Libertà Di Coscienza vs. Libertà Delle Coscienze

Il soggetto che amerei discutere oggi con voi, cari Utenti, vi sarà alquanto difficile da trattare perché genererà forzatamente in voi una situazione estremamente spiacevole di “dissonanza cognitiva” e vi obbligherà a sviluppare, per forza di cose, varie strategie per diminuirne lo sgradevole impatto piscologico come la negazione, la colpevolizzazione altrui, e tutte le altre tecniche messe in moto anche involontariamente per diminuire e smorzare l’impatto su di sé di tale dissonanza.

Esempi di dissonanza cognitiva ne abbiamo avuti tanti, queste ultime settimane, sul nostro blog: ad esempio, quando abbiamo trattato in lungo ed il largo il caso della Traditionis Custodes, dove abbiamo visto, aldilà di ogni fondamento ragionevole, persone serissime fare di tutto pur di evitare guardare in faccia l’orrore della situazione generatasi da questo documento usando tecniche di neutralizzazione svariate conosciutissime come, non ultima tra queste, quando cercando di trovare nelle vittime di tale provvedimento la causa dell’atto criminale, del proprio malore, contro di esse.

Bisogna anche dire che al terzo livello della piramide di Maslow il bisogno di essere accetto nella società dei propri pari implica un meccanismo di difesa di tale società, e se uno dei suoi membri tra i più emeriti viene a comportarsi male, creando quindi questa dissonanza cognitiva, il modo il più semplice per neutralizzare lo sconforto dell’impatto psicologico negativo è quello di pensare che sono le vittime del cattivo comportamento che sono colpevoli di qualcosa. Questo lo vediamo, mutatis mutandis, anche nella grande discussione societale circa i vaxx ed i no-vaxx: lo Stato che governa la società nella quale ci troviamo e di cui vogliamo fare parte ha deciso che vaccinare tutti è cosa buona, allora se lo stesso Stato decide di “punire” coloro che non desiderano essere vaccinati, le vittime di questa punizione se la sono ben meritata; il costo piscologico di quest’atteggiamento è meno straziante che quello di dover considerare l’altra opzione e cioè che tale attitudine potrebbe essere puro soppruso, evitamento che ci conforta così bellamente in quella situazione tanto desiderata di coerenza sociale.

Questi due esempi, il primo a livello della Chiesa in quanto umana istituzione, il secondo a livello dello Stato, ci introducono ad un primo questionamento: come mai queste due istituzioni, che al XXI secolo sembrano sventolare l’assoluta precedenza della libertà di coscienza di ogni individuo come valore avente quasi valenza “salvifica”  e che a nome di ciò non esitano a rifiutare ogni giudizio morale chiedendosi, per la prima, “chi è lei per giudicare” e, per il secondo, andando fino al punto di accettare la propaganda di comportamenti contro la natura umana fin nelle classi dei più innocenti, ma, però, non esitano, nel caso del Vaticano a condannare a morte sociale ed economica, licenziandoli, degli impiegati che non vorrebbero farsi vaccinare, o obbligare, nel caso dello Stato macroniano, trancia dopo trancia categorie intere della popolazione a farsi inoculare sostanze perlomeno ancora dubbie?

Più generalmente, quante volte abbiamo sorriso e deriso i paladini della libertà di coscienza rispetto allo Stato e alla Religione per diventare in seguito i peggiori tra i dittatori, una volta in posizione di potere e questo senza sembrare avere la minima presa di coscienza di una possibile contraddizione tra quel che professano apparentemente e quel che poi praticano concretamente una volta in posizioni di potere? Ma, probabilmente, perché non c’è, in realtà, tutta questa apparete contraddizione.

La risposta usualmente utilizzata è quella del cosiddetto Bene Comune: per il Bene Comune si deve accettare di mettere da parte la libertà di coscienza di ogni singola persona; il suo esercizio concreto è insopportabile quando contraddice il Bene Comune. È la meccanica tipica di tutte le dittature: la libertà di coscienza andrebbe bene se, e solo se, è allineata al Bene Comune. E chi decide quale sia il Bene Comune in una società? Il bene reale della detta società? Non per via dell’oggettività di questo Bene Comune, ma alla sola ragione di quel che coloro che dirigono tale società considerano un bene, senza nessuna correlazione, a priori, con quel che sia il bene reale di tale società a parte le loro, più o meno, ben informate opinoni.

