La Scienza non è il Magistero di Dio

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Carissimi Utenti di Croce-Via,

Una volta non fa costume: oggi, eccezionalmente, ripubblichiamo per intero un articolo composto da altrui e pubblicato altrove, nella fattispecie da Alessandro Martinetti per La Nuova Bussola Quotidiana

Avevamo già espresso, in suo tempo, la nostra perplessità sulla necessità, oppure no, di dover considerare la Laudato Sì  di Papa Francesco come un documento al quale dover globallmente dare un assenso dell’intelligenza e della volontà come se fosse Magistero Autentico in materia di fede e di costumi (cf. per la nostra analisi dettagliata della Laudato Sì  1 , 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8): avevamo risposto di no per la stragrande maggioranza dei suoi paragrafi e capitoli, per la semplice ragione che la fondazione di quelle parti non è nella Parola di Dio o nel Magistero ma nell’accettazione beatamente superficiale ed inconsistente di un’espressione del Pensiero Unico Mondano basato su affermazioni scientifiche discutibili circa il cosiddetto riscaldamento atmosferico.

L’articolo che qui ripropomiamo ci mostra quanto sia ideologico allinearsi da babbei su certe tesi, o le loro opposte, come certi ignoranti, o malintenzionati,  fanno, pretendendo poi imporci queste posizioni non solo come la religione ufficiale di Stato alla moda nel secondo decennio del XXI secolo ma, addirittura, anche come religione ufficiale di Santa Romana Chiesa …

Attenzione! Il fatto che il corpo della Laudato Sì ,  come anche del ridicolo appello dei presidenti delle conferenze episcopali europee , non possa considerarsi Magistero Autentico e quindi come obbligante per un cattolico, non discende dal fatto che le tesi scientifiche sulle quali si appoggiano non siano comprovate scientificamente, come lo dimostra ad ogni modo e alla grande l’articolo del Martinetti che riportiamo qui sotto in extenso, ma dal fatto stesso che pretendono appoggiarsi su tesi scientifiche.

Il discorso scientifico è un discorso dal quale qualunque proposizione che non possa, in potenza, essere dimostrata falsa, è da essere scansata dal suo ambito: questo ha come corollario immediato che, per sua natura, lo scienziato, con la sua ricerca, deve fare tutto il suo possibile per dimostrare che una teoria è falsa; e, come lemma, ciò significa che, scientificamente, non esiste mai, intrinsecamente, per definizione, una “vera teoria”, esattamente come non esisterà  mai un cerchio quadrato.

Il Magistero Autentico, contemplando la Verità nel Cristo Vivente, nella Sua Parola e nell’Insegnamento dello Spirito Santo nella Chiesa,  invece ci insegna quel che è di fede e da questa quel che è buono fare.

Un Magistero che si appoggiasse su proposizioni intrinsecamente mai vere sarebbe un Ossimoro Vivente, senza autorevolezza, senza qualunque altra autorità che quella scientifica: sarebbe un magistero che non potrà mai essere “vero magistero”.

Purtroppo, e sottolineo con molta onestà purtroppo, una volta l’inebriatura dei tempi presenti sarà passata, cioè quando Dio vorrà, ci si renderà conto formalmente di quanto i documenti emanati sotto questo papato siano stati spesso impregnati da scadente comprensione di cosa sia il Magistero Autentico della Chiesa; come anche, ad esempio, nel caso della revisione de CCC sulla pena di morte che è diventata l’espressione di uno pio voto riguardante ed insegnante un mondo puramente ideale, wishuful thinking, che non esiste nel reale; oppure come nell’ultimo Sinodo sui Giovani, sovieticamente pre-pilotato da una combriccola poco spirituale, furba ma non intelligente, che ha emesso un documento che non potrà mai, intrinsecamente, malgrado il suo discorso blando e noioso, che tenta ben maldestramente di affogare certi pesci , diventare Magistero in materia di fede e di morale.

In Pace.

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In vista della Cop24 (la Conferenza sul clima) di Katowice, Polonia, che si svolgerà in dicembre, la Santa Sede rilancia allarmi e ammonimenti sulle responsabilità umane. Ma intanto i dati smentiscono gli scenari foschi. Eccoli.

Abbiamo già visto come sia da allarme generale la mobilitazione della Santa Sede in favore delle politiche del clima e della prossima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici (Cop24) in Polonia. Un convegno internazionale in Vaticano e addirittura un «tristemente stupefacente» appello firmato dai presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo. Come si sa, questo allarme nasce dall’adesione alla teoria scientifica del Riscaldamento globale antropogenico (cioè causato dall’uomo), secondo cui il clima sta impazzendo a causa delle emissioni di gas serra (soprattutto CO2) da attività umane e pertanto bisogna abbattere drasticamente tali emissioni, affinché la situazione, già drammaticamente deteriorata, non precipiti irreversibilmente.

L’appello suona certamente angosciato e angosciante. I vescovi paiono letteralmente terrorizzati dalla convinzione che il clima del XXI secolo stia diventando estremo e, se la temperatura globale aumenterà ancora di qualche decimo di grado, causerà disastri sempre più numerosi e distruttivi, in uno scenario da incubo.

È giusto però porsi una semplice domanda: ma è davvero giustificata questa angoscia dei vescovi? Quali sono gli eventi estremi e calamitosi che stanno già flagellando il pianeta e che manifestano un clima impazzito, sempre più ostile e violento, da cercare di ammansire prima che s’esacerbi fino a farsi rovinosamente incontrollabile?

Prendiamo in esame l’andamento degli eventi estremi negli ultimi decenni, per verificare se l’angoscia trovi avallo scientifico nei dati osservativi più attendibili e indicativi.

Ebbene perfino l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organismo Onu che raccoglie tutti i dati scientifici sul clima, riguardo a siccitàalluvioni etempeste (ivi inclusi cicloni, chiamati anche uragani o tornado), afferma che i dati osservativi non autorizzano a concludere che negli ultimi decenni questi eventi estremi presentino un trend globale crescente (clicca qui).

