Volens Nolens Papa Francesco ci converte

aaeaaqaaaaaaaavcaaaajdyznzg4ymfilwmwmdatngy4os04mda2ltcwztcwmzm5ntcxna

Lo abbiamo ammesso più volte fin dal 2013 (ad esempio qui, qui, qui, …): Papa Francesco non ci è mai stato «naturalmente” simpatico, troppo grande la distanza culturale, geografica, l’esperienza di vita, troppe sono state le sue affermazioni superficialmente insultanti verso i cattolici, troppo profonda è la sua incomprensione della persecuzione (per ora ancora) bianca che noi cattolici e chi difende l’umano nella sua integralità subiamo e subisce in occidente, troppo preoccupante la leggerezza e spensieratezza con la quale tratta la dottrina. Eppoi siamo stati viziati durante decenni da papi dal calibro intellettuale, teologico, spirituale, pastorale come il Ven. Pio XII, San Giovanni XXIII, il Beato Paolo VI, il Ven. Giovanni Paolo I, San Giovanni Paolo Magno, e Benedetto XVI: la scossa dell’elezione di Papa Francesco è stata rude ed impietosa per coloro che pensavano con cieca fiducia che i Papi che lo Spirito Santo si sceglieva per guidare la Chiesa di Cristo sarebbero sempre giganti spirituali e santi da altare, teologi sicuri e pastori affidabili, pensiero che non teneva conto di due millenni con una stragrande maggioranza di papi, non santi, poco teologi, poco interessati dalla pastorale ma di più alla politica e molto “umani”.

Mi ricordo che su questo blog, qui,  anni fa avevo sottolineato il fatto che visto il profilo dell’uomo Bergoglio, più che i suoi apporti dottrinali o anche pastorali, avremmo dovuto valutare questo pontificato sui suoi risultati “manageriali” come la capacità a creare l’unità intorno a Pietro, ad evitare situazioni scismatiche de facto e de iure, a riformare questa Curia romana e a convertirla. Ma anche in questi campi, dopo cinque anni di pontificato i risultati sono disastrosi: lo scisma de facto dell’episcopato tedesco continua a svilupparsi rigoglioso ad esempio con un Card Marx che propone addirittura benedizioni sacrileghe di unioni contro-natura, quelle stesse che gridano direttamente vendetta al cospetto di Dio, influenzando anche un Card. Schoenborn sempre più confuso.

Noi avevamo sperato che in seguito ai Sinodi della Famiglia e ad Amoris Laetitia il Santo Padre sarebbe stato capace di riassorbire gentilmente questo scisma teutonico de facto: non ne è stato niente. Le pratiche della Chiesa tedesca continuano a mirare le entrate economiche delle tasse obbligatorie del Culto anche a costo di non far crescere i propri fedeli in santità e reale vicinanza personale con Cristo.

Non solo, ma si è aperto anche un secondo scisma de facto, al limite del formale, con quella parte della gerarchia e dei fedeli che si trova in opposizione psicologica ed ideologica con il Santo Padre ed i suoi corifei, opposizione che è al limite dell’eresia e che si fonda sul rifiuto voluto per chi è formato teologicamente, involontario per chi capisce poco, implicitamente o esplicitamente espresso, di una parte dell’insegnamento della Chiesa fin da Gesù e cioè che il grado di colpevolezza di un persona dipende dalla sua libertà: fare apposta di omettere questa dottrina della Chiesa è fare una “scelta” in quel che Essa annuncia ed è quindi cadere in eresia.

A titolo di esempio vorrei portare a conoscenza dei nostri amici e utenti questa magnifica pubblica professione del Rev. Don Morselli inviata ai Vescovi di Emilia-Romagna (essi stessi confusi alla “tedesca”): tutto quel che Don Morselli vi afferma è assolutamente perfetto e condivisibile, salvo un punto, uno solo, ma che è lo stesso sul quale i quattro cardinali dei famosi Dubia, o la dichiarazione dei vescovi del Kazakhistan hanno glissato. Quando afferma, molto giustamente, “2. Credo che le circostanze non possono rendere buona un’azione intrinsecamente cattiva” glissa su un altro insegnamento della Chiesa cattolica che potremmo chiamare 2bis: “Credo che ci possano essere circostanze attenuanti che possono diminuire parzialmente o totalmente la colpevolezza del peccatore a prescindere dell’intrinseca cattiveria di un’azione”. Questo insegnamento della Chiesa non è mai citato, esplicitamente o implicitamente, nella professione del caro Don. E questa “scelta”, gli impedisce di capire il Cap VIII di Amoris Laetitia nel suo sostantifico midollo e lo mette al limite esterno del Magistero Autentico nei fatti.

Questo secondo scisma è tanto preoccupante quanto il primo, anche se sembra basarsi su un “dettaglio” tecnico più irrilevante rispetto a quello tedesco le cui radici scismatiche assomigliano praticamente ad una apostasia de facto. Secondo me resta comunque più preoccupante in quanto capace di trascinare “buoni” cattolici, poco formati da cinquant’anni di catechismo scadente, a girare le spalle a Pietro nella pratica quotidiana, e a lasciarli in preda ai lupi invece che al governo del Buon Pastore.

Insomma, se un insegnamento del Santo Padre non spinge almeno la “brava” gente ad essere migliore ma, al contrario, li alletta in un atteggiamento negativo, critico, poco cristiano, in quanto è divisivo e spinge alla scissione, allora vuol dire che tale pedagogia pontificale non è quella buona ma che bisogna rivederne le fondamenta.

Purtroppo il magistero del Santo Padre è ancora ulteriormente offuscato dagli interventi dei suoi prossimi collaboratori i quali non sembrano brillare per maggiore accortezza pastorale o solida formazione cattolica o vita di fede eclatante, mi riferisco qui all’intervista di un anno fa del generale dei Gesuiti, Padre Sosa, allora neo-eletto, dato a Giuseppe Rusconi. Quest’intervista è interessante perché ci offre il quadro culturale nel quale si muove il pensiero di Papa Francesco. Quando tale P. Sosa vi afferma “La nostra [sua e del Papa, ndr] elezione è certo un segnale che in questi cinquant’anni la Chiesa latino-americana ha saputo concretizzare seriamente il Concilio, essendosi convertita a tutti i livelli…” tale obnubilamento e “periferico-centrismo” per chi conosce la situazione disastrata del cattolicesimo sud-americano può sol farci sorridere da un lato, ma anche misurare il perché, a volte, tali Sosa, Mariadaga e Bergoglio ci fanno la figura di alieni che non capiscono niente o men che niente delle problematiche del nostro continente: dopotutto il Papa è alla base Vescovo di Roma, il centro della sua periferia non è più la Patagonia, ma la Città Eterna…

La lettura di quell’intervista è però utile per capire un paio di concetti usati dal Santo Padre e che sono incomprensibili per la nostra cultura senza un minimo di esegesi: prima di tutto, apparentemente, la nozione di “proselitismo” è associata alla nozione di aver potere sulle persone e in questo senso ha una pregnanza negativa: “… proselitismo, strumento di propaganda utilizzato dal potere per accrescere i propri numeri.” La nozione di discernimento, indispensabile alla comprensione del Magistero di Francesco vi è anche qui descritto con precisione “Il discernimento fa parte della vita cristiana e matura con essa. L’ideale della vita cristiana è agire come Gesù, restando in contatto con Lui nella preghiera, nell’Eucarestia, condividendo la vita della comunità cristiana al servizio degli altri.”   Come anche la spiegazione del termine “clericalizzato”: “Quando la legge si converte in culto, la figura del sacerdote si sclerotizza. La legge diventa allora uno strumento di potere, che annulla la libertà personale di scegliere il cammino cristiano.” Queste chiavi, che sembrano essere quelle in voga nell’universo gesuita dal quale Papa Francesco è originario, ci aiuteranno a rileggere il suo insegnamento partecipando un poco al suo punto di vista.

Ovviamente, tale Padre Sosa ci dà i brividi quando afferma con “bergogliana” leggerezza “perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù… ma bisogna sapere quale è stata!”: questa sfiducia intrinseca nella Chiesa, in quanto Magistra, fa paura e ci mostra l’altro abisso, l’altro scisma apostatico che agita le coscienze di chi ha scarsa fede e subisce gli assalti intellettuali dell’agnosticismo contemporaneo e tutto riduce ad un’opinione personale. L’obbligo di seguire l’insegnamento della Chiesa è degradato: “l’obbligo c’è sempre, ma di seguire i risultati del discernimento”. Capire che il Papa attuale è “cresciuto” in questo tipo di mentalità ci aiuta a capire i vari svarioni dei suoi discorsi a braccio, i suoi atteggiamenti superficiali, il fatto di aver ragione a prescindere: perché ha fatto il suo discernimento. Ma come ben ricorda don Morselli, non è quel che insegna la Chiesa: la coscienza è, sì, necessaria, ma non è sufficiente “La «via» cristiana non ci sarebbe nota, con verità e con autorità, se non ci fosse annunciata dal messaggio della Parola esteriore, del Vangelo e della Chiesa” (Beato Paolo VI, Udienza generale, 2-8-1972).

Per quelli come noi che si ricordano gli orrori nella Chiesa del dopo-Concilio, che quel “martire” il Beato Paolo VI tentò di gestire e che quel gigante di un San Giovanni Paolo Magno ammaestrò finalmente sul piano dottrinale e pastorale, l’odierna presenza di un Papa che sembra direttamente uscito da quegli “anni horribiles” sembra come una nemesi storica di un incubo che sempre ricomincia e potrebbe come spingerci alla tentazione di perdere speranza nelle promesse di Cristo e fede nell’insegnamento, eppure sempre infallibile, della Chiesa.

Cedere a questa tentazione può avvenire in due modi: sia rigettare la Chiesa e la veridicità del Suo insegnamento, sia crearsi un concetto di Chiesa ideale e ideologico che non corrisponde ad alcuna realtà. Abbiamo visto negli scorsi anni ,  specialmente dopo i due Sinodi sulla Famiglia,  gli dèi cadere in quest’ultima tentazione ma non intendiamo seguirli.

D’altro canto, lo Spirito Santo si è accomodato di questa situazione e la Chiesa essendo Sua, se Gli sta bene a Lui, a maggior ragione deve stare bene a noi: se Lui permette questa situazione è perché è la migliore possibile (il che non significa “buona”, condizione che esiste solo in termini escatologici) per la Chiesa del presente e per le sue conseguenze future che non ci è dato, ovviamente, di conoscere.

Per quel che mi riguarda, il Santo Padre Francesco è per me una pietra di inciampo, un motivo di purificazione costante delle ragioni sulle quali si fonda, umanamente parlando, la mia fede e di questo gliene sono grato, e per questo rendo grazie a Dio per la sua elezione e prego per lui alfine che sempre faccia la volontà di Dio nel suo ruolo e che il suo pontificato sia lungo e fruttuoso.

Mi è sempre stato chiaro che la mia fede è basata sull’annuncio che ne fa la Chiesa: all’inizio la Chiesa mi fu insegnata dai miei genitori, in seguito l’ho vista nei miei catechisti e maestri, più in là anche in chiesa, nei sermoni e ritiri spirituali, nei documenti del Magistero e infine la vedo in me quando annuncio la Buona Novella nel mio ambiente. Perché in ognuno di noi, battezzati e cresimati, vi è tutta la Chiesa, la cui frontiera passa per il nostro cuore come insegna il Card. Journet: siamo come le ostie, ognuna individualmente e tutte insieme sono sempre tutto il Corpo fisico di Cristo. Ma è facile credere la Chiesa, quando piccini chi ce la chi insegna è il babbo o madre, il sacerdote ed il vescovo. Facile sapere che tutto è garantito veridico e verace da Papi con nomi e stature come Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo Magno, Benedetto XVI: la personalità, il rigore, la santità, la cultura aveva reso il mio atto di fede in quel che la Chiesa insegna “troppo” facile, in quanto il loro insegnamento era come una vetrata di cattedrale che ci permette di godere della luce del sole attraverso forme e colori accessibili e non abbaglianti.

Papa Francesco mi ha obbligato in tutti questi anni ad una profonda conversione: straziato da un lato tra il fatto di sapere che la Chiesa è una ed una sola ed è reale – cioè è quella che è, non quella di un secolo o di un millennio fa che non è più e non sarà mai – e che questa Chiesa non può errare in materia di fede e di morale – se quanto insegna è in unione con quel che insegnano il Papa ed in vescovi in unione con lui – e dall’altro nell’obbligo di riconoscere che questo papato ha rotto l’”incantesimo” del Papa sempre apparentemente saggio, colto, santo e soprattutto “sicuro” nel suo insegnamento non solo autentico ma anche nei gradi magistrali inferiori come quelli omiletici. Ecco, mi si è rotta una “stampella” psicologica molto umana e il mio sguardo sulla Chiesa e la mia relazione con Essa sono dovuti diventare molto più soprannaturali, più adulti, più solidi.

Onestamente penso che la tentazione che Dio permette a noi cattolici in questi tempi sia proprio questa: smettere di appoggiare la nostra fede su un’ideologia, o su un concetto di persone “provvidenziali” attraverso papi esemplari ma appoggiarsi sul solo Cristo con l’aiuto dello Spirito Santo nella Chiesa.

Concretamente, Papa Francesco ci obbliga a capire una cosa molto intima: la Chiesa non è una struttura “esterna” ad ognuno di noi, ma noi stessi siamo Chiesa, la sposa e lo sposo sono la Chiesa, i figli sono la Chiesa, i vicini e i meno vicini, i sacerdoti, i vescovi ed il Papa. La Chiesa ci insegna sempre hic e nunc in modo infallibile tramite tutte queste persone: ma più importante ancora, ognuno di noi deve essere Chiesa per gli altri, non c’è Chiesa fuori di noi, noi siamo i sacerdoti, i re ed i santi: se noi non lo siamo, a poco serve avere Papi che lo siano, papi che non dicono mai stupidaggini e leaders perfetti.

Dopo aver letto le esternazioni aberranti del Card. Marx citate qui sopra,  le divagazioni di tale Don Chiodi o gli orrori ecclesiali di Padre Sosa, bisogna solo riconoscere la grande pena che le loro parole generano in noi, per il loro modo di non vivere la Chiesa e per il loro esempio che trascina gli altri nell’errore; E dobbiamo riconoscere anche la pena infinita che ci genera l’atteggiamento dei cardinali dei Dubia, dei vescovi kazakhi e i loro seguaci; e più ancora bisogna riconoscere quanta pena fa l’incapacità dell’attuale Papa nel creare una dinamica unitiva, positiva, cattolica nel vero senso del termine.

Però rendo grazie a Dio di un insegnamento di Papa Francesco che all’inizio ho faticato a capire a causa della sua formulazione alquanto recondita: il tempo è superiore allo spazio. In finis una riformulazione della parabola di Gesù sul campo nel quale fu seminato nottetempo loglio: il Padrone non volle che loglio fosse sradicato all’inizio, ma solo quando fu maturo. Dopotutto è lo stile manageriale stesso di Papa Francesco che dà fiducia totalmente allo Spirito Santo: lui incomincia tutto quel che gli sembra giusto e confida allo Spirito Santo per lo sviluppo o la morte di quel che ha iniziato. E infatti sia gli atteggiamenti apostatici, gli scismi che vogliono inventare rituali sacrileghi, sia i modi di chi sceglie quel che gli piace nel Magistero e scansa quel che non li piace, sono destinati alla morte: tanto sono sterili e non portano vita.

