale Grazia”

                Questo sta spiegato molto bene qui http://www.catholictradition.org/Tradition/efficacious-grace.htm , sempre da Lagrange.

                “Veramente la Legge è la forza del peccato perché la Legge è (nel senso biblico-mosaico) è NON –COMPIBILE dall’Uomo sulle sue forze.
                La legge ci troverà SEMPRE,TUTTI, in difetto.”

                Certamente, e seguire i comandamenti e pentirsi è già, di per se, opera della Grazia (di nuovo vedere il Lagrange).

                “Come vedi, nuovamente un lettura, la tua, che ritengo non pienamente aderente nel senso profondo, che si limita ad una visione dire “giuridica” di definizione di colpa o non-colpa, quanto TUTTI siamo colpevoli e NESSUNO è Giusto (a meno che non si voglia fare di Cristo un bugiardo 1Giovanni 1,10)”

                Tutti commettiamo peccati, chi lo nega?

                Certo che nessuno è giusto.

                Però io rifletterei sulle parole di Sant’Alfonso che ho postato.

                Perché egli afferma quanto segue “Se ‘l confessore prudentemente giudica che l’ammonizione sia per nocere al penitente, allora devefarne a meno e lasciare il penitente, nella sua buona fede”?

                Perché sebbene nessuno sia giusto e tutti pecchino, “illuminare” un peccatore abituale che, al momento almeno, si prevede che non si staccherebbe da quel peccato e che non pregherebbe per esserne liberato, significherebbe metterlo in condizione di auto-relegarsi in una situazione di peccato formale permanente o quasi, mettendo a serio rischio la sua salvezza.

                Perciò io concordo con quanto hai detto, volevo solo aggiungere ulteriori sfumature, perché le cose spesso sono abbastanza complesse.

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              • “Perché sebbene nessuno sia giusto e tutti pecchino, “illuminare” un peccatore abituale che, al momento almeno, si prevede che non si staccherebbe da quel peccato e che non pregherebbe per esserne liberato, significherebbe metterlo in condizione di auto-relegarsi in una situazione di peccato formale permanente o quasi, mettendo a serio rischio la sua salvezza.”

                Mah…

                Insomma, andare piano ad illuminare il prossimo sul suo possibile peccato, che coscienti o meno si sa ha sempre effetti nefasti sul proprio vivere e quello altrui (oppure no?!)

                Esempio concreto: Il tuo caro amico tradisce la moglie, perché a lui sembra cosa normale (con l’andazzo odierno poi…). Meglio non dir nulla!

                Doppio mah!

                Bisogna fare mooolta attenzione in queste valutazioni in cui la Grazia del Discernimento deve essere ad altissimi livelli (se mi si passa il termine), invewce di farne regolette spiccie da applicare ai casi di tutti igiorni e di chiunque.

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              • Aggiungiamo caro Bariom, che la regola generale deve essere l’opposta di quella proposta da Antonio: la Carità non è possibile senza libertà e la libertà non è possibile con la menzogna.
                La regola generale sarà sempre di condurre chi è nell’errore alla piena verità: e questa è la missione principiale del direttore di coscienza in particolare e della Chiesa in generale.
                Non si può fare della casuistica una regola generale, non si può lasciare qualcuno sguazzare in una vita che non è pienamante liberata dalla Buona Novella.
                Se così non fosse il Signore non avrebbe mandato i Suoi discepoli evangelizzare il mondo intero.
                In Pace

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              • Bariom,

                È insopportabile che continui ad attribuirmi cose che non ho detto nè pensato.

                Non ho mai scritto che sia una cosa da applicare in tutti i casi, solo dove, appunto, si preveda che la situazione peggiorerebbe invece che migliorare.

                Se noti ho parlato di un caso ben specifico, e cioè quello di una persona con un peccato abituale per cui imporle subito senza sconti la Legge, senza gruadualità, la porterebbe a una situazione peggiore per la sua anima.

                Nulla di diverso da quanto scritto in questo http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740.html Vademecum del 1997.

                È l’applicazione della legge della gradualità.

                “Ma nel dare poi indicazioni pratiche ai confessori, il documento li incoraggia esplicitamente ad affidarsi alla “buona fede”, pur con l’avvertenza di compiere passi graduali per risvegliare nella coscienza del penitente la consapevolezza delle colpe commesse:

                “Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.”

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              • Caro Antonio, non è mio scopo mettere alla prova la tua capacità di sopportazione… 😉
                Mettilo in conto come effetto collaterale che ti da modo si esercitare la virtù della pazienza (punti paradiso) 😀

                Detto questo, io non ho scritto che “tu hai detto”… anche tu mi fai dire cose che non dico (forse perché prendi i miei interventi troppo sul personale).

                Io ho fatto obiezione dicendo (mi cito) “Bisogna fare mooolta attenzione in queste valutazioni in cui la Grazia del Discernimento deve essere ad altissimi livelli (se mi si passa il termine), invece di farne regolette spiccie da applicare ai casi di tutti igiorni e di chiunque.”.

                Cioè attenzione a non fare di una proposizione e di un pensiero (anche sia di un Santo – che per essere stringenti non significa che ogni cosa uscita dalla Sua bocca sia “oro colato” sic et simpliciter), una “regola aurea”.

                Io non so se tu applichi la logica espressa come “regoletta spiccia”… sarei portato a dire di no, ma l’obiezione ci sta (credo) anche a favore del lettore casuale o distratto, per cui ciò che balza agli occhi come prima istanza, sembra essere: “lasciamo nell’ignoranza e nella non coscienza di peccato chi nel peccato è, perché se ne viene ‘informato’ (termine improprio), ipso facto, lo mettiamo nella condizione di poter essere coindannato”.