Già su La Nuova BQ Luigi Mariani evidenziava che “a livello globale il rischio di siccità non ha manifestato variazioni di rilievo negli ultimi 60 anni, come ci dimostra ad esempio un lavoro uscito su Nature nel 2012 a firma di Justin Sheffield e altri e dall’emblematico titolo Little change in global drought over the past 60 years”. Mariani segnala pure che “la frequenza degli eventi alluvionali in Europaè stata sensibilmente più bassa durante le fasi calde (es: optimum romanooptimum medioevale) che durante quelle fredde (es: piccola era glaciale): Wirth et al., 2013; Glaser et al., 2010” (e quella in corso è una fase calda); inoltre rileva “la sostanziale stazionarietà nel numero delle grandi piene che periodicamente colpiscono il più grande bacino italiano, il Po, che risultano essere state 21 nel XIX secolo (1801, 1802, 1803, 1807, 1808, 1810, 1811, 1812, 1823, 1839, 1839, 1840, 1841, 1843, 1846 primavera, 1846 autunno, 1857, 1868, 1872, 1879), 17 nel XX secolo (1907, 1914, 1917, 1926 maggio, 1926 novembre, 1928, 1937, 1949, 1951, 1953, 1957, 1959, 1966, 1968, 1976, 1994, 2000) e due nel XXI (2002 e 2009)”.

Con riferimento ai cicloni di categoria 3 e superiore nella scala Saffir-Simpson, Franco Zavatti ha recentemente documentato che “la frequenza di atterraggio dei cicloni negli USA è rimasta costante negli ultimi 160 anni”, sicché “i dati presi nella loro interezza mostrano senza dubbio che il cosiddetto cambiamento climatico (l’AGW) non ha influito sul numero degli eventi estremi osservati negli USA.”

Inoltre, indipendentemente dal fatto che siano atterrati o no, dagli anni Cinquanta negli USA la frequenza dei cicloni più forti (quelli di categoria 3 e superiore secondo la scala Fujita avanzata) presenta un trend calante (vedi il grafico ufficiale NOAA qui, e qui i numeri aggiornati).

I dati raccolti da Ryan Maue in uno studio del 2011 (poi aggiornato qui) mostrano che dal 1972 ad oggi su scala globale non si registra alcun trend significativo nella violenza dei cicloni tropicali (misurata in ACE: vedi qui); pure nella frequenza sia di tutti i cicloni tropicali sia di quelli maggiori (cioè di categoria 3 e superiore nella scala Saffir-Simpson) non è ravvisabile alcun trend significativo (vedi qui).

In ordine agli eventi pluviometrici e termici estremi, Mariani su climatemonitorscrive: “Le evidenze osservative indicano che nella maggior parte delle aree mondiali non vi sono segnali di incremento nell’intensità degli eventi [pluviometrici] estremi».

Una ricerca pubblicata sul Journal of Climate nel 2013 a firma di Westra e altri ricercatori ha verificato le tendenze delle precipitazioni massime annue di un giorno per il periodo dal 1900 al 2009 (110 anni in tutto). Il lavoro è stato riferito ad un totale di 8326 stazioni terrestri che i ricercatori hanno ritenuto di “alta qualità” ed ha portato a concludere che il 2% delle stazioni mostra un decremento nelle piogge estreme, l’8% un incremento e il 90% non presenta alcuna tendenza significativa”. Inoltre, su La Nuova BQ Mariani evidenzia “la ricerca di Screen e Simmonds, uscita nel luglio 2014 sulla rivista scientifica Nature Climatic Change. Gli autori hanno analizzato una serie storica di 34 anni (1979÷2012) di temperature e precipitazioni mensili per le medie latitudini del nostro emisfero (35÷60°N). Il risultato è stata la totale assenza di tendenze all’incremento negli eventi termici e pluviometrici estremi. A risultati analoghi hanno condotto le analisi da me effettuate sulle piogge estreme nel bacino del Mediterraneo per il periodo 1973÷2012 (Mariani e Parisi, 2013) e sulla Lombardia per il periodo 1951÷ 2005 (Parisi et al., 2014)”.

Ancora Mariani, esaminando soprattutto i dati giornalieri di temperatura massima della serie storica 1763 – 2013 dell’osservatorio di Milano Brera, ha rilevato che nel periodo 2001-2014 il numero medio annuo di giorni con temperatura massima maggiore o uguale a 33°C è più che raddoppiato sia rispetto al periodo 1951-2000 sia a quello 1901-1950 (vedi anche qui). Questi dati non possono essere sottovalutati, tuttavia – come afferma l’autore stesso dell’analisi – il periodo di osservazione (il XXI secolo) è ancora troppo breve perché sia giustificato concludere all’esistenza di un trend termico di valenza propriamente climatica. Insomma: questi ultimi dati osservativi non possono essere annoverati tra gli indicatori che il clima del XXI secolo stia generando estati stabilmente torride.

Quanto alle ondate di calore negli USA, il climatologo dello stato dell’Alabama John Christy, prendendo in esame i dati di 1117 stazioni, con misurazioni che incominciano nel 1895, ha recentemente mostrato che dagli anni Quaranta ad oggi non c’è alcun trend crescente nel numero medio annuo di giorni ad almeno 90 gradi Fahrenheit (poco più di 32 °C) e c’è un vistoso calo rispetto agli anni Trenta (vedi il grafico).

E qual è lo stato di salute dell’agricoltura negli ultimi decenni? Su La Nuova BQlo ha già chiarito Mariani:

“Le quattro grandi colture che nutrono il mondo (mais, riso, frumento, soia) da decenni aumentano con continuità la loro produzione per ettaro, tanto che questa si è quintuplicata o sestuplicata negli ultimi 100 anni”.

Tale fenomeno è tuttora in corso, tant’è vero che le statistiche Fao (clicca qui) indicano che durante il periodo dal 1961 al 2013 la produttività del frumento è triplicata, passando da 1.24 a 3.26 t/ha (+200% e cioè +3.8% l’anno), la produttività del mais è quasi triplicata, passando da 1.9 a 5.5 t/ha (+183% e cioè +3.5% l’anno), quella del riso è più che raddoppiata, passando da 1.9 a 4.5 t/ha (+140% e cioè +2.6% l’anno) e più che raddoppiata è infine quella della soia che è passata da 1.2 a 2.5 t/ha (+119% e cioè +2.3% l’anno). Sempre secondo dati Fao tale imponente aumento di produzione ha sensibilmente ridotto la percentuale di esseri umani sottonutriti, passata dal 50% della popolazione mondiale del 1945 al 37% del 1971 e al 10.7% nel 2015 e ridottasi in valore assoluto dagli 1,01 miliardi del 1991 ai 793 milioni del 2015. E qui, di fronte a un incremento produttivo tanto massiccio da non avere precedenti nella storia umana, si impone la seguente domanda: come potrebbe un “clima impazzito” e in cui “gli eventi estremi hanno raggiunto livelli mai visti in precedenza” garantire un simile successo?”

