Il ruolo di Maria e dei santi nella Chiesa e nella storia della salvezza

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Il lettore Mansueto ci invia una piccola serie di articoli apologetici che, a partire da oggi, pubblicheremo saltuarialmente con piacere. Gli articoli sono nati da una serie di interventi che Mansueto stesso ha fatto in vari forum o blog in difesa delle tesi cattoliche. Il presente scritto ad esempio nacque dalle consuete obiezioni che un protestante avanzò al riguardo del ruolo di Maria, dei santi e delle intercessioni,  facendovi confluire anche una riflessione sulle nozze di Cana che l’autore ha sviluppato separatamente.
E ora due righe su Mansueto stesso, da lui stesso vergate a mò di presentazione: “mi sono sempre definito cattolico, solo che fino a non molto tempo fa avevo una fede “tiepidissima”, limitata all’ipotizzare che Dio esistesse e che probabilmente Esso fosse quello cristiano. Siccome però a me piace studiare le varie ideologie politiche, sono passato dall’informarmi su quelle a farlo poi più in generale sui “sistemi di idee” alla base delle società umane, per passare poi allo studio della filosofia (in specie quella greca antica e romana), approdando quindi allo studio della teologia, coprendo molte lacune e incomprensioni che avevo sulla dottrina cattolica.”

Ringraziandolo ancora per aver scelto Croce-via come tramite per proporre i suoi articoli, auguro una buona lettura.

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Nelle nozze di Cana assistiamo al miracolo della tramutazione dell’acqua in vino. Sappiamo, grazie all’episodio dell’istituzione dell’eucaristia, che il vino è il sangue di Gesù versato per la remissione dei peccati quindi, grazie a Maria che intercede, possiamo ottenere che Gesù lavi via i nostri peccati col suo sangue. Sulla parte in cui Gesù dice a sua madre: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta” molto è stato detto, anche che possa essere interpretata sia come se dicesse: “la mia passione e la mia morte in croce non sono ancora avvenute e non posso ancora donare il mio sangue in remissione dei peccati” sia come se dicesse: “madre, io ti concederò di intercedere per me quando ti affiderò Giovanni, il mio prediletto, sotto la croce, ma quell’ora ancora non è giunta”.

Non è nemmeno un caso che questo episodio sia avvenuto durante una festa nuziale: sappiamo che il matrimonio è il sacramento in cui due persone vengono unite da Dio, quindi la festa nuziale è la festa di coloro che si uniscono in Dio. Ciò può stare ad indicare la comunità dei fedeli, soprattutto quando si riunisce di fronte a Dio in chiesa, come gli invitati che erano uniti in festa di fronte a Gesù, infatti solo gli invitati alla festa possono ottenere il vino dopo che i servitori hanno compiuto tutto ciò che Gesù ha detto loro di fare, così come solo la comunità dei fedeli riuniti in chiesa può ottenere il sangue salvifico di Cristo dopo che i sacerdoti compiono il volere di Cristo e transustanziano in nome Suo del semplice pane e del semplice vino nel Suo corpo e nel Suo sangue.

In tutto questo vediamo come Maria, nella vera Chiesa, abbia un ruolo fondamentale, nonostante resti pur sempre creatura: può intercedere per noi, ma il suo aiuto può esserci dato solo se, come dice Ella stessa nell’episodio, abbiamo la volontà di “fare tutto ciò che [suo Figlio] ci dirà”. Con questo possiamo dire che Maria è, come mi sembra disse già il Montfort, lo stampo di ogni vera santità, perché se i santi sono esempi su come seguire Cristo, Maria è colei che lo ha fatto per prima e che ha insegnato a farlo agli altri (cit. “fate tutto ciò che vi dirà”) e quindi è un esempio per i santi, l’esempio degli esempi; lo afferma anche Ella stessa nel Magnificat: “tutte le generazioni Mi chiameranno beata”.

