SUMMA FAMILIAE CURA

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Difficile farsi un’opinione la più oggettiva possibile su cosa significhi la creazione del nuovo “Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia” per volontà del Santo Padre Francesco.

Ovviamente questo tipo di atto nulla ha a che vedere con l’esercizio del Magistero Autentico e nessuno è nell’obbligo morale di mantenere un dovuto ossequio dell’intelligenza e della volontà rispetto a questa decisione, sebbene sia sempre meglio avere uno spirito apertamente positivo rispetto alle decisioni pratiche di una legittima autorità, sia essa civile e/o religiosa.

Ovviamente se ci si limita a leggere al soggetto certi teologi e firme reputati per la loro poca ortodossia cattolica sia in campo progressista che tradi-protestante, si arriverà per forza ad un giudizio negativo circa questa decisione, ma questo non perché gli argomenti che costoro portano avanti abbiano un peso intellettuale particolare, ma perché chi li scrive e chi li va a leggere vuole solo un riscontro alle proprie antipatie e simpatie per poter esprimere emozionalmente il fondamentale malcontento morale che hanno inverso loro stessi ma che, psiciologicamente, hanno bisogno di proiettare sulla Chiesa al fine, incosciente, di giustificarsi ed evitare di guardarsi in faccia con il rischio di dover emendarsi.

Un esempio tipico è quello di certi articoli, ripresi poi, ovviamente, in certi ambienti tristemente conosciuti per la loro critica viscerale e irrazionale contro il Papato, che, invece di notare che la data simbolica della firma di questo motu proprio è la festa della Natività della Vergine Maria, l’8 settembre, con tutte le correlazioni simboliche e mistiche che possono essere spunti a riflessioni di ben altro calibro spirituale, hanno solo citato questa data come essendo meschinamente quella che succede di due giorni il decesso del Cardinale Caffarra come se fosse questo richiamo al seno del Padre che sola qualificherebbe questa decisione manageriale papale.

Ovviamente è sempre difficile adattarsi al cambiamento delle cose in quanto le persone hanno in generale bisogno di stabilità nella vita e qualunque cambiamento che li tocca nelle loro piccole persone è vissuto come un grande sconvolgimento. Se si chiede ad un qualunque gruppo di individui se vogliono il cambiamento quasi il 100% sarà sempre a favore: se, dopo questo voto “democratico”, si chiede quindi ad ogni singolo di cambiare qualcosa che lo tocca personalmente, allora, magicamente, non c’è più nessuno…

Nel caso della decisione di fondazione di questo nuovo Pontificio Istituto, vi  è poi il sentimento di far cessare qualcosa che ha funzionato benissimo per 35 anni in quel che lo precede e che fu fondato da San Giovanni Paolo Magno: allora, allo sconforto di vedere “ancora” un “ennesimo” cambiamento si aggiunge quello di vedere un organismo che ha funzionato benissimo per decenni cessare di esistere per essere rimpiazzato da qualcosa di nuovo.

Però, chi tra di noi ha esperienza della vita reale sa benissimo che il successo di oggi (e di ieri) è la bara di domani: infatti il successo che non è capace di rinnovarsi sarà per la forza di cose in tutto quello che tocca il materiale e l’umano destinato ad essere sorpassato e, alla fine, vinto. Per questo la saggezza vuole che, proprio quando si ha successo, ci si prepari alla prossima sfida prima che questa sia minacciata di soprpasso.

Lo stesso successo passato del “PONTIFICIO ISTITUTO DI STUDI SUL MATRIMONIO E SULLA FAMIGLIA” chiama quindi al suo rinnovamento nel” Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia” : nulla di più naturale e di più saggio da parte del Santo Padre Francesco nel provocare questo cambiamento per far fronte alle sfide culturali e etiche del mondo attuale sul tema attaccato anche in campo intellettuale e “scientifico” della famiglia. Attacco che non si limita più alla dimensione teologica ma ormai tocca tutte le sfere delle scienze umane in campo accademico e nel gran pubblico narcotizzato ad alte dosi di Pensiero Unico.

