Il Cristiano Non Ha Circostanze Attenuanti

Tutta la dottrina delle circostanze attenuanti l’imputabilità del peccatore è salita a galla in concomitanza con tutte le discussioni circa Amoris Laetita e l’unica interpretazione autentica del suo Cap. VIII proposta dai vescovi argentini e pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis.

C’è chi non vuole considerarle nel caso dei divorziati risposati civilmente che si convertono; c’è al contrario, chi vuole rendere tale aspetto della dottrina morale della Chiesa cattolico come il “cappello” di tutto l’insegnamento di N.S. Gesù Cristo. Nei due casi, ovviamente, siamo in presenza di prese di posizioni letteralmente eretiche, in quanto andando aldilà del saggio et-et del cattolicesimo verace: da una lato chi sceglie la dottrina etica meno le circostanze attenuanti e dall’altro chi dimentica la prima per ricordarsi solo delle seconde e entrambi errano in modo speculare.

Siamo però tutti attenti al fatto che una circostanza attenuante è in sé solo un male? La prima reazione sarebbe di pensare che una circostanza attenuante è una cosa buona in sé visto che permette di attenuare l’imputabilità dell’autore di un peccato o di un delitto e quindi, o misericordia, di diminuirne la pena.

In realtà, però, una circostanza attenuante è un elemento accidentale che diminuisce la piena libertà del soggetto in questione e, di conseguenza, ne riduce  l’imputabilità.

Tali circostanze attenuanti agiscono sia sull’intelligenza della persona offuscandone la comprensione della situazione etica, tipicamente per ignoranza, incapacità intellettuale, inavvertenza; sia sulla sua volontà a causa di violenza, timore, abitudini, affetti smodati e altri fattori psichici oppure sociali.

Come ben vediamo ognuna di queste circostanze attenuanti sono realtà negative e maligne: ignoranza, QI insufficiente, malattie psichiche, contesto sociale negativo, vizi, paura, timori, etc.

Beninteso, l’essere umano, proprio in quanto persona a immagine di Dio, ha sempre la possibilità di scegliere secondo coscienza, cioè la sua volontà rimane sempre fondamentalmente libera rispetto a quel che l’intelligenza gli propone anche quando, sottomessa a impedimenti oggettivi per il suo pieno esercizio, si trovi estremamente malandata e indebolita.

Queste considerazioni trascendono però l’aspetto canonico/legale dell’imputabilità in quanto tale, visto che toccando direttamente alla nozione di libertà ci conducono al concetto stesso di amore.

L’a/Amore è la scelta dell’a/Altro, del b/Bene per l’a/Altro: solamente essendo perfettamente liberi, cioè senza circostanze attenuanti che ci impediscono di fare tale scelta, possiamo amare in v/Verità.

L’umano in noi vuole accedere a questa indipendenza dalle circostanze attenuanti che non gli permettono di librarsi in un a/Amore o nel suo contrario, la scelta di sé stessi a prescindere, assumendo perfettamente il proprio fine e la propria fine.

Proprio in questi giorni è uscito un nuovo documento della CdF intitolato Placuit Deo che illustra quanto illusorie e poco cristiane siano le dottrine (neo-) gnostiche e (neo-) pelagiane che pretendono liberare l’essere umano dalle “circostanze attenuanti” sia pretendendo accedere ad una conoscenza che illuminerebbe l’intelligenza liberandola dall’ignoranza e dall’inavvertenza come insegnano le prime, sia pretendendo liberare la volontà da timori, vizi e altre costrizioni con pratiche particolari.

Ma nessuno dei due metodi è fattibile e può condurre al risultato sperato, in quanto dimenticano una realtà di cui conosciamo tutti gli effetti quotidiani, ma la cui origine ci è stata solamente svelata da Dio stesso nel libro della Genesi: il Peccato Originale.

Il Peccato Originale è la “Summa” o il “Padre” di tutte le circostanze attenuanti: è la Circostanza Attenuante per antonomasia. Per causa sua non abbiamo più naturalmente accesso alla Grazia divina e abbiamo la nostra intelligenza e la nostra volontà intrinsecamente offuscate e indebolite: il peccato originale, compiuto esso in piena libertà dai nostri Progenitori, ha come conseguenza che non abbiamo più la possibilità di essere pienamente liberi di scegliere l’a/Altro.

