Pantaleo Carabellese – La filosofia o è anche metafisica, o non è

carabellese“La filosofia o è anche metafisica, o non è.

La metafisica infatti è «filosofia prima» cioè vera e propria filosofia, filosofia sic et simpliciter.

Se la filosofia fosse soltanto nei determinati problemi che si dicono filosofici e che dividono, per così dire, il territorio del sapere filosofico, la filosofia non ci sarebbe neppure in questi, perché mancherebbe il territorio stesso da dividere. La determinazione di tal sapere come filosofico in tutte le eventuali sue parti è data proprio dalla filosofia prima, che non è logica o etica, estetica o gnoseologia, psicologia o cosmologia ecc., ma che è necessariamente il presupposto di tutte queste insieme, ammesso che siano ritenute filosofia, ed è quindi il ceppo unico intorno a cui tutte le cosiddette scienze filosofiche rampollano: senza unità non v’ha filosofia, come non v’ha nulla.

Lo stesso problema della conoscenza, se per conoscenza intendiamo una speciale attività spirituale, presuppone quella metafisica, al cui fondamento invece esso vuol porre la propria soluzione. E se pur vogliamo la spiritualità tutta porre nel conoscere, questa stessa posizione richiede appunto una filosofia prima, che la giustifichi, che la dimostri. Il problema della conoscenza come tale non può dunque essere fondamentale rispetto alla filosofia prima. Si capisce, quindi, perché esso, quando tale si consideri, da problema gnoseologico si trasformi in logico e quindi in etico. Ed è così di ogni determinato problema che abbia preteso mettersi al posto di quello schiettamente metafisico.”

Pantaleo CarabelleseIl problema teologico come filosofia, 1931 (Ristampa anastatica Edizioni Scientifiche Italiane, 1994)  pag. 1.

viaNegativa

‘Veritas filia Temporis’

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Categorie:Aforismi

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10 replies

  1. Soggetto delicato quello della relazione tra conoscenza e metafisica: dimmi come ti relazioni al reale (come conosci) e io ti dirò quale è la tua metafisica…

    Comunque, da un punto di vista di esposizione metodologica, cominciare il processo di riflessione partendo dalla conoscenza permette di evidenziare tale nesso con sintetica eleganza.

    In Pace

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  2. Eh sì, la relazione tra conoscenza e metafisica è un nodo assai delicato. Le asserzioni di Caraballese sono corrette, ma molto generali. Bisognerebbe determinare con precisione che cosa si intenda con “metafisica”, perché gran parte della partita si gioca su questo (diciamo pure che è il campo di gioco, buona parte delle regole e parte della squadra). E già mi pare di udire nell’aria una venerabile e tremenda parola: “ontologia”; e la sua eco… logia… logia… logia… già spiega molto.

    Lo stesso problema della conoscenza, se per conoscenza intendiamo una speciale attività spirituale, presuppone quella metafisica, al cui fondamento invece esso vuol porre la propria soluzione. È ben detto. Tὸ γὰρ αὐτὸ νοεῖν ἐστίν τε καὶ εἶναι XD (a patto di intendersi, ancora una volta, sul senso del “νοεῖν” e dell’εἶναι). Caraballese fu un buon metafisico e un ottimo studioso (anche del neoidealismo italiano).

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    • Ammetto la mia cultura superficiale sulla materia. Wikipedia , alla voce metafisica, dice :

      “La metafisica è quella parte della filosofia che, andando oltre gli elementi contingenti dell’esperienza sensibile,[1] si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà, secondo la prospettiva più ampia e universale possibile.[2] Essa mira allo studio degli enti «in quanto tali» nella loro interezza,[3] a differenza delle scienze particolari che, generalmente,[4] si occupano delle loro singole determinazioni empiriche, secondo punti di vista e metodologie specifiche.
      Nel tentativo di superare gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che considera eterno, stabile, necessario, assoluto, per cercare di cogliere le strutture fondamentali dell’essere. In quest’ottica, i rapporti tra metafisica e ontologia sono molto stretti, tanto che sin dall’antichità si è soliti racchiudere il senso della metafisica nell’incessante ricerca di una risposta alla domanda metafisica fondamentale «perché l’essere piuttosto che il nulla?».[5]”

      Ti ci ritrovi ? (hanno messo ontologia 🙂 )

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      • Nel complesso sì. E non v’ha dubbio che la riflessione ontologica, la scienza dell’essere in quanto essere, sia da considerarsi la sua espressione più eminente.

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  3. Questo topic mi ha ricordato un ex utente di Crocevia, Tom. E quindi Bernard Lonergan. A quei tempi mi trovavo nella categoria super-ignorantissimi. Oggi sono passata ai super-ignoranti. Già meglio 😉
    Vi seguo con MOLTO interesse.
    Chi SA, scriva. Io leggo.

    Una breve domanda per Navigare: come giudica lei l’approccio di Lonergan all’argomento (problema della conoscenza)?

    (Da tenere presente la categoria di cui sopra, della quale faccio parte. Conosco solo alcune linee generali di questi temi, e Lonergan per averlo letto in rete – l’ho trovato comunque interessantissimo per le tante applicazioni “operative” che sembra aver trovato in diversi settori)

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  4. come giudica lei l’approccio di Lonergan all’argomento

    Nei riguardi di Lonergan rientro a pieno titolo nella categoria dei super-ignorantissimi 😥 . Il suo è un sistema sottilmente articolato, tale quindi da richiedere uno studio approfondito. Essendo però fondato su una sinergia di realismo aristotelo-tomista e criticismo kantiano, si pone in regioni molto lontane dai miei itinerari di navigazione vocazionali. L’emisfero è quello prediletto da Minstrel, Simon e Trianello, che sapranno darle senz’altro indicazioni circostanziate.

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  5. Il testo del Carabellese qui riportato è l’incipit assoluto del tomo da cui è tratto. Come fa notare giustamente Navigare, in quella introduzione vi sono affermazioni di carattere tuttosommato generale, abbastanza da metter in accordo molti, sicuramente non tutti. Bisognerà invece vedere se e chi potrà ancora condividere le conclusioni a cui l’Autore perviene.

    Vorrei aggiungere poi, prendendo spunto dalla risposta di Simon, che tramite l’analisi fenomenologica della conoscenza si deve prendere atto che l’uomo rivendica la conoscenza e la conoscenza della verità: egli è conscio di conoscere l’oggetto come altro da sé, come termine immediato della sua conoscenza. Ora, all’inizio di una filosofia, è un processo sicuramente legittimo (e probabilmente preferibile) quello “naturale-positivo”, il quale riconosce nel nostro-essere-nel-mondo (=io sono con il mondo ed il mondo è per me) il dato primordiale della coscienza, contrariamente a quel processo di riduzione che porta all’affermazione del valore assoluto dell’Io, del cogito (che in quanto tale poi, è un’astrazione), processo questo ultimo che si giustifica solo per la necessità di difesa dal dubbio scettico, ma che tutto è meno che naturale.

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  6. Non sono un filosofo ma sono d’accordo con la frase che la filosofia o è anche metafisica o non è.
    La interpreto nel senso che la filosofia o da’ una spiegazione della realtà, di tutta la realtà, fin dai suoi fondamenti o non serve a nulla.
    Da ragazzo, avrò avuto sedici anni , durante una estate lessi un libro di filosofia che mi colpì moltissimo. Era “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenauer.
    So benissimo che non è un libro cattolico o che spieghi la realtà in modo cattolico. Tuttavia io credo che quella di Schopenauer sia metafisica. Cioè tentativo di spiegare la realtà. Io fui colpito moltissimo da quella lettura. Per anni quella lettura influì sui miei pensieri e sulla MIA CONCEZIONE DELLA REALTà.
    So che voi mi direte che Schopenauer è superato che la sua metafisica è datata ecc.ecc., eppure vi dico che l’EMOZIONE intellettuale di un adolescente nel leggere quel testo fu dirompente.
    Il vangelo è meglio di Schopenauer , of course. Ma il primo amore non si scorda mai…

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    • Bello questo tuo ricordo. Schopenhauer è un pensatore profondo, anche se certamente non cattolico, e il suo Mondo come volontà e rappresentazione rimane una lettura di grande suggestione e notevole spessore, non priva di spunti sempre attuali. Per me il primo amore filosofico fu… …Eraclito, con i suoi numerosi frammenti, così apparentemente semplici e così straordinariamente profondi e complessi. Ed è vero ciò che afferma il proverbio da te citato: il primo amore non si scorda mai.

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