Esattamente come un bambino ancora non nato nel grembo di sua madre appunto perché ha cresciuto con successo durante nove mesi deve per forza nascere e fare attività che erano solo presenti in potenza nel suo essere, così anche i 35 anni dell’Istituto voluto da San Giovanni Paolo Magno gli hanno permesso nella sua funzione  “di dichiarare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia, di cui è tenuta ad assicurare il pieno vigore e la promozione umana e cristiana”  e lo portano ora allo sbocciare di un ente la cui funzione voluta da Papa Francesco è quella di  essere “al servizio della missione della Chiesa universale, nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato”.

L’istituto fondato dal grande Santo Papa ha preparato almeno due generazioni di cattolici con l’intenzione che “laici, religiosi e sacerdoti possano ricevere in materia una formazione scientifica sia filosofica-teologica, sia nelle scienze umane, in maniera che il loro ministero pastorale ed ecclesiale venga svolto in modo più adatto ed efficace per il bene del Popolo di Dio” e, quindi, a rilasciare titoli universitari in Teologia con specializzazione su matrimonio e famiglia.

Mentre il nuovo istituto avrà un campo molto più allargato anche se sempre sviluppando l’identità precedente come ricordato da Mons. Paglia: “Con questa decisione il Papa allarga la prospettiva: da una focalizzata soltanto sulla teologia morale e sacramentale, a una biblica, dogmatica e storica, che tiene conto delle sfide contemporanee.”

Al contempo i titoli universitari non si riferiscono più solamente ad una specializzazione in teologia ma diventano esplicitamente “Scienze su Matrimonio e Famiglia”. L’evoluzione è netta ed è positiva e permetterà un miglior interloquire scientifico con il resto del mondo accademico e un’interfacciarsi più effettivo, almeno in linea di principio, con la realtà contemporanea.

Ovviamente è sconcertante il fatto che l’istituto nella sua forma precedente sembrerebbe si sia opposto frontalmente al Magistero Autentico espresso in Amoris Laetitia, ma questo mostra forse quella riottosità che un bambino che deve nascere può provare all’idea di lasciare il sicuro ambiente materno nel quale si è sanamente sviluppato, scambiando il liquido amniotico materno con il mondo reale dove dovrà diventare un adulto. Tutte le realtà umane, anche le migliori, sono sempre sottoposte al rischio dell’errore intellettuale e del peccato morale, in questo caso al rischio di non esercitare con serenità quel necessario ossequio dell’intelligenza e della volontà verso il Magistero autentico in materia di fede e di morale, di cui accennavamo all’inizio.

Quanto a noi non resta che augurare al nuovo istituto un caloroso “ad multos annos” assieme a tutte le nostre preghiere per i suoi presenti e futuri dirigenti in unione con le intenzioni del Santo Padre.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Sinodi della famiglia

8 replies

  1. Guardo con molta positiva curiosità a questo rinnovamento, che quel veleggiare “benissimo” per 35 anni, mi pone qualche domanda, nella CERTEZZA che essendo Francesco il Vicario di Cristo certo che si può “attorniare” di “malati”. Chi se non Lui?
    Di più, riconoscendo la limpida Profezia di Humanae vitae, sono intimamente certa della sua Intangibilità, che la sua, anche parziale amputazione, comporti la Fine. MRP

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  2. Anni fa chiesi ad un amico sacerdote cosa ne pensava della disputa tra tradizionalisti e progressisti e lui se ne uscì con una semplice analogia: se la chiesa è una nave e la nave resta sempre attraccata al porto allora è stata inutilmente costruita. Viceversa una nave che va a cercarsi le burrasche per il gusto di vedere se questa volta naufraga davvero è una nave che inutilmente va verso il pericolo. Una nave è fatta per navigare, scoprire nuove terre e Nuove Acque tranquille; non è fatta per un porto come similmente non è fatta per stare a vita nelle bufere al largo. Capita di stare in porto, capita la bufera. Mi piace pensare che grazie a questo tuo articolo posso leggere anche questo motu proprio come redatto su una nave che veleggia verso nuove terre cercando di stare lontana da quella brutta burrasca all’orizzonte. Grazie Simon.

