Che cos’è la battaglia di Armaghedòn?

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Ripubblico un mio articolo di qualche anno fa.

Prima di tutto, occorre spiegare perché la Bibbia annuncia questa battaglia. Dunque, tutti sanno che, durante la sua lunga storia, Israele dovette subire molte ingiustizie e persecuzioni. Di fronte a tanto dolore, i profeti annunciarono che quella sofferenza non si sarebbe prolungata indefinitamente e che, ad un certo punto, Dio sarebbe intervenuto nella storia onde castigare i peccatori. Ora, siccome il popolo di Israele era un popolo guerriero, i profeti dipinsero tale intervento divino come un evento di carattere militare: il Signore in persona sarebbe apparso sulla terra al comando di un esercito celeste per sconfiggere tutti i malvagi una volta per tutte. Il primo ad annunciare una tale venuta fu il profeta Amos (5,18-20). Lo seguirono altri profeti, come Ezechiele (38-39), Sofonia (1,14-18), Gioele (4,1-3.11-16) e Zaccaria (12;14).
Giunta l’era cristiana, un autore sacro che la tradizione identifica con l’apostolo Giovanni compose il libro dell’Apocalisse (o Rivelazione), nel quale annunciò una grande battaglia: la battaglia di Armaghedòn**, appunto. Per comprendere l’Apocalisse non dobbiamo mai dimenticare che, nel corso delle sue visioni, l’autore racconta sempre i fatti in modo graduale e progressivo. Gli eventi descritti da Giovanni sono sempre gli stessi, ma trattandosi di avvenimenti difficili da esprimere con parole, per completare il messaggio, egli si avvale di numerose immagini, allegorie e simboli.
Nell’Apocalisse si parla tre volte della battaglia di Armaghedòn. E’ necessario quindi, per comprendere il senso di tale evento, analizzare i passi in cui questo viene menzionato e compararli tra di loro.

Il primo passaggio sulla battaglia di Armaghedòn recita:

“Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente.
Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e conserva le sue vesti per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne. E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn.”

(Ap 16,13-16)

Con questa prima allusione , l’Apocalisse indica la riunione di un potente esercito mondiale; non indica ancora chi lo conduca, né contro chi combatterà, né quando lo scontro avverrà: dice soltanto che il luogo della battaglia sarà Armaghedòn.
Ora, dove si trova Armaghedòn? Questo nome non viene menzionato in nessun altro luogo della Bibbia, al di fuori dell’Apocalisse, né lo troviamo citato in qualche documento extrabiblico. Si tratta di un nome composto di due parole: “Ar” (che in ebraico significa “monte”) e “maghedòn” (nome della famosa città di Meghiddo). Il luogo della battaglia è quindi la zona in cui si trova la città di Meghiddo.

Perché proprio questa città? Che cosa simboleggiava all’epoca questa città?
Bisogna sapere che, nella storia dell’antico Israele, la città di Meghiddo fu sempre un punto di fondamentale importanza strategica per il Paese. Questa, infatti, si trovava all’uscita di uno stretto corridoio tra i monti della Samaria e quelli del Carmelo, controllando di fatto un importante passaggio che metteva in comunicazione il Sud (l’Egitto) ed il Nord (Damasco e la Mesopotamia). Quindi, se già Israele era situato in un punto chiave nello scacchiere del Vicino Oriente antico, Meghiddo era il punto strategicamente più importante dello stesso. E’ quindi facile capire come nel corso dei secoli numerosi eserciti abbiano lottato per impadronirsene. Nei tempi biblici, in questo luogo furono combattute ben dodici importanti battaglie.
Nella tradizione ebraica, Meghiddo e i suoi immediati dintorni divennero così, a poco a poco, il simbolo degli scontri militari decisivi. Ecco perché, allora, nell’Apocalisse la grande battaglia viene collocata sul monte di Meghiddo: l’autore ispirato voleva sottolineare proprio come l’evento di cui sta parlando avrebbe cambiato per sempre il corso della storia.

La seconda volta in cui nell’Apocalisse viene menzionata la battaglia di Armaghedòn si legge:

“Essi*** combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli.”

(Ap 17,14)

Ecco che in questo contesto Giovanni chiarisce che Dio interverrà nella battaglia di Armaghedòn nella Persona del Figlio, raffigurato come un agnello. Egli solo sarà colui che compirà l’attesa profezia.
Un altro elemento essenziale aggiunto qui dall’autore consiste nel fatto che l’Agnello, diversamente da quanto si pensava, non avrebbe lottato facendo ricorso all’aiuto di eserciti divini, né di legioni di angeli, ma sarebbe stato aiutato dai “suoi”. Secondo Ap 14,1**** i “suoi” sono tutti i cristiani che perseverano nella fede e si mantengono fedeli alla Parola. Pertanto, l’autore sacro insegna che il successo che l’Agnello otterrà sulle potenze del male sarà possibile anche grazie alla collaborazione dei cristiani che combatteranno con lui.

Il terzo riferimento alla battaglia di Armaghedòn è questo:

“Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava “Fedele” e “Verace”: egli giudica e combatte con giustizia.
I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui.
È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio.
Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro.
Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente.
Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.
Vidi poi un angelo, ritto sul sole, che gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo:
“Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio. Mangiate le carni dei re, le carni dei capitani, le carni degli eroi, le carni dei cavalli e dei cavalieri e le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi”.
Vidi allora la bestia e i re della terra con i loro eserciti radunati per muover guerra contro colui che era seduto sul cavallo e contro il suo esercito.
Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo.
Tutti gli altri furono uccisi dalla spada che usciva di bocca al Cavaliere”

(Ap 19,11-21)
In questa visione Giovanni vede aprirsi il cielo, dopo averlo già visto aperto in precedenza per tre volte (4,1; 11,19; 15,5). Adesso, però, è il cielo intero che si apre senza richiudersi; ciò significa che i fatti che si stanno manifestando nella visione appartengono ad una rivelazione totale e definitiva, che non potrà più essere modificata.
L’autore vede un cavaliere che scende dal Cielo con un cavallo, pronto alla guerra. Costui viene a giudicare e il suo nome è “Parola di Dio”, porta molte corone, monta un cavallo bianco che simboleggia la salvezza, ha il titolo di “Fedele” e “Veritiero”. Non c’è quindi dubbio che si tratti di Cristo. Il cavaliere appare avvolto in un drappo intriso di sangue (non macchiato di sangue), il che significa che si tratta di sangue fresco, versato di recente. Ma se la battaglia non è ancora iniziata, di chi è questo sangue? E’ ovvio che il sangue non può che essere quello del cavaliere stesso. Il cavaliere, quindi, rappresenta Cristo che è stato da poco glorificato, perché ha versato il suo sangue in riscatto per molti.

Stranamente non viene però descritta alcuna battaglia, non avviene alcuno scontro tra Cristo glorificato e le potenze del Male. Leggiamo solo che il cavaliere infligge un severo castigo a ciascuno dei capi principali della coalizione nemica: la Bestia e il Falso Profeta.***** Il racconto parla poi la distruzione dei nemici dell’Agnello, la quale non viene messa in opera per mezzo di una battaglia, ma per mezzo della spada che esce dalla bocca del cavaliere (la quale simboleggia, evidentemente, la Parola di Dio).
Ecco allora che il messaggio che Giovanni voleva fornire è svelato: la battaglia della fine dei tempi, annunciata dai profeti, con cui Dio doveva venire a mettere ordine ed a sconfiggere il male, ebbe inizio ed avvenne storicamente col sacrificio e la resurrezione di Cristo. Quel giorno glorioso, Dio intervenne finalmente per mutare il destino che pesava sull’umanità afflitta dal peso del peccato e della morte. La morte del Figlio di Dio fu la vera morte dei nemici. Mediante la sua resurrezione, egli li sconfisse, li sprofondò nell’abisso ed assunse definitivamente il governo del mondo. Il messaggio suggerisce che non si deve attendere un’irruzione violenta di Dio nella storia, poiché quello stesso giorno, per tutti coloro che si affidano a Cristo, le forze del male furono sconfitte senza scampo e senza appello. Con la morte e la resurrezione di Cristo (simboleggiata qui dalla battaglia di Armaghedòn), l’umanità è gia entrata nella vita escatologica. La Seconda Venuta di Cristo, quindi, sia che questa debba essere intesa come un evento storico sia che la si debba considerare (come oggi ritengono alcuni teologi) un evento meta-storico, non avrà un carattere violento, ma sarà un ritorno di Cristo nella gloria come giudice e non come guerriero******.

A questo punto rimane un ultimo interrogativo a cui rispondere: perché quando l’Apocalisse racconta il trionfo finale di Cristo, il Signore appare mentre prevale su due figure concrete come l’Impero Romano e la religione pagana? Semplice: perché a quel tempo l’Impero e la sua religione erano ciò che più si opponeva ai cristiani.
All’epoca in cui l’Apocalisse fu scritta, infatti, i cristiani stavano patendo le prime dure persecuzioni da parte delle autorità romane. Giovanni voleva allora confortare i suoi fratelli facendo notare come la fede in Cristo fosse l’unica via di salvezza, come solo affidandosi a Cristo fosse possibile collaborare alla vittoria (già avvenuta) contro il Male, diffondendo la Parola di Dio.
E’ ovvio che il messaggio dell’Apocalisse, ancora oggi, sia lungi dall’aver perso di attualità. Cristo ha già vinto, ma noi cristiani siamo chiamati a fornire il nostro contributo nella Sua e nostra battaglia. La Parola di Dio deve essere la nostra arma, essa è come una spada affilata ai cui colpi nessun nemico potrà resistere.
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* Per rispondere a questa domanda mi sono ampiamente avvalso di quanto scritto sull’argomento dal noto biblista argentino Ariel Alvarez Valdes nel Sesto volumetto della sua opera Cosa sappiamo della Bibbia?, pp. 113-122.
** Così il termine viene traslitterato nella traudiozne CEI.
***Si tratta dei re della terra che si riuniscono ad Armaghedòn per la lotta.
****“Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo.” Il portare il nome di qualcuno è evidentemente il simbolo dell’appartenenza a questo qualcuno.
***** La Bestia è il simbolo dell’Impero Romano, il Falso Profeta, invece, rappresenta la religione pagana e, in particolare, il culto dell’Imperatore. In un mio intervento futuro si dirà che cosa induce gli studiosi a proporre tali identificazioni.
****** Anche del Cristo cavaliere dell’Apocalisse si dice che viene per giudicare, questo perché il giudizio finale avverrà alla luce di Armaghedòn quale evento dai connotati meta-storici, alla luce del “ruolo” che ogni uomo avrà avuto nella battaglia contro il Male.

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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