Dottrina: Fumo, Arrosto o Metafora?

Metafore

Metafora

Premessa

La prima volta che andai in Grecia avevo 14 anni  e scendendo dall’areo, forte del mio alfabeto greco classico con pronuncia erasmiana, lessi il nome della capitale greca pronunciandolo “Aténai”, al che tutti i presenti mi risero più o meno in faccia e dovetti imparare a pronunciarlo “Athíne” secondo le regole di pronuncia attuali. Un secondo shock, ben me lo ricordo, fu di vedere il camion da trasloco segnato come “Metafores”: caspita, la divina, poetica, evasiva metafora era un trabiccolo su quattro ruote nel quale era trasportato tutto uno scatolame! Fu l’occasione di andare a guardare su internet, pardon, sull’enciclopedia cartacea, l’internet di allora, l’origine della parola metafora, la sua etimologia, e, sorpresa, essa voleva dire portare (φέρω)  da un luogo all’altro (μετά) e, effettivamente, già il nostro beneamato Aristotele nella sua Poetica definiva la metafora come il trasportare, il traslocare, ad una cosa un nome che ne indica un altro  secondo una qualunque relazione di analogia.

Ci sono metafore e metafore: ci sono metafore che esprimono una relazione presente tra gli elementi che si confrontano e sono chiamate metafore sintagmatiche e ci sono metafore che esprimono una relazione tra gli elementi presenti e altri assenti e sono chiamate paradigmatiche. Ad esempio se affermo che “un società anonima è responsabile delle sue azioni di fronte alla legge” questa nozione di responsabilità, che è una metafora, è sintagmatica in quanto una società anonima trova il suo significato nella legge che la costituisce. Se affermo, invece, che la “la società civile si aspetta da una società anonima un comportamento virtuoso” il concetto di virtù essendo specificamente umano, la metafora considerata qui si riferisce a qualcosa che non è direttamente presente nel contesto ed abbiamo una metafora paradigmatica.

Ci sono tanti tipi di relazione metaforiche che possono essere operate: per analogia, per contrasto, per soppressione, per aggiunta, per inclusione, per sostituzione; a  volte, anzi, queste relazioni possono essere presenti simultaneamente nel caso di metafore paradigmatiche ad esempio e più particolarmente con l’analogia e la sostituzione. Abbiamo analogia quando c’è qualche sembianza sotto un certo rapporto tra gli elementi considerati, se abbiamo slittamento di senso abbiamo metonimia: capirne e misurarne il grado di  propinquità tra i vari elementi ci da modo di stabilire la giustezza della metonimia. Ad esempio l’esempio che abbiamo dato di metafora paradigmatica esprime una metonimia nel senso che associa l’idea di comportamento socialmente accettabile e considerato buono con il vicino concetto, metonimico, di virtù umana.

Potremmo riscrivere trattati sulla nozione di metafora, ma utilizzeremo la metafora iconica del camion da trasloco: quella rimane, second noi, la metafora la più precisa di cosa sia una metafora. Sebbene sia un trasloco essa rimane un atto creativo che facendo risaltare una contraddizione trova nuovi significati che un espressione letterale non svilupperebbe: la metafora può anche essere vista come il fondamento stesso del pensiero umano al quale da un’icona mentale e concreta dal quale muoversi. Sempre siamo in traslochi.

Nel nostro post precedente O Tempora, O Mores abbiamo illustrato come anche il discorso scientifico il più hard-core che esista che è quello della fisica, ebbene, in fin dei conti, non è altro che un’immensa metafora che si trasporta lungo i secoli adattandosi alle necessità linguistiche, economiche e culturali di ogni epoca alfine di garantirne una coerenza generale. Infatti se utilizziamo la metafora del camion da trasloco riferendoci alla metafora scientifica, vediamo che secoli e millenni di esperienze inscatolate in innumerevoli teorie sviluppate in ogni epoca sono trasportate da una società all’altra: quel che è stato scoperto prima non è dimenticato o annullato, ma reinterpretato e trasportato nel nuovo contesto nel quale trovano il loro posto giusto fino al prossimo trasloco concettuale: abbiamo dato appunto l’esempio dell’uso della nozione di tempo e di come si svilupperà nel prossimo… futuro.

