Edward Feser – L’interazione fra corpo e mente: questo è il problema

"chiamato"?!

“chiamato”?!

Riprende dopo mesi il progetto di traduzione del roundup del filosofo AT Edward Feser, dedicato al mind-body problem (qui la pagina del progetto). Lo facciamo con questo breve articolo che fa comprendere il tipico errore di quei filosofi della mente impegnati a tutt’oggi a difendere il dualismo cartesiano. Proseguiremo con la traduzione di articoli dello stesso autore dedicati ai risultati delle neuroscienze moderne e a come gli stessi richiamino spesso un becero materialismo.
Buona lettura!

L’interazione fra corpo e mente: questo è il problema

I filosofi Aristotelico-tomisti (AT) spesso sostengono che un vantaggio della loro visione della natura umana rispetto a quella del dualista cartesiano è che la stessa permette di non dover affrontare un problema di interazione. Anima e corpo infatti sono sotto questo punto di vista correlati come causa formale e materiale dell’essere umano. Non “interagiscono” fra loro quindi, perché non sono due sostanze, ma piuttosto sono due principi della stessa sostanza: l’essere umano. Parlare di un “interagire” fra loro è una sorta di categoria di errore, come dire che la forma di un triangolo e la materia che compone lo stesso “interagiscono”. Quindi non c’è nessun problema di spiegare come interagiscono.
Il dualista cartesiano, però, butta la metafisica ilemorfica della forma e della materia e caratterizza l’anima e il corpo non come i principi formali e materiali di una sola sostanza, ma piuttosto come due sostanze distinte, ognuna completa e autonoma e – in linea di principio – in grado di esistere in completa indipedenza fra loro. Il modo con il quale queste cose si relazionano, quindi, è da intendersi in termini di causalità efficiente, piuttosto che la causalità formale o materiale. Di conseguenza, essi “interagiscono” nel modo con il quale altre due sostanze interagiscono, e il problema (come è di solito caratterizzato) è quello di spiegare come questo sia possibile dato la loro diversità in genere.

Ho elaborato su tutto ciò che molte volte e in molti luoghi e io non sono interessato a ritornarci ora. Quello che voglio affrontare è un aspetto della situazione che potrebbe sembrare un problema per un teorico studioso AT. I filosofi AT generalmente ammettono la possibilità,anzi la realtà, dell’esistenza di persone completamente incorporee, ad esempio gli intelletti angelici. Ritengono inoltre (come fa l’Aquino) che gli angeli possono assumere corpi , e che possono causare movimenti in oggetti fisici. Ovviamente, poi, non pensano che ci sia qualche insormontabile “problema di interazione” per quanto concerne il rapporto tra intelletti angelici e il mondo fisico. Allora, perché ci dovrebbe essere un problema se si tratta di una res cogitans cartesiana e res extensa?

La risposta è che non è l’interazione efficiente causale tra l’incorporeo e il corporeo come tale il vero problema (anche se in effetti l’idea di Descartes di materia estesa come pura estensione che causa interazioni anche tra sostanze corporee è di per sé problematica, ma questo è un altro problema ). Ciò che è veramente problematico per cartesianesimo è esplicare come ci potrebbe essere un rapporto il cui genere si tradurrebbe in quel tipo di unione che esiste tra l’anima umana e il corpo umano. E l’interazione angelica con le cose corporee non è sicuramente un buon modello per questo.

Nel secondo articolo sopra linkato, l’Aquinate paragona il modo di un angelo di spostare un oggetto fisico al modo con il quale la luna provoca maree nel mare. Egli osserva inoltre  che apparentemente i corpi umani che gli angeli a volte assumono non sono veramente vivi. A questo ne consegue (poiché la percezione è l’atto di un essere vivente), che gli angeli in realtà non percepiscono nulla attraverso questi organi. Il rapporto tra un intelletto angelico e qualsiasi organismo che lo stesso potrebbe spostare quindi è un po’ ‘come il rapporto tra un burattinaio e il burattino che si muove (solo senza fili, naturalmente). Qualcosa di più “alto” nella gerarchia di essere, come un angelo, può influenzare ciò che è più in “basso”. Ma come qualcosa della sua natura del tutto immateriale, lo fa in un modo che non comporta il tipo di intima unione dell’anima umana ha con il corpo umano – unione con la quale l’anima informa il corpo rendendolo vivo, e l’anima si percepisce attraverso il corpo, e così via.

