Vittorio Possenti – il matrimonio è uno solo!

Caro direttore,
l’introduzione del “matrimonio” omosessuale in Germania attraverso un voto del Parlamento forse non ha ancora attratto tutta l’attenzione e la riflessione che la vicenda merita. Indubbiamente alcuni saranno a favore e altri contro, questi ultimi nel complesso rassegnati a un’onda che sembra sempre più travolgente, e a cui è arduo opporsi. L’arcivescovo di Berlino ha osservato con ottime ragioni che sarebbe stato più saggio tenere ben distinti il matrimonio e l’unione civile omosex. Mi inducono a scrivere non solo il disappunto e il rammarico che un Paese tanto importante come la Germania abbia aderito alla vague montante, ma pure l’impressionante rapidità con cui in Occidente in pochi lustri l’ideologia neoliberale e libertaria – sostenuta in modo massiccio e costante dal sistema dei media – abbia acquistato terreno e abbattuto ogni ovvia differenza con il grimaldello di chiamare discriminazione ciò che discriminazione non è.

La situazione è particolarmente seria e foriera di ulteriori sfondamenti dinanzi a un quadro legislativo e giuridico ormai vincente che promulga senza fondamento il “diritto al figlio”, l’adozione per tutti, la fecondazione eterologa di ogni tipo, e in non piccola parte l’utero in affitto. Come filosofo e cittadino vedo nella situazione attuale di tanti Paesi un cedimento dalle conseguenze incalcolabili al positivismo giuridico, secondo il quale è diritto solo quello, appunto, positivo stabilito dallo Stato; questo può emanare qualsiasi regola se procede lungo i binari fissati dal metodo della maggioranza. Da quindici anni a questa parte, numerose volte ho sostenuto che le istanze parlamentari e giuridiche si arrogano una potere che loro non spetta: quello di dichiarare matrimonio ciò che matrimonio non è. La gravità della sfida proviene dal neoliberalismo libertario che si propaga velocemente in tutte le sfere dell’agire umano, e che stabilisce quale sia il comportamento legittimo. Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, si è spesso mostrato critico verso il neoliberalismo, e ha invitato ad accogliere i valori liberali autentici, «a patto di rifiutare in modo fermo l’ideologia neoliberale e la sua visione della persona umana». L’invito è ancora validissimo, per quanto difficile sia il compito.

Vittorio Possenti

Il filosofo Possenti scrisse queste parole al direttore di Avvenire il 15 luglio 2017, all’indomani del voto tedesco che ha parificato l’istituto matrimoniale a quello dell’unione dello stesso sesso; parificazione ingiustificata e discriminatoria, resa possibile solo grazie al cedimento dell’Occidente nei confronti di un diritto positivo neoliberista, schiavo di una maggioranza telecomandata. Queste parole sono anche le nostre.

Approfondimenti:
Edward Feser – Matrimoni gay e the matrix
Timothy Hsiao – Perché il matrimonio tradizionale è l’unico matrimonio

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Categorie:Aforismi

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92 replies

  1. Leggo ora sul sito “Cattolici Romani” da fonte fededegna (il collaboratore che si occupa della diocesi di Bologna) che è morto il card. Caffarra, che tanto ha fatto per la difesa della famiglia e (vedi il post) del matrimonio. Requiem aeternam dona ei domine, et lux perpetua luceat eo..

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    • I funerali saranno celebrati Sabato 9 alle ore 11.00 in cattedrale.

      Il Signore accolga la sua anima.
      Preghiamo per lui e che gli sia concesso intercedere per noi.

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  2. La campana di San Petronio ha rintoccato, nel modo usuale al momento del transito del Pastore. L’articolo è subito uscito, sul Resto del Carlino: http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/carlo-caffarra-morto-1.3379594

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      • Ma come? Non era un clown?

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        • Gli esseri umani non sono perfetti in tutto: errare humanum est. E anche lui era umano …anzi lo è sempre.
          Quel che ha fatto in bene e in male è nelle mani del Suo Giudice, ormai.
          A noi resta solo pregare e intercedere per lui invocando come sempre la Misericordia divina che è, oltretutto, anche il marchio di questo Pontificato come lo fu di quello di San Giovanni Paolo Magno.
          In Pace

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          • Dunque anche tu Simonpuoi errare?Per esempio nel definire clows i cardinali dei dubia? O tu hai sempre ragione?Non ti ha mai visto ammettere i tuoi errori,sempre e solo quelli degli altri.
            Quanto alla Misericordia marchio di questo pontificato chiedilo al prof.Seifer appena licenziato per aver osato critocare l’AL

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            • La Misericordia è una medaglia con due facce:
              – quell’a dell’amore viscerale per cui “ogni scarrafone è bello a mamma soja”,
              – quella della fedeltà unilaterale ad un patto d’amore eterno anche se l’altro sceglie di non essere amato.

              Premesso che è tipico dei bambini e non degli adulti il lasciarsi amare e correggere,
              insegnare che la Misericordia ha una sola faccia è opera di menzogna.

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            • Tranquilla, certamente faccio errori!
              Ma in questo caso penso proprio di no, infatti nessuno ha mai portato controargomenti razionali alle ragioni che ho addotto e per le quali li ho chiamati clowns.

              D’altronde, che la loro posizione non aveva o ha nessuna serietà e sostanza, lo di mostra il fatto che la Santa Sende non si è mai data la pena di rispondere: non si risponde ufficialmente a libelli clowneschi il cui primo fine è la provocazione gratuita e la derisione del Magistero Autentico!

              Per giunta, come sempre si dimostra sempre di più, anche in questa faccenda, che il tempo è superiore allo spazio…

              In Pace

              P.S.: Quanto al Prof Seifert non conosco tutte le ragioni visto che non sono l’arcivescovo in questione. Direi semplicemente che a quel livello di docenza , il non accettare il Magistero Autentico in materia di morale non mi sembra degno della persona in questione.

              Mi dirai che ce ne sono di ben peggiori che sono sempre in carica, ma, sempre secondo me, questa non è una ragione sufficient: infatti se, ad esempio, un poliziotto mi ferma per sorpasso di velocità non posso argomentare di non darmi la multa perchè ci sono altri ben più delinquenti che non sono stati messi in prigione.

              Per giunta, nel caso di Siefert, come direbbe qualcuno della tua movenza scismaticoide, la Misericorida è una medaglia a due facce e cioè quella viscerale e quella della fedeltà e che insegnare una sola faccia sarebbe menzogna: qui la Misericordia è quella della seconda faccia mentre tu vorresti per il Prof Seifert una Misericordia “adulta” e non per bambini che si lasciano amare e correggere…

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              • Ma dare del “clown” ad una simile figura, quella del card. Cafarra, che anche ammesso e non concesso fosse in errore e che ammesso e non concesso lo fosse nella sostanza, mai lo è stato nella forma e nei modi, è e rimane un errore caro Simon.

                O, nella migliore delle ipotesi, un pessima “caduta di stile”.

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              • Caro Bariom,
                la tua affermazione vale la tua dimostrazione: cioè nessuna, visto che fai affermazioni apodittiche.
                Opinione emozionale la tua ma non razionale: puoi sempre dimostrare che ho avuto torto nella mia argomentazione, però! Anzi, sei il benvenuto a procedere!
                Da qui a li, ti diro sommessamente, che del tuo parere non me ne cala profondamente niente.
                Caffarra ha fatto il clown contro il Magistero Autentico quella volta e adesso RIP.
                In Pace

                P.S.: Quando poi certuni si permettono di insultare il Santo Padre, figurati che scrupolo avrei io a trattare da clown chi ha detto enormità abissali contro il Magistero Autentico, tanto più abissali quanto la sua formazione e statura avrebbero dovuto impedirlo di affermarle…

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              • Prendo atto.

