Anima – Settima Puntata

Anima

Anima

Telesforo : Nonno, sai ho riflettuto molto a quel che abbiamo discusso circa il fatto che una verità scopre una vulnerabilità presso chi l’accetta. Stavo pensando anche al semplice fatto di accettare la verità che non posso volare implica che riconosco questo limite mio.

Nonno: Qualunque verità anche espressa positivamente implica un limite da accettare. Ad esempio, se accetti la teoria della relatività ristretta, ammetti che non puoi andare più veloce della luce nel vuoto. Stranamente però, quando accetti un limite, la tua libertà aumenta.

Telesforo: Come mai?

Nonno: E’ come per essere un ottimo poeta: non lo diventi senza conoscere i limiti della sintassi e della grammatica della tua lingua. Anzi proprio grazie alle regole che sembrano costringerti raggiungi un livello ancora più sublime nella tua poesia. Lo stesso vale per la musica: se non ci fossero regole applicate nella ricerca di eccellenza, allora la musica diventerebbe una cacofonia.

Telesforo: Ma cos’è vero?

Nonno: Vero è quel che esiste o più precisamente vere sono le relazioni che “davvero” esistono tra gli esseri. Riconoscere l’esistenza di tali relazioni è però un giudizio compiuto. Se tu vedi una luce, il fenomeno visuale è fatto tuo sperimentale, incontrovertibile: ti limita in quanto non puoi più farne a meno , ma, al tempo stesso, ti rende libero in quanto tenendone conto puoi muoverti nello spazio adiacente.

Telesforo: Ma dire che tale luce viene dal sole o da un lampadario è un giudizio che faccio

Nonno: Proprio così: se tale giudizio è vero allora tale relazione di luminosità tra lampadario ed  i tuoi sensi esiste. Sennò il tuo giudizio è errato.

Telesforo: Ma se il mio giudizio è errato, affermando, ad esempio, che tale luce è del sole e non del lampadario, allora mi posso sbagliare nelle mie decisioni e la mia libertà è nei fatti limitata. Giusto?

Nonno: Sì.

Telesforo: Quindi verità e libertà sono intrinsecamente legati, ma anche la mia vulnerabilità

Nonno: Infatti, se ti fidi di una verità, sia essa sperimentale o speculativa, allora accetti di essere vulnerabile rispetto ad essa. Una verità non è mai sotto tuo controllo: riconoscerla vuol dire ammetterne l’indipendenza da te e ciò può essere percepito come un pericolo. Da dove questa vulnerabilità oggettiva e la necessità di fidarsi della dimostrazione che la ha prodotta, o al fatto che la ha mostrata,  alla testimonianza che la annuncia.

Telesforo: Quindi è più facile accettare verità che mi toccano personalmente meno che quelle che mi toccano molto più intimamente.

Nonno: La scoperta dell’acqua calda, Nipotino! Infatti, sembra più facile alla gente accettare il teorema di Pitagora anche senza capirne la dimostrazione che ammettere la necessità di un comportamento virtuoso personale.

Telesforo: Non avevo mai pensato a questo trittico verità -> vulnerabilità -> libertà

Nonno: Più accetti la tua vulnerabilità più sei libero: per accettarla la devi conoscere. Saggezza millenaria.

Telesforo: Essere “aperto” a nuove idee o agli altri, vuol quindi dire essere capaci di accettare la propria vulnerabilità che si scopre nell’incontro con queste idee o con altrui

Nonno: Cioè essere capaci di fare fiducia.

Telesforo: Ma la Verità, con la vu maiuscola esiste?

Nonno: Come La definiresti?

Telesforo: Come il concetto che unifica tutte le verità colla vu minuscola: cioè come la proprietà che hanno in comune tutte le cose e le relazioni vere.

Nonno: Beh tale concetto esiste, visto che lo hai definito

Telesforo: Ma esiste fuori dalla mia propria esperienza esistenziale di tale concetto?