Quanto a noi, non preoccupiamoci più dello Spirito Santo, degli atteggiamenti e degli insegnamenti a volte confusi o non esplicitamente e sufficientemente chiari : se quel che il Santo Padre propone è buono, sarà come per le rose: un giorno fiorirà. La cosa più importante per noi, in quanto individualmente Chiesa, è vivere nella nostra carne la Buona Novella. Ognuno di noi viva il proprio stato castamente, rimanga sempre aperto alla vita, rimanga sempre fedele allo sposo,  compia opere di misericordia, viva in modo temperante, prudente, con coraggio e senso della giustizia, ami e studi la dottrina, lotti per sviluppare le proprie virtù con l’aiuto dello Spirito Santo, la Chiesa ed i Sacramenti, insegni quel che la Chiesa insegna, interpreti il Magistero alla luce delle Scritture e dello stesso Magistero, e resti sempre in unione spirituale, intellettuale e volitiva con il Santo Padre ed i Vescovi in Unione con lui. Senza se e senza ma, senza restrizioni mentali, a scanso delle proprie simpatie ed antipatie, comunità intellettuale o no, gusti personali e opinioni somiglianti o no.

In Pace

Annunci


Categorie:Sproloqui

Tag:, , , , ,

146 replies

  1. Mi è piaciuto l’accostamento della frase papale su tempo e spazio alla parabola evangelica

    Mi piace

  2. Posso capire l’unione spirituale, posso acconsentire all’unione volitiva con questo papa , anche se implica una buona dose di sacrificio e di “eroismo della volontà” , ma come si fa a chiedere di essere in unione “intellettuale” con questo papa ? la ragione si ribella .Come la sensibilità artistica si ribella quando ci si chiede di applaudire un pessimo pianista che sta massacrando una sonata di Mozart. Tutto può essere chiesto ma non che siamo in “unione intellettuale” con chi sta massacrando duemila anni di pensiero cristiano. perdonatemi ma io non riesco proprio ad applaudire questo papa , sarà un mio limite e ne renderò conto al Signore.

    Mi piace

  3. Il papa ha da essere corretto.

    Mi piace

  4. Solitamente (da parecchio) leggo. ma non intervengo (sempre la solita, ma dovuta, premessa).
    Mi si userà “misericordia” se intervengo solo a causa del mio narcisismo e del mio complesso di superiorità per affermare che … :
    che papa Francesco “non è una cima” l’ho detto già io nel lontano 14 giugno 2013.
    Insomma un focus ineccepibile sul personaggio, con una frase esteticamente perfetta, bella, stringata; a giusto tre mesi e un giorno dall’elezione (il tempo del dovuto “anticipo di simpatia”, e quando la “messa a fuoco” si era ottimizzata).

    Chi avesse interesse a conoscere l’Ubi-pensiero del “non è una cima“, e l’interpretazione che ne da’ il giornalista Accattoli, può leggere l’articolo da egli dedicatomi di cui allego il link:
    http://www.dehoniane.it:9080/komodo/trunk/webapp/web/files/riviste/archivio/01/201414511.pdf

    Detto questo, non entro assolutamente nel merito dell’articolo. Credo che le suggestioni o convinzioni personali sul personaggio (inteso come persona pubblica) papa Francesco non debbano essere argomento di discussione, ma solo argomento di meditazione personale in chi le legge. Le suggestioni o convinzioni personali (se non fatte a cuor leggero e con il dovuto discernimento, nonchè la dovuta percezione per gli effetti che può produrre la coscienza quando la si traduce in “pensieri e parole”) sono frutto di una elaborazione della coscienza, e la coscienzavolens nolens” è un sacrario da rispettare, .
    Saluto tutti i partecipanti al blog (in particolare un autore che non posta più da tanto tempo, Claudio Salvatore: se potete fategli arrivare i miei saluti).

    P.S. E’ ovvio che il link all’articolo è più indicato per soddisfare il mio narcisismo nonchè il complesso di superiorità, rispetto a quanto realmente possa interessare -ed soprattutto essere di utilità- l’Ubi-pensiero …
    P.S.2 Naturalmente da allora l’Ubi-pensiero si è notevolmente strutturato.

    Mi piace

    • I nostri percorsi sono però differenti: mentre a te sembra essere piaciuto fin dall’inizio per poi allontanarti rapidamente in uno standing critico, il mio è stato sempre “costante” e cioè ho sempre dovuto combattere, con l’aiuto della Grazia, per “convertirmi” e cercare le perle che sicuramente lo Spirito Santo ci insegna tramite il Magistero di Francesco, al di là della ganga che , a me sembra, le ricopre; ganga che mi è sempre stata altamente antipatica.

      Siamo comunque tutti nella descrizione di esperienze personali e, in quanto tali insindacabili, se sempre impronte di buona volontà e di sguardo cristiano.

      In Pace

      Mi piace

      • Per quel che vale Simon, io mi ritorvo (e talvolta mi sforzo) di stare sulla linea che tu descrivi, che ritengo anche sia quella doverosa e peraltro la più fruttuosa per un Cristiano (questo non per giudicare non-cristiano chi segue altro percorso, purché resti nell’ortodossia).

        Non sempre è cosa facile.

        Direi che Francesco sembra quasi posto come “pietra d’inciampo”, non sempre nel modo in cui lo è Gesù Cristo, ma nel senso pratico delle cose e dello stimolo a procedere.

        Piace a 2 people

  5. Scrive Simon ” “Credo che ci possano essere circostanze attenuanti che possono diminuire parzialmente o totalmente la colpevolezza del peccatore a prescindere dell’intrinseca cattiveria di un’azione”. Questo insegnamento della Chiesa non è mai citato, esplicitamente o implicitamente”

    Sono pienamente d’accordo, ci si ferma esclusivamente al punto 2, ma il 2bis è categoricamente trasparente, inoltre condivido la necessità di “Interpretare” ciò che dice,l’onestà intellettuale proibisce di fare di tutta un’erba un fascio.

    Piace a 1 persona

    • Ma a dire il vero ciò che fanno loro è molto semplice.
      Quando Simon scrive
      “Non solo, ma si è aperto anche un secondo scisma de facto, al limite del formale, con quella parte della gerarchia e dei fedeli che si trova in opposizione psicologica ed ideologica con il Santo Padre ed i suoi corifei, opposizione che è al limite dell’eresia e che si fonda sul rifiuto voluto per chi è formato teologicamente, involontario per chi capisce poco, implicitamente o esplicitamente espresso, di una parte dell’insegnamento della Chiesa fin da Gesù e cioè che il grado di colpevolezza di un persona dipende dalla sua libertà: fare apposta di omettere questa dottrina della Chiesa è fare una “scelta” in quel che Essa annuncia ed è quindi cadere in eresia.”
      In realtà fa un piccolo errore di leggerezza, nel senso che molti di quelli che si trovano in questo scisma de facto non rifiutano la dottrina sulle circostanze attenuanti, ma fanno una cosa più sottile per rifiutare l’ossequio dell’intelligenza e della volontà ad Al:
      1. Nel primo caso, pur riconoscendo la dottrina delle circostanze attenuanti, negano che esse possano essere applicate ai divorziati risposati, che quindi non potrebbero essere assolti perché sempre e di rigore in stato di peccato formale/mortale soggettivo, e quindi, in questo specifico caso, le attenuanti non ridurrebbero mai la colpa alla venialità.
      2. Nel secondo caso, pur riconoscendo la dottrina delle circostanze attenuanti e il fatto che i divorziati risposati possano essere in Grazia per merito di esse, dal momento che queste limitano la libertà e di conseguenza la responsabilità, affermano che, in questo particolare caso, è solo l’aspetto oggettivo/materiale a fare testo, e non è una possibile una pastorale che tenga in conto anche l’aspetto soggettivo/formale, cioè una pastorale che tenga in conto delle circostanze attenuanti.
      In altre parole, la questione è più complicata di così.

      Mi piace

    • Per esempio, i cardinali dei Dubia fanno parte del secondo sottoinsieme, infatti scrivevano
      1. “la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla.”
      2. “La questione 3 dei « dubia » vorrebbe così chiarire se, anche dopo « Amoris laetitia », è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, non è certo che essi siano soggettivamente imputabili per la loro abituale trasgressione.”
      Come si vede riconoscono non solo la dottrina delle circostanze attenuanti, ma anche il fatto che le persone oggetto dell’apertura pastorale di Al possano beneficiarne (e questo li differenzia da coloro che sostengono la prima tesi), eppure sono fortemente contrari a tale apertura pastorale perché ritengono che solo l’aspetto oggettivo faccia testo, in tale situazione.

      Mi piace

      • In effetti, Antonio, è sempre stato così. La Chiesa ha sempre ritenuto di poter giudicare solo in foro esterno e, di conseguenza, ha sempre ritenuto di poter ammettere ai sacramenti solo in base all’esame di condizioni oggettivamente verificabili (mi vengono in mente i lebbrosi guariti da Gesù che egli manda dai sacerdoti affinché certifichino la loro guarigione attraverso un esame obiettivo della scomparsa dei loro sintomi esteriori).

        Al contrario, il giudizio sullo stato di grazia individuale, pur facendo capo a solidi principi dottrinali, non si è mai concretato per alcuno, essendo sempre stato riservato a Dio solo, che solo legge nei cuori. Ciò è talmente vero che, ad es, la Chiesa non si è mai pronunciata autorevolmente neppure sulla dannazione eterna di Giuda, nonostante le parole terrificanti a questo riguardo pronunciate da Gesù stesso nel Vangelo.

        Questo vuol dire che, verificate le giuste disposizioni, un sacerdote può sempre assolvere in nome di Dio, ma mai può giudicare al posto suo.

        Perciò, il giudizio in foro interno introdotto con AL costituisce certamente un’oggettivo elemento di novità con risvolti dottrinali importanti. Questo non perché venga modificata l’ormai acquisita dottrina sulla colpa individuale – nessuno afferma questo – ma perché quello che è sempre stato un argomento astratto a favore dell’ingiudicabilità di una persona è diventato l’alibi ideologico per giudizi concreti di discolpa – ma facilmente arbitrari, e, chissà, finanche temerari – da parte di chi Dio non è.

        Mentre, al contrario, il giudizio oggettivo sugli atti, che è sempre stato un concreto atto di giustizia (l’esame obiettivo dei fatti), è ormai poco più che un’astrazione incapace di discriminare alcunché, se ciò che fa testo è solo il giudizio soggettivo – cioè relativo e parziale – sulla colpa/libertà individuale. E del giudizio vero e assoluto di Dio – non solo sulle persone, ma anche sugli stessi atti – non c’è più traccia. O, quantomeno, se ne è persa ogni traccia nella disciplina dei sacramenti.

        In ultimo, mi preme precisare che, almeno per quanto mi riguarda, esprimere civilmente queste riflessioni fa parte della normale dialettica cattolica e non costituisce sicuramente scisma, né intenzionale, né di fatto e neppure ipotetico. Perciò chiederei gentilmente di non usare questo argomento denigratorio per un’eventuale replica, ma di attenersi a quanto scritto.

        Mi piace

        • Non è proprio così.

          Sebbene sia vero che solo Dio può leggere i cuori, e avere quindi una certezza assoluta sullo stato di Grazia o meno di una persona, un sacerdote può formarsi una certezza morale al riguardo.

          Per esempio, non posso essere assolutamente sicuro che una povera prostituta obbligata a vendersi da papponi senza scrupoli che minacciano di ucciderla mentre lei vorrebbe cambiare vita sia in stato di Grazia, ma un sacerdote può certamente formarsi una certezza morale al riguardo.

          Lo stesso vale per altri peccati gravi, cito il Catechismo al paragrafo 2352

          “Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.”

          Perciò no, non è vero che i Sacerdoti sono tenuti a guardare solo al foro esterno, se così fosse ci si potrebbe confessare con un programma informatico e un bot, non servirebbe un sacerdote. Il Catechismo parla esplicitamente di attenuanti da tenere in conto per formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti, e questo giudizio da formulare spetta al sacerdote.

          Come detto, non è una certezza assoluta (il Concilio di Trento insegna che nessuno può essere assolutamente certo del proprio stato di Grazia, tantomeno di quello di un altro), ma una certezza morale.

          Mi piace

        • Non ci siamo. Il catechismo non dice che il sacerdote, per assolvere un peccatore, debba formarsi una certezza morale circa la sua assenza o lievità di colpa. Dice invece che deve accertarsi del suo pentimento e delle sue giuste disposizioni, cioè della sua sincera risoluzione a rimuovere le condizioni oggettive di peccato. Di questo il confessore deve avere certezza morale. La colpa, lieve o grave, non c’entra niente.
          Poi, un conto è il tuo caso di scuola della persona ridotta in schiavitù, soggetta all’abbrutimento delle minacce di morte, all’asservimento sessuale e alla totale mercé della depravazione altrui, in cui chiaramente non c’è la colpa perché non c’è neppure il peccato;
          altro è il caso di chi liberamente decide di divorziare e poi si ritrova incapace di rinunciare alla sua seconda unione, o comunque non è più in condizione di poter tornare indietro.
          Sarà anche vero che il suo nuovo stato è adesso praticamente irreversibile, ma questo non fa di lui una persona meno libera e quindi meno colpevole, perché quella condizione l’ha scelta liberamente.
          Assolvere questa persona sulla base del fatto che ormai non può più scegliere di tornare indietro, di fatto legittima la sua condizione di persona impossibilitata a scegliere. Cioè, di fatto – e sottolineo di fatto – legittima la sua scelta.
          Invece, se oggettivamente impedita a ripristinare lo stato precedente al divorzio, o a vivere in castità la sua nuova unione, questa persona può – anzi dovrebbe – essere incoraggiata a liberamente non accostarsi alla comunione a motivo della sua condizione oggettiva.
          Del resto, se uno ha ucciso il suo talamo, non poter fare la comunione non è il peggior guaio che gli possa ancora capitare. Il peggio l’ha già passato; può solo sforzarsi di risalire la china esercitando la sua anima alle giuste disposizioni. A mio avviso (e ad avviso del catechismo), è questo che lo può conservare nella giustizia davanti a Dio, non l’assoluzione (valida?) del prete.

          Mi piace

          • Ci risiamo con la solita logica strabica

            “Sarà anche vero che il suo nuovo stato è adesso praticamente irreversibile, ma questo non fa di lui una persona meno libera e quindi meno colpevole, perché quella condizione l’ha scelta liberamente.”

            Se l’ha scelta liberamente porterà colpa per la scelta primigenia, da cui può essere assolto se è pentito, ma gli atti attuali non sono automaticamente colpevoli se la decisione iniziale era libera.

            Gli atti attuali sono colpevoli se commessi con libertà.

            “Assolvere questa persona sulla base del fatto che ormai non può più scegliere di tornare indietro, di fatto legittima la sua condizione di persona impossibilitata a scegliere. Cioè, di fatto – e sottolineo di fatto – legittima la sua scelta.”

            È come dire che se una prostituta ha scelto liberamente di iniziare a prostituirsi e ora è pentita ma non può tornare indietro perché i papponi minacciano lei e la sua famiglia, minacciando ritorsioni sui suoi cari che vivono ancora nel suo paese d’origine, allora questa prostituta non può essere assolta a meno che non fa sterminare se stessa e la sua famiglia.

            La Chiesa non è una spietata succursale di Equitalia che esige il dovuto e se non ce l’hai ti butta in mezzo ad una strada.

            Mi piace

          • Oltretutto non si tratta di legittimare la sua scelta, si tratta di riconoscere che una persona non è abbastanza libera per fare quello che dovrebbe fare.

