Padre Giuseppe Barzaghi o.p. – La teologia nelle danze di Bach

“Le danze di Bach. Qualcosa di magnifico. Ti fanno grande semplicemente ascoltandole. Non si ballano, si ascoltano. Ma l’anima riesce comunque a danzarle. Le Suites per violoncello solo sono danze spirituali. E le faccende dello spirito si muovono a passi didanza. Giovanni il Battista ha danzato nel grembo di Elisabetta al saluto di Maria (Lc 1,44). Anche un Presule è uno che guida una danza: «salta davanti». E i cori angelici, prima di essere cantori, sono danzatori: i cori erano originariamente coreografie. Ma bisogna entrare nel senso e nel gusto di una danza. L’entrata è un preludio, che prende rapidamente edificando l’udito dentro immagini originali. Non si parte senza avere una meta. Ma la meta viene prefigurata:ce ne si fa un’immagine-guida. E’ proprio quella immagine che rende affascinante la meta, ripercuotendosi nell’anima in modo giocoso. E per sottolineare il senso della via può capitare – come nella Suite in do min. – che il gioco si sublimi in una fuga. Sembra fatta apposta per non interrompere il fascino, rilanciando il moto danzante verso la sua fonte misteriosa. E come uno sguardo proteso in un continuo oltrepassamento, perché fissa utopie guardando altrove.”

Barzaghi, Giuseppe OP. La Fuga. Il di-vertimento filosofico -teologico come simbolo della teoresi meta-accademica, Divus Thomas, 53, 2009
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Categorie:Aforismi

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8 replies

  1. Lascio in evidenza l’articolo di Feser intanto che ferve il dialogo. 🙂

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  2. E questo sarebbe metafisicamente fondato… sticazzi…

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    • Ma va Andrew; questa è evocazione letteraria con piccoli intarsi logici dovuti più alla forma mentis di chi l’ha scritta che per altro. E’ una sorta di mistica personale, divagazione Goldberg, melanconia in fa maggiore. Va letta per il solo piacere di leggerla. Anzi, va scritta per il godimento di volare da un ramo all’altro seguiti dal barone di Calvino.
      Un pò come ho fatto io, ora. 🙂

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  3. utopia, irrealtà, oltre ke si vede la concretezza…………..non credo
    nella concretezza c’è troppa sofferenza

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  4. Le danze di Bach per violoncello solo sono un incanto. Ma anche per il fatto che sono, in larga parte, monodiche. Forme della gregoriana monodia, che solo di tanto in tanto, per miracolo, si fa polifonica, e sempre con necessaria e ricercata parsimona. Così, ordinariamente, la armonia e frutto della successione, non della contemporaneità. E tutto questo aumenta ancora lo stupore e conquista il cuore, con il ritmo, con la altezza e la profondità e con il timbro.

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