In altre parole, modellare l’interazione tra anima e corpo e quella tra intelletti angelici e cose corporee sarebbe essenzialmente ritrovarsi con quello che Gilbert Ryle definì il “fantasma nella macchina” quale immagine della natura umana. Il punto di Ryle era che il cartesianesimo riduce la mente umana ad una sorta di poltergeist che spinge un oggetto inanimato nel modo classico del film . Immaginate di morire e che il vostro fantasma inizi immediatamente dopo il controllo del vostro corpo ancora fresco e completamente intatto, quest’ultimo in qualche modo impedito alla decomposizione, in modo che nessuno si accorga di alcuna differenza rispetto a quando eravate vivi. Il tuo corpo sarebbe essenzialmente uno zombie stregato e voi sareste lo spirito che lo infesta! Questo è più o meno quello che un essere umano finisce per essere, nel cartesianesimo. Questo è l’unico tipo di interazione che l’anima e il corpo sarebbero in grado di sostenere se e solo se l’unico modo con il quale possono relazionarsi fosse quello di causalità efficiente e non di causalità formale.

Fenomenologicamente sappiamo che questa modalità non è propria del collegamento fra anima e corpo. Se lo fosse i nostri movimenti corporei ci darebbero la sensazione di una sorta di spettacolo di marionette telecinetiche. La percezione che avremmo della sensazione sarebbe quella di leggere informazioni dall’esterno, direttamente dal cervello. L’intimità che abbiamo con i nostri corpi – la nostra immersione nella carne, per così dire – è proprio quello che ci si aspetterebbe se l’anima e il corpo formassero una singola sostanza, non quello che ci si aspetterebbe se queste due fossero due sostanze in “interazione . “il problema di interazione, si potrebbe dire, non è il problema di spiegare come l’anima interagisca con il corpo, ma piuttosto in primo luogo il problema di mettersi in una posizione (come fa Descartes) di dover pensare alla relazione tra loro come una sorta di interazione.

 

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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27 replies

  1. Molto interessante, grazie!

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  2. Sempre ottimo Feser! Il dualismo cartesiano mente-corpo, in fin dei conti, è una speciazione (per dirla in termini biologici) del dualismo gnoseologico che ne sta alla base, ed entrambi sono affetti dallo stesso problema, derivato da una mancata fedeltà al referto fenomenologico. Si parte da una concezione anch’essa ‘spazializzata’ (e dunque già compromessa) del pensiero, che avrebbe un ‘dentro’ ed un ‘fuori’. Cogitare diventa dunque ‘avere idee’ che lascerebbero ‘fuori’ l’essere, il quale verrà poi giocoforza battezzato prima come ‘altro’ e ‘separato’, poi come ‘noumenico’, in sé inconoscibile. Il pensiero lascia ‘fuoi’ la res extensa.
    L’esordio è da una petizione di principio, nella quale la proposizione che dovrebbe essere previamente saggiata e provata, viene invece supposta implicitamente o esplicitamente nelle premesse e data come appurata. Si pone una separazione – parzialmente mutuata da un certo senso comune distorto – senza che questa sia rigorosamente dedotta – e si va poi alla ricerca di una soluzione al problema, o di un improbabile collegamento tra i due elementi resi prima colpevolmente incomunicabili. Grandi idealisti hanno avuto quindi buon gioco nel ribaltare la frittata: il noumeno è qualcosa che infatti viene contraddittoriamente posto (dunque PENSATO) come impensabile. Per dire che esso è ‘altro’ dal fenomeno dovremmo confrontarli; ora, se si potesse avviare questo fantomatico confronto non avremmo più un noumeno ma, rimbalzando sempre all’interno dell’orizzonte del pensiero, si avrebbe già di nuovo solo un’idea o un fenomeno. Ed infatti come faccio ad uscire dal pensiero, a conoscere qualcosa fuori di esso sé non col pensiero stesso? Dunque il ‘cogito’ è intrascendibile, ogni ‘fuori’ in quanto pensato è già ‘dentro’, l’essere si dissolve nel pensiero, res extensa compresa.
    Oppure, soluzione fisicalista, il cogito è un ‘epifenomeno’ della materia, cosa tra le cose, ma a questo punto sorge il problema di questa particolare res extensa di non facile localizzazione, che astrae e riflette su se stessa traendone leggi matematiche, categorie, trascendentali e concetti non spazializzati, assieme a fini, mezzi, moralità, responsabilità, colpa etc. Pensare ad esempio che un concetto matematico sia il mero risultato delle operazioni neurofisiologiche/computazionali poste in atto per arrivarci sarebbe come sostenere che Marte è il prodotto del percorso che facciamo per raggiungerlo 😉 Stavolta è la materia che s’è mangiata allegramente il pensiero e gli enti di ragione. L’aver dunque separato all’origine quel che stava ‘in un sol volume’, non può che creare così precipitazioni alternate tra un cono e l’altro dell’antifasi. Mi sembra però che ormai non ci sia nessuno tra gli studiosi più scafati che sostiene simili riduzionismi (o almeno spero) 😉

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  3. mmmh, quindi il “mind-body problem” è un falso problema?
    Inoltre non trovo dove sia l’errore nel dire che la forma di un triangolo interagisce con la materia che lo compone,