Vuol questo dire che, sottomessi al peccato originale, siamo nell’assoluta (cioè in sé, intrinseca) impossibilità di compiere il bene? In realtà no, il fatto di essere stati creati all’immagine di Dio, fa si che c’è sempre quel che ci definisce in quanto uomini (e cioè che c’è sempre la possibilità, anche se ridottissima, di scegliere il b/Bene): quindi, la nostra impossibilità a compiere il bene è solo oggettiva (cioè della realtà considerata in quanto tale), ma non assoluta.

Quel che il Figlio ha compiuto incarnandosi, vivendo, tra di noi, morendo e risuscitando è toglierci la Somma Circostanza Attenuante ridandoci la piena imputabilità dei nostri atti, buone o cattive che siano le nostre scelte. Rendendoci figli di Dio nel Battesimo Egli ha trasformato la nostra oggettiva impossibilità a fare il bene nella nostra oggettiva possibilità di farlo e ciò senza circostanze attenuanti.

Ed è quello che la Chiesa, Corpo di Cristo vuole da noi: la Santità, cioè il librarsi nell’Amore, nella libera scelta del volere il Bene dell’a/Altro, senza nessuna circostanza attenuante che possa rendere tale atto meno oggettivamente libero.

È quindi solo concentrandoci personalmente sul Cristo, e frequentandoLo nella Chiesa in quanto noi stessi Chiesa,  che ci possiamo liberare dalle circostanze attenuanti che ci ostacolano ed è solo con l’aiuto dello Spirito Santo, insegnando, mostrando e allenandosi a rigettare tutte le circostanze attenuanti che facciamo quel che la Chiesa vuole sia fatto: la Salus Animarum che non è, quindi, solamente un non peccare, o un evitare di peccare, o un diminuire la propria imputabilità nel peccare, ma proprio un rivestire un abito nuovo, senza nessuna circostanza attenuante che possa dare ombra alla sua splendente bianchezza.

In Pace

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Categorie:Sproloqui

49 replies

  1. Non voglio banalizzare la faccenda (s. Tommaso non me ne voglia) ma rispetto ad Amoris laetitia ho fatto mio questo: 1) Amoris laetitia si rivolge alla singola persona perchè nel discernimento (con-fronto con un Alter Christus) possa giudicare e valutare i legami che vive con altre persone a partire da quello che intuisce più importante per la propria vita che è il Tu alla Santissima Trinità, possibile nella Chiesa cattolica dopo aver incontrato Gesù Cristo.2) proprio questo discernimento risveglia e nutre la coscienza personale che è ineliminabile condizione per poter agire da persona libera dopo aver conosciuto la Verità 3) in questo senso Amoris Laetitia (nella pietà del Signore alla nostra insipienza, per azione del suo Vicario Francesco) precede e fonda Humanae vitae che fonda e segna il legame primordiale (due differenti uniti nel suo nome) ma anche, per questo legame primordiale, la Dottrina sociale della Chiesa, condizione ineliminabile -il suo rispetto- per una società buona.
    4)Rispettare e fare nostra Amoris laetitia può essere un nuovo inizio perchè l’aver minato e snobbato da parte della Comunità cristiana Humanae vitae ci ha portato dove siamo.
    A quando la ricognizione dei fatti e la richiesta di perdono a Dio?
    Maria Rita Polita

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  2. Gesù disse all’adultera: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
    Nei Vangeli Gesù non prende mai in considerazione le attenuanti che potrebbero gistificare il peccato, ma ipotizza, per il peccatore, due sole possibiltà:
    – o si vuole persistere nel peccare,
    – o non si vuole peccare in futuro.
    Quando infatti Gesù disse a Giuda: «Quello che devi fare fallo al più presto», lo sollecita a dare attuazione a quello che, nel bene o nel male, il suo cuore aveva deciso di fare.