                Mi piacerebbe però vedere dove Caffarra avrebbe “insultato” (le parole hanno un preciso senso) il Santo Padre e dove in questo, puoi assimilarlo ad altri che veri insulti proferiscono e ben altro che “clown” possono venir detti.

                Diversamente con troppa facilità fai “di tutt’erba un fascio”, ma qui mi fermo visto che della mia opinione “non te ne cala profondamente niente” (ho avuto la presunzione di credere non fosse così).

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              • Grazie di prenderne atto.
                Per vedere dove (e perchè) Caffarra ha fatto il clown, ti rimando all’articolo ad hoc.
                La tua opinione mi interessa sempre quando fondata razionalmente.
                In Pace

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              • Però il professor Seifert ha ragione nel dire che il paragrafo 303 di Al è profondamente problematico; di questo gliene va dato atto.

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              • Non concordo per una semplice ragione che si chiama il Principle of Charity, il quale, applicato in questo caso specifico, significa che il Magistero deve essere letto con gli occhiali del Magistero e che, qualunque sia l’ambiguità, oggettiva o soggettiva a chi cerca di seguirLO da cattolico, essa va levata scegliendo sempre l’interpretazione la migliore, e cioè quella in linea con il resto del Magistero, in particolare quello precedente.

                Questo metodo del Principle of Charity è comunmente usato in campo accademico, in quanto presume, salvo prova contraria, che un autore sa di quel che parla e che, salvo se esplicitamente contraddittorio, presume quel è già stato detto: non vi è dunque nessuna ragione per la quameil Prof seifert non applichi questo stesso principio ai documenti del Magistero.

                In altre parole, ammesso e non concesso che ci sia un’ambiguità oggettiva nel Paragrafo 303, allora il Prof Siefert dovrebbe semplicemente avanzare le soluzioni in linea con il Magistro invece di criticare sterilmente la presenza di detta ambiguità: è quel che si chiama il dovuto ossequio dell’intelligenza e della volontà al Magistero Autentico (che esso sia o no definitivo; sia o no definitorio, sia o no dottrinale, sia o no morale).

                Quanto a noi su Croce-Via abbiamo mostrato a suo tempo quanto AL e quindi anche il §303 non sia ambiguo se letto in continuità con il resto del Mgaistero della Chiesa: se noi ne siamo capaci, a fortiori lo può un Prof Seifert.

                In Pace

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              • ” A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e SCOPRIRE CON UNA CERTA SICUREZZA MORALE CHE QUELLA È LA DONAZIONE CHE DIO STESSO STA RICHIEDENDO in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.” (Al 303)

                Ora, posto che la questione delle attenuanti dove ad esempio c’è una diminuzione di libertà è in accordo con la Dottrina, affermare che la coscienza possa, con sicurezza morale, scoprire che Dio stesso sarebbe richiedendo di continuare in quella situazione, è una affermazione molto problematica, perché sembra ammettere la possibilità che ci sia un giudizio vero della coscienza (non invincibilmente erroneo; questo è sempre stato ammesso dalla Chiesa) in contraddizione con ciò che la Chiesa insegna come attinente al deposito della divina Rivelazione.

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              • Ma la frase secondo la quale uno possa scoprire con una certa certezza morale (oltretutto si parlava di coscienza illuminata) che Dio stesso gli stia chiedendo di commettere adulterio in che modo è armonizzabile col Magistero precedente?

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              • Anche Gaudium et Spes 16 insegna che ” succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità”, ma allora perché scrivere quel paragrafo in quel modo, come se una coscienza vera e non erronea possa formulare un giudizio in contrasto con la morale?

                Per esempio, perché non scrivere Al 303 nel seguente modo?

                “A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Infatti la coscienza non di rado erra per ignoranza invincibile, arrivando talvolta a credere che Dio stesso stia chiedendo o avvallando una violazione della Legge morale; questo, quando presente, è un altro fattore mitigante la colpa, perché una coscienza invincibilmente erronea mantiene la sua rettitudine, pur nell’errore. Tuttavia la Chiesa, fedele alle parole di Cristo e al Suo insegnamento sulla forza liberatrice della Verità (Gv 8,32), non può esimersi dall’incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. ”

                Se fosse stato scritto in questo modo credo che il professor Seifert non avrebbe avuto nulla da opinare; il punto è che il testo reale del 303 di Al dice cose diverse. Sembra addirittura sostanzialmente diverse, poiché mettere prima la coscienza illuminata e dire che tale coscienza illuminata (perché con “questa coscienza” il testo di Al 303 si riferisce alla coscienza illuminata, la quale è il soggetto della proposizione precedente) possa riconoscere con sincerità e onestà che Dio stesso stia chiedendo che si perseveri nel peccato grave oggettivo, mi sembra realmente difficile, per non dire impossibile, da armonizzare col Magistero.

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              • È semplicemente la dottrina del piano inclinato e cioè della legge della gradualità da sempre parte del patrimonio etico del cattolicesimo.
                Da non fare apposta di confondere con la gradualità della legge che, essa, non ha mai fatto parte del Magistero cattolico.
                Basta leggere §303 (1) nel suo contesto precedente e susseguente e (2) riferendosi al Principle of Charity e applicare onestamente sul piano intellettuale la sumenzionata legge della gradualità conosciuta da tutti i moralisti e il “problema” si evapora da sè.
                In Pace

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              • Beh si, se si ignora ciò che il testo dice si può dire ciò che hai detto tu. Ma il punto rimane, e cioè come sia possibile che una coscienza vera, non incolpevolmente erronea, possa riconoscere che Dio stesso le stia chiedendo di commettere adulterio.

                Se si fa finta che tale proposizione non esista è un conto, ma il punto è che esiste.

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              • No, non c’è scritto per niente che Dio sta chiedendo di commettere adulterio: questa è falsità e disonestà intellettuale.
                Essa dice letteralmente questo: la coscienza “può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti”.
                Ciò è l’equivalente di saper riconoscersi peccatori ed incapaci di fare di più, sapere che che quella spina nel fianco è la propria croce: nella pratica del testo, il quale si riferisce specificamente al §302 nel suo esordio, esso significa che il direttore di coscienza e il confessore deve essere capace di valutare oggettivamente quel che può e quel che non può il soggetto. Non gli chiede per niente di commettere adulterio, ma di sapersi coonsapevole che commette adulterio e non aver la forza di terminarlo per ragioni “oggettive” (quelle attenuanti del §302) e trarne le conseguenze.
                Niente di tutto ciò è nuovo nella prassi moralifin dai tempi di Gesù.
                Il tutto è da inquadrarsi nella legge della gradualità: se non si fa si viene ad affermare la bestialità che hai profferito. E se un Prof Siefert la profferisce, bene ha fatto l’Arcivescovo di rimandarlo a sturdiare invece di insegnare.
                In Pace

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              • E affermare che si tratti della legge della gradualità mi pare difficile da sostenere.

                Infatti secondo la legge della gradualità la legge divina NON ha diversi gradi cogenza a seconda delle varie situazioni, quando si parla di atti intrinsecamente malvagi.

                Ciò che puó essere differente nelle varie situazioni è l’imputabilità e responsabilità personale del peccatore, non la cogenza della Legge in se.

