È Tempo Di Azione Concreta, Pratica, Effettiva – Parte 2

Lungo i secoli la Chiesa ha messo molto l’accento sulla responsabilità individuale focalizzandosi sull’iter di ogni individuo particolare per condurlo lungo un cammino di santificazione personale e questo in modo particolarmente marcato dalla Controriforma in poi: quest’atomizzazione della Salvezza è stata controbilanciata con un sottolineare sempre accresciuto della necessità degli atti di carità rivolti agli altri come un contrappeso ad una ricerca di santità individualistica. Il che è cosa buona e pastoralmente necessaria: ad una eccessiva deviazione culturale individualistica la Chiesa si doveva di controbilanciare sottolineando la necessità di aiutare il prossimo suo.

In realtà però, l’antropologia proposta nei due Testamenti non è intrinsecamente un’antropologia individualista ma un’antropologia comunitaria: in questo la meditazione sulla Genesi è paradigmatica, in quanto non vi si parla di un individuo in quanto tale, quale un eroe alla Ercole o alla Gilgamesh, ma bensì di una realtà meta-individuale, comunitaria, familiare; vi si parla di Adamo & Eva e quella del Paradiso terrestre, del loro Peccato, della loro punizione è la Storia di una famiglia in quanto tale e di una famiglia in carica di un Giardino.

Noé non si salva da solo ma la storia della sua arca è quella di sua moglie e della sua famiglia; così anche la relazione tra Abramo e il suo Dio include sua moglie Sara e suo figlio Isacco; quella di Isacco, Rebecca e Giacobbe; quella di Giacobbe Rachele ed i suoi 12 figli; quella della redenzione dei figli di Giacobbe fu familiare per opera di Giuseppe.

Tutta la storia di Israele è la storia di una famiglia e di una comunità che progredisce nella sua relazione a Dio: quando la guida pecca tutto il corpo sociale ne soffre, quando il corpo sociale devia la guida si perde essa stessa. Le punizioni sono collettive ai tempi di Sodoma e Gomorra come ai tempi del vitello d’oro e financo alle deportazioni babilonesi e la distruzione dei templi non ultima quella dell’anno 70 profetizzata da Gesù. La stessa Santa Famiglia è una comunità che salva ed è salvata da Cristo stesso che inonda di grazie Sua Madre concependola senza peccato originale e San Giuseppe facendone l’esempio perfetto dell’uomo che vive nel Timor di Dio; Cristo stesso quand’anche sulla Croce aveva ai piedi Suoi Sua Madre e non morì solo; la comunità cristiana primitiva si considerava santa in quanto unita in Cristo e la loro carità era segno della presenza di Dio.

Siamo stati creati Adamo & Eva: non ci danniamo mai da soli e non ci salviamo mai da soli.

Per questo sono sorte le comunità monastiche: per aiutarsi gli uni con gli altri lungo il cammino dell’imitazione di Cristo. Ma le comunità monastiche non hanno in sé il valore ontologico che hanno Adamo ed Eva, la famiglia umana anche se, in modo misterioso e soprannaturale, per via del Santo Battesimo, il Padre si è dato figli dalle pietre che sono i monaci.

La nostra realtà non è l’essere soli in questo mondo, ma l’essere membro di una famiglia, l’essere partecipe di un focolare, l’essere padri e figli, nonni e cugini, zii e amici, conoscenti e concittadini.

E se io non mi salvo, mia moglie non si salva, e i miei figli non si salvano e se loro non si salvano come potrei io stesso essere salvato?

La nostra sola ossessione, se non vogliamo essere tiepidi, è voler fare tutto quel che è possibile ed impossibile, con l’aiuto di Dio, per salvare chi amiamo, per essere salvati, salvare.

Non ci danniamo mai da soli e non ci salviamo mai da soli.

E siamo stati creati non in quanto Giacomo, Pietro, Paolo, Cosimo, Damiano e così via di seguito: siamo creati in quanto famiglia, in seno ad una famiglia, per una famiglia.

Tutta la nostra ecologia, lo studio della nostra “casata”, deve focalizzarsi su quel che si deve fare per permettere allo Spirito Santo di salvarla tutta. E ciò incomincia con il capire hic et nunc cosa significa essere Adamo ed Eva ed avere la responsabilità del Giardino; capire come funziona questa relazione tra famiglia e giardino ed, inseguito, mettere in opera queste relazioni capendo cosa sia hic et nunc il nostro peccato originale e le sue conseguenze per poi tutto mettere in opera hic et nunc per salvare la nostra arca di Noè e vivere hic et nunc la Redenzione alla quale il Cristo ci vuole partecipe.