Attualità

Sarà che la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo sia fonte di ispirazione comune, ma proprio in questi giorni su vari blog senza nessuna connessione strutturale tra di loro sono stati pubblicati soggetti esprimenti sguardi differenti, ma che sono in risonanza con le nostre ultime riflessioni.

(a) Dal lato dei progressisti aggressivi è apparso sul blog Liturgia Opus Trinitatis di P. M. Augè un articolo di A. Grillo intitolato Per un confronto aperto ed efficace tra teologi e canonisti sul matrimonio dove, ipersemplificando, nel quadro della discussione sui divorziati risposati, l’autore mantiene uno sguardo storicista della dottrina cattolica sul matrimonio e chiede ai canonisti di allinearsi sulle mode del tempo affermando : “In realtà, negli ultimi due secoli, non è cambiata soltanto la società e la cultura della intimità, ma è cambiata la forma della intimità eucaristica della Chiesa con il suo Signore. Il diritto non corrisponde più non solo alla società in cui vive il cristiano, ma alla risoluzione ecclesiale di rileggere la giustizia all’interno dell’orizzonte ampio e sorprendente della misericordia, e non viceversa.” Cioè per lui il cambiamento societale implica un cambiamento della sostanza della dottrina, in quanto questa sarebbe emanazione di una prassi: esse sequitur agere, secondo lui.

(b) Dal lato dei tradi-protestanti, più o meno lefebvristi, abbiamo un articolo apparso su Radicati nella Fede ed intitolato La Dottrina non è mai barattabileA parte le solite geremiadi sulla Chiesa di Cristo che non corrisponde al loro concetto di chiesa e che mostrano le usuali frustrazioni psico-socio-religiose di quegli ambienti più a suo agio nel pettegolezzo soggettivo che nell’analisi della realtà, vi è espresso un concetto che parrebbe a prima vista all’opposto di quello di A. Grillo succitato: “Ecco perché nella Chiesa non si sacrifica mai la Dottrina. Non c’è divario tra Dottrina e Santità, tra Dottrina e Carità, tra Dottrina e Preghiera, tra Dottrina e Fede! Il neo- modernismo popolare di oggi, di bassissimo livello, ha introdotto di fatto questo divario, per cui molti dicono che importante è vivere bene; non importa come e cosa credi, non è importante la dottrina. C’è, nel vissuto della Chiesa di oggi, una disistima della Dottrina, a favore del fare esperienza di fede: ma come si può fare esperienza vera di Dio se, disistimando la Dottrina, ci si riduce a vivere “cose religiose” disancorate dalla Rivelazione di Dio?”

(c) Oltre il tradi-protestantesimo piagnucoloso di cui il punto (b) qui sopra e separato dal tradi-protestantesimo politicante e facinoroso ben espresso da un De Mattei oggi su Il Foglio, c’è, meno male, una forma intellettualmente più consistente di quella corrente che si è espressa su Rorate Coeli il primo di quest’anno con il titolo Attacks on Thomism sotto la penna o la tastiera di John Lamont. Il solito discorso dell’attacco del modernismo contro il tomismo vi è spiegato con la solita chiave di lettura sociologica, destra sinistra, buoni cattivi, che è una cattiva solfa ma è un indicatore preciso di una certa mentalità di assediati che vedono nella Chiesa essenzialmente uno strumento politico per le loro, supponiamole così, buone intenzioni: buone intenzioni che, ovviamente, non si sognerebbero mai di prestare ad altri. L’articolo è di per sé interessante, in quanto noi stessi convinti tomisti, ma la seguente affermazione ha ritenuto tutta la nostra attenzione: ” … any move against neomodernism by ecclesiastical authorities … would require enforcing all of Catholic doctrine, which would mean an intolerable return to exclusivism; it is found preferable in the last analysis to accept and promote those who reject all of that doctrine…” . Interessante quest’affermazione ma per noi, tomisti cattolici, completamente bislacca: il tomismo, in quanto potenziatore della Dottrina cattolica, sarebbe foriero di esclusivismo e questa sarebbe la buona ragione per mantenerlo. Ritroviamo qui la referenza ad una Dottrina, la quale sarebbe la cosa la più importante, la definizione stessa di cattolicesimo, il suo sostantivo midollo: e il tomismo, convocato a corte, sarebbe lo strumento, la mano secolare, di questa peculiare Dottrina.

Riflessioni

Né Grillo, né Lamont , né i politicanti tradi-protestanti hanno che farsene del tomismo e del Magistero della Chiesa: vedono la Dottrina e non intendono in Magistero, vedono il dito che indica la Luna ma non contemplano quest’ultima. E tutto questo perché? Perché non hanno mai effettuato un trasloco in vita loro e non hanno mai capito cosa sia una metafora. Perché hanno sempre avuto un approccio semplicistico ma non semplice del ruolo del Magistero della Chiesa, eppure espresso chiaramente fin dai suoi inizi dal Suo Fondatore, Gesù il Messia.

Prendiamo per cominciare il caso dell’articolo di A. Grillo: sembrerebbe leggendolo così un pensiero “simpaticone” molto alla moda, la società cambia circa il matrimonio allora dottrina sul matrimonio deve cambiare, la gente va ai sacramenti in un altro modo ma allora cambia il significato dei sacramenti. Cioè per Grillo, almeno in quello scritto, il Magistero della Chiesa = Dottrina: se le circostanze cambiano e la Dottrina non sembra più adatta allora cambiamo il Magistero della Chiesa: avevamo già abbondantemente preso in giro questo tipo di approccio in Pensiero grilliano: un’intervista sulla metamorfosi dell’unitàPer il pensiero à la Grillo la Chiesa non è in marcia: è statica come un lentissimo camaleonte che prende i colori e la tessitura del suo ambiente, l’ambiente sociale è in marcia, la Chiesa è inamovibile, può solo mimetizzarsi coll’ambiente. Per Grillo, se egli fosse coerente con se stesso, la Chiesa nei paesi musulmani dovrebbe adattarsi alla Sharia: mai visto un progressista coerente però.

Guardiamo adesso cosa ci dice l’ineffabile articolo di Radicati nella Fede: Non c’è divario tra Dottrina e Santità. Caspita! Ci sta dicendo la stessa cosa di Grillo: Dottrina uguale Magistero. Anche se mi ripasso in coscienza il Credo non vedo nessuna referenza ad una Dottrina: se devo credere in qualcosa allora devo credere nella Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; se devo credere qualcosa allora devo credere la Chiesa. Da nessuna parte mi si parla di Dottrina: il Magistero insegna, ma non costituisce una Dottrina. Chi vuole una “dottrina” cerca un’ideologia, un vitello d’oro, un’idolatria.

Infatti, se adesso guardo l’ultimo articolo da noi citato cosa leggiamo? bisogna promuovere il tomismo (sic) in quanto permette una dottrina esclusivista. Sì, proprio di ideologia stiamo parlando e, per giunta, snaturando la natura del tomismo!

Insomma per Grillo la “Dottrina” è fumo senza consistenza che ha da seguire la direzione del vento e per Lamont e Radicati nella fede è un bell’arrosto da mangiarsi solo tra amici e guai a chi lo tocca. E tutti e due se ne infischiano al sommo grado del Magistero del Chiesa, la quale è vista come cosa inamovibile in un contesto cangiante, contesto che è oggetto di desiderio per Grillo e oggetto di ribrezzo per i tradi-protestanti.

Metafora

Cosa è il Magistero? Quel che ci insegna il Cristo tramite la Sua Chiesa ispirata dallo Spirito Santo: Chi ascolta gli Apostoli Lo ascolta. Noi, cattolici, crediamo la Chiesa: cioè proprio la crediamo, dal tempo dei romani a quello dei visigoti a quello dei franchi a quello dei turchi a quello di oggi. Questo è  quel che ci santifica: non la “dottrina” camaleontica di Grillo né quella arteriosclerotica dei nostri fratelli tradi-protestanti, ma il Magistero della Chiesa.

Cos’è la Dottrina? Strictu sensu è una metafora: è la metafora a volte paradigmatica a volte sintagmatica del Magistero. É il camion per i traslochi da un’epoca all’altra da una cultura ad un altra: è una metonimia in actu exercitu. Per i progressisti come Grillo la Dottrina non trasporta niente, perché ha solo da trasportare se stessa, bella vuota; per i tradi-protestanti la Dottrina non può essere trasportata, deve rimanere sul posto: nel primo caso abbiamo un camion vuoto che si sposta incessantemente e nel secondo un camion vuoto che non si sposta e nessuno dei due camion contiene niente di valore, che dovrebbe essere il Magistero.

La Dottrina invece ha da trasportare cartoni e beni, sostanza Magistrale: essa non è il Magistero, Essa è la sua Metafora. Una metafora per essere capita in ogni tempo e ogni epoca: la dottrina può evolvere, porre l’accento su certi aspetti e altri no, può approfondire, può essere strumento di contraddizione intellettuale, ma sempre e solo in quanto Metafora del Magistero del Cristo e della Chiesa. Se si confonde la Metafora col Magistero allora compiamo uno dei due errori esposti: sia dire che il Magistero deve essere cambiato, sia dire che non si può cambiare la Dottrina. Come sempre progressismo modernista e tradizionalismo arteriosclerotico sono la rappresentazione bigiana di una stessa eresia.

Prendiamo il caso della questione dei divorziati risposati come esempio concreto: se si commette tale eresia di confondere una Dottrina (anche se tomista) con il Magistero, allora si dirà come Grillo che le circostanze sociali ci obbligano a reinterpretare ( traduttore-traditore) il Magistero di Cristo per modificarLo in funzione delle circostanze attuali; oppure dal versante opposto si dirà che non si può cambiare niente di niente perché da duemila anni che se ne parla il codice di diritto canonico è molto chiaro e quindi si rimane dove si sta e tanto peggio per chi si trova in quella situazione.

Se invece ci rendiamo conto che c’è differenza tra Magistero e Dottrina e che questa è una metafora e tale deve rimanere, e mai diventare un Ersatz del Magistero: allora la questione è di capire come esprimere tale Metafora nel contesto attuale, per riaffermare il Magistero, non per cambiarlo e sempre nel fine supremo della salus animarum.

E questa differenza tra Dottrina e Magistero il tomista serio lo sa fare e la sa fondare in ragione.

In Pace

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Categorie:Attualità cattolica, Ermeneutica della continuità, Filosofia, teologia e apologetica, Sproloqui

14 replies

  1. E, per restare in tema di attualità, mi interesserebbe sapere caro Simon in quale categoria oltre alle tre da te citate “progressisti aggressivi” “tradi-protestanti piagnucolosi”, tradiprotestanti facinorosi , metteresti il dubbioso ma pacato e cattolico Vittorio Messori che in Italia sta subendo attacchi vergognosi da alcuni per un suo articolo uscito sul Corsera?
    O forse di queste bazzecole un ” tomista serio” non se ne deve interessare? Eppure nella categoria di Messori, i cattolici medi dubbiosi , sconcertati, , ma pacati, credimi ce ne sono tanti e tanti più giorno per giorno ne entrano…

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  2. Ma tu lasci il problema irrisolto perché rimani nella teoria. Se tu cambi la dottrina arriva un punto in cui la metafora diventa forzata e non regge. Andiamo ai problemi pratici, quello che ha fatto la conferenza episcopale tedesca é un cambio di dottrina? Salva il magistero? Distribuisce meglio l´arrosto che gli egoisti tradizionalisti protestanti si vogliono mangiar da soli?

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    • L’ultima parola per giudicare se qualcosa è sola dottrina, dottrina accettabile o Magistero è al… Magistero Autentico.

      Prendiamo il caso del secondo matrimonio presso gli ortodossi: questa è chiaramente una dottrina e non è Magistero in quanto va contro il Magistero di Cristo sul matrimonio. La questione è sapere quanto va contro: radicalmente? accidentalmente? Solo il Magistero stesso può dirimere la questione.

      Quando Grillo ci parla di sacramento che muore con l’amore che non c’è più, egli vuol cambiare il Magistero stesso di Cristo: qui non c’è neanche una pseudo dottrina che tenga.

      Quando la Chiesa insegna magistralmente che Cristo è venuto per salvare la moltitudine essa esprime Magistero: quando incomincia a dire che quelli che non sono battezzati ma sono giusti vanno nel Limbo come i neonati morti prima di poter essere battezzati, siamo chiaramente in presenza di Dottrina. Dottrina cattolica comprensibilissima in certe epoche, oggi poco recepibile, domani forse di nuovo comprensibile o forse mai più: questa dottrina era lì per aiutare a rendere parzialmente comprensibile qualcosa che sarà sempre un mistero, quello della Redenzione di ogni essere umano: oggi bisogna rinnovare tale dottrina per esprimere quel che il Magistero Autentico della Chiesa vuol dirci in modo comprensibile oggi: la dottrina dei semina Verbi sembra essere una via dottrinale possibile soprattutto da quando un Concilio Ecumenico dovutamente convocato, celebrato e rato la ha fatto sua in unione con il Papa.

      Quel che ha fatto la conferenza episcopale tedesca non è Magistero e neanche Dottrina cattolica: è un tentativo di cambiare la Dottrina alfin di permettersi una prassi che vada contro il Magistero: siamo nell’orrore dell’errore. É fumo, altro che arrosto!

      In Pace

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      • Non sará mica che anche tu ti stai mangiando da solo l´arrosto Simón?

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      • Alcuni commenti sono delle vere chicche 🙂

        Posso provare ad approfondire questo esempio, tanto per vedere se ho inquadrato correttamente?
        Il Magistero insegna: che nessuno può vedere Dio faccia a faccia se gli effetti del peccato originale non vengono rimossi, e che il Battesimo è strumento che certamente rimuove tali effetti, pur lasciando la concupiscenza.
        La Dottrina partendo da queste considerazioni congegnò l’ipotesi del limbo, che non è mai stata né di Fede né prossima alla Fede, ma lo fece per ragioni che sono di misericordia, anche se oggi a causa (anche) di una mentalità profondamente diversa questo aspetto non si coglie ma anzi viene rovesciato.
        Naturalmente, la Dottrina può esplorare altre ipotesi, come il battesimo d’intenzione, di desiderio, ecc. D’altronde lo stesso documento della CTI voluto da Benedetto XVI non dirime la questione ma la solleva, lasciando liberi di continuare a credere al limbo (cosiddetto dei bambini) se così lo si desidera. Invita cmq la Dottrina a esplorare altre ipotesi; lasciando al futuro l’eventualità, che non è certo una certezza, che il Magistero possa un domani sollevare una Dottrina al rango di Magistero.

        Ecco, un paio di cose però: da una lettura del CCT, il Catechismo del Concilio di Trento, nei passi relativi al Battesimo l’impossibilità di accedere al Paradiso senza Battesimo da parte dei bambini morti prima di raggiungere l’età della ragione, viene descritta come una certezza. Il CCT è Magistero.

        E’ sempre possibile di certo che Dio utilizzi strumenti straordinari per rimuovere gli effetti del peccato originale anche in assenza di battesimo, ma è possibile credere che lo faccia sempre? Non finirebbe per privare di senso il Battesimo stesso, supporre che ogni volta che esso non sia possibile, di fatto Dio agisca togliendo gli effetti del peccato originale? Non è un pensiero temerario? D’altra parte, ipotizzare l’arbitrio del Signore in simili casi, finirebbe per essere anche più disturbante per noi.
        E poi resta, certamente, la necessità di comprendere le ragioni (Magisteriali) che hanno portato alla dottrinale ‘ipotesi-limbo’, perché troppo facilmente in ambito cattolico ci si limita a dire che l’ipotesi del limbo è sbagliata, senza rendersi conto delle implicazioni potenzialmente devastanti di argomentare in tal modo. Limitarsi a invocare un errore è non solo fuorviante (e falso, documento della CTI alla mano), ma porta poco a poco a smarrire la percezione del senso del peccato originale.

        Certamente sviluppare ipotesi Dottrinali alternative è proficuo e necessario: io ogni tanto immagino la possibilità che gli effetti del peccato originale possano venire rimossi da coloro che sono morti senza Battesimo con l’ultimo avvento di NSGC, ipotizzando un’analogia con quanto accaduto con il Limbo dei Padri (che invece è di Fede). Certamente chi ne sa più di me potrà “spianare” facilmente questa mia ipotesi, ma resta il fatto che la necessità di un confronto magari anche duro ma leale su queste cose serva. La Chiesa non ha sempre fatto così, utilizzando i frutti delle diverse speculazioni che restavano sul tappeto alla fine di lotte e polemiche anche asprissime?

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        • Caro Roberto,
          grazie per l’eccellente commento e riflessione.
          La Dottrina del Limbo è una Dottrina cattolica, anche se non è Magistero: cioè non ci si sbaglia affidandoci ad essa.

          Risponde questa Dottrina alle aspettative del cristiano attuale? Non sembrerebbe e questa da molti anni: le ipotesi di un Rahner, circa il “cristiano anonimo” , formulano questo malessere, questa difficoltà che ha la cultura moderna colla nozione di “elezione” che sembra a prima vista una grande ingiustizia. Perché io, cattolico romano sarei salvato e l’ateo non battezzato ma giusto invece no? O il bambino fatto abortire da sua madre? Perché alcuni sono eletti e altri no? Siamo a contatto diretto con tutta la problematica della predestinazione.

          La Chiesa, colla Dottrina del limbo, ci diceva una cosa essenziale: “non preoccupatevi, Dio è giusto e misericordioso e ha una soluzione per ogni caso”. Questo insegnamento, che è la quintessenza dell dottrina dei limbi, è sempre valido.

          La tua soluzione è interessante: è un’ipotesi che sento per la prima volta: può essere una soluzione possibile, anche se quel che mi manca è un insegnamento qualunque nel passato che vada almeno un poco in quella direzione.

          Di solito, buona teologia passa da analogia ad un altra senza negare la precedente ma sviluppandola aprendo si nuove vie ma sempre lungo linee di forza che risalgono almeno ai Padri della Chiesa e più in là.

          Non so se la “mia” teoria sia ben migliore della tua, ma avendola escogitata , ovviamente mi convince assai ( 😉 ) : quando c’è un problema o un paradosso apparente, la soluzione non è mai nel sopprimere un insegnamento del passato, in quanto questo non poteva essere errato a causa, appunto, dell’inerrabilità del Magistero, ma nello spingere la riflessione più in là, più “in alto”.

          Ad esempio, nel caso del limbo o della problematica del’elezione o della extra Ecclesia nulla salus, secondo me, la soluzione è nel capire molto meglio cosa distingue un battezzato da uno che non lo è , alfine di meglio capire in cosa consiste questa elezione e non di prendere il cammino opposto dicendo con certi post-rahneriani che tanto, battesimo o non battesimo, tutto è lo stesso.

          Praticamente, secondo me, bisogna ben capire cosa sia la vocazione elettiva del cristiano rispetto a chi non lo è: e questa vocazione elettiva è di essere re, sacerdote e profeta all’immagine di Cristo che salva. Cioè il battezzato è chiamato ad essere co-redentore, unito al Cristo nella morte e nella resurrezione e co-redentore del mondo e delle’poca nel quale vive: il battezzato è qui per salvare i non-battezzati e i peccatori che lo circondano ed è per via del suo essere battezzato che gli altri sono salvati, nella misura in cui egli partecipa all’opera del Cristo e realizza concretamente la sua “elezione”.

          In quest’ottica, il problema si sposta e pur rimanendo totalmente fedele alla dottrina da sempre insegnata, si va molto più lontano: ogni essere umano su terra è chiamato ad essere salvato per l’intercessione e la co-partecipazione dei cristiani al Mistero di Cristo, compresi gli atei, i peccatori, i non-battezzati. L’elezione battesimale diventa una missione salvifica che non incombe a tutti, mentre il privilegio dell’essere salvato è valido per tutti gli uomini di buona volontà. Extra Ecclesi nulla salus, cioè senza la Chiesa unita al Redentore che riunisce tutti gli esseri umani di tutti i tempi, nessuno può essere salvato: ci vuole almeno un cristiano per salvare tutti.

          Stesso tipo di approccio circa i divorziati risposati, ma basandosi sull’analogia tra Chiesa e chiesa domestica.

          A presto, spero
          In Pace

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          • Grazie a te per la risposta, Simon. Indubbiamente il cattolico è co-redentore (ovvero, dovrebbe esserlo!!) e certamente nessuno può salvarsi se non per la presenza nel mondo della Chiesa Militante: se per ipotesi assurda essa scomparisse, cosa che sappiamo non può accadere, la salvezza resterebbe preclusa a tutti.
            Per quanto riguarda chi è fuori, io di solito mi accontento dell’ignoranza invincibile; Dio conosce coloro che avrebbero chiesto il Battesimo se fossero stati nelle condizioni di desiderarlo, perché con la ragione erano già pronti ad aderire a Dio e alla Sua Chiesa, che non hanno conosciuto per ragioni geografiche o di altri tipi di “ignoranza invincibile”. Sì, un po’ scarno ma mi accontento, ricordandomi che tanto sono solo una creatura e più di tanto non potrò capire; e poi chissà che un giorno la Chiesa non mi offra qualche risposta un po’ più articolata 😀
            Chi resta invariabilmente fuori da questa mia scarna spiegazione sono gli esseri umani che non hanno mai raggiunto l’età della ragione e non hanno neppure avuto una possibilità di scegliere per il bene o il male, per Dio o per il peccato: da lì ho formulato quell’ipotesi a cui accennavo; per quel che vale, mi sorse in mente da un’allusione relativa a certi passaggi delle rivelazioni private della Beata Caterina Emmerich. Certo una rivelazione privata non ha la forza di dottrina, ma vi si può credere se non si oppone alla rivelazione pubblica, e la Beata afferma di aver visto nel Purgatorio anime di fanciulli non battezzati morti subito prima o dopo la nascita. E’ da lì che ho pensato: fosse possibile crederlo, scioglierebbe molti nodi, dato che il Purgatorio non è una condizione eterna, cesserà con la fine dei tempi e da esso si esce verso una direzione soltanto (meno male… ). Resterebbe al tempo stesso quel pegno alla giustizia che noi per Fede conosciamo già attraverso il Limbo dei Padri. Tutto qui.

            Saluti a te.

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            • PS: Simon, la tua ipotesi mi ricordava qualcosa, e infatti ripensandoci mi è venuto alla mente che un po’ assomiglia a quanto scrive il Cardinal Biffi in un suo agile libretto (25 pagine in pdf) “La Chiesa Cattolica e il problema della salvezza.”

              Cito (pp 16-17):

              “”Il sacerdozio del popolo di Dio

              Gli elementi «sacri» sono certo di grande rilevanza nel disegno del Padre e ne
              costituiscono una fortissima caratterizzazione. Sono, per così dire, la via ordinaria
              offerta agli uomini perché la trasformazione dei cuori operata dallo Spirito e
              l’assimilazione alla vita divina possano pienamente avverarsi con la massima
              sicurezza e con privilegiata intensità.
              Agli occhi di Dio la «nazione santa», il «sacerdozio regale», il «popolo che egli si è
              acquistato» (cf 1 Pt 2,9) è quello che, nella sua più completa attuazione, è
              compaginato dal ministero apostolico, vive con coerenza la vita battesimale, sazia la
              sua sete di verità alle fonti garantite della parola di Dio.
              Che poi l’esuberanza dello Spirito sappia spargere semi cospicui di verità e di grazia
              in ogni cuore, anche il più remoto dalla realtà «sacrale», questo rivela
              l’incommensurabilità dell’amore del Creatore per le sue creature e ci dice come siano
              senza confini l’efficacia del riscatto operato dall’unico Salvatore e la potenza
              rinnovatrice del suo Spirito; ma non pregiudica il «valore» della «struttura sacrale»
              nell’ambito del progetto redentivo.
              L’irradiamento della salvezza nell’universo, di fatto, avviene perché in mezzo alla
              varietà delle genti, che sono poste in situazioni concrete diversissime nei confronti del
              piano primario di Dio, c’è un «popolo sacerdotale», che offrendo quotidianamente il
              sacrificio della Nuova Alleanza, innalzando le implorazioni ispirategli dal Paraclito
              che risiede nel cuore dei credenti, proclamando instancabilmente e gioiosamente il
              Vangelo, sollecita a favore di ogni essere l’elargizione della verità e della grazia.
              Così alla nostra vista, potenziata dall’alto, si dispiega e si manifesta la preziosità, la
              bellezza, la valenza cosmica della Chiesa. Questo – chi lo sa cogliere – è il senso
              autentico del sacerdozio battesimale.””

              Eccetera. Buonanotte!

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            • Magnifico, Roberto!
              Grazie davvero per questo passo del Cardinale.
              In Pace

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            • Grzie anche da parte mia Roberto!
              Domanda: come è che da quel che so il pdf del medesimo libro ha 59 pagine? 🙂
              In caso fatti sentire… 😉

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            • Curioso, ma riprendendo dopo qualche anno la copia che mi era stata girata, noto che è un “wall of text” senza immagini, colonne nè spazi, meno che tra i paragrafi. Ne deduco che non sia l’ebook ufficiale e neppure una copia del libro cartaceo e per questo risulti in un minor numero di pagine.

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  3. Credo che sia sufficiente chiedersi cosa sia la Dottrina e chi l’ha scritta e cosa sia il Magistero e che compito ha. Basta stare alla storia del cristianesimo. Gesù ha dato agli Apostoli con a capo Pietro il potere giurisdizionale (legare e sciogliere), il perdonare i peccati a nome di Dio e il rinnovare il sacrificio della croce: ha costituito la gerarchia della sua chiesa visibile assegnando allo Spirito Santo il compito dell’assistenza fino alla fine dei tempi. La Chiesa nasce con la Pentecoste e da allora inizia il Magistero che si preoccupa di annunciare la buona novella , controlla gli scritti , crea la Tradizione sull’insegnamento del Cristo che essa sola interpreta, da forma alla Dottrina della chiesa nei secoli. E’ il Magistero che crea la Dottrina , è il magistero che sola interpreta la Tradizione nei secoli. Quindi la Dottrina è sempre legata alla Tradizione, ma è formata e aggiornata dal Magistero. Qualcosa non va?

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