La Nostra Purificazione

Attenti, ancora un articolo For Men Only! Eppure parliamo della Purificazione contemplando quella della Beata Vergine festeggiata oggi il 2 di febbraio: questo perché la Chiesa nella Sua Liturgia millenaria ci propone l’alleluja seguente prima del Santo Vangelo: “Alleluja, Alleluja. Senex puerum portabat: puer autem senem regebat. Alleluja” (l’anziano portava il Bambino, ma il Bambino reggeva l’anziano).

Poco prima, il sacerdote ha implorato nella Colletta: “Omnipotens, sempiterne Deus, majestatem tuam supplices exoramus: ut, sicut unigenitus Flilius tuus hodierna die cum nostrae carnis substantis in templo est praesentatus; ita nos facias purificatis tibi mentibus praesentari. Per eundem ….” (O Dio onnipotente ed eterno, supplichiamo umilmente la tua maestà di fare in modo che anche noi ti siamo presentati con anime purificate, allo stesso modo che il tuo Filglio unico è stato oggi presentato nel tempio).

Quel che avviene oggi, probabilmente la più antica festa mariana, è un telescoparsi di avvenimenti che ci devono far riflettere rispetto a quel che succede nella nostra vita ed in quella della Chiesa: Gesù è riscattato secondo l’antica legge mosaica e può essere ammesso nel Tempio, la Vergine è purificata 40 giorni dopo il divino parto, un anziano, Simeone, ha visto la Promessa di Dio e può dipartirsi da questo modo in Pace, San Giuseppe compie in giustizia tutti i riti prescritti.

Ma Gesù è il Santo: che bisogno aveva di essere riscattato per entrare nel Tempio, casa di Suo Padre? La Vergine Santissima è l’Immacolata fin dalla Sua Concezione. che bisogno ha di andare a purificarsi? Simeone ha sempre vissuto all’ombra del Tempio nell’attesa di quell’incontro: perché portare quel bambino per poter essere portato da lui nel seno di Abrahamo? Gesù è il Primogenito per eccellenza, in cosa Giuseppe doveva riscattarlo?

Quel che questa festa della Candelora ci fa scoprire è che la Venuta di Cristo in questo mondo non è la celebrazione della conoscenza, e non è neanche la celebrazione della moralità, ma è la celebrazione del Sacro, cioè di quel che è messo da parte per Dio.

La verità spartisce la realtà tra il vero ed il falso; la morale tra il buono ed il cattivo: oggi il Cristo evidenzia agli occhi di noi tutti che la Sua Venuta è qui come un gladio che separa i genitori dai figli, gli amici tra di loro, la Sua venuta è qui per richiedere la separazione tra il puro, che è sacralizzato e l’impuro che rimane fuori dal sacro.

Attenti però con le concezioni errate veicolate anche da un clero che a volte ha perso la nozione del sacro: così come essere nell’errore non implica per forza una connotazione morale, salvo se si vuole esserlo, essere impuro non ha nessuna connotazione morale o cognitiva. E questa è la grandissima buona novella del giorno di oggi.

La Santissima Vergine è sempre stata Immacolata e Vergine e non ha mai commesso un solo peccato: eppure non era atta ad entrare nella prossima tappa della Sua vita, in quanto Educatrice di Gesù e Suo sostegno e Compartecipante alla Sua opera redentrice senza prima essere stata purificata, ed è il rito mosaico che La fa passare dall’impuro, dove vi era in perfetta santità, nel nuovo spazio sacro della Sua purezza.

Purezza ed impurezza sono nozioni legate alla sacralità, non alla morale né alla conoscenza: è come una terza dimensione rispetto a queste ultime due. Ricordiamoci del giovane ricco: egli seguiva alla lettera tutte le leggi mosaiche al punto che Gesù lo amò, quindi in lui nessuna immoralità, eppure scelse di rimanere impuro, di non entrare nello spazio sacro che è Gesù. All’opposto Levi, peccatore pubblico, entrò in quello spazio sacro e seguì Gesù fino alla fine.

E qui prende particolare rilievo la centralità del rito nel messaggio di Cristo stesso: certo il Suo grande discorso etico delle Beatitudini è centrale nel Suo insegnamento, ma in realtà non è quella la Via Stretta. La Via Stretta che Egli ci indica è quella nella quale ci muoviamo fuori dalla nostra impurità ed entriamo al Suo seguito, purificati e resi Sacri per via del nostro attaccarci alla Sua Persona sacrificandoci con Lui per Lui.

Mentre il cammino della Verità è un continuo svelarsi del Mistero che ci fa discernere il vero dal falso, esso di per sé non è sufficiente a salvarci; mentre il cammino del Comportamento Morale ci fa agire bene ed evitare il male, neppure esso è sufficiente a salvarci; solo il cammino del Sacro ci fa passare dall’impurezza alla purezza divina tramite il nostro sacrificio.

La ricerca della Verità dipende solamente da noi, l’atto morale dalla nostra sola libertà, il passaggio al Sacro invece solo dipende da Chi vi ci invita.

La Verità si conseguisce con i vari strumenti intellettuali che disponiamo; la Vita Morale Buona con l’esercizio delle virtù; il Sacro con il passaggio dall’impuro al puro nel Rito: il Rito non dipende né dalla nostra intelligenza, né dalla nostra volontà, esso ci è sempre imposto dall’Altro ed è sempre sacrificale nella sua natura.

Nella Colletta chiediamo a Dio di purificarci allo stesso modo con il quale Gesù lo è stato per entrare nel Tempio, con il rito del riscatto, questa volta in Cristo stesso per la Sua Morte e la Sua Risurrezione. Cristo stesso lo vuole quando manda i Suoi discepoli battezzare, ritualmente quindi, le moltitudini.

È un abuso maggiore, sul piano concettuale, etico e rituale quel di aver voluto confondere l’impurezza con il male agire o con l’ignoranza: in quest’ultime sola l’intenzionalità è il discrimine; se uno ha l’intenzione di rimanere ignorante è impuro, se uno ha l’intenzione di mantenere una vita immorale è impuro, se uno ha l’intenzione di non sacrificarsi, cioè rendere sacra la propria vita, rimane impuro; ma non è l’essere ignorante che è impuro, né l’essere nel peccato, che è impuro; ovviamente chi è impuro è impuro e non è del sacro, ma non c’è nessuna connotazione morale o cognitiva che vi sia legata, non è né bene né male, non è né intelligente né inintelligente.

Gli antichi ebrei scrivendo i libri del Pentateuco benché ispirati dallo Spirito Santo si ponevano essenzialmente una domanda etico-cognitiva: volevano sapere perché c’è il male su questa terra, perché c’è tale ingiustizia sotto il sole, e gridavano a Dio nelle preghiere essenzialmente di rendere loro giustizia. Ma la risposta di Dio non è mai stata in quel campo ma fu sempre spiazzante: in risposta Lui ha reso sacra la terra dove un cespuglio bruciava senza consumarsi, Lui ha reso sacro il Tempio dove abitava. Agli uomini che soffrono della morte , delle malattie, dell’ingiustizie non offre nessuna soluzione etica o cognitiva: Egli solo offre un Luogo Sacro, il Suo Corpo, la Sua Chiesa, la Sua Eucaristia e il rito per entrarci, il Battesimo che a Lui lega.

Quando durante l’alleluja rendiamo grazie a Dio per questo atto rituale dove Simeone prende il Bambino Gesù nelle sue braccia e dove, al contempo, questo fa che, ormai, è Simeone stesso che si trova in Pace in Cristo dando pieno senso a tutta la sua vita di attesa, messa volontariamente da parte per Dio, noi esaltiamo con gioia la meraviglia della potenza del Sacro.

Non è quel che entra nel cuore dell’uomo che è impuro ma quel che ne esce, insegna il Divino Maestro: ma questa non è un’affermazione morale o sul piano dell’intellettualità, è il considerare se tale uomo vuole sacrificarsi e passare dall’impuro al puro. Cristo è Purezza come Dio stesso è assoluta immacolatezza, ma questo perché Cristo è Sacrificio, cioè messo a parte per Dio, per antonomasia.