                In altre parole: la Legge in se è sempre cogente per quanto riguarda gli atti intrinsecamente malvagi, però possono darsi circostanze dove peccati sempre oggettivamente gravi (in quanto intrinsecamente malvagi) sono soggettivamente veniali, cioè dove il peccatore non è soggettivamente imputabile di peccato mortale. La legge della gradualità include anche la coscienza, che può errare incolpevolmente.

                Affermare invece che una coscienza illuminata (illuminata, cioè per definizione non si tratta di ignoranza invincibile) possa riconoscere che Dio stesso stia chiedendo di compiere un atto intrinsecamente malvagio è proprio l’affermazione della gradualità della Legge, e la negazione dell’esistenza di atti intrinsecamente malvagi.

                Per leggere il paragrafo 303 di Al in accordo con la legge delle gradualità a mio avviso bisogna cambiare il testo, perché il testo attuale non permette una simile distorsione.

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              • A mio avviso, invece, il testo è perfetto e non ha bisogno di essere cambiato: basta non essere ignoranti (o in malafede) e saper fare la differenza tra la legge della gradualità e la gradualità della legge che è quel che non fai.
                Grazie.
                In Pace

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              • Sarà, Simon…
                Sta di fatto che il quinto Dubium è stato scritto riferendosi proprio a quel paragrafo, perciò evidentemente così chiaro non è.
                Poteva essere scritto in modo meno ambiguo, penso che su questo potrai essere d’accordo.

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              • Preciso che gli altri paragrafi mi sembrano sufficientemente chiari, era il 303 che effettivamente sembrava problematico.
                Ti hai dimostrato che può essere letto armonicamente senza eresie e di questo mi fa piacere, però rimango dell’idea che poteva essere scritto meglio.

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              • I cinque Dubia non sono dubia per i cattolici romani: a tutti e cinque una sola risposta è possibile : Sì
                In Pace

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              • @Cicero
                Stavi andando a Damasco?

                @Simon
                Quindi io non sarei un cattolico apostolico romano? Chi sei tu per giudicare?

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              • Posso giudicare il tuo foro esterno.
                Come anche il foro esterno di chi fanno i clowns.
                In Pace

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              • @Simon
                Vi sono Vescovi della Chiesa Cattolica Romana che hanno autorizzato i divorziati risposati ad accedere all’Eucarestia.
                Vi sono Vescovi della Chiesa Cattolica Romana che non hanno autorizzato i divorziati risposati ad accedere all’Eucarestia.
                Sei in grado di risolvermi il dubbio su quali Vescovi della Chiesa Cattolica Romana seguano correttamente il Magistero?

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              • Tutti e due, Lorenzo. E tutti e due interpretano correttamente AL che lascia espressamente ai pastori locali la latitudine adattata asseconda delle cenessità pastorali locali.

                D’altronde dire che si sono vescovi che hanno autorizzato i divorziati risposati ad accedere all’Eucaristia è un’affermazione coniata di malafede e non per niente proviene da ambienti reputati mondialmente per la loro malafede malaticcia.

                Quel che sarebbe secondo la verità dei documenti pubblicati dalle varie conferenze episcopali è l’affermare che ci sono Vescovi della Chiesa cattolica romana che hanno autorizzato persone viventi una situazione oggettivamente di adulterio ma con circostanze attenuanti riconosciute conformi al CCC di ricevere l’assoluzione, e che ci sono Vescovi della Chiesa cattolica romana che non hanno autorizzato persone viventi una situazione oggettivamente di adulterio ma con circostanze attenuanti riconosciute conformi al CCC di ricevere l’assoluzione.

                In Pace

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              • Simon, talune conferenze episcopali non hanno semplicemente affermato che è possibile assolvere dal peccato di peccato di adulterio chi vuol continuare a vivere in adulterio, ma hanno deciso di rispettare la decisione di chi intende accostarsi all’Eucarestia continuando tranquillamente a vivere in adulterio senza alcuna intenzione di chiedere l’assoluzione per il peccato di adulterio: “Die individuelle Entscheidung, unter den jeweiligen Gegebenheiten nicht oder noch nicht in der Lage zu sein, die Sakramente zu empfangen, verdient Respekt und Achtung. Aber auch eine Entscheidung für den Sakramentenempfang gilt es zu respektieren. (La decisione individuale, secondo le singole circostanze, di non essere ancora in grado di ricevere i sacramenti merita rispetto e stima. Ma si deve anche rispettare una decisione [individuale] a favore della ricezione dei sacramenti)” .

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              • @Lorenzo
                In questo fanno come Gesù con il Giuda Iscariota e con San Pietro: costoro si sono ritenuti degni di mangiare il Corpo ed il Sangue del Cristo, malgrado che il primo sapesse essere nel peccato ma comunque avente il diritto di comunicarsi e il secondo credendosi giusto mentre era sul punto di peccare, e Gesù li ha lasciati fare ben sapendo tutto questo.

                È della prassi la più antica della Chiesa di lasciare libertà alla relazione tra Dio e l’individuo, a quello spazio interiore che si chiama il foro interno: se una persona pensa davvero poter comunicarsi in tutta coscienza , neanche Cristo glielo impedirà ne lo ha mai impedito.

                Adesso, le considerazioni di sapere se questo comunicarsi può essere pubblico o privato fanno parte delle considerazioni pratiche di opportunità pastorali che dipenderanno ovviamente dalle circostanze specifiche storiche, culturali e religiose di ogni località:ad esempio, durante l’Ultima Cena Gesù decise che il loro comunicarsi poteva essere pubblico.

                In Pace

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              • @Simon
                Non credo che delle persone preoccupate della salvezza delle anime possano essere definiti clowns.
                Inoltre Lorenzo ha ragione nel suo ultimo post, dove rimarca che ci sono conferenze episcopali che favoriscono il sacrilegio, citando i tedeschi.
                Anche la conferenza episcopale di Malta ha fatto una cosa simile, vediamo ad esempio cosa dice
                “Qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con «umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa» (Amoris laetitia, 300), una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva — con una coscienza formata e illuminata — a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351).”
                Ora, qua tutto viene fondamentalmente rimesso alla decisione della persona, poiché affermare – come fanno i presuli maltesi – che il sacerdote sia tenuto ad amministrare l’assoluzione sacramentale (« non le potrà essere impedito ») qualora il divorziato risposato che intende perseverare nella convivenza more uxorio si consideri nondimeno “in pace con Dio”, non solo è uno sproposito che snatura l’essenza stessa del sacramento della Penitenza (e dell’Eucaristia e del Matrimonio) ma, in questo modo, il sacerdote viene ridotto ad accondiscendente apologeta dell’errore di una coscienza in fallo e a complice di quel peccato indubitabilmente grave che è l’adulterio.
                Per giunta, rimettendo tutto alla decisione della persona, cade anche il discorso del discernimento del sacerdote sulle attenuanti, poiché in questo caso è unicamente la persona che decide, e il Sacerdote è tenuto ad assolverla.
                Quante assoluzioni invalide e Comunioni sacrileghe avvengano in conseguenza di ciò non è dato sapere.
                Mi dispiace ma io non voglio essere complice con tutto questo.
                Al non contiene eresie formali, certo, però di fatto sta favorendo delle prassi eterodosse che non possono portare al bene delle anime.
                E la responsabilità di ciò cade non solo su chi non impedisce o condanna queste prassi, ma anche su coloro che ne sono complici, favorendole e non denunciandole.

