Fori Interni, Esterni & Pubblici: La Via Stretta (II)

L’Emorroissa

Per renderci conto dell’esistenza dei tre fori, interno, esterno e pubblico e della suprema importanza di quest’ultimo rileggere il vangelo dell’emorroissa, ad esempio in Marco 5, 25-34, può essere davvero proficuo.

Solitamente, nelle prediche usuali che ci sono impartite da qualche tempo in qua, poco ispirate e di bassa lega, ci sentiamo dire in un primo tempo quanto piangiucchiante sia la donna in questione, e quanto Gesù è buono che decide di guarirla dalla sua malattia e dal peso psicologico relativo ed in un secondo tempo ci è chiesto di prendere nella nostra vita il posto di Gesù e avere molta empatia per le, più o meno immaginate, emozioni e affettività altrui: come se il Vangelo in questione si fosse proposto di insegnarci a comportarci come Cristo e come un Cristo alquanto “ricostruito” dal predicatore.

In verità, questo Vangelo è molto più dirompente che un’interpretazione presuntuosa che ci vorrebbe vedere sviluppare un atteggiamento sciropposo e piagnucoloso verso i mali altrui imitando questo Cristo che non esiste nei Vangeli: questo passo di San Marco ci dice, in realtà, come comportarci di fronte a Gesù, cioè come l’emoroissa, il che non è uno scegliere Gesù tra tanti santoni nel quadro di una depressione psicologica ed esistenziale abissale.

Rileggete il testo originale e vedrete che quel che è mostrato, in realtà, sono le tre tappe nel percorso di questa signora: la prima di queste dove la donna ammalata si dice tra sé e sé che se lei riuscisse a toccare la veste di Gesù sarebbe salvata; la seconda tappa quando, passando dal pensiero e dall’intenzione all’atto concreto e avendo toccato tale veste ella risentì immediatamente la propria guarigione; la terza, e finale, quando raccontò di fronte a tutti quel che aveva fatto, a conclusione del che Gesù la confermò guarita definitivamente.

Vediamo che, durante la pima tappa, questa donna riflette tra sé e sé su quel che deve fare e decide di andare tra la folla: questo passo ci permette di conoscere quel che succede nel foro interno di questa persona, tutte le sue sofferenze e tutte le esperienze negative che aveva vissuto, come anche la sua speranza nel Taumaturgo. Ma queste considerazioni del foro interno, in quanto tali, non l’hanno guarita.

Durante la seconda tappa ella passa all’atto, siamo nel foro esterno, compie l’azione congiunta di avvicinarsi a Gesù e di toccarLo foss’anco di nascosto e si sentì guarita immediatamente. Epperò questa guarigione, sebbene soggettivamente risentita come reale, non era ancora sufficiente per poter essere confermata dai sacerdoti e levare, in seguito, le restrizioni sociali correlative al fatto che era socialmente e religiosamente impura.

Solamente alla fine dell terza tappa quando, invitata da Gesù stesso, ella confessa tutta la verità del suo agire pubblicamente, cioè quando transita dai fori interno ed esterno al foro pubblico, gli sarà confermato di essere permanentemente guarita dal suo male e, quindi, di andare in pace.

Niente di lacrimoso in tutto questo racconto, niente circa sentimentalismi e affezioni fuori testo, ma la semplice descrizione precisa dei passi che noi dobbiamo compiere se desideriamo essere salvati: non basta “essere puliti” e zeppi di “buone intenzioni” e “sofferenti” nel nostro foro interno; non basta neanche che ci comportiamo bene nel nostro foro esterno anche se questo ci dà l’impressione di fare quel che Dio vuole nelle nostre vite; no, il Signore, certamente, ci chiede tutto questo ma anche ancora ben di più e cioè che Lo confessiamo pubblicamente.

È la confessione pubblica che manifesta l’atto di redenzione, che è il Cristo stesso, nelle nostre vite, mai non il nostro ben agire in sé e ancor meno il nostro ben pensare ed il nostro ben sentire.

Tutti i passaggi evangelici che possiamo percorrere, come anche i testi del Nuovo come anche dell’Antico Testamento, tutti, senza eccezione, si appellano alla necessità della confessione pubblica e questo in quanto Dio stesso È manifestazione nella Sua natura la più intima. Dio in quanto Creatore sorge, increato, dal nulla, zampilla e Si rinnova, e Si conosce e rende testimonianza a Se Stesso, quale Logos increato, Figlio che solo conosce il Padre e che lo Manifesta e Spirito Divino che Lo glorifica. All’inizio c’era il Dabar, il Logos che performa, causa di tutto, e presso Dio stesso, ed era Dio stesso, era ed è la Luce che si manifesta in tutto.

