«Traditionis Custodes»: Togliere Di Mezzo Il Katechon (2Tessalonicesi 2:7) Ultima Pars

Magistero Autentico e Usus Antiquor come Katechon

Riassumendo quanto abbiamo analizzato e meditato direttamente da quel che la Chiesa ci insegna abbiamo visto che il Katechon, benché misterioso nella sua positiva identificazione, è comunque un principio ordinatore e illuminante che per sua propria natura, per il semplice fatto di essere, si oppone al caos e all’anomia.

Abbiamo visto che lungo i secoli è stato interpretato come una realtà statale, anche se pagana prima di Costantino, eppoi in quanto realtà laica derivante il proprio potere dalla Chiesa durante tutto il periodo del Sacro Romano Impero. Abbiamo anche visto che grazie al S.S. Concilio Vaticano II le caratteristiche neghentropiche del Katechon sono presenti nei fedeli cattolici in proporzione alla realtà e all’oggettiva profondità del loro sensus fidei e abbiamo anche visto come la stessa Chiesa “misura”, per modo di dire, questa intimità con lo Spirito Santo che lo realizza in loro.

Il nesso messo in evidenza dal S.S. Concilio Vaticano II, come abbiamo già esposto più sopra, si trova proprio nella Liturgia in quanto strumento concreto della Tradizione Viva, Lex Orandi che si trasmette concretamente dagli Apostoli fino ai giorni nostri garantendoci quell’unità in credendo con Loro.

Non è la funzione di noi laici di insegnare in quanto Maestri nella Chiesa, questo è devoluto ai soli Vescovi ai quali dobbiamo il religioso ossequio della mente e della volontà ogni qual volta insegnano quel che la Chiesa insegna e cioè quel che la Tradizione Viva ci presenta in unità e coerenza con l’insegnamento stesso degli Apostoli dalla Santa Pentecoste dell’anno 33 fino ad oggi: Senza questa radicale continuità, quale credibilità potrebbe ancora rivendicare la Chiesa?” ci ricorda il Cardinale Sarah (qui)

La nostra funzione di laici, identica a quella di tutto il Popolo di Dio, per altro è quella di vivere la Fede, cioè di realizzarla nelle loro realtà con altrettanto radicale continuità e esprimendola quindi, non tanto con parole, ma con la radicale santità delle loro stesse vite. Ancora una volta, questa santità, insegna il S.S. Concilio Vaticano II, è oggettivamente osservabile nelle disposizioni che abbiamo riportato più sopra.

I fedeli che hanno un sensus fidei comprovato sono quindi fedeli alla Tradizione che incarnano e che ne fanno una Tradizione Viva, appunto, nello loro vite: “A loro, quindi, particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore”, insegna Lumen Gentium.

Illuminare e ORDINARE tutte le cose temporali: questo è il ruolo stesso del Katechon. I fedeli laici partecipano a questo ruolo eminentemente escatologico quanto più si impegnano sul cammino di una radicale e concreta santità.

E tocca ai Pastori osservare e conoscere e distinguere tra i santi del Popolo di Dio quel che realmente è la Tradizione Viva alfine di esporLa in un Magistero Autentico il quale, se non di per sua natura infallibile, indichi al resto del Popolo di Dio il cammino da seguire, prolungando e estendendo così l’impatto della fede in credendo dei Santi su tutto l’orbe cattolico e aldilà.

Questo ci insegna il S.S. Concilio Vaticano II, e questo ci hanno insegnato con più o meno felicità tutti i Papi nel loro Magistero Autentico.

L’amore della Liturgia è chiave: Il legame tra il sensus fidei fidelium e il magistero si trova in maniera particolare nella liturgia ci ricorda il punto 75 del già citato documento della CTI del 2014. Quindi proprio nella Liturgia dobbiamo vivere quella radicale continuità alla quale si riferisce il Card. Sarah, citato più sopra. Il fedele che ha un fortissimo sensus fidei ama quindi la liturgia e la vive, perché in essa egli vede sempre l’espressione della stessa lex credendi e quindi orandi degli Apostoli e dei Santi: non vede contraddizione su questi due punti tra le varie liturgie e riti di tradizione apostolica, magari può vedere differenze di accenti su aspetti particolari, ma mai sull’essenza di quel che è l’atto liturgico. Nessun libro liturgico particolare può permettersi di contraddire la Tradizione Viva o di dichiararne particolari elementi invalidi: sarebbe una rottura di continuità proprio lì dove dovrebbe essere la più radicalmente affermata.

