Critica alle critiche di Tommaso alla prova ontologica di Anselmo d’Aosta

Forma ordinaria e forma straordinaria dell'unico Rito Romano

la necessità di non essere quadrato

L’ultimo dialogo di Simon, strepitoso, mi ha ricordato una bellissima lezione (reperibile su web) di Padre Barzaghi OP dedicata alla prova ontologica di Anselmo d’Aosta e alle critiche che fece a questa Tommaso d’Aquino.

PREMESSA.
Tratto in questo breve post della prova ontologica secondo quanto proposto da Anselmo stesso. Oggi tale prova è ancora studiata e perfezionata da filosofi del calibro di Plantinga, il quale si chiede se è possibile comparare esseri esistenti con esseri non-esistenti.
Tralasciamo questo ambito modale di studio e fiondiamoci nel medioevo per un ripasso di Anselmo, per ascoltare le critiche di Tommaso e… tentare di criticarlo!
Scusi Maestro!!!

La prova di Anselmo è celeberrima: tratta dall’opera Proslogion è una delle prove “più semplici” (e come tale anche più efficace) perché composta da una frase secca e nitida per tutti: quando lo stolto (l’ateo) dice che Dio non esiste si contraddice poiché quando egli pensa Dio pensa necessariamente “all’essere di cui non si può pensare il maggiore” e se un tale essere non possiede l’esistenza è tutt’altro che “il maggiore”. Per cui richiamare un simile ente e dire che non esiste è una contraddizione.
E’ come se uno vi dicesse ad alta voce: “io non sto parlando!”.

Amen. Tutto qui? Tutto qui (dici poco).

Questa prova viene definita “ontologica” perchè si basa su ciò che E’ Dio!
Da subito tale strada ebbe delle critiche, la prima – famosa – venne da Gaunilone, frate appartenente allo stesso ordine di Anselmo.
Altre critiche piovvero in ambito cristiano-cattolico, le più “dure” da affrontare furono quelle di Tommaso.

Eccole qui:

1) CRITICA  STORICA.
La definisco io così perché mi sembra nasca dalla conoscenza  che oggi definiamo “storica” di quel che Tommaso sapeva di quanto pensavano i vecchi filosofi della grecia antica. San Tommaso infatti dice: “Non è vero che tutti ritengono che Dio sia l’essere di cui non si può pensare il maggiore”. Ad esempio i presocratici pensano a Dio come Acqua oppure come fuoco…
Prima demolizione parziale: allora come mai anche tu, caro il mio Tommaso, mi concludi le tue vie con “e questo TUTTI dicono Dio”?
Resta in piedi in effetti la consapevolezza storica che i presocratici ritenevano fosse il fuoco, l’acqua (o il numero come Pitagora) l’arché di tutte le cose. Ma erano affermazioni in primis mancanti della rivelazione cristiana con Dio quale Creatore e precede di molto l’intuizione di “essere” come formulata dal grande Parmenide. Oggi diremmo che è un paragone azzardato che non tiene conto delle caratteristiche stesse della scienza storica a cui si richiama per la critica.

2) CRITICA LOGICA.
San Tommaso comprende al volo la difficoltà di passare tramite ragionamento dalla logica all’ontologia (Kant mio, non hai inventato niente). Dice cioè: anche ammettendo che Dio sia PER TUTTI “l’essere di cui non si può pensare il maggiore”, questo non consegue necessariamente che tale essere, Dio appunto, esista!
Tommaso dunque esplica che Anselmo dimostra soltanto questo: SE Dio esiste, allora esiste necessariamente; ma non può dimostrare il contrario!
Poniamo questo esempio: se penso ad un triangolo esso necessariamente avrà la somma degli angoli interni di 180°. Ma non è detto che tale triangolo esista! Se esiste, necessariamente avrà questa somma. Ma – si chiede Tommaso – una necessità logica ha necessariamente riflesso nell’essere?
E da ora facciamo finta di parlare direttamente al nostro carissimo Maestro:
Demolizione dell’argomento: scusi signor Tommaso, ma chi di noi non abbisogna di necessità logiche per creare qualsivoglia prova o argomento? Ad esempio anche lei usa una necessità logica per creare le tue bellissime vie!
Esempio concreto: ammettendo (perché oggi gli analitici ci stanno studiando su…) l’improcedibilità all’infinito della sua prima prova, questa improcedibilità è forse un dato di fatto? No! E’ un’esigenza logica posta come vera dall’essere e dal senso comune.
Dunque perché devo accettare questa sua necessità logica e non un altra che necessariamente, “per forza” direbbe Telesforo, mi prova l’esistenza dell’essere che E’ l’esistenza?!

Lo sa Maestro che alcuni hanno superato questa difficoltà semplicemente ritenendo che l’essere non possa essere antingibile? Si, si Kant e con lui tutta la modernità postcartesiana ritiene infatti che il pensiero non pensa l’essere, cioè appunto che l’essere non è attingibile dal pensiero.

Gente che per pensare che l’essere non sia attingibile dal pensiero deve, appunto, PENSARE che quell’essere sia fuori dalle idee.
Ma come è possibile non attingere con il pensiero ad una cosa che, per comprendere che non posso attingerne, la devo pensare con il pensiero stesso?

Non lo so Maestro Tommaso, non lo so proprio come facciano, però loro dicono che è così…”

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Categorie:Filosofia, teologia e apologetica

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22 replies

  1. Mi accorgo adesso, rileggendomi, che si può anche giocare sulle parole.
    Ho scritto: “pare che l’essere non possa essere antingibile”.
    A voler fare i sofisti si potrebbe rispondere: ma come può l’essere NON-ESSERE attingibile?!

    😛

    Va beh, la smetto.

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    • Vuoi anche la mia morte??? 🙂
      Troppe persone ci hanno lasciato le penne perché si sono azzardate ad eccepire qualcosa sulle argomentazioni offerte da S. Anselmo e dai suoi emuli. Io finora me la sono cavata anche all’esame di Ontologia (non scendo nei particolari) assecondando le tesi di Heidegger e del prof suscitando le ire di qualche attuale vescovo perché avevo ottenuto un voto più alto del suo. Ma non mi ha ancora convinto, anzi; in compenso anche S. Tommaso al riguardo non si è mostrato il massimo: adorare l’ESSERE assoluto, il MOTORE IMMOBILE o la CAUSA INCAUSATA non è molto entusiasmante cristianamente parlando (almeno per me).
      Sono comunque curioso di perdere qualche decina di minuti a sentire le argomentazioni al riguardo di P. Barzaghi: però mi devi dare un link più preciso perché non ho tempo di sentirmi tutte le sue ore di lezione, non so se mi addormenterei prima… 🙂

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      • Sicuramente dopo la 16° lezione perché lì, lo ricordo, parla del problema del male negli epicurei. Sarà almeno alla diciottesima/ventesima. Comunque è nella lezione di Anselmo d’Aosta. 🙂
        Grazie manuel del passaggio e complimenti per il tuo esame di ontologia!
        Personalmente l’idea di essere adoratore dell’essere per sé sussistente invece mi piace, soprattutto da un punto di vista “linguistico”: chi meglio di noi, adoratori dell’ESSERE, può ESSERE qualsiasi cosa!

        oooh, d’accordo… la smetto! 😛

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      • Personalmente capisco Manuel.
        In questo senso la dimostrazione di Gödel è una di quelle che trovo tra le più soddisfacenti anche psicologicamente: Dio vi è definito come essendo colui che ha tutte le qualità positive: è cioè un Dio amabile per antonomasia e nulla vi è detto dell’aspetto creatore, gran orologiaio e così via di seguito.
        Un altro aspetto è che questa definizione di Dio Ne lascia aperto il mistero e non Lo riduce ad una funzione di mera causa anche se prima.
        In Pace

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  2. mamma mia qua siete tutti dei teologissimi, semplificate, n’attimo fratelli. Il vostro lavoro verte sulle scritture sacre e dei santi profondi, arrivati ad alte santità magari dopo persecuzioni ai cristiani, mah. cmq mi piace aver trovato un blog cattolico delle croci nostre varie, consigliante i non scimatici e i non farisei, mi auguro. mi farà piacere leggervi inspecie quando mio spirito + sereno e meno stanco, avro’ appunto maggior possibilità di comprendervi meglio. seguire il cammino comune della nostra Chiesa non credo sia essere papisti come alcuni scrivono ma bensì essere nel sentiero giusto della fede

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  3. Ti ringrazio Minstrel per questo tuo ottimo Post che sottolinea il fatto, se lo leggiamo nell’altra direzione, che, in finis, tutti gli argomenti di Tommaso sono…. ontologici, cioè non possono fare a meno di rincorrere implicitamente ad essi.
    Il che è normale, Dio è dell’ordine del Logos non di quello del Mythos.
    In Pace

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    • Cerchiamo di capirci.. Io non metto in dubbio l’esistenza di Dio! Nemmeno oso negare che l’essere è e non può non essere. Inoltre so beneissimo che c’è il motore immobile, la causa incausata ecc ecc perché si tratta di una cosa “logica”. Il problema è duplice: da un lato voi (o chi per esso) partite dall’idea che DIO è l’essere ecc ecc. Questo è quanto si vuole dimostrare, non può essere il punto di partenza del ragionamento ma il punto di arrivo. Inoltre (a parte il catechismo di Pio X) che collegamento esiste tra questo “essere” e il Dio cristiano? Nella Bibbia posso parlare di “creatore”, ma il resto? Mi viene in mente la diatriba dei secoli scorsi tra teismo (Dio personale) e deismo (Dio come essere impersonale): come dimostro che Dio è misericordioso, oppure giusto? Oppure ha ragione il famoso SAL quando parla del Dio degli eserciti? 🙂
      Insomma io ci credo e la mia fede è ragionevole: però le qualità del volto di Dio Padre sono rivelate dal Figlio (vedi San Giovanni)

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      • Caro Minstrel,
        da quel poco che posso arguire dalla riflessione esposta, la critica a Tommaso non tiene e il punto equivoco e’ il richiamo alla logica. La logica non sostituisce il pensiero che e’ molto piu’ complesso della logica e che si serve di essa tendenzialmente in modo intelligente, ragionevole e responsabile. La logica, come strumento della conoscenza, semplicemente permette di mettere ordine in cio’ che conosciamo, ma se cio’ che conosciamo e’ insufficiente, errato, cattivo la logica mette ordine in ragionamenti insufficienti, errati, cattivi. Ex falso sequitur quodlibet. E’ vero che proprio l’assurdita’ di certe conclusioni puo’ portare ad un revisione dei presupposti, ma questa revisione e’ un procedimento conoscitivo, non meramente logico.

        Torniamo a S.Tommaso. L’impossibilita’ del ricorso ad un numero infinito di cause, cioe’ il dire che cio’ che ultimamente non spiega moltiplicato all’infinito continua a non spiegare “ultimamente” e che c’e’ bisogno di una causa che spieghi e’ una proposizione solo ipotetica e non una prova logica dell’esistenza di Dio, perche’ la logica si ferma al pensiero. Se ci fermiamo qui non andiamo oltre s. Anselmo e s.Tommaso ne e’ conscio tanto che nella quaestio II della Summa T. fa tre passaggi e a ciascuno dedica un articolo: “Utrum Deus esse sit per se notum”, “Utrum sit demonstrabile”, “An Deus sit”. Nel terzo articolo (le cinque vie) passa dall’ipotesi alla verifica, mediante la risposta all’ “an sit” (c’e’?, e’ vero?). Dagli effetti possiamo conoscere la causa, non in se stessa, ma appunto in relazione all’effetto considerato, ma l’effetto esiste, ergo la causa proprzionata esiste. Tutti questi passaggi, benche’ messi in ordine logico, non sono logica, ma presuppongono una filosofia, cioe’ in primo luogo una dottrina della conoscenza e quindi di che cosa sia la verifica. Tutto questo manca nella prova ontologica, bella, ma che resta nell’ambito del pensato, non del verificato.

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        • Ho dimenticato la pars destruens, che e utile per chiarificare le obiezioni gia’ espresse (non perche’ io ami il fuoco distruggitore).
          In che cosa consiste quello che chiami il passaggio dalla logica all’ontologia, che secondo te avviene mediante …la logica, e quindi non approda a nulla? Kant ha escluso la conoscenza dell’essere nella percezione sensibile, e non ci e’ data la visione (Anschauung) di che cosa esista in realta’. Ma Tommaso non ha mai ridotto la conoscenza ne’ alla percezione sensibile, ne’ alla visione, ma e’ nel giudizio vero che si conosce cio’ che e’, ed e’ li’ che il pensiero “esce da se stesso” per conoscere la realta’. Il giudizio risponde alla domanda di verifica “e’ vero?, e’ cosi’?, mi sono sbagliato?” che ammette risposte si/no, ma anche “e’ possibile, probabile, non so”. Ogni risposta e’ responsabilita’ ragionevole del soggetto, il soggetto e’ concretamente in sviluppo, quindi non ogni soggetto puo’ dare gli stessi giudizi.

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          • Ma di che tipo di giudizi si tratta in questo caso?

            Tu dici “l’improcedibilità all’infinito della sua prima prova, questa improcedibilità è forse un dato di fatto? No! E’ un’esigenza logica posta come vera dall’essere e dal senso comune.”

            Se fosse solo un’esigenza logica lo sarebbe perche’ si e’ creato un sillogimo in cui le conclusioni sono contenute nelle premesse, ottenendo un giudizio analitico, vero, ma che nulla afferma della realta’. Invece in Tommaso l’improcedibilita’ all’infinito e’ una verita’ di fatto riguardante l’universo creato. Come si puo’ arrivare a questa conclusione? In due modi: secondo il procedimento di senso comune e attraverso la riflessione filosofica, che, in questo caso ma non sempre, conferma il senso comune. Il procedimento di senso comune e’ quello che dall’intelligenza oggettivata nelle numerose istanze del creato conclude all’esistenza di un creatore intelligente, eventualmente buono (non e’ una conclusione facile se vediamo la storia delle religioni perche’ – come ho detto – il giudizio e’ attivita’ di un soggetto e il soggetto deve essere in grado di porlo in modo corretto, cio’ che richiede uno sviluppo intellettuale). La riflessione filosofica controlla il procedimento di senso comune attraverso una riflessione sulla conoscenza. Che cosa questo implichi puo’ essere spiegato con un trattato filosofico. Ridotto in soldoni, senza sviluppare i temi, la struttura e’ la seguente. Tutto cio’ che e’ ragionevolmente affermato deve essere intellegibile, se affermiamo l’esistenza dell’universo creato questo dev’essere intellegibile, ma non puo’ essere intellegibile senza il ricorso alla causa prima.

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      • caro don Manuel, capisco il tuo addormentarsi così a udire tutte le dissertazioni sulla sacralità tutta,
        i radicati nella realtà spesso hanno stankezze vere, non filosofike
        amo verità dette semplici senza paroloni (anke se giusti) ma per addetti lavori
        mi piace penetrare nella verità anke se faticoso ciao tutti

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        • Cara Lieta,
          mi scuso per le lungaggini. Ma siamo fatti in modo che per fare un passetto abbiamo bisogno di migliaia di parole per indicare il poco che – forse – abbiamo capito. Ma se non si fa cosi’ non si va avanti.
          Per migliaia di anni (forse milioni) nessuno ha messo in dubbio che il sole girasse intorno alla terra finche’ misura e rimisura qualche bell’ingegno ha scoperto che non era cosi’. I primi a non credergli furono i suoi colleghi, poi tutti ormai lo seguiamo come pecoroni anche se intelligenti.
          Anche nel campo religioso molto, se non tutto, era scritto nell’Antico Testamento: Dio era creatore, santo, padre, misericordioso , anche giusto e severo. Poi venne Gesu’ e ci fece vedere in che cosa consisteva essere figli (e quindi Chi era il Padre). I noiosi teologi cercano con tante parole di fare la loro parte per rendere ragione della fede, oltre al lavoro per chiarire sia qual’e’ stato il messaggio originario, sia la tradizione originale.

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          • caro beppe non dico delle lungaggini vostre, siete sudiosi dell’arcano scritto,,
            a me tocca l’arcano prosaico, il dovere manuale sopratutto,
            cercare creare ordine nelle cose di una casa, famiglia prima cellula umanità, e kiedo aiuto lassu’, data pesantezza della ripetitività ignorata da troppi presunti intelligenti, mediata da voi sapienti (tanti purtroppo li vedo presuntuosi massimi senza umiltà), scusate mia esternazione vivida e bruciante. sono po’ stanca ciao orate pro mihi

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          • p.s. orate pro me

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          • Hai ragione. Anche a mia moglie tocca l’arcano prosaico e gia’ sta dandosi da fare con i nipoti, pur essendo ancora occupata con alcuni figli. Io le dico sempre che sono il suo Andy Cap (dalle spiritose vignette che rispecchiavano la vita dei genitori dell’autore).

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          • non ho presente bene andy cap , vedo ke a minstrel piace tua risposta, forse maschilisti?

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          • Per nulla lieta, anzi! 😉

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          • Lieta,
            hai ragione avevo dimenticato che la serie Andy Cap in italiano era stata denominata “Carlo e Alice” (perdendo molto del titolo originale) ed era regolarmente pubblicata sulla Settimana Enigmistica. Non so oggi, che l’autore e’ morto. Si trattava di vignette di una coppia inglese di non alto livello sociale: lui perdigiorno e lei sempre a sgobbare. Molto spiritose, anche se un po’ amare. Sembra che l’autore rappresentasse il clima dei rapporti tra i suoi genitori. La mentalita’ di Carlo (Andy Cap, sempre con cicca in bocca, cappello piatto sugli occhi e possibilmente un boccale di birra) era indubbiamente maschilista, ma e’ quella presa di mira dall’ironia dell’autore.

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          • andy capp lo ricordavo vagamente, ma mai analizzzato messaggio autore, grazie della presentazione minstrel ciao tutti

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  4. Finalmente trovo due minuti per leggermi come si deve le tue belle risposte beppe e cercare di comprenderle. Innanzitutto grazie.
    Una premessa: quanto da me riportato non è frutto della mia testa, ma di un Barzaghi OP d’annata (era il 2004) impegnato in uno dei suoi soliti corsi di storia critica della filosofia. Il corso, reperibile on line, è durato un anno intero e abbraccia l’intera storia della filosofia occidentale; come puoi capire è stringatissimo. Questo tentativo di confutazione dunque è interno ad una lezione e come tale ovviamente non prende in considerazione tutte le opzioni che indirettamente mette in campo.
    Detto questo non voglio lavarmene le mani e provo un reply minimo riguardo alla prova ontologica perché le reply su Tommaso son belle così come sono. 🙂
    Prova ontologica che resta nell’ambito del pensato e non del verificato se non ho compreso male il tuo primo commento.
    Primo commento: probabilmente cado nel soggettismo, ma di primo acchito mi viene da risponderti che il “verificato” cade necessariamente all’interno di quello che io intendo come pensiero, cioè quello che la modernità intende con quel termine. Nulla infatti cade al di fuori del “pensiero”. Questo non vuole essere Hegelismo poiché ovviamente il reale è per senso comune esistente al di là del pensiero stesso e pertanto non viene creato dal pensiero. Ma se vuoi “ordinarlo” con il pensiero ovviamente questo “ordinamento pensato” non cade al di fuori del pensiero. Se vuoi “modificarlo” con il pensiero ovviamente questo “modificarlo pensato” non cade al di fuori del pensiero. Se vuoi “viverlo” per così dire ovviamento questo “viverlo pensandolo” non cade al di fuori del pensiero. Se demolisci la forma del pensato in quest’ottica pertanto demolisci il possibile “verificato” del reale.
    Ovviamente ora è necessario chiarire cosa si intenda con “pensiero” in questo caso. Ovvio qui intendo l’attività dell’intelletto umano in generale e non solo l’attività della conoscenza in rapporto alla realtà.

