Il Pio: Vero Santo Moderno (VIII)

L’uomo pio e l’adultera che c’entra poco.

Sebbene tutti ci ricordiamo l’episodio dell’adultera perdonata da Gesù alla quale, poi, Egli consiglia di non peccare più, quanti, fra di noi, si sono dati davvero la pena di andare a leggere il testo nel dettaglio, in prima persona, cercando di capire cosa questa pericope (Gv. 8, 1-11) comporta in realtà, mettendo da parte quel che i soliti sermoni poco spirituali, di cui conosciamo a memoria il contenuto prima ancora che sia pronunciato, ci ripetono ad nauseam e cioè la sua dimensione fiaccamente moralizzante quando considera quanto cattivi erano quegli scribi e farisei che presentarono l’adultera a Gesù per trarLo in inganno e quanto cattivi siamo noi quando vogliamo giudicare il comportamento altrui sulla base della Legge divina, come se non fosse la Legge stessa a giudicare coloro che vi sono sottomessi come ricorda San Paolo e, a contrasto, quanto Gesù è così misericordiosamente differente di costoro di fronte al peccato.

Ovviamente questa glossa è anche certamente valida visto che la pericope in questione è stata interpretata in questo modo da secoli, ma siamo davvero sicuri, leggendo il testo con calma, che quest’episodio supposto della vita di Gesù si riduce a questa sola dimensione moralizzante e non ha, per giunta, anche altri aspetti e gioielli che ci dovrebbero parlare anche di più e coinvolgerci per davvero nella vita quotidiana?

Vedremo che per l’uomo pio questa pericope non ha nulla di moralizzante ma è, in realtà, un’immensa lode alle virtù umane da parte del Nostro Salvatore.

Prima di entrare nella riflessione del testo occorre rammentare che questo episodio non appare in nessuno dei più antichi codici giovannei e che i primi testimoni della sua presenza datano del IV secolo e che furono integrati nel vangelo di Giovanni solamente alla fine del primo millennio. Per altro il suo stile sintattico e il suo vocabolario lo farebbero risalire piuttosto a Luca che a Giovanni. Si sa anche che questo brano è stato censurato per secoli, che nessun Padre della Chiesa ne ha parlato e che i primi commenti suoi risalgono al XII secolo. Comunque, visto che la Chiesa Cattolica, nel Suo Magistero Autentico, ce lo presenta come canonico, lo considereremo in questo modo.

La questione qui è di capire cosa sia davvero avvenuto quel giorno famoso quando questi scribi e farisei sono venuti chiedere un parere legale a Gesù. Ommettiamo un istante l’incongruenza storica di portare materia di giudizio ad un opponente loro e di non avere pure presente l’uomo con cui l’adulterio fu commesso per essere condannato della stessa pena, come la Legge mosaica prescriveva: chiaramente l’episodio originale è stato interpetato da coloro che lo hanno scritto e riscritto lungo i secoli, ma questo non ha nessuna conseguenza sulla sua essenza in quanto Buona Novella per noi.

E vedremo che l’oggetto della misericordia di Gesù non è tanto l’adultera in questione quanto , per l’appunto, gli scribi ed i farisei, visto che quel che conta per davvero per Gesù non è in verità un peccato commesso ma realmente l’esercizio, o il mancato esercizio, delle virtù umane.

Immaginiamoci, infatti, di essere uomini che desiderano genuinamente essere pii nella loro vita e che si trovano proprio quel giorno tra gli scribi ed i farisei per andare chiedere a Gesù quale sarebbe la Sua decisione, in un caso concreto di applicazione della Legge mosaica: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?» Noi, ascoltando questa richiesta formulata in questo modo, vedremmo l’ovvio umano e quotidiano conflitto tra Legge intesa in modo assoluto e la costernazione di un possibile relativismo nel non applicarla: orbene una Legge considerata divina deve sempre esser applicata e nel caso dell’adultera in questione, per giunta, non si menziona nessuna circostanza attenuante che potrebbe officiare da leva per una diminuzione della pena prevista.

In risposta alla domanda posta ” Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra “ e questo ci rimanda direttamente al Libro dell’Esodo (ES. 31, 18): “Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio. “. Con questo gesto Gesù indica che Lui è il Dio il Cui dito scrive la Legge e dunque che la Sua sentenza sarà quella del Legislatore stesso.

Ma a cosa si riferisce la Sua sentenza a ben guardare la scena? A giudicare l’adultera o a risolvere un ovvio dilemma etico nella testa dei suoi committenti? La domanda postaGli si rifersice infatti ad una situazione oggettiva quanto alla sua materia, ma da un punto di vista formale è un problema non risolto nello spirito dei richiedenti, talmente non risolto che lo ritengono un soggetto di discussione da avere con il Rabbi che vogliono intrappolare. Se la risposta fosse stata considerata ovvia per tutti non sarebbero venuti con la domanda, la risposta essendo scontata.

E infatti, nella Sua risposta Gesù non risponde sul piano meramente materiale, ad esempio dicendo “che questa donna sia perdonata dai suoi peccati, che vada e che non pecchi più”, come lo fece e disse tante altre volte precedentemente, già creando scandalo e dovendo spiegare che se poteva far camminare paralitici Egli ben poteva anche rimettere peccati.

Quel che fa Gesù è rispondere agli scribi e farisei «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» : siamo proprio ad una risposta sul piano formale dove rimanda l’onere del giudizio, come si deve, a chi è socialmente in carica di emetterlo.

Quel che fà Gesù è far entrare i Suoi interlocutori nel processo di presa di decisione della persona virtuosa dove questa sempre considera la Legge non come una realtà astratta assoluta e neanche come un principio da scartare relativamente quando non conviene, ma come una realtà oggettiva da applicare completamente alla interezza del caso contemplato. Cioè Egli chiede loro di utilizzare le virtù della temperanza nel loro giudizio obliando la rabbia e il sentimento di offesa sociale che quest’adulterio generava, della prudenza nel considerare tutti gli elementi a loro conoscenza del caso specifico paragonandolo alla Legge mosaica, del coraggio nell’essere capaci di prendere una decisione che forse non sarà “popolare” nella società dell’epoca, della giustizia nel paragonare il loro proprio peccato a quello dell’adultera.

Gesù quel giorno ha compiuto un miracolo: ha fatto uscire un gruppo di persone chiuse in una concezione falsa perché assolutista della Legge, per farli entrare in cerchio virtuoso della relazione con la Legge che tenga oggettivamente conto di tutti gli elementi a disposizione senza nessun relativismo.

Che la decisione di questi uomini sia sgorgata dalla loro virtù è messa in evidenza dal fatto che ” quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. “. Infatti i giovani sembrano virtuosi ma non lo sono ancora, gli uomini maturi non sembrano virtuosi e non lo sono, essi neppure, ancora, mentre gli anziani non sembrano virtuosi ma spesso lo sono: e i primi a partire sono stati i più virtuosi e mano a mano anche i più giovani.

Questi uomini venuti vociferanti hanno avuto il coraggio di rispondere l’uno dopo l’altro con le necessarie virtù umane alla domanda di Cristo: hanno risolto il loro dilemma morale sul piano formale.

E Cristo non si dissocia da loro una volta che sono partiti, ma addirittura si identifica a loro “ Mulier, ubi sunt? Nemo te condemnavit? ” “ Nec ego te condemno” Neppure Io ti condanno: il neppure qui mostra che Gesù ha adottato il giudizio finale degli accusatori iniziali e lo ha fatto Suo; Gesù, con questo “nec” li associa alla Sua funzione di Giudice, in quanto sono entrati in un cammino virtuoso e sono stati capaci di emettere un giudizio perfettamente conforme alla Legge mosaica ma nell’oggettività della situazione e tenendo conto del loro stesso ruolo di giudici.

“Vade et amplius iam noli peccare ” è il ricordo che il comandamento mosaico è sempre valido in qualunque circostanza.

I veri eroi di quest’episodio dell’adultera sono stati i “cattivissimi” accusatori ormai “ottimissimi” giudici per la Grazia di Dio.

L’uomo pio è in ammirazione di fronte al loro coraggio di fronte a se stessi, al loro esercizio ineccepibile della giustizia possibile solo con la presenza di vere virtù umane nella loro vita e, per se stesso, impara che è solo in presenza del Legislatore, senza fare sconti relativistici sul valore della Legge, senza assolutizzarLa indebitamente, ma giudicando le situazioni con oggettività, che egli stesso potrà essere giusto nei suoi giudizi e cristiforme nel loro esercizio.

In Pace

(Continua)

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, For Men Only, Simon de Cyrène

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