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    • A poco serve prendere un passo evangelico e pensare di fare un burocratico copiaincolla con tutti gli altri singoli peccatori concreti.
      Non ha senso e non lo faceva nemmeno Gesù, infatti:
      1) con la donna sorpresa in adulterio nel Vangelo di Giovanni, pur salvandole la vita, la congeda con un laconico “neanch’io ti condanno. Va e non peccare più” (Gv 8,11);
      2) con la peccatrice del Vangelo di Luca invece il Suo atteggiamento è decisamente diverso, laddove, di fronte alle lacrime della donna, non le chiede nè impone niente, ma disse che “le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco” (Lc 7,47), per poi dirle “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!” (Lc 7,50).
      Anche Gesù applicava due pesi e due misure in base alle circostanze, e qui abbiamo due casi di pubbliche peccatrici, una adultera e una prostituta. Perché due pesi e due misure? Perché Gesù (e così dovrebbe fare ogni cristiano) vedeva prima la persona del suo peccato.
      Ed evidentemente aveva capito che la peccatrice del Vangelo di Luca, a differenza dell’adultera di Giovanni, aveva una colpevolezza differente (magari anche perché era una povera donna sfruttata), prova ne è anche il fatto che Gesù dica che “ha molto amato”. Quando Gesù parla di amore nella Scrittura lo intende sempre in ottica sovrannaturale, cioè l’amore di cui solo un’anima in stato di Grazia è capace.
      Non avrebbe potuto avere “molto amato” senza tale Grazia sovrannaturale.
      Chiaro che se si prende solo un passo del Vangelo ignorando quelli dove vengono mostrati altri “lati” di Gesù si fa una operazione speculare e opposta a quella dei cattocomunisti che parlano di un Cristo che sembra un agitatore politico e un anarchico.

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      • Approfitto per scusarmi per il livore la saccenza e l’incomprensibilità di certi miei messaggi passati, probabilmente quasi tutti. Mi dispiace tanto.
        Scritto ciò inviterei dopo aver levato la trave nel mio occhio, che mi è costata momenti di dura riflessione, a moderare i vostri toni spiacevoli. Davvero più passa il tempo più è triste leggere i vari scambi nei commenti dove vengono espressi giudizi , visto che vi piace essere seri, « assassini », cn la scusa della dottrina. State attenti!
        Perdonatemi di cuore se ve lo sto scrivendo ma né il mezzo né le circostanze né infondo la mia superbia permettono di attuare il comando del Signore di riprendere i fratelli viso a viso o comunque privatamente.
        In Christo, Davide Troiano
        p.s. non serve pubblicare questo commento.

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      • « … Gesù applicava due pesi e due misure in base alle circostanze… »?
        Non so quale Vangelo tu abbia letto, ma nel mio sta scritto che « Colui che Dio ha mandato… dà lo Spirito senza misura… una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo… »;
        forse tu fai confusione col fatto che dà a « … ciascuno secondo la sua capacità… a uno… cinque talenti, a un altro due, a un altro uno ».
        Tu affermi che Gesù ha applicato all’adultera ed alla peccatrice « due pesi e due misure »,
        io invece affermo che ha perdonato entrambe:
        – sia l’adultera pentita di quello che aveva fatto perchè stava per essere lapidata (… mi pento
        e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i Tuoi castighi… );
        – sia la peccatrice pentita di quello che aveva fatto perché aveva offeso Dio ( « … mi pento
        e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati… perché ho offeso Te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.).
        Che il Padre faccia figli e figliastri predestinando alcuni alla salvezza e lasciando che altri si dannino, come credi tu, era una delle fisse di Lutero:
        per i cattolici, invece, Dio « … vuole che TUTTI si salvino… », anche se, purtroppo, nella realtà, taluni la gratuita salvezza.

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        • Non so di cosa tu stia parlando.

          Io ho scritto altre cose e tu hai deviato il discorso completamente non toccando nemmeno ciò che ho scritto (anche perché li il discorso della predestinazione non c’entra nulla, Gesù ha detto che quella donna ha molto amato perché nonostante i suoi peccati era in Grazia, il che dimostra che Gesù era il primo a considerare non solo il peccato materiale/oggettivo, ma anche la colpa personale).

          Bene, vuol dire che non hai argomenti., perché è chi non ha argomenti che deve deviare il discorso attribuendomi tra l’altro delle falsità (non solo il discorso della predestinazione non l’ho minimamente tirato fuori, nè esplicitamente nè implicitamente, ma il mio pensiero al riguardo è quello cattolico, ed è ben riassunto qui http://pierovassallo.blogspot.com/2016/02/lezioni-di-teologia-di-padre-tomas-tyn.html . ).