Non c’è nessuna salvezza legata ad un presunto foro interno nell’insegnamento della Bibbia: anzi, ci è detto che dal cuor dell’uomo viene solo il male, e che non vi è nulla di buono ma che dall’intimità dell’uomo solo escrementi sono prodotti.

Il solo momento “intimista” grato a Dio è nella relazione che possiamo avere con il Padre nella preghiera, laddove bisogna chiudere la porta, andare in montagna, prendere una barca per essere soli su un’altra riva: momenti che derivano dalla salvezza, dall’essere battezzati e figli di Dio ma che sono impossibili senza che lo Spirito Stesso di Dio li compia. Solo chi è già redento può essere messo faccia a faccia con il Padre, in quanto figlio di Dio, per la grazia del Santo Battesimo e può rivolgersi a Lui con la Parola dello Spirito Santo.

Al giovane ricco, il cui foro interno è, anch’esso, “pulito” e zeppo di “buone intenzioni” anche per il prossimo suo come insegna la Legge, il cui foro esterno asseconda la legge mosaica in tutto e per tutto, è però preclusa la salvezza perché non vuole acclamare il Cristo pubblicamente vendendo tutti i suoi beni e seguendoLo per testimoniare di Lui, come San Francesco fece ben più tardi e come fecero molto concretamente i primi Apostoli, il che attrista Nostro Signore Gesù Cristo molto profondamente.

Il tema della Manifestazione è centrale in tutto l’insegnamento e la pedagogia di Gesù: non vi è posto alcuno nel Regno dei Cieli per chi si vergogna Lui pubblicamente e Pietro ben lo sa al quale è richiesto ben tre volte, pubblicamente, di rinnegare il suo rinnegamento, altrettanto pubblico, durante la Passione. Cristo vomita i tiepidi nella giovannea Apocalisse.

Se il foro interno è il regno esclusivo della coscienza, quella nella quale ogni soggetto valuta e stabilisce liberamente quale è il suo posizionamento, esso resta, però, un luogo di determinazione di potenzialità ma non costituisce, in sé, nessun passaggio all’atto e, quindi non è mai, di per sé, naturalmente salvifico, da dove la famosissima espressione che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Il foro esterno è ovviamente quello dell’azione, dove l’intenzione si perfeziona nell’atto ed è, oggettivamente, osservabile da terzi e, quindi, da questi giudicabile. Ma compiere atti buoni non è ancora, di per sé, manifestazione di Dio, ancora bisogna che, chi li compie, annunci pubblicamente il Cristo stesso ed è questo che fa la differenza tra il redento e chi non lo è: il primo è riconosciuto dal Cristo stesso che lo conferma. Questo è il luogo del foro pubblico: se faccio buone azioni ma mi vergogno del Cristo Gesù e non ne riconosco pubblicamente l’opera nel mio agire, mai lo sentirò dirmi «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

Questo episodio della vita di Gesù ci indica in modo chiaro e senza ambiguità quale debba essere il nostro comportamento abituale se vogliamo essere contati tra i redenti: essere capaci di annunciare il Cristo stesso pubblicamente, sempre e ovunque nel nostro agire, nel nostro pensare e nel nostro testimoniare, poiché, questo, solo lo Spirito lo può fare.

Cosa questo, però, implica concretamente nella nostra riflessione circa una teologia cattolica del politico nel quadro storico occidentale attuale necessita l’apporto di ulteriori considerazioni supplementari.

In Pace

(Prima puntata)

(Continua)



Categorie:Cortile dei Gentili, Filosofia, teologia e apologetica, For Men Only, Simon de Cyrène

8 replies

  1. Per restare all’attualita’: un politico, divenuto Presidente di uno Stato, e’cattolico e quindi nel suo foro interno pieno di buone intenzioni, non abortire , non divorziare, non suicidarsi , eccetera. Nel foro esterno : lui personalmente non compira’ mai questi atti: aborto, divorzio, suicidio o eutanasia.
    Cosa gli manca? Gli manca di proclamare pubblicamente che queste azioni non le compie perche’crede in Gesu’ Figlio di Dio e che non aiutera’ e favorira’ mai nessuno a compierle sempre in Nome di Gesu’ figlio di Dio.

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  2. Dici che fare la caritá senza annunciare il Cristo non serve? Non indurci al proselitismo. 🙂 😉

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    • Non serve per la propria salvezza…
      Ovviamente, però meglio farla che non farla, sul piano prettamente umano.
      In Pace
      P.S.: Non sono “io” che lo dico: va e leggi vangeli

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    • Gli manca di dichiarare tutto questo PRIMA di essere eletto , in modo che chi lo vota lo abbia ben chiaro …..
      Benché fatto per amore della vita penso che sarebbe un peccato (ed un inganno) non essere espliciti con i propri elettori sull argomento.

