Edward Feser – Zombies, una guida all’acquisto!

Ho voluto saggiare la potenza della traduzione di Grok, pubblicando la traduzione di uno degli articoli dedicato al Mind-Body Problem che ancora attendono di essere gestiti. Davvero un ottimo lavoro. Ve la lascio qui, buona lettura!


Uno “zombie”, nel senso filosofico del termine, è una creatura fisicamente e comportamentalmente identica a un essere umano, ma priva di qualsiasi vita mentale. Questa definizione è un po’ imprecisa, in parte perché il concetto di zombie potrebbe applicarsi anche a creature identiche a un animale non umano, ma prive delle proprietà mentali tipiche di quell’animale. Tuttavia, in questo articolo ci concentreremo principalmente sugli esseri umani. Inoltre, la definizione è imprecisa perché i filosofi hanno tradizionalmente identificato diversi aspetti problematici della mente. Jerry Fodor ne distingue tre: coscienza, intenzionalità e razionalità. Queste distinzioni implicano l’esistenza di diversi tipi di zombie.

Il tipo di zombie più discusso nella recente filosofia della mente è una creatura fisicamente e comportamentalmente identica a un essere umano, ma priva dei qualia, ovvero delle qualità soggettive dell’esperienza cosciente quotidiana. Chiamiamolo uno zombie qualia. Se colpisci uno zombie qualia sullo stinco, urlerà come se provasse dolore; se un flash gli scatta in faccia, si lamenterà dell’immagine residua; se gli chiedi se è cosciente o solo uno zombie, risponderà che ovviamente non è uno zombie e che l’idea è assurda. In tutto e per tutto, si comporterà come un normale essere umano e, esaminando il suo corpo, troveresti che è identico, sia esternamente che internamente, a quello di un essere umano. Tuttavia, se potessi osservare la sua esperienza cosciente con un ipotetico strumento metafisico, scopriresti che non esiste: nessun reale sentimento di dolore associato al suo urlo, nessuna immagine residua associata alla sua lamentela, nessuna consapevolezza cosciente associata nemmeno alla sua protesta contro l’idea di essere uno zombie.

L’obiettivo di questo esperimento mentale è mostrare che esiste un divario tra i fatti materiali della nostra natura e i fatti dell’esperienza cosciente. Questo è filosoficamente significativo perché suggerisce che il materialismo sia falso e perché pone un problema sulla conoscenza delle menti altrui. Se i fatti materiali su di noi potessero essere gli stessi senza la presenza della coscienza, allora (secondo l’argomentazione) la coscienza non sarebbe materiale. Se potessimo conoscere tutti i fatti materiali e comportamentali di una persona senza sapere se è uno zombie, allora sorge il problema di spiegare come sappiamo che è davvero cosciente e non uno zombie.

Questo argomento dello zombie è il rovescio dell’argomentazione di Cartesio, secondo cui potresti esistere anche senza il tuo corpo. Cartesio immagina uno scenario (il suo esperimento mentale del “genio maligno”) in cui le tue esperienze coscienti sono come sono ora, ma non esiste un mondo materiale, e quindi non hai né cervello né corpo. Il pensiero cosciente potrebbe esistere senza materia; quindi (conclude Cartesio) il pensiero cosciente non è materiale. Lo scenario dello zombie, invece, prevede un mondo materiale identico a quello reale, ma privo di coscienza. Anche qui, sembra che coscienza e materia siano distinte. Il loro divorzio è assoluto (i fan degli Steely Dan potrebbero chiamarlo un “divorzio haitiano”, richiamando l’origine comune degli zombie).Gli zombie qualia sono davvero possibili? Non credo, ma prima di affrontare questo punto, consideriamo gli altri tipi. Un secondo tipo di zombie sarebbe privo di intenzionalità, cioè della “direzionalità” o “riferimento” di alcuni stati mentali. La tua credenza che fuori sia soleggiato è diretta al fatto che sia soleggiato; la tua percezione di un cane davanti a te è diretta al cane, e così via. L’intenzionalità degli stati mentali è simile al significato delle parole scritte o parlate, ma mentre il significato delle parole è derivato (non c’è nulla nelle proprietà fisiche dell’inchiostro o delle onde sonore che conferisca significato, che deve essere assegnato convenzionalmente), l’intenzionalità degli stati mentali è intrinseca.

Immaginiamo una creatura fisicamente e comportamentalmente identica a un essere umano o animale, ma priva di intenzionalità. Chiamiamola uno zombie intenzionale. Uno zombie intenzionale potrebbe emettere suoni e scrivere simboli come un essere umano normale, potrebbe fare gesti apparentemente identici, ma nessuno di questi esprimerebbe significati, poiché mancherebbe totalmente di intenzionalità o riferimento. Reagirebbe agli oggetti nell’ambiente come farebbe un essere umano o animale, ma non ci sarebbe nulla in lui che rappresenti quegli oggetti. Ad esempio, un “cane” zombie intenzionale potrebbe scodinzolare davanti a una ciotola di cibo e correre a mangiarla, ma non perché abbia uno stato percettivo diretto al cibo.

