«Traditionis Custodes»: Card. Müller: “Invece di apprezzare l’odore delle pecore, il pastore qui le colpisce duramente con il suo bastone”

Copia-incolliamo qui la traduzione fatta da Sabino Paciolla nel suo blog (QUI) di “un intervento del Card. Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, pubblicato su The Catholic Thing, nella traduzione in inglese dal tedesco da Robert Royal con mons. Hans Feichtinger“. I grassetti saranno miei.

L’analisi di questo Cardinale di Santa Romana Chiesa testimonia con spirito di verità, dolcezza nei termini, e precisione di linguaggio la situazione nella quale si trovano confrontati tutti coloro che hanno una profonda coscienza del legame tra propria vita spirituale, preghiera pubblica della Chiesa e quindi liturgia e che si trovano, quindi straziati dall’ingiustizia dell’immisericordiosa ed improvvida decisione papale: ma, si sà, Gesù permette si flagelli chi Lo ama affinché compartecipi alla sua Passione.

In Pace


L’intenzione del Papa con il suo motu proprio, Traditionis Custodes, è di assicurare o restaurare l’unità della Chiesa. Il mezzo proposto per questo è l’unificazione totale del Rito Romano nella forma del Messale di Paolo VI (comprese le sue successive variazioni). Pertanto, la celebrazione della Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano, come introdotta da Papa Benedetto XVI con Summorum pontificum (2007) sulla base del Messale esistente da Pio V (1570) a Giovanni XXIII (1962), è stata drasticamente limitata. Il chiaro intento è quello di condannare la Forma Straordinaria all’estinzione nel lungo periodo.

Nella sua “Lettera ai vescovi di tutto il mondo“, che accompagna il motu proprio, Papa Francesco cerca di spiegare i motivi che lo hanno indotto, come portatore della suprema autorità della Chiesa, a limitare la liturgia nella forma straordinaria. Al di là della presentazione delle sue reazioni soggettive, però, sarebbe stata opportuna anche un’argomentazione teologica stringente e logicamente comprensibile (*). Perché l’autorità papale non consiste nell’esigere superficialmente dai fedeli una semplice obbedienza, cioè una sottomissione formale della volontà, ma, molto più essenzialmente, nel permettere ai fedeli di essere convinti anche con il consenso della mente. Come disse San Paolo, cortese verso i suoi Corinzi, spesso piuttosto indisciplinati, “nella chiesa preferisco dire cinque parole con la mente, in modo da istruire anche gli altri, che diecimila parole con [il dono delle] lingue.” (1 Cor 14:19)

Questa dicotomia tra buona intenzione e cattiva esecuzione si verifica sempre quando le obiezioni dei dipendenti competenti sono percepite come un ostacolo alle intenzioni dei loro superiori, e che quindi non vengono nemmeno offerte. Per quanto graditi possano essere i riferimenti al Vaticano II, bisogna fare attenzione a che le affermazioni del Concilio siano usate con precisione e nel loro contesto (*). La citazione di Sant’Agostino sull’appartenenza alla Chiesa “secondo il corpo” e “secondo il cuore” (Lumen Gentium 14) si riferisce alla piena appartenenza alla Chiesa della fede cattolica. Essa consiste nell’incorporazione visibile nel corpo di Cristo (comunione creaturale, sacramentale, ecclesiastico-gerarchica) e nell’unione del cuore, cioè nello Spirito Santo. Ciò che significa, tuttavia, non è l’obbedienza al papa e ai vescovi nella disciplina dei sacramenti, ma la grazia santificante, che ci coinvolge pienamente nella Chiesa invisibile come comunione con il Dio Trino.

Perché l’unità nella confessione della fede rivelata e la celebrazione dei misteri della grazia nei sette sacramenti non richiedono affatto una sterile uniformità nella forma liturgica esterna, come se la Chiesa fosse come una delle catene alberghiere internazionali dal design omogeneo. L’unità dei credenti tra di loro è radicata nell’unità in Dio attraverso la fede, la speranza e l’amore e non ha nulla a che fare con l’uniformità nell’aspetto, il passo di marcia di una formazione militare o il pensiero di gruppo dell’era big-tech.

Anche dopo il Concilio di Trento, c’è sempre stata una certa diversità (musicale, celebrativa, regionale) nell’organizzazione liturgica delle messe. L’intenzione di Papa Pio V non era quella di sopprimere la varietà dei riti, ma piuttosto di frenare gli abusi che avevano portato a una devastante mancanza di comprensione tra i riformatori protestanti riguardo alla sostanza del sacrificio della Messa (il suo carattere sacrificale e la Presenza Reale). Nel Messale di Paolo VI, l’omogeneizzazione ritualistica (rubricista) viene spezzata, proprio per superare un’esecuzione meccanica a favore di una partecipazione attiva interiore ed esteriore di tutti i fedeli nelle loro rispettive lingue e culture. L’unità del rito latino, tuttavia, deve essere conservata attraverso la stessa struttura liturgica di base e il preciso orientamento delle traduzioni all’originale latino (**).

La Chiesa romana non deve scaricare la sua responsabilità per l’unità del culto sulle Conferenze episcopali. Roma deve vigilare sulla traduzione dei testi normativi del Messale di Paolo VI, e anche dei testi biblici, che potrebbero oscurare i contenuti della fede. Le presunzioni che si possano “migliorare” i verba domini (per esempio pro multis – “per molti” – alla consacrazione, l’et ne nos inducas in tentationem – “e non ci indurre in tentazione” – nel Padre nostro), contraddicono la verità della fede e l’unità della Chiesa molto più che celebrare la Messa secondo il Messale di Giovanni XXIII.

La chiave della comprensione cattolica della liturgia risiede nell’intuizione che la sostanza dei sacramenti è data alla Chiesa come segno visibile e mezzo della grazia invisibile in virtù della legge divina, ma che spetta alla Sede Apostolica e, in conformità alla legge, ai vescovi ordinare la forma esterna della liturgia (nella misura in cui non esiste già dai tempi apostolici). (Sacrosanctum Concilium, 22 § 1)

Le disposizioni della Traditionis Custodes sono di natura disciplinare, non dogmatica e possono essere nuovamente modificate da qualsiasi papa futuro. Naturalmente, il papa, nella sua preoccupazione per l’unità della Chiesa nella fede rivelata, è da sostenere pienamente quando la celebrazione della Santa Messa secondo il Messale del 1962 è espressione di resistenza all’autorità del Vaticano II, cioè quando la dottrina della fede e l’etica della Chiesa sono relativizzate o addirittura negate nell’ordine liturgico e pastorale (***).

Nella Traditionis Custodes, il papa insiste giustamente sul riconoscimento incondizionato del Vaticano II. Nessuno può dirsi cattolico se vuole tornare indietro oltre il Vaticano II (o qualsiasi altro concilio riconosciuto dal papa) come il tempo della “vera” Chiesa o se vuole lasciarsi quella Chiesa alle spalle come passo intermedio verso una “nuova Chiesa”. Si può misurare la volontà di Papa Francesco di riportare all’unità i deplorati cosiddetti “tradizionalisti” (cioè coloro che si oppongono al Messale di Paolo VI) rispetto al grado della sua determinazione a porre fine agli innumerevoli abusi “progressisti” della liturgia (rinnovata secondo il Vaticano II) che equivalgono alla bestemmia. La paganizzazione della liturgia cattolica – che nella sua essenza non è altro che il culto del Dio Uno e Trino – attraverso la mitologizzazione della natura, l’idolatria dell’ambiente e del clima, così come lo spettacolo della Pachamama, sono stati piuttosto controproducenti per il ripristino e il rinnovo di una liturgia dignitosa e ortodossa che rifletta la pienezza della fede cattolica.

Nessuno può chiudere gli occhi sul fatto che anche quei sacerdoti e laici che celebrano la Messa secondo l’ordine del Messale di San Paolo VI vengono ora ampiamente declamati come tradizionalisti. Gli insegnamenti del Vaticano II sull’unicità della redenzione in Cristo, la piena realizzazione della Chiesa di Cristo nella Chiesa Cattolica, l’essenza interna della liturgia cattolica come adorazione di Dio e mediazione della grazia, la Rivelazione e la sua presenza nella Scrittura e nella Tradizione Apostolica, l’infallibilità del magistero, il primato del papa, la sacramentalità della Chiesa, la dignità del sacerdozio, la santità e l’indissolubilità del matrimonio – tutto questo viene ereticamente negato in aperta contraddizione con il Vaticano II da una maggioranza di vescovi e funzionari laici tedeschi (anche se mascherati da frasi pastorali).

E nonostante tutto l’apparente entusiasmo che esprimono per Papa Francesco, stanno negando categoricamente l’autorità conferitagli da Cristo come successore di Pietro. Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sull’impossibilità di legittimare i contatti sessuali omosessuali ed extraconiugali attraverso una benedizione è ridicolizzato da vescovi, preti e teologi tedeschi (e non solo tedeschi) come semplice opinione di funzionari curiali poco qualificati. Qui abbiamo una minaccia all’unità della Chiesa nella fede rivelata, che ricorda la dimensione della secessione protestante da Roma nel XVI secolo. Data la sproporzione tra la risposta relativamente modesta ai massicci attacchi all’unità della Chiesa nella “via sinodale” tedesca (così come in altre pseudo-riforme) e la dura disciplina della vecchia minoranza rituale, viene in mente l’immagine del vigile del fuoco mal consigliato che – invece di salvare la casa in fiamme – salva prima il piccolo fienile accanto ad essa.

Senza la minima empatia, si ignorano i sentimenti religiosi dei partecipanti (spesso giovani) alle Messe secondo il Messale Giovanni XXIII. (1962) Invece di apprezzare l’odore delle pecore, il pastore qui le colpisce duramente con il suo bastone. Sembra anche semplicemente ingiusto abolire le celebrazioni del “vecchio” rito solo perché attira alcune persone problematiche: abusus non tollit usum.

Ciò che merita particolare attenzione nella Traditionis Custodes è l’uso dell’assioma lex orandi-lex credendi (“Regola della preghiera – regola della fede”). Questa frase appare per la prima volta nell’Indiculus antipelagiano (“Contro le superstizioni e il paganesimo”) che parlava dei “sacramenti delle preghiere sacerdotali, tramandati dagli apostoli per essere celebrati uniformemente in tutto il mondo e in tutta la Chiesa cattolica, così che la regola della preghiera è la regola della fede.” (Denzinger Hünermann, Enchiridion symbolorum 3) Questo si riferisce alla sostanza dei sacramenti (in segni e parole) ma non al rito liturgico, di cui esistevano diversi (con diverse varianti) in epoca patristica. Non si può semplicemente dichiarare che l’ultimo messale sia l’unica norma valida della fede cattolica senza distinguere tra la “parte che è immutabile in virtù dell’istituzione divina e le parti che sono soggette a cambiamenti.” (Sacrosanctum Concilium 21). I mutevoli riti liturgici non rappresentano una fede diversa, ma testimoniano l’unica e medesima Fede Apostolica della Chiesa nelle sue diverse espressioni.

La lettera del papa conferma che permette la celebrazione secondo la forma più antica a certe condizioni. Egli indica giustamente la centralità del canone romano nel Messale più recente come cuore del rito romano. Questo garantisce la continuità cruciale della liturgia romana nella sua essenza, nello sviluppo organico e nell’unità interna. A dire il vero, ci si aspetta che i cultori dell’antica liturgia riconoscano la liturgia rinnovata; così come i seguaci del Messale di Paolo VI devono anche confessare che la Messa secondo il Messale di Giovanni XXIII è una vera e valida liturgia cattolica, cioè contiene la sostanza dell’Eucaristia istituita da Cristo e, quindi, c’è e può esserci solo “l’unica Messa di tutti i tempi” (**).

Un po’ più di conoscenza della dogmatica cattolica e della storia della liturgia potrebbe contrastare l’infelice formazione di partiti contrapposti e anche salvare i vescovi dalla tentazione di agire in modo autoritario, senza amore e con mentalità ristretta contro i sostenitori della “vecchia” Messa. I vescovi sono nominati come pastori dallo Spirito Santo: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge di cui lo Spirito Santo vi ha fatto custodi. Siate pastori della chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il proprio sangue”. (Atti 20, 28) Essi non sono semplici rappresentanti di un ufficio centrale – con possibilità di avanzamento. Il buon pastore si riconosce dal fatto che si preoccupa più della salvezza delle anime che di raccomandarsi a un’autorità superiore con un “buon comportamento” servile. (1 Pietro 5, 1-4) Se la legge di non contraddizione si applica ancora, non si può logicamente castigare il carrierismo nella Chiesa e allo stesso tempo promuovere i carrieristi.

Speriamo che le Congregazioni per i Religiosi e per il Culto Divino, con la loro nuova autorità, non si inebrino di potere e pensino di dover condurre una campagna di distruzione contro le comunità del vecchio rito – nella sciocca convinzione che così facendo stanno rendendo un servizio alla Chiesa e promuovendo il Vaticano II.

Se la Traditionis Custodes deve servire all’unità della Chiesa, ciò può significare solo un’unità nella fede, che ci permette di “giungere alla perfetta conoscenza del Figlio di Dio”, cioè l’unità nella verità e nell’amore. (cfr. Ef 4, 12-15).

(*) SdC: Quil il cardinale raggiunge la nostra analisi esposta nel nostro intervento «Traditionis Custodes»: Riflessioni A Freddo

(**) SdC: Qui è messa in evidenza l’unità ontologica del rito, preoccupazione prima espressa anche da noi nel citato intervento

(***) SdC: Su questo non ci piove e condividiamo questo punto importantissimo della nostra fede



Categorie:Attualità cattolica, Simon de Cyrène

64 replies

  1. Riflessione di una lucidità e autorevolezza impareggiabili.

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  2. E’ incredibile come la verità sia così autoevidente.

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  3. Se mi è concesso, con un pizzico di slancio umano, non ho alcuna remora a definire questo autorevole intervento una bomba.
    Non un bomba omicida ma una deflagrazione che genera una compressione dell’aria tale che spazza via tutto il fumo negli occhi e il pulviscolo costantemente, scientemente e furbescamente librato nell’aere che impedisce e ferisce la vista. Dalle capriole semantiche per spingere l’ineluttabile feretro dello “spirito del concilio”, ai contorsionismi vacui intorno ad un strano poliedro (rigido e uniformemente liscio all’occorrenza). Dalla obbedienza ottenuta con la mente in ostaggio, alla propagandata accoglienza doppiopesista ecclesially correct.
    Tutto spazzato via. E si torna a vedere e respirare.

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  4. Ecco, questo è un articolo critico in cui non trovo nessun vero estremismo, mi piace.
    Mentre leggo butto alcune considerazioni che magari chiariscono (anche a me…) il mio pensiero al riguardo.

