«Traditionis Custodes»: Togliere Di Mezzo Il Katechon (2Tessalonicesi 2:7) Tertia Pars

Popolo di Dio e Sensus Fidei Fidelium

Noi laici siamo il nerbo del Popolo di Dio come lo definisce con precisione il S.S. Concilio Vaticano II (SSCVII) in particolare la costituzione dogmatica Lumen Gentium nei suoi capitoli II e IV (LG) per brevità vale la pena di riferirsi al CCC §781-§801.

Cosa caratterizza specificamente il Popolo di Dio è descritto precisamente al §782 del CCC e sono essenzialmente gli aspetti seguenti :

(1) Esso non è circoscritto ad un particolare, luogo, tempo o stirpe;

(2) se ne diventa membri mediante la Fede in Cristo ed il Santo Battesimo;

(3) ha per Capo il Messia stesso;

(4) “ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio” (Lumen Gentium);

(5)  “Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati” (LG);

(6) “Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo. «Costituisce per tutta l’umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza»”. (LG);

(7) «E, da ultimo, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento» (LG)

Questo precisa la LG nel suo capitolo IV a proposito dei laici (grassetti miei): Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro, quindi, particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore.”

Ritornando al CCC §785 che cita di nuovo LG vi leggiamo per giunta che: “«Il popolo santo di Dio partecipa pure alla funzione profetica di Cristo». Ciò soprattutto per il senso soprannaturale della fede che è di tutto il popolo, laici e gerarchia, quando «aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi» e ne approfondisce la comprensione e diventa testimone di Cristo in mezzo a questo mondo.”

Vale anche la pena di rimettere in risalto il CCC §798 “Lo Spirito Santo è «il principio di ogni azione vitale e veramente salvifica in ciascuna delle diverse membra del corpo». Egli opera in molti modi l’edificazione dell’intero corpo nella carità: mediante la Parola di Dio « che ha il potere di edificare » (At 20,32); mediante il Battesimo con il quale forma il corpo di Cristo; mediante i sacramenti che fanno crescere e guariscono le membra di Cristo; mediante la grazia degli Apostoli che, fra i vari doni, viene al primo posto; mediante le virtù che fanno agire secondo il bene, e infine mediante le molteplici grazie speciali (chiamate « carismi »), con le quali rende i fedeli « adatti e pronti ad assumersi varie opere o uffici, utili al rinnovamento della Chiesa e allo sviluppo della sua costruzione »”.

Riassumiamo quel che la Chiesa ci insegna finora:

(a) il fatto che, secondo il S.S. Concilio Vaticano II, il ruolo di ordinare e illuminare tutte le cose temporali, cioè un’attività eminentemente neghentropica spetti particolarmente ai laici, ci pone, per l’appunto, noi laici nella posizione di essere ottimi candidati al titolo di “Katechon”, nella società nella quale viviamo, che sia essa civile e anche religiosa

(b) questo ruolo si sviluppa quando i laici aderiscono indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmesse ai santi: cioè quando il popolo santo di Dio è fedele alla tradizione che lo lega ai santi

(c) tali fedeli laici sono mossi dallo Spirito Santo quando ascoltano la Parola di Dio, frequentano i sacramenti, agiscono come lo Spirito Santo vuole che agiscano

 A questo punto, conviene andarsi a leggere un documento molto interessante pubblicato dalla Commissione Teologica Internazionale (CTI) nel 2014 intitolato Il Sensus Fidei nella Vita della Chiesa e reperibile qui.

La CTI non è Magistero Autentico, ma l’espressione della riflessione dei teologi mandati dalla Santa Sede per riflettere su problematiche specifiche: è il terzo dei tre pilastri sul quale si sviluppa il Magistero, dopo la gerarchia dei vescovi, e dopo il popolo di fedeli che hanno, per l’appunto, questo sensus fidei, mentre i teologi hanno per vocazione di scrutare intellettualmente queste verità di fede. Può anche capitare che alla CTI si esprimino opinioni molto tangenti all’ortodossia anche perché, per sua natura, è sotto la pressione “politica” della Santa Sede, come avvenne, ad esempio, nel 2017, quando essa propose tesi strampalate sulla partecipazione remota al male concepita “temporalmente” rispetto alla problematica dell’uso di aborti volontari per lo sviluppo dei vaccini, tesi che contraddicono gli insegnamenti sicuri del Magistero Autentico precedente. Però, quelli della CTI, sempre sono documenti interessantissimi da leggere in quanto fanno il punto teologico lungo i secoli, come anche sulla ricerca teologica in corso, dell’aspetto che studia. È il caso di questo documento del 2014, che, malgrado sia stato pubblicato durante il Papato attuale, presenta nondimeno nella sua essenza una dottrina perfettamente ortodossa e aggiornata dell’insegnamento della Chiesa in questa materia.

