“SILENCE” un film certamente da vedere e da (ri)valutare.

SILENCE

Ho avuto modo di leggere un estratto dell’accorato saggio di Don Antonello Iapicca su questo film del regista Martin Scorsese e mi aveva molto colpito per l’analisi critica lucida, storicamente e teologicamente solida, che sostanzialmente punta il dito su diversi aspetti negativi che Don Iapicca ha visto in questo film (il testo esteso QUI)

Allo stesso tempo, mi ero annotato mentalmente il titolo dl film non avendo avuto modo di vederlo prima della lettura del testo critico.
Qualche sera fa, ho avuto modo di vederlo e pur predisposto ad una visione pre-critica, per come lo avevo visto presentato, l’ho molto rivalutato.

Lungi da me voler fare una critica alla critica, né affrontare la questione dal punto di vista storico o teologico (in questo non sarei degno neppure di sciogliere i sandali a Don Iapicca che tra l’altro in Giappone è missionario), vorrei quindi solo riportare qui i pensieri che mi ha suscitato la visione di questo film da semplice spettatore, certo spettatore credente, molto coinvolto dalle domande che la Fede suscita, in particolare nel rapporto tra Dio e l’Uomo, la Sofferenza, il Male, l’Ingiustizia, il Sacrifico, la Testimonianza e diciamo anche il Martirio. Sebbene quest’ultimo sia il tema che vedo più lontano dal mio vivere, ma non così lontano da non pensare che tutti indistintamente possono essere da Dio chiamati a questo supremo atto di dono di sé e di testimonianza.

Bene, cosa mi ha lasciato la visione di questo film? Cosa vi ho letto, quale la morale, ammesso ve ne sia una soltanto o che ve ne sia una ben distinta che lo stesso regista voleva trasmettere. Un film come questo ha molte sfaccettature e, come spesso accade l’opera, lasciate le mani di chi l’ha realizzata, prende vita propria nel cuore e nella mente di chi la fruisce, talvolta con esiti diametralmente opposti da quelli immaginati dallo stesso autore.

Quindi andrei al di là della questione storica sull’Evangelizzazione del Giappone, che Don Iapicca illustra molto bene, mi soffermerei piuttosto sugli aspetti umani, parlando di Fede, di combattimento, nobiltà e cadute, di volontà e di “silenzi” di Dio.

E’ stato scritto dallo stesso Don Iapicca nella sua critica: <em>«Logica vuole che un presupposto falso renda inattendibile l’intero svolgimento e il risultato finale di qualsiasi ragionamento, anche se la maggior parte dei critici e degli spettatori è rimasta colpita, e spesso affascinata, proprio dal presunto sacrifico “vicario” dei due missionari. Quello che invece  “Silenzio” vuol dirci è che l’apostasia è stato un atto d’amore perché essa ha salvato i cristiani giapponesi dalla morte a cui li condannava una religione straniera alla quale non avevano mai davvero aderito. I missionari hanno apostato perché incapaci di avere ragione della “palude” nella quale, a testa in giù, erano stati calati: “non sei stato sconfitto da me, ma da questa palude che si chiama Giappone” dice infatti alla fine l’Inquisitore Inoue a Padre Rodriguez. E’ questa la frase chiave di tutto il film.»</em>

Ma è veramente così? Veramente la “maggior parte degli spettatori” sono rimasti affascinati dalla “abiura salvifica” dei due missionari? Certo io non ho statistiche per dire se si o se no, ma almeno uno spettatore, il sottoscritto, non ne è rimasto affascinato, ma non solo e non tanto perché per principio sono portato a pensare che dall’abiurare la propria Fede nulla possa venire di buono, ma soprattutto perché dalla stessa visione del film e delle figure dei due missionari “caduti”, non si trae, a mio giudizio, alcunché di “affascinante”.
Le due figure principali del film (padre Ferreira e padre Rodriguez) sono infatti le due vere figure sconfitte, non sono eroi o anti-eroi positivi, ma solo figure tremendamente umane. Umanamente deboli sono i veri sconfitti in modi simili e con esiti quasi simili e questo lo si coglie molto bene in molti passaggi e nella buona interpretazione degli attori protagonisti.