    “Le disposizioni della Traditionis Custodes sono di natura disciplinare, non dogmatica e possono essere nuovamente modificate da qualsiasi papa futuro.”

    Concordo e rilancio. Ritengo che le disposizioni siano anche totalmente pastorali, certamente in alcun modo ontologiche come invece Simon ritiene. Da qui si deduce che…

    I mutevoli riti liturgici non rappresentano una fede diversa, ma testimoniano l’unica e medesima Fede Apostolica della Chiesa nelle sue diverse espressioni.

    … non sono certo le forme sostanziali del rito secondo il Papa a dare “problemi” pastorali di persone che non accettano – a detta sua – il CVII, bensì (probabilmente e forse) alcune caratteristiche accidentali (ad esempio l’uso del latino che non permette a tutti di partecipare attivamente e quindi potrebbe anche creare una situazione di superstizione – “lingua magica” – oppure di settarismo). Non dico che sia cosi e non dico che sia cosi per tutti. Di certo non è cosi per Simon che conosco molto bene, almeno sotto questo profilo.
    Detto questo anche per me si è buttato il bambino con l’acqua sporca. O come dice bene il Cardinale

    Sembra anche semplicemente ingiusto abolire le celebrazioni del “vecchio” rito solo perché attira alcune persone problematiche: abusus non tollit usum.

    Il punto è che qui gli abusi non sono liturgici, ma sono proprio pastorali e comunitari. Probabilmente c’era un altro modo migliore per sondare le problematiche che – innegabilmente dicono alcuni amici che sono vicini a molti tradizionalisti che sembrano ricalcare quel che il Papa dice – ci sono in questi ambiti. Ma non saprei dire se il mantenere il S.P. di Benedetto XVI sia sicuramente la cosa migliore pastoralmente. Di sicuro in una prospettiva e in una certa forma mentis questo “servizio del Santo Padre” nei confronti di una parte del gregge è suonato come una bastonata inutile. Ed è altrettanto umano che in molti si siano voltati verso il Papa con una rabbia forse da troppo tempo tenuta a freno per reverenza ed umiltà oppure covata in un silenzio che l’ha resa frustrante.

    I mutevoli riti liturgici non rappresentano una fede diversa, ma testimoniano l’unica e medesima Fede Apostolica della Chiesa nelle sue diverse espressioni.

    SI, ma pastoralmente secondo il Papa ora è meglio usarne uno e non un altro. E il Papa, mi permetto, su questa cosa è sopra di me. Per altro non l’ha completamente eliminato, ma l’ha concesso a precise (e stringentissime) condizioni. Poteva anche completamente abolirlo senza per questo 1) fare qualcosa di fuori dalla sua competenza 2) abolire d’amblé i cosiddetti “2000 anni di lex orandi” perchè avrebbe abolito una tradizione di accidenti poiché la sostanza c’è IN TOTO nel NUOVO RITO e chi pensa il contrario… beh, signori, dà ragione al Papa. E alla grande.

    E ancora

    Speriamo che le Congregazioni per i Religiosi e per il Culto Divino, con la loro nuova autorità, non si inebrino di potere

    Speranza che condivido. Esattamente come spero che coloro che fanno parte di questi ambiti riflettano in modo completo sull’OPPORTUNITA’ CHE QUESTO MOTU PROPRIO DA’ AD OGNUNO DI LORO (e di noi) PER RIFLETTERE SU COME SI VIVE LA LITURGIA, SU COME SI PUO’ RILANCIARE QUELLA NUOVA PER RENDERLA MENO ABUSATA, SU QUANTO CI SI E’ RESI SETTA E/O SU QUANTO SI E’ SCAPPATO DA UNA SITUAZIONE DI ABUSO INACCETTABILE E QUINDI ANCHE DENUNCIABILE. Ma soprattutto speriamo che serva come opportunità per tutti per richiamare LA PROPRIA REVERENZA VERSO IL SANTO PADRE, il quale non è certamente esente da errori o ideologie o dal peccato (e chi lo è?!), ma quando parla come Papa e scrive una cosa come Papa io RITENGO DI ESSERE tenuto a leggerlo con il priciple of charity BEN STAMPATO in testa e senza mai dimentircalo, pena la possibilità di non essere prudente o addirittura arrivare alla superbia.

    Ringrazio Simon. E non sto scherzando. Con gli argomenti qui e prima che ha portato, soprattutto quelli estremi, mi ha consentito di chiarire meglio il mio pensiero, per altro ancora in divenire. La conoscenza umana procede sempre per limiti definiti nel chaos indefinito. E questi articoli hanno posto molti limiti entro cui chiarire la mia visione.

    Eh si, inutile nascondere che a mio avviso a volte alcuni limiti sono anche stati superati, ma qui ognuno è grande abbastanza da renderne conto. Preghiamo gli uni per gli altri e che Dio abbia pietà di tutti noi.

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    • Carissimo,
      il principle of charity si applica lì dove c’è dubbio.
      Ma quando quel che è detto da qualcuno è inesatto o chiaramente falso, non possiamo dire, contro la verità, che quel che è detto è giusto, o potrebbe esserlo se… e se… ma.. etc
      La giustizia è carità al suo sommo.
      In Pace

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      • Hai ragione.
        E infatti personalmente ho il dubbio che la mia conoscenza sulle dinamiche comunitarie di alcuni (non tutti) ambiti ecclesiali, in particolare quelli che seguono il cosiddetto VO, non sia alla stessa altezza della conoscenza che – almeno in teoria – ha il Papa e i suoi collaboratori.
        Probabilmente il motu proprio è ingiusto come una punizione all’intera caserma per l’errore palese di alcuni commilitoni. Questo dimostra certo che il Generale non è all’altezza di tenere in riga tutto il suo reparto, ma ai fratelli di armi non resta che spazzare il cortile sotto il sole cocente, riflettendo sui propri pensieri e su quello a cui il Generale tiene (a meno ovvio che non sia contra legem), cercando di unirsi meglio con i suoi pari e sapendo che alla fine di questa punizione, che appare al momento tanto assurda, il cortile sarà davvero splendido anche grazie al loro silente lavoro e all’obbedienza nei confronti del comando.

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    • Mi permetto di interloquire con te caro Minstrel. Trovo che il tuo intervento sia condivisibile nella forma ed anche nella sostanza. Cioè siamo sulla stessa linea d’onda generalmente.
      Trovo ad esempio perfettamente lecito che un papa possa trovare « più pastorale » un rito che un altro, abolirne uno e mantenerne un altro.
      Per non parlare della parte in cui parli dell’adesione al concilio Vaticano II. Oppure quando giustamente stigmatizzi l’uso del latino come lingua magica. (A tal proposito bellissimo contributo di Brandmuller del 2002 pubblicato oggi da S. Magister)

      È andando però al fondo di queste legittime decisioni che si capisce con chi e cosa si ha a che fare:
      Uno è liberissimo e legittimato ad accompagnarsi con chi vuole ma è anche vero il « dimmi con chi vai e ti dirò chi sei ».
      Cioè le intenzioni sono legittime ma sono anche chiarissime nel descrivere se stesse.

      Trova che un rito sia più adeguato? Benissimo.
      Guardando la realtà, questo rito, produce una sovrabbondanza di grazia tale da rendere incontenibile la folla che vuole partecipare al rito riformato? Uhmmm…

      Loda SP ed ED perché ha compreso appieno le intenzioni di SP ed ED? Se sì, come mai il concetto successivo a « nel solco degli sforzi compiuti dai miei predecessori per perseguire l’unità della Chiesa » non è un simil
      « mi unirò e compirò anche io gli sforzi necessari a che questo avvenga dato che gli auspici dei suddetti venerabili non sono stati accolti nella giusta maniera »
      bensì un pretestuoso
      « chiudo baracca e burattini perché siete (erbofasciosamente) dei monelli »

      La fedeltà è al Concilio Vaticano II o allo spirito del concilio?

      Con la pacatezza, dovuta al ruolo che ricopre, io certe domande me le pongo. E le risposte non è che siano così sibilline.

      Se ci fosse una reale e manifesta intenzione di procedere alla auspicata (non da un Pinco Pallino qualunque) e necessaria riforma della riforma non avrei granché di meravigliarmi per questo ultimo MP. Ma tant’è.

      PS
      Interessante la reazione di un de Mattei sul sito corrispondenza romana.
      Odio, disobbedienza e ribellione pressoché inesistenti

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      • Hai ragione. Infatti avrai notato che ho scritto anche “si è voluto gettare il bambino con l’acqua sporca”. Il che non è esattamente una cosa da poco.
        Ovvio che il mio intervento di svariate righe ha subissato queste poche parole, che però sono il succo di quel che penso sull’OPPORTUNITA’ di quanto deciso.
        Da un punto di vista pastorale mi sembra personalmente da un lato una ingiustizia e una decisione avventata e una resa a comprendere bene cosa sta succedendo e perché in certi ambiti.
        Ma ho voluto comunque mettere in luce soprattutto degli aspetti precisi che, a mio avviso, non possono mai mancare a noi laici e che in alcuni passaggi degli articoli di Simon non sono riuscito a reperire e che invece in questo di Muller ho ritrovato completamente.

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        • Ti chiedo scusa se non ho notato l’accento che hai dato a quella particolare frase.
          È oggettivo che si sia gettato il bambino con l’acqua sporca.
          Sarebbe interessante comprendere se:
          1. è stato fatto apposta
          1a senza dolersene
          1b dolendosene
          2. non è stato fatto apposta.

          Perché nei casi 1-1a ci sarebbe ben poco da salvare di questo MP.
          Nei restanti casi il principio di carità sgorga naturale

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          • Sai quale è il bello? E’ che nessuno qui può rispondere e il dubbio non è solo lecito, ma a mio avviso è d’obbligo.
            Da qui la charity senza se e senza ma.

            Grazie a tutti della disputa. 🙂

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          • Ovvio che è stato fatto apposta: mica che colui che l’ha firmato non sapeva cosa firmasse.
            Tutto il tono per giunta lo conferma.
            Dalle mie parti se qualcosa ha la forma di una mela, il colore de una mela, l’odore di una mela, il sapore di una mela, è una mela: mica siamo come quelli che vedendo un maschio dicono che sia una donna….
            Un po’ di rispetto per il Santo Padre: non mi sembra che abbia Alzheimer.
            In Pace

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            • A mio avviso non ci può essere certezza poiché la presunta mela che si pensa di vedere è all’interno di una stanza buia e ognuno la sta osservando con la propria torcia che ne illumina solo piccole o piccolissime sezioni.
              Secondo me? Beh, leggendo mi pare che sia stato fatto apposta, dolendosene, per sanare una situazione che ritengono esistere, che ritengono grave e che pensano si risolva pastoralmente in questo modo.
              Per me è un errore. Per alcuni addirittura è un errore che aggrava un errore precedente (cioè la possibilità concessa da Benedetto XVI con il SP). Altri sospendono prudentemente ogni giudizio e altri ancora non sospendono alcun giudizio.
              Personalmente sto pensando se non sto sbagliando a formularlo subito il mio giudizio pastorale.

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      • Anche a me è piaciuto l’articolo di De Mattei (che solitamente non ho apprezzato nel passato): penso, che alla fine, siamo tutti d’accordo sia sul giudizio da portare sul documento, sia sul modo di comportarsi concretamente, e soprattutto sulla necssità di confidare nello Spirito Santo che guida la Chiesa che anima.
        In Pace

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      • Sto leggendo il De Mattei, interessante.
        Ma anche lui compie a mio avviso un errore: dire che è causa della forma (credo accidentale) del NO se i seminari si svuotano, le messe anche ecc facendo il parallelo con quelli VO in cui accade il contrario.
        E’ a mio avviso un parallelo avventato (ad un passo dal non sequitur) perchè possono essere molte le questioni alla base di questo, non solo e soltanto la questione lex orandi: dalla serietà senza alcun abuso mai dei pochi preti che fanno VO (e non è poco, visto che gli abusi su quella forma CI SONO SEMPRE STATI nei secoli * e allora vorrei vedere se ci fossero ancora cosi tante persone ad andare in quella versione) e forse anche una idea di “unicità” e primizia di forma che darebbe ragione all’implicito del Papa.
        La questione è una a mio avviso: il NO è straordinario anche se diverso dal VO se vissuto in modo serio, completo, decente, con canti ben fatti e magari pure con momenti lunghi di silenzio (da me si cominciano a fare!). Certo, manca di alcuni “lanci” del VO, è certamente più comunitario, meno improntato a prima vista sul sacrificio e il VO può essere migliore per alcuni di noi. Ma farei attenzione a fare analisi troppo semplificanti (e che danno acqua ad un mulino che starei attento a far girare).

        * ricordo banalmente che a fine 800 si era d’uso suonare le arie d’opera, anche le più sconvenienti, ovunque e sempre, rendendo la messa un concerto di arie verdiane malamente riproposte con un testo latino a tratti imbarazzante…

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        • Io avevo scritto questi appunti sull’articolo in questione ma ovviamente Mic non mi ha pubblicato, come ogni volta che ricordo che il rito del 62 è altrettanto inventato come il rito del 69. D’atronde ognuno fa quel che gli pare del blog suo, la censura è cosa a mio dire del tutto normale e legittima.

          critiche e precisazioni di questo articolo di De Mattei:

          – l’opinione che il rito romano stesse per scomparire dopo la devastazione protestante per fare il paragone con Paolo VI è arbitraria ed il paragone insussistente giacché le situazioni erano opposte e le intenzioni rispondenti imparagonabili.

          – la messa di sempre non è celebrata quasi da nessuna parte se non da pochi resistenti ed i sedevacantisti giacché il rito del 1962 è un rito inventato ( innovativo e/o archeologista al contempo ).Del perché si continui a chiamarlo aportolico-tridentino è altra questione.

          – che il fatto della comunione sulla mano causa corona virus sia stato di per sè fonte di ritorno alla santa messa secondo il rito del 62 è una petitio principii oltretutto difficilmente desumibile di per sè.

          – ugualmente si dovrebbe ammettere che il rito paolino, se celebrato correttamente e senza abuso magari con canti degni ed in luoghi degni invece che in pseudo templi stile capannoni industriali o strutture di una scialbezza disarmante, non può non avere senso del sacro e trascendenza, altrimenenti si casca nell’accusa mossa da Papa Francesco.

          – paragonare una minoranza estremamente motivata e solidale rispetto ad una massa bombardata dalla rivoluzione culturale non rende ragione del perché i seminari si svuotino da una parte e si riempiano dall’altra o meglio, la spiegazione è artefatta essendo di per sè, al vaglio dell’analisi, un’eventualità del tutto presumibile sociologicamente

          – lo studio dei metodi nei documenti della cancelleria della curia romana non permette questa comparazione fra le formule di tali documenti papali con quelle, ad esempio, di un concilio ecumenico. Clemente VIII , riformando il rito nel 1604 addirittura nell’ordine dei gesti consacratori, sarebbe di per sè da scomunicare?

          – le riflessioni di De Mattei sul papato rispetto al sinodalismo fanno sorridere perché dopo tanti anni, finalmente , si comprende che il sinodalismo non può condurre al conciliarismo. Alché dunque le critiche di coloro che questo tema hanno sempre cavalcato perché furono mosse, vien da chiedere?

          – il problema dei due riti ( “antico” e nuovo ) nelle chiese di liturgia romana non implica comunque appunto che la Chiesa tutta abbia un solo rito.Suggerire questo è incongruo vista la permanenza di venerandi riti occidentali ( ma mai reinventati, è qui il nocciolo ) come di riti propri delle chiese orientali.

          – le allusioni finali su Viganò sono in contro tendenza rispetto gli ammonimenti mossi esplicitamente in altri articoli, così come i suggerimenti apportati all’ultimo del tutto vani ed insussistenti.

          saluti, daouda

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          • AMEN!

            Soprattutto qui: – ugualmente si dovrebbe ammettere che il rito paolino, se celebrato correttamente e senza abuso magari con canti degni ed in luoghi degni invece che in pseudo templi stile capannoni industriali o strutture di una scialbezza disarmante, non può non avere senso del sacro e trascendenza, altrimenenti si casca nell’accusa mossa da Papa Francesco.

            Capisco perché non vieni pubblicato, che ti sia palese dimostrazione della potenza di fuoco del tuo affermare.

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          • SI potrebbe anche dire che la colpa è tutta di Benedetto XVI che nel 2011 ha “benedetto” solo il rituale del 1962 dimenticandosi quelli del 1965 e del 1967 : ma così facendo impedendo lo sviluppo organico di chi è fedele alla Chiesa nell’Usus Antiquor tenendo conto del CVII senza correre il rischio degli “straripamenti” successivi.
            In Pace

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            • Non vengo pubblicato anche perché sostenere che la teologia tradizionalista è deviante come quella modernistica è uno scandalo per costoro.
              E ciò non in nome di una via di mezzo o della negazione degli sviluppi e degli adattamenti del corso storico, ma semplicemente facendo notare che gli stessi tradizionalisti spesse volte negano i padri sub-apostolici ed i padri classici che dovrebbero essere punto di riferimento costante.
              Da qui a far dire a Trento quel che non dice ed a non riconoscere i giusti apporti del CVII il passo è breve.

              Ultimamente comunque mi ritrovo ben più equilibrato. Un grazie anche a voi da cui ho imparato!

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              • Una cosa è certa: non si sarebbe arrivati a questo punto se non ci fosse stato qualcosa di già “sviato” da almeno un paio di secoli.
                Ad esempio, non sopporto la spiritualità religiosa dell’800, sulpiciana così sentimentalmente piagnuccante e poco virile reazione malata ad un giansenismo malato. L’inizio del problema ( possiamo risalire ad Adamo ed Eva) è proprio nella rinascenza, a mio parere: come te sono di avviso che bisogna impregnarsi dei Padri della Chiesa, cosa che proprio il CVII ha rimesso in auge, by the way.
                Ti sono vicinissimo, come spero vedi.
                In Pace

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        • Anche qui non bisogna buttare il bambino con l’acqua del bagno, Minstrel.

          È un dato di fatto che dalla fine degli anni sessanta c’è un’emorragia via dalla Chiesa che si sviluppa in coincidenza con l’introduzione del Novus Ordo: ma coincidenza non vuole dire causalità

          Ma anche se non è causale forza è di osservare, che qualunque siano le cause endogene o esogene a questo debilitarsi della Chiesa nelle nostre regioni in particolare, fatto sta che il Novus Ordo non è capace di frenare questo processo e quando dico Novus Ordo non mi riferisco tanto all’azione liturgica in quanto tale ma a tutte le pastorali messe in opera: più sono messe in opera più c’è degrado. Ma anche questo non vuole dire che ne siano la causa: solamente che non riescono ad arginare questo processo.

          La realtà è anche che durante il Pontificato di S. Giovanni Paolo II e anche quello di Benedetto il numero di nuove vocazioni sacerdotali ha raggiunto numeri sempre più alti, mentre dal 2013 fino ad oggi c’è una calata a picco costante e vertiginosa (almeno fino agli ultimi dat del 2019, vedremo l’anno prossimo per il 2020): orbene questa crescita avveniva con il Novus Ordo anche se non nelle nostre regioni.

          La realtà è anche che le comunità fedeli al Vetus Ordo vanno a controccorrente, malgrado questi fenomeni esogeni ed endogeni: giovani coppie, tante vocazioni, presenza domenicale, etc. Questo vuol dire che la pastorale che accompagna il vetus Ordo è, perlomeno, un ottimo antidoto a quest einfluenze nefaste endogene ed esogene a cui ho accennato. In altre parole, mentre non possiamo dire che le pastorali applicate finora siano state capaci di contrare la delizione della Chiesa, quelle nate dal 2007 invece sì.

          La questione quindi trascende la nozione di canto: la questione è pastorale e solamente pastorale.
          Perché in un contesto si va di peggio in peggio e nell’altro si costruisce?
          E perché si vuole distruggere una realtà che costruisce senza proporre pastoralmente almeno un’alternativa veramente positiva?

          In Pace

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          • Mi spiace Simon, ma ho l’impressione che l’analisi corretta che fai quanto delle diverse situazioni nei diversi momenti, risulti poi superficiali quanto a sintesi nei risultati.

            Se poi mi dici e mi dai esempio di AZIONI PASTORALI indissolubilmente legate al VO (e non capisco perché non sarebbero riproducibili in un tessuto e in un vissuto dove si celebra il NO) allora potei capire, diversamente sarà – o meglio sarebbe stato – il tempo a dimostrare tutta la capacità rigenerativa del VO.

            Cosa sappiamo che non sia solo onda lunga (o breve) di una “novità” che novità che non è per nulla, che ri-attiri molti (e non a caso tanti giovani) e che perso l’impulso della “novità”, non veda ripresentarsi gli stessi endemici problemi?

            Come si fa a dimenticare che il principe del mondo e la mentalità pervasiva di costui, che oggi è ben più aggressiva di ieri e domani temo più di oggi, non abbia il suo peso nella crisi odierna?

            Le vocazioni (posto che Dio può farle nascere dalle pietre) nascono da sante Famiglie.
            Quale la condizione della Famiglia oggi. In generale e quella Cristiana in particolare?
            (E’ un tema su cui dibatto spesso e temo essere ripetitivo)
            Quali gli insegnamenti ai giovani? Figuriamoci prospettare la consacrazione…

            Bisogna sempre e comunque ripartire dalle basi o da piccole Comunità (famiglia/e) dove il vissuto del Vangelo sia respiro dell’anima e Cristo esperienza e non teoria.

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            • Guarda che quando parlo di giovani lo dico nella mia perspettiva di vecchio sessantenne.
              I giovani di cui ti aprlo hanno tra trenta e 50 anni, sono sposati e hanno tra tre e sei figli.
              Quindi di certo non i “giovani” ai quali pensi.

              Dettto ciò concordo con la tua ultima frase: “Bisogna sempre e comunque ripartire dalle basi o da piccole Comunità (famiglia/e) dove il vissuto del Vangelo sia respiro dell’anima e Cristo esperienza e non teoria.”

              Ed è infatti quel che vivono i “giovani” di cui parlo.

              In Pace

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            • Qui bisogna stare attenti al principio di causalitá. Non é che il VO sia la causa di azioni pastorali fruttifere, ma che chi ha avuto la grazia di avere una formazione cattolica profonda preferisce il VO mentre quelli che siamo stati mal formati cattolicamente ci accontentiamo del VO.
              Poi col VO si forma la retroalimentazione positiva della grazia.

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              • Ecco di nuovo le classifica dei meglio e dei peggio.

                Io ero un ateo, convertito (certo ancora non del tutto) cresciuto, maturato, vivificato con pastorali, catechesi e Celebrazioni del NO,

                Ma prendo atto che ho una « formazione cattolica POCO profonda.

                Mentre tu sei la dimostrazione di quanto vado dicendo: chissà perché (in genere) i Fratelli che frequentano il VO considerano gli altri dei minus habens, ma tant’è…

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          • Daouda ha messo in luce, nel suo intervento, alcune precisazioni che faccio mie. Che un rito OGGI MAI ABUSATO batta in “modalità consona” 20 a 0 uno nuovo ABUSATO SPESSO E VOLENTIERISSIMO è banale costatarlo. Fare costruzione di spiegazione che hanno a mio avviso tutt’altra base e che solo si riflettono in questo ambito non lo trovo perfettamente razionale.
            La trovo una storia con i SE e i MA confrontando delle realtà umane di per sè completamente diverse, vediamo se riesco a spiegarmi. da un lato una minoranza davvero convinta, pronta al sacrificio, teologicamente fissa, con una argomentazione sociologica interiore precisa e che non viene schiodata mai (perché se non sei d’accordo basta che non vieni da noi e basta), solidale pertanto con sé stessa e che sa di essere minoranza e non ne fa un problema (anzi); dall’altro il cosiddetto “resto del mondo” che si deve arrabattare fra stronzate colossali posto 68, teologie improbabili, aperture nei confronti di gente secolarizzata e senza alcuna vera consapevolezza di cosa il CCC comandi e le piccole e grandi aperture che il CVII in qualche modo ha favorito.
            Non significa che (attenzione ora) sia LA FORMA ACCIDENTALE DEL VO non abbia alcun impatto nel processo, dico che non è né l’unico né il principale motore (LA FORMA!). Mi pare invece certamente il motore principale il fatto che dietro questa forma si sia formata una serie di forze comunitarie ed ecclesiali di alto profilo, che probabilmente avrebbero potuto dare tanto nelle parrocchie devastate dal secolarismo (non dal NO!). E questo spinge tanto!
            Avere sul pulpito un uomo con i contro cazzi spinge all’esempio e alla possibile bellezza di essere sacerdote. E mi pare che i sacerdoti che fanno VO come minimo hanno il coraggio di questa scelta dalla loro e non saranno certo omuncoli qualunque. Va da sé che allora quell’uomo è formato ANCHE dal VO, ma non è il VO da cui parte e continua il tutto! Prova ne sia che esistono preti fenomenali che fanno NO, come ad esempio penso sia vedere sul pulpito un Don Ariel. Certamente se vedi uno sfigato represso ti passa ogni voglia, anche se quel Don fa un VO che lèvati. E’ colpa del NO del secolarismo? Sicuri? Suvvia.

            Poi ci potrebbero anche essere delle storie fatte con i “se” e i “ma”. Potrei arrivare a dire: ora siamo disastrati, se fossimo rimasti fermi al VO che avrebbe subito tutti i peggiori abusi sarebbe forse peggio. O si pensa che la sola forma accidentale sia un talismano non completamente in mano all’uomo? SI pensa davvero che tale forma accidentale da sola avrebbe frenato il disastro sessantottino quando invece non è stata in grado, ad esempio, di frenare i decenni di arie d’opera verdiane anche durante la consacrazione di cui sopra? A molti questa mia potrebbe suonare come una illazione gratuita e senza fatti, a mio avviso invece dovrebbe far riflettere sul fatto che magari alcuni non pensano che la forma accidentale Novus Ordo BEN FATTA SIA PERFETTAMENTE in grado di essere SACRA e quindi portatrice di grazia e di frutti TANTO QUANTO il VO.

            E se si pensa questo… ehi, non si dà ragione al Papa?

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            • Penso come te, ma non si può dare ragione al Papa perchè il suo MP è intrinsecamente maligno.
              Adesso, benché maligno, obbediremo.
              Intelligentemente.
              In Pace

              P.S.: Intelligentemente vuol dire minimizzandone gli aspetti maligni, in quanto non è lecita la partecipazione al male.

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              • Grazie della disputa carissimo!

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                • Maligno non solo perché colpisce tutti indistintamente, ma anche perché contro gli abusi del Novus Ordo, che insomma hanno sulle spalle decine di anni, e lo scisma teorico-pratico dei tedeschi non si fa nulla.
                  Poi per quanto mi riguarda non concordo né col considerare il rito del 62 la messa apostolica riformata nel periodo tridentino, né che Francesco sia in discontinuità con Benedetto XVI, quest’ultimo caso per due motivi: -uno relativamente alle considerazioni umanistiche della liturgia da parte di Benedetto XVI ( veneranda e più sacrale e portatrice di una sua cultura ) che non rendono ragione della custodia dei rituali apostolici intangibili, ed anche la definizione di tale rituale come straordinario che in nuce ha tutto; – due perché le abili giustificazioni che Francesco usa di per sè sono inattacabili pur essendo false e strumentalizzate congiunturalmente.

                  Ad ogni modo credo che Simon abbia centrato il punto, il più paradossale e dirompente, nell’affermare che i cattolici reali si rendono conto come tradizionalisti e modernisti abusino del CVII, e che essi sono gli unici che possono valutarlo serenamente, come qualsivoglia altro concilio o decreto.
                  Non vorrei puntualizzare che tale considerazione non è affatto conservativa ma un centro radicale, altrimenti potrei appunto sembrare un democristiano! Ahhahah.

                  Giusto per puntualizzare appunto: io che , per forza di cose almeno non foss’altro per le evidenze storiche, non ho problemi a ritenere inventati sia i riti del 62 e del 69, con quelli in mezzo come evidente prodromo di quest’ultimo, non posso che dolermi per i gerarchi che arbitrariamente manomettono il deposito liturgico apostolico invece che affinarlo come fu fatto, ma ciò non implica affatto che io non frequenti sante messe secondo il 62 od il 69/70 la cui essenzialità è del tutto salva.

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                • Siamo infatti sulla stessa lunghezza d’onda.
                  In Pace

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  5. Nella mia modesta opinione bisogna togliere Bergoglio dall´analisi di questo documento. A Bergoglio mi sembra che da sempre ha importato solo la política ed il potere. Non gli importa niente il testo che ha firmato, solo sa che essendo vecchio, ammalato e i suoi sostenitori arrabiati perché non fa quello che speravano che facesse vuole ricuperare il loro sostegno con questo motu propio. A lui non importa il CVII e cosa pensano del concilio quelli che assitono alla Messa secondo il vecchio rito. Piuttosto si dovrebbe vedere che persone che pensano secondo Traditiones Custodes sono nella stanza dei bottoni del Vaticano.

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    • Concordo in tutto Blaspas59.
      È certamente tempo di persecuzione per i cattolici veraci: all’interno della Chiesa e fuori di Essa.
      Meglio tenerselo per detto e agire e pregare di conseguenza.
      In Pace

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    • Anche io la penso a grandi linee così. Non è un problema di Papa come se fosse un solipsista impazzito e fuori luogo. È più un amalgama strano e informe che comprende diverse posizioni e idee, sembrerebbe, accomunate dal principio “il nemico del mio nemico è mio amico”. Non è un problema di Papa ma di gerarchia. Papa Francesco ne è un pezzo.
      Questa ovviamente resta semplice e misera opinione personale.

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      • Se pensi che la Chiesa esiste sempre dopo duemila anni malgrado dei “pastori” di questo stampo e di questo livello allora davvero è lo Spirito Santo che La conduce!
        In Pace

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        • Certamente.
          Difatti non concordo granché col tuo incipit dell’articolo «Traditionis Custodes» : Un Motu Proprio Eccezionalmente Ottimo.

          Come se la “colpa” fosse di Francesco e basta. È la gerarchia il problema vero. Se la gerarchia avesse gli anticorpi necessari certe note esternazioni ce le sogneremmo e non vedrebbero la luce. E se al contrario, si volesse sostenere che è il Papa il problema perché non terrebbe a bada certa gerarchia data la poca vita spirituale, ebbene, il solo pontificato di BXVI basta a dimostrare che un Papa con gli anticorpi contro una gerarchia ubriaca e infetta non è sufficiente.
          Non per niente la Chiesa è comunitaria e non individualistica.
          L’unione fa la forza, sia nel bene che nel male.

          Ferma restando la inderogabile conversione personale

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          • LOL… Sì certo: però è lui che firma ed è lui che è responsabile del mal agire del suo “management”.
            😉
            In Pace

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            • Sulla sua responsabilità non ci sono dubbi.
              Volevo solo i differenziare i concetti di « colpa » e « problema ».
              Secondo me il problema è la gerarchia attuale che ci portiamo dietro dai disobbedienti a HV. Francesco, di questo problema e di questa colpa, ne condivide un pezzo soltanto.
              Sarà considerato offensivo ma alle volte sembra evidente che i gruppi di pressione gli lavorano alle spalle come facevano coi predecessori. Purtroppo lui acconsente (a volte di buon grado, altre volte meno) e non contrasta.
              Sono d’accordo con blaspas. Di certe cose sembra proprio non gli importi granché, e per gestire (secondo me male) il potere che il ruolo comporta gli è sufficiente dare un colpo al cerchio e uno alla botte, accontentare gli uni e gli altri. Questo in generale.
              Per quanto riguarda il MP potrebbe avere qualche interesse nel finalmente agire contro i cosiddetti rigidi legalisti.

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  6. L’articolo del Card. Müller, oltre che essere una ventata di aria pura nella Chiesa attuale, pone in luce tutta la pochezza teologica, dottrinale, liturgica e pastorale di TC e di chi l’ha scritta.

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  7. Sperando di non essere ripetitivo rispetto commenti già scritti alcune notazioni:

    «A dire il vero, ci si aspetta che i cultori dell’antica liturgia riconoscano la liturgia rinnovata; così come i seguaci del Messale di Paolo VI devono anche confessare che la Messa secondo il Messale di Giovanni XXIII è una vera e valida liturgia cattolica, cioè contiene la sostanza dell’Eucaristia istituita da Cristo e, quindi, c’è e può esserci solo “l’unica Messa di tutti i tempi” (**).»

    E’ il vero problema di fondo.
    Ancora;

    «Nella Traditionis Custodes, il papa insiste giustamente sul riconoscimento incondizionato del Vaticano II. Nessuno può dirsi cattolico se vuole tornare indietro oltre il Vaticano II (o qualsiasi altro concilio riconosciuto dal papa) come il tempo della “vera” Chiesa o se vuole lasciarsi quella Chiesa alle spalle come passo intermedio verso una “nuova Chiesa”.»

    Ho l’impressione da quel che leggo in giro, che le cose non stanno così per molti e non di rado la predilezione per la Messa VO è legata a doppio filo con il rigetto del CVII.

    «L’unità dei credenti tra di loro è radicata nell’unità in Dio attraverso la fede, la speranza e l’amore e non ha nulla a che fare con l’uniformità nell’aspetto, il passo di marcia di una formazione militare o…»

    Questo vale per qualsivoglia “forma” liturgica (NO/VO).

    Per il resto apprezzo tutta l’analisi che è in un certo senso propedeutica per qual si voglia approfondimento.

    Trovo una nota stonata il passaggio:

    «Il chiaro intento è quello di condannare la Forma Straordinaria all’estinzione nel lungo periodo.»

    Potrei capire un “il grave rischio è…”, diversamente si fa un processo alle intenzioni.

    Termino dicendo tanto per chiarire, che non avrei nessuna remora ad accettare il VO anche divenisse UNICO rito riconosciuto, nonostante abbia qualche personale perplessità di tipo pastorale.
    Di certo mi studierei bene il latino almeno riguardo le parti e i passaggio coinvolti nella Liturgia.

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    • Penso che il fondo del problema sia un altro: Francesco crede che quel che lui insegna sia il CVII (mentre in realtà ne è all’opposto, infatti sempre distrae i testi conciliari per i suoi fini) e vuol far credere che chi non è d’accordo con lui allora è contro il CVII, mentre che la stragrande maggioranza di chi si oppone ai suoi “insegnamenti” sono appunto tutti laici, preti, vescovi e cardinali perfettamente a loro agio con il CVII ed i papi susseguenti.

      Quanto alla tua affermazione sullo stato d’animo di chi vada al vetus Ordo, credo che la testimonianza della Conferenza Episcopale Francese sia sufficiente per smentire sia questo preconcetto che l’argomento dello stesso Papa.
      In Pace

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      • Io ho fatto una constatazione (peraltro verificabile in tanti commenti – non per forza in questo blog) e non l’ho affatto estesa a tutti, dal che nessun preconcetto che non mi sento per nulla addosso.

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        • I blogs non sono il luogo dove incontri chi va alla messa: devi andare lì (non dai lefebvristi) e vedere da te stesso.
          E come già detto se questi ci sono pben venga per loro quest’ingiustizia. Ma non per gli altri: le punizioni collettive sono abolite in tutti sistemi legali appunto per evitare di punire innocenti e colpevoli assieme. Anche se poi, noi cirstiani, innocenti, siamo chiamati ad essere puniti per la colpa dei colpevoli
          In Pace

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          • Sai Simon, mi sentirei di dire la stessa cosa a tutti quelli che parlano di “messe arcobaleno” e “schitarrate tanghere” e via discorrendo…

            Io vado in giro abbastanza oltre il mio orticello e non manco mai di andare a Messa e ne vedo tante ben fatte, dignitose, composte, con segni e giusta deferenza, nonché (udite udite), chiese piuttosto piene e già sette otto minuti prima dell’inizio della funzione…

            Forse un po’ tutti vogliamo vedere sol quel che vogliamo vedere.
            Quanto al “vedere” e il non dar peso ai commenti, scusa, ma coloro che commentano qui o là, chi sono? Mussulmani? O semplici scribacchini in cerca di seguito?

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          • Quanto all’ingiustizia e al bastone (se tali sono).

            Proverbi 22,8
            Chi semina l’ingiustizia raccoglie la miseria
            e il bastone a servizio della sua collera svanirà.

