Omofo-chi? La CEI esiste e batte un colpo (finalmente)!

Sarà che di questi tempi non siamo abituati alla chiarezza e, quando la si vede nuovamente, appare come una immane novità da festeggiare. Sarà che forse eravamo certi di essere soli e i più disperati forse addirittura di essere nel torto (figuriamoci). Ma signori, quella che fra poco leggeremo non è forse una presa di posizione ufficiale in linea con il Magistero? Non dovrebbe né meravigliarci, né renderci entusiasti. E invece…

Vabbeh, tant’è, basta lagnarsi: leggiamo e godiamone, pur nella vis tutt’altro che polemica che il comunicato adotta! Speriamo piuttosto ne godano (e ci riflettano) anche i cattolici (oh, non mi guardate male, dicono cosi di loro stessi!) che questa legge la stanno per varare…


“Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”, sottolinea Papa Francesco, mettendo fuorigioco ogni tipo di razzismo o di esclusione come pure ogni reazione violenta, destinata a rivelarsi a sua volta autodistruttiva.

Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale – costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini.

Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio.

Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni.

Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso.

Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto.

Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese.

La Presidenza della CEI

Roma, 10 giugno 2020

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Categorie:Attualità cattolica

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41 replies

  1. Ecco come la CEI trasforma un’istituzione naturale composta da un padre ed una madre in una legittima opinione: “… si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione… Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma…”!!!

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  2. Effettivamente, concordo con Lorenzo: un pessimo testo che fa chiasso (magari!…) per pessimi ragioni.

    Il matrimonio, realtà naturale (cioè secondo la natura umana), ridotta al rango di “legittima” opinione; lo stesso liguaggio, cioè gli stessi schemi mentali che quelli del pensiero unico anti-cristiano e, quindi, anti-umano nell’uso di concetti come “orientamento sessuale”, mentre la sessualità non ha orientamenti ma una finalità ben precisa che è la procreazione.

    Non è perché una persona è mentalmente malata, handicappata, psicologicamente o fisicamente minorata, debole che può essere discriminata ma è obbligo nostro, di cristiani di rispettarla in quanto la sua dignità non è circoscritta da nessuna malattia, debolezza, incapacità ma è fondata sul fatto di essere a somiglianza della Santa Trinità che la ha creata: e questa non è opinione, ma è ontologia.

    Con questa dichiarazione debile sul piano intellettuale, morale, politico e religioso già possiamo dire che la battagla è finita. E persa.

    Dopottutto non abbiamo bisogno della libertà di espressione per salvarci: questo è ormai tempo di dittatura del pensiero, come la hanno vissuto i nostri fratelli per secoli sotto il giogo dell’islam, in Giappone, nell’Unione Sovietica ed in Cina.

    Tutto il nostro sforzo deve andare nella protezione delle anime dei nostri discendenti, per la loro salvezza, per quella dei loro coetanei e la salvezza viene solo dalla Chiesa di Cristo pienamente sussistente nella Chiesa cattolica romana, malgrado che la Sua gerarchia umana si dichiara ormai dhimmi per codardia, per assenza di vita spirituale, per superficialità, per apostasia silenziosa.

    In Pace

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    • A me sembra che la logica che guida la CEI sia il tentativo di salvaguardare la legge naturale (e il cattolicesimo) dal destino di religio illicita, facendole guadagnare il rango di legittima opinione, cioè una tra le possibili opzioni ammesse dal pensiero unico purché largamente minoritarie. Una logica sicuramente perdente, perché si sottomette a priori al giudizio del mondo, perché rafforza la dittatura del relativismo e, non ultimo, perché comporta la rinuncia alla testimonianza. La Chiesa non deve farsi approvare dal mondo le sue opinioni, e magari considerare come un successo se vengono riconosciute ammissibili; ha invece il dovere di ammonire il mondo tutte le volte che le opinioni del mondo sono inammissibili. Se dimentica che insegna per mandato di Cristo, la Chiesa può presentarsi solo come agenzia umanitaria. Sale scipito, con cosa lo si potrà salare? A null’altro serve se non ad essere gettato in terra e calpestato dai passanti.

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      • La Chiesa ha una sola missione: testimoniare del Kerygma e della Buona Novella e battezzare.
        Non ha finalità di convincere, né di essere accettata, ma di essere perseguitata e di implorare il perdono di Dio per i persecutori.
        Non c’è nessun passo evangelico in cui Gesù comanderebbe « Andate ed ascoltate, siate accetti da tutti, confortate il mondo nel suo peccato ».
        Ma solo testimoniare, insegnare, battezzare; testimoniare, insegnare, battezzare: mai si parla di tentare di convincere. E per forza: il tentare di convincere è presunzione umana, il testimoniare opera dello Spirito.
        In Pace

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  3. La CEI ci aveva abituato al silenzio assenso (unioni civili docet), per questo nella mia introduzione ho parlato di gaudio “emozionale” al riguardo.
    Innegabile che la nota sia redatta ad uso e consumo contemporaneo e come tale possieda intrinsecamente una trafila di errori metodologici della stessa contemporaneità. Qui stava il mio sottolineare la mancanza di “vis” polemica, poiché nel dibattito di oggi parlare come dite voi (e come avrei fatto io) probabilmente alla CEI sarebbe sembrato un puntare alla polemica. Mi pare palese la rinuncia.
    Tale metodologia che oggi appare così polemica, ma che -diciamocelo chiaro- è l’unica possibile, forse per la Cei sembrava fonte di parole incomprensibili e quindi inaccettabili e quindi inascoltabili. Questo mi pare il ragionamento CEI, per il banale motivo che non posso credere che non sappiano quel che il Magistero stesso dice del matrimonio dal punto di vista metafisico e teologico.
    Semplicemente ritengono che parlando alla società oggi oramai si debba escludere di parlare di metafisica e teologia. Una eterna vetrina televisiva insomma (avrete letto Don Ariel che sul suo blog dice che in TV non si può andare a parlare di metafisica altrimenti si viene silenziati). Questi sono i livelli. Per noi è un errore metodologico, per loro -mi sembra chiaro- no. Forse la frittata è talmente cotta che si sbaglia comunque la si giri. O meglio, come dice Simon, qui è solo questione di aspettare ancora qualche mezzora e nella brace si cadrà senza fallo.
    Forse io spero ancora che questo tempo si autofagociti e il reale vinca sulla pazzia prima che tutto abbia già connotati giuridici.
    Ma tant’è, sarò un ottimista…

