Chiodi Fissi Contro Humanae Vitae

 

Quando un sacerdote, teologo (di quale religione non è specificato), ma per giunta “professore” e neo-membro della Pontificia Accademia per la Vita, insegna dottrine che si oppongono al Magistero Autentico di  Humanae Vitae, Familiaris Consortio e Amoris Laetita, è come infiggere i Chiodi nelle mani e nei piedi del Corpo di Cristo.

” Il tuo nome di cui ciascuna lettera è uno dei chiodi della mia passione”: Marguerite Yurcenar

Questo è purtroppo davvero avvenuto il 14 dicembre alla Gregoriana a Roma, dove il professor padre Maurizio Chiodi è venuto con la sua teoria personale seminare loglio nel campo del Signore illustrando con incontrovertibile maestria le proprie confusioni.

” Nicky Spugeon: Mio padre diceva che ci sono due tipi di persone in questo mondo: ci sono i martelli e ci sono i chiodi. E tu decidi quali vuoi essere” :  

Dal Film: Focus – Niente è come sembra

Il nerbo del suo argomento è l’affermazione seguente: “…  è lecito ricorrere a metodi contraccettivi responsabili artificiali. Quando “i metodi naturali sono impossibili o non realizzabili, è necessario trovare altre forme di responsabilità”. Castronerie di questo genere le leggiamo o sentiamo quotidianamente per strada, al lavoro, da amici, sui socials: anzi queste castronerie sono state insegnate da vescovi e teologi negli anni 60 e 70 del secolo scorso in opposizione al Magistero Autentico espresso dal Beato Paolo VI , tutti formati prima del Concilio. Oggi, come oggi, quale antiquato teologo viene su con teorie che si oppongono a quel che la Chiesa Docente ha ormai da decenni perfettamente assimilato, come mostrato dalle votazioni praticamente unanimi ai due Sinodi della Famiglia quando si riferivano a Humanae Vitae, che mai fu tanto citata negli ultimi cinquanta anni? Sembra un teologo senescente e sclerotizato rimasto al disotto del livello delle problematiche specificamente analizzate da Humanae Vitae, incapace di accedere per incapacità intelltuali e/o spirituali a lui solo note a quel che il Cristo ci insegna in queste materie tramite il Magistero Autentico e sempre confermato di tanti pontefici.

Helen Rodin: Perché, lei è qui per aiutarlo?   Jack Reacher: Non sono qui per aiutarlo…Sono qui per inchiodarlo”:

Dal film : Jack Reacher – La prova decisiva

Il furbo, o il sofista, si differenzia dal saggio nel fatto che, a differenza di quest’ultimo, usa della propria intelligenza senza preoccuparsi della verità: la non “adaequatio rei et intellectus” non è qualcosa che gli impedisce di dormire la notte. Poco importa quanti ne trascina nell’errore, basta sembrare brillante ai nani della vita spirituale e intellettuale le cui idee sposano il pressapochismo dell’ambiente contemporaneo.

“Se il nostro solo strumento è un martello, tutti i problemi somiglieranno a chiodi da battere” : Bill Gates

Ecco il sofisma a difesa del suo argomento: ““un metodo artificiale per la regolazione delle nascite potrebbe essere riconosciuto come un atto di responsabilità che viene eseguito, non per rigettare radicalmente il dono di un bambino, ma perché in quelle situazioni la responsabilità chiama la coppia e famiglia ad altre forme di accoglienza e ospitalità”. E ecco come rincara: “se è vero che la responsabilità di generare ciò a cui mirano i naturali metodi, allora possiamo capire come, in situazioni in cui i metodi naturali siano impossibili o non fattibili, sia necessario trovare altre forme di responsabilità.”  Ed è pagato per avanzare di fronte ad un pubblico belante tali speciosità e sofismi di bassissmo conio….  La ciliegina sulla torta quando ci viene a spiegare, contro l’unica interpretazione ammessa di Amoris Laetitia pubblicata sugli AAS, che non ci sarebbe più nessuna nozione di male intrinseco, mentre AL non fa altro che ricordare che, ad esempio, l’adulterio è sempre un male intrinseco, anche se, come insegna la Chiesa da sempre, ci sono attenuanti, non della gravità del peccato, ma nella responsabilità della colpa del peccatore.