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          • @ Antonio
            ” Gesù ha detto che quella donna ha molto amato perché nonostante i suoi peccati era in Grazia, il che dimostra che Gesù era il primo a considerare non solo il peccato materiale/oggettivo, ma anche la colpa personale).

            Infatti, è questa la differenza tra la peccatrice e l’adultera, violazione della materia grave per entrambe, ma con diversa imputabilità soggettiva.

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            • Già.

              Però ad alcuni fa comodo assolutizzare l’episodio dell’adultera per affermare che l’unico atteggiamento giusto con ogni singolo peccatore è l’intransigenza, quando invece Cristo stesso era intransigente quando serviva e più leniente e dolce quando serviva.

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              • « Mio Dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
                perché peccando HO MERITATO I TUOI CASTIGHI,
                e molto più perché HO OFFESO TE,
                infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.
                Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
                e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
                Signore, misericordia, perdonami. »
                E’ il porsi del peccatore di fronte a Cristo che cambia, non l’atteggiamento di Cristo nei confronti dl peccatore.

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              • “E’ il porsi del peccatore di fronte a Cristo che cambia, non l’atteggiamento di Cristo nei confronti dl peccatore.”

                In realtà cambiano entrambi, come al solito tra due poli ne prendi solo uno per assolutizzare il tuo modo di pensare.

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              • Lc 23,33-34
                “Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”
                Gv 9,41
                “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane”.
                Il discorso è tutto qua.
                È inutile cercare di assolutizzare uno dei due atteggiamenti, perché sono entrambi atteggiamenti che servono con determinate persone e sarebbero dannosi con altre.
                Chi vuole assolutizzare un episodio evangelico riducendolo a cifra stessa dell’agire di Cristo fa una operazione uguale a quella degli eretici, che di fronte ad un dogma che tiene insieme verità apparentemente (solo apparentemente) in contrasto come Grazia e libero arbitrio, giustizia e Misericordia, umanità e divinità ecc scelgono unilateralmente uno dei due poli come se l’altro non esistesse.

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              • Medita questo commento https://pellegrininellaverita.com/2018/03/03/il-cristiano-non-ha-circostanze-attenuanti/comment-page-1/#comment-34633 che ho scritto in risposta al tuo, forse comprenderai dove e perché stai sbagliando.

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              • @Antonio
                « … come al solito tra due poli ne prendi solo uno per assolutizzare il tuo modo di pensare. »: se non capisci che se discuto di un polo discuto di un polo senza in alcun modo assolutizzare il mio pensiero, non è colpa mia.
                “Se foste ciechi, » forse che il sole smetterebbe di brillare sia sui buoni che sui cattivi? Se non capisci nemmeno questo esempio, pensa pure quello che credi.

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              • ““Se foste ciechi, » forse che il sole smetterebbe di brillare sia sui buoni che sui cattivi? Se non capisci nemmeno questo esempio, pensa pure quello che credi.”
                Perfetto esempio che non c’entra nulla con quanto ho scritto, poiché coloro di cui parla Gesù quando dice “il vostro peccato rimane” sono persone che di certo non hanno attenuanti, e infatti Cristo è molto duro con loro, mentre si mostra più Misericordioso con coloro che Lo stavano crocifiggendo.
                Se pensi di poter fregare gli altri continuando con i tuoi straw man e la tua aria di superiorità (che proprio non ti puoi permettere, mi spiace), continua pure.
                “se non capisci che se discuto di un polo discuto di un polo senza in alcun modo assolutizzare il mio pensiero, non è colpa mia.”
                Tu discuti sempre e solo di un polo, tentando di dare a bere che sia l’unico esistente, è una cosa ben diversa.
                Ripeto, rileggiti questo commento https://pellegrininellaverita.com/2018/03/03/il-cristiano-non-ha-circostanze-attenuanti/comment-page-1/#comment-34633 così forse comprenderai meglio anche quanto ha detto Simon.

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              • @Antonio
                Un’ultima domanda e poi ti lascio pure alle tue alle tue convinzioni su di me?
                Il Padre è Misericordia, hesed, rahamin o emet che sia, con tutti o solo con alcuni?

