San Pio X , l’Immacolata e la Modernita’

Pio X

Pubblichiamo la traduzione di ‘Homily for the Memorial of St. Pius X (originale qui) trascritta da Padre Angelo Geiger FFI sul suo blog personale.

 

Oggi celebriamo la memoria di San Pio X, uno dei grandi papi del xx secolo. Nacque nel 1835, Giuseppe Melchiorre Sarto, e crebbe in povertà. Suo padre era il postino del villaggio e il piccolo Giuseppe percorreva sei chilometri al giorno per andate a scuola. Questa povertà contraddistinse la sua intera vita, e non si trattava solo di povertà materiale. San Pio x era davvero un povero di spirito. Nostro Signore disse; Beati i poveri di Spirito, perché’ di essi è il Regno dei Cieli.

Durante la sua vita di semplice prete e terziario francescano, poi come vescovo di Mantova, in seguito come Cardinale Arcivescovo di Milano e infine come supremo pontefice della Chiesa Universale, Giuseppe Sarto rimase un uomo semplice ed un amante della povertà. Il suo testamento e le sue ultime volontà ce ne danno testimonianza’ Sono nato povero, ho vissuto in povertà e desidero morire povero’.

Dunque, questo grande uomo fu estremamente volitivo durante la sua vita e si mise a disposizione di Cristo e della sua Chiesa senza curarsi di se stesso. Questa fu la sua povertà di spirito. La sua intera vita consistette nel servire Cristo e la Chiesa.

Il suo motto papale, instaurare omnia in Christo, ‘rinnovare ogni cosa in Cristo’ è tratta dalla lettera agli Efesini (1:10). E’ parte del canto di lode di San Paolo, in cui l’Apostolo pone Cristo al centro di ogni cosa, come loro inizio e fine. Tutto trae significato da Cristo. Tutte le cose raggiungono la loro perfezione tramite Cristo. E tutto ciò che si è allontanato dal bene può solo essere rinnovato da Cristo.

Per perseguire questo fine, San Pio X fu un grande promotore e difensore di tutto ciò che fosse veramente cristiano. Com’è noto, lavorò per il rinnovamento della liturgia e per rendere disponibile l’accesso a Sante Comunioni frequenti per tutti i cattolici dalla più tenera età. Condusse inoltre una lotta senza quartiere contro l’eresia modernista, incoraggiò gli studi biblici e portò a conclusione la codificazione del codice di Diritto Canonico. In tal modo, lavorò senza pausa per rinnovare ogni cosa in Cristo.

San Pio X fu un faro di luce all’inizio del XX secolo. Mori ‘immediatamente dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, indebolito dalla tristezza e dal dolore causatogli dalla tragedia dell’ immoralità dell’odio e della violenza. La corrente di pensiero e la serie degli eventi di cui fu testimone in quei giorni erano i precursori delle tragedie della nostra era; guerre senza fine e terrorismo, la distruzione della famiglia, la cultura della morte espressa specialmente dall’aborto, il nichilismo di una cultura che rende l’uomo incapace di distinguere tra naturale ed innaturale, tra uomo e donna, tra matrimonio e vizio innaturale.

Secondo l’insegnamento di San Pio, i due problemi fondamentali del pensiero moderno sono l’agnosticismo e l’immanentismo.

L’agnosticismo esprime la disperazione del mondo moderno. Gli agnostici non negano l’esistenza di Dio. Semplicemente, loro non sanno, e non credono che tale conoscenza sia possibile. Ed in un mondo in cui non possiamo sapere nulla di definitivo su Dio, non ci si può chiedere di vivere secondo un modello oggettivo di morale- neppure secondo la legge naturale. Nessuno vorrebbe essere la parte lesa di disonestà, ingiustizie e tradimenti; ma nessuno si aspetta davvero che i grandi uomini del nostro tempo siano onesti, giusti e fedeli.

Ecco perché’ nel nostro mondo contemporaneo veneriamo le celebrità al posto dei santi. Per essere giusti, comunque, il culto corrente dei super-eroi potrebbe rappresentare una svolta nella giusta direzione, poiché nel super eroe c’è qualcosa di certo. Almeno, il super eroe sa distinguere il bene dal male. Ma il super-eroe non è un santo, perché’ i suoi super poteri non vengono da Dio.