                Forse io non mi esprimerò in termini molto “filosofici”, ma ogni tanto bisogna ragionare in termini un po’ “terra-terra” a vantaggio dei più e dei lontani, che sulle questioni filosofiche-pratiche dei loro comportamenti, guardano al sodo.

                Per altro si portrebbe obiettare anche in termini scritturali

                Ezechiele 3
                «17 Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 18 Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 19 Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.» (e c’è chi ci ha rimesso la testa per tale testimonianza…)

                Ora questo agire che pare “draconiano”, non è contrario all’invito alla “gradualità”, ma la gradualità, non esime dalla Verità di chiamere le cose con il loro nome.

                Ti faccio un esempio concretissimo, basato sulla mia vita.
                Io sono un ex-ateo, per altro come molti atei, a suo tempo fortemente avverso alla Chiesa e ai suoi insegnamenti, immesro fino al collo nei suoi peccati mortali (i veniali neppure il caso di contarli).
                Dio per Sua infinita Misericordia, ha voluto portarmi fuori dall’inganno e dalle mie tenebre, attraverso un cammino di conversione dove MAI ciò che era e è peccato mi è stato presentato come non-peccato, ma la gradualità sta nel fatto che al contempo MAI mi è stato imposto nulla del tipo “da domani non fai più questo o quello e ti impegni a fare quest’altro”.

                Questo perché nessuno ha le forse IN SE’ di liberarsi DA SOLO dei propri peccati, che sono SCHIAVITU’ e c’è solo Uno che con il Suo Sacrificio, donado lo Spirito Santo e attraverso i Sacramnti della Chiesa (Confessione e Riconciliazione in primis), può liberare l’Uomo dal suo peccato.

                Quindi tangenzialmente, critico anche la valutazione (sempre livello di “rischio”) che deve essere fatta sul peccatore del tipo: “forse non ha la forza di liberarsi dal peccato…”

                Non è “forse”…è CERTO che non ha la forza, se non in Cristo!

                Ma la presa di coscienza della Verità del proprio stato di peccato è forse il passaggio più faticoso e anche doloroso, quando si inizia a comprendere cosa è peccato, ma se ne è ancora completamente schiavi (e come nel peccato si viva male, lontani da Dio e dal Prossimo, divisi in se stessi)
                Lì, in quella sofferenza e in quel dolore (vedo il bene, ma faccio il male che non volglio), finalmente si abbandona l’idea di potersi liberare con le proprie forze (convinzione che porta chi questo crede ad atteggiamenti farisaici) e si GRIDA aiuto a Dio.

                E come Dio potrebbe non intervenire sentendo il grido di aiuto che sale dai Suoi Figli?

                Questa è la gradualità che conosco e che da sempre ri-conosco nella Chiesa.

                Quella che più compiutamente si esprime in ciò che hai riportato:

                “Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.

                Dove l’aspetto fondamentale, pedagogico e fruttuoso, non sta nella prima parte, ma nella seconda (che mi sono permesso di sottolineare con il grassetto).

                Se in quanto ho qui esposto, possiamo trovarci allineati e concordi ne sarò felice…
                Se sono in qualche tipo di errore, grato a chi me lo vorrà mostrare.

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              • @Simon

                “Non si può fare della casuistica una regola generale”

                Infatti Sant’Alfonso dice

                “Se ‘l confessore prudentemente giudica che l’ammonizione sia per nocere al penitente, allora devefarne a meno e lasciare il penitente, nella sua buona fede” http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P2RD.HTM

                Da dove, tu e Bariom, abbiate ricavato che questo implichi il farne una regola GENERALE o che sarebbe una “regoletta spiccia da applicare ai casi di tutti i giorni e di chiunque” io non ne ho la più pallida idea.

                È comunque abbastanza indicativo che la Chiesa non abbia mai emesso simili Vademecum come quello citato sopra sulla contraccezione da applicarsi, chessò, agli abortisti, ai sicari, ai pedofili e così via.

                Se si rimane sul buon senso è evidente il perché non l’abbia fatto, ma secondo alcuni (anche certi bloggers cattolici molto popolari, che qui eviterò di menzionare) se si applica la legge della gradualità a quei peccatori allora si potrebbe/dovrebbe applicare anche agli abortisti e ai sicari, visto che la contraccezione è materia grave e l’assassinio è materia grave.

                Per farti capire che io sono ovviamente d’accordo che non si possa fare della casuistica una regola generale, ma anche l’approccio uguale e opposto a quello che tu mi attribuisci (erroneamente) genera mostri.

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            • @Bariom

              “Cioè attenzione a non fare di una proposizione e di un pensiero (anche sia di un Santo – che per essere stringenti non significa che ogni cosa uscita dalla Sua bocca sia “oro colato” sic et simpliciter), una “regola aurea”.”

              Non è una regola aurea ma è sicuramente una buona indicazione. A meno che non si voglia dire che il celeste patrono dei confessori e moralisti non avesse capito nulla, ma sono certo che non sia a questo che vuoi arrivare.

              “Io non so se tu applichi la logica espressa come “regoletta spiccia”… sarei portato a dire di no, ma l’obiezione ci sta (credo) anche a favore del lettore casuale o distratto, per cui ciò che balza agli occhi come prima istanza, sembra essere: “lasciamo nell’ignoranza e nella non coscienza di peccato chi nel peccato è, perché se ne viene ‘informato’ (termine improprio), ipso facto, lo mettiamo nella condizione di poter essere coindannato”.”

