Amoris Laetitia: Come i Tradiprotestanti Manipolano l’Informazione. Un Esempio

Non posso non sbellicarmi dalle risate!

Ho percorso, per farmi quattro risate, alcuni siti impregnati dal più becero tradi-protestantesimo anti-cattolico che non avevo visitato da mesi.(Per memoria ricordo che un tradi-protestante è un seguace dell’opinione teologica chiamata ‘libero esame del Magistero” dove è lasciato al laico la possibilità di scegliere tra quel che piace e non piace nel magistero passato della Chiesa a prescindere da quello che insegna il Magistero del Papa e dei vescovi in unione con lui, esattamente, mutatis mutandis, come i Luterani che interrpetano le Scritture senza tener conto dello stesso Magistero).

I poverini sono proprio alla frutta e non so proprio come possano decentemente ancora continuare a fare finta di chiamarsi cattolici romani: ma tant’è, visto che che non è l’onesta intellettuale che li soffoca.

Ma la palma della disonestà intellettuale in quel gruppo di quattro scalmanati vociferanti l’ho trovata proprio oggi su un sito chiamato ITER che ha tradotto un tale Brian Harrison O.S. senza minima critica del testo.

Tale Brian Harrison infatti crea un falso per poter dimostrare che il testo dei vescovi argentini sia in opposizione con la dottrina (“the present Pontiff is telling us that as of December 2, 2017 we must assent to a doctrine which we were forbidden to hold prior to that date“).

Per fare questo giochetto disonesto, tale Harrison ha tradotto il punto sei dei vescovi argentini nel modo seguente : “In article 6 of this letter these bishops affirm that when divorced and invalidly remarried couples decide that a commitment to continence is “not feasible” for them, they may still be given sacramental absolution and Holy Communion without that commitment in “particular cases” where “one recognizes” that there are mitigating circumstances that reduce their culpability.” (tradotto dal poco critico articolista di ITER in italiano nel modo corretto seguente seguente “Nell’art. 6 di questa lettera, i vescovi affermano:allorché coppie divorziate e invalidamente risposatesi decidono che un impegno alla continenza “non è praticabile” da parte loro, possono tuttavia ricevere l’assoluzione sacramentale e la Santa Comunione, pur in assenza di quell’impegno, in “casi particolari”, vale, a dire quando “si ravvisi” l’esistenza di circostanze attenuanti, riducenti la loro colpevolezza”, [sottolineature mie, SdC]).

Beh, è ovvio che se i vescovi argenti avessero detto che  allorché coppie divorziate e invalidamente risposatesi decidono che un impegno alla continenza “non è praticabile” da parte loro , allora certamente si sarebbe andati contro l’insegnamento della Chiesa come ulteriormente spiegato nello stesso articolo.

Però, perché c’è un però, non è quello che hanno detto i vesocovi argentini e confermato dal Santo Padre come Magistero Autentico…

Ecco cosa hanno detto esattamente questi vescovi: “En otras circunstancias más complejas, y cuando no se pudo obtener una declaración de nulidad, la opción menciónada puede no ser de hecho factible. No obstante, igualmente es posible un camino de discernimiento. Si se llega a reconocer que, en un caso concreto, hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad (cf. 301-302), particularmente cuando una persona considere que caería en una ulterior falsta dañando a los hijos de la nueva unión, Amoris laetitia abre la posibilidad del acceso a los sacramentos de la Réconciliación y la Eucaristía {cf. notas 336 y 351). Estos a su vez disponen a la persona a seguir madurando y creciendo con la fuerza de la gracia”

Da nessuna parte c’è scritto che quando “coppie divorziate e invalidamente risposatesi decidono che un impegno alla continenza “non è praticabile” da parte loro” esse possano ” tuttavia ricevere l’assoluzione sacramentale e la Santa Comunione, pur in assenza di quell’impegno” : infatti nel testo approvato dal Santo Padre non si parla di di nessuna decisione della coppia, ma della decisione del pastore che opera il discernimento ( Si “se” llega a reconescer, che non significa si la pareja o el penitente llega a reconoscer) e che richiede la previa constatazione dell’esistenza oggettiva di limitazioni alla libertà e quindi una diminuzione reale della resposnabilità e della colpevolezza.

E di questo tipo di falso intellettuale si nutrono gli utenti di questi siti malevoli contro il Magistero della Chiesa cattolica continuando l’opera satanica di minare la credibilità della Chiesa e la Sua unità. Ma come potrebbero fare altrimenti? Solo la menzogna può sostenere l’odio viscerale che i loro utenti nutrono verso il Santo Padre ed i Vescovi in unione con lui.

Preghiamo per loro

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Magistero, Sinodi della famiglia

102 replies

  1. Su Wiki c’è un teologo australiano che si chiama Brian Harrison. Sarebbe un conservatore ma con posizioni criticate dai conservatori più estremisti (sedevacantisti ecc.). Se è lui, quello che è grave è che ‘he speaks Spanish fluently’.

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  2. Senza con questo voler giudicare l’intenzione e la coscienza delle persone, quelli sono gruppuscoli da sempre attivamente operanti per la divisione, brutta vocazione che continuamente si alimenta secondo una movenza nativa ben nota, anticattolica e perciò anticonciliare.
    Si tratta di un’stanza ideologica essenzialmente secolarista e latamente « politica », basata sull’eresia ecclesiologica propria di una certa Fraternità (o meglio di una sua porzione dominante) che era stata già individuata sotto il Pontificato di Benedetto XVI.
    Non c »é verso che ragionino, infatti questo Papa li sta prendendo da un altro lato.

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  3. Concordo con Simon sul fatto che il punto 6 della lettera vada inteso come da lui indicato.

    Però, ad onor del vero, leggendo il punto 3 della lettera dei Vescovi di Buenos Aires, qualche piccolo dubbio su cosa si debba intendere per discernimento pastorale potrebbe anche sorgere.

    Vi è scritto: “Este itinerario reclama la caridad pastoral del sacerdote que acoge al penitente, lo escucha atentamente y le muestra el rostro materno de la Iglesia, a la vez que acepta su recta intención y su buen propósito de colocar la vida entera a la luz del Evangelio y de practicar la caridad.”
    Cioe: “Questo itinerario appella alla carità pastorale del sacerdote che accoglie il penitente, lo ascolta attentamente e gli mostra il volto materno della Chiesa, mentre, contemporaneamente, accetta la sua retta intenzione e il suo buon proposito di leggere la propria vita alla luce del Vangelo e di praticare la carità.”

    Il pastore cioè:
    1 – accoglie, ascolta e mostra il volto materno della Chiesa;
    2 – ACCETTA la retta intenzione del penitente ed il suo buon prosito di leggere la propria vita alla luce del Vangelo

    Ma se il penitente è fermamente convinto, in coscienza, che la sua decisione è retta e conforme al Vangelo mentre in realtà non lo è affatto ( https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/nei-tuoi-pensieri ), il pastore deve accettare il primato della coscienza o cos’altro?

    Se al posto di “acepta” vi fosse stato scritto “asegura” il discorso sarebbe stato ben diverso…

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    • Lorenzo, quella frase deve essa presa per quel che dice non per quel che potrebbe dire: abbiamo due realtà che si incontrano quella del sacerdote e quella del penitente.
      Al primo si chiede di ascoltare senza paraocchi e di avere un atteggiamento includente e non escludente, al contempo deve avere un preconcetto positivo verso il penitente, proprio accogliendo la intenzione retta (se c’è ovviamente) e le sue buone intenzioni secondo il Vangelo (il quale include, tra l’altro, tutta la Buona Novella sul matrimonio): quel di cui il penitente è convinto al’inizio del suo percorso/itinerario è irrilevante, per una direzione spirituale conta la buona volontà e il desiderio genuino di mettersi nella sequela del Cristo; forse ci vorrrà tutta una vita, forse sarà rapidissimo: il fine non è l’accessione ai sacramenti ma intergrarsi alla vita della Chiesa, spiega benissimo l’istruzione.

      Non penso che “asegurar” sia un verbo migliore nel senso che il fondo del cuore nessuno lo conosce: ma accettare la presunzione di buon proposito mi sembra molto più realista.

      In Pace

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  4. Ed ecco qui uno di quei rari momenti in cui capisci che può essere una benedizione aver poco tempo libero per girovagare per il web per un blog dei blogs… grazie Simon del(l’amaro) sorriso! 😉

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  5. Come si concilia tutto ciò , ossia quella bella teoria sull’odio, con la tirannia che vige qui dentro?? Non dittatura, tirannia.
    Misconoscere che il magistero ordinario possa essere fallibile è idiota. E fammelo capire da cristiano a cristiano, cattolici, non considerarmi a prescindere eretico.

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    • Studia di più “Davide Troiano aka daouda”: e scoprirai che il grado di certezza del Magistero non dipende dal fatto che sia ordinario o straordinario… non so se sei un idiota ma sicuramente sei un ignorante in materia di cattolicesimo.

      E basandomi sui tuoi precedenti interventi aggiungerò che la tua ignoranza è dovuta al fatto che non sei cattolico: scusabile quindi, in un certo qual modo , che tu non conosca il cattolicesimo.

      Non scusabile invece che tu tenti di farti spacciare per un cattolico quando non ne sei uno.

      In Pace

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  6. Ho letto con attenzione la lettera dei Vescovi di Buenos Aires e non ho trovato scritto da nessuna parte che chi vive in adulterio può accostarsi all’Eucarestia.
    Sono andato a controllare in AL e non sta scritto nemmeno li.

