Biblioteca di Croce-via: nascono le collane editoriali

trampolino di volo

trampolino… di volo!

Con questo breve articolo desidero informare voi lettori di una ristrutturazione della biblioteca pubblica e privata del blog Croce-via avvenuta in queste ultime settimane, resasi a mio avviso necessaria dato che poco più di un anno di scrittura corale, ha creato una bella mole di post da ricordare.
Come “archivista” del blog, approfittando di due minuti liberi, ho quindi deciso di ristrutturare la pagina della biblioteca e creare delle “collane editoriali” dove confluiranno sia i nostri scritti che quelli altrui.

Ecco allora nascere la:

iperuraniaCOLLANA IPERURANIA – Dove andranno a confluire gli scritti più lunghi (a più puntate) e più importanti pubblicati su Croce-via, sempre legati alla filosofia o alla teologia. Nella stessa collana verranno pubblicate in formato ebook anche le traduzioni più importanti da noi compiute e per le quali abbiamo avuto l’autorizzazione orale o scritta. Finora la collana presenta diversi titoli fra cui i dialoghi di Telesforo di Simon e le nostre traduzioni in italiano dei post di Edward Feser (in continuo aggiornamento). La medesima collana prevederà più avanti la pubblicazione de “Il testamento del Magister Ludi” di Simon e “Metafisica for dummies” del sottoscritto, una volta concluse le pubblicazioni on line. Il nome è la somma di tre omaggi: primo, alla straordinaria collana “Urania” dove per anni si sono raccolti i migliori libri sci-fi pubblicati in italiano; secondo, all’iperuranio di Platone; terzo, alla passione letteraria del nostro Simon (e mia!).

temponauticaCOLLANA TEMPONAUTICA – Dove vengono raccolti gli articoli scelti del blog suddivisi per le categorie proprie dello stesso, categorie che ben conoscete. Verranno aggiornati saltuariamente e non ad ogni post nuovo che appare. Come lo stesso titolo di collana suggerisce, questi libri fungono da archivio pdf del blog e naturalmente non comprendono gli articoli presenti in “Iperurania”. Il formato è più spartano, meno curato anche se più comodo da leggersi su computer o tablet avendo i pdf un sommario multimediale utilizzabile. Copertina ispiratissima tratta dal grandioso Tree of Life di Terrence Malick.

prospettivaCOLLANA PROSPETTIVA – Comprende tutti i libri e articoli consigliati dagli autori del blog, suddivisi per categorie ed interessi. Tale collana è particolare poiché riunisce non solo alcuni altrui ebook liberi reperibili online, ma linka anche a libri suggeriti, aiutando il lettore a formarsi una bibliografia (speriamo) ampia di quel particolare interesse.

Ed è proprio per arricchire ancor di più la possibile bibliografia personale che ognuno può farsi che ho deciso inoltre di rendere pubblica anche una parte della Biblioteca privata personale Croce-via, essenzialmente perché risponde a due esigenze:

  1. Tale elenco di ebook non permette in alcun modo il download di tali libri e pertanto non lede nessun tipo di diritto editoriale, sia esso moralmente valido o meno
  2. Permette al contempo di reperire moltissimi e validi titoli legati all’argomento scelto, raccolti ad hoc dai sottoscritti perché a nostro umile avviso meritevoli.

La collana dunque sarà divisa in due parti: “Prospettiva Privata” che utilizzerà la classificazione Dewey (in via di perfezionamento) e collega a pdf con l’elenco dei libri ebook segnalati e “Prospettiva Pubblica” che utilizzerà la classificazione propria del blog e fornirà una sorta di linkteca a materiali disponibili online. L’intera collana sarà disponibile soltanto alla pagina della Biblioteca.

La sezione “privata” per ora apre alle seguenti categorie:

Nel FUORI COLLANA invece troverete libri non confluibili nelle collane sopra elencate e i QUADERNI di Croce-via, nei quali verranno raccolti gli scritti più lunghi o apparsi a più puntate sul blog, riuniti in un unico documento (pdf e Epub), facilmente linkabile o consultabile in caso di eventuale disputa online.

Non resta che augurarvi buona lettura (e buon cammino)!

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Categorie:Sproloqui

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3 replies

  1. In altro topic avevo fatto cenno a questa storia.
    Poi me ne sono dimenticata….
    Ora l’ho ritrovata e ho pensato che postandola qui in topic Biblioteca qualche lettore di passaggio potrà apprezzarla.

    STORIA DI VIRATA
    Di Stefan Zweig, nel riassunto del Prof. Franco Panizon, uomo straordinario e gigante della pediatria italiana https://oggiscienza.wordpress.com/2012/10/17/e-morto-franco-panizon-il-grande-rivoluzionario-della-pediatria-italiana/

    Fornita gentilmente da Aristarco. Estrapolata dal contesto originario in cui veniva usata per parlare di etica in medicina.

    «Questa è la storia di Virata che il suo popolo esaltava con quattro nomi della virtù, ma del quale non è stata scritto nelle cronache (…) e il cui ricordo è svanito nella memoria degli uomini»; così esordisce il racconto; e io ve lo metto giù in fretta. Dunque, Virata era un guerriero, chiamato “Lampo della spada”. Era al servizio di un re, di carattere duro, contro il quale il fratello si era rivoltato, rubando gli aironi sacri, simbolo del potere, e portando fulmineamente al successo la rivoluzione. Ma altrettanto fulmineamente “Lampo della spada”, di notte, con pochi seguaci, attraversando il fiume, entrato nel campo del fratello infedele, bruciò il colpo di stato, facendo strage dei ribelli. Quando il giorno di Dio si svegliò dietro il bosco, Virata si accorse che tra i morti c’era anche suo fratello maggiore, principe delle montagne, che lui, Virata, aveva ucciso senza riconoscerlo: gli occhi aperti dell’ucciso erano fissi e le pupille nere gli trapassarono il cuore.

    Tornato a palazzo, tra il giubilo prodotto dal battito delle ali degli aironi e dalla riconoscenza del re, Virata rifiuta l’antica spada degli avi dei Rajputa che il re gli offriva, la spada delle spade, e gli chiede di non combattere mai più. «L’invisibile mi ha mandato un segno, e il mio cuore lo ha capito. Ho ucciso mio fratello per poter capire che uccide un fratello chiunque uccide un uomo. Non posso essere comandante in guerra, perché nella spada c’è la violenza, e la violenza osteggia il diritto». Un po’ confuso, un po’ corrucciato, ma comunque riconoscente, il re lo elegge a più alto dei suoi giudici, «affinché venga palesata la verità fra le mie mura e nel paese sia difeso il diritto».
    Tutto bene; anno dopo anno, sentenza dopo sentenza (mai però una pena di morte, e sempre meno misfatti nel paese) la fama del giusto Virata, che veniva chiamato “Fonte di giustizia”, cresceva. Finché…Un giorno gli trascinarono in catene un uomo di una tribù vicina, di altri costumi e di altra religione che, per amore, aveva ucciso undici uomini e che rifiuta di parlare in sua difesa. Dopo un lungo pensare lo condanna a undici anni di prigione e a essere frustato undici volte all’anno: una punizione che il prigioniero sente come molto più feroce delle undici morti che, viso a viso, ha prodotto. «Allontanati da quel gradino, o giudice ignorante, e non giudicare uomini vivi con la morte delle tue parole». Ma tant’è; quello che è detto è detto, e l’assassino va in prigione. Virata, però, ci pensa e ci ripensa, chiede un mese di ferie; segretamente, scende nel carcere a trovare il prigioniero, e si sostituisce a lui per un mese, liberandolo sulla parola, per provare sulla sua pelle quanto pesa la sua sentenza. Si prende le sue settanta frustate, sviene, rinviene, riprende a poco a poco fiducia nel mondo e perfino felicità, finché lo coglie il pensiero, col pensiero il terrore, che il prigioniero liberato non ritorni mai più.
    Ritorna invece, e l’azione di Virata viene riconosciuta ed esaltata dal suo stesso re, che Virata supplica dapprima perché liberi tutti i prigionieri e poi perché liberi anche lui dal dovere di giudicare e da ogni carica che dia potere «perché il potere incita all’azione, e quale azione è giusta e non lede un destino ?».

    Corruccio ed ancora corruccio del re; che però non può smentire la sua gratitudine, e libera Virata da ogni obbligo. Virata torna a casa, e vi trascorre tre anni, e poi altri tre «come un unico giorno luminoso», grato alla vita e amato da tutti, che lo chiamavano “Campo del consiglio”. Finché…. Stavolta sono i suoi figli a metterlo in crisi. Uno schiavo fugge, lo riprendono, lo puniscono duramente. “Campo del consiglio” vede la scena, inorridisce, ordina di liberare lo schiavo. Così si trova a essere di nuovo giudice, e per un attimo non sa più se sia giusto liberare lo schiavo od offendere, nei figli, il diritto al possesso. Ma capisce in fretta che non esiste il diritto al possesso di un altro uomo; e capisce anche che fino a quel momento ne ha fatto uso; e se ne va, per vivere senza colpe.
    Lascia la casa, la ricchezza, gli schiavi ai figli («l’avidità appagata ardeva loro dolce nel corpo, ma si sentivano vergognosi nell’anima»). Se ne va in solitudine; si costruisce una capanna sul fiume e passa un anno, felice, in compagnia di una scimmia, a parlare con gli uccelli, a mangiare i frutti della boscaglia. Ma dopo un anno e qualche luna un cacciatore lo trova; e la fama di questo santo che parla con gli animali e ai cui piedi crescono i fiori attraversa la terra, come un bianco falco. 
    E tutti lo chiamavano “Stella della solitudine”. E molti, come lui, diventati consapevoli del vuoto della loro vita, imitarono il suo esempio; e il bosco dove viveva diventò “il bosco dei devoti”. 

    Ma un giorno… un giorno, andato nel villaggio a chiedere aiuto per seppellire un eremita morto, incontra uno sguardo d’odio. Di nuovo quegli occhi. Sono gli occhi di una donna il cui marito, sull’ esempio di Virata, se n’era andato di casa, e il telaio, e il guadagno del telaio, e lei e i tre figli che erano morti uno a uno, l’ultimo proprio quel giorno.

    Allora Virata lascia il bosco, lascia la solitudine, torna dal re: «lo sono sette volte colpevole, perché sono fuggito davanti a Dio, ho rifiutato di servire la vita, sono stato un uomo inutile perché ho sostentato solo la mia vita e non ho servito nessun altro… Non voglio più essere libero della mia volontà, perché l’uomo libero non è libero, e l’inattivo non è esente da colpe. E’ libero solo chi serve… e agisce senza porre domande… solo la parte centrale dell’azione è opera nostra; l’inizio e la fine, la sua causa e i suoi effetti, sono in mano agli dei. Liberami dalla mia volontà, perché volere significa confusione, mentre è saggezza servire».
    Il re non capisce tanto; e poiché Virata gli dice «come potresti essere ancora re se lo capissi?», si corruccia; e poiché Virata aggiunge che avanti agli uomini qualche compito può sembrare più importante di un altro, ma davanti a Dio sono tutti eguali, il suo corruccio cresce ancora di più, attenuato solo da una pietà fatta di disprezzo; e così sceglie per Virata il compito di guardiano dei suoi cani.
    Così Virata visse felice e contento, e curò i cani con amore e diligenza; ed AMO’ QUEGLI ANNI, dimenticato da tutti eccetto che dai cani; e quando i suoi anni giunsero al termine e fu sotterrato nell’immondezzaio dei servi, nessuno nel popolo si ricordò di chi era stato celebrato coi quattro nomi della virtù.

    Da F. Panizon. LA STORIA DI VIRATA. Medico e Bambino 1999;18:536 http://www.medicoebambino.com/?id=9909_535.pdf 

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