Padre Ferreira quando si incontra (finalmente) con il suo ormai ex-confratello nonché allievo, per quanto spacci il suo ritrovato equilibrio, la sua nuova identità spirituale di uomo al servizio dell’Inquisitore Inoue, appare da subito come uomo triste, mestamente triste, succube, quasi in imbarazzo di fronte al suo giovane ex-discepolo. Un uomo che se la racconta ma che non ha nessuna credibilità nel suo raccontarsi anche agli occhi di qualunque spettatore che non sia un completo sprovveduto.
Né può migliorare la sua figura agli occhi di nessuno, quando prende su di sé la funzione di torturatore, aguzzino non fisico, ma subdolamente diabolico nello sferrare colpi su colpi alla fede già vacillante del giovane Padre Rodriguez.

Così, anche quando Padre Rodriguez cadrà, di fronte alla promessa di far salva la vita e sospendere la tortura a cinque cristiani, che pure avevano abiurato secondo il rituale richiesto dagli aguzzini con il calpestare una immagine sacra, non si può certo dire che ci si trovi difronte ad una figura che ispira “fascino”… semmai solamente una grande compassione per un giovane che abiura la sua fede per non aver retto al combattimento interiore, per essersi smarrito forse più per il “silenzio di Dio” che non per i rantolii del martirizzati.
E’ emblematica l’immagine del volto di Cristo che portava nel cuore sin da fanciullo e che egli rivede mentalmente nell’icona metallica che gli viene posta ai piedi per essere calpestata. Quest’immagine, un attimo prima che egli decida per l’atto simbolico di abiura, si “spegne”, scompare nel buio…

Così la frase chiave del film non credo sia quella dello Shogun “non sei stato sconfitto da me, ma da questa palude che si chiama Giappone”, perché questa è certamente la verità dello Shogun, ma lo spettatore avverte che Padre Rodriguez è stato sconfitto non da qualcuno o qualcosa, ma dalla sua mancanza di Fede e più precisamente dalla mancanza di Fede nella Vita Eterna, nella Vita dopo la morte. Lo si evince nel suo parlare del Paradiso ai poveri contadini giapponesi imprigionati e destinati al supplizio, un parlare fatto più per correggerne una (forse) errata visione teologica, che non per riaffermarla come Verità di Fede certa e da lui fermamente creduta e testimoniata nel dare speranza.

Credo che anche ad un “poco praticante” spettatore, non sfugga che tutto il combattimento interiore di Padre Rodriguez, in particolare sotto il martellante attacco ormai finale di Padre Ferreira, manchi completamente di una qualsiasi visione ultra-terrena, ma che si arrovelli senza alcuna Speranza sulla sofferenza inflitta e la vita (terrena) strappata ai torturati.

E’ sempre dalla figura negativa di Ferreira che viene insinuato il dubbio – satanico – che i semplici (in senso biblico) fedeli giapponesi convertiti, abbiano una fede che è riposta più nelle persone dei missionari che non in quella di Cristo e che sia sostanzialmente solo un insieme di credenze rivestite in qualche modo di Cristianesimo.
Ma queste affermazioni, seppure abbiano un propria logica, sono fatte da una figura che non inspira né fascino, né “simpatia” alcuna e generalmente non si dà troppo credito ad affermazioni di soggetti poco stimabili, così lo spettatore credo sia più portato a leggere in quelle parole, l’ennesimo subdolo attacco piuttosto che una triste e concreta verità.

Infatti, seppure il film non sia centrato sulle figure eroiche dei martiri, queste sono presenti nella narrazione e brillano per la loro Fede e disarmante semplicità. Non mi soffermerei più di tanto a valutare se queste morti avvengono cantando o gridando tra le fiamme. Ciò che viene mostrato chiaramente è che più di una di queste figure, muore per non aver rinnegato Cristo e invocando e implorando Dio sino all’ultimo.

Così come altra figura positiva e quella del compagno di spedizione e confratello di Rodriguez, Padre Garupe, che darà la propria vita cercando di salvare quella di uno dei martirizzati e il suo corpo galleggiante sulle acque si mostrerà a noi nella posizione del Cristo con le braccia aperte.

Colpiscono e commuovono poi le immagini della numerosa poverissima umanità, che con grandi sacrifici e a rischio della propria vita, accorre dai diversi villaggi presso i due missionari quando diviene nota la loro presenza, per ricevere il perdono dei peccati, la Santa Comunione, un qualunque piccolo oggetto che possa aiutare la propria devozione (richiamo al nostro vivere o partecipare a Liturgie che si danno spesso per scontate…).

