Oltre il Grande Reset. Verso una ecologica edenica

Cari amici, sono lieto di annunciarvi l’uscita per il mercato editoriale del nuovo libro del nostro Gaëtan M. N. Cantale-Miège dall’intrigante titolo di “Oltre il Grande Reset“. Tempo fa, quando mi chiese se potevo dargli una mano a sistemare il testo per l’edizione italiana, non avevo idea che il libro che avrei letto ed editato sarebbe stato cosi sorprendentemente coinvolgente.

Rimane difficile descriverlo: è un saggio di economia? di teologia? di antropologia? di mistica? Un po’ tutto questo, ma anche molto di più. Ecco come ho cercato di illustrarne il contenuto nella quarta di copertina:

“La recente pandemia ha mostrato, come se ce ne fosse ulteriore bisogno, tutta la debolezza del sistema economico mondiale. Da più parti si fa notare che il nostro modo di produrre e fare economia, così poco attento all’ambiente e all’equità sociale, ha raggiunto un punto di non ritorno. C’è chi invoca un Grande Reset .
Nelle brevi ma densissime pagine di questo volume, l’autore delinea i tratti di una possibile strategia d’uscita dalla grande Matrix economico-sociale in cui l’umanità è attualmente imprigionata, una strategia fondata sull’idea che più che di un reset, grande o piccolo che sia, c’è bisogno di una riscrittura completa del “codice sorgente” del nostro modo di convivere, produrre e scambiarci merci e servizi. Bisogna ripartire da una visione antropologica veramente cristiana, che metta al centro l’uomo, non come consumatore, ma come rigeneratore, come cioè membro di un nucleo familiare. Un uomo ferito dal peccato originale, che deve dedicarsi alla coltivazione delle virtù, sostenuto dalla Grazia divina. Un uomo conscio del fatto che è tempo di un’azione concreta, ma non di un’azione che punti semplicemente a sostituire un sistema produttivo con un altro, bensì di un’azione che miri a far sì che questi possa riappropriarsi dei veri valori che scaturiscono dalla sua natura, verso un’ecologia edenica.”

Che dire? Un libro che può davvero essere foriero di un nuovo modo di pensare all’economia e stimolare un cambiamento vero e concreto, nelle nostre vite personali e nella società nel suo complesso. Non mi rimane che invitarvi a leggerlo e, soprattutto, a meditarlo.

Il volume, come tutti quelli delle Edizioni CroceVia, è acquistabile su Amazon, sia in versione cartacea che elettronica ad un prezzo di lancio estremamente contenuto. Buona lettura!



Categorie:Edizioni croce-via

15 replies

  1. Vorrei muovervi una provocazione a partire dalla sola piattaforma che avete nominato per la distribuzione del libro: ma proprio Amazon? Perché, almeno, non IBS?
    – non credete che questa multinazionale stia accumulando ricchezza attraverso una visione dell’essere umano come mero consumatore, e una organizzazione del lavoro basata su principi lontani anni luce da quelli riscoperti dall’autore?
    – l’autore sarebbe disposto a lavorare dentro un mega stabilimento Amazon alle condizioni che raccontano gli operai? Lavorando in quelle condizioni starebbe realizzando.. felicemente quanto proposto dal suo libro?
    – non credete che la sostituzione di piccole-medie imprese (tipico dell’Italia) con queste mega realtà produttive—distributive, sia ciò a cui abbiamo da opporci proprio per evitare le forme di capitalismo più selvaggio e anti cristiano? (L’Irlanda è divenuta terra di conquista delle multinazionali e nel giro di 10 anni sono andati a farsi benedire tutti i valori antropologici e etici cristiani!)…
    – ho conosciuto molti scrittori che, per dare il loro contributo critico, hanno rifiutato di far distribuire il loro libro da Amazon… la ritengo una scelta coerente con la critica ma soprattutto con la proposta antropologico-etica-economica che, intuisco, è presentata anche in questo libro…
    E VI PREGO: NON DITEMI CHE LE MULTINAZIONALI SONO UNA REALTÀ CHE NON PUÒ ESSERE CAMBIATA, ALTRIMENTI IL CAMBIAMENTO CHE PROPONETE RESTERÀ SU CARTA…

