Forma Straordinaria: Sondaggi

L’intervista di Die Tagespost al cardinale Kurt Koch (più sotto ne diamo una traduzione spiccia) sarà sicuramente occasione di un riaccendere la miccia delle discussioni infinite tra i partigiani delle due forme dell’unico rito romano.

Vorrei condividere brevemente la mia esperienza e il mio punto di vista come laico che crede la Chiesa (Credo … Ecclesiam) in ciò che Essa ci trasmette dalla Santa Pentecoste.

Per tutta la mia vita adulta ho partecipato con obbedienza per decenni, e con profonda sofferenza, alle Sante Messe secondo il nuovo Messale subendo soprattutto le interpretazioni personali, e quindi profondamente disobbedienti (il che è un ossimoro perché il Santo Sacrificio della Croce rinnovato in modo incruento durante la Messa è Obbedienza, proprio per antonomasia), dei vari chierici o istituti religiosi, i quali si credevano patroni della liturgia quando avrebbero dovuto esserne gli umili servitori.

Personalmente non ho mai voluto andare a una messa secondo l’antico rito prima che Roma ce ne desse il permesso, ma il 07/07/07, finalmente, S.S. Benedetto XVI lo liberalizzò e fui immediatamente in grado di andarci per la prima volta nella mia vita: finalmente la mia aspirazione spirituale poté trovare lo spazio sacro attorno al roveto ardente, il momento della trasfigurazione settimanale, l’acqua viva concreta di cui noi poveri peccatori abbiamo bisogno regolarmente per ricaricare le nostre batterie, il luogo in cui la trascendenza divina può incontrare la mia umana … planarità.

Sono stato quindi naturalmente portato a riflettere sul rapporto tra le due forme del rito romano unico per giungere alle seguenti conclusioni:

(1) A livello teologico e liturgico formale, la Forma Ordinaria (FO)e la Forma Extraordinaria (FE) non sono una accanto all’altra come in parallelo, ma la FO deve essere vista come una generalizzazione della FE (un po ‘come in algebra si hanno gruppi / simmetrie che racchiudono le proprietà di più piccoli gruppi / simmetrie) che gli dà come il “la” musicale (un gruppo/simmetria non può avere proprietà in contraddizione con un sottogruppo che esso contiene). Tuttavia, non è possibile ridurre la FO alla FE (proprio come non è possibile ridurre un gruppo a uno dei suoi sottogruppi).

(2) Avendo anche avuto la possibilità di incontrare la Communauté Saint Martin (CSM) , sono stato costretto di riconoscere (principio aristotelico della realtà) chela FO può essere perfettamente interpretata dispiegando il legame con la FE “quasi” senza una soluzione di continuità traendo ispirazione così profondamente dallo spirito della Sacrosantum Concilium (SC).

(3) La causa principale di deviazioni, afflizioni, disobbedienza del clero nella pratica liturgica non è quindi da ricercarsi nei “libri” liturgici in quanto tali, ma nella vita spirituale del clero che lo celebra e del popolo di Dio di cui è membro: e la radice principale ne fu la scelta apostata degli anni ’50 / ’60 / ’70 del secolo scorso e che si continua tuttoggi, quando interi episcopati e cristiani che furono loro affidati in Occidente rigettarono in modo massiccio la Buona Novella sulla Vita che era Humanae Vitae quando intere nazioni cattoliche iniziarono a praticare la contraccezione e l’aborto su larga scala. È notevole, nella mia esperienza personale, che tutti (sottolineo tutti) i chierici che ho incontrato personalmente nella mia vita che hanno avuto problemi a celebrare correttamente la Santa Messa in semplice obbedienza con ciò che la Chiesa vuole essi facciano e che sentivano anche il bisogno di inventarsi testi e gesti che ritenevano più significativi di quelli della Chiesa stessa, avevano anche enormi problemi intellettuali e spirituali con l’insegnamento del Suo Magistero in queste materie legate alla vita e, quindi, alla Vita.

(4) Il paradigma della Santa Messa come liturgia è descritto nell’apocalisse di San Giovanni (cfr S. Hahn)


Per tornare alle opinioni espresse dal card. Koch:


(a) Non penso che sia necessario tornare legalmente a una singola forma, nella misura in cui la FO è già una raccolta di forme in sé, che non sono direttamente riducibili l’una all’altra (vedasi ad esempio le diverse Preghiere Eucraistiche (PE) che non sono semplici variazioni sul tema) e provare a farlo sarebbe una cattiva interpretazione liturgica e logica scollegata dalla realtà vitale della vera Chiesa e dalla volontà espressa del Magistero.

(b) Ormai è chiaro, dopo 50 anni, che nella maggior parte dei luoghi in cui la FO (ma anche la FE) era vissuta con tale spirito di disobbedienza, le comunità religiose e parrocchiali non erano nutrite dallo Spirito Santo, come dimostrano la loro sterilità spirituale ed umana, incapaci di trasmettere la fede alle generazioni successive e di produrre vocazioni, quest’ultime essendo un dono che Dio concede alle comunità che hanno fede.