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    • Il problema di fondo é cosa ognuno crede che il CVII. Finché non ci si metta tutti d´accordo in quello che dice ci parleremo tra sordi.
      Una domando posso dire che accetto il CVII e tutti i suoi documenti ma credo che la soluzione pastorale proposta ha fallito ed essere in comunione con la Chiesa?

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      • Certamente: non puoi mica dire che la realtà è altra che quella che è.
        In Pace

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      • « Finché non ci si mette d’accordo »

        Il tragicomico è che in realtà l’accordo c’è. Ed è stato fatto al massimo livello gerarchico. I pontificati di San GPII e BXVI, tra le tante cose, han fatto proprio questo.
        Una parola chiara e, per chi ha orecchi persino definitiva, sullo spirito del concilio versus lettera del Concilio è stata autorevolmente proferita. Ma niente. Si continua a disobbedire come prima. Anzi oggi forse più di ieri, forti dei gradi adesso appuntati sul petto e del fatto che a guidare la Santa Chiesa ci sia il partito dei
        « formidabili quegli anni » (cit. da un articolo di padre Giovanni Scalese).

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        • Mi si permetta un po’ di spam (almeno per dare le fonti).

          1) https://querculanus.blogspot.com/2016/02/formidabili-quegli-anni.html
          2) https://querculanus.blogspot.com/2016/03/concilio-e-spirito-del-concilio-20.html

          Diversamente da p. Scalese, su questo unico punto:
          « Si era quindi acceso, negli anni di Papa Ratzinger, un intenso dibattito, che si sperava avrebbe portato, prima o poi, a un chiarimento in materia »
          a me pare che un chiarimento si era già bello che ormai raggiunto.

          Chiedo venia per l’off topic

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          • Che fine abrà fatto? Era un super blog, molto prezioso.

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            • Nel suo ultimo articolo dichiara le motivazioni che ancora oggi probabilmente non lo portano a pubblicare.
              RIleggendolo ho trovato pure questa “profezia” perfettamente IN TOPIC

              https://querculanus.blogspot.com/2018/11/una-parola-di-spiegazione.html#more

              “In questo contesto di radicale polarizzazione, assistiamo, da una parte, all’arrogante autoreferenzialità del partito oggi al potere nella Chiesa. Una volta arrivati ai vertici e occupati tutti gli spazi di potere, quelli che un tempo ritenevano espressione di profezia contestare l’autorità, oggi si mostrano indifferenti a qualsiasi critica, se ne infischiano di quel che pensano gli altri e vanno avanti nell’attuazione della loro agenda, come se niente fosse.

              Sul versante opposto (quello tradizionalista, tanto per intenderci) assistiamo a una non meno allarmante involuzione. Quanto sta accadendo oggigiorno nella Chiesa non li scandalizza piú di tanto; anzi, vi vedono la dimostrazione della bontà delle loro posizioni: la “nuova Chiesa”, secondo loro, non è che il risultato delle premesse poste dal Concilio Vaticano II. Non capiscono che si tratta della rivincita del partito che era stato sconfitto al Concilio e che aveva continuato a lavorare sottotraccia durante i successivi pontificati. No, per loro c’è piena continuità fra il Concilio, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco; era ovvio che dovesse andare a finire cosí. Sembrano quasi contenti che si sia arrivati a questo punto. La situazione di certo tradizionalismo attuale non è meno preoccupante di quella del partito al potere: le derive ereticali non mancano da una parte e dall’altra (sono significative le reazioni di alcuni tradizionalisti alla canonizzazione di Paolo VI).”

              Dunque un Padre dei barnabiti dichiarava già 3 anni fa che quel il Papa ha detto oggi con il suo Motu Proprio. Probabilmente la situazione italiana è davvero disastrosa rispetto, ad esempio, a quella francese. Padre Ariel è un altro che dice questa cosa nel video qui sotto.

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              • L’errore dei “tradizionalisti” è voler vedere la continuità tra S.S:CVII, S.GPII, BXVI da une parte e Francesco dall’altra.
                Quanto ai modernisti non fanno quest’errore!
                Ma neanche chi è cattolico senza aggettivi.
                Per costoro, che amano la Chiesa, il Suo Magistero Autentico, anch’esso espresso durante iil S.S: CVII, S.GPII, BXVI e che sono autentificati “ontologicamente”, si potrebbe quasi dire, dal fatto che esprimono continuità oggettiva con quel che la Chiesa ha sempre insegnato non comprende le deviazioni più o meno subdole introdotte da questo pontificato a suon di citazioni distorte e e ritorti di tal Magistero.
                (Quanto alle illazioni di Padre Ariel, non tengono conto del fatto che se la Chiesa di Roma è a Roma, la Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana ha una realtà anche fuori dal comune di Roma: ancora una volta, si fa di tutt’un’erba un fascio, creando così giudizi perfettamente il linea con quelli di Papa Francesco in questa faccenda, cioè imprudenti ed ingiusti.)
                In Pace

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                • I « modernisti » fanno però un altro tipo di errore.
                  Tra CVII e GPII/BXVI non c’è granché continuità secondo loro. La continuità « vera » col CVII, per loro, è ripresa solo a partire da Francesco.
                  Gli altri erano solo degli autoritari fissati col « dispositivo di blocco » (cit. A. Grillo).
                  Esaltano Francesco perché lo considerano il pontificato di rottura.
                  E oltre alla tradizione, ai pontificati ecc hanno portato a rottura anche altro di poco elegante da nominare

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                • SI sa che tutte le iniziative umane per piú buone intenzioni tendono a decadere, sicuramente ci saranno deviazioni e abusi nel VO e vi assisteranno persone che non hanno un pensiero cattolico cosi come accade nel NO. Ma la soluzione non é proibire. Che il Summorum Pontificium non fosse definitivo lo diceva Ratzinger. Uno dei problemi di TC e che chiude una porta ma non apre un´altra.

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        • No, non era un accordo, tanto che Ratzinger ha dovuto rinunciare e ora abbiamo Bergoglio che va contro l´insegnamento di San GPII e BXVI. Probabilmente l´accordo sia impossibile, allora si dovrebbe usare le formule che finiscono con “anatema sit”. Ma quello mi pare sarebbe esprimere un opinione sul CVII.

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          • “abbiamo Bergoglio che va contro l´insegnamento di San GPII e BXVI” e del S.S.CVII aggiungo io.
            Questo è proprio il sostanzioso midollo della questione e dello strazio che vive il cattolicesmo contemporaneo.
            In Pace

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          • Hai ragione. Accordo nel senso vocabolarico no.
            Però era ben evidente la posizione che i cattolici, per obbedienza al magistero ordinario (oggi invocata e pretesa dai contestatori di ieri), erano tenuti a seguire e fedelmente accettare.
            In realtà, di accordo, non c’era e non ce n’è bisogno.
            Perché non è un dialogo tra sordi ma tra disobbedienti e non.
            Accordarsi con i disobbedienti è un’ossimoro.
            Un anatema sit era forse più utile e, col senno di poi, urgente.
            Ed esprimere un’opinione, o meglio ancora, un giudizio di valore sul CVII non può essere un problema se il giudizio è autenticamente cattolico.
            Perché è proprio autoevidente: come può un concilio cattolico essere guardato e usato come un rigetto di ciò che gli viene prima?
            Vederla così sarebbe come dire « sì, è giusto e buono che la veste di Cristo si laceri ».
            Il concilio Vaticano II non è e non sarà mai un Concilio di rottura. Questo esiste solo nei desiderata di chi si volge alle favole per il prurito di udire qualcosa di »nuovo ».

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