Zavatti e Mariani su La Nuova BQ segnalano inoltre che “del succitato incremento di resa delle grandi colture una frazione non enorme ma certo significativa (grossomodo un 20-30% dal 1961 ad oggi) si deve all’incremento dei livelli atmosferici di CO2, che migliorano la nutrizione carbonica dei vegetali aumentandone anche la resistenza alla siccità.” A tale incremento di CO2 si deve in ampia misura il fenomeno di global greening che, come abbiamo già scritto, ha portato negli ultimi 30 anni circa alla formazione sul nostro pianeta di una sorta di nuovo continente verde con una superficie di 18 milioni di chilometri quadrati, cioè doppia di quella degli USA. Il fenomeno sta determinando un arretramento dei deserti, sia di quelli caldi (alle latitudini tropicali) sia di quelli freddi (a latitudini più settentrionali).

Quanto ai ghiacci artici, a dispetto dei pronostici (puntualmente falliti) dei molti profeti di sventura, non sono spariti durante una di queste estati: il minimo 2018 è stato di circa 4,5 milioni di km quadrati, superiore a quello di 2016, 2012 e 2011. Come si è già osservato, negli ultimi dieci anni circa (dal 2007 a oggi) si è assistito a una tendenziale stabilizzazione nell’estensione minima: i valori 2008, 2010, 2011, 2015, 2017 e 2018 sono molto vicini tra di loro. Il volume dei ghiacci mostra certamente un chiaro declino dal 1979 al principio del XXI secolo, ma una stabilizzazione dal 2010 a oggi (vedi qui e qui). S’è già peraltro annotato che c’era meno ghiaccio in Artide tra i diecimila e i cinquemila anni fa, quando la concentrazione atmosferica di CO2 era decisamente più bassa di oggi, il che suscita più di una perplessità sul nesso causale (difeso dalla tesi del Riscaldamento globale) tra crescita della concentrazione in atmosfera di anidride carbonica e perdita di ghiacci artici. Quanto alla Groenlandia, dal 1901 ad oggi ha perso… meno dell’1% di ghiaccio (praticamente nulla; vedi qui). Per quanto riguarda invece i ghiacci antartici, come si è già documentato è apparso su Nature uno studio il quale, a conti fatti, sostiene che dal 1992 al 2017 l’Antartide avrebbe perso circa lo 0,01% (cioè: quasi nulla) dei suoi ghiacci; all’opposto, un altro studio afferma che dal 1992 ogni anno il guadagno ha ecceduto le perdite.

Riguardo all’erosione delle coste, nell’aprile 2018 è stato pubblicato un lavoro dal quale si apprende che sul pianeta il 31% di quelle libere da ghiacci sono sabbiose e di queste, tra il 1984 e il 2016, il 24% ha subito erosione, il 28% è andato accrescendosi e il 48% è rimasto stabile. Le immagini satellitari confrontate dai ricercatori rivelano che il 16% ha subito un’erosione superiore a 1 m/anno e il 18% una crescita superiore a 1 m/anno; il 7% un’erosione compresa tra i 3 e i 5 m/anno, il 4% superiore ai 5 m/anno e il 2% ai 10 m/anno. L’8% è cresciuto di oltre 3 m/anno, il 6% di oltre 5 m/anno e il 3% di oltre 10 m/anno. A livello continentale, l’Australia fa registrare un’erosione media delle coste di 0,20 m/anno e l’Africa di 0,07 m/anno, mentre quelle degli altri continenti fanno segnare una crescita, come in figura. Su scala globale, le coste sono cresciute in media di 0,33 m/anno in trent’anni, con un guadagno complessivo di 3663 km quadrati.

Relativamente all’erosione di atolli e isole coralline del Pacifico ad opera del crescente livello delle acque, abbiamo già evidenziato una recente pubblicazione, secondo la quale nell’arcipelago di Tuvalu, composto in tutto da 101 isole, durante gli ultimi quarant’anni il livello del mare s’è alzato di circa 4 mm annui (circa 16 cm complessivi), ma 73 isole sono cresciute di dimensioni (+ 80,7 ettari totali), solo 27 sono diminuite (-7,24 ettari totali) e solo 1 isolotto è stato completamente eroso. In totale l’area guadagnata è del 2,9%. La menzionata e altre ricerche mostrano che, per la loro peculiare natura corallina, queste isole hanno intrinseche capacità di resistenza e adattamento ai cangianti livelli delle acque. Al riguardo è stato pubblicato nell’ottobre 2018 un lavoro il quale, riesaminando i dati disponibili attinenti a 30 atolli degli oceani Indiano e Pacifico per un totale di 709 isole, perviene alla conclusione (qui la tabella con i risultati) che gli atolli non hanno perso superficie, il 73.1% delle isole l’ha mantenuta stabile, il 15.5% l’ha vista crescere e solo l’11,4% ridursi. Sulla base di tali evidenze l’autrice afferma che “la stabilità delle dimensioni di atolli e isole può considerarsi un trend globale”. Inoltre, “le isole appartenenti ad atolli interessati da una rapida crescita del livello del mare non hanno mostrato un comportamento differente rispetto a quelle di altri atolli”. Consta un nesso tra i mutamenti di superficie e le dimensioni delle isole: quelle inferiori a 5 ettari (il 52.90% del totale) hanno mostrato comportamenti contrastanti e alta variabilità dei valori di mutamento dell’estensione (dal −22.7% al +125.5%), mentre le isole di oltre 5 ettari (il 47.10% in tutto) hanno conosciuto in genere stabilità della superficie, e nessuna isola di dimensioni superiori ai 10 ettari ha perso area. I risultati di queste ricerche chiariscono quanto siano grossolanamente fasulli gli allarmi, assiduamente lanciati da ONU e media mainstream, sull’incalcolabile moltitudine di futuri “migranti climatici” che sarebbero destinati ad abbandonare le loro case rapite dall’ingordigia del mare.