Il problema che viviamo in questi ultimi decenni nella Chiesa e che si esprime oggi in modo estremamente vistoso non è l’apostasi del mondo occidentale che ha rifiutato Humanae Vitae, non sono i peccati dei chierici di per sé, non è la rarefazione dei candidati al sacerdozio, ma è una sola cosa che corrode fino al midollo l’anima di noi credenti: la perdita del senso del Sacro, l’assenza del rito che ci implora di sacrificarci e di essere messi da parte del mondo, per definizione impuro, in Cristo.

Il risultato ne è che il messaggio della struttura umana ecclesiale contemporanea è ormai troppo spesso solo un discorso moralizzante, ridicolo a volte, come quando si riferisce all’ecologia, alla pena di morte o alla bomba atomica come cammino di salvezza per ciascuno di noi ma ormai senza più proporre il sacrificio delle nostre vite che la Buona Novella ci offre.

La vocazione sacerdotale non è più vista come un mettersi da parte, un rendere sacro, la propria vita unendosi al Cristo Gesù; e la vita del laico cristiano non è più vista come un luogo di sacrificio, come Adamo, Noé, Abrahamo, Isacco, Israele, Giuseppe, Simeone, dove tutto è occasione per ritualmente mettere tutto da parte per Dio, compresa la propria prole, il proprio mestiere, la propria vita coniugale.

Nella liturgia odierna, la Santa Chiesa ci ricorda che accedere al Sacro è compiere il rito sacrificale che Dio vuole, che la Chiesa condotta dallo Spirito Santo da sempre indica e comanda: non saremo salvati dalle nostre conoscenze o dalle nostre buone opere ma dal nostro sacrificare la nostra vita unendola al Cristo Gesù.

In Pace



Categorie:Attualità cattolica, For Men Only, Simon de Cyrène

8 replies

  1. La festa della purificazione e del riscatto sembra esere una delle più eucaristiche delle feste.
    Sottolineo che lo spazio maschile è sempre fruibile dalle donne in assenza di pericolo. LA nostra madre Chiesa raggiunge tutti difatti, foss’anche col desiderio. Che il Vescovo ne sia il capo, fa il paio con il Dio come Madre.
    E’ singolare e simpatico.
    L’impurezza ( che è eminentemente pratica nei fatti e teorica nei suoi assunti ) è colpa rituale, non comunque sacra di per sé.
    In questo io sono per una tripartizione dell’umano, e seguo Plotino dichiarando persino i sentimenti del tutto razionali, suscitabili, si badi , secondo una tecnica, ma rispondenti a leggi psicologiche per dire.
    Non me ne vogliate se chiamo il signore Natzir. MA Lui era la verità in senso ebraico come Dabar sta meglio rispetto al termine anche fattivo di Verbum rispetto ad una cattiva intesa del termine Logos, solo intellettivo.
    Dio è anche stranamente per materiale e fattivo insomma.
    Operativo.
    Lo stesso Conoscere il Padre , che è vita eterna, è ben più sperimentale per gli ebrei.Ed il concetto di quel che esce dal cuore, è primariamente il tipo di contatto che biasima Giacomo il Giusto, fratello del Signore, nel non contaminarsi con questo mondo come una delle prerogative della vera religione, virtù di giustizia.
    Non siamo monadi Leibetziane e forse l’ilemorfismo universale è più utile a spiegare certi concetti nella sua filosofia. MA ciò che rimane è che connettere il cuore è contatto in definitiva.

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  2. “Che il Vescovo ne sia il capo, fa il paio con il Dio come Madre.E’ singolare e simpatico” sta frase lasciatela perdere e scusate anzi se la ho scritta.

    saluti

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  3. Si , io lascerei perdere tutte le elucubrazioni tipicamente moderne su Dio come “ madre” .
    La Grande Madre purtroppo e’ un evergreen come abbiamo visto con la Pachamama, ma il Dio di Gesu’ Cristo e’ inequivocabilmente Padre, non la Grande Madre. E noi crediamo ( cioe’ ci fidiamo) di Gesu’ Cristo Se lui ci ha insegnato a chiamare Dio “ Padre “ , non vedo perche’’ Dovremmo chiamarlo “ Madre” se non per spirito di contraddizione. La paternità ‘ non equivale alla maternita’ , e ci sara’ un motivo se tutti i culti della Grande Madre sono completamente diversi dal culto cristiano.

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    • Basta però che, chiamandolo Padre, non lo facciamo diventare antropologicamente maschio: Dio non è né maschio né femmina.
      CCC 2779
      Prima di fare nostro questo slancio iniziale della Preghiera del Signore, non è superfluo purificare umilmente il nostro cuore da certe false immagini di “questo mondo”. L’ umiltà ci fa riconoscere che “nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”, cioè “ai piccoli” ( Mt 11,25-27 ). La purificazione del cuore concerne le immagini paterne e materne, quali si sono configurate nella nostra storia personale e culturale, e che influiscono sulla nostra relazione con Dio. Dio, nostro Padre, trascende le categorie del mondo creato. Trasporre su di lui, o contro di lui, le nostre idee in questo campo, equivarrebbe a fabbricare idoli da adorare o da abbattere. Pregare il Padre è entrare nel suo mistero, quale egli è, e quale il Figlio ce lo ha rivelato:

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      • Si Lorenzo, ma attenzione , con questa mania di voler pensare che Dio sia “ indifferenziato” , si va pericolosamente per una china teologica che porta a vere e proprie eresie come quello che ha detto il il capo del Conferenza episcopale tedesca , il vescovo Franz Bode e cioe’ che Gesu’ non e’ stato un uomo ( maschio) ma un “essere umano “ sia maschio che femmina, cioe’ un essere umano indifferenziato. E questo naturalmente per giustificare il fatto del diaconato e del sacerdozio alle donne. Quando le teorie femministe si impadroniscono della Chiesa escono fuori delle mostruosita’ .
        Gesu’ era maschio come dice il Vangelo, fu circonciso,fu il figlio maschio primogenito di Maria e Giuseppe ( lei femmina lui maschio ) e ci insegno’ a pregare Dio come Padre, a pensare a Dio come Padre non come Madre.

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        • Dio non è “indifferenziato”: Dio è pienezza divina e l’uomo, maschio e femmina, è stato creato a Sua immagine e somiglianza.
          La seconda Persona della Trinità, assumendo natura umana, si è incarnato come maschio.
          Le preoccupazioni del vescovo Franz Bode hanno un senso laddove si ignorano o si travisano le basi della dottrina cattolica.

          CCC
          239 Chiamando Dio con il nome di « Padre », il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d’amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l’immagine della maternità, che indica ancor meglio l’immanenza di Dio, l’intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all’esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l’uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane, pur essendone l’origine e il modello: nessuno è padre quanto Dio.
          240 Gesù ha rivelato che Dio è « Padre » in un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: « Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare » (Mt 11,27).

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    • NOn ho di queste remore sul culto della Grande Madre perché , disamina storica a parte ( tipo l’inesistenza del patriarcato a mio dire, essendo semplicemente l’esistenza della normalità ergo il matriarcato è puro vagheggiamento ) essa è sempre stata accompagnata al DIO del Cielo.

      Che poi in realtà praticamente tutte le religioni non sono LA religione cristiana, tutte, nella loro fiacchezza e fasulleria.

      Avevo affrontato altre volte il discorso, che poi è molto interessante in realtà , che fa il paio con la supremazia del maschile rispetto al femminile nella loro complementarietà. Ma si però è meglio lasciar stare visti i tempi grami.

      Per il resto puntualizzo ( non contro di te, ci mancherebbe ) che DIO non è Padre, ma Padre e Figlio e Spirito Santo. Avessimo solo il Padre senza le altre due ipostasi, potevo benissimo essere induista o islamico.

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    • Fate attenzione a non far diventare idoli degli inevitabili errori teologici presenti in ogni concetto umano di Dio!

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