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    • Il problema di fondo è che non è adottando concetti errati che si può sperare essere capiti: la pace e quindi la carità possono fondarsi solo sulla verità a cominciare dall’uso di concetti concreti. Il solo modo efficace e evangelico è quello di annunciare la Buona Novella ed è quello di non anacquarla: ricordare che l’Uomo ad immagine di Dio è uomo e donna non contiene in sè nessuna vis polemica, la vis polemica c’è in chi afferma altro e in chi vuole più o meno subdolamente lottare contro la nozione di famiglia reale, contro l’essenza stessa dell’umanità e la sua perpetuazione. Per questo, carissimo, questo documento della CEI è ipocrita, non acclamante nessuna verità e in ciò non merita nessun successo, è di per sé giusto aria fritta ad uso dei cattolici scemi.
      Se la CEI fosse onesta chiederebbe ai cattolici italiani e agli italiani di buona volontà di esprimersi con azioni pacifiche e pubbliche, come un gran digiuno di una settimana, oppure un rifiutarsi ogni acquisto che non sia per sfamarsi finché non si è ascoltati par davvero, o qualunque altra idea che possa esercitare une pressione positiva.
      Ma la CEI non fa niente, giusto emana un documento volutamente snervato e già si allinea in avanzo.
      In Pace

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      • L’errore metodologico, che tu chiami in un certo qual modo “veritativo”, è il modo di fare (fintamente pastorale) di chi si allinea alle posizioni dell’interlocutore per cercare margini di attacco all’interno della sua forma mentis.
        Il punto è che tale forma mentis è incapace di intendere dialogo: questo è palese.
        Molto poi si dovrebbe dire o studiare su cosa sia oggi la CEI e come essa intende rapportarsi nel dialogo Chiesa – Stato Italiano. Già solo il fatto di dover far entrare nel discorso l’aspetto meramente politico, potrebbe far capire perchè questa nota è stata scritta e a chi è indirizzata.

        E infatti chi ne è rimasto scandalizzato? Forse chi pensava di avere strada spianata ovunque come i parlamentari 5S e PD che la stavano promuovendo che guarda caso hanno tweetato smarriti e quasi offesi? Non lo so, domando. DI certo questa nota è politichese puro. C’è a chi basta ed esulta (Adinolfi ad esempio), c’è chi spera che sia almeno un tentativo politico di frenare la chiara china liberticida e chi invece vorrebbe che la CEI non facesse politica.

        Forse ho sbagliato a sorridere e rilanciare qui una simile nota. Di certo trovo poco realista pensare che la CEI, organo da anni tutt’altro che estraneo al dibattito interno (spesso per altro contro la sua volontà, ma cacciata dentro a forza dai mass media), dopo un silenzio – questo sì – tutto politico, si metta a fare metafisica volendo parlare proprio a quelle forze parlamentari i cui esponenti, ogni due per tre, si dichiarano a parole “cattolici”.
        Per altro, e chiudo, temo ce ne siano pochi di cattolici “scemi” che pensano di aver vinto la guerra, tant’è che il già citato Adinolfi, che su questa cosa ha martellato per tutto il giorno ieri, ha continuato a dire che chiaramente si è vinta una “battaglia” in pura “sede politica” e che questa nota ha “politicamente affossato” QUESTO DDL poiché ora chi lo vuole portare avanti sa che avrà contro quello che possiamo chiamare potere politico della CEI.
        E qui casca l’asino. Siamo ad uno scontro fra lobby, tutto qui. Ed è un problema non indifferente.

        Si aggiunga a questo che, per altro, questo scontro fra lobby è fra poteri deboli, una guerra fra poveri insomma: fra quella cattolica capitanata da una CEI che convince pochi cattolici e delle forze politiche che hanno come bandiera l’antipolitica (M5S) o il “andiamo avanti, basta non votare”. Dove sia “il popolo” (di Dio o elettore che dir si voglia) non è dato saperlo.
        Chi vincerà? Vincerà il più forte fra questi pesi piuma, non chi avrà ragione in quanto detentore della Verità del Reale. Qui sta l’azzardo della nota CEI e l’entuasiasmo di chi vede in essa almeno un tentativo di “contare” o almeno di “contarsi”. Se non è un atto di coraggio, è almeno una cessazione della vigliaccheria. Semplicemente una volta che il peso politico delle parole della CEI saranno come coppe quando a briscola servono ori, il braccio di ferro sarà deciso. Questo la CEI lo sa e sa anche che per la CEI sarà la fine. O almeno lo sarà per la parte che noi non vogliamo e che invece pare essere quella più importante per molti: quella politica. Non so se si è capita la cornice…

        Per altro la gara a chi c’è l’ha più lungo, è tipicamente contemporanea, figlia del relativismo imperante. Relativismo che pastoralmente (per scelta in realtà politica!) molte organizzazioni hanno sposato (sbagliando), anche solo per non sentire di parlare ai muri (e non sarebbe successo). Accettando il terreno di scontro sbagliato, hanno perso in partenza, ma attenzione, non perché il modo che qui si propone sarebbe stato efficace, bensì perché hanno puntato sul cavallo della forza politica, acquisita da secoli di fortezza culturale, storica e probabilmente anche di messaggio univoco, in un mondo secolarizzato che questa forza praticamente gliela vuole togliere ad ogni piè sospinto. C’è chi dice che non si ha avuto il coraggio e chi invece che si sono fatti errori di valutazione. Per altro non è detto che parlando sempre di Verità in modo caritatevole, il risultato sarebbe stato diverso. Anzi! Una cosa è chiara da anni: qui è tutto “umano, troppo umano” perchè su questo terreno -mi par di capire – si è deciso di scontrarsi fra organizzazioni nella moderna società italiana. E questo perché si voleva VINCERE qui e ora, non perché si voleva TESTIMONIARE da qui all’eternità.
        Questo è il cardine, questa la bomba. Ma la realtà è questa, chiedere testimonianza in questo quadro di guerra per la vittoria è certamente necessario almeno quanto inutile. Facciamo che voi chiedete il dovuto, io invece faccio capire che non siamo “scemi” e l’abbiamo ben capito il mondo in cui viviamo; pertanto la richiesta che qui si fa non è per vincere meglio, ma per far sapere che non si vuol proprio partecipare, bensì testimoniare e pretendiamo esempi di questo genere.
        Anche se sappiamo non verranno, questo almeno finché il reale stesso non imporrà scelte in quel senso.