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              • Non ha senso che risponda ad una domanda che non c’entra nulla con quanto io e Simon abbiamo scritto. Ti lascio ai tuoi straw men.

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              • « Nondum matura est; nolo acerbam sumere. »

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              • 👍

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              • Tanto, Lorenzo, che tu non abbia compreso ciò di cui stai parlando è evidente a tutti, perciò in effetti fai bene ad usare il latinorum come “corazza”.
                Bisogna pur darsi un tono, in qualche modo. Continua così che vai bene.😉

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    • Detto questo, concordo col post di Simon.

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  3. Interessante articolo @Simon.

    Condivido la tesi di fondo: le “circostanze attenuanti” non sono in se stesse un BENE, seppure si possano volgere a nostro bene ma solo a mitigare il Giudizio nell’applicazione della Misericordia di Dio.

    Quanto ad una sorta di ineluttabilità del ritrovarsi coinvolti se non vittime di “circostanze attenuanti”, ineluttabilità data dalla nostra umana debolezza a sua volta inoculata nel nostro vivere dal Peccato Originale, forse varrebbe la pena di ricordare la potenza del Sacramento del Battesimo.

    Dal CCC

    SEZIONE SECONDA
    «I SETTE SACRAMENTI DELLA CHIESA»

    CAPITOLO PRIMO
    I SACRAMENTI DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA

    ARTICOLO 1
    IL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

    1213 Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (« vitae spiritualis ianua »), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: « Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola ».

    1263 Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato. In coloro che sono stati rigenerati, infatti, non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel regno di Dio, né il peccato di Adamo, né il peccato personale, né le conseguenze del peccato, di cui la più grave è la separazione da Dio.

    1264 Rimangono tuttavia nel battezzato alcune conseguenze temporali del peccato, quali le sofferenze, la malattia, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere, ecc., e anche una inclinazione al peccato che la Tradizione chiama la concupiscenza, o, metaforicamente, l’incentivo del peccato (« fomes peccati »): « Essendo questa lasciata per la prova, non può nuocere a quelli che non vi acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesù Cristo. Anzi, “non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole” (2 Tm 2,5) ».

    Come si può ben leggere, tutto sta nel voler “difendere” questo preziosissimo dono e nell’accettare virilmente il “combattimento”, consapevoli della potenza e della Grazia che attraverso questo Sacramento ci vine concessa e ci assiste.

    Forse troppe volte ci dimentichiamo dell’immenso valore del Battesimo che ci rigenera appunto come figli di Dio con tutte le prerogative che ne derivano.
    Ciò accade forse perché da tempo è invalso il Battesimo per i bimbi piccolissimi, mentre un tempo ere il suggello per i catecumeni che già davano segni di seria conversione.

    Di fatto il Battezzato era il Cristino che non peccava più (parliamo di peccati mortali, non di peccati veniali derivanti magari da un determinato carattere, peccati veniali ma che hanno pur sempre il compito di mantenerci nell’umiltà).

    Ma questa è semplicemente una analisi, non una critica alla scelta delle Chiesa invalsa poi nei secoli.

    Infine ricordiamo che ogni volta che ricorriamo al Sacramento della Riconciliazione, torniamo pienamente alla intera e completa comunione e figliolanza con Dio, che viene meno per tutti coloro che peccano dopo il Battesimo (si legga la splendida ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE – RECONCILIATIO ET PAENITENTIA di S. GPII http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_02121984_reconciliatio-et-paenitentia.html), altro dono che non dovrebbe essere sprecato e disatteso pensando e ipotizzando la possibilità della già prossima, futura, eventuale Confessione, ma sempre difeso strenuamente.

    Cosicché è vero: Il Cristiano non ha (non dovrebbe invocare) “circostanze attenuanti”.

