VETUS ET NOVUS ORDO (II) Biritualismo: contro-proposta a P. Augé. “The Return”

Messa secondo messale Paolo VI presso la Communauté Saint Martin

Messa secondo messale Paolo VI presso la Communauté Saint Martin

L’articolo di P.Augé apparso sul suo blog  “Liturgia Opus Trinitatis”  ha provocato varie reazioni  come la nostra o quella ascrivibile all’ottimo Don Morselli leggibile su MIL.

Alcuni autori, pochissimi, restano dalla loro parte della barricata avendo difficoltà ad affermare altro oltre che la forma ordinaria è perversa e che va da essere abolita oppure, all’opposto, che la forma straordinaria sia una vetustà impraticabile e che il S.P. sia esso da abolire.

Il blog Croce-via vuole essere, appunto, un crocevia, cioè un posto dove chi osa andare aldilà delle proprie barricate preconcette possa incontrare il “diverso”, lo “straniero”  e, debbo dire, che provo una certa soddisfazione  leggendo i nostri commentatori, tutti certamente di orizzonti e sensibilità differenti, ma tutti che cercano portare nel dibattito qualche argomento positivo per evitare una situazione di stallo come quella denunciata da P. Augé nel suo articolo originario.

Utenti come Andrea Carradori, nota firma della blogosfera tradizionale, chiede un ritorno ai documenti del Concilio per attuarne l’ermeneutica della continuità (punto interessante perché qui non si chiede di dimostrarla ma di attuarla!, ndr) . Marcellonaccio, che si definisce come spirito moderno e che “venera” Paolo VI, si pone contro l’abrogazione del S.P. evitando ogni contaminazione del rito tridentino, promuovendo un’interpretazione del rito paolino senza abusi, l’uso del latino, l’uso preferenziale del canone I.

Vorrei metter in particolare evidenza l’intervento di Lycopodium in risposta al mio post precedente. Egli dissente colla mia proposta di modificare il Lezionario della forma straordinaria per allinearlo su quello ordinario essenzialmente per la difficoltà che tale modifica avrebbe di essere accettata nell’ “ambito tradizionalistico”.

Lycopodium propone però qualcosa di positivo che vale la pena, secondo me, di essere messo in evidenza e cioè , lasciando accessibili le due forme dell’unico rito romano, di promuoverne l’evoluzione “endogena” fino a che ambo raggiungano una nuova “stabilità”. Lo cito in extenso:

Il VO può evolvere solo:
1) seguendo SC,
2) seguendo – a modo proprio – le regole dello sviluppo omogeneo della liturgia (cfr. l’opera di A. Reid recentemente tradotta in italiano, almeno per la pars construens),
3) procedendo alle doverose integrazioni, al termine delle quali il VO si ritroverà ad essere riconosciuto da ogni cattolico come parte integrante del movimento di re-instaurazione liturgica sancito dalla SC, cosa che non equivarrà a de-tridentinizzare il VO [un ottimo esempio di questo tipo di integrazione è possibile ravvisarlo nella nuova “preghiera per il popolo ebraico” nella liturgia del Venerdì Santo, come di recente approvata da Benedetto 16°].

* Il NO può evolvere solo:
1) seguendo SC,
2) ricercando retrospettivamente se vi siano state, nelle innovazioni introdotte, delle eccezioni o delle violazioni delle regole dello sviluppo omogeneo della liturgia
3) procedendo alle doverose rettifiche, al termine delle quali il NO si ritroverà ad essere riconosciuto da ogni cattolico come parte integrante della Tradizione, cosa che non equivarrà a tridentinizzare il NO.

Vorrei, a questo punto fare due commenti circa la mia proposta, che nel mio spirito volevasi solo una risposta puntuale, pastorale, urgente e ad hoc (“oggi come oggi”) al problema posto da P.Augé: (a) modifiche come quella che proponevo dovrebbe essere pilotata dalla E.D., ma la concezione praticata e sviluppata assieme con gli istituti E.D. tenendo conto delle specificità della forma tridentina e non imposta dall’alto; (b) lungi da me di voler de-tridentinizzare il rito; (c) la mia proposta si voleva, nella mia intenzione, integrata in uno “sviluppo omogeneo”  a più lungo termine rispettoso del genio stesso della messa tridentina.

Quel che è particolarmente attraente nel programma di Lycopodium è che non pretende tridentinizzare il rito Paolo VI ovunque perdendone così l’intuizione che lo caratterizza e, d’altro canto, non ricerca una de-tridentinizzazione del rito Pio V che condurrebbe ad un controsenso.

Messa Parrocchiale secondo Messale Paolo VI secondo la Communauté Saint Martin

Messa Parrocchiale secondo Messale Paolo VI celebrata da sacerdoti secolari della  Communauté Saint Martin

Se il programma di Lycopodium fosse accettabile/accettato, allora la riflessione dovrebbe vertere su quali sviluppi omogenei ci dovremmo concentrare nelle due forme affinché rispettino la SC: cioè, in realtà, sul come applicare il principio di ermeneutica della riforma nella continuità, che struttura la vita stessa della Chiesa dagli Apostoli fino a noi, al campo liturgico, al fine di garantire che i problemi oggettivi posti da P.Augé siano risolti.

In Pace

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Categorie:Liturgia e Sacra scrittura

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5 replies

  1. Mi permetto di aggiungere questa informazione di Don Camillo nel suo blog in risposta ad un mio commento:
    “… imminente era l’uscita di un nuovo Lezionario o meglio di un Lezionario domenicale festivo e solenne con le letture per il NO tratte dal VO, come Lezionario sempre facoltativo da aggiungere agli altri tre cicli e l’introduzione ma facoltativamente dell’Offertorio vecchio per il NO. E delle orazioni latine dei nuovi Santi da aggiungere al VO, io stesso me ne sono interessato. Ma qualcosa come sappiamo ha bloccato tutto!

    … Mi pare che Mons. Fellay ne abbia parlato da qualche parte, ad ogni modo, questa era secondo le sue informazioni la Riforma Benedettina in procinto di essere varata.

    Riforma caldeggiata ovviamente non solo dalla SPX, ma anche da molte anime che desideravano una pacificazione liturgica e di sana convivenza nelle parrocchie.

    Si avrebbe così avuto la possibilità di avere, in linea teorica, parrocchie bi ritualiste dove almeno la domenica ci sarebbe stata una unità di predicazione e di linea pastorale condivisa. Che non è poco!

    Circa poi i giorni feriali, l’ordinamento del Messale NO prevede che fuori dai Tempi Forti il sacerdote abbia la facoltà di scegliere le letture che possano essere utili per una propria linea pastorale. Va da se che anche nei giorni feriali ci sarebbe stata una medesima impostazione.”

    Ovviamente, quel che dice Fellay è sempre da prendere con pinze lunghissime, ma quel che è interessante è l’approccio che dice il Vaticano avrebbe studiato e che va, secondo me , nel senso di evoluzione omogenea/organica di cui si parla nel post qui sopra. Anche se, onestamente, avrei piuttosto visto il Lezionario festivo del NO applicato al VO e non viceversa…..
    In Pace

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    • avrei piuttosto visto il Lezionario festivo del NO applicato al VO e non viceversa…

      che sia per questo motivo che è saltato tutto? 🙂

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      • Non è da escludere se ciò fosse il caso. 😉
        Ma non dimentichiamoci che la fonte citata da Don Camillo è conosciuta per raccontarsele non poco…
        Limitiamoci, nel nostro dialogo con P. Augé ad analizzare questo tipo di proposizione che è pur sempre interessante indipendentemente dall’origine.
        In Pace

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  2. E comunque qualcuno faccia sapere a Mic che ha in home da mesi un’immagine di una celebrazione NO, cioè la medesima in apertura a questo articolo. 🙂

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  1. VETUS ET NOVUS ORDO (IV): CONTINUANDO LA RIFLESSIONE CON P.AUGÉ. | Croce-Via
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