    Qualcuno può indicarmi dove sta scritto che chi vive in adulterio può accostarsi all’Eucarestia?

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    • Note 336 e 351 in Amoris Laetitia, ma è chiaramente ed esplicitamente descritto nel punto 6 del documento argentino al punto 6 ormai assunto a rango di Magisterio Autentico:
      “En otras circunstancias más complejas, y cuando no se pudo obtener una declaración de nulidad, la opción menciónada puede no ser de hecho factible. No obstante, igualmente es posible un camino de discernimiento. Si se llega a reconocer que, en un caso concreto, hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad (cf. 301-302), particularmente cuando una persona considere que caería en una ulterior falsta dañando a los hijos de la nueva unión, Amoris laetitia abre la posibilidad del acceso a los sacramentos de la Réconciliación y la Eucaristía {cf. notas 336 y 351). Estos a su vez disponen a la persona a seguir madurando y creciendo con la fuerza de la gracia”
      In Pace

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      • E in italiano, per chi non capisse lo spagnolo,

        “ Se si giunge a riconoscere che, in un determinato caso, ci sono dei limiti personali che attenuano la responsabilità e la colpevolezza (cfr. 301-302), particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in ulteriori mancanze danneggiando i figli della nuova unione, Amoris laetitia apre la possibilità dell’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

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        • Il sistema ti vede come uno “spammeggiatore”: probabilmente scrivi troppo a raffica qui e altrove.
          Onde per cui finisci nello spam che è il posto che controlliamo il meno sovente.
          Non è utile non controllare le proprie pulsioni: eppoi c’è un mondo fuori della blogosfera che vale la pena di essere frequentato: prendilo come un messagio del destino…
          A presto
          In Pace

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          • “Il sistema ti vede come uno “spammeggiatore”: probabilmente scrivi troppo a raffica qui e altrove.”

            A dire il vero sto scrivendo solo qua.

            “Non è utile non controllare le proprie pulsioni: eppoi c’è un mondo fuori della blogosfera che vale la pena di essere frequentato: “

            Oddio, non so cosa tu voglia dire con questo. Non è che scrivere una decina di messaggi al giorno mi richieda così tanto tempo, eh. 😅

            Comunque grazie per l’interessamento.

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      • Si parla di “battezzati che sono divorziati e risposati civilmente”, non di adulteri: sono due cose diverse.
        Quando sussistono “limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad” non si vive in adulterio…
        E forse casuale il fatto che né AL né la lettera dei Vescovi usino mai i termini adultero/a e adulteri in riferimento a queste persone?

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        • Battezzati sposati in chiesa, divorziati civilmente e viventi more uxorio con altro che lo sposo sacramentale, sono adulteri, che ne siano coscienti o no, liberi o no di uscire da questa situazione.
          Credo che stai tentando un’arrampicata sugli specchi degna di Spiderman, ma purtroppo per compierla sei obbbligato di non tener conto del contesto immediato del testo: chiaramante si parla di persone viventi in coppia more uxorio fuori dal solo matrimonio sacramentale (cioè in situazione oggettiva di adulterio), e di cui almeno una (se fosssero i due si applicherebbe il punto 5) desidera vivere coma la Cheisa comanda se lo potesse.
          In Pace

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          • Se io rubo dei soldi per sfamarmi faccio un furto ma non sono un ladro.
            Se io uccido un uomo per legittima difesa commetto omicidio ma no sono un omicida.
            Se io convivo more uxorio con chi non è mia moglie ma “hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad”, ho rapporti con chi non è mia moglie ma non sono adultero.

            Non è la situazione oggettiva che fa di me un ladro, un omicida, un adultero:
            Se tento un furto ma fallisco, sono un ladro.
            Se provo ad uccidere una persona ma non ci riesco, sono un omicida.
            “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Mt 5.28)

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            • Se io rubo dei soldi per sfamarmi faccio un furto e sono un ladro.
              Se io uccido un uomo per legittima difesa commetto omicidio e sono un omicida.
              Se io convivo more uxorio con chi non è mia moglie ma “hay limitaciones que atenúan la responsabilidad y la culpabilidad”, ho rapporti con chi non è mia moglie e sono adultero.

              È la situazione oggettiva che fa di te un ladro, un omicida e un adultero.

              In Pace

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              • Quindi, per te, l’abito fa il monaco e la norma morale fondamentale è l’unico criterio per la valutazione non soltanto dell’atteggiamento, ma anche del comportamento.

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              • Veramente S.Tommaso dice che la situazione oggettiva di affamato non fa di te un ladro se rubi per sfamarti, né la condizione oggettiva di aggredito fa di te un omicida se uccidi per legittima difesa. Esistono condizioni oggettive di non peccato che escludono la materia del peccato anche quando sembrerebbe esistere.
                Così anche nel matrimonio, le condizioni di nullità sono sempre condizioni oggettive (anche se riguardano il soggetto), e solo in quanto oggettive non fanno del soggetto un adultero.

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                • Qui stiamo a giocare con le parole:
                  (1) Omicida è chiunque commetta un omicdio L’omicidio è la soppressione di una vita umana a opera di un altro essere umano. E questo è un fatto indipendentemente dalla constatazione che sia volontario o involontario. Sempre di un omicidio si tratta
                  (2) Ladro è chiunque commetta un furto. Il furto è l’impossessarsi di un bene altrui. E questo è un fatto indipendentemente dalla constatazione che sia stato causato da una necessità di sfamarsi oppure no: sempre di sottrazzione di bene altrui si tratta.
                  (3) Se qualcuno ha relazioni sessuali fuori dal matrimonio sempre di adulterio si tratta. E questo indipendentemente dal fatto che questo avvenga sotto la minaccia o liberamente.
                  Poi, da un punto di vista morale può, in certe specifiche circostanze, essere lecito essere un omicida, un ladro, un adultero: in particolare nei casi etici di rcerca di un male minore, nel quadro della dottrina del doppio effetto, quando tale male non è ricercato di per sé: ad esempio salvaguardare la propria vita ha come conseguenza, non ricercata in sé, il male di uccidere il nemico; lo sfamarsi ha come conseguenza, non ricercata in sé, il male di rubare altrui; la preoccupazione di evitare un secondo divorzion civile e togliere ai figli il diritto ad una vita normale con un padre ed una madre ha come conseguenza, non ricercata in sé, l’accettare di continuare ad avere relazioni adultere con una persona che non è lo sposo sacramentale.
                  Ma da un punto di vista della santità personale, cioè imitazione di Cristo, è richiesto di andare aldilà di quel che è lecito e di rinunciarvi liberamente con la grazia di Dio al fine di esercitare eroicamente le virtù e cioè rinunciare radicalmente all’omicidio, al furto e all’adulterio anche alle proprie spese.
                  In Pace

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              • Quindi, colui che uccide per difendere sé o la sua prole è scusato, ma rimane moralmente un omicida?

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              • Sono certo che non è così, ma non possiamo ridurlo a un ping-pong tra me e te. Chiamo qualcun altro sul blog a supporto.

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            • Aggiungo che il Catechismo è chiarissimo al riguardo: il V comandamento riguarda l’uccisione dell’innocente e esclude il caso di legittima difesa.

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              • Infatti la colpevolezza è diminuita.
                In Pace

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              • CCC 2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un GRAVE DOVERE, per chi è responsabile della vita di altri.

                Io quindi potrei quindi uccidere per legittima difesa, non peccare conto il quinto comandamento e non essere omicida di fronte a Dio.
                Potrei sottrarmi al dovere delle legittima difesa e non uccidere, peccare contro il quinto comandamento ed essere omicida di fronte a Dio.

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                • Può essere anche un dovere: sempre rimane un omicidio.
                  Non è perché c’è una buona ragione, che nondimeno hai ucciso un altro uomo, cioè commesso omicidio e uccidere è sempre un male in sé.
                  In Pace

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              • Simon, se quindi è omicida chi materialmente uccide un essere umano, satana non “è omicida fin dal principio” perché non ha mai materialmente ucciso nessuno.

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                • Non capisco la tua logica: anche chi spinge altrui a commettere omicidio è omicida quanto quello che lo fa materialmente.
                  Per giunta anche chi calunnia è omicida: ad esempio quei siti e persone che passano il loro tempo a essere maldicenti circa Papa Francesco, che lo calunniano e che fanno apposta a torcere quel che dice a fa…
                  Vedi tu.
                  In Pace

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              • Strano, mi sembrava di aver letto che tu avevi scritto che chi uccide una persona è sempre omicida e quindi ne ho dedotto tu ritenessi che chi non uccide una persona non è mai omicida mentre adesso mi vieni a dire che è omicida anche chi ha intenzione di uccidere una persona ma lo fa personalmente: quindi è omicida sia chi ha intenzione di uccidere ma non lo fa sia chi non ha intenzione ma lo fa?
                Quindi mi confermi che, per te, la norma morale fondamentale è l’unico criterio per la valutazione non soltanto dell’atteggiamento, ma anche del comportamento?

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  7. la preoccupazione di evitare un secondo divorzion civile e togliere ai figli il diritto ad una vita normale con un padre ed una madre ha come conseguenza, non ricercata in sé, l’accettare di continuare ad avere relazioni adultere con una persona che non è lo sposo sacramentale.

    “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. 38 Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.”