              Io non ho detto che sia cosa buona lasciare nel peccato chi è nel peccato, ho detto che, in certe situazioni, laddove si prevedesse che la persona non si emenderebbe e nemmeno pregherebbe per essere liberata dal peccato (forse perché lo reputa una cosa giusta e non accetterebbe nemmeno l’indicazione della Chiesa la riguardo, nemmeno in linea di principio, cosa che lo metterebbe in una situazione ancora più grave), PUÒ essere cosa migliore “tollerare” una situazione di disordine materiale, perché non tollerarlo, in questo caso, degenererebbe in disordine formale, cioè qualcosa di molto peggiore.

              E quindi, IN QUESTO CASO, si farebbe danno a quell’anima, e non beneficio.

              Ma è chiaro che non sia cosa da applicare a tutti, perché c’è chi invece trarrebbe beneficio spirituale da una applicazione più severa della Legge.

              È un po’ la dialettica tra acribia e oikonomia delle chiese orientali.

              “Questo perché nessuno ha le forse IN SE’ di liberarsi DA SOLO dei propri peccati, che sono SCHIAVITU’ e c’è solo Uno che con il Suo Sacrificio, donado lo Spirito Santo e attraverso i Sacramnti della Chiesa (Confessione e Riconciliazione in primis), può liberare l’Uomo dal suo peccato. Quindi tangenzialmente, critico anche la valutazione (sempre livello di “rischio”) che deve essere fatta sul peccatore del tipo: “forse non ha la forza di liberarsi dal peccato… Non è “forse”…è CERTO che non ha la forza, se non in Cristo!”

              Ok, queste righe dimostrano che hai un po’ frainteso quello che ho scritto precedentemente.

              Io precedentemente ho citato il Lagrange, il mostro sacro del tomismo, che spiega bene come, pregando, è sicuro che si impetri la Grazia efficace di seguire i comandamenti, anche quelli più difficili http://www.ewtn.com/library/theology/grace7.htm

              Però vi sono casi dove la persona, se avvertita, non solo si emenderebbe, ma per l’appunto tenterebbe di “difendere” il proprio peccato e di giustificarlo.

              Per questo serve al confessore molto discernimento per capire dove sia opportuna l’ammonizione e dove, invece, seppur indirettamente (cioè non per effetto dell’ammonizione stessa ma per ciò che ne farebbe il fedele col suo libero arbitrio), avrebbe effetti disastrosi.

              L’esempio di chi fa uso di contraccezione è particolarmente calzante, perché oggi (e quel Vademecum è di 20 anni fa) molti, se avvertiti di questa esigenza, di questo obbligo, lo rifiutano in maniera esplicita, passando quindi non solo a peccare formalmente, ma anche a non chiedere nemmeno aiuto a Dio in preghiera per osservare questo comandamento e affinché, almeno, Dio non permetta che si muoia con colpe gravi sulla coscienza, qualora fosse Suo disegno permettere che non ci si liberi subito da questo peccato.

              Questa è una situazione particolarmente delicata, perché si potrebbe mettere il fedele addirittura nella condizione di peccare contro lo Spirito Santo, che non è roba da poco.

              Spero di essermi spiegato.

              In questi casi applicare la gradualità e invitare il fedele a una maggior vita di preghiera, è la cosa più importante, poi magari il confessore potrà illuminarli riguardo a tale questione quando li ritenesse spiritualmente pronti e capisse che l’ammonizione non sarebbe più a loro nocumento.

              Infine

              “Quella che più compiutamente si esprime in ciò che hai riportato:

              “Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.

              Dove l’aspetto fondamentale, pedagogico e fruttuoso, non sta nella prima parte, ma nella seconda (che mi sono permesso di sottolineare con il grassetto).”

              No, Bariom, le due parti, quella grassettata e quella non grassettata, non possono essere divise, sono un tutt’uno.

              Infatti è vero che

              “è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente;”

              Ma è altrettanto vero che

              “Il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.

              Tuttavia, questo è come un “secondo step”, per così dire, nel senso che ha da essere fatto non subito, brutalmente, mettendo il fedele in condizione di autorelegarsi in condizione di peccato formale permanente o addirittura di peccare contro lo Spirito Santo, ma ha da essere fatto dopo un percorso alla fine del quale, come scrivevo sopra, il padre spirituale valuti che l’ammonizione sarebbe di beneficio alla crescita spirituale e nella Grazia del penitente.

              Quindi le due parti stanno insieme, nè può essere presa solo la prima parte nè solo la seconda.

              L’oikonomia, infatti, secondo i padri orientali, non è mai testa alla stagnazione in se stessa, al contrario è tesa al raggiungimento dell’akribia.

              Ma, per l’appunto, gradualmente, non brutalmente. Con la brutalità si feriscono le anime e basta.

              “Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma come ad esseri carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perché non ne eravate capaci. E neanche ora lo siete”. (1Cor 3,1-2).

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              • “No, Bariom, le due parti, quella grassettata e quella non grassettata, non possono essere divise, sono un tutt’uno.”

                E io non ho tetto che debbono essere divise…

                Ho detto che l’obiettivo finale è non può che essere la seconda parte (o il secondo “step”) come tu dici.

                Io non ho mai parlato di essere “brutali” nel condurre alla Verità.

                Quindi continuiamo nel ripallo di cose dette o fraintese (atteggiamento che hai imputato a me per primo, non dico sempre a torto).