        Detto questo, ho letto il link che mi hai spedito e pertanto mi permetto di chiudere cosi: se si vuole stare all’attualità STRINGENTE, si legga questa nota; se si vuole respirare LIBERAMENTE si legga questa intervista: https://lanuovabq.it/it/la-legge-sullomofobia-un-inganno-il-fine-e-distruggere-la-famiglia

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    • Concordo col pragmatismo di Minstrel.
      La speranza è che a partire da un livello così basso (l’opinione) si possa risalire pian piano a livelli maggiori e più consistenti dal punto di vista del reale. Se si lasciasse alla Chiesa (tutta) la libertà di esprimere la sua “opinione” si potrebbe arrivare al punto in cui si dimostrerebbe che non è, appunto, solo una mera opinione aprioristica ma un’antropologia fattuale e naturale. Per poi passare a dare ragione di questa naturalità, avendo educato e diffuso il corretto e necessario uso della metafisica e dell’ontologia. Si potrebbe quindi sperare (insistendo) che questo debole e carente documento sia il primo passetto da fare prima di adottare ciò che Simon propone per “farsi sentire”. Affermare, insistere e lottare per la libertà.
      Don Giussani sosteneva battagliero
      “Mandateci pure in giro nudi (spogliateci di tutto), ma lasciateci la libertà di educare”.
      La libertà d’opinione è poca cosa ma da codesta, oggigiorno, bisogna partire, senza mai pensare che sia il punto d’arrivo.

      Pia illusione? A vedere certa pavida e, addirittura contrastante, gerarchia c’è da implorare il Signore che non sia il colpo al cerchio che precede quello alla botte.

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      • Ed è proprio la tua ultima frase il vero dilemma. La politica, SEMPRE, è compromesso. Fine del cinema e fine della testimonianza, in qualunque forma essa voleva (iniziare ad) apparire.

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    • Dalla “Lettera a Diogneto” si può benissimo rilevare come i veri cristiani non “annacquassero”, come fa la CEI, la loro dottrina morale:
      “La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri.
      Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.

      Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.
      Mettono in comune la mensa, ma non il letto.
      Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.
      Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.”
      http://ora-et-labora.net/diogneto.html

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  4. “il La speranza e’ che partendo da un livello cosi’ basso ( l’ Opinione) si possa risalire pian piano a livelli maggiori.”
    No , non e’ cosi’ , questo e’ un errore. La verita’ non si trova “ dal basso” con continui aggiustamenti, compromessi, dialogo fra le parti,un colpo al cerchio e uno alla botte.
    . La verita’ viene dall’ alto, e’ rivelata. Per il cristiano .
    Con chi non crede a questa rivelazione dall’ alto, a questo irrompere di Dio, l’ Assoluto, nellla storia umana , il cristiano non ha nulla a che vedere, nulla da negoziare, da patteggiare.
    I compromessi fra una Verita’ assoluta in cui il cristiano crede e le varie “ opinioni” mondane sono fuori luogo.
    Non stiamo parlando di una opinione, quella cristiana, fra le altre, a pari merito, se no sarebbe tutto relativo, tutto delegato alla “ maggioranza” .
    Le verita’ di fede devono essere definite tali ( da chi ci crede) non “ opinioni” a pari merito con le altre.
    La crisi , della CEI e del cattolicesimo, e’ c9me aveva predetto lucidamente Benedetto XVI , una crisi di fede : non si crede piu’ che la dottrina cattolica sia la verita’ , eterna, ma si cerca di ritagliare anche per essa un posticino nel pluralismo storico delle opinioni.

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    • La spiegazione di quel pezzo del mio commento da lei virgolettato, sig Gian Piero, si trova poco sotto nel medesimo. E sono certamente d’accordo con lei che la Verità non arriva dal basso attraverso aggiustamenti e compromessi. Dev’essere che mi son spiegato male.
      Ci riprovo.
      Ricordo che al centro della questione c’è un DDL che vorrebbe, tra le righe, impedirmi di dire ciò che penso, che credo, che so essere naturale, vero e glorificato dalla Rivelazione.
      Per me non è un’opinione.
      Per l’altro con cui mi devo confrontare si tratta invece solo di un’opinione. (Mi ci devo confrontare altrimenti imbracciamo le armi e vinca il più forte).
      Se il Potere vuole metterla sul piano dell’opinione, allora ok, facendoci scaltri come serpenti, iniziamo a chiedere che la libertà di opinione sia realmente garantita a tutti e quindi anche alla Chiesa (noi e tutto ciò che le appartiene). Se questa libertà di opinione è garantita (cioè il DDL viene bocciato) e la Chiesa è effettivamente libera di insegnare ed educare, pian piano si vedrà, a Dio piacendo, che quella della Chiesa non è un’opinione ma la Verità. La vera lotta è per la Libertà e non per convincere l’altro che la mia non è una mera opinione. Che credano ciò che vogliono, a me non interessa.
      Manco al Potere gliene frega se la mia opinione è la verità o no. La combatterebbe comunque. Quante ideologie abbiamo conosciuto e conosciamo che combattono la Realtà e la Verità sapendo benissimo che sono proprio la Realtà e la Verità. Anzi proprio per quello le combattono..
      Dunque, e non si tratta di compromesso, è sulla libertà (che iniziando con quella d’opinione si arriva a quella dell’Annuncio) che bisogna puntare… e non sul vedermi riconosciuto dal Potere che la mia (della Chiesa) non è una opinione ma la verità.
      Noi lo sappiamo in Chi, cosa e perché crediamo. Che mi frega cosa pensa e crede il Potere su di me o come esso mi etichetta o etichetta la dottrina della Chiesa e la Rivelazione. Mi importa solo che mi lasci libero. Se non lo fa o saranno catacombe o sarà guerra.
      Non ho comunque mai invocato il compromesso. Al contrario. La mia speranza è che il minimale tentativo della CEI non resti un gesto una tantum, o peggio venga contrastato da un colpo alla botte dato da qualcun altro vanificando il timido inizio della lotta per la libertà. E non è neanche tanto questione di dialogo in effetti. Ognuno per la sua strada. Solo non si impedisca alla Chiesa il suo cammino e la sua testimonianza. Unica nel panorama tra l’altro. Tutti possono dire e fare quello che vogliono ma la Chiesa no? Eh certo! O tutti o nessuno caro Potere dei miei… ehm… stivali!
      Sì capisce ciò che intendo?
      È come se la CEI dicesse: caro Potere, dato che so bene che tu non consideri la mia dottrina come verità divina ma solo come opinione, facciamo così… non mi importa come la consideri basta che me la lasci esprimere, ok? Non è una minaccia e neanche un avvertimento. Te lo sto solo “dicendo”. Per gli avvertimenti, le minacce ecc dipenderà da te…
      È peccato sperare che la CEI intendesse più o meno così? Non vedo questo così grande annacquamento. Scaltrezza? Superficialità? Atteggiamento di giusta superiorità davanti a ciò che in apparenza possono essere scambiate per beghe nominaliste? Almeno non è stata zitta zitta… e preghiamo perché non ritorni ad esserlo (zitta zitta).
      Ma forse mi sto solo illudendo.
      Comunque è vero che avrebbero potuto scriverlo meglio.