Tutto il testo linkato più sopra è da essere letto da ciascuno di voi, prendendo il tempo di capirlo e meditarlo: qui estraggo solo gli elementi che hanno direttamente a che fare con il mio proposito.

In termini di definizione la CTI stabilisce al suo punto 3 che “Da una parte, il sensus fidei fa riferimento alla personale attitudine che il credente possiede, all’interno della comunione ecclesiale, di discernere la verità della fede. Dall’altra, il sensus fidei fa riferimento a una realtà comunitaria ed ecclesiale: l’istinto di fede della Chiesa stessa, per mezzo del quale essa riconosce il suo Signore e proclama la sua Parola. Il sensus fidei inteso in questo senso si riflette nel fatto che i battezzati convergono nell’adesione vitale a una dottrina di fede o a un elemento della praxis cristiana. Questa convergenza (consensus) riveste un ruolo vitale nella Chiesa: il consensus fidelium è un criterio sicuro per determinare se una particolare dottrina o una prassi particolare appartengono alla fede apostolica. Nel presente documento utilizzeremo il termine sensus fidei fidelis per fare riferimento all’attitudine personale del credente a operare un giusto discernimento in materia di fede, e quello di sensus fidei fidelium per fare riferimento all’istinto di fede della Chiesa stessa

Il punto 4 del documento è un perno in quanto mette in evidenza un punto ecclesiale estremamente importante e che mostra quanto il S.S. Concilio Vaticano II sia imprescindibile: “4. L’importanza del sensus fidei nella vita della Chiesa è stata fortemente sottolineata dal concilio Vaticano II. Respingendo la distorta rappresentazione di una gerarchia attiva e di un laicato passivo, e in particolare la nozione di una rigorosa separazione fra Chiesa docente (Ecclesia docens) e Chiesa discente (Ecclesia discens), il Concilio ha insegnato che tutti i battezzati partecipano secondo il modo che è loro proprio alle tre funzioni di Cristo profeta, sacerdote e re. Ha in particolare insegnato che Cristo esercita la funzione profetica non soltanto per mezzo della gerarchia, ma anche attraverso il laicato.”

Questo punto è cruciale, perché questo vuol dire che noi, fedeli cattolici, nel nostro ruolo di Katechon in particolare, partecipiamo attivamente a questa funzione profetica della Chiesa che non è più l’appannaggio di una gerarchia: il S.S. Concilio Vaticano II ci da quindi i mezzi soprannaturali e umani di lottare contro una gerarchia corrotta qualora questo dovesse avvenire e, di fatto, avviene, senza avere a dover giustificare la nostra posizione, che sarebbe stata alquanto in equilibro se fossimo “solo” una Chiesa Discente.

Nella seconda parte del documento ai punti 48 e ss la CTI analizza cosa significhi il sensus fidei per un singolo credente. In particolare, desidero mettere qui in rilievo certi passaggi dei punti 55, 56 e 57:

55: Il sensus fidei fidelis è di per sé infallibile in ciò che riguarda il proprio oggetto, la vera fede. Tuttavia, nell’universo mentale concreto del credente le giuste intuizioni del sensus fidei possono trovarsi mescolate a diverse opinioni puramente umane, o anche a errori dovuti ai limiti di un dato contesto culturale.

56: Il sensus fidei fidelis deriva dalla virtù teologale della fede. Questa virtù è una disposizione interiore, suscitata dall’amore, ad aderire senza riserve alla totalità della verità rivelata da Dio non appena questa è percepita come tale

