For Men Only: l’ipotesi di lavoro e i suoi nemici

Risistemare gli ingranaggi...

Risistemare gli ingranaggi…

Riceviamo dal sodale Lycopodium una riflessione sulla scia tracciata dagli articoli “For men only” inaugurata da Simon, nella quale cerca di fare il punto della situazione rispetto ad alcune polemiche sorte a seguito delle prime pubblicazioni e proporre una sua via d’uscita.
Ringraziamo Lycopodium per lo scritto e per la sua partecipazione attiva alla vita del blog, sia con commenti che attraverso articoli come il presente. Riteniamo sia molto importante questa collaborazione fattuale: il blog Croce-via è nato proprio per spronare gli utenti ad una condivisione di punti di vista, sia attraverso i commenti che con forme più estese come articoli da sottoporre alla redazione. Che questa strada con il tempo non si sia smarrita, ma anzi tenda a divenire sempre più importante, è per noi sprono significativo.
Buona lettura!

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  1. Premessa. L’ «Ipotesi di Lavoro».

“For Men Only”, iniziativa di Simon de Cyrène, sembra aver qui suscitato irritazione e sconcerto, nei/nelle più.

Non inaspettatamente, data l’estraneità ai vigenti paradigmi.

Ma l’ «Ipotesi di Lavoro» (IdL) soggiacente resta più che mai ammirevole e valida.

Provo a riformularla, nei miei termini (sapendo di andare, magari, praeter, ma non certo extra, tantomeno contra).

L’IdL di For Men Only è che l’essere umano maschile deve essere ripensato e ridetto “più al maschile” (ed essere ripensato e ridetto “in quanto maschile”).

E ciò a vantaggio di sé (quanto più si ripensa e si ridice “al maschile”, tanto più sarà identitariamente “maschile”: “esse [quodammodo] sequitur operari”) e di tutti (a che pro una “relazione” senza “identità in relazione”?).

IdL oggi necessaria in ambito cattolico (teologia, spiritualità, liturgia… ne soffrono la carenza), ma tanto impensata e soprattutto impensabile (resa tale e vedremo come), da costringere i “Nemici” a reperire diversivi, vie di fuga e forme di dissimulazione.

 

  1. Seguito. I “Nemici”.

Se questa è, all’incirca, vediamo di individuare donde nascono le varie tipologie di irritazione e sconcerto (i “Nemici”) che ha suscitato.

Avverso questa IdL, si ricorre – a parte gli insulti, sempre a portata… – ad argomenti nobili o in ogni modo politico-culturalmente rilevanti, tra cui enumero:

  1. l’antropologia filosofica o teologica e/o la spiritualità, comunque configurate;
  2. la storia sociale o la sociologia storica, che rintraccia dettagliatamente, a ritroso, segni e sintomi di oppressione patriarcale (una cum, le letture femministe e le riletture “ideologia gender”-correlate, con tutti gli annessi e connessi);
  3. la psicopatologia dei rapporti sessuali e/o familiari, che quali-quantitativamente vede sgraditi-sgradevoli protagonisti gli esseri umani di sesso maschile.

A modo d’esempio e perché ci si renda conto di quale erta sia ancora da valicare, non serve ricorrere alle presentazioni più sguaiatamente iper-femministe dell’establishment politico-culturale, frange ecclesiastiche comprese. Bastano quelle ben più equilibrate e raffinate (e di più che probabile ortodossia cattolica), ma che, per ciò stesso, si rivelano sintomatiche.

Prendo – fra le tante presentazioni ad esempio – un ampio stralcio dell’articolo di G. Salatiello “Identità maschile e femminile in una lettura antropologica” (libro del 1995, ma l’Autrice non ha in seguito cambiato affatto la prospettiva):