“Coraggio, coraggio, i figli non sono chiodi” : Padre Pio

Lasciamo perdere i deboli di pensiero e di spirito e diamo direttamente un’occhiata a Humanae Vitae, vero Magistero della Chiesa, e meditiamo un poco quel che vi è insegnato.

Tanto per martellare i chiodi non cattolici, riportiamo già il malleus del paragrafo 14 di HV:

“In verità,… non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali. È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere contestato dall’insieme di una vita coniugale feconda.

Exit quindi la giustificazione prima avanzata da Chodi: anche se la venuta di un nuovo bambino fosse per una ragione particolare qualcosa da evitare assolutamente per buonissime ragioni, ebbene l’uso di un male, quale lo è un atto coniugale reso volutamente infecondo, rimane un atto intrinsecamente non onesto e Chiodi è nell’errore afferma il Beato Paolo VI.

Cosa fare allora in quelle circostanze? Al pararafo 16 HV risponde: “Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali che abbiamo ora ricordato.”

Non capisce il Chiodi la differenza tra usare metodi naturali e metodi contraccettivi? Eppure sempre al paragrafo 16 vi è la spiegazione: “Infatti, i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali. È vero che, nell’uno e nell’altro caso, i coniugi concordano con mutuo e certo consenso di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente e integralmente onesto.”

La domanda da porre a Padre Chiodi sarebbe la seguente: quale sarebbe una situazione concreta dove per una coppia l’astinenza periodica o definitiva sarebbe impossibile alfine di esercitare la propria paternità responsabile? L’incapacità alla continenza degli sposi dovuta a un vizio così incancrenato che non possono neanche più controllarsi, la loro volontà essendo ridotta al minimo? Questa domanda un cattolico non se la può porre in questi termini, a rischio di essere anatema come dai  “canoni sulla giustificazione”, approvati il 13 gennaio 1547 :  “18. Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili a osservarsi: sia anatema” Sarebbe Chiodi da essere maledetto (anatema)? 

La domanda di Chiodi è forse un’altra: cosa fare con le persone la cui volontà è tanto malata che non possono più controllare le proprie pulsioni e vivono ormai il loro matrimonio con un atteggiamento animale invece di santificarlo? Ebbene la Chiesa insegna appunto che i comandamenti di Dio sono possibili a osservarsi per l’uomo giustificato e in grazia! Ma non è quindi permettendogli di compiere un male “minore” che egli si troverà giustificato: Romani 3,8 “Perché non dovremmo fare il male affinché venga il bene, come alcuni – la cui condanna è ben giusta – ci calunniano, dicendo che noi lo affermiamo?”.  Quale soluzione? Accompagnare e rieducare detta coppia nella vita sacramentale evitando loro soluzioni contraccettive di durata indefinita che li installerebbero in una situazione oggettivamente peccaminosa.

Chiodi non è un uomo sposato e ancor meno uno che ha mai avuto e avrà mai una famiglia numerosa: non sa di quel che parla e non sa cosa sia, dall’interno, il cammino di santificazione di una coppia cristiana “normale”: per questo noi, personalmente, gli perdoniamo le sue presuntuose imbecillità.

Detto ciò riassumiamo l’essenza di Humanae Vitae in quel che ha, a nostro parere di più essenziale:

(1) HV vuole la santità delle anime come fine supremo

(2) La dottrina di HV concerne tutte le persone veramene sposate nell’ordine naturale a prescindere dalle religioni: cioè quegli sposi che si sono promessi di vivere assieme via natural durante con il fine di procreare e di aiutarsi vicevendolmente.

(3) Diretta conseguenza di (2) la dottrina di HV non concerne le coppie non stabili, senza progetto familiare (coppiette fuori matrimonio, adulteri, relazioni tra clienti e prostitute, matrimoni civili contrari all’ordine naturale): per tutte queste persone il discorso sulla santità passa prima con il cessare tutte le loro attività legate al sesto comandamento. A parte consigliare loro di cessare di pecccare,  può solo essere raccomandato di evitare l’aborto e certi tipi di contraccezione senza effetti abortivi può essere considerato un male minore: quinto comandamento soddisfatto anche se non il sesto: sempre in situazione di peccato mortale saranno, e questo non li salverà ma sempre meno grave che uccidere un bambino e può essere propedeutico ad altre evoluzioni spirituali (dottrina di Benedetto XVI).