57: Essendo una proprietà della virtù teologale della fede, il sensus fidei fidelis si sviluppa in proporzione allo sviluppo della virtù della fede. Più la virtù della fede si radica nel cuore e nello spirito dei credenti e informa la loro vita quotidiana, più il sensus fidei fidelis in essi si sviluppa e si fortifica. Ma poiché la fede, intesa come forma di conoscenza, è fondata sull’amore, per animarla e informarla si rende necessaria la carità, al fine di farne una fede viva e vissuta (fides formata). Il rafforzamento della fede nel credente dipende dunque particolarmente dalla crescita in lui della carità, e il sensus fidei fidelis è per questa ragione proporzionale alla santità della sua vita. San Paolo insegna che «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Ne consegue che lo sviluppo del sensus fidei nello spirito del credente si deve in particolare all’azione dello Spirito Santo. In quanto Spirito d’amore, che infonde l’amore nel cuore umano, lo Spirito Santo apre ai credenti la possibilità di una conoscenza più profonda e più intima di Cristo Verità, sulla base di un’unione di carità: «Mostrare la verità conviene propriamente allo Spirito Santo, poiché è l’amore che svela i segreti».

Mentre i punti seguenti, in particolare 60, 61, 62, 63 mettono in evidenza quale siano le manifestazioni del sensus fidei nella vita personale dei credenti:

60. Si possono segnalare tre manifestazioni principali del sensus fidei fidelis nella vita personale del credente. Il sensus fidei fidelis permette a ogni credente: 1) di discernere se un insegnamento particolare o una prassi specifica che incontra nella Chiesa sono coerenti o meno con la vera fede per la quale egli vive nella comunione ecclesiale (cf. sotto, nn. 61-63); 2) di distinguere nella predicazione l’essenziale dal secondario (n. 64); e 3) di determinare e mettere in pratica la testimonianza da rendere a Gesù Cristo nel contesto storico e culturale particolare nel quale egli vive (n. 65).

61…. Il sensus fidei fidelis conferisce al credente la capacità di discernere se un insegnamento o una prassi sono coerenti con la vera fede della quale egli già vive. Se i singoli credenti percepiscono o «sentono» questa coerenza, spontaneamente accordano l’adesione interiore a quegli insegnamenti, o si impegnano personalmente a quelle pratiche, che si tratti di verità già esplicitamente insegnate o non ancora.

62. Il sensus fidei fidelis consente anche a ogni credente di percepire una disarmonia, un’incoerenza o una contraddizione fra un insegnamento o una prassi e la fede cristiana autentica di cui vive. Egli reagisce allora alla maniera di un melomane che percepisce le note sbagliate nell’esecuzione di un brano musicale. In questo caso i credenti resistono interiormente agli insegnamenti o alle pratiche in questione e non li accettano o non vi prendono parte. «L’habitus della fede possiede questa capacità grazie alla quale il credente è trattenuto dal dare il proprio assenso a ciò che è contrario alla fede, proprio come la castità si trattiene in relazione a ciò che è contrario alla castità».

63. Avvertiti dal proprio sensus fidei, i singoli credenti possono giungere a rifiutare l’assenso a un insegnamento dei propri legittimi pastori se non riconoscono in tale insegnamento la voce di Cristo, il buon Pastore. «Le pecore lo seguono [il buon Pastore] perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei» (Gv 10,4-5). Per san Tommaso un credente, anche privo di competenza teologica, può e anzi deve resistere in virtù del sensus fidei al suo vescovo se questo predica cose eterodosse. In tal caso il credente non innalza se stesso a criterio ultimo della verità di fede: al contrario, di fronte a una predicazione materialmente «autorizzata» ma che lo turba, senza che ne possa spiegare esattamente la ragione, egli differisce il proprio assenso e si appella interiormente all’autorità superiore della Chiesa universale.

64. Il sensus fidei fidelis permette al credente di distinguere anche nella predicazione fra ciò che è fondamentale per la fede cattolica autentica e ciò che, senza essere formalmente contrario, è solo accidentale o anche indifferente in relazione all’essenza della fede. Ad esempio, in virtù del loro sensus fidei, i singoli credenti possono relativizzare certe forme particolari di devozione mariana nel nome stesso della propria adesione al culto autentico della vergine Maria. Possono anche prendere le distanze da una predicazione che confonde indebitamente la fede cristiana a scelte politiche particolari. Mantenendo lo spirito del credente centrato su ciò che è essenziale alla fede, il sensus fidei fidelis garantisce un’autentica libertà cristiana (cf. Col 2,16-23) e contribuisce alla purificazione della fede.