Prendiamo anche Luca 11, 27-28: “Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”. Ma Egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”. Qui a una prima occhiata sembrerebbe che Gesù voglia contraddire la donna, ma ritengo che Gesù volle invece “allargare il discorso”, nel senso che mentre la donna chiama beata Maria perché lo ha allevato, Gesù replica che Maria è beata (come tutti coloro che seguiteranno il suo esempio ascoltando la parola di Dio e facendola propria) come Maria che accetto la volontà di Dio e accolse in sé Gesù; Gesù è il Verbo fatto carne, è colui che è venuto a portare a compimento le Scritture, quindi Gesù è la Parola di Dio e, accogliendolo, Maria è stata la prima ad accogliere nella sua pienezza la Parola di Dio, quindi chi meglio di Lei può fungere da esempio sul come diventare santi? Allo stesso tempo però, nessuno può accogliere la Parola di Dio alla stessa o a una maggior intensità di come è avvenuto per Maria, quindi a Lei va attribuita una venerazione particolare e superiore a quella dei santi, né si può negare la totale assenza di peccato in Lei (se si accoglie Dio e la Sua Parola in modo integrale non si può al contempo anche peccare).  Infine, un’ulteriore conferma al ruolo di Maria ci viene da Luca 1,42: “e ad alta voce esclamò: “Benedetta sei tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno!” [1]; qui è evidente il parallelismo tra Gesù e Maria*: sia l’Uno che l’Altra sono benedetti (stesso termine usato nella stessa frase per entrambi), solo che la “benedizione” di Gesù è assoluta, mentre quella di Maria è relativa alle donne, perciò Gesù ha un primato su tutte le cose ed è ad esse superiore, mentre il primato di Maria è circoscritto all’interno delle donne (e io lo estenderei a tutti gli esseri umani, visto che non mi sembra che altre figure vengano accostate in tal modo al Cristo), di conseguenza Maria è superiore alle altre creature pur restando creatura.

Per questo possiamo pure definire Maria come madre della Chiesa, se per “Chiesa” intendiamo appunto la Comunione dei Santi, cioè dei  fedeli morti con i vivi che sono o  si sforzano di diventare santi, ma possiamo anche legare simbolicamente Maria con la stessa Chiesa istituzione dacché la missione di quest’ultima è quella di far accedere alla santità quante più persone possibile.

Perché abbiamo bisogno di Maria e dei santi come intercessori? Per essere umili di fronte a Dio, per avere esempi, certo, ma l’aspetto più importante a mio parere è che se non potessimo contare su loro penseremmo che non potremmo mai riuscire a seguire gli insegnamenti di Gesù perché, in fin dei conti, Gesù era il Figlio di Dio e noi semplice uomini, come potremmo giungere mai al suo livello di santità? Però ci sono Maria e i santi che, da semplici esseri umani come noi, hanno plasmato la loro intera vita sull’esempio di Cristo, quindi se ci sono riusciti loro perché, se mettiamo uguale fede e uguale impegno, non dovremmo riuscirci noi? Ciò non è nemmeno in contrasto col passo del Vangelo in cui Gesù afferma che solo attraverso Lui si può giungere al Padre, infatti abbiamo detto che Gesù è la Parola di Dio, quindi solo attraverso la Parola di Dio si può giungere a Dio, quindi se per giungere a Dio prendo a modello chi segue la Sua Parola dove starei sbagliando? Facendolo non lodo forse l’operato di Dio (nello specifico, per come abbia, tramite la Sua Parola, plasmato e migliorato l’esistenza di un fallibile essere umano come me)?

Anche l’intercessione nel senso del “pregare per” è giustificata, perché non solo Gesù non rimprovera mai chi intercede per terzi (coloro che portano il paralitico fino a Lui, il centurione per il suo servo, Pietro e Andrea per la suocera di Pietro ecc.) [2 ], ma addirittura insegna nel Padre Nostro a pregare anche per gli altri: in questa preghiera infatti si recita ad esempio “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, dà a chi? A noi, perciò a me e agli altri, oppure “e rimetti a noi i nostri debiti”, rimetti a chi? A noi, perciò a me e agli altri, e così via.

Se Cristo è la Parola di Dio e al contempo l’unico che può redimerci dai nostri peccati e farci giungere nel Regno dei Cieli, allora seguire la Parola di Dio è l’unico modo per redimerci e giungere nel Regno dei Cieli e quindi, se Cristo è l’unica entità che congiunge l’uomo a Dio, mi sembra più che logico che in Lui siano unite entrambe le nature, umana e divina.

Sappiamo da Galati 5, 6 che la fede, per manifestarsi pienamente nel nostro mondo, deve operare per mezzo della carità, che sono poi gli insegnamenti di Cristo, quindi la nostra si può chiamare vera fede se non le diamo la possibilità di operare la carità e mettere in pratica ciò che Cristo ci ha insegnato? Le opere servono appunto a farci capire quanta fede abbiamo, quanto, seguendo l’esempio di Gesù, non siamo più noi a vivere ma la Parola di Dio, Cristo a vivere in noi (Gal 2, 20), e quanto aiutiamo gli altri a giungere a Cristo, perché se scopriamo Cristo e lo teniamo solo per noi, non siamo forse degli egoisti? Se quando do da mangiare a un affamato, da bere a un assetato, vesto chi è nudo, visito un carcerato lo faccio come se lo facessi a Cristo, l’affamato, l’assetato, il nudo e il carcerato nel mio operato non vedranno forse il Cristo?