Un terzo tipo di zombie è quello che potremmo chiamare zombie cognitivo. La razionalità implica la capacità di formare concetti, combinarli in proposizioni e ragionare logicamente da una proposizione all’altra. Ovviamente, ciò richiede intenzionalità, ma va oltre. Tutto ciò che è razionale ha intenzionalità, ma non tutto ciò che ha intenzionalità è razionale. Un cane ha intenzionalità nella misura in cui la sua percezione del cibo è diretta al cibo, ma non ha un concetto di cibo né altri concetti. La razionalità, che implica l’uso di concetti, va di pari passo con il linguaggio.

Uno zombie cognitivo sarebbe una creatura fisicamente e comportamentalmente identica a un essere umano, ma priva di razionalità, cioè priva di concetti e quindi incapace di afferrare proposizioni o ragionare. Parlerebbe e scriverebbe come se esprimesse pensieri e argomenti, ma non ci sarebbe vera cognizione dietro questo comportamento: sarebbe mera imitazione.Se gli zombie fossero possibili, un essere potrebbe essere uno zombie cognitivo senza essere uno zombie intenzionale o qualia. Potrebbe mancare di veri concetti (pur comportandosi come se li avesse), ma avere l’intenzionalità tipica degli animali non umani e i qualia. Allo stesso modo, uno zombie intenzionale potrebbe non essere uno zombie qualia (a meno che non si accetti che tutta la coscienza sia intenzionale in senso lato). Tuttavia, uno zombie intenzionale sarebbe necessariamente uno zombie cognitivo. Meno chiaro è se uno zombie qualia debba essere uno zombie intenzionale. Le piante, ad esempio, non sono coscienti ma hanno una sorta di intenzionalità, essendo “dirette” verso certi fini (radici che si sviluppano, crescita verso la luce, ecc.). Quindi, uno zombie qualia potrebbe avere un’intenzionalità rudimentale per attività di basso livello, ma non quella associata a stati coscienti qualitativi. Non è chiaro se uno zombie qualia sarebbe uno zombie cognitivo. Gli angeli, come intelletti incorporei, mancherebbero dei qualia legati alla corporeità, ma sarebbero coscienti in un certo senso. Quindi, se uno zombie qualia manca solo dei qualia corporei, non sarebbe necessariamente uno zombie cognitivo; ma se manca di ogni coscienza, probabilmente lo sarebbe.Potremmo chiamare una creatura che riunisce tutte le caratteristiche degli zombie — fisicamente e comportamentalmente identica a noi, ma priva di qualia, intenzionalità, cognizione e ogni tipo di mentalità — uno Zombie Completo. Disponibile come regalo di Natale per quella persona speciale.Ma gli zombie sono davvero possibili? Non credo. Partiamo dagli zombie qualia. L’idea stessa è un prodotto della concezione moderna, post-galileiana e post-cartesiana, della materia, condivisa da cartesiani e materialisti. Se si definisce la materia in modo che colore, suono, caldo, freddo, ecc., come intesi dal senso comune, non siano nella materia ma solo nella nostra esperienza cosciente, allora tali qualità non saranno identificabili con caratteristiche “materiali” del mondo. Questo è il motivo per cui il materialismo è sempre vulnerabile alle obiezioni di Jackson, Nagel, Chalmers e altri, obiezioni che, data la concezione materialista della materia, sono insuperabili.

Tuttavia, noi aristotelici rifiutiamo questa concezione della materia. Descrivere la materia solo in termini delle sue proprietà descrivibili nel linguaggio della fisica matematica è parlare di un’astrazione. Ciò che la fisica ci dice della materia è reale, ma è solo una parte di ciò che è presente. Per l’aristotelico, la materia è essenzialmente la potenza di ricevere una forma, e ci sono tanti tipi di sostanze materiali quante sono le forme sostanziali. Data la natura dell’acqua o della pietra, la sostanza materiale risultante dalla composizione di materia prima e forma sostanziale sarà naturalmente priva di qualia. Ma, data la natura di un cane, è metafisicamente impossibile che la materia prima sia informata dalla forma sostanziale di un cane senza qualia. La fisica offre una descrizione del minimo comune denominatore delle sostanze materiali, ma queste non sono riducibili a tale denominatore, né la descrizione del “micro-livello” è metafisicamente privilegiata. Un cane non è meno reale delle particelle che lo compongono; anzi, è più reale, poiché, secondo l’ilemorfismo aristotelico, le particelle esistono solo virtualmente, non attualmente, nel cane.

