«Traditionis Custodes»: Togliere Di Mezzo Il Katechon (2Tessalonicesi 2:7) Secunda Pars

κατέχων

Come noi tutti sappiamo il termine katechon appare nella 2 Tess, 2 citato qui sopra, termine misterioso per noi però perfettamente capito dai recipienti di quella lettera di San Paolo, ma che anche Sant’Agostino ha ammesso essergli perfettamente incomprensibile (Civitas Dei, XX, 19, 2).

È stato tradizionalmente interpretato come una forza che frena l’arrivo dell’anomia, del Figlio della Perdizione, dell’Anticristo giovanneo. Probabilmente appoggiandosi anche su Romani 13, 1-7, nelle tradizioni cattoliche e ortodosse il katechon è stato interpretato come  lo stesso Impero Romano (nella sua accezione neutra in 2 Tess 2,6) o proprio in quanto imperatore di Roma (nella sua accezione maschile in 2 Tess 2, 7): al punto che ancora oggi certi movimenti ortodossi (dopo la sua visita al Monte Athos nel 2016) identificano il Presidente russo Putin come essendo il Katechon della Chiesa Ortodossa nei tempi presenti che la difende dal modernismo e dal cripto-cattolicesimo .

Da tutti questi elementi emergono però tre punti precisi:

(1) il katechon è riconosciuto nella comunità nella quale è supposto trovarsi e, secondo 2 Thess 2, tale comunità sente impedente la venuta della fini dei tempi e, esattamente, come dice Sant’Agostino questo può essere incomprensibile in altri contesti ;

(2) il katechon lungo tutta la storia della Chiesa non è mai stato identificato ad Essa ma piuttosto ad un principio laico, spesso statale che si assume questa carica di ordinare la realtà umana e storica ad un momento dato;

(3) il katechon è un principio neghentropico che lotta, quindi, contro l’entropia, diremmo contro l’akrasia propria dell’umanità che cerca di correre verso l’assenza di regole, di etica, di altruismo, in un quadro libertario, immorale propizio alla venuta dell’Anticristo.

La questione per noi, in quanto comunità di cattolici credenti è quindi di capire da dove l’anomia, la distruzione della società umana e ecclesiastica provenga al giorno d’oggi e da lì guardare chi e/o cosa in realtà possa funzionare da freno a questo processo di delezione che ci conduce direttamente alla “liberazione” dell’Empio nei nostri “ultimi tempi”.

Quel che caratterizza la nostra epoca è proprio il voler tagliare la connessione della nostra società dalle sue radici umane, culturali, storiche: tutto lo sfacelo che assistiamo intorno a noi è il risultato di una Cancel Culture che si è sempre meno surrettiziamente messa in evidenza durante tutto il XX secolo e che oggi domina completamente tutti i campi attinenti all’umano. Dal rendere gli studi sempre meno impegnanti e approfonditi lasciando perdere letteratura, latino greco, filosofia, creando generazioni sempre più beote da 50 anni se non aldilà; dal rendere la morale, eppure etimologicamente, l’insieme delle abitudini e tradizioni di un popolo dato, una semplice nozione positivistica senza radice in sé, con il risultato di avere aborto, contraccezione, eutanasia, poter di acquisto come fine ultimo concreto nella vita, teorie del Gender in opposizione a quel che è realtà oggettiva; dal rendere la politica un semplice gioco nominale e statistico senza nessuna nozione di bene comune dove per bene comune si intende elevare la libertà dei cittadini aiutandoli positivamente nell’esercizio delle virtù umane, invece che nello sbrodolamento nei peggiori vizi elevati a rango di “diritti umani”.

Purtroppo anche nella nostra Chiesa osserviamo questa Cancel Culture applicata nella pratica da almeno un secolo in qua, quando ci si “dimentica” di ricordare ai cattolici che il fine della loro vita è di diventare dei santi, quasi dei santi da altare con tutto l’eroismo che ne consegue; quando si facilita talmente l’accesso alla Santa Comunione da “dimenticare” che bisogna essere in stato di grazia cioè di tentare concretamente di vivere quell’eroismo di cui sopra con l’aiuto della Grazia santificante e di frequentare assiduamente il Sacramento della Penitenza; quando si tratta di dimenticarsi di insegnare “i fini ultimi”; di chiedersi perché c’era davvero bisogno che il Cristo desse la Sua vita, di quanto l’insegnamento di Cristo è divisivo quanto una spada affilatissima e assolutamente radicale nella Sua proposta; oppure quando arriviamo al presente papato il quale sistematicamente rovescia l’insegnamento stesso di Cristo per presentarcene una proposta mondana masticabile da tutti senza chiedere nessuna conversione reale a nessuno.

Non pretendo fare una lista o un’analisi esaustiva: questi punti sono giusto qui per mettere in evidenza solamente una microscopica parte di quanto si è perso sul piano del Logos, di quanto si scivoli verso l’anomia sia in campo sociale che in quello ecclesiastico.

La domanda seguente da porsi è sapere cosa potrebbe opporsi a questi processi, capire cosa risponderebbe ai tre punti cui sopra per definire cosa o chi sia il katechon, se ce n’è uno solo: deve essere laico, storicamente esistente in questo momento e deve essere un principio neghentropico nella sua essenza.

La mia tesi è che il Katechon del XXI secolo, in quanto “neutro”,  sia la Tradizione in quanto tale perché per Sua natura si oppone alla Cancel Culture generalizzata e che in quanto persona, in quanto “maschile”, siano i fedeli cattolici che vivono della Tradizione, cioè quei cattolici che con il loro Sensus Fidei Fidelium sono la Tradizione Vivente che accompagna la Chiesa lungo la Sua storia con la loro fede in credendo.

Nel prossimo articolo di questa serie mi permetterò di discutere con voi questo aspetto che è stato specialmente sviluppato nella Lumen Gentium, nel CCC, e anche dalla Commissione Teologica Internazionale nel 2014.

In Pace

(Continua)

(Inizio)



Categorie:Ermeneutica della continuità, Filosofia, teologia e apologetica, For Men Only, Magistero, Simon de Cyrène

9 replies

  1. Lho letto in contemporanea con questo altrettanto interessante

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2021/08/mons-paprocki-sulla-traditionis.html?m=1

    Lo lascio qui in caso, per eventuali commenti, perché nell’altro articolo è diventato difficile reperire i nuovi.

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    • Ottima riflessione di Mons Paprocki, in effetti, grazie Minstrel per avercela portata a conoscenza.

      Sottolineo in particolare:
      (a) il suo distanziarsi dall’art 1:Non credo che unità significhi necessariamente uniformità, che facciamo tutto allo stesso modo, soprattutto in un’epoca che celebra la diversità. La sfida è come provvedere a una certa diversità nei nostri stili di culto che non ci dividerà, su ciò in cui crediamo fondamentalmente, o nella capacità di amore reciproco e verso Dio.”

      (b) rifiuta la menzognera affermazione di Papa Francesco che la celebrazione della forma straordinaria sia associata al rifiuto assoluto del Concilio Vaticano II: “Non credo che sia il caso; certamente non nella mia esperienza.”

      (c) condivide una posizione che ho espresso più volte: “Ma vorrei chiarire che quando alcune persone mettono in dubbio il successo del Concilio Vaticano II, non ne mettono necessariamente in discussione la validità. Con ciò intendo dire che è possibile affermare che il Concilio, almeno fino ad oggi, non è riuscito a raggiungere alcuni dei suoi obiettivi. È diverso dal dire che non è valido.”

      (d) trova incredibile certe affermazioni aberranti del TC: “Ebbene, se in questo momento si celebra la forma straordinaria in una chiesa parrocchiale, cosa si dovrebbe fare? Non credo [LOL, nota di SdC] che il Santo Padre chieda che i fedeli vengano cacciati dalla parrocchia. Non credo stia dicendo che bisogna spostarli in palestra o ricostituire lo status canonico da chiesa a santuario o oratorio.”

      (e) afferma un’evidenza luminosa: “E, naturalmente, dobbiamo raggiungere i nostri fratelli e sorelle separati, con l’obiettivo di portare l’unità alla Chiesa. Ma il modo per farlo non è adottare un approccio protestante alla liturgia o alla musica. “

      (f) gioca sulle frase ambigue del testo per renderlo inoperante pur restando nel quadro generico dell'”obbedienza” gerarchica.

      In Pace

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  2. “La mia tesi è che il Katechon del XXI secolo, in quanto “neutro”, sia la Tradizione in quanto tale perché per Sua natura si oppone alla Cancel Culture generalizzata e che in quanto persona, in quanto “maschile”, siano i fedeli cattolici che vivono della Tradizione, cioè quei cattolici che con il loro Sensus Fidei Fidelium sono la Tradizione Vivente che accompagna la Chiesa lungo la Sua storia con la loro fede in credendo.”