(c) Se per sfortuna, e che Dio non voglia, si decida negli alti scranni di impedire nuovamente la libera celebrazione della FE, ben dovremo sottometterci per Obbedienza: tuttavia immagino che, per eterogenesi dei fini questo avrà come un’impennata delle messe secondo la FO, perché celebrate da sacerdoti fedeli nel celebrare la messa come la Chiesa veramente vuole ma con il “la” positivo della FE, il che è comunque ciò che la SC voleva in origine.

(d) Dobbiamo anche tornare a una teologia dell’elezione divina che ha accompagnato 2000 anni di storia cristiana e che l’Apocalisse descrive in modo molto grafico. Il grano ed il loglio devono crescere insieme: le liturgie e il popolo di Dio che le celebrano attraverso i loro sacerdoti devono essere tali che Cristo Gesù “ne respiciat peccata eorum sed fidem Ecclesiae Suae“. In altre parole, lasciare che i morti seppelliscano i morti: le cose cattive alle persone cattive, non si danno perle ai porci.

Quindi la domanda non è, secondo la mia modesta opinione, bisticciarsi per una forma liturgica specifica, ma lottare per la santificazione del Popolo di Dio perché è l’unica cosa veramente necessaria e contro la quale nessuno potrà mai andare contro, in quanto è Opera dello Spirito Santo, per avere un Sacro Sacrificio giusto e dignitoso. Insegnare il Catechismo, le virtù umane e consigliare con persuasione caritatevole di vivere la propria vita secondo tutti i 10 comandamenti “senza se e senza ma” e in particolare Humanae Vitae e gli insegnamenti di S. Giovanni Paolo Magno nella propria vita personale e famiglia, oltre ad esercitare una vera carità nelle proprie comunità, genererà sacerdoti e liturgie degne di Cristo Salvatore e della missione co-redentrice di tutti, liturgie che ancora una volta sacralizzino la nostra blanda orizzontalità, senza tentare stupidamente di esaltarla, con esplicita trascendenza verticale ma senza correre il rischio di disconnetterla, e che si manifesterà, come da sempre, con un profondo senso del Sacro, del Vero, del Buono e del Bello.

In Pace

……………………………………………………………………………………………………………………………….

Traduzione nostra (basata su DeepL) dell’articolo citato qui sopra.

Vecchia messa: Il cardinale Koch propone una sintesi con rito ordinario

A lungo termine, la coesistenza di rito ordinario e straordinario non può essere mantenuta, dice il cardinale di Curia lo svizzero Kurt Koch.

Il cardinale svizzero della Curia e l’esperto di liturgia Kurt Koch propone una “sintesi” delle forme ordinarie e straordinarie nel quadro dell’inchiesta di un’indagine episcopale mondiale voluta dal Vaticano circa la diffusione del rito tradizionale romano. Nella “Herder Korrispondenz”, Koch vi spiega: “Sarebbe auspicabile che le due forme potessero essere riconciliate in futuro, così che ad un certo punto avremmo una sola forma come sintesi anziché due”.

Il responsabile per l’ecumenismo di papa Francesco ha inoltre spiegato che a lungo termine le due forme non possono coesistere. “La celebrazione dell’Eucaristia è la celebrazione centrale dell’unità della Chiesa. Non può avere questo significato se ci sono controversie e dibattiti al riguardo. “

Alla fine di aprile, un sondaggio della Congregazione Romana per la Dottrina della Fede suscitò scalpore e fu commissionato dal Papa 13 anni dopo il Papa Emerito Benedetto XVI pubblicò il Motu proprio “Summorum Pontificum: esso dovrebbe fare il punto sull’attuale situazione della “forma straordinaria” del rito romano. In esso, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha chiesto ai vescovi di tutto il mondo, tr altre cose, la situazione nelle diocesi, l’osservanza dei libri liturgici applicabili e gli effetti sulla liturgia rinnovata.

I tradizionalisti temono una limitazione della ” messa antica”

Mentre nei circoli tradizionalisti c’erano state speculazioni sul fatto che la “Messa Antica” fosse nuovamente minacciata, il cardinale Koch spiegò di aver capito la preoccupazione del Papa nel senso che Francesco volesse acquisire una conoscenza più profonda della situazione attuale e quindi vedere in quali cammini percorrere in futuro. Quando la sintesi di una forma straordinaria e ordinata da lui suggerita potrebbe essere effettuata dipende non da ultimo dai risultati dell’indagine.

Il cardinale svizzero accetta così l’augurio di una “riforma della riforma”, inizialmente avviata da Benedetto XVI fin dai suoi tempi come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo per rafforzare la continuità tra la forma tradizionale e quella rinnovata del rito romano. Dopo il pontificato di Benedetto XVI, il prefetto della Congregazione per il Culto, il cardinale Robert Sarah, ha cercato di spingere ulteriormente la “riforma della riforma”: l’inserimento di elementi della “forma straordinaria” come la preghiera dell’ Introito, le antiche preghiere dell’Offertorio e la preghiera silenziosa come forme opzionali sono state al centro di riflessioni.

Finora Papa Francesco ha respinto queste richieste. Nel suo discorso in occasione della 68a Settimana liturgica in Italia nell’agosto 2017, ha affermato con forza he “con una chiara coscienza e autorità di insegnamento” che “la riforma liturgica è irreversibile“: “Non si tratta di ripensare la riforma e di correggerne le decisioni, ma di conoscerne meglio le ragioni sottostanti, anche attraverso i documenti storici, e di internalizzarne i loro principi guida e di seguirne la normativa.



Categorie:Attualità cattolica, Liturgia e Sacra scrittura, Simon de Cyrène

36 replies

  1. Pienamente d’accordo. Sono convinto inoltre che molti vescovi all’inizio hanno storto il naso alla liberalizzazione in legittima buona fede pensando che questa avrebbe portato scompiglio fra i fedeli o litigi (e così in effetti è stato) e altrettante nuove forme di personalismo o quantomeno di disallineamento rispetto a quell’unica forma Latina che ci lega a Roma. Altrettanto ovviamente queste paure, se mai ci sono state, ad oggi credo non siano più legittime.
    Ad oggi quelli che sono contro, mi suonano solo come figli ultimi di quegli anni 70, anni di declino che oramai non rimpiange più nessuno, se non coloro – appunto – che ancora sono ciechi alla pochezza intellettuale, culturale e morale che quei decenni ci hanno in eredità.

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    • io però non capisco perché i critici (alla Grillo, per intenderci) vogliano a tutti i costi eliminare la coesistenza.
      Quando si tratta di giustificare la sospensione del celibato sacerdotale si guarda alle altre realtà (anche non prettamente cattoliche come gli ortodossi) per sostenere la coesistenza di « diversità nell’unità ».
      Quando si tratta del rito, invece, dev’essere per forza tutto uguale ovunque. Eppure esiste una pluralità di riti liturgici alquanto vasta, anche all’interno del cattolicesimo (gli orientali). O sbaglio?
      Perché in questo non ci può essere unità nella diversità?
      È il Summorum Pontificum che crea divisioni o piuttosto chi non lo vuole?
      PS
      Uno potrebbe rigirarmi la domanda per quanto riguarda il celibato sacerdotale ma credo sia radicalmente diverso. Il sacerdote cattolico è sacerdote ovunque, io penso.
      Ma poi, comunque, la diversità in questo caso c’è ed è ben accetta, tant’è che viene presa per inserire l’eccezione nella parte di Chiesa latina. Quindi la domanda non si può rigirare.
      Così come c’è diversità acclarata e pacifica nel celibato, perché non ci può essere nel rito?
      Grillo ha scritto articoli al soggetto alquanto irritanti da sfiorare una sorta di razzismo.

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  2. Secondo me la coesistenza delle due forme non è salubre. Di fatto determina una scissione. Penso che sarebbe saggio fare marcia indietro, tornando alla forma oggi extraordinaria, eventualmente incorporandovi qualche elemento di provata positività della forma ordinaria (p. es. la recita del Pater noster da parte di tutta l’assemblea).

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    • Il card, Sarah aveva provato , timidamente , a suggerire qualche “ riforma della riforma Liturgica” per esempio riportare il sacerdote rivolto verso Oriente, verso il Tabernacolo e non verso i fedeli, che e’ cosa buona e simbolicamente giusta, tutti pregano rivolti verso il sorgere del Sole di Giustizia, verso Cristo, tutti Sacerdote e fedeli guardano a Lui, non si guardano l’ un al’ altro in faccia come nelle assemblee puramente umane. Poi Benedetto XVI , credo, aveva proposto di ripristinare il Canone, con anche il “ pro multis “ originario , invece che l’ erroneo “per tutti” . Molti studiosi di musica sacra lamentano la pessima qualita’ delle attuali melodie cantate in Chiese ma inutilmente, e fanno notare che il Concilio Vaticano II non ha mai abrogato il Canto gregoriano, ne i tradizionali inni e sequenze , ma sono stati i preti a farli fuori per comodita’ o cattivo gusto.
      Insomma delle proposte , ragionevoli e non certo nostalgiche di pizzi e merletti, , ci sono state ma evidentemente le resistenze nella Chiesa postconciliare sono enormi. Ricordiamo il linciaggio mediatico a cui e’ stato sottoposto Benedetto dopo la promulgazione del Summorum Pontificum . La Liturgia e’ un tasto dolente, un nervo scoperto, e ragione e fede e senso del sacro in questo campo non avranno mai l’ ultima parola, ma l’ avra’ l’ autoreferenzialita’ e l’ ideologia ecclesiastica degli ultimi cinquanta anni. Cioe’ avranno sempre la meglio le cordate al potere.

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      • Francamente non sono troppo preparato sull’argomento liturgico.
        Rilevo che a distanza di più di 50 anni dal CVII ancora si discuta su questo o quell’aspetto, come se le due celebrazioni (antica e moderna diciamo..) non fossero state (entrambe) studiate da esperti ed approvate dalla Chiesa.
        C’è sempre quello che dice : « è meglio così, perchè questo, e quest’altro ».
        Complimenti a costoro, intanto, per saper interpretare con certezza le intenzioni di Dio rispetto alla liturgia. Sono sempre ammirato da chi ha tante certezze.
        Quando poi si arriva addirittura a giudicare la musica, i canti, è ovvio che entriamo nel mondo del totalmente opinabile in base ai gusti personali.
        La liturgia non si giudica in base alla bellezza o all’efficacia mediatica o coreografica o a simbolismi astratti, che tra l’altro sono spesso intercambiabili (guardo a oriente dove sorge il Sole di giustizia ? guardo al popolo , che sono figli di Dio ? guardo in alto dove c’è Dio ed il paradiso? guardo in basso per ricordare che da polvere vengo e alla polvere tornerò?). Considerando che in un certo istante si può fare solo uno di questi gesti, lascio alla Chiesa decidere quale sia il migliore , e mi adeguo restando in pace con la Chiesa e con me stesso, invece di concentrarmi su cose esterne e perdere lo spirito durante la celebrazione. Lo zelo è importante a meno che non diventi più importante dell’essere in comunione col popolo e con la Chiesa. In quel caso anche lo zelo diventa diabolico.

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        • Sul fondo concordo con te: per questo lascio questo al « Giudizio di Dio ». Allo stesso modo che NSGC avvertì che chi mangia il Suo Corpo e beve il Suo Sange senza esserne degno mangia e beve la propria condanna, così anche chi celebra, e partecipa a, liturgie indegne, celebra e partecipa alla propria condanna.
          Concretamente per noi, ciò vuol dire di partecipare solo a quelle liturgie che sono celebrate in piena obbedienza a quel che la Chiesa vuole, senza invenzioni personali, modificazioni indebite, alla piena messa in evidenza nel Vero, nel Buono e nel Bello del Sacro del Sacrificio della Croce che ci conduce alla Redenzione.
          In Pace

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          • Assolutamente si Simon, concordo pienamente.

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          • @Simon

            “così anche chi celebra, e partecipa a, liturgie indegne, celebra e partecipa alla propria condanna.”

            Scusa Simon, ma quei fedeli ignoranti che non sanno distinguere una liturgia indegna da una indegna? Partecipano alla propria condanna?

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            • Se sono la causa della propria ignoranza senza dubbio alcuno.
              In Pace

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              • Simon, ma tu nel mondo di oggi quanti cattolici conosci che si informano sulla Liturgia e su quale sia degna oppure no?

                Il mondo di oggi è un mondo che ti spinge lontano dalla Fede, non è più come un tempo dove essere cattolici era la cosa di default, ovvia. Io penso che il Signore tenga in conto anche il contesto nel quale uno vive.

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                • Se uno ama il Signore profondamente è attratto dalla Liturgia che è la preghiera per eccellenza del Popolo di Dio, il Corpo di Cristo.
                  Quando si ama si vuol conoscere meglio e più si conosce più si ama.
                  Un disinteresse troppo accentuato per la liturgia è sicuramente segno di una forma di tiepidezza spirituale: non dimentichiamoci che l’Apocalisse è una Liturgia, e ivi Cristo ne vomita i tiepidi.
                  Certo che il Signore terrà conto della realtà della conversione di ognuno: chi ne dubiterebbe?
                  In Pace

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              • Nel senso che oggi non è certo un contesto ideale per essere cattolici, spesso uno si trova con quello che ha, e non gli sono stati dati neanche gli strumenti per discernere una Liturgia degna da una indegna, purtroppo.

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                • Il contesto ideale per essere cattolici è un contesto di Calvario e di Croce, un mondo avverso: lì possiamo diventare martiri, cioè testimoni e lo Spirito Santo vi abbonda ancora di più che in un contesto culturalmente e socialmente più “favorevole” . Quindi è sicuramente più grave non essere un buon cattolico in questi tempi nefasti che non l’esserlo in tempi propizi, visto che, sicuramente, lo Spirito Santo ci inonda di grazie inimmaginabili in tempi più “pacifici”.
                  In Pace

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                • Simon, oggi molti non hanno nemmeno idea di cosa significhi essere un buon cattolici, ricevendo spesso una formazione pressoché nulla alla Fede.

                  Quindi prima di dire che addirittura partecipare ad una Liturgia non buona (come se il cattolico medio del 2020 avesse gli strumenti per discernere) a me sembra un modo per gettare nella disperazione e nello scrupolo, ovviamente non era questa l’intenzione ma bisogna fare attenzione secondo me.

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                • Senti carissimo, francamente ho molta difficoltà ad entrare nel tuo modo di pensare torto ed illogico .
                  Dov’è la disperazione quando uno sà che lo stesso Spirito Santo ti spinge ad adorare Dio e che ci prova e riprova malgrado tutti i malgrado e ancora di più quando la situazione è o sembra umanamente impossibile`?
                  Dov’è lo scrupolo quando uno si rende conto che non può dire di amare se non vuole conoscere e non può consocere se non ama? Meglio lasciare l’indigente nella povertà? il malato nella malattia?
                  Tu mostri di essere un tipico pelagiano: credi che sia lo sforzo della persona che valuta il suo merito, mentre il merito è solo di Cristo; tutto il lavoro lo fa lo Spirito Santo, e se non hai ricevuto (ancora) niente in formazione Egli da a tutti questo desiderio di formazione, di catechismo, di liturgia e spinge tutti ad amarle sempre di più , a volerne sempre di più.
                  È un messaggio di un ottimismo strabiliante: se vuoi, già puoi perché è lo Spirito che fa tuttto, basta giusto, e solamente, acconsentire alla Sua Opera.
                  Vedere causa di disperazione e di scrupolo nell’Opera dello Sprito Santo è perversione diabolica.
                  In Pace