65. Grazie al sensus fidei fidelis, e col sostegno della prudenza soprannaturale donata dallo Spirito, il credente è in grado di percepire, all’interno dei nuovi contesti storici e culturali, quali possono essere i mezzi più adatti a rendere una testimonianza autentica alla verità di Gesù Cristo e di conformarvi le proprie azioni. Il sensus fidei fidelis riveste così una dimensione prospettica nella misura in cui, fondandosi sulla fede già vissuta, permette al credente di anticipare uno sviluppo o un’esplicitazione di una data prassi cristiana. In forza del legame reciproco fra la pratica della fede e l’intelligenza del suo contenuto, il sensus fidei fidelis contribuisce affinché emergano e siano illuminati determinati aspetti della fede cattolica che prima erano solo impliciti; e in forza del reciproco legame fra il sensus fidei del credente e il sensus fidei della Chiesa in quanto tale, ovvero il sensus fidei fidelium, tali sviluppi non sono mai soltanto privati, ma sempre di natura ecclesiale. I fedeli sono continuamente in relazione gli uni con gli altri, come pure con il magistero e con i teologi, nella comunione ecclesiale.

67. La Chiesa intera, laicato e gerarchia insieme, è investita della responsabilità della rivelazione contenuta nelle sacre Scritture e nella viva Tradizione apostolica, e di questa si fa mediatrice nella storia. Il concilio Vaticano II ha dichiarato che le sacre Scritture e la Tradizione «costituiscono un unico deposito sacro della parola di Dio» che è «affidato alla Chiesa», ossia a «tutto il popolo santo, unito ai suoi pastori». Il Concilio ha chiaramente insegnato che i fedeli non sono soltanto i destinatari passivi di ciò che la gerarchia insegna e che i teologi esplicitano; essi sono al contrario soggetti viventi e attivi in seno alla Chiesa. In questo contesto, il Concilio ha sottolineato il ruolo vitale ricoperto da tutti i credenti nell’espressione e nello sviluppo della fede; la «Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo».

68. …Ne consegue che per la grazia dello Spirito Santo, il quale ricorda alla Chiesa tutto ciò che Gesù ha detto e compiuto (cf. Gv 14,26), i credenti fondano la propria vita di fede e l’esercizio del sensus fidei sulle Scritture e sull’ininterrotta Tradizione apostolica.

70. Nell’attesa del ritorno del suo Signore … Il sensus fidei non è soltanto retrospettivo ma anche prospettico, e benché siano meno familiari gli aspetti prospettico e proattivo del sensus fidei rivestono una grande importanza. Il sensus fidei offre intuizioni che consentono di aprire il cammino buono attraverso le incertezze e le ambiguità della storia e una capacità di ascoltare con discernimento quanto hanno da dire la cultura umana e il progresso delle scienze. Esso anima la vita di fede e guida l’autentico agire cristiano.

75. Il legame tra il sensus fidelium e il magistero si trova in maniera particolare nella liturgia. I fedeli sono battezzati, per un sacerdozio regale, che essi esercitano principalmente nell’eucaristia, e i vescovi sono i «sommi sacerdoti» che presiedono l’eucaristia, dove esercitano pure di norma la funzione dell’insegnamento. L’eucaristia è la fonte e il culmine della vita della Chiesa. È qui che in modo specialissimo i fedeli e i loro pastori interagiscono, come un unico corpo, in vista di un unico scopo: rendere lode e gloria a Dio. L’eucaristia plasma e forma il sensus fidelium, ed essa contribuisce fortemente alla formulazione e all’affinamento delle espressioni verbali della fede, poiché è qui che l’insegnamento dei vescovi e dei concili è in ultima analisi «ricevuto» dai fedeli. Fin dai primi secoli del cristianesimo, l’eucaristia ha sostenuto la formulazione della dottrina della Chiesa, poiché è qui che si incontra e si celebra al suo vertice il mistero della fede, e i vescovi che presiedevano l’eucaristia nelle loro Chiese locali in mezzo al loro popolo fedele erano gli stessi che si riunivano nei concili per stabilire come esprimere al meglio la fede in parole e formule: lex orandi, lex credendi

Nei passi seguenti sono indicati le disposizioni che vanno da essere oggettivamente riscontrate per distinguere che vi sia autentica partecipazione al sensus fidei:

89. La prima e più fondamentale fra tutte le disposizioni è la partecipazione attiva alla vita della Chiesa. Non è sufficiente un’appartenenza formale alla Chiesa. Prendere parte alla vita della Chiesa significa una preghiera costante (cf. 1Ts 5,17); una partecipazione attiva alla liturgia, specialmente all’eucaristia; una celebrazione regolare del sacramento della riconciliazione; un discernimento e un esercizio dei doni e dei carismi ricevuti dallo Spirito Santo; e un impegno attivo nella missione della Chiesa e nella sua diakonia. Suppone l’accettazione dell’insegnamento della Chiesa in materia di fede e di morale; la volontà di seguire i comandamenti di Dio; e il coraggio di esercitare la correzione fraterna come pure di sottoporvisi.

