Logica della fisica classica e quantistica per filosofi e tuttiquanti

Logica Abissale

Logica Abissale

Nel post precedente abbiamo identificato la fisica classica “tradizionale” con teorie  che presupponevano “il pregiudizio classico”  il quale afferma“che per ogni proprietà dello spazio degli stati corrisponde un’esperienza che definisce tale proprietà ed il cui risultato sia esso positivo o negativo è certo “a priori” appena dato lo stato del sistema.”

Abbiamo ricordato che questa affermazione è sufficiente, anche se non necessaria, per definire completamente lo spazio logico che descrive la fisica di un sistema soddisfacente tale “pregiudizio”.

Abbiamo poi detto che è necessario e sufficiente avere i due assiomi aristotelici seguenti per definire completamente qualunque sistema fisico sia esso in fisica classica (in questo post, per evitare ambiguità linguistiche, parlerò di fisica “classica tradizionale” quando mi riferirò ad una fisica che presuppone il “pregiudizio classico” di cui qui sopra e di fisica classica solamente quando utilizzerò i soli due assiomi aristotelici) oppure  in fisica quantistica: primo assioma dice che se un sistema evolve da uno stato in un altro allora si arricchisce di nuove proprietà ma ne perde altre al contempo: il secondo assioma dice che per ogni proprietà fisica ne esiste un’altra che è il suo contrario.

Dove risiede la differenza fondamentale tra l’approccio di Aristotele e quello classico tradizionale? Nel fatto che il secondo impone che il risultato di un’esperienza futura sia già determinato prima di farla: è la nozione di prevedibilità. I due assiomi aristotelici non lo richiedono: benché il sistema sia determinato esso non deve per forza essere prevedibile. Per questo le teorie del caos come anche la meccanica quantistica sono perfettamente integrate e contemplate da questi due assiomi.

Se prendiamo i due assiomi aristotelici come validi, cosa differenzierà, nella sostanza, un sistema classico da uno quantistico sarà l’aggiunta della condizione che ogni esperienza, che si compierà sul sistema classico corrispondente ad una proprietà puntuale fisica, sarà sia attuale sia potenziale. Nel caso della fisica quantistica si richiede solamente che per ogni sottoinsieme di proprietà esiste un sottoinsieme di altre proprietà che non fanno parte del primo, fermo restando che la domanda triviale sia sempre vera ed il suo opposto sempre falso (assioma 2).

Darò adesso esempi concreti di strutture logiche cosicché sarà ormai possibile a tutti i nostri utenti di fare meccanica quantistica senza formule matematiche ed ai filosofi di estrarne il “sostanzifico” midollo.

Guardiamo alla struttura logica di un sistema classico tradizionale ( cioè con pregiudizio classico). Ad esempio costruiamo l’esperienza seguente: un fascio composto di palline di ogni diametro e voglio distinguere le palline tra di loro facendo due esperimenti differenti: uno con setaccio con un diametro grosso poi uno con  setaccio con un diametro piccolo. Quando durante il primo esperimento una pallina passa il primo setaccio diremo che la risposta alla domanda {g} è positiva, cioè è una pallina grossa, se passa il secondo tipo di setaccio la risposta alla domanda {p} è positiva, cioè è una pallina piccola. Ben vediamo in questo contesto sperimentale che il pregiudizio classico è soddisfatto: anche prima di fare l’esperienza il diametro delle palline è predefinito. Guardiamo ancora più da vicino il nostro apparato sperimentale: lo posso utilizzare per rispondere ad altre domande, ad esempio la domanda che è l’opposta di {p}, cioè sapere se una pallina non è piccola N{p}: posso anche definire la domanda contraria a {g}, N{g} che ci dirà che una pallina è “troppo grossa”, una novella proprietà non inizialmente contemplata ; posso poi fare esperimenti assieme ad esempio misurare quante palline sono grosse ma non piccole, che noteremo {g}*N{p}, oppure troppo grosse e piccole N{g}*{p} e la risposta a questo esperimento sarà sempre trivialmente negativo, oppure {g}*{p} che è uguale a  {p}, N{g}*N{p} che è uguale a N{g}; c’è poi la domanda triviale per eccellenza e cioè sono le palline “troppo grosse”, grosse o piccole. La struttura logica descitta dalla “condizione che per ogni esperienza che si compierà sul sistema classico corrispondente ad una proprietà puntuale fisica sia essa è attuale sia essa è potenziale” è quindi presente.

Immaginiamo un secondo esperimento sempre di fisica classica ma non “tradizionale” cioè senza il pregiudizio classico: esattamente la stessa sperimentazione di prima ma chi definisce il diametro delle palline lo fa all’ultimo momento asseconda dell’esperienza preparata, cioè uno sperimentatore che “bara” le sue proprie esperienze. In questo caso è possibile costruire, ad esempio, un’esperienza che riesce sempre, o mai o in certi casi solamente, ma sempre la pallina creata avrà una proprietà e non un’altra anche se non predefinita prima dell’esperienza: cioè saremo in un sistema totalmente imprevedibile ma determinato, soddisfacente gli assiomi aristotelici citati.

Passiamo alla meccanica quantistica: l’esperienza è la seguente: si fa passare un fascio di palline in un apparecchio speciale: quando le palline sono blu le manda in alto secondo una direzione e quando sono di un altro colore le manda in giù secondo un’altra direzione. Non c’è altro modo di sapere se sono blu se non facendoli passare per quell’apparecchio, in quanto sono troppo piccole per un altro strumento. Le palline che partono nella direzione supposta delle palline “blu” sono poi mandate in un apparecchio che guarda se sono verdi funzionante con lo stesso principio del primo apparecchio: ovviamente se fossimo “classici tradizionalisti” ci aspetteremmo che questa volta tutte le palline, essendo, blu e quindi non verdi, andrebbero in basso e che nessuna andrebbe in alto, invece , sorpresa!, una gran parte delle palline blu va in alto, cioè sono anche verdi. Si può fare un’infinità di esperienze con tutte le sfumature possibili di colori e sempre ci sarà una parte di palline che avrà il colore nuovamente determinato, il peggio essendo che quando si rimisurerà il colore delle palline che inizialmente erano blu… una parte sarà considerata non blu.

Ovviamente andiamo contro il pregiudizio classico, visto che non si può prevedere quale sarà il risultato dell’esperienza, però il sistema è perfettamente determinato: se non si può prevedere per ogni singola pallina quale sarà il suo colore all’uscita, le probabilità di prendere un dato colore è esso perfettamente determinato cioè tale probabilità è quello che è e non un altra e se si cambia lo stato della pallina, facendolo passare da uno di questi apparati ad un altro, essa cambia la sua distribuzione di probabilità di ottenere un tale colore: i due assiomi aristotelici sono soddisfatti.

Guardiamo anche alla struttura logica delle esperienze fatte, ebbene ci sono le domande (esperienze) seguenti è blu? {b}, è verde? {v}, è rosso? {r}, etc all’infinito: e non ci sono possibilità di domandare ad una singola pallina cosa significa essere {b} e {r} e dire cosa sarà, ad esempio il risultato del prossimo {b}. Da un punto di vista logico solo la domanda triviale sempre vera darà un risultato sempre positivo e cioè “hai un colore?” e una sola domanda darà una risposta sempre negativa “hai solo un colore?”.  Quest’infinità nella struttura logica degli esperimenti sempre limitato da un lato da una domanda trivialmente sempre giusta e da un’altra sempre falsa è tipicamente non classico e ben caratterizza la logica quantistica di questo esempio.

La struttura del reale è sempre e solo basata su domande che poniamo al sistema che si osserva e alla quale solo risposte si o no sono possibili, il che proviene dal principio di non contraddizione insito nell’assioma aristotelico 2 e sulla constatazione che qualunque sistema fisico potrà passare ad una risposta opposta positiva solo diventando incapace di rispondere positivamente alla precedente, passaggio dalla potenza all’atto, espresso nell’assioma 1.

A nessun momento la prevedibilità di un sistema è necessario da un punto di vista aristotelico e questo lascia spazio e permette di fondare epistemologicamente il calcolo di probabilità dei risultati specifici di un’esperienza.

Ad ogni momento il sistema, sia esso quantistico, o classico, è sempre perfettamente determinato.

In Pace

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Categorie:Cortile dei Gentili, Filosofia, teologia e apologetica

54 replies

  1. Ottima esposizione. Ci sarebbe, a mio avviso, da aggiungere il fatto che questa “logica aristotelica” (come la hai definita) trova la sua giustificazione nella dottrina delle quattro cause, negata dal meccanicismo moderno.

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    • Le quattro cause…. questo potrebbe essere un altro soggetto di discussione molto “calda” sul blog. Ci faccio un pensierino.
      Grazie per lo sguardo positivo.
      In Pace

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  2. Della “pallina” quantistica però puoi solo o sapere o dove sta, oppure a che velocità viaggia.
    Quindi mentre puoi determinarne il “colore”, lo stato è comunque indeterminato per altri fattori che sono fondanti.

    Non è che questa parte ce la possiamo dimenticare.

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    • La fisica quantistica non si limita alla sola misura della posizione e della velocità: le osservabili sono in ben più grande numero.
      Comunque nell’esempio dato avrai notato che della posizione della particella non ce ne importa un bel niente visto che quel che ci interessa è la sola direzione nella quale si muove ( verso il “basso” o verso “l’alto”) completamente definita dalla sua quantità di moto e non dalla sua posizione.
      Sono sicuro che avrai notato che qui ho *romanzato” l’esperienza di Stern e Gerlach con atomi neutri di argento e di spin 1/2.
      In questa riflessione qui sopra mi sono focalizzato a mettere in evidenza quel che c’è di squisitamente specifico nella logica quantistica.
      In Pace

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      • No, non ho riconosciuto perchè non conosco quell’esperimento.

        Detto questo però, allora perdonami c’è un errore di fondo in tutto il discorso in quanto stai utilizzando un particolare legato solo al momento della misura di una particella, con dei principi che invece sono universali, e dovrebbero quindi essere comprovati nella totalità di un sistema quantistico che è indeterminato per definizione.

        La tua frase finale:
        “Ad ogni momento il sistema, sia esso quantistico, o classico, è sempre perfettamente determinato.”
        visto il Principio di Indeterminazione di Heisenberg, è quindi errata.

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        • Non sono sicuro che tu abbia capito cosa hai te stesso scritto: sei alquanto confuso e mischi concetti che non c’entrano niente.
          Il principio di indeterminazione di Heisenberg si applica tra osservabili non commutabili: dimmi dove avrei utilizzato osservabili non commutabili in questo esempio.
          Se non capisci bene quel che scrivo, poni domande e sarò felice di cercare di essere sempre più chiaro da parte mia: ma non fare finta di aver capito e venire su con affermazioni perentorie che vanno come i cavoli alla merenda con il soggetto.
          Grazie.
          In Pace

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          • “Se non capisci bene quel che scrivo, poni domande e sarò felice di cercare di essere sempre più chiaro da parte mia: ma non fare finta di aver capito e venire su con affermazioni perentorie che vanno come i cavoli alla merenda con il soggetto.”

            Disse chi scrisse:
            “Ad ogni momento il sistema, sia esso quantistico, o classico, è sempre perfettamente determinato.”

            Non credo di essere confuso, tutt’altro.

            Vedo che viene preso un solopunto in considerazione di un intero sistema quantistico, ciè il momento dell’osservazione.

            Lo stato prima dell’osservazione, è determinato o è indeterminato? Com’è?
            E se nello stesso esperimento volessi conoscere posizione e velocità delle particelle?

            Perchè hai preso un esperimento che serve a dimostrare appunto la validità della Superposizione, tenendo conto solo del momento dell’osservazione, per affermare che un sistema quantistico è determinato in ogni momento? (se scrivi “sempre”, significa appunto questo).

            Trovo questo esempio una lapalissiana forzatura incoerente.

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          • @Mauro1971
            Cerco di spiegartelo senza formule matematiche ma in modo preciso lo stesso.

            (1) tu hai ben capito che tra l’osservabile posizione e quella della quantità di moto (che in assenza di potenziali vettoriali, come, ad esempio, quelli elettrodinamici, punta nella stessa direzione della velocità) non c’è commutatività, il che esprime il fatto che non puoi misurare uno dei due con infinita precisione senza sapere niente del valore dell’altra. Nell’esempio che ho proposto e te l’ho già spiegato nella mia prima risposta al tuo primo commento qui sopra, ma forse sono stato troppo ellittico per te, questo principio è stato tenuto, infatti la direzione del moto è stata data con infinita precisione, verso l’alto o verso il basso, e non ho detto niente sulla posizione della pallina che può essere dove vuole. Heisenberg è perfettamente rispettato dunque. Ed il sistema perfettamente determinato

            (2) il cosiddetto”principio di “Heisenberg” è perfettamente deducibile dalla struttura logica delle proposizioni quantistiche: cioè è matematicamente incluso nella struttura logica della meccanica quantistica, compreso nell’esempio dato qui sopra che è totalmente esaustivo dal punto di vista quantistico. Detto in altre parole è perché la logica che sottende la MQ è aristotelica che il principio di incertezza è valido.

            (3) Ci dono sue insiemi di osservabili, cioè di esperimenti che puoi fare in MQ: quelle che sono compatibili tra di loro ( commutative) e quelle che non lo sono (non-commutative). La ragione intima profonda è perfettamente logica e proviene dal fatto che nel tempo uno stato quantistico deve sempre evolvere in modo tale da mantenere il totale delle proprie probabilità nelle osservazioni uguale ad 1 ( relazioni di Weyl) e soddisfare il gruppo di Galileo. Un esempio di osservabili commutabili tra di loro è la quantità di moto e lo spin, oppure la posizione ed il momento angolare e così via di seguito, ma spin e momento angolare non sono ambo misurabili con infinita precisione al tempo stesso esattamente come tra posizione e quantità di moto.