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  5. Io vedo un´altro problema anteriore al linguaggio. I nostri pastori dovrebbero porsi prima di fare una comunicazione due domandi chi parla? e a chi li parla? In un mondo secolarizzato é important fare quelle distinzioni. Se parla il vescovo allora mi sembra che non puó che riflettere in forma precisa l pensiero della Chiesa senza nesuna opinione personale e dovrebbe rivoldersi ai credenti é con autoritá. Se si rivolge a tutti gli uomini o cittadini, credenti e non, allora dovrebbe parlare “il cittadino cardinal Bassetti”. In questo caso il linguaggio puó essere piu comune per farsi capire e puó essere espresso come opinione da essere confrontata da chi non crede.

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    • Spiegami una cosa: che in natura per camminare ci voglia una gamba destra ed una sinistra e per fare una famiglia ci voglia un padre ed una madre è opinabile opinione o un dato di fatto?

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      • E un fatto. Ma purtroppo oggi molti non ci arrivano, anzi probabilmente sono maggioranza ed essere in minoranza in un regime democratico é un problema. Per cui quando parli con non ci arriva devi partire da quello che lui é in grado di capire.

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  6. Una cosa è certa, se il salario del peccato è la morte e questa morte è anche quella ontologica e questa morte ontologica e peggio del virus che da poco ci ha colpiti, perché il peccato è infetto ed infettivo e produce necrosi dei tessuti di una società e nello spirito dell’Uomo, questa società, col suo chiamare bene il male, la sua avversione per la verità e in particolare quella rivelata, la sua liberticida idea di libertà di pensiero che invece sostiene di promuove e difendere, è di già condannata dal suo steso agire, se non tornerà sui suoi passi (conversione) battendosi il petto (contrizione).
    Lo dico senza alcuna gioia, senza alcun celato senso di malintesa giustizia, perché saranno tanto i dolori e non tanto e non solo i dolori per le persecuzioni dei Giusti, che quelli saranno compensati e alleviati dallo Spirito Santo, ma per i dolori di tutta quella umanità non pervicacemente colpevole e stoltamentealleata la Maligno, ma degli illusi, degli ingannati, di coloro che non hanno mezzi per discernere.
    Se la verità della premessa è vera come è vera, che il peccato genera la morte, al di là di tutto ciò che possiamo e anche dobbiamo fare, perché il peggio non avvenga, se avvenisse, se Dio lo permettesse, forse davanti alla desolazione, quella stessa che vari passi della Scrittura ci descrivono e ricordano, forse l’Uomo si fermerà e tornerà a riconoscere il suo peccato, implorando misericordia.

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  7. Come ha già detto qualcuno credo che sia una questione di prospettiva ed obiettivo.
    Per coloro che sperano concretamente che questa legge non venga approvata, l’intervento della CEI è forse l’unico possibile nei modi e nei toni, partendo dal dato di fatto inequivocabile che il cattolicesimo in italia è minoranza , e bisogna quindi fare appello ad altre coscienze con altre motivazioni
    Per coloro che invece non hanno interesse o speranze che questa legge venga concretamente ostacolata, allora l’intervento della CEI è inopportuno nei toni e sbagliato nella sostanza.
    C’è un passo del vangelo che cita “ora io vi mando in mezzo ai lupi ,siate prudenti come serpenti” ma che molti, spesso, citano con “astuti come serpenti” . Qualcuno dice che siano problemi di traduzione, altri di tradizione, ma è un fatto che spesso si citi con l’aggettivo “astuto”, cioè in grado di adattarsi alla situazione pur restando “semplice” come colombe.
    Esiste un piano politico (la Chiesa in mezzo alla società) ed un piano teologico.
    Sicuramente oggi come oggi dire la verità , quando da molti questa verità viene percepita come offesa, significa esporsi alla reazione di questi molti.
    In passato i cristiani non avevano paura di esporsi alla reazione di molti, subendone le conseguenze in prima persona. Bisogna quindi fare i conti con la persecuzione e con l’accettazione di questa persecuzione. Non si può infatti vivere in questa società e pretendere che essa si adegui a noi. Se in futuro certe parole saranno vietate bisogna adeguarsi al fatto di essere perseguitati per causa di Gesù Cristo, ed accettarlo.
    Ovvio che i toni devono sempre separare il peccato dal peccatore, e questa forse è la difficoltà più grande alla comprensione di realtà sbagliate ma esistenti.

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    • Grazie ML65 per lo spunto sui serpenti e colombe così da poterlo personalmente approfondire. Ho imparato o compreso meglio una cosa di non secondaria importanza.

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    • Mi potresti spiegare cosa c’è di teologico nel fatto che l’archetipo della famiglia sia quella composto da un maschio ed una femmina?

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      • Non so lorenzo…magari mi spiego male. Quello che per te (o per noi) è scontato, non lo è affatto per tanti altri, e non lo è stato nella storia dell’umanità, che nei millenni ha prodotto forme di “famiglia” le più disparate (per esempio la poligamia).
        Ora è certo che per fare un bambino servono un uomo e una donna (almeno senza ricorrere a mezzi artificiali..) E’ invece assolutamente “liquido” , per la società odierna, che per allevarlo proteggerlo educarlo etc etc sia necessario avere una famiglia tradizionale e stabile. Ed è altrettanto “liquido” il rapporto che c’è con la famiglia intesa come coppia. Non ci piace ? Questo non cambia la realtà con la quale ci dobbiamo confrontare.
        Un conto è annunciare la verità, un contro è pretendere che sia accolta. Questo non viene da noi, e Gesù ce lo ha spiegato abbastanza bene…
        Quindi è inutile dare per scontato quello che gli altri, che tra l’altro sono ormai maggioranza, non ritengono che lo sia. O forse sei convinto che se lo dici con fermezza li converti tutti all’istante ?
        Se non si proclama la bellezza della famiglia cristiana (invece della obbligatorietà della famiglia cristiana) in un mondo che non crede più nel peccato e nell’inferno chi vuoi che si faccia convincere dalla “paura” di contravvenire a qualche teorica regola che chiamiamo “naturale” ma che alla fine viene contraddetta dalla realtà che ci circonda?
        E’ la bellezza della famiglia , testimoniata da chi ha famiglia e da chi ama la famiglia e da chi dimostra che in quella famiglia c’è amore, che convince gli altri. Ma non massivamente….uno per volta…a fatica…è un lavoro…è quello che si chiama lavorare nella vigna del signore. La stoltezza della predicazione.
        La Bibbia ed il catechismo sono a disposizione di tutti. Tantissimi li hanno letti. Ti sembra che questo li abbia convinti ? E ti sembra che la CEI o qualcun’altro potrebbe dire , sulla ortodossia della famiglia cristiana, qualcosa di più efficace e meglio scritto di quanto c’è sulla BIbbia e sul Catechismo o è stato detto da centinaia di Santi?
        Su…dai… 🙂