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  4. Condivido tutta l’esposizione di SIMON DE CYRÈNE, ottima……riflessione

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  5. La dottrina delle circostanze attenuanti, da quando Gesù sulla croce disse: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno», ha sempre avuto, nella Chiesa, una grande importanza.
    πάτερ {Padre}, ἄφες {perdona} αὐτοῖς {loro}, οὐ {non} γὰρ {perché} οἴδασιν {sanno} τί {quello che} ποιοῦσιν {fanno}

    Prima di chiarire il mio concetto, ritengo utile analizzare il tempo dei verbi:
    ἄφες {perdona} 2sing. att. aor. imptv.: indica un’azione che ha la sua puntuale attuazione, ovverosia il suo principio e la sua fine, nel momento in cui si svolge;
    οὐ {non} οἴδασιν {sanno} 3pl. att. pf. ind.: esprime il risultato attuale di un’azione incominciata nel passato;
    ποιοῦσιν {fanno} 3pl. att. pres. ind.: indica ciò che accade nel momento in cui si parla.

    Se dunque Gesù, applicando tutte le attenuanti possibili ed immaginabili, perdona i peccati che, iniziati nel passato trovano il loro compimento nel momento in cui si perdona, perché taluni sostengono che Gesù applicherebbe le circostanze attenuanti ed il perdono anche ai peccati che verranno compiuti successivamente, autorizzando in tal modo a peccare anche dopo aver ricevuto il perdono?

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    • “perché taluni sostengono che Gesù applicherebbe le circostanze attenuanti ed il perdono anche ai peccati che verranno compiuti successivamente, autorizzando in tal modo a peccare anche dopo aver ricevuto il perdono?” : questa “teoria” non l’ho mai letta da nessuna parte. Bisognerebbe chiederlo a cotali “taluni”: personalmemente non ne consoco nessuno. Mi dispiace di non poter aiutarti in questa ricerca.
      In Pace

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      • Scusa, ma se un adultero viene assolto ed è autorizzato a praticare nel futuro l’infedeltà matrimoniale, non viene forse autorizzato “a peccare anche dopo aver ricevuto il perdono?”

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        • Un adultero autorizzato a praticare l’infedeltà matrimoniale…. WOW… questa non l’ho mai sentita in ambito cattolico.
          Guarda che questo è un blog di riflessione cattolica: smettila di leggere imbecillità in luoghi non cattolici.
          In Pace

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          • Quindi la storia di persone con alle spalle un matrimonio non annullabile che convivono con chi non è il legittimo coniuge e che vengono autorizzate, se proprio non possono farne a meno, ad avere rapporti sessuali extraconiugali è solo un mio brutto sogno?

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            • Non lo chiamerei proprio un sogno ma, piuttosto, un incubo anticattolico.
              In Pace

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              • Quindi è sono solo un mio “incubo anticattolico” le parole del card. Kasper il quale afferma che, pur perseverando a vivere in costanza di adulterio, bisogna vedere “se c’è veramente un peccato grave o forse un peccato veniale o forse nulla.”?

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              • “Quindi è sono solo un mio “incubo anticattolico” le parole del card. Kasper il quale afferma che, pur perseverando a vivere in costanza di adulterio, bisogna vedere “se c’è veramente un peccato grave o forse un peccato veniale o forse nulla.”?”

                Se quelle parole sono intese come riguardanti la colpevolezza personale (che può essere grave, veniale o nulla) allora quella è dottrina Cattolica.

                Se quelle parole sono intese come giustificanti il peccato, tale che, in determinate situazioni, vivere in adulterio possa essere ritenuta cosa legittima in se e per se, cioè un atto che non configura peccato grave materiale, allora si tratterebbe di eresia.

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  6. Simon, anche se il tuo ragionamento non fa una grinza, tu non tocchi minimamente i problemi sorti dopo la pubblicazione di AL:
    – le conseguenze di un peccato possono essere addotte come attenuanti tali che, pur proseguendo a vivere in modo contrario ai comandamenti, non si è nel peccato?
    Ti faccio questa domanda perché, mentre io leggendo il “De Malo” ho ricavato la convinzione che nessuna conseguenza di peccato può essere invocata ad attenuante di altro peccato, in commenti di questo sito vedo che invece viene avanzata tale dotrina e non mi sembra che tu l’abbia mai condannata.