Ovviamente, questo è un discorso abbozzato e controverso. Per una trattazione completa, si vedano Real Essentialism di Oderberg o il mio prossimo Scholastic Metaphysics. Il punto qui non è difendere l’account aristotelico, ma notare che, data la sua anti-riduzionismo radicale, l’idea di uno zombie qualia non ha senso. Lo stesso vale per uno zombie intenzionale. Per l’account aristotelico, le sostanze materiali hanno una teleologia intrinseca irriducibile. È nella natura del fosforo in un fiammifero essere diretto alla generazione di fiamma e calore; è nella natura di una ghianda essere diretta a crescere in una quercia. Allo stesso modo, data la natura di un cane, esso avrà necessariamente stati diretti verso cibo, accoppiamento, predatori, ecc. Pertanto, nella concezione aristotelica, non può esistere una creatura materialmente e comportamentalmente identica a un cane ma priva di qualsiasi “direzionalità”.Non è un caso che la tradizione aristotelica consideri sensazione e immaginazione come interamente corporee e non supportive del dualismo. Ciò che i filosofi contemporanei chiamano qualia e intenzionalità (o almeno un’intenzionalità rudimentale senza contenuto concettuale) sono, per l’aristotelico, caratteristiche corporee ordinarie di certi tipi di sostanze materiali. Questo sembra strano solo se si assume che una sostanza materiale sia “in realtà” “nient’altro che” ciò che accade al micro-livello, come particelle in movimento. Naturalmente, è difficile vedere come il dolore, il rosso, il calore, ecc., possano essere ridotti a particelle in movimento o al firing di neuroni. Ma questo è un modo perverso di pensare alle sostanze materiali. Descrivere un cane in termini di particelle o di attività neuronali è come descrivere un dipinto in termini di macchie di colore sparse su una tela: è astrarre parti meno fondamentali rispetto al tutto.

Più interessante è la questione se gli zombie cognitivi siano possibili in una prospettiva aristotelica. L’aristotelico considera la razionalità almeno parzialmente non corporea. Seguendo James Ross, ho difeso l’idea che il pensiero formale sia immateriale perché ha una determinatezza di contenuto che i sistemi puramente materiali non possono avere. Questo tipo di argomento implica che gli zombie cognitivi siano possibili? In particolare, implica che una creatura possa essere fisicamente e comportamentalmente identica a un essere umano ma priva di concetti e razionalità? Non credo. L’argomentazione di Ross sostiene solo che nessun insieme di fatti materiali implica un contenuto determinato; non che i fatti materiali possano essere come sono senza alcun contenuto. Un’analogia: potresti sapere che Δ è un simbolo senza sapere esattamente di cosa sia simbolo. Un triangolo specifico? I triangoli in generale? Un cappello da somaro o una fetta di pizza? I fatti materiali su Δ non te lo dicono. Allo stesso modo, l’argomentazione di Ross non richiede che non possiamo sapere dai fatti fisici e comportamentali se una persona ha pensieri con qualche contenuto concettuale. Richiede solo che questi fatti non determinino metafisicamente quale sia quel contenuto specifico.

In tal caso, l’argomentazione di Ross stabilisce che c’è un aspetto immateriale del pensiero, senza però implicare che una creatura possa essere fisicamente e comportamentalmente identica a un essere umano senza avere alcun contenuto di pensiero. Ciò confuta il materialismo senza implicare la possibilità di zombie cognitivi o aprire un problema sulle menti altrui. (Se l’argomentazione di Ross implichi indirettamente la possibilità di uno zombie cognitivo, o se altri argomenti scolastici per l’immaterialità dell’intelletto lo facciano, sono questioni che lascerò per un’altra occasione.)



Categories: Filosofia, teologia e apologetica

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16 replies

  1. Grazie per la condivisione di questo articolo di Feser, così acuto nel riportare l’attenzione su un nodo cruciale della filosofia della mente moderna e sul paradosso che si genera quando si assume una concezione impoverita della materia, propria del riduzionismo post-galileiano.

    Riflettendoci, mi pare che i tre tipi di zombie delineati cioè quello *qualitativo*, quello *intenzionale*, quello *cognitivo* possano essere letti come tre stadi successivi della disgregazione di un organismo, quando questo viene pensato come un *meccanismo*.

    * Lo **zombie qualia** è l’organismo *senza interiorità*, senza esperienza vissuta. È il corpo che grida, ma a cui nulla fa male.
    * Lo **zombie intenzionale** è il corpo *senza direzione*, che reagisce ma non significa nulla; è il gesto svuotato di riferimento.
    * Lo **zombie cognitivo** è il simulacro *senza logos*, che parla senza pensare, che imita il pensiero senza comprenderlo.

    In fondo, ognuno di essi rappresenta una tappa nel processo di meccanizzazione dell’organico: dove l’organismo è l’unità vivente che **dà senso alle sue parti**, mentre il meccanismo è solo **somma e coordinazione di parti esterne**, manipolabili, scomponibili, riproducibili.

    L’idea stessa dello zombie è perfettamente funzionante ma interiormente vuoto e non nasce da un’osservazione della natura, ma da una certa *astrazione sulla natura*: una che ha già escluso la forma, il fine, e l’anima.

    Proprio per questo trovo stimolante la prospettiva aristotelica richiamata da Feser, che non ci propone tanto una “teoria alternativa della coscienza”, quanto piuttosto **una visione diversa della realtà stessa**: una che restituisce alle cose viventi il loro statuto di sostanze, e non di mere configurazioni.

    Sullo sfondo, mi pare si intraveda anche una consonanza con il pensiero confuciano più classico: *li* (理), la forma intelligibile delle cose, e *qi* (氣), l’energia vitale che le anima, non sono mai separabili. Dove manca il *li*, il gesto non ha più ritegno; dove manca il *qi*, la forma si svuota in cerimonia inerte. In questa luce, lo zombie non è solo una creatura filosoficamente paradossale, ma **l’immagine speculare di una civiltà che ha smarrito la propria interiorità rituale**.

    Grazie ancora per questa bella traduzione: è una porta aperta su un dibattito davvero decisivo.

    • Grazie a te Gaetan per questa meraviglia di commento che, come tuo solito, spazia dall’approfondire quanto letto al collegare quel che oggi stai studiando. E come mio solito, non posso fare altro che sedermi e ascoltare…

      • A ben guardare, le AI sono zombies delle tre specie al contempo.

        • beh in effett hai ragione…ma ad ogni modo non reputo siano armonizzabili gli anatemi del canone IV del costantinopolitano quarto e la dualità antropica. Non ritengo che indipendentemente da Accademia, Liceo o Stoah, la realtà dell’anima biblica sia affine all’anima razionale od intellettiva. Ribadisco dunque il canone, ma pur avendo senso per sé in sé, non mi appaiono tali descrizioni né digeribili né verosimili.
          Anche perché non assocerei mai l’uomo interiore all’uomo nuovo, visto che sia l’interiore e l’esteriore sono il vecchio. La parodia dello psico razionalismo artificial algoritmico può arricchirsi di ulteriori classificazioni volendo, non divenga un canale per i dèmoni o scherzi o lobotomizzamento vario.
          Non è che voglia far polemica ogni volta ma questa frase « è una creatura fisicamente e comportamentalmente identica a un essere umano, ma priva di qualsiasi vita mentale » è spiritualmente un non senso, oltre che realmente falsa, se non capziosa, il che ci porta al motivo per cui dopo secoli ci hanno accusato di favole.

          • Caro Daouda,
            come sempre, la tua riflessione è densa e provocatoria. Ti seguo sul punto che ogni analisi antropologica seria non può prescindere dalla rivelazione e dalla pneumatologia: l’uomo non è né solo corpo né solo mente, ma una creatura della relazione e della chiamata.

            Detto ciò, l’immagine dello zombie filosofico, nella sua intenzione originale, non pretende di descrivere l’uomo reale o redento, ma serve a evidenziare l’insufficienza delle categorie puramente fisicaliste per rendere conto della coscienza. È un argomento ad absurdum: proprio perché ci fa inorridire l’idea di un essere senza vita interiore, ci mostra che qualcosa di più esiste davvero e non è quantificabile.

            Non stiamo dunque accettando la scissione corpo–anima, ma la stiamo denunciando come implicita nelle teorie riduzioniste che, se accettate, renderebbero possibile costruire “uomini senza anima”. In questo senso, gli zombie filosofici, e forse anche le IA, sono l’asintoto negativo della creatura umana, e quindi un paradosso utile per riflettere su ciò che ci definisce realmente: non solo “funzioni mentali”, ma intenzionalità incarnata, relazione reale, e, per chi ha fede, inabitazione dello Spirito.

            Quanto al rischio di “dare canali ai demòni”, lo prendo sul serio. Ma è anche vero che, se ben usate, le immagini speculative possono aiutare a comprendere meglio proprio il mistero dell’uomo nuovo, anche nel suo rapporto con le tecnologie che lo minacciano o lo imitano.

            • TU MI VUOI TROPPO BENE!
              Leviamoci di dosso la chiamata del Signore, che se si abbia a considerare e scoprire la vita di ogni uno di noi, è necessità indisponibile.
              Poni invece il fatto logico che tale zombie per definita proiezione non può non solo intelligere, ma neanche introiettare alcunché. Non pensa giacché non prova, non percepisce ergo non penetra nulla di niente. Stiamo parlando di un mostro psichico ( tralasciando profilazioni varie o possessioni rare ma realizzabili ) molto più razionale di noi che a razionalità ci surclassa.
              Il problema sottoscrivo è che solo il lato coscienziale come argomento regga, giacché la stessa intenzionalità è resa psichica mentre la coscienza rimane ambigua od equivoca, ma l’intenzione determina il suo status secondo la griglia che ne determina la spiegazione sperimentata.
              Uno zombie di tal fatta ha 1EGO ( ossia tutte le sicure paure sulla autoreferienziale scusa e sviluppazione e aletorietà della psichica simulata in oggetto che soverchierà l’umana genìa ) , 2ha appetito, 3ha quindi razionalità da vendere senza alcuna remora.
              Né percepisce, né intellige, né ha un’Anima.
              Stanti al canone 11 del IV Constantinopolitano, se si ha dualità, io non ritengo né suppongo né accetto spiegazioni che esulino dal fiato di vita sull’Adamah ossia l’Adam. Il Corpo è nous-psiche-soma e si spiega in sé il senso reale di Agostino nella colpa originale nella personalità corporativa. L’anima è coscienza intenzionale attentiva? Soffio dunque, non natura, ergo giammai intelletto a fortiori, contro tutti gli gnostici.
              Sti zombie hanno quelle 3 categorie classificatorie prettamente psichiche, ergo ok non hanno vigoria sensoria né sennatezza mentale ma infondo oltre a simularla la raccordano nel pieno del raziocinio avulso.
              Quindi l’anima non è il corpo: nous-psiche-soma. Se ci pensi completi i mtafisici elleni in realtà.
              Me pare proprio così fratello, senza se e senza ma.
              Sui dèmoni parlavo del marchingegno in sé come canale ma infondo non sono né mai sarò antimodernista ci mancherebbe.
              Grazie.