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    • Eh già: ma per vivere questa forma di eroismo bisogna essere una persona di grande virtù, il che necessita anni di strenuo esercizio e capacità personale di accettare la grazia divina quando è data.
      Il lavoro ed il cammino di una vita: Amoris Laetitia propone questa via nel quadro di una direzione pastorale.
      In Pace

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      • Ma cade il tuo confronto( quando no) l’omicida non pecca, il ladro non pecca, ma chi vive more uxorio si. Perche la condizione é che sei obbligato ha compiere un atto contro la legge oggettiva per evitare un male maggiore, nel caso di che descrivi di chi vive more uxorio giustifichi andare contro la legge per un bene, ma non c’é bene maggiore a compiere la volontá del Signore.

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        • Certo, ma qual è la volontà del Signore quando, ad esempio, hai la responsabilità di educare i figli dando loro sicurezza, un padre e una madre uniti, educazione cristiana?
          Rifletti prima di rispondere…
          In Pace

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          • Puoi educare cristianamente chi vive contrario alla volontá del Signore?
            Chi ha detto che i figli non possono essere educati perfettamente da genitori separati? Abbiamo l´esempio di uno che é arrivato a cardinale di Santa Romana Chiesa. (Perfino interprete nominato di AL). Poi la volontá del Signore é chiara lo ha ripetuto in mille modi prima il Signore e il Suo Regno poi il resto.

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            • È un’ottima idea che mostra il profondo senso della famiglia che tu hai e che, vsibilmente, è molto concreto e basato sulla tua esperienza personale: si sente in te una genuina fibbra materna!
              Comunque questo è appunto quel che è il discernimento che il pastore deve operare secondo AL: quando sappiamo che la stragrande maggioranza delle donne divorziate con figli si ritrovano sensibilmente sotto il soglio di povertà, penso che, in effetti, egli le spingerà tutte in direzione di un rapido secondo divorzio civile, anche perché così la donna adultera potrà santificarsi nella povertà estrema ed imparare a fare definitivamente fiducia alla grazia di Dio quanto al proprio futuro e a quello dei figli.
              Secondo me, sei così brillante e ben formato che dovresti essere direttore spirituale, caro Blaspas! Nessuno aveva pensato a questa tua soluzione che, in finis, è come l’uovo di Colombo.
              In Pace

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  8. Simon, uso questa mail visto che con l’altra tutti i commenti vanno nella pattumiera?

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  9. Manchi di logica Lorenzo. Se affermo che chi uccide una persona è sempre omicida, puoi solo dedurne che chi non è omicida non ha mai ucciso nessuno.
    Non la tua affermazione un pò bislacca che chi non uccide materialmente non è omicida: logica, dove sei?
    In Pace

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    • Insomma, dov’è che vogliono arrivare? Io mica l’ho capito.

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    • « Se affermo che chi uccide una persona è sempre omicida, puoi solo dedurne che chi non è omicida non ha mai ucciso nessuno »
      Tu però definisci omicida
      – sia chi compie materialmente l’atto intenzionalmente,
      – sia chi lo compie materialmente ma non ha intenzione di compierlo,
      – sia chi non compie l’atto materialmente ma ha intenzione di compierlo.
      Domanda: la discriminate per definire un omicida è l’atto materiale o l’intenzione di compiere l’atto?
      Per il cattolicesimo è omicida chi pecca contro il quinto comandamento e per la legge positiva chi è condannato per legge: tu a quale corrente di pensiero fai rifermento?

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  10. È un omicidio ogniqualvolta si uccide una persona umana, materialmente e/o intenzionalmente, indipendentemente dallo strumento usato che sia un oggetto, un sicario, la parola, lo scritto, il pensiero.
    In Pace

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    • Noto che per te compiere un omicidio ed essere omicida sono un tutt’uno.
      Per me invece, talvolta, chi compie un omicidio non è un omicida e chi non uccide materialmente nessuno è omicida: che vuoi farci se per me « l’abito non fa il monaco »…

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  11. Che vuoi farci se io mi attengo al reale: che chi uccide un uomo pur sempre lo ha ucciso? Indipendentemente dalle circostanze?
    Se tu avessi ragione, se qualcuno fosse stato ucciso da uno che non voleva o non poteva non volerlo uccidere, allora non sarebbe mai morto condizione necessaria all’assenza di omicidio.
    Questo è un blog « realista », aritotelico e tomista: non crediamo che le vesciche siano lanterne.
    In Pace

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  12. “che vuoi farci se per me « l’abito non fa il monaco »…”
    Questa non è altro che la tradizionale distinzione tra peccato e peccatore.
    Ma il peccato rimane, non è che non esista solo perché il peccatore è giustificato.
    La distinzione tra peccato e peccatore ha senso proprio perché può esserci una discrasia tra il peccato e la colpa di colui che lo commette ma, anche se colui che lo commette non ne porta la colpa, ha sempre commesso un peccato.
    Il problema è il voler far coincidere per forza l’aspetto oggettivo con quello soggettivo, cosa evidenziata anche da Stefano quando diceva che, se si ammette un divorziato risposato alla Comunione sulla base dell’innocenza soggettiva nonostante la validità del primo vincolo, allora bisognerebbe concedergli anche il secondo matrimonio in Chiesa, quando è una evidente assurdità, perché la sua innocenza soggettiva (che è quella che può permettergli di prendere la Comunione ricavandone frutti spirituali e non facendo Sacrilegio) non ha nulla, assolutamente nulla a che vedere con il fatto che sia oggettivamente adultero e in quanto il primo Matrimonio è oggettivamente valido.

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    • Senti Antonio, ma dove hai letto che “il peccato rimane, non è che non esista solo perché il peccatore è giustificato”? Nel Catechismo, no di certo. Secondo la Dottrina, infatti, il pentimento e la confessione cancellano completamente il peccato; questo viene gettato nelle profondità del mare e Dio non se ne ricorda più, né mai più te ne chiederà conto. Ciò che rimane sono solo le conseguenze del peccato, cioè la colpa, che con il perdono sacramentale viene in parte alleviata, ma che in parte rimane ancora da scontare in questa vita, o, eventualmente, in quella futura. Ma a parte questo debito di carità, il peccatore giustificato è pienamente reintegrato nella Grazia di Dio.

      Ciò vuol dire che nel momento in cui un divorziato risposato possa ritenersi giustificato a motivo della sua colpa lieve – ma, allora, perché no? anche per colpa grave, se sinceramente pentito – davanti a Dio il suo peccato è come se non fosse mai esistito. E se il suo divorzio non è mai esistito, tanto meno è esistito il suo matrimonio. Al massimo si potrà concludere, per coerenza teologica, che la levità della colpa o il sincero pentimento, di fatto, rendono nullo il matrimonio, o i suoi effetti in questa vita.

      Di certo, però, non regge la tesi che il divorziato risposato possa ritenersi giustificato davanti a Dio tanto da potersi comunicare, ma non abbastanza da non potersi risposare;
      né regge la tesi che nella sua nuova condizione egli abbia bisogno del sacramento della comunione per il cammino spirituale, ma possa rinunciare alla grazia santificante del matrimonio, proprio nel momento in cui ne avrebbe maggiormente bisogno;
      tanto meno regge tale tesi, quando, secondo il principio di gradualità, la sua condizione di risposato civilmente viene giudicata preferibile a quella in cui era solo convivente con la nuova compagna, e quando la sua nuova condizione di stabilità sentimentale e di fedeltà viene giudicata comunque migliore di quando era un adultero all’interno del primo matrimonio (tanto da poter essere addirittura portata ad esempio di virtù e di condotta cristiana nella comunità).

      Allora delle due l’una: o un divorziato risposato è giustificato davanti a Dio, per cui oltre a poter fare la comunione può anche risposarsi; ovvero, non è giustificato fintantoché permangono le condizioni oggettive di peccato, e allora non solo non può risposarsi perché il suo matrimonio è ancora valido, ma per potersi comunicare deve prima rimuovere le condizioni impedenti alla sua piena comunione con la Chiesa. Questo mi dice la logica.
      E con questo non sto contestando AL, mi sto solo chiedendo perché AL si sia fermata di fronte al traguardo.

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      • Ragazzi, ma perché venite su questo blog mostrare la vostra ignoranza e incapacità logica oltre che una coltre abbastanza spessa di disonestà intellettuale? Ma andate a farvi vedere dai vostri simili ignorantoni!
        Da quando in qua l’assoluzione cancellerebbe un atto peccaminoso? Se hai ucciso, e te ne sei pentito, l’assoluzione mica risuscita il morto!!!
        Credo che instauro un test di QI prima di dare il diritto di intervenire su questo blog: ma che ho fatto al Buon Dio per meritarmi questi rimasugli della Collera di Dio??? Ma andate da Calunnie & Pettegolezzi Cattivi, per Bacco!
        In Pace ciò nonostante.

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        • Il peccato è l’offesa a Dio; le conseguenze del peccato sono, ad es, il morto ammazzato. Queste conseguenze rimangono anche dopo il perdono sacramentale, ma richiedono una riparazione. Infatti, il peccato viene cancellato e non esiste più, ma il morto rimane, insieme al dolore che ha generato la sua morte e al dovere di alleviare tale dolore.
          « Tutto il valore della Penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia » (CDC n.1468).
          Se la tua domanda « Da quando in qua l’assoluzione cancellerebbe atto peccaminoso? » si riferiva al peccato di divorzio, allora sono d’accordo con te: fintanto che permangono le condizioni, l’assoluzione non può cancellare il peccato di divorzio (perché il matrimonio è indissolubile dalla creazione dell’Uomo « …ma in principio non fu così »).
          Ora, però, questo contrasta con la tesi che si possa considerare giustificato chi permane in tali condizioni, anche se per colpa lieve. A meno di non volerne trarre le conseguenze a cui ho accennato sopra riguardo alla possibilità di celebrare nuove nozze religiose.