    Detto questo non ho concluso nulla perché in realtà il tuo commento impegna il termine “pensiero” in un modo diverso (altrimenti saresti in contraddizione) e così pure il termine “Logica”. O almeno così mi appare ma forse non ti ho compreso del tutto. La logica a tuo avviso si crea con il confronto con il reale oppure è insita nel pensiero umano? Questo credo sia il punto. Se lo “scontro” con un reale organico/logico (in)forma la logica del pensiero umano che è in grado benissimo di “non essere logico” è un conto. Se il pensiero umano (nel quale tutto “cade”) è ontologicamente logico, per lo meno riconosce cosa sia “logico”, c’è insomma un ragionamento che coincide con una sorta di certezza come un accordo di tonica dopo tante cadenze d’inganno, allora la prova ontologica ha valore come ha valore la logica stessa.
    Secondo me è questo caso quello “reale”. Per senso comune, perché è vero che io posso anche tentare di pensare ad un “quadrato senza lati a forma di cerchio”, ma questo pensiero non forma nessuna immagine in me, solo vuoto. O meglio: forma concetti fra loro “slegati” e cercare di unirli forma un mostruoso nulladifatto. Il “triangolo quadrato” è cioè nulla per il pensiero in cerca di un UNICO CONCETTO da compartire! Non cade al di fuori del pensiero perché lo penso per scrivertelo eppure “sfugge” perché impossibile cioè contradditorio. Sfugge al pensiero perché “nulla”. Il pensiero “è” e nulla sfugge all’essere tranne il nulla che è dicibile perché semplicemente nego quello che so “essere”.
    Detto questo è ovvio che una prova “a priori” necessariamente deve avviarsi e concludersi “a priori” e cioè in una logica stringente che non lascia scampo ma che per necessità deve sganciarsi dall’esperienza a posteriori.

    E a questo punto non posso far altro che incanalarti verso una delle puntate più avvincenti dei dialoghetti di Telesforo scritti da un Simon all’apice della sua forma: questa!
    Qui Simon tenta addirittura di mettere il teorema ontologico di Goedel sotto forma scritta in un modo che tutti possano capire il ragionamento.
    Ripartiamo da li se ti va. 🙂

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    • Caro Minstrel,

      la tua risposta mette molta carne al fuoco nella giusta direzione mettendo in evidenza cio’ che avrebbe necessita’ di essere chiarito dal tuo punto di vista. Tu usi i concetti e i modelli della tua cultura e sono quelli che andrebbero “smontati” in primo luogo, si chiamino Barzaghi, Livi, Feser o altrimenti. Purtroppo non conosco il pensiero di nessuno dei tre e dai commenti che ho letto non mi interessano proprio, ma posso sempre fare un’eccezione e leggere (non mi piacciono le registrazioni) qualcosa, se ti sembra necessario (possibilmente non troppo lungo). Per me, se tu lo riporti correttamente anche se in modo stringato, Barzaghi OP non ha capito Tommaso OP e la sua filosofia. Altrettanto per Livi, non OP, ma mons. Infine, Feser, ne’ OP ne’ mons., mostra i muscoli ma non mi sembra affermare che banalita’. Peccato!

      Non leggo volentieri i dialoghetti in genere perche’ li trovo una formula retorica che fa perdere tempo, anche se puo’ essere simpatica ed e’ ancora apprezzata nella retorica di ambito francofono. Questa volta ho letto quello che hai indicato, ma non vi ho trovato che l’argomento ontologico, senza particolari sviluppi, ma con un’ampia cornice. Il rimando a Goedel – per quello che ho visto – era ad un libro su Amazon. Gia’ quando facevo l’universita’, decenni or sono, un amico che faceva ingegneria voleva dimostrarmi matematicamente l’esistenza di Dio, ma gia’ allora non lo presi seriamente, figurati adesso! Veniamo agli argomenti.

      Hai perfettamente ragione a dire che l’affermazione del reale avviene all’interno del pensiero e a sospettare che pensiero non sia una nozione unica tale da escludere aspetti molto differenti ed evitare cosi’ il monismo hegeliano. Di fatto il pensiero, o meglio la conoscenza, non e’ un atto unico o una serie di atti equivalenti, ma una struttura di atti diversi e complementari che conducono a livelli diversi di coscienza. I livelli di coscienza sono introdotti da tipi specifici di domande. Ad un certo livello c’e’ il passaggio dal pensato al reale, non attraverso un impossibile guardar fuori di se’, ma nel rispondere a domande che richiedono una risposta assoluta data con la consapevolezza che le condizioni poste per la risposta si siano verificate. Ma andiamo per ordine, anche se non pretendo di chiarire tutta una disciplina in una paginetta.