In fin dei conti, la cosa è ovvia da Hegel fino ad oggi passando per Feuerbach ed altri Marx, fino a Macron, Draghi e altri Francesco: lo Stato è quello che definisce quel che è bene per la società ed è libero di definire quel che è bene per questa indipendentemente dal fatto che questa definizione sia oggettivamente un bene per essa. In questo si definisce la Libertà di Coscienza secondo questo filone di pensiero: “l’ottima gestione della pubblica società e il civile progresso richiedono che la società umana si costituisca e si governi senza avere alcun riguardo per la religione o un Bene Comune ad essa superiore, come se questa non esistesse o almeno senza fare alcuna differenza tra la vera e le false religioni, tra i veri ed i falsi beni comuni”. In questo contesto dove la società si costituisce senza religione e ricerca di Bene Comune oggettivo, lo Stato “deve proclamare e stabilire per legge che i cittadini hanno diritto ad una totale libertà che non deve essere ristretta da nessuna autorità ecclesiastica o civile, salvo se sottomessa a quel che lo Stato ha nominalmente definito come Bene Comune”.

Ovviamente, il fatto stesso che la Libertà di Coscienza di una società implichi la sua indipendenza da ogni realtà ad essa trascendente (e quindi rifiuta il ruolo “katechòntico” che in linea teorica aveva l’Impero rispetto alla Chiesa) come lo sono la Religione e/o il Bene Comune oggettivo, implica, per forza di cose, che la libertà di coscienza dei singoli cittadini abbia da essere strettamente circoscritta nelle sue espressioni all’interno di un contesto dove, per l’appunto, né la religione né la ricerca di un Bene Comune oggettivo possano influenzare tale Libertà di Coscienza, che dovremmo, forse, chiamare, in realtà, Indipendenza di Coscienza, da ogni realtà trascendente e oggettiva, limitandosi quindi a quel che è immanente alla società stessa. Ragione per la quale, noi che siamo realisti, e sappiamo che non c’è nessun “buon selvaggio” à la Rousseau in giro ma solo peccatori, diamo per scontato che tale tipo di società “immanentistica” è destinata alla derelizione morale ma anche materiale a più o meno breve termine.

Comunque, qui vediamo perché l’Indipendenza di Coscienza, o la Libertà di Coscienza, delle società umane conduce immancabilmente all’arbitrio e alla negazione delle libertà di coscienze individuali alle quali è non permesso di esprimersi socialmente in funzione di una realtà trascendente, in ogni caso non fino al punto di poter eventualmente influenzare lo Stato.

Ma se la Libertà di Coscienza, così intesa, implica la negazione della Libertà delle Coscienze di poter veramente essere messa in opera, allora il contrario dovrebbe anche essere vero: difendere la Libertà delle Coscienze di ogni essere umano per poter vivere e realizzare le proprie aspirazioni religiose, allora dovrebbe implicare che ci si deve emancipare dall’Indipendenza/Libertà di Coscienza come principio fondamentale delle società umane.

E questo è esattamente quel che ha capito, profeticamente, il S.S. Concilio Vaticano II quando afferma in Dignitatis Humanae il diritto naturale della Libertà delle Coscienze, diritto che limita intrinsecamente nel suo agire l’Indipendenza di Coscienza della società nella quale esse operano: “Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte … di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno … sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata.  …  Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell’ordinamento giuridico della società…. A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani … sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione. E sono pure tenuti ad aderire alla verità una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le sue esigenze. … Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura. …  Quindi la potestà civile, il cui fine proprio è di attuare il bene comune temporale, deve certamente rispettare e favorire la vita religiosa dei cittadini, però evade dal campo della sua competenza se presume di dirigere o di impedire gli atti religiosi.

La Chiesa sottolinea questo: se la potestà civile si dà come fine il bene comune temporale allora essa deve rispettare e favorire la vita religiosa. Quindi la Chiesa ricorda allo Stato che un bene comune che facesse astrazione del favoreggiare la vita religiosa dei cittadini non sarebbe un vero bene comune: quindi il S.S. Concilio Vaticano II afferma che non vi è Indipendenza o Libertà di Coscienza che tenga, ma solamente una reale accettazione di realtà trascendenti la società, quale la religione che partecipa dello stesso bene comune oggettivo.

Quindi sì, la Chiesa, ardua difenditrice della Libertà delle Coscienze deve opporsi alla Libertà di Coscienza intesa come Indipendenza di Coscienza societale.

Alcuni diranno che sembrerebbe che la Chiesa ne sia stata cosciente soltanto durante gli anni beatnik quando si celebrò il suddetto concilio, in realtà no: già Papa Gregorio XVI nella sua Mirari eppoi San Pio IX nella sua Quanta Cura espressero questo concetto già nel mezzo del XIX secolo: Infatti Voi sapete molto bene, Venerabili Fratelli, che in questo tempo si trovano non pochi i quali, applicando al civile consorzio l’empio ed assurdo principio del naturalismo (come lo chiamano) osano insegnare che “l’ottima regione della pubblica società e il civile progresso richiedono che la società umana si costituisca e si governi senza avere alcun riguardo per la religione, come se questa non esistesse o almeno senza fare alcuna differenza tra la vera e le false religioni”. Contro la dottrina delle sacre Lettere della Chiesa e dei Santi Padri, non dubitano di affermare “essere ottima la condizione della società nella quale non si riconosce nell’Impero il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della Religione cattolica, se non in quanto lo chieda la pubblica pace”. Con tale idea di governo sociale, assolutamente falsa, non temono di caldeggiare l’opinione sommamente dannosa per la Chiesa cattolica e per la salute delle anime, dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata delirio [Eadem Encycl. Mirari], cioè “la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata società ed i cittadini avere diritto ad una totale libertà che non deve essere ristretta da nessuna autorità ecclesiastica o civile, in forza della quale possano palesemente e pubblicamente manifestare e dichiarare i loro concetti, quali che siano, sia con la parola, sia con la stampa, sia in altra maniera”. E mentre affermano ciò temerariamente, non pensano e non considerano che essi predicano “la libertà della perdizione” [S. August., Epist. 105, al. 166], e che “se in nome delle umane convinzioni sia sempre libero il diritto di disputare, non potranno mai mancare coloro che osano resistere alla verità e confidano nella loquacità della sapienza umana, mentre la fede e la sapienza cristiane debbono evitare questa nociva vanità, in linea con la stessa istituzione del Signor Nostro Gesù Cristo” [S. Leo, Epist. 164, al. 133, § 2, edit. Rall]. »

E S. Pio IX vi profetizza l’ovvio descrivendo esattamente quel che viviamo nei tempi nostri presenti: “…Ma chi non vede e non sente pienamente che una società di uomini sciolta dai vincoli della religione e della vera giustizia non può avere altro proposito fuorché lo scopo di acquisire e di accumulare ricchezze, e non può seguire nelle sue operazioni altra legge fuorché un’indomita cupidigia di servire alle proprie voluttà e comodità?….”

Noi cattolici siamo strenui difensori della libertà delle coscienze, di tutte le coscienze, comprese anche quelle non sono rettamente formate, ed è la ragione per la quale non possiamo accettare come legittimi regimi politici che, basandosi sulla loro supposta Indipendenza di Coscienza dalla sola, vera Religione, ci impongono stili di vita opposti alla nostra, essa sì davvero libera e rispettabile, coscienza individuale.

In Pace

N.B.: Questa riflessione può essere ritrovata, trattata in modo totalmente differente, in una serie di tre articoli che pubblicammo su questo stesso blog 8 anni fa, in settembre del 2013, a dimostrazione della concretezza dell’ermeneutica della continuità esemplificata dallo stesso Papa Benedetto XVI:

L’ermeneutica della continuità dimostrata (I)

L’ermeneutica della continuità dimostrata (II)

L’ermeneutica della continuità dimostrata (III)



Categorie:Attualità cattolica, Ermeneutica della continuità, Simon de Cyrène

6 replies

  1. -Il primo problema che mi viene in mente è che il bene comune malamente è associato alla proprietà pubblica quando in realtà dovrebbe essere a fondamento della proprietà pubblica, proprietà associata e proprietà privata il che implica che esso ha connotati inderogabilmente personalisti collegabili e con la natura umana e con il singolo vivente individuato.

    – il concilio vaticano II in questo suo insegnamento correttto, lo riscrivo, corretto ed illuminante, è però stucchevole e tuttosommato irragionevole giacché parlare di tale libertà umana intrinseca decontestualizzando che in ogni altra religio non esiste la scissione fra obbligo sociale politico e religiosità è quantomeno bislacco, come anche dimenticare che tenuto presente il caso del diritto naturale in sè ( come anche i romani in campo giuridico affermarono ) nientemeno le disposizioni positive legali di date culture non potranno mai preservarlo o favorirlo appieno posto il peccato originale, ossia di per sè non si avrà mai una vera libertà di coscienza se non in uno stato cristiano che, a norma, non si avrà mai.
    Alché il discorso sulla relazione con lo statuale posta è solo con il laicismo ( meglio se anglosassone, peggio se continentale ), cosa che per la maggioranza del globo è del tutto inservibile in sè se non appunto giustificando un colonialismo demo-liberale come poi è avvenuto, ma che no ha portato affatto i risultati sperati anzi traviando tale consapevolezza…

    -l’unica e una religione trascendente è la Via di Cristo il che ridimensiona del tutto il ragionamento posto.

    -ci si chieda quale sia veramente il pensiero dei papi « sociali », che magari secondo i canoni antichi neanche sarebbero mai potuti divenire papi e la cui evangelizzazione altro non è che imporre la domenica come giorno festivo ad un popolo che se ne fregava dei sacramenti. D’altronde tu scrivi :-è la ragione per la quale non possiamo accettare come legittimi regimi politici- cosa che Paolo e Pietro e Giacomo confermano secondo l’insegnamento del nostro Signore e Messia Gesù DIO.
    Ben strano che l’intrallazzo politico fece subito capolino e si cambiò parere…

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    • Certamente tutte le altre religioni conosciute supportano il sistema politico che ne esce rafforzato e non diminuito.
      Davvero è cosa strana che da noi, il potere laico abbia teorizzato di privarsi di tale supporto volontariamente invece di appoggiargivici.
      In Pace

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      • Ma non ne ha rinunciato. Tutti i governi anche atei o teoricamente laici hanno una sua religione e il supporto di essa. Sará « il partito » o « la maggioranza democratica »: L´occidente adottato il governo delle maggioranze ha la religione delle maggioranze, che come insegnava platone e la religione dei vizi.

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    • Ecco, Daouda, dopo un’inizio di settimana abbastanza impegnato per ragioni professionali, finalmente trovo realmente un po’ di tempo per dialogare con te su questo soggetto.

      -Riguardo a cosa sia il bene comune ovviamente terrei conto di quella conosciutissima affermazione che non c’è bene comune in una società se esso non è un bene per ogni particolare cittadino senza esclusione di alcuni. La proprietà pubblica ne è una dimensione, ma non la sola come ben sappiamo e come insegna la Chiesa: il vero Bene Comune, oggettivo e indiscutibile, è quello di permettere ad ogni cittadino di avere accesso alla Salvezza, se vuole essere salvato s’intende, ma se non vuole, ovviamente, questi non deve impedire altri di accedervi rendendo la via alla Salvezza ancora più impervia che già non è per ognuno per via delle conseguenze del peccato originale. Per questo il concetto di Libertà di Coscienza statale, in quanto intrinsecamente slegata da una concezione oggettiva del Bene Comune, è un’idea perversa la cui sola giustificazione può solo risiedere nella volontà di minimizzare, e non massimizzare, l’accesso alla Salvezza dei cittadini; per questo la Liberta di Coscienza richiede, alla fine, la limitazione e, se storicamente possibile, l’eliminazione della Libertà delle Coscienze individuali, affinché codeste non possano opporsi alla Libertà di Coscienza qualora essa decida, nella sua indipendenza antinomica dalla ricerca del reale Bene Comune oggettivo, di compiere atti che vadano contro quest’ultimo: esempi sono l’obbligare i medici di compiere aborti contro la loro propria coscienza, il permettere e l’imporre la propaganda e l’apologia degli atti contro-natura nelle scuole, l’obbligare al vaccino anche chi ripugna il partecipare al male dell’aborto, e così via di seguito.

      -Concordo col tuo commento circa il Vaticano II, però non bisogna decontestualizzarlo nel quadro della Chiesa stessa, ed è quello che ho tentato di mostrare nell’articolo che qui commenti: Dignitatis Humanae può essere ben capito solamente se letto con Quanta Cura nell’altra mano. Quanta Cura infatti ricorda, e DH non nega, ma anzi ne fa accenni indiretti ma chiarissimi, che non ci può essere divorzio tra Stato e Chiesa almeno nell’intesa di cosa sia il reale Bene Comune, naturalmente insegnato dalla Chiesa da 2000 anni

      -Concordo, ovviamente, circa la tua affermazione a proposito della “Via di Cristo”

      -Personalmente e non lo dico solo da adesso, non sono a mio agio per niente con la dottrina sociale della Chiesa fin dal suo iniziatore Leone XIII in quanto non presenta nessuna originalità, non si vede in cosa sia peculiare al Vangelo e alla Bibbia, è reattiva rispetto alle dinamiche societali invece di essere propositiva e finisce con fondersi con il Pensiero Unico mondano, ideologico e antiteista di cui diventa, fattualemente, strumento di propaganda come nelle enclicliche “sociali” dell’attuale Vescovo di Roma. Ragione per la quale, pubblicai più di un anno fa una lunga serie di riflessioni propositive per uscire da questo vicolo cieco concretamete, serie che incomincia qui: https://pellegrininellaverita.com/2020/06/13/e-tempo-di-azione-concreta-pratica-effettiva-parte-1/

      In Pace

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      • Vorrei ben ponderare una risposta ma bisogna partire da un dato incontrovertibile: solo il cristiano può rispettare il diritto naturale, giacché il bene comune è attuazione di questo, che dunque diviene condizione previa ma non sufficiente per la salvezza. Questo focus apre il discorso su tutto il resto giacché non solo ogni statuale cristiano si è dimostrato traditore, ma ogni statuale possibile non cristiano è da scartare. Difatti il problema per cui lo statuale cristiano manca il bersaglio è nella contrapposizione illusoria fra Stato e Chiesa laddove se un monarca battezzato è nella Chiesa pur essendo capo dello stesso, rende per forza di cose apriori inintelligibile il fantomatico rapporto di qualsivoglia tipo secodo i gusti fra Stato e Chiesa per come posto.
        Le encicliche sociali di norma sono l’emblema di questa ambiguità politica strumentale e fanno pena più che ridere.
        Per un cristiano rispetto la Fede lo Stato e la Famiglia come l’Io sono subordinazioni a cui si deve essere pronti a reagire contro nei vari modi ammessi, possibili e convenienti.
        La stessa scomunica cosa serviva a fare? Non funzionava nello Stato? Nella Famiglia? Fra amici? Guardacaso ha smesso di avere u significato giurisdizionalmente spirituale quando è diventata un mezzo giurisdizionalmente umanistico. Ma magari rispondo meglio dopo, non vorrei aver confuso ancor di più

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  2. C’è poco da dire o meglio non vorrei sproloquiare. Se il cristiano è il solo custode del diritto naturale, è evidente che non è esentato dal far parte delle istituzioni o dall’esservi partecipe o sottoposto come attestano Pietro, Paolo e Giacomo ma altrettanto logico è che non possa a rigore neanche combattere per affermare uno stato confessionale, ierocratico od addirittura teocratico perché la fandonia del difendere il diritto naturale e basta senza imporre la Fede è falsa : non si può instaurare il rispetto del diritto naturale nella sua completezza senza imporre la Fede.
    La domanda dunque è se la Fede si possa imporre o no. E non mi farei troppe fisime sul fatto che la situazione attuale ossia larealtà di scindere il diritto dalla religione sia un segno di degenerescenza od un’anomalia poiché è solo un attacco strategico per distruggere l’eredità cristiana ( sfruttando il fatto che sia le aristocrazie sia il popolo minuto non sono mai state realmente cristiane ) prodromico alla parodia finale.

    O sbaglio?

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