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                • @Simon

                  Mi dispiace che tu abbia frainteso quello che intendevo, come se io vedessi nell’opera dello SPIRITO SANTO! causa di disperazione, non era certamente quello che intendevo, mi riferivo al concetto secondo il quale un ignorante di Liturgia come il 100% della popolazione non cattolica e il 95% stando bassi della popolazione cattolica si dannerebbe per il solo partecipare ad una Liturgia indegna, come se fosse colpevole quanto il celebrante. Era questa, e solo questa, l’idea che secondo me in certe anime può causare disperazione e/o scrupolo, certamente non il fatto di ricercare una Liturgia che renda il più possibile giustizia a Dio e avvicini alla bellezza del rapporto col Creatore.

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                • Sarà, ma ti inventi cose non dette qui.
                  In Pace

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        • Concordo, la Liturgia non dipende dai likes ma da rispettare ciò che la Chiesa prescrive in merito.
          Per la posizione non ho mai trovato difficoltà sia che il sacerdote guardi l’assemblea sia che guardi il tabernacolo. Se al centro c’è Gesù-Eucaristia, che questo centro sia al centro di un cerchio O fatto di celebrante e assemblea o al centro di due cerchi concentrici di cui celebranti e assemblea sono sezioni (( non mi sembra cambi molto. Il punto è che tutti guardano Altro da loro, il totalmente Altro che è l’ostia e il vino consacrati (non so se mi sono spiegata, ci vorrebbe un disegno…)
          Grazie dell’articolo e del link all’articolo sull’apocalisse che ho trovato molto istruttivo.

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          • Molti elementi sono culturali concordo, ma certe cose hanno un significato anche cosmico.
            Essere tutti in cerchio non è segno di dinamismo ma di un gruppo chiuso su stesso, mentre tutti guardanti in una medesima direzione è l’immagine di un’assemblea in marcia al seguito del Pastore.
            Orientare la messa rispetto ai punti cardinali, implica voler iscrivere la liturgia nel cosmo dando senso ad ogni elemento del luogo (che non è lo spazio) ; seguire il ritmo delle stagioni è santificare il momento (che non è il tempo).
            Il pregare in una lingua sacra poco comprensibile accentua il fatto che l’efficacia della preghiera non è opera nostra (pelagianesimo) ma del solo Spirito Santo: il pelagianesimo è sempre lì, la gente pensa che è nel capire quel che dicono o fanno che rende buono quel che fanno, e allora si mettono in testa, poco misticamente, di farlo “meglio” versando così anche in una subdobla forma di gnosi, dove solo alcuni illuminati (modernisti) capiscono “bene”. Mentre Colui che intercede per noi è il Sacerdote, impersonato dal colui che celebra la messa.
            La gente è poco sensibile: la gente ha torto. Ma, infatti, invece di semplicemente rimanere attentivamente in osservazione del mondo che ci circonda affinché le nostre liturgie siano in armonia con questo cosmo nella sua glorificazione di Dio, si inventano nuovi “segni” nuovi simboli cervellellotici ma sempre poverissimi usciti dal cappello egocentrato di qualche prete e dei satelliti laici che gli girano intorno.
            Nell’Obbedienza, alla Chiesa, al Cosmo, al Reale e non nell’intellettualoide invenzione individualista risiede il segreto del Vero, del Buono, del Bello e del Sacro.
            In Pace

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            • la gente pensa che è nel capire quel che dicono o fanno che rende buono quel che fanno,

              Ma forse vogliono capire perche amano, e vogliono conoscere e capire quello che amano. Vorrebbero anche conoscere e capire che loro non fanno niente ma tutto é opera dello SPirito Santo.

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  3. Anche io non capisco perché non possano condividere due riti diversi, é perche quelli che piú sostengono la necessitá di un solo rito sono i piú acerrimi difensori dell’ “inculturazione” cioé faccio come piú mi piace perche sono diverso. Mi sa tanto a tutti siamo diversi ma ci sono quelli troppo diversi. Difensore dell’ inculturazione é anche Bergoglio che fa sidoni per zone geografiche ma quando predica sembrerebbe che esiste una sola maniera di arrivare alla santitá: lavorare per una ONG che si occupi di migranti e clochard pensiero abbastanza diverso a ció che manifesta il santorale, dove abboamo i santi piúdiversi.
    Io sono un ignorante liturgico che conosce solo la FO, la mia esperienza mi dice, come mi sembra dica Simon, che tutto dipende dalla fede del parroco. Cosa non sorprendente se il Signore ci ha detto che é finito il tempo in cui si adoraba Dio qui o lá ma che d’ ora in avanti si lo fará in Spirito e Veritá. Nello Spirito Santo e nella Veritá del Vangelo, se cosi si celebra il rito divemnta secondario. Buona Pentecoste a tutti.

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    • Della fede del parrocco E del suo gregge, assieme.
      In Pace

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      • Ma la mia esperienza é che se il parroco non ha fede perde il suo gregge o perche si cerca un´altro pastore o perche perde la fede per colpa sua.

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        • Quando pensi che durante la messa pregano dopo il Padre Nostro che Gesù Cristo “ne respiciat peccata eorum sed fidem Ecclesiae Suae“: se la loro fede e quella del loro gregge è tiepida e malata manco questa può salvarli e tutti i loro peccati rimangono scoperti.
          Eppure basterebbe… un atto di fede in quel che la Chiesa insegna da sempre.
          In Pace

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  4. Riguardo alle ragioni della conservazione della FE, è significativo riflettere su quanto esprime in questa intervista Rod Dreher, facendo riferimento alla propria esperienza religiosa e spirituale.
    Devo dire che personalmente mi ci ritrovo molto.

    http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=31&id=8345

    In pace.

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    • Concordo, grazie per l’articolo.
      Penso che qui tocchiamo un punto ecumenico di sentire comune tra cattolici fedeli (da non confondere con i fedeli cattolici) e ortodossi fedeli anche se, poi, gli ortodossi in realtà sono eterodossi ed errano inceppandosi su tantissime( troppe) Verità rivelate.
      In Pace

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  5. Trovo il tempo solo oggi di leggere questo post e ringrazio @simon per averlo pubblicato.

    Io sono sempre stato affascinato dalla Liturgia, a partire dal tempo della mia conversione e mi piace conoscerne tempi, modi, simbologia e anche « regole », tanto più essendo anche Ministro Straordinario.
    Pure essendo stato « cresciuto » nella FO, non ho alcuna difficoltà a vedermi vivere il rito FE o qualunque altro la Chiesa dovesse andare a definire.

    Ben a detto Simon che tutte le storture che si vedono per lo più oggi nel rito FO, sono da addebitare più alle debolezze e peccati dei Ministri se non ancora di un intero Popolo*, che non alla forma liturgica in sé.

    *(Se il Sacramento della riconciliazione è statisticamente così poco « frequentato », se nella mentalità mondana ormai diffusissima soprattutto tra tanti giovani – e rispettivi genitori – i peccati in ordine alla morale non sono più considerati tali, come possiamo pensare che la Liturgia non ne subisca un contraccolpo? Come possiamo pensare che passare alla forma FE, sarebbe quasi magicamente, la soluzione di tutti i problemi? E’ ovvio che per una questione meramente statistica, gli abusi sono presenti generalmente nella forma FO… come potrebbe essere diversamente?)

    Ciò che molto mi rattrista è vedere o piuttosto leggere, le posizioni così accusatorie e dure, dei cosiddetti « tradizionalisti » rispetto non tanto e non solo i « modernisti » (uso questi termini tanto per comprensione), giuste laddove il modernismo porta e chiede di abbracciare appunto spinte « mondane », ma anche verso il « popolo di mezzo », cioè coloro che semplicemente « ricevono ciò che viene loro dato », con un Fede magari semplice ma che non siamo deputati a giudicare.

    E in particolare mi riferisco anche per fare un esempio concreto, alla distribuzioni della Santa Eucaristia in mano o in bocca, disanima in cui non voglio neppure entrare, ma dove trovo sia profondamente errato « bollare » come fosse sacrilega la prima, laddove è la Chiesa che la rende possibile e accessibile ai Fedeli.

    Perché chi si accosta in tal modo, dovrebbe venir giudicato da altri come fosse un sacrilego o anche un « mezzo pagano » (una delle accusa mosse è che la forma sia indicativa dell’atteggiamento del cuore, cosa che non si può affermare…).
    Ciò porta scompiglio e divisione.
    Poi ribadisco, se la Chiesa mi dirà « comunicati a occhi chiusi, in ginocchio o su una gamba sola (per assurdo), così sarà e così farò e come Ministro Straordinario avrò zelo che venga fatto.

    Lo steso dicasi, ma certo aspetto meno cocente, per la musica… sarebbe bello ci fossero dappertutto canti Gregoriani, ma sarebbe realmente possibile? Dal Gregoriano alla « messa bit », cene corre.

    Come accennava Simon, c’è bisogno piuttosto di una rinnovata « catechesi liturgica », di educazione al sacro e ai riti, perché troppo si è perso ed è lasciato agli umori del singolo Fedele.
    Torno alla Sacramento della riconciliazione, ma anche al raccoglimento, al silenzio, agli atteggiamenti, alle posture, al rispetto del luogo, del Celebrante, all’abito!

    Così abbiamo gente che arriva a qualsiasi minuto della Liturgia, vestita come andasse in palestra o a fare footing e con la stessa vestita sale all’ambone per proclamare la Parola di Dio (ecco, proclamare o leggere, magari mangiandosi le parole?), chiacchiericcio continuo, spostamenti e chiacchiere durante la proclamazione del Vangelo o la Consacrazione, devozioni particolari, durante e dopo (i dopo non me lo spiego mai, visto che abbiamo Cristo nel nostro stesso corpo…) e via discorrendo.

    C’è molto da fare (e da ri-fare credo). La FE per certi versi verrebbe in aiuto forse, ma non credo sarebbe la panacea dei nostri attuali mali.