      1. In primo luogo parlare di logica e’ ambiguo: c’e’ una logica intrinseca al nostro modo di pensare (non sepre molto coerente e quindi fallibile) e ce n’e’ una che deriva dalla riflessione sulla prima. Riflessione storicamente condizionata e altrettanto fallibile, anche se alcune formalizzazioni sono indubbiamente corrette. E’ chiaro che quando si critica la logica di un ragionamento si usa il risultato storico di questo secondo tipo di logica per criticare l’uso del primo: niente di male in linea di principio, ma si deve riconoscere la priorita’ del pensiero sulla logica storicamente scoperta e sviluppata e che quest’ultima logica e’ solo un capitolo della teoria della conoscenza, non un suo sostituto.

      2. Qui viene il secondo punto: il senso comune, che per se’ rifugge dalla teoria, anche quello della nostra civilizzata cultura, non ha una valida teoria della conoscenza, cioe’ ne ha solo una semplificazione errata, sulla base della similitudine visiva. Ma il ricorso alla metafisica senza una valida teoria della conoscenza e’ destinato ad un nulla di fatto, come dimostrano sette secoli di riflessione metafisica dopo Tommaso, che invece, come Aristotele, aveva fondato la metafisica sulla conoscenza empirica della conoscenza. Che cos’e’ la forma? e’ il cogliere il propter quid per poter rispondere all’indagine formulabile con domande del genere “perche’ e’ cosi?”. La risposta definisce la sostanza, cioe’ il compendio del propter quid (la forma) e dei dati necessari per la comprensione della forma (la materia). Un altro genere di domande vertono invece sull’ “E’ cosi? E’ vero?”. Sono le domande che introducono al giudizio, “e’ cosi’, e’ vero, esiste”. In un primo tempo Tommaso aveva considerato il giudizio come “compositio vel divisio” di concetti, restando percio’ nella prima fase della conoscenza, la comprensione. Poi pero passo’ alla dimensione propria del giudizio, che esprime una risposta incondizionata, in quanto, se e’ stato constatato il verificarsi delle condizioni, la risposta non e’ condizionata dal soggetto. Il giudizio vero e’ perfettamente oggettivo quando e’ coerente alle esigenze della soggettivita’ del soggetto. Anche se rispondo con un “e’ solo possibile” o un “non so” il contenuto formale e’ una certezza, frutto della riflessione razionale.
      Capisco che quanto ho detto possa apparire, erroneamente, come uno sfoggio di logica invece che un’ analisi della conoscenza. Ma anche se espresso molto succintamente e, tendenzialmente, in modo logico, quanto ho detto e’ il risultato di uno studio empirico della conoscenza, premessa di un fondamento empirico della filosofia.

      Tu dici: ” Se il pensiero umano (nel quale tutto “cade”) è ontologicamente logico,… allora la prova ontologica ha valore come ha valore la logica stessa”, inoltre “.. è ovvio che una prova “a priori” necessariamente deve avviarsi e concludersi “a priori” e cioè in una logica stringente che non lascia scampo ma che per necessità deve sganciarsi dall’esperienza a posteriori.” Si, nulla di piu’ di una necessita’ logica! Ma siamo ben lontani dalla dimostrazione dell’esistenza, cioe’ della verifica dell’ “an sit”. Plantinga ha sviluppato molto l’argomento ontologico, ma non risolve il problema: una dimostrazione “logica” e la sua necessita’ possono corrispondere al reale ma la loro corrispondenza deve essere dimostrata, in ultima analisi “empiricamente”, che non vuol dire che esistano solo i dati sensibili e la scienza empirica, ma che resta vero che la conoscenza umana parte dall’esperienza e ha riscontro nell’esperienza, che non e’ solo dei dati fisici, ma anche dei propri atti consci e intenzionali, e su questi ultimi si base la teoria della conoscenza e l’affermazione del valore e dei limiti delle tecniche logiche e del significato dei termini metafisici, in primis dell’essere.

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