Ma dunque non c’è redenzione per i due Gesuiti “caduti”, che terminano la loro vita al soldo dello Shogun come “esperti” addetti a scovare oggetti “sacri” e devozionali nascosti in oggetti di tutt’altra natura, importati da mercanti d’oltreoceano?
Per Ferreira si direbbe no… per Rodriguez è emblematico il momento sul finire del racconto, dell’ennesima richiesta del giovane giapponese Kichijiro, che gli aveva fatto da guida e da Giuda (ma potremmo anche vederci Pietro) agli inizi della vicenda, perché gli venissero perdonati i suoi peccati, richiamando l’ormai confermato apostata Rodriguez, alla sua primaria chiamata di Sacerdote oltre all’annuncio del Vangelo, «…a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Si potrebbe discettare se a quel punto Rodriguez poteva impartire o meno quel perdono, ma non è questo il punto…. C’è qui finalmente un baluginare di richiesta di perdono che guarda alla Vita Eterna, che smuove il cuore del “consacrato-Rodriguez” e lo riporta in un attimo a quell’Amore di Dio per lui e per tutti gli uomini peccatori, che sembrava per sempre dimenticato (e abiurato) per sempre.

Il film di per sé non potrebbe neppure pretendere di raccontarci una sconfitta della Missione in Giappone, giacché per l’ennesima volta nella storia, neppure le vicende raccontate, vere, romanzesche o verosimili, le atroci persecuzioni, non riusciranno a cancellare il seme della Fede. Forse la pianta sembrerà strappata, o “affogata” nella palude di cui sopra, ma il seme irrorato dal sangue dei martiri, silente porterà il suo frutto a suo tempo (Nagasaki, spesso nominata nel film, al tragico tempo della bomba atomica, era la “città cattolica del Giappone” per eccellenza – rasa al suolo ahimé da altro popolo che si diceva cristiano).

La scena finale del film, vede un piccolo segno, un piccolissimo crocefisso, posto tra le mani di Rodriguez, nonostante lo stretto controllo delle guardie che assicuravano che né una parola riferita a Cristo, né una preghiera, venisse pronunziata nella famiglia imposta a Rodriguez dallo Shogun.
Crocefisso posatogli tra le mani verosimilmente dalla “moglie adottiva”, che evidentemente aveva imparato a conoscere il cuore ferito e sofferente di quell’uomo e che forse a sua volta nel cuore si era lasciata toccare.

 

Nel complesso un film (forse un po’ lento) che smuove più di un’inquietudine, che pone più di una domanda, la prima tra le quali potrebbe essere la classica: “io cosa avrei fatto al posto loro?” riferibile a qual si voglia personaggio. Perché al di là di ciò che sappiamo essere giusto perché così è, l’immedesimarsi in situazioni che si spera non dover mai affrontare, ma che il cinema aiuta a rendere quasi concrete per l’arco di un paio d’ore, può essere esercizio interessante.

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Categorie:Sproloqui

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22 replies

  1. Grazie Bariom per questo tuo interessante commento, da parte di un potenziale spettatore (io) che non ha ancora visto il film. Ho però un’osservazione.
    Tu scrivi che anche un “poco praticante” si avvede della mancanza di qualsiasi riferimento ultraterreno di fronte a certe scene come padre Rodriguez che osserva il volto di Cristo appena prima di calpestarlo ecc….

    (e ti ripeto che io non ho visto il film, quindi navigo a vista)

    …guarda però che a vedere in modo del tutto diverso scene del genere non c’è stato solo il laico Scorsese, e passi, ma anche un noto prete cattolico consigliere del Papa attuale.
    Padre Antonio Spadaro, nella sua deferente intervista a Scorsese per la CC, non si pronuncia quasi mai sul film, ma proprio quando si parla del Cristo calpestato (così mi sembra) scrive:
    “Silence» sembra la storia di un’intima scoperta del volto di Cristo, un Cristo che sembra chiedere a Rodrigues di calpestarlo per salvare degli altri uomini, perché è per questo che è venuto nel mondo… ”

    Capito bene? Cristo pare chiedere a Rodriguez di calpestarlo. Spadaro dixit. (http://www.laciviltacattolica.it/articolo/silence-intervista-a-martin-scorsese/)
    (comunque ti ho detto che non l’ho visto ancora. Se mi confondo di scena, dimmi pure.
    Ciao
    MarcoN

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    • Ciao @Marco N.

      Si ho capito bene. Anzi ti dirò non è che sembri… nella scena in questione è l’immagine di Cristo che è posata a terra per essere calpestata che “dice” a Rodriguez: “Vieni avanti… calpestami, calpestami!”