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              • (a)Cioè, Cicero, riprendendo la risposta appena fatta a Lorenzo, secondo te Gesù, permettendo l’accesso alla comunione a Giuda Iscariota e a Pietro, Egli ha favorito il sacrilegio? Ma siete proprio messi male nella vostra testa!
                Secondo me voi due capite poco, anzi niente, di quel che insegna il Cristo direttamente e tramite la Sua Chiesa!

                (b)“Non credo che delle persone preoccupate della salvezza delle anime possano essere definiti clowns”: e, chiedo io, perchè i clowns non potrebbero essere preoccupati della salvezza delle anime? Ancora una fisima tua come quella eretica di pensare che la Chiesa possa indurre al sacrilegio?

                In Pace

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              • Simon, se le parole hanno un senso, non credi che, per un pastore che dovrebbe guidare il proprio gregge,
                – un conto sia dire: merita rispetto la tua decisione di accostarti all’Eucarestia anche se vivi in costanza di adulterio,
                – ed un altro sia dire: chi si accosta indegnamente all’Eucarestia si autocondanna?

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              • Infatti Lorenzo, dimmi dove mai una Conferenza Episcopale avrebbe mai detto che chi ci si possa accostare indegnamente all’Eucaristia…
                In Pace

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              • Caro Simon, se inoltre vai a leggerti i Vangeli, prima di intingere e dare il boccone a Giuda, Gesù per ben tre volte lo mette in guardia:
                «… e voi siete mondi, ma non tutti».
                «… Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno».
                «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà».

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              • Già Lorenzo,
                e la Chiesa fa quel che Gesù ha fatto: insegna ad esempio in Amoris Laetitia cosa Dio vuole sulla famiglia e quindi quali siano le condizioni per avvicinarsi all’Eucaristia che è vivere come la Chiesa, che è la Via stretta, comanda.
                Seppoi i vari Pietro e Giuda si considerano in coscienza degni di counicarsi, perché dovrebbe impedirlo loro? SeGesù non lo ha fatto, perché la Chiesa dovrebbe?
                La sola ragione che si potrebbe adducere potrebbe essere lo scandalo in caso di comunione pubblica: ma quel che è scandalo in Germania può non essere scandalo in Italia e viceversa…
                In Pace

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              • @Simon
                « Cioè, Cicero, riprendendo la risposta appena fatta a Lorenzo, secondo te Gesù, permettendo l’accesso alla comunione a Giuda Iscariota e a Pietro, Egli ha favorito il sacrilegio? »
                 » Appena Giuda ebbe preso il boccone, Satana entrò in lui » (Gv 13,27)
                « Certamente Giuda col pane intinto non ricevette il corpo di Cristo, ma semplice pane. « Forse però quell’intingolo sul pane indica », dice S. Agostino « la finzione di Giuda: alcune cose infatti si tingono per camuffarle. Se invece l’intingolo significa qui qualche cosa di buono », cioè la dolcezza della bontà divina, perché il pane è reso più sapido dall’intingolo, « giustamente la dannazione colpì chi fu ingrato a quel beneficio ». A causa di tale ingratitudine « il bene divenne male per Giuda », COME ACCADE A COLORO CHE RICEVONO INDEGNAMENTE IL CORPO DI CRISTO.
                Inoltre a detta di S. Agostino « si deve ritenere che il Signore prima distribuì a tutti i suoi discepoli il sacramento del suo corpo e del suo sangue, Giuda compreso, secondo il racconto di Luca. E poi avvenne quanto racconta Giovanni, che cioè il Signore mostrò chi era il traditore porgendogli un boccone di pane intinto » (Summa Teologica IIIª q. 81 a. 2 ad 3 )
                Scrivi
                 » e, chiedo io, perchè i clowns non potrebbero essere preoccupati della salvezza delle anime? Ancora una fisima tua come quella eretica di pensare che la Chiesa possa indurre al sacrilegio? »
                Una conferenza episcopale non è la Chiesa e non è infallibile.

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              • Ho un commento in coda di moderazione, intanto rispondo ad alcune cose che hai scritto a Lorenzo
                « In questo fanno come Gesù con il Giuda Iscariota e con San Pietro: costoro si sono ritenuti degni di mangiare il Corpo ed il Sangue del Cristo, malgrado che il primo sapesse essere nel peccato ma comunque avente il diritto di comunicarsi e il secondo credendosi giusto mentre era sul punto di peccare, e Gesù li ha lasciati fare ben sapendo tutto questo. »
                Tuttavia la Chiesa ha sempre cercato di preservare i credenti dal fare Comunioni sacrileghe, basti ricordare 1 Cor 11,28-29.
                Ad esempio i vescovi argentini, almeno nella teoria * , non rimettono tutto al fedele, ma si parla di discernimento e di valutazione, da parte del Sacerdote, di dove vi siano fattori attenuanti la colpa.
                In questo caso, se il fedele è sincero e onesto, la colpa di un eventuale sbaglio non ricadrebbe su di lui ma eventualmente sul Sacerdote, e l’assoluzione sarebbe valida, se non erro.
                Ma un conto è questo, un conto è liberalizzare l’Eucaristia affermando che i fedeli debbano avere libero accesso e che non gli debba essere impedito.
                È ovvio che nessuno può impedire fisicamente a qualcuno di fare la Comunione, anche perché uno se proprio vuole può andare in un’altra Chiesa, ma il compito di un Sacerdote dovrebbe essere quello, dove non vi sono circostanze attenuanti, di esortare il credente alla preghiera costante e fiduciosa affinché ottenga la Grazia del pentimento, non certo dirgli « veditela tu » e lasciarlo andare tranquillamente e giulivamente a commettere sacrilegio, dandogli tra l’altro una assoluzione invalida ed essa stessa sacrilega (perché in questo caso non ci sarebbe nemmeno il penitente messo in buona Fede da un errore del Sacerdote ma sarebbe semplicemente lasciato a se stesso e alla sua decisione, giusta o sbagliata che sia).
                Chi sta permettendo tutto questo, credo, ha una grande responsabilità di fronte a Dio.
                *col tempo sono arrivato alla conclusione che, seppur formalmente ortodossa al 100%, anche la pastorale dei vescovi argentini sia dannosa, per il semplice motivo che è pieno di sacerdoti infarciti di eresie e inadatti al discernimento richiesto da Al. Quella maltese invece è proprio disastrosa su tutta la linea e, non ho alcun dubbio, favorisce il Sacrilegio anche a seguirla letteralmente. La pastorale dei vescovi argentini, se applicata da un buon Sacerdote, che la applica come deve essere applicata, può essere buona, quella maltese se viene applicata come è scritto è disastrosa, per i motivi esposti sopra.

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              • C’è ancora un commento in coda (uno dei due è stato pubblicato, ho visto), intanto

                “Il buon Popolo di Dio, sempre più disorientato, conosce solo la punta visibile del grande iceberg che emerge dal mare. Noi, che siamo in questo dei poveri disgra- ziati resi dalla conoscenza per nulla privilegiati, ma appunto disgraziati, centime- tro per centimetro conosciamo invece tutti i metri che formano la base di questa montagna di ghiaccio sommersa nelle acque gelide del mare; sappiamo come questa massa di ghiaccio si è formata e che cosa può comportare andare a sbatterci sopra con un piro- scafo lanciato contro di esso a gran velocità.
                Siamo forse colpevoli di non informare il Popolo di Dio? No, in coscienza non lo siamo, perché si è tenu- ti ad informare quando attraverso un richiamo ad un grande sforzo comune e collettivo, è possibile correggere una rotta. Quando invece non si hanno più i mezzi per correggere la rotta ed evitare una collisione, a quel punto informare vorrebbe dire creare solo un inutile panico che non servirebbe a niente, se non a peggiorare la situazione. Questa è la differenza che corre tra il principio della conoscen- za utile e salvifica, rispetto a quella conoscenza del tutto inutile, resa tale dal fatto che produrrebbe null’altro che scandalo fine a se stesso in una situazione ormai irreversibile”.