            Ancora una volta: se io evito di buttare in mezzo ad una strada uno che mi deve soldi e che non può ripagarmi al momento perchè è in bolletta e non trova lavoro, sto compiendo un atto di carità, non lo sto legittimando a non saldare il suo debito appena sia in condizione di saldarlo.

            Il punto è che voi esigete autisticamente la riparazione anche laddove non è fattualmente possibile al momento, in pratica disconoscete la logica stesse delle attenuanti, perché le circostanze attenuanti sono proprio tali perché limitando la libertà non rendono possibile al momento fare la cosa giusta.

            Mi piace

          • Ultimo appunto

            “Non ci siamo. Il catechismo non dice che il sacerdote, per assolvere un peccatore, debba formarsi una certezza morale circa la sua assenza o lievità di colpa. Dice invece che deve accertarsi del suo pentimento e delle sue giuste disposizioni, cioè della sua sincera risoluzione a rimuovere le condizioni oggettive di peccato. ”

            Certo, ma appunto perché una persona sia costretta a rimuovere le condizioni oggettive di peccato deve essere libera di poterlo fare.

            Ecco perché il Catechismo dice

            “Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.”

            Perché non sempre la libertà è piena e quindi non sempre vi è piena responsabilità.

            Perciò si, il confessore può e deve formarsi una certezza morale sulla colpevolezza del soggetto, visto che non tutti sono in condizione di rimuovere il peccato oggettivo. La certezza morale che si deve formare sta proprio nel capire la situazione nella sua interezza.

            Il tipo di Confessione che hai in mente tu potrebbe essere fatta da un bot. Non funziona cosi.

            Mi piace

          • Ma poi non capisco di cosa discutiamo ancora. Ho scritto un articolo per Ron Conte https://ronconte.wordpress.com/2018/01/07/communion-discipline-for-the-orthodox-shows-the-wisdom-of-amoris-laetitia/ e nella sezione commenti lui non ha fatto altro che dirti le stesse cose che ti ho già detto mille volte.

            È evidente che nessuno possa farti cambiare idea riguardo a questa materia, perciò perché continui a discutere?

            Mi piace

            • Adesso presumi di te stesso. Che modo di porsi è il tuo? Anch’io ti ho detto e ridetto le stesse cose un sacco di volte e tu insisti a pensarla diversamente. E poi Ron Conte non è affatto così categorico come te, dice: “questo è quello che penso io, ma non dico che sia per forza vero”. E riguardo ai miei argomenti ha riconosciuto che non sono privi di merito. Perché tu vorresti invece tacitarmi?

              Se la comunione ai divorziati risposati è già dentro la dottrina definita da sempre, chiediti, piuttosto, perché il Catechismo non se n’è mai accorto.

              Io poi non ho mai detto che chi sbaglia deve pagare fino all’ultimo spicciolo, non è affatto questo il senso delle mie parole, neanche a volerne forzare il significato e le intenzioni. Perché mai dovrei volere il male delle persone? Io voglio il bene delle persone almeno quanto te. Questo è un credito di buona fede che si deve a chiunque. Semmai, c’è il caso che abbiamo due diverse percezioni di cosa sia il bene delle persone, questo sì. Ci sarebbe da discutere su questo un giorno.

              Come ho spiegato in tanti miei interventi, io prescindo da considerazioni sulla colpa individuale, che considero fuorvianti. Ritengo che non si debba proprio giudicare la colpa individuale, anzi, by default, do per scontato che nessun divorziato risposato versi in colpa grave. Non è questo il punto.

              Io ho solo detto che la disciplina dei sacramenti che richiede la rimozione delle condizioni oggettive di peccato, ovvero, in caso di impossibilità, l’astensione dalla comunione, è una disciplina coerente con l’immutata dottrina, mentre quella desunta da alcuni dalle aperture pastorali di AL non lo è, ed in questo mi trovo in numerosa compagnia (buona o cattiva che sia).

              Dunque, questa non può essere liquidata come una mia fissa personale, tanto meno come una fissa personale di chiunque non è ancora riuscito a trovare delle basi dottrinali congrue per la nuova disciplina, al di là delle teorie personali del card Kasper, che, fino a prova contraria, non è ancora Dottore della Chiesa.

              Mi piace

              • “Come ho spiegato in tanti miei interventi, io prescindo da considerazioni sulla colpa individuale, che considero fuorvianti. Ritengo che non si debba proprio giudicare la colpa individuale, anzi, by default, do per scontato che nessun divorziato risposato versi in colpa grave. Non è questo il punto.”

                Passare a dire che nessun divorziato risposato versi in colpa grave mi pare un “huge leap” ad essere eufemistici, ma aldilà di questo i confessori hanno sempre giudicato anche sulla colpa individuale.

                “o ho solo detto che la disciplina dei sacramenti che richiede la rimozione delle condizioni oggettive di peccato, ovvero, in caso di impossibilità, l’astensione dalla comunione, è una disciplina coerente con l’immutata dottrina, mentre quella desunta da alcuni dalle aperture pastorali di AL non lo è, ed in questo mi trovo in numerosa compagnia (buona o cattiva che sia).”

                Ma il punto è questo: quell’articolo che ho scritto per Ron Conte dimostra -fino a prova contraria- che abbiamo un precedente, dal punto di vista oggettivo è così, quindi….

                “Dunque, questa non può essere liquidata come una mia fissa personale, tanto meno come una fissa personale di chiunque non è ancora riuscito a trovare delle basi dottrinali congrue per la nuova disciplina, al di là delle teorie personali del card Kasper, che, fino a prova contraria, non è ancora Dottore della Chiesa.”

                Ma il Cardinale Kasper proponeva la legittimazione dell’adulterio in se e per se, il che è del tutto eterodosso (anche qui per essere eufemistici).

                Comunque io non sto dicendo che uno sia costretto a concordare con questa disciplina.

                Se ti ricordi ho detto più volte che se fossi un Vescovo è probabile che emanerei linee guida più rigide, soprattutto nel caso in cui la mia diocesi fosse piena di sacerdoti non di retta dottrina.

                Quello che però deve essere chiaro, aldilà delle opinioni personali, è che la Chiesa ha l’autorità per cambiare la disciplina in questa materia https://ronconte.wordpress.com/2018/01/17/what-if-pope-francis-retracts-portions-of-amoris-laetitia/ poi in alcuni paesi e/o diocesi può non essere opportuna, ma non si può qualificare il capitolo VIII di Al come insegnamento erroneo.

                Mi piace

  6. Condivido e sottoscrivo pressoché in toto il tuo articolo: l’unica perplessità sorge quando scrivi « che è al limite dell’eresia… che il grado di colpevolezza di un persona dipende dalla sua libertà », e poi ribadisci il concetto col « 2bis » .
    Messa cosi non posso che darti ragione, ma ricondotta agli scambi che abbiamo avuto sull’interpretazione di alcuni passi di AL, a me sembra che le cose assumano un aspetto diverso.
    Supponiamo che una persona commetta omicidio ed un’altra adulterio e che in entrambi « ci possano essere circostanze attenuanti che possono diminuire parzialmente o totalmente la colpevolezza del peccatore a prescindere dell’intrinseca cattiveria di un’azione »;
    supponiamo poi, che a motivo del « discernimento », entrambi si pentano di quello che hanno fatto: non devono forse entrambi promettere di non peccare più?
    Perché allora chi commette adulterio dovrebbe essere perdonato e, nel contempo, autorizzato a proseguire nel peccato di adulterio?
    E non venirmi a dire che l’educazione dei figli è un’attenuante: può forse essere un’attenuante l’insegnare ai figli che è più importante il vivere bene il proprio adulterio di quanto non lo siano le parole di Cristo che condanno l’adulterio?

    Mi piace

    • @ Lorenzo
      Manca un elemento importante, la Riparazione, è ovvio che con l’omicidio non possa esserci la riparazione a meno che il colpevole non abbia il potere di risuscitare la vittima, non essendo la riparazione oggettivamente possibile, egli viene perdonato e a non « peccare più »
      Nel caso dei divorziato risposato è uguale, poniamo come spesso succede che dopo poco tempo divorziano (tralasciamo ora chi tale divorzio lo provoca) senza avere per loro fortuna figli, ci si risposa e l’unione dure molti decenni arricchita dai figli, la riparazione vuole che si lasci il nuovo coniuge per ricongiungersi al primo, ora, poniamo che ciò fosse possibile, necessita abbandonare il secondo coniuge con i propri figli per ritornare al primo, è evidente che il danno provocato è superiore al primo, ma che dire se nel frattempo il primo coniuge si sia risposato, o che non si rintracci più.
      Allora anche in questo caso visto che la riparazione non è più possibile senza provocare un danno maggiore non vale anche in questo caso « Và e non peccare più ».
      Inoltre, c’è da dire che la questione dovrebbe essere esaminata alla luce della Tradizione, e della Prassi della Chiesa, e come tale problema sia stato affrontato nel tempo, in sostanza non ci si può soffermare negli ultimi decenni del Magistero, ma va fatta una ricerca nella storia della Chiesa, anche perché ci sono promulgazioni magisteriali in contrapposizione con altri pronunciamenti, vedere la questione della salvezza degli Ebrei ciò che dice il Concilio di Trento con la promulgazione della Nostra Aetate.

      Mi piace

      • @(Francesco), la cosa sarebbe molto più semplice se chi è sposato in ossequio al suo impegno di fedeltà che non prevede “dei se e dei ma”, sostenuto dalla Fede, dalla grazia di stato e da quella straordinaria di chi non abbandona la sua croce, rimanesse fedele al suo UNICO e solo Matrimonio sinché morte non li separi. Offrendo il suo sacrificio e le sue preghiere per la conversione e il ritorno del Coniuge venuto meno al suo impegno o caduto nel peccato di adulterio.

        É per la nostra pochezza umana e di fede che da soli ci andiamo poi ad “incasinare” (termine non teologico ma che rende bene) la vita, per poi talvolta pretendere che la Chiesa trovi la soluzione!
        E la Chiesa che ha cuore materno, cerca anche di trovarla la soluzione, ma ho l’impressione che talvolta smarrisca (o abbia smarrito) il ricordarci, l’invitarci, l’accompagnarci per la prima strada maestra che è quella della Virtù e della Virtù Eroica che con l’aiuto di Dio è percorribile. Invece l’impressione é che si segua il pensiero della vulgata: “No, così é troppo… Non sono mica un santo!”, quando invece alla santità TUTTI sono chiamati e Dio non può sottrarsi dal donare lo Spirito Santo a chiunque glielo domandi.

        Mi piace

        • @Bariom
          “@(Francesco), la cosa sarebbe molto più semplice se chi è sposato in ossequio al suo impegno di fedeltà che non prevede “dei se e dei ma”, sostenuto dalla Fede, dalla grazia di stato e da quella straordinaria di chi non abbandona la sua croce, rimanesse fedele al suo UNICO e solo Matrimonio sinché morte non li separi. Offrendo il suo sacrificio e le sue preghiere per la conversione e il ritorno del Coniuge venuto meno al suo impegno o caduto nel peccato di adulterio.”
          Assolutamente.
          Infatti la prima via dovrebbe essere quella di prevenire la rottura dei Matrimoni.
          Molti Matrimoni si rompono perché non si prega abbastanza e quindi non pregando non si ricevono Grazie che pure salverebbero il Matrimonio.
          Solo una cosa: chi si sposa con dei “se e dei ma” in realtà non si sposa proprio, nel senso che non contrae Matrimonio valido.
          Se infatti ci si sposa con l’idea che se le cose dovessero andare male c’è una via di uscita o la possibilità di “ricominciare con un’altra persona”, vi è il rifiuto del Bonum Sacramenti, il quale è necessario per la validità di un Matrimonio.
          Anche questa è, a mio avviso, una delle ragioni di Al, e cioè che molti di quelli che sono apparentemente adulteri in realtà non hanno un primo Matrimonio valido e quindi la loro prima unione non era indissolubile.

          Mi piace

      • Ma se si crede che il matrimonio e’ indissolubile si crede che il matrimonio e’ REALMENTE INDISSOLUBILE, cioe’ ontologicamente. La persona crede di aver divorziato dal primo coniuge in realtà’ e’ ancora unità a il primo ed unico coniuge dal sacramento. Quello che fa ( risposarsi civilmente fare figli ecc. ) non puo’ inficiare ne& cambiare la realtà’ dei fatti: il vero coniuge e’ il primo ed unico, la seconda Unione e’ adulterio, chi vivre nell’ adulterio vive nel peccato. Se ci sono attenuanti sul grado di colpevolezza , queste attenuanti non cambiano pero’ la realta’. Se io uccido una persona in uno stato di raptus non cambia la realtà’ che quella persona e’ morta, esattamente come se ne avessi premeditato il delitto. Quindi le attenuanti valgono per diminuire il grado di colpevolezza ma non cambiano ma realta’ E la realtà’ e’ che il matrimonio e’ indissolubile finche’ la morte non separi quindi non ne esiste un ” secondo ” .

        Mi piace

      • @ Colaus de Arce
        E’ vero che non è possibile resuscitare chi si è, pur involontariamente, ucciso: se però abbiamo tolto la vita a chi era l’unico sostegno economico di una famiglia, l’obbligo della riparazione, pur nei limiti delle proprie possibilità economiche, sussiste.
        Il caso cui avevo però accennato verteva sul fatto che non si può essere assolti, una volta preso atto che il proprio agire è peccaminoso, se non si ha l’intenzione di cambiare il proprio vivere in peccato: può forse essere assolto un killer che, per evitare che la propria famiglia muoia di fame, continua ad assassinare per denaro?
        E questo vale non solo per l’omicida che non intende smettere di uccidere, ma anche per il ladro che non intende smettere di rubare, dell’adultero che non intende recedere dal vivere in adulterio…

        Mi piace

        • L’intenzione di cessare dal peccato è necessaria, ovviamente, ma può non essere fattibile al momento.

          Tu confondi l’intenzione col poterla tradurre concretamente in atto.

          Inoltre, non credo che una persona che è stata abbandonata e non ha avuto la forza di rassegnarsi a stare da sola per i successivi 60 anni di vita sia paragonabile a queste persone https://www.livegore.com/35/cartel-beheads-year-old-boy-revenge-for-the-women-headed-video , così come non paragonerei un ladro che ruba per fame perché altrimenti muore a quelle persone.

          Anche perché se la draconiana severità che viene richiesta per i divorziati risposati venisse davvero applicata a tutti i cattolici peccatori abituali, beh, cito Ron Conte

          “What troubles me most about those who are adamant that the divorced and remarried may not receive Communion is the hypocrisy. If the divorced and remarried may not receive, then most Catholics who currently receive may not also. Of those 800,000 signatories to the querulous petition, how many are committing any of the following objective mortal sins:

          * adhering to material heresy on abortion, contraception, sexual ethics, marriage, and many other topics within Catholic teaching;
          * teaching material heresy online;
          * rejecting the authority of the Pope over discipline;
          * rejecting the authority of the Pope over doctrine;
          * lust, or malice, or some other interior grave sin;
          * pornography, masturbation, sex outside of marriage;
          * unnatural sexual acts within marriage;
          * use of contraception or abortifacient contraception for any purpose;
          * rejection of the Sacrament of Confession.