In definitiva: molti vescovi sono angosciati (e angosciano i fedeli) perché credono che il clima sia impazzito (come sostengono le Nazioni Unite e la stampa “che conta”) ma, se prendessero in considerazione i dati osservativi più attendibili e indicativi, avrebbero motivo di ricredersi e di rasserenarsi, concentrando la loro sollecitudine pastorale su emergenze reali e realmente insidiose per la salute delle anime.

-Alessandro Martinetti-

http://www.lanuovabq.it/it/cari-vescovi-il-clima-non-e-cosi-brutto-come-dite

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica, Magistero, Simon de Cyrène

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36 replies

  1. caro Simon, benchè condivida le tue parole e quelle dell’articolo della Nuova bussola, non credo che sarà possibile per vescovi e laici dissociarsi dalle idee dell’attuale pontefice in materia non di fede ma di (pseudo)scienza . Temo che dovremo tutti chinare il capo anche se in effetti su tali materie il papa non è infallibile.
    Dai vertici già cominciano a lamentarsi di vescovi che “boicottano” il messaggio della Laudato sì e non la propagandano abbastanza :
    https://www.periodistadigital.com/religion/mundo/2018/11/09/religion-iglesia-vaticano-mundo-cardenal-turkson-denuncia-obispos-boicotean-magisterio-papa-francisco-casa-comun-laudato-si.shtml

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  2. Caro Simon, sospetto che alcuni sostengano che “La Scienza non è il Magistero di Dio” solo quando essa si occupa di argomenti che questi alcuni ritengono scientificamente errati.
    Allora , pur di confutare tali argomenti, si arriva a sostenere che la Chiesa non se ne debba occupare.

    Non entro nel merito degli argomenti scientifici , perchè c’è un intero mondo che discute di queste cose ed è arrivato a conclusioni che non sono in grado ne di approvare ne di rifiutare, in quanto , e questo è determinante, ogni articolo riporta dati scientifici che in realtà nessuno di noi è in grado effettivamente di verificare o di confutare se non facendo riferimento a fonti più o meno note, ma anche esse senza possibilità alcuna di essere indagate

    Si tratta quindi, come spesso accade in queste cose, di aver o meno fiducia in qualcuno o in qualcosa.

    Da una parte c’è una comunità scientifica internazionale che sostiene che l’innalzamento della temperatura sia un fatto incontestabile , come pure lo sia la sua connessione con le attività umane, in particolare l’immissione di anidride carbonica.
    Dall’altra vi sono piccoli gruppi di scienziati o di semplici cittadini che sostengono l’opposto. Qualcuno sostiene non sia legata all’anidride carbonica, e qualcuno sostiene addirittura che non c’è neppure un innalzamento della temperatura.
    Quindi siamo di fronte a poche possibilità : O uno dei due gruppi sbaglia, o uno dei due gruppi mente sapendo di mentire, o comunque tende per una posizione in maniera non fattuale ma ideologica.

    Mio padre, nei tanti insegnamenti che finchè era in grado di darmi mi ha dato, me ne ha inculcato uno: diffida di chi sostiene qualcosa da cui, in modo diretto o indiretto, trae un beneficio.
    Ora la comunità scientifica internazionale, e con essa gli organismi che ne riassumono le indicazioni (l’ONU, etc etc) quale tipo di vantaggio potrebbe trarre dal diffondere questo allarme così grave, che comporta persino una diminuzione del tenore di vita di quei paesi che in assoluto più consumano (primi fra tutti gli USA) ?
    Direi nessuno o quantomeno contrastanti!!
    Anche volendo attribuire agli stessi l’interessa della limitazione demografica, lo scopo è già stato ottenuto in passato con grande successo, senza per questo dover attingere ad allarmi così catastrofici.
    Non a caso l’amministrazione Trump ha detto chiaramente che se ne frega dell’innalzamento della temperatura, e non ha alcuna intenzione di spingere il mondo in generale e gli USA in particolare a diminuire emissioni e consumi. Stessa cosa più o meno pensano la Cina e la Russia, e con questo siamo a 3 membri permanenti del consiglio dell’ONU su 5 a pensarla così. Quindi se veramente l’ONU rappresentasse in modo acritico le posizioni dei paesi “ricchi” che la finanziano e la governano, dovrebbe ignorare il grido degli scienziati, e pensare a tutt’altro.
    Invece l’organismo ufficiale derivato dall’ONU stessa per il controllo del clima (IPCC) , ancora nel 2018, come si può leggere qui , lancia le sue grida di allarme:
    .
    http://carbonsink.it/it/news/report-ipcc-2018-la-transizione-verso-un-mondo-ad-emissioni-zero-non-puo-piu-aspettare?gclid=Cj0KCQiAoJrfBRC0ARIsANqkS_60tSycE3rP_kyeQBTlnQByvGKC3DX5mdgtaLpuqNzXwmSaVBIYHsIaAvEWEALw_wcB
    .
    Non riuscendo quindi a comprendere dove sia la convenienza , quindi, per coloro che denunciano l’innalzamento globale (ma sicuramente dipende dai miei limiti) , cercherò di verificare se questa convenienza la trovo tra coloro che invece sostengono il contrario.
    .
    E’ impossibile non notare che tra coloro che sostengono che non vi sia questa emergenza vi siano invece numerosi gruppi ideologici che vedono nelle politiche di controllo del riscaldamento globale forme di controllo contro le nascite, o punitive verso i paesi del 3^ mondo per limitarne lo sviluppo, o più complessivi ed arditi disegni di controllo del mondo, di origine maligna. Non è una caso se ogni iniziativa “globale” , dove cioè più nazioni si mettono insieme per raggiungere un obiettivo scientifico o sociale, o dove singoli cittadini si impegnano per la risoluzione di problemi globali, venga regolarmente considerata come una tattica per manipolare il mondo, e non un modo umano, magari fallibile ma non per questo cattivo, per aiutare a risolvere i problemi.