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              • Senti Cicero, in due giorni hai scritto 13 posts su questo blog, mentre ti ho concesso solo un massimo di tre al giorno.
                Quindi ne tengo 6 (tre per ieri ed e tre per oggi) e cancello i sette sprannumerari che aggiungero tre per tre domani e lunedi e uno martedi.
                Potrai quindi fare due nuovi interventi martedì.
                Grazie.
                In Pace

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              • ” La Chiesa visibile che oggi abbiamo sotto gli
                occhi, con tutti i nani e le ballerine che danzano nel salone delle feste del Titanic che ha ap-
                pena urtato il grande iceberg, deve semplicemente affondare, perché da anni e anni è in
                uno stato di decadenza irreversibile. La Chiesa visibile che oggi abbiamo sotto gli occhi, quella che puttaneggia con un mondo ormai vuoto di Cristo, ben guardandosi di scuotere
                l’umanità con l’annuncio del Mistero del Dio incarnato, morto e risorto. Una Chiesa socialista, populista ed ecologista che ha messo in piedi una commissione-farsa affidata all’Arcivescovo Francisco Ladaria Ferrer, per discutere sulla possibilità di un diaconato femminile che noi sappiamo essere cosa già decisa; per questo era necessaria, a maggior ragione, una commissione farsa di studio. E sappiamo altresì che la farsa del diaconato alle donne è solo un primo cavallino di Troia che dovrà precedere il graduale ingresso del gran cavallo: il sacerdozio femminile”

                Questo estratto, come quello del post immediatamente precedente, è preso da questo http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2017/09/08.09.2017-Ariel-S.-Levi-di-Gualdo-IN-MEMORIA-DI-CARLA-CAFFARRA.pdf articolo di Padre Ariel.

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              • Simon, ho come l’impressione che tu abbia glissato la mia domanda:
                – io ti ho chiesto se un pastore d’anime deve o no mettere sull’avviso chi si accosta all’Eucarestia del rischio che corre ad accostarvisi indegnamente.
                – e tu mi rispondi che se una persona, in coscienza, vuole accostarsi indegnamente all’Eucarestia può farlo.

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              • E io ho come l’impressione che non leggi le mie risposte: da nessuna parte nessun pastore ha mai detto che ci si puo accostare all’Eucaristia coscienti di farlo indegnamente.
                Di certo non lo ha detto AL nè alcuna delle conferenze episcopali.
                In Pace

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              • Simon, sgusci come un’anguilla…
                Quando un pastore lascia intendere, in buona o cattiva fede poco importa, che per accostarsi all’Eucarestia prevale la coscienza individuale e non quanto fino al giorno prima affermava il Magistero, è giusto o sbagliato chiedere al pastore di chiarire meglio le sue parole?

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              • IL Magistero non HA MAI insegnato che la coscienza individuale non prevalga…. Dove vai a cercare questo?
                In Pace

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              • Forse non riesco più a scrivere in italiano.
                Molti semplici fedeli sono arrivati a concludere che, dopo AL, è lecito accostarsi all’Eucarestia se la propria coscienza lo ritiene opportuno pur anche in contrasto con gli insegnamenti di quello che molti non esitano a definire un Magistero privo di misericordia” (piaccia o no la realtà di molte parrocchie è purtroppo questa) e, se il prete non è d’accordo… peggio per il prete.
                Ti sembra allora buffo che chi questa tragica realtà l’ha toccata con mano chieda chiarimenti a chi AL l’ha scritta?

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              • No, i semplici fedeli non sarebbero confusi se non ci fossero i fanatici anti-papisti tentati dal tradi-protestantesimo e i fanatici ultra-progressisti il quali, tutti convergenti come spesso gli opposti lo sono, fanno di tutto per confondere apposta le idee dei “semplici” fedeli, cercando di far credere che è ambiguo quel che è chiaro e che ci sono spaccature dottrinali li dove non ce ne sono. Ma nè gli uni nè gli altri sono cattolici genuini.
                In Pace

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              • Sorvoliamo su di chi sia la colpa ed ammettiamo che gli unici responsabili siano “i fanatici anti-papisti tentati dal tradi-protestantesimo e i fanatici ultra-progressisti”: resta però il fatto, come anche tu affermi, che “i semplici fedeli” sono confusi.
                Secondo te, cosa si dovrebbe fare? Tacere o chiarire?

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              • Basta leggere i testi come sono senza cercare di rovesciarne il significato che il buon senso e la dottrina cattolica danno loro.
                In Pace

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              • Inviterei a riflettere su qualche cosetta:

                1) se persino un Sacerdote come Padre Ariel, tutt’altro che tradi-protestante, che negli anni scorsi ha difeso a spada tratta il Pontefice, comincia a sganciare bombe al Napalm come quelle contenute negli articoli da me segnalati, arrivando addirittura ad affermare che

                “Il buon Popolo di Dio, sempre più disorientato, conosce solo la punta visibile del grande iceberg che emerge dal mare. Noi, che siamo in questo dei poveri disgra- ziati resi dalla conoscenza per nulla privilegiati, ma appunto disgraziati, centime- tro per centimetro conosciamo invece tutti i metri che formano la base di questa montagna di ghiaccio sommersa nelle acque gelide del mare; sappiamo come questa massa di ghiaccio si è formata e che cosa può comportare andare a sbatterci sopra con un piro- scafo lanciato contro di esso a gran velocità.
                Siamo forse colpevoli di non informare il Popolo di Dio? No, in coscienza non lo siamo, perché si è tenu- ti ad informare quando attraverso un richiamo ad un grande sforzo comune e collettivo, è possibile correggere una rotta. Quando invece non si hanno più i mezzi per correggere la rotta ed evitare una collisione, a quel punto informare vorrebbe dire creare solo un inutile panico che non servirebbe a niente, se non a peggiorare la situazione. Questa è la differenza che corre tra il principio della conoscen- za utile e salvifica, rispetto a quella conoscenza del tutto inutile, resa tale dal fatto che produrrebbe null’altro che scandalo fine a se stesso in una situa- zione ormai irreversibile.” http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2017/09/08.09.2017-Ariel-S.-Levi-di-Gualdo-IN-MEMORIA-DI-CARLA-CAFFARRA.pdf ;

                2) se persino a un “bergogliano” come il sottoscritto, che in passato ha difeso strenuamente il nuovo corso, stanno cadendo le scaglie dagli occhi* ;

                3) se aumentano sempre di più gli “Aldo Maria Valli” della situazione, anch’essi dapprima entusiasti, poi tiepidi, ora molto “perplessi”;

                4) se quasi una decina o forse più di rivelazioni private riconosciute dalla Chiesa sembrano convergere tutte verso il periodo attuale, in termini niente affatto positivi;

                5) se persino Pio XII ci aveva avvertito che
                ” Io sono assillato dalle confidenze della Vergine alla piccola Lucia di Fatima ** .Questa ostinazione della Buona Signora davanti al pericolo che minaccia la Chiesa è un avvertimento divino contro il suicidio che rappresenterebbe l’alterazione della fede, nella sua liturgia, la sua teologia e la sua anima. Io sento intorno a me dei novatori che vogliono smantellare la Cappella sacra, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rifiutare i suoi ornamenti, darle rimorso per il suo passato storico. Ebbene, mio caro amico, ho la convinzione che la Chiesa di Pietro deve rivendicare il suo passato – altrimenti si scaverà la fossa. Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato rinnegherà il suo Dio, in cui la Chiesa dubiterà come Pietro ha dubitato. Essa sarà tentata di credere che l’uomo è diventato Dio, che il Suo Figlio non è che un simbolo, una filosofia come tante altre, e nelle chiese i cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta” ;

                6) se ora si parla persino di Messe ecumeniche coi protestanti.