            E’ perfettamente possibile definire completamente un sistema quantistico dandosi quel che è chiamato un “insieme completo di osservabili commutative”: con queste si determina totalmente una realtà quantistica in modo univoco. Ad esempio nel caso di un semplice atomo di idrogeno le osservabili Hamiltoniano, il quadrato del momento angolare e la proiezione di detto momento angolare in una direzione specifica determinano completamente gli stati fisici dell’atomo in questione, ovviamente al costo di non sapere assolutamente niente del movimento di centro di massa dell’atomo e circa lo spin del protone e dell’elettrone coinvolti.

            Quindi perfettamente determinato in campo quantistico non ha per niente lo stesso significato che perfettamente determinato in campo classico anche se nei due casi i sistemi sono perfettamente determinabili nel quadro delle proprie logiche.

            Se dicessimo che in MC essere perfettamente determinato è essere un cerchio o un’ellisse, in MQ è essere quadrato o un ottagono: tu ritieni erroneamente che la MQ non è determinata perché non ti fornisce cerchi o ovali ma “solo” quadrati o ottagoni. Sono due mondi differenti, ma ambo perfettamente determinati nel quadro delle proprie logiche, le quali sono ambo aristoteliche, ma non strutturate nello stesso modo come illustrato nel post qui sopra.

            Spero essere stato più chiaro rispetto alle tue preoccupazioni.
            In Pace

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          • P.S:: per Mauro1971.
            Quanto al paradosso del gatto di Schrödinger ( EPR) spero che ti appaia ormai chiaro, con l’esempio dato nel post e senza bisogno della dimostrazione di Aerts, che non è un paradosso ma una semplice illogicità di ragionamento ( càpita ai migliori e dal 1935 si è dovuto aspettare 1981 per scoprire l’uovo di colombo…).

            L’esperienza del gatto corrisponderebbe a voler applicare la struttura logica finita del primo esempio delle palline grosse o piccole ( gatto morto o vivo) ad un sistema come quello delle palline colorate che ha una logica con un’infinità di proposizioni (stati possibili del fotone): non c’è corrispondenza diretta e quindi cercare di concepire un sistema fisico unico composto dalla produzione di un fotone quantistico E da una scatola con gatto classica ma i due assieme considerati come un solo sistema quantistico è di per sé un controsenso.

            Stessa logica aristotelica ma differente struttura logica delle domande poste al sistema.

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          • Ovvio che Heisemberg è rispetto inun esperimento di MQ, e vorrei pure vedere.

            Continuo però a trovare illogico definire un sistema MQ “perfettamente determinato”.
            Di determinata c’è solo la parte che hai scelto di vedere tu, ma tutte le altre caratteristiche ci sono, anche se non descritte nell’esperimento.

            Altresì nessuno ha tirato fuori alcun gatto, ho chiesto della Superposizone. Senza contare, che succede poi alle “palline” una volta osservate? restano “per sempre” del colore osservato, o se il sistema torna ad essere isolato riprende la Superposizione?

            Continua ad essere un parallelismo incompleto, basato solo sul un singolo aspetto.

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          • Gentile Mauro1971,,
            il fatto che tu voglia guardare alla MQ con categorie di meccanica classica al contempo proviene dal fatto che tu continui sempre a pensare con schemi mentali classici, nel quadro di una fisica quantistica: cioè fai l’errore concettuale tipico di quel che era chiamato il paradosso EPR. La nozione di sistema completamente determinato in fisica classica è differente che in meccanica quantistica: capisco che tu ,senza possedere le matematiche e la logiche specifiche, non puoi ovviamente rendertene conto. Ma gli esempi che ho dato sono li per esemplificare le differenze fondanti a livello delle logiche coinvolte.

            Quanto alla tua domanda circa cosa succede alle palline colorate una volta misurate, chiaramente non hai letto bene il testo, visto che descrivo esattamente cosa succede loro anche dopo un numero indefinito di esperienze.

            Il tuo problema, caro Mauro1971, è che proprio non riesci ancora a fare il “salto” concettuale tra concepire la realtà in modo classico e concepirla in modo veramente quantistico:non prendertela,perché ciò è normale visto che non hai mai davvero studiato la MQ altrove che attraverso libri di divulgazione apparentemente non tanto buoni in quanto non sono stati capaci di farti “pensare” come un fisico “quantistico” , ma si sono limitati a mostrare le incompatibilità tra la MQ e la MC viste dal punto di vista di chi pensa in modo solamente “classico” e senza neanche dartene le ragioni intrinseche.

            Spero veramente che questi articoletti qui, ti facciano “sentire” e “gustare” la bellezza e la specificità del “pensare” in modo quantistico.
            In Pace

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          • Mauro però che il sistema debba sia perfettamente determinato è un assunto sicuramente quantistico. Semplicemente la determinazione non significa più “il risultato della misura”, ma la funzione d’onda che sottointende quella misura.

            Ad ogni momento la funziona d’onda è una e determinata. Nel senso che la sua preparazione ed evoluzione segue regole precise ed eventualmente è nota momento per momento.

            Era su questo che mi sono scornato nel precedente articolo che mi sembrava mancare completamente questo fondamentale punto.

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          • E siamo d’accordo Andrea, perfettamente.

            E’ che “determinato” in questo caso ha lo stesso senso del termine usato da Aristotele?
            Ho l’impressione che si stia giocando più sulle parole che sui fatti.

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          • Ho concluso da pochissimo una traduzione di una conferenza di Feser dedicata proprio alla necessità della metafisica. Dopo una rapida rilettura e correzione, verrà a pubblicata a breve su queste pagine con il consenso dell’autore.
            Direi di spostare a questo punto le discussioni nei commenti della stessa e dei prossimi articoli dedicati a questa scienza aristotelicamente intesa.
            Grazie di nuovo a tutti!

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  3. In questi ultimi posts sulla Meccanica Quantistica ho tentato di illustrare la meccanica quantistica in un modo comprensibile dai filosofi mettendo l’accento su quel che ritengo importante che è la struttura logica squisitamente aristotelica che la fonda.

    Il fine è stato raggiunto coi “filosofi”. Il solo problema è che l’uso di linguaggio filosofico ha creato confusione presso i “fisici”, in particolare la nozione di atto e di potenza, di essere e di esistenza, di reale e di possibile. Per non parlare di chi chiaramente fisico non è e neanche filosofo e che, ovviamente, confonde i varî concetti con buona fede ma che, purtroppo, aggiunge elementi di confusione in un set-up già complesso per ragioni semantiche.

    Croce-Via… implica approccio interdisciplinare tra gente di orizzonti culturali diversi: challenges interessanti e sempre proficui.

