La massoneria e la Chiesa: sunto e trascrizione di parti scelte della strepitosa lectio di Mons. Staglianò

Il Mons. ce le ha cantate di brutto. A tutti!

Gli avventurieri dell’Isola di Patmos offrono sulla piattaforma YouTube una chicca imperdibile: la lectio magistralis di S.E. Mons. Staglianò tenuta il 12.11.2017 a Siracusa, in presenza di numerose alte cariche della massoneria italiana, nell’ambito del convegno dal titolo: “Chiesa e massoneria. Così vicini, così lontani?” organizzato dalla loggia “Grande Oriente d’Italia”.

Sorvoliamo alla grandissima sulle polemiche pregiudiziali innescate da alcune testate cattoliche che forse mal sopportano l’autentica predilezione del Vescovo di Noto per la musica e la musica pop in particalare; polemiche peraltro che Mons. Staglianò non manca di citare ironicamente durante la prolussione. Concentriamoci piuttosto sul contenuto della lecti e lo faremo offrendo ai lettori un suo sunto e la trascrizione dei momenti più belli. Per chi non ha tempo di ascoltare una lezione esemplare e ovviamente per sembare ricordo di come ha saputo “ben cantare” a tutti il kerygma cristiano.

LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA

Il Vescovo di Noto, forte del suo tedesco perfetto, parte citando una parte di libretto del singspiel Zauberflote di Mozart e lo fa per cercare un trait d’union fra due realtà: la ricerca massonica e il divino che è in noi. Per altro la vicenda esistenziale mozartiana è particolarmente adatta per la trattazione della lectio, essendo egli stesso un massone e un cattolico anomalo, nato in famiglia massone e cattolica anomala nella quale “il padre Leopold raccomandava sempre al figlio di non saltare la S. Messa domenicale e la confessione settimanale”. Cita anche lo splendido libretto di Hans Kung dedicato a Mozart, facendo ben attenzione a dichiarare che è ottimo da un punto di vista solo intellettuale, mediante il quale si viene a capire che Mozart si iscrisse alla massoneria perché attratto dagli ideali (sbandierati dall’illuminismo) di fratellanza, pace e amore che non trovava nella Chiesa istituzionale salisburghese. Ottimo esempio di vissuto fra due sponde. “Potremmo chiudere qui” dice il Vescovo, ma è solo la quiete prima della tempesta.

Dichiarando che la musica di Mozart non è possibile comprenderla se non alla luce del cattolicesimo – pur nella percezione cattolica dell’autore stesso – il Vescovo giunte a parlare della Traditio cristiana e quindi dichiara Ecclesia semper reformanda.

“Perché consapevole della distanza fra le sue origini, fra il cristianesimo nella forma perfetta, pura, dogmatica di Gesù di Nazaret, origine che è anche la mèta […] e la realtà di ogni presente dell’esperienza della vita cattolica”.

I PRIMI VENTI

La questione quindi è identitaria. L’identità del cattolicesimo e della massoneria. Tutto la lectio sarà basata su questo e dichiarandolo per la prima volta, il Vescovo giunge ad una prima stoccata:

“Certo carissimi, avete un problema di identità, anche solo nell’immagine pubblica. […] in questo dialogo, se mi posso permettere un consiglio […] qui il problema è mostrare il volto. Nelle società democratiche non si può camminare portando il Burqa. Il velo si […] però il volto bisogna vederlo. […] io non so nulla di massoneria, ma mi interrogo. Avete un problema di identità? Un’identità che va mostrata, ricostruita. Avete anche voi un problema di riforma. Potrei dire Massoneria semper reformanda! Anche perché un problema ce l’avete anche nei confronti della Chiesa Cattolica […] anche di quella Chiesa post Concilio Vaticano II, di Giovanni XXIII, quella del “cerchiamo ciò che ci unisce e non quello che ci divide, […] quella della fides et ratio che dice ai cattolici lavorate sull’intelligenza, sulla ragione, sul logos, quella di Paolo VI che dice “la Chiesa si fa dialogo, la Chiesa è dialogo per sua natura perché l’evento fondante è il dialogo intratrinitario e non c’è uomo che non sia segnato dal Cristo, consapevoli e non consapevoli”, quella del dialogo fra Habermas e Benedetto XVI”

Staglianò quindi parte con una lezione sul dialogo fra il filosofo Habermas (quello per il quale le religioni dovrebbero essere estirpate dalla società laica moderna) e il Papa Emerito, dialogo che sfociò nella comprensione del primo dell’assurdità della sua posizione in quanto solo con una fede al centro l’uomo giunge a far propri due principi dell’agire etico umano: l’obbedienza alle regole (e qui Staglianò cita i comandamenti come “parole di libertà”) e “l’apertura nella carità e nell’amore verso il prossimo, specialmente il più bisognoso”.

“C’è una educazione, un autotrascendimento di sé, del proprio egoismo e del proprio egotismo. […] Se uno è un egotico, non riesce nemmeno a  far l’amore con sua moglie!”

Tutto l’intero passaggio che inizia al min. 15 è davvero da ascoltare.

Non ci si accorge, ma il Vescovo, pian piano, presentando il piano divino e l’importanza della religione e della religione cattolica nella vita moderna, sta per far esplodere la tempesta perfetta. Passando per la definizione di libertà fino a Heidegger e il suo “il cattolico non può pensare!” sta preparando il terreno in modo mirabile. Non rinuncia, in tutto questo ben di Dio, ad un affondo alla Riforma Luterana, con buona pace dei pompieri vaticani.

“Per altro ci sono stati periodi [bui] in cui era proprio la fede a dire alla ragione: datti da fare! Perché quella cattolica, e qui dobbiamo dirlo a 500 anni dalla riforma protestante, non è la sola fede. Ein uure! Prostituta in senso volgare: ecco cosa è la ragione per la fides sola di Lutero. Per il cattolicesimo no. Per noi la fede cerca l’intelligenza: la fede che non si pensa è nulla! […] Il discorso del vostro Gran Maestro che dice che voi non accettereste mai assiomi fideistici non ci riguarda, capite?”

Accenna quindi, citando il massonico Bauman, alla potenza della lingua liquida nella società liquida e giunge alla prima vera distanza, sottolineata così:

“potremmo noi pensare che le nozioni di pace, amore, fratellanza dette da un Vescovo della Chiesa cattolica suonino ad un massone con lo stesso contenuto con cui il vescovo le vuole comunicare? Ogni parola vive del suo significato dentro uno spazio linguistico particolare per cui in un certo senso, dovendo qui ragionare di una possibilità di dialogo fra noi, bisogna prendere atto di una difficoltà di linguaggio [derivata] da un problema di visione del mondo e della vita […] Solo perché ci sono parole comuni non significa che sono parole che ci accomunano.”

LA TEMPESTA

E’ così, con queste ultime parole che il monsignore inizia la seconda parte dell’intervento, sciogliendo le briglie e “al suo segnale, scatenando l’inferno” (cit.). E’ necessaria la citazione letterale:

“Entriamo nella questione così vicini, così lontani. Siccome spero di essermi accreditato finora la vostra simpatia, dentro questa possibile simpatia, vorrei che ora ascoltaste le cose che andrò a dire.

La Chiesa del CVII è certamente rinnovata rispetto a quella del Sillabo di Pio IX, ma è la stessa Chiesa. Uno potrebbe dire: “Dunque, la Chiesa è rinnovata…”. Cominciamo a dire che nel 1993 il prefetto della congregazione dlela fede, Card. Ratzinger, ribadisce la scomunica per tutte le persone che appartengono ad associazioni o società massoniche. Scomunica Latae sententiae. Latae significa latente, anche se non si sa che sei massone e sei cattolico, sei scomunicato. E scomunicato significa essere fuori dalla Comunione Cattolica. Il nostro dialogo va fatto nella verità […] ebbene, inutile dire “siamo vicini perché, siamo lontani perché” se c’è una scomunica in atto diciamo che siete totalmente fuori. Proprio fuori!

E’ stato detto che ci sono molti cattolici massoni. Ora non so se sia vero o se lo potete dire, a me dicono che ci sono anche preti e Vescovi massoni, allora io mi dico: questi fratelli un poco di disorientamento ce l’hanno. […] Vuol dire che della scomunica non gli interessa niente, ma se così è c’è un problema nella loro identità cattolica. Appartenere alla Chiesa Cattolica non è questione anagrafica, ma è riconoscere la dottrina della Chiesa nella quale c’è l’autorevolezza di un Magistero che interpreta la Verità per te e a cui tu obbedisci. C’è una sola obbedienza per il cattolico ed è a Gesù Cristo nostro Signore visibilizzato nel nostro tempo dal Vescovo di Roma e dai Vescovi con lui uniti e così via.

Come interpretare allora il titolo “Così vicini, così lontani”? Ebbene, il dialogo non si fa azzerando le differenze  e arrivando ad un minimo comune denominatore. Non funziona più ‘sta storia! Dopo il CVII molti hanno voluto praticare il dialogo in questo modo. […] Il dialogo vero è quello che si fa approfondendo le proprie differenze, le proprie identità! Cominciando a capire se le varie identità non hanno un problema, altrimenti ci ritroviamo tutti come quei 6 personaggi in cerca di autore, che ha la sua frase ermeneutica centrale  nell’affermazione del personaggio principale che dice “Oh, se solo si potesse prevedere il male che scaturisce dal bene che crediamo di fare”.

Al che si rivolge ai cattolici scandalizzati da questa apertura di dialogo, come se il parlare in quel contesto renda “impuro” lo stesso Vescovo

“evidentemente questi cattolici hanno un grande problema di identità cristiana. Se siete lupi, io sono qui come agnello in mezzo ai lupi! Se siete nemici della Chiesa (anche se voi dite no), io sono qui mandato dal Signore che ci dice “amate i vostri nemici! E fate del bene a quelli che vi odiano”. Se ritenete un bene che un Vescovo vi parli, ebbene io oggi […] sono qui per evangelizzare il kerygma di Gesù di Nazaret. E dirvi che questo kerygma può darvi la possibilità di capire se siete vicini o lontani. Perché vorrei onorare la vostra intelligenza, siamo alle elementari? Avete il logos.

E allora vorrei dirvi, visto che la scomunica vi toglie da ogni possibilità di comunione, perché siete fuori […], mi pare necessario – se volete un consiglio – cercare di autenticare la vostra identità. Se davvero c’è volontà, sentite queste urgenze antropologiche fondamentali (lotta contro povertà, per la giustizia e la Verità, contro la corruzione) […] se c’è una intenzione di appellarvi e gridare i valori fondamentali come la libertà umana e religiosa, allora dico: mostrate il vostro volto, perché solo così chi vi ha scomunicato, cioè il Magistero e il Santo Padre, potrebbero dire “noi abbiamo scomunicato una realtà che non esiste”. Perché per ora, con la scomunica, siete nella più abissale distanza.”

LE ULTIME FORTI PIOGGIE

Da qui in poi il Vescovo Staglianò approfondisce il concetto se sia possibile una “certa vicinanza nella più abissale distanza”. E lo fa perché ritiene che questo sia l’esercizio più ragionevole (cioè legato al logos) in questo momento storico fra le due realtà. Siamo al minuto 36. Da qui in poi il mons. Cerca – con un atto di carità intellettuale (Rosmini) – di comprendere come sia possibile una vicinanza nella scomunica. Per farlo parte dall’opposto: se un prete è corrotto egli è, nella “cruda vicinanza” di una persona che può celebrare l’eucarestia, abissalmente lontano dal kerygma cristiano. Perché se si prende il sesto comandamento:

“Come il teologo osserva e che Ricoeur ha messo bene in evidenza, il verbo usato vuol dire “adulterare”. Si comanda di non adulterare, che è altro dal non commettere un mero adulterio, quello è nel nono. […] Se hai un buon vino e metti l’acqua, non adulteri il vino? Se ami tua moglie e ci metti una struttura scambista in mezzo,  non adulteri la relazione? […] Non adulterare! Chiunque adultera l’esperienza cristiana, dell’amore agape, è fuori.”

E poi sottolinea l’abissale differenza con le cose che ha detto il Gran Maestro, nonostante parli di solidarietà, amicizia, citando San Paolo e il famoso passo della Carità. Anche se dono tutto, ma non ho la carità, tutto questo è nulla!

“Solo chi ha la carità vive l’amore! Altrimenti potrebbe essere ostentazione, accreditamento. Ricordo di aver visitato una chiesa fatiscente piena di banchi nuovi donati da un mafioso locale morto. E la Chiesa accoglie il donativo? Ma no, stiamo seduti per terra piuttosto! Perché la carità non è nemmeno se io do il mio corpo a bruciare come fanno i kamikaze! La carità è quella di Don Pino Puglisi, che mentre lotta contro la mafia sa anche sorridere al suo assassino. E in quel sorriso ha mostrato quello che Gesù ha fatto e chiesto per tutti: Padre, perdonali, non sanno quello che fanno!”

E con un impeto e una verve spaventosi giunge all’apice:

“Se tu mi stai uccidendo, io ti perdono! Se tu stai parlando male di me, io parlerò bene di te. Se mi stai facendo il male, io non risponderò al male col male, ma con il bene. Questo è il kerygma cristiano! E rispetto a questo siamo tutti fuori o tutti dentro, siamo tutti lontani o tutti vicini. Tutti!

I cattolici che praticano un cattolicesimo convenzionale e non hanno occhi per la sofferenza degli altri […] che lontananza hanno? A loro pare di essere “così vicini”, ma sapete cosa capiterà loro? A questi che riescono a fare elemosina soltanto se prima hanno rubato a destra e a manca? Che nell’ora della loro morte, parola di Gesù, busseranno alle porte del Padre Eterno ed egli dirà loro: Voi fuori! Ma noi non eravamo scomunicati, noi recitavamo i santi rosari, predicavamo a tuo nome e abbiamo pure operato i miracoli e il Padre dirà: fuori voi, non vi conosco. […] Se penso per me e non ho occhi per il dolore e la sofferenza degli altri e non faccio quel che il Papa sta continuando a dire “uscite, uscite, parlate con tutti e convincente tutti dell’amore di Gesù!” cosa interessa se ho lo Spirito Santo? Se uno ama e non ha lo S.S. non amerà con la mia stessa pienezza, non è forse più vicino di me che invece lo Spirito ce l’ho e non vivo la carità?”

IL MALINCONICO SERENO

Chiude cercando la possibile vicinanza del massone nell’abissale distanza.

“Ognuno di voi in coscienza sa che, essendo massone, non è un ladro. Non è un corrotto o uno che trama nell’ombra. Ognuno di voi sa perché è entrato nella massoneria. Sei entrato per i vantaggi che essa ti danno i fratelli ben piazzati nelle alte sfere? […] Ognuno di voi sa chi è. E allora la vicinanza possibile credo sia legata più ad un problema di coscienza e non ad una rappresentazione istituzionale che può crescere e convincere che la scomunica cade su una realtà che non esiste. […] La vicinanza può essere nell’antropologia di Gesù che dichiara: vi è stato detto un tempo occhio per occhio dente per dente, ma io vi dico: amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano. Chi è vicino, chi è lontano? Ami il tuo nemico? Rispondi al male che ti fanno col bene? Dai da mangiare all’affamato? Possiedi questa antropologia della sconfitta che emerge chiara dal Dio crocefisso? Oppure segui l’antropologia del successo, del mondo trasformato in una specchiera enorme dove tutti guardano la mia bella faccia?

Ora che un po’ vi ho parlato di cattolicesimo, e io solo questo potevo fare, siete voi con la vostra intelligenza, il vostro logos, a capire se siete vicini o siete lontani”.

Grazie Mons. Staglianò per questa straordinaria lezione.

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Categorie:Attualità cattolica, Magistero

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7 replies

  1. Mamma mia, avrei voluto essere là!
    Se uno è cattolico e massone è un po’ confuso, se uno è massone e riesce a fare le cose dette da ultimo dal Vescovo penso sia un pessimo massone, anzi mi chiedo come possa restarlo.

    O.T.: e della notizia arrivata dall’ Isola su padre Ariel vescovo di Napoli cosa ne dite?

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  2. Straordinario!

    Specialmente piaciuta questa frase che avrà risonanza nell’articolo che pubblicherò domani:

    “il dialogo non si fa azzerando le differenze e arrivando ad un minimo comune denominatore. Non funziona più ‘sta storia! Dopo il CVII molti hanno voluto praticare il dialogo in questo modo. […] Il dialogo vero è quello che si fa approfondendo le proprie differenze, le proprie identità!”

    Centrale per i nostri utenti, poi, questo limpido richiamo:

    “Appartenere alla Chiesa Cattolica non è questione anagrafica, ma è riconoscere la dottrina della Chiesa nella quale c’è l’autorevolezza di un Magistero che interpreta la Verità per te e a cui tu obbedisci. C’è una sola obbedienza per il cattolico ed è a Gesù Cristo nostro Signore visibilizzato nel nostro tempo dal Vescovo di Roma e dai Vescovi con lui uniti e così via.”

    Grande discorso!

    In Pace

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  3. Urrah, urrah, eviva il Vescovo! Grazie della parziale trascrizione perché non sono riuscita a scaricare e vedere il filmato (il mio PC gnafà, povero). Fa piacere sentire queste parole da un pastore di anime, anche se alcune le sento come sberle in faccia al mio io così perfettino e perbene; con tutto ciò che ci tocca sentire o non sentire in giro tra suoi colleghi…

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