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    • Non sono sicuro a cosa ti riferisci.
      Ma possiamo immaginare una persona che incomincia a fumare una sigaretta, il che è un peccato in quanto oggi sappiamo che nuoce alla propria salute. L’esercizio reiterato di tale peccato fa che alla lunga diventa un vizio. La persona dopo un po’ si rende conto che fumare è male e desidera smettere di fumare: ma visto che ha “contratto” tale vizio, la propria volontà è indebolità a causa del bisogno fisico che ha il corpo di una dose di nicotina addizionato al tic psico/sociale del rituale associato all’atto di fumare.
      Chiaramente, il processo che ha condotto al vizio è peccaminoso, senza crcostanze attenuanti, fino a quando il vizio è installato. Durante tutto il periodo dove la persona si sottomette al proprio vizio senza porsi domande, ogni atto subisce addirittura l’aggravante di coltivare tale vizio: cioè si va di male in peggio.
      Viene poi il momento della conversione, dove il fumatore rigetta il peccato e tutti vizi ai quali lo hanno condotto; egli vuole smettere di fumare ma anche sa che, a causa del vizio, la sua volontà rischia di cedere perchè nella sua vicinanza ci sono solo fumatori o condurre ad azioni cattive come ad esempio essere di cattivo umore e impossibile da vivere.
      Ovviamente gli si può sempre consigliare di cambiare lavoro e separarsi dalla moglie che sempre fuma e che, ovviamente, non fumare è più importante che avere un lavoro o una vita in coppia: con il peccato bisogna essere intransigenti eppoi la grazia di Dio è sempre lì per aiutare in tali frangenti.
      La questione è sapere se può anche far senso considerare che dal momento la persona in questione si ingaggia a mai più fumare, anche sapendo che c’è un rischio oggettivo che una fumatina gli scappi di volta in volta, gli si possa dare l’assoluzione per tutte le fumatine passate anche senza lasciare lavoro e moglie fumatrici.
      Di certo siamo in una situazione dove la persona si pente genuinamente di buon cuore delle fumate passate e che davvero vuole, con l’aiuto di Dio, smettere definitivamente di fumare e prendere tutte le misure necessarie che può prendere, ma, forse non lasciare il lavoro e la moglie malgrado che resti, a causa di ciò, in un’occasione prossima al peccato: ma questo lavoro e la moglie non sono ricercati in sé in quanto occasioni prossime al peccato ma per altre ragioni come poter sfamarsi e avere una vita familiare. Ovviamente, ogni caso è differente, e necessita discernimento da parte del sacerdote, ma non si può dire che a priori in ogni possibile situazione non sia mai possibile assolvere una persona che non voglia lasciare lavoro e moglie per smettere più sicuramente il peccato di fumare.
      Quid della prossima fumatina alla quale avrà ceduto, per colpa sua ovviamente? Beh dovrà andar a confessarsi, e il vizio contratto datempo non ancora corretto e rimpiazzato dalla virtù di fortezza sarà una circostanza attenuante, la quale, ricordiamoci, è sempre un male e mai un bene, e, se di nuovo genuinamente pentito, potrà ricevere l’assoluzione.
      La questione addizionale da porsi è poi la seguente: si cammina più presto verso una vita di santità con o senza i sacramenti? E cioè fa più presto a vivere come Cristo quando pentiti dei peccati ma aspettando per comunicarsi di essersi definitivaente liberato dalle conseguenze del vizio, oppure, pentito, ricevere assoluzione e comunione ogni qualvolta che si fa una fumatina perchè indebolito dalle cattive abitudini che sono ormai circostanze attenuanti e non più aggravanti? La prima opzione puzza di pelagianesimo, per riprendere la Placuit Deo…
      In Pace

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      • Io credo che il pane dei pellegrini supporti il cammino di chi ha intenzione di proseguire il cammino e sia veleno per chi intende sostare sul posto per evitare lo sforzo di riprendere il cammino.
        Detto questo, non hai pero risposto alla mia domanda, forse perché non sono stato chiaro:
        la conseguenza (il trovarsi a convivere) di un peccato ( a causa di un adulterio), può essere invocata ad attenuante (convivendo con una persona è facile avere rapporti intimi) di altro peccato (l’infedeltà coniugale)

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        • “Detto questo, non hai pero risposto alla mia domanda, forse perché non sono stato chiaro:
          la conseguenza (il trovarsi a convivere) di un peccato ( a causa di un adulterio), può essere invocata ad attenuante (convivendo con una persona è facile avere rapporti intimi) di altro peccato (l’infedeltà coniugale)”

          Non la convivenza in se, ma la diminuita libertà dovuta alle conseguenze che vi sarebbero agendo diversamente, conseguenze che fanno si che una persona non si senta libera appunto di agire diversamente.