Il Katechon, benché laico, vive della Liturgia in quanto azione della Tradizione Viva che egli esprime.

E dalla Liturgia trae le grazie necessarie per adorare il Signore Iddio e il Salvatore come anche l’Avvocato che lo difende tramite il Sacrificio Perfetto, assolutamente Cristocentrico, che gli permette raggiungere concretamente il fine della propria creazione, la glorificazione della Santa Trinità. E tramite la Liturgia funge concretamente da principio ordinatore che, per il semplice fatto di esistere, impedisce l’Anomia.

Come l’Anomia vuole togliere di mezzo il Katechon

L’Empio per poter regnare pienamente deve vedere il Katechon eliminato ci insegna San Paolo.

Per farlo il Male deve agire in concomitanza sui tre piani discussi: (1) impedire lo svilupparsi di un vero sensus fidei fidelium nel Popolo di Dio: senza questo niente Tradizione Viva, niente principio che lotta per propria natura contro l’anomia; (2) tagliare quel nesso tra il sensus fidei fidelium ed il Magistero che si trova nella Liturgia; (3) infine, ovviamente, corrompere il Magistero stesso ormai disconnesso dai Santi che vivono la Tradizione Viva.

In Pensiero Unico del consumismo, della goduria ad ogni costo, del potere di acquisto come valore fondante della società ha condotto lungo tutto il XX secolo all’apostasia generalizzata del Popolo di Dio nella sua sottomissione ai valori del benessere materiale, alla conseguente denatalità per aumentarlo con pratiche contro la natura umana a immagine di quella Divina come la contraccezione, l’aborto, l’eugenismo, l’eutanasia, l’incultura e l’ignoranza generalizzata per tagliare via dalla società ogni principio di ordine civile reale e sostituirlo con principi nominali, intercambiabili a volontà, per poter perseguire i propri vizi in tutta incolumità sociale e spingere l’anomia concreta fino al punto di pervertire le giovani generazioni liberamente.

Questo è stato reso possibile dal fatto che è parte della nostra natura umana di essere sottomessi all’akrasia che ci infliggono le conseguenze del peccato originale: tutti i processi temporali messi a posto lungo i secoli senza basarsi sull’unica realtà che conta e che perfezioni la natura umana e cioè una vita realmente vissuta nella Grazia dello Spirito Santo, si sono sfracellati in meno di un secolo per offrirci oggi la miserabile constatazione che il cristianesimo è stato per molti, troppi, giusto una spolverata superficiale che non ha permesso alle loro nature di essere elevate dalla Grazia stessa. E così vediamo dopo mezzo millennio popolazioni cattoliche ancora adorare varie pachemame, in altri dopo un millennio ancora credere nei lutini, e altre ancora credere che si possono salvare da soli, o credersi capaci di cambiare la Natura delle cose che si esprimono nelle Leggi Divine.

Eppure, il Katechon è sempre operante: vi è una minorità di laici ben concreta che tenta di vivere come la Chiesa chiede loro di vivere in perfetta coerenza con la Tradizione che realizzano nella propria carne e nella loro propria carne rifiutando per amore di Cristo e del loro prossimo i luoghi comuni del Pensiero Unico esprimendo concretamente le varie disposizioni che la Chiesa guarda con amore presso chi sviluppa un concreto sensus fidei .

Il vantaggio di questo attacco del Male contro tutto il Popolo di Dio tramite il Pensiero Unico è che questo influenza anche chi dovrebbe insegnare quel che la Chiesa insegna: l’apostasia di cui abbiamo parlato non ha solo toccato i fedeli laici, ma fin troppi vescovi e sacerdoti i quali si sono messi ad insegnare l’opposto di quel che la Chiesa insegna.

