Papa Francesco: Al Signore Non Piacciono I Tiepidi

Anche noi, con il Signore, dobbiamo avere la libertà di dire le cose come sono: “Signore, io sono nel peccato, aiutami”. Come Pietro dopo la prima pesca miracolosa: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8). Avere questa saggezza della concretezza. Perché il diavolo vuole che noi viviamo nel tepore, tiepidi, nel grigio: né buoni né cattivi, né bianco né nero, grigio. Una vita che non piace al Signore. Al Signore non piacciono i tiepidi. Concretezza. Per non essere bugiardi. «Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci» (1Gv 1,9). Ci perdona quando noi siamo concreti. È tanto semplice la vita spirituale, tanto semplice; ma noi la rendiamo complicata con queste sfumature, e alla fine non arriviamo mai…

Omelia del Santo Padre Francesco durante la celebrazione mattutina trasmessa in diretta dalla cappella di Santa Marta il Mercoledì, 29 aprile 2020. (Testo integrale qui)



Categorie:Aforismi

7 replies

  1. Il Papa nel suo intimo, e sulle cose fondamentali della fede, non sarà confuso – sennò manco sarebbe Papa – però il brano è sintomatico della sua mancanza di chiarezza e di avvertenza nell’uso delle parole. Non voglio avventurarmi in interpretazioni capziose o maliziose denunciando le strutturali contraddizioni della sua pastorale (tutti i discorsi si possono distorcere, volendo) però faccio notare come, almeno in superficie, queste parole siano in contrasto stridente e perfino comico con tutta la retorica del « discernimento ». Ricordate? Esattamente tre anni fa diceva: «Non basta vedere il bianco e il nero. Il discernimento è andare avanti nel grigio della vita e cercare lì la volontà di Dio, non nel fissismo del pensiero». Bianco e nero allora erano segno di « fissismo », cioè di farisaica rigidità dottrinale; mentre il saper vedere il grigio era segno di sapiente carità. Oggi usa la metafora bianco-grigio-nera al contrario: bianco e nero come segno di schiettezza morale; il grigio come segno di conformistica mondanità e le sfumature forse come degenerazione casuistica del discernimento…

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    • Devo dire che mi ha fatto piacere leggere quest’omelia.
      Difronte a Dio non possiamo essere grigi, neanche volendo (oppure sì ma bisogna intendersi sul come), perché Lui ci conosce più di noi stessi. Il grigio è per noi che abbiamo a che fare con noi stessi e gli altri e non vediamo come Lui. D’altronde è il lavoro del direttore spirituale.
      Sono dunque contento di vedere che il discernimento, che se utilizzato impropriamente e insistentemente finisce per diventare retorica, non sia stato fatto infiltrare nella “questione morale e spirituale”, nel rapporto personale con Dio per mercanteggiare truffaldinamente con Lui.
      Con Dio sincerità, nettezza e schiettezza.
      Col prossimo misericordia, pazienza e longanimità.
      Sbaglio qualcosa?

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      • Beh, si….. HAHA…. il discernimento in questione è quello proprio e non quello altrui: in questo Zamax ha ragione: vi è contraddizione.
        In Pace

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      • Innanzitutto è assai curioso che nell’omelia non venga citato, se non sbaglio, quel noto passo dell’Apocalisse dalla quale con tutta evidenza ha preso spunto la riflessione papale: «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.» (Ap 3, 15-16). Ma questa è una curiosità. Invero curiosissima. Poi, volendo, con qualche acrobazia interpretativa tutto si può rimettere a posto. E dire: tre anni fa il Papa, ai tempi del « discernimento », voleva condannare la faciloneria di chi sbrigativamente vede tutto bianco o nero, senza calarsi nel grigio della realtà, non per accettarne il grigiore dove fatalmente il male e il bene si mischiano, ma al contrario per distinguere al suo interno con discernimento il bianco e il nero, cioè il bene e il male, là dove effettivamente si trovano. Ecco che così una visione del mondo al bianco e nero ben distinti, come quella oggi auspicata, non sarebbe in contraddizione con quella precedente. Solo che, risolta questa contraddizione, spunterebbe un altro problema. Cioè che la condannata faciloneria farisaica dei rigoristi al bianco e nero di qualche tempo fa avrebbe trovato oggi una sua gemella di segno opposto nella faciloneria con cui, con rispetto parlando, il Papa parla al bianco e nero della « semplicità della vita spirituale », alla maniera cioè semplicistica dei retori della Chiesa delle origini o del Vangelo sine glossa, immemori che sul sentiero della semplicità cristiana si può progredire solo attraverso un’opera di ardua e sottile purificazione… In ciò che dico non c’è alcuna astiosità. Sono lontanissimo da coloro che hanno retrocesso Papa Francesco a « Bergoglio ». Però queste insufficienze sono troppo visibili per essere taciute. E lui non è poco testardo. E nella sua corte nessuno che caritatevolmente gli dia qualche buon consiglio.

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        • Credo sia il primo Papa della storia in grado di affermare un giorno una cosa ed un altro giorno criticare quella stessa affermazione.

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  2. Ok, grazie per la correzione.
    😁

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  3. Intanto ringrazio Simon per aver pubblicato questo testo, recuperando il rapporto con le parole di questo Pontefice non soltanto per evidenziare punti critici ma anche per derivarne ammonimenti positivi.
    Inoltre rilevo una lettura un po capziosa e critica di alcuni…spero involontaria.
    Quando il Papa diceva infatti di saper discernere con carità , valutando gli elementi di grigio, si riferiva alla vita degli altri. Ora tutti sappiamo valutare (negli altri) soltanto il comportamento esterno , senza poter capire cosa passa effettivamente nella loro mente e nel loro cuore. Il Papa ci invitava alla misericordia verso chi magari su alcune cose agisce , ma su altre invece agisce meglio,
    D’altra parte anche San Paolo diceva « infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me ». Quindi se questo accadeva a San Paolo tanto più dobbiamo credere che possa accadere agli altri.
    In questa catechesi riportata nel post attuale, invece, il Papa si riferisce a se stessi. Di noi infatti non soltanto conosciamo gli atti, ma anche i pensieri che li hanno prodotti. Pertanto il Papa ci invita a non trovare alibi , ad essere bianchi o neri , ed a non aver paura dei nostri peccati ma saperli identificare volendo stroncarli, per puntare ad essere tutti candidi (ma ben sapendo che siamo peccatori).
    In pratica ci invita ad essere misericordiosi verso gli altri e severi verso noi stessi.
    Credo che sia un fondamentale insegnamento cristiano, considerando che normalmente tutti noi facciamo in genere l’esatto contrario, e cioè siamo sempre indulgenti verso noi stessi, e severi censori del comportamento altrui.
    Salve.

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