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          • “Ora, però, questo contrasta con la tesi che si possa considerare giustificato chi permane in tali condizioni, anche se per colpa lieve. “

            Catechismo della Chiesa Cattolica

            “La giustificazione separa l’uomo dal peccato che si oppone all’amore di Dio, e purifica il suo cuore dal peccato. La giustificazione fa seguito all’iniziativa della misericordia di Dio che offre il perdono. Riconcilia l’uomo con Dio. Libera dalla schiavitù del peccato e guarisce.” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1990)

            Una colpa lieve non separa da Dio, e quindi non mette in pericolo la giustificazione e l’amicizia con Dio.

            “ Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell’anima nell’esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale. Tuttavia il peccato veniale non rompe l’alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. « Non priva della grazia santificante, dell’amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna ». “ (Catechismo della Chiesa Cattolica 1863)

            “Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1862)

            Come al solito, ciò che hai scritto è privo di fondamenti dottrinali e logici.

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      • Mai lette tante enormità (per usare un eufemismo) in una volta sola, Stefano. Dico sul serio.

        “Ciò che rimane sono solo le conseguenze del peccato, cioè la colpa, che con il perdono sacramentale viene in parte alleviata, ma che in parte rimane ancora da scontare in questa vita, o, eventualmente, in quella futura. “

        Completamente sbagliato. Un conto è la colpa, un conto è la pena. Se un peccatore viene assolto, la colpa viene totalmente rimessa, ma non viene rimessa del tutto la pena, a meno che non vi sia contrizione perfetta.

        “Ciò vuol dire che nel momento in cui un divorziato risposato possa ritenersi giustificato a motivo della sua colpa lieve – ma, allora, perché no? anche per colpa grave, se sinceramente pentito – davanti a Dio il suo peccato è come se non fosse mai esistito. E se il suo divorzio non è mai esistito, tanto meno è esistito il suo matrimonio. Al massimo si potrà concludere, per coerenza teologica, che la levità della colpa o il sincero pentimento, di fatto, rendono nullo il matrimonio, o i suoi effetti in questa vita.”

        Questa è una assurdità di proporzioni galattiche.

        Il divorziato risposato, sia che sia stato assolto perché casto o perché vorrebbe esserlo ma non può, in entrambi i casi è perdonato da Dio e può ricevere l’assoluzione (a meno che non abbia altri peccati in cui è ostinato in colpa grave senza pentimento, perché ad esempio un divorziato risposato che ha colpa lieve per il suo matrimonio ma ad esempio nega la giusta mercede agli operai non potrebbe essere assolto se non si pente).

        Però, se il primo Matrimonio è valido, è una scempiaggine di dimensioni bibliche affermare che “è come se non fosse mai esistito”. No, se il Matrimonio era valido esso rimane tale davanti a Dio, e nemmeno il Papa può scioglierlo.

        Le attenuanti, l’unica cosa che evitano sono le CONSEGUENZE eterne che un tale peccato di adulterio genera dove compiuto senza scusanti.

        Ma sempre adulterio rimane. Affermare che “si potrà concludere, per coerenza teologica, che la levità della colpa o il sincero pentimento, di fatto, rendono nullo il matrimonio, o i suoi effetti in questa vita” è una roba inaudita nella sua assurdità.

        “Di certo, però, non regge la tesi che il divorziato risposato possa ritenersi giustificato davanti a Dio tanto da potersi comunicare, ma non abbastanza da non potersi risposare;”

        Scempiaggine completa. Il potersi comunicare è legato alla giustificazione, allo stato di Grazia, il potersi risposare prescinde completamente da questo, perché nemmeno la Chiesa può sciogliere un Matrimonio valido di due cattolici.

        Non c’è nessuna logica in quello che hai scritto.

        “Allora delle due l’una: o un divorziato risposato è giustificato davanti a Dio, per cui oltre a poter fare la comunione può anche risposarsi; ovvero, non è giustificato fintantoché permangono le condizioni oggettive di peccato, e allora non solo non può risposarsi perché il suo matrimonio è ancora valido, ma per potersi comunicare deve prima rimuovere le condizioni impedenti alla sua piena comunione con la Chiesa. Questo mi dice la logica.”

        La logica, caro Stefano, non avertene a male ma se davvero pensi ciò che hai scritto nemmeno sai dove stia di casa.

        La giustificazione non è legata INTRINSECAMENTE alla condizione oggettiva di peccato.

        Certo, in una condizione oggettiva di peccato è ben possibile che ci sia piena colpevolezza e quindi che non vi sia giustificazione/stato di Grazia, ma non è una cosa obbligata, come se la condizione oggettiva di peccato IMPLICASSE la non giustificazione e il vivere in disgrazia sovrannaturale.

        Al contrario, la validità di un Matrimonio precedente implica di per se stessa l’impossibilità di celebrare un altro in Chiesa, perché nemmeno il Papa ha l’autorità di fare tale scioglimento, e quindi se la Chiesa celebrasse tale “matrimonio”, celebrerebbe e legittimerebbe l’adulterio.

        Cosa che infatti fanno le Chiese scismatiche ed eretiche orientali.

        1. Non vi è correlazione intrinseca/obbligata tra lo stato di Grazia, e quindi la possibilità di comunicarsi, con la condizione oggettiva di peccato. Ecco perché la Chiesa ha l’autorità di eliminare il ban aprioristico dai Sacramenti di Riconciliazione ed Eucarestia per queste persone.

        2. Vi è, al contrario, correlazione intrinseca tra la validità di un precedente Matrimonio e l’impossibilità di “sanare” la nuova unione elevandola a Matrimonio sacramentale. Non è possibile in nessun caso, perché la Chiesa non può nè sciogliere ciò che Dio ha unito nè legittimare e santificare l’adulterio.

        Sono allibito.

        A-L-L-I-B-I-T-O.

        E parli di dottrina e logica? Ste, dammi retta: lasciamo perdere.

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        • Sì, ho fatto confusione tra colpa e pena, e me ne scuso, ma basta correggere i termini senza farne tanto un dramma.
          Però, vedi Antonio, quello che tu sembri non capire, è che non ho scritto quel che ho scritto perché io ci creda; l’ho scritto solo come sviluppo di un ragionamento che parte dalla tua idea di giustificazione per colpa lieve del divorziato risposato. Idea che è solo tua, perché in AL non c’è; AL dice semplicemente che non bisogna condannare queste persone, anche a motivo della loro responsabilità rispetto alla condizione in cui si trovano – responsabilità che può anche essere relativa – e che non vanno considerate come degli scomunicati per il fatto di non poter accedere ai sacramenti. Di giustificazione per colpa lieve neppure una traccia nelle note.
          Quel che io sostengo è solo questo, e cioè che la Chiesa non può dire a una persona che è giustificata davanti a Dio per il suo peccato di divorzio, e poi negarle di potersi risposare adducendo a motivo che il suo primo matrimonio è e rimane indissolubile.
          Al di là del tuo ragionamento (che non mi convinceva prima e mi convince ancor meno adesso, perché è sempre uguale a sé stesso senza l’apporto di alcun elemento nuovo), un’ipocrisia del genere mi provoca una repulsione istintiva. Da un lato c’è un matrimonio sacramentale che la Chiesa ritiene valido a tutti gli effetti, e dall’altro c’è un matrimonio di fatto, o celebrato civilmente, che i due partner considerano una relazione d’amore vera e duratura, quindi, dal loro punto di vista di cattolici sacra, ancorché non sacramentale, che la Chiesa accoglie nel suo seno e che vuole far crescere nel vincolo dell’amore e delle virtù cristiane come un qualunque matrimonio sacramentale affinché diventi faro di santità per l’intera comunità, e a tale scopo ritiene utile fornire anche l’ausilio dei sacramenti.
          E questo – secondo te – né scioglie di fatto il primo vincolo matrimoniale, né sancisce di fatto un nuovo vincolo sacramentale. Va bene, vuol dire che la Chiesa non può annullare un matrimonio valido, ma può approvare la bigamia e santificare il concubinaggio. Se non è zuppa, è pan bagnato.

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          • “Però, vedi Antonio, quello che tu sembri non capire, è che non ho scritto quel che ho scritto perché io ci creda; l’ho scritto solo come sviluppo di un ragionamento che parte dalla tua idea di giustificazione per colpa lieve del divorziato risposato. Idea che è solo tua, perché in AL non c’è; “

            Infatti, non c’è

            “A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.” (Amoris Laetitia 305)

            Hai ragione, non c’è proprio.

            “Quel che io sostengo è solo questo, e cioè che la Chiesa non può dire a una persona che è giustificata davanti a Dio per il suo peccato di divorzio, e poi negarle di potersi risposare adducendo a motivo che il suo primo matrimonio è e rimane indissolubile.”

            Scempiaggine, perché la giustificazione riguarda la colpa, che può essere attenuata, l’impossibilità di potersi risposare deriva solo dal fatto oggettivo che vi è un primo Matrimonio valido.