(4) Per le persone del punto (2) la contraccezione violenta la loro partecipazone “naturale” all’azione creatrice di Dio e rompe quindi l’armonia e l’onestà nel matrimonio naturale

(5) Per le persone del punto (2) che, per giunta sono cristiani, la contraccezione impedisce loro un cammino di santità personale e familiare ed è il dovere della Chiesa di fare di tutto per accompagnarli lungo questo cammino

(6) La continenza regolare che si esercita nell’uso dei metodi naturali influisce positivamente sullo sviluppo di altre qualità morali e spirituali

(7) La dottrina del doppio effetto è applicabile: usare di contracettivi con il fine di curare non è errato anche se un effetto secondario non ricercato in sé è l’impossibilità di procerare durante la cura. “15. La chiesa, invece, non ritiene affatto illecito l’uso dei mezzi terapeutici necessari per curare malattie dell’organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pur previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto.”

(8) La mentalità contracettiva conduce alle seguenti conseguenze profetizzate nel 1968 in HV e che si sono tutte realizzate:

“17. Gli uomini retti potranno ancora meglio convincersi della fondatezza della dottrina della chiesa in questo campo, se vorranno riflettere alle conseguenze dei metodi di regolazione artificiale delle nascite.

Considerino, prima di tutto, quale via larga e facile aprirebbero così alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità.

Non ci vuole molta esperienza per conoscere la debolezza umana e per comprendere che gli uomini – i giovani specialmente, così vulnerabili su questo punto – hanno bisogno d’incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale e non si deve loro offrire qualche facile mezzo per eluderne l’osservanza.

Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata. Si rifletta anche all’arma pericolosa che si verrebbe a mettere così tra le mani di autorità pubbliche, incuranti delle esigenze morali.

Chi potrà rimproverare a un governo di applicare alla soluzione dei problemi della collettività ciò che fosse riconosciuto lecito ai coniugi per la soluzione di un problema familiare? Chi impedirà ai governanti di favorire e persino di imporre ai loro popoli, ogni qualvolta lo ritenessero necessario, il metodo di contraccezione da essi giudicato più efficace? In tal modo gli uomini, volendo evitare le difficoltà individuali, familiari o sociali che s’incontrano nell’osservanza della legge divina, arriverebbero a lasciare in balia dell’intervento delle autorità pubbliche il settore più personale e più riservato della intimità coniugale.

Pertanto, se non si vuole esporre all’arbitrio degli uomini la missione di generare la vita, si devono necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti che a nessun uomo, sia privato, sia rivestito di autorità, è lecito infrangere.

E tali limiti non possono essere determinati che dal rispetto dovuto all’integrità del corpo umano e delle sue funzioni naturali secondo i principi sopra ricordati e secondo la retta intelligenza del principio di totalità, illustrato dal nostro Predecessore Pio XII.”

In Pace

 

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Categorie:Attualità cattolica, Magistero

19 replies

  1. Spettacolare, grazie Simone, è sempre un grande servizio quello di ricentrare i termini della questione e ricordare le ragioni profonde dell’insegnamento della Chiesa adombrate da tanti sofismi superficiali…

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  2. Cristallino, grazie Simon. Ci dovrebbe far pensare la portata “profetica” di un’enciclica tanto contestata come la HV. Da applicare a AL.

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  3. Ma se non lo può fare, ad impossibilia nemo tenetur. (Papa Francesco)

    È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari.(Papa Francesco)

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    • Nella vita morale, con l’aiuto della Grazia e dei Sacramenti, non è mai impossibile obbedire ai comandamenti.
      Dottrina cattolica.
      Ad impossiblia nemo tenetur non può riferirsi a chi intende vivere moralmente come la Chiesa comanda: e il sacramento della penitenza è lì per garantire che se ci sono cadute ci si possa sempre rialzare.
      In Pace

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      • “Nella vita morale, con l’aiuto della Grazia e dei Sacramenti, non è mai impossibile obbedire ai comandamenti.
        Dottrina cattolica.”

        Se si intende una impossibilità assoluta sono d’accordo. Però ad esempio le linee guida di Buenos Aires dicono che dove non è possibile vivere in castità, perché si danneggerebbero i figli, ad esempio dove vi è un/una cattolico/a che vorrebbe vivere in castità ma non può farlo perché il suo partner non accetterebbe, mandando all’aria la famiglia con grave danno dei figli, in quel caso ad esempio si aprono le porte dei Sacramenti.

        In altre parole, è vero che non è mai assolutamente impossibile osservare i comandamenti, ma una persona può trovarsi in una situazione fattuale dove l’osservanza di un comandamento non possibile senza una nuova colpa.

        Per fare un esempio ultraestremo: a un imprenditore viene rapito il figlio, e viene tenuto in custodia dalla mafia, la quale lo tiene in un post ben sicuro dicendo che lo ammazzeranno senza pietà qualora qjesto imprenditore si rifiuti di pronunciare falsa testimonianza contro un altro imprenditore al fine di rovinarlo.

        Ora, mi sembra evidente che questo padre non sia nemmeno lontanamente libero di agire o non agire moralmente, cioè di non dire falsa testimonianza, poiché non dire falsa testimonianza provocherebbe indirettamente la morte del figlio, dire falsa testimonianza rovina invece quell’imprenditore.

        In soldoni, il problema è che scegliere tra bene e male è un lusso che non sempre ci si può permettere. Talvolta purtroppo tocca scegliere tra due mali, invece che tra il bene e il male.

        Questo ovviamente non rende atti intrinsecamente malvagi buoni in se stessi, come hai ben ricordato nell’articolo, ma è una grande attenuante alla colpevolezza del peccatore.

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        • Antonio, non è che hai da essere o non essere d’accordo: se sei catolico e non anatema devi per forza essere d’accordo.

          La questione è che c’è in tutto questo discorso etico una grandissima confusione che, prurtroppo, non solo si consta nelle discussioni da blog, come in questo tuo intervento, ma anche nelle teste di alcuni accademici.

          (1) Una circostanza attenuante la responsabilità di una persona non è MAI un bene, ma sempre e solo un male: infatti per diminuire la responsabilità di una persona si deve limitarne la libertà, e questo è sempre un male in sé. Circostanze attenuanti come l’ignoranza, l’imbecisillità, l’avere una pistola contro la tempia, un vizio incangrenato da lungo tempo, etc, sono tutti mali in sé che hanno come effetto di limitare la consapevolezza e la capacità di agire liberamente e con responsabilità.

          (2) Mai e in nessuna occasione può un cristiano agire scegliendo un male minore ma solo facendo il bene. La scelta di un male un minore è sempre un atto malvagio, e non è perché si è scelto il minore che ci si santifica o si santifica altrui.

          (3) Una persona può però sentirsi costretta a scegliere un male minore per svariate ragioni: in questo caso, asseconda della ragione e della situazioni, queste costrizione (che è sempre qualcosa di per sé negativa) può essere una circostanza attenuante che, pur senza cambiare la qualià dell’atto morale compiuto, cioè un male, fa sì che la persona ne porta meno colpa o responsabilità. Ma mai tale atto diventa in sé qualcosa di buono: cioè mai può diventare di per sé un atto santificante.

          (4) Il fine della Chiesa è la salvezza e la santità dei suoi membri: quindi mai la Chiesa potrà proporre (a) di lasciare i suoi figli sottomessi a circostanze attenuanti, (b) proporre niente meno che fare il bene e solo il bene

          (5) La Chiesa, a questo fine, aiuta i suoi membri via una percorso si sostegno spirituale, insegnamento e sacramentale a liberarsi da tutto quello che impedisce la libertà umana di esprimersi, assumersi la piena responsabilità dei propri atti, compiere atti solo buoni anche eroicamente, umanamente parlando, in quanto questo non è mai impossibile

          (6) Una persona che non porta colpa soggettivamente per via della suo sottomissione a circostanze attenuanti pesantissime di alcuni peccati che commette oggettivamente, può essere, in certi casi particolari, in stato di grazia per via di azioni buone che compie nei campi dove tale sottomissione alla schiavitù delle circostanze attenuanti non sia così pregnante e dove può essere possibile per lei compiere atti buoni. Rimane che il dovere della Chiesa è di aiutare tale persona a diventare completamente libera e non più succube delle proprie circostanze attenuanti e questo lo compierà con l’aiuto dei sacramenti, del discernimento attivo, dell’insegnamento.

          (7) Quando Papa Francesco nel suo discorso ai Missionari della Misericordia (9 febbraio 2016) afferma “… Se qualcuno viene da te è perché vorrebbe non cadere in queste situazioni, ma non osa dirlo, ha paura di dirlo e poi non poterlo fare. MA SE NON LO PUO’ FARE, AD IMPOSSIBILIA NEMO TENETUR.E il Signore capisce queste cose…” , altro non dice che quanto spiegato qui sopra ma dal puno di vista pastorale: bisogna liberare la persona dall’obero delle sue circostanze attenuanti che lo incatenano e lo schiavizzano nella scelta di mali “minori” impedendogli di librarsi nella libertà di figlio di Dio che solo compie, anche eroicamente colla grazia dello Spirito Santo, atti buoni. E in ciò raggiunge la lettera enciclica “Veritatis Splendor” del Santo Padre Giovanni Paolo II per il quale “… L’osservanza della legge di Dio, in determinate situazioni, può essere difficile, difficilissima: NON E’ MAI PERO’ IMPOSSIBILE… DIO INFATTI NON COMANDA CIO’ CHE E’ IMPOSSIBILE…”

          In Pace

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          • Simon non mi interessa minimamente che questa mia risposta venga pubblicata: MI INTERESSA SOLO CHE TU LA LEGGA.
            Quello che ha scritto Antonio è esattamente la mentalità che si è insinuata molto in profondità nella Santa Chiesa Cattolica e sulla quale io mi ostino continuamente a metterti in guardia: « nessuno è tenuto a fare cose impossibili », un precetto sviluppato alle origini della civiltà giuridica di Roma, oggi assurto a norma morale.
            Detto poi tra noi, da dove è posizionata la frase nel contesto del discorso, si evince che il Santo Padre si riferisce non tanto al fatto di non peccare, quanto al non riuscire a confessare il peccato ma, come insegna il n°1456 del CCC, coloro « che tacciono consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote. »

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          • @Simon
            Ma io sono d’accordo totalmente con questa tua risposta.
            Perciò davvero non capisco perché sembra che tu creda che io mi sia discostato dal Magistero col mio intervento.
            Certo che avere attenuanti non trasforma un atto intrinsecamente malvagio in bene. Certo che la Chiesa deve guidare questa persona alla liberazione dal peccato oggettivo, anche quando ciò non significasse peccato mortale soggettivo.
            Certo tutto ciò che hai scritto, non pensavo nè intendevo alcunchè di differente.

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          • Per dirti, Simon, questo tuo punto

            “Una persona può però sentirsi costretta a scegliere un male minore per svariate ragioni: in questo caso, asseconda della ragione e della situazioni, queste costrizione (che è sempre qualcosa di per sé negativa) può essere una circostanza attenuante che, pur senza cambiare la qualià dell’atto morale compiuto, cioè un male, fa sì che la persona ne porta meno colpa o responsabilità. Ma mai tale atto diventa in sé qualcosa di buono: cioè mai può diventare di per sé un atto santificante.”

            È esattamente ciò che ho detto quando ho parlato dell’uomo costretto a rovinare un altro uomo calunniandolo per salvare il proprio figlio. Di certo dire falsa testimonianza non può mai, in nessun caso e per nessuna ragione, essere un atto santificante di per se stesso, essere un atto buono.

            Però non credo che un uomo in tale situazione porti colpa mortale, a causa del ricatto abbietto e disumano a cui è stato sottoposto che appunto lo costringe a scegliere un male minore.

            E con questo rispondo anche a Lorenzo, per dirgli che la mia mentalità è quella Cattolica, nè più nè meno. Non sono nè un relativista nè un kantiano che vive solo di assoluti senza considerare le circostanze “incarnate” in cui si trovano le persone.

            In sostanza, Simon, forse mi sono espresso male, ma condivido il tuo intervento totalmente. Speravo che fosse chiaro fin fa subito, ma siccome non lo è allora ben venga questo chiarimento.