                Se tutti questi se sono veri (e lo sono), forse bisognerebbe riflettere sul fatto che, magari, non è tutto normalissimamente normale.

                *anche se non per merito mio ma della Grazia*

                **e in barba allo snobismo con cui vengono spesso trattate le rivelazioni private, anche quelle riconosciute dalla Chiesa.

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              • Riguardo al punto 5, la fonte dell’affermazione di Papa Pio XII è Pius XII Devant L’Histoire,
                Editions du Jour / Robert Laffont (1972), pp. 52, 53

                E riguardo alle Messe ecumeniche, sono già iniziate http://www.lavocedeltempo.it/Rubriche/IDEE-E-OPINIONI/Unita-nella-diversita-e-Ospitalita-eucaristica-due-proposte-un-cammino

                In barba al fatto che ai protestanti non sia assolutamente permesso di accedere all’Eucaristia Cattolica, dato che nemmeno credono nella Presenza Reale (senza contare che l’Eucaristia celebrata dai valdesi e dai protestanti non è un vero sacramento, mancando tra di loro la successione apostolica, dal che ne consegue che i pastori protestanti o valdesi, anche se credessero alla presenza reale di Gesù, non consacrerebbero un emerito nulla).

                Tale Don Fredo è stato forse ripreso o rimosso? Ovviamente no. In compenso vengono rimossi quelli come il Professor Seifert, per dei dubbi espressi in merito ad un paragrafo che chiunque abbia un grammo di onestà intellettuale non può negare che sarebbe potuto essere scritto in modo meno ambiguo.

                Ma va tutto bene. Tutto benissimo, come dicevano i passeggeri del Titanic prima di affondare (parafrasando Padre Ariel).

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          • Non è possibile, due commenti in coda di moderazione.
            Devono essere parole chiave, perché ieri ho scritto posts più lunghi e non sono andati in moderazione.

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  3. Suor Lucia di Fatima scrisse al card. Caffarra che «lo scontro finale tra Dio e Satana sarà sulla famiglia e il matrimonio».

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  4. Basta leggere §303 (1) nel suo contesto precedente e susseguente e (2) riferendosi al Principle of Charity

    Sicuramente il Cardinal Cafarra ha letto cosi AL,( per ” Principle of Charity” sono obbligato a pensarlo) e cosi dev´essere arrivato alla stessa conclusione di Don Cavalcoli che anche lui a letto cosi AL ( per ” Principle of Charity” sono obbligato a pensarlo). Cioé AL non cambia niente di FC. Pero purtroppo l´autore di AL ha detto che si cambia, anche Simon di Croce Via che ha letto AL nel stesso modo AL dice che qualcosa é cambiato, e una buona parte dei vescovi dicono che qualcosa é cambiato. Per questo, ai clown sorgono sorgono i dubia. Che cosa diavolo vedete che sia cambiato?

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    • Vedi… Blaspas le cose possono cambiare anzi devono cambiare a volte…. ma qualunque sia il cambiamento esso va da essere letto con una mente cattolica.

      D’altronde nessuno ha risucito dimostrare nessuna inconsistenza in AL, se non quelli che, essi stessi inconsistenti, hanno dogmatizzato prassi che er loro natura stessa, insegna San Tommaso, non sono dogmatizzabili.

      In Pace

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      • Blaspas le cose possono cambiare anzi devono cambiare a volte…,

        ma qualunque sia il cambiamento esso va da essere letto con una mente cattolica.

        La mente cattolica riconosce che certe cose non possono cambiare.

        D’altronde nessuno ha risucito dimostrare nessuna inconsistenza in AL, se non quelli che, essi stessi inconsistenti, hanno dogmatizzato prassi che er loro natura stessa, insegna San Tommaso, non sono dogmatizzabili.

        Coloro che non trovano incosistenze in AL sono quelli che sostengono che non ha cambiato nulla. Coloro che dicono che AL ha cambiato non possono spiegare consistentemente cosa abbia cambiato.

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        • @Blaspas

          ‘Coloro che non trovano incosistenze in AL sono quelli che sostengono che non ha cambiato nulla. Coloro che dicono che AL ha cambiato non possono spiegare consistentemente cosa abbia cambiato.”

          Ha cambiato la possibilità per i singoli individui in situazione irregolare (nota che ho parlato di singoli individui, non di categorie) di accedere alla Confessione e all’Eucaristia, possibilità che prima era formalmente negata.

          Il punto è che, se da un punto di vista meramente dottrinale questa concessione è possibile, poiché esistono persone in situazione oggettiva di peccato grave ma che non portano colpa grave, c’è il problema che oggi molti sacerdoti non sono in grado di applicarla, perché non hanno nè l’ortodossia nè la competenza per valutare queste situazioni, e quindi, come sempre più sta avvenendo, favoriscono i sacrilegi.

          Questa è la ragione per la quale ci si può opporre all’interpretazione aperturista di Al.

          Se si parte invece dal presupposto che la prassi di FC84 sia in se stessa dogmatica e irreformabile si fa un banale errore, esattamente come se si parte dal presupposto che la prassi di FC84 non possa essere cambiata perché i divorziati risposati e le persone in situazione irregolare in generale sono sempre in stato di peccato mortale soggettivo.

          In particolare l’ultimo punto, cioè quello di fare l’equivalenza “situazione di peccato grave oggettivo = stato di peccato mortale soggettivo ” è un errore che si vede fare piuttosto spesso, e oltre che essere un grave peccato di giudizio temerario (perché affermare ciò implica logicamente giudicare milioni di persone in peccato mortale, cosa che non possiamo fare), squalifica quelli che si oppongono, con buone ragioni, all’interpretazione aperturista di Al.

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          • “Ha cambiato la possibilità per i singoli individui in situazione irregolare (nota che ho parlato di singoli individui, non di categorie) di accedere alla Confessione e all’Eucaristia, possibilità che prima era formalmente negata.”

            Dove dice questo AL?

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        • Riguardo a questo punto

          “In particolare l’ultimo punto, cioè quello di fare l’equivalenza “situazione di peccato grave oggettivo = stato di peccato mortale soggettivo ” è un errore che si vede fare piuttosto spesso”

          Notare che anche i Cardinali che hanno formulato i Dubia sono d’accordo nel dire che il sillogismo “persona in stato di peccato grave oggettivo = persona attualmente in stato di dannazione” sia errato, e non potrebbe essere altrimenti, visto che loro la dottrina la conoscono.

          Li cito

          http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/11/la-mancata-risposta-ai-dubia-sullamoris.html

          “Nel paragrafo 301 “Amoris laetitia” ricorda che “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”.
          Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia * non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.
          Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente POTREBBE NON ESSERE PIENAMENTE IMPUTABILE, O NON ESSERLO PER NULLA.
          Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.
          Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che “in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata”. Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato.
          La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, NON È CERTO CHE ESSI SIANO SOGGETTIVAMENTE IMPUTABILI per la loro abituale trasgressione”.