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    • Il problema caro Minstrel è che ogni forma di spostamento di questa nave viene anticipatamente giudicato come irresponsabile, se non addirittura eretico.
      Dimenticando l’immensa strada percorsa dalla Chiesa, dalla sua fondazione ad oggi, molti cristiani ritengono che ogni situazione debba essere congelata così come l’hanno trovata se non addirittura a qualche passaggio indietro.
      Ognuno sceglie il suo periodo storico preferito, nei secoli, dove tirare una ipotetica linea divisoria e decidere il suo personale « tutto è compiuto ».
      Questa idea di Chiesa statica, che è l’opposto della dinamicità della vita del Cristo, respinge sistematicamente l’opera dinamica dello Spirito Santo nella storia, negandola quando si trova in contrasto con le proprie idee e , soprattutto, sicurezze.
      Dimenticando che il Cristo ha volutamente affidato la Chiesa a 12 pescatori e contadini, guidati dallo Spirito Santo, questi ritengono di dover proteggere questa nave da ogni spostamento, sotterrando il talento ricevuto ed esponendolo all’inevitabile (è solo questione di tempo) erosione del mondo, piuttosto che cercare nuove strade e nuove acque, nella certezza che poggiando le radici sulla pietra che è Pietro, mai la nave potrà affondare.

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  3. Nel Motu Proprio il Papa giustifica così la sua decisione: “Il cambiamento antropologico-culturale (…) non ci consente di limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato”. Non so bene cosa voglia dire, ma il punto che vorrei fare questo: cosa si direbbe di un rettore che decidesse di chiudere le facoltà di matematica e fisica, dichiarando che la geometria euclidea e la fisica quantistica sono rottami del passato, e di rifondare tali facoltà sostituendo i presidi con professori di psicologia, di sociologia e di letteratura, sulla base del fatto che i modelli di universo elaborati finora non riescono a spiegare tutti i fenomeni che si osservano con i radiotelescopi, mentre la visione olistica di poeti, artisti e astrologi sembra fornire un’interpretazione di quei fenomeni più adatta alla complessità delle questioni che l’uomo di oggi si trova ad affrontare?

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    • Non penso che l’analogia sia azzeccata.
      Più calzante sarebbe, secondo me, un’altra analogia: quella di una facoltà dove si studia la fisica del solido e dopo trentacinque anni il rettorato decide di aggiungere alle ricerche fondamental specifcihe a questa conoscenza la missione di sviluppare aspetti di ingegneria empirica al fine di concretizzare e di portare possibili soluzioni industriali concrete ma sempre ispirate da quella ricerca fondamentale.
      In Pace

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      • Cerchiamo di non essere ipocriti:con questi due Motu Proprio sulla traduzione dei testi liturgici e sull’Istituto della famiglia il papa ha sferrato due potenti pugni in faccia (metaforicamente)a chi si riconosce nell’insegnamento di Giocanni Paolo II e di BenedettoXVI.
        Certo lui e’il papa e puo’ fare e difare, disfare quello che hanno costruito i suoi predecessori.
        Ma nessuno e’obblugato ad esserne contento e tanto meno a chiamare i pugni in faccia carezze.
        Cominciamo a chiamare le cose come stanno altrimenti ci di nasconde sempre dietro un ottimismo di maniera che diventa stucchevole.

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        • Personalmente mi riconosco negli insegnamenti di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI ma non risento nessun pugno in faccia.
          Come potrei d’altronde risentire pugni in faccia lì dove c’è applicazione sana del principio di sussidiarietà nel primo motu proprio e uno sviluppo organico dell’ispirazione iniziale nel caso del secondo?
          Per me è stucchevole questo vostro atteggiamento sempre e solo negativo ed incapace di andare aldilà di farneticazioni ideologiche e antipatie irrazionali.
          In Pace

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          • Il principio di Caritá ha,come tutto, un límite che è il principio di realtà. Strano che i tomisti non si accorgano. Quando qualcosa ha funzionato bene non si la disfa e si fa una nuova perche non diventi la bara del futuro. Si aggiorna, ri vitalizza, si modifica conservando il buono é gettando quello che gia non serve. Come la parabola: cose vecchie e nuove.

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