Un discorso ecologico ed economico “ontologico” non ha bisogno di tempo e spazi e di processi per svilupparsi ma solo di essere messo in esistenza in questo momento ed in questo luogo: esso attraversa le tre realtà in un singolo atto di esistere, la realtà della natura familiare umana descritta dalla Genesi, la realtà del peccato e della fallibilità familiare umana, la realtà della Redenzione in quanto evento comunitario, tre realtà che si interpenetrano nell’atto di essere mio in quanto famiglia.

Vi deve essere quindi un rifiuto radicale dapprima intellettuale ed in seguito pratico di volersi concepire in quanto agente economico individuale che razionalmente cerca il proprio interesse ma sostituirlo con un altro principio ecologico e cioè quello della famiglia o della comunità di cui siamo elementi, sempre collettivi, in quanto agente economico che deve prendere le decisioni le più razionali possibili alfine di realizzare le tre realtà di cui sopra per la felicità di tutti.

Ritorniamo alla Genesi per meglio capire cosa significhi essere Adamo ed Eva: prima di tutto quel che si nota è la missione che Dio ha dato a Adamo di nominare tutti gli esseri del giardino e poi, constatata la sua tristezza di essere solo, la gioia che egli prova nel vedere Eva. Il significato è qui profondo, antropologico: la felicità non è raggiungibile in isolazione, nell’individuo, nell’auto-centramento. Tutte queste promesse di felicità nella realizzazione del proprio sé, nella propria carriera, nel riconoscimento sociale, nella ricchezza in quanto tale, nell’affermazione della propria individualità, nella propria scienza, nella propria azione conducono alla mestizia: solo nell’alterità e nella fertile complementarità si trova la gioia naturale, cioè secondo la natura umana, la felicità, il vero e unico Paradiso Terrestre. Questo è il punto di partenza del discorso ecologico in senso proprio: il Paradiso è terrestre quando Adamo ed Eva si costituiscono famiglia ed è il mondo reale che la circonda che le è strumentale e non il contrario. La felicità di Adamo & Eva è la causa finale del Creato e non l’opposto.

Questa supremazia causale fonda ontologicamente qualunque antropologia rispettosa della realtà umana e non va mai scordata.

La prima attività della nostra coppia consiste nel passeggiare nel giardino, contemplandolo cercando di capire quali ne siano le regole di funzionamento, quel che si può fare e quel che non si può fare: da questo ne traiamo un primo insegnamento pratico e cioè che il primo atto ecologico consiste nell’osservare con calma interagendo con l’ambiente nel quale siamo, sia esso fisico, sociale, culturale, spirituale.

Questa è un’esperienza personale di vita: quando osservo il mio giardino da lontano non so neanche cosa potrei fare per migliorarlo, manco di idee, ho tendenza a delegare a stranieri decisioni che lo riguardano; quando, invece, decido di andare a zappare in un suo angolo nel quale non vado mai, e che quindi ci passo tempo e interagisco con esso, comincio a notare la qualità della terra, le presenza concreta delle piante,  quanta ombra e soleggiamento ci sia, cosa sia brutto e cosa sia bello, cose potrei piantare ed è così che le idee avanzano, specialmente nel dialogo con mia moglie che aggiunge un punto di vista molto spesso più competente del mio in queste materie. Ed ecco che un progetto nasce e che ci possiamo accingere a migliorare quell’angolo di giardino.

Avevo accennato all’inizio l’importanza dello strumento che deve essere perfettamente adattato al buon lavoro che si desidera compiere: ogni realtà familiare, ogni Adamo ed Eva in questo mondo devono capire cosa debbono fare osservando la loro propria famiglia, in senso stretto e largo, le loro amicizie, le loro attività, la loro situazione sociale e questo non in modo astratto ma interagendo con tutte queste realtà e da queste osservazioni nate dall’interazione, nel dialogo cominciare a metter in moto decisioni e mutazioni del loro ambiente, quello sul quale hanno efficace effettività, sapendo che gli strumenti messi in opera si raffineranno lungo la messa in opera del loro progetto. E già vivono la felicità, il Paradiso terrestre, di essere assieme in quest’avventura che può essere molto concreta o anche molto spirituale: non è il risultato finale, che può cambiare, che è la fonte della felicità ma l’adoperarsi assieme.

Concretamente questo vuol dire in questo momento osservare, interagire, condividere, decidere eppoi ricominciare ad osservare, interagire, condividere e decidere: questa è la prima regola dell’ecologia ontologica.

È tempo di azione concreta: è tempo di osservare ed interagire, Adamo & Eva assieme, osservando la propria famiglia, i propri figli, gli amici, i conoscenti, il lavoro, i bisogni concreti, le varie attività, la situazione finanziaria, le forze, le opportunità, le debolezze, i pericoli, la qualità di vita spirituale e come tutto questo concorre oppure no alla felicità propria e di chi si è in carica. Non ci si salva mai da soli e non ci si danna mai da soli.