    Infatti, mentre Summorum Pontificum restituiva ai laici fedeli la possibilita’ di vivere la Tradizione Vivente LITURGICA SENZA DOVER CHIEDERE IL PERMESSO ai vescovi, cioe’senza la gentile concessione degli ecclesiastici, riconoscendo che non e’ una “concessione” il poter assistere alla Messa VO, ma una liberta’ essenziale dei fedeli laici, con TC si ritorna indietto ad un clericalismo che solo puo’decidere come e in che modo i fedeli laici possano vivere la Liturgia. Di questo andazzo ‘bisognera’ per recitare pubblicamente il Rosario o le Litanie chiedere il.permesso al parroco il quale dovra’ chiederlo al Vescovo, , permesso che sarà: accordato previo esame del fedele che non reciti il Rosario con mentalita’ “pre-conciliare” .
    L’opinione di Mons.Paprocki citata da Mistrel va proprio a conferma di questo: secondo tale opinione TC non andrebbe affatto contro la Messa VO in se’ stessa ,semplicemente la metterebbe sotto la permissione benevola e caso per caso del vescovo.Col dovuto discernimento ( e accompagnamento ?)
    Cioe’i fedeli laici sono trattati paternalisticamente da fanciulli un po’ stravaganti, da assecondare eventualmente se sono solo innocui passatisti ,da estirpare se probabili ribelli al CVII .
    Invece Summorum Pontificum ci trattava da uomini liberi, quali siamo, quali ci definisce Simon “Tradizione Vivente”

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    • Grazie Gian Piero.
      Siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda.
      In Pace

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    • Che un laico faccia qualcosa senza chiedere permesso al vescovo è anti-tradizionale ergo Francesco in questo ha fatto bene a ribadire l’autorità vescovile rimodulando Benedetto XVI che stabilì un principio erroneo.
      D’altronde chiunque invece prenda da sè iniziativa in una cosa giusta non ha bisogno delle concessione del SP giacché lo avrebbe dovuto e potuto fare da sè stesso subitaneamente, anzi è colpevole di aver aspettato il SP se avesse ritenuto la santa messa del 62 inabbandonabile.
      Come si capirà la situazione è stata abilmente ingarbugliata.

      Stanti a Tommaso d’Aquino la fusione dell’impero nelle cariche ecclesiali trasponeva il kathecon nella Chiesa.

      Un’ultima precisazione. L’uomo infame/iniquo, il figlio della Perdizione, la Bestia, propriamente non sono l’antiCristo che stanti a Giovanni sono coloro che ritengono il Verbo non fattosi carne, gente docetista, che ha ben poco a che fare col tipo del naturalismo umanistico che vuol rendersi DIO volendo addirittura sedersi nel suo Tempio ( che anche questo chissà qual è…)

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      • Benedetto consceva i vescovi e sapeva dell ‘inutilitá di cercare di cambiarli per altri. A Francesco piacciono e se no li cambia per vescovi del suo gusto. Se como dice Simon il Katechon é il popolo fedele Benedetto li dava il potere che gli manca per esserlo veramente.

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  3. Dopo questo lunghissimo ed articolato dibattito , aspro e pieno di spunti , emerge a mio parere al fine che per la maggior parte dei commentatori sarebbe stato meglio che la Chiesa avesse evitato di istituire il NO e avesse mantenuto sine die, anche dopo il concilio, le precendenti forme liturgiche tradizionali.
    Leggendo tra le righe (che come qualcuno si sarà accorto è una mia prediletta modalità interpretativa essendo appassionato di antropologia , sociologia e psicologia ) emerge intatta da parte di molti una sincera emozione verso il VO che , a seconda del commentatore, viene manifestata ben celata all’interno di ragioni più o meno dotte e razionali.
    D’altra parte nessuna ragione per quanto profonda può nascondere una emozione pura e sincera che dal cuore sgorga e che TC ha mortificato, come coltello che si rigira in piaga, dopo che qualche anno fa BXVI aveva dato la sensazione di aver fatto rientrare dalla finestra quello che sembrava uscito dalla porta.
    Augurando a tutti che la Chiesa possa in futuro trovare una modalità che possa avvicinarsi al desiderio del cuore di tutti , ma augurando a tutti noi anche di poter sopire le emozioni negative concentrando le nostre attenzioni sugli immensi doni che il Signore ci ha fatto , non mi resta che fare i migliori auguri per questa festa dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo, volgarmente chiamata ferragosto. A voi ed ovviamente a tutti i vostri cari ovunque si trovino.

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    • La liturgia deve essere degna di DIO, fedele al deposito apostolico, ed adattarsi ai tempi, modi e luoghi per favorire la discesa della grazia ( i sacramenti possono essere validi, ma possono essere inefficaci ).
      Essa dovendo portare all’unione con DIO è tutto meno che disposta ai voleri di chicchesia, alle loro emozioni, razionalizzazioni od estetismi vari. Non può adeguarsi ma deve imporsi semmai, non può abbassarsi ma costrigere all’elevazione personale.
      Quando la Chiesa si adeguerà al desiderio di qualsivoglia persona, probabilmente non sia avrà neanche più una liturgia valida.

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    • Anche a te Viandante. E grazie!

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