Nonno: Mi sembra che essere vero sia una proprietà positiva, o mi sbaglio?

Telesforo: Si, certo

Nonno: Esistono proprietà positive che non siano vere?

Telesforo: Non è possibile, infatti

Nonno: Quindi tutte le proprietà positive sono per forza vere

Telesforo: Per definizione!

Nonno: Quindi se tutte le proprietà positive sono vere e che essere vero è una proprietà positiva, allora quel che abbiamo chiamato “Perfezione” e rinominato “Dio”  è la Verità: non solo, ma Essa esiste necessariamente come abbiamo già discusso.

Telesforo: Ma questa Verità appella quindi ad una massima fiducia da parte mia per essere riconosciuta

Nonno: Sì. Per questo è difficile accettarLa per certuni. Riconoscere l’esistenza della Verità implica l’accettare una propria vulnerabilità assoluta sulla quale basare la propria fiducia in Essa.

Telesforo: Ma il premio è la Libertà.

Nonno: Per questo la critica contro l’esistenza Dio verte soprattutto sul fatto che non ci si può fidare di Lui, ad esempio a causa dei cataclismi o di quel che ci capita di male nella vita.

Telesforo: Ma questa mancanza di fiducia ha come conseguenza di rendere tali persone meno libere di fatto.

Nonno: Infatti lo sono: visto che non riconoscono la Verità sono incapaci di agire con tutta la libertà alla quale avrebbero accesso se lo facessero e si limitano volontariamente ai campi dove riconoscono qualche verità, spesso solo materiale.  Sono come qualcuno nel mezzo di una foresta che non si fidano della carta topografica e della bussola che hanno in mano.

Telesforo: E il miglior modo di comunicare tale Verità non è tanto nel dimostrare e nello sperimentare, quanto nel testimoniare.

Nonno: Sì, perché, come ne abbiamo già parlato, la testimonianza è per essenza un rapporto di fiducia: cioè la testimonianza suppone la propria vulnerabilità rispetto al testimone. Ma il valore di un testimone può anche essere vagliato.

Telesforo: Allora la Verità può solo testimoniare di Sé se Si vuole  trasmettere ad altri…

In Pace

Anima – Prima Puntata

Anima – Seconda Puntata

Anima – Terza Puntata

Anima – Quarta Puntata

Anima – Quinta Puntata 

Anima – Sesta Puntata 

Anima – Ottava ed Ultima Puntata

Annunci


Categorie:Filosofia, teologia e apologetica, Sproloqui

2 replies

  1. Ho finito di leggere l’ebook e metto qua delle riflessioni, al vaglio di Simon, dato che l’ha scritto lui.
    La prima domanda che mi è venuta ha dato avvio a tutta la riflessione.
    Quanti anni ha Telesforo? 🙂

    “Se non ritornerete come bambini…..”
    Fatte salve le differenze tra scuole psicopedagogiche che utilizzano parametri diversi si può indicare una fascia d’età in cui compare la capacità di formulare il pensiero astratto e logico.

    All’incirca tra gli 11 e i 16 anni il bambino-adolescente sviluppa la capacità di formulare il pensiero logico ed astratto. Inizia intorno agli 11 anni ed aumenta gradualmente la capacità.

    Quindi: che fa un bambino “piccolo” di età inferiore agli 11 anni circa?
    Come “pensa il pensiero” ? Come “conosce”?
    Non può avere una vera relazione con Dio e non può “arrivare”, non può “toccare” le verità fondamentali?
    Certo che può. Per me può.
    “Se non ritornerete come bambini…..”
    La miglior conoscenza che c’è. Il fidarsi-affidarsi del bambino all’adulto e a quello che chiamiamo “istinto”. Un affidamento necessario.

    Significa forse che dobbiamo abbandonare la conoscenza tramite la ragione e l’attività filosofica mentale? No. Ma forse, perdonatemi, è da considerarsi semplicemente una delle strade. Che va “un sacco bene” proprio per gli intellettuali incrostati che hanno perso irreparabilmente il legame con la loro infanzia. Quindi bisogna fargli fare la strada a ritroso.

    Ecco perché molte volte le persone semplici molte volte conoscono Dio meglio di altri più complicati nel pensiero.
    (tra l’altro ho appena letto, poco fa, un post di Simon dove si rammentava Santa Caterina)
    È quello che non riuscivo a definire bene quando in altro thread chiedevo (all’incirca) se non c’era forse, anche, una via più diretta per rapportarci a Dio rispetto all’intelletto-raziocinio-ragione…… (perché a me pareva che c’era).
    Il bambino non compie un atto di volontà. O meglio lo compie, ma in “purezza” e non come lo intendiamo da adulti. Il bambino DEVE affidarsi. Se conosce e ha normali contatti col genitore (pena purtroppo problemi psicologici) semplicemente, naturalmente, istintivamente accetta la dipendenza dal genitore e vi si affida completamente. (tra parentesi questo richiama anche che gli adulti devono proteggere i bambini pena l’allontanarli da Dio)

    Dai dialoghetti di Telesforo:
    “Riconoscere l’esistenza della Verità implica l’accettare
    una propria vulnerabilità assoluta sulla quale basare la
    propria fiducia in Essa”
    L’adulto deve fare un percorso per comprendere questo e poi per farlo.
    Il bambino lo fa naturalmente.

    Questo spiega anche perché ci sono ATEI che in realtà sono credenti in Dio e perché ci sono CRISTIANI che in realtà sono atei. Questo spiega perché (da un’ennesima angolazione da cui guardo oggi il fatto) un ateo molti anni fa, come nessun altro aveva mai fatto, mi fece VEDERE chiaramente Dio, lui mi fece CREDERE definitivamente, pur continuando lui a negare con tutti i suoi argomenti intellettuali….
    La mia riflessione autonoma-autodidatta già molte volte aveva raggiunto questa conclusione: la fede in Dio è primariamente un ATTEGGIAMENTO verso la vita, verso gli altri e l’intero creato. Ecco perché ce la possono avere anche persone mai raggiunte dalla Rivelazione.

    Lascio un link dove potete trovare uno schema dello sviluppo cognitivo nel bambino, con riferimento al pensiero. Ci sono molte scuole psicopedagogiche, molti autori, ecc. ma i “fondamentali” sullo sviluppo dei bimbi rimangono quelli.
    http://www.progetti-educativi.it/?p=407

    NOTA BENE. Senso del mio commento: NON voglio con questo commento sminuire l’importanza della filosofia, teologia, ecc.

    Piace a 2 people

    • Gentile Trinity,
      ma la ragione della scelta di Telesforo come fanciullo, ma un fanciullo capace di giungere a conclusioni più chiaramente di un adulto, fino a “tangere” la saggezza del vecchiaia, procede proprio da quel che tu hai scoperto, leggendo molto correttamente i Dialoghetti: solo accettando la propri vulnerabilità ci si può lasciar andare alla verità. la quale è sempre vissuta in un’alterità desiderata e accettata.

      Telesforo avanza veloce perché si rimette al nonno.

      Ma tocchi anche un’altra mia convinzione, espressa più volte lungo la dimostrazione dei Dialoghetti in modo implicito e che raggiunge la tua citazione evangelica e la frase da te citata ancora una volta: in fin dei conti il ragionare veramente in metafisica è essere capaci di uno sguardo genuino e sempre meravigliato sul reale e con moltissima semplicità interiore.

      Ti ringrazio quindi per la tua comprensione profonda di questo piccolo e-book.

      Quanto all’aspetto tappe di sviluppo cognitive, tu parli ad un ginevrino che è un fan dell’epistemologia genetica di Jean Piaget: da qui si potrebbero sviluppare non poche riflessioni di qualche impatto.

      Grazie ancora per esserti data il tempo di leggermi pazientemente.
      In Pace

      Piace a 1 persona

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: