Edward Feser – “Secchioni scientifici”

quattrocchi

“Grande Puffo dice sempre che […] che è meglio!”

Howdy, lettori di Croce-Via! Pubblichiamo un articolo del nostro amato Feser tradotto in italiano dal vostro Law (originale qui) ed un neo-collaboratore, ago86, il cui blog vi invitiamo a visitare. Il tomista americano tira le orecchie ai sapientoni della “scienza”, i quali spesso neanche si rendono conto di quale sia il nocciolo delle obiezioni che vengono loro poste: per questo, dando per scontata la suprema ignoranza dei loro interlocutori (che è invece loro), oltre a infischiarsi del principio di carità sfoggiano una serie di nozioni completamente fuori tema che non rispondono ai problemi sollevati. In particolare nel mirino finisce… il solito scientista New Atheist? NO! Un esponente dell’Intelligent Design! Ne vedrete delle belle…

“Secchioni scientifici”

Supponete di star provando ad insegnare le basi dell’aritmetica a qualcuno che ritiene che tutta la materia sia “antiscientifica” basandosi sul fatto che non è empirica. Scusandoci con il famoso signor Parker, chiamiamolo “Peter”. Di certo Peter non è molto acuto, ma lui pensa di esserlo molto poiché ha accesso ad internet e sfoglia molti articoli scientifici di wikipedia. Ciononostante, lui chiama orgogliosamente sé stesso “secchione scientifico”. Pazientemente, nonostante stiate digrignando i denti, provate a fargli vedere che due più due fa quattro. Immaginate che vada come segue:

Voi: Ok Peter, proviamo di nuovo. Supponi di essere in giardino e di vedere due vermi che strisciano. E due altri vermi spuntano fuori. Quanti vermi hai adesso?

Peter: “Strisciare” vuol dire trascinarsi appoggiandosi ai gomiti e alle ginocchia [1]. I vermi non hanno gomiti e ginocchia, quindi non “strisciano”. Loro hanno delle appendici simili a capelli, chiamate setae, che fanno contatto con il suolo, e il loro corpo è mosso da due insiemi di muscoli, uno esterno chiamato muscolo circolare e uno interno chiamato muscolo longitudinale. Alternando questi due insiemi di muscoli si causa una serie di espansioni e contrazioni del corpo del verme.

Voi: Questo è molto interessante, ma tu sapevi cosa intendevo, Peter, e il modo con cui i vermi si muovono è irrilevante in questo caso. Il punto è che hai quattro vermi.

Peter: La scienza è irrilevante, dici? Bene, tu guidi una macchina? Usi un cellulare? Vai dal dottore? La scienza ha reso tutto questo possibile.

Voi: Si, va bene, ma cosa ha a che fare con il soggetto in questione? Quello che intendo è che come i vermi si muovono è irrilevante in quanti vermi hai nell’esempio. Hai quattro vermi. Questo è vero qualsiasi cosa la scienza ci dica sui vermi.

Peter: Tu ovviamente non sai nulla di scienza. Se tu dividi un verme piatto, da quello cresceranno due individui separati. Quindi, se stiamo parlando di questo tipo di vermi, se hai due vermi e ne aggiungi altri due, potresti finire con averne cinque, o anche di più. Ciò basta per questa a aprioristica roba “aritmetica”.

Voi: Questo è un argomento ridicolo! Se tu hai solo due vermi e ne aggiungi altri due, alla fine ne avrai quattro, sempre. Che uno dei vermi possa essere successivamente diviso in due non cambia nulla!

Peter: Stai negando l’evidenza empirica di come si dividono i vermi piatti?

Voi: Certamente no. Dico solo che l’evidenza empirica non mostra ciò che pensi che mostri.

Peter: Questa è scienza ben confermata. Quale motivazione potresti mai avere per rigettare quello che sappiamo sui vermi piatti, a parte un disperato tentativo di eludere una falsificazione della tua preziosa “aritmetica”?

Voi: Peter, penso che tu potresti aver bisogno di un apparecchio acustico. Ho appena detto che io non la rifiuto. Dico solo che non ha alcuna connessione con questa particolare questione che due più due fa quattro. Sia che stiamo contando vermi piatti o piante di arachidi è completamente irrilevante.

Peter: Quindi l’aritmetica è infalsificabile. Diversamente dagli argomenti scientifici, per i quali puoi portare argomenti razionali.

Voi: E’ una falsa scelta. Il punto è che l’argomentazione del tipo che caratterizza la scienza empirica non è il solo tipo di argomentazione razionale. Per esempio, se io mostro tramite una reductio ad absurdum che il tuo negare alcune affermazioni aritmetiche è falso, allora ti ho dato una giustificazione razionale dell’affermazione.

Peter: No, perché non hai offerto alcuna evidenza empirica.

Voi: Stai solo evitando la questione! L’idea che ogni argomento razionale necessiti di radunare evidenze empiriche è proprio ciò che è in questione.

Peter: Quindi lo dici, adesso. Ma prima hai portato l’esempio dei vermi come argomento per dire che due più due fa quattro. Ti appelli alle evidenze empiriche quando ti danno ragione e ti ritiri nell’infalsificabilità quando le evidenze vanno contro di te.

Voi: Hai completamente frainteso la natura delle affermazioni aritmetiche. Non sono affermazioni empiriche nello stesso senso in cui lo è la fisiologia dei vermi piatti. Ma ciò non vuol dire che non abbiano rilevanza nel mondo empirico. Dato che è una verità necessaria che due più due fa quattro, naturalmente troverai che quando osserverai due vermi che strisciano fuori insieme ad altri due, ci saranno quattro vermi. Ma non è un’”evidenza empirica” nello stesso senso in cui lo è un risultato di laboratorio. E’ più una illustrazione di qualcosa che mostra come i fatti empirici specifici mostrano di essere.

Peter: Guarda, tutte le volte che ho richiamato l’attenzione sulle evidenze scientifiche che confutano la tua sciocca “aritmetica” tu hai detto che semplicemente “non l’avevo capita”. Bene, l’ho capita abbastanza. E’ tutta sul provare a immaginare come i vermi piatti e altre cose che la scienza ci dice, ma appellandosi all’intuizione e a giochi di parole su “verità necessarie” o cose del genere. E’ scienza immaginaria. Ciò di cui abbiamo bisogno è vera scienza empirica, come la fisica.

Voi: Ciò non ha alcun senso. La fisica presuppone l’aritmetica! Come diavolo pensi che i fisici facciano i loro calcoli?

Peter: Non importa. Per via della scienza. Perché amo dannatamente la scienza!

Il principio di Peter

Ora, mettete “metafisica” al posto del riferimento di Peter all'”aritmetica” e avrete il tipo di New Atheist che occasionalmente compare trionfalmente nei commenti per “confutare” l’argomento del divenire (ad esempio) con qualcosa preso dalla Guida per completi idioti alla fisica. E come Peter, questi critici, nonostante la loro suprema spavalderia, nei fatti non hanno la più pallida idea della natura delle idee che stanno attaccando.

Come l’aritmetica, l’idea chiave della metafisica aristotelico-tomistica riguardo l’argomento dell’esistenza di Dio – la teoria dell’atto e della potenza, il principio di causalità, il principio di finalità, e via dicendo – certamente ha implicazioni per cosa osserviamo nel mondo empirico, ma, altrettanto certamente, non possono essere falsificate da nulla di ciò che osserviamo nel mondo empirico. E come l’aritmetica, non c’è modo per renderle meno difendibili razionalmente di quanto lo siano gli argomenti scientifici. Al contrario, e di nuovo, come l’aritmetica, sono presupposte da ogni possibile scienza empirica.

Ciò non vuol dire che la scienza empirica sia del tutto irrilevante per la metafisica e la filosofia della natura. Ma come siano rilevanti va capito nella giusta maniera. Come applichiamo i principi generali della metafisica a vari specifici fenomeni empirici riguardo la chimica, la biologia, la fisica è assolutamente essenziale. I dati metafisici specifici sull’essenza dell’acqua, o la specifica natura del moto locale, o la specifica fisiologia dei batteri non sono determinabili a tavolino. Ma i principi generali della metafisica in sé stessi non sono materia d’indagine della scienza empirica, precisamente perché riguardano ciò che deve essere vero se c’è un qualsiasi mondo empirico, e così ogni scienza empirica, innanzitutto.

Quindi, consideriamo l’ilemorfismo. Dobbiamo pensare all’acqua come un composto di forma sostanziale e materia prima? O dobbiamo pensarla come un aggregato di sostanza, e così avrebbe una mera forma accidentale che configura la materia seconda? I fatti empirici sono molto rilevanti su questa sorta di domanda. Tuttavia, se la distinzione tra forma sostanziale e forma accidentale e tra materia prima e materia seconda abbia applicazioni nel mondo empirico, non è qualcosa che possa essere stabilito dalla scienza empirica. In breve, se l’ilemorfismo come contesto generale è corretto è una domanda per la metafisica e la filosofia della natura, non per la scienza empirica; ma come l’analisi ilemorfica sia applicata a casi specifici è definitivamente una questione per la scienza empirica.

O considerate il principio di finalità. Dobbiamo pensare ai corpi sublunari come naturalmente “orientati a” un movimento verso il centro della terra, specificamente, come Aristotele pensava? O, seguendo Newton, dobbiamo dire che non c’è differenza tra il movimento in cui i corpi sublunari e sovralunari sono naturalmente “diretti”, e non c’è nulla di speciale da dire sul movimento verso il centro della terra specificamente? I fatti empirici scoperti dalla fisica e dall’astronomia sono molto rilevanti per questa sorta di domanda. Tuttavia, se una finalità immanente o un “essere diretti” esista realmente in natura non è qualcosa che possa essere risolto dalla scienza fisica. In breve, sapere se il principio di finalità è corretto è una questione metafisica e di filosofia della natura, non di scienza empirica; ma come tale principio viene applicato a casi specifici è in ultima analisi una domanda per la scienza empirica.

O consideriamo il principio di causalità, secondo il quale ogni potenziale che è attualizzato è tale in virtù di qualcosa già attuato. Dobbiamo pensare al moto locale di un proiettile come un moto violento, o naturale anche se inerziale? Dobbiamo pensare al movimento inerziale come un vero cambiamento, l’attualizzazione di un potenziale? O dobbiamo pensarlo come uno “stato”? Come caratterizziamo la causa di tale movimento locale sarà profondamente influenzato da come rispondiamo a domande come queste (che ho discusso in dettaglio qui e altrove), e così dalla fisica. Ma se c’è una qualche sorta di causa non è qualcosa che possa essere possibilmente risolto dalla fisica. In breve, sapere se il principio di causalità è vero è una questione per la metafisica e la filosofia della natura, non per la scienza empirica; ma come tale principio venga applicato ai casi specifici è definitivamente una domanda per la scienza empirica.

Perché la teoria dell’atto e della potenza, il principio di causalità, il principio di finalità, l’ilemorfismo, l’essenzialismo, eccetera debbano essere presupposti da ogni possibile scienza fisica, è qualcosa che ho discusso svariate volte, e con grande lunghezza e in grande profondità in Scholastic Metaphysics. Il punto da enfatizzare per la presente funzione è che gli argomenti per l’esistenza di Dio che si trovano nella filosofia classica (neoplatonica/aristotelica/scolastica), come le 5 vie dell’Aquinate, riposano su principi metafisici generali come questi, e non su specifici argomenti di fisica, biologia, eccetera. Quindi quando gli esempi di fenomeni naturali sono usati nell’esposizione degli argomenti – come l’esempio di una mano che usa un’asta per muovere una pietra, spesso usato nell’esposizione della Prima Via – si fraintenderebbe completamente la natura dell’argomento se si elevano perplessità dalla fisica del dettaglio dell’esempio, perché nulla di essenziale all’argomento corre su questi dettagli. Gli esempi sono usati solo come mere illustrazioni di più profondi principi metafisici che necessariamente hanno anche se i dettagli empirici si rivelano.

Per esempio, anni fa avevo un lettore ateo che era ossessionato dall’idea che c’è un piccolo intervallo di tempo tra il movimento dell’asta che muove la pietra, e il movimento della pietra stessa, a che ciò avesse devastanti implicazioni per la Prima Via. Questo è come la supposizione di Peter che la biologia dei vermi piatti è rilevante per valutare se due e due fanno quattro. Ha completamente mancato il punto, completamente frainteso la natura del problema in questione. Non importa quante volte spieghiate ciò a certi tipi di New Atheist, loro semplicemente si metterebbero a ripetere la solita, stanca, irrilevante banalità fisica, come una falena che continua a sbattere contro la finestra convinte che la prossima volta la passerebbe.