L’altro problema del pensiero moderno identificato da san Pio X è l’immanentismo. La parola ‘immanentismo’ deriva da ‘immanente’, in altre parole ‘che viene da dentro’. L’idea è che se Dio ci parla davvero, Lo fa solo parlandoci ‘dentro’.

Quindi l’immanentista rigetta la Divina Rivelazione così come viene concepita dalla Chiesa Cattolica. Non crede che gli insegnamenti della Chiesa rappresentino ciò che gli Apostoli hanno insegnato, e non crede che ciò che è stato insegnato dagli Apostoli sia stato insegnato da Gesù. In altre parole, non crede che Gesù abbia davvero fondato una Chiesa, o che Lui parli attraverso la Chiesa.

Ma l’immanentista ritiene che Dio gli parli. Fratelli e sorelle, questa è la religione del mondo moderno. Sapete qual’ è la religione il cui numero di credenti cresce maggiormente nel mondo oggigiorno? ‘Nessuna religione’.

Esatto; il Pew Research Center ha scoperto che l’affiliazione religiosa col numero maggiormente crescente di membri è ‘nessuna affiliazione religiosa’. Allo stesso tempo, comunque, si assiste a una crescita d’interesse nei confronti di religioni di ogni tipo, inclusi i ‘Nuovi movimenti religiosi’ quali la New Age e il neopaganesimo. In altre parole, la gente tende a costruirsi la propria religione seguendo l’ispirazione del momento.

E francamente questo non è un problema che riguarda solo quelli che non hanno nessuna affiliazione religiosa. Anche chi ritiene di appartenere ad una religione specifica tendono ad avere alcune credenze autoprodotte. E tra coloro con questa tendenza includerei molti se non tutti i cattolici.

‘Prenderò’ un po’ di questo e un po’ di quello’. Ci piace il riso ma non ci piacciono i broccoli. Non ci piacciono le verdure-specialmente quando riguardano il sesto e il nono comandamento.

Ma una delle idee fondamentali del Cattolicesimo, ed una su cui san Pio X insistette moltissimo proprio perché’ intendeva ‘instaurare omnia in Cristo, è che noi possiamo conoscere la verità su Dio perché ci è stata rivelata obbiettivamente in Cristo Gesù. E questo implica necessariamente che l’insegnamento della Chiesa sia l’insegnamento degli Apostoli, e che gli insegnamenti degli Apostoli siano l’insegnamento di Cristo.

Pensateci un istante. All’inizio del 20esimo secolo, san Pio X chiese di instaurare omnia in Cristo ed espresse la speranza che la Chiesa fosse sulla soglia di tale processo; ma morì col cuore infranto perché’ assistette alle devastazioni della Prima Guerra Mondiale ed e previde cosa sarebbe accaduto. Purtroppo, le sue paure riguardo agli errori del Modernismo, ed in particolare sull’agnosticismo e l’immanentismo, erano fondate. Siamo giunti al punto in cui la maggior parte delle persone, e forse anche molti cattolici, non sa in cosa crede o crede solo ciò a cui vuol credere.

Dunque, qual è la risposta? Bene; qui ed ora la soluzione è di pregare per l’intercessione di San Pio X. Dovremmo anche pregare per il nostro attuale Santo Padre, Papa Francesco, che ha estremamente a cuore il rinnovamento di ogni cosa in Cristo. Il mondo ha bisogno di una nuova evangelizzazione.

Ma oltre a questo, dovremmo anche ricordarci della Lettera Enciclica di San Pio X, Ad Diem Illum, Sull’Immacolata Concezione”, pubblicata nel 50esimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione nel 1904. Papa San Pio credeva che il rinnovamento sarebbe stato un frutto di quel Dogma. Notò quattro anni prima che tale dogma fosse proclamato nel 1854, Nostra Signora apparve a Lourdes e disse al mondo “Io sono l’Immacolata Concezione”. Ne possiamo dimenticare che solo tre anni dopo la morte di Pio X, Nostra Signora apparve a Fatima e promise che ‘alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà.

Nell’enciclica, San Pio afferma che chiunque accetti la Madre, accetterà anche il Figlio e la Chiesa. Il vantaggio di Maria è che ha il cuore di una madre- ha il cuore di una madre. Dio ha creato il suo Cuore Immacolato, e per nove mesi ha dimorato fisicamente nelle sue vicinanze, ovvero nel Suo Ventre Immacolato. Gesù vuole che si giunga a Lui attraverso il Cuore Immacolato di Sua Madre.

Ecco perché’ san Massimiliano Kolbe, che iniziò la sua missione poco dopo la morte di San Pio X e al tempo delle apparizioni di Fatima, avrebbe consegnato la Medaglia Miracolosa a tutti quelli che ne avevano bisogno, ed in particolare agli agnostici ed agli immanentisti. La Medaglia Miracolosa è la Medaglia dell’Immacolata Concezione e fu data a santa Caterina Laboure nel 1830, prima della proclamazione del dogma, un tempo in cui lo scetticismo moderno stava avanzando.

C’è del potere nell’Immacolata Concezione. Nostra Signora può fendere ogni oscurità, anche l’agnosticismo e l’immanentismo. Dio ha una Madre ed è realmente nato da Lei, anche se verginalmente. L’Incarnazione è reale e possiamo saperlo. Cristo e la sua Chiesa non sono miti o mere idee. La Chiesa è il corpo di Cristo, perché’ a Dio è stato dato un corpo tramite la Vergine Immacolata. Nella Chiesa troviamo la verità in tutta la sua pienezza.

Pratichiamo dunque la povertà spirituale di san Pio X, che pose tutta la sua fiducia nell’Immacolata Concezione e usò tutte le sue energie per rinnovare ogni cosa in Cristo. San Pio X, come San Giovanni Apostolo, ci indica il cielo, il gran segno dei cieli; ‘la donna vestita di sole, e la luna ai suoi piedi, e sulla sua testa una corona di dodici stelle’. Scrive nella sua enciclica:

Ciononostante, in questo che si può chiamare un diluvio di male, l’occhio contempla, simile a un arcobaleno, la Vergine misericordiosa arbitra di pace tra Dio e gli uomini. “Io porrò un arco nelle nuvole e sarà un segno d’alleanza tra me e la terra“. Si scateni dunque la tempesta e una densa oscurità invada il cielo: nessuno deve tremare; la vista di Maria placherà Iddio ed Egli perdonerà. “L’arcobaleno sarà nelle nuvole e nel vederlo io mi ricorderò del patto eterno. E non ci sarà più diluvio per ingoiare la carne del mondo“.

 

L’Immacolata è l’arco nelle nuvole, il gran segno nei cieli. Ricordiamo grazie alla Sua intercessione il patto eterno e manteniamo la speranza.

San Pio X, prega per noi. Aiutaci tramite la povertà di spirito e l’amore per l’Immacolata a rinnovare ogni cosa in Cristo.

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Categorie:Sproloqui

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17 replies

  1. Ringrazio p. Angelo Geiger ffi e il nostro Claudio per lo sforzo di fare la traduzione di questa bellissima omelia centrata sul santo Papa e l’Immacolata.

    A causa di una realtà scismatica separata da più di una quarantina d’anni dalla Chiesa cattolica, l’unica nella quale sussiste la Chiesa di Cristo, l’immagine “popolare” di questo Papa è stata deformata per apparire come il simbolo della più bieca reazione e, soprattutto, della più infida e intellettualmente infingarda disobbedienza alla Chiesa, al Suo Magistero, ai suoi Papi.

    Invece San Pio X è stato un papa profetico che avrebbe potuto benissimo, in quanto atteggiamento di base, essere un pontefice contemporaneo: oltre una spiritualità genuinamente rivolta, già allora, verso quel che oggi chiamiamo le periferie esistenziali al seguito di Papa Francesco, adottò un nuovo breviario che sostituiva le ore monastiche molto pesanti per chi, appunto, monaco non è: sono sicuro che oggi sarebbe stato trattato di sciatteria a causa di questo e l’appellativo di bunigniano gli sarebbe stato accollato. Per giunta, egli iniziò quel movimento di rinnovamento liturgico che continuò durante tutto XX secolo: ad esempio, il fatto di rendere più accessibile l’accesso alla comunione al popolo di Dio nel suo insieme sarebbe oggi considerato dagli stessi soliti eccessivi come un buttare le perle ai porci, un ammettere chi è in peccato e non abbastanza “puro” alla tavola della comunione.

