Sul ritorno della logica mediata: una grammatica della realtà per tempi smarriti


Invito alla lettura di un nuovo saggetto sul Sillogismo Aristotelico e la Struttura Quantistica

Ci sono stagioni della riflessione nelle quali l’urgenza più pressante non consiste nell’inseguire la novità, né tanto meno nel rincorrere il miraggio di un’ulteriore astrazione formale, bensì nel sostare—con discrezione, ma anche con rigore—dinanzi a ciò che già fu pensato, intuito, articolato in una lingua diversa, forse più sobria, e nondimeno più vicina all’ordine stesso dell’essere. Non si tratta, in questi casi, di restaurare antichi sistemi per mera affezione storica, né di indulgere in archeologie speculative, ma piuttosto di interrogarsi—con quella pazienza che solo la filosofia vera conosce—sulle condizioni profonde della nostra capacità di comprendere, e in ultima istanza di abitare, il reale.

È in questo spirito che nasce il saggio che oggi, con una certa trepidazione e una calma determinazione, rendo disponibile ai lettori più attenti di questo spazio di pensiero condiviso. Si tratta di una riflessione lunga, maturata nel tempo e attraverso numerosi passaggi pubblici e privati, e che ora trova la propria forma compiuta nella proposta di ciò che definisco Logica Aristotelica Eidetica: un ritorno alla logica sillogistica non come reliquia del passato, ma come struttura portante ancora viva e operativa, capace di offrire uno strumento rigoroso per comprendere, forse più profondamente che altrove, l’architettura concettuale della meccanica quantistica contemporanea.

Il lettore che abbia seguito, anche solo a tratti, il percorso tracciato in questi anni su Pellegrini nella Verità, riconoscerà nei temi affrontati in questo nuovo lavoro non l’irruzione improvvisa di una direzione inattesa, bensì la continuità meditativa di una ricerca che ha attraversato—tra le pieghe della logica, della metafisica e della teoria dell’informazione—alcuni degli snodi più delicati della riflessione sul reale. La logica quantistica, con le sue anomalie apparenti, con la sua non-distributività, con la sua dipendenza dal contesto di misura e dalla relazione tra osservatore e sistema osservato, non rappresenta, in questa prospettiva, una sfida da affrontare con strumenti esotici o artificialmente costruiti, ma una richiesta implicita di ripensare l’intera grammatica del nostro inferire. Ed è proprio la logica sillogistica aristotelica—riletta nella sua forma eidetica, cioè secondo la sua struttura essenziale, non riducibile né ai soli simboli né alle sole funzioni—che si rivela sorprendentemente adeguata a questo compito.

In questo lavoro non si celebra un ritorno nostalgico al passato, né si rivendica la supremazia di un modello contro un altro. Si propone, piuttosto, di considerare come la logica fondata sulla mediazione del termine medio, e sulle sue quattro forme canoniche—Barbara, Darapti, Ferio, Bocardo—sia in grado di modellizzare, con sobria eleganza e profonda coerenza, la struttura relazionale dei fenomeni quantistici, così come le dinamiche dell’etica applicata, del ragionamento giuridico, e persino della comprensione teologica dei misteri cristologici. In questo senso, la logica aristotelica non viene qui riproposta come alternativa semplificata alla logica booleana o modale, ma come loro fondamento silenzioso, come architettura sottostante, dimenticata ma non annullata, capace di restituire al pensiero la sua dimensione ontologica, strutturale, partecipativa.

Per coloro che desiderano accostarsi al testo completo, esso è liberamente disponibile e si rivolge a chiunque avverta che, nel tempo presente, la crisi dell’intelligibilità non è solo epistemologica ma anche ontologica: non è solo una questione di strumenti, ma di forma del pensiero. E tuttavia, prima ancora di suggerire la lettura integrale, mi preme qui onorare il percorso che ha preceduto questa pubblicazione, e che si è manifestato, nel corso degli anni, in vari contributi apparsi proprio su questo blog. Articoli come quelli elencati qui sotto rappresentano non solo le tappe di una ricerca individuale, ma anche il luogo in cui la comunità dei lettori ha potuto accompagnarne lo svolgimento, offrendo critiche, intuizioni e domande decisive.

Sarà dunque naturale, per chi ha già incontrato questi testi, riconoscere nel saggio attuale la fioritura sistematica di quei semi seminati in anni di meditazione condivisa; sarà forse stimolante, per chi si affaccia ora per la prima volta su queste riflessioni, intravedere la possibilità di una logica che non riduce il mondo a funzioni binarie, ma lo attraversa—e lo comprende—nella sua forma mediata.

Per leggere il saggetto completo → https://doi.org/10.5281/zenodo.15448558

Per leggere uno sviluppo più “facile” da leggere sul mio blog inglese? –> Link qui


Per riscoprire i prodromi del cammino che svolgemmo informalmente qui su Pellegrini nella Verità:

Nel silenzio delle forme antiche, in quelle strutture che non gridano ma fondano, il pensiero ritrova la sua misura e la via del termine medio, così spesso trascurata o fraintesa, torna ad apparire, oggi più che mai, non come un’alternativa tra le altre, ma come la via attraverso cui la verità, ancora una volta, si lascia raggiungere.

In Pace



Categories: Filosofia, teologia e apologetica, Simon de Cyrène

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

7 replies

  1. Questi sono gli articoli! 😉

    • Cioè? 😋

      • Cioè come il sensoreo ed il sennato nell’allibizione della Realtà ( che chiamo così per suggerire la valida verità: l’Essereità totale ) ci rendono così curiosi e sfrontati nell’indagine e nell’esperire quel che è la stessa speculazione contemplativa del kosmo « infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi… » così sarebbe dovuta risultare la ricerca una glorificazione nella crescita e lo sviluppo della vita, mentre ogni giusta scoperta è più spesso motivo di perdizione.
        Per questo tali articoli sono utili per noi nella giusta visione…

        • Hai ragione a ricordare — con san Paolo — che ogni speculazione che non si fa lode, ogni scoperta che non si fa rendimento di grazie, può diventare stoltezza, vanità, e persino idolatria.

          Il tentativo di questi scritti — forse imperfettamente — è proprio quello di cercare, nella logica più antica, una via di trasparenza all’essere, e dunque alla gloria dell’Essere stesso. Non per dominare il reale, ma per contemplarlo con quella sennatezza di cui tu giustamente parli, riconoscendo che ogni mediazione razionale è vera solo se diventa via di adorazione.

          In Pace

          • Grazie a te ma non solo render grazie…quanto lo stupore che non si riduca a darsi sublime e sollazzante, ma sia intimo, tripersonalmente, ergo divino ed essenziale in quanto è quello che l’amorevole onorazione, auspicando valga per me nei miei misfatti, realizza essa per la nostra deificazione koiononale. Gloria a Loro e DIO Unico Uno vegli sul senno e muova il nostro cuore.
            Un saluto

            • scusa l’ingarbuglio grammatico e sintattico ma certe volte, la vita è così bella, ed ugualmente và disprezzata con il distacco della Beata Vergine. Forze è proprio quando è tutto bello e bravo che si soffre e sacrifica in DIO di più e meglio, forse…pé scrive…

  2. Che poi forze son le virtù, forze le dan la grazia divina a complemento suffragio supporto e corroboro, ma forZe nun si sa si chi « Non chiunque mi dice: -Signore, Signore- entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: -Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?-. Ed allora dichiarerò loro: -Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità-. »
    Tocca stà attenti che magari ciàvemo er culo rotto senza manco esse stati invertiti…e loro? Dice storto ma si può averlo invisi!

Scopri di più da Croce-Via

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Click to listen highlighted text!