Certamente spesso questi “secchioni scientifici” non ne sanno poi così tanto di scienza. In fin dei conti, non sono davvero interessati alla scienza in sé, ma piuttosto a ciò che erroneamente intravedono come un utile randello con cui bastonare filosofia e teologia. Ma anche laddove effettivamente sappiano qualcosa di scienza, non lo comprendono bene come pensano, perché non capiscono la natura di un’affermazione empirico-scientifica, rispetto a un’affermazione metafisica o filosofica. Esattamente come qualcuno che non solo ascolta molta musica ma conosce anche un po’ di teoria musicale si intenderà meglio di musica di un altro che si limiti all’ascoltarne molta, così anche la persona che conosce sia filosofia che scienza comprenderà meglio la scienza di chi si intende solo di essa.

Vince Torley, l’Uomo della Scienza

Ad ogni modo, si scopre che non c’è bisogno di essere un New Atheist, ma nemmeno un ateo non militante, per sfoderare un’insulsa obiezione alla “Peter-maniera”. Si potrebbe avere un’altra motivazione – chessò, se sei un pubblicista dell'”Intelligent Design” che è davvero, ma davvero furibondo con qualche Tomista di vecchia data critico verso l’ID, e che è davvero disposto a giocare l’ingiocabile nella speranza che qualcosa finalmente attecchisca. Caso in questione: il nostro buon vecchio Vincent Torley, il cui peculiare stile di argomentare “caricate, fuoco!, puntate” abbiamo potuto osservare in bella mostra in un recente scambio su questioni inerenti l’ID. In un post conseguente, Torley dedica un ammontare di 15 pagine ad interlinea singola a quel che evidentemente gli pare un’immane demolizione della versione dell’argomento aristotelico ex motu (la prima delle Cinque Vie di San Tommaso d’Aquino) che ho presentato in un discorso reperibile su Vimeo. (I lettori di vecchia data noteranno che, per quanto un blog-post lungo l’equivalente di 15 pagine possa sembrare prolisso, è in realtà relativamente corto per il notoriamente logorroico signor Torley.)

Ora, cos’ha quell’argomento a che fare con l’ID o con altre faccende discusse nel nostro recente scambio? Beh, niente, ovviamente. Ma il motivo per attaccarlo risulta abbastanza chiaro da alcune constatazioni che Torley fa nel suo post, specialmente quando letto alla luce di un preciso contesto storico. Una rapida ricerca su Uncommon Descent (un sito ID al quale Torley contribuisce regolarmente e nel quale è apparso questo suo nuovo post) rivela che negli ultimi quattro anni o giù di lì, Torley ha scritto almento quindici (!) post di lunghezza Torleyiana criticando varie cose che ho detto, di solito a proposito dell’ID ma a volte a proposito di altre questioni che non c’entrano niente. (E no, tutto questo senza contare i saltuari post di apprezzamento nei miei confronti, né tenendo in considerazione post critici verso di me scritti da altri collaboratori di Uncommon Descent. Né tenendo conto dei numerosi lunghi commenti critici verso di me che Torley ha postato nel corso degli anni, sia qui sul mio blog che altrove.) Un lettore impietoso potrebbe concludere che Torley abbia un autentico chiodo fisso. Un lettore compassionevole potrebbe concludere grossomodo la stessa cosa.

Ora, come Torley decida di spendere il suo tempo sono affari suoi, io sono lusingato per la sua attenzione. Il problema è che gli sembra sempre di aver guadagnato un vantaggio clamoroso e si infastidisce quando non gliene do atto o non rispondo. In realtà, come chi mi legge da molto tempo sa per esperienza, Torley fraintende regolarmente le cose – e, di nuovo, ad un’incredibile, pallosissima lunghezza. (Ricorderete che l’ultimo suo blog-post al quale ho risposto occupava da solo 42 pagine ad interlinea singola.) Tanto c’è così tanto tempo nella vita che uno può prodigarsi a leggere e rispondere a noiose ricostruzioni fuorvianti intraprese in prolissi e passeggeri blog-posts. Come non ho bisogno di ricordare alla maggior parte dei miei lettori, ho una frenetica tabella di marcia solo tra scrittura e insegnamento, per non parlare di una moglie, sei figli e altri membri della famiglia che reclamano il mio tempo. Per qualche stravagante ragione c’è un’ininterrotta schiera di persone che sembrano pensare che questo significhi che semplicemente io debba avere il tempo per rispondere a qualsiasi trattato abbiano scritto lungo il weekend, quando il buonsenso dovrebbe aver reso evidente l’esatto contrario. Nel caso di Torley, mentre ho effettivamente risposto ad alcune delle sue prime repliche alle mie critiche sull’ID, negli ultimi anni non ho proprio avuto il tempo, né parimenti – dato che le sue osservazioni si sono fatte sempre più frequenti, verbose, occasionalmente pungenti e palesemente progettate per tentare di attirare l’attenzione – la pazienza.

Questo evidentemente lo irrita, cosa che ci riporta ai suoi recenti commenti circa la mia difesa di un argomento in stile Prima Via. Quattro anni fa Torley espresse questa opinione: “L’abilità […] del professor Feser di enunciare e difendere le Cinque Vie dell’Aquinate di fronte a un pubblico del ventunesimo secolo è ineguagliabile.” Tre anni fa ha consigliato ad un blogger ateo: “Ti solleciterei a leggere il libro del professor Edward Feser, Aquinas. Si tratta della miglior difesa del Tomismo Aristotelico che si possa probabilmente mai leggere, è meno di 200 pagine e le sue argomentazioni meritano di essere prese in seria considerazione. Saresti sconsiderato a ignorarlo a piè pari.” Avanti veloce fino al presente e l’atteggiamento di Torley è misteriosamente differente. Ora ci assicura, nel suo post più recente, che “i buchi nella logica di Feser sono così estesi che chiunque potrebbe guidarvi un camion attraverso” e che il mio argomento “contiene così tanti banali errori logici che non potrei raccomandare in buona fede di mostrarlo agli atei” (!)

Ora, Torley è ben consapevole che il discorso presentato nel video è essenzialmente una versione semplificata – presentata di fronte a un pubblico di non-filosofi e dove avevo un limite di tempo – dello stesso argomento che ho sostenuto nel mio libro su San Tommaso. Eppure, nonostante quattro anni fa abbia detto che la mia “abilità di enunciare e difendere” quell’argomento fosse “ineguagliabile”, oggi parla di “buchi così estesi che chiunque potrebbe guidarvi un camion attraverso” sempre relativamente a quell’argomento! Tre anni fa disse a un ateo che quel che dicevo nel libro (inclusi, sicuramente, i miei passaggi sulla Prima Via) è “la miglior difesa del Tomismo Aristotelico che si possa probabilmente mai leggere” e, sempre a quell’ateo, “Saresti sconsiderato a ignorarlo a piè pari”; oggi dice “non potrei raccomandare in buona fede di mostrarlo agli atei”!

Ma cosa è cambiato nello scorrere degli anni? Ebbene, innanzitutto, mentre sono ancora critico nei confronti dell’ID, non mi preoccupo più di rispondere alla maggior parte di ciò che Torley scrive. Di qui la sua lamentela nell’ultimo post: “Feser deve ancora rispondere alla mia critica della sua versione rabberciata della Quinta Via dell’Aquinate.” Evidentemente Torley pensa che la resa dei conti sia vicina. Scrive:

Se l’argomento [presentato nella conferenza su Vimeo] cade, Feser, che ha ridicolizzato per anni gli esponenti dell’Intelligent Design per aver fatto uso di argomentazioni probabilistiche, dovrà rimangiarsi le parole pubblicamente… (enfasi nell’originale)

Per essere sicuro, Torley aggiunge:

Lasciatemi chiarire in anticipo che in questo post non sto affermando l’invalidità del discorso cosmologico di San Tommaso; al contrario, lo considero un argomento profondamente arguto e consiglierei caldamente il giornale del professor R. C. Koons, A New Look at the Cosmological Argument… Noto, en passant, che il Professor Koons è un Tomista che difende la legittimità degli argomenti dell’Intelligent Design. (enfasi nell’originale)

Quindi non è l’argomento in sé ad essere cattivo, ma solo il mio modo di proporlo – nonostante Torley stesso avesse elogiato le mie prime presentazioni dello stesso! Apparentemente, la chiave per fornire un buon discorso in stile Prima Via è questo: se in un altro tuo lavoro “difendi la legittimità degli argomenti dell’Intelligent Design,” allora la tua parola sull’Aquinate è “caldamente consigliata.” Ma se hai “ridicolizzato per anni gli esponenti dell’Intelligent Design,” allora anche se la tua sull’Aquinate in circostanze diverse è “ineguagliabile”, devi essere costretto a “rimangiarti le parole pubblicamente.” Sembra che per Torley quel che conta in ultima istanza quando si valuta il lavoro di un collega teista è che vada d’accordo o meno con l’ID. “ID über alles.” (E Torley ha pure la faccia tosta di accusare me di un atteggiamento del tipo “o mangi la mia minestra o salti la finestra”!)

Certo è difficile spiegare altrimenti lo spudorato sbeffeggiamento del principio di carità da parte di Torley. Sicuramente Torley sa che la presentazione dell’argomento al quale replica è una versione “popolare”, presentata a un pubblico digiuno della materia, dove avevo un’ora di tempo a disposizione. Sa che dati questi vincoli non avrei mai potuto fornire verosimilmente una presentazione approfondita della questione o rispondere ad ogni possibile obiezione. Sa che ho presentato l’argomento in uno stile più accademico in svariati posti, come in Aquinas e nel mio articolo ACPQ “L’Inerzia Esistenziale e le Cinque Vie.” Egli sa che ho dato risposta a diverse obiezioni alla mia versione di quel tema sia in quegli scritti che in un gran numero di blog post. Eppure il suo metodo è essenzialmente quello di ignorare tutto ciò e concentrarsi solo su quello che dico in quel preciso video.

E sicuro, in perfetto stereotipo “secchione scientifico”, Torley reclama che gli esempi che uso nel discorso “sono guastati da una scienza fallace.” Perciò, in risposta alla mia osservazione che una scrivania che tiene su una tazza è in grado di farlo solo perché a sua volta viene tenuta su dalla terra, Torley, come un troll New Atheist ai provini per il ruolo di una comparsa, comincia ad incanalare nel suo corpo Bill Nye, l’Uomo della Scienza:

Come riesce la scrivania a tener su la tazza? Da un punto di vista fisico, sarebbe meglio chiedersi: perché la tazza non cade attraverso la scrivania? In poche parole c’è una forza, legata al tentativo di un sistema di disfarsi dell’energia potenziale, che spinge via gli atomi della tazza e gli atomi della scrivania reciprocamente, una volta che si trovano molto vicini tra loro. La Terra non ha niente a che fare con il potere della scrivania di agire così…

In ogni caso, la scrivania non tiene la tazza di caffé “su”, piuttosto la tiene “via”: gli atomi contenuti nel legno di cui è composta la scrivania impediscono agli atomi nella tazza di avvicinarsi troppo…

[Etc. etc.]

Bene, dopo aver letto ciò che ho detto sopra, sapete cosa c’è che non va in tutto questo. E pure Torley dovrebbe saperlo, perché è un lettore assiduo di questo blog e ho ribadito questo concetto molte volte (per esempio qui, qui, qui, qui e qui). Il punto, ripeto, è che i dettagli scientifici degli esempi usati specificamente per illustrare principi metafisici, che comprendono le prove Tomistiche per l’esistenza di Dio, sono completamente irrilevanti. Nel caso in questione, l’esempio della tazza tenuta su dalla scrivania a sua volta tenuta su dalla terra era pensato banalmente per introdurre, per una platea non ferrata, la nozione tecnica di una serie essenzialmente ordinata di attualizzatori di potenzialità. Una volta compresa quella nozione, l’esempio specifico usato per spiegarla si rivela superfluo. La nozione trova applicazione qualsiasi si rivelino essere gli specifici dettagli fisici. Quando un fisico mostra un concetto chiedendoci di immaginare cosa sperimenteremmo se cadessimo in un buco nero o se cavalcassimo un fascio di luce, nessuno ritiene furbo rispondere che i fotoni sono troppo piccoli per sedercisi sopra o che verremmo stracciati a pezzi dalla gravità ancor prima di aver raggiunto il buco nero. L’obiezione fuorviante ed estenuantemente pedante di Torley non è certo meglio di queste.