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        • “Ora è certo che per fare un bambino servono un uomo e una donna (almeno senza ricorrere a mezzi artificiali..)”
          Tra l’altro credo che dire che una famiglia esiga un padre e una madre non sia propriocorrettissimo dal punto di vista linguistico e di conseguenza non è un vero e proprio dato di fatto. Per dire/fare Famiglia sono sufficienti (e quindi si esige come minimo la presenza di) un marito e una moglie senza che per forza siano anche padre e madre. Per essere famiglia non è necessaria la prole. È necessario solo il vincolo matrimoniale. O mi sbaglio?
          Concordo comunque pienamente con le intenzioni generali di Lorenzo, Simon ma anche di MenteLibera.
          Quello su cui concordo meno è sull’accusa alla CEI di annacquare la dottrina cattolica. O meglio, non ci vedo gli estremi per poterla formulare, in questo preciso caso.
          Penso sia una questione di linguaggio più che di “apostasia”, diciamo.
          Cioè, io vedo una nota ufficiale, scritta “male” come dice giustamente e motivatamente Simon al suo primo commento, ma passabile dato che si rivolge a persone a cui il ragionamento funziona, appunto, “male”. Scritta for dummies. L’importante è che arrivi a destinazione il succo: ci sono già le tutele giuridiche per il rispetto della persona umana. Aggiungendo altro si rischia di uccidere la libertà.

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        • Negli anni cinquanta del secolo scorso, le femministe dure e pure stabilirono che la colpa della loro millenaria sottomissione all’uomo era la famiglia composta da un maschio ed una femmina: architettarono allora che, per distruggere la famiglia, era necessario eliminare l’unicità naturale del maschio e della femmina ed idearono la teoria del gender.

          Nacquero allora le farneticazioni che sostengono essere la sessualità umana stabilita dai desideri delle persone, non dai cromosomi, e che per adeguare alle menti la natura bastava mascherare la natura.

          La natura però non tiene in alcun conto i più o meno riusciti mascheramenti e così anche ai gender venne la voglia di mettere su famiglia.

          Arrivarono allora in loro soccorso taluni antropologi i quali saccentemente affermarono che non esiste un’unica tipologia di famiglia, ma ne esistono moltissime;
          l’unica cosa che riuscirono però a dimostrare fu che l’archetipo resta sempre la famiglia composta da un maschio ed una femmina e che le altre sono semplici variazioni che più si discostano dall’originale più appartengono a società che danno origine a culture marginali:
          il ragionamento di questi saccenti antropologi è analogo a quello di una persona la quale sostiene che, in natura, la normalità non sono gli uomini con una gamba destra ed una sinistra perchè è provato che alcuni hanno solo la destra, atri solo la sinistra, altri ancora nessuna delle due,

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        • @Mentelibera
          “è certo che per fare un bambino servono un uomo e una donna (almeno senza ricorrere a mezzi artificiali..) E’ invece assolutamente “liquido” , per la società odierna, che per allevarlo proteggerlo educarlo etc etc sia necessario avere una famiglia tradizionale e stabile. ”
          Non sono liquidi però i danni che le separazioni dei genitori producono sui figli https://www.verywellfamily.com/children-of-divorce-in-america-statistics-1270390 https://owlcation.com/social-sciences/Psychological-Effects-On-Men-Growing-Up-Without-A-Father

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  8. Per Mente Libera ed altri
    Provate a pensare alla predicazione dei primi cristiani in ambiente pagano , un ambiente moralmente certo peggiore del nostro, in cui c’ erano gli schiavi su cui il padrone aveva potere di vita o di morte, e gli stessi infanti potevano essere ammazzati a discrezione del paterfamilias , la pedofilia non era un reato ma una abitudine della buona societa’ , per cui i ragazzini dai dodici anni in su non potevano lamentarsi se l’ amico di famiglia li inchiappettava , ecc.
    provate a pensare se i primi cristiani invece di annunciare il rivoluzionario messaggio di Cristo , a persone che li vedevano per forza come folli , dementi , si fossero detti : beh, non possiamo prendere di petto i proprietari di schiavi e quelli che ritengono normale, avere rapporti sessuali con ragazzini appena puberi, andiamoci piano , gradatamente, diciamo che la nostra, quella dei cristiani, e’ un opinione che ha diritto di esistere come tutte le altre, il nostro Dio un Dio che puo’ stare accanto agl8 altri dei nel Pantheon. Tutto sommato i romani sono tolleranti, basta solo non presumere di affermare la Verita’ assoluta. Basta sacrificare all’ Imperatore .
    Secondo voi se si fossero comportati cosi’ il messaggio di Cristo sarebbe giunto fino a noi oppure il Cristianesimo si sarebbe diluito per poi scomparire come tante “ opinioni “ o sette dell’ antichita’ ?
    Mi spiace per Mente Libera e per la CEI ma Gesu’ Lo ha detto chiaro e tondo: niente tatticismi, niente furbizie, niente compromessi. Chi vuol,salvare la propria vita la perdera’ . Non si puo’ servire due padroni. Non si puo’ essere cristiani e sacrificare all’ Imperatore.
    Tra l’ altro la tattica del “ dialogo” come oggi si chiama il calare le brache davanti al mondo e’ stata finora anche storicamente fallimentare mentre i primi cristiani e i martiri , questi terribili fanatici integralisti che si facevano ammazzare e non “ dialogavano” sono stati vincenti e grazie a loro oggi anche MenteLibera puo’ dirsi cristiano.

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    • Si Piero, ma loro predicavano Cristo per convertirli, non facevano commenti alle decisione degli Imperatori. E comunque Paolo a addattato il suo discorso a quello dei greci nell Areopago. Tanto che lo hanno capito e scacciato.

