For Men Only: 5 regole d’oro per trovare il coniuge giusto

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Molti anni fa le nostre figlie chiedevano a mia moglie e a me (mentre i nostri figli ascoltavano) come fare per essere sicure di aver incontrato l’”uomo giusto”  cioè “l’uomo della loro vita”; la prima volta che la domanda fu posta mi ricordo aver dato una risposta inerrabile, anche se non ancora definitiva e definita, come conviene ad ogni papa nelle materie di sua competenza come è quella dell’educazione dei propri pargoli: “lo saprete solo la sera che seguirà il vostro matrimonio” . Risposta formalmente ineccepibile, infatti solo dopo essere sacramentalmente sposati e dopo aver consumato liberamente, si sa, formalmente e nella fede cattolica, che quel coniuge lì è proprio quello della propria vita, nelle buone cose come in quelle meno buone, in tutte le circostanze gaie come anche in quelle più tristi. Di conseguenza abbiamo sempre suggerito loro di già cominciare a pregare per i loro futuri mariti e spose, i quali benché all’epoca ancora sconosciuti, già erano nati e viventi in qualche parte del mondo.

Qualche anno più tardi, però, questo tipo di risposta non era già più sufficiente, perché la stessa domanda si incentrava ormai sul come evitare che l’uomo della loro vita sia al contempo l’errore della loro vita, possibilità purtroppo molto reale, in quanto le due cose sono possibili senza contraddizione logica, ontologica e sacramentale. Dovetti infine mettermi a riflettere molto seriamente quando mia figlia maggiore venne parlarmi di un possibile e concreto pretendente e chiedeva consiglio (e benedizione) sul come procedere nei suoi riguardi.

Cominciai con il fare una lista, dal mio punto di vista di genitore e non da quello della figlia, dato che lei mi interrogava in quanto suo padre e non in quanto sua “amica del cuore”: una lista nella quale ponevo quel che la mia pluridecennale esperienza della vita considera importante per la riuscita di una coppia e, più precisamente, nella quale siano presenti quegli elementi che si possono considerare come dei predittori di successo anche se non ne sono, ovviamente, una garanzia assoluta.

Non volevo fare una lista di desideri teorici un po’ onirici, ma una lista di punti precisi connessi  ad una serie di misure che siano valide e affidabili in tutte le circostanze per chi le utilizzerebbe. Sono ben presto arrivato alle 5 regole seguenti che sono felice di poter compartire con voi in questo tempo natalizio.

Nella prima regola, idealmente, si deve vagliare quanto tale coniuge sia davvero capace di condividere gli ideali i più profondi specialmente sul piano religioso e etico, da dove l’importanza che sia cattolico o, perlomeno, un ottimo cristiano. Questo punto può essere verificato facilmente osservandone la pratica, i luoghi frequentati, le idee generali.

Nella seconda regola importante è che tale persona abbia una natura fedele e lavoratrice: questo è più difficile da vagliare in quanto, per definizione, parliamo di persone giovani che hanno poco provato nella loro vita. Ma seguendo quel principio utilizzato in management e leadership che afferma che il comportamento passato ben descriverà il comportamento futuro in simili circostanze e ricordandoci della parabola di Gesù dove si afferma che chi è fedele nelle piccole cose lo è anche nelle grandi, questa fedeltà al lavoro può essere misurata vagliando la capacità del futuro pretendente a sempre finire quel che ha cominciato, come gli studi o qualunque progetto serio. Uno che ha l’habitus di sempre finire e a ogni costo quel che comincia, avrà anche a cuore di andare fino in fondo al proprio matrimonio e di provvedere con il frutto del proprio lavoro.