92. Una partecipazione autentica al sensus fidei si fonda necessariamente su un ascolto profondo e attento della parola di Dio. Poiché la Bibbia è la testimonianza originale della parola di Dio, trasmessa di generazione in generazione nella comunità di fede,[111] la coerenza con la Scrittura e con la Tradizione è l’indice principale di un tale ascolto. Il sensus fidei è l’intelligenza della fede mediante la quale il popolo di Dio riceve «non più una parola umana, ma veramente la parola di Dio».[112]

95. Una disposizione fondamentale richiesta per un’autentica partecipazione al sensus fidei è quella di accettare il ruolo proprio della ragione in rapporto alla fede. Fede e ragione procedono insieme…

96. I soggetti del sensus fidei sono i membri della Chiesa che celebrano un «culto razionale» e accettano il ruolo della ragione illuminata dalla fede nelle loro convinzioni e nelle loro pratiche. …

97. Un’altra disposizione necessaria per un’autentica partecipazione al sensus fidei è l’attenzione al magistero della Chiesa e la volontà di ascoltare l’insegnamento dei pastori della Chiesa, come atto di libertà e di profonda convinzione. Il magistero si radica nella missione di Gesù, in particolare nella sua autorità di insegnamento (cf. Mt 7,29). Esso ha un intrinseco legame con la Scrittura e con la Tradizione; «nessuna di queste [tre] realtà sussiste senza le altre».[116]

99. Una partecipazione autentica al sensus fidei richiede la santità. La santità è la vocazione della Chiesa tutta e di ogni credente. Essere santi significa fondamentalmente appartenere a Dio in Gesù Cristo e nella sua Chiesa, essere battezzati e vivere la fede nella potenza dello Spirito Santo. La santità è, infatti, una partecipazione alla vita di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, ed essa tiene insieme l’amore di Dio e l’amore del prossimo, l’obbedienza alla volontà di Dio e l’impegno in favore dei fratelli. Si tratta di una vita sorretta dallo Spirito Santo, che i cristiani non cessano di invocare e di ricevere (cf. Rm 1,7-8.11), in particolare nella liturgia.

102. Un indizio sicuro di santità sono «la pace e la gioia nello Spirito Santo» (Rm 14,17; cf. 1Ts 1,6). Questi doni si manifestano prima di tutto su un piano spirituale, non psicologico o emozionale. …

127…. Il Concilio ha posto in una nuova luce l’idea della Tradizione, secondo la quale tutti i battezzati sono provvisti di un sensus fidei e tale sensus fidei è una risorsa fra le più importanti per la nuova evangelizzazione.[145] Grazie ad esso i fedeli sono in grado non soltanto di riconoscere quanto è in accordo con il Vangelo e di rifiutare quello che gli è contrario…

Da tutto questo insegnamento che la Chiesa ci offre possiamo estrarre i punti seguenti:

(i) La Chiesa riconosce ai fedeli laici un ruolo oggettivo nel Magistero stesso della Chiesa che è direttamente in relazione all’intensità del sensus fidei dei detti fedeli, ridimensionando la concezione più antiquata di Chiesa Docente riservata ai vescovi e Chiesa Discente riservata a tutti gli altri fedeli

(ii) Per capire il grado di intensità del sensus fidei una persona o di un gruppo o comunità di persone le disposizioni necessarie sono messe in evidenza: preghiera, vita sacramentale intensa specialmente la confessione, obbedienza attiva nella propria vita concreta ai comandamenti di Dio e della Chiesa, ascolto della Scrittura e amore della Tradizione, obbedienza al Magistero, razionalità, e soprattutto SANTITÀ

La questione che ognuno di noi si deve porre è quindi, prima ancora di giudicare razionalmente quel che avviene intorno a noi, di valutare quale sia il nostro grado di intimità con il sensus fidei della Chiesa facendo un esame di coscienza circa la nostra vita di preghiera, il nostro coinvolgimento nella comunità ecclesiale nella quale Dio ci ha messi, la nostra regolarità alla vita liturgica, l’applicazione concreta del Magistero Autentico della Chiesa nelle nostre vite, ad esempio Humanae Vitae, la nostra frequentazione dei salmi e della Sacre Scritture, la nostra conoscenza della Tradizione in particolare come si esprime nella Liturgia che è il miglior “veicolo” che ci rilega direttamente agli stessi apostoli creando questa unità di lex credendi e lex orandi di cui parliamo da settimane.

Abbiamo visto che la Chiesa in Lumen Gentium stesso ci chiede di essere principio di ordine e di illuminazione nella Chiesa e nel mondo, cioè di essere il Katechon, de facto, della nostra epoca: con il concetto rimesso in valore nella nozione di sensus fidei fidelis et fidelium ci dice anche come farlo concretamente e questo passa dalla Liturgia, poco importano i libri specifici, qualora sono “illuminati dal di dentro” dalla lex orandi che la Tradizione ci trasmette senza soluzioni di continuità fino ad oggi garantendoci così l’integrità dell’annuncio del Vangelo e della lex credendi dalla Santa Pentecoste alla nostra generazione, come anche l’autorevolezza della Chiesa in quanto Corpo Totale di Cristo.

Chi ama la Liturgia ne ama la Tradizione e la vive nella propria vita: egli diventa Tradizione Vivente incarnandola nella realtà della generazione alla quale partecipa e non esprime un insegnamento dogmatico in quanto tale che non è il suo ruolo specifico in quanto fedele, ma la rende viva e concreta nel reale realizzando nella propria vita la santità stessa di Gesù, il Cristo, grazie all’opera dello Spirito Santo.

Nella prossima puntata di questa miniserie, mi accingerò a riflettere, su come noi, in quanto katechon contemporaneo, dovremmo accingerci ad agire concretamente per realizzare il ruolo che la Divina Provvidenza ci ha impartito che è quello di frenare la venuta dell’Empio. E lo faremo in due tappe: la prima cercando di capire come questi cerchi di eliminarci in quanto Katechon per gioire del proprio via libera per tutto sottomettere al suo regno anticristico e la seconda sul come contrare questi tentativi con la grazia agente dello Spirito Santo.

In Pace

(Continua)

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Categorie:Attualità cattolica, Ermeneutica della continuità, Filosofia, teologia e apologetica, Liturgia e Sacra scrittura, Simon de Cyrène

2 replies

  1. L ‘ unica cosa che non mi quadra nella tua tesi Simon é che il Katechon sarebbe uno con potere da imporsi e veramente non vedo che lo abbiano i fedeli. Ma forse non ho capito.

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    • Ah… ma devi risalire al primo “episodio” della serie, dove interpreto il katekhon come principio neghentropico, che asseconda delle epoche e delle comunità può anche essere un potere nel senso politico del tempo.
      Ma all’epoca attuale questa realtà “politica” chiaramente non esiste.
      Quindi rimane il solo potere che sia ed è quello che la Chiesa nel SSCVII gli riconosce: illuminare e ordinare secondo le Scritture e la Tradizione, in particolare nel nesso unico che costituisce la Liturgia stessa.
      C’è chiaramente uno slittamento lungo i secoli di questa nozione: all’inizio chiaramente una realtà pagana, esterna alla Chiesa, l’Impero romano che funge da katekhon, poi c’è il Sacro Romano Imepro, cioè un potere che deriva la sua autorità dalla Chiesa, poi si è parlato degli ordini contemplativi come i parafulmini della Chiesa: penso davvero che questa missione ora è devoluta a noi cattolici fedeli alla tradizione e alla liturgia che la trasmette come l’eccelsiologia del SSCVII ora ci permette di concepirlo. E c’è un potere: potere di votare con i nostri piedi, cioè andando dove c’è una liturgia che realmente realizza la lex orandi di sempre, votando con il nostro supporto economico, utizzando tutti i mezzi che la società civile ci permette di utilizzare, e se necessario, prendendo il rischio di “catacombare”.
      Comunque l’esposizione della mia tesi non è ancora terminata.
      TC ci deve rendere coscienti del nostro ruolo peculiare nell’economia divina in questa epoca: per eterogenesi dei fini ormai siamo noi i Traditionis Custodes derisi da Francesco.
      In Pace

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