Fori Interni, Esterni & Pubblici: La Via Stretta (III)

Gli Erodi

Procedendo avanti nelle nostre analisi notiamo che formalmente, mentre nelle antiche società avevamo due livelli, quello del principe e quello del suddito, e che, fintanto che il principe si sottometteva lui stesso alla legge divina, la problematica del suddito si limitava a discriminare questo punto e ad obbedire del meglio che poteva, al peggio, vedendo anche negli aspetti negativi soggettivi un’opportunità per una via di ascesi personale o sociale santificante tesa verso il bene comune, all’opposto, nelle società occidentali contemporanee abbiamo (a) un principe che non riceve nessuna unzione altra che da se stesso, il popolo, mentre abbiamo (b) una classe manageriale che è supposta gestire la propria nazione e alla fine ritroviamo (3) un popolo di sudditi, sul piano dei principi “democratici”, di se stesso e, sul piano reale e pratico, della classe manageriale.

La differenza tra i due sistemi non è solo giuridica ma sostanziale, come abbiamo già sottolineato nel nostro capitoletto intitolato “Il Galeotto”. Ormai non c’è più la garanzia che si guardi davvero al bene comune, in quanto il popolo è forse capace di capire la nozione di potere di acquisto e di fare di tutto per rincorrerlo, ma non è capace, per via dell’akrasia umana, di imporsi a livello personale e societale un cammino di virtù umane e sociali che costruirebbero un vero bene comune. Per giunta, questo popolo, qualora sbagliasse, non riconosce nessuna istanza etica a lui superiore, il che sarebbe invece intrinseco ad un sistema che sia retto da veri saggi che si cooptano nel migliore dei casi o di un oligarca, magari un re, che si concepisce sempre sottomesso alle leggi divine che sono, per natura, conduttive della giusta nozione di bene comune.

Non essendoci quindi nessun meccanismo di feed-back solamente la più o meno rapida erosione del sistema stesso conducente alla sua scomparsa storica a termine permette un, umanamente costosissimo, raddrizzamento. Nel frattempo, chi detiene il potere effettivo sono la classe manageriale, sia essa in carica della politica o dell’economia, classe alla quale importa solo essere rinnovata nelle sue cariche in funzione del riconoscimento “popolare” che si esprime, per i primi, nel voto e, per i secondi, nei livelli di consumo.

La dottrina tradizionale della Chiesa che chiede ai sudditi di obbedire al “principe” è quindi perfettamente inapplicabile in questo ultimo contesto in quanto con questa obbedienza non si va verso un’ascesi a favore del bene comune ma ci si affossa sempre di più in un sistema di vizi e di strutture di peccato mano a mano sempre più assurdi sul piano dei principi e verso un’idolatria di mammona che è l’antitesi stessa del cristianesimo.

Al riguardo è interessante porre in parallelo la posizione di un Biden rispetto al proprio sistema democratico e quello di Francesco rispetto ad una struttura di diritto divino rianalizzando brevemente alcuni avvenimenti di queste ultime settimane.

Nei due casi abbiamo un Biden che deve, statutariamente, obbedire alle leggi del suo paese ed in particolare la sua costituzione: egli si trova allo stesso livello di tutti i cittadini americani sotto questo aspetto e, in linea di principio, non è al disopra delle leggi stesse, incluse quelle da lui stesso varate. Egli ha da applicarle come ogni cittadino e da lasciarle applicare da chi dovere, magari usando di clausole di coscienza qualora queste esistano in quanto egli non è che un elemento della classe manageriale e che la volontà popolare può anche non esprimere una volontà di ricerca di bene comune, ad esempio nel caso dell’aborto.

Quando i vescovi americani gli chiedono di essere coerente con la sua fede in questa materia per poter accedere alla comunione, cosa che hanno perfettamente il diritto di imporre, in realtà gli stanno chiedendo se la sua funzione presidenziale è compatibile con l’essere un cattolico serio: le conseguenze per il ruolo politico dei cattolici statunitensi in quanto tali non sono insignificanti e possiamo, in parte, capire la ritrosia del Vaticano.

D’altro canto, abbiamo Francesco che statutariamente risponde solo a Dio nel quadro della struttura di monarchia assoluta che definisce la funzione di vescovo e in particolare di vescovo di Roma e capo dello Stato Pontificio. Qualunque decisione che egli prende deve avere come riscontro ultimo quello già definito nel CIC: la salus animarum. Questa è la missione della Chiesa e qualunque decisione sua che vada in questa direzione è buona e obbliga moralmente lui stesso e tutti noi assieme a lui, mentre le altre le possiamo disattendere senza complessi e senza nuocere al bene comune. Anche in questo caso i vescovi ed il popolo dei credenti che vivono del sensus fidei fidelium cioè di coloro che sono davvero fedeli, cioè assidui in una vita di virtù umane e teologali, di sacramenti e di carità, di apostolato e di studio dell’insegnamento della Chiesa stessa da secoli, hanno perfettamente il diritto di opporsi ad alcune decisioni papali come San Paolo fece con San Pietro e di attirare l’attenzione del Papa quando svia, ma nessuno ha mai il diritto di sommarlo di essere coerente con la sua fede nel senso di dover scegliere tra la sua funzione papale e la sua coerenza personale come potrebbe capitare a Biden. Così abbiamo visto l’estrema “sinistra” del cattolicesimo (se ancora è cattolicesimo) nella persona di Mancuso della scuola di Bologna scagliarsi contro Francesco perché costui non sembra permettere sul piano formale di buttare al cestino la dottrina cattolica risalente al Cristo stesso allineandosi sulle dinamiche della chiesa tedesca già materialmente scismatica e, praticamente, chiedergli di dimissionare come il Cardinale Marx praticamente ha fatto.

Quanto all’estrema “destra”, per bocca ad esempio di Mgr. Viganò, vi sono coloro che chiedono la stessa stessa dimissione ma, stavolta, per via delle posizioni eretiche e apostatiche personali del papa attuale a nome di una coerenza tra la persona e la funzione. Mancuso e Viganò: stesso combattimento e stessa incoerenza. Il Papato non è una struttura politica statunitense dove la problematica legata alla coerenza personale potrebbe essere richiesta a chi esercita funzioni nella classe manageriale: è, paradossalmente, una struttura dove chi è al vertice può essere un apostata ed un eretico; eppure, lecitamente e legittimamente, rimanere nella sua posizione. Nel nostro ruolo di fedeli il rispetto dovuto alla funzione è slegato da quello dovuto alla persona stessa e il nostro dovere è di essere noi stessi coerenti con l’insegnamento della Chiesa anche se, chi dovrebbe dare l’esempio, visibilmente non lo è.

Vivere in sistemi feudali non è un problema quindi per un cattolico: il re o il baronetto di servizio rimane sempre sottomesso a Dio e qualora quel che questi comanda andasse contro quel che Dio o la Chiesa volesse, il problema è tutto suo ma non del suddito che sa benissimo cosa dover fare, oppure no, nel proprio cammino di santità.

In un contesto “democratico” contemporaneo questo non è però sempre possibile, o più esattamente, rimane una questione alquanto semplice per il fedele visto in quanto “suddito” di una democrazia dove egli, in finis, ha da obbedire nella propria vita solo a quel che Dio comanda in priorità per avere accesso all’Eucaristia, ma diventa complesso per il fedele in quanto fonte di diritto, quando vota, e quando partecipante della classe manageriale di cui sopra.

A questo stadio della nostra riflessione vorrei proporvi di riflettere su due insiemi di avvenimenti vissuti da Gesù e al modo stesso a cui vi ha risposto per tentare di vedere se ci siano qualche nuovi elementi possibili di riflessione dai quali la Chiesa potrebbe un giorno imbastire una dottrina cattolica coerente circa i regimi democratici.

La prima serie di avvenimenti vede San Giuseppe soddisfare l’editto di Quirino e fare tutto il tragetto da Nazareth a Betlemme con la Santissima Vergine incinta e pronta a partorire pur di poter obbedire sul piano civile e farsi censire nella città di cui era originario. Al contempo evita di farsi riconoscere da Erode il Grande, anzi, fugge via alla grande in Egitto per non far fare al suo figlio putativo la fine degli altri neonati innocenti di meno di due anni. Obbedienza anche a rischio della salute della sua virginale sposa e del nascituro a fronte del potere romano; fuga dal sovrano ebreo ufficiale nominato dall’imperatore romano: due elementi che dovrebbero far riflettere, perché nei due casi, andare a Betlemme o restare a Betlemme egli rischiava la salute di chi era in carica. Ovviamente c’è l’intervento angelico nel suo sogno, ma ciò non cambia il fatto che in un caso Dio voleva che obbedisse mentre nel secondo che disobbedisse. Abbiamo quindi due poteri differenti nella loro natura: il primo che ci obbliga e un secondo che dobbiamo, non solo disattendere, ma addirittura fuggire.

La seconda serie di avvenimenti ha luogo durante il processo di Gesù: Gesù si manifesta di fronte al Sinedrio dichiarandosi Figlio di Dio e, così condannandosi senza appello; Gesù interloquisce, poco ma nondimeno, con Pilato mostrandogli chi è la Verità e durante la fase finale del Suo processo ricorda a costui che il potere di vita o di morte su di Lui gli viene da Dio stesso; di fronte ad Erode Antipa però Egli rimane assolutamente zitto, trasparente, non manifesta niente analogamente a come fece San Giuseppe che permise la manifestazione di Gesù ai pastori, ai re magi, ai sacerdoti del tempio, ai preposti in carica del censimento , ma non a Erode.

Un silenzio che molti Padri della Chiesa hanno cercato di indagare: in fin dei conti Erode Antipa era un corrotto, che viveva con la moglie di suo fratello, donna corrotta e di consigli perversi, che aveva fatto tagliare la testa a San Giovanni il Battista; Pilato, in contrasto, non solo viveva con una moglie legittima, ma i consigli di costei erano impregnati di saggezza, di prudenza e di timor di Dio, anche se egli non era, e di gran lunga, un modello di virtù umane. Però questi argomenti non sono di per sé sufficienti e interamente convincenti.

Gli Erodi, padre e figlio, in realtà non traggono la loro legittimità di governo dall’unzione regale e da YHVH ma dal volere più o meno capriccioso dell’imperatore di Roma: il loro potere è radicato nella sola volontà umana.

Quirino e di Pilato invece rappresentano il potere romano e l’imperatore stesso in quanto tali. Bisogna dare a Cesare quel che è a Cesare: questo è uno dei punti centrali dell’insegnamento politico del Cristo.

L’altro Suo insegnamento politico maggiore è che a chi non ha potere lecitamente da YHVH stesso, come gli Erodi, non si deve neanche parlare, anzi, se possibile, bisogna fuggirli.

A quest’atteggiamento di profondo silenzio di Gesù di fronte ai due Erodi, dove Egli si rifiuta ogni qual sorta di manifestazione, fa eco al Suo insegnamento di non dare perle ai porci e di non spiegare il significato profondo delle parabole da Lui insegnate a certuni i quali rischierebbero, sennò, di convertirsi.

Ma gli Erodi ed i funzionari romani non sono le sole fonti di potere con le quali Gesù ha dovuto interagire e nella prossima riflessione esamineremo assieme un paio di altre.

Intanto, già abbiamo qualche elemento di riflessione: mentre nel caso del Papa, a prescindere dal personaggio storico preciso, il suo potere è chiaramente lecito e non v’è dubbio alcuno che gli dobbiamo obbedienza in tutto quello che ci comanda di fare se attua quel che la Chiesa vuole che sia fatto da duemila anni in qua e nessuno avrà mai il diritto di chiedergli alcuna coerenza di vita, nel caso di Biden, la questione per lui è di sapere se egli rappresenta una realtà lecita, e non solamente legittima, per poter partecipare all’Eucaristia, mentre per i cittadini americani resta il dover capire quali leggi emanate obbligano i credenti in quanto tali, ma anche capire se si deve manifestare il Cristo in un contesto che potrebbe essere intrinsecamente perverso nel suo meccanismo: se San Giacomo, fratello di San Giovanni, si fece uccidere da Erode Antipa, gli angeli (ancora loro), dopotutto, fecero miracolosamente fuggire nottetempo San Pietro dalla prigione ben lontano dall’illecito “sovrano” a mo’ di San Giuseppe.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Filosofia, teologia e apologetica, For Men Only, Simon de Cyrène

18 replies

  1. « il che sarebbe invece intrinseco ad un sistema che sia retto da veri saggi che si cooptano nel migliore dei casi o di un oligarca, magari un re, che si concepisce sempre sottomesso alle leggi divine che sono, per natura, conduttive della giusta nozione di bene comune. »
    Questa ipotesi è a mio parere altrettanto utopistica rispetto a quella di creare una democrazia perfetta.
    Ora ipotizziamo che tutte le nazioni del mondo fossero governate un saggio, oligarca o re che concepisce essere sottomesso alle leggi divine per il bene comune.
    E’ evidente che nella nozione di bene comune vi sono dei concetti che sarebbero simili, e probabilmente uguali. Non si capisce infatti perchè il saggio francese dovrebbe fare scelte per il bene comune da quello tedesco, che egualmente le fa per il bene comune . A parte le differenze geografiche, nazioni vicine si presterebbero alle stesse scelte (oppure a scelte diverse, ma allora una delle due è meno saggia dell’altra…)
    Quindi il saggio di turno (che peraltro non è possibile stabilire da chi possa essere eletto o nominato, se non in un consesso di presa del potere con la forza o di elezione democratica , e si ritorna alla democrazia) se fosse veramente saggio preferirà cedere il potere ad un saggio migliore di lui a livello sovranazionale, per risolvere quei problemi che una nazione , da sola, non può gestire e che sarebbe saggio fossero gestiti da uno per tutti. Pertanto esisterebbe un super saggio, che per logica nel tempo creerebbe una super nazione , in modo di mediare gli interessi e lo sviluppo di più persone possibili. Per esempio : dove sta scritto che i russi debbano vivere in un territorio sterminato quasi vuoto e gli indiani , che sono il quadruplo di loro, debbano vivere in una nazione che è territorialmente un sesto o anche meno della russia ? Saggezza impone di consentire un travaso da territorio a territorio. Saggezza impone anche che per capirsi meglio sia necessario imporre una lingua unica, e cosi via.
    Pertanto il vero saggio alla fine compirebbe proprio quel mondo unico a guida unica che molti pensano essere l’obiettivo delle menti demoniache moderne.
    In realtà non esiste alcuna possibilità di identificare in modo condiviso uno o più saggi , se non con un intervento divino che sia visibile e condiviso da tutti.
    Se infatti non fosse visibile e condiviso esso finirebbe con l’essere imposto qualcuno, gettando le basi per la rivolta . E si ricomincerebbe da capo.

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    • Mi permetto di ripetermi: veramente in questa mini-serie di riflessioni non mi preoccupo minimamente di sapere quale sarebbe il sistema politico ideale da mettere in atto: quel che cerco di dissecare è come si deve comportare un cattolico nella situazione attuale dell’occidente, e queste ipotesi estreme sono solo lì su un piano ipotetico per valutarne i limiti e misurarne la distanza. Cioè, “se” fosse così allora si potrebbe fare questo, e “se” cosà quello, ma non siamo né così né cosà, allora rimane questo. Eppoi visto che guardiamo al Cristo, quali analogie stabilire con tutto ciò.
      Un governo perfetto di saggi non esisterà mai, a causa del peccato originale. Quanto alle tue preoccupazioni supranazionali la Chiesa ha una dottrina ben chiara ma non adatta: quello della città terrestre sottomessa ad Essa, l’imperatore unto dal Romano Pontefice, concezione ideale ma che non è praticabile, in quanto siamo in una situazione dove sono i peggiori elementi con i peggiori programmi che governano a livello soprannazionale e che benedire questo è un sacrilegio delli stesso tenore che voler benedire un’unione tra due persone praticanti relazioni contronatura tra di loro.
      Spero essere stato chiaro, dal mio telefonino sui due piedi.
      In Pace

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  2. (mi scuso per i vari errori di grammatica che rileggendo noto…non avevo possibilità di rileggere con facilità)

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  3. In tutto questo non ho ben capito quale sia il presupposto calcolando che la retorica della finzione guridica attuale o del tipo di governo vigente da qualche secolo non mi sembra né importante né dirimente, olre a considerare che anche nell’antichità il potere era sempre gestito da determinate congreghe privatistiche.

    Ugualmente il discorso sul Papa non è tanto sensato. I romani ne hanno presi a calci ben più di qualcuno ponendo fine alle miriadi di amenità sul papa eretico con cui certuni si divertono…peggio mi sento se allora si consdera l’ovvia realtà dei fatti ossia che inoltre a quei tempi si aveva un papato regnante anche sul piano civico!

    La questione è il voto? Credo che chiunque possa votare ma che appena scopra che il voto ha portato a progetti infedeli al programma debba scordarsi tale fazione, e chiaramente il programma base e comune è il diritto naturale.
    Ad ogni modo sarebbe altrettanto incongruo votare per chi propugni una cristianizzazione via legale contraddicendo e non distinguendosi in nulla dalla realtà di di ogni religione umana che per intrinseca natura è politica.
    Che poi anche sul tributo…chi paga tutto quel che lo stato richiede senza remore, contropartita e alcun tipo di razionalità prima che stupido è un infame e ciò sarebbe vero in ogni caso, non mi ricordo di cristiani che facevano petizioni o manifestazioni contro l’impero romano sia in quanto idolatra , sia inquanto immorale dal punto di vista prettamente naturale.
    Non trovo allora troppe distinzioni con l’epoca di vizio attuale rispetto al passato visto che il potere è potere sempre.
    Fermo restando che viene da chiedersi se la religione rivelata possa mai imporsi civilmente dal punto di vista politico ee se quindi abbia senso o non la tradisca ipso facto.

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    • In fin dei conti, quel che dici è che concordi con me: la teoria politica della Chiesa non è adattata alla realtà nella quale viviamo.
      Poi, lo esprimi con le tue parole, ovviamente.
      Comunque, cerco di andare oltre questa constatazione e tentare di ritrovare nell’esistenza ed insegnamento del Cristo gli elementi che dovrebbero essere la nostra bussola per la nostra salvezza eterna in quanto animali politici.
      Grazie per la condivisione.
      In Pace

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      • Si può darsi ma io reputo che la realtà ecclesiale sia proprio inadatta al politico di per sè. Insomma citare Paolo, Pietro e Giacomo riguardo ai governanti dimenticando le parole del Signore nel Santo Vangelo su questo mondo, ed infondo di tutto l’Antico Testamento riguardo la sola regalità di DIO, mi sembra alquanto scorretto.
        Di certo l’invito è a non compiere alcuna rivoluzione, sedizione e non cospirare, ma dichiarare che le potestà sono istituite da DIO non è diverso dall’affermare come in Giobbe che il Diavolo, oltre che creatura di DIO, sia infondo un esecutore dei sui disegni nel vaglio della Fede e dunque uno strumento ( strumento contro cui DIO stesso agisce con la Sua grazia in noi, combattendo per noi, giusto a manifestare la sua immensa bontà ).
        Se quindi si vuole cercare una commistione fra politica e Chiesa poiché IDDIO riconoscerebbe l’automia dell’umano (??????), non vedo come non provare a cercare di collaborare anche con il Demonio o foss’anche iniziare a rirpendere culti agli elementi, che DIO usa spesso contro le infedeltà del suo popolo, per dunque riverirli e manipolarli come usano fare gli esoteristici magici di ogni risma.
        E tutto ciò indipendentemente dai tempi e luoghi.

        Se il problema è il voto allora per precauzione basta non votare e la situazione non sarà diversa dall’antichità mutato il mutabile.

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  4. Il paradosso cristiano rispetto alle altre religioni e’ che nel Cristianesimo Dio in persona e’ entrato nella Storia . Dall’ Incarnazione di Cristo non ha piu’ senso distaccare la storia umana dalla storia sacra. La Regalita’ di Cristo significa che egli e’ il Re del Mondo e della Storia e quindi anche di questo mondo in cui viviamo. Ma la regalita’ Di Cristo e’ contesa da quella forza che il Vangelo chiama “ il Principe di questo mondo”. Le apparenti vittorie storiche del Principe di questo mondo ,che oggi piu’ che mai pare dominare e piegare ai suoi voleri le menti e le coscienze degli uomini, non ci devono far dimenticare che Cristo ha detto Io ho vinto il mondo.
    Cristur vincit, Cristus regnat, Cristus imperat.
    Se i cattolici di ogni epoca e di ogni tempo( prima del nostro) hanno sempre avuto ben in mente questa evidenza della Regalita’ di Nostro Signore, i cattolici moderni hanno come rifiutato tale regalita’ in nome di una mentalita’ relativistica , il cui compendio e’ la “ Fratelli tutti” di Papa Francesco , in cui Cristo , il Re della Storia e dell’ Universo , non viene neppure menzionato.
    Si , vi si parla di un Dio padre nei cieli, il Dio delle religioni monoteiste , un Dio uguale per cristiani ebrei e musulmani, che secondo la Fratelli tutti ha voluto la pluralita’ delle religioni, e poi ci sono gli uomini che sono tutti pari ed uguali , fratelli di una fratellanza che non deriva da Cristo
    Percio’ i politici acattolici oggi non fanno che mettere in pratica cio’ che e’ insegnato dalla Cattedra piu’ alta: probabilmente Biden ritiene piu’ “cristiano” e perfettamente in linea col suo essere cattolici , l’ atteggiamento liberal e progressista , tollerante e pluralista , che vuole una societa’ in cui si puo’ abortire o non abortire, divorziare o non divorziare, suicidarsi o non suicidarsi, senza che queste decisioni abbiano un valore in un senso o nell’ altro. E’ la dittatura del relativismo che e’ il contrario della Regalita’ di Cristo. Ma chi predica piu’la Regalita’ ’ di Cristo , Signore della Storia, dopo il Concilio Vaticano Secondo? Forse ancora le chiese orientali ortodosse….

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    • Veramente non è il relativismo che indica nella libertà personale e nella libera scelta se peccare o meno una delle basi per la nostra fede.
      È proprio il vangelo e gli apostoli (cfr San Paolo : la salvezza tramite la stoltezza della predicazione).
      Non ci confondiamo mai su un aspetto : la fede cristiana oggi soffre non per la cattiveria del mondo nell’ imporre leggi contro il diritto naturale (che è legittimo che a molti naturale non sembri o quanto meno non nella misura cristiana dello stesso ) ma per la della mancanza di cristiani autentici che con la loro vita quotidiana e in mezzo alle precarietà del mondo diano testimonianza che si può vivere da veri cristiani rinunciando al comportamento ed al pensiero utilitaristico ma confidando in Dio. L’amore al nemico non è una barzelletta ma è la strada stretta indicata per il cristiano. Il nemico non è quello in armi alla frontiera ma è chiunque nella nostra vita sembri ostacolare i nostri progetti , dal vicino di casa al figlio disobbediente al capoufficio ingiusto. E vivere in questo senso significa anche rinunciare a tutti quei ruoli o compiti che ti mettono in condizione di compiere atti non conformi al volere di Dio. E quindi alla gloria ed ai soldi che ne conseguono.
      La scarsezza di testimoni di questo tipo di vita e’ la vera sterilità che prosciuga la fede , non illudiamoci che una messa in latino o una legge che impedisca atti contro la vita siano di per sé una cosa cristiana. Conta il motivo per il quale si fanno queste cose e la coerenza personale tra quanto si predica o impone agli altri e quanto si impone a se stessi.
      Senza questa coerenza chi compie atti apparentemente cristiani nominando Cristo è solo un usurpatore , che utilizza Dio per i suoi scopi personali, e distrugge quell’ esempio salvifico che viene dai veri testimoni. Meglio un nemico onesto che un amico falso , meglio l onestà intellettuale di chi applica alla propria vita una etica senza imporla agli altri di chi impone l etica agli altri senza imporla a se stesso .
      Un cristiano non abortisce anche se è consentito farlo. Una figlia nata ed aducata in una famiglia veramente cristiana magari pecca col sesso ma dopo non abortisce perché ha nel DNA la gravità di tale atto e vede nei genitori un esempio di come si può confidare in Dio . Quindi senza cristiani veri che vivano cristo sulla propria pelle (e non per slogan sui social) non c’è legge che tenga , e d altra parte il cristianesimo è nato e cresciuto in mondi 1000 volte più pagani di quello attuale , dove certe pratiche (tipo l aborto) erano rare solo perché tecnicamente impossibili . Non illudiamoci sulla santità dei nostri predecessori , molti peccati gli erano negati per ragione tecniche ma quello che succedeva nelle campagne o nei luoghi nascosti (stupri , incesti , omicidi , giustizie sommarie) è senza confronto col mondo odierno.

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      • In generale trovo giusto e bello quel che esprimi in queste tue osservazioni.
        Ci sono però due punti con i quali non posso concordare.
        Il primo è che l’aborto, come anche gli altri crimini contro la vita materiale e spirituale, non è solo una faccenda personale: in quanto cristiano non posso dirmi “che bello almeno io non farò mai queste cose perché sono un vero cristiano e se gli altri lo fanno tanto peggio”, in quanto uccidere il corpo o l’anima di una persona innocente e non tentare di intervenire è mancare assistenza ad una persona in pericolo, è un non proteggere persone intrinsecamente indifese, anzi straziate proprio da chi dovrebbe proteggerli, e l’orrore di questo lo sappiamo ben esprimere nei contesti incesto e pedofiflia o di abuso da persona in carica.
        Il secondo è che, se è vero che dacché c’è l’uomo c’è il peccato e che sotto questo punto di vista nulla è cambiato sotto il sole da millenni, vi è però una differenza radicale con i tempi passati: la messa a punto di sistemi statali, culturali ed economici il cui fine stesso è l’uccisione, la perversione, le azioni contro.natura, la perversione delle anime. SIamo in presenza di un sistema di strutture di peccato come paradigma, mentre nel passato, almeno nelle contrade “cirstiane”, orrori sicuramente avvenivano, ma chi li commetteva sapeva di peccare, sapeva di essere un perverso e quindi aveva sempre la possiibilità di una redenzione almeno in linea di principio. Quel che succede nei nostri paesi, in questi tempi, invece è un vero e proprio peccato contro lo Spirito Santo, in quanto queste società si precludono l’accesso ad ogni conversione e quindi ad ogni redenzione.
        In Pace

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        • Concordo con te. Dico solo che in un mondo prevalentemente scristianizzato è illusorio, ed anche un po’ colpevole , pensare che la rievangelizzazione delle persone parta dalla liturgie o dalle leggi umane , che coincidono a volte con quelle divine ma per altre motivazioni.
          Ogni cristiano deve essere responsabile ed è chiamato , come può ma in modo preciso , a dare testimonianza concreta che la sua fede non sia solo una enunciazione di concetti slegati dalla propria vita e rispettati solo quando non da fastidio farlo.
          Chiunque , anche le persone più semplici, possono essere partecipi di tutto questo. Il mondo ci guarda e se ci comportiamo piu o meno come il mondo non ci distingue ! Potrei fare mille esempi.

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          • Sono sempre d’accordo con te.
            Salvo con il tuo bemolle sulla liturgia che è, invece, proprio azione del popolo: in essa, veramente il Cristo in carne e ossa ci raggiunge e ci presenta al Padre nel Suo stesso sacrificio sulla Croce, cioè in essa siamo tutti al Calvario e, quindi, alla Risurrezione che lo telescopa.
            L’azione liturgica è quindi necessaria, direi anche sufficiente, in quanto la Passione stessa è necessaria, e sufficiente, alla redenzione dell’umanità intera e di tutti gli eletti dallo Spirito di Dio.
            Sul piano meramente umano, ti posso assicurare che la liturgia è uno strumento di apostolato in quanto tale e anche di proselitismo nel buon senso del termine (non in quello attuale): tra i miei avi ci sono stati tantissimi protestanti che si sono convertiti a causa della Santa Messa, anche quando la deridevano, prima di conoscerla, nei loro templi calvinisti. E questo succede ancora oggi: vedo nella mia parrocchia decine di giovani e di giovani coppie e di adolescenti e di coppie mature, tutte convertite o tornate alla pratica grazie alla liturgia. È anche lì dove nascono nuove genuine vocazioni sacerdotali: il servizio reso a Dio essendo la più alta funzione che un essere umano possa compiere in perfetta unione (alter Christus) con il Redentore.
            In Pace

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          • In questo mondo dove tutti sono buoni é i cattivi sono quelli che esprimono un pensiero piú o meno cristiano non capisco come il nostro comportarci da cristiani possa aiutare a la onversione della gente.

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            • Solo lo Spirito Santo converte.
              Però hai ragione: Gesù non ha ma detto agli apostoli “comportatevi da “cristiani” e fate ospedali da campo”, ma andate, annunciate la Risurrezione, predicate la buona parola e battezzate. Solo l’annuncio del Vangelo salva chi l’annuncia e chi lo ascolta.
              In Pace

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              • Gli apostoli annunciavano il vangelo e vivevano da Cristiani. Chi veniva colpito dalla loro parola un minuto dopo veniva colpito dalla loro vita. D’altra parte il kerigma è la testimonianza che può essere creduta solo se i testimoni sono credibili

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  5. Il mio discorso forse può sembrare acratico ( ovviamente non anarchico, mai ) ma riflettiamo un attimo. Può mai realizzarsi il motto « instaurare omnia in Christo »?
    Dato come ovviamente impossibile, aggiunto che è stupido provare l’impossibile, è rispettoso del Signore?
    Dovremmo sapere che IDDIO soltanto instaurerà il suo regno nella parusia.
    Come convertire poi se ci si serve della politica?
    Inoltre se è doveroso combattere le ingiustizie e prodigarsi affinché il mondo rispetti il diritto naturale , non è un po’ troppo confusionario e dunque erroneo mischiare il diritto rivelato al diritto naturale?
    Si comprenderebbe che la dottrina sociale, che è solo un insieme di corollari inerenti la Rivelazione e la natura delle relazioni umane, costituisce un ibrido di dubbia validità e verità, e non certo per le questioni che sovente si ritengono economiche ( quando si inizia a definire il distributismo ) ma perché si mischia quel che è Rivelato a quel che è di natura, a mio parere.
    Quel che un tempo era una fra le necessità nell’ordinazione, come l’elezione del clero da parte del popolo ( non esisteva difatti la concezione vocazionale del sacerdozio, il sacerdote veniva scelto dal popolo, obbligato a tal compito, uno fra tutti addirittura il pagano Ambrogio! ), venne disattessa nella societas cristianizzata. Il popolo fu inoltre profondamente cristiano, davvero? I gerarchi fu possibile rintuzzarli quando deviavano?
    Si noterà che la frammistione al feudalesimo e poi all’assolutismo, come forme politiche, ha nuociuto alla Chiesa ed ha ingenerato decadenza su decadenza…si vuol davvero continuare a spingere su questo tasto come usano i nostalgici para-tradizionalisti?
    Sembro perentorio, è una mia deformazione, ma in realtà attendo uno scambio chiarificativo soprattutto ovviamente a me stesso.
    saluti

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    • Anch’io soffro che la Chiesa usi il diritto naturale come argomento. I fedeli non consideriamo morale il matrimonio omosessuale perché Dio non lo vuole punto. Tutti gli altri argomenti sono un piú ma valgono niente di fronte alla volontá di Dio. É quello dovrebbe essere la parola della Chiesa. Secondo il mio punto di vista in comincia il problema quando la Chiesa parla agli infedeli. É li che incomincia ad argomentare sul diritto naturale ed il bene comune. Invece quando parla al “mondo” , un pó forse come dice Simon, il discorso dovrebbe essere “ Cristo é morto per i nostri peccato, risuscitato come prova della redenzione e tornera a giudicare i vivi e i morti” basta. Poi, secondo me ed aspetto la fine del ragionamento di Simon, siamo noi che viviamo nel mondo che useremo i ragionamenti per convincete chi non crede che é meglio una societá che rispetta il diritto naturale di una che no.

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      • Concordo per dire che l’insegnamento della Chiesa deve limitarsi ad un insegnamento apodittico: annunciare il Kerygma, annunciare la Buona Novella, enunciare dogmi, presentare i misteri.

        Il rischio essendo che, volendo dare ragione a quel che è misterioso (dove per misterioso non si intende inconoscibile, ma incompletamente conoscibile dallo scibile finito dell’umano e quindi pozzo di conoscenza senza fondo per esso) si utilizzino ideologie, paradigmi, spiegazioni le cui radici non affondano nel divino ma nell’umano, quindi al circostanziale, al superficiale, all’inessenziale, alla moda, ai poteri mondani.

        Ma la Chiesa ha anche un ruolo di maestra e non solo di mamma che dà la vita ai suoi figli dando loro da conoscere queste ineffabili verità: deve mostrare quanto queste ultime siano coerenti con la Creazione stessa che Dio sorge dal nulla hic et nunc: le argomentazioni sul diritto naturale hanno senso solo nel quadro di una sguardo realista del Creato ma rispecchiano il fatto quanto la Volontà di Dio sia congruente con il Suo Creato.

        Il seguito del mio ragionamento a breve con una prossima tappa già oggi che dovrebbe scioccarvi e, spero, rimetterci tutti in causa.

        In Pace

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