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    • Gian Piero stai descrivendo una realtà passata che era esattamente quella in cui ci potremo trovare tra poco : sarà forse vietato dire la Verità!
      Ora questi padri della Chiesa se ne sono fregati, e ne hanno subito le conseguenze anche con la vita.
      Ed anche grazie al loro martirio la fede è arrivata a noi. La Chiesa è stata costruita sul sangue dei martiri. Ma il sangue dei martiri è stato versato perchè c’erano leggi ingiuste che hanno prodotto i martiri! Senza le leggi non ci sarebbero stati martiri. A tutti Gesù promette il centuplo INSIEME A PERSECUZIONI (questa ultima frase viene sempre dimenticata…)
      Tu invece pretendi di predicare Cristo senza correre rischi. Pretendi che lo Stato si adegui alle nostre esigenze. Ma lo Stato non è il regno di Dio. E’ solo l’unione organizzata di tanti cittadini che , aimè, la pensano ormai in modo differente da noi.
      Puoi tentare di evitare che lo Stato prenda certe decisioni, e per evitare di farlo devi ovviamente parlare il linguaggio dello Stato. Ma se questo non serve, ti adeguerai alla conseguenze.
      Se anche qui ed oggi diverrà rischioso predicare Cristo, si vedrà chi è cristiano veramente.
      Vorrà dire che se qualcuno verrà punito, sarà a gloria del Signore , e questo costruisce Chiesa.
      Poi vorrei dirlo concretamente….se evitare che questa legge sia approvata serve per consentire a qualche commentatore o predicatore o politico o altro di continuare a chiamare pubblicamente le persone con tendenze omosessuali con epiteti di tutti i generi (magari inizianti per “F”) , che nulla hanno dell’attacco al peccato e tutto invece hanno del disprezzo verso il peccatore, allora questa è una motivazione assai debole ed attaccabile…..
      La gente , anche qualora fosse approvata la legge, sarà ben in grado di capire se una eventuale accusa derivi dall’aver creato un reato di opinione, o se invece l’accusato era solo un appassionato di ingiurie volgari.
      Nel primo caso ci saranno dei “martiri” ingiustamente accusati , e questo aiuterà la Chiesa.
      Nel secondo invece tutti diranno : “ecco …vedi ..avevamo ragione a volere una legge”. E perderemo di credibilità.
      Quello che vediamo come un rischio (il primo caso) , quindi magari sarà una opportunità.

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    • Quod erat demostrandum.: questo mostra esattamente la giustezza della mia lettura e di quella di Lorenzo circa la lettera della CEI: essa è una incondizionata resa al progetto di censura.
      D’altronde, quando per esprimere le proprie convinzioni ci si autocensura usando di concetti fasulli per, soi-disant, farsi capire vuol dire che già si accetta la censura.
      La prima censura è quella del non avere il diritto di usare un linguaggio significante ma solo quello manipolato dal pensiero unico.
      In Pace

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    • Capisco e condivido, come ho già scritto, le motivazioni critiche sull’utilizzo di un determinato linguaggio. Speravo che la nota fosse il primo passo di tanti che la CEI avrebbe fatto per contrastare il DDL, dato che l’aspetto giuridico sulla libertà di espressione non è l’unica prospettiva con cui analizzare e quindi bocciare il DDL.
      A quanto pare, invece, da quella sono partiti e lì si sono voluti fermare.
      CEI: « Il DDL è liberticida! »
      Zan: « No tranquilli, potrete continuare a dire ciò che pensate »
      CEI: « Oh bene, allora il DDL può passare ».
      Mi sento turlupinato… ma ancora spero che qualcuno fermi tutto questo.
      Solo non so più da chi aspettarmelo.

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    • Machevadanoaffarein
      ….

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      • Rallegratevi/rallegriamoci: è venuto il tempo di testimoniare “rischiando”, il che è la sola testimonianza che vale.
        Detto ciò restiamo fermi sul vocabolario: utilizziamo quello che significa qualcosa e evitiamo quello senza senso proprio.
        E soprattutto occhio all’educazione delle future generazioni.
        In Pace

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    • Minstrel …. purtroppo sono esperienze fantastiche ma troppo limitate e singolari per poter essere portate a sistema. Per contro ne troverai purtroppo altrettante (se non di più) di negative sull’argomento.
      Simon ha detto una cosa essenziale prima : « Detto ciò restiamo fermi sul vocabolario: utilizziamo quello che significa qualcosa e evitiamo quello senza senso proprio. ».
      Purtroppo troppa gente in passato (ed anche nel presente) ha utilizzato vocabolari impropri , mostrando il fianco a chi non aspettava altro per perpetuare la propria condizione di vittima , peraltro in parte pure giustificata.
      Ma detto questo… la giustizia umana non è « giusta » per definizione. Accetteremo, come hanno fatto tutti i cristiani nel corso della storia, qualche eventuale ingiustizia.
      La Chiesa non si fermerà certo ad accogliere persone come Giorgio perché una legge dice che devi parlare in un certo modo. Lo faccia sempre di più piuttosto, unendo chiarezza e misericordia , e nessuno potrà mai dire nulla e se lo dirà sarà una opportunità per la Chiesa, invece che un rischio.
      Guardiamoci piuttosto da coloro che si sentono « supplenti » della Chiesa, e che intervengono « a nome di tutti i cristiani » (!?!) in modo sguaiato e pubblico su questo argomento, non tanto per proclamare la Verità (della quale nessuno deve temere) quanto per consolidare piccole nicchie personali di potere mediatico, politico ed economico. Pur di coltivare la propria piccola o grande « corte » essi finiscono con l’alimentare il vittimismo che è alla base di certe rivendicazioni.

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      • È tempo di Santa Indifferenza infatti: se ho da dire qualcosa per Carità, non ho da preoccuparmi di come dirla, lo Spirito Santo ci pensa né debbo preoccuparmi se la legge umana me lo permette oppure no, in quanto, per l’appunto, debbo testimoniare della Carità non solo con atti ma anche con parole e grande sarà sempre la gioia del cristiano di essere perseguitato per la Carità di Dio.
        Il più importante è assicurarsi di trasmettere la Buona Novella in primis a coloro di cui siamo in carica e di aiutarli a crescere in tutte le virtù, non ultima quella della castità: qualora avessimo una persona amata con tendenze opposte alla propria natura umana, essa sarà così abbastanza virtuosa da santificarsi e santificare chi la circondda aldilà di tale accidente vivendo della Castità tanto amata da N.S. Gesù Cristo.
        I martiri ugandesi sono stati un esempio brillante di reazione all’omossessualismo “statale” ed una profezia per noi tutti in queste società decadenti e ormai putride: rallegriamoci di poter essere messi sul moggio quando annunciamo il Kerygma e la Buona Novella compresa sulla sessualità per amore del Creatore e del nostro Redentore e che ne siamo perseguitati.
        Ci sono altre cose più urgenti che queste proposte di legge, veri specchietti alle allodole, create apposta, sembrerebbe, per divertire gli spiriti superficiali dalle cose essenziali, ne concordo con te.
        In Pace

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        • Grazie Simon per avermi fatto scoprire la storia di questi martiri che non conoscevo. Ogni volta che leggo queste storie di vera persecuzione e morte mi viene da voltarmi alla nostra generazione qui in occidente, che considera l’indossar la mascherina o il fare qualche metro in più per andare a messa come se fossero gesti di martirio….
          Signore abbi pietà di noi che siamo peccatori.

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  9. Torno in velocità perchè oggi Adinolfi fa una tirata d’orecchie al mondo cattolico sul DL Zan e lo incollo qui per far capire le varie correnti in campo e le varie prese di posizione. Nulla toglie da quanto abbiamo concluso noi in questa sede, giusto per la curiosità di scoprire come procede la sfaccettata realtà cattolica italica…

    ORA OCCORRE SOPRATTUTTO STARE UNITI
    di Mario Adinolfi

    Il 27 luglio il disegno di legge Zan-Boldrini arriverà in aula alla Camera. Si tratta del passaggio parlamentare meno ostico per i proponenti dell’inutile e pericoloso disegno di legge sull’omotransfobia, già superato nella scorsa legislatura dal del tutto simile ddl Scalfarotto, poi messo nel cassetto per sopraggiunte convenienze politiche d’altra natura e perché al Senato i numeri per la maggioranza erano ballerini. Lo erano allora, lo sono oggi. Divertente che l’oggi renziano Scalfarotto si sia ritratto dalla prima fila dei sostenitori della legge Zan e poiché in politica ogni vuoto viene riempito, al posto dell’allora piddino Ivan arriva l’oggi ridiventata piddina Laura Boldrini, in un alternarsi di maschere sinistre che mescolano la ridicola ansia di visibilità all’inquietante cinismo di ricercarla ad ogni costi, anche calpestando la libertà d’espressione.

    Sì, il ddl Zan è esattamente questo, una legge che calpesta la libertà d’espressione. Non è una legge che tutela gli omosessuali dalle violenze, perché gli omosessuali sono persone e tutte le persone sono tutelate dalla legge se subiscono violenze. Se poi si intende aggredire un gay o una lesbica proprio per l’orientamento sessuale esistono le aggravati previste dall’articolo 61 del codice penale, che aumentano la pena per i “motivi abietti e futili” del gesto violento. Dunque, l’unica intenzione dei proponenti è impedire il dissenso e la proposta alternativa a quella dello stravolgimento dell’istituto matrimoniale, della modifica conseguente del concetto stesso di famiglia come costituzionalmente definito all’articolo 29 della Carta repubblicana, dell’imposizione della cultura gender e della omogenitorialità da praticarsi anche attraverso la pratica criminale dell’utero in affitto. Vogliono che chi si oppone a questo programma politico sia impossibilitato a esprimere le sue idee e tacciato come omofobo, se osa alzare la voce finirà immediatamente catalogato come istigatore all’odio e la pena potrà arrivare fino ai sei anni di carcere.

    Ho già avuto modo di dire che bisogna evitare assolutamente la politicizzazione di questo conflitto, che è invece il conflitto dove un intero popolo deve avere chiara che questa è solo la pretesa di una lobby potente che si sta facendo sempre più prepotente. Se lo si politicizza trasformandolo in braccio di ferro centrosinistra contro centrodestra, per gli equilibri parlamentari attuali si rischia di perdere. Se lo trasformeremo in una battaglia di popolo, questo conflitto vedrà sconfitto il ddl Zan esattamente come fu sconfitto anche dalla mobilitazione popolare il ddl Scalfarotto cinque anni fa.

    Perché possa esserci però battaglia di popolo, occorre un popolo mobilitante. Credo che naturalmente l’avanguardia non possa che essere rappresentata dai cattolici. Che però come al solito stanno avviando la pratica tafazziana del martellarsi da soli i coglioni per arrivare alla battaglia decisiva più sfiancati e divisi possibile. Dirò pane al pane e vino al vino, con nomi e cognomi, perché tra cristiani si dovrebbe sempre far così: vivere di sibili alle spalle è peccato grave, la maldicenza è odiosa agli occhi di Dio, la subisco e non la pratico. Io parlo sempre chiaro e in faccia, senza portare mai rancore. Se incontro vecchi compagni di viaggio li abbraccio sempre con generosità, mi piace ricordare di aver percorso un tratto di strada insieme. Non faccio comunicati stampa impaurito da una foto che ci ritrae abbracciati. Anzi, sarei lieto che ne vengano scattate di nuove.

    Riccardo Cascioli sulla Nuova Bussola Quotidiana qualche giorno fa ha scritto secondo me a ragione che le divisioni tra i protagonisti dei Family Day del 2015 e del 2016 rendono difficile immaginare una nuova mobilitazione di piazza insieme. Ha di nuovo rimproverato al Popolo della Famiglia l’ostinazione a voler esistere (senza nominarci, è ovvio, tra cattolici si fa così, ah il vizio del sibilo), mentre a Massimo Gandolfini ha spiegato che è stato inelegante a provare a fregarsi la visibilità della mobilitazione dell’11 luglio organizzata dalle Sentinelle in Piedi, annunciando una manifestazione addirittura a piazza del Popolo, insostenibile per Gandolfini visto che nella sua associazione pro family non riesce a convogliare neanche i familiari più stretti. Questo viziaccio di prendersi il popolo organizzato da qualcun altro e raccontarlo come proprio Gandolfini non vuole toglierselo. Nel 2015 e 2016 le piazze furono riempite da Kiko Arguello, senza di lui addio piazza del Popolo. E poiché ancora qualcuno si ricorda lo sgarbo fatto da Gandolfini a Kiko, escluso all’ultimo momento dal Circo Massimo, piazza del Popolo per l’11 luglio è rimasta deserta e il neurochirurgo bresciano dopo averla maestosamente convocata è dovuto ricorrere a un comunicato goffo di rapida retromarcia. Meglio, le piazze delle Sentinelle avranno la loro rilevanza senza furti con destrezza e Cascioli ha fatto bene a sottolineare il ruolo svolto sempre con grande dignità da quelle veglie silenziose. Ho già dato indicazione a tutti i militanti e dirigenti del Popolo della Famiglia che lo desiderano di partecipare alle veglie dell’11 luglio, senza indossare simboli di partito, per rispetto verso l’organizzazione.

    Dato a Cascioli quel che è di Cascioli, fatemi litigare un po’ anche con la Nuova Bussola Quotidiana. Ma come si fa a scrivere che chi va in piazza contro la legge Zan deve andarci sapendo che lo fa “contro la Chiesa ufficiale”? Ma che colossale castroneria è questa? Ma perché ci vogliamo così male Stefano? Stefano Fontana attacca sul sito di Cascioli un pippotto moralistico spiegando che esistono tre morali cattoliche ormai, e solo quella antecedente ad Amoris Laetitia permette di scendere in piazza contro la legge Zan-Boldrini. Ora, a parte che secondo me contro quella legge dovrebbero scendere in piazza tutti dai marxisti-leninisti ai fascisti di Pisanò, perché noi cattolici coltiviamo sempre questa ansia di farci del male? Cascioli in persona ha insistito chiedendo “chiarezza” a Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, perché al fondatore della Bussola non piacciono gli articoli di Avvenire, di proprietà della Cei. E giù altre tonnellate di fiele in particolare contro i pezzi di Luciano Moia.