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        • E infatti il motivo per cui anche io sono arrivato a preferire l’interpretazione di Al in continuità con FC84 (e questo sia per quanto riguarda la disastra opzione maltese sia per quanto riguarda la più che ortodossa opzione argentina) l’ho spiegato qui https://pellegrininellaverita.com/2017/08/30/vittorio-possenti-il-matrimonio-e-uno-solo/comment-page-1/#comment-32855 e non ha nulla a che vedere con le motivazioni di molti tradizionalisti, che per motivare la loro opposizione ad Al oscillano tra una dogmatizzazione impossibile di FC84 e una presunzione di colpevolezza che vorrebbero applicare agli individui in situazione irregolare.

          Ritengo che questo punto sia importante, perché una opposizione agli abusi che stanno avvenendo deve partire dai giusti presupposti, non da presupposti fallaci e confutabili addirittura con le parole stesse dei quattro cardinali.

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  5. “In effetti, che cosa di più forte potete offrire alla famiglia colombiana della forza umile del Vangelo dell’amore generoso che unisce l’uomo e la donna, rendendoli immagine dell’unione di Cristo con la Chiesa, messaggeri e custodi della vita? Le famiglie hanno bisogno di sapere che in Cristo possono diventare alberi frondosi capaci di offrire ombra, di dare frutto in ogni stagione dell’anno, di ospitare la vita tra i loro rami. Sono molti oggi quelli che rendono omaggio ad alberi senza ombra, infecondi, a rami privi di nidi.”
    (dal discorso di Papa Francesco all’incontro con i vescovi in occasione del viaggio apostolico in Colombia – Bogotá, giovedì 7 settembre 2017)

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  6. Dare del clown al card. Caffarra più che un errore è un peccato e non veniale: vuol dire insultare volutamente una persona Si puo’ capire chi dice che Caffarra e i cardinali dei dubia hanno torto, si puo’ capire chi argomenta contro i dubia, ma dare del clow vuol dire pensare che il card. Caffarra e gli altri siano dei buffoni, cioè insultarli . Insultare l’avversario dialettico vuol dire trovare la scusa per non rispondergli e per non dialogare con lui: se io dico che una persona è un clown, o un fascista, o un razzista, o un deficiente, mi sento così superiore a lui che non prendo neppure in considerazione i suoi argomenti.
    era il modo che avevano i comunisti negli anni settanta di zittire gli avversari: sei un fascista. ! Dunque non ti rispondo neanche.
    ma Gesù ci ha insegnato nel Vangelo che ogni insulto gratuito è una violenza e una aggressività ( avete udito che fu detto Non uccidere .. ma io vi dico che chiunque dice idiota a suo fratello ecc. )
    ecco bisognerebbe che Simon, pur avendo tutto il diritto a dissentire da Caffarra e dai cardinali dei dubia, prendesse atto che la sua definizione di clows data ai cardinali dei dubia è peggio di un errore, è un peccato di aggressività verbale gratuita .

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    • E quale sarebbe la mia definizione di clown?
      Hai almeno letto il post al quale questo si rifersice?
      E chi ti dice che li ho trattati da clown senza argomentare?
      Non credi che tu parli senza cognizione di causa?
      Il tuo invece lo posso considerare un insultare gratuito e non fondato, quello di una persona molto leggera e alquanto evaporata…
      In Pace

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  7. Mi corre l’obbligo di una precisazione.
    Al di là delle disquisizioni più o meno buone che qui stanno nascendo, vorrei far notare ai lettori commentatori che da un punto di vista “cattolico pastorale”, l’idea editoriale di Croce-Via è da sempre quella di utilizzare il principio di Carità, cioè quel principio descritto ed utilizzato anche in questo caso da Simon. Utilizzarlo quindi e, nel possibile (nei nostri limiti di posizione e intelligenza), anche insegnare ad utilizzarlo. In questo senso qui si cerca di porre argine alla confusione di alcuni fedeli (presente indubitabilmente) non mediante le classiche due vie estreme, ma con una terza che – pensiamo – sia quella più cattolica possibile seppur mai dogmata (se non dal buon senso e dalla fiducia che la Chiesa da sempre chiede al suo fedele su di sé).
    I dubbi sono leciti ovviamente, ma sia chiaro che qui non si potrà arrivare a far cambiare l’impostazione di fondo dell’intero blog. Si può disputarne, anche sull’impostazione di fondo e sul principio che da sempre cerchiamo di applicare (cosa che fino ad ora nessuno ha mai fatto), ma sempre con la consapevolezza che se si utilizzano due metodi differenti di interpretazione, i risultati non potranno che essere diversi se non opposti.

    E allora veniamo a noi: qui si sta discutendo dei nostri metodi oppure si scontrano delle interpretazioni che mai potranno andare d’accordo perchè conclusioni di premesse diverse? Eh già, cambiare “metodo di approccio” non è certo cosa da farsi in due minuti. Non è solo questione di “saper leggere” un documento in modo inequivocabile, è questione nella quale rientra anche la propria forma mentis, la propria psicologia, le esperienza personali che qualcuno sta vivendo (o che non ha mai vissuto) e soprattutto la propria volontà personale. Non è un “on/off” purtroppo. E questo significa anche, ne siamo consapevoli, che la nostra “visione” non può essere solo esplicata razionalmente per essere anche necessariamente accettata o sposata in toto. Al massimo si può prenderne atto. E quindi venire additati come “normalisti”. Tranquilli, non sarebbe la prima volta. Ovviamente anche noi fondatori/moderatori siamo diversi e c’è chi prende sul serissimo le prove “razionali” del principle of charity che cerchiamo di fornire più che le possibili difficoltà personali a sposarle (leggasi Simon) e chi invece non ha problemi a pensare che lo “swicht” fra metodi non sia così automatico nonostante la logica abbastanza serrata che cerchiamo di proporre (ad esempio io). Ognuno di noi ha le proprie caratteristiche. E’ disputa anche comprenderle reciprocamente e “farsene carico”.

    Tutta questa pappardella per? Semplicemente per farvi notare come oramai siano chiare le parti in campo e le rispettive conclusioni. Noi,da par nostra, proponiamo soltanto il nostro modo di leggere AL, modo che ci fa apprezzare lo scritto, non fa problemi di magistero e appia qualsiasi problema. Non prendetela come un ordine, è una nostra proposta che se attaccata – ovviamente – difendiamo a spada tratta e se addirittura additata a dito come falsa, osiamo definirla come unica possibile.
    A monte c’è la difesa dei fedeli più deboli non certo di un Magistero che ha ben altri modi per difendersi. E vorrei farvi notare che questa difesa è certamente quella che sprona anche voi a scrivere qui.
    Ripartiamo da qui, vedrete la strada sarà meno ripida anche se certamente in salita. Grazie a tutti.

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    • Caro Minstrel,
      commento magnificamente centrato che faccio mio!
      In Pace

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      • Dare del clown a Card. Caffarra perchè ha espresso dei dubia su AL non mi sembra una applicazione del “principle of charity”, semmai il contrario.
        il principio di carità che voi dite essere il vostro metodo DEVE VALERE PER TUTTI, per chiunque intervenga, anche in maniera critica-
        Altrimenti dove sta la coerenza? Qui non si sta contestando il fatto che il blog Croce Via non sia d’accordo razionalmente coi quattro cardinali dei dubia, si contensta proprio il METODO con cui questi quattro cardinali sono stati definiti, allontanandosi dal priciple of charity e presumendone la malafede e la buffoneria ,.
        LORO non hanno dato del buffone al papa, lo hanno rispettosamente criticato.
        VOI avete dato del buffone a Caffarra.
        io qui vedo calpestato il famoso principle of charity!