La terza regola è la generosità cioè la capacità di donare se stessi completamente e senza riprendere di dietro. Ovviamente qui non è questione di andare a controllare la verginità di tale persona che, per altro, non dimostrerebbe niente quanto al suo vero grado di generosità umana a prescindere di errori passati, ma proprio di vagliare se tale persona è costituzionalmente atta all’alterità, in modo empatico e gratuito. Valutare questa dimensione non è difficile, basta osservare l’intensità dell’impegno passato in opere di carità, nello scoutismo, alla corale, nella res pubblica ma sempre con scopo altruistico; ancora una volta sottolineo che non è questione di conoscere le “teorie” della persona in questione circa le attività di volontariato ma la realtà e l’intensità dell’impegno concreto nel passato e nel presente.

La quarta regola è la capacità di spirito di sacrificio: un punto centrale in quanto nella vita di coppia ci si sacrifica e ci si perdona mutualmente almeno sette volte al giorno. Chi già si sacrifica nelle piccole cose sa sacrificarsi anche nelle grandi: se il pretendente è capace di organizzarsi per viaggiare più volte alla settimana per tre ore in treno per andare a vedere la sua dulcinea e altrettanto per tornare a casa, egli è chiaramente capace di sacrificio. Se è capace di far passare in priorità gli interessi della fidanzata prima dei propri, lo stesso. Se è capace di costruire la propria carriera in modo da favoreggiare la propria futura coppia, anche. Se è capace di capire che la sua ragazza è pronta a dare il proprio corpo solo all’uomo della sua vita e che quest’ultimo sarà “scoperto” e riconosciuto in quanto tale solo a matrimonio fatto, allora è capace di sacrificio.

La quinta regola è assicurarsi che il futuro pretendente abbia le idee a posto circa l’indissolubilità del matrimonio e questo non può avvenire solo attraverso una discussione dove ognuno cerca di mostrarsi sotto l’angolo il migliore. Qui è questione della vita dei nostri figli e figlie e dobbiamo valutare questa dimensione il più oggettivamente possibile anche se può sembrare molto dura: la prima carità comincia con i propri prossimi più prossimi cioè la propria famiglia. È importante allora guardare la situazione familiare dei genitori del pretendente: se costui o costei proviene da una famiglia di divorziati, di ricomposti o altre situazioni scomposte è praticamente sicuro che le “immagini” sul matrimonio e la sua indissolubilità siano profondamente distorte nella sua testa a prescindere dalle sue buone intenzioni ed è quindi, purtroppo ma realisticamente, da evitare.

Queste 5 regole d’oro non sono da utilizzare in modo ferreo ed ottuso, ma vanno viste solo come un memorandum, una strategia di lettura delle persone che frequentano i figli che noi amiamo; esse vanno da essere utilizzate con intelligenza ma sempre ricordando che il nostro ruolo principale è quello di ottimizzare verso il bene il futuro della nostra prole a prescindere da false carità mal capite che spesso sono solo dimissione e vigliaccheria paterna.

Ho molti figli e figlie, vi posso garantire che queste 5 regole sono state utilizzate con successo sia per gli ottimi matrimoni che hanno permesso sia per gli errori più o meno grossolani che hanno evitati; dato che però Nemo Propheta in Patria il meglio, e ciò ben prima che “caschino innamorati”, è inculcare ai nostri figli e figlie, fin dalla loro giovane età il discernimento e la capacità di valutare di per se stessi le persone che li circondano, abituandoli a osservarne gli atti passati concreti e dando a questi l’assoluta priorità sulle parole altrui che sempre sono un poco vane e tendono a creare schermi di fumo.

Intanto, buona notizia, il numero dei miei nipotini cresce sempre di più.

In Pace



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7 replies

  1. La riproposta di questo tuo post da un lato mi affranca sulla generosità con cui Dio ci guarda e ci benedisce continuamente nelle nostre vite (nel frattempo tu hai ancora più nipoti e io un figlio in più), dall’altro mi chiarisce – con vergogna – quanto lontano io sia da questo modello proposto dalle regole. Forse più ora di anni fa.
    Alcuni potrebbero dire – come pensano i savi (e sanno i Santi) – che quando si è più vicini al sole, le nostre ombre si fanno più nere. Altri che è un giusto sprono a riprendere il cammino come si deve.
    Per ora mi accontento dell’inquietudine sollevata, per la quale non posso che ringraziare Simon.