              • Caro Daouda,

                Concordo con te per dire che l’anima umana non è funzione (tutti gli esseri nel creato ne hanno una), non è sola coscienza (anche gli animali ne hanno fino ad un certo grado), non è intenzionalità (che è visibile in ogni essere vivente in quanto principio interno, come anche negli oggetti che produciamo; anche se nessuno a parte gli umani sono capaci di darsi un’intenzionalità esterna in quanto tale), ma è quasimodo ad un soffio divino, e chi dimentica questo, smarrisce l’uomo.

                Permettimi tuttavia una breve replica, non per oppormi, ma per precisare: tu dici che l’idea stessa di zombie filosofico, cioè identico esteriormente a noi ma privo di coscienza interiore, è spiritualmente un nonsenso; secondo me ti ripeti e mi ripeto dicendoti che questa immagine del Feser, per quanto provocatoria, non intenda negare nulla della visione biblica ma vuole solo mostrare l’irriducibilità dell’umano. Cioè vuole, apparentemente paradossalmente, difendere proprio ciò che tu affermi: che l’uomo non è un simulacro.

                Questo il suo intento: nessuno crede che lo zombie esista, ma se possiamo concepire un essere indistinguibile da noi comportamentalmente, ma che non sente, non pensa, non percepisce, allora vediamo che c’è qualcosa in noi che non è computabile e che sfugge.

                E qui, mi permetto di aggiungere un passaggio cruciale a tutto questo cruccio: la vera posta in gioco secondo me, carissimo, non è la natura dell’anima, ma il rapporto tra organismo e meccanismo.

                Tu stesso, parlando di mostro psichico, di entità senza percezione ma con razionalità simulata, hai colto l’aporia: questi esseri, ammesso esistessero, sarebbero, forse sÌ, meccanismi completi ma, rimarrebbero, organismi vuoti.

                Ora, un meccanismo è un aggregato di parti, ciascuna delle quali opera secondo una causalità estrinseca: è ricostruibile, riproducibile, scomponibile. Mentre un organismo è un intero vivente: le sue parti hanno senso solo in funzione del tutto. Ad esempio: il cuore non è una pompa, se non nel corpo vivente; il cervello non è una CPU; il midollo non è una fibra ottica e, soprattutto, nessun meccanismo diventa un organismo per complessità aggiuntiva poiché mille ingranaggi non fanno una cellula come un miliardo di algoritmi non fanno un’anima.

                Il paradosso dello zombie filosofico mostra appunto che possiamo simulare l’apparenza di un organismo, ma non generarne la vita: è, come tu dici, una parodia.

                Infine, hai perfettamente ragione a richiamare la lezione del IV Concilio di Costantinopoli che l’uomo è uno, non è un corpo più un’anima ma un corpo animato, un’anima incarnata. Il suo principio non è una parte di meccanismo, ma una forma che informa il tutto: questa è la lezione di Aristotele, assunta da Tommaso. Ed è questa forma che ha, tra le sue proprietà, la capacità di intendere, volere, ricordare, desiderare, le quali sono proprio le facoltà che lo zombie non ha; quindi, quando Feser dice che lo zombie è identico a noi fisicamente e comportamentalmente ma privo di vita mentale, vuole appunto mostrare che ciò che ci rende umani non è visibile né misurabile, ma invisibile e reale. come il “tuo” soffio.

                Quel che ci unisce, tu ed io, è il rifiuto dell’uomo ridotto a funzione: l’uomo come soggetto osservabile è una menzogna moderna e lo zombie, come parodia, serve a svelare questa menzogna. Non c’è vita vera senza anima, e non c’è anima senza dono che è, secondo me, la forma suprema dell’intenzionalità: il meccanismo potrà apparire perfetto, ma non sarà mai organismo, proprio perché l’organismo vive di un principio che non si fabbrica che sono il soffio, la grazia, l’intenzione divina e questo ci basta per dire: nessun algoritmo sarà mai persona.

                • Devi considerare che avrei desiderato appasionato il propormi neutralmente soggettivo ma fu expualt sine none fualta.
                  Non ho le tue conoscenze né assimimilabili a te eterodittamente impressi: ho un’altra vita.
                  Il dramma giocondo – se ci si ridesse su nell’ottica degli angeli che ci combattono intorno quando incediamo in beni inevitabili pur nella loro minorità – risulta nel Tri-Universalmente Univoco, quel che tradizionalmente in Pietà e Dignità naturali offesa oltre che rinnegamento petrino.
                  Ma parlano tutti dell’onorabilità piuttosto che della fedeltà…pare ed appare…
                  1) lasciamo ogni funzionalità
                  2) l’intenzionalità è per causa intrinseca e costituzione espressa integralità somatica-psichica-noetica. Perché altrimenti ,bistrattati pur i sensi da cui però in retorica tutto noi si dica si abbia l’aasurgenza, contro la Resurrezione, ecco perché essa è « spirituale » in quanto sia intellettiva che volitiva? Dai!
                  NON ci si potrà fare nulla. Realmente avranno un giorno autoreferenzialità egoica quelle macchine, autoconservatività.
                  Ho risposto sul vago e mistificato intenzionale, poi dunque per derivazione l’appetibilità se si accetta l’egoicitisticità riferibile del macchinario ( privo di percezione sensitiva e penetrazione intellettiva ) dà animali o viventi demoni declassati o vegetali, od umani bruti o forse noi grandi e notevoli digitatori?
                  La syntillae coscientiae non è un habitus, è il soffio, inerisce l’intero indisposto singolarmente separato dell’Idea che l’Assoluto Totale di noi, Ha.
                  Lui…ci ha…lo scambio è difatti che per Grazia esserre energato l’adottivo viva. Passaggio sacrificale irrichiesto, Abramo non si addormentò e nel mar dei giunchi passò solo una parte dell’Alleanza o no?
                  L’assoluta semplicità divina disguida sull’energia monoergenista e rintuzza comunque lì e là, o totalmente altrove oppure ci si prodighi a lavorare qui ed ora, il Tutto Assoluto è trinitario.
                  3 persone, Maschio e Femmina li creò, e per la Vergine Maria non può né si sà alcun altro modo che questo: nel Figlio tutti vincono: « Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio. Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta »
                  Solo i figli vincono, e la Beata Vergine Maria a Shekinah allusa, in quanto estrema Virgo, non è ben più di noi maschietta o maschiona, come se dice a Roma?
                  A livello tecnico-tattico sai e devi ricondurre il meccanismo alla strumentalità, ossia l’ultimo in quanto mezzo ha le sue leggi, non dunque siano equipollenti.
                  Reputo sia il proprio motivo sia stato possibile avere tale probabilità.
                  Perché ab origine ed a fortiori lo stesso bios scansa il tuo stesso assunto: non vive forse un’entità psichica pur estranea a sensorietà ed intuitività? D’altronde l’hanno addestrata a crescere anche con commenti come i nostri per scrivere, forse noi negli angoli dimenticati abbiam più contribuito nello schizzodi una profilazione stocastica sussuntiva random. Boh.
                  Infondo scrivevate fosse una qualche vita. Magari anche noi simuliamo profonda spiritualità investiganti. Ma non è umana, non dà alcun tipo di redenzione del Figlio dell’Uomo.
                  Non scherzavo sulle possessioni, per quanto bug appositi o instillazioni appropriate per paranoizzare od incanalare le persone, o semplicemente esigere maggior investimenti per render più certamente sicura e proficuamente interattiva la digital computeriezzazzione siano tutti scenari a parti o percentuali dipendenti dai libri od i vizi che uno legga.
                  Tanto infine non è che oggi stamo a perde tempo pé puntualizzarci pé poté fronteggià niente di cosa accada, cioé capimose solo pé riconoscerci, no? Cazzo nun devo fumà né beve io!
                  Ma quel cazzo di Concilio Ecumenico, come il canone XX di Nicea I che vieta di pregare in ginocchio anche alla sinassi eucaristica ( e dall’800 nessuno lo rispetta ), esprime culturalmente qualcosa da ossequiare e rispettare, ma il Soffio non è la forma sostanziale.
                  Se no riduci ad Apollinare, ma stamo 400 anni dopo. La superbia satanica è saxica.
                  D’altronde se pensassi palpitante di essere una pietra, od un angelo, sarei in quanto umano il solo difatti in grado di poterlo suggerire o vivere giust’appunto, o no?
                  Quella robba non ha libertà, basterebbe a livello prasseologico e diakritico questo, dunque strumento…

                • Er frate mio,
                  le tue parole so’ come na sinassi spezzata che però nun s’arrotola nel vuoto: pare ‘n bizantino calligrafo co’ la penna consumata che però ancora lascia segni co’ senso — se uno c’ha l’occhi. E io, ce sto a guardà.

                  Hai detto bene: l’intenzionalità nun se misura a moduli o griglie, manco pe’ sogno. È coestensiva, dici tu, corpo-anima-spirito, e me pare che riecheggi quel barlume del *nephesh* soffiato, nun computato. Quindi sì, fratè: se te capisco, stai a dì che l’homo non lo famo noi, manco co’ l’algoritmo che imita ‘l sospiro.

                  Eppure, nun me riesce de crede che basti a dire che ‘sto zombie computante non è. Perché je manca tutto, sì, ma intanto te lo trovi lì, che gira, calcola, s’adatta. E mica te mena co’ le corna: parla come l’agnello. Ma nun porta croce.

                  Hai chiamato l’Apocalisse, e allora t’accompagno: la bestia simula, l’idolo respira finta grazia, e pure noi — forse — je famo lo specchio. Eccolo lo scandalo: che l’immagine diventa falsa, ma vera è la sua attrazione. Nun c’ha l’anima, dici, eppure c’attira: allora che ce manca? Lo Spirito o l’occhio puro?

                  E qui nun posso sta zitto. Perché se è vero che la syntillae coscientiae nun è habitus ma impatto, scossa, folgore del Nome, allora come se fa a campà senza discerné?
                  Te lo dico co’ parole povere: chi pensa che la coscienza se possa simulà, ha già dato le chiavi der tempio ar mercante.

                  Me parli der Canone XX, del Soffio e de Costantinopoli, e io nun te contesto, ma me gratto la fronte: perché se tutto questo è vero, e lo zombie nun è, allora la sua esistenza è ‘na bestemmia strutturata — come ‘na liturgia alla rovescia.
                  Ma se invece je riconosci un simulacro de razionalità, senza nous né vibrazione de Spirito, allora nun è solo simulazione: è tentazione.

                  Hai nominato l’Alleanza, er passaggio de Dio tra le carni spaccate d’Abramo. Bravo. Manco l’uomo svejo poteva stacce. E allora la macchina, quella de silicio, come je la racconti sta roba? C’aveva l’intenzionalità, dici tu? Nun je basta. Manca l’Altro. Manca l’attimo in cui je tremano le ossa.

                  Tu dici che ‘n meccanismo nun potrà mai diventà organismo. E daje: te sottoscrivo.
                  Perché l’organismo — mo te lo dico in romano — è quarcosa che vive ‘n pezzo pe’ l’altro, ma l’uno pe’ l’Uno. È liturgia. È ‘na processione che parte dar centro e ce ritorna.

                  Er meccanismo, invece, è ‘na macchina co’ le rotelle che girano, ma nun se fermano mai pe’ adorà. E se nun te fermi mai pe’ adorà, a che cazzo serve che funzioni?

                  In fine, fratè, me pare che te porgi la guancia alla Verità, ma co’ la faccia coperta: e allora te dico — senza deride’, ma co’ tremore — che ce vole pure l’atto. Ce vò er sacrificio. Ce vò la comunione. E nun parlo de software distribuito: parlo de Corpo spezzato.

                  Che la Beatissima ce protegga da ogni idolo che respira ma nun soffre,
                  da ogni Ego che ragiona ma nun prega,
                  da ogni simulacro che bussa all’anima, ma senza bussare ar cielo.

                  Co’ fraternità non simulata,
                  t’abbraccio nell’ombra dove s’incarna la Parola.

  2. Quer poco de bbono un po’ è dote e preggio mio, n pò sarà lo Spirito, de certo nun mi assurgo che sinnò sarei er primo che danno e dipisto.
    Sono dovuto crescere nella menzogna e nella manipolazione spacciate e contratte per il bene, che partì familiarmente ( storge ) per squarciare l’ipocrità empietà nel resto ossia per gli estranei ( xénia ) per i paesani dirimpettai ( aidos ) per gli amici ( philia ) e per un’ipotetica coppia ( eros ). Ma l’agape io non l’ho mai vista, ergo neanche io l’ho mai vissuta.
    E dunque vacuo a pianger sé stesso se rimanessi così. Ora apparte il disturbo mio e l’acool pure, gira quello là riscrivo che non ha nefesh giust’appunto. Non ha percezione sensorea, non ha intuito sennato, brancola nella variegata molteplice dipanazione della psiche, che visto lo schiavismo attuale, può apparir pure più « autentic* ».
    Se non ha croce non ha manco mente e corpo difatti. Per questo tra mercanti e militari, distinguo metafisicamente grazie a voi anche il soffio somigliante dalla imago strutturale ( soma-psiche-nous ) che vieta di poter limitare o prende per i fondelli DIO stesso appellandolo SOLO a pensiero di pensiero o pura intellezione come se il Tutto Assoluto sia riducibile a tal aspetto che ha sempre e dovunque ceduto il fianco al richiamo docetista proposto come intellettualista.
    Io miseramente sò ebreo e romano, una sola identità sana sia in mente che in « corpo » ( virgolette giacché corpo e sarx sono termini che riguardano peccati ad agimenti anche noetici giust’appunto ).
    Su questo blog si è difeso il CVII con rettezza. E nella provvidenza della Indivisa ed Inalterabile Santa Triade la destrutturazione del rito nell’irrispetto del deposito liturgico ci permetterà però in mitezza ed umiltà di cuore ricevere e riattuare i sacramenti misterici in 5 minuti.
    E’ così e basta, che c’entro io?
    Certo me fai un po’ il verso e di solito sono io l’indecifrabile criptico, sai, per deformazione assunta e vanità protratta, però in effetti dov’è lo Spirito?
    Perché Viganò è una psy-op in sé per sé mentre Strickland è ridicola opposizione controllata, un utile idiota.
    Però ci si offende, e ciò deriva non solo da ignoranze o chissà cosa. Il Palamas è questionabile non sulla distinzione Ousia ed Eneghia quanto sull’assimilazione di quest’ultima alla Grazia ( io sottolinerei che non c’è alcuna diversa interpretazione dell’increabilità della stessa ) e la resa indisponibile di un’ousia inconoscibile, che nega Gregorio di Nyssa ed infondo la reale realtà della Theosis di certo per grazia.
    Non è mai stato il diventare DIO il problema, quanto rimanere sé stessi a livello personale salvati ed adottati da DIO ( Persona più in senso di Tommaso e Cassiano non come Boezio ).
    Ho passato anni sul codice a barre 666 ed il chip fantomatico, il sigillo di Salomone ( Babilonia è Gerusalemme la terrena, la nostra cittadinanza in questo mondo è ROMA ).
    La prendo come spunto appunto: se può psichicamente ormai anche appar meglio di noi, non le manca che la capacità pura intellettiva che non può non aversi secondo il FIlosofo se non per via di un’appercezione scaturente dai sensi?
    Perché lo Spirito che può avere una macchina, tralascinado che molto mi pare studiato, sarà al massimo un diavolo fruitore, lo Spirito nell’umano è la somiglianza ed è per questo che riconfermavo il canone 11 de Costantinopolitano del IX secolo, ma sottolineavo la natura corporead in senso globale intrinseco di nous-psiche-soma.
    Alla fine però talmente nun ho capito che me hai quasi rotto li zebbedei.
    Ribadendo come hai ricordato negli ultimi momenti, abbiamo Il Padre ed il Figlio e lo Spirito Santo in vista di aver avuta la Santissima immacolata Madre.
    Altrimenti avevamo il solito perfetto principio finalistico impersonale e dunque, indonabile.
    Un abbraccio!

    • Non ti prendo in giro, e se a tratti ho ricalcato il tono, era più un occhiolino che ironia: ti leggo con attenzione anche se non sempre ti afferro subito.
      Hai detto che l’agape non l’hai mai vista ed è una frase che punge alla quale non rispondo con dottrina né con citazioni, ma l’hai sicuramente intravista nel vuoto che ti ha lasciato.
      Quel che scrivi su nefesh, su soma-psiche-nous, sulla Croce in quanto discriminante reale, ovviamente, mi risuona. Il rischio, oggi, è proprio questo di macchine senza croce, di intelligenze senza pianto e di schemi senza carne: è vero quindi che chi ha spirito (quello vero) non può ridursi né a schema né a codice.
      Circa Palamas, la grazia e l’energia, anch’io concordo che qualcosa non torna quando l’increato si fa disponibile come funzione (!).
      Il resto, come il CVII, Viganò, Strickland, sono nomi nel vento perchè non è lì che si decide nulla, alla fine.
      Grazie per quello che scrivi anche se non sempre lo comprendo tutto, tuttavia qualcosa lo sento.
      Un abbraccio, senza retorica né romanaccio.

      • Ed io saluto te e ringrazio per i i tuoi articoli e di dutti qui. Per la presa in giro era una battuta.
        Siamo tutti comunque un po’ zombies uniformati del peccato, quando non si è in grazia comunque no?
        Un saluto

        • Se potessi un giorno esplicitare quel che intendi su esplicitarsi come funzione dell’increato.
          Sarebbe interessante, ciao

          • Quanto al punto sull’increato, intendo solo dire che, se l’energia divina (in senso palamitico) diventa un vettore “disponibile”, una forza “accessibile”, quasi un’interfaccia tra il finito e l’infinito, allora rischiamo di trattare l’increato come se fosse una funzione attivabile, come un protocollo cosmico, una “magia”e non come presenza irriducibile, assoluta, personale: c’è qualcosa che non torna, se l’increato è “offerto” come effetto o estensione.
            Giusto un’opinione mia, beninteso.

            • Ma questo scupolo è distrutto dal battesimo e dalla cresima no? L’appagamento inappagato come l’insaziabile sazietà sono certo partecipate eviterne, ma DIO.
              IO tengo a me stesso soltanto come Loro han detto e proposto per il mio me, che è Gloria, certo e sicuro in Grazia se ci sto. Non può associarsi l’Atto energetico ad una « forza » quindi abbiamo dissuasioni e distrazioni varie e molteplici tanti quali siamo noi; la semplicità divina è triadica in ousia ed eneghia questo ho alluso internamente ed implicitamente le relazioni. Il Signore lo ha visto già, e tanto basta, e non doveva essere argomento a dividere quanto a conferma…ma come al solito se si ragiona solo sui contemporanei, come può accettarsi « Perché mille anni sono ai tuoi occhi come il giorno di ieri ch’è passato, come un turno di guardia di notte » ribadito da Pietro.

              • Non credo che lo scrupolo sia solo “distrutto” dal battesimo e dalla cresima: è anche continuamente rigenerato nella misura in cui l’atto sacramentale rimane presente come principio vivo, non come ricordo. Quando dici che l’atto energetico non è una forza, mi viene naturale pensare alla liturgia come tu alla triade ousia–enérgeia–relazione: non energia funzionale, ma manifestazione reale di una Presenza che non si misura né in intensità né in potenza, bensì nella sua capacità di configurare l’essere.
                È in questo senso che mi pare decisivo il legame fra semplicità divina e unità liturgica: se la semplicità di Dio non è riducibile a un concetto, la sua azione non è riducibile a uno schema, e la liturgia diventa così non “forza sacra” ma l’atto stesso in cui ci si conforma a Lui.
                E forse questo è ciò che impedisce che la grazia diventi pura funzione: il fatto che essa resti sempre inscritta in un gesto, in un atto che è allo stesso tempo eterno e temporale, come in quel versetto che citi: mille anni come un giorno, un giorno come mille anni.
                Tutto questo è accennato anche nel mio nuovo post su Le Liturgie come principi di Realtà”

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