    Ora, i pezzi di Moia non piacciono neanche a me (li chiamo “moiate”, massì, facciamoci un altro amico). Ma decidere che Moia possa mettere in ombra una nota ufficiale della Conferenza episcopale italiana, chiedendo chiarimenti che possono essere solo dannosi, è un altro luminoso esempio di tafazzismo. Ricordo che il cardinale Bassetti a nome di tutta la Cei rispetto al ddl Zan ha scritto in quella nota ufficiale: “Un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio. Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso”. Ma che vuoi chiarire? Più chiaro di così!

    Sono stato chiamato in televisione a difendere più volte dall’aggressività della nota lobby la posizione che vede nel ddl Zan-Boldrini una operazione liberticida e tutte le volte mi sono fatto scudo con le parole del cardinale Bassetti, chiarissime e perfettamente condivisibili. Moia ha un atteggiamento più “dialogante”? Avvenire pare essere più “morbido”? Vero. Rappresentano una sensibilità che nel mondo cattolico è presente. Potete aggiungerci un purtroppo, se volete. Ma è certamente molto presente.

    Vengo al punto. Il Popolo della Famiglia non piace a Cascioli, a Fontana, a Gandolfini, a Moia e manco ad Avvenire. Io ho meno idiosincrasie e non coltivo rancori, pensate che la presentazione del mio nuovo libro Il Grido dei Penultimi la faccio l’11 luglio a Pomigliano d’Arco al fianco di uno che è tornato nel PdF dopo aver scritto per anni che ero una sorta di incrocio tra Gengis Kahn e Pol Pot. Ma a me piace davvero tornare ad abbracciare i vecchi amici, appena le condizioni lo rendono possibile. E allora diciamocelo chiaramente: solo una grande, poderosa e nuova spinta unitaria anche tra persone che non si piacciono può condurre a vincere questa partita politica complicata ma non impossibile.

    Lo ripeto, io credo che contro il ddl Zan dovrebbero scendere in piazza proprio tutti, di qualsiasi colore politico: comunisti, fascisti, ovviamente i liberali e i democratici, leghisti, grillini, perché è chiaro che si comincia con gli “omofobi” e poi se passa il precedente si potrà allargare l’assalto ad ogni altra categoria scomoda. Infatti dall’omofobia si sono subito allargati alla misoginia. Potrò continuare a dire che mia cognata è una stronza? Chi lo sa, dipende dal giudice…

    Di certo, se non ci riuscirà di riunire l’intero Paese, devono riunirsi tutti i cattolici, di qualsiasi casacca. Suggerimento di metodo: diciamoci tutte le brutte cose in faccia, sfoghiamo ‘sto cavolo di piano personale del risentimento che frega sempre ed è anche profondamente anticristiano. Poi ragioniamo politicamente. C’è una nota ufficiale della Conferenza episcopale italiana. Apprendo proprio da una intervista di Luciano Moia su Avvenire che il presidente emerito della Corte Costituzionale è contrario al ddl Zan. Immagino che l’attuale presidente della Corte Costituzionale la pensi alla stessa maniera. Ogni singolo cattolico che pure militi nel Pd non può non sentirsi interrogato dalla nota dei vescovi italiani suoi pastori e vorrei tanto che si sospendesse la meravigliosa gara a tu non sei cattolico se non fai di tutto per spaccare la Chiesa, augurando rapida morte a Papa Francesco e sperando che si vada in piazza “contro la Chiesa ufficiale”. Chiedo la moratoria di tutte queste cazzate, sei mesi basteranno a far naufragare al Senato la legge Zan, per sei mesi basta fregnacce tra bergogliani e antibergogliani, il Papa è uno e dividersi è insensato. Ora serve soprattutto unità.

    Il Popolo della Famiglia lavorerà a una prospettiva unitaria senza rinunciare alla propria identità politica e senza chiedere l’analisi del sangue a nessun cattolico: cattoleghista o cattodem, lettore della Bussola o di Avvenire o de La Croce, cattomeloniano o cattoadinolfiano, cattobergogliano o cattosocciano, per favore almeno tra noi adesso basta. L’aggettivazione è diventata ormai insopportabile, in questa battaglia torniamo il più possibile ad essere unitariamente “i cattolici” senza che a nessuno sia chiesto di rinunciare alla propria specifica sensibilità politica e ecclesiale.

    Torniamo tutti uniti per un progetto di libertà, un progetto di libertà che riguarda l’Italia intera ma può essere splendidamente guidato da una seppur temporanea unità tra cattolici. Per carità, poi qualcuno si sfilerà anche, per opportunismo o per ideologia, ma sarebbe davvero bello smettere di considerare inconcepibile il tornare a fare le cose insieme nonostante i dissapori, perché solo facendole insieme quelle imprese e quelle lotte hanno portato alla vittoria. Ci è riuscito con il ddl Scalfarotto, ci riuscirà con il ddl Zan-Boldrini perché gli italiani tengono ai valori della Costituzione e i cattolici hanno combattuto troppo a lungo per la propria libertà per potervi rinunciare oggi per la tracotanza di una lobby.

    Uniti, senza chiedere abiure a nessuno e ognuno con la sua sensibilità, ce la faremo.

    Mario Adinolfi su FB

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    • Mario Adinolfi resta una delle menti più lucide del panorama cattolico. Ed affronta il tema per raggiungere un obiettivo che dovrebbe essere comune (lasciando libertà a chi non lo condivide di pensarla diversamente). Si può pensarla diversamente, ma certamente propone il percorso di chi vuole raggiugere l’obiettivo dichiarato. L’obiettivo degli altri, invece, non sembra essere quello di non far approvare questa legge, quanto di rimarcare le proprie differenze. Nessuna proposta alternativa, solo divisioni e accuse reciproche.
      E finalmente ha detto urbi et orbi la verità, e cioè che senza il Cammino Neocatecumenale i vari family day sarebbero stati un flop clamoroso, e che questo popolo della famiglia (non come partito ma come concezione) non è una entità che possa essere tirata fuori dal cappello a cilindro quando serve per poi riportarla sotto traccia, pretendendo che riesploda da un momento all’altro.

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  10. E il dibattito continua.
    https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/ci-che-la-legge?fbclid=IwAR1tujMFdet6hACU9UB6tQnQOB2HOQLk84E8J2daNUwjiN0vtuCZtskVumY

    Dibattito, perchè se fosse disputa sarebbe già bell’e finita con la bocciatura del DL…

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    • Personalmente non penso che questo dibattito abbia da essere identificato ad una richiesta “cattolica”: da un punto di vista religioso la libertà di espressione non è un diritto assoluto. Però è certamente un diritto politico che è più che lecito voler difendere.
      Posso solo consigliare che tutti scendiate in piazza in quanto cittadini, non in quanto cattolici.
      In Pace

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