E l’azione seguente altrettanto pratica è di capitalizzare gli acquisti positivi già esistenti, prevedere prime azioni concrete che daranno raccolte sensate da quel che c’è già di buono, mettere a posto effetti di leva dove quel che c’è di buono è reinvestito, in priorità nella famiglia stessa, per facilitare la messa in valore di quella parte di giardino che stiamo scoprendo interagendo con esso. Se un figlio è bravo in matematica che aiuti quello meno bravo e così svilupperà per giunta anche il senso dell’altruismo; se gli amici sono affezionati alla famiglia metterli a contribuzione per vangare il campo dietro la casa e, al contempo, aiutare a vangare il loro; se si è bravi a produrre qualcosa, non se ne produce mai troppo, e il di più può essere donato a chi ne ha bisogno.

Ognuno di noi, Adamo & Eva, ha da capire di quale strumento ha bisogno per raggiungere la propria felicità umana e ha da immaginare il proprio strumento, ad hoc, che nella propria mano ci permette di creare felicità e di svilupparlo, affinarlo, renderlo sempre più adatto, vedi anche di cambiarlo se necessario.

Ogni Adamo & Eva è re e regina del proprio creato: niente può impedire loro di lavorare per la propria felicità, perché sono al sommo dell’opera del Creato voluto dal Signore. Tutto è nelle loro mani e quel che debbono rifuggire è la tentazione di cercare la felicità individuale, la salvezza da soli anche se sotto una crosta di pseudo-altruismo, foglia di fico che ci nasconde che la nostra realtà, la sola che conti per davvero, è quello della famiglia sulla quale siamo innestati, famiglia nucleare, famiglia allargata, famiglia sociale, culturale, spirituale, nazionale, umana.

In Pace

(Continua)

(Inizio)



Categorie:For Men Only, Simon de Cyrène

7 replies

  1. Non ci salviamo da soli ci salviamo in famiglia.
    Ma questo e’vero solo se presuppone una famiglia “omogenea” tutta composta di devoti cristiani o comunque di persone, marito moglie figli compatto nel loro comportamento e nelle loro credenze.
    Invece purtroppo le famiglie nella realta non sono omogenee:quanti bravi cristiani sono sposati con delle vere egoiste e cattive , e viceversa?Quante buone donne cattoliche hanno mariti bestemmiatori e disonesti? O figli che nonostante l’educazione ricevuta ne fanno di tutti colori? alcune domande sorgono spontanee:
    L’anima e’o no individuale?E la responsabilita’del peccato e’quindi o no individuale? se mia moglie o mio marito o mio figlio e’un malvagio, anche io non mi salvo? Le famiglie si salvano “in blocco” e si dannano “in blocco”?
    San Francesco lascio ‘la sua famiglia e in un certo senso ripudio’suo padre Piero Bernardone, il mercante,scegliendo la sua strada. E dando probabilmente un grosso dolore a sua padre.
    Chi ama la moglie o il padre o il figlio piu’di me non e’degno di me ha detto Gesu’ .La coscienza e la fede nonche’ le scelte esistenziali di un cristiano non sono poi cosi’legate alla famiglia, ma piuttosto al suo rapporto col Signore, rapporto dell’anima con Dio che e’sempre individuale.

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    • Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. (Esodo 20, 5-6)

      In Pace

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    • L’anima è individuale, la responsabilità collettiva. Le scelte sono libere e personali, le conseguenze imprevedibili e universali.
      Personalmente aspetto prima di commentare o chiedere lumi al riguardo perché sono certo Simon saprà ben spiegare cosa intenda con la frase ” non ci si danna e non ci si salva da soli”.
      Una cosa è certa, ed è lo stesso reale a dirlo, l’uomo è ontologicamente più “relazione” che individuo, non fosse anche perché è solo con l’incontro di un altrui diverso (ed uguale) che un individuo si scopre tale e si comprende sia nei particolari che nel generale suo atto di esistere.