    Detto questo….ognuno può trarre le sue conclusioni. Io traggo le mie.

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    • P.S: Nell’articolo delle NBQ, che da una parte dice che il riscaldamento globale non è argomento da Chiesa, e poi invece se ne occupa per confutarlo, viene citato il report IPCC del 2013, e solo relativamente ad alcuni dati estrapolati dal contesto generale.
      Volevo educatamente far notare che l’IPCC ha pubblicato report anche nel 2014, 2015, 2016, 2017 e appunto 2018, che ho linkato prima
      Nel report del 2013 , a pagina 4 , in grassetto dentro ad un riquadro giallo è detto :

      Warming of the climate system is unequivocal, and since the 1950s, many of the observed
      changes are unprecedented over decades to millennia. The atmosphere and ocean have
      warmed, the amounts of snow and ice have diminished, sea level has risen, and the
      concentrations of greenhouse gases have increased

      Ora…prendere da un report solo i dati che confermano certe posizioni, omettendo quelli che le confutano, trovo che sia molto scorretto. Quando poi lo fa un sito (NBQ) che dovrebbe avere Cristo e la verità come stella polare….bè…doppiamente scorretto….

      Questo bog si chiama “Pellegrini nella Verità”;
      E’ un nome scomodo…un nome pesante…che consegna una grande responsabilità a chi ne è redattore, davanti ai commentatori ed anche un poco davanti al Signore che da lassù ci guarda.
      La responsabilità di non diffondere e di non aiutare a diffondere notizie o dati che non siano verificati, o che siano in qualche modo manipolati o falsati perchè ne risulti una verità a noi comoda.
      Solo da una verità vera e condivisa, per quanto piccola , per quanto scomoda, può venire una crescita comune.

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    • ML, I tuoi sono argomenti sostenibili e rispettabili , come anche il loro opposto

      Ragion per la quale un Magistero che non desideri essere opinabile non può appoggiarsi sul discorso scientifico in quanto tale, la cui natura è, per l’appunto, la ricerca della falsificazione di qualunque affermazione che abbia pretesa scientifica: ne uscirebbe solo un Magistero opinabile e mondano.

      In Pac

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      • Personalmente su questo punto concordo, però la Laudato sii è un’enciclica sociale, come la Populorum progressio o la Caritas in veritate.

        Letta con quest’ottica questo problema si ridimensiona parecchio.

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      • Bisogna però ammettere che nei passati secoli la Chiesa ha spesso invaso il campo scientifico, affermando o lasciando intendere o lasciando che fosse inteso che fossero magistero o verità rivelata anche teorie scientifiche, a volte peraltro rivelatesi pesantemente errate.
        L’invasione di campo è antica, ed è andata fortunatamente scemando, anche se su alcuni temi si insiste ancora a cercar ragion scientifica di convinzion teologica, col rischio poi di trovarsi sconfessati magari dopo qualche lustro…..
        Questo accade quando invece di risolvere una operazione nel modo corretto, accettandone poi il risultato qualsiasi esso sia, si rovescia il procedimento e si fissa il risultato all’inizio, cercando poi in tutti i modi di cambiare il procedimento con cui si risolve l’operazione perchè essa arrivi comunque a quel risultato.
        Occorrerebbe magari diminuir l’eccesso di zelo con il quale si considera immutabile quel risultato tradizionalmente fissato, e accettar la possibilità che l’interpretazione data fosse non totalmente coerente con la realtà creata.
        D’altra parte quando una casa ha fondamenta solide e pilastri ben piantati, non è certo il cambiar del materiale di una porta che può mettere a rischio l’intero edificio, anche se per molto si è avuta la sincera convinzione che tale materiale fosse stato indicato in modo perentorio dall’architetto.

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        • Il punto non è questo, tanto più che anche la Laudato Sii invade eccome il campo della scienza (vedi critica al paradigma tecnocratico dal punto 101 in avanti).

          Di ecologia umana aveva già parlato a suo tempo Benedetto:

          https://it.zenit.org/articles/benedetto-xvi-l-ecologia-umana-e-una-necessita-imperativa/

          Il nucleo è questo e non che sia poi tanto originale l’apporto di Francesco rispetto ai suoi predecessori.

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        • Penso che tu non abbia centrato (volontariamente?) il punto.

          (A) La comprensione che gli scienziati hanno della Scienza ha evoluto: in tempi antichi e fino a Popper pretendevano accedere ad un discorso veritativo su reale, a quel punto la Verità non potendo essere in contraddizione con Se Stessa era normale che il Magistero, il Quale, per l’appunto, contempla la Verità, avesse dal Suo punto di vista assolutamente il diritto di dire quali proposizioni “scentifiche” potevano essere in contraddizione. (Magistero -> Scienza)

          Da quando il discorso scientifico si è auto-ridimensionato a metodo di falsificazione delle proprie affermazioni, ovviamente il Magistero non ha più niente da dre in quanto tale ne ha da fare Sue le proposizioni non ancora falsificate.

          (B) Il problema della Laudato Sì è che pretende far discendere un insegnamento morale da una constatazione “scientifica” che essa ritiene non ancora falsificata (mentre per certuni, anzi molti, già lo è). (Scienza -> Magistero). Questo è intrinsecamente erroneo, e fa della maggior parte della Laudato Si un documento mondano senza portata magisteriale e che non obbliga nessun cattolico in sè visto che basato su un discrso scientifico che non pretende essere vero, e non si può obbligare moralmente chicchessia secondo principi forse errati ma sicuramente non certi.

          Il Magistero di Papa Francesco in queste materie non è quindi da considerarsi Quello Autentico della Chiesa Cattolica: restano salvi gli ultimi capitoli della Laudato Sì, alcuni bellissimi, ed essi, si, in perfetta continuità con i Predecssori.

          In Pace

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          • Anche io conosco Popper infatti condivido la perplessità di inserire dati che tra un anno potrebbero essere smentiti, però il nucleo dell’enciclica non è quel singolo dato ma la necessità di “prendersi cura della casa comune”.
            È un’enciclica sociale non scientifica.
            Tanto più che chiede alla scienza e all’economia di essere etiche.
            Anche nella Caritas in verità te ci sono delle valutazioni sugli OGM (una timida apertura).
            Lungi da me il voler difendere Papa Francesco però non è davvero così nuova rispetto ad altri pronunciamento magisteriali.