      Qui in conclusione lo stesso Gesù sembra dare ragione agli aguzzini, ai tentatori (Padre Ferreira in testa), ma possiamo dire con certezza che quella è la voce di Cristo??

      Possiamo forse dire che Scorsese crea questa scena apposta per suggellare come buona a giusta questa scelta, forse…

      Però potremmo anche dire che quella “voce” è l’ennesima, definitiva tentazione, una subdola e demoniaca mistificazione.

      Infatti, come ho scritto sopra, per un attimo, un breve attimo, alla icona a sbalzo del Cristo posta a terra per l’abiura, si sostituisce nella mente, negli occhi di Rodriguez, il volto di Cristo che egli ha stampato in mente “da sempre” e quell’immagine svanisce in un buio totale, quando egli poggia il suo piede sull’icona.

      Con quel “vieni avanti” sembra rompersi il silenzio di Cristo (?) che tanto angosciava e turbava Rodriguez, ma con quel volto che si fa tenebre (che è immagine diversa da quella calpestata), il volto di Cristo che dovrebbe illuminare e fare da “specchio” ad ogni credente, svanisce nel buio per sempre*

      *(un “sempre” che non sappiamo quanto realmente durerà).

      Aggiungo che quando scrivevo “Credo che anche ad un “poco praticante” spettatore, non sfugga che tutto il combattimento interiore di Padre Rodriguez, in particolare sotto il martellante attacco ormai finale di Padre Ferreira, manchi completamente di una qualsiasi visione ultra-terrena, ma che si arrovelli senza alcuna Speranza sulla sofferenza inflitta e la vita (terrena) strappata ai torturati.” mi riferivo a tutto l’insieme di quello “scontro finale” tra Ferreira, Rodriguez, non tanto e non solo a quello che è l’atto finale (il calpestamento dell’icona) che come dice bene il luogotenente dello Shogun, arrivati oramai a quel punto “E’ solo una formalità…”, perché di fatto il cuore, la fede di Padre Rodriguez, ha già ceduto.

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      • Grazie Bariom. Sì, in effetti (l’ho riletta nel corsivo qui sopra e nel post) la tua osservazione sul progressivo svanire della dimensione ultraterrena dall’orizzonte di Rodriguez è globale, e non va applicata solo al calpestamento (che, mi dici, avviene proprio… a volte mi chiedo se un seminario mal digerito – Scorsese – non renda ancor più provocatori e beceri del nato e cresciuto ateo).
        Per il resto che dire? Mi pare che l’interpretazione in chiave “maggiormente cattolica” e costruttiva (scusami ma non mi vengono altri aggettivi) che dai, per quanto apprezzabile, sia e rimanga tua e della tua bella persona, che non conosco ma indovino dal tono sempre garbato e civile dei tuoi interventi.
        La chiave che ha ribadito di voler dare Scorsese mi pare resti (purtroppo) l’altra. E Spadaro si accoda, bontà sua. Appena posso comunque mi vedo il film, al più tardi nel cineforum cui sono iscritto. Che si fregia del titolo di cattolico e parrocchiale (iscritto acec) ma nelle cui rassegne l’unico regista che non manca mai è Almodovar. Film di ispirazione cristiana o contesto cattolico davvero pochi, a meno che non siano Philomena o Spotlight. Sono quasi certo quindi che Silence l’anno prossimo ci sarà…

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        • Caro Marco, che rimanga solo mia (bella persona o meno che sia, tutto da dimostrare) può essere…
          ma per quanto soggettiva sia la mia interpretazione, credo in qualche modo lo sia sempre di chiunque si appresti ad un commento o ad una recensione, per quanto preparato sia.

          Ciò non toglie che a chi è veramente “attrezzato” bisogna dare il giusto credito e così avevo fatto anch’io leggendo il testo di Don Iapicca, ma…

          Ma appunto anche chi è “attrezzato” o particolarmente coinvolto può dare una visione univoca, magari parziale, magari velata dal “tipo di occhiali che indossa”. 😉

          Non comprendo il riferimento ad un atteggiamento “ancor più provocatori e becero” del regista nello scegliere la formula del calpesto dell’immagine sacra (vi è un’altra scena dove i poveri nativi vengono spinti a sputare sul crocefisso…).
          Nella realtà è stato fatto ben di peggio nella storia delle provocazioni e delle profanazioni… di cosa dovremmo scandalizzarci?

          Qui non c’è una interpretazione “maggiormente cattolica”, io non posso dire per certo se Scorsese voleva essere solo blasfemo e provocatorio (sinceramente avesse voluto allora avrebbe potuto fare di meglio) o se voleva solo intorbidire le acque, giusto per confondere gli animi o infine se la sua visone era più simile a quella che io vi ho letto, io semmai ho voluto dare l’interpretazione di “un cattolico” (per quanto imperfetto e peccatore come il sottoscritto) che credo sia sempre chiamato a discernere, sapendo tenere il buono e rigettare quanto vada rigettato.

          In questo la domanda è: questo film va rigettato in toto (vedi commento di Maria)?
          La mia risposta è semplicemente no.

          Cosa rigetto allora di questo film? Come credente rigetto tutto quanto viene detto di menzognero dai persecutori dei Cristiani Giapponesi – a cui si accomuna padre Ferreira nel film che da ex-credente utilizza con diabolica intelligenza le sue stesse conoscenze della Verità per farne una menzogna o una verità distorta.
          Ma, come ho cercato di dire, è talmente evidente il suo ruolo nel film che solo uno sprovveduto o chi e della stessa idea di Ferreira si potrebbe far incantare dalle sue parole.

          Rigetto Padre Rodriguez? Temo proprio di no, perché al di là di tutte le mie migliori intenzioni, Padre Rodriguez potrei essere io!
          Sarei uno stolto nel credere che in uguale situazione la mia Fede non potrebbe cedere, stolto se puntassi solo sulla forza che ritengo di avere nella mia Fede (spero di aver reso il concetto).

          Il regista ci ha forse voluto dire che non c’è scampo? Che la Fede di noi tutti è quella? E che messi alle stretta cadremo? Neppure questo credo, perché come ho già detto (ed è nel film) vi è più di una figura che ci testimonia il contrario: i compagni di Ferreira crocifissi all’inizio del film; i crocifissi semplici contadini giapponesi, Padre Garupe.

          Questo a mio giudizio sarebbe invece un ottimo film da mostrare a ragazzi e/o adulti, per aprirne un interessantissimo dibattito, un fecondo confronto sui temi della Fede, anche sull’Evangelizzazione (tema un tantino più complesso) non specifica e storica del Giappone.
          E questo credo lo si potrebbe fare anche ammesso e non concesso che gli intenti del regista fossero di segno totalmente negativo.

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          • “Rigetto Padre Rodriguez? Temo proprio di no, perché al di là di tutte le mie migliori intenzioni, Padre Rodriguez potrei essere io!
            Sarei uno stolto nel credere che in uguale situazione la mia Fede non potrebbe cedere, stolto se puntassi solo sulla forza che ritengo di avere nella mia Fede (spero di aver reso il concetto).”

            Parole sante. Maledetto l’uomo che confida nell’uomo (Geremia 17,5).

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          • Che poi in realtà “confidare” in se stessi, nelle proprie misere forze, è segno di profondo orgoglio. È un modo per poter avere motivo e ragione di vanto di fronte a Dio.

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            • “È un modo per poter [ credere di ] avere motivo e ragione di vanto di fronte a Dio.”

              😉

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              • Esatto, hai fatto bene ad aggiungere il “credere di”.

                A mio parere queste parole di San Francesco D’Assisi sono la “base” dell’umiltà, e dovrebbero essere sempre ricordate e fatte proprie da tutti

                “Brother Pacifico, who first introduced the order of Lesser Brothers into France, was a man of great holiness. One day while praying in a Church with Saint Francis, he fell asleep. In his sleep he saw heaven opened and there in heaven a glorious throne. When he asked whose throne it might be, he was told it was the throne which Lucifer had lost because of his pride, and it was now reserved for Saint Francis because of his humility. When he woke up he asked Saint Francis: “What do you think of yourself?” Saint Francis answered : “i think i am the greatest sinner in the world”. Pacifico rejoined: “but there are murderers and robbers and all kinds of wicked people”. “Even the greatest sinner in the world”, replied Saint Francis, “would be holier than i am if he had received so many graces” (Da ” Francis of Assisi, early documents, volume 2, pagina 752).

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              • But only for English People… 😛

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              • Oh beh…. Oggi c’è google translate per chi non conoscesse l’inglese. 😀

                A parte gli scherzi, quelle parole del Santo non potrebbero essere più vere. Dovrebbero essere la base di ogni cristiano e di ogni cattolico, di questo sono sicuro.

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              • Se ci badi quelle parole di San Francesco sono l’esatto opposto delle parole che direbbe un orgoglioso.