    Vorrei illustrare, questa volta all’intenzione dei “fisici” cosa significano quelle nozioni.

    (A) Non è possibile di parlare di potenza e di atto senza riferirsi ad un essere che li realizza: o più precisamente potenza ed atto sono caratteristiche di un ente dato. In quanto umano Simon posso essere alzato, seduto, camminando o sdraiato: quattro stati sono possibili e sono tra di loro incompatibili. Mentre sono seduto, sono in atto in quanto seduto e in potenza camminando o sdraiato. Queste potenze esistono in quanto potenze, anche se non esistono in quanto atto ed esistono in quanto potenza di un essere preciso: Simon.

    La potenza di sedersi è un concetto ma non è una realtà in sé e di per sé: la realtà è la potenza che l’individuo Simon ha di poter sedersi mentre, al momento, sta ancora alzato.

    Osservabili sono quindi quattro domande poste al sistema fisico: seduto? alzato? camminando?, sdraiato?.
    Se la risposta è sì a una delle quattro domande, vuol dire che lo stato corrispondente è attuale e gli altri potenziali. Non vuol dire che gli altri non esistono e non vuol dire che l’osservatore “crea” l’attualità del mio essere alzato, ad esempio. E’ perché sono alzato in quel preciso momento che è misurabile il fatto che lo sia o che gli altri non lo siano.

    Il fatto che una proprietà sia attuale non vuol dire che sia prevedibile: infatti Simon fa le cose di testa sua e decide all’ultimo momento quando sdraiarsi o quando camminare. Cioè il fatto di essere in atto non ha nulla a che vedere con il fatto di essere prevedibile ( pregiudizio classico) ma solo con quello di essere determinato. Forse occorrono più osservabili che quelle quattro per determinare completamente gli stati possibili di Simon: forse bisogna aggiungere anche saltare e correre. Compiendo i sei esperimenti lo stato di Simon è perfettamente determinato ad un tempo dato.

    Quando un sistema di misura risponde positivamente ad una domanda, questo vuol dire semplicemente che lo stato fisico che si vuole osservare è in atto e gli altri sono in potenza. Ciò non vuol dire che per un evento specifico ( per “questa” particella) sia possibile prevederne il risultato con certezza: cioè il passaggio dalla potenza all’atto di quella caratteristica della particella che si misura.

    Non si “crea” una particella con quella proprietà, c’è un sostrato esistenziale che chiamiamo “stato quantistico” che esplicita certe proprietà che passano dalla potenza all’atto secondo le proprie leggi.

    Non c’è idealismo ( per “gg” 😉 ).

    (B) Cosa sia un ente e quali sono i suoi modi di esistenza. Prendiamo come ente “l’umanità”: l’umanità esiste, ne siamo coscienti, d’altro canto l’umanità non esiste in un solo punto dello spazio tempo, ma è distribuito su tutta la superficie della terra e aldilà della terra sull’ISS anche se in modo altamente disomogeneo. Tra le tante proprietà che l’umanità ha ce n’è una interessante: ha bisogno di luce e quindi quando ne ha bisogno deve accendere una lampadina, quando tale proprietà è in atto allora c’è una lampadina accesa , quando è potenziale allora le lampadine sono spente.
    Immaginiamo l’esperienza seguente , dal cielo si guarda ad un meridiano dato quante lampadine sono accese e quante spente. Dall’osservazione notiamo che a volte ci sono tante lampadine accese altre volte nessuna: quando non ce n’è nessuna non vuol dire che l’umanità non esiste, giusto che quella proprietà non è in atto ma solo in potenza, ISS compresa. Abbiamo quindi un essere l’umanità che non si può toccare, ( posso toccare un umano specifico, ma non l’umanità in quanto tale), che non si può neanche localizzare, ma che esiste per davvero e di cui posso osservare proprietà attuali e potenziali che gli sono inerenti.

    (C) A volte il passaggio dalla potenza all’atto avviene secondo leggi precise in altri casi secondo leggi puramente stocastiche: dalla terra illuminata da lampadine a quella con lampadine spente si passa secondo leggi precise, dipendenti ad esempio dalla luminosità del sole; nel caso di Simon più sopra è totalmente imprevedibile in quanto dipende dal suo solo sfizio. L’evoluzione della funzione d’onda secondo l’equazione di Schrödinger esprime le variazioni lungo il tempo del passaggio da una distribuzione di probabilità di una proprietà specifica di passare dalla potenza all’atto e viceversa, cioè di essere misurata oppure no .

    (D) Cosa succede quando di un ente si conoscono solo certe proprietà che lo caratterizzano ma null’altro? Se queste proprietà misurabili sono univoche esso è perfettamente determinato intellettualmente: ma perché sia dimostrabile che esista, cioè che queste misure in potenza siano a volte davvero in atto, bisogna misurare in atto e qui l’apparato sperimentale funge da Ersatz di individualità all’entità in sé che non è conoscibile altrimenti che via la misura delle sue proprietà misurabili.

    Supponiamo che definiamo l’umanità come un’entità che accende e spegne lampadine secondo una certa legge temporale dipendente dalla luminosità naturale del sole. E supponiamo che andiamo a guardare in varie regioni della terra se questa legge è soddisfatta: quando si, allora c’è umanità quando no allora non ce n’è. Alla fine posso avere una cartografia dell’umanità che corrisponde alla densità delle lampadine spente o accese: posso anche arrivare alla conclusione che luoghi di grande povertà dove ci sono meno lampadine hanno meno umanità di altre. Esiste l’umanità in posti dove non ci son lampadine elettriche? Oppure scompare l’umanità nel mezzo della notte?
    L’apparato sperimentale che misura la luminosità è un Ersatz di individualità dell’umanità reale, ne esprime atti e potenzialità con precisione ma non ce ne dà quel che la rende specifica

    (E) Quando parliamo di neutrini o altre amenità come gli elettroni, codesto sono solo definiti da proprietà misurabili: non è possibile conoscere un singolo fotone in quanto tale, ma solo attraverso misure cioè non lo conosciamo individualmente ma consociamo solo l’apparato sperimentale che lo individua, cioè conosciamo solo l’insieme “elettrone-apparato” il quale ci svela l’attualità della proprietà di un elettrone.
    Lo status ontologico dell’elettrone è quindi molto più vicino di quello dell’umanità che consociamo attraverso la misura delle lampadine accese che di quello di un palla di biliardo.
    Chiedere al filosofo se l’esistenza dell’elettrone è la stessa che quella della palla di biliardo è ingenuo e poco sofisticato.
    Ma non vuol dire che l’elettrone non esiste , come sarebbe falso dire che l’umanità non esiste.