          I think that the vast majority of Communion-receiving Catholics are guilty of some of the above mortal sins. Use of contraception is very widespread. Sexual sins are very widespread. I know that most Communion-receiving Catholics go to Confession rarely or never. Material heresy is common among persons who teach the Catholic Faith and among Catholics in general. I have the impression that the vast majority of adult Catholics are committing some of the above listed grave sexual sins.”

          https://ronconte.wordpress.com/2015/09/30/casting-stones-at-the-divorced-and-remarried/

          Almeno si eviti di essere ipocriti e si chieda una applicazione draconiana della legge per tutti, così vediamo chi la scampa.

          Mi piace

        • Ultima cosa, così en passant

          “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,22-23).

          Cristo ha affidato il mandato di perdonare i peccati agli apostoli, dei quali il Papa e i vescovi sono i successori.

          Sta a loro decidere chi può essere assolto e chi no, sfortunatamente Lorenzo non è l’addetto alla security dei cancelli del Paradiso, almeno a quanto ci risulta.

          Mi piace

          • Can. 987 – Il fedele per ricevere il salutare rimedio del sacramento della penitenza, deve essere disposto in modo tale che, RIPUDIANDO I PECCATI che ha commesso E AVENDO IL PROPOSITO DI EMENDRSI, si converta a Dio.

            Mi piace

            • Il proposito è necessario, ma può non essere sempre concretizzabile al momento.
              La Chiesa non è Equitalia.

              Mi piace

            • Poi ripeto, la severità che si vuole applicata, chissà perché, solo ai divorziati risposati, la si applichi a tutti i peccatori in materia grave abituali, senza tenere più conto di attenuanti, e come dicevo prima, vediamo chi la scampa.
              Spiacente Lorenzo, ma non sei stato nominato a giudice di quali peccatori possano essere perdonati e quali no. Rassegnati, tu e la tua self-righteousness.

              Mi piace

              • Dall’articolo

                “ Va detto ancora che per compiere soggettivamente un peccato grave si richiede la presenza simultanea di tre condizioni: che vi sia materia grave, piena avvertenza della mente e deliberato consenso della volontà.”

                Appunto, qui stiamo parlando di situazioni dove la libertà è compromessa e quindi non vi è un pieno deliberato consenso.

                Mi piace

              • @Antonio
                Libertà compromessa per colpa propria o per colpa altrui?

                Mi piace

              • Se la libertà è compromessa per colpa propria si porta la colpa di quel peccato “originario”, non dei peccati attuali.

                Lasciami citare ciò che ho scritto sopra a Stefano https://pellegrininellaverita.com/2018/02/20/volens-nolens-papa-francesco-ci-converte/comment-page-1/#comment-34467

                “È come dire che se una prostituta ha scelto liberamente di iniziare a prostituirsi e ora è pentita ma non può tornare indietro perché i papponi minacciano lei e la sua famiglia, minacciando ritorsioni sui suoi cari che vivono ancora nel suo paese d’origine, allora questa prostituta non può essere assolta a meno che non fa sterminare se stessa e la sua famiglia.”

                Per portare colpa piena dei peccati attuali occorre la libertà, il fatto che tale situazione di diminuita libertà sia stata prodotta da un proprio errore non cambia questo fatto.

                Quello che serve per il perdono è il pentimento e la riparazione laddove sia possibile.

                Mi piace

    • Se una persona mi deve soldi ma al momento proprio non li ha, e non riesce a trovare un lavoro, il mio atto di carità di non pignorare tutti i suoi beni e non lasciarlo in mezzo ad una strada significa forse che lo sto autorizzando a non saldare il debito, qualora avesse la possibilità di saldarlo?

      Mi piace

      • @Antonio,
        Matteo 18
        «23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
        31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».
        Si potrebbe obiettare che è solo metafora… Ne siamo proprio sicuri?

        Mi piace

        • Quella parabola parla del purgatorio, ma non è ciò di cui stavo parlando io.
          Io stavo parlando del fatto che in certe situazioni la riparazione “terrena” è possibile solo danneggiando degli innocenti.
          Questo non giustifica un atto intrinsecamente malvagio ma non credo nemmeno che si possa dire che una persona in questa situazione sia libera a sufficienza per essere imputabile a colpa mortale, fintanto che le circostanze attenuanti sussistono e non è possibile rimuoverle.

          Mi piace

          • @ Antonio
             » Quella parabola parla del purgatorio, ma non è ciò di cui stavo parlando io.
            Io stavo parlando del fatto che in certe situazioni la riparazione “terrena” è possibile solo danneggiando degli innocenti.
            Questo non giustifica un atto intrinsecamente malvagio ma non credo nemmeno che si possa dire che una persona in questa situazione sia libera a sufficienza per essere imputabile a colpa mortale, fintanto che le circostanze attenuanti sussistono e non è possibile rimuoverle. »
            Perfettamente d’accordo, sono d’accordo anche sulla tua affermazione  » così come non paragonerei un ladro che ruba per fame perché altrimenti muore a quelle persone. »
            Anche su questa  » Almeno si eviti di essere ipocriti e si chieda una applicazione draconiana della legge per tutti, così vediamo chi la scampa. »

            Mi piace

  7. Questo Papa è un setaccio dello Spirito Santo che pulisce la fede in Cristo dalla religione come prodotto culturale dell’uomo.

    Piace a 1 persona

    • Se c’ e’ un papa che invece riconduce la religione a ” prodotto culturale dell’ uomo” e’ proprio questo. Riducendo la religione a dimensione psicologica, emozionale, direi persino sentimentale, non fa che ridurre il Sacro a misura umana. E infatti i suoi interessi sono per L’ uomo, la politica, il sociale , L’ ambiente ecc.
      Di ” spirituale” questo papa non ha proprio nulla e lo dimostra con la sua indifferenza per la Sacra Liturgia.

      Mi piace

  8. Oggi è la festa della « Cattedra di San Pietro Apostolo »: preghiamo affinché chi oggi siede su quella Cattedra non venga meno al compito di confermare i fratelli nella fede in Cristo…

    Mi piace

  9. “ma noi stessi siamo Chiesa“

    Solo se uniti ai nostri pastori, vescovi e il papa. Se no siamo come gli evangelici. Sono Chiesa Sosa, Marx, Chiodi? Come possiamo saperlo? Lo chiediamo a te Simon? A Cavalcoli? Ai vescovi kazakhi?
    Io prego perche il Signore accelleri il tempo della prova.

    Mi piace

  10. da Ernest Hello, L’uomo (fonte Gli Scritti )

    “Tra le confusioni che il mondo ama, ce n’è una che ama in modo particolare: esso confonde il perdono con l’approvazione. Per il fatto che Gesù Cristo ha perdonato molti peccatori, il mondo ne vuole concludere che Gesù Cristo non detestava il peccato. Il crimine del diciannovesimo secolo è quello di non odiare il male e di fargli delle proposte. Non c’è che una proposta da fargli: quella di sparire. Ogni compromesso concluso con il male somiglia non solo al suo trionfo parziale, ma al suo trionfo completo, giacché il male non chiede sempre di cacciare il bene, ma vuole il permesso di coabitare con lui. Un istinto segreto lo avverte che chiedendo qualcosa, chiede tutto. Appena non lo si odia più, esso si sente adorato.”

    Sembra così chiaro questo pensiero, soprattutto se applicato alla questione oggetto di questa discussione.
    A me ha fatto riflettere molto soprattutto la frase “il male non chiede sempre di cacciare il bene, ma vuole il permesso di coabitare con lui” , Sembra descrivere il compromesso apparente di alcuni concetti espressi da Papa Francesco, apparente appunto, poiché in realtà anche sulla croce noi abbiamo l’evidenza di un male che sembra coabitare col bene. A mio avviso non consideriamo mai abbastanza il fatto che c’è qualche cosa di superiore al bene, ovvero un male redento.

    Piace a 1 persona

  11. Daniel
    Se letto correttamente il testo che hai citato va nella direzione opposta a quello che dici tu. Infatti mette in guardia sul ” crimine ” di non odiare il male e di fargli delle proposte. Mette in guardia sul fatto che se si lascia anche uno spiraglio al male si da’ al male il permesso di ” coabitare col bene”
    Sulla Croce poi non coabita il male col bene, perche’ sulla Croce c’ e’ Dio crocifisso che col male non ha nulla a che spartire.
    La coabitazione del male col bene , Gesu’ non L’ ha mai predicata. Papa Francesco neppure, detto sinceramente.

    Mi piace

    • La Croce è un male, come lo è la morte del Cristo.
      In Pace

      Mi piace

      • Ma il testo citato parla del male in quanto ” peccato” , in quanto contrario del bene infatti dice: Il crimine del diciannovesimo secolo e’ quello di non odiare il male. Di fargli delle proposte. Non c’ e’ che una proposta da fargli quella di sparire” .

        Mi piace

        • Non sono sicuro di ben capire il tuo punto.
          A ogni modo il male è assenza: diminuzione del bene: ha quindi “bisogno” del bene da sottrarre per “apparire”.
          Per giunta in campo morale, il male /peccato non consiste in una scelta tra un male in quanto tale ed un bene ovvio ma nella scelta disordinata di un bene inferiore in luogo di quello superiore:
          In Pace

          Mi piace

  12. Splendido, grazie Simon, mi ritrovo in pieno con quanto hai scritto, mi ritrovo a fare lo stesso tuo percorso.
    Anche per me Papa Francesco, per le ragioni che hai illustrato e altre ancora, è una sfida per la mia fede troppo confortevole e pantofolaia, e per ciò do grazie allo Spirito Santo e prego per lui, per me e per la Chiesa che amo e di cui faccio parte. Come ben dici, ognuno di noi battezzati siamo tutta la Chiesa, ma ognuno di noi è allo stesso tempo la prima “terra” da evangelizzare che incontra e dobbiamo guadagnare al Signore quanto più terreno anche nelle nostre stesse anime, con le armi che Lui ci ha donato (preghiera, parola, penitenza, sacramenti…) e tenendo lo sguardo sempre fisso su di Lui.
    C’è spesso una riserva mentale, nascosta persino a se stessi, nella “totale dedizione”, quando la “totale dedizione” ha origine nel Io. La dedizione autentica, senza riserve, si origina invece nell’umiltà e nella resa ad Altro che è chi deve prendere il posto del Io. A Lui bisogna offrire persino le nostre riserve, a costo di provare il dolore delle nostre inadeguatezze e miserie, avendo fede nella Sua capacità di fare di noi, “vasi di creta e servi inutili”, strumento per la Sua lode. Se non accettiamo di attraversare questa consapevolezza dolorosissima colui-che-divide torna con i compagni a prendere possesso della casa ripulita e in ordine.
    Buon cammino di Quaresima a tutti.

    Piace a 1 persona

  13. Sono grato a Simon per questo bellissimo articolo.
    Vorrei evidenziare le frasi per me più importanti, che mi sembrano siano invece state poco considerate da chi lo ha letto :

    « Onestamente penso che la tentazione che Dio permette a noi cattolici in questi tempi sia proprio questa: smettere di appoggiare la nostra fede su un’ideologia, o su un concetto di persone “provvidenziali” attraverso papi esemplari ma appoggiarsi sul solo Cristo con l’aiuto dello Spirito Santo nella Chiesa »

    « Per quel che mi riguarda, il Santo Padre Francesco è per me una pietra di inciampo, un motivo di purificazione costante delle ragioni sulle quali si fonda, umanamente parlando, la mia fede e di questo gliene sono grato, e per questo rendo grazie a Dio per la sua elezione e prego per lui alfine che sempre faccia la volontà di Dio nel suo ruolo e che il suo pontificato sia lungo e fruttuoso »
    Se un merito va certamente ascritto a questo Papa, è quello di aver fatto emergere quella base nascosta di cattolici che erano d’accordo con la Chiesa solo quando la Chiesa era d’accordo con loro. Alcuni hanno riscoperto per questo una fede più umile, e sono stati chiamati a conversione.
    Altri invece , sconcertati, non potendo ammettere con se stessi e con gli altri che il loro pensiero non fosse pienamente cattolico, cercano in tutti i modi di dimostrare che la Chiesa di questi tempi non è la vera Chiesa, che il Papa non è il vero Papa, e che Chiesa ed il Papa sono ora in vacanza, e torneranno effettivi quando ricominceranno a dire cose solo cose con le quali concordano.

    Piace a 1 persona

  14. Pazienterete se intervengo di nuovo, ora che sembra l-argomento sia esaurito (l-ultimo commento, unico, essere di ieri).
    Trovo interessante che siano piu- i commenti che rispondono ad altri commenti, che i commenti all-articolo stesso.
    Mi scoccia pero- (ah, il maledetto complesso… e il maledetto narcisismo…) fare tutto il panegirico xulle implicazioni di cio- .
    Brevemente pero- accenno il dunquein tutta la questione gioca un ruolo fondamentale la COSCIENZA.
    Quanto poi sia correttamente formata questa coscienza, alla luce della Fede della Chiesa, il giusto e irrevocabile giudizio spetta a Colui che nel giorno da Egli stabilito, giudichera- con inappllabile sentenza.
    Nwl frattempo ognuno di noi altro non puote, che cercare di affinare e confrontare la propria coscienza coi termini della Fede e dell-intelletto.
    Cordiali saluti a tutti,
    P,S. Scuserete gli errori dovuti ad un mini-tastierin,o causa guasto, sostitutivo, non qwerty, che non essere ne- italiano, ne- nek maledetto inglese, ma probabilmente ,,, -cinese- )infatti essere di tal manifattura(.

    Mi piace

  15. Francamente, io non ho capito cosa voglia dire “smettere di appoggiare la nostra fede su un’ideologia”. Mi sbaglierò, ma, così com’è, mi è parsa un’espressione analoga ad altre simili usate dal Papa per liquidare alcuni critici, ragion per cui l’ho interpretata come, una specie di grido di battaglia, una formula per additare alla fede-non-fede di colloro da classificare come dissidenti.

    Ora, a parte il fatto che questo non è propriamente lo stile retorico che uno si aspetterebbe da un cattolico in genere, ma non si può non notare, semmai, che sono proprio espressioni di questo tipo che denotano un’impostazione di tipo ideologico. Sono infatti le ideologie che devono denotare teoricamente il dissenso per isolarlo e reprimerlo, non la fede.

    Ciò premesso, traggo dal vocabolario che ideologia è “il complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico”. E’ quindi vero, e non c’è nulla di strano, che esista un’ideologia cristiana – o della cristianità – la quale, nella misura in cui si basa sugli assunti della fede, non solo è pienamente legittimata in ambito cristiano, ma è anche perfettamente consona, anzi essenziale, al pensiero cattolico e alla dialettica tra le fedi.

    Ciò non vuol dire che io debba basare la mia fede sull’ideologia cristiana intesa come costruzione di un pensiero umano, ma non ci sarebbe alcun motivo di biasimare chi, pur senza avere una reale fede in Cristo, si limitasse a professare l’ideologia cristiana, anche se unicamente come mero ideale politico.

    Mi piace

    • “Francamente, io non ho capito cosa voglia dire “smettere di appoggiare la nostra fede su un’ideologia”: tu stesso hai dato la risposta, ciò vuol semplicmente dire non “basare la propria fede sull’ideologia cristiana intesa come costruzione di un pensiero umano”.

      Questo capita, ad esempio, quando una volta che molto legittimamente si abbia approfondito la propria fede nel quadro di un “complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico” si pretenda ridurre la comprensione dell’annuncio della Chiesa all’interno di questo solo complesso o, peggio ancora, considerare errato aspetti del detto annuncio non contemplati / contemplabili nel quadro del detto complesso.

      In Pace

      Mi piace

      • Esatto.