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            • Voglio dire: quando la Chiesa si pronuncia sulle staminali o sull’aborto o sull’eutanasia è ovvio che prende come riferimento un principio etico, non basta che un:azione sia tecnicamente attuabile perché sia buona, ora la LS fa la stessa cosa rispetto alle possibilità della tecnica di plasmare il mondo.
              Usare energie rinnovabili rispetto al carbone alla stato attuale è preferibile secondo un principio etico (la salvaguardia del creato).
              Certo domani la scienza potrebbe trovare soluzioni diverse sia sulle staminali sia sulle rinnovabile, se cambierà la tecnica cambierà anche il giudizio su questa tecnica. (ma non il principio etico con cui le si valuta).

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              • Infatti, no!

                (a) La Chiesa non tiene conto del discorso scientifico per dire che la vita vada da esssere difesa dalla concezione alla fine della vita inclusi: la concezione essendo definita come il momento in cui c’è un essere che nella sua unità ontologica ha l’intrinseca potenza di svilupparsi da essere umano lungo una vita breve o corta che sia ( 1 minuto o 100 anni); la fine dell vita quando tale potenza non esiste più.

                (b) “Usare energie rinnovabili rispetto al carbone alla stato attuale è preferibile secondo un principio etico” : forse si, forse no. Hai letto del global greening qui sopra?

                (c) Per questo gli ultimimissimi capitoli possono essere recipibili come Magistero in quanto poggiano sull’insegnamento delle Scritture e della Chiesa e non su teorie contestatissime e non totalmente comprovate da fatti misurati e misurabili ma appoggiate essenziamente su ideologie alquanto ambigue e spesso anti-umane.

                In Pace

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                • Ok, molte questioni sono ancora aperte e in evoluzione.
                  L’enciclica però indica una direzione e pone dei principi etici che sono da tenere in considerazione per come ci muoveremo nel futuro.
                  Non solo per il riscaldsmento ma anche per lo smaltimento dei rifiuti e il loro riciclaggio, per l’accesso alle risorse non rinnovabili ecc.
                  C’è un paragrafo sulla bellezza delle città, sulla necessità che i grandi spazi urbani siano a misura d’uomo, ad esempio.
                  Ripeto che e’ enciclica sociale, sulla scia della Populorum Progressio. Letta così diventa molto più comprensibile.

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                • Comprensibile non vuol dire che obbliga il cattolico in quanto Magistero: è un enciclica nell’aria de tempo, segue la moda.
                  Non tutto que che dice è per forza sbagliato: è solo espressione delle opinioni personali molto umane di chi governa la nostra struttura ecclesiastica in questi giorni.
                  Certamente vale il suo peso di parole mondane…
                  In Pace

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                • Concordo con Angela.
                  Vi sono alcuni principi che non sono scientifici ,ma logici , etici e quindi, dove occorre, teologici.
                  Che fonti di energia pulite e rinnovabili siano da preferire a fonti di energia che producono scorie e inquinamento o rischi, o non sono rinnovabili, è un principio assolutamente inattaccabile, che prescinde dalla soluzioni tecniche. Non è scienza, è politica sociale e protezione del creato, secondo un banale principio di prudenza. E’ quindi tutto meno che modernismo, è al contrario una posizione fortemente conservatrice. Conservatrice del pianeta che il Signore ci ha affidato e ci ha detto di usare, ma non di distruggere progressivamente.
                  Diverso è invece entrare nel merito delle singole soluzioni tecniche o fonti di energia alternativa o modalità di utilizzo delle stesse , che diventa un aspetto scientifico tutto da verificare caso per caso.
                  E diverso ancora se per arrivare a fonti rinnovabili occorresse praticare politiche sociali o famigliari non compatibili con gli insegnamenti della Chiesa.
                  Ma la cose sono scisse.
                  Una fonte di energia rinnovabile, pulita, sicura, economica ed a disposizione di tutti non può andare in contrasto , in linea di principio, con la dottrina della Chiesa, e potrebbe al contrario consentire l’uscita dalla fame e povertà di larghe frange dell’umanità.
                  Diverso è l’utilizzo che l’uomo potrebbe fare di una energia infinita, ma compito della Chiesa è anche quello di orientare verso un utilizzo il più sostenibile possibile di tutte le risorse del pianeta, sempre nel rispetto di HV.
                  Per questo il discorso è generale e sociale, e non solo scientifico…… Per esempio, se una nazione ha poco territorio e tanta popolazione, mentre altre nazioni si trovano in situazioni opposte, fa parte del magistero della Chiesa poter dire ai governati di risolvere pacificamente queste questioni ?

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          • Mi ricordo di averlo commentato. Uno deve fare una vita austera per salvare l´anima non la terra.

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    • “Ora la comunità scientifica internazionale, e con essa gli organismi che ne riassumono le indicazioni (l’ONU, etc etc) quale tipo di vantaggio potrebbe trarre dal diffondere questo allarme così grave, che comporta persino una diminuzione del tenore di vita di quei paesi che in assoluto più consumano (primi fra tutti gli USA) ?”

      Il vantaggio di ogni burocrazia, dare vita ai problemi senza risolverli per vivere di loro. Viaggi alberghi ed altri”servizi” inclusi.

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  3. Mi scuso per il grassetto….mi è saltato il fine grassetto…:-)

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  4. Secondo me il difetto più grosso di Papa Francesco è proprio il personalismo.
    A forza di inseguire la novità e la rivoluzione finisce per indebolire il suo stesso magistero. Sembra infatti che la Laudato sii sia frutto solo dei suoi pensieri un po’ estemporaneo e non il risultato di riflessioni molto più umili e meditate dei suoi predecessori.
    Però secondo me invece è così, basta rileggere attentamente la Caritas in veritate per accorgersene.

    Dopo di che la strada è ancora lunga ed è giusto che il dibattito sia aperto.

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  5. Per Aristotele la “scienza” era la più astratta e la più nobile delle arti, per così dire. Con essa si arrivava ad una conoscenza certa partendo da verità evidenti dette “principi”. Era l’attività massimamente deduttiva. Questo schema, integrato però dalla fede e dalla rivelazione, può essere applicato anche alla teologia, per cui si può pure parlare – con una certa prudenza, direi io, per evitare interpretazioni riduzionistiche del concetto – di “scientificità” della teologia o di teologia come “scienza”.
    Oggi chiamiamo “scienza” proprio il contrario, cioè un’esplorazione rigorosa, sottoposta al vaglio sperimentale, di tutto ciò che entra nel campo del relativo e dell’opinabile, cioè di ciò che costituiva la “doxa” nel tempo antico. Tuttavia ogni branca della scienza moderna, quando cerca i suoi principi, finisce fatalmente per bussare alla porta della filosofia (e quindi anche delle verità cristiane).
    Lo scientismo moderno pretende di annullare, con conseguenze a lungo termine disastrose, questa relazione necessaria e vivificante. La Chiesa entra legittimamente a volte nel campo della “scienza” per difendere e ribadire questa relazione. Oggi lo fa in modo confusionario, invadendo invece proprio il campo della “doxa”, con esiti purtroppo ridicoli.

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  6. A mio modo di vedere (per quel che vale), la Chiesa non dovrebbe mai perdere di vista la sua funzione Profetica e Morale.

    La “invasione” (che in questi termini invasione non è) del campo scientifico non è solo giustificata ma doverosa, laddove la “scienza”, il “progresso”, ledono o possono ledere (funzione Profetica) nel loro sviluppo, la Verità, non solo Teologica, ma anche Cristiana (dove “cristiana” sta a Rivelazione di Dio all’Uomo) e Antropologica.
    Molto facile andare allo sviluppo della scienza e del progresso (minuscoli) rispetto le problematiche legate alla generazione della Vita.

    Questo la Chiesa è tenuta a fare e talvolta sarà necessario entrare in approfondimenti “tecnico-scientifici” se necessario, ma certo senza contrapporre “teorie a teorie” o sposando linee di “pensiero scientifico” di questo o quel “colore”.

    C’è una Verità intrinseca nella Scienza, laddove Scienza è esplorazione (e anche sviluppo illuminato) di ciò che il Creatore ha pensato, disposto, creato.
    Difendendo quindi la Verità nell’ottica di cui sopra, con il Discernimento dato dallo Spirito, Verità Spirituale e Scienza non si troveranno in contrasto, così come Fede e Ragione non hanno motivo di trovarsi in contrasto.

    Tutto il resto…

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    • Sì, ma ciò che oggi chiamiamo sapere scientifico con le sue varie branche costituisce per sua natura una materia vastissima in continuo cambiamento e perfezionamento, tanto maggiori quando dal piano astratto delle sue leggi e della ricerca pura si scende verso il piano delle applicazioni pratiche. Il fatto che questa materia sia in continuo movimento non significa che essa si smentisca in continuazione e che perciò si trovi continuamente in contrasto con la verità; significa, auspicabilmente, che essa si avvicina insensibilmente e sempre perfettibilmente alla verità senza contraddirla nella sua essenza nei vari stadi del suo avvicinamento ad essa. E’ questo che dovrebbe importare alla Chiesa, invece di avventurarsi imprudentemente nel campo dell’opinabilità e sposare addirittura tesi che sanno molto più di ideologia che di scientificità.

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      • Sul riscaldamento globale può esserci una certa imprudenza, concordo, ma sulle energie non rinnovabili no. Sul fatto che prima o poi queste energie finiscano insieme a tante altre risorse che dovrebbero essere a disposizioni di tutti, futuri nipoti compresi, mi pare non ci sia alcuna possibilità di fraintendimento.

        Uguale sulla gestione dei rifiuti, che le discariche creino enormi problemi di gestione mi pare assolutamente assodato. Si può certamente discutere nel merito delle alternative praticabili ma che riempire il mondo di spazzatura non sia auspicabile mi pare sia assolutamente condivisibile da tutti.

        E non è certo una novità di Bergoglio questa consapevolezza.

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        • Di nuovo concordo con Angela come detto prima. Vi sono argomenti non opinabili di protezione e conservazione del creato. La distruzione progressiva della foresta amazzonica, il polmone del mondo, per esempio, non può che essere considerato un fatto negativo.
          E questo è innegabile , e resterebbe innegabile anche se l’economia del Brasile e la vita di tante persone dipendesse da tale deforestazione.
          Se la Chiesa intervenisse per la salvaguardia di tale foresta non significherebbe che preferisce affamare le popolazioni, ma che semplicemente indica che i governi mondiali dovrebbero farsi carico dare possibilità di vita e sviluppo diverse alle popolazioni che hanno queste esigenze, in modo che non abbiano bisogno di distruggere la foresta.
          Qualcuno dirà che è una indicazione “politica”, ma in realtà è la conseguenza logica ed etica (e cattolica) dei fatti :

          1) La foresta serve all’umanità (è un fatto scientifico)
          2) La foresta viene distrutta da popolazioni locali, per sussistenza (è un fatto umano)
          3) Le popolazioni locali non possono essere sterminate (è un fatto cattolico)
          4) Le popolazioni vanno quindi mantenute in altro modo, a carico del resto dell’umanità.(è la soluzione cattolica).

          Salve

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          • Qui ce un equivoco. Nessuno dei negatori delle catastrofi nega che la natura debba essere curata e le popolazioni rispettate. Il punto di discordia é se l´uomo producendo CO2 provoca calamitá, perche una cosa é curare della natura usando combustbili fossili ed un´altra é doverlo fare senza usarli.
            Un´altro discorso sono le differenze tra chi pensa che tutto quello che fa l´uomo é dannosos per la natura. Le immagini che rappresentano questa discussione sono le valli tirolesi (o Svizzere per fare onore Simon) e l´ammazzonia.