«La lettura antropologico-filosofica… risponde, riguardo all’identità maschile e femminile, all’esigenza di “compiere il passaggio… dal fenomeno al fondamento”… , attingendo quel livello ontologico in cui si radica il significato propriamente umano della differenza donna-uomo e, quindi, della loro identità. Quest’ultima, in tal modo, è preservata da ogni interpretazione riduttiva ed unilaterale che conduca a porre come suoi ineliminabili componenti quelli che, in realtà, sono solo tratti condizionati storicamente e culturalmente, o, all’opposto, a negare la specificità e l’originalità dell’uomo e della donna, considerate come esclusivamente derivanti dall’ azione dei suddetti condizionamenti… [In] una simile lettura antropologica, proprio perché volta al fondamento, non vi può essere alcuna scissione tra l’indagine sull’identità femminile e quella sull’identità maschile, poiché entrambe costituiscono un’unica e medesima ricerca di ciò che fonda l’identità della persona nella concretezza della sua esistenza. Questa prospettiva inclusiva, oggi… [è] indicata con il suggestivo termine di “antropologia uniduale”… Tuttavia, per esigenze di rigore storico-critico, non è possibile trascurare [le] istanze femminili e/o femministe, [che] rivolgono un’attenzione privilegiata all’identità femminile, nel suo differire da quella maschile…, capace di farla emergere dall’indicibilità alla quale è stata relegata nella storia del pensiero occidentale. Il concetto di essere umano, infatti, pur assunto lungo i secoli come universale, non sarebbe altro che l’assolutizzazione del maschile che si appropria delle caratteristiche dell’intera umanità. Una… universalità, di conseguenza, non… inclusiva dell’uomo e della donna, ma [che] si presenta con un’apparente neutralità, che, in effetti, è la sola mascolinità portata a coincidere semplicemente con ciò che è umano… Queste argomentazioni toccano… una questione cruciale della cultura occidentale, svelando i presupposti teorici soggiacenti a secolari discriminazioni e svalutazioni della donna, ma, denunciando la parzialità di una universalità che, come costrutto storico-culturale, rispecchia quasi esclusivamente il maschile, non riescono ad intravedere la possibilità – e la necessità – di procedere ad un ulteriore livello di analisi per cogliere, sul piano del fondamento ontologico, ciò che costitutivamente e, dunque, in modo realmente universale, è proprio dell’uomo e della donna, in quanto soggetti umani. Su queste premesse, il problema centrale diviene quello di ricercare le condizioni, innanzi tutto epistemologiche, per “esprimere l’alterità, la differenza senza svalutarla”, ossia per “pensare l’altro, non come altro-da, ma come un’altra entità positiva”… Tale obiettivo, tuttavia, rimane precluso alle posizioni femministe radicali che, nel loro rifiuto dei tradizionali dualismi tra natura e cultura e tra corpo e mente…, incorrono, per i loro assunti di base, in un altro dualismo ancora più netto ed insuperabile. La differenza tra l’uomo e la donna, infatti, affermata nella sua originarietà positiva, viene assolutizzata dall’impossibilità di recuperare, sul piano ontologicamente costitutivo, il fondamento che, in quanto comune ad entrambi, costituisce la condizione medesima della differenza, impedendo che tra l’uomo e la donna venga scavato un abisso incolmabile che, mentre vuole valorizzare, sminuisce l’umanità stessa dei differenti soggetti…».
AA.VV. “Educare all’identità sessuata” 1995, pgg. 73-86, qui pgg. 73-77

In realtà, nonostante l’innegabile valore dell’analisi filosofica poi condotta (“il passaggio dal fenomeno al fondamento”, verso una prospettiva inclusiva e uni-duale), quello che appare strutturalmente deficitario nell’articolo è proprio “la fenomenologia del fenomeno”, soprattutto se quel fenomeno privo di fenomenologia è proprio “il maschile”.

Prova ne sia, il semplice conteggio delle ricorrenze dei termini indicanti l’identità sessuata.

I termini “al maschile” ricorrono in gran parte (46x) in coppia (“uomo-donna” o “maschile-femminile”). Le volte (9x) in cui ricorre non in coppia, ha perlopiù una connotazione negativa, trascritta o recepita dalle letture femministe (6x) o una neutra, equivalente ad “essere umano” (2x). L’apax “in positivo” (alquanto generico, in effetti) è a pag. 79 («L’unità intrinseca di corporeità e spiritualità, senza la quale non vi è neppure la persona, rende impensabile che quelli che sono principi ontologicamente costitutivi… vengano scissi e contrapposti… Storicamente, questa incomprensione ha portato a discriminazioni che hanno leso la dignità della donna, ma, sul piano della riflessione antropologica, un simile riduttivismo intacca non meno profondamente l’umanità dell’uomo…»).

In pratica, l’Autrice recepisce dalle analisi femministe l’idea che “il maschile” sia stato e sia talmente pervasivo e onnipresente da costituire un potere dato, imposto e ingiustificato (nel senso che non ha bisogno di giustificarsi).

Se questo recepito non Le impedisce di sviluppare un’antropologia filosofica raffinata e critica nei confronti del femminismo, le sfugge però l’urgenza dell’oggi.

Ammettiamo pure che, fino ad “avantieri”, il maschile sia stato pervasivo, onnipresente e proprio per questo invisibile, implicito e impensato.

Quando “ieri” quel modello è andato in crisi, è tutto il mondo tradizionale che l’ha accompagnato.

È prepotentemente (in tutte le varie accezioni del termine) emerso il pensiero femminista (o femminile che sia), che ha rivendicato l’emancipazione e un nuovo paradigma di pensiero (e qui prescindo dall’approfondire quali forze sociali hanno – non innocentemente – favorito il processo e come sia dispoticamente costrittivo “per l’altro” questo nuovo paradigma… Mi limito a rimandare alle pertinentissime analisi di Armando Ermini sulla rivista online “Il Covile”: http://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_804_Ermini_femminismo.pdf ).

Il punto cruciale è che, andando in crisi “il maschile”, cioè perdendo la sua presupposta “pervasività e onnipresenza” e tendendo a diventare “assente e irrilevante” (cfr. C. Risé), non ha perso il suo essere “invisibile e implicito”.

Lo è restato, ma mutato di segno: dis-integrato, rimosso, impensabile, indicibile, impraticabile, sia dal punto di vista teorico che in via di adempimento pratico (sempre Risé rilevava l’assenza, oggi, di “iniziazione maschile al maschile”). Il codice “andro/centrico” è restato, ma nella forma di codice “anti-andro/centrico”

L’uniduale, nel migliore dei casi, si rende disponibile alla sola lettura in termini uni-sex.

Questo, a meno che “il maschile” non accetti di presentarsi nei modi e nelle forme previste dagli stereotipi del pensiero femminista: il prete che si vuol sposare, il maschio con identità maschile ego-distonica, il maschio violento e sfruttatore, il maschio neutro o (auto)-neutralizzato, il “maschio pentito” e via dicendo.

Se si guarda con attenzione, anche l’opposizione alla IdL in questo blog si articola su uno o più di questi argomenti.

 

  1. Breve conclusione «a futura memoria».

Eppure, dovrebbe essere evidente – e, se non lo è, allora qui li sottolineo a futura memoria – che la IdL nasce dopo gli argomenti 1, 2, 3, …, nasce cioè dando per acquisite e metabolizzate le grandi e piccole verità che manifestano.

Acquisizione e metabolismo non certo in forma acritica.

Infatti, 1. rappresenta discipline imprescindibili e gloriose, ma oggi ancora troppo costruite sull’essere umano “prima che sessuat*” o “sessuat* solo in seconda battuta” o, ancora, “sessuat* solo in quanto in relazione coniugale” o, infine, “sessuat* solo in quanto femminile”

Invece, 2. rappresenta – anche quando fatta al presente – l’archeologia di un passato al tramonto: il “potere maschile” (tanto pervasivo da porsi e non esplicarsi, tanto da render necessario decostruirlo nei suoi presupposti…), oggi è – in linea di tendenza – un maschile con un “potere” (virgolette d’obbligo) sempre più residuale (pensiamo alle questioni sacramentali…), non opponibile, muto, indefinito, decostruito, inesplicabile, ma anche non più formulabile.

Infine, 3.: fattispecie che qui Trinity ha plasticamente più volte illustrata – ma patentemente equivocata nella sua valenza e genealogia – prova ne sia che (come altrove ho evidenziato) chi come Risé ha terapeuticamente a che fare con tipi ricompresi nella fattispecie, sta all’origine di una forma o di un auspicio dell’IdL stessa!

L’IdL potrà avere varianti infinite, ma tutte formate in negativo dal superamento – prima in sé e poi nella cultura e nell’Ecclesia – degli argomenti avversativi. Ed, in positivo, dalla strenua ricerca di ricostruire il decostruito e di dare voce a chi l’ha persa, presupponendo di averla per diritto acquisito.

L’IdL porterà un nuovo maschilismo? Non credo proprio.

Perché per quel tipo di maschio (meritatamente oggetto delle malevolenze della nostra Trinity) – comunque de-virilizzato (in abiti machisti/maschilisti, o meno) e altrettanto da vincere prima in sé e poi nella cultura e nell’Ecclesia – niente di meno ci vuole che una variante legittima di IdL, sulla benefica scia dell’opera di svelamento intrapresa di Simon…

 

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Categorie:For Men Only

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35 replies

  1. Grazie Lycopodium di questa analisi precisa ed interessante. Ho molto apprezzato la serie “For men only” anche se femmina, perché ho spesso rilevato anche io come ben dici la necessità di una “strenua ricerca di ricostruire il decostruito”. Un tentativo molto valido e sempre attuale è l’analisi che della “maschilità” faceva GPII nella serie di catechesi sulla “Teologia del corpo”.
    A mio avviso il femminismo è reazione all’ideale di “maschio” che nasce con “Il principe” di Machiavelli e raggiunge la massima espressione nel secolo XIX, quel “maschio bianco occidentale intorno ai 40 anni” a cui fanno riferimento romanzieri, economisti e intellettuali di quel periodo in genere. E’ reazione “pilotata”, perché il fine ultimo è la promozione dell’eterno adolescente, ideale che sostituirà l’uomo e anche la donna – a questo mira la “ideologia gender” – con qualcosa che difficilmente può chiamarsi umano. Ma questo fine non poteva essere raggiunto se prima non si riduceva o sostituiva il maschio (e quindi anche la femmina) creato da Dio a un “maschio” (e dunque anche una “femmina”) nato dalla fantasia dell’uomo, per poi annientare quest’ultimo con la protesta “femminista”. Annientati l’uomo e la donna non resta che l’adolescente immaturo e malleabile, androgino, autoreferenziale, isolato, tendente al suicidio, che senza punti di riferimento e senza appigli svende/rinuncia al libero arbitrio per il piatto di lenticchie della sicurezza. Il sogno di Lucifero.

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  2. Scusate ma io non c’ho capito niente. Si può dire in parole un po’ più semplici?

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  3. Grazie a Lyco per la riflessione.
    Chiarisco ancora (anche se già l’ho fatto a sufficienza) che ogni singolo blogpost For Men Only di Simon è stato da me apprezzato in quanto anch’io ho colto subito l’ottima IdL che poteva partire da quei post.
    Il “problema” per me è stato (a parte qualche rara illuminata eccezione, ad esempio ricordo Francesco Girardi) il puntuale travisamento degli argomenti di Simon….travisamento che secondo me non veniva corretto a sufficienza (oppure proprio per niente) facendo fallire miseramente l’Ipotesi di Lavoro.

    Poi….ci sarebbe molto altro da dire… ma ora ho poco tempo.
    Butto là il mio pensiero fondamentale (e grezzo per questioni di tempo) sulla faccenda: secondo me il “maschio perduto” (perduto storicamente) non c’è mai stato. Ho davvero molti dubbi (ormai certezza) che ci sia mai stato…..
    Piuttosto io vedo nella storia umana un’evoluzione psicologica e sociale che potrebbe portare al “vero” maschio se le cose vanno bene. Quindi, più che un recupero e ri-costruzione, io ci vedo un movimento di costruzione.
    L’adolescente di cui parla Lidia per me non è una tipica caratteristica degli uomini (e donne) di oggi ma è caratteristica dell’umanità tutta in cammino di crescita. A volte, durante questo cammino, sono comparsi uomini “veri” (e donne “vere”), celebri o sconosciuti, a dare esempio ed impulso a quella “tensione verso”.
    Perché….se ci pensi Lyco….se un tempo (qualsiasi tempo) ci fosse stata un umanità composta in maggioranza di veri uomini e veri padri….come cavolo avremmo fatto a detronizzarli, a disintegrarli, a “femministilizzarli” ??
    No. Io credo che il femminismo possa essere interpretato in vari modi, anche positivi. Una di queste interpretazioni positive può essere quella che la donna ha occupato (suo malgrado) un vuoto di potere – e occupandolo è diventato visibile, quindi il maschietto ha ora la possibilità di accorgersi che non era ancora cresciuto abbastanza per prendersi la responsabilità di quel potere che non occupava e di cui non si occupava (o che usava male, che è lo stesso). Recuperare quel potere è azione maschia….e non può essere altrimenti.
    (ma anche qui, il linguaggio ormai è inquinato e da adito a tanti fraintendimenti. Azione maschia= non è che il maschio debba fare guerre o violenze o affermazioni “da macho”. Più che altro dovrebbe agire in modo da dimostrare di essere maschio. Vabbè, i più abbienti accederanno alle sedute psicanalitiche e un pò parleranno col terapeuta di questo ipotetico maschio…..ma poi lo dovranno mettere in pratica pure loro, al pari dei maschi normo-reddito senza psicanalista di supporto.
    Forse l’Ipotesi di Lavoro, sul blog, potrebbe anche essere una non-criptica LISTA pratica illustrante “che cosa fa” questo “maschio vero recuperato”, nella società, nella famiglia, nella Chiesa – di cui gli utenti maschi di Croce-via parlano molto, ma che rimane un pò una figura sbiadita….oltre che figurina bambinesca e adolescenziale).

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  4. @lycopodium
    Inoltre, sulla psicoterapia e sul “parlato” in generale, come sulla presunta relazione diretta teoria-prassi (pur essendo io un’appassionata di discipline psicologiche-psicanalitiche-psichiatriche, quindi estimatrice di molti studiosi e professionisti del settore)…. fondamentalmente la penso come il seguente Vincent Kenny, “L’epistemologia alla rovescia degli psicoterapisti illusi” http://www.oikos.org/eprovescia.htm
    ” (…) la scelta per ”l’im-paziente” (Kenny 99), in una terapia , è quella tra essere controllato dal terapista (o imparare a controllare se stessi o i propri bambini) oppure di elaborare creativamente cambiamenti continui nel proprio sistema di vita. L’illusione spesso creata in “terapia” è che uno possa impegnarsi in una specie di automanipolazione (o essere manipolato/controllato dal “terapeuta che sa come fare”) – basata in gran parte sul parlare – “sul controllo attraverso il parlare”. Questo è di solito un modo di parlare dei propri problemi, parlare a/con il terapeuta; subire il ‘parlato’ del terapeuta; imparare a parlare a sè stessi in quello che viene chiamato dialogo interno e così via. Essenzialmente i terapeuti perpetuano e vendono quattro varietà fondamentali di incomprensioni relative al presunto potere del discorso manipolatorio:
    1) che è possibile “far sparire i propri problemi parlandone”, come se si potesse ordinargli di andarsene via semplicemente dicendogli di andarsene (‘dialogo interiore’);
    2) che è possibile “far sparire i problemi spiegandoli” con qualche saggio che ti rivela “come funziona” o “cosa veramente sta succedendo”;
    3) che è possibile “sviscerare i problemi” come se parlando si potessero esorcizzare i demoni interiori e fare in modo che lascino il corpo;
    4) che è possibile “parlare per fare andar meglio le cose”, cioè il rendere tutto migliore cercando una migliore formulazione (nuove costruzioni) per descrivere la propria esperienza.
    Nessuna di queste asserzioni sui poteri del discorso manipolativo però sono vere. Nessuna di loro funziona. Se funzionassero il mondo non sarebbe pieno di “im-pazienti” che ritornano settimana dopo settimana, anno dopo anno, dai loro terapeuti per continuare a parlare, parlare, parlare dei loro (ancora irrisolti) problemi.
    Queste asserzioni, frequenti nelle terapie individuali sono tutti prodotti di una altrettanto frequente confusione nel concepire gli esseri umani. Questi errori sono tutti implicitamente o esplicitamente richiamati nella pratica dei terapeuti di diverse scuole, tipi ed orientamenti. Essi sono tutti ugualmente sbagliati, non aiutano ed agiscono solo per creare ulteriore confusione nel vivere quotidiano dei loro clienti, spesso sofferenti da tempo. Semplicemente non c’è un “parlare potente” che può sciogliere, curare o rimuovere il dolore e la sofferenza umana.”

    ” I terapeuti illusi usano deliberatamente ‘tecniche’ per provare a ‘fabbricare uno stato interiore del sé ‘ nell’individuo. Gli psicologi continuano a organizzare seminari a pagamento sulla fabbricazione del sé, per la “realizzazione emotiva “, per “raggiungere il culmine nelle esperienze”, per “spingere il bottone giusto”. Ma non ci sono bottoni da premere! Semplicemente non è possibile programmare il sistema di un individuo per produrre gli stati desiderati, fuori dal contesto delle vere relazioni quotidiane.

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  5. Brevi risposte.
    1. Parlar troppo non è mai un buon segno, nelle relazioni in genere e nelle relazioni d’aiuto anche di più.
    2. L’invito a “dire di più ed in positivo”, non è immune dal rischio di avviare un eterno berniano gioco del “sì-ma”.
    3. Quello che, invece, mi premeva precisare nell’articolo è cosa finora oggi è mancato: un dire maschile del maschile (non condizionato dalle riletture sbilanciate attuali). Nient’altro.

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    • “cosa finora oggi è mancato”
      Secondo me continua a mancare.
      Con la scusa dell’argomento “terapia” volevo evidenziare un approccio generale errato al problema: la convinzione che parlarne “in certo modo”, cambi “il modo”.

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  6. Sarebbe interessante anche , poi, dopo aver sviscerato sapientemente questo argomento, che ci fosse anche una serie di riflessioni “FOR WOMEN ONLY”, cioè una riflessione spirituale e non mondana , un dire femminile del femminile, non condizionato dalle riletture sbilanciate attuali..
    Che ne dite LIdiaB e Trinity??
    in fin dei conti la Sofia- Sapienza divina di cui la tradizione della Chiesa ortodossa ci propone la raffigurazione in molte sacre icone è un angelo sotto forma femminile!

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      • “Essa gioca sulla terra con i figli degli uomini (Pr. 8,31): è il divino sentito qui come tenerezza e bellezza.”
        Non sarebbe un bellissimo punto di partenza questa definizione della Sofia-Sapienza divina per una riflessione sul femminile?