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      • Intendiamoci: non intendo distanziarmi dall’insegnamento della Chiesa al soggetto. Questa è una meditazione che vuole arricchire, riscoprendo e complementando, questi insegnamenti: se ci dovesse essere un conflitto, che oggi non vedo e che non ricerco, come sempre, accetterò la precedenza del Magistero Autentico.
        Non ci si danna e non ci si salva da soli fa parte dell’insegnamento della Chiesa da duemila anni; la nozione di famiglia come locus usuale per la salvezza personale è in tutta la bibbia; la nozione di unità del Corpo di Cristo che solo salva anche: qui cerco solamente di mettere in evidenza cosa questo significhi nella vita quotidiana concreta, in senso ontologico e, quindi, pratico.
        In Pace

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    • Mi permetto di ritornare su queste tu osservazioni con qualche linee supplementari
      Nessuno si salva da solo non implica nessuna omogeneità: chi muore sotto il crollo della torre di Siloë o chi è deportato o chi è stato lasciato affogarsi nel diluvio, non vuol dire che è per forza un dannato, ma che muore con i dannati; chi sembra morire in pace nel suo letto dopo aver vissuto cent’anni non vuol dire che è salvato, ma solo che muore con i salvati. Quel che è certo è che le generazioni discendenti dal maledetto sono maledette, ma non vuol dire che ognuno lo sia, come anche il fatto che Gesù abbia dato il Pane di Vita, il Suo Corpo per la multitudine (pro multis) non vuole dire che il Suo Corpo è dato per tutti in modo omogeneo.
      Se uno è sposato con una moglie egoista e cattiva o con un marito bestemmiatore e infedele, deve considerare questo sposo come la Santa Croce e amarLa e, in unione con Cristo, fare di tutto per santificarsi e santificarla, con la preghiera e gli atti di carità: in questo non ci salviamo da soli. Se invece uno si lascia sopraffare dall’egoismo o l’infedeltà dello sposo al punto di rigettarne la Croce, allora non solo non opera per la salvezza sua ma neanche per la propria.
      E così né va dei figli e nipotini o dei nipotini e figli nel proprio rispetto: non per niente chiediamo al papà di non indurci in tentazione, per favore, ma, invece, di aiutarci a scampare dal male.
      In Pace

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  2. Anche se so che SImon ha già praticamente scritto l’immane articolo che qui appare a puntate, consiglio a lui (e a chi è interessato), di rileggere queste tre riflessioni di Nembrini, magari non entrano nel discoro, magari lo cèntrano perfettamente. 😉

    https://pellegrininellaverita.com/2017/01/21/franco-nembrini-i-misteri-della-fede-e-luomo-la-trinita/

    https://pellegrininellaverita.com/2017/01/28/franco-nembrini-i-misteri-della-fede-e-luomo-lincarnazione/

    https://pellegrininellaverita.com/2017/02/25/franco-nembrini-luomo-e-rapporto-il-rapporto-e-generosita/

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  3. Ti lascio anche questo, Simon:

    Siamo interrotti da una ragazza che si avvicina senza dire nulla e ci guarda. Franco si illumina: “ciao cara, hai bisogno?”. Lei non risponde e dopo poco se ne va. Mi guarda e poi tristemente mi dice “è la figlia di un amico, una forma di autismo…” le sue parole si fanno ora più lente e deboli, il dolore innocente impone un rispetto diverso. “È una delle malattie per me più difficili da capire, è come se avesse un intero mondo dentro di sé, ma per qualche ragione non riesce ad esprimerlo, non solo agli altri, ma neanche a sé stessa. Solo episodicamente, rarissimamente, questa coscienza vien fuori. E allora capita che una volta all’anno lei scriva al computer: “Papà, mamma perdonatemi se sono cattiva, ma io vivo del vostro amore”. Per poi tornare ad essere preda di questo male… guarda, una roba…”. Io non so come rispondere, blatero cose senza senso. Franco riprende: “e questi due genitori che la servono, da mane a sera, con una devozione che… ma vedi che tutto torna? Cosa dicevamo prima? Dobbiamo guardare la televisione per vedere i veri supereroi del nostro tempo? Macché, abitano a Seriate, Calcinate, Bergamo, Milano! Io quando vedo gente simile capisco che il mondo si salverà, anzi arrivo a dire che i peggiori delinquenti potranno andare in paradiso per i meriti di gente simile. E questa cosa mi impressiona in un modo enorme. E noi dobbiamo perderci in una fantasia supereroica americana? Questa è pura esperienza del divino dovuta al sacrificio totale. E’ quella che vivevano i nostri contadini, i tuoi nonni, i miei nonni e genitori. Vanno riscoperte queste cose belle e grandi e vanno indicate a dito a tutti coloro che sono persi in fantasie mitologiche televisive! Questo ricostruisce un paese, ricostruisce una valle, ricostruisce il mondo! E qui torniamo all’intervista che devi fare a Stefano del VEST! Non puoi pensare di ripartire dal mondo per arrivare al particolare, è il contrario!”.

    https://pellegrininellaverita.com/2018/07/12/mola-mia-leu-cronaca-di-una-serata-a-tu-per-tu-con-franco-nembrini/

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