                Un orgoglioso viziato dalla moderna mentalità antropocentrica, anche qualora attribuisse a Dio il vero merito dei suoi atti (non nel senso che le sue azioni non siano meritorie, ma nel senso che sono prima di tutto doni di Dio) ci terrebbe a sottolineare che, comunque, ciò è “potuto” accadere perché lui ha “permesso” a Dio di agire e di santificarlo (riconducendo quindi, in ultimo, la causa prima della sua santificazione a se stesso).

                San Francesco invece se ne guarda bene, perché è consapevole che anche il peggior peccatore del mondo potrebbe diventare santo come lui se Dio lo aiutasse quanto ha aiutato lui. Parimenti è consapevole che lui stesso diventerebbe un criminale se Dio, per Giustizia, “tagliasse i viveri”, invece che continuare a sostenerlo e a “elevarlo” alla vita di Grazia per pura Misericordia.

                Davvero quelle parole del Santo di Assisi dovrebbero diventare il “fulcro” del cattolicesimo.

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              • ci terrebbe a sottolineare che, comunque, ciò è “potuto” accadere perché lui ha “permesso” a Dio di agire e di santificarlo (riconducendo quindi, in ultimo, la causa prima della sua santificazione a se stesso).”

                Ho scritto che San Francesco se ne guarda bene dal fare questo errore perché sapeva benissimo che anche il solo suo “lasciar fare” a Dio è stato un dono di Dio.

                A ben vedere quelle parole di San Francesco sono il fulcro del dibattito che c’è stato negli scorsi topic, e San Francesco in poche righe dice esattamente ciò che ho provato (scontrandomi con un muro di gomma invalicabile, ma del resto non è facile lasciare andare il proprio orgoglio) a dire io.

                Anzi, San Francesco li non fa altro che esprimere il dodicesimo canone di Orange II

                “Of what sort we are whom God loves. God loves us for what we shall be by his gift, and not by our own deserving”.

                Con questo chiudo l’OT e mi scuso, ma dopo aver letto quelle parole di San Francesco non potevo lasciarmele sfuggire, visto anche il dibattito che c’è stato recentemente.

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              • Ecco abbandoniamo l’OT, perché OT e perché appunto già sviscerato ampiamente altrove… Diversamente il “non lasciarsi scappare l’occasione” finisce per apparire più una questione di hybris che di altro… 😉

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              • Sono perfettamente d’accordo. Infatti l’OT è chiuso. 😉

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  2. Non condivido per nulla l’invito a vedere questo film. Che affondi nella sua melma. Maria Rita Polita

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    • @Maria Rita, devo dire critica decisamente molto circostanziata… 😉

      Per il resto ognuno è libero di avere le proprie opinioni. Non credo proprio questo sia un film da NON vedere (certamente ve ne sono), come anche credo che non sia un film che farà la storia del Cinema e neppure sconvolgerà le menti di chicchessia.

      Come tanti films, più che nella “melma”, affonderà forse ne dimenticatoio con gli anni.

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  3. Non so. Non ho visto il film, ma mi domando se si possa considerare da vedere unicamente per il suo mostrare a colori accesi la differenza tra “credere di avere fede” e “avere fede”. A dirla tutta è un dilemma che mi accompagna costantemente e per motivi meno, come dire, forti? Come ogni volta che rifiuto un’elemosina, piuttosto che quando spreco soldi in cose vane oppure nel non contare più gli anni da quando non chiamo mio cugino per chiedergli come sta. Quindi il mio dubbio è: tali film “estremi” che ci fanno sorgere la domanda “ma io non avrei fatto lo stesso?” non rischiano proprio per il loro “estremismo” di far dimenticare, a gente come me, quanto in realtà sia estremamente più comune il “credere di aver fede”?

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    • Ah, non saprei… Ma anche qui, come si fa a dirlo prima di aver visto il film? 😉

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      • forse perchè… è un film che mi sono già fatto? 🙂
        Scherzi a parte, non volevo fare una critica al film ma una considerazione su un ipotetico e paradossale “effetto demeritevole” del merito: la riaffermazione della comfort-zone (“ah cavolo chissà se avrei fatto così, meno male che oggi non siamo nel 1600 giapponese”).

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        • Certo non siamo nel 1600 del Giappone e la domanda “cosa avrei fatto?” può suonare solo retorica e oziosa, ma rimanda a domande più profonde. I tempi nostri non si prospettano del tutto semplici e l’abiura nei fatti o in apparentemente “minime cose”, talvolta é in agguato.

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  4. Grazie per il consiglio Bariom, ora lo guardo. 😉

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