Comunque, questo è quel che Torley afferma nella prima sezione del suo poema di 15 pagine. Torley scrive:

Per la cronaca, non ritratterò niente di quel che dico in questo post. Il professor Feser potrà anche tentare di accusarmi di malinterpretare il suo ragionamento, ma i lettori hanno la possibilità di guardarsi il video da sé e verificare che ho ricostruito i fatti con scrupolosa chiarezza.

… come se il rifiutarsi cocciutamente di ascoltare una potenziale critica in qualche modo gli fungesse in anticipo da vaccino per essa!

Beh, non preoccuparti Vince, non ti accuserò di malinterpretarmi in qualsiasi cosa tu abbia da dire nella restante parte di questo tuo ultimo post. Non mi sono scomodato a leggerla.


[1] Nell’originale in inglese c’è un gioco di parole con il termine “crawl”, che indica sia strisciare che gattonare.

Annunci


Categorie:Sproloqui

Tag:, , , , , , , , , , , ,

24 replies

  1. Grazie Edward e grazie Law!.

    Questa volta non leggo qui una riflessione propriamente filosofica al primo grado, ma proprio la messa in evidenza, chirurgica, della difficoltà di interazione che si ha quando si è di fronte ad interlocutori che non desiderano uno scambio nella verità.

    Perché di questo si tratta: il principio di carità stesso, sovente citato, è il fondamento stesso della costruzione di un dialogo che si posiziona nella verità . Principio di carità che consiste a veramente voler capire quel che l’altro ci dice per veramente cercare di scambiare.

    Lo scambio che Feser ha avuto con l’ateista in questione sembra la fotocopia di quel che viviamo sul nostro blog quando abbiamo discussioni simili: non faccio nomi per non “offendere” inutilmente, ma il paio di esempi al quale penso sembra chiaro ed azzeccato.

    Ma questo problema non è proprio solo dell’ateista e con il secondo esempio del “seguace” dell’I.D. ne abbiamo la prova ( N.B.: sono piaciuto nel constatare, ancor una volta, la convergenza di punto di vista che noi stessi abbiamo con Feser sulla non viabilità filosofica dell'”Intelligent Design”; bello è vedere che aristotelici e tomisti, cioè realisti, del mondo intero ci accordiamo su questi punti: ciò dimostra che il discorso metafisico permette di raggiungere risultati perfettamente compartibili e verificabili, “opinion free”).

    Con i nostri fratelli separati del tradi-protestantesimo abbiamo lo stesso meccanismo che riproduce lo stesso iatus qui sopra descritto:

    Noi: il Magistero Autentico della Chiesa non può errare in materia di fede e costumi
    Tradi-prot: Non è vero, oggi la Chiesa dice che c’è libertà di coscienza, mentre prima c’era il diritto dello stato di forzare la coscienza
    Noi: No guarda, prima la Chiesa diceva che non c’è nessun diritto dell’errore e ora, invece, pure. Anzi, per assicurarsi che nessuno sia indebitamente indotto all’errore, chiede allo stato di rispettare la coscienza di ciascuno
    Tradi-prot: Ma questo è il contrario di quello che era insegnato prima:allora o prima era sbagliato oppure lo è ora
    Noi: Che c’entra? Le cose che la Chiesa considerava prima per l’applicazione del principio generale “non c’è un diritto dell’errore” erano diverse: se si considera tale principio in un contesto di cristianità statale allora andava interpretato in un modo. Se lo si considera nel contento politico, anticristiano degli ultimi cento anni questo stesso “non diritto dell’errore” implica che si debba salvaguardare “la libertà di coscienza” di ciascuno, la quale libertà di coscienza è il diritto che ognuno ha di cercare la verità senza nessuna costrizione statale o altra.
    Tradi-prot: Poco importa, nel Syllbus c’è scritto il contrario e scrivere l’opposto è una contraddizione. Bisogna che la Chiesa lotti politicamente per il ritorno della monarchia cattolica, ma questo non piace ai massoni e ai ricchioni e allora Pietro agisce da Simone e, come prova provata, il quarto segreto di Fatima, che è sempre segreto, ci dice che andiamo verso mali incommensurabili….

    Forse la domanda da porre è: ma come fare per discutere con gente che ha tali atteggiamenti? è disonestà? è ignoranza? è trollismo? è limitazione mentale? è puramente dell’ordine dello psicologico?
    In Pace

    Liked by 1 persona

    • Grande Simon. una capacità di sintesi invidiabile!
      riguardo al principio di carità alla fine non è che semplicemente il “disputare”. Come abbiamo sempre riferito disputare significa letteralmente “pulire le idee l’uno all’altro” e quindi insieme giungere a concetti più vicini alla Verità.
      Nel Medioevo si disputava, non si dibatteva.
      Probabilmente proprio perché in comune c’era una base metafisica ampia e accettata. O per lo meno c’era una intelligenza analogica che permetteva di comprendere la dialettica dell’intero.
      Si era, per dirla alla Platone, più preparati alla filosofia.

      A tale proposito ho una domanda a cui non ho ancora trovato una risposta. O meglio: ho la mia risposta, ma non ho mai disputato su di essa (appunto).
      La domanda è: tutti possono essere filosofi?
      A volte mi sembra che la possibilità di comprendere l’astrazione filosofica sia “per pochi” (come diceva in soldoni appunto Platone: chi comprende l’intero è filosofo, chi no… no!), ma questo cozzerebbe con il principio di senso comune per cui la costatazione dell’intero è comunque “umana”. E’ un talento particolare (come può essere la musicalità innata, che può essere bene o male indirizzata) o è parte sostanziale della natura dell’uomo?
      La mia risposta, agostiniana: l’uomo per sua natura è in grado di concepire il concetto di “intero” e quindi di avere astrazione metafisica, esattamente come dire “infinito” è una nozione insieme sfuggente MA comprensibile (non è illogica). La comprensione però di tale concetto è altra cosa, e lì bisogna esserci portati.

      Liked by 1 persona

      • Beh invece di “pulire le idee l’un l’altro”, oggi si tende a “farsi le pulci”…

        Eppoi, per tentare di rispondere alla tua domanda: in modo naturale tenderei a dire che tutti sono potenzialmente capaci di intendere una riflessione metafisica, come anche matematica, fisica, artistica e così via, ma forza è di constatare che c’è gente che non ha sensibilità artistica, gusto per la fisica e la matematica e per la metafisica.
        D’altro canto, si ama quel che si conosce e si conosce quel che si ama…
        Deficit di amore in primis, allora direi.
        D’altronde la visione di uomo “completo” in quanto uomo universale, che ama lo scibile nella sua interezza e che trova in lui stesso l’organicità in atto delle sue conoscenze non è esattamente quello che la “cultura” contemporanea desidera promuovere, preferendo parcellizzazione, specializzazione e l’amore del particolare ad esclusione dell’universale: più utile economicamente e meno pericoloso politicamente.
        Diciamo così, gli intellettuali del giorno d’oggi sono ormai i “blue collars” (con tutto il rispetto dovuto per i blue collars) i muratori e gli scalpellini della riflessione: mancano gli “ingegneri” quelli che concepiscono e hanno la visione d’insieme dell’opera intera.

        Un vescovo ai tempi medievali andava in giro sul suo asino nel sul vescovato. Incontra un primo uomo sudato e alquanto affannato con un espressione del viso alquanto scontento. Gli chiede cosa stesse facendo e l’operaio gli risponde che, appunto, spacca pietre.
        Il nostro vescovo continua per qualche miglia e incontra un secondo spaccapietre sudato e affannato che compie il suo lavoro con serietà e gli pone la stessa domanda che al primo al quale questi risponde che prepara materiale di costruzione. Il nostro vescovo va oltre ed arriva in un terzo posto dove c’è uno spaccapietre,ma questa volta, benché sempre sudato ed affannato, è sorridente e felice e risponde alla solita domanda del vescovo che costruisce una cattedrale. Aneddoto conosciuto per spiegare il concetto di motivazione e anche altre cose più spirituali.

        Però il problema dei nostri giorni sembra essere il seguente: qualunque spaccapietre che si incontra ti risponderà che la sua pietra spaccata è la cattedrale….
        In Pace

        Liked by 1 persona

        • ” Però il problema dei nostri giorni sembra essere il seguente: qualunque spaccapietre che si incontra ti risponderà che la sua pietra spaccata è la cattedrale….”

          ….e non potrebbe essere vero? Se la pietra è spaccata bene, se il lavoro è fatto bene…È la cattedrale. Infatti c’è una piccola questione anche in questa storiella motivazionale: la cattedrale stessa. C’è un vescovo, uno spaccapietre, un asino, il medioevo, le pietre e una cattedrale.
          Ma forse oggi potremmo capire che c’è una cattedrale più grande che contiene anche quella più piccola con tutti i personaggi della storiella. E noi dobbiamo solo comprendere, chiederci di volta in volta, di giorno in giorno, quando e quanto siamo asini, vescovi, spaccapietre, pietre o cattedrali. La risposta non è scontata. E siccome costituisce la base del nostro decidere ed agire….ne va della cattedrale principale.
          (a volte va costruita, a volte riparata, a volte solo guardata, salvaguardata, a volte solo visitata, passeggiata, respirata)

          Mi piace

          • Intede dire trinity che la mentalità riduzionista da per scontato che una “cattedrale” è soltanto la somma dell pietre che la compongono, cioè non tengono conto di quella che aristotelicamente parlando si chiama “forma”.

            Liked by 2 people

      • ” E’ un talento particolare (come può essere la musicalità innata, che può essere bene o male indirizzata) o è parte sostanziale della natura dell’uomo?”

        Tutti hanno talenti e qualità particolari e uno dei problemi può stare nell’aver tempo e modo di svilupparli. La domanda principale è però (per me) CHE COSA ne facciamo del nostro talento? Come lo mettiamo in pratica? A quale scopo lo utilizziamo?

        Mi piace

  2. nel frattempo ho aggiornato il nostro ebook con la presente traduzione e quella apparsa critica scientifica tempo fa ad opera di jdm, amico del nostro blog. 🙂
    Approfitto per ringraziare entrambi, jdm e ago86, per il loro contributo.
    Complimenti a ago86 per il blog!

    Liked by 2 people

  3. A me sembra più l’atteggiamento di molti supposti metafisici se proprio devo essere sincero., Feser incluso.. sarà che un dialogo fra sordi è una situazione simmetrica?

    Mi piace

  4. Scusa Simon ma

    Vescovi oggettivamente eretici non destituiti costituiscono un tacito assenso al loro operato o no?
    Dichiarare che la sacra potestà ha un’unica origine invece che doppia , è una discontinuità o no?
    Le menate sugli ebrei del vaticano II non costituiscono una discontinuità?
    Celebrare il sacrificio su di altari privi di reliquie dei martiri, non orientati , più volte al giorno in situazioni di NON emergenza, è o non è discontinuità?
    Ridurre l’homo ad anima e corpo, ignorando che è dotato di un proprio spirito, ergo dualizzando la tripartizione classica umana ( il miscuglio tra intelletto e ragione , in definitiva ), è discontinuità o no?
    Inginocchiarsi di domenica è discontinuità o no?

    Mi piace

    • Bentornato Daouda.
      Fai apposta di continuare la discussione tra “noi” e “tradi-prot”? 😉

      Comunque una semplice ispezione delle tue domande mostra che esse non si riferiscono ad una continuità del Magistero Autentico in materia di Fede e di Costumi (salvo, forse, questa tua domanda sulla “sacra potestà” che, onestamente, non capisco proprio), ma a delle possibili discontinuità pratiche di ordine, direi, “meramente” pastorale.

      a) Alla tua prima domanda, vorrei chiederti chi dichiara questi vescovi eretici? Cioè chi può giudicare un vescovo eretico in piena cognizione di causa (nota che ci sono vescovi che personalmente ritengo eretici, ma non vado fino al punto di criticare chi non agisce nei loro riguardi in quanto immagino sempre che ne sappiano più di me e, soprattutto, che hanno la grazia di stato ad hoc per agire)? Tu, io, il sindacato dei piagnoni? Boh

      b) Quanto agli ebrei c’è una discontinuità pastorale senza dubbio, ma di certo non magistrale.

      c) Tutti gli altari delle chiese che io conosco dalle mie parti hanno le reliquie: mi sembra che non ci sia un problema. Non essere rivolti ad oriente, non mi piace e lo dovresti sapere se mi hai seguito, però forza è di constatare che non c’è Magistero al soggetto ( d’altronde non vedo la connessione diretta colla “fede” cattolica o colla sua morale), anche se chiaramente v’è una discontinuità pastorale

      d) Anima, corpo e spirito sono distinzioni concettuali per poter analizzare la persona umana sotto i rispettivi punti di vista: considerare l’essere umano come l’unione di forma e potenza, cioè anima e corpo, è un punto di vista perfettamente tradizionale, aristotelico e tomista: il considerare le funzioni specifiche a quel che chiami tu “spirito” è una cosa lecita, ma si può immaginare anche osservare e discettare altrimenti, ad esempio sulla nozione di psiche o di cuore o altro. Non ne farei un oggetto di Magistero in quanto tale e quindi non vedo nessuna problematica di discontinuità

      e) Inginocchiarsi la domenica? Non saprei dire, personalmente la domenica vado in chiesa, passeggio, vado a mangiare, incontro gente, leggo, seduto, alzato, a letto, a volte in ginocchio per pregare. Comunque non ho letto nessun documento del CVII che obbligasse i fedeli a starsene in ginocchio la domenica: non credo quindi ci sia discontinuità con prima.

      In Pace

      Mi piace

      • e) di domenica è vietato inginocchiarsi. Ora questo è forse più rilevante per un tridentinista visto che passa la maggior parte del tempo di una santa messa in ginocchio.

        d) in oriente il nous è l’intelletto, l’anima e le sue facoltà ( ragione – volontà – memoria ) la psiche, il corpo quel che è.
        Il cuore è per l’appunto il nous individuale , e guarda caso sopraintende al sangue, che è la volontà, visto che nell’uomo preminente sulla ragione e l’immaginazione è questa.
        Che non sia oggetto di magistero mi sembra alquanto assurdo , ma è comprensibile rispetto a chi vede questo solo in quel che scrive un papa.
        Il problema è che non perché hai forma e materia il sinolo non costituisce un elemento intermedio visto che devi rispettare tale dualità.

        c) lo chiami poco? Le chiese le commissionano loro! Inoltre , permettimi, ma non perché non cambi la dottrina ( e ci sarebbe da discutere ) puoi cambiare la liturgia o la prassi a piacimento.
        Difatti, è grasso che cola se un cristiano si alzi alle 11.30 e non faccia colazione per presenziare alla messa di mezzogiorno…quando il digiuno dovrebbe incominciare dalle 00.00 . Chissà poi se marito e moglie si sono degnati di rispettare i canoni e non si sono uniti dal vespro del sabato?
        Chi le insegna più queste cose? Chi le spiega, più che altro?
        Ora non voglio affannarmi a far tornare un’ipotetica realtà che fu, ma solo far presente che la cristianità, tempo fà , era molto molto diversa e ciò rispetto a sé stessa, non ai tempi ed ai luoghi. La prassi come la liturgia fanno parte del bagaglio del deposito di Fede.

        b) fuori tutto. Io sostengo che avere una pastorale differente è ,oltre che ipocrita, rasentare l’errore. Non credo abbia mai avuto senso parlare di pastorale…

        a) Tutti possono CONSTATARE l’eresia di un vescovo se sono cristiani. I provvedimenti li prenda chi deve, e difatti, non accade.
        Per il resto la problematica della sacra potestà è l’unica dove NON E’ possibile cincischiare sulle interpretazioni, pastorali , passando dall’incattivirsi alla difesa a spada tratta.
        Ha o non ha due origini?
        Calcolando che non è ancora chiaro, già questa ambiguità , riscontrabile anche nell’attuale papa , è deplorevole.

        Il tutto era solo per farvi presente che , se voi rompete le scatole ai tridentinisti, gli ortodossi ve se magnano , come se magnano questi infatti.
        Si fosse realmente sereni , si comprenderebbe dove la Chiesa effettivamente ha offuscato sé stessa, offuscamento che di per sé è necessario in termini escatologici.
        Spero di aver fatto un’allusione comprensibile.

        Mi piace

  5. @Minstrel.
    ” Intende dire trinity che la mentalità riduzionista da per scontato che una “cattedrale” è soltanto la somma dell pietre che la compongono, cioè non tengono conto di quella che aristotelicamente parlando si chiama “forma”.

    Davvero intendevo quello? Wow 😀
    Grazie della traduzione simultanea 😀

    A parte gli scherzi, avvertivo qualcosa che non va nella storia, pur condividendola nel messaggio di fondo e soprattutto capendo i contesti in cui viene usata – anche se oggi qualcuno ha un pò “evoluto” quel concetto di “motivazione” proprio perché quel modo di motivare potrebbe rivelarsi insufficiente – dipende da come lo intendi e da come viene realizzato nella pratica…perciò sono ripartita da zero. Dalla pietra che qualcuno ritiene cattedrale. E paradossalmente gli davo ragione. Perché potrebbe DAVVERO aver ragione…Se la intendi come Papa Francesco e l’attenzione per ogni singola persona, compresi quelli che apparentemente “non stanno costruendo nessuna cattedrale”, come gli ammalati, i poveri, ecc……allora la pietra ha ragione a voler essere cattedrale. Ma dato che in troppi ce ne siamo dimenticati, la cattedrale troppo spesso si è ridotta a inerti cumuli di pietre sulle quali è inutile puntare il dito come responsabili di tutto.

    Mi piace

    • Per intenderci trinity ti propongo un esempio analogico: da una parte hai, accatastato, tutto il materiale per fare una casa. TUtto. Dal cemento in sacchi, ai mattoni, alle tegole, ai tubi, ai mobili. tutto. Ce l’hai sulla sinistra.
      Poi costruisci con questi materiali la casa, a destra. Non ti rimane nulla a sinistra MA a destra ora hai la casa.

      Come mai i sacchi-mattoni-tegole-tubi-ecc (e cioè tutto ciò che era a sinistra e che è DI FATTO TUTTO E IL SOLO materiale con cui è fatta la casa) non lo chiamavi casa -bensi sacchi-cemento-mattoni ecc – e ora la costruzione a destra la chiami semplicemente così cioè “casa”?