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            • E’ fuor di dubbio che il 90% di quello che fa l’uomo consumi la natura oltre modo.
              L’uomo consuma una quantità di risorse di tutti i generi, ben al di là della propria semplice sopravvivenza. E’ un fatto inequivocabile, e totalmente diverso dagli animali che consumano solo lo strettamente necessario.
              Alcuni sprechi umani sono probabilmente indispensabili, ma altri sono certamente derivati da uno stile di vita improntato sempre di più alla ricerca del benessere, del piacere e comodità personali e collettive. E di una economia fondata sul consumo. Nulla di cattivo apparentemente, ma è un fatto.
              Questo è certamente fuori dall’equilibrio naturale delle cose.
              E’ sufficente osservare dall’aereo in atterraggio il suolo di una nazione sviluppata.
              Se lo si fosse potuto fare in passato, è probabile da 50.000 anni fa a 300 anni fa si sarebbero visto più o meno lo stesso panorama di boschi, valli, radure, fiumi, montagne, qualche rado villaggio o abitazione.
              In soli 300 anni invece abbiamo trasformato il panorama in strade piene di automezzi di tutti i tipi, ferrovie, industrie, stazioni ed aereoporti, città con grattacieli immensi, campi coltivati di tutti i tipi e forme. Tutti manufatti persinstenti e fatti di materiali durevoli nel tempo.
              Abbiamo consumato territorio in superficie , risorse sottoterra e modificato l’aria respirata.(l’inquinamento è un fatto inequivocabile, anche senza parlare del riscaldamento globale).
              Abbiamo provocato l’estinzione di centinaia di specie animali, e per contro allevato milioni di animali che non sarebbero mai nati , che producono gas ed inquinamento. Ed infine produciamo migliaia di tonnellate di rifiuti che non sappiamo esattamente come gestire, molte delle quali fatte di materiali (plastica) che si degraderà solo in migliaia di anni.
              Quindi non è una ipotesi o una scuola di pensiero quella che dice che l’attività umana è dannosa per la natura : è un fatto , punto e basta.
              Che poi questo sia in prospettiva anche letale per l’uomo stesso, è una prospettiva che non si può prevedere ma che certamente si deve temere, visto anche che l’uomo avrebbe la tecnologia per distruggere buona parte delle forme di vita superiore esistenti.
              Nessun animale sarebbe stato in grado di fare tutto ciò.
              Detto questo, visti i rischi in gioco e visto che ancora Marte non è abitabile, il solo fatto che una buona parte degli scienziati mondiali ritenga che la continua immissione di CO2 nell’atmosfera sia un rischio mondiale dovrebbe spingere a valutare come diminuirla, secondo il banale principio di cautela , che fa rima con quello cattolico di prudenza.
              Quello che è abbastanza strano è che ci sia questa avversione preconcetta di una parte del mondo cattolico contro questi argomenti. Una avversione che secondo me è ideologica e politica.
              Poichè infatti questa del riscaldamento globale passa per essere una “fissa” degli ecologisti e dei vari governi e pensieri progressisti etc etc, allora bisogna per forza avversarla e considerarla una cosa da radical scic, massoni, modernisti, malthusiani, etc etc .
              Sembra di sentire la storia dell’uomo che per vendetta contro la moglie si taglia gli attributi….

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              • Quindi non è una ipotesi o una scuola di pensiero quella che dice che l’attività umana è dannosa per la natura : è un fatto , punto e basta.

                L´uomo fa parte della natura?

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                • Se non ricordo male esiste nell’enciclica una critica all’ecologismo che tende a vedere nell’uomo un male per il mondo. (adesso non trovo il punto preciso)
                  Così come c’è una critica dei movimenti ecologisti che permettono sperimentazioni sull’uomo:

                  “136. D’altro canto, è preoccupante il fatto che alcuni movimenti ecologisti difendano l’integrità dell’ambiente, e con ragione reclamino dei limiti alla ricerca scientifica, mentre a volte non applicano questi medesimi principi alla vita umana. Spesso si giustifica che si oltrepassino tutti i limiti quando si fanno esperimenti con embrioni umani vivi. Si dimentica che il valore inalienabile di un essere umano va molto oltre il grado del suo sviluppo. Ugualmente, quando la tecnica non riconosce i grandi principi etici, finisce per considerare legittima qualsiasi pratica. Come abbiamo visto in questo capitolo, la tecnica separata dall’etica difficilmente sarà capace di autolimitare il proprio potere.”

                  Io non ho una particolare simpatia (eufemismo) per Francesco ma la Laudato Sii è bella, non è ecologia di moda ma una proposta autenticamente cristiana in tutto (vita urbana, cultura, relazioni sociali…)

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      • @Zamax,

        “Il fatto che questa materia sia in continuo movimento non significa che essa si smentisca in continuazione e che perciò si trovi continuamente in contrasto con la verità…”

        Non mi pare infatti di aver affermato questo… ho scritto “laddove”.

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        • Infatti non contesto il tuo intervento.

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          • Tra l altro vorrei ricordare che la materia dei cambiamenti climatici prevede , ove vera, degli interventi lentissimi ad essere applicati e lentissimi a dare effetti. Quindi per me bene fa la Chiesa a intervenire col rischio di essere opinabile, e spero assistita dallo Spirito . Intervenire quando tutti saranno d’accordo e ci sarà certezza sarebbe comunque stato inutile.
            Come è stato detto prima le ricette indicate sono comunque perfettamente cattoliche e sono quindi buone sia che ci sia il riscaldamento globale e sia che non ci sia.

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            • “Bene fa la Chiesa ad intervenire” .
              Ma la Chiesa e’ un ente mondano, come l’ ONU , o un ente che si dovrebbe occupare del rapporto dell’ uomo con Dio,della Verita’ assoluta, della vita eterna, della Morte, cioe’ della religione e della spiritualita’ ? Perche’ se la Chiesa e’ un ente mondano allora i suoi interventi sono mondani e storici, se invece si occupa della Verita’ rivelata e della salvezza dell’ uomo , di Dio , e del sovrannaturale allora e’ un’ altra cosa. Se la Chiesa si pone sullo stesso livello dell’ Onu, dell’ OMS , dell’ Unicef e di tutti gli altri enti mondani allora e{ fallibile e non infallibile .
              Scusate ma io personalmente mentre non ho alcuna repulsione a recitare il Credo ( Credo in un solo Dio creatore del cielo e della terra …credo in un solo Signore Gesu’ Cristo ecc.) ho tanta repulsione a recitare Credo nel riscaldamento globale, credo in quel che dice l’ ONU, credo nel movimento ecologista.
              Non mi si chieda di credere come dogmi a sciocchezze di questo genere. Che nulla hanno a che fare con la religione.

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