Dio vuole che giungano a Lui quante più persone possibile, perciò la fede serve al singolo per giungere alla salvezza, mentre le opere di carità scaturiscono dalla fede del singolo e servono come ausilio per gli altri per metter anche loro in condizione di incamminarsi verso la fede. Se scopriamo qualcosa di bello ed utile ma evitiamo volutamente di far conoscere questa cosa anche agli altri in modo che anche loro giungano alla nostra stessa felicità, non saremmo forse superbi ed egoisti? Quindi, se pensiamo che Cristo e la Sua Chiesa siano belli ed utili, il nostro compito è quello di farne conoscere bellezza e utilità anche a tutti gli altri. Il nostro Dio non è un dio individualista che cerca la salvezza del singolo ma, pur riconoscendo che ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, conosce il legame che unisce tutti gli uomini e scritto da Egli stesso nella nostra specie e vuole la salvezza di tutti, e non ci vede come un mucchio di atomi, ma come organi di un unico organismo: ognuno svolge una sua funzione, ma nessuno è migliore degli altri e tutti sono chiamati ad agire per il bene proprio e quello altrui.

In sostanza, se Cristo è la Parola di Dio, Maria è la volontà dell’uomo di accettare questa Parola e di plasmare la sua vita su essa coltivandola e facendola crescere in lui ogni giorno di più; se ci si pensa bene, solo da questa volontà può nascere nel nostro cuore la santità che ci conduce alla salvezza, così come solo da Maria è potuto nascere Gesù. Quando facciamo conoscere la bellezza è l’utilità di Dio agli altri, quindi, non possiamo imporla, tocca a loro di esaminare la propria coscienza e di porre il seme di Dio nel loro cuore, perché, se non si fa come Maria che liberamente accettò in sé Gesù (Dio infatti la predispose a ciò, ma agì solo dopo che Ella rispose all’angelo: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”), la fede o non ci sarà o sarà solo fittizia, perché solo dall’accettazione della volontà di Dio e dalla santità (Maria) può nascere l’amore verso Dio e la salvezza (Gesù).

 

Mansueto

[1] non mi soffermo tanto sul significato del termine “benedetto”, quanto sull’utilizzo dello stesso termine nella stessa frase ma in ambiti differenti sia per Gesù che per Maria.

[2] infatti se è vero che nella maggior parte dei casi costoro non potevano farlo di persona e pur vero che aveva comunque la possibilità di pregare sia pure mentalmente e se fosse stato sbagliato intercedere per gli altri Gesù avrebbe di certo fatto presente questa possibilità.

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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4 replies

  1. Bellissima riflessione che mette bene in evidenza la imprescindibile necessità della fede per essere salvi.

    Maria, dopo aver ascoltato per prima la Parola di Dio, dà anche a noi la Parola che ha ricevuto. Essa è il Verbo di Dio fatto carne, Nostro Signore Gesù Cristo. Ora il Verbo di Dio, dono di Maria a tutta l’umanità, può essere accolto in un solo modo: ascoltandolo, cioè prestando fede. Maria stessa ci ordina esplicitamente: fate quello che vi dirà! Da questa semplice indicazione di Maria emerge con luminosa chiarezza il movimento che ogni cristiano è chiamato a compiere nella sua vita:
    1) Ascoltare la Parola di Dio, il Verbo fatto carne, credere, avere fede.
    2) Fare la Sua volontà, cioè le opere, fare la carità.

    Le opere, cioè la capacità di amare, sono figlie della fede. Senza la fede non c’è né carità, né salvezza.

    Ma perché la fede è più importante della carità? Per un motivo molto semplice: niente offende maggiormente Dio del fatto di non crederGli. Fateci caso, i dieci comandamenti sono una sequela di precetti. Ma prima dei precetti, Dio ci dice una cosa che non è un precetto, ma la semplice Verità: Io sono il Signore Dio tuo. Prima del fare, prima dei precetti, prima delle opere, prima di tutto la Verità, Che vuole essere creduta. Prima la fede, poi le opere.

    P.S. Ma che fine ha fatto Simon?

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  2. Anch’io vorrei sapere di Simon. Questo è il prezzo dei blog, dei nickname, del mondo virtuale: hai informazioni e consigli gratis, ma oggi ci sono, e domani sono scomparsi.

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    • Simon è impegnatissimo su altri fronti in queste settimane. Nulla comunque di preoccupante, naturalmente. É pochissimo online però quindi non so se legge, riferirò di voi. 🙂

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  3. Tranquillo, Ministrel, la mia era una considerazione di ordine generale. So ancora distinguere un blog dal.. Reale (sto imparando, visto?). Certo, mi piacerebbe sapere i nomi, conoscere le facce, ma temo sia più una forma di feticismo che un bisogno di certificazione.

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