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    • La materia è potenza. La forma atto.
      In Pace

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      • Faccio una premessa forse non necessaria: è da poco che ho iniziato un “percorso” di comprensione dell’AT, per cui sicuramente mi sfuggono dei fondamentali. Detto ciò, qualche “fondamentale” credo di averlo appreso, uno di questi è quello che qui mi ricordi: la materia è potenza, la forma atto. Proprio per questo non riesco a vedere dove sia l’errore nel pensare che potenza e atto “interagiscono”. Se con “potenza” chiamiamo tutto ciò che può, cioè in potenza, ricevere l’atto, tutto ciò che è “attualizzabile” (non so se nell’AT si possa usare questo termine), a me sembra proprio il “massimo” dell’interazione. Perdonatemi se uso a sproposito lo strumento dei commenti, come vedete lo faccio per imparare l’AT 🙂 Non è che potete aprire uno spazio per “apprendisti tomisti”? 🙂

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        • “interagire” = inter- azione = atti che si influenzano tra di loro ; nella potenza (= materia) non c’è atto, quindi questa non può inter-agire.
          In Pace

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          • Però un “agire” ci deve essere, se la potenza è “capacità di ricevere l’atto” questa “capacità” benchè non influenzi l’atto deve “agire” con esso, anzi meglio: un “lasciarlo agire”. Quindi in un certo senso, lasciami dire, “transitivo” un’interazione c’è benchè “passiva” da parte della potenza.

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            • Agire è essere. La potenza non è.

              Forse (non lo so in realtà) il tuo problema viene dal voler”immaginare” la potenza e per questo stabilisci un’analogia con la materia seconda (stile “pongo”).
              Ma la materia seconda è già una realtà parzialmente attuata e quando immagini la relazione tra atto e potenza la pensi, erroneamente, analogica all’inter-azione tra gli elementi già attuati della materia seconda con un altro atto che ne ridurrà la potenza.

              Ma non puoi “immaginare” la potenza in quanto tale appunto perché non ha … forma.

              In Pace

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              • Ora non ho sottomano il testo ma ti assicuro che Feser afferma che la potenza ha un modo di essere per quanto non sia quello dell’atto. Il mio problema è nell’afferrare la potenza distinta dall’atto. Se la potenza non è se non unita all’atto allora perchè distinguo atto e potenza? Cosa impedirebbe di identifcare potenza e l’atto se la potenza è solo se in atto?

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              • Credo (spero che me lo confermi) capire dove “cozzi”.

                Da un punto di vista causale l’atto precede la potenza, in quanto la potenza è finalizzata all’atto

                Da un punto di vista temporale però la potenza precede l’atto.

                L’essere in potenza non può essere tale che se l’essere in atto è possibile (truismo).

                In Pace

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  4. @Simon, scusa ma non riesco a fare il reply alla tua ultima risposta. Mi sa che “cozzo” in diverse parti, ma ci sta, sto imparando. Diciamo che qui “cozzo” sul pensare esserci una relazione, lasciamo cadere l’uso di “interazione”, tra atto e potenza. L’atto precede comunque la potenza, sia perchè necessario per attuare la potenza (causa agente) sia perchè la potenza è di una sostanza e quindi di qualcosa in atto (causa materiale).

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  5. Grazie, grazie, grazie di aver ripreso la traduzione di Feser sul mind-body problem!!! Mancava da tempo!
    Mi unisco alla richiesta di T3ophilus di uno spazio per “apprendisti tomisti”, se possibile.
    Grazie ancora e buon lavoro…

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  6. Ho trovato il brano “incriminato” del Feser, è al capitolo 4.1.5 (Modality) di “Scholastic Metaphysics: A Contemporary Introduction”:

    «Per gli Scolastici, cosa sia possibile, impossibile o necessario è radicato in cosa è reale. La realtà contiene entrambi l’essere-in-atto e l’essere-in-potenza, questi modi di essere sono ulteriormente specificati nei termini delle quattro cause. Nel mondo della realtà materiale troviamo: la “materia prima”, che è pura potenza per la ricezione delle forma di cose materiali; la forma sostanziale che attualizza in una sostanza le potenzialità della materia prima, sostanza con varie e specifiche proprietà e potenzialità; ci sono varie cause efficenti per far prendere nuove forme alla materia; e ci sono specifici risultato o gamme di risultati a cui queste cause tendono come causa finale. La materia prima, in quanto pura potenza è indifferente a quale forma può ricevere, di per sè rende possibile ogni cosa materiale. Ma questa materia prima è informata attualmente solo da certe forme sostanziali specifiche, in modo che queste forme impartiscono solo certe specifiche cause potenzialmente efficenti alle cose che le posseggono ed in modo che queste potenzialità sono dirette verso la sola generazione di alcune specifiche finalità, pongono vincoli significativi a cosa può accadere nel mondo materiale Quello che le cose materiali faranno sempre date le loro cause formale, materiale, efficente e finale è ciò che è necessario nel mondo delle cose materiali; quello che non hanno ancora fatto ma faranno, dato che sono attualizzate in un certo modo, è ciò che è possibile nel mondo materiale; e quello che non faranno mai date le loro cause formale, materiale, efficente e finale è impossibile nel mondo materiale (Queste sono obbligazioni metafisiche, non meramente normative, dato che le leggi stesse sono radicate nell’essenza delle cose)»