        Certe persone hanno fatto una ipostatizzazione di quella che in America è chiamata “ The conservative Catholic subculture”, e appena qualcuno mette in discussione certe idee che ormai sono diventate assiomi, queste persone pretendono di arrogarsi il diritto di promulgare nuovi dogmi e/o di stabilire che una data decisione della Chiesa (della C.H.I.E.S.A, non di un singolo individuo) sia invalida e illegittima e che i Papi non abbiano l’autorità di metterci becco.

        In altre parole:

        1. Esponente della conservative Catholic subculture: “la Chiesa non può fare questo, è eresia, vs contro il diritto divino”.

        2. Interlocutore: “ah, va contro il diritto divino? E chi lo ha stabilito? Tu o la Chiesa?”

        3. Esponente della conservative Catholic subculture: “ma non è questo il punto, la Chiesa non può farlo per questo e quest’altro motivo ecc ecc”.

        4. Interlocutore: “non è proprio così, visto che ha abbiamo un precedente, un caso diverso nella sua particolarità ma allo stesso tempo molto simile a questo che stiamo trattando, che risale a 34 anni fa e che prova che la Chiesa in effetti ha l’autorità di cambiare in queste materie”.

        5. Esponente della conservative Catholic subculture: “ ma i due casi non sono comparabili e bla bla bla”.

        6. Interlocutore: “i due casi sono comparabili, siccome in entrambi i casi vi è una violazione di uno dei dieci comandamenti”.

        7. Esponente della conservative Catholic subculture: “ma no, i due casi non sono comparabili perché” …….. Dopodichè segue una filippica che non tiene conto di nessun argomento teologico e ragiona solo in base alla pancia.

        8. Interlocutore: “Ho capito insomma, la Chiesa non può fare questo perché tu lo hai deciso. Ciao ciao”.

        The end.

        Mi piace

        • Eppure io continuo a ritenere che la proibizione di avere rapporti intimi con chi non è il legittimo consorte sia stata chiaramente espressa senza se e senza ma da Gesù stesso.

          Mi piace

          • Chi ha affermato il contrario?

            Mi piace

          • Giusto per la cronaca, Lorenzo, non esistono solo quelle parole di Gesù, ne esistono anche altre relative ad altre materie non meno vincolanti.

            Per esempio il Concilio di Firenze

            “Concilio di Firenze, 1442: “(La Chiesa Romana) Crede fermamente, confessa e predica che nessuno di quelli che sono fuori della chiesa cattolica, non solo pagani, ma anche Giudei o eretici e scismatici, possano acquistar la vita eterna, ma che andranno nel fuoco eterno, preparato per il demonio e per i suoi angeli” (DS 1351).

            E la Unam Sanctam

            “Bolla Unam sanctam di Bonifacio VIII, A.D.1302: “Per la salvezza è necessaria la sottomissione al papa romano” (DS 875).

            Eppure, nonostante ciò, abbiamo Orientalium Ecclesiarum 27 e il Canone 844.3 del nuovo codice di diritto canonico.

            Stranamente però nessuno di quelli che si oppone ad Al usando le parole di Gesù, nessuno di questi si oppone ad O.E 27 e al nuovo codice di diritto canonico.

            Perché? Perchè hanno, del tutto autonomamente e contro le parole esplicite e infallibili del concilio di Firenze, deciso che le concessioni fatte a quel tipo di peccatori sono legittime, mentre l’aiuto pastorale di Al verso un’altra tipologia di peccatori non lo sarebbe.

            Mi piace

      • Esiste un solo modo trasmettere la fede cattolica: assimilare l’ambiente circostante, informando e cambiando la sua cultura.
        Quando invece si auspica che sia l’ambiente ad assimilare il cristianesimo a se stesso, come leggo in alcuni commenti di questo sito, si corrompe lo stesso messaggio Evangelico.

        Mi piace

      • “…si pretenda ridurre la comprensione dell’annuncio della Chiesa all’interno di questo solo complesso”. E quale altro complesso di idee avremmo, a tuo dire, a disposizione? O forse l’annuncio della Chiesa può fare a meno della comprensione di quelli a cui è destinato, soprattutto quando si presenta diverso dal solito, secondo il sentire comune?
        Io dico che se un annuncio della Chiesa non si fa comprendere in modo chiaro e univoco, non può essere universalmente riconosciuto come un annuncio della Chiesa. Perché tale dev’essere riconosciuto, anche da parte dei suoi avversari. Ma forse io ipostatizzo, come dice Antonio.

        Mi piace

        • Secondo questa logica, Humanae Vitae non sarebbe insegnamento della Chiesa, siccome è stata rifiutata, al tempo, da innumerevoli vescovi e cardinali.

          Mi piace

        • Inoltre la comprensione di questa materia non è davvero difficile.

          Semplicemente molti capiscono e discordano; è tutto li il punto. E siccome discordano, affermano che quello non può essere l’insegnamento della Chiesa.

          Mi piace

          • L’ insegnamento della Chiesa ha da essere chiaro e non ambiguo. L’ ambiguita’ nelle parole di un papa non puo’ essere considerata una qualita’ . Anche perche’ parole ambigue possono essere piu’ facilmente strumentalizzate. Come succede in questi giorni in cui un giudice inglese cita come ” appoggio” alla sua decisione di staccare la spina
            del ventilatore ad un bambino , Alfie, contro la volonta’ dei genitori, addirittura delle parole di una lettera del Papa a Mons. Paglia. Come dire ” vedete, il papa da’ ragione a me e non a voi cari genitori cattolici”
            Tutto ciò’ e’ molto grave , non e’ mai successi nella storia della Chiesa. Chi come alcuni in questo blog non riescono a vedere quanto L’ ambiguita’ possa far del male temo che diano anche loro stati conquistati da questa tendenza di dire parole che possono significare tutto e il contrario di tutto, scambiando L’ ambiguita’ per profondita’ di pensiero.
            Al contrario piu’ il pensiero e’ profondo piu’ e’ cristallino e non confuso. San Tommaso D’ Aquino difetti.

            Mi piace

            • Che il nostro attuale Papa non sia un modello di chiarezza nei suoi discorsi penso che sia pacifico per tutti: quando ci troviamo a non ben capire quel lui desidera insegnarci applichiamo semplicemente il principio di benevolenza e interpretatiamo quel che dice secondo la dottrina della Chiesa di cui è il garante.

              Che un giudice citi Papa Francesco non si può incolpare Papa Francesco: quanti orrori sono stati fatti in duemila anni di storia citando N.S.G.C.

              RIspetto alla tua osservazione generale vorrei però notare che la Chiesa può essere tanto chiara quanto vuoi, ma la vera chiarezza significa essere capiti da ogni persona individuale. Se io ti dico che la legge fisica suprema che regola tutto l’universo è dS > 0 , sarà chiarissima ma solo ad un numero molto ristretto di persone anche se è universale.

              La Chiesa per essere chiara si deve rivelare ad ogni persona che incrocia il Suo cammino: ben si capisce che non è l’encliclica in quanto tale, e nanche i Santi Vangeli in quanto tali, che hanno questo grado di chiarezza nella loro genralità, ma è proprio quando la Chiesa, cioè tu, io, il sacerdote, il vescovo, il Papa, diamo una “lezione particolare” adattata al comprendonio e all’attuale moralità della detta persona: sennò tale insegnamento non sarà mai veramente”chiaro”. Anche l’insegnamento di Cristo durante la Sua vita in terra era percepito come incomprensibile, ma quando andava a Tu per tu con un peccatore Egli gli era comprensibilissimo.

              In Pace

              Mi piace

              • C’è un solo modello di chiarezza, quello evangelico del sì-sì, no-no. Quando si afferma che la realtà è complessa, negando così validità al modello, si dice qualcosa di vero in senso filologico, ma qualcosa che nega l’insegnamento evangelico.
                In tal modo, non solo non si fa chiarezza, perché non si spiega la complessità, ma, a mio modo di vedere, non si dice neanche qualcosa di teologicamente vero.
                Questo è un rischio, perché l’adesione a un falso teologico genera un insegnamento falso, che però trova nella complessità l’alibi che lo sostiene e il firewall che lo protegge dal sensus fidei.

                Mi piace

                • (1) Se si afferrma che realtà è semplice, si è in contraddizione con i fatti reali e concreti. Mi fai pensare a quegli ideologhi che, avendo da scegliere tra idea e realtà, scelgono l’idea come, ad esempio, i tenenti dele teorie del gender: siete pari pari.

                  (2) Ad ogni modo non capisco perché ammettere che la realtà è complessa sia negare che il Vangelo sia chiaro. Questo me lo devi davvero dimostrare invece di spararlo in questo blog come se fossimo in un bar dietro una birra. Ad esempio, in un altro campo, le leggi della fisica sono chiarissime e anch’esse sul modello del “si , si , no, no”, ma la loro applicazione può essere molto complessa per rendere conto del reale che descrivono; ad esempio di questo esempio, la legge della gravità si applica a tutti corpi che hanno una massa, eppure gli aerei volano e Starman nella sua Tesla sta facendo il giro del sistema solare: questo non vuol dire che la legge della gravità non si applica o sia nvalida. La Chiesa deve incontrare e parlare agli Starmen sprituali di questo mondo…

                  (3) Non hai davvero capito quel che ho scritto nella mia risposta a Cristina, eppure sono stato chiarissimo.

                  In Pace

                  Mi piace

              • “… ma quando andava a Tu per tu con un peccatore Egli gli era comprensibilissimo.”:
                mi potresti chiarire meglio la storia di Giuda?

                Mi piace

              • @ Simon
                Infatti Gesù è stato chiarissimo sia quando ha detto: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?», sia quando, con satana in corpo, gli ha detto: «Quello che devi fare fallo al più presto».
                E’ forse parlare chiaro dire a chi, pur vivendo nel peccato, è convinto di essere senza colpa: “Tutto va bene, madama la marchesa?”

                Mi piace

                • Ovviamente no!
                  Ma chi mai direbbe questo? Leggiti quel che è Magistero Autentico della Chiesa e pubblicato negli AAS circa l’unica interpretazione giusta del Cap VIII di AL….
                  Abbiamo fatto un articolo al soggetto: cercatelo e leggitelo.
                  In Pace

                  Mi piace

              • @Simon

                “Ma chi mai direbbe questo? Leggiti quel che è Magistero Autentico della Chiesa e pubblicato negli AAS circa l’unica interpretazione giusta del Cap VIII di AL….”

                Ma pensò che sia chiaro che conosca ciò che è pubblicato negli AAS.

                Semplicemente non è d’accordo, e sono sicuro che la ragione sottostante sia una di quelle due esposte https://pellegrininellaverita.com/2018/02/20/volens-nolens-papa-francesco-ci-converte/comment-page-1/#comment-34522 , o forse entrambe (quelle due assunzioni non sono in opposizione reciproca, siccome uno può credere che si debba tenere conto per diritto divino solo dell’aspetto oggettivo -cosa smentita da decisioni prese dalla Chiesa nel passato, dove certe persone vengono ammesse ai sacramenti sulla base della “buona Fede”,cosa che più soggettiva non può essere – e anche che quei peccatori siano sempre soggettivamente colpevoli).

                In genere nei critici di Al si riscontra sempre almeno una di quelle due tesi, e a volte entrambe. Ma almeno una di quelle due c’è sempre.

                Mi piace

                • Se non è d’accordo con il Magistero Autentico della Santa Chiesa cattolica, allora Lorenzo esprimi un sano religioso ossequio dell’intelligenza e della volontà e li utilizzi per approfondire positivamente tale insegnamento invece di agire perennemente da bastian contrario come un qualunque tradi-protestante de facto fuori dalla Chiesa.
                  Ancora una volta il nostro blog non è il posto giusto per tali esternazioni non costruttive: qui disputiamo per cercare assieme la verità ma sempre e solo all’interno dello spazio definito dai paletti del Magistero Autentico in campo teologico e di quelli della Realtà in campo filosofico.
                  In Pace

                  Mi piace

              • Stefano, le parole di Gesù sono :
                “Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”
                E’ evidente che si riferisce ad una domanda che viene posta al Cristiano, su qualcosa che pensa o che ha fatto, il quale deve rispondere si-si, no-no (senza giurare).
                Esempio :
                E’ vero che in stato di peccato mortale non si può fare l’eucarestia : SI
                E’ vero che vi sono degli atti che se compiuti pongono una persona in stato di peccato mortale, qualsiasi siano le ragioni ed il contesto nei quali sono maturati ? : NO
                E’ vero che ieri hai fatto una certa cosa ? : SI (o NO)
                Quello che il Signore non vuole è una risposta interlocutoria, che non dica la verità su se stessi (E’ vero che ieri non sei andato a messa ? : si, ma però volevo andarci ma mi si è rotta la macchina allora ho cercato di prendere l’autobus, ma ho sbagliato numero e allora etc etc)
                Pretendere invece che i discorsi complessi siano universalmente così chiari per tutti da essere assimilati ad una risposta “si-si” “no-no” è una utopia, e non è la pretesa del Signore. La semplificazione non deve mai lasciar posto alla banalizzazione.

                Piace a 1 persona

              • Simon, non si nega il Vangelo se si ammette che la realtà è complessa, ma si nega se si adotta un parlare poco evangelico.

                Si deve poi rigettare recisamente il dato che la realtà è complessa, se viene presentato come spiegazione di modalità espressive non cristalline. Complesso può essere un ragionamento che richiede adeguate basi per essere seguito, ma se complesso diventa sinonimo di circonvoluto, allora non c’entra più la complessità del ragionamento, c’entra il bisogno di nascondere finalità inespresse.

                Questo è tanto più vero se, a fasi alterne, il problema non è più la complessità delle cose, ma la cattiva volontà di chi non vuol capire cose semplicissime. Un cambio di registro indicativo di preclusioni pregiudiziali che serve solo a troncare il discorso, tappando la bocca a chi ancora chiede spiegazioni.

                In ogni caso, l’ambiguità è sempre da scartare sul piano filosofico e metodologico, essendo preferibile semplificare la realtà, piuttosto che complicare le risposte. Del resto se uno non ha risposte chiare da dare, deve ammettere, prima di tutto a sé stesso, che non ha risposte.

                Mi piace

                • Non conosco il tuo background, Stefano, ma chiaramente tu hai bisogno di risposte semplicissime che evitano tutte le complicazioni che ritieni essere un errare: allora ti dico, obbedisci e dà il tuo religioso ossequio dell’intelligenza e della volontà al Magistero Autentico del Papa e dei Vescovi in unione con lui in materie di fede e di costumi. Sì , s`, no, no.
                  In Pace

                  Mi piace

              • @Simon
                Che io sia in disaccordo col Magistero Autentico della Santa Chiesa Cattolica è solo una tua fissa: io sono semplicemente in disaccordo con talune, e sottolineo solo talune, tue sfaccettature di pensiero non sono al servizio della Verità.
                Detto questo, fai quello che credi…

                Mi piace

                • Beh le “mie” sfacettature di pensiero non sono Magistero Autentico ed è quindi legittimo non essere sempre d’accordo.
                  Dal mio punto di vista, però, la sola cosa che vedo nei tuoi interventi è una critica costante del Magistero Autentico di AL, in particolare: sii più esplicito nel futuro a ben distinguere.
                  In Pace

                  P.S.: ah….. evita interventi che sono una presa dei miei fondelli….

                  Mi piace

              • @Lorenzo

                Il capitolo VIII di Al è ben riassunto nel paragrafo 2352 del Catechismo della Chiesa Cattolica

                “Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.”

                Pero tu affermi che per la categoria di peccatori di cui si prende cura Al non sarebbe applicabile.

                Perché?

                Mi piace

              • “E’ vero che in stato di peccato mortale non si può fare l’eucarestia : SI
                E’ vero che vi sono degli atti che se compiuti pongono una persona in stato di peccato mortale, qualsiasi siano le ragioni ed il contesto nei quali sono maturati ? : NO”

                Molti che sono contro Al invece alla seconda domanda risponderebbero “SI”.

                Detto questo, concordo appieno col tuo intervento.

                Le parole di Cristo sul “si sì, no no” vengono spesso usate come scusa per tagliare tutto con l’accetta, perché sai, tagliare tutto con l’accetta e buttare via il bambino con l’acqua sporca è molto più facile.

                Così facendo, però, oltre a procurare delle ingiustizie, si arriva alla banalizzazione di cui parli alla fine del tuo intervento.

                Mi piace

              • @Simon

                “Che un giudice citi Papa Francesco non si può incolpare Papa Francesco: quanti orrori sono stati fatti in duemila anni di storia citando N.S.G.C.

                È anche vero però che Papa Francesco farebbe bene a dissociarsi. Io ad esempio se qualcuno pretendesse di usare mie parole per compiere un atto simile, me ne dissocerei immediatamente.

                Su questo c’è poco da dire.

                Mi piace

              • Ma prima di tutto potrebbe aiutare il giudice a fare la scelta giusta, se il Papa smentisse nella maniera più decisa, e inoltre eviterebbe che altri stolti credano alle parole di detto giudice facendo poi scelte sbagliate.

                A mio avviso è il Papa che si sta caricando di una pesante responsabilità nel non rettificare. Di certo questo, però, non lenisce la responsabilità del giudice.

                Mi piace

                • Non sono sicuro di essere d’accordo con te: questo giudice in fin dei conti riflette usando della riflessione cattolica per giungere alle sue conclusioni ma non la usa non come argomento di autorità ma come elemento per il suo discernimento personale. Trovo magnifico che si utilizzi nella riflessione giuridica per creare giurisprudenza laica l’apporto della Chiesa cattolica nelle parole del Santo Padre.
                  Il giudice vi si appoggia, la questione è sapere se vi si appoggia abbastanza, con sufficienti virtù umane personali per andare fino al fondo della suo riflessione o se si lascia sviare in altre direzioni.
                  Ma siamo così sicuri che la sua decisione finale non sia la miglior possibile? Dopotutto in etica la problematica non è il vero ed il falso che è questione speculativa, ma il buono ed il cattivo, cioè la ricerca di quel che è meglio.
                  In Pace

                  Mi piace

              • Il punto è che molto spesso non è la ricerca di ciò che è buono a motivare le persone.

                Mi piace

              • A onor del vero, il giudice Hayden ha ritenuto di dover citare nella sua sentenza le parole del Papa a motivo del fatto che i genitori di Alfie avevano deciso di giocarsi, come ultima chance, la carta della loro fede e appartenenza alla Chiesa cattolica. Essi speravano in tal modo che il valore sacro che i cattolici attribuiscono alla vita riuscisse a guadagnare alla causa di loro figlio un plus di rispetto e di considerazione da parte del tribunale (un po’ come un musulmano motiverebbe con i precetti della sua religione la richiesta di riconoscimento della sua seconda o terza moglie).
                Insomma, una sorta di estremo appello a un diritto umano universale come il rispetto della propria fede e delle proprie convinzioni religiose.

                Ma mal gliene incolse, perché il giudice, più informato di loro, cattolici della domenica, si è sentito in dovere di smentirli nella loro ingenua (o furbastra) pretesa, e di catechizzarli sul vero insegnamento della Chiesa sul fine vita, con tanto di citazione letterale del Papa.

                Siamo quindi di fronte al caso di un tribunale che condanna a morte un minore cattolico contro il parere dei suoi genitori, e che motiva tale condanna con l’insegnamento del Papa.
                Allo stesso tempo, siamo di fronte al caso di una corte si erge a cattedra, usurpando il ruolo di magistero cattolico, e che usa una sentenza per definire una dottrina.

                Non è vero, allora, che solo il giudice è responsabile dell’uso che fa di una peraltro corretta citazione del Papa, perché la sua “misconception” del magistero cattolico (sempre che il Papa vorrà smentirlo), non solo entra nelle motivazioni di una sentenza di condanna a morte di un cattolico innocente, non solo concorre a determinare un errore giudiziario, ma, per la prima volta nella storia, il magistero (o la sua misconception da parte di un giudice) acquista un riconoscimento giurisprudenziale che, in un sistema di common law, diventa legge.

                Allora, delle due l’una: o l’insegnamento della Chiesa si confà alle esigenze di un mondo in avanzato stato di decomposizione, oppure quest’insegnamento viene strumentalizzato per i suoi fini malvagi.
                In entrambe i casi è necessario un intervento autorevole per ristabilire un insegnamento realmente cattolico, ovvero, il rispetto della verità e dei rispettivi ruoli di Stato e Chiesa, e dei loro reciproci rapporti.

                In questo frangente, la scelta del silenzio da parte del Papa, a mio avviso, ricade in quell’eloquenza ambigua che lamentavo nei miei precedenti interventi, che, dietro la falsa scusa della complessità, favorisce un clima di confusione in cui tutte le vacche sono nere.

                Ecco a cosa mi riferivo con il mio richiamo alla semplicità evangelica del parlare sì-sì, no-no che non ritrovo nello stile comunicativo di questo Papa.

                Mi piace

                • Smettetela di sempre ripetere le stesse cose, Stefano e Antonio: questo vostro modo di fare non le renderanno più vere o più saggie.

                  Per l’ultima volta, tale giudice non ha affermato parlare a nome del Papa ma ha offerto la sua propria interpretazione del messaggio del Papa: non è mica un’interpretazione autentica che solo l’Autore o chi da Lui designato può compiere. Tutti sanno senza alcun dubbio che quell’interpretazione è quella di Hayden: proprio non si vede, cosa il Santo Padre abbia da correggere. Siamo tutti liberi di dare interpretazioni della parola del Santo Padre o dei Vangeli fintanto non affermiamo che quella nostra interpetazione sia quella autentica.

                  Per giunta, quali sono gli elementi fattuali di questo caso Alfie che vi fanno pensare che la decisione del giudice Hayden vada frontale contro l’insegnamento della Chiesa in materia di fin di vita, di accanimento terapeutico e di cure palliative?

                  In Pace

                  P.S.: Ogni risposta che ripeta sempre le stesse cose in modo apodittico e senza far avanzare la riflessione non sarà pubblicata, come ho deciso di non pubblicare quella di Antonio parallela a quest’intervento di Stefano.

                  Mi piace

              • Faccio sommessamente presente che appena l’altro giorno, durante un comizio a Milano, Salvini ha fatto un giuramento sul Vangelo, e che la cosa è bastata a provocare l’immediata reprimenda dell’Arcivescovo mons. Delpini che riteneva strumentale in tale contesto l’uso del Vangelo.

                Eppure, non si trattava di un’interpretazione personale della Parola di Dio spacciata per autentica, ma solo di una libera assunzione di impegno di un politico davanti a Dio e ai suoi elettori. A me sembra che se il giuramento di Salvini ha meritato l’intervento dell’arcivescovo, a molto maggior ragione, la sentenza del giudice Hayden meritava quella del Santo Padre.

                Tu dici: “Tutti sanno senza alcun dubbio che quell’interpretazione è quella di Hayden: proprio non si vede cosa il Santo Padre abbia da correggere”.

                Intanto, Hayden non ha interpretato proprio niente, si è limitato a citare letteralmente il Papa, come si fa quando si chiama qualcuno a testimone: “I would not presume to add any gloss to the following extracts:” (segue la citazione della lettera del Papa a mons Paglia – vds il testo della sentenza al para.52 https://www.judiciary.gov.uk/wp-content/uploads/2018/02/alder-hey-v-evans.pdf).

                Sembra quasi una sfida aperta: “smentitemi se non è vero”. Ed è di tutta evidenza che le parole del Papa non sono servite al giudice per formarsi un giudizio di coscienza, ma sono state utilizzate strumentalmente per dichiarare illegittima la richiesta dei genitori di mantenere in vita il piccolo Alfie, proprio dal punto di vista della Chiesa di cui loro imploravano il rispetto.

                Ecco cosa il Santo Padre ha da correggere. Oppure corregga quelli come me che vedono in questo un errore dottrinale e un peccato di omissione.

                Mi piace

                • Come sai non vivo in Ialia e non so cosa Salvini abbia fatto: ma giurare sul Vangelo in modo non blasfemo (ad esempio non giurando sul Vangelo di fare il male …) e pubblico ma seriamente non vedo perchè dovrebbe provocare una reprimenda del Vescovo; il Presidente degli Stati Uniti giura sulla Bibbia e non credo che nessun Papa si sia mai opposo a questo…

                  Se Hayden non ha interpretato niente a maggior ragione il Santo Padre non ha da dire e coorreggere niente. Vuol dire che lui pensa (interpretazione implicita) che si applica bene alla sua decisione: chi meglio di Hayden lo può sapere? Di certo non il Papa che non conosce tutti i dettagli concreti di questo caso.

                  Come già chiesto più sopra, se qualcuno vuole darsi la briga di spiegarmi in cosa la decisione del giudice vada frontalmente contro l’insegnameno della Chiesa, questa discussione potrebbe fare un gran passo in avanti ed evitare girotondi.

                  In Pace

                  Mi piace

              • Premesso che in questa istanza concordo con Stefano (nonostante io e lui si sia in disaccordo su Al non ho problemi a dargli ragione quando ce l’ha)

                “Come già chiesto più sopra, se qualcuno vuole darsi la briga di spiegarmi in cosa la decisione del giudice vada frontalmente contro l’insegnameno della Chiesa”

                Più che altro bisognerebbe spiegare per quale ragione evitare di staccare il ventilatore ad Alfie sia, in questo caso, accanimento terapeutico.

                Alfie ha dimostrato anche di interagire coi genitori, i quali hanno detto che non vogliono che loro figlio venga ucciso prima del tempo.

                Il Catechismo dice che “”3 decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità”.

                Alfie non ha la possibilità di parlare, ma i suoi genitori si, e sono frontalmente contrari a questa decisione del giudice.

                Mi piace

                • No, questa è una risposta da bar dello sport! Sappiamo bene che in certe circostanze è lecito staccare ventilatore, cioè quando vi è accanimento terapeutico; la cui definizione è estremamente precisa: non è quindi lo staccare il vetilatore che sia in sé contrario alla dottrina della Chiesa in materia (mentre lo è sempre cessare idratazione e nutrizione). In astratto la cosa è semplice (in realtà molto complessa, ne dispiaccia a Stefano): mantenendo il ventilatore c’è una ragionevole speranza di sopravvita senza di esso? le condizioni di salute e di igiene miglioreranno? la percezione dello sconforto e del dolorre resterà stabile, diminuerà o aumenterà? restiamo sempre fuori dai paletti che definiscono l’accanimento terapeutico? Cosa ne dicono le persone coinvolte competenti, genitori, medici e giudici?
                  In Pace

                  Mi piace

              • Aggiungo anche che, laddove vi siano anche solo ragionevoli dubbi che non si tratti di accanimento terapeutico, un cattolico non può e non deve acconsentire a ciò.

                Mi piace

              • Tanto per cominciare, ritengo che la Chiesa dovrebbe pretendere che il suo insegnamento non venga usato per motivare sentenze di morte. O, quantomeno, dovrebbe far valere il principio “Se volete chiamare in causa la Chiesa, dovete farlo sempre”.

                Ciò premesso, per rispondere alla tua domanda, la sentenza di Hayden è contraria all’insegnamento della Chiesa in almeno tre punti fondamentali:
                a) stabilisce – peraltro in modo unilaterale – i requisiti di una vita degna di essere vissuta (“The continued provision of ventilation, in circumstances which I am persuaded is futile, now compromises Alfie’s future dignity and fails to respect his autonomy” – para.66);
                b) stabilisce, sempre unilateralmente, che il mantenimento in vita tramite i normali presidi medici, come il respiratore, costituisce accanimento terapeutico (“I am satisfied that continued ventilatory support is no longer in Alfie’s best interest” – para.66);
                c) prevale sul giudizio dei genitori che, in qualità di parenti più prossimi, hanno invece il diritto di decidere al posto della persona incapacitata. A questo riguardo, nella sua lettera a mons Paglia, il Papa dice testualmente “Lo dice con chiarezza il Catechismo della Chiesa Cattolica: Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità” (ma il Catechismo prosegue: “o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”).

                Non so, direi che basta.

                Mi piace

                • Quanto a me questo non mi preoccupa sul fondo: la dottrina della Chiesa ha sempre ammesso la condanna a morte … Scherzi a parte queste tue affermazioni sono ininteressanti in quanto apodittiche e tu non essendo lo Spirito Santo esse lasciano il tempo che trovano.

                  Ciò premesso: “The continued provision of ventilation, in circumstances which … is futile, now compromises Alfie’s future dignity and fails to respect his autonomy” ; “continued ventilatory support is no longer of Alfies bet interest”: può perfettamente corrispondere alla definizione di accanimento terapeutico come definito dalla Chiesa cattolica.

                  Il fatto che tu usi il terme “unilateralmente” non è corretto: infatti se vi è un giudice è che non vi è armonia tra i medici e i genitori e un giudice garantisce la neutralità della decisione, quindi adlilà dell’unilateralità.

                  ““o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente””: infatti, qui la chiave è “legalmente”, il ch emi sembra essere il caso.

                  Direi che tutto questo basta infatti per non pronunciarsi sul fondo del caso senza miglior cognizione di causa: ma senza dubbio questa miglior cognizione è stata acquisita dal giudice almeno fino a prova contraria.

                  In Pace

                  Mi piace

              • “Per l’accanimento terapeutico desidero precisare che ho parlato di terapie.
                Queste si possono sospendere quando sono chiaramente inefficaci.
                Tuttavia è necessario distinguere tra terapie e cure.
                Dare alimentazione ad una persona non è una terapia, ma una cura.
                Le cure normali come il nutrimento, la ventilazione e l’idratazione non vanno mai omesse.
                Pertanto se l’accanimento terapeutico va tralasciato, non vanno tralasciate invece le cure di cui ti ho parlato.” https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2009

                Mi piace

                • Non concordo con tale Padre Angelo: concordo invece con San Giovanni Paolo Magno per considerare che solo alimentazione e idratazione non vanno mai omesse.
                  In particolare la ventilazione è chiaramente una terapia secondo questo vocabolario.
                  In Pace

                  N.B.: San Giovanni Paolo Magno, “Discorso ai medici”, Roma (2004): “In particolare, vorrei sottolineare come la somministrazione di acqua e cibo, anche quando avvenisse per vie artificiali, rappresenti sempre un mezzo naturale di conservazione della vita, non un atto medico. Il suo uso pertanto sarà da considerarsi, in linea di principio, ordinario e proporzionato, e come tale moralmente obbligatorio, nella misura in cui e fino a quando esso dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che nella fattispecie consiste nel procurare nutrimento al paziente e lenimento delle sofferenze”; come anche l’interessante Nota di commento della CDF del 2007 “La morte per fame e per sete, infatti, è l’unico risultato possibile in seguito alla loro sospensione”. La ventilazione non è neanche mai citata.