      Come può nascere una nozione ORDINATA e UNICA da tante nozioni diverse e caotiche? Cosa ha in più la casa per far si che quei materiali FORMINO qualcosa che prende quella nozione nuova cioè “casa”? Serve un “progetto” concretizzato. O meglio serve la vera e propria costruzione.
      La casa è materiale+costruzione. Materia (che vedi)+forma (che non vedi ma CI DEVE essere).
      Il lavoro progettuale , il lavoro, le ore spese, le energie usate non le vedi quando guardi una casa. Ma non significa che non esistono.
      La “costruzione” della casa, che non vedi ma CI DEVE ESSERE per creare la nozione di “casa”, è l’analogo della forma per Aristotele.

      Il riduzionista estremo compie l’errore di pensare che tutto l’ordine naturale non sia nient’altro che materia, togliendo di mezzo la “forma”.
      Ora capisci: sarebbe come dire che la casa è SOLO il materiale che avevo a sinistra. Che cretinata, nevvero? Allora perché i materiali a sinistra non li chiamava “casa”? E perché quella di destra si ostina a chiamarla casa? E come mai con gli stessi materiali o alcuni di essi io potevo costruirmi un garage o una pista d’atterraggio o una statua? Cioè come li devo chiamare quei materiali: “casa”, “statua” o “Materiali da costruzione”? Guardali e dimmi: che concetto veicolano? E invece come mai la costruzione di destra è certamente una “casa”? Cioè come mai ritieni non sia esistente l’unico concetto che ti concretizza ciò che osservi?
      Vorresti esempi nel primo ordine, quello naturale, e non nel secondo ordine (degli artefatti) come l’analogia proposta?
      Ecco: perché la coscienza è certamente il solo risultato dei neuroni che compongono il cervello?
      Se l’uomo è formato da atomi e questi atomi, quelli che compongono il corpo, cambiamo COMPLETAMENTE (e più volte!) nel giro di una vita intera, cosa ti fa dire che quella è la stessa “persona” di ieri? Cosa “forma” il concetto di “persona”? Gli atomi?
      Esempi a caso.

      Togliendo di mezzo la forma si compie un errore di semplificazione che questa analogia mi apre esplichi bene. Ovviamente molti oggi hanno dovuto constatare che il riduzionismo estremo (quello che qui ho preso in carico) non funziona (Deo gratia…) e hanno optato per altre forme meno becere di riduzionismo, alcune anche funzionali (come Andrea dimostra con il suo lavoro da fisico che produce anche tecnologia), ma certamente tutte filosoficamente insufficenti.
      Non è un danno applicarle per fare ricerca che magari poi sbocca in tecnologia che porta vantaggi a tutti.
      E’ un danno pensare che quella sia l’unica modalità possibile di concepire il reale, non solo per la mancata visione dell’intero metafisico, ma anche e soprattutto per la scienza pura stessa e i suoi obiettivi di ricerca. Interpretare un dato secondo una illogica inconcepibile è un errore che scardina la scienza stessa che si sta utilizzando. By the way, ne parleremo quando tratteremo il principio di non contraddizione. 😉

      Spero di essermi spiegato eprché non son cose facili e io non son nemmeno portato ad insegnarle. Diciamo che ce sto a provà! 😀

      Mi piace

      • Grazie Minstrel, spieghi benissimo. E dopo l’ennesima volta che leggo la storia della FORMA a sto punto credo di averla capita 😉
        Anche perché solitamente non è questione di capire ma di ritrovare e ridefinire concetti già esistenti nelle conoscenze/coscienze di ognuno…

        Un’altra domandina….
        (Riassumo un tuo pensiero perché non mi funziona il copia-incolla!)

        Minstrel dice “Molti hanno dovuto constatare che il riduzionismo estremo non funziona e hanno optato per forme meno becere di riduzionismo, alcune anche funzionali, ma certamente tutte filosoficamente insufficienti”

        E se invece queste forme meno estreme di riduzionismo….io le definissi “filosoficamente sufficienti ma umanamente insufficienti” ?

        Troveresti un senso in questa mia definizione ? E se no, dove sbaglio?
        Grazie 🙂

        Mi piace

  6. 🙂
    Ragazzi, non stavo “facendo le pulci”, stavo “pulendo le idee”. Il vostro compito è fare i filosofi. Il mio è quello di mostrarvi che cosa vedono i non filosofi. Perché forse il punto è: come può fare la filosofia ad incidere sulla persona e sulla società? ….se non tenendo conto di quello che viene trasmesso, capito e messo in pratica? ….altrimenti è….”fare le cornicette” delle elementari (o era all’asilo non ricordo) a vita.

    Mi piace

    • In realtà, Trinity, queste questioni secondo me magari non incideranno DIRETTAMENTE sulla persona e sulla società, però ad esempio in temi come la scienza sono di fondamentale importanza: capire cosa c’è che non va nel riduzionismo metafisico porta a cercare “nuovi background mentali” altri da esso per formulare nuove teorie (dato che le vecchie, vedi darwinismo, hanno ormai mostrato tutte le loro debolezze).
      Tutto questo è valido a maggior ragione, se aggiungi che spesso molti scienziati confondono la propria personale concezione metafisica dell’universo con la “scienza oggettiva” (probabilmente errore derivante proprio dal riduzionismo, che vuole ridurre tutto a una visione univoca anche laddove non è possibile, mischiando filosofia e scienza in un pastone eterogeneo).

      Quindi tranquilla: niente cornicette…. 🙂

      Mi piace

      • Ah ok Law. Un pò alla volta vi sto capendo…Tu concepiresti quindi una scienza supportata saldamente da determinate posizioni filosofiche e “dal vertice” (di scienza e filosofia) arriva tutto “giù” alla società e alla persona.
        Io invece vedrei e direi che se una certa formazione (anche filosofica) non parte dalla persona e dalla società tutta…è pura illusione cercare di “convincere a valle” gli scienziati che in quella società si sono formati.
        (e dunque non la vedo solo come questione di percorsi scolastici, accademici, ecc.)
        🙂

        Mi piace

  7. P.s. e mi riferivo anche a quanto ti chiedevo e mi rispondevi nelle lezioni di metafisica for dummies che ora mi stavo rileggendo https://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/08/30/metafisica-for-dummies-lezione-2-sullattivita-scientifica/
    Nella prossima lezione, con le prossime definizioni di “scienza”, forse capirò meglio dove sbaglio e dove manco di conoscenza.

    Mi piace

  8. Prova

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: