Famiglia e moneta locale: il vero antidoto alla crisi europea #300denari

[ Qui continuiamo con il dialogo che stiamo stabilendo con 300 Demani e che abbiamo cominciato nel nostro post precedente (https://pellegrininellaverita.com/2025/08/13/occidente-cultura-famiglia-rigenerazione-politica/) . Trovate l’originale all’indirizzo seguente: https://blog.messainlatino.it/2025/08/famiglia-e-moneta-locale-il-vero.html?m=1. Buona lettura e interagite qui o lì se questo solleva in voi un qualunque interesse serio) ]

Lo scorso giovedì Roberto Manzi pubblicava su 300 Denari L’identità è potere, un’analisi sulla crisi europea nata dai dialoghi con Gaëtan Cantale. A questo contributo abbiamo ricevuto – e oggi pubblichiamo – il commento di Cantale, che ne condivide i punti centrali ma ne amplia l’orizzonte, proponendo una visione più radicale: restituire alla famiglia la sovranità politica ed economica, anche attraverso il controllo diretto della moneta.

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Ho letto con sincero interesse e rispetto l’articolo di Roberto Manzi “L’identità è potere”, un vero faro che illumina la crisi europea. La sua nozione di “disgregazione semantica” e il richiamo all’identità perduta mi hanno ispirato ad aprire un dialogo radicale, partendo dal mio “Oltre il Grande Reset”. La materia è ampia, ma desidero soffermarmi su due temi che mi bruciano dentro: la sussidiarietà — con la famiglia sovrana su ogni ente politico — e la moneta locale, antidoto a un Mammona ormai troppo costoso perché non allineato alla realtà economica locale.

La denuncia di Manzi sulla “sussidiarietà capovolta”, con Bruxelles che soffoca le diversità, è un grido di verità. Tuttavia, da cattolico, ritengo necessario andare ben oltre: la chiave di volta è la giusta comprensione della nozione di sussidiarietà, che richiede di rovesciare l’immagine abituale secondo cui le entità politiche siano gerarchicamente “superiori” rispetto alla realtà familiare di base. Al contrario, la famiglia non deve poggiarsi su altro che su se stessa, e sono i livelli inferiori a dover rendere conto ai livelli superiori, fino al più elevato di tutti, che è la famiglia.

Concretamente, la famiglia è suprema: comune, provincia, Stato, Europa sono realtà ontologicamente ed economicamente inferiori, con l’UE relegata all’ultimo gradino. È qui che occorre “girare lo switch” e cambiare sguardo, perché “siamo Adamo ed Eva, siamo famiglia, siamo immagine di Dio”. Rifiuto l’ideologia liberal-illuminista che esalta l’individuo perfettamente isolato — figura concettualmente necessaria per stabilire e dimostrare le leggi del mercato — e dove il politico non è “impiegato” delle famiglie, ma non riconosce in esse la sua padronanza. Sarebbe invece auspicabile immaginare comunità in cui le famiglie gestiscano le risorse locali, decidendo i mercati senza ingerenze di Bruxelles. Ma questa sussidiarietà ontologica richiede una conversione radicale, sfidando secoli di pensiero illuminista. In sintesi: auspico un’Europa in cui la famiglia regni sovrana per davvero, in particolare in campo economico e politico.

Manzi, nel suo articolo, non affronta il tema del denaro, ma a mio avviso esso è la nostra catena. La sua “akrasia geopolitica” — come la paralisi di fronte ai dazi di Trump — nasce anche dalla sottomissione ai mercati globali. Quanto a me, “il denaro è uno strumento che ci deve servire. Quando non ci serve più, ci si deve sentire liberi di abbandonarlo”. Un esempio concreto, pur imperfetto, è il Sardex, moneta sarda nata nel 2009, che nel 2017 contava 3.000 imprese aderenti e 212 milioni di euro equivalenti. Trasparente grazie a una piattaforma digitale e fondata sulla fiducia — “Non abbiamo algoritmi, solo relazioni”, afferma Gabriele Littera — ha ispirato in Piemonte il Piemex, circuito gemello che collega PMI per scambi locali senza contante. Perché pagare risorse e beni locali con una moneta troppo costosa come l’euro, utile solo se devo comprare prodotti tedeschi o danesi? Queste monete locali potrebbero liberare le famiglie dalla dipendenza globale e porsi interamente al loro servizio.

In fondo, le nostre visioni convergono e si completano: la sua, con la “potenza rigeneratrice” della cultura; la mia, con un’economia in cui le famiglie siano sovrane nelle loro comunità, usando monete locali o legate a settori industriali, e impiegando politici e burocrati nelle strutture inferiori della società — comuni, province, regioni, Stati, UE. Due approcci diversi, ma uniti dalla stessa ambizione: restituire libertà e dignità alla cellula originaria della civiltà.

Gaëtan Cantale-Miège, Author| PhD, Master of Science



Categories: Cortile dei Gentili, Edizioni croce-via, Simon de Cyrène

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11 replies

  1. Ebbene scrivere che la famiglia è suprema impone cercare una moglie ad Isacco fra i parenti, che comunque, erano pagani?

    Il problema rimane imporre la sussidiarietà, che in sé , è scusa per il socialismo visti i pessimi epigoni che la propalano, ingenui, fragili, ignavi o non.

  2. Non voglio dilungarmi né sul digitale né su i criticabili Auriti o Pascucci ( a loro tempo, 20 anni fa ).
    Seguivo molto la scuola austriaca, come la sola cosa utile del distributismo è la distributività della proprietà, non il socialismo sussidiario ipocrita imbellettato dall’ignoranza dei retori letterati. Comunque:
    a) usura
    b) non riconoscimento dell’utilità sociale del possesso privato
    c) appunto errore fra possesso e proprietà
    d) incomprensione totale del principio e del dato d’Autorità
    e) riduzione all’etica in senso di vantaggio e monetarizzabilità ergo non valore e misura di per sé del Bene.
    E chissà cosa altro…che potrebbe riguardare pure me. Ma queste sono le magagne generiche di quella fazione finanziata da Rockfeller come il comunismo.
    i vari punti infondo si rifanno al non riconoscimento dell’Essere ( senza interpellare la Triade Santa che sarebbe troppo infondo ). Ulteriore problema rimane infondo non solo la malconcezione della moneta cosa che, i pur più rigorosi e studiati fra loro, giustamente, riconoscono come status agli stessi asset digitali attuali – se li pijavo 15 anni fa che potevo e sapevo allora ero ricco – a conferma dell’errore dell’esempio posto: tali confidenziali scambi in tal modalità sono un aiuto al sistema con quei nomi lì.
    Lo si ammette? Si ha lode e stima da meritare nell’essersi smarcati per quel che si può. Si dice che si è alternativi a ste magagne del sistema? Di solito chi sostiene tali imbecillità è molto prossimo all’inferno, dato che il risucchio del male si propala anche altrove.
    Che la domanda rimane…se non ho quella sigla lì ma ti do 4 polli per 2 pesci, vengo o non vengo accusato localmente di non seguire il « corso forzoso » e la « fiduciarietà »?
    Se vogliamo esagerare la totale inversione del primato papale effettivo si ha porprio con un suprematismo contra ecclesia, domestica o locale che sia.
    Giusto per ricordarci che nessun discorso è scisso o scindibile…

    • Vorrei scrivere intelligibilmente, ma alle volte un poco alterato ho le traiettorie e quindi reputo abbia stile, altrimenti non lo ho ma infono purtroppo il mio italiano rimane carente perlomeno sintatticamente anche se pondero più razionalmente un argometo.
      Ma realmente, stiamo attenti con la moneta o con la località mal esposte, che per capirci, sarebbero come uno spezzettamento regionalista per fortificare un’unione continentale.

      Scusatemi

  3. Comunque mmo a riflettece stiamo attenti: la sanguineità ( in batteismo cresimato è l’adozione ) e la guida gestionale temporal-territoriale – uso i termini non in senso accidentale o peggio in sé creaturato – che sia ha nella Chiesa locale dipendente dal vecsovo o dal suo delegato, rende il tutto non così automaticamente classificabile.
    LA famiglia non va rinnegata, solo e semplicemente se fosse nefanda umana, in nome della MatrePatria?
    IL discorso moneta è importante ma badiamo; non esiste alcuna dottrina distributista di nobili ignoranti erronei che ceravano ricordo e raccordo. Non c’è , com enon ha senso alcuna cosa fuori dalla disciplina e dottrina rivelata in sé per salvarsi, salvare, ed esere salvati. Anche i nostri migliori e vieppiù epigoni, umani rimasero, e questo mondo non merita nient’altro che l’ecpirosi, non foss’altro per purificarci tutti. ATTENTA INTENZIONE!

    • Caro Daouda,
      ti ringrazio per i tuoi interventi, che leggo sempre con attenzione. Colgo il filo che unisce le tue osservazioni: la preoccupazione che ogni discorso sull’economia non si riduca a un tecnicismo etico o a un’utopia sociale, ma rimanga radicato nella realtà della rivelazione, della Chiesa e della dignità dell’uomo concreto. È un richiamo giusto.
      Per parte mia, distinguerei però alcuni piani:
      La famiglia, per quanto fondata in Dio, non è assolutizzata né isolata, ma ordinata al bene comune e alla comunità più ampia: qui la sussidiarietà non è socialismo mascherato, ma principio di ordine e di responsabilità.
      Le critiche al distributismo e alle teorie monetarie che citi mostrano bene come spesso ci sia stata confusione tra possesso, proprietà, autorità e valore: è un nodo che condivido e che merita di essere chiarito.
      La questione delle monete locali, del baratto e degli strumenti digitali resta aperta, ma il punto per me non è tanto evadere il “corso forzoso” quanto interrogarsi su quali forme economiche generino più giustizia e più libertà concreta.
      Infine, hai ragione a ricordare che nessun discorso sociale o economico può pretendere di sostituirsi alla fede o di fondare da sé la salvezza: il contributo cristiano alla vita economica è testimonianza e orientamento, non sistema chiuso.
      In questo senso, i miei scritti non intendono proporre una nuova ideologia, ma semplicemente provare a leggere i meccanismi economici alla luce della verità sull’uomo, così che anche strumenti come il denaro o i mercati non diventino idoli, ma rimangano al servizio del bene.
      Con gratitudine per i tuoi stimoli

  4. Sono io che ti ringrazio che se non altro provi a centrare il mio punto.

    Ma il sussidiarismo di cui vuoi parlare è etica e quindi virtù. Imponilo come legge, avrai ipocrisia o raggiro. In questo gli austriaci la vedono bene oltre in molte altre cose squisitamente economico-psicologiche, tralasciando che sono l’altra faccia della medaglia del conglomerato keynesiano. Difatti a prescindere ed a priori non ha senso negare utilità alla spesa pubblica od al protezionismo per esempio, ma poi succede come al solito che di emergenza si fa andazzo, e risolte le magagne od il fine specifico esauritosi, sono 600 anni che il calice per la comunione noi laici mica lo si riceva ad esempio ( con ciò comprendi bene che non nego né il potere proibitorio né la concomitanza, però mi viene un po’ da ridere, come rido degli anarcocapitalisti ).
    La stessa personalità corporativa ebraica ma comunque tribale è a fondamento delle relazioni fra famiglie e quindi delle più prossime “statualità” che in sé non han molto a che fare con il diritto pubblico o privato, che di per sé sono solo artifici contro giurisprudenziali non trattandosi di questioni inerenti le res pubbliche, parziali-associative-familiari od individuali ( il che fa della famiglia il perno giustamente ) ma il bene comune, a norma del diritto, come le cose nulle, son di tutti e quest’altro di nessuno, ergo innormatizzabile in un qualche senso se non nella tutelabilità usufruttuaria.

    Per avere il tuo desiderata, ci vuole poi anche autonomia in ambito di esercizio di giustizia e di difesa in famiglia, cosa che le illegittimità statuali attuali non concederanno mai ed il “deleghismo” ci ha fatto perdere, il che non significa che il loro sopruso standardizzato comunque preferibile al caos, qualora inoltre nel giusto oltre che in ogni caso riconosciuto, non sia da rispettare come prescrivono e dettano Pietro e Paolo, il che ci riporta però alla situazione attuale della Chiesa e del papato stesso, oltretutto.
    Quindi ben venga, affinché l’umano riscopra il naturale nei propri ambiti tecnici o scientifici per pulire la condutture, ma insomma, senza la Grazia che fluisce si va all’inferno comunque visto che ci beamo molto delle idee o delle arti in cui ci dilettiamo.
    Ho provato a scrivere bene!

    Un abbraccio.

    • 1) Sussidiarietà: virtù o legge?
      Daouda: la sussidiarietà ha senso come etica/virtù; se la imponi per legge, diventa ipocrisia o raggiro.
      Commento: concordo sul primato della virtù: senza ethos, la norma si svuota. Ma penso anche che la virtù chieda una forma: qualche traduzione istituzionale, minima e non invasiva, perché ciò che è buono non resti solo intenzione. La mia idea è che la sussidiarietà sia virtuosa nella radice e istituzionale nelle forme — misure leggere, coerenti col principio, non apparati.

      2) Austriaci vs Keynesiani
      Daouda: due facce dello stesso paradigma moderno; gli austriaci vedono alcune cose giuste, ma non risolvono.
      Commento: condivido il limite del “gioco a due” dentro lo stesso recinto. Tuttavia, alcune intuizioni austriache (limiti alla pianificazione centrale, conoscenza dispersa, rischio di azzardo morale) sono utili nel ripensare la sussidiarietà economica. Non assolutizzo nessuna scuola: prendo strumenti, non dogmi.

      3) Misure d’emergenza che diventano regime (es. il calice ai laici)
      Daouda: l’eccezione si cristallizza; secoli di prassi diventano vizio.
      Commento: qui siamo molto vicini. È uno dei miei punti sul rito: quando la liturgia scivola a concessione amministrativa (indulto, deroga, “tolleranza”), ha già perso la sua natura di principio. L’esempio eucaristico parla da sé. Il rito non si indulta: si custodisce.

      4) Personalità corporativa e famiglia come fondamento
      Daouda: il fondamento è tribale/familiare; pubblico/privato sono artifici moderni.
      Commento: condivido la centralità della famiglia reale, non astratta. Io però sposto il baricentro: la famiglia è sacramentale dentro un organismo liturgico (la Chiesa). Più che negare pubblico/privato, propongo di riordinarli a partire dall’organismo liturgico, evitando che diventino meccanismi autoreferenziali.

      5) Bene comune “di tutti e di nessuno”, dunque innormatizzabile
      Daouda: il bene comune non si chiude in norme; al massimo si tutela in usufrutto.
      Commento: sì, il bene comune eccede il diritto positivo. Ma la liturgia — come ho scritto — è anche principio di normatività: lex orandi che informa la lex credendi e la lex vivendi. Non tutto è normabile, ma qualcosa è normabile proprio perché il culto forma la vita comune. Diritto come custodia di un bene ricevuto, non come produzione ex nihilo.

      6) Autonomia familiare in giustizia e difesa
      Daouda: vera sussidiarietà richiederebbe autonomia giudiziaria e difensiva delle famiglie/comunità; lo Stato moderno non lo permetterà.
      Commento: non chiedo “giustizia privata”, né romantico ritorno al clan. Penso a un ordine gerarchico organico: livelli distinti che si servono a vicenda, non che si sostituiscono. La sussidiarietà non è anarchia: è forma dell’ordine. Senza organismi vivi (famiglie, corpi intermedi, Chiesa), lo Stato centralizza; senza un livello superiore legittimo e contenuto, i livelli inferiori degenerano.

      7) Autorità: meglio sopruso standardizzato che caos; obbedienza secondo Pietro e Paolo
      Daouda: l’autorità va rispettata; il caos è peggio; ma la situazione della Chiesa e del papato resta problematica.
      Commento: riconosco l’insegnamento apostolico. Per me, però, il punto non è solo “obbedire/non obbedire”, ma quale autorità e come: un’autorità ordinata sacramentalmente (liturgica, non solo legale) genera obbedienza non servile. Qui rientra la mia critica a Traditionis custodes: quando l’unità si cerca eliminando la fonte (liturgia ricevuta), si produce meccanismo, non comunione.

      8) Tecnica e scienza: pulire le condutture; senza grazia si va a fondo
      Daouda: la tecnica serve, ma senza la grazia ci si perde.
      Commento: totale accordo. Il mio binomio organismo/meccanismo è esattamente questo: ciò che non è informato dalla grazia (e dalla forma liturgica che la comunica) resta meccanismo, anche se funziona. La liturgia riapre i canali del soffio; la tecnica, da sola, non può.

      Chiusura
      Grazie per l’integrazione: hai reso esplicito dove volevo arrivare — la liturgia come principio generativo, non prodotto. Su questo terreno comune, possiamo permetterci differenze operative: tu più “radicale” nel disinnescare gli artifici, io più “architettonico” nel riorientarli. Ma la direzione è la stessa: dal meccanismo all’organismo, dalla norma alla forma, dall’eccezione amministrativa al culto che regge il mondo.

      • Parto dalla fine dei punti

        8) forse non reputo sia proprio così chiaro a me come lo declini il meccanismo e rettamente la fondatività fattuale liturgica, magari ho intravisto.

        7) concordo anche io retrodatando alla MR di Paolo VI, ed ugualmente condannando i falsi e finti difensori e baluardi giacché a parte la deriva sedevacantista, la stessa FSSPX non è scismatica ( noto si eageri il problema dello scisma quando accadeva alquanto facile, ed il tricapitolino, che aveva tutte le ragioni perdurò per più di 100 anni ) ma proprio eretica per come ho imparato a leggere qua.

        6) Certo certo, ma indipendentemente dal potrebbe o no, chi si vuol rifare a tale perno familiare, non può non garantirsi una certa “indipendenza” insomma.

        5) ok

        4) il sacerdozio comune aiuterebbe. La negazione del riscatto del primogenito dato che è il Cristo incarnato e nella resurrezione, non implica la cessazione dell’autorità che noi si è defalcata da Levi in forza del ripristino teocratico attuato ed operato da Dio stesso.
        Come DIO scelse Davide, egli ugualmente fu unto i Hebron e se non ricordo male a Gerusalemme da tutte le tribù, i capi, a ribadire che ogni famiglia è Chiesa domestica.
        L’ontologizzazione della consacrazione sacerdotale divenuta clericalismo ( ed infondo Francesco pur marciandosi almeno almeno calcava un solco correttissimo ) scissa dal riconoscimento ecclesiale è fatua, secondo l’ordine di Melkitzedeq al massimo con Ignazio di Antiochia si ha l’episcopo, non il clero, perché si comprendeva che il solo sacerdote e mediatore era il Cristo che agiva nel canale ontologizzato atto ad impersonarlo, individuo sia scelto che vagliato, non intimisticamente dedito al sentimental servizio od…alla scalata sociale…

        3) il problema per quanto riguarda il rito è la negazione dell’intangibilità liturgica ( non la modifica ) e la fedeltà al deposito cultuale apostolico ( frutto di retaggi ebraici ed inculturazione che determina diversificazione difatti ) ecco perché me la prendo con chi difende il rito del 62 i quali usano la QPT di Pio V solo giuridicamente ignorandone l’indultività ed il latino – per quanto riguarda l’idiota perpetuità – dimenticando l’opera contro l’eresie e per determinare l’unità ecclesiologica senza appunto infrangere l’eredità liturgica cosa in sé prettamente di Fede ossia non solo teologica ma giuridica.
        Si condanno da soli, e si subordinano all’usurpazione teologica e giuridica derivante. Ma come dicevamo, essendo che sia la Tradizione che la Scrittura derivano dalla liturgia, si ha per forza la continuazione che l’ortoprassi e l’ortodossia promanino dalla liturgia. L’atto autoritativo è solo il vaglio e la sentenza contro deviazioni a garanzia di unità, ed è a ritroso di certo in realtà il primo faro a cui il fedele obbedienzialmente deve rifarsi. Ma invertendo le categorie e le classificazioni, cosa rimane appunto se non un ancoraggio farlocco?

        La questione diritto è relativa solo al fatto che il pubblico riguarda il pubblico, l’associato ed il familiare a bilancia tale situazione, l’individuale l’individuale. Oggi tutto deriva invece dallo statuale, il che erige il pubblico al di sopra della sua spettanza.

        Poi come suggerisci il “rito recitato” ed il culto non sono di per sé coincidenti il che ci riporterebbe sia al clericalismo sia agli aristocratici cripto pagani ed il popolino superstizioso dei bei tempi come amerebbero sostenere quegli epigoni là.
        Certe ncessità ritual-recitative della vita sono umane, a maggior ragione il deposito liturgico è teantropico e quando sacramentale, divino. A rifletterci hanno prima fatto finta di cristianizzare mantenendo distorsioni a camuffamento e rinunciando alla missione i gerarchi, cosa che Agostino o Crisostomo han sempre e dovunque denunciato.

        2) Magari comprendo qualche principio ma ne sò meno di te!

        1) Ci vuole responsabilizzazione oltre che educazione oltre che severità. Ma questo è il mondo, e giustamente dovrebbe funzionare nella naturalità così. Ma Paolo mandava in balia di Satana i perversi e nient’altro. Il problema è la concezione della Chiesa non come debba essere lo stato, che è giusto e quando sorto, va anche bene come si insegnava, il famoso regicidio ad esempio. Ma è natura, non Fede, il che ci porta alla maggioranza dell’inutilità magisteriale, quando la sua non completa illogicità, degli ultimi 300 anni. Però la colpa è del modernismo…

        Non è che sono radicale, se lo appaio è grazie a voi o chi altri. E’ che rettificare il mondo non è diverso da rettificare sé stessi. E l’inganno è qui. NON ho bisogno di rettificarmi, né di rettificare.
        Se viene come conseguenza della Grazia o come esigevole preparazione ad essa, non può proprio mai e poi mai interessarmi che io ci riesca, perché se io devo essere malato, non potrò mai correre. Ed è qui che si gioca la partita con la perdita di Fede attuale, che certamente distruggendo scienza ed arte e convivere sociale, porta alla brutale dismissione della relazionalità, a cui noi stessi cristiani nei secoli ci siamo portati da soli.
        Non ho bisogno di credere e sperare in DIO, qualsiasi gnostico pagano farebbe bene a sbeffeggiarmi. Io spero e credo nell’incarnazione avutasi da Maria Santissima, che ci portato alla Luce della Trinità Totale Assoluta. Se per quanto possa realmente ( e quante scuse e pigrizie e presunzioni! ) non riuscirò né molto né bene, che ci posso fare?
        E’ questo il tormento e la tortura, anche per me. E mancando testimoni che arzigogolano e brandiscono invettive od armi o scherni, comprendo la Chiesa in uscita di Francesco quasi come una stranezza della provvidenza perché certo i miei peccati mi oscurano, ma se mi guardo intorno, meglio guardar fuori quasi nel Signore…

        • Hai ragione su molti punti: tutto quello che tentiamo di dire, di costruire o di distinguere resta fragile se non si lascia tenere da quel fuoco che non è nostro. Ogni formula, ogni architettura intellettuale, ogni sistema giuridico o politico rimane esposto al rischio di diventare puro meccanismo, se non si lascia attraversare da quella Grazia che precede e sorregge. È lì che la liturgia si rivela per ciò che è: non un indulto amministrativo, non una forma rituale fra le altre, ma l’atto stesso in cui lo Spirito brucia dentro la storia, anticipando e sorpassando ogni pensiero e ogni norma.

          Io non dimentico questo, e in fondo credo che sia proprio questo il punto che ci lega nel dialogo, caro Daouda: la certezza che senza lo Spirito, ogni architettura si svuota, e che senza il fuoco, anche le parole più alte restano fredde. È il soffio che fa vivere, ed è a quel soffio che dobbiamo continuamente tornare.

  5. Non c’è molto né varia differenza posticcia fra nichilismo e nullismo. Il singolo nel caso profanamente insensato che ha di astruso rispetto all’unicità dell’esistenza dll’Islem, o della liberazione nel dharma loro che han virtù di religione?
    Spesso retrocedere nella conoscenza o lasciar spazio a minori è opportuno ed adatto, ma la smania impedisce ed esacerba, e l’assilo dell’abbandono magari permette ritrovo anche all’ateo.
    La liturgia è il fatto fondativo del vivere, non dell’incarnato che si è erto da Sé alla vita senza prima e dopo, là e qua, la usa e l’eleva innalzato poiché sempre e dovunque E’, la relazione, IDDIO, il profano come l’iniziato colgono e capiscono la una unicità della vita, ma uguali, e perdonabili, rispetto all’Agape dell’irragiungibile donatoSi.
    Ognuno ha la sua conduttura, nobile nella fattura, lineare o scavallata e storta, incistata o libera. La distinzione è nell’Acqua dello Spirito ma se è ammalata, hai il Mago Simon. Meglio senz’acqua, questo è satanismo, sia tu iniziato o scarto sociale.
    « Venga la Grazia e scompaia e cessi questo vacuo mondo.
    Osanna alla casa di David!
    Chi è santo avanzi con noi e chi non lo è faccia penitenza.
    Maranatha.
    Amen »

    • Hai ragione: al fondo il discernimento è sempre questo e cioè capire la liturgia come principio di vita e non come strumento e la grazia come acqua pura che non si compra né si manipola. Il richiamo a Simon Mago lo sento forte, perché rammenta come senza Spirito il rito si svuota e diventa inganno mentre la tua chiusa della Didaché riporta tutto alla sorgente: l’attesa della Grazia, il Maranathà che giudica e compie ogni cosa.

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