                  Mi piace

              • Il punto è che la questione sulla ventilazione non è ancora chiusa, ci possono essere due pareri validi. Da quello che so è possibile sostenere sia il tuo parere che quello di Padre Bellon.

                Perciò non siamo certi, nè io nè tu, che sospendere la ventilazione non sia eutanasia. Ergo bisognerebbe astenersi, nel dubbio.

                Mi piace

                • Non ho nessun dubbio: la dottrina della Chiesa è chiara. La ventilazione non è “sempre un mezzo naturale di conservazione della vita”.
                  Nel dubbio applichiamo quel che la Chiesa insegna e non aldilà.
                  In Pace

                  Mi piace

              • OK, però un chiarimento ce lo devi: avresti difeso l’operato del giudice anche se non avesse usato nella sua sentenza la lettera del Papa?
                Cioè, a te non ha fatto problema neanche la precedente sentenza che ha condannato Charly Gard?

                Mi piace

                • No, all’epoca non avevo problemi con la sentenza circa il piccolo Gard. Puoi andare sui threads relativi perchè ne spiegai le ragioni in ungo e in largo.
                  Quanto a questo caso di Alfie non difendo l’operato del giudice, dico solo che con gli elemeni a disposizione non è per niente ovvio che sia andato contro quel che la Chiesa insegna.
                  Ma forse ci è andato… ma per dirlo ho bisogno di elementi che non ho.
                  In Pace

                  Mi piace

              • Hai la sentenza.

                Mi piace

  16. “qui disputiamo per cercare assieme la verità ma sempre e solo all’interno dello spazio definito dai paletti del Magistero Autentico in campo teologico e di quelli della Realtà in campo filosofico.”

    Lo” spazio definito dai paletti del Magistero Autentico ” quale è ? per esempio, nel caso pratico, nel caso di Alfie, il bambino a cui vogliono staccare la spina citando le parole del papa, quale è lo spazio definito dai paletti del Magistero Autentico su cui si può discutere in questo blog? E ‘ lo spazio dove la vita , ogni vita è sacra, o e’ lo spazio dove la vita non è sempre sacra dipende… dalle circostanze?

    Mi piace

    • La sacralità della vita implica anche rispettarne i ritmi e accettarne la fine quando questa ormai appare ineluttabile.
      Il sicuro Magistero della Chiesa in queste materie è chiaro: niente accanimento terapeutico, cure palliaive sì.
      Il nutrire e il dissetare non possono mai mancare, in quanto fondamento stesso della vita: il loro apporto artificiale non ha nessuna importanza al soggetto in quanto anche i bambini piccolissimi hanno da essere aiutati con strumenti come il biberon et similia.
      Il respirare è però naturalmente qualcosa che va da essere acquisito dal corpo stesso: lo si può compensare tecnicamente per un tempo dato in vista di un miglioramento dove il corpo sarà capace di riprendere la propria funzione, ma non può essere visto ovviamente come una soluzione definitiva: ci possono essere casi dove il mantenimeno del respiratore può essere considerato un accanimento terapeutico.
      Questo lo status di quel che insegna la Chiesa in materia: ti consiglio di leggere le discussioni che avemmo su questo blog sul caso Gard, come anche gli insegnamenti dei Papi da Pio XII a Francesco che sono illuminanti per la loro saggezza, precisione e visione.
      In Pace

      Mi piace

    • Finalmente, da Mons. Paglia, parole chiare: «Le cure palliative accompagnano e non interrompono mai. L’eutanasia interrompe».
      http://www.lastampa.it/2018/02/28/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/monsignor-paglia-nessuno-deve-morire-in-solitudine-cure-palliative-per-i-malati-terminali-jT9PVL60KZoP7qj3kuds7M/pagina.html

      Interrompere la ventialzione, l’alimentazione, è eutanasia.

      Mi piace

      • Interrompere alimentazione e idratazione è sempre eutanasia.
        Interrompere la ventilazione non sempre lo è (cf discussione qui sopra e nei threads relativi al caso Gard).
        Ottima definizione questa di Mons Paglia.
        In Pace

        Mi piace

        • Pessima definizione quella di monsignor Paglia: se staccare il respiratore vuol dire determinare la morte del paziente questa e’ eutanasia ne’ piu’ ne meno che sospendere L’ alimentazione o non dare le medicine a un paziente cardiopatico o diabetico che dipende dalle medicine per continuare a vivere. Chiunque come me si occupa di assistenza a persone molto malate, soprattutto anziani, sa che il confine fra accanimento terapeutico ed eutanasia e’ si’ sottile ma non cosi’ sottile da non poter essere facilmente varcato: se per una MIA azione il paziente che prima viveva poi muore , che sia questa azione smettere di idratare o staccare il respiratore, questa e’ eutanasia. Se Io ( giudice inglese) decido contro la volonta’ dei genitori di staccare il respiratore al bimbo Alfie questa e’ eutanasia. Il papa non puo’ essere preso come supporter della eutanasia percio’ si gioca sull’ ambiguita’ delle definizioni ” accanimento terapeutico” ed eutanasia. Le due cose non sono equivalenti, ma le si fa diventare equivalenti se azioni che hanno come esito far morire una persona ( sospendere idratazione, togliere il ventilatore) sono considerate accanimento terapeutico. Provate a togliere L’ idratazione a un malato di colera e lo farete morire. Provate a togliere il ventilatore u un bambino prematuro o a un paziente in insufficienza ventilatoria e lo farete morire. La vostra ” azione” lo fara’ morire: questo e’ provocare la morte e non puo’ essere ammesso in alcun modo da un cristiano.
          La vita delle persone non ci appartiene, la vita di Alfie non appartiene allo Stato inglese e al giudice inglese.

          Mi piace

          • Cristina,

            La Chiesa nei suoi pronunciamenti ufficiali in materia non mette sullo stesso piano alimentazione/idratazione e la ventilazione: se tu lo vuoi fare libera a te e la tua opinione è molto rispettabile.
            Ma non puoi arrabbiarti con chi nella Chiesa non la pensa come te.

            Detto questo vi è una differenza da un punto di vista medicale (Liv1) tra procurare alimentazione, idratatazione e igiene che strettamente parlando non possono mai essere considerati una terapia in sé (quando si da un biberon ad un neonato non riceve un tratatmento medicale) e che sono la normalità per tutte le persone qualunque sia il loro statuto di salute; (Liv2) tra il procurare medicazioni di conforto come analgesici e sedazione; (Liv3) tra il medicare per guarire la causa stessa della malattia o del trauma; e finalmente (Liv4) ricorrere a mezzi straordinari e di per loro natura puntuali e di uso limitato nel tempo al massimo alla durata dei trattamenti destinati alla guarigione (ventilazione articiale, atropine, emodialisi, etc…)

            Questa struttura che riproduce la pratica medica in grande linee ci da anche la gerarchia dei valori sulla quale basare un giudizio etico sensato: dire che le NIA di Liv 1 siano da essere considerate alla stessa stregua che gli atti medici di Liv4, è confusione che conduce, come sempre, al relativismo etico.

            E anche la natura stessa degli atti medicali considerati lo mostra: dare da mangiare e da bere e assicurarsi dell’igiene di una persona sono atti che non si sostitusicono al fenomeno vitale stesso ma ne sono l’accompagnamento e la premessa; mentre gli atti di Liv4 si sostitusicono proprio al funzionamento stesso di alcune funzioni vitali in quanto tali.

            Nell’ordine delle priorità vediamo che Liv1 è subordinato (nel senso che trova il proprio fine) alla sopravvivenza dell’organismo stesso: quando l’organismo muore non c’è bisogno di nutrirlo, idratarlo e assicurargli l’igiene; Liv2 anche se non è una cura destinata a guarire di per se stesso è subordinato a Liv 1 in quanto permettendo una mglior qualità esperienziale grazie alla sedazione o all’analgesia, lo stress diminuisce e il corpo può meglio assimilare e metabolizzare le terapie di cura medica imposte; Liv3 è subordinato a Liv1 in quanto la sua funzione è proprio quella di guarire il malato o l’accidentato; quanto a Liv4 è subordinato a Liv3 (a volte a Liv2) in quanto la sua ragione di essere è proprio quella di permettere la riuscita delle strategie terapeutiche e la sua ragione di essere si termina con le strategie terapeutiche stesse, ad esempio quando hanno avuto successo, ma anche quando non hanno più successo, nel qual caso il mantenimento del Liv4 può essere considerato futile. Ma mai una NIA può essere considerata “futile” in quanto non è, a propriamente parlare, un trattamento di Liv4.

            In Pace

            Mi piace

  17. Caro Simon la ” rianimazione” come livello e’ Liv 4 cioe’ attuare mezzi straordinari per scongiurare la morte ( esempio defibrillatore, massaggio cardiaco, ventilazione, ossigenazione ecc. )
    Ma che faccio se questi trattamenti devono essere continuati ? Cioe’ rianimo un paziente col defibrillatore ( Livello D4) e poi lo lascio morire perche’ ha bisogno del ventilatore e io gli stacco il ventilatore?
    Il bambino Alfie, come il bambino Charlie, come tanti altri bambini ed anziani, hanno bisogno del ventilatore. La mentalità’ comune il buon senso comune dice: che ci importa di Alfie , di Charlie, e del vecchietto , stacchiamo il ventilatore e che la natura faccia il suo corso ( che crepino)
    Non e’ e’ questa L’ etica medica ancor prima che cristiana.
    Se no dovremmo chiudere i reparti rianimazione perche’ incongrui. Rianimiamo e poi ? Se non torna perfetto il paziente lo lasciamo morire?

    Mi piace

    • La risposta è nel mio commento: il fine dei trattamenti di livello 4 sono quelli di permettere l’azione di quelli di livello 3. Quando l’azione dei trattamenti di livello 3 sono terminati, sia perchè hanno condotto al successo della cura sia perchè nessun miglioramento è ormai da aspettare da queste cure allora la continuazione di quelli di livello 4 è “futile” e può essere considerato accanimento terapeutico.
      (A questo si aggiunge che il ventilatore si sopporta solo sotto sedazione in quanto estremamente intrusivo e naturalmente rigettato da una persona cosciente: il polmone di acciaio è una tortura oggettiva quando si sostituisce al ritmo “naturale”).
      In Pace

      Mi piace

      • Simon in questa sono d’accordo con te ed una delle poche volte che sono d’accordo con quello che fa Francesco. Mi domando perchè in questo argomento i cattolici sono scattati al grido di assasini. Non dovremmo prima di chiederci se si può staccare un respiratore chiederci se possiamo mantenere in vita in modo non “naturale” un bambino ammalato. Rifiutiamo i metodi di riproduzione assistita perche non rispettano la natura del uomo e dopo manteniamo i bambini sedati e attaccati ad un motore elettrico. Poi per i cattolici la morte non è un problema. Questo bambino è stato battezzato potrebbe essere già col Signore.

        Piace a 1 persona

        • Quello che è inaccettabile nella vicenda di Alfie – come anche di Charly – sia cristianamente, sia umanamente, è l’usurpazione di potere sulla vita e sulla morte da parte dei giudici.
          In entrambe i casi il tribunale avrebbe dovuto limitarsi a dirimere una questione tra l’ospedale che voleva interrompere le cure, e la famiglia che le voleva continuare, eventualmente liberando l’ospedale da ogni responsabilità nella continuazione o interruzione delle cure, a suo dire inutili, al fine di liberare la struttura per il servizio di altri malati con maggior speranza di vita.
          In una tale evenienza i bambini avrebbero potuto essere assistiti a casa tra l’affetto dei genitori fino a quando non fosse intervenuta naturalmente la morte, o fino a quando gli stessi genitori avessero deciso che fosse arrivato il momento di interrompere la ventilazione.
          Invece, in entrambe i casi, il tribunale si è arrogato il diritto di decidere che la vita di Charly e di Alfie era indegna di essere vissuta e che, di conseguenza e per questo motivo – altro orrore giuridico – e non a motivo di accanimento terapeutico, indimostrabile, i bambini andavano lasciati morire. Cioè, con sentenza esecutiva di condanna a morte – inopponibile – per il reato di handicap grave.

          Mi piace

          • Come insegna il CCC “Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”. La chiave qui è che la decisione va da essere presa da chi ha legalmente l’autorità: il sistema legale cambia da paese a paese , da cultura a cultura a cultura, questo alla Chiesa va bene finché il detto sistema rispetta la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.

            Quel che succede negli UK sembra essere legale e a poco serve pestare contro il loro sistema: se questo non ti conviene lotta nel tuo paese per far passare una legislazione differente che sia più in linea con il tuo modo di pensare, ma, intendiamoci, senza rifilarlo come il “pensiero” della Chiesa in materia.

            In Pace

            Mi piace

            • Il fatto che una cosa sia legale non significa che sia morale.

              Mi piace

              • Concordo. Comunque il fatto che non siano i genitori stessi che decidano non è, a priori, intrinsecamente non morale.
                In Pace

                Mi piace

              • A priori no, altrimenti dovremmo dire che bisognerebbe assecondare i testimoni di Geova e le loro assurde richieste.

                Ma in questo caso le cose mi sembra che siano ben differenti, e mi pare proprio che sia avvenuto quanto detto da Stefano

                “Invece, in entrambe i casi, il tribunale si è arrogato il diritto di decidere che la vita di Charly e di Alfie era indegna di essere vissuta e che, di conseguenza e per questo motivo – altro orrore giuridico – e non a motivo di accanimento terapeutico, indimostrabile, i bambini andavano lasciati morire. Cioè, con sentenza esecutiva di condanna a morte – inopponibile – per il reato di handicap grave.”

                Il problema è quando lo Stato comincia ad avere troppo potere, e lo si vede anche al riguardo del monopolio della violenza laddove cercano di impedire ai cittadini di potersi autodifendere efficacemente e di non essere pecore inermi.

                Mi piace

                • Ti stai ripetendo Antonio e mi obbligihi a ripetermi cosa che trovo insopportabile perchè non utile.

                  DIre che il tribunale si è “arrogato” un diritto vuol dire che fa un abuso di diritto e sarebbe illegale quel che deciderà: in realtà tale tribunale agisce nel quadro legale di quel paese ed è stato azionato secondo le leggi locali e, quindi, è legalmente in diritto di statuire per il paziente.

                  Se questo tipo di legge non piace, bisogna cambiarla, ma di certo non è al Vaticano di immischiarsi nelle leggi di un altro stato sovrano: quanto a te e a Stefano se questo tipo di cose non piacciono e che siete inglesi vi invito caldamente a essere veri con la vostra coscienza personale e far edi tutto per cambiare tale legge e se siete di un’altra nazionalità di farlo nel vostro proprio paese.

                  In Pace

                  Mi piace

              • In realtà, Simon, non esiste una legge in Inghilterra che stabilisca se e quando una vita è indegna di essere vissuta. Se ci fosse, ogni persona con una coscienza morale, che sia io, il Papa o chiunque, dovrebbe opporvisi, così come abbiamo fatto per l’aborto, l’eutanasia, ecc, perché sarebbe una legge profondamente immorale e inumana.

                Ora, però, in un sistema di common law, la giurisprudenza fa legge, e un precedente come questo fa sì che la prossima sentenza non potrà essere dissimile, anzi l’applicazione del sancito diritto alla dignità (sancito dal giudice) sarà ancora più netta e sempre più distante dai criteri di chi il giudizio deve subire.

                Pertanto, la sentenza del giudice Hayden può, anzi, a maggior ragione deve, essere criticata e contestata da chi ha un’autorità morale, perché i comportamenti (in questo caso i giudizi), soprattutto quando hanno rilevanza per tutti, devono essere giudicati in base ai criteri universali di morale naturale.