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          • Vorrei ricordare che quando, nel dicembre 2010, alcuni passaggi del libro-intervista di Benedetto XVI « Luce del mondo » fecero supporre a taluni che il Papa avesse aperto all’uso del preservativo per evitare gravidanze indesiderate, la Congregazione per la Dottrina della Fede, ovviamente su imput del Papa stesso cui stava a cuore che le Sue parole non fossero fraintese, si affrettò a pubblicare la seguente nota:
            http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20101221_luce-del-mondo_it.html
            Sono appena 67 righe e consiglio di leggerle con attenzione.

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          • Simon, vorrei comunque una tua opinione su questo post di Padre Ariel http://isoladipatmos.com/amoris-laetitia-il-cardinale-francesco-coccopalmerio-e-la-via-domenicana-un-articolo-di-andrea-tornielli-sulle-tesi-portate-avanti-dal-2015-da-giovanni-cavalcoli-e-dallisola-di-patmos-durante/#comment-3437

            Da quel post sembra che la dottrina sulla contraccezione come atto intrinsecamente malvagio non sia (a differenza di, ad esempio, quella sull’adulterio) irreformabile e infallibile.

            Cosa ne pensi al riguardo di questa sua opinione?

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  4. Grazie Simon efficace compendio a confutazione delle discutibili esternazioni del Chiodi.

    Va tenuto anche presente che seppur utilizzando metodi naturali ammessi dalla Chiesa, la mentalità contraccettiva – di fatto la chiusura alla vita o alla possibilità che una nuova vita venga al mondo – può insinuarsi nella mente o nella prassi dell’Uomo al punto tale che la questione discriminante non sia più “quale metodo”, ma la chiusura totale all’Azione creatrice di Dio.

    Azzardo a dire anche che la questione della “paternità responsabile” e i modi esercitarla, si trovi per precisa misericordia della Chiesa verso i Suoi Figli nello stesso modo in cui al tempo di Gesù «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.» (Mt 19, 8)

    Mi spiego meglio: dove è scritto che ad ogni rapporto sessuale tra i coniugi (ma vale anche per i non sposati se maschio e femmina) debba corrispondere una nuova nascita? (non è scritto e non è neppure nella realtà dei fatti)

    E un bimbo nasce per “caso” o per precisa Volontà di Dio?

    E se è per precisa Volontà di Dio, perché Dio che è Padre dovrebbe dare una serpe al figlio che chiede un pane?

    Il problema quindi, nel fondo, non è sempre la durezza del nostro cuore? Che temiamo ci venga chiesto di portare più pesi di quanti ne vorremmo.
    O che vediamo come un peso se non una vera sciagura, ciò che in realtà è un preciso dono.

    In altre parole, una nuova vita che nasce, con in dote la propria anima e il proprio destino di vita eterna, può essere considerata una dis-grazia?

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    • Penso che la paternità responsabile debba l’essere l’espresssione di una generosità traboccante e non quella di un ragionere contatore di fagioli….

      Questo concetto l’ho già espresso più volte in questo blog: il numero “giusto” di bambini è quello che la coppia ritiene “ragionevole” +1 !!!

      Per giunta è sempre stata esperienza mia personale che ogni bambino nuovo che ti nasce viene con la sua pagnotta sottobraccio… ma questo è un altro discorso.

      In Pace

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    • Non dimentichiamoci che nella HV la condanna non è solo per gli atti che comportano conseguenze contraccettive, ma anche e soprattutto per la mentalità che c’è dietro gli stessi. La mentalità contraccettiva appunto.
      Dal punto di vista puramente logico anche l’astinenza prolungata può essere fatta con mentalità contraccettiva, anzi , è nella sostenza il metdono contraccettivo piu sicuro.
      Se infatti i sistemi naturali o artificiali hanno cmq una percentuale di fallimento , dovuta ad imperizie, rotture , etc , all interno della quale il signore potrebbe comunque agire (come in effetti fa perche una percentuale non piccola di figli deriva da un errore di contracezione) l’astinenza prolungata non lascia margine alcuno alla azione di Dio.
      Se praticata senza importanti motivi , e’ chiusura verso la nuova vita e verso il coniuge, camuffata da atto di purezza.
      È sempre dalle intenzioni del cuore che vanno giudicate le azioni .

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  5. Ci sono altre cose che fanno piú male al matrimonio che cattive interpretazione di AL o HV:

    http://www.ilgiornale.it/news/papa-celebra-volo-matrimonio-hostess-e-steward-1484563.html

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