            “Al di là del tuo ragionamento (che non mi convinceva prima e mi convince ancor meno adesso, perché è sempre uguale a sé stesso senza l’apporto di alcun elemento nuovo)”

            Ma vedi, io almeno ragiono, tu invece emetti dei veri e propri brontolii senza senso nè costrutto logico nè teologico.

            “Da un lato c’è un matrimonio sacramentale che la Chiesa ritiene valido a tutti gli effetti, e dall’altro c’è un matrimonio di fatto, o celebrato civilmente, che i due partner considerano una relazione d’amore vera e duratura, quindi, dal loro punto di vista di cattolici sacra,”

            Invece a queste persone, per accedere ai Sacramenti, è richiesto proprio di accettare innanzitutto di essere in peccato, l’ultima cosa che possono fare è dipingere la propria unione come “sacra”.

            Il caso che contempli, cioè di chi ostenta il proprio peccato oggettivo come cosa buona in se,
            pur conoscendo l’insegnamento della Chiesa, è stato già ben contemplato in Al stessa

            “se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c’è qualcosa che lo separa dalla comunità (cfr Mt 18,17). Ha bisogno di ascoltare nuovamente l’annuncio del Vangelo e l’invito alla conversione” (Amoris Laetitia 297)

            Quindi in un caso del genere no ai Sacramenti.

            “che la Chiesa accoglie nel suo seno e che vuole far crescere nel vincolo dell’amore e delle virtù cristiane come un qualunque matrimonio sacramentale affinché diventi faro di santità per l’intera comunità, e a tale scopo ritiene utile fornire anche l’ausilio dei sacramenti.”

            BOOM, ecco un’altra scempiaggine che fa strame di dottrina e logica come quasi ogni tuo post!

            La Chiesa non accoglie nè può accogliere nel suo seno una RELAZIONE adulterina. La Chiesa accoglie la persona, per darle la forza di trasformare, con la Grazia di Dio, questa relazione adulterina in una relazione non più in contrasto con l’unico Matrimonio valido!

            Che poi a volte ciò non sia possibile concretamente e quindi la persona possa avere attenuanti anche se, al momento, vive concretamente in adulterio (vuoi perde fuorviata dal pastore o perché, anche ben catechizzata, il pastore riconosce che vi sono attenuanti che limitano la libertà) è tutto un altro discorso, che nulla centra con il santificare una relazione adulterina!!!

            Mi sento IMBECILLE a doverti spiegare per l’ennesima volta queste cose, perciò o capisci o capisci, io sono stanco di dialogare con una persona che mostra una totale mancanza di logica e che afferma che è possibile perdonare il peccatore solo se si giustifica il suo peccato.

            “E questo – secondo te – né scioglie di fatto il primo vincolo matrimoniale, né sancisce di fatto un nuovo vincolo sacramentale. Va bene, vuol dire che la Chiesa non può annullare un matrimonio valido, ma può approvare la bigamia e santificare il concubinaggio”

            No, Stefano, questo solo nella tua testa, che capisce solo ciò che vuole capire. Come ho mostrerò chiaramente ciò non ha nulla a che vedere con l’approvare la bigamia e santificare il concubinato (che in questo caso oltre che concubinato è anche adulterio).

            Ripeto, sia sei in grado di capirlo e mi prendi per le natiche, sia non sei in grado di capirlo, in entrambi i casi sto perdendo tempo e pazienza.

            “Se non è zuppa, è pan bagnato.”

            No, non lo è, per chi capisce di cosa si stia parlando.

            Ora basta, ripeto che o ti dai la pena di capire oppure io ne ho piene le tasche.

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      • Aggiungo

        “non è giustificato fintantoché permangono le condizioni oggettive di peccato, e allora non solo non può risposarsi perché il suo matrimonio è ancora valido, ma per potersi comunicare deve prima rimuovere le condizioni impedenti alla sua piena comunione con la Chiesa. Questo mi dice la logica.”

        Questo è negato esplicitamente anche dai Cardinali dei Dubia. Loro che, come è ben noto, sono contrari ad un cambiamento di disciplina, affermano che il divorziato risposato possa essere giustificato anche se in condizione di peccato grave abituale, se ha attenuanti.

        Li cito

        http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/11/la-mancata-risposta-ai-dubia-sullamoris.html

        “la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti *soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla*”

        e

        “La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, * non è certo che essi siano soggettivamente imputabili* per la loro abituale trasgressione“.

        Ed è ovvio che sia così, perché loro la dottrina la conoscono.

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        • “Questo è negato esplicitamente anche dai Cardinali dei Dubia. Loro che, come è ben noto, sono contrari ad un cambiamento di disciplina, affermano che il divorziato risposato possa essere giustificato anche se in condizione di peccato grave abituale, se ha attenuanti.”
          E ridagli! Io dico la stessa cosa: le attenuanti sono una condizione soggettiva che determina il grado di colpa e quindi l’eventuale giustificazione davanti a Dio; ma per l’ammissione ai sacramenti è richiesta la coerenza tra la fede confessata e la vita vissuta. E’ richiesta anche (e sottolineo anche) la giustificazione, ma nessuno (neanche la Chiesa) può stabilire chi sia giustificato davanti a Dio. Questa è una cosa affidata alla vigilanza di ciascuna anima fedele su sé stessa.

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          • “per l’ammissione ai sacramenti è richiesta la coerenza tra la fede confessata e la vita vissuta. E’ richiesta anche (e sottolineo anche) la giustificazione, ma nessuno (neanche la Chiesa) può stabilire chi sia giustificato davanti a Dio. Questa è una cosa affidata alla vigilanza di ciascuna anima fedele su sé stessa.”

            Se per l’ammissione ai Sacramenti fosse richiesta la coerenza che richiedi il 95% degli abituali comunicanti, che commettono regolarmente peccati gravi abituali contro il sesto (che non è solo l’adulterio ma una marea di altre cose) dovrebbero essere esclusi.

            Per l’ennesima volta: la Chiesa non stabilisce che i divorziati risposati come categoria siano giustificati davanti a Dio, ma il padre spirituale può vedere dove mancano le condizioni per la colpa grave e quindi formarsi un giudizio di certezza morale (che è possibile, al contrario della certezza assoluta) riguardo la colpa di un divorziato risposato specifico, esattamente come può farlo per un fornicatore specifico, per un ragazzino in preda a tempeste ormonali specifico ecc ecc ecc, e quindi decidere, sulla base di questa certezza morale, se dare o negare l’assoluzione.

            Per l’ennesima ed inutile volta: l’escludere chi vive in condizione oggettiva di peccato è una decisione della Chiesa, non è una cosa legata intrinsecamente ad una degna ricezione della Comunione, tale che nemmeno la Chiesa possa cambiarla. Al contrario, il fatto che per accedere alla Comunione bisogna essere in Grazia di Dio e che chi lo fa essendo in peccato mortale commette Sacrilegio, è certo.

            Continui a spacciare norme disciplinari per dogmi divini discesi dal Cielo.

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            • Il sacerdote può anche assolvere, ma se il penitente non ha la contrizione, l’assoluzione è come se non ci fosse e non c’è alcuna remissione dei peccati.
              La contrizione poi, è “il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire”
              Il proposito di non peccare, per essere buono, dev’essere:
              – Assoluto = senza condizione di tempo, di luogo, o di persona.
              – Universale = voler fuggire tutti i peccati mortali, sia quelli commessi, che quelli che potremmo commettere.
              – Efficace = avere una ferma volontà di:
              1) non commettere nuovi peccati,
              2) fuggire le occasioni che potrebbero farci nuovamente peccare,
              3) abbandonare le abitudini acquisite a cadere con facilità in quei peccati ai quali ci siamo assuefatti,
              4) porre riparo, ove possibile, alle conseguenze dei nostri peccati.
              Chi poi non è in grado, per qualsiasi ragione, di fuggire qualche occasione di peccato, deve dirlo al confessore ed attenersi ai suoi consigli.

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              • E qui stiamo parlando proprio di persone che non possono fuggire questa situazione, per vari motivi (tra cui la cura dei figli, ad esempio).

                Il confessore può valutare che vi siano attenuanti che diminuiscono la colpevolezza e, se ci sono, il peccato è veniale.

                Fine.

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    • Non capisco se è una risposta a quello che ho chiesto sopra e quindi potresti dirmi se, per te, chi auspica che qualcuno venga ucciso, può essere definito omicida?
      Non mi riferisco tanto ai giudici che emettono condanne a morte, ma proprio a chi afferma che la cosa migliore, per quella determinata persona, è quella di essere ucciso.

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  13. Insomma… già significa sì in questo contesto. Adesso capisco perché non capisci un testo cristallino come AL.
    In Pace

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    • Quindi, per te, chi ha detto « meglio sarebbe per lui che gli fosse appesa al collo una macina d’asino, e fosse gettato in fondo al mare » è omicida?
      Adesso capisco le tue interpretazioni di AL.

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  14. Certamente no, visto che non lo auspica, ma avertisce delle conseguenze di un gravissimo peccato.
    Sei sicuro che non sei un testimone di geova che viene trollare?
    In Pace

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    • Sei sicuro di capire l’italiano?
      Le parole: « meglio sarebbe(συμφέρει) per lui(αὐτῷ)… »,
      non significano forse, in italiano: sarebbe auspicabile, sarebbe conveniente, per lui se…?
      … se però nel tuo Vangelo sta scritto diversamente fammelo sapere!!!

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  15. A me questi sembrano, senza offesa, i sofismi con cui i farisei cercavano di “intrappolare” Gesù.

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  16. Quel che tu non capisci è che è una constatazione, non una minaccia; amico geovita.
    In Pace

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  17. Visto che questo è un sito che si professa tomista e vi è chi sostiene che per ottenere un bene (Il benessere dei figli) sia lecito commettere un male (adulterio), vorrei sapere dove San Tommaso afferma questo dato che la “Veritatis splendor” di San Giovanni Paolo II afferma che “non è lecito fare il male a scopo di bene”.

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    • Purtroppon caro Lorenzo, sei a digiuno anche della dottrina etica del doppio effetto che, eppure, abbiamo citato citato a più riprese.
      Ci sono azioni che producono due effetti uno buono ed un secondo a volte cattivo ma non ricercato in sé: queste azioni possono, asseconda le crcostanze, essere lecite.
      Nel caso considerato, il fine primo di restare in coppia con un secondo sposo civile è quello di salvaguardare il “benessere” dei figli, il che è una cosa buona in sé, ma il secondo effetto è che questo può avere come conseguenza non ricecrata in sé di dover soddisfare i bisogni sessuali dello stesso sposo: ovviamente non ci sono automatismi e, quindi, tocca al confessore valutare oggettivamente l’insieme della situazione.
      Ti consiglio anche di studiare la nozione tomista di epikeia.
      Buoni studi!
      In Pace

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      • .. e dimmi, se “il fine primo… è quello di salvaguardare il “benessere” dei figli”, nel caso i figli non siano di un unico padre, è lecito avere rapporti con più partner o è necessario convivere con un solo “marito” anche quando si vive in adulterio?

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  18. Giusto per demolire una volta per tutti certi sofismi
    “Noto che per te compiere un omicidio ed essere omicida sono un tutt’uno.
    Per me invece, talvolta, chi compie un omicidio non è un omicida e chi non uccide materialmente nessuno è omicida: che vuoi farci se per me « l’abito non fa il monaco »…”
    Se una donna validamente sposata crede di aver perso il marito in guerra, e tutte le notizie convergono nel confermare la morte, e addirittura vengono identificati dei resti che vengono identificati con lui, e questa donna si risposa in Chiesa (perché ovviamente la Chiesa anche crederebbe che questa persona sia morta e quindi non ci sarebbero problemi a celebrare un Matrimonio), se in qualche modo è sopravvissuto ma nessuno lo sa, questa persona è oggettivamente adultera e il suo nuovo Matrimonio oggettivamente invalido, perché nemmeno la Chiesa può sciogliere un Matrimonio valido davanti a Dio.
    Ovviamente in questo caso vi sarebbero non solo attenuanti che rendono il peccato veniale, ma completa innocenza, perchè questa donna non aveva modo di saperlo e quindi la sua buona Fede era totale, così come era totale la buona Fede di chi ha celebrato il nuovo Matrimonio in Chiesa.
    Nondimeno, resta sempre adultera e il nuovo Matrimonio sempre invalido.
    Quindi fare la differenza tra “chi commette omicidio” e “chi è omicida” e “chi commette adulterio” e “chi è adultero”, è un sofisma, perché chi commette adulterio è per definizione adultero, chi commette omicidio è per definizione omicida.
    L’unica differenza è nella colpevolezza, ma un adultero soggettivamente innocente non cessa di essere adultero, così come un omicida soggettivamente innocente non cessa di essere omicida.
    La differenza tra peccato e peccatore, sempre predicata nel cattolicesimo, non sta nel fatto che un adultero innocente non sia adultero, ma nel fatto che l’assenza o la diminuzione di colpevolezza può proteggere l’adultero e il peccatore in materia grave in generale dalla punizione e dalla separazione con Dio.

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    • Io continuo a ritenere che per essere omicida una persona deve commettere un omicidio. Ma, ad es, uccidere un aggressore per legittima difesa in una colluttazione non è commettere un omicidio, come sentenzierebbe certamente un giudice dopo aver accertato la dinamica dei fatti. E’ l’effetto secondario di un atto buono e legittimo, quale quello di proteggere la propria vita. Così come nessuno direbbe che un chirurgo è un omicida perché un paziente muore sotto i ferri durante l’operazione; o che un medico è un omicida perché un malato terminale muore in seguito agli effetti secondari di una terapia necessaria a curare una patologia che gli impedisce di respirare. Le condizioni oggettiva e soggettiva non possono essere completamente disgiunte: l’una qualifica l’altra.

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      • Questa tua opinione, stefano, è impregnata di idealismo e realtivismo morale e non corrisponde con il fatto reale che in tutti i casi hai ucciso un uomo, cioè sei oggettivamente un omicida.
        Su questo blog invece siamo realisti: quando guardiamo una mela la chiamiamo mela e non pera solo perché credevamo aver comprato una pera per qualunque plausibile ragione.
        Massimo rispetto su questo blog per tutte le opinioni, ma non hai il diritto di imporci una concezione filosofica errata discutendo con noi: tienitela se ti piace sguazzare nell’imprecisione e l’ambiguità di linguaggio e di significati, ma smettila di tentare di convincere altrui che il disordine del tuo pensiero debba diventare la norma.
        Grazie
        In Pace

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        • Il caso del chirurgo è appropriato o no? Anche il chirurgo è un omicida? Tanto per capire cosa intendi per realismo.

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          • Se uccide un uomo, sempre omicida è: fatto sta che la sua azione ha ucciso un uomo.
            In Pace

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            • Ora ho capito perché non ti capisco.

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              • Hai capito adesso perché taluni ritengono che se una moglie viene violentata da chi non è il legittimo marito è un’adultera?

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                • No, questa non l’ho capita: visto che chi è violentato subisce un atto (paziente) e non lo compie (agente).
                  Sarebbe come dire che la vittima di un omicida è lui stesso il proprio omicida…
                  Hai un QI tra 0 et 20 o tra 20 e 40? non riesco a determinarlo… propenderei per la prima risposta però.
                  In Pace

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              • Qua stiamo raggiungendo veramente il massimo del minimo, senza offesa.

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              • Ma, ad ogni modo, smontiamo per l’ennesima volta certe assurdità
                “Io continuo a ritenere che per essere omicida una persona deve commettere un omicidio. Ma, ad es, uccidere un aggressore per legittima difesa in una colluttazione non è commettere un omicidio, come sentenzierebbe certamente un giudice dopo aver accertato la dinamica dei fatti. E’ l’effetto secondario di un atto buono e legittimo, quale quello di proteggere la propria vita”
                È vero, è solo l’effetto secondario, tu non volevi direttamente uccidere.
                Hai ucciso perché costretto, per difendere la tua vita.
                Ma questo determina SOLO E SOLTANTO la tua imputazione legale di fronte alla legge umana e morale di fronte a Dio, non cancella il fatto che tu hai ucciso un uomo e che, quindi, sei un omicida.
                “Così come nessuno direbbe che un chirurgo è un omicida perché un paziente muore sotto i ferri durante l’operazione;”
                Invece lo è, nella misura in cui è la sua azione a determinare la morte del paziente. Poi lui potrà essere colpevole oppure no, ma il fatto, la res, rimane.
                Stesso discorso per l’altro esempio.
                La condizione oggettiva non determina ipso facto la condizione soggettiva. A volte vi è coincidenza tra le due, a volte no, la coincidenza non è intrinseca.
                Questo post https://pellegrininellaverita.com/2017/12/09/amoris-laetitia-come-i-trdiprotestanti-manipolano-linformazione-un-esempio/comment-page-1/#comment-34254 che è stato convenientemente ignorato, mostra bene la questione.
                La donna dell’esempio non ha solo attenuanti, ma è totalmente innocente della sua nuova unione, .
                Eppure tale nuovo Matrimonio è oggettivamente invalido e lei è oggettivamente adultera perché, pur essendo convinta, sia lei che la Chiesa che ha celebrato il nuovo Matrimonio, che il marito è morto, la REALTÀ è che morto non è.
                E la REALTÀ è che il vincolo Matrimoniale, se contratto validamente tra due cattolici, è ontologicamente indissolubile, fintanto che uno dei due è ancora in vita.
                REALTÀ, Stefano.
                La realtà non cambia solo perché tutti pensano una cosa diversa. Purtroppo, come diceva Simon, sei infettato di idealismo il più purulento, e si vede che sei fermamente convinto che il pensiero sia la realtà stessa.
                Questo, ad ogni modo, è un buon esempio di quanta disgiunzione possa esserci tra stato oggettivo e soggettivo, poiché la donna in questione è totalmente innocente e può crescere nella Grazia e santificarsi pur essendo oggettivamente adultera e la celebrazione del suo nuovo Matrimonio in Chiesa oggettivamente invalida (questo vale anche per chi è in situazione irregolare ma ha attenuanti che rendono il peccato veniale, non solo in situazione di totale innocenza soggettiva come questa).
                Il motivo per cui non ci capiamo io e te (e anche tu e Simon), caro Stefano, deriva dal semplice e comprovabile fatto che la metafisica sottintendente le tue affermazioni, anche se ne sei inconsapevole, è tutto meno che Cattolica.
                @Lorenzo
                Di scempiaggini ne ho lette ma, devo ammettere, questa le batte tutte.
                Simon ha ben risposto
                “chi è violentato subisce un atto (paziente) e non lo compie (agente).
                Sarebbe come dire che la vittima di un omicida è lui stesso il proprio omicida…”

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              • E infatti la scempiaggine totale e completa è proprio questa, Stefano.
                Quella donna è adultera non perché sappia di esserlo, ma perché lo è oggettivamente,
                Il marito è vivo e il primo Matrimonio è valido? Si, quindi è adultera, fine, punto e stop.
                La sua ignoranza totale sulla reale sorte del marito ha incidenza solo sulla sua moralità, sulla sua colpevolezza morale, in questo caso del TUTTO assente, non ha nè può avere incidenza sul fatto indiscutibile, e cioè che, compiendo atti di adulterio con un uomo che non è nè può essere suo marito (essendo il marito ancora vivo) lei sia adultera.
                Quindi si, è oggettivamente adultera ma è soggettivamente del tutto imputabile.
                Tu affermi che la mancanza totale di imputabilità soggettiva che vi è in questo caso determini la questione oggettiva, il che è una aberrazione logica completa, e fa capire perché tu non capisca Al.
                Se non capisci perché sei in grave errore non so cosa farci.

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              • La risposta immediatamente sopra a questa era diretta a questo https://pellegrininellaverita.com/2017/12/09/amoris-laetitia-come-i-trdiprotestanti-manipolano-linformazione-un-esempio/comment-page-1/#comment-34269 post di Stefano.

                Purtroppo è finita fuori posizione.

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            • Penso che Lorenzo intendesse dire che, come la donna violentata subisce la violenza, quindi non è adultera durante lo stupro, così la donna che sposa un secondo marito subisce la circostanza che il primo marito è dato universalmente per morto (pur essendo ancora in vita), e quindi non è oggettivamente adultera mentre il marito è ancora disperso. La sua condizione di adultera (con tutte le attenuanti del mondo) si configura solo nel momento in cui il primo marito riappare, momento in cui le si pone il problema di decidere cosa sia giusto fare. Prima non aveva questo problema, e dunque non poteva neanche fare la scelta sbagliata.

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            • Simon, perché consenti a Antonio di chiamarmi in causa, mentre a me non consenti di replicare?

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              • Perché è il gioco dell’oca. Tu non vieni qui per discutere davvero, ma per ripetere i tuoi punti e auto-convincerti che sono giusti solo perché li ripeti senza ascoltare altrui.
                Eppoi è il solo modo di calmare “Antonio”
                In Pace

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              • “Tu non vieni qui per discutere davvero, ma per ripetere i tuoi punti e auto-convincerti che sono giusti solo perché li ripeti senza ascoltare altrui.”

                Esatto.

                Ma se Stefano ha dei punti che possano confutare ciò che ho scritto, cioè dei punti che possano dimostrare che una adultera che non sa di esserlo e che non è “manifesta” nemmeno agli altri diventi adultera oggettiva solo nel momento in cui questa condizione si manifesta e ne viene a conoscenza, mi piacerebbe leggerli. 😂

                Il problema è che Stefano ha già la sua tesi in testa e qualunque cosa uno dica non lo smuove di un millimetro.

                “ Eppoi è il solo modo di calmare “Antonio””

                Sono calmissimo, anche se non riesco a capire cosa oggi dia da pensare alla gente di poter parlare e sentenziare su temi sui quali non hanno, a tutta evidenza, la minima padronanza.

                A volte penso che sia l’Umberto Eco fan club che ha deciso di far avverare le sue parole sulle “legioni del web” onde conferire ad Eco status di profeta.

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              • P.s: il teologo cattolico Ron Conte ha l’abitudine, ogni tanto, di aprire delle sessioni di domande e risposte coi lettori, perciò ne ho approfittato per fargli una domanda, ed è venuto fuori uno scambio abbastanza interessante https://ronconte.wordpress.com/2017/12/20/theological-q-and-a-open/#comment-484
                Bello quando dice
                “I think they would be dismissive of the Canon 844 argument (even though I find it sound).”
                E infatti è esattamente ciò che è successo con Stefano, che infatti dopo quella lunga discussione passata ha fatto finta di niente e ha ripreso coi suoi soliti argomenti volti ad elevare FC84 a diritto divino.

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  19. Apprezzo molto gli insegnamenti di morale fondamentale datimi dai gestori di questo sito che affermano esistere tre tipologie di adulteri:
    – gli adulteri che compiendo adulterio commettono peccato mortale;
    – gli adulteri che compiendo adulterio commettono peccato veniale;
    – gli adulteri che compiendo adulterio non commettono alcun peccato.

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  20. Prego: è solo dottrina cattolica che puoi trovare nel CCC.
    Non è mai troppo tardi per imparare e fa piacere vedere che evolvi da una concezione ideologica ad una… prettamente cattolica! Bravo: meglio tardi che mai.
    In Pace

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  21. Rivelazione bomba per Lorenzo: i Cardinali dei Dubia, sebbene siano contrari ad un cambiamento di disciplina, concordano con noi sull’esistenza di queste “tre tipologie di adulteri”.

    http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/11/la-mancata-risposta-ai-dubia-sullamoris.html

    “la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti *soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla*”

    e

    “La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, * non è certo che essi siano soggettivamente imputabili* per la loro abituale trasgressione“.

    Infatti:

    1. Gli adulteri pienamente imputabili commettono peccato mortale, ovviamente.

    2. Gli adulteri che, per usare le parole dei cardinali, non sono pienamente imputabili, commettono peccato veniale.

    3. Gli adulteri che, per usare le parole dei cardinali, non sono imputabili per nulla, non commettono nemmeno peccato veniale.

    Rivelazione shock, eh?

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  22. Girando in rete si vede bene che il fronte anti-Francesco è scatenato. Si vede gente come Magister o Valli sfornare quasi ogni giorno un articolo contro papa Bergoglio. Per non parlare di Tosatti: se si leggono gli articoli del suo blog e i commenti che lascia passare, tutto si vede fuorché l’amore per la Chiesa. Ma secondo voi uno come Tosatti si rende conto di quello che sta scatenando? Lo farà di proposito? Ci sarà dietro qualcuno? Boh! Però questa offensiva al vetriolo è impressionante. Bisognerebbe fare qualcosa.

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    • Potreste proporre di mandare i giornalisti dissidenti ai Gulag! Alla Rieducazione Obbligatoria! Oppure piu’ concretamente farli fuori.
      Viva il Laeder Maximo ! Che ha sempre ragione ! Abbasso chiunque osi criticarlo!

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      • @Julius
        se tu ponessi mente alla natura delle testate per cui certi giornalisti scrivono e a quella dei loro editori, potresti facilmente fare 2+2.

        Comunque sia non è il caso di perdersi d’animo, tanto meno di dare in isterismi come fanno le solite note internaute tradiprotestanti appartenenti alla tipologia delle pasionarie malmaritate o zitelle.

        Reprimere non serve a niente. Il fatto che nei loro blog Tosatti o la Guarini lascino passare solo i commenti che fanno il loro gioco e diano voce ai dissidenti (cioè a chi non è in linea con l’antibergoglismo a priori) solo strumentalmente, pilotando di fatto il dibattito in una certa direzione, è solo un segno di debolezza. Il fenomeno si stroncherà da solo. Tra i commenti dei blog antibergoglio si leggono spesso sparate secondo cui papa Francesco sarebbe un antipapa, un profeta dell’anticristo, un eretico, un messo del diavolo, e c’è gente che dichiara bellamente di pregare per la morte del pontefice. Il Padre Eterno sa cosa fare e finora mi sembra che invece di papa Francesco abbia accompagnato all’ultima dimora diversi personaggi che gli erano ostili. Lasciamo fare a Lui.

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  23. Nella speranza di poterci scambiare ancora le nostre idee su questo o altri temi, scambiamoci ora i più sentiti auguri di un Santo Natale e di un felice 2018.

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  24. A tutti voi di di Croce-Via (curatori – commentatori – pro e contro) il mio più sincero augurio di un Santo Natale

    https://ceuntempoperognicosa.wordpress.com/2017/12/24/natale-2017/

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  25. Auguroni di Buon Natale a tutti gli amici di Croce-Via.😄

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  26. Ennesimo imbarazzante articolo di Don Morselli http://blog.messainlatino.it/2017/12/bugie-e-fango-sugli-acta-apostolicae.html

    Lui elenca tre presunte bugie, ma in realtà l’unico che mente è proprio lui.

    La sua prima balla è la seguente, dove afferma

    “PRIMA BUGIA: l’attribuzione ad una relazione adulterina di ciò che il Concilio Vaticano II afferma in modo esclusivo riguardo agli sposi legittimi.
    Riporto qui il § 5 del Comunicato:
    “5) Quando le circostanze concrete di una coppia lo rendano possibile, specialmente quando entrambi siano cristiani all’interno di un cammino di fede, si può proporre l’impegno di vivere in continenza. Amoris Laetitia non ignora le difficoltà di questa scelta (cf. nota 329) e lascia aperta la possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione, quando non si riesca a mantenere questo proposito (cf. nota 364 in conformità con l’insegnamento di Giovanni Paolo II al card W. Baum del 22 marzo 1996)” [2]. “

    La balla qui sta nell’affermare che Al abbia attribuito ad una relazione adulterina ciò che il Concilio Vaticano II afferma riguardo agli sposi legittimi.

    Infatti in Al non viene mai affermato che sia lecito non vivere in continenza per chi è in adulterio, viene solo affermato che talvolta può essere molto difficile mantenere questo PROPOSITO (c’è comunque deve esserci, difatti proprio quanto quotato da Don Morselli parla di proposito difficile da mantenere, non di non-proposito).