                Nessuno, neanche te, ha il diritto di dire ai genitori di quei due bambini cosa è meglio per i loro figli. I loro volti angosciati sono la riprova che i loro figli non hanno affatto ricevuto il meglio.

                Questa vicenda si può riassumere in tre righe (per il sistema legislativo è esattamente quello che è successo): il tribunale ha tolto la patria potestà ai genitori di Charly e Alfie perché ritenuti incapaci di provvedere al bene dei loro figli, anzi perché si ostinavano a perpetuare sevizie su di loro. La Giustizia ha però ristabilito e difeso il loro legittimo interesse (“in the best interest of Alfie”).

                Davvero tu non hai niente da dire, a nome della Chiesa o a nome tuo?

                Mi piace

                • Ma il sistema di Commow Law è legale, quindi quello che ne emane è per forza legale. Quel che la Chiesa vuole è che sia la persona legalmente responsabile a prendere la decisione. per giunta questa decisione sarà legittima solo se chi la prende tiene in conto del miglior possibile interesse del paziente.
                  Tocca ai cittadini britannici verificare la legalità e la legittimità di una specifica decisione: quanto a noi non possiamo pronunciarci sul fondo del problema visto che non abbiamo tutti i dati a disposizione, ma solo sulla forma che sembra essere, visto da fuori, perfettamente legale e legittima in questo caso.
                  Quindi a nome della Chiesa e anche a nome mio ho da dire solo questo: no all’accanimento terapeutico.
                  In Pace

                  Mi piace

              • No, non basta dire no all’accanimento, questo son buoni tutti. Devi dire come e quando si configura accanimento.

                Mi piace

            • Simon, o tu sai da fonte certa che il Papa approva la sentenza del giudice Hyden, oppure non puoi dire che tale sentenza è conforme al catechismo solo perché Hyden cita il Papa che cita il Catechismo.
              E se non puoi dirlo, non devi dirlo solo per difesa d’ufficio del Papa che per ora tace (ma acconsente?)
              Gli appelli su internet chiedono solo di sapere se Hayden ha ragione a citarlo in una sentenza che condanna un bambino a morire; oppure se siamo noi che come al solito dobbiamo tornare a studiare il catechismo, perché fin’ora non abbiamo capito niente a causa del nostro cuore di pietra.
              Oppure che si tratta di questioni troppo complesse per essere spiegate, per cui su queste faccende si naviga a tentoni, e ogni decisione presa in coscienza va bene per definizione. Se le cose stanno così, abbiamo diritto a saperlo, o no?
              Qui non si tratta di quattro cardinali che vogliono tirare un tranello al Papa, ma di una parte del popolo di Dio che si interpella disorientata. Ma per te sono solo gente di poca fede che non vuole dare l’assenso dell’intelligenza. Ma l’assenso a che, se non ce lo dice?

              Mi piace

          • Il giudice interviene perchè i genitori vogliono una cosa è i medici un’altra. Non si può obbligare un mèdico a fare qualcosa con cui non è d’accordo. L’obbiezione di coscienza non può funzionare a senzo ùnico. Come nei sistemi di medicina statizzata è difficile trovare un mèdico che si faccia carico di una disgnosindifferente ad un collega finisce per decidere chi paga.

            Piace a 1 persona

  18. Cerca le differenze:
    – Il «prendersi cura», rammenta Bergoglio, è infatti «la vocazione più profonda» della medicina: «il suo compito è di CURARE SEMPRE, ANCHE SE NON SEMPRE E’ POSSIBILE GUARIRE».
    – (Liv4) ricorrere a mezzi straordinari e di per loro natura puntuali e di USO LIMITATO NEL TEMPO AL MASSIMO ALLA DURATA DEI TRATTAMENTI DESTINATI ALLA GUARIGIONE

    Mi piace

    • Infatti smettere di “guarire” non vuol dire smettere di “curare” cioè livelli 1 e 2.
      In Pace

      Mi piace

      • Quindi, secondo te, la ventilazione forzata non è una “cura” all’incapacità di respirare autonomamente?
        Lo sapevi che talune persone vengono “curate” col rene artificiale per tutta la vita senza alcuna possibilità che i loro reni mai guariscano e siano in grado di funzionare autonomamente?

        Mi piace

        • Prima di tutto se tu avessi letto il mio commento circa i vari livelli avresti visto che ho specificamente segnato che in alcuni casi i trattamenti di livello 4 possono essere finalizzati a quelli del livello 2 (‘”quanto a Liv4 è subordinato a Liv3 (a volte a Liv2) “)
          Certamente è quindi possibile trovarsi in una varietà di situazioni dove ventilazione e rene artficiale e altre somministrazioni di atropine varie possa essere un aiuto alle cure palliative. Nel caso dell’accanimento terapeutico siamo però nella situazione specifica dove non solo la persona non è guaribile, ma dove la futilità di tale trattamento è aggravata dal contesto specifico, come, ad esempio ma non esclusivamente, aumento della sofferenza e del disagio, e circa questo solo chi è in carica delle procedure mediche ha la comptenza per valutare di caso in caso (non è possibile fare una casistica) e se vi è conflitto con il paziente il fatto di lasciare, secondo il sistema legale specifico, a un giudice la decisione finale non è per sè, a priori, immorale quando questo paziente non è capace di intendere.
          In Pace

          Mi piace

          • Premesso che tutti prima o poi moriamo, anche coloro che guariscono, perché vorresti accelerare la morte di chi non guarisce?
            Esistono forse taluni malati non degni di essere mantenuti in vita solo perché, in una società nella quale sono gratuite anche le cure estetiche, le cure di cui abbisognano sono troppo costose?
            Non dimenticare infatti che la motivazione per le quali l’ospedale si era rivolto al giudice erano esclusivamente economiche.

            Mi piace

            • Studia la Dottrina della Chiesa e il CCC al proposito.
              Buona lettura e riflessione.
              In Pace

              Mi piace

              • La Dottrina della Chiesa specialmente sotto San Giovanni Paolo II E’ sempre stata CHIARA in proposito: e’ da poco tempo, diciamo da qualche anno che i giudici possono citare un papa tper appoggiare le loro sentenze eutanasiche. Sotto Giovanni Paolo II un Mons. Paglia all’ Accademia per la vita non sarebbe ßtato preso neppure a fare le pulizie.
                Non scambiamo per favore L’ andazzo modernistico della Chiesa attuale con la Dottrina della Chiesa.

                Mi piace

                • SE… tale sentenza rilevasse dell’eutanasia e non dell’accanimento terapeutico… il che resta tutto da dimostrare.

                  Per il resto, non vi sento urlare per gli infanticidi dopo parto in Belgio e Olanda… dove state voi tutte che scambiate la Chiesa per un’arena politica, voi che strumentalizzate Charlie Gard e Alfie, e non per il loro bene, ma per continuare il vostro nauseabondo attacco personale contro il Santo Padre? È anche vero che se voi vi occupaste di Belgio e Olanda avreste altro da fare molto più concreto, come ad esempio, adottare questi bambini, loro sì, eutanizzati. Ma non ci sarebbe lo spasso di dare addosso all’untore dei vostri fantasmi, il Santo Padre Francesco.

                  In Pace

                  Mi piace

              • L’accanimento terapeutico si realizza quando c’è una sproporzione tra mezzi applicati e risultati sperati (CCC 2278). Si tratta quindi di trattamenti inutili o futili. Ora, il respiratore che tiene in vita Alfie non è un trattamento sproporzionato agli obiettivi, ma, anzi, è assolutamente proporzionato al suo fine proprio, che è quello di ossigenarlo e tenerlo in vita. E’ un grave inganno dire che il respiratore sia la causa delle sue pessime condizioni di salute, o della sua sofferenza. La causa delle sue condizioni è solo la sua patologia, non i trattamenti basici di supporto alla vita che riceve.
                Il documento Iura et bona della Congregazione per la Dottrina della Fede fornisce la seguente definizione di eutanasia: “Per eutanasia s’intende un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore”. Questa definizione si applica alla perfezione al caso di Alfie: si vuole procurare la sua morte staccandogli il respiratore al fine di evitare a lui la sofferenza di vivere in quello stato. Si tratta cioè di un omicidio per fini pietistici. Allora, perché non uccidere subito Alfie con un’iniezione letale?
                Così, infatti, insegna il Catechismo della Chiesa cattolica: “Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte”. Non è una plateale ipocrisia chiamare accanimento terapeutico la ventilazione di Alfie, solo per non dire che a staccargli il respiratore gli fa l’eutanasia? Perché tanto pudore nel linguaggio quando poi non si ha nessuno scrupolo nell’agire?

                Mi piace

              • @Stefano

                “Questa definizione si applica alla perfezione al caso di Alfie: si vuole procurare la sua morte staccandogli il respiratore al fine di evitare a lui la sofferenza di vivere in quello stato. Si tratta cioè di un omicidio per fini pietistici. Allora, perché non uccidere subito Alfie con un’iniezione letale?”

                Inoltre la cosa che mi disturba è che il bambino sta comunque morendo, sinceramente non si capisce questa fretta di “accelerare” il processo.

                Purtroppo sembra che queste leggi stiano venendo usate per disporre di vite che alcuni non ritengono più degne di essere vissute.

                Mi piace

              • Infatti, Antonio, è di tutta evidenza che si tratta di sentenze ideologiche che hanno nulla hanno a che fare col diritto, e che hanno il solo scopo di educare le coscienze assuefacendole alla cultura di morte. Si spaccia per diritto quello che viene poi imposto ai deboli, cioè la loro eliminazione, con il loro finto consenso, o con quello manipolato dell’intera società.

                Mi piace

            • L’accanimento terapeutico si realizza quando c’è una sproporzione tra mezzi applicati e risultati sperati (CCC 2278). Si tratta quindi di trattamenti inutili o futili. Ora, il respiratore che tiene in vita Alfie non è un trattamento sproporzionato agli obiettivi, ma, anzi, è assolutamente proporzionato al suo fine proprio, che è quello di ossigenarlo e tenerlo in vita.

              Questi ragionamenti sempre partono dal dopo. Il fine della medicina non é mantenere in vita il piú tempo possibile. ALmeno per un cattolico per cui questa vita vale niente in confronto dell´altra. La ventilazione si usa per mantenere in vita mentre si guarisce, se non si puó guarire, se la persona non tornerá ad essere cosciente diventa sproporzionato.

              E’ un grave inganno dire che il respiratore sia la causa delle sue pessime condizioni di salute, o della sua sofferenza. La causa delle sue condizioni è solo la sua patologia, non i trattamenti basici di supporto alla vita che riceve.

              Vero, ma sarebbe (condizionale perché mi fido di ció che ho letto) la causa della sua sedazione. E pure non essendo la causa il suo uso é causa del prolungamento delle sofferenze provocate da una malattia terminale. Io vorrei sapere da dove nasce l´obbligo di mantenere vivi bambini con metodi artificiali.

              Mi piace

              • Secondo me – ma parlo con profonda convinzione di ciò che dico – l´obbligo di mantenere in vita i bambini nasce dal fatto che i bambini vogliono sicuramente vivere e non morire.
                I bambini vivono per il solo scopo di incrociare lo sguardo della mamma e del papà, di sentire le loro carezze, il calore della loro pelle e l’affetto che ne ricevono.

                I bambini, e solo i bambini, sono capaci di percepire l’amore in purezza. Questa è la loro ragione di vita. Essi non possono neppure ipotizzare che la vita non valga la pena di essere vissuta, a dispetto delle sofferenze che devono patire (se così fosse, avremmo trovato qualcosa più forte dell’amore, e questo, lo sappiamo, non può essere).

                Essi vivono solo per questo, e, oso dire, conoscendo la sofferenza come il solo stato di vita, non possono neppure conoscere la sofferenza come deprivazione. Togliergli la vita non può essere agire nel loro interesse, perché non li si sottrae al dolore, ma, all’unica cosa a cui tengono, finché vivono.

                Ucciderli è un atto di estrema malvagità, un atto che ci fa ripiombare nel paganesimo.
                Si illude chi pensa di combattere così la sofferenza: la croce è saldamente piantata sulla terra e nessuno potrà mai sradicarla. Cristo non è morto per scherzo e chi osa affermare che la sua sofferenza sia stata inutile o futile, firma la sua condanna di sacrilego.

                Che un bambino possa desiderare di morire mentre è in braccio a sua madre è una cosa che non sta né in cielo, né in terra. E’ una cosa che può essere concepita solo negli inferi (dove infatti va chi rifiuta l’abbraccio amoroso del crocifisso).

                Mi piace

              • Concordo, Stefano

                Mi piace

  19. @Simon. Grazie per il testo che unifica quanto da te detto in altri post su papa Francesco e sul modernismo. Ho l’impressione che in America latina centro e sud, dove regna un vero disastro famigliare,causati anche da problemi economici e da povertà , la chiesa locale ha l’esigenza di riassorbire in qualche modo i tanti cattolici che trovano più comodo rivolgersi ai vari rami del protestantesimo. Li la morale è molto più accomodante e quasi personalizzata. Fare proseliti per i protestanti è questione primaria (anche di carriera) fino a pensare di accettare il culto della Madonna molto sentito tra la popolazione. Probabilmente il “discernimento” ha questa origine ovvero esigenza ad imitazione dei protestanti? Eppure papa Francesco odia il proselitismo e giustamente parla di attrazione. Grazie

    Piace a 1 persona

  20. @ Simon, non mi interessa che pubblichi, mi importa solo che tu legga.

    Durante un pranzo a Mainz, Germania, il cardinal Müller ha dato dettagli sul suo congedo da parte di papa Francesco, secondo un testimone oculare citato da onepeterfive.com. Il 30 giugno, Francesco chiamò Müller, che credette si trattasse di una riunione di lavoro. Invece Francesco lo affrontò con cinque domande riguardanti le sue posizioni su diaconato femminile, sacerdozio femminile, celibato, Amoris Letitia e su tre dei suoi impiegati i quali Francesco aveva licenziato lo scorso anno appena prima di Natale senza dare alcuna spiegazione. Müller rispose alle domande secondo la dottrina cattolica.

    Dopo questo episodio, Francesco licenziò il cardinale Müller e lasciò la stanza senza salutare. Pertanto Müller aspettò che Francesco rientrasse finché l’arcivescovo Gänswein non gli disse che l’udienza era conclusa.

    Mi piace

    • Lorenzo, tu sei una comare: che cosa ce ne può calare di questa informazione?
      Non puoi incamminarti nella Verità se ti lasci adescare dalle sirene del pettegolezzo; della calunnia, della diceria.
      Questa è solo sabbia che impolvera la tua intelligenza ed abbassa la tua volontà a considerare solo marciume, falsità, cattiveria, illazioni gratuite, malevolenza.
      Come vuoi un giorno guardare il Viso del Cristo se la tua intelligenza non si è mai occupata di Verità e la tua volontà festeggia solo nello sporco il più lurido?
      In Pace

      Mi piace

  21. Nella lettera censurata di cui si parla molto in questi giorni (e di cui oggi sono emerse ulteriori sconcertanti novità) papa Benedetto ha scritto esattamente la stessa cosa che ha scritto Giacomo qui: chiedetemi la comunità spirituale ma non quella intellettuale. Nero su bianco, anzi papale papale 😉

    Mi piace

  22. Tante parole, tristissimi i fatti. Manca all’attuale pontefice l’amore per GESÙ. Punto. E quello che non ha, non può trasmettere.

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: