«Traditionis Custodes»: Togliere Di Mezzo Il Katechon (2Tessalonicesi 2:7) Prima Pars

Astratto

Noi, fedeli cattolici che crediamo la Chiesa dal Concilio di Gerusalemme a quello del Vaticano II incluso, dal Magistero degli Apostoli a quello Autentico dei Papi dei nostri tempi in quanto sempre espressione in perfetta continuità ermeneutica dell’annuncio della Buona Novella e che celebriamo il mistero della Liturgia in quanto elemento costitutivo della santa e vivente Tradizione e legge della nostra fede (cf. CCC 1124 , 1125) e, per Grazia divina,  assolutamente convinti che “Nella liturgia terrena noi partecipiamo per anticipazione alla liturgia celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo; insieme con tutte le schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di aver parte con essi; aspettiamo come Salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli comparirà, egli che è la nostra vita, e noi saremo manifestati con lui nella gloria” (cf. Sacrosanctum Concilium §8), senza esclusione di qualunque Rito o Uso liturgico la cui lex orandi fu sempre costituita dalla lex credendi della Chiesa dai tempi apostolici ai giorni nostri, siamo il vero Katechon.

Noi, non ci lasciamo “così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come insegnamento della Chiesa, quasi che il giorno del Signore sia imminente. 3 Nessuno ci potrà ingannare in alcun modo! Prima, infatti, dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione4 colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. 5 Noi ci ricordiamo che San Paolo nella sua 2 Thess, 2, veniva dicendo queste cose! 6 E ora sappiamo ciò che impedisce la sua manifestazione, cioè il Katechon, cioè noi fedeli, che avverrà nella sua ora. 7 Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene, cioè il Katechon, noi. 8 Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, 9 la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, 10 e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. 11 E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna 12 e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità.”

Scopo ed intento.

Il vantaggio che abbiamo noi laici rispetto al clero è che noi sovveniamo ai nostri propri bisogni umani vitali senza dipendere dalla Chiesa che mai ci ha dato un solo soldo, anzi è proprio la Chiesa che dipende sotto questo aspetto da noi, i quali paghiamo le nostre decime: abbiamo così la libertà di figli di Dio di essere obbedienti al Suo Magistero senza dover convincerci che l’essere a Lei fedeli voglia dire praticare paraculate varie, in realtà per causa di dipendenza fisica, psicologica, sociale e finanziaria rispetto a vitto, alloggio e carriera nel contesto di gerarchie molto umane e, fin troppo spesso, ben poco spirituali anche se ecclesiastiche.

Oggi, in questa riflessione, vorrei spingermi ad andare più lontano, senza guardare in faccia a nessuno, nell’approfondimento spirituale di cosa significano questi eventi per me, cattolico verace e senza compromessi ideologici, che ama e crede la Chiesa senza se e senza ma e alla Quale obbedisce con religioso ossequio dell’intelletto e della volontà.

Vorrei in queste prossime righe disegnare con un semplice getto come uno primo schizzo di una riflessione all’incrocio tra spiritualità, teologia e filosofia che, Dio volente, evolverà in un quadro finito ad opera di altri ben più bravi e santi secondo le loro competenze e soprattutto la santità generosa delle loro vite. Oppure no: Fiat Voluntas Dei omnia et semper.

Come mia abitudine, non mi interesseranno le cause accidentali, o il tempo che è per il fisico in me semplice epifenomeno tra tanti altri senza nessuna realtà in sé e per il filosofo, che riflette con intelligenza a proposito del reale, pura distorsione dell’anima prodotta dall’effetto stereoscopico tra la propria realtà ontologicamente eviterna e quella materiale accidentale piagata dal peccato originale: solo mi interesserà in queste prossime righe tentare di contemplare quel che è, in quanto tale, per quanto umanamente possibile, ben cosciente che esso sempre trabocca aldilà di quel che mi è dato comprendere pienamente.

La riflessione che desidero condividere con voi porterà sul Katechon (κατέχων) ma senza accenti “apocalittici” nel senso di catastrofici: semmai ci sono stati periodi storici dove questo concetto proposto da San Paolo possa trovare la sua spiegazione e realizzazione in modo particolarmente significativo è ben questo. Tra l’altro. anche perché, grazie agli insegnamenti del S.S. Concilio Vaticano II, è ormai possibile circoscrivere con più esattezza alcuni concetti ben precisi che, ne sono convintissimo, ci aiuteranno a penetrarne il significato in modo davvero pregnante e coinvolgente per ognuno di noi.

In Pace

(Continua)



Categorie:Attualità cattolica, Ermeneutica della continuità, Filosofia, teologia e apologetica, For Men Only, Liturgia e Sacra scrittura, Simon de Cyrène

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