    Ecco un papa che ha dimostrato negli atti cosa significa ermeneutica della riforma nella continuità ante litteram: era eminentemente un riformatore e sempre nella continuità. Un papa che ha sempre dato la precedenza al Magistero della Chiesa Docente ( quella del Papa vivo e dei vescovi vivi in unione con lui) ricordando nel suo catechismo come Essa non può insegnare qualcosa di errato in materia di fede e di morale.

    Un Papa Francesco dell’inizio del XX secolo, insomma.
    In Pace

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  2. E’ stato un vero piacere leggere questa omelia (a parte quell’erroraccio iniziale: il Sarto non fu Arcivescovo di Milano, ma Patriarca di Venezia).

    Quella di san Pio X è una figura davvero affascinante, troppo complessa per poter essere sbrigativamente etichettata come “reazionaria”.
    Proprio in questi giorni sto leggendo la biografia scritta da G. Romanato, ed ogni capitolo riserva sempre qualche sorpresa. Tanto per dirne una: probabilmente non tutti sanno che quand’era parroco don Sarto si spendeva moltissimo nella lotta contro l’analfabetismo, fornendo egli stesso ai fanciulli (e anche agli adulti) un’istruzione elementare; sotto certi aspetti era un don Milani dell’Ottocento.

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    • Grazie Franceschiello, anche per la correzzione dell’errore presente in originale!
      Se vuoi, a libro finito, raccontarci “come è andata” leggendo la biografia, oppure fare – che so – una recensione e/o dirci quello che hai scoperto saremo tutto orecchi.
      Così come le colonne del blog saranno a disposizione se quello che vorresti dire potrebbe prendere la forma di un articolo.
      Sempre che tu voglia, ovvio.

      Per ora grazie di seguirci. 🙂

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      • Grazie. Non so se sarei in grado di scriverci un articolo, ma mi piacerebbe comunque condividere in qualche modo con voi le impressioni suscitate dalla lettura. Perché la biografia di san Pio X offre davvero molti spunti di riflessione.

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  3. Abito nelle vicinanze del paese natale 🙂
    Qui le foto del paesino Riese Pio X con la casa natale
    http://www.halleysac.it/c026068/ev/hh_anteprima_argomento_home.php?idservizio=10031&idtesto=116

    Qui l’omelia di Mons. Parolin del 23 agosto
    http://www.diocesitv.it/pls/treviso/bd_edit_doc_dioc_css.edit_documento?p_id=947362&p_pagina=104&rifi=&rifp=&vis=4
    (sul sito c’è un pò di confusione coi nomi. L’omelia è di Parolin, non di Gardin)

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  4. Questo episodio è secondo me talmente significativo e interessante, che merita di essere condiviso con voi.

    Passeggiando un giorno per Mantova [dove Sarto era vescovo] col rettore del seminario passò davanti al cimitero ebraico. Fermatosi, chiese all’interlocutore se avrebbe recitato il De profundis per quei morti. Quegli rispose di no. Al che Sarto si tolse il cappello e recitò per intero il salmo. Terminata la preghiera disse al rettore: “Vedi, adesso noi abbiamo fatto la nostra parte. Il Signore farà la sua. Poiché non è poi detto che la teologia del Signore sia come quella insegnata dai Padri Gesuiti dell’Università Gregoriana”.

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    • Mitico! Se mi fornisci i dati della fonte (titolo libro, editore, pag ecc) questo diventa al volo un aforisma alla Croce-via! 😀

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      • “Pio X – La vita di Papa Sarto”, di Giampaolo Romanato, Rusconi Libri (pag. 154).
        Romanato cita anche la fonte di questo aneddoto: la testimonianza data dal rettore stesso (tal G.B. Rosa) al processo di canonizzazione.

        Molto bello il commento che si legge in quarta di copertina:
        “La vita di Sarto non sboccia come un fiore di serra, non è celata dietro sfuggenti e incerti meccanismi di palazzo. Al contrario, si sviluppa fra la gente, nel duro e talvolta conflittuale confronto con la realtà. La sua stessa santità non è un dono del cielo coltivato fuori dalle insidie del mondo. E’ piuttosto il frutto di una lenta e faticosa conquista, della quale gli uomini del suo tempo furono testimoni e partecipi”.
        In verità, il libro in questione è piuttosto vecchiotto (è stato scritto nel 1992). Io lo trovai per caso un paio d’anni fa, rovistando tra i libri a metà prezzo della sezione Religione di Amazon, e lo sto leggendo in questi giorni.
        Proprio alcuni mesi fa Romanato ha pubblicato un altro libro sul Sarto: “Pio X – Alle origini del Cattolicesimo contemporaneo”, molto più approfondito del primo (ed invero anche più costoso, pertanto al momento non rientra nella mia lista dei prossimi libri da comprare).

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  5. Franceschiello, mi ricordi questo
    Sorridere prego
    In Pace

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  6. Forse fra i lettori di questo blog c’e’ qualcun altro che ha il bernoccolo della filologia; se si’, queste mie divagazioni possono essere gradite, se no, ignoratele o cestinatele.
    Il punto di partenza: Eph. 1.10 citato da san Pio X: ‘instaurare omnia in Christo’, reso nel blog con ‘rinnovare ogni cosa in Cristo’ e nell’originale di p. Geiger con ‘to restore’.
    Il punto di sosta e di riflessione: l’ermeneutica della riforma nella continuita’ ricordata da Simon a proposito di san Pio X.
    Il punto d’arrivo: vedete voi. Padri della Chiesa e teologi hanno meditato per secoli sull’instaurare/rinnovare tutte le cose in Cristo e non saro’ certo io a proporre la soluzione ultima e definitiva. Ma credo sia interessante il porsi alcuni interrogativi.
    E vediamo le varie traduzioni. L’inglese di p. Geiger dice “to restore”, che e’ la traduzione corrente e piu’ diffusa in ambito anglofone, e che io tradurrei con ‘restaurare’, cioe’ riportare alla pristina condizione. La differenza fra l’inglese e l’italiano “rinnovare” e’ che l’italiano ha le due accezioni: rinnovare puo’ voler dire “restaurare”, ma anche “far nuovo” modificando alcuni elementi, senza necessariamente riportare il tutto alla condizione primitiva, come si fa per un restauro. In inglese invece, benche’ il vocabolario riporti anche la definizione “to renew”, nel linguaggio corrente “to restore” vuol dire “ristabilire, reintegrare”. Inoltre, in latino come in italiano, “instaurare” puo’ anche voler dire “inaugurare, istituire”, ed in tal caso di tratta decisamente di cose nuove.
    Ma c’e’ dell’altro. Il greco di san Paolo ha ‘anakefaloiosasthai’ [‘ricapitolare’], che le traduzioni latine tipo vetus – quelle, cioe’, anteriori alla Vulgata – rendono con ‘recapitulare’; cioe’ “ricapitolare”, sianel senso di “riassumere”, ben attestato in greco, sia nel senso di “punto e a capo”: finiamo qui e facciamo un nuovo inizio. Ireneo di Lione, se ben ricordo,usa lo stesso vocabolo per indicare il “nuovo inizio” operato da Cristo, il nuovo Adamo che inizia una nuova creazione. Un nuovo inizio che Giovanni mette in evidenza nel suo Vangelo, quell’inizio radicalmente nuovo che Cristo indica a Nicodemo come condizione essenziale per essere cristiani: rinascere “dall’alto”. “Rinnovare” puo’ esprimere questa radicale novita’, mentre “to restore” insiste sul ristabilimento di una situazione precedente.
    Se e’ cosi’, non vedo come “riforma nella continuita’” possa applicarsi ad Ef. 1.10. Perche’ se si deve rinascere, come Cristo disse a Nicodemo, la creatura che nasce e’ nuova, e quindi manca la continuita’; e se e’ nuova, questa creatura e’ formata, non riformata. Quindi non mi pare che “riforma nella continuita’” corrisponda all'”instaurare omnia in Christo”. Ma, ripeto,questo passo di san Paolo e’ un pozzo senza fondo, e se qualcuno vorra’ commentare, gliene saro’ grata.

    Luciana Cuppo

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    • Non so se ho il “bernoccolo” della filologia, ma trovo questo tipo di “divagazione” sempre piacevole e spunto per freewheeling. Ad esempio il fatto di parlare di anakefaloiosasthai mi ha fatto notare la radice kefalos che mi ha rimandato al caput di ricapitolare al quale non avevo mai pensato e da qui tante riflessioni se ne vanno vagabondando forse senza … capo ne coda. Forse il tutto è nel ritrovarsi una nuova testa e punto e a capo indica davvero un vero inizio.

      Però quando si parla di ermeneutica dell riforma nella continuità dal 2005, non ci si riferisce ad un nuovo modo di agire (pastorale per intenderci) ma proprio all’evoluzione e approfondimento del Magistero stesso in quanto dottrina proclamata e qui non ci può essere un punto a capo, ma solo un discorso coerente con se stesso che si svela sotto l’impulso dello Spirito.

      Invece la Pastorale essa sì può e, a volte, deve essere capace di un punto a capo, in quanto è per suo mezzo che quello stesso Spirito spinge continuamente alla conversione radicale: è certo anche che è il disegno pastorale della Redenzione, in quanto sua causa finale, che spinge il Magistero ad approfondire e a svelare il proprio insegnamento e quindi a rinnovarsi ma senza andare “a capo”.

      L’articolazione tra Magistero e Pastorale non è ben chiara nella testa di molti, il primo informando l’intelligenza il secondo la volontà, l’intelligenza essendo una funzione unificante e quindi “affamata” di coerenza ed unicità mentre la volontà ricerca l’azione che cambia la realtà e fa cose “nuove” per imprimersi nel reale. Il Magistero ha da essere dunque coerente e continuo, mentre la Pastorale deve disturbare, cambiare le cose, partecipare all’avvenimento di un mondo nuovo che si ricapitola in Cristo. Ma come la volontà ha da seguire quel che gli indica l’intelligenza, così la Pastorale ha da seguire il Magistero. E come la volontà deve essere capace di seguire l’intelligenza con virtù (prudenza, coraggio, saggezza, etc) così anche la Pastorale ha da applicare il Magistero con virtù (epikeia, etc).

      La smetto qui. Grazie per questo Suo magnifico intervento Sra Cuppo: a questo livello non esiti ad intervenire quanto Lei desidera!
      In Pace

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    • Luciana, mi era sfuggito questo suo intervento. Lo leggo ora e…..
      GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE 🙂
      Gradisco molto gli interventi filologici e quindi Sì Per Favore Interventi Filologici Tutta La Vita !!
      In questi giorni poi mi stavo ponendo una domanda sulla “continuità” …ma dato che è un pò troppo naïve come domanda…non sapevo come porla.

      (la metto tra parentesi, sottovoce e un pò imbarazzata, perché ho troppe lacune in materia. Sarebbe domanda per Simon:
      Perché ci deve essere sempre la “continuità” ?….. cioè la dimostrazione di una coerenza nella continuità? Non ci potrebbe essere nel Magistero una coerenza nella discontinuità, qualche volta, in qualche epoca storica? La ricapitolazione…a volte può mantenere legami col passato, a volte può ….tagliarli – sempre fermi in Cristo!
      Riassumendo: perché questa “paura” della rottura/discontinuità? – ché non implicherebbe certo che quelli venuti prima di noi hanno sbagliato! Ma implicherebbe solo….”rinascere dall’alto” come riportato da Luciana)

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      • Buondì, Trinity.
        Tante domande: cerco di “organizzare” una risposta.
        Dipende di che rottura/discontinuità parliamo: a livello pastorale o, più in generale, a livello del vissuto della Chiesa o di una persona, nessuno, credo, si offusca di rotture e discontinuità che possono circostanzialmente essere benvenute. A livello delle decisioni “pratiche” non si misura se un atto è vero o falso (non dici di qualcuno ha guidato vero o falso, ma ha guidato bene o male), ma se è virtuoso oppure no, e se è vero che c’è una teoria sulle virtù, quel che conta per davvero è come queste si innestano nel reale concreto: per questo parlo spesso di epikeia che, per me, è una virtù in sé che governa il passaggio dai principi alla realtà, dall’ordine del “vero” a quello del “bene” concreto.

        Se guardiamo le cose a livello dottrinale, invece, è importante il vero e il falso: quel che la Chiesa insegna in materia di fede e morale non può essere a un momento dato in contraddizione con quello insegnato ad un altro momento, perché vorrebbe dire che la Chiesa sia si è sbagliata prima oppure si è sbagliata dopo. E questo non è possibile per due ragioni: la prima è nell’ordine della fede cattolica, in quanto quel che la Chiesa insegna è quel che il Cristo stesso insegna ( “”chi ascolta voi ascolta me, etc”) e il Cristo essendo Dio non può errare e quindi neanche il Suo insegnamento e la Chiesa stessa.

        La seconda ragione è nell’ordine della logica ancora più importante in quanto tocca il fondamento stesso della nostra fede: la nostra fede, la tua, la mia, la nostra si basa solo su una cosa, e cioè sulla testimonianza che fa la Chiesa di Cristo Risorto; se a questa testimonianza venisse a mancarne il fondamento, allora la nostra fede sarebbe vana, in quanto Cristo Risorto scaderebbe da realtà storica oggettiva a mitologia soggettiva. E infatti noi tutti crediamo perché siamo l’ultimo anello di una catena ininterrotta e credibile che risale a Maria-Maddalena, agli Apostoli e ai 500 che Lo hanno visto risorto.

        Per poter testimoniare del fatto storico di aver visto e toccato e parlato e mangiato con Cristo Risorto, la Chiesa deve essere credibile e cioè, da un punto di vista formale, ci deve mostrare una serie di ininterrotta continuità nelle testimonianze dagli Apostoli alla generazione seguente e così via di seguito fino ad oggi e, da un punto di vista materiale, Essa deve sempre annunciare lo stesso contenuto che non può cambiare: se una delle due cose dovesse venire a mancare allora, francamente, la fede cattolica sarebbe una cosa di emozione e di sentimenti senza nessuna base razionale per sostenerla, cioè non sarebbe la fede cattolica e cristiana genuina (e francamente, personalmente, non saprei che farmene di tale fideismo…). Per questo nel Credo proclamiamo “Credo la Chiesa”, cioè quel che Essa ci dice e che fonda il nostro credere in Cristo Risorto.

        Il fatto che la Testimonianza della Chiesa non possa contraddirsi e debba essere sempre la stessa, non implica che la Sua comprensione della stessa Testimonianza debba rimanere statica, ma al contrario, nel pieno rispetto della natura umana, ha da approfondirsi e svilupparsi lungo la storia (cosa che la Chiesa cattolica ha sempre fatto con eminenza e, ovviamente, senza mai errare durante 20 e tot secoli) : è qui che subentra il concetto esplicitato con termini contemporanei nel 2005 dall’allora Papa Benedetto XVI e cioè la nozione di ermeneutica della riforma nella continuità, la capacità che ha la Chiesa di sempre riformarsi ma senza mai contraddirsi e il dovere che abbiamo noi cattolici di sempre e solo interpretare tutti documenti del Magistero nell’ottica (di principle of charity) della continuità.

        Questa frase di Papa Benedetto XVI esprime succintamente il fondo il più essenziale di cosa sia il “fenomeno” Chiesa cattolica: una realtà che è sempre la stessa, che insegna sempre lo stesso Kerygma, che non erra quando insegna in materia di fede e di morale, ma al contempo è capace di approfondire, di andare avanti e di essere fermento e pietra di contraddizione salvifica in ogni epoca e cultura e questo per i secoli dei secoli, come promesso da Gesù Cristo stesso.
        In Pace

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        • GRAZIE SIMON. Ok, tutto chiaro. Ora ho capito DOVE deve stare questa benedetta continuità 🙂
          (e capisco meglio le dispute che disputate 😉
          1. Per i cattolici la Chiesa approfondisce. Riforma nella continuità.
          2. Per “altri” la Chiesa ha operato discontinuità e non concordano.
          3. Per altri ancora la Chiesa dovrebbe attuare, al contrario, una “rottura progressista” nella dottrina e non semplicemente nella pastorale)

          Sei così chiaro nelle esposizioni che mi immagino il tuo studio e la tua scrivania tutti elveticamente ordinati e catalogati perfettamente, specchi della tua chiarezza mentale 🙂

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          • Proprio così: hai azzeccato tutta la problematica!.

            Quanto alla mia scrivania, magari fosse ordinata come la sogni tu. Ma non mi preoccupo più di tanto: circa trent’anni fa un mio superiore (inglese) mi tranquillizzò al soggetto dicendomi: ” A too clean desk is the sign of a sick mind”.

            Grazie per gli apprezzamenti e buona domenica!
            In Pace

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