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        • a meno che invece non vogliate partire, nella discussione FOR WOMEN ONLY sul femminile da questo più scioccante ma non meno interessante dal punto di vista non solo antropologico ma spirituale:

          http://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/tweet-and-shout-am-lie-mauresmo-annuncia-twitter-che-aspetta-figlio-98283.htm

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        • @giacomo scusa, ma qui i maschietti hanno avviato For Men Only perché, a loro dire, non ne possono più della spiritualità in chiave femminile 😉

          Infatti quei post di Simon rivolti ad analizzare un approccio personalissimo alla spiritualità maschile….sono stati sempre interpretati dalla maggioranza degli interventi/utenti in modo molto parziale…e comunque quell’interpretazione particolare, quel continuo misunderstanding (che sembra anche ora proseguire alla grande) è chiaro segnale, chiaro messaggio: ci dicono che non vogliono sentir parlare di spiritualità femminili, di Chiesa femmina, ecc.

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          • Parlo per me: “spiritualità in chiave femminile” ; “spiritualità femminili, … Chiesa femmina” somo meravigliose e adoro parlarne e sentirne parlare (sul mio inutile blog campeggia a inizio pagina una gigantografia di S. Caterina da Siena 🙂 ).
            Diversamente, mi sale il fumo agli occhi quando quella spiritualità subdolamente inizia ad essere “femminista” (vedi caso suore americane), quando l’accento della Chiesa inizia subdolamente ad essere femminista…
            lo scompiglio totale mi piglia quando la spiritualità e la Chiesa poi inizia ad essere “effemminata” (più o meno subdolamente e a volte platealmente; tipo “relazione intermedia” …).
            Questione di termini e di accenti (e di “colpo d’occhio” nell’avvistare i travisamenti…).

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          • Solo adesso leggo questo commento. Per quanto mi riguarda non ho niente contro la spiritualità femminile. Mi dà molto fastidio, invece la (pseudo)spiritualità effeminata che tutti vogliono appiccicarmi addosso. Vade retro. Sono orgoglioso di essere maschio e non voglio assomigliare alle femmine in niente.

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  7. Ottimo articolo che offre una ottima analisi a tutto tondo dell’argomento in se, di come lo si è affrontato fino ad ora e di come sarebbe auspicabile affrontarlo in futuro e cioè “un dire maschile del maschile” .
    Puntuali e nette le opportune, utili, distinzioni tra ciò che è realmente “maschio” e ciò che è solo “maschilista”.
    Intellettualmente sottile, corretta e implacabile, è la lettura del “pensiero femminista” divenuto cosi onnipervasivo dal punto di vista sociale intellettuale e addirittura “teologico” da diventare l’attuale paradigma di riferimento in quegli ambiti. Questa geniale intuizione permette di far luce e, a quanti lo desiderano, riflettere sul paradosso della situazione attuale: al maschile non si è sostituito il femminile ma -sigh- il “femminista”. De-virilizzato il maschio si è virilizzata la femmina (certa “femmina”, in pantaloni…) .
    Da Lycopodium non aspettatevi semplici “pensierini” come alle elementari…

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  8. Ubi, grazie di tutto!
    Il punto dolente è che scrivo complicato, solo perché non sono capace a scrivere semplice…

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    • Quello che chiami “punto dolente” è il tuo punto di forza, che apprezzo. Riflettere e spremere un poco le meningi mi fa bene, aiuta ad oleare il neurone solitario che nella mia capa va da sempre gridando: c’è nessuuno!!!
      Cmq quello che penso scrivo, non per piaggeria.

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  9. Cmq per entrare un poco nel “bello” dei blogs -cioè la “discussione”- non posso e non voglio esimermi dal lanciare una molto maschia “fiammata” a Trinity.
    Nel suo commento 10 aprile 2015 • 21:33 tocca argomenti interessanti, ma non ne fa una analisi storica, fallendo quindi la conclusione finale.
    se un tempo (qualsiasi tempo) ci fosse stata un umanità composta in maggioranza di veri uomini e veri padri….come cavolo avremmo fatto a detronizzarli, a disintegrarli, a “femministilizzarli

    Io credo che un tempo “veri uomini e veri padri” ci siano stati. Sono stati quelli che -come ho scritto sin dal primo post della categoria “For Men Only” – si sono sempre occupati della “custodia”, del custodire quanto a loro assegnato, cioè famiglia, figli, popolo.
    Sono quelli che, loro mal grado, si sono sobbarcato l’onere della “battaglia-guerra” sia in senso figurato che in senso reale, cioè lasciato la pelle sul campo di battaglia.
    Perchè alla fine “maschio” è difendere e custodire coloro che ti sono stati affidati, i tuoi più prossimi della stessa fede cultura e patria, anche contro quelli che sono “i tuoi simili”.
    Cosa penserebbe una donna di un uomo che di fronte a degli assalitori male intenzionati scappa e lascia donne e bambini in balia di questi? E questo è un ruolo che è sempre stato ed è proprio dell’uomo.
    Poi c’è stata -purtroppo- la seconda guerra mondiale ed il dopo…
    Ed è in questo dopo, in assenza di conflitti bellici in occidente, che l’ideologia “femminista” ha potuto pervadere l’intero apparato, questo nei “paesi occidentali”. Questo però grazie alle “èlite” che hanno ritenuto il “femminismo” funzionale ai loro interessi. Gli interessi delle èlite occidentali sono il “mondialismo” e il “Malthusianesimo”, perfetto piano per il “controllo e dominio” del mondo. Nulla di più funzionale a questi interessi era potente come il “femminismo”. Il movimento femminista con la pretesa emancipazione si è fatto carico della pretesa della contraccezione, funzionale alla riduzione della popolazione.
    Svirilizzazione del maschio e riduzione della popolazione: il compito di “custodia” veniva affidato agli arsenali nucleari e qui il cambio di paradigma in negativo è evidente, e cioè: se prima mio mal grado ti combattevo una guerra contro un nemico che tu mi avevi messo -sempre mio mal grado- di fronte, terminata la guerra me la potevo prendere con te che la avevi organizzzata e ti appendevo in piazza…; ora con a disposizione certi arsenali la cosa è più difficile…

    Te lo sei mai chiesta perchè il “femminismo” ha attecchito in “occidente” e non in “oriente”?
    Semplice, poichè in occidente è stato imposto… in quanto funzionale a certi interessi. E perchè si cerca di imporlo nella Chiesa? Idem, è funzionale a certi interessi…
    I mezzi usati: i mass-media (o meglio, preferisco la definizione che ne diede l’ultimo grande, superbo, oserei profetico, intellettuale italiano: “medium di massa”).
    E il femminismo ha colto l’opportunità “imposta e non offerta” e dalle donne in mini-gonna degli anni ’60 è passata alle donne in “pantaloni” degli anni attuali, con la mini o la gonna relegata nell’armadio per le occasioni… perchè anche la seduzione serve.
    E dal “non sei uomo se non hai i peli in petto”, siamo passati ai finocchietti che si sprecano tra specchio e palestra, passando per una seduta dall’estetista dove si fanno depilare e fare anche le ciglia: giusto per piacere alla donna a cui piaci si maschio, ma de-virilizzato, senza peli…

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    • Comunque non ho ancora capito COME (secondo alcuni e secondo te) si è riusciti a sconfiggere la “maschilità” se questa c’era davvero ed era davvero maschia.
      E non ho capito CHI (uomo o donna??) ha imposto il femminismo (dato che sono d’accordo che è stata principalmente imposizione funzionale ad altri interessi. Spesso il femminismo è il peggiore dei maschilismi beceri, ben mascherati).
      Per me è il maschio che si è auto-svirilizzato. Insomma auto-ecc.
      L’esempio classico è la storia della pillola anticoncezionale: hanno fatto ingurgitare quintalate di ormoni alla donna, mica all’uomo – facendole credere di “liberarla”. In realtà l’uomo si è liberato da tutte le sue responsabilità, ma in questo modo, oltre alla responsabilità, ha consegnato il potere….anche perché …il meno necessario alla riproduzione è effettivamente l’uomo. Però se tu uomo rifiuti la responsabilità, non puoi pretendere di avere potere.
      E questo vale per tutto, non solo per la riproduzione.

      (Non faccio analisi storica, e come tu dici “la fallisco”, perché più o meno in tutte le epoche, da millenni, si dice che “una volta c’erano uomini veri e oggi i giovani uomini sono deboli smidollati”. Oggi si dice che è colpa del cosiddetto femminismo. Mah.
      Inoltre non sono d’accordo sull’associare tout court guerre e “vera” maschilità. E allora i martiri che cosa sono? E allora gli uomini miti ma determinati alla non-violenza che cosa sono? E allora chi lavora per la pace che cos’è? Eccetera. Certo che un uomo deve essere disposto ad arrivare anche alla guerra in casi estremi….ma solo se davvero non c’è altra scelta. E solitamente c’è.)

      Quindi, Ubi: mah, mah, mah.

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      • Trinity, solo alcune precisazioni. Non-violenza non significa non-guerra o non-uso della forza. Si può essere non-violenti combattendo contro il nemico. Si può lavorare per la pace solo a patto di non dimenticare che la pace può essere fondata solo sulla verità. E’ necessario stabilire e difendere (anche con le armi, se necessario) la verità, perché solo sulla verità si possono fondare giustizia e pace. Proprio la crisi diplomatica tra Vaticano e Turchia, innescata dalle parole di papa Francesco, che ha parlato di genocidio contro gli Armeni, ci mostra con chiarezza come difendere la verità sia una premessa fondamentale per costruire la pace ed avere giustizia.

        Sul femminismo poi. E’ necessario dire con chiarezza, una volta per tutte, che il femminismo è nemico dell’umanità (delle donne ancor più che degli uomini), perché ha trasformato la relazione uomo-donna in uno scontro per la conquista del potere. E’ necessario, oggi come non mai, ritornare alle parole di s. Paolo che, con estrema chiarezza e semplicità, ha parlato di mogli sottomesse ai mariti e di mariti pronti a sacrificarsi per le proprie mogli. Il femminismo ha negato e nascosto questa >b>naturale verità, portando tanto gli uomini che le donne ad essere ciò che non sono, ad invertire i ruoli, a mettere confusione nelle relazioni. La perdita dell’identità maschile è, secondo il mio modestissimo parere, da ricondurre alla negazione delle parole di s. Paolo.

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  10. Non ho potuto partecipare a questo interessantissimo dibattito malgrado ne sia stato una causa lontana e mi dispiace seriamente.

    Condivido davvero l’approccio di lycopodium anche se “esce” dal contesto puramente spirituale al quale mi ero volontariamente confinato.

    Comunque è ormai tempissimo di aiutare a ricostruire l’immagine di una sana, cioè santa, maschilità la quale non è mai femminea e ancor meno una caricatura della femminilità.

    A questo soggetto cercherò di accingermi a breve, con un po’ di humour, a fare l’elogio della barba come simbolo positivo di mascolinità: sarà dura coi fanatici musulmani barbudos in giro, ma ci proverò. E, sempre, con un sorriso e un po’ di senso di autoderisione!
    In Pace

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    • Caro Simon, veramente io mi aspetterei anche un tuo “pensiero conclusivo” sulla questione dibattuta prima di Pasqua sul significato della parola “re-integrarsi” nella chiesa.

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      • Hai ragione: e mi scuso ancora per la miua assenza dal blog queste ultime settimane dovuto ad oggettive incombenze le quali, anche se felici, richiedono tutta la mia energia. Farò quel che posso: promesso!
        In Pace

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  11. Testo magnifico del Santo Padre Francesco ch epartecipa così al nostro topic “For Men Only”:

    “Per esempio mi domando, ad esempio, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, e lo è per tutti, non solo per i credenti. Vorrei esortare gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta”

    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-40412/

    In Pace

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    • COnsiglio questa conferenza seguita da dibattito ad opera della Nuova Regaldi, associazione culturale novarese seguita dall’amico biblista Barbaglia.

      http://www.lanuovaregaldi.it/evento.cfm?evento=2403&situazione=3

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    • Grazie Papa Francesco!

      “dopo aver creato l’universo e tutti gli esseri viventi, creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che fece a propria immagine: “a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò”. Come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti! Uomo e donna sono a immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre a immagine e somiglianza di Dio”.

      ” E’ indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. E’ necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa. Il modo stesso con cui Gesù ha considerato la donna, – ma diciamo che il Vangelo è così – in un contesto meno favorevole del nostro, perché in quei tempi la donna era proprio al secondo posto, no? E Gesù l’ha considerata in una maniera che dà una luce potente, che illumina una strada che porta lontano, della quale abbiamo percorso soltanto un pezzetto. Ancora non abbiamo capito in profondità quali sono le cose che ci può dare il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche a noi, che sa vedere le cose con altri occhi che completano il pensiero degli uomini. E’ una strada da percorrere con più creatività e audacia”.

      ” La comunione con Dio si riflette nella comunione della coppia umana e la perdita della fiducia nel Padre celeste genera divisione e conflitto tra uomo e donna. Da qui viene la grande responsabilità della Chiesa, di tutti i credenti, e anzitutto delle famiglie credenti, per riscoprire la bellezza del disegno creatore che inscrive l’immagine di Dio anche nell’alleanza tra l’uomo e la donna”

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  12. Ecco, delle due l’una:
    potremmo dire che
    1) il discorso di Trinity finisce dove inizia quello di For Men Only
    oppure
    2) lo vuol (naturalmente a fin di bene) far finire prima che inizi.

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    • Opzione 2.
      Infatti sto sempre in attesa che qualcuno lo inizi.
      Per me, seppur lo scopo era all’inizio un pò diverso nel progetto di Simon (spiritualità personale), è stata buona cosa che poi il tutto si intendesse con possibili sviluppi sulla “questione maschile”.
      Però, l’ho già detto, a parte qualche eccezione non ho letto niente d’interessante.
      E, sì: ho tentato a fin di bene di stroncare deviazioni inutili.
      (Ma può essere anche un mio fraintendimento causa comunicazione virtuale).

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  13. Sempre in linea col mio discorso di ieri…

    Il sito delle “teologhe” italiane
    la pagina è… :

    Articoli di interesse femminista” …

    http://www.teologhe.org/?page_id=9543

    C’è confusione sotto il cielo… (Ubi, mudestament, se ne è accorto da tempo…).

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