I più perversi tra questi hanno deriso, e continuano a deridere, quel che il S.S. Concilio Vaticano II e millenni di insegnamenti dicono a proposito del fatto di essere in ascolto di chi ha una fede esprimente una Tradizione Viva, cioè coloro che sono incamminati lungo un cammino di santità, che obbediscono ai comandamenti di Dio e della Chiesa nella loro vita quotidiana, che pregano intensamente in unione con la Chiesa stessa: costoro, invece, si sono messi in testa di concepire tale ascolto come una valutazione statistica “democratica” di coloro che non vivono, né desiderano vivere,  un approccio di santità come Cristo comanda nella radicalità del Suo Appello e lo chiamano ascolto e pretendono “imparare” da loro il cammino che dovrebbe seguire la Chiesa, invertendo così il meccanismo il più fondamentale sul quale si è costruito il Magistero formale durante due millenni.

Eppure, malgrado questo il Katechon sopravvive e si mostra sotto nuove forme, volendo sempre illuminare e ordinare con il Logos di Cristo questo basso mondo: vincolato alla Chiesa per natura tramite la Liturgia che vive quotidianamente Esso non può sparire, ma rimane presente, ricordando a tutti, apostati, eretici, non credenti, che Dio stesso è la Parola performativa per la grazia dello Spirito Santo, che crea ogni cosa qui e adesso e la ordina alla Sua più grande Gloria.

E adesso l’Empietà sferza l’ultimo decisivo attacco: eliminare la Liturgia in quanto luogo teologico che realizza concretamente la giunzione tra Tradizione Viva ed ordinatrice, Magistero e Sensus Fidei dei fedeli. “Coranizzando” gli ultimi libri liturgici e rendendo la liturgia un semplice esercizio nominalistico che si potrà fare “evolvere” senza tener conto della continua testimonianza trasmessa dagli Apostoli fino a noi.

Con TC l’Empio è già convinto di aver vinto la guerra e certamente ha vinto una battaglia: mette in moto processi temporali che hanno per fine di dissolvere la Liturgia in una semplice coreografia per comunità autocelebrantisi: come tutti i processi temporali si frantumerà contro la Realtà che à la Roccia stessa che Dio crea qui e adesso.

Il Katechon deve continuare a vivere

Chi compone il Katechon siamo noi: abbiamo una missione, dobbiamo continuare a  frenare quest’involuzione verso il Chaos e quest’Anomia morale e liturgica che può portare solo ad un Male sempre più assoluto, e il più assoluto che sia è la dannazione di tante, troppe anime che si lasciano scivolare nel consenso generale in cerca di una pace che solo il Cristo può offrire loro ma che non desiderano godere perché la loro concupiscenza è tale che non hanno neanche più il gusto della santità che, sola, li salverebbe.

E gli assi della nostra funzione in quanto partecipanti al Katechon sono tre:

(1) affinare sempre di più il nostro Sensus Fidei sviluppando le disposizioni che la Chiesa richiede di cui abbiamo parlato più sopra e che ci obbligano ad un vero e concreto desiderio di santità: se vogliamo generosamente portare la luce e l’ordine di Cristo nella Chiesa e nella società, già incominciamo con noi stessi;

(2) essere fedelissimi alla Liturgia, poco importa se VO o NO, purché sempre vissuta in continuità, senza disrupzioni, con la lex orandi e credendi trasmessa dagli Apostoli e cioè vivendone la trascendente realtà del Sacrificio del Cristo stesso a Suo Padre, rifuggendo ogni nominalismo e personalismo: questo ci garantirà di essere sempre fini nell’ascolto del Magistero e, come per istinto, di essere capaci di distinguere gli insegnamenti fallaci, parziali, errati a volte malefici : non lasciamo entrare l’Anomia nella nostra Liturgia;

(3) essere apostoli ma anche proseliti nel buon senso del termine: non basta annunciare la Parola di Dio ed il Kerygma, ma bisogna anche saper chiamare con il proprio nome chi ci circonda nella nostra vita concreta (lasciamo perdere internet) per invitarlo a realizzare il Katechon nella propria vita, ad amare il Magistero Autentico della Chiesa, ad amare la lex orandi che ci è stata consegnata dagli Apostoli, a ricevere il sacro che nessun decreto mai definirà ma che solo Dio ci può offrire.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica, Magistero, Simon de Cyrène

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