          Leggi qui https://pellegrininellaverita.com/2018/02/20/volens-nolens-papa-francesco-ci-converte/#comment-34473

          Il che si ricollega a quanto scritto da Simon qui https://pellegrininellaverita.com/2018/03/03/il-cristiano-non-ha-circostanze-attenuanti/comment-page-1/#comment-34623

          “Di certo siamo in una situazione dove la persona si pente genuinamente di buon cuore delle fumate passate e che davvero vuole, con l’aiuto di Dio, smettere definitivamente di fumare e prendere tutte le misure necessarie che può prendere, ma, forse non lasciare il lavoro e la moglie malgrado che resti, a causa di ciò, in un’occasione prossima al peccato: ma questo lavoro e la moglie non sono ricercati in sé in quanto occasioni prossime al peccato ma per altre ragioni come poter sfamarsi e avere una vita familiare. Ovviamente, ogni caso è differente, e necessita discernimento da parte del sacerdote, ma non si può dire che a priori in ogni possibile situazione non sia mai possibile assolvere una persona che non voglia lasciare lavoro e moglie per smettere più sicuramente il peccato di fumare.”

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        • Poi aggiungo solo che fumare non è, in se e per se, sempre peccato grave, tantomeno un atto intrinsecamente malvagio. Diventa materia grave solo in determinate circostanze.

          Tuttavia l’esempio di Simon, se assumiamo for argument’s sake che fumare sia un atto intrinsecamente malvagio come l’adulterio, è ottimo per illustrare la questione.

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          • Un attentato contro la propria salute va contro il Quinto….
            😉
            In Pace

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            • Oddio, io non sono mai stato fumatore, Simon, però leggendo in giro vedo che fumare è peccato grave solo raramente
              https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4383

              “Pertanto l’abuso del tabacco può diventare peccato: ma è difficile in concreto quantificarlo.
              Una cosa è sicura ed è questa: è molto difficile che si raggiunga il peccato mortale. Nel caso di persone che fumano moltissimo vi sono soggiacenti molto spesso problemi psicologici gravi, che ne diminuiscono la responsabilità. In tante di queste persone il fumo alleggerisce il loro stato di tensione.
              È interessante notare che il catechismo della Chiesa Cattolica non menzioni neanche la parola fumo.”

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            • Ma ad ogni modo quello che importava era illustrare la questione, perciò nell’ambito del tuo argomento si può ben assumere che fumare sia un atto intrinsecamente malvagio.

              Ho scritto queste cose perché ho previsto che Lorenzo avrebbe certamente tirato fuori la differenza tra il fumo e l’adulterio (che è un atto intrinsecamente malvagio) per contestare quanto abbiamo scritto.

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      • A San Marco Ji Tianxiang la CHiesa lo ha fatto santo non concedendoli i sacramenti.

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      • ” La prima risposta puzza di pelagianesimo, per riprendere la Placuit Deo…”
        Ottima esposizione, da condividere in toto.

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        • Il pelagianesimo è più diffuso di quanto si creda

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          • Mi pare piu’ pelagiano fare dei sacramenti ( matrimonio, eucarestia) delle questioni di morale casuistica, di permesso o non permesso dato dai preti  » a seconda del caso » piuttosto che vederne la portata simbolica cosmica e sacra Espressa nella verita’ immutabili, valide per tutti e sempre : il matrimonio e’ sacro ed indissolubile. L’ Eucarestia e’ il Corpo e il Sangue di Cristo. Chi ha infranto il voto indissolubile del matrimonio e vive in concubinato se mangia il corpo di Cristo rinnega due sacramenti in uno.

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            • Ma chi stabilisce fin dove arriva l’autorità della Chiesa in certe materie? La Chiesa o i laici?
              Se la risposta è la prima allora è il Magistero che decide se si tratta di rinnegare due Sacramenti oppure se si tratta di dare un aiuto spirituale a chi è in difficoltà e non porta colpa grave personale.

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