«Traditionis Custodes»: Riflessioni A Freddo

Nel nostro articolo precedente abbiamo messo in evidenza quanto il nostro peccato ci ha meritato tale abuso pastorale da parte del Santo Padre Francesco: oggi vorremmo avanzare nell’analisi delle ragioni profonde che ne sono la causa, in quanto ben capire le ragioni di un evento potenzialmente omicida sul piano sprirituale permette di demitizzare e relativizzare le sciagure che il Signore permette e di reagire in modo più  efficace ed efficiente sul piano umano e spirituale in quanto cattolici veraci.

Aldilà del fatto di attaccarsi indiscriminatamente a chi ama la liturgia antica per ottime e perfettamente cattoliche ragioni, cioè in realtà la stragrande maggioranza dei fedeli in questione che, se avessero problemi con il CVII o il Magistero post-conciliare dei Papi, se ne andrebbero semplicemente dagli scismatici di Lefebvre che sono presenti dappertutto in modo alquanto capillare, almeno Oltr’Alpi, dobbiamo cercare di capire cosa questo sopruso veramente significhi e cioè dove Bergoglio voglia veramente andare a parare.

Per questo può aiutare meditare sulla Lettera del Santo Padre che accompagna il nefando Motu Proprio, in quanto se il Summorum Pontificum fu considerato l’opera magna del suo predecessore, la Traditionis Custodes sarà considerata dai posteri cattolici come la dimostrazione stessa della vacuità del suo pontificato perché ne espone le radici corrotte allo sguardo di tutti.

Chi legge questo documento con sguardo ideologico o superficiale crederà vedervi come Francesco si comporti come i suoi predecessori, come quanto quel che gli stia a cuore sia l’unità dei fedeli e quanto coloro che partecipano a questa messa siano degli eretici che non accettano il S.S. Concilio Vaticano II e l’insegnamento dei Papi conciliari, e, per finire, crederanno nella genuinità del suo desiderio di riportare questi fedeli nel solo giusto solco del Novus Ordo, a qualunque costo.

Un secondo livello di lettura più adulto e più accorto nota che, però, a sostegno delle sue tesi Il Santo Padre debba citare parzialmente, interpretare i testi dei suoi predecessori a modo suo contro l’intenzione generale dei testi di questi suoi predecessori, fare illazioni sulle intenzioni dei fedeli che frequentano la Santa Messa secondo l’Usus Antiquor facendo di un’erba tutto un fascio, fallacia argomentativa popolare. E uno si chiede perché debba manipolare testi o mentire per poter affermare quel che afferma. Un esempio flagrante di manipolazione tra tanti quando afferma “Mi conforta in questa decisione il fatto che, dopo il Concilio di Trento, anche san Pio V abrogò tutti i riti che non potessero vantare una comprovata antichità, stabilendo per tutta la Chiesa latina un unico Missale Romanum.”: casomai, questo è un argomento che va contro la sua decisione visto che il Vetus Ordo ha, per l’appunto, una comprovata antichità.

Posto che questa necessità di mentire, sapendo di mentire, per sostenere questa sua decisione mostra che queste non sono le vere ragioni, rimane da chiedersi quali queste possano essere.

Francamente, se il detto Motu Proprio avesse come fine di chiarificare che le comunità cattoliche non possono essere contro gli insegnamenti del S.S. Concilio Vaticano II e degli insegnamenti post-conciliari, sarebbe stato pacifico per tutti, me per primo: ma no, esso fa di  un’erba tutto un fascio e, allora, questa non può essere la vera ragione del Motu Proprio.

Rileggiamo ancora una volta questa lettera togliendone le manipolazioni, le menzogne argomentative e la fallacia dell’esistenza di qualche persona contraria all’insegnamento della Chiesa nella Sua integralità: cosa rimane? Cos’è il nocciolo vero della questione?

La ragione profonda è da vedersi nella tesi stessa che tenta di dimostrare nei passaggi centrali della sua lettera: quel che Papa Francesco non desidera è quel che l’allora Papa Benedetto desiderava e cioè che «le due forme dell’uso del Rito Romano avrebbero potuto arricchirsi a vicenda»”. Tale arricchimento è possibile se e solo se c’è un minimo di continuità tra le due forme che non le rendano completamente estranee. Orbene, lui stesso afferma che nel Novus Ordo abbiamo gli elementi essenziali dell’Antiquour (“Chi volesse celebrare con devozione secondo l’antecedente forma liturgica non stenterà a trovare nel Messale Romano riformato secondo la mente del Concilio Vaticano II tutti gli elementi del Rito Romano, in particolare il canone romano, che costituisce uno degli elementi più caratterizzanti “). Ma lui mente sapendo di mentire, perché ben sa che l’azione liturgica non si riduce ad una preghiera eucaristica.

Dalla presa per i fondelli neanche un po’ travestita dei suoi predecessori ed in particolare del suo predecessore ancora vivente che si nota nell’introduzione del Motu Proprio stesso, appare immediatamente evidente che Papa Francesco rigetta la nozione stessa  di continuità, di omogeneità, di coerenza del Magistero della Chiesa, espressa in termini contemporanei con la nozione benedettina dell’”ermeneutica della continuità”: la Summorum Pontificum aveva il suo fondamento nell’ordine della ragione e della fede nell’unità ontologica della Chiesa e quindi nella coerenza del Suo Magistero.

La Chiesa ha ontologicamente bisogno della propria coerenza perché per annunciare il Kerygma ed il Vangelo ne deve poter testimoniare con autorevolezza, e ne può testimoniare con autorevolezza in prima persona se, e solamente se, non c’è soluzione di continuità nel tramandare la testimonianza, cioè se è coerente nel Suo Magistero: venisse a mancare questo, allora non sarebbe davvero sicuro che Cristo sia stato davvero visto risorto in carne ed ossa. La Chiesa stessa diventerebbe giusto un optional alla stregua di buddisti o altre religioni.

Rigettando quindi l’intenzione profonda espressa dall’allora Papa Benedetto, dal buon senso, Papa Francesco vuole una Chiesa che non sia più coerente con se stessa, che non annunci più il Kerygma in quanto realtà oggettiva e quindi neanche più un’etica divina: cioè il suo desiderio profondo è proprio la destrutturazione dell’identità cattolica.

A questo proposito è interessante riferirsi all’azione di un vescovo che ha tutta la fiducia di Papa Francesco, anch’egli omossessualista notorio, Mons Paglia, in carica dell’istituto Giovanni Paolo II di cui è stato incaricato, con successo innegabile, di snaturarne i fini.  Intorno al 15 giugno passato, cioè un mese quasi giorno per giorno prima del presente Motu Proprio, ha lanciato un appello con la benedizione pontificale intitolato “Salvare la Fraternità” che si propone “un appassionato invito alla teologia professionale (ed in generale ad ogni credente) perché offra uno spazio privilegiato e comune all’impegno di decostruzione del duplice dualismo che ci tiene attualmente in ostaggio: fra la comunità ecclesiale e la comunità secolare; fra mondo creato e il mondo salvato. La Chiesa non è un’aristocrazia spirituale degli eletti, ma una tenda ospitale che custodisce l’arcobaleno dell’alleanza fra Dio e la creatura umana. La fede imparerà ad abitare i linguaggi del mondo secolare, senza pregiudizio per il suo annuncio della vicinanza di Dio.”: cioè, in altre parole, un appello davvero mondanamente liscio e senza asperità o rugosità alcune ma purtroppo diametralmente opposto di quel che insegnano i Santi Vangeli e di quel che ha insegnato per 2000 anni la Santa Chiesa, senza dimenticare che esso è pronto a mandare in cantina tutto il realismo tipico del cattolicesimo per rimpiazzarlo con fumose teorie/teologie impregnate di scienze umane notoriamente circostanziali e allineate a priori sul pensiero unico del momento.

Papa Francesco non sa che farsene degli insegnamenti dei Papi che gli sono precedenti ed in particolare dei papi post-conciliari e non sa che farsene degli insegnamenti del S.S: Concilio Vaticano II: sennò perché avrebbe sempre bisogno di citarli stritolandone le affermazioni, contorcendoli fuori testo o esprimendoli a contro-senso?

Il vero nemico che lui deve abbattere è l’ermeneutica della continuità e lo fa tentando rozzamente ma efficientemente facendo dire al S.S. Concilio Vaticano II ed ai Suoi predecessori quel che non hanno mai detto per proporre le sue tesi decostruttive.

Carissimi utenti, a ben guardare chi è critico da sempre circa questo papato mica sono i tradizionalisti anti-concilio che sono quattro gatti eretici spelacchiati, ma coloro a cui è stato affibbiato l’etichetta di conservatori: tutti coloro che sono sempre stati fedeli sia al S.S: Concilio Vaticano II, che ai papi post-conciliari ed ai loro insegnamenti qualora letti secondo l’ermeneutica della continuità: colpendo la Summorum Pontificum in realtà Papa Francesco colpisce proprio chi è genuinamente in linea con il S.S. Concilio in quanto Magistero perfettamente in continuità con quello precedente, in primis l’ancora ben vivo e vegeto Benedetto XVI.

Il genio del Papa attuale è quello di voler fare ingoiare con questo Traditionis Custodes che chi non è d’accordo con la sua decostruzione sistematica della Chiesa cattolica è contro il S.S. Concilio Vaticano II e del magistero pontificale susseguente, mentre i soli che ne sono veramente contro sono lui stesso e la clicca che si è scelto per assecondarlo.

Ci sarebbe un lavoro da fare e al quale non ho il tempo né il desiderio di interessarmi perché altri soggetti sono più appassionanti umanamente parlando e santificanti spiritualmente: quello di analizzare tutto lo pseudo-magistero di questo pontificato e mostrare quanto si opponga appunto al S.S. Concilio Vaticano II e al Magistero Autentico post-conciliare. Penso che questo avverrà quando questo pontificato sarà passato.

Divide et impera: Francesco fa credere ai vescovi fedeli al S.S. Concilio Vaticano e al Magistero Autentico di San Giovanni-Paolo il Grande che questo documento sia finalizzato a distruggere chi non abbia la stessa fede loro, mentre nella realtà ha tolto loro de facto quel che fa il fondamento stesso della Chiesa: la continuità e l’unicità del Suo Magistero Autentico, del Suo Vangelo, del Suo Kerygma.

Abbiamo analizzato quali sono le ragioni profonde e “politiche” di questo Motu Proprio, rimane però una domanda che, anche se davvero non cruciale, meriterebbe una risposta che forse avremo solo nel giorno del Giudizio di Dio: perché mai una persona, Bergoglio, eletto Papa, vuole distruggere il concetto stesso di Chiesa, perché quest’odio personale della Santa Messa celebrata da praticamente tutti i Santi della Chiesa per secoli e secoli?

Certamente c’è una dimensione umana personale: lui sa che chi è fedele al Magistero e alla Tradizione non crede nel suo insegnamento abituale, che la lex orandi di sempre è impermeabile alle sue eresie e apostasie, e allora ci vuol far credere che la lex orandi dopo il Concilio sia radicalmente differente, mentre invece anche la lex orandi dopo il Concilio si oppone ai suoi insegnamenti.

Tutto il suo documento spira l’ira, la cattiveria, l’assenza di carità, l’anima ferita e avvelenata: non è un documento pacificante, non v’è Cristo in esso. A tal punto che questo documento è invalidato anche sul piano canonico in quanto non soddisfa la regola ultima del CIC: “Salus animarum suprema lex”. Quante persone vuole dannare con questo suo documento! Gli eretici anti-concilio ma anche quelli che hanno bisogno della vita spirituale garantita da millenni di uso e che nulla hanno contro il Concilio e il Novus Ordo per sé, tutti coloro che vogliono rimanere fedeli alla Chiesa con la convinzione che la Chiesa non possa creare soluzioni di continuità con il Suo passato ma sempre rimanere coerente per rimanere autorevole nella sua testimonianza.

Perché un uomo vorrebbe questo, un Papa per giunta?

Non ho nessuna risposta certa, solo indizi non vaghi che posso ricordare e dai quali usando del semplice rasoio di Occam dedurre l’ipotesi la più semplice che lascio ai lettori di formulare.

Un Papa che deride chiamandola “coniglia” una donna che aveva avuto molti figli anche a costo della sua vita: la Vita la cosa la più preziosa che sia, l’atto stesso dell’essere di Dio.

Un Papa che non si mette mai a ginocchio di fronte alla Santissima Eucaristia, Cristo stesso, ma è perfettamente capace di mettersi a ginocchio davanti ad essere umani, capi di stato di preferenza.

Un Papa che ha adorato una deità pagana, la Pachamama circondata di falli maschili, sulla tomba stessa di San Pietro.

Un Papa che ha tenuto sulla Santissima Vergine stranissimi discorsi iconoclastici.

Un Papa che insegna privatamente che le anime dei dannati saranno annichilate.

Un Papa che si circonda di personaggi omossessualisti o praticanti omossessuali per governare la Chiesa e che ne protegge altri altrove.

Un Papa nei cui discorsi non c’è singola traccia di una sua preghiera personale fondata sulla preghiera della Chiesa, ad esempio i salmi.

Un Papa che sistematicamente stravolge e capovolge quel che è fattualmente scritto nei Vangeli o nella Bibbia.

Un Papa che non è mai capace di connettere profondamente il Sacrificio di Cristo con quel che tenta di insegnare nei suoi testi e allocuzioni.

Un Papa che desidera smontare la teologia del cattolicesimo.

Un Papa le cui idee di base sono essenzialmente di matrice massonica.

Un Papa che sa benissimo che Satana esiste in molti suoi insegnamenti.

Un Papa che ha orrore della Santa Messa che ha sempre celebrato la Chiesa lungo la Sua storia umana, strumento privilegiato di lotta contro Satana e di esorcisma.

Cosa ci dicono tutti questi elementi sulla situazione personale e spirituale del personaggio che ricopre la Suprema Carica?

Oremus et pro Papa nostro, Francisco.

In Pace

AGGIORNAMENTO E CHIARIFICAZIONE FINALE:

Tutta questa nostra analisi non toglie il fatto che obbediremo al M.P. con adulta intelligenza studiando ancora meglio il CVII e il Magistero Autentico secondo l’ermeneutica della continuità, per evitare e far evitare quelle deviazioni malauguratamente immaginate dal Santo Padre come proprie di chi segue il Vetus Ordo: secondo me i suoi consiglieri hanno scambiato l’analisi di certi blogs estremisti con il sentire dei fedeli concreti.

Quanto a noi di certo non pretenderemo mai farci una “vera” Chiesa accanto, ma sempre resteremo in unione con il Papa ed il Vescovo locale, pregando per loro e rimanendo ben integrati, sempre vivendo spiritualmente tramite il Santissimo Sacrificio della Croce nella liturgia secondo il Vetus Ordo ma senza nessun rigetto del Novus, insegnando il catechismo della Chiesa cattolica ai nostri figli, frequentando le comunità ecclesiali fedeli, serie sul piano dottrinale, e moltiplicandoci nel futuro come sempre ci siamo moltiplicati nel passato pregando per la fine prossima di questo tempo di persecuzione che ci perfeziona nel nostro divenire cristiformi.

L’onda lunga è di chi è fedele alla Chiesa, non di chi crede mettere in moto processi temporali, sensati distruggerLa o sperare praticarne una Cancel Culture: ci rimettiamo completamente tra le mani dello Spirito Santo, il Solo che governi la Sua Chiesa.

L’obbedienza secondo il nostro stato sarà sempre quel che ci contraddistinguerà, nel passato, nel futuro e nel presente: la “salus animarum” nostra e delle persone di cui siamo in carica è la suprema lex che ci conduce nella Chiesa di Cristo che sussiste pienamente solo nella Chiesa cattolica.

Deus Vult.

In Pace



Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica, Liturgia e Sacra scrittura, Magistero, Simon de Cyrène

9 replies

  1. Speriamo che trianello abbia tempo di scrivere la sua riflessione “a contrasto” con quella presentataa da Simon. Ne abbiamo parlato molto inter nos e potrebbe essere interessante anche per i nostri lettori leggere un altro parere per certi versi quasi opposto a quello di Simon, in vero spirito di incontro/scontro virile (Crocevia fra uomini appunto) fra spiriti diversi e in comunione con la Vera Fede.

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  2. Nella Costituzione Apostolica « Sacrosantum Concilium » si legge:
    « 21. Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. Questa infatti consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti alla intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee. In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà che essi significano, siano espresse più chiaramente e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria. »
    ed anche
    « 54. Nelle messe celebrate con partecipazione di popolo si possa concedere una congrua parte alla lingua nazionale, specialmente nelle letture e nella « orazione comune » e, secondo le condizioni dei vari luoghi, anche nelle parti spettanti al popolo, a norma dell’art. 36 di questa costituzione. Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell’ordinario della messa che spettano ad essi. Se poi in qualche luogo sembrasse opportuno un uso più ampio della lingua nazionale nella messa, si osservi quanto prescrive l’art. 40 di questa costituzione. »
    Una domanda: ma siamo sicuri che la « Traditionis Custodes » non contraddica quanto stabilito dal CVII con le sue Costituzioni Apostoliche?

    Piace a 1 persona

    • Siamo sicuri piuttosto del contrario: ma ciò non prova nulla.
      Rendiamoci conto che la Chiesa non è fatta Santa dalle decisioni umane, neanche quelle che sono prese nel quadro di un Concilio: San Paolo VI non ha fatto neanche quel che questa Santa Costituzione ordinava!

      Questo perchè l’umano è solo capace di peccare di per se stesso: anche quando si esprime tentando di insegnare secondo quel che la Chiesa insegna, in realtà non c’è niente di magico.
      Niente di magico nei Concili, niente di magico nei dogmi definiti ex cathedra, niente di magico nei motu proprio: solo dell’umano, cioè azioni e decisioni invischiate nel peccato e, in certe circostanze, illuminabili dalla Grazia.
      Quel che rende la Chiesa Santa ed il Suo Magistero è la sola azione dello Spirito Santo nell’anima di chi crea e di chi riceve queste decisioni e questi insegnamenti, e ciò non grazie a loro virtù intrinseche ma proprio a loro dispetto.

      Per questo obbedire allo Spirito Santo e alle Sue suggestioni ci garantisce di sempre essere nella carità della Vita trinitaria: non perchè l’ordine dato sia intrinsecamente buono, anzi è sempre cattivo, ma perchè bisogna obbedientemente lasciare lo Spirito Santo scrivere dritto lungo quelle linee storte.
      Storto era il rito antico, storta la costituzione apostolica, storta la messa paolina, stortissimo questo motu proprio: eppure seguendo con mansuetudine la guida dello Spirito Santo lungo tutte queste storture in verità tiriamo dritto verso la nostra santità, se tale è la volontà di Dio.

      In un certo senso tutte queste discussioni sono speciose: cercare il buono ed il giusto nelle decisioni dei papi e/o dei concili è pena persa, non si troveranno mai, perché non ci sono mai parole magiche.
      Quel che dobbiamo fare è seguire le ispirazioni dello Spirito di Dio che tali decisioni e insegnamenti obiettivamente così poveri provocano all’altezza delle nostre virtù personali umane e teologali.

      Spero essermi spiegato.
      In Pace

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      • Le “Costituzioni Apostoliche”, dopo aver ribadito che la bimillenaria Dottrina insegnata dal Retto Magistero è alla base di tutto, ipotizza talune “esperienze” che potrebbero far meglio comprendere la via della salvezza indicata da Santa Madre Chiesa.
        Coloro che si stacciano le vesti accusando altri di non seguire le indicazioni del CVII, sono convinti che le ipotesi pastorali avanzate dalle Costituzioni Apostoliche siano una nuova dottrina che abolisce quella di sempre.

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        • Esperienze pastorali che potrebbero, in linea teorica, migliorare la comprensione della Via Stretta del Cristo Gesù, sono sempre state le benevenute nella Chiesa.
          Quanto agli stracciatori di vesti, sono come i sacerdoti del sinedrio: ipocriti.
          In Pace

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  3. Debbo dirvi che a rileggere l’indulto dell’84, l’Ecclesia Dei, il Summorum Pontificum e quest’ultimo atto di Francesco ( riguardo all’invenzione rituale del 1962, di sette anni più giovane dell’altrettanta correlata escogitazione del 1969 ) io vedo che il filo conduttore è sempre il medesimo, a cui in quest’ultimo caso si aggiunge certo la malignità e la strumentalizzazione di questo Papa increscioso. Ma non è che la teologia tradizionalista sia meno deteriore di quella progressista…

    Ad ogni modo , fatta salva la realtà sacramentale, per me non ci sono problemi.

    Il vero problema da cui si distrae il popolo si DIO è l’intenzionalità nella ricezione od amministrazione del sacramento, se vogliamo essere seri. Non scherzo.
    Ringraziando DIO diminuendo drasticamente tal problema si risolverebbe da sè, pur essendo il problema più sottaciuto e grave di tutto il novecento.

    saluti.

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    • Potresti elaborare questo tuo concetto di intenzionalità, sapendo che i sacramenti agiscono ex opere operato?
      In Pace

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      • Il problema dell’intenzionalità è nel dibattito che c’è fra intenzione esterna ( ossia basta rispettare gli atti imposti dal rituale « per compiere ciò che fa la Chiesa di Cristo » dove non si necessita voler far neanche quel che vuole la Chiesa cattolica ma la Chiesa del Cristo in generale, né si deve di per sè avere Fede ) o l’intenzione interna ( cosicché pur manifestando esteriormente tale assenso realizzativo si deve anche ammettere una qualche immedesimazione od apertura a ciò ammettendo che si potrebbe però porre ostacolo se lo si facesse simulando in canzonatura o con la pertinace convinzione di contraddire quel che si fa, che sò bestemmiando mentalmente e disprezzando la Chiesa in cuor proprio ).
        L’ex opere operato non c’entra nulla giacché è un corollario dell’avvenuto sacramento o comunque sia del suo compimento che abbisogna sempre di materia, forma e intenzione consone apriori ossia senza queste parlare di ex opere operato è inutile perché non sussiste nulla come non varierebbe nulla rispetto le disposizioni del ricevente per la fruttificazione della grazia ( distinzione fra actu primo oggettivo ed acut secondo soggettivo ). L’intenzionalità è necessaria poiché il ministro in questo caso è causa strumentale nel sacramento mentre soprattutto se si riceve il soggetto deve essere libero…inoltre è necessaria per render fattibile un’unione in senso analogico estrinseco al fine corrisposto sacramentalmente, situandosi appunto sul piano morale. Inoltre per essere un atto razionale di per sè.
        Chiunque disquisisca di intenzione attuale, virtuale od abituale non c’entra il problema perché qui si parla appunto che essa non ci sia ab origine.
        Don Curzio Nitoglia è seguace per dire della prima visione, quelle esteriore, sbagliando. Questo è più strano che grave.
        Se chiedi queste cose a qualche sacerdote o gerarca o professore, glissa subito, e credo faccia bene. Ma chi ha Fede come te, non può non considerare anche questo grave problema soprattutto in questi tempi.
        Non esiste d’altronde nessun altro complotto che il voler distruggere la Chiesa di Cristo.
        Il problema è, se volessimo dare un giudizio su la conversione dei sabbatiani polacchi : Jacob Frank fu battezzato? Se avesse battezzato qualcuno, egli sarebbe stato battezzato?E se divennero sacerdoti i suoi seguaci, avremmo sacramenti compiuti da tali sacerdoti?
        E’ una cosa da tenere a mente soprattutto per i paesi ortodossi il cui clero è risaputo esser stato compromesso dal Kgb. D’altronde non si può recuperare quel che non c’è mai stato.
        Se si ammette questa visione, non fa alcuna differenza che il nostro soggetto infiltrato sia un tradizionalista o modernista, anzi, è molto più facile che sia il primo e non il secondo, per un semplice fatto di utilità marginale strategica.
        Ci sarebbe poi da parlare del « supplet ecclesia » come chiaramente della Causa principale che è DIO nei sacramenti, ci mancherebbe; questo è un discorso iimportante ed interessante ma molte molte mal posto ed usato sbrigativamente come tappabuchi in sè e per negare le parole di Giovanni il Teologo nella sua prima lettera 2,19 « Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri » chiudendo gli occhi sulla gravità della situazione e sulla sua primordialità, scacciando da sè le respensabilità.
        Ovviamente la gravità non consiste nel fatto che forse qualcuno non ha fatto la comunione, non è battezzato, non è sacerdote et cetera, questo problema verrà risolto con la persecuzione ed il ridimensionamento e DIO non è costretto ai suoi sacramenti, lo sappiamo. E’ invece che non si riconosce più l’uomo di DIO e l’empio travestito da agnello. Chi può dire di aver tale criterio fra noi? Questo sì che è grave.

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        • Si potrebbe dire che il « supplet ecclesia » possa valere in casi di neutrale indifferenza impartecipata, incredulità o di intenzione « abituale » ovvero quando l’atto di volontà è sganciato nell’influenza dell’azione stessa. In tal senso affidarsi alla Causa Principale nei sacramenti che è DIO è interconesso al « supplet ecclesia » chiaramente.
          D’altronde è l’intenzionalità l’argomentazione contro la magia nel conferimento dei sacramenti, come dal punto di vista soggettivo la grazia dipende dalle disposizioni interiori.
          D’altronde si dementica che tutti i sacramenti hanno una « res et sacramentum », chimantesi carattere, vincolo nello sposalizio, la compunzione interiore(?) in quelli penitenziali, il corpo ed il sangue di Cristo in sè stesso per l’eucarestia. Oltre dunque alla validità in sè, l’opus operatum si riferisce a quest’ultimo caso nella permanenza.
          Ad ogni modo non si può supplire un’intenzione deliberatamente contraria. Credo tu già sapessi tali cose.
          Non c’entrava nulla la tesi riguardo l’efficacia intenzionale dispositiva dei sacramenti comunque.

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