    (F) Il fatto che i costituenti della materia sono descrivibili solo descrivendone proprietà misurabili ma che sono conoscibili in atto solo in modo mediato, la mediazione ( ad. esempio set-up sperimentale) servendo da Ersatz alla loro assenza di individuazione, fa dire al filosofo che siamo in presenza di entità perfettamente reali e completamente descritte dalle loro proprietà ma non sono entità perfettamente individualizzate dalla materia. C’è un caso simile famoso in metafisica-teologia, ma non direttamente connesso che è quello degli angeli: costoro non essendo materiali si distinguono solo per le qualità spirituali che hanno, cioè si possono distinguere le specie angeliche tra di loro ma non gli angeli individuali.. Nel caso degli elettroni non parliamo di qualità spirituali ma di proprietà misurabili, nei due casi possiamo distinguere le specie ( elettroni up da elettroni down, etc ) ma non gli elettroni tra di loro che non hanno nessuna individualità e quindi limitata “materialità”.
    Realtà non implica per forza individualità: ecco un altro punto che differenzia una palla di biliardo da un elettrone, ma lo accomuna agli angeli ( anche se solo analogicamente). Quindi chi pone la domanda, esiste un neutrino come esistiamo “io e te”, pone una domanda intrinsecamente mal posta.
    Ma il rispondere no a questa domanda non vuol vuol dire che l’entità neutrino non sia reale.

    In Pace

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    • la voglia di giokare agli studi fisici co le palline colorate…………….. scusate

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    • Grazie, interessante, leggero’ con piu’ calma. Ma i punti E ed F non mi convincono, perche’ ogni conoscenza e’ mediata e, come gia’ detto, anche il fotone che proviene da un ente che chiamo Simon e che colpisce la mia retina e’ descrivibile come un insieme fotone-apparato, per cui il discorso mi sembra scivoloso. Inoltre il fotone viene comunque rilevato “uno alla volta”, dunque non ha alcuna somiglianza con “l’umanita’”.

      Sull’idealismo, le spiegazioni dei primi punti mi tranquillizzano un po’: ma gli ultimi punti di cui sopra, insieme alla lunga citazione proposta da Trianello che ho commentato altrove (e che a me, francamente, pare piuttosto incredibile), lasciano in parte presenti i miei dubbi.

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      • I punti E ed F sono considerazioni squisitamente al di là della fisica in quanto tale cioè letteralmente meta-fisiche, come anche gli altri punti a cominciare da A.
        Infatti qui non parliamo più delle proprietà specificamente misurabili dell’oggetto studiato che sono nel campo proprio della fisica, ma ci chiediamo quale sia la natura ontologica degli oggetti contemplati..

        Non fissarti troppo sull’esempio dell’umanità, esso è solo analogico,v’è una parte del concetto che si applica e ovviamente un’altra no, Quel che vi è di analogico con un oggetto quantistico è che non puoi identificare l’umanità ad una pallina eppure puoi fare la misura di una sua proprietà ( le lampadine accese) in un luogo preciso, il che è il senso del mio esempio.

        Tornando alle problematiche E e F esse si riferiscono ad una generale constatazione del filosofo: il principio di individuazione è la Materia che “immerge” nello spazio e nel tempo gli esseri corporei e li identifica così facendo: anche due palline di biliardo assolutamente identiche dal punto di vista delle loro misure fisiche sono perfettamente identificabili individualmente se non fosse altro perché il loro cono di luce, o la loro posizione spazio-temporale, deve per forza essere differente (il che definisce la corporeità, cioè quella proprietà che fa che due corpi non possono essere allo stesso posto, la loro finitezza spazio temporale permettendo la costruzione di una relazione di ordine che li identifica individualmente)

        Nel caso degli elettroni o altre particelle quantistiche, il fisico è capace di dare loro una serie di caratteristiche fisiche precise (carica elettrica, spin , etc) ma aldilà di ciò non è capace di distinguere due elettroni tra di loro e neanche con una separazione spazio tempo, visto che se prepariamo due fotoni/elettroni che sono esattamente nello stesso stato quantistico e, compartendo la stessa funzione d’onda spazio-temporale, è impossibile dire quale si chi: cioè non sono identificabili individualmente, come lo erano le palline di biliardo.
        Dal punto di vista filosofico vuol dire che la loro “materialità” non è la stessa di quella delle palline di biliardo: ad esempio, questi oggetti quantistici fisici non sono corporei. Invece quando si fa l’esperienza di osservare un fotone, l’insieme sperimentale in atto fotone-apparecchiatura di misura è essa perfettamente identificabile individualmente: per questo ho usato la nozione di “Ersatz”, in quanto dà una certa “corporeità”, di sostituzione, al fotone.

        Certo l’insieme occhio-fotone è un Ersatz di individualità dei fotoni in questione.
        Spero sia più chiaro cosa intende il filosofo quando cerca di qualificare entità fisiche di questo tipo.

        Per continuare l’esempio che ti ho dato più su sulle nature angeliche, c’è una certa analogia con questa nozione di Ersatz dell’apparato sperimentale alla non corporeità individualizzante degli enti quantistici ed è quella della possessione demoniaca descritta nei Vangeli, dove esseri angelici ( demoniaci in questo caso) differenziati solamente dalle loro qualità spirituali in specie diverse,ma non in quanto individui, prendono “possessione” di un corpo che funziona loro da Ersatz per la loro individualizzazione ( si chiama “Legione” in un caso e ha bisogno di un intero branco di porci per individualizzarsi). L’analogia si termina qui in quanto gli esseri angelici non possono essere assolutamente descritti da alcuna proprietà misurabile e gli stati quantistici da alcuna qualità spirituale.

        Altro poi lo statuto ontologico di entità fisiche che non sarebbero neanche misurabili per principio, tipo quarks o gluoni…
        In Pace

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        • Stai postulando l’eternità della materia prima però.

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          • Postulo giusto la co-esistenza della materia prima con il Creato.

            Certo se Dio ha generato il Creato in quanto sempre esistente, allora la materia prima è sempre esistita. Se invece Dio lo ha creato con un inizio temporale allora la materia prima ha un inizio.

            La creazione della potenza pura ( materia prima) è il primo atto di creazione, dal punto di vista logico, di Dio.

            Ma con questi oggetti ci avviciniamo sempre di più alla materia prima, pura potenza: per questo il filosofo deve assolutamente interessarsi a quel che dice la fisica: quando parliamo di oggetti per principio non potendo neanche essere osservabili, come i quarks e gluoni citati nel mio dialogo con “gg”, siamo probabilmente ad una tappa ulteriore, cioè codesti, nella loro virtualità, non esprimono neanche realtà fisiche nel senso usuale ma sono strutture matematiche che ordinano logicamente la potenza della materia prima, cioè che strutturano la pura potenza prima che essa sia informata da una forma qualunque, e che “discriminano” le possibilità “possibili” da quelle “impossibili” per il nostro universo per garantirne l’intrinseca coerenza e unità.
            In Pace

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          • Dovresti renderti conto che se Dio fosse l’Atto puro gli sarebbe intrinsecamente possibile creare alcunché mentre invece Egli, che è l’Essere ossia l’Uno ( laddove Porfirio giunge a far coincidere l’Uno con l’Essere, Platone ed Aristotele ) è anteriore alla dualità Atto-Potenza necessaria alla messa in esistere di ogni realtà dipendente.

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          • Incomprensibile questa tua affermazione: forse la dovresti esplicitare di più per farmela capire.

            Potenza pura non può creare niente di per sé: d’altronde non è che una proprietà di un essere, il Creato.

            L’Atto puro, che è poi forma pura, è il solo che può creare, in quanto il più può il meno ma non il contrario. La potenza pura ( materia prima) non ha nessuna forma, quindi non può “crearne”.

            Non c’è relazione di simmetria tra Atto puro e Materia prima o potenza pura: quest’ultima non è l’antitesi del Primo ma solo di quel che l’Atto puro può creare. In altre parole la Materia Prima è , tecnicamente, una creatura.

            Così come non c’è simmetria tra Bene e male, Vero e falso, Bello e brutto.
            In Pace

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          • La potenza Crea solo grazie all’atto, come lo Spermatikos tutto Santo feconda la Maria nera potenziale e difatti la creazione è il risultato della loro unione , dalle realtà angeliche a quelle corporeee. L’inizio della materia prima è la prima materia secunda.

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          • Gentile Daouda, senza più esplicazioni queste Sue affermazioni sanno di esoterismo.
            Per quanto mi concerne e detto chiaro e tondo l’esoterismo è una magistrale presa per i fondelli.
            Mi scusi per la schiettezza.
            In Pace

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          • Dauda, nella metafisica tomista l’atto è sinonimo di perfezione. Non si capisce perché Dio non dovrebbe essere la perfezione infinita.

            Grazie Simon per questo post e per i commenti esaustivi. Adesso se non capisco è proprio solo colpa mia. Tornerò a rileggere spesso queste pagine meravigliose.

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          • Esoterismo o no ( e ritorniamo a cosa i padri intendessero per Gnosi ad esempio , cosa che non può essere ipso facto annoverata fra le para-gnosi spurie ) rimane il fatto che la materia prima non può essere una creazione dell’Atto puro ma, semmai, la polarizzazione tra questo e quella sono “processi” interni all’Essere ed alla sua Unità.
            Voi qui parlate di quel che viene alla luce proprio da questa materia, dedicandovi per altro al solo mondo corporeo, e pretendete di asserire l’immortalità dell’anima. Non solo dal nulla nulla può nascere, ma oltremodo una materia prima creata apre lo spazio all’annientamento degli esistenti…

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        • Appena avro’ un po’ di tempo ti rispondero’ piu’ in dettaglio, ma ti confermo che non concordo con gli ultimi punti, piu’ esattamente che essi mi sembrano esercizi intellettuali difficilmente confermabili o confutabili: l’esempio degli angeli me lo conferma, perche’ immagino non si pretenda di considerare materia ben definita razionalmente l’esistenza di diverse “qualita’” angeliche. Non sono in grado di giudicare nulla in campi del genere, ma a prima vista l’argomento mi sembra un esempio da manuale di una soglia al di la’ della quale il tentativo di razionalizzare il mistero NON dovrebbe andare, pena l’irrilevanza o la pretesa immotivata.

          Dal punto di vista fisico, che la funzione d’onda non sia come mi pare di capire tu ritenga un oggetto in se’, e’ assai discutibile. A volte (vedi Aharonov-Bohm) perfino differenze di fase sono indirettamente osservabili, al che tu penso obietterai che la chiave e’ proprio quell’avverbo (indirettamente): ma ogni esperienza e’ mediata, niente e’ in-mediatus, e cio’ si applica anche alla conoscenza del mondo macroscopico, con il quale interagiamo proprio attraverso gli oggetti microscopici di cui si discute. Non vedo se non in modo mediato dai fotoni, non sento se non in modo mediato dalla propagazione acustica e da segnali elettrici emessi di conseguenza dal mio timpano, eccetera. Se e’ difficile per te considerare esistenti “come te e me”, cioe’ individualmente, un elettrone o a maggior ragione un quark o una particella virtuale, perche’ di essi si fa solo esperienza indiretta (ad esempio le piastre dell’effetto Casimir discusso in precedenza) be’, il rischio e’ considerare allo stesso modo un tizio che ha scelto il nick gg e che scrive un po’ di sciocchezze, perche’ l’interazione che hai con lui e’ mediata in modo ancora piu’ pesante.

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          • Caro “gg”,

            (a) La dottrina sugli angeli che ho utilizzato è una refernza tipicamente tomista, (se vuoi ti ritrovo le referenze precise) e le diverse “qualità” angeliche sono discusse: non mi permetto di inventare niente al soggetto.

            (b) La funzione d’onda è un oggetto matematico ma che descrive una realtà non (sempre) corporea: in fisica abbiamo tanti esempi di realtà fisiche non corporee, ad esempio un campo elettromagnetico visto come torsione dello spazio-tempo o il campo gravitazionale come curvatura dello stesso: oggetto fisico non vuol sempre dire corpo fisico. Quindi dissentisco sulla “tua” intepretazione delle “mie” affermazioni 😉

            (c) “perfino differenze di fase sono indirettamente osservabili” : concordo: figuriamoci! Qualunque matrice di diffusione esprime differenze di fasi (e non fasi assolute).

            (d) Non è la “mediazione” quel che distingue i vari gradi ontologici, ci mancherebbe: tutto è mediato salvo il nostro pensiero che si pensa pensato.
            La differenza risiede nel fatto di sapere se un oggetto ( corporeo o no) può essere osservato o no: alcuni oggetti lo sono in proprio, altri non hanno individualità propria e lo sono solo in quanto l’apparato di misura da loro un Ersatz di individualità, altri invece non hanno neanche la possibilità di “avvenire” con un Ersatz sperimentale. Il tizio “gg” è reperibile per via del suo “avatar” simbolico “gg” ed appartiene alla seconda categoria non alla terza.

            (e) Per tornare all’effetto Casimir permettimi di fare un’analogia con sistemi fisici vincolati descritti da lagrangiani ( così ci avviciniamo alla cromo-dinamica quantistica ed ai diagrammi di Feynmann 😉 ) il sistema fisico vi è costretto da tali vincoli che implicano che esso può evolvere solo in un modo particolare e non in altri, modo che, poi, definisce la sua traiettoria e non altre. Per analogia, quando affermi che c’è creazione di paia di particelle ed anti-particelle virtuali secondo certe regole, in realtà affermi dei vincoli circa i campi messi in gioco e soprattutto affermi una logica che struttura il vuoto, la potenzialità che esso rappresenta, logica espressa attraverso le rappresentazioni matematiche di tali campi virtuali. Quando fai l’esperienza di Casimir non provi tanto che ci siano degli oggetti che nessuno potrà mai osservare per principio ma comprovi che “la logica” del vuoto è isomorfa (o almeno suriettiva) a quelle relazioni matematiche: il che è mica male, ma ad un livello ontologico ancora più recesso che le particelle osservabili e queste al mondo corporeo.

            Aldilà di questo livello, secondo me, le famose 20 e tot costanti adimensionali che caratterizzano in modo unico il nostro universo dall’istante del big bang fino ad oggi, sono poi il punto ultimo e più “intimo” di descrizione della materia prima (secondo la definizione del filosofo) : esse sono come il suo “nome proprio” in un certo qual senso.

            In Pace

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          • Caro Simon, rapidissimo sul punto a). Son certo che non ti sei inventato niente al proposito e che si tratti di un problema tipicamente tomistico: ma proprio su questo mi chiedo se abbia senso, o meno, elaborare teorie non verificabili ne’ falsificabili, dunque al massimo logicamente coerenti come lo potrebbero essere anche altre: razionale (nel senso di non logicamente contradditorio) non vuol dire reale. Come intuirai, nella mia forse balenga personale visione teologica, nel caso ne avessi una sensata, la scolastica non rientrerebbe tra le mie opzioni preferite…e con questo spero che di nuovo tu e Minstrel non prendiate il fucile 🙂

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          • Falsificabilità è necessaria solo in un contesto di costruzione induttiva.
            Verificabilità è necessaria nei due contesti deduttivi ed induttivi.
            Coerenza è necessaria specificamente nei contesti deduttivi.
            I ragionamenti aristotelici e tomistici mi convengono benissimo in quanto si basano su una logica dell’essere falsificabile, con ragionamenti verificabili da tutti e stabilenti un insieme coerente.
            Stiamo andando troppo aldilà del post, caro “gg” 😉
            Grazie per i tuoi apporti alla discussione.
            In Pace

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          • Concordo, anche perche’ e’ chiaro che su alcuni punti c’e’ accordo, su altri no: per esempio, mi chiedo perche’ ci sia un angelo che dice “io sono Gabriele”. Sul resto, come detto, non concordo con i due ultimi punti da te proposti in precedenza (l’esempio che facevo sull’effetto Aharonov Bohm non c’entrava con la matrice di scattering alla quale credo tu ti riferisca). Ma volentieri accolgo l’invito a non divagare. Grazie a te per la discussione.

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          • Se c’è un Arcangelo chiamato Gabriele è peché esso costituisce un attributo che il suo nome rappresenta, tutto qua.
            Se poi ti chiedevi invece il perché possa esistere un angelo, è lo stesso motivo per cui qualitativamente esiste un concetto primitivo , che sò, in matematica.
            Bisognerebbe però stare attenti a quel che a cui ci si vuol riferire parlando delle gerarchie celesti poiché alle volte si posso intendere semplicemente creature non spaziali ma ugualmente formali-temporali.

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          • Anche il nome Daouda e’ un attributo che il nome rappresenta?

            Sui concetti primitivi in matematica penso tu abbia le idee molto confuse.

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          • il concetto primitivo è sopra-logico per natura e per INTUIRLO l’homo deve disporre di una qualità sovra-razionale che è, giust’appunto, l’intelletto.
            Non Daouda ma il mio nome è sicuramente descrittivo del mio essere, pur non essendo il solo fattore in ballo. Se mi fossi chiamato in un altro modo rispetto al nome che porto, avrei sviluppato altre caratteristiche.

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  4. …e ricordiamoci sempre la Superposizione…. 😀

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    • Certo: fai bene di dirlo e di mai dimenticarla. E la struttura logica ne è data proprio nell’esempio qui sù, come, sono sicuro, hai già ben capito. 🙂
      In Pace

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  5. Si Simon, si. Viva Tommaso e gli angeli, veri ispiratori di Bohr.
    Niente.

    Ah, una piccola news sulla particolarità del microcosmo rispetto al macrocosmo. C’entra poco col discorso, ma credo sia cosa ineteressi qualcuno qui:

    http://phys.org/news/2014-03-nanoparticle-laser-temporarily-violates-law.html

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    • Articolo nteressante, come tutti i processi spontaneamente e localmente neghentropici nella natura.
      Se la termodinamica ti interessa tanto ed in particolare il suo secondo principio sono sicuro che dovresti trovare interessante gli studi di Ilya Prigogine, Premio Nobel, riguardanti le strutture dissipative lontane dall’equilibrio termodinamico, in quanto vi sono considerati processi altamente neghentropici.
      Grazie per la suggestione.
      In Pace

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  6. Viva il reale!

    Interessante l’articolo, grazie Mauro. Sarebbe bello averne una lettura in chiave artistotelica. 🙂

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  7. La violazione del principio dell’entropia non vi pare abbastanza interessante?

    Bene, penso i nostri “filosofi” forse ameranno di più questo:
    http://www.media.inaf.it/2014/03/14/multiversi-dal-medioevo/

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    • Alcune considerazioni di carattere apologetico insite nell’articoletto che di sicuro non l’ha scritto uno storico o uno senza pregiudizi di sorta (streghe come fiammiferi e paludato latino?!):

      – periodo storico non certo aperto alla scienza

      non direi visto che è stato il periodo storico dell’evoluzione della scienza metafisica.

      – teorie oggi più avanzata e dibattuta sull’evoluzione del cosmo

      Teoria metafisica tutt’altro che esente da problemi metafisici e che naturalmente non elimina affatto il problema di un assoluto e di un trascendente.

      – aveva studiato le opere recentemente riscoperte di Aristotele sul moto delle stelle e della Terra in una serie di nove sfere concentriche

      nell’originale greco o secondo traduzioni? E sotto la lente di Avicenna oppure su originali? C’è Aristotele e aristotele… (minuscole volute)

      Per il resto è interessante quello che stanno tentando di fare anche se temo che il problema ermeneutico del paludato latino e dei concetti metafisici medievali non è indifferente. Stanno tentando cioè di fare banalmente filosofia analitica oppure stanno incredibilmente confondendo metafisica con fisica?

      Bella però la domanda finale: “Ma tra ottocento anni che cosa dirà la gente delle ipotesi che stiamo facendo oggi?”

      Eheheh, appunto. Vedremo se questa teoria metafisica del multiverso che non elimina ne l’esigenza di un assoluto né il finalismo teleologico avrà ancora seguaci oppure se si seguirà qualche teoria meno confusa e che cerca di non eliminare esigenze, ma di tenerne conto.

      Grazie Mauro del link!

      Edit: è morto Le Goff, il poeta del Medioevo. Grazie Jacques!

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    • Mauro la Metafisica è tutto tranne che una scienza. Per carità dai…

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    • Trovo questi articoli pericolosi.
      Confondono le favole con la scienza, lo sproloquiare con il costruire, e generano la sensazione nel lettore confuso (ovvero qualunque Italiano che non abbia frequentato una facoltà scientifica) che qualsiasi cosa possa essere detta e negata, tanto in futuro potrà essere confermata. Che ogni pensiero, indipendentemente da quanto sia fondato, ha la stessa dignità, tanto nessuno sa che ci possa riservare il futuro. E considerato lo stato della divulgazione e consapevolezza scientifica nel nostro paese questo è pericoloso.

      L’uomo torna sempre sulle proprie idee, forse perché le idee concepibili non sono poi tante, se si guarda anche da abbastanza lontano.

      Il problema è guardare da vicino. Il problema è dire qualcosa che sia verificabile, e confutabile, e sebbene sia abbastanza coraggioso da poter essere sbagliato si riveli corretto.

      Cosa che appunto la metafisica non mi pare faccia, perché la parola si gira ed ecco che l’errato torna corretto. Aristotele prevedeva un mondo classico (e non col pregiudizio classico, ma di fisica classica, motivo per cui ci si è arrivati così “tardi” e sostanzialmente sono stati necessari Hegel ed Husserl e Wittgenstein per fornire le basi epistemologiche alla quantistica), ed ora Aristotele include un mondo quantistico pur rimanendo Aristotele e senza avere il coraggio di dire X è sbagliato per Y motivo, io posso costruire dalle sue ceneri, ovvero utilizzando ed espandendo concetti simili.

      Altrimenti, se si guarda da abbastanza lontano, tutti hanno ragione. Sia Eraclito che Pitagora, che si son sempre scornati. Il mondo geometrico (altra idea a cui si è tornati), e il “panta rei” (idem), Democrito (atomi) e Parmenide (luce “principio attivo”). Persino Platone, nonostante si parla del suo “parricidio” da 2500 anni e chissenefrega. Ma il Pitagorismo nel mondo odierno sarebbe semplicemente folle, e Pitagora era già folle ai suoi tempi.

      Tanto per rimanere nel Filosofico: la scienza è Marxista, prosegue “in una spirale” di conoscenza, non in un “eterno ritorno” come Nietzsche. E troppa gente si scorda della coordinata radiale e considera solo quella angolare (e guardacaso in tal caso Nietzsche e Marx sono uguali, come dicevo, basta guardarle da abbastanza lontano…)

      Per andare nel Fisico, è nel dettaglio che sta il tutto. Heisenberg disse “Una teoria unificata sulla Natura è stata trovata… mancano solo dettagli tecnici.”, Pauli rispose con un foglio con disegnato un rettangolo bianco, sul retro vi era scritto in piccolo “Dipingo come Tiziano… mancano solo dettagli tecnici”.

      Il difficile le idee è guardarle da vicino, dove possono sbagliare dove hanno differenze, dove fanno previsioni e assunti che differiscono dal resto.

      Altrimenti, guardando abbastanza da lontano anch’io “dipingo come Tiziano”.

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      • Li trovo pericolosi anche io Andrea, infatti per questo mi chiedevo dove voleva andare a parare l’articolista se non nel presentare di nuovo il vecchio schema che nel medioevo nero c’erano lampi di genio che però venivano soffocati dalla mefitica religggione dei roghi. Lampi di genio ovviamente che vengono solo ora scoperti come tali grazie alla scienza che dove tocca trasforma in oro.

        Sorry, ma questo non è fare divulgazione.
        Come dici tu.

        Aggiungo che il signore medioevale, da quel che ho capito, è uno che non aveva bene in mente proprio la suddivisione delle modalità con le quali approciarsi al reale e mischia come pochi cosmologia e metafisica in un momento storico nel quale queste due modalità scientifiche erano consapevolmente ben “classificate”. Che si prenda questo mr. melting-pot per questi studi trovo sia indicativo…

        Quanto sul fatto che “tutti abbiano ragione” Andrea spingendosi “molto lontano” è vero.
        Ma questo non inficia affatto la scientificità della modalità metafisica, ma anzi la costituisce. Tu compi l’errore a mio umile dire di comprendere il valore della domanda (che è “alta”, lontana, che è generale, integrale, appunto metafisica) ed inevitabilmente legarla alle varie risposte di antichi pensatori che non avevano chiaro in mente cosa fosse cosmologia e cosa fosse metafisica. Oggi stiamo sulle spalle dei giganti e possiamo permetterci suddivisioni di comodo che permettono così di strutturare meglio le varie modalità con le quali possiamo approciarci al reale e alle domande prime che questo reale ci propone. Reale che naturalmente non è mai cambiato e con esso pure le domande prime.

        Dunque non si deve fare l’errore a mio avviso di screditare le disertazioni che oggi sono ancora intatte con le risposte evasive, erronee, confuse che loro davano quando ricercavano l’arché o l’esplicazione dell’esistenza dell’essere.
        Perché in fondo tutto parte proprio da Parmenide. Ma non il parmenide “fisico” per cui la luce è principio attivo, ma quello metafisico per il quale l’essere è e il non essere non è.
        “stando ai ragionamenti si sta dalla loro parte, ma stando all’esperienza è follia seguirli”
        Perché?
        Perché io che sono “essere”/ente nel 1880 non ero. Oggi sono. Domani (dopodomani dai!) non sarò! E allora? Come si spiega il divenire di questo reale legato a doppio filo con l’essere che non può non essere?

        Come vedete sono millenni che la metafisica si interroga su un reale contradditorio. E’ naturale quindi che un aristotelico tomista rilegga un presunto contradditorio di fisica moderna con le strutture della sua metafisica, strutture che non solo esplicano questo presunto contradditorio fisico (cioè tutto il discorso che si è fatto sulla MQ), ma pure il contradditorio metafisico nello scontro fra divenire ed essere del reale.

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        • Dove la metafisica si può permettere di essere sbagliata?
          Finchè si applicano etichette tutti hanno ragione, di nuovo. E’ solo quando si cerca di dire qualcosa sulla realtà che si può sbagliare.
          Cosa dice di nuovo sulla realtà questo articolo? Come ne può giovare il mio lavoro?

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          • Andrea, leggiti la pubblicazione. E’ “altro” da quello che hai inteso.

            E’ stato fatto un modello matematicamente coerente delle intuizione di Grossatesta, ma nessuna pretesa di attinenza con la realtà.

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  8. Buonasera Minstrel.

    Si, l’articolo è molto interessante (contiene anche il link alla pubblicazione originale).
    Non credo che il tentativo di traformazione delle intuizioni di Grossatesta in matematica sia da intendersi nel senso di filosofia analitica, quanto proprio di fisica matematica, e visto che si parla di “luce e materia” e che viene accostato il tutto alla Teoria delle Stringhe, credo sia logico presupporre che si tratti di una Teoria Quantistica quella che stanno sviluppando.
    Quello che si evince è che il modello matematico risultante porta a sviluppi che vanno oltre le intuizioni di Grossatesta.

    Sarebbe interessante capire le logiche di conversione, per capirne di più.

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