                Sono convinto che se ne stessimo parlando a cena o “a quattrocchi”, ci proveremmo molto più in sintonia di quanto non appaia in questo (ormai pallossissimo) rimpallo.

                Quindi dopo aver detto tutto (credo), e per non trovarci a dire “il contrario di tutto”, mi autosospendo – se ci riesco 😀 – dal confronto con te sull’argomento.
                (Anche perché, latente ho sempre questo dubbio che mi arrovella: “ma a noi che confessori non siamo e che difficilmente verremo a sapere delle confessioni di Tizio o Caio – Dio ce ne scampi e liberi – che ce ne viene di tanti sottili disanime? Boh… Io ho già da discernere, non sempre con facilità, tra i miei atteggiamenti e i miei peccati personali, senza indagare tra possibilistiche reali o presunte situazioni altrui)

                Alla prox

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              • Caro Bariom, concordo con te.
                Questo “rimpallo” può finire qui.
                E riassumo tutta la discussione in una frase: “sola la Verità ci rende liberi e quindi capaci di carità”.
                Et de hoc satis
                In Pace

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              • Bariom,

                Dalla tua risposta vedo che sei d’accordo con me, infatti

                “Ho detto che l’obiettivo finale è non può che essere la seconda parte (o il secondo “step”) come tu dici.”

                Questo è ciò che ho detto anche io. Perciò non ho problemi ad accogliere il tuo invito.

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  10. Forse sono OT, ma come qualcuno avrà notato i miei commenti compaiono dopo molte ore , perchè sono pre-moderati. E’ un po difficile fare un dialogo ordinato in questo modo, e sono anche in difficoltà a dare un senso logico alle mie risposte…

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    • Beh, a volte pare non sia un problema solo di “pre-moderazione” 😀 😀 😀

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      • Be io penso che quando si organizza un dibattito bisogna avere la pazienza poi di dar voce a tutti, anche alle voci scomode o molto diverse, ovviamente senza offese personanali e turpiloqui.
        Bisogna anche fare attenzione al fatto che eventuali domande dirette non vengano glissate o eluse, perché questo comporta inevitabilmente ad una polemica interna con ripetizione frequente degli stessi concetti , che finiscono a volte per essere un pretesto per togliere la parola a questo o quello , spesso lo stesso a cui è stata negata una risposta diretta ad una domanda diretta.
        Mi sa che sono stato un po contorto…spero si capisca 🙂

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  11. Sindrome di Morris?
    La soluzione mi sembra alquanto semplice: è una malattia e come tale va considerata anche in riferimento alle responsabilità comportamentali.
    Ben diversa è invece l’omosessualità e tutte le sue sfaccettature che, non essendo considerate malattie, rendono chi compie determinate azioni responsabile di ciò che fa.
    Riguardo poi al sacramento del matrimonio, il preventivo e reiterato rifiuto di mettere al mondo figli che lo rende passibile di invalidità, non l’incapacità a generare a motivo di malattia conscia o inconscia.

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    • L’omosessualità non è considerata malattia dalle associazioni di psicologi sotto la spinta della lobby omosessualista che detta il pensiero unico nel mondo occidentale: ciò non vuol dire che non sia, a volte, una malattia. Di certo non è “normale” non essere pienamante uscito dallo stadio narcisista trovando attrazione solo in chi rispecchia i propri caratteri fisici, non entrando nell’età adulta che è segnata dalla capacità di gustare pienamene reali alterità e complementarità; come non è un gran relazionarsi con il reale il dissociare l’attività sessuale da quella procreativa e ridurla ad una masturbazione compartita… Ci andrei quindi piano nel dire che non è, filosoficamente e ontologicamente parlando, una malattia. Ovvio che ci sono poi i perversi che lo praticano nel quadro di una lussuria sfrenata, la quale è, analogicamene, come ogni vizio, malattia spirituale.

      L’incapacità a generare per ragioni fisiche oggettive, come il non poter avere relazioni fisiche complete, è ragione di nullità di matrimonio (cf CIC)

      In Pace

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      • Non è malattia del tipo sindrome di Morris ed altra patologie similari: dal punto di vista psicologico invece… stendiamo il velo del politically correct…
        L’incapacità a generare… è ragione di nullità: ragione di nullità non significa che il matrimonio è nullo, ma che per tale ragione, su richiesta di un coniuge, il matrimonio può essere dichiarato nullo.
        Can. 1073 – L’impedimento dirimente (in genere ed in specie) rende la persona inabile a contrarre validamente il matrimonio.
        Can. 1084 – §1. L’impotenza copulativa antecedente e perpetua (impedimento dirimente in specie), sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio.
        §2. Se l’impedimento di impotenza è dubbio, sia per dubbio di diritto sia per dubbio di fatto, il matrimonio non deve essere impedito né, stante il dubbio, dichiarato nullo.
        §3. La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio, fermo restando il disposto del can. 1098.
        Can. 1107 – Anche se il matrimonio fu celebrato invalidamente a motivo di un impedimento o per difetto di forma, si presume che il consenso manifestato perseveri finché non consti della sua revoca.

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        • Fatemi capire…perchè questa non la sapevo….
          Anche se anche tutti e due i coniugi sanno che uno dei due è sterile prima di sposarsi, il matrimonio è nullo?
          Oppure questo vale solo se il coniuge sterile nasconde questo fatto prima del matrimonio?
          E se invece la cosa emerge dopo il matrimonio, ma era sconosciuta a tutti e due ?
          Cioè : circostanziamo meglio……

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          • Gli articoli dec CIC citati sono chiari abbastanza.
            In Pace

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          • Però scusami ML65-4, perché non ti iscrivi ad un bel corso di Teologia Morale, visto che sei sempre così bramoso di conoscere le regole (se regole ci sono) applicabili a questa o quella situazione?
            Voglio dire, io potrei anche azzardare delle risposte, ma lo farei in base alle mie (limitate) conoscenze e applicando una sana dose di logica (le indicazioni della Chiesa non sono mai illogiche, ma dipende dalla logica che vi applichiamo, cioè quella dei Beni Superiori), forse qualcuno qui ne ha i requisiti, ma diversamente, è stupido chi si azzarda a snocciolare soluzioni su temi così delicati anche fosse solo per rispondere a te…
            Oppure fatti la tua bella ricerca usando il web o andando da qualche bravo sacerdote che inquanto confessore, dovrebbe avere (dovrebbe) avere risposte ben più certe su simili argomenti.
            Oppure pensi che qualcuno qui si debba prendere la briga di cercare le risposte per te ( o poi qualcuno sottolinei: « epperò non gli avete dato risposta… 😛 ).

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          • Anche se anche tutti e due i coniugi sanno che uno dei due è sterile prima di sposarsi, il matrimonio è nullo?
            No: « Can. 1084 – §3. La sterilità né proibisce né dirime (Sciogliere, risolvere, annullare) il matrimonio, fermo restando il disposto del can. 1098. »
            Se il coniuge sterile nasconde questo fatto prima del matrimonio l’altro coniuge può chiedere l’annullamento?
            Si: « Can. 1098 – Chi celebra il matrimonio, raggirato con dolo, ordito per ottenerne il consenso, circa una qualità dell’altra parte, che per sua natura può perturbare gravemente la comunità di vita coniugale, contrae invalidamente. »
            NB: il coniuge che viene a conoscenza dell’inganno può non chiedere l’annullamento sanando di fatto il matrimonio invalido.
            E se invece la cosa emerge dopo il matrimonio, ma era sconosciuta a tutti e due?
            Non essendoci inganno il matrimonio sarebbe valido, ma questo è uno dei tipici casi che fanno ricchi gli avvocati…

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          • @Mentelibera
            L’essere sterili non rende di per se nullo un Matrimonio, l’essere impotenti si.
            L’essere sterili può rendere nullo il Matrimonio se tale mancanza è stata tenuta nascosta con dolo
            Can. 1098 – “ Chi celebra il matrimonio, raggirato con dolo ordito per ottenerne il consenso, circa una qualità dell’altra parte, che per sua natura può perturbare gravemente la comunità di vita coniugale, contrae invalidamente.”
            Questo vuol dire che se uno non sa di essere sterile, ma lo è, contrae validamente, ma se uno sa di essere sterile e lo nasconde apposta al coniuge, per timore di essere lasciato, contrae invalidamente.

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            • Un commento personale, che scrivo mentre molti lo pensano senza dirlo.
              Ma tutta la pedagogia della Chiesa :
              – sulla famiglia cristiana,
              – sull’importanza della coppia, e che sia indissolubile come testimonianza di fedeltà per il mondo.
              – sul fatto che quella donna/uomo sono stati progettati per te dall’inizio della storia.
              – che siamo una carne sola
              – che da giovani come da vecchi saremo uno la spalla dell’altro
              – che abbiamo una grazia particolare
              – che siamo due cuori una capanna e Gesù Cristo
              poi si sgretola se uno dei due non può avere figli , al punto di diventare una causa legittima per la nullità, segno che invece di sposare una la persona che ami sembra che per la Chiesa sia più importante sposare uno “stallone” o una “fattrice” , come per gli animali ?
              Se ho capito bene , correggetemi, se io fossi impotente e lo dicessi (oltre alla mia futura sposa che non vede problemi) anche al prete prima di sposarmi , quello potrebbe (dovrebbe?) negarmi il matrimonio!
              Cioè io non mi potrei MAI sposare se non potessi avere rapporti sessuali.
              Da una parte si demonizzano i rapporti sessuali fuori dal matrimonio, dall’altra si idolatrano, al punto di dire che il matrimonio non è matrimonio senza rapporti sessuali , pure se i coniugi sono d’accordo.
              Ed è proprio idolatria, perchè si fa differenza tra impotenza (non posso avere rapporti sessuali) e sterilità (li posso avere ma non sono fecondi). La riproduzione sembra essere l’unico scopo dell’essere umano.
              Ma sul Vangelo dove sta scritta una cosa cosi importante ?
              In pratica la coppia esiste solo per fare figli. Tutte le altre cose che legano un uomo e una donna non esistono, se non possono fare figli. E l’adozione ?
              Già la vita non è parca di croci….. ma quante ce ne aggiungiamo da soli?
              Vabbè…scusate …era un pensiero espresso per scritto….

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              • Nulla impedisce, ML-65, due persone di vivere assieme se non hanno relazioni sessuali: semplicemente non è un sacramento. Il loro vivere assieme puo anche essere santificante, perché no: ad esempio una comunità di monaci che vivono assieme, e la loro vita, seguendo i precetti evangelici, è perfettamente santificante anche se non c’è il sacramento del “monachismo”.

                Quel che il sacramento fa è che rende l’atto sessuale, castamente vissuto e cioè aperto alla generazione della vita per il quale esso è finalizzato, partecipe dell’azione di Dio creatore ma anche salvatore.
                Quindi la tua diatriba è poco sensata / comprensibile per il cattolico.

                In Pace

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              • @Mentelibera
                “Da una parte si demonizzano i rapporti sessuali fuori dal matrimonio, dall’altra si idolatrano, al punto di dire che il matrimonio non è matrimonio senza rapporti sessuali , pure se i coniugi sono d’accordo.
                Ed è proprio idolatria, perchè si fa differenza tra impotenza (non posso avere rapporti sessuali) e sterilità (li posso avere ma non sono fecondi). La riproduzione sembra essere l’unico scopo dell’essere umano.”
                Non sono sicuro di capire questo tuo punto.
                Se tu sei sterile, a patto che tu non lo tenga nascosto con dolo a tua moglie, puoi sposarti validamente.
                Perché questo implicherebbe che la riproduzione sia l’unico scopo dell’essere umano? Sarei d’accordo con te se la Chiesa giudicasse invalidi anche i matrimoni tra sterili, ma così non è.

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              • @Simon

                “Nulla impedisce, ML-65, due persone di vivere assieme se non hanno relazioni sessuali: semplicemente non è un sacramento”

                Concordo ma questo tuo ragionamento, se ci badi, può andare bene oggi, nella modernità, dove due persone che vivono insieme senza essere sposate non danno più scandalo.

                Infatti, se la situazione sociale fosse ancora come era nel XVI secolo, due cattolici che, pur non potendosi sposare sacramentalmente a causa dell’impotenza di lui, vogliono vivere insieme, sarebbero discriminati terribilmente e trattati come appestati e peccatori pubblici da cui prendere le distanze, e per evitare ciò dovrebbero:

                1. Non vivere insieme.

                2. Umiliarsi pubblicamente e dire a tutti che lui è impotente, spiegando quindi che non sono una “coppia di fornicatori” (che in una società come quella sarebbe emarginata da tutti).

                Quindi sono d’accordo con te, ma faccio solo notare che tale ragionamento è praticamente applicabile solo in questo contesto storico.

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              • La problematica “sociale” è un altro soggetto di discussione: non mischiamo i piani.
                Può interessare lo stile di una pastorale ma non il contenuto dottrinale.
                In Pace

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              • @Simon

                Non ho mischiato i piani e non ho detto che interessi il contenuto dottrinale.

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  12. In fondo questo simpatico articolo mi rende un ottimo servizio. Se davvero l’associazione fra Gal 3,28 e le istanze di uguaglianza contenute nella teoria Gender fosse logicamente così improvvisata e teologicamente così stravagante, non assisteremmo ne’ a tutta questa preoccupazione di dimostrarla logicamente fallace, ne’ al timore dei pericolosi danni che potrebbe suscitare nella fede dei semplici. Evidentemente ho toccato un nervo scoperto. E questo mi basta. Se poi l’autore vuole venire fuori, lo informeremo, che io non ero seduto fra il pubblico, ma ero stato invitato al tavolo dei relatori. E non lo dico per vanagloria accademica, ma per precisare che mai e poi mai sarei andato ad ascoltare persone che insultano e chiamano alle armi per una battaglia di cui condivido solo il motivo ispiratore, ma non i toni ne’ lo stile grossolano.

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    • Ringrazio il professor Sesta per questi suoi interventi, benvenuto. Rispondo per quello che mi compete.
      Per iniziare noto che i primi commenti a questo mio articolo sono stati una selva di “questo articolo è inutile, l’argomento di Sesta si demolisce da sé”. Non vuol dir nulla, ma questo è.
      Come spiego nell’articolo anche a me la sua pretesa è suonata, di primo acchito (e me ne scuserà) semplicemente insulsa. Solo dopo che Fulvio ha voluto approfondirla riuscendo, sempre a mio avviso, a demolirla, tutto questo episodio mi è sembrato un buon motivo di possibile insegnamento, non semplicemente una curiosa vicenda “da dimenticare”.

      Detto questo devo scusarmi con lei per l’errore commesso in sede di stesura dello scritto. Non sapevo fosse al tavolo dei relatori e pertanto da un lato trovo brutto che non le sia stato concesso di parlare in modo organico e dall’altro trovo che non sia stata una buona idea invitarla proprio per i motivi che nell’articolo cerco di spiegare. Opinioni personali, chiaro. Metto una errata corrige per chiarire l’errore materiale, di nuovo perdoni e grazie di aver chiarito.

      E ancora, non posso sapere che insulti siano volati quella sera, non c’ero. Per quel che ho visto su youtube e per quel che conosco delle conferenze di Amato (lo sappiamo, studiate praticamente a memoria dall’Avv.) non ho mai ascoltato insulti di nessun tipo, ma potrei sbagliarmi.

      Sono felice che lei condivida il motivo ispiratore degli stessi convegni di Amato. La invito pertanto a pensare ad una sua eventuale personale conferenza di approfondimento e demolizione delle istanze finali del cosidetto movimento gender, con i toni e lo stile che vuole.
      D’altra parte per far comprendere i rischi e i danni possibili – forse già in atto – di questa “bomba atomica” (Papa Francesco) a tutti, semplici compresi, tutte le “braccia” sono le benvenute!
      Di nuovo grazie e ben arrivato!

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      • Beh caro Minstrel io mi sento meno “diplomatico di te 😉 e quindi non posso che notare che Sesta afferma la sua poca stima in chi aveva organizzato l’incontro, dato che “… mai e poi mai sarei andato ad ascoltare persone che insultano e chiamano alle armi per una battaglia di cui condivido solo il motivo ispiratore, ma non i toni ne’ lo stile grossolano.”, ma che come realtore invitato (forse da chi non ricambia la stessa poca stima) decide di partecipare.

        Io sono abituato a non accettare neppure inviti da chi non stimo, ma saranno scelte personali di Sesta, che però evidenziano e fanno supporre un particolare atteggiamento di fondo nel presentare poi le proprie idee al consesso in questione.

        E di fatto impariamo che ci sarebbero particolari “nervi scoperti”, che fuori della metafora presuppongono reazioni istintive e non-logiche.

        Dulcis in fundo: “Invito dunque tutti coloro che fossero eventualmente disposti a donare qualcosa all’Associazione, come si chiede alla fine dell’articolo, a essere consapevoli che, a rigor… di “logica”, stanno finanziando non Thomas… ma Aristotle International”

        Come si dice “noblesse oblige” …però è un “accademico”, chapeau!

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    • Io non so chi tu sia né se l’articolo ha espresso correttamente la tua opinione, ma io ho capito, e se sbagli mi scuso, che tu fai una « l’associazione fra Gal 3,28 e le istanze di uguaglianza contenute nella teoria Gender ».
      A tutti coloro che, pur credenti, sono favorevoli alla teoria del gender e non la condannano, io rispondo con Rom 1.32: « E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa. »

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    • Come già espresso nei miei primissimi commenti all”articolo in questo thread, il tuo intervento non meritava perderci un minuto: personalmemnte mi dispiace tantissimo che si usi delle Sacre Scritture in un modo che, nella blogosfera, si sarebbe chiamato”trollesco” cioè non finalizzato al dialogo ma al mettere in caciara.

      In Pace

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  13. Per i curiosi, amanti della logica, che hanno letto l’articolo, e non si sono stancati delle noiose pseudo-sottigliezze che contiene: “persona” non sta a “uomo” e “donna” così come “animale” sta a “razionale”. La persona non è cioè un genere di cui uomo e donna sono una specie. Persona è, come dice Tommaso d’Aquino, un nomen dignitatis, indica cioè lo speciale valore non solo di Dio, ma anche dell’animale razionale, e cioè dell’uomo. Rispetto a ogni esemplare di animale razionale, cioè di uomo, “persona” aggiunge dunque non un genere ulteriore che li comprende tutti, ma il modo unico e irripetibile in cui ciascuno di essi realizza la natura umana. Il sostantivo che indica l’essere umano, sia maschio sia femmina, è “persona”, non “animale”. E l’aggettivo che lo qualifica distinguendolo da altri enti altrettanto Persone, come Dio e gli angeli, è “umana”, non “razionale”, visto che anche Dio e gli angeli sono razionali. Ogni persona è unica anche se non è l’unica persona. Questo Aristotele, a cui Fulvio e il suo amico si appellano, non poteva saperlo. Ci sono voluti il cristianesimo, san Paolo e San Tommaso per scoprirlo. Invito dunque tutti coloro che fossero eventualmente disposti a donare qualcosa all’Associazione, come si chiede alla fine dell’articolo, a essere consapevoli che, a rigor… di “logica”, stanno finanziando non Thomas… ma Aristotle International

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    • Ringrazio anche per questa precisazione che per altro, potrei sbagliarmi, da un lato non intacca l’argomento di Fulvio dedicato al principio di uguaglianza generale, dall’altro nemmeno chiarisce i motivi per i quali lei ha voluto tenere quel che mi è parso un intervento basato sul concetto di persona, concetto che l’Avv. Amato mi pare non si sia mai sognato né di mettere in discussione né di non utilizzarlo su alcuni esseri umani. Come dico in fondo all’articolo entrambi dite di avere a cuore il destino delle persone. Solo a me piace pensare che l’Avv. Amato ritenga che cercare di correggere o ammonire decisioni sbagliate di alcune persone sia il modo più corretto per amarle e portarle verso la vera libertà. Mi sbaglierò…

      Infine credo lei sappia quanto Tommaso sia centrale nei programmi della futura università di Di Blasi. Ogni lettore faccia quello che si sente, nel completo rispetto del libero arbitrio proprio della… persona umana.

      Grazie ancora di questi suoi commenti e mi scuso ancora del refuso dovuto a mia ignoranza su alcuni dettagli dell’evento stesso.

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    • E’ ben vero che ogni persona è unica ed irripetibile, però non dimenticare che « Dio creò l’uomo a sua immagine;a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. » (Gen 1.27)
      La nostra immagine di Dio si esplicita in ciò che è la nostra natura maschile e femminile, non in ciò che noi desideriamo essere…

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    • Ottimo, Luciano Sesta, questo tuo ricordarci di cosa sia una persona: “repetita iuvant”.

      Sul nostro blog ad esempio evitiamo di parlare delle persone con tendenze omosessuali chiamandoli “gay” o “omosessuali’ e chi lo fa si ritrova in moderazione, in quanto rifiutiamo di racchiudere la ricchezza di quel che è una persona, cioè un’individuo con volontà e intelligenza propria, nell’aggettivo che distingue uno dei suoi tratti secondari.

      Dove l’uguaglianza tra persone sorge non è negli accidenti che le distinguono ma appunto in quel che hanno in comune: l’essere persone secondo la definzione data.

      Se ho un pezzo di metallo di forma triangolare, un altro di forma quadrata ed infine uno di forma ovale, è il metallo che li accomuna e non la forma geometrica che li differenzia: cioè il primo oggetto non è metallico perché triangolare, o perché quadrato…

      Vi è poi la nozione di natura che sono appunto quegli elementi sostanziali che condiviono gli individui di una popoloazione: nell’esempio dato la natura di quei tre oggetti è metallica.

      Quid della natura umana? Ovviamente vi è la natura animale, il che significa la natura umana è “biologica”, necessita intrinsecamente la possibilità di moltiplicarsi e sopravvivere, è una natura che necessita quindi due tipi di individui maschili e femminili a questo proposito. Ci sono comportamenti secondo la natura umana e comportamenti contro la natura umana. Ad esempio fa parte della natura umana l’essere sociale e vivere in comunità: il comportamento asociale va contro la natura umana.

      Allora una cosa è dire che non ci sarà più né uomo né donna perché sarannno uno in Cristo e cioè che la necessità biologica della procreazione della specie sarà assunta in Cristo in quel che la natura dell’uomo e della donna hanno in comune e cioè essere stati creati all’immagine di Dio; un’altra cosa è dire che “non ci saranno più sociali e asociali, persone che vivono secondo natura e altri contro-natura, peccatori pentiti e peccatori incancreniti impenitenti asssunti in Cristo Gesù”, perché questo né Cristo né San Paolo lo hanno mai detto, semmai innumerevoli sono le loro affermazioni che vanno nel senso contrario.

      In Pace

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  14. Non credo che sia frequente avere come interlocutore , su un blog privato, un docente cattolico di Antropologia Filosofica e Bioetica dell’Università.
    Certo che se appena inizia a parlare si attaccano i suoi interventi come se fossero quelli di uno scolaretto , con toni semi-offensivi, è normale che il dibattito finisca qui.
    Ognuno di noi pensa di essere portatore di verità, ma in realtà egli è l unico che ci mette il nome e la faccia.
    Chi pensa , dal modo in cui parla, di essere qualificato come o più di lui per parlare di certi argomenti , abbia il coraggio di metterci nome/cognome e professione.
    Certo se si parla sempre da soli , o con chi è meno preparato, si ha sempre ragione.
    Non vorrei che l’intento di questi giudizi aggressivi fosse proprio di evitare che il professore proseguisse i suoi interventi, in modo da eliminare un preparato contendente…

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    • Non lo vorrei neanch’io, ML.
      Comunque, il dibattito è pubblico e, nel caso specifico, sia Fulvio che Mauro ci hanno messo la faccia come dici tu.
      Vedi, ML, il problema tuo è il non capire che un argomento non è valido perché è tizio che lo afferma, ma, al contrario, tizio ha ragione se il suo ragionamento è valido: nel caso opposto si compie una fallacia chiamata argomento di autorità, il cui valore epistemologico è spesso nullo (non sempre nullo , in quanto quando Dio parla, l’argomento di autorità è valido).
      Per ora Luciano Sesta non ha presentato nessun argomento valido in questa sede: vuol dire che non ha altri contro-argomenti da opporre e, quindi, intelligentemente, la smette qui.
      In Pace

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      • Sono daccordo su tutto ma credo che definire il suo intervento come quello di un troll non sia carino :-). Non è che ha detto che Gesù è morto di raffreddore…ha esposto una tesi su un passo di una lettera di San Paolo, per ammorbidire la divisione uomo/donna cosi netta nella teologia. È giusta È sbagliata ? Be è il suo mestiere….avrà diritto di esprimerla …
        Penso che quando scriveva « mai sarei andato ad ascoltare persone che insultano e chiamano alle armi per una battaglia di cui condivido solo il motivo ispiratore, ma non i toni ne’ lo stile grossolano » intendesse proprio questi toni di battaglia che dimenticano che se lo studio delle scritture non potesse evolversi sarebbe inutule continuare a studiarle , dopo 2000 anni che si studiano….

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        • “…avrà diritto di esprimerla”

          E chi gli ha negato tale diritto, anzi a mio giudizio è stata fin troppo presa in considerazione seppure nel confutarla, gentilezza che non pare egli abbia ricambiato, né la, né qui.

          Ma è ovvio dato che considera i suoi interlocutori “persone che insultano e chiamano alle armi per una battaglia” e che hanno uno “stile grossolano”.

          Quanto allo studio della Scritture, mai si interrompa, ma nei 2000 anni passati non tutti gli studi hanno portato a risultati accettabili (o sbaglio?)

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    • E perché di grazia @ML65-3 un simile accreditato professore per di più cattolico, dovrebbe rinunziare ad esporre meglio le sue affermazioni o difenderle da attacchi di persone magari non al suo “livello”?
      Cos’è? Va in crisi per non trovarsi in ambiente che si mette prono a prescindere?

      Se è professore (e cattolico) e ha in dono tanta sapienza, perché non ne fa un servizio e si abbassa a condividere con chi sa meno di lui?

      Perché i suoi unici due interventi qui (di cui secondo te bisognerebbe essere “onorati”, mostrando magari deferenza) sono di così basso valore non solo sapienziale, ma dire il vero anche umano (vedi mio commento https://pellegrininellaverita.com/2017/11/29/san-paolo-e-il-gender-cosa-insegna-la-disputa-fra-amato-di-blasi-e-sesta/#comment-34002)?

      Cosa mi significa rivolto al altri “…abbia il coraggio di metterci nome/cognome e professione.”?

      Il tuo dov’è? E cosa c’entra la professione? Se sono netturbino non avrei voce in capitolo?
      Il mio poi non è così nascosto, bastano un paio di clik, ma per varie ragioni (che non sono tenuto a spiegare) mi piace usare un nickname.

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