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      • Penso che volevi rispondere a Gian Piero, più sù.
        La mia posizione è che siamo tra Scylla e Cariddi: l’uno non si dice cattolico e nel suo foro esterno non si comporta da cattolico, ma ha avuto una politica accettabile per un cattolico; l’altro è l’opposto si dice cattolico e pare che si comporti da cattolico (lasciamogli il beneficio del dubbio) però ha una politica chiaramente anti-umana e a favore della cultura della morte.
        Comunque, notevolmente, nessuno dei due annuncia il Cristo nelle Sue opere.
        In Pace

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        • Aspetto il resto degli articoli, ma su questo caso il comportamento pubblico nn sarenbe come governa essendo quello che conosciamo del suo comportamento privato? Poi di chi é al governo mi interessa quel che fa governando non la sua vita privata. Se no, dovrei scegliere unicamente santi per governare, e il Signore si é servito di molti peccatori (o non ebrei prima nel Antico Testamento) come strumenti della Sua Provvidenza.

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          • Chi ha una vita privata completamente sconnessa dal credo cattolico se anche fa qualcosa di cattolico lo fa solo casualmente , e per blandire una parte dei propri elettori. Il che significa che se il vento cambia potrebbe comodamente cambiare idea. Tra l altro l esposizione a tutti di una vita personale disordinata diventa un veicolo pubblicitario per la stessa .
            Ripeto quello che ho detto prima : l’aborto è il solo tema sulla base del quale si deve scegliere un governante ? Oppure magari conta semmai il complesso della politica pubblica , e del comportamento privato ?
            Non ci prendiamo in giro….in Italia chi vota Destra la continua a votare da anni anche in mancanza di una qualsiasi iniziativa seria contro la legge che legalizza l’aborto e con dei leader di destra con vite personali totalmente non cattoliche (divorziati, conviventi, puttanieri multidivorziati) mentre partiti come il PDF vengono totalmente ignorati perché cercano di portare TUTTE le
            istanze cattoliche compreso un comportamento personale un po’ più coerente e questo non piace affatto. Il motivo è semplice : tra le politiche cattoliche ci sarebbe anche una politica un po’ meno respingista sull immigrazione , e questo è l unico tema che sposta i voti davvero.
            Oggi si è aggiunto il tema gender , legato al DDL Zan, ma anche lì cerchiamo di togliere il prosciutto dagli occhi : agli attuali leader della destra italiana del gender non gliene puo fregare di meno, e le loro vite personali lo confermano e se i loro elettori fossero pr.o-legge Zan sicuramente lo sarebbero anche loro.
            In ogni caso nessuno si azzarda a mettere in discussione la legge sulla aborto e ci si fa belli combattendo contro la legge Zan che viene gratis, a costo zero, mentre ribadisco che la unica politica che sposta i voti è quella , tutt’altro che cattolica ed in ogni caso tutt’altro che identificabile in modo certo nei vangeli , sulla gestione dell’ immigrazione

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            • (1) L’aborto non è il solo tema ovviamente ma è imprescindibile, come anche la lotta contro l’eutanasia: qui si trucidano essere umani innocenti, ogni anno, ovunque, nel più assoluto silenzio e con la più perfetta complicità di nazioni intere. Non è semplicemente possibile dirsi cattolico e essere a favore, patteggiare, fare finta che non sia vitale non avere questo crimine societale costante incancrenire i nostri paesi.
              (2) Riguardo al tema gender la problematica è simile: non si può officializzare come ideologia ufficiale un sistema di pensiero che vuole uccidere le anime, pervertire fin dall’infanzia le nuove generazioni, non dimentichiamoci quel che San Paolo dice di coloro compiono atti contro-natura e dei viziosi corruttori. Non vi è dubbio alcuno che nessuno che abbia un minimo di vita morale e di buon senso comune voglia vedere i propri figli in preda alle bramosie di pervertiti che li vogliono influenzare.
              (3) La gestione dell’immigrazione è un grande tema ma non ha l’assolutezza dei primi due che riguardano il diritto di vivere e il diritto di non essere moralmente corrotti dalla società, questi sono veri diritti umani. L’immigrazione è un diritto, certo, ma secondario, dipendente dalle circostanze (storiche, economiche, etc): personalmente la mia opinione al soggetto, espressa più volte, è che la natura ha orrore del vuoto e che la situazione europea in piena ritirata demografica crea questo vuoto ed è normale che le altre popolazioni vi siano attirate per colmarle: in un certo modo protremmo vedervi un flagello di Dio verso una civiltà che ha fatto dell’edonismo puro a costo di contraccezione, aborti, eutanasie e sterile omossessualismo il cuore del proprio significato. L’intelligenza, aldilà della moralità, sarebbe di utilizzare questo flagello per migliorarsi e non nel rigettarlo, perché tanto è incontrovertibile.
              In Pace

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