    Consiglio ai nuovi lettori di riprendere anche lo scritto di Bariom, scritto poche settimane dopo quello originale. Diversa sensibilità, concetti molto simili. Grazie ancora ad entrambi: https://pellegrininellaverita.com/2015/12/29/sulle-5-regole-doro-per-trovare-il-coniuge-giusto/

  2. Io pens che queste regole di buon senso nella scelta del coniuge sian necessarie ma non sufficienti.
    Non sufficienti: ci vuole qualcosa in piu’. A meno che una persona non sia estremamente fredda e razionale, nella scelta del coniuge ci deve essere anche attrazione . Attrazione che spesso non si ha ( e non si puo’ autocostringersi a provarla) per un uomo/donna perfetta , rispondenti a tutte le regole: una donna puo’ condividere i miei ideali, essere fedele e lavoratrice, capace di donarsi , capace di sacrificio ecc, insomma una bravissima e degna persona, pero’ lo stesso non la vorrei come moglie perche’ non provo alcuna attrazione per lei. E per attrazione non intendo la mera attrazione fisica: ma qualcosa di diverso e di indescrivibile , la certezza che lei(“lui) e’ la persona con cui voglio passare la vita perche’ non ne posso fare a meno. Insomma l’ innamorarsi di una persona ( se per amore non si intende una emozione superficiale) e’ la condizione necessaria da aggiungersi alle regole di cui sopra , necessaria perche’ senza queste le belle e saggie regole non funzionano. A meno di non voler tornare ai matrimoni “ combinati ” dalle famiglie in cui l’ attrazione fra i coniugi non era necessaria,

    • Onestamente, questo mio è il punto di vista di un Padre che vuol il meglio per i suoi figli… non quello degli innamorati.
      Non ha bisogno di essere innamorato per valutare oggettivamente chi i suoi figli/figlie stanno frequentando e per consigliarli da adulti.
      In questi ultimi quindici anni, su otto figli e figlie, sette sono già sposati, e solo l’ultima non lo è ancora : onestamente questa griglia di lettura ha aiutato tutti nel processo di discernimento ed ho già 18 nipotini, grazie a Dio.
      Quel che posso dire è che l‘attrazione non supportata da questo realismo delle 5 regole che propone anche un metodo di misura oggettiva per ogni punto specifico e non semplici impressioni ed emozioni, è un’attrazione probabilmente da evaporati.
      Detto ciò, e fuori tema rispetto all’articolo qui sopra, sono personalmente convinto che la probabilità di riuscita di un matrimonio “arrangiato” come si è fatto durante secoli , è superiore a quella di matrimoni basati su sola sensititivtà ed attrazione, anche perché l’amore, ed in particolare quello matrimoniale, non è un sentimento in isolazione ma un puro atto di volontà che può essere esercitato a prescindere.
      In Pace

      • È OT, ma è successo qualcosa per la quale non ci sono più post da un mese ?

        • Ho un paio di articoli alquanto impegnativi in cantiere, ma non riesco ad andare avanti al soggetto a causa della primavera che mi vede impegnato a zappare, a lavorare la terra, a piantare, a seminare, e occuparmi di galline oltre i corsi universitari che debbo garantire.
          Detto ciò, non vedo granché da aggiungere a quel che si è già detto sul blog circa le notizie religiose e politiche, in quanto quel che vi avviene solo conferma le nostre ipotesi e conclusioni già precedentemente condivise.
          Per Minstrel non saprei dirti.
          In Pace

  3. Me sà che non sarò un buon marito dunque, ed il tempo ormai và.

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