    Seconda balla di Don Morselli

    “Il problema è che si vuole ammettere ai sacramenti anche chi non emette neppure il proposito, considerando la castità come qualcosa di irraggiungibile e impraticabile! “

    Falso, come dimostrato sopra il proposito è necessario.

    Lui invece scrive, per giustificare quanto scritto da lui sopra (cioè che il proposito non servirebbe) quanto segue

    “SECONDA BUGIA (duplice): ci sono circostanze in cui vivere castamente non è praticabile e la possibilità di danneggiare i figli della nuova unione costituirebbe una circostanza attenuante
    “6) In altre circostanze più complesse e quando non è possibile ottenere una dichiarazione di nullità, la scelta menzionata può essere di fatto non praticabile. Nonostante ciò , è comunque possibile un cammino di discernimento. Se si giunge a riconoscere che, in caso concreto, ci siano limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza (cf. note 301-302), in particolare quando una persona constati che ricadrebbe in un’ulteriore colpa danneggiando i figli della nuova unione, Amoris laetitia apre la possibilità di accesso ai sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia (cf. note 336 e 351). Questi a loro volta dispongono la persona a continuare a maturare e a crescere con la forza della grazia” [4].
    Vediamo il sofisma: siccome due coniugi, che hanno dei figli nati dalla nuova convivenza, qualora interrompessero la coabitazione, li danneggerebbero, allora possono continuare ad avere dei rapporti adulterini.
    Ma da dove si conclude che se due non-sposi devono stare insieme per assicurare l’educazione dei figli, non abbiano la grazia per – quindi non possano e quindi non debbano – astenersi dai rapporti coniugali? Ecco dunque la seconda grande menzogna del Comunicato, purtroppo benedetta dal Vicario di Gesù Cristo.”

    Ma questa è una caricatura di quanto detto in Al.

    Infatti Don Morselli, nella sua crassa disonestà intellettuale, parla come se tutte le coppie fossero composte da cattolici, ma ci sono diversi divorziati risposati che sono accompagnati con non cattolici, talvolta anche non cristiani.

    Quindi, per rispondere alla sua domanda

    “Ma da dove si conclude che se due non-sposi devono stare insieme per assicurare l’educazione dei figli, non abbiano la grazia per – quindi non possano e quindi non debbano – astenersi dai rapporti coniugali?”

    Don Morselli crede forse che un non cattolico o un non cristiano si sottometterebbe alla disciplina di FC84, quando non credendo nell’autorità morale della Chiesa vedrebbe in ciò una intollerabile intromissione nella propria vita privata?

    E se la risposta, come è ovvio che sia, è no, non significa forse in questo caso obbligare il cattolico che ha detto partner a distruggere la famiglia (perché imponendo unilateralmente la castità richiesta da FC84 ad una persona che non riconosce l’autorità morale della Chiesa è evidente che è questo che accadrebbe) in barba al proposito per il quale FC84 è stata formulata (cioè rimanere insieme dove non ci si può separare per il bene dei figli)?

    Quindi questo è un caso particolare che può essere una bella attenuante. Ovviamente invece, dove sono entrambi cattolici, e quindi tale disciplina è fattibile, si esige perlomeno il fermo proposito di vivere in continenza.

    Insomma, Don Morselli parla di bugie, ma il primo a cacciare balle e a non capire nulla di ciò che critica è lui.

    Terza balla di Don Morselli

    “TERZA BUGIA: i sacramenti sacrileghi “fanno bene”

    Il finale del § 6 del Comunicato costituisce la terza grande bugia; rivediamo il testo.
    “…i sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia (cf. note 336 e 351). Questi a loro volta dispongono la persona a continuare a maturare e a crescere con la forza della grazia”.
    La Confessione senza pentimento (invalida e sacrilega) e la Comunione non in grazia di Dio (sacrilega) disporrebbero “la persona a continuare a maturare e a crescere con la forza della grazia”?
    No! San Paolo dice di no, la parabola dell’invitato al banchetto di nozze senza abito nuziale dice di no, tutto il magistero in materia dice di no… [5]
    Per maturare e crescere con la forza della grazia, prima bisogna essere in grazia, bisogna giungere alla grazia, bisogna prepararsi alla grazia; e qui è doveroso e benedetto accompagnare i fratelli che vivono in una situazione coniugale irregolare. Ma ciò è cosa ben diversa dall’accedere ai sacramenti come se si fosse in grazia”

    Già, peccato che qui lui non stia considerando che Al non si rivolge a chi è in peccato mortale e vuole continuare ad esserlo (caso in cui si verificherebbe quanto detto da lui), ma a persone la cui colpa non è mortale proprio a causa delle attenuanti già discusse,

    Qui Don Morselli fa un errore banale e di fatto equipara la condizione oggettiva sempre e comunque a quella soggettiva, asserendo che, per forza di cose, i divorziati risposati sono in peccato mortale.

    Del resto questa convinzione è comune un po’ a tutor i critici di Al, anche a quelli che a parole la negano. O, pur ammettendo a parole le attenuanti, si tira fuori un presunto diritto divino (inesistente) sulla questione che di fatto impedirebbe di cambiare disciplina in ogni caso, colpevolezza piena o no, oppure di fatto si afferma che qui le attenuanti non possono mai esserci.

    Che dire…

    Se Don Morselli voleva scrivere una pagliacciata di articolo degna delle farneticazioni di un ubriacone in preda ai fumi dell’alcool, accusando umoristicamante il Papa di dire balle, c’è riuscito.

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    • Avevo visto l’articolo ma non ho voluto scrivere niente per controbattere tale (per lui stesso) intellettualmente infamante articolo per rispetto del Santo tempo di Natale e del sacerdote che è.
      Lo hai fatto tu: non ho niente da aggiungere.
      È un articolo indirizzato ad un gruppetto di persone che vivono nella paura, che si nutrono di calunnie e riempiti di odio e mestizia: non la logica, non la storia, non il Magistero li guida ma solo l’affranto di vedere l’immensa improbabile ideologia che hanno scambiato con la fede cattolica frantumarsi sotto la spinta dello Spirito Santo che esprime il Magistero della Chiesa.
      Preghiamo per i don Morselli e compagnia cantante affinchè accompiscano una profonda metanoia e cessino di peccare contro lo Spirito specialmente pubblicamente creando scandalo presso gli ignorantoni che compongono il grosso delle truppe tradiprotestanti.
      In Pace

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      • “Avevo visto l’articolo ma non ho voluto scrivere niente per controbattere tale (per lui stesso) intellettualmente infamante articolo per rispetto del Santo tempo di Natale e del sacerdote “che è.”

        Hai ragione, ma vedi, se lui si permette di dare pubblicamente del bugiardo al Papa io posso permettermi di dare pubblicamente del bugiardo a lui.

        Tanto più che, nel suo caso, le accuse di falsità verso il Papa sono false, le mie verso di lui sono vere.

        “Lo hai fatto tu: non ho niente da aggiungere.”

        Qualora volessi implementare in qualche modo la mia critica all’imbarazzante articolo del Morselli, magari con qualche punto che io non avrei bene evidenziato, fai pure.

        “È un articolo indirizzato ad un gruppetto di persone che vivono nella paura, che si nutrono di calunnie e riempiti di odio e mestizia: non la logica, non la storia, non il Magistero li guida ma solo l’affranto di vedere l’immensa improbabile ideologia che hanno scambiato con la fede cattolica frantumarsi sotto la spinta dello Spirito Santo che esprime il Magistero della Chiesa.”

        Pensa che c’è un tizio in un altro blog, che fa parte della corrente tradiprotestante, che sta affermando che Papa Paolo VI fosse un sodomita praticante, linkando opuscoli di siti tradiprotestanti dove ciò sarebbe “provato”, ovviamente poi vai a vedere e c’è solo del “sentito dire” e nessuna prova concreta.

        Sono veramente persone sgradevoli.

        “Preghiamo per i don Morselli e compagnia cantante affinchè accompiscano una profonda metanoia e cessino di peccare contro lo Spirito specialmente pubblicamente creando scandalo presso gli ignorantoni che compongono il grosso delle truppe tradiprotestanti.”

        Già. Al calunniatore, oltre a ricordare che sta rischiando l’inferno, di confessarsi prima della prossima Comunione per non mangiare la sua propria condanna, e di pregare affinché chieda e ottenga da Dio la Grazia del pentimento per le sue calunnie, non ho potuto dire altro.

        Il bello è che disquisisce sulla “Comunione agli adulteri” quando lui si è già messo fuori dalla Chiesa (non accetta un intero Concilio ecumenico nè l’autorità di Papa Francesco, quindi è di fatto scismatico) e quindi già questo dovrebbe inibirlo a prendere la Comunione, oltre al fatto c’è è un calunniatore.

        Ma niente, oltre a calunniare Papa Paolo VI e a dire che lui non può essere beatificato perchè non può essere in Paradiso, stesse cose che dice di Lutero (nonostante molti, non solo io, gli abbiano ricordato che la Grazia di Dio, persino nell’assurdo caso che le sue calunnie fossero vere, potrebbe averlo mosso a pentimento, lo stesso vale per Lutero visto che la Chiesa non ha mai detto “questa singola persona è certamente dannata”), non sembra preoccuparsi della sua di anima.

        Evidentemente si sente giusto..

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