    P.S. se qualcosa di buono ha portato la forma costretta delle norme anti-contagio è il fatto che i Fedeli arrivano molto per tempo (per timore di non trovare posto) e debbono volenti o nolenti, stare seduti a distanza in « religioso silenzio », così all’uscita, attendere un attimo magari meditando, per non uscire accalcati.

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    • Storicamente la FE è stata anche celebrata malissimo: ad esempio i sacredoti italiani erano (mal) reputati perché capaci di celebrarla in 15/20 minuti (non so come facevano perché quando la recito io in quanto missa sicca ci metto almeno un’ora). Se oggi lì dove è celebrata lo è celebrata bene è perché c’è sicuramente un’influenza (per eterogenesi dei fini) della FO … Se poi un Concilio ha emanato una Costituzione Apostolica con il tenore della Sacrosanctum Concilium qualche problemino ci doveva pure essere.

      La forza contemporanea della FE affonda nei fatti la sua radice nella totale insipidezza e svogliatezza con la quale la FO è celebrata nel 98% delle parrocchie e diocesi nel mondo: per questo tutte queste discussioni su quale forma è la migliore sono specchi alle allodole. L’insignificanza simbolica, l’oggettiva bruttezza delle celebrazioni della FO, sono semplicemente l’immagine dell’assenza di vita spirituale, mistica e liturgica del popolo che la celebra.

      La questione è cosa possiamo fare noi di CV concretamente? Penso come te che una prima tappa sarebbe di aiutare chi ci legge a cominciare ad amare la liturgia in qanto tale: all’epoca quell’articolo citato più sorpa sulla liturgia dell’Apocalisse fu un tentativo di proporre una visione soprannaturale del vissuto liturgico.

      Comunque, Bariom, sono al 100% in linea con te.

      In Pace

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    • Conscio che il rischio di trasformare l’argomento dell’articolo in pura e semplice chiacchera è alto, poiché non siamo né liturgisti “deputati a…” o ricopriamo “ruoli che…”, decido di correrlo ugualmente partendo da una considerazione di Bariom,

      “La FE […] non credo sarebbe la panacea dei nostri attuali mali.”,

      sulla quale concordo. Ma, se ci penso un po’ su, potremmo tranquillamente affermare che neanche la FO sia tale. Che sia la causa o l’effetto di ciò che viviamo oggi, non so dirlo.
      Che la riforma liturgica scaturita dalla commissione conciliare abbia praticamente fallito nei propri intenti, diciamo popolari, non v’è dubbio visto il vuoto di cui sono piene le chiese e la vita politico-sociale di quasi tutto il Pianeta.
      Ma il “problema” della liturgia può essere guardato da due differenti ma non esaustive prospettive:
      A) l’appeal che ha sul popolo di Dio
      B) il diritto di Dio ad essere adorato come si conviene

      Se il motivo della riforma fu una questione di fare “presa” sul popolo, il quale non si ritrovava più in formule antiche pronunciate in una (meravigliosa) lingua morta, come ho già scritto sopra, la riforma ha mancato l’obiettivo dato che, nonostante siano passati decenni ed intere generazioni ci siano nate e cresciute dentro, le chiese sono più vuote di prima e il popolo di Dio (chierici e laici) deficita di “santità” (e mi ci metto assolutamente dentro con tutte le scarpe). Ha però mantenuto la seconda prospettiva, quella sul “diritto divino” (nonostante le brutture che ben evidenzia Simon)? Di mio non posso essere sicuro al 100%, mi basta che la Chiesa abbia messo il suo sigillo per essere per così dire tranquillo.
      Sulla FE il discorso lo faccio uguale ma all’inverso.
      Sarebbe quindi, secondo me, utile guardare alle due prospettive contemporaneamente.
      Cioè, se proprio non va giù la coesistenza dei due riti perché ritenuta divisiva, che si metta mano alla riforma liturgica per riformarla nuovamente. Abbandonando limitate vedute che imporrebbero una “irreversibilità della riforma”. Che è un ossimoro. Se è già stata modificata non si vede perché non la si possa modificare e “perfezionare” ancora. Spiace constatare e ricordare che tali vedute sono state espresse dal Santo Padre. Nutro la speranza che qualcuno lo ben consigli su questo e non lo spinga invece ad insistere con un’unica liturgia riformata che, pare proprio, ha portato “poco frutto” e non ha svecchiato granché o dato chissà quale brezza primaverile.
      Allora, se si decidesse di abolire il motu proprio di BXVI, che trovino una soluzione bella, giusta, buona e vera. Non tanto per accontentare litigiosi palati ma per dare al popolo il “modo più santo” possibile di dare culto a nostro Signore.

      Ulteriore piccola considerazione personale più opinabile ancora di ciò che ho finora scritto: se la FE oggigiorno fa presa a causa dei limiti della FO, come ha detto Simon, sarà forse perché per apprezzarla c’era bisogno di un confronto con qualcosa di “brutto” (passatemi il termine)?
      Mi viene in mente la teodicea ed il rapporto tra Bene e Male. Per riconoscere che una cosa è male bisogna per forza rapportarla a ciò che è bene poiché il male non è assoluto (lo è soltanto il Bene). Analogamente, come ho già anticipato con la domanda poco sopra, senza usare ovviamente le stesso significato delle categorie di bene/male, può essere che le persone rimangano affascinate dalla FE perché molte ora possono finalmente metterla in relazione con la FO? Ma non solo per una questione di limiti della FO, ma proprio perché hanno visto essere “meglio” (di nuovo, passatemi il termine)?
      Per esperienza mia personale, e come tale insignificante ma insindacabile, è come se avessi mangiato panini del Macdonald (che adoro) per tutta la vita fin quando non mi è stata messa davanti una Sachertorte (che adoro). Non mi interessano più i limiti del panino, la Sacher è di per sé meglio.
      (Ante-covid… ho delle cugine 40enni, atee anticlericali mangiapreti a cui voglio molto bene, cui capita loro di passare di fianco alla chiesa antica dove celebrano la FE nella mia città. M’han confidato inaspettatamente che piace loro un sacco la musica gregoriana che si ode per strada quando vien detta messa ed hanno scoperto che lì celebravano in rito antico perché un loro amico (sé-dicente transessuale ma non percepibile dall’esterno) la frequenta con godimento ed è, come si dice in gergo, gasatissimo. Tra l’altro, parole loro, abbatterebbero tutte le casermone moderne che chiamiamo chiese, per lasciare in piedi solo quelle romaniche o giù di lì. Ah! e una di loro adora il latino.
      È solo aneddotica, ma a me fa riflettere…)

      PS
      Giusto per tediare ancora un po’ allungo il discorso per chieder venia per certi termini utilizzati. La mia posizione sulla FE e FO è come quella di Simon uguale spiccicata. Per gusto personale ho certamente una preferenza ma non demonizzo l’altra anche se non mi piace esteticamente e la trovo per certi versi più ermetica e non chiara di quella pronunciata in una lingua che non conosco.
      Paradossale?

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      • Interessante comunque il tuo commento @Paolo, solo un appunto su tutto quanto sin qui detto:

        Attenzione, perché non è che la FO sia ipso facto un Liturgia « minus habens »o « deficitaria » a priori.
        Avere questa idea è avere una pessima idea, forse anche dovuta a pessime esperienze.

        Una Liturgia FO, celebrata con tutti i « crismi » da un Popolo ralmente orante e adorante (e vi inserisco anche il Ministrante), canti, latino e formule a parte, non ha nulla di meno di ciò che ha una Liturgia FE.
        Non ha ovviamente nulla di meno quanto alla santità di ciò che celebra, questo grazie a Dio, ma neppure nella sua mistagogia.

        Se è nostro limite nel non coglierne ogni aspetto o nel desiderarne di diversi, questo temo faccia poco testo, difatto avremmo migliaia se non milioni di liturgie « ad personam ».

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        • Posso confermare che, avendo partecipato molte volte all’interrpetazione della FO che ne da la CSM, non si può dire che il messale paolino sia intrinsecamente deficitaria: tutto dipende da cosa una parrocchia o una diocesi ne fa, ma questo è valido anche per la FE che puô essere celebrata come la celebrava un Santo Padre Pio oppure come semplice formulario amministrativo da sbrigare al più presto.
          Certo, le due forme non sono riducibili or riconducibili l’una all’altra e quindi hanno un « colore » diverso, questo è ovvio.
          In Pace

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        • @Bariom

          Sono generalmente d’accordo. Se non si è capito dal mio commento mi scuso.
          La validità, la “correttezza”, tutti i cosiddetti crismi della FO non li metto in discussione.
          La liturgia odierna, non ho alcun dubbio, assolve il suo scopo.
          Di questo sono sicuro, come ho scritto prima, perché la Chiesa ha deciso così e tanto mi basta (fu così pure per la FE a suo tempo).
          Non è su questo che sono propenso a rilevare dei limiti (li chiamo così per comodità) ma su un altro piano che però non è neanche quello del mero gusto personale.
          Non so spiegarmi e mi dispiace… mi limito a balbettare questo: trovo la FE, rispetto alla FO, dunque non in senso assoluto, più pedagogica, più ordinata, più armoniosa (nei gesti e movimenti dell’assemblea insieme al celebrante ad esempio), più “evidenziante” determinati aspetti, più facilitante la disposizione interiore, più… insomma… non sono in grado di dire meglio. Rende vive ed esperibili dimensioni del sacro che non conoscevo. E di messe “normali” ne ho viste tante e di tutti i tipi. Non ho avuto particolari esperienze negative, ma semplicemente, appunto, normali.
          Mi scuso ancora se dò l’impressione sbagliata.
          Ti ringrazio per la considerazione e l’intenzione.

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          • È certo che assistere ad una messa secondo la FE è calmante, pacificante, concentrata sull’essenziale, orante, e per giunta bella. Non ci si innervosisce mai, non ci sono dissonanze, non ci sono distrazioni indebite, vi si lascia tutto lo spazio al sacro senza manomissioni: insomma è un momento di paradiso su terra, E questo non lo provo mai in un contesto di FO: un problemino ci deve pur essere anche qui.
            In Pace

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          • @Paolo nulla di cui scusarsi, avevo compreso le tue intenzioni, ho preso solo il “là” da tuo commento, per una puntualizzazione di carattere generale 😉

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  6. Grazie caro Bariom

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