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        • http://isoladipatmos.com/il-cardinale-carlo-caffarra-e-morto-crocifisso-come-il-crocifisso-e-con-il-crocifisso/

          aggiungo che seè vero, come dice l’ottimo padre Cavalcoli dell’Isola di Patmos, che il card. caffarra è morto crocifisso, qualli che lo hanno insultato hanno contribuito alle sue sofferenze e dovrebbero VERGOGNARSI !

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          • Amen.
            Io spero solo che sia morto pentendosi sinceramente dello scandalo pubblico che la sua posizione “dubbiosa” ed in opposizione frontale al Magistero Petrino di questi ultimi mesi ha causato in tante anime.
            In Pace

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            • La Amoris Laetitia è un “documento di Magistero” … etc…

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              • Caro Marco N.,
                non pubblico il tuo commento in quanti ripeti la sola tiritera senza neanche tener conto degl articoli scritti precdentemente da un anno a mezzo su questo blog e nei quali tutte le risposte at questo tuo commento erano già state date.
                Questione di educazione: se intervieni, almeno cerca di fare finta di aver letto qualcosa di noi prima.
                Buone letture e buona serata.
                In Pace

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          • Però vedi Cristina, in un’ottica di completo abbandono nella Fede e nel desiderio di essere assimilati a Cristo (senza assolutamente entrare qui nel merito della “disputa”), io oserei dire che Cafarra da buon Cristiano quale era, ha portato di buon grado le eventuali sofferenze che gli venivano inflitte da eventuali incomprensioni, attacchi indebiti e/o calunnie se ve ne sono state.

            Questo perché, come ho detto sopra, gli è stata donata la possibilità di assimilarsi a Cristo Nostro Signore, nel patire e compatire, nel non rendere male al male.

            Eventuali sofferenze, portate con cristiana virtù, avranno certamente valso a sconto dei suoi peccati (giacché nessuno dal peccato può dirsi esente).

            Non c’è nulla che credo abbia tolto neppure un minuto alla vita che Dio aveva già stabilita per lui.

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        • Senti Cristina,
          lo so che voi, quelli della combriccola tradi-protestante abbonati alla calunnia specialmente contro il Santo Padre, fate poco nel dettaglio e non avete nessun rispetto per la verità.

          Qui su Croce-Via nessuno ha mai scritto che il Card. Caffarra era un clown: invece abbiamo pubblicato un articolo dove abbiamo messo in evidenza “L”Ecltatante Errore di Caffarra” nella faccenda dei cinque dubia: che io sappia il Cardinale non ha mai corretto questo suo errore fondamentale ( e se l’avesse fatto avrebbe dovuto ritirarsi dal gruppo dei quattro “dubbiosi”).

          Per giunta, noi ci siamo sempre sentiti vicino alla sua sensibilità. A comprova puoi andare a leggerti quest’atricolo del 2014 Una vera teologia in ginocchio: quella del Card. Caffarra oppure questo del 2016 “Io sono Burke”, “Io sono Caffarra”, “Io sono Bux”, “Io sono Schneider”.

          Ovviamente, quest’episodio dei quattro che evidenzia la caduta di stile da parte di Caffarra e dei suoi tre colleghi che avrebbero sempre dovuto esprimersi come sostegno e non come minaccia del Papa e che dovrebbero sempre dare un esempio pubblico perfetto di umile assenso dell’intelligenza e della volontà di fronte al Magistero quando si esprime in materia di fede e di costumi come nel caso di Amoris Laetita, anche quando non si esprime in modo definitorio e definitivo, ha dato adito ad un articolo molto accorato e scioccato da questa loro infedeltà in Primogeniti: la Caduta degli Dei.

          Come vedrai a nessun momento il termine clown è mai stato utilizzato: però secondo me quel che costoro hanno fatto è materia ben più grave che fare i clowns.

          Forse vi confondete con un altro articolo senza relazione diretta con il fu Card. Caffarra e che riguardave 45 “teologi” che avevano emesso un documento, quello davvero clownistico sul piano intellettuale e di cui avevo smontato il meccanismo intellettuale disonesto in “45 Clowns contro Amoris Laetitia

          In Pace

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  8. Grazie Minstrel e, siccome sono un po’ imbranato coi like, te lo dico con una risposta.
    Sono lieto del tuo intervento, perché anch’io non ritengo ormai poco sensato intervenire anzi meglio questionare sul merito di AL nel sito (salve eventuali parole in merito del Papa stesso) vista l’evidente differenza di metodo nella lettura dei passi più delicati del documento.
    Vorrei tuttavia intervenire su quelli che mi sembrano due punti fermi della vicenda Caffarra, allargando il secondo in un paragone.
    – Il card. Caffarra, tra i quattro cardinali dei dubia, ha sempre avuto una posizione speciale per il rispetto verso la carica e la persona del pontefice che ha cercato di dimostrare con le parole esplicite (“voglio morire papista”) e con la preghiera. Prima di stendere e inviare le lettere di richiesta al Papa (richiesta privata, voglio ricordare; i quattro le hanno divulgate, in entrambi i casi, sempre dopo il silenzio papale alla richiesta in camera caritatis) si è sempre raccolto in preghiera, le ha meditate. Credo che su questa vicenda, a differenza di un Burke, si sia letteralmente “consumato”. Ha preso la cosa terribilmente sul serio, altro che clown.
    – Un altro punto fermo è il silenzio inossidabile di Papa Francesco, silenzio che, ha fatto notare Luigi Accattoli di recente, non è il primo della storia recente. Anche Paolo VI, ai cardinali Ottaviani e Bacci che gli avevano fatto pervenire le loro osservazioni critiche sul nuovo corso liturgico, non rispose nulla. Così Accattoli.
    La verità però va detta intera: Paolo VI non rispose nulla, certo. Però
    a) sappiamo del suo combattimento interiore, giacché anch’egli era piuttosto per la ricchezza della messa in latino (“dobbiamo sacrificare i nostri sentimenti, per rendere il Vangelo comprensibile a tutti” disse a Jean Guitton); sappiamo che negli ultimi anni, sempre più angosciato per la crisi della chiesa, parlò più volte della necessità di tornare sulla riforma liturgica e sui suoi abusi;
    b) anche se Paolo VI non rispose, sulla questione tornarono (dovettero tornare!) i suoi successori, Benedetto XVI in particolare.
    Io sono certo che anche su AL accadrà la stessa cosa. Francesco non risponde? Sia. Risponderanno (e preciseranno…) i suoi successori.

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    • E forse altre cose sapremo che ora non ci è dato di conoscere…

      Quindi cerchiamo di restare in pace, giacché per il momento già troppa dietrologia si è fatta, già troppi pesanti giudizi sono stati espressi, già troppa zizzania è stata seminata, senza che questo venga a beneficio di nessuno… men che meno dei “semplici” o dei “deboli”.

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  9. Per chi legge il francese vorrei far portare a conoscenza di tutti l’eccellente testo appena pubblicato quattro giorni fa ( 4/9/17) dalla Conferenza dei Vescovi Svizzeri circa il rinnovamento della pastorale matrimoniale alla luce di Amoris Laetitia.

    Une bel documento, preciso, pratico, senza nonsensi: in altre parole cattolico senza se e senza ma.

    http://www.ivescovi.ch/content/view/full/12814

    In Pace

    (P.S;: purtroppo non ho trovato la versione in tedesco e in italiano del testo)

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