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    • Diciamo che non abbiamo un referto fenomenologico della materia prima o della pura potenzialità. L’esperienza ci attesta un mondo di cose concrete in divenire, le quali sono in atto per un verso ed in potenza per un altro (non sotto il medesimo rispetto, altrimenti sarebbero contraddittorie), in modo analogico nella materia ‘signata quantitate’: questa materia, questa forma.
      I blocchetti di cemento sono ‘materia’ per la casa in atto, ma a loro volta sono atto e causa formale per l’impasto informe del cemento, il quale è materia e potenza per il blocco, nella forma che esso prenderà. A sua volta il composto del cemento è forma (per quanto infima) degli elementi materiali che vanno a comporlo, che presi distintamente avranno una qualche forma particolare… e così via. L’impraticabilità di un regresso all’infinito ci porta a porre infine un materia prima come pura potenza, dynamis, a sua volta inclusa nell’aristotelico dynaton che è il ‘possibile’ propriamente inteso come “non-contraddittorio che sia”, all’interno del quale rientra tutto ciò che può darsi nell’essere e nell’esperienza, in qualsiasi modalità. Non può darsi infatti potenza dell’impossibile.
      Ma anche con l’atto e la forma possiamo – mi sembra – fare un percorso ascendente inverso che ci porterebbe all’Atto Puro, non ulteriormente attualizzabile, ‘forma di tutte le forme, attualità di tutti gli atti’, direbbe Tommaso…

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      • Se ho compreso bene il tuo intervento si potrebbe vedere un parallelo con la distinzione essere/esistenza. L’essere è atto puro, l’esistenza è… chiedo perdono ai tomisti in ascolto… atto potenziale. L’atto puro è increato, è di per sè, sussiste da sè, l’atto potenziale è creato, sussiste da sè ma non è di per sè. L’atto potenziale, l’esistenza, non essendo di per sè “riceve” il suo modo di essere, cioè il suo modo di essere per partecipazione, l’esistere, è “creato” dall’atto puro “ab-nihilo”.

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    • Un bel testo e molto preciso.

      Quel che può a volte, specialmente per le mentalità moderne poco aduse al ragionare metafisico e ontologico sono frasi dello stile “la “materia prima”, che è pura potenza per la ricezione delle forma di cose materiali” assolutamente corretta ma che può dare l’impressione che “visto che riceve” vuol dire che è un qualche modo “sostanziale”, un po’ come la gente che crede che il vuoto sia un’immagine del nulla.

      Non è così: la materia prima, pura potenza, è essa stessa causata dall’atto puro nel quale essa trova la propria significanza e alla quale tende . Ma non ha in sé nessuna esistenza.

      In Pace

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  7. Due notazioni rapide: il presente articolo è il primo di una trilogia di articoli collegati in qualche modo fra loro del round up di Feser, trilogia che si concluderà lunedi 20 febbraio. Alcune eventuali domande potrebbero trovare risposta nell’articolo che comparirà domani o in quello che lunedì chiuderà questa maratona.

    In secondo luogo spero di non fare un torto all’autore nell’anticipare che Adriano trianello sta pensando seriamente ad un “libricino” (chiamiamolo così) nel quale raccontare la struttura filosofica tomista nel modo più semplice e al contempo più dettagliato possibile. Impresa non certo facile come capirete. Beh, ora che sa che questa impresa potrebbe essere felicemente salutata dai lettori magari ci si mette d’impegno… dai, Adrià! 😀

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  8. grazie Minstrel, un “libricino” sarebbe molto apprezzato da noi principianti, anche perché in questo blog avete esperienza di quali sono gli argomenti più problematici

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    • Eh… l’ultimo articolo della triade sarà una bomba al riguardo: Neuroscienza, anima, causa formale vs causa efficente, sperimentazioni sul cervello e riduzionismi vari… ci sarà da divertirsi! 😉

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  9. ciao a tutti, anche io mi sono avvicinato da poco all’AT, non ho capito bene il discorso sulle persone completamente incorporee, come gli intelletti angelici, per l’AT è possibile che un ente incorporeo interagisca con altra materia? e come avviene? grazie!

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