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    • Ti ringrazio per aver posto delle questioni interessanti sulle quali noi stessi ci siamo interrogati prima di intraprendere la nostra esperienza editoriale con CroceVia.
      – Sicuramente Amazon è il prodotto più tipico del sistema di produzione capitalistico a cui il libro qui proposto cerca di contrapporne uno più vicino all’antropologia e all’assiologia cristiana, ma per noi questo è solo uno strumento. A noi serviva un mezzo che al costo più contenuto possibile ci permettesse di raggiungere la platea più ampia possibile (usciranno presto, per esempio, le traduzioni inglese, francese e spagnola di questo libro). Da questo punto di vista, Amazon non ha eguali. Senza contare che, si tratta certamente di uno strumento molto più democratico del sistema editoriale che vige tradizionalmente nella nostra povera Italia, dominato da un sistema di distribuzione a tratti mafioso in cui è praticamente impossibile per un autore “sconosciuto” che dica cose controcorrente arrivare nelle librerie, mentre sul grande portale americano i suoi scritti sono altrettanto visibili ed acquistabili di quelli dei Saviano di turno.
      – Non so se l’autore sarebbe disposto a lavorare in un centro Amazon, ma io lo sarei, perché è vero che le condizioni di lavoro non sono ideali, ma ti assicuro che in Italia ci sono situazioni ben peggiori (tipo lavorare in nero come receptionist in un hotel dodici ore al giorno, sei giorni su sette, facendo quasi esclusivamente turni di notte, per novecento euro al mese… come ho fatto io per ben tre anni da ragazzo per mantenermi agli studi). Scommetto che anche i due apprendisti del tipografo sotto casa, che lavorano dieci ore al giorno senza contratto e senza alcuna tutela, per poche centinaia di euro al mese non esiterebbero ad accettare un lavoro con Amazon. Questo per dire che il bicchiere certamente è mezzo vuoto per quei pochi che hanno la fortuna di avere un lavoro con contratto regolare, magari nel pubblico, ma per molti italiani è altrettanto certamente mezzo pieno.
      – Senza dubbio alcuno bisogna sostenere le piccole e medie imprese italiane, io stesso sono (o meglio lo ero prima della pandemia) un piccolo imprenditore, ma nessuna impresa locale ci avrebbe garantito il servizio di cui abbiamo bisogno, senza contare che, paradossalmente, proprio Amazon può essere uno strumento di cui un piccolo imprenditore intelligente (finché ovviamente perdura l’attuale sistema economico) può servirsi per rendere globalmente disponibili i suoi prodotti. Un amico editore, per esempio, mi diceva che attraverso Amazon (e gli altri portali di vendita di libri on-line) vende quasi il 90% dei suoi libri, visto che, a causa dell’oligopolio della distribuzione che domina il nostro mercato librario, per i suoi tipi è praticamente impossibile arrivare nelle librerie.
      – Boicottare Amazon nel nostro caso significherebbe praticamente azzerare la possibilità di far giungere i nostri volumi al maggior numero di persone possibile. Non abbiamo, almeno per il momento, una struttura organizzata di riferimento distribuita capillarmente sul territorio attraverso cui far arrivare il nostro messaggio porta a porta, quindi il sistema migliore per diffondere le nostre idee è sfruttare quanto questo sistema ci mette a disposizione, vale a dire proprio Amazon, che almeno non ci censura, come invece spesso e volentieri fanno i social network. Se questo libro diventerà un successo mondiale ed il suo autore un personaggio noto al grande pubblico, allora potrebbe in effetti dare un segnale boicottando Amazon ed utilizzando la propria notorietà personale per diffondere i suoi contenuti attraverso altri strumenti, ma finché questa notorietà non c’è, bisogna far buon viso a cattivo gioco e lavorare con quello che il “nemico” ci mette a disposizione (visto che le regole le detta ancora lui).

      Per chiudere vorrei far presente che questa è probabilmente l’ultima pubblicazione che esce per le Edizioni CroCevia, il suo canto del cigno per così dire, in quanto sta bollendo in pentola un’iniziativa che ci permetterà di poter essere presenti con le nostre pubblicazioni anche su altri portali e persino in alcune librerie. Per fare queste cose, però, ci vuole un grande investimento, sia di tempo che di mezzi e, pertanto, bisogna aspettare che le opportunità maturino, come sembra che ora stia per accadere.

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      • Ti ringrazio io per la risposta molto dettagliata che mi ha offerto spunti di riflessione (certo: quanti piccoli imprenditori italiani sfruttano i lavoratori?), mi ha fatto capire meglio la vostra scelta anche se non mi ha convinta. In particolare non mi convincono questi passaggi:
        -“ma per noi (amazon) è solo uno strumento”.
        Mi domando: Un nobile fine (proprio perché il libro proposto offre una riflessione etica) può accettare qualsiasi strumento? Capisco: la riflessione morale sullo strumento potrebbe rendere difficile l’azione. Ma perché non aprire una riflessione morale, oltre che sui fini, anche sui mezzi esistenti? Magari una creatività condivisa potrebbe aprire strade-strumenti che adesso non ci sono o che nessuno vede. Per questo, vi confesso, stimo gli autori esordienti che hanno boicottato Amazon e hanno scelto altre piattaforme online come IBS.
        -“al costo più contenuto possibile ci permettesse di raggiungere la platea più ampia possibile; da questo punto di vista Amazon non ha eguali” E certo! Lo capisco molto bene, è esattamente questo il punto: l’EFFICIENZA perseguita dal sistema capitalista abbatte i costi, le grandi multinazionali diverranno sempre più le UNICHE IN GRADO DI PROPORRE COSTI CONCORRENZIALI?
        Le grandi realtà industriali, in genere, sono quelle che abbattono i costi (vedi la fusione delle banche: Banca Intesa sta inglobando tante piccole banche).
        Nell’ambito dei “casalinghi”, questo ABBATTIMENTO DEI COSTI è ad esempio realizzato dai negozi cinesi e il risultato è che, tranne grandi franchising (come “Risparmio casa”), i negozi italiani di casalinghi stanno scomparendo mentre trovi ovunque “casalinghi cinesi”.
        -“è praticamente impossibile per un autore “sconosciuto” che dica cose controcorrente arrivare nelle librerie”. (Di certo nelle librerie, ma online anche IBS è una piattaforma molto conosciuta, no?); se penso ai libri controcorrente di Tiziana Alterio, Enrica Perucchietti, Franco Fracassi e altri che conosco… ho visto solo alcuni dei loro libri su Amazon, per altre opere hanno provato altri canali. Però ammetto che non conosco tutte le difficoltà.
        -HAI FATTO IL PARAGONE TRA I MIGLIORI ASPETTI DI AMAZON (convenienza, distribuzione efficiente ecc) E I PEGGIORI ASPETTI DELLE REALTÀ ECONOMICHE ITALIANE, a Roma direbbero: “così so boni tutti! Te piace vince facile?” :-))))
        Messa in questi termini, sarei la prima a esclamare: Amazon sei la provvidenza! Quanto so forti ‘sti americani! E grazie..
        Eppure, a parità di condizioni dure (non se prendiamo un piccolo sfruttatore italiano) preferirei lavorare per una piccola realtà italiana, che non sa come abbattere i costi, piuttosto che per una grande multinazionale che i costi li abbatte eccome! Il fatto è che poi, negli anni, questa mega realtà trasformerà stili di vita, valori, visioni del mondo.
        Voglio riportarvi proprio sulla questione valoriale: le multinazionali diffondono stili di vita, valori.
        La parabola economico-culturale-bioetica dell’Irlanda è paradigmatica… e, per quanto mi riguarda, triste. Voi pensate che potranno mai liberarsi delle multinazionali e dai “valori” liberal-individualisti? Forse solo se Dio interverrà! con una pioggia di rane o roba simile… e qui arriviamo al punto cruciale..
        -“ed il suo autore un personaggio noto al grande pubblico, allora potrebbe in effetti dare un segnale boicottando Amazon ed utilizzando la propria notorietà personale per diffondere i suoi contenuti attraverso altri strumenti”. L’Irlanda potrà mai liberarsi dalle multinazionali? I loro valori hanno già ampliamente condizionato le COSCIENZE…
        E tu dici che uno che diventa famoso grazie (scende a compromesso) a questi strumenti-valori individual-capitalisti poi un bel giorno gli si rivolterà contro perché: “adesso non mi servite più” però la vostra efficienza mi ha fatto comodo. ?? Non vi state raccontando una favola?
        Credo che se l’Italia diverrà terra di conquista delle multinazionali con buona pace nostra, e il sistema di piccole-medie imprese si distruggerà, anche le coscienze, le Weltanschauung, i valori… tutto si modificherà. Irlanda docet.
        Non voglio dire, marxianamente, che la sovra-struttura segue x forza la struttura, nè che adesso in Italia siamo nel meraviglioso “piccolo mondo antico”… Ma, superare LE CONCENTRAZIONI DI POTERE DEI COLOSSI, PERVASIVI A VARI LIVELLI, per mezzo di chi è divenuto famoso grazie a loro?
        A me mesá che soltanto Dio, un miracolo insomma, tipo apertura del Mar Rosso…

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        • La questione fondamentale è che tu non hai letto il libro. Il libro infatti non propone un abbattimento del sistema di produzione capitalistico dall’alto, attraverso la nazionalizzazione o collettivizzazione delle industrie. Anzi, il libro spiega come queste misure sono controproducenti, perché il superamento di questo sistema di produzione va affrontato dal basso e, al contempo, non prevede l’eliminazione dei colossi della produzione e della distribuzione globale, ma una loro ricollocazione o marginalizzazione ad un ambito preciso. L’idea è quella di una compartimentazione del sistema di produzione e di scambio per livelli, Nel libro si spiega che non ha senso comprare del pane fabbricato a cinquecento chilometri da casa mia in un ipermercato usando una moneta carissima come l’euro, ma che in un sistema virtuoso (che miri a far uso il più possibile delle risorse rigenerative e generative) uno dovrebbe compare il pane fatto dal proprio vicino utilizzando una moneta di prossimità. Il libro non propone un’utopia. L’autore, che è stato per molti anni dirigente di multinazionali operanti nel campo dell’alta tecnologia, sa che per sviluppare, fabbricare e commercializzare determinati prodotti c’è bisogno di grandi investimenti e che quindi questi non possono essere realizzati a livello locale. Di conseguenza non propone una soppressione delle multinazionali, ma, appunto, il ricorso alle stesse e ai loro prodotti solo quando questo è davvero inevitabile. Il libro infatti non configura la rivoluzione proletaria, ma la coltivazione della virtù. Propone una rivoluzione interiore fondata sull’impegno personale e capace di produrre una modifica dei nostri comportamenti quotidiani tale da stimolare spontaneamente una ridefinizione dei nostro di sistema di produzione e di scambio fondata, come dicevo sopra, su una compartimentazione dello stesso guidata dalla virtù.
          Nella fattispecie, quindi, l’utilizzo di Amazon non cozza affatto con quanto il libro propone, in quanto noi utilizziamo Amazon per un servizio che non è demandabile a delle reti locali di produzione e distribuzione. Che poi Amazon sfrutti i suoi dipendenti potrebbe essere, appunto, un motivo per utilizzare altri mezzi di globali di distribuzione per il nostro “prodotto intellettuale”. Sta di fatto, però, che al momento solo Amazon offre il servizio di cui noi abbiamo specificamente bisogno (IBS, per esempio, non offre il servizio della stampa dei libri su richiesta e passare per il suo sistema di distribuzione significherebbe affrontare spese di stampa e di magazzino che non ci possiamo permettere; in più non offre una distribuzione a livello globale, essendo un portale italiano), per cui la strategia migliore e più etica (sì, anche più etica) è quella di ricorrere a lei, almeno in questa fase, per fare quanto dobbiamo fare. Come ho già accennato nel commento precedente, ci stiamo già organizzando svincolarci da Amazon (almeno per quanto riguarda la distribuzione dei nostri libri) e presto forse potremo essere in grado di farlo.

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          • Voglio precisare una cosa: non critico i vostri fini perché vorrei che le cose andassero come auspicate voi! E se invece dell’intervento diretto divino, il miracolo fosse compiuto da una… “rivoluzione delle coscienze” che cambia i comportamenti quotidiani, ben venga. Questo provo a vivere da anni, con tante piccole-grandi scelte, a partire dai prodotti agricoli a km zero, ma posso sempre fare di meglio.
            Però quando parlo con amici, mi si da spesso la stessa risposta: beh, per adesso ma poi… ; siamo immersi nella loro realtà, come facciamo a sganciarci?
            Intanto gli oligopoli e i colossi crescono. So bene che quella capitalista è organizzazione più efficiente. Ma il trend verso gli oligopoli (efficenza e non solo) è costante, pervasivo, inarrestabile.
            Avete letto che in Francia ogni tot giorni si toglie la vita un piccolo-medio agricoltore perché non ce la fanno più a coprire i costi ? Cercate 3 parole chiave: Francia, agricoltori, suicidi. E l’agricoltura industriale sta galoppando (Bill Gates è divenuto il primo proprietario di terre per fare produzioni agricole su larga scala).
            Allora vi dico la sensazione che ho: diciamo di usarli noi ma, in un certo senso, sono loro che usano le nostre SCELTE e stili di vita. Quando noi usiamo loro, credo che loro stiano usando noi per crescere, crescere, crescere… e farci arrivare a dire proprio quello che sento dire da tutti: ma come si fa? Sono troppo grandi!
            Però sapete che c’è? Se un libro come il vostro possa compiere un miracolo nelle coscienze e nelle AZIONI, benedetto dal Cielo, prego Dio che accada e mi fermo qui con le riflessioni critiche, pur restando dolorosamente perplessa (l’Irlanda è il mio cruccio).

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            • Credo che il problema sia ben affleck ( come direbbe Maccio Capatonda ) giacché Amazon di per sè stesso può essere meglio, come alluso od accennato,. D’altronde non conoscendo la filiera e come vengono trattati i dipendenti nella piccola impresa direttamente, il discorso si farebbe esponenziale e si dirotterebbe su ogni cosa divenendo irreale visto ch sovente la carne al supermercato fa meno male di come la trattano troppi macellai, per fare un esempio analogico fra amazon e la piccola filiera.
              D’altronde la multinazionale non è diversa da chi ha più di un negozio in cui di norma non lavora ossia cambia solo la proporzione, ma ci sarebbe poi da parlare di utilità e cos’altro che non perforza debbono essere lette come esternalità negative.
              La domanda appunto che mi viene da pormi leggendo le risposte di Trianello è che senso abbia parlare di limitazione delle multinazionali agli ambiti loro propri ( come anche il perché uno stronzo possa avere 5 bar, ammesso che il proprietario di una multinazionale sia stronzo…o più che altro…che non sia solo un capo nominale…guardacaso come per i grandi bar ahahahahah) ponendo il discorso nella risoluzione dello statuale.
              E’ un approccio del tutto vacuo per un cristiano a mio parere, perché parla parla di società e di politica, cose che con la Fede dei martiri o dei monaci c’entra un po’ poco , io credo, d’altronde che senso ha provare simpatia per gli haredim?Manco della Giordania Costiera gli interessa a quelli seri, giustamente, essendo un regno che tradisce il monito divino di stampo per giunta illuministico occidentalista.Se difatti si constata che il problema è quanto si pecca e ci si compromette, studiare può far bene per capire che di per sé congiuntura alla mano non è detto che una multinazionale sia peggio del commerciante, a tal livello la compromissione nell’utilizzare il denaro digital-telematico è alquanto ingente, se non di per sè criminogena.
              Insomma in tal senso la prospettiva cambia parecchio e l’utilizzo del denaro attuale, impossibile ad evitarsi, già ci fa complici di usura, ma dovrebbe tale consapevolezza invogliarci al baratto, all’assistenza, all’avere VERE E VALIDE parrochie che fossero reali comunità.
              La cosa di per sè sarebbe anche un allenamento per il futuro prossimo venturo, che, se continuiamo così, risulterà alquanto pesante.
              Ora per carità, non si tratta di essere appunto puristi come è inutile fare quelli che lottano per una vita migliore palesando di essere dei superstiziosi, riguardo la vita stessa. Un discorso complesso,sò di aver confuso.
              Per essere ancora più confusionario vorrei anch’io precisare che tecnicamente questo non è un sistema capitalista ma un’oligopolio capitalisco/socialistico di stampo lobbista, chiunque comprenda l’economia abbastanza bene dovrebbe notare che lo statalismo imperversa in vari modi e trucchi tali da non poter rendere definibile il sistema come neo-liberista, etichetta questa usata come collettore psichico alquanto sinistro a mio parere.

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  2. Cosa c’entrano i martiri con le riflessioni etiche sul sistema economico? Cosa c’entra la preghiera e la vita di parrocchia con l’organizzazione economico-sociale? Cosa c’entra la testimonianza del vangelo con la riflessione sugli oligopoli economico-finanziari? Allora, potremmo sbarazzarci di tutte le encicliche sociali, a partire dalla Rerum Novarum?
    La mia non era solo una « riflessione » (sfogo) economica: disvalori come individualismo-consumismo-apparenza-ritmi frenetici, non ci renderanno individualisti pure nella vita di fede? Mi vengono in mente, poi, altre domande…
    -Quanto puoi correggere le storture di un piccolo commerciante e quanto puoi correggere le storture di una multinazionale? Certe realtà macro sociali, vennero definite da Giovanni Paolo II: STRUTTURE DI PECCATO e affermò quanto possono influenzare le coscienze…
    La grandezza delle multinazionali (o di svariati oligopoli, scegliete voi la definizione più appropriata) vuol dire CONCENTRAZIONE DI POTERE e quindi una sempre maggiore capacità di esercitare pressioni di vario tipo, in vari ambiti, non solo economico ma anche mass mediatico e non ultimo quello politico.
    Il proprietario di qualche bar può esercitare un certo potere? Bene, Bill Gates, che è il primo finanziatore dell’OMS, esercita, a livello mondiale, lo stesso potere del proprietario di cinque bar?
    – Le multinazionali hanno una maggiore capacità (rispetto al medio imprenditore italiano, proprietario dei famosi 5 bar) di DINFFONDERE CULTURA, MESSAGGI VALORIALI E DISVALORI.
    Il colosso NETFLIX, ad esempio, ma quanta martellante propaganda LGBT attua, attraverso le serie che trasmette? E quanti messaggi, non in linea con i « loro standard » vengono censurati da facebook? Le multinazionali made USA trasmettono messaggi culturali, CREANO CULTURA, cioè influenzano le coscienze. A questo proposito, voglio di nuovo sottoporvi la situazione sociale dell’Irlanda, paradiso delle multinazionali; nel giro degli ultimi 15 anni è stata una corsa accelerata ai cambiamenti valoriali; i valori bioetici si sono letteralmente stravolti. Forse ci vorrà un altro san Patrizio…
    -Se le multinazionali sfruttano gli operai, se commettono schifezze a vari livelli, in vari ambiti, hanno la stessa possibilità di essere perseguite come il… nostro solito proprietario italiano di 5 bar?
    (Lo chiederei agli ex lavoratori del polo Amazon di Colleferro: « più di un migliaio quelli mandati a casa, a scadenza di contratto secondo il coordinatore del Comitato ex lavoratori Amazon/Adecco di Colleferro, dopo che la maggior parte delle persone a fine gennaio veniva praticamente cacciata via, Amazon ha continuato ad assumere, sempre tramite somministrazione di Adecco, nuovo personale precario per un mese, due mesi, tre mesi). Se poi siete convinti che è bello lavorare per Amazon, fate pure, vi propongo il piccaggio: « Quando sei addetto al « piccaggio » (termine riadattato dal verbo inglese pick, raccogliere) devi fare lo stesso movimento per otto ore, dentro una specie di gabbia. Non ci sono alternative. Nel giro di qualche giorno arrivano dolori alle braccia, alla schiena, alle ginocchia »…
    La mia domanda è: questo è tipico di ogni lavoro, di tutto IL lavoro, o possiamo fare qualcosa per renderlo un pò più… umano?
    -Infine, se mi si dice che la spiritualità non centra nulla con le riflessioni economiche, beh… ricordo che il serafico san Bernardino da Siena aveva parole di fuoco contro gli usurai e le ingiustizie economico-sociali, e i monti di pietà (dai quali derivarono alcune BANCHE) furono inventati proprio dai francescani per sottrarre le persone a questo. Credo che la riflessione etica sul sistema economico-sociale che creiamo è qualcosa di profondamente spirituale: se l’economia è rapace e alienante, ci perdiamo l’umano. E la Grazia chiesta con la preghiera, se non trova l’umano, cosa perfeziona? Poi, nella mia visione di fede, sono convinta che un operaio di Amazon, che lavora in condizioni disumane, se cattolico fervente, possa diventare un grande santo… come divenne santa Bakita, che fu schiava! « Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio », eppure non potrei mai dire che la schiavitù è « cosa buona e giusta »!
    Concludendo questo sfogo, di nuovo mi viene da dire che: preferisco mille volte di più un tessuto socio-economico fatto di medie-piccole imprese (cosa tipica di questo paese), magari non super efficienti, magari con tanti piccoli-medi sfruttatori da denunciare, rispetto a GRANDI oligopoli economico- finanziari.
    Trovo persino che questo scenario si addica meglio al paesaggio italiano fatto di migliaia di borghi medievali, e migliaia di parrocchie, rispetto a quelle orribili cattedrali nel deserto come il mega centro Amazon di Colleferro. Dite quello che vi pare: a me sa di una roba disumana.
    Datemi pure della troglodita, purista, lo prendo come un affettuoso complimento-ammonimento fraterno ^_^

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    • -Le riflessioni sui martiri od i monaci c’entrano a puntino perché essi non hanno mai cianciato contro il « sistema » né agito contro il « sistema » essendo esponenti di un Altro Regno.
      -la vita di parrocchia c’entra laddove se non c’è assistenza nella parrocchia ( od in una comunità cristiana vivificata dallo Spirito ) siamo così stupidi da credere che un’associazione profana possa fronteggiare il « sistema » ed esentarsi dalle sue dinamiche?
      -la testimonianza del Vangelo , a tutto tondo, è l’unico combattimento contro quel che affermi.
      -per quanto mi riguarda non ho problemi nell disfarmi di encicliche insulse e cosidette sociali, viziate dal solito teocratismo latente dove ovviamente il teocrate è il gerarca di turno, mica DIO. Avendo avuto Amoris Letiziae è finalmente possibile esternare pubblicamente anche quel che magari prima si doveva solo pensare.
      -tutte le tue riflessioni nessuno vuol toccarle, anzi, sono cogenti.
      -non siamo venuti al mondo per correggere le storture altrui, prima di tutto. Pensarlo è attentare alla Supremazia divina e non affidarsi alla divina Provvidenza. Noi siamo qui per rispondere alla chiamata divina…il semplice fatto che, di norma, il dovere di fronteggiare il male e salvare gli oppressi non implica la riuscita né evita disfatte future né rimedierà completamente agli accumuli disastrosi del passato deve di per sè farci allentare dalla necessità di credere che si facciano cose importanti. Noi dobbiamo mantenere Fede alla Rivelazione, d’altronde DIO ci premierà anche per cose che non sapevamo di aver fatto nel bene, e tal altre credendo fosse bene ci punirà, poiché solo LUI è « simultaneamente concomitante » ed onnisciente. Ezechiele 3,16-21 è più esplicativo di me ( se siamo memori di essere il sale della terra e la luce del mondo secondo le parole del nostro Salvatore ) : «Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele.Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.
      Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato». Alla luce di questo fare rivoluzioni o correggere il mondo , non me ne cala veramente nulla, anche perché in fin dei conti sarebbe impossibile ergo inutile, come da due milleni di storia ecclesiastica sappiamo bene, senza contare il resto della storia umana in cui il male non ha mai smesso di agire.
      Fronteggiare il male, estirparlo, correggerlo nei limiti del possibile è anche prodromico alla superbia, essendo tutto già sottomesso a DIO, che da abile stratega, sta disegnando la trama della sua schiacciante vittoria già ottenuta nell’ultima palesazione finale al suo ritorno, lo smacco dello smacco che già fu la gloriosa croce!
      Chi combatte estirpa il male, lo fronteggia, lo scaccia, nient’altro fa che testimoniare le Fede, ergo agisce in,con,per la Grazia e se la Grazia non vuole che Paolo vada ad evangelizzare l’Oriente, tu non ci vai in Oriente, e se devi vincere quando meritavi di perdere od il contrario, o cos’altro delle mille altre combinazioni possibile, la Grazia sempre agisce, l’umano ben poco.
      -il problema da chiedersi è: se non si riesce a stanare la merdaccia vicina più o meno a sè, come si può credere di arrivare a Gates, che, anch’esso, è oltretutto solo un intermediario?
      -quindi la strategia è che se il potere lo ha il nemico, a sto punto è meglio che lo abbia io?Se dunque dovessi pretendere moralità da netflix e quindi boicottare e combattere il mercato immondo suo ed in genere in cui viviamo è evidente che , vivendo i primi cristiani in un mondo per l’epoca estremamente immorale e pagano, e fatto il paragone, dovendosi presumere di essere noi cristiani allo stesso modo, essi avrebbero come dovremmo noi combattuto politicamente contro tali schifezze, cosa che non c’è stata né mai hanno fatto, ed è qui il problema perché è indubitabile che non ci si debba contaminare come ricorda Giacomo il fratello del Signore, ma non credo secondo certe visioni un po’ bacate di lotta che anzi mi sembrano esattamente una abile trucco satanico.
      Per il resto guarda non è che non concordo con te, anzi, ma credo che bisogna ficcarsi in testa che purtroppo siamo vittime di una grande superstizione che è il nostro sentire la Vita ed il Vivere.
      In condizione ottime, come magari dovrebbe essere e sarebbe degno parlare, si è chiamati ad una vita, oggi ad un’altra che, a conti fatti è del tutto equivalente visto che il risultato è la morte…il cristiano di ieri nel bene ( supposto ) organizzato lì poteva esprimersi, oggi sarebbe caduto. TU se fossi stata ieri saresti caduta, mentre tramite il dolore della lotta oggi ti salvi, fermo restando che il passato cristiano della storia, o gli apogei comparabili di grandi civiltà, o cos’altro di zozzo e schifoso verrà fuori dopo o fu nel passato, tutto conflagrerà al fondersi degli elementi come ha scritto l’Apostolo Pietro, rimanedo nulla innanzi all’Infinito Tripersonale, visto che qualsiasi cosa esista è per forza tale rispetto al Tutto.
      -Io sto coi domenicani contro Bernardino da Siena.

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  3. In questo passaggio, volendo esprimere qualcosa di paradossale (l’umano, le condizioni disumane, la grazia), mi sono contraddetta:
    Credo che la riflessione etica sul sistema economico-sociale che creiamo è qualcosa di profondamente spirituale: se l’economia è rapace e alienante, ci perdiamo l’umano. E la Grazia chiesta con la preghiera, se non trova l’umano, cosa perfeziona? Poi, nella mia visione di fede, sono convinta che un operaio di Amazon, che lavora in condizioni disumane, se cattolico fervente, possa diventare un grande santo… come divenne santa Bakita, che fu schiava! “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”, eppure non potrei mai dire che la schiavitù è “cosa buona e giusta”!

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  4. Condivido molte affermazioni di fede che hai fatto però ho due domande banali banali:
    – è un attimo disonesto da parte tua buttare al cesso tutte le encicliche sociali, in sol colpo, tirando in ballo l’Amoris Laetitia: quando Giovanni Paolo II scrisse la Laborem exercens … cianciava contro il sistema? Quando, dopo il crollo del muro di Berlino, disse che l’organizzazione capitalista non era la “soluzione senza macchia” e introdusse il concetto di “strutture di peccato” cianciava contro il sistema? Se credi che tutte le encicliche sociali siano un “inutile cianciare contro il sistema” … che dirti? Fai pure..

    – che vuol dire che stai con i domenicani CONTRO san Bernardino? (Addirittura: contro? E questa ciancia?)
    Ma che facciamo? Io sono di Paolo, io di Apollo? Ho avuto un padre spirituale domenicano e uno francescano, ho voluto loro bene immenso e mi hanno aiutato entrambi nella sequela-testimonianza di Gesù Cristo… … si può diventare santi attraverso spiritualità diverse e metterle una contro l’altra, non è riduttivo?

    Sul fatto che siamo chiamati a santificarci ea testimoniare la fede (come prima soluzione di tutto) … non ho alcun dubbio ma grazie lo stesso per avermelo ricordato.
    Fraterno abbraccio ^_^

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    • Io non butto nel cestino nulla, il discorso è che si continua a credere che abbiano senso…può essere una lettura edificante ma sicuramente poco spirituale, d’altronde chi segue i catechismi ed i comandamenti di DIO non ha alcun giovamento dalla vaghezza delle stesse oltre al solito sinistro afflato politico.
      Lo stare contro Bernardino da Siena è sulla questione riguardo l’interesse, che in fondo ( ma è tema che visionai molti anni fa ) anche Bernardino non l’aveva proprio posta in quel modo la questione, abilmente manipolata successivamente per quel che mi ricordi.
      Puoi trovare da te la diatriba sull’usura del tempo, ma credo che la posizione domenicana di totale chiusura ad un tale eventualità fosse giusta e migliore.

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      • Faccio un esempio. La bolla di unione con gli armeni di Eugenio IV Exultate Deo dice che il suddiaconato è sacramento e l’episcopato no, e che la materia del sacramento dell’Ordine è la consegna degli strumenti.
        Ora non serve giungere al vaticano II, giacché già da prima si sapeva, dall’inizio della Chiesa, che l’episcopato è sacramento, il suddicaconato no, e che la materia è l’imposizione delle mani.
        Dunque?
        Se ci sono tali errori riguardo le cose fondamentali della Fede, io mi devo preoccupare di cose sociali che non hanno a mio ardire che ben poca attinenza con la Fede?
        Se tale enciclica è da rigettare almeno in tal determinato punto, con l’ossequio dovuto e la comprensione dovuta ci mancherebbe, tanto più sarà facile per quelle sociali, che sono certo ad ogni modo una lettura interessante.
        Non sò se mi spiego…

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      • Credo di aver capito quello che mi vuoi dire, credo di averlo capito… e se lo ho capito, cosa c’entra la riflessione sul sociale di oggi con la vita spirituale?
        Credo di averlo così capito che cito il fatto che santa Teresina, che non credo mosse alcun rilievo critico alla società borghese dalla quale proveniva, chiusa dentro un carmelo, fu un gigante di santità cristiana, di virtù eroiche, addirittura dottore della Chiesa! Per questo me la riporto sempre avanti: so che ho moltissimo da imparare da lei!!!
        Quindi sì… credo cosa tu voglia dirmi..
        Ti voglio comunque offrire questa riflessione: la realtà umana è fatta di tante realtà, giusto? L’uomo crea economia per soddisfare i suoi bisogno, l’uomo è un essere simbolico e crea cultura, l’uomo riflette sull’esistente: filosofeggia, tende a conoscere: crea scienza, è inserito in continue relazioni sociali e crea continue forme societarie, gli esseri umani si organizzano insieme per vivere, si distribuiscono compiti ecc. economia, culture, forme societarie, sistemi politici, filosofie, scienze, arti, musica…
        E la fede viene come dono soprannaturale che però non galleggia nell’aria, cioè: non è che la vita spirituale abbia “vita propria”, a prescindere da quale umano trovi, perché si innesta su una natura umana… che crea tutte le cose citate e tante altre ancora.
        Bene… da una parte possiamo dire che la fede vive in qualsiasi cultura, civiltà, forma societaria e politica e che, in un certo senso, gli è indifferente: monarchia o repubblica, patriarcato o matriarcato, tribu o che ne so io…
        Dall’altra però, è la fede stessa che passa al vaglio le culture e le società e, e, in un certo senso, contribuisce a plasmarle, come fu il monachesimo per la società medievale. Eppure, quando stavo dalle benedettine, lessi come fu proprio lo studio del diritto romano ad aver offerto elementi di “sobrio equilibrio” alla regola monastica elaborata da Benedetto, rispetto ad alcuni eccessi di certe forme monastiche orientali.
        Altro esempio: i concetti della filosofia greca che furono ripresi dai primi concili cristiani, come quello di ousia, per “dire” le tre persone della stessa natura. Lessi di questo in un libro di Benedetto XVI che “difendeva” questo aver attinto alla filosofia greca, cosa che da molti teologi protesta era stata considerata un tradimento della “pura fede” (non ho spiegato bene la diatriba teologico culturale). Un concetto di filosofi pagani (zero di spirituale) che è servito, niente meno che per “esplicitare” un dogma di fede! Cioè: una invenzione umana tutta culturale (fenomenica? Transeunte?) per “dire” la realtà trinitaria…
        Quello che voglio dirti è che ritengo che molte realtà… “umane troppo umane” possono avere risvolti molto spirituali proprio perché le fede si innesta nell’umano e, cristificandolo, lo rende anche sempre più… pienamente umano. Allora credo che sia stata proprio la fede a muovere, paradossalmente, la riflessione sulle tante realtà umane che magari erano molto… dis-umane.
        Sai, quando ho studiato storia della chiesa (non molta) mi ha sorpreso leggere documenti in cui i cristiani facevano delle difese giuridiche, nominavamo leggi dell’impero, sostenevano come i cristiani fossero accusati ingiustamente… insomma: elaboravano discorsi di tipo giuridico per difendersi (un po’ come fece Thomas Moore: provò a difendersi con gli strumenti giuridici di cui disponeva)! Mentre io pensavo che fossero tutti andati al martirio in silenzio e senza difendersi, per testimoniare una… pura fede!
        Adesso, se penso alla questione del DDL ZAN: che ci importa riflettere criticamente su questa? “Eh ma ci toglie la libertà! E poi passa un mess culturale su identità di genere vago!” Bene, allora è importante dire che una legge è ingiusta! (Potremmo pure decidere di essere perseguitati in silenzio). È però importante riflettere sul sistema giuridico dello stato dive un credente vive; questo ha un “vago sapore politico”? E se facessero una legge che dice che interessi a usura sono giusti? Se facessero una legge che dice che dobbiamo lavorare 18 ore al giorno per 1 euro l’ora? Parlare criticamente di questo avrebbe un vago sapore politico? Io invece credo che sia proprio la fede… inculturata in ogni società di ogni epoca a far nascere queste riflessioni critiche… perché è Gesù Cristo che ha gettato luce su chi è davvero… Umano… e se ciò che è davvero Umano non è magari del tutto spirituale, credo sia il… buon terreno che ne favorisce la crescita.
        Conclusione: ben venga la riflessione critica su leggi dello stato come il DDL ZAN, o una legge che consentisse l’usura… posso solo dirti che è la fede che vive in me che mi ha mosso tale riflessione…
        Grazie per questo scambio di visioni
        ^_^ prega tanto per me: che io diventi una brava allieva della “piccola via” di Teresina!
        Chiara

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        • Aspetta.
          Innanzitutto, dal punto di vista culturale, sia esso artistico, scientifico e prettamente economico, troppo e poco, cercare il meglio od accontentarsi di un peggio , sono tutti estremi da bandire poiché diventerebbe nocività e distrazione effimera.
          Quindi il tuo discorso sulla Fede che non galleggia nell’aria e si manifesta ed adatta ovunque e sempre non fa difetto ma arrivare a plasmare la società non è né immediato né dovuto. Oggi non plasmiamo un bel niente ad esempio.
          Sarebbe complesso cimentarsi nel delineare cosa sia davvero cultura e cosa no, perché il discorso che fai è ottimo, però non và proposto in questo modo giacché con la dialettica di qualsivoglia popolo la Fede sarebbe stata la stessa ugualmente il che non significa che nello sviluppo storico non ci sarebbero stati appunto adattamenti ovvi.
          Non esiste l’evolutio dogmatum per cui si è approfondita la conoscenza della Rivelazione, questo lo ciancia chi approccia la Fede dal punto di vista mondano e di solito ama discettare su dottrina, disciplina, decreti canonici e via discorrendo, considerando la liturgia e soprattutto i sacramenti come corollario di queste, figuriamoci cosa penserebbero della contemplazione mistica che nemmeno hanno presente che esista.
          Ad ogni modo l’ingiustizia va combattuta in idee, gesti,sguardi,parole e fatti. Il problema è che credere di farlo politicamente è prima che stupido assurdo.
          La chiamata è sempre stata quella di essere il faro per noi cristiani, di manifestare e fronteggiare il male, ed il più delle volte il Signore ci ha promesso che facendo questo moriremo a